Feline Melinda – “The Felines Await You” (1988) raccontato da Rob Irbiz Gallmetzer
Andy De Santis – basso, voce) Rob Irbiz Gallmetzer – chitarre, voce Tommy Ti.Grotto – batteria, cori
Pochi giorni fa, rovistando nell’archivio della band, ho riscoperto e riascoltato “The Felines Await You”, il nostro album d’esordio, pubblicato nell’anno 1988. Riprendere in mano una delle poche copie ancora in nostro possesso mi ha fatto tornare indietro nel tempo: questo disco in vinile, con il teschio di un gatto sulla copertina, ha dato inizio a un’avventura che mai e poi mai mi sarei immaginato allora! E allo stesso tempo mi rendo conto che il tempo è passato in fretta. Alla soglia di ormai quasi quattro decenni dall’anno di fondazione della band nel lontano 1986, quando Andy De Santis ed io, appassionati di musica hard and heavy, decidemmo di fare musica insieme: i Feline Melinda continuano a esistere e il fuoco per la passione di fare musica arde ancora!
Per la precisione, in un certo senso avevamo debuttato già nel 1987, facendoci conoscere con il nostro primo e unico demo-tape del gruppo, intitolato “Praeludium”. Copertina in bianco e nero, rigorosamente self-made e ritagliata da fogli fotocopiati durante l’orario di pausa con la fotocopiatrice dell’Istituto Tecnico Commerciale in lingua tedesca “Heinrich Kunter” a Bolzano, la scuola che Andrea e io frequentavamo. Il demo era stato registrato in uno studio amatoriale a otto piste a Ora, un paese vicino a casa nostra. Per un trio di ragazzi agli esordi, otto piste all’epoca rappresentavano già una bella possibilità per registrare la propria musica! Il modo più semplice per farsi notare e far ascoltare le proprie canzoni era la duplicazione di audiocassette compact, e inviarle per posta alle varie fanzine, mentre qualche appassionato ci contattava per averne una.
Con “Praeludium” ci facemmo notare oltre i confini della nostra regione, il Trentino-Alto Adige. Il demo-tape ebbe anche un inaspettato feedback, venne accolto con un discreto successo, e i primi passi nel mondo della musica ci spronarono a osare di più. Infatti, l’anno successivo, eravamo riusciti a contattare Michael Jesch, proprietario di uno studio di registrazione più ampio e professionale, il quale cercava band da inserire nella compilation su vinile “German Metal Fighters, Vol. I”. Partimmo con il treno, l’unico mezzo a disposizione per raggiungere Hattingen in Germania, portando con me la mia chitarra elettrica rossa fiammante e Andy il suo mitico basso Gibson modello “diavoletto”.
Nello studio di Michael registrammo il nostro cavallo di battaglia di allora “Feline Melinda” nella sua seconda versione (la canzone era presente in una prima versione sul demo-tape). La song, con un testo misterioso, un po’ fantasy, era incentrata sullo stile speed metal, genere molto in voga in quel periodo. Grezza nell’esecuzione, senza mai perdere di vista il lato melodico, questa compilation ci diede un’ulteriore spinta, una specie di turbo, che poi ci avrebbe consentito di fare il passo decisivo per registrare un album tutto nostro. Infatti, l’anno seguente, “Feline Melinda” venne registrata in una terza versione, e funge da opener sull’album “The Felines Await You”, che rappresenta una delle tappe fondamentali della storia della band!
A Spenge, paese vicino a Bielefeld in Germania, c’era l’Eastwood Music Studio (E.M.S.) che avevamo scelto per la produzione di “The Felines Await You”. Non esistevano internet né smartphone, e di conseguenza era tutt’altro che facile contattare e prenotare lo studio, organizzare la trasferta, ecc. A quei tempi esistevano le frontiere, e in Italia si pagava ancora in Lire. In Germania la valuta ufficiale era il Marco tedesco, e questo aspetto non era da sottovalutare, dato che la moneta tedesca era forte e stabile, e al cambio Lire-Marco eravamo svantaggiati. Era il luglio del 1988 quando affrontammo nuovamente un viaggio in treno. Una trasferta lunga, della durata di un’intera giornata, visto che Bielefeld si trova in Nordreno-Vestfalia. Ma questo non ci preoccupava e pesava più di tanto, poiché il nostro obiettivo era molto chiaro: entrare in uno studio di registrazione professionale con tanto di produttore, registrare e pubblicare il nostro primo disco!
