Lord Agheros – L’alchimia dei suoni

Ospite di Mirella Catena su Overthewall, in occasione della pubblicazione del nuovo album “Koinè” (My Kingdom Music), Lord Agheros.

Ciao e benvenuto su Overthewall! Ci parli del tuo percorso musicale e come nasce il progetto Lord Agheros?
Lord Agheros nasce nel 1999 dal desiderio di mettere in musica quelle emozioni e sensazioni celate nel profondo e che nei soliti cliché musicali vissuti fino ad allora non avevano modo di uscire fuori. Mettendomi in solo, ho personalizzato con dei concept alcune tematiche ed emozioni attraverso una firma musicale senza etichette.

La Grecia è stata geograficamente il ponte naturale tra la cultura orientale e occidentale e l’assimilazione della cultura ellenica da parte delle principali popolazioni esistenti nell’epoca precristiana ha permesso una rivoluzione non solo di Pensiero ma anche sociale e culturale!
Che importanza riveste quel particolare periodo storico-culturale nel concept che è alla base di Lord Agheros?

Soprattutto in “Koinè”, il passaggio all’età ellenistica ha un ruolo fondamentale. Una metafora della conquista dei popoli attraverso la bellezza, cultura e la fusione delle loro rispettive lingue in musica. Un blending di arte e tradizioni a formare un concept unico nel suo genere.

Mi piace definire la tua proposta musicale come “multi-etnica”, esprime sia il calore della musica etnica mediterranea che la freddezza delle grandi band del Nord-Europa. Come sei riuscito ad ottenere questo meraviglioso equilibrio?
“Koinè”, il linguaggio comune, se trasposto alla musica, apre confini infiniti, abbatte muri, sgretola credi e governi, unisce una volta per tutte quello che in fondo si ha paura di urlare. Lo stile del mio metal unito a suoni tradizionali ha fatto si che un’alchimia di suoni venisse fuori, senza che una parte sovrasti l’altra.

La scena greca ha partorito ed esportato in tutto mondo metal, grandi band come Nightfall, Rotting Christ e Septic Flesh. Quanto ti ha influenzato quel particolare modo di proporre musica estrema e secondo te qual è la peculiarità della scena greca rispetto ad altre?
Da buon greco sottolineo il meraviglioso rapporto che ho con Sakis, Themis e Vangelis dei Rotting Christ e più che influenza, ho visto che nel nostro DNA è impresso in maniera prepotente la voglia di fissare le radici ancora più a fondo, mantenendo uno stile che richiami subito l’ascoltatore a riconoscerne la firma.

Nel video-clip di “The Walls of Nowhere” è presente una fortissima energia femminile, ti senti di accostarla alla forza primitiva della Terra non ancora piegata ai voleri dell’uomo e quanto pensi possa giovare al pensiero odierno riportarla al ruolo privilegiato che le compete?
Le figure usate nel video “The Walls Of Nowhere” tendono sin da subito ad evidenziare la differenza tra i tre soggetti. Le prime due di nero con un trucco riconoscibilissimo, dall’altra parte una figura in bianco candido, spaventata dalla presenza non conoscendone le intenzioni, ma alla fine ci ritroveremo con tutte e tre le attrici con addosso i segni, fino a crearne uno solo, ma mantenendo la propria personalità. La metafora della conquista attraverso quel particolare che riempie il vuoto di ognuna, senza intaccarne la natura.

“Koinè” è stato accolto entusiasticamente da pubblico e addetti ai lavori. Ti aspettavi questi consensi e cosa stai preparando per il futuro?
Quando si produce qualcosa di “personale”, abbandonando ogni etichetta e cliché, genere e ruolo, si arriva al punto che prima o poi il tutto venga ripagato. Rimanere sé stessi, senza lasciarsi trasportare dai soliti suoni comuni, dare quel tocco di “tuo” che piaccia o meno, fa la differenza. Lord Agheros ha il suo suono, i suoi concept, lo riconosci, ti aspetti l’inaspettato [cit. Francesco Palumbo].

Diamo i contatti sul web per chi ci sta leggendo?
Volentieri, mi trovate su Fb facebook.com/lordagheros Instagram: @lordagheros e tutte le piattaforme musicali

Ti ringrazio di essere stato con noi.
Grazie a Voi, è stato un immenso piacere!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 7 febbraio 2022.

Eye of The Golem – L’occhio del Golem

Intervista collettiva con gli Eye of The Golem, creatura dedita allo stoner\doom di fresca formazione che da poco ha pubblicato il proprio esordio, “The Cosmic Silence”, come duo, ma che oggi si presenta al nostro pubblico in veste di trio…

Ciao ragazzi, inizierei raccontando come nato il terzetto base degli Eye of The Golem…
Ale: In realtà, la storia è molto semplice: a fine lockdown, circa a giugno 2020, ho trovato un annuncio di Hari che diceva di stare cercando due persone per formare un power-trio stoner. Ho risposto subito, ci siamo trovati una volta e c’è stata subito chimica! In seguito abbiamo provato qualche bassista ma nessuno di loro ci ha mai convinti, quindi ci siamo decisi a registrare l’EP “The Cosmic Silence” come duo. Dopo aver riascoltato qualche centinaio di volte le registrazioni eravamo soddisfatti del risultato ma entrambi eravamo concordi che sarebbe stato utile integrare la formazione con un bassista quindi abbiamo iniziato a spulciare Villaggio Musicale. Ed è così che abbiamo aggiunto Emanuele!

Potendo dare delle percentuali, in quali proporzioni dividereste la componente doom e quella stoner del vostro sound?
Ema: Sicuramente la componente doom è assolutamente presente, ma trovo che la componente stoner sia quella che forse ci accomuni e ci rappresenti di più. Inoltre con gli ultimi lavori stiamo aggiungendo anche una componente sludge, tanto per non far mancare niente! E così, se proprio dovessi dare delle percentuali, direi 60% stoner, 30% doom e 10% sludge.

Come è nato “The Cosmic Silence”?
Ale: L’EP è il frutto di sei mesi di prove e duro lavoro! Il nostro modus operandi è quello di chiuderci in sala, fare lunghe jam che poi registriamo e “sbobiniamo” una volta rientrati a casa. Se qualcuno di noi ha qualche idea specifica allora ci si lavora ma in generale nasce tutto suonando assieme.

Vi andrebbe di fare una breve recensione delle quattro tracce?
Ale: Tutte e quattro le tracce hanno influenze ben distinte tra di loro, per esempio l’intro, “The Golem’s Eye”, nasce più come traccia simil-drone che effettivo stoner/doom, oppure “The Cosmic Silence” e “The Cultist” hanno echi più stoner che doom mentre “Conjuring the Golem” è nata con in mente l’obiettivo di comporre una sorta di marcia funebre. Parlando personalmente, quella di cui sono più soddisfatto è proprio la title track: è il frutto di tanti mesi di lavoro, ed è nata proprio da uno dei riff che io e Hari avevamo inizialmente scartato. Un pomeriggio ci è venuto il lampo di genio e abbiamo iniziato a scriverla!

Al momento “The Cosmic Silence” non è disponibile in formato fisico, è una scelta definita oppure in futuro prevedete di pubblicare un CD?
Hari: Al momento sì, quando abbiamo pubblicato “The Cosmic Silence” lo abbiamo fatto con l’intento di dare un primo “biglietto da visita” ai locali per farci suonare e di promuovere la band attraverso le varie webzine, fortunatamente l’Ep sta avendo buoni riscontri quindi in futuro mai dire mai!

L’Ep è nato quando eravate un duo, oggi che siete un terzetto avete riarrangiato i brani per poterli proporre dal vivo?
Ema: In parte. Abbiamo leggermente riarrangiato qualche cosa (ma davvero minima). Più che altro una cosa sul quale abbiamo molto lavorato è sul suono: vista l’introduzione del basso, era fondamentale amalgamare al meglio i suoni al fine di risultare compatti e monolitici come piace a noi!

Quali sono i vantaggi dell’esser passati dalla forma a duo a trio?
Hari: I vantaggi sono diversi l’ingresso di Emanuele ha reso il nostro sound più organico e compatto inoltre in fase di scrittura il suo contributo è molto importante perché tira fuori sempre idee a cui io e Ale non avevamo minimamente pensato, aver aggiunto un terzo componente si è rivelata una mossa azzeccata per la nostra band!

Avete già composto delle canzoni con la nuova formazione?
Ema: Assolutamente sì, e qualcuna di queste le abbiamo già proposte live! Altre sono in cantiere e arriveranno molto presto.

Le vostre prossime mosse?
Hari: Attualmente stiamo scrivendo i pezzi che andranno a comporre il nostro prossimo disco vista l’impossibilità del momento di poter fare concerti ci stiamo concentrando su quello, e già nel corso di quest’anno puntiamo ad entrare in studio per registrare e poi ovviamente quando ce ne sarà la possibilità cercare di suonare in giro il più possibile per far conoscere la nostra band!

Airborn – Live animals

Su Overthewall ospite di Mirella Catena, Alessio Perardi, leader e fondatore degli Airborn!

Bentornato, Alessio! La storia della band inizia con il promo dal titolo “Born to Fly” nel lontano 1995. In suo omaggio ogni anno proponete un festival che porta il suo stesso nome. Quanto pensi sia importante per una band, rimarcare e omaggiare le proprie radici e quindi la propria genesi?
Ciao Mirella, innanzitutto grazie per l’invito. E’ sempre un grande piacere tornare su Overthewall. Devo ammettere che forse non c’è stato, almeno consciamente, un tentativo di omaggiare le nostre radici, ma “Born to Fly” è sicuramente uno dei pezzi più conosciuti della nostra band, il pubblico si aspetta di sentirlo quando suoniamo e ha anche un titolo molto evocativo… quindi ci è sembrata la scelta perfetta quando cercavamo un nome per il festival. Suonarla come canzone di chiusura dell’evento è sempre molto emozionante!

La collaborazione con il produttore tedesco Piet Sielck e i suoi Iron Savior ha avuto inizio nel 2002 e prosegue ancora oggi. Il prossimo anno, ormai imminente, vi vedrