Nero come la morte. Anzi no, bianco come il marmo funerario. I Doomraiser sono tornati con il loro doom, se è possibile ancora più oscuro e pesante del solito. Un album, “Cold Grave Marble” (Time to Kill Records / Anubi Press), in cui la morte viene sviscerata in tutte le sue sfumature, quasi come in un rituale catartico…
Benvenuto Nicola (“Cynar” Rossi), dal 2 ottobre è fuori il vostro sesto album, “Cold Grave Marble”, un disco che, forse più dei suoi precedenti, è un tributo al doom e a certo rock oscuro. Ho sentito influenze Candlemass, The Black, ma anche Alice In Chains e T0N. Possiamo definirlo così?
È un disco che segue la scia del precedente, forse più cupo e ossessivo, di chiara matrice doom e sicuramente molto legato ad un certo tipo di rock oscuro. I gruppi da te citati rappresentano per noi delle grandi influenze e siamo molto legati a quel tipo di approccio stilistico, anche se cerchiamo sempre di personalizzare la nostra proposta.
Ho parlato di quello che c’è, forse si avvertono meno le influenze prog/space, se è così, come mai?
Non abbiamo mai avuto delle chiare e nitide influenze prog/space. Sicuramente sul nostro terzo album “Mountains of Madness” andammo ad ammorbidire un po’ i toni, esplorando territori più psichedelici e rarefatti. Ma già su “Reverse” tornammo ad uno approccio stilistico più pesante ed aggressivo, per poi proseguire con la pesantezza, la cupezza e l’ossessività che contraddistinguono i nostri due ultimi lavori.
“Last Christmas I Gave You My Death” è una canzone che mi ha ricordato i T0N e l’ironia di Peter Steele, in qualche modo vi ha guidato nella stesura di questa reinterpretazione macabra del classico titolo degli Wham?
Il giorno di Natale del 2022 venne a mancare mio padre e nello stesso periodo mi vedevo impegnato nel lavoro di composizione dei brani relativi al nuovo album. Fu un vero e proprio shock emotivo ed ebbi un grande blocco creativo. Avevo un chiodo fisso e le uniche tematiche su cui rifletteva la scrittura gravitavano appunto sulla tragica morte di mio padre in quel maledetto giorno di Natale. Così decisi di proseguire il lavoro di scrittura su questa linea concettuale, attraverso versi cupi e intrisi di humor nero. Mettendo anche in beffa la morte, fu il mio modo di elaborare il lutto. Anche perché oggi essendo scomparsa quella che era una volta la ritualità funebre che accompagnava il periodo di lutto, si sono smarriti quei caratteri rituali che andavano a snodarsi lungo il percorso temporale, che servivano all’elaborazione e che avevano come obiettivo, anche attraverso la partecipazione collettiva, di combattere l’insidia più perniciosa del lutto stesso, la perdita del senso che avveniva con la scomparsa di una persona cara. Così mi sono aggrappato alla mia musica e ai miei compagni di band che mi hanno aiutato in questo percorso doloroso. Anche musicalmente parlando “Last Christmas I Gave You My Death”, nella sua semplicità melodica, è un brano crudo e ossessivo, è una sorta di nenia funebre, contornata da versi sarcastici e nichilisti, che in qualche modo possono ricordare lo stile di Steele e dei suoi TON, d’altronde sono sempre stati una nostra grande influenza. Comunque non è una reinterpretazione della canzone degli Wham, vi è soltanto una macabra citazione storpiata.
Passiamo al resto del disco, “Cold Grave Marble” è un concept album, mi parlereste del suo significato?
Non è un vero e proprio concept narrativo, ma può esserlo sicuramente sotto il profilo concettuale. Il disco parla della morte e dei suoi molteplici aspetti, della sua cruda certezza. L’immenso vuoto lasciato dalla persona che viene a mancare crea una nera voragine nel cuore, la sua grande assenza genera un abisso. Non poter più sentire la voce, l’odore, l’impossibilità di comunicare con quella persona a noi cara, genera un’angoscia senza fine. Porta smarrimento e alienazione, rabbia e perdita di senso. Si forma una condizione mentale vicino alla “Melanconia” Freudiana, che è quella tendenza a non accettare la perdita, che provoca la fissazione in una condizione di profondo dolore. Nello stesso tempo, vivere con la consapevolezza che un giorno tutto quello che sentiamo attraverso i nostri sensi cesserà di esistere, è atroce e potrebbe essere associato alla caducità del tempo e all’illusione dello spazio. L’ineluttabilità degli eventi della natura a volte possono portare l’uomo al centro di un grande disordine sensoriale, il disco parla anche di questo.
Il disco è pieno di ospiti: Mario the Black, Flegias, Neqaum, James Murphy, Veronica G. e il “misterioso” Il Diavolo Misterioso: come sono nate queste collaborazioni?
L’idea era quella di arricchire l’album con la presenza di ospiti. Tutti gli ospiti presenti sono artisti che noi stimiamo moltissimo e alcuni di essi sono anche nostri amici. Ci piaceva l’idea di poter valorizzare alcune parti del disco attraverso i loro stili e la loro arte, rendendole più varie e multiformi.
Passiamo all’aspetto visivo: è un caso il passaggio dal nero dominante nella copertina di “The Dark Side of Old Europa” al bianco accecante del nuovo disco?
No, non è un caso. Quando si pensa alla morte di solito si pensa al colore nero, al buio, a qualcosa di oscuro e tenebroso. Ma alcune correnti di pensiero credono e in questo voglio crederci anche io, che la morte sia luce accecante, poiché quel giorno che segna la fine della vita terrena, lo spirito verrà accolto dalla grazia eterna, ecco perché il bianco ed ecco perchè “Ultima Luce”, titolo del penultimo brano del disco, Il bianco fa riferimento anche al classico colore del marmo tombale.
In che formato è uscito “Cold Grave Marble”?
In formato vinile, CD e cassetta.
Avete già programmato delle date di supporto al disco?
Sì, abbiamo già in programma alcune date di supporto per la promozione del nuovo disco. Se ne aggiungeranno altre nei prossimi mesi.
Infine, alla luce di quanto contenuto ‘in “Cold Grave Marble” vi riconoscete ancora nell’heavy drunken doom del primo demo?
Sono passati vent’anni dal nostro primo demo, abbiamo cambiato diverse formazioni, modificato alcune coordinate stilistiche, ma credo che quella fiamma non si sia mai spenta! In doom!