Da Bielefeld prendemmo un taxi, che in tarda serata ci portò a Spenge. Che meraviglia, che stupore! L’E.M.S. Music Studio si trovava in una grande e antica fattoria, incastonata tra colline, campi di grano e boschi. Aveva una buona reputazione, e tra i clienti figuravano anche gruppi di un certo calibro. Tanto per citarne uno, proprio in quel periodo gli Angel Dust, gruppo Heavy Metal di Dortmund, avevano appena ultimato la registrazione del nuovo album.
La prenotazione comprendeva una settimana in studio per l’intera produzione del disco: registrammo tutte le tracce delle sei canzoni più un outro da me eseguito con la fisarmonica, per poi concludere i lavori con il missaggio e il mastering pronti per la stampa del disco. Ricordo con affetto quei giorni spensierati all’E.M.S. Andy ed io avevamo portato con noi anche le nostre ragazze, che nella cucina a disposizione delle band ci preparavano le colazioni, i pranzi e le cene.
L’entrata alla fattoria era costituita da un’enorme porta d’ingresso nel garage delle macchine agricole. Da lì, aprendo una porta di legno rossa con la scritta studio, dalla scala interna si accedeva per così dire direttamente “in paradiso”, cioè al piano superiore, dove erano allestiti studio e sala di registrazione. Salire quelle scale significava immergersi in un mondo nuovo e fantastico! Coadiuvati e guidati nella produzione da Karl “Carlos” Godejohann, ingegnere del suono e produttore, e da Morten Wienold, che svolgeva uno stage in veste di praticante, eravamo finalmente arrivati a produrre musica in uno studio vero, dotato di ventiquattro piste, una consolle con un grande mixer analogico, e vari rack che contenevano gli effetti per ottimizzare strumenti e voci.
I giorni passavano in fretta; eravamo concentrati al massimo: si iniziava al mattino subito dopo la colazione, e alla sera eravamo stanchi, ma felici!
Alla batteria, al posto di Helmut Giovanett, nel frattempo era subentrato Thomas Grotto (Tommy Ti.Grotto), poiché Helmuth era attivo contemporaneamente in due gruppi: gli Still Blind, band nella quale suonava insieme ai suoi fratelli Hartmann (chitarra) e Reinhold (basso e voce), e i Feline Melinda. Still Blind e Feline Melinda erano le due band nate dallo split dei Virgin Killer. Punti di vista differenti sullo stile musicale da perseguire, l’uscita dalla band del batterista Roland Sulzer, ecc., ne decretarono la fine. Mentre Reinhold e Hartmann, insieme al loro fratello Helmuth, diedero così inizio agli Still Blind, Andy ed io fondammo i Feline Melinda.
La produzione del nostro primo album da studio era molto spontanea e abbastanza grezza, senza troppi fronzoli, e questo lo si può percepire perfettamente ancor oggi ascoltando le canzoni del disco. Tommy aveva registrato tutte le sue parti di batteria senza ausilio del click, e le leggere variazioni percepibili nell’esecuzione danno ancora oggi quel tocco di immediatezza e spontaneità alle canzoni.
Una ad una, vennero poi registrati il basso e le tracce delle chitarre ritmiche e soliste, e alla fine le voci e i cori. Io fungivo da cantante nella band, ma in realtà non c’era una voce principale, poiché sia io che Andy contribuimmo con le nostre voci, e le estensioni vocali e timbriche diverse erano perfette per il sound dei Feline Melinda. Per quanto riguarda l’album di debutto “The Felines Await You”, la mia voce è ancora in primo piano, ma negli anni successivi Andy, dedicandosi sempre di più alla composizione di canzoni per il gruppo, iniziò a scrivere brani adatti alla sua voce.
Dulcis in fundo, in alcuni passaggi delle canzoni aggiungemmo ancora qualche nota di tastiera qua e là, più che altro con suoni e note di supporto, come per esempio durante gli assoli, o in secondo piano nei ritornelli. Dimenticavo… i miagolii di gatti introducono la canzone “Metal Ladies”. A casa mia, prima di partire alla volta di Spenge, avevo infatti registrato preventivamente i miagolii dei miei gatti, “corrompendo” i felini con gustosi bocconcini! Oltre a questa insolita intro, aggiungemmo un bell’intro anche a “You’re a Witch” con la voce di Andy che al citofono chiede “Hi witch, I’m here! You know what I want?”, e la voce seducente, interpretata da Christine, che risponde “Come in!”.
Negli studi, oggi con le produzioni digitali è possibile fare miracoli, ma all’epoca tutto era analogico, e erano poche le possibilità di apportare agli strumenti registrati correzioni successive per quanto riguarda imprecisioni nell’esecuzione o del suono, o al canto. Era praticamente impossibile fare editing, con l’obiettivo di pulire e ottimizzare le tracce, come invece avviene oggi con autotune, melodyne, ecc. O la frase, la strofa, il ritornello, i cori, erano stati cantati bene con un’intonazione pressoché perfetta, oppure si era costretti a ripetere il tutto fino a quando l’esito non risultava soddisfacente! Stesso discorso vale per gli strumenti, che dovevano essere suonati in maniera precisa, senza sbavature. Al massimo era possibile entrare sulla parte già registrata e sovraincidere per cancellare, rispettivamente correggere l’errore o l’imperfezione.
Questo discorso vale anche per il missaggio delle canzoni, che veniva effettuato perlopiù manualmente, facendo sapiente uso del mixer, dei tanti bottoni e comandi della consolle. Spesso nei mixer c’era anche la possibilità di usare dei fader automatizzati, ma solitamente chi sedeva dietro la consolle preferiva svolgere manualmente certi passaggi complicati. Non di rado si usavano anche più persone, che a loro volta controllavano ciascuno, per esempio, due tracce, maneggiando in perfetto stile team-work le operazioni che il mix richiedeva (pan-pot, volumi, equalizzazione, inserimento di effetti, ecc.). Per inserire le pause tra le canzoni si usava un paio di forbici come strumento principale per tagliare il nastro della bobina a fine/inizio canzone, e lo scotch per inserire un pezzo di nastro audio vuoto.
Conservo gelosamente la bobina con il nastro master in stereo di “The Felines Await You”! In Germania, il nostro disco d’esordio uscì nel 1988 per la label Metal Voice. In Italia, Andrea ed io ci recammo a Milano per presentare il nostro prodotto a Severo Lombardoni, che ci accolse nella sede della sua casa discografica e ne fu subito entusiasta, tanto da offrirci la possibilità di distribuire il disco tramite la sua etichetta Discomagic.
“The Felines Await You” in versione LP è ricercato e ben quotato dai collezionisti. Nel 2010, Giuliano Mazzardi della My Graveyard Productions, una label indipendente molto attiva e apprezzata in quel periodo, pubblicò la versione su CD rimasterizzata per l’occasione, facilmente reperibile ancora oggi. Molti osannarono il nostro disco d’esordio, e ricevemmo bellissime recensioni all’epoca, così come ancora oggi è molto apprezzato; altri, invece, sono dell’opinione che fu troppo sopravvalutato alla sua uscita… ma si sa – è tutt’altro che facile mettere d’accordo tutti! In ogni caso, “The Felines Await You” fa parte dell’Italian Metal, da quando fare musica hard and heavy in Italia era difficilissimo e un genere musicale di nicchia.
Rob Irbiz Gallmetzer
Feline Melinda – “The Felines Await You” (Metal Voice – Discomagic Records – 1988) Feline Melinda You’re a Witch Easy Blood The Felines Await You Metal Ladies If You Need Me Outro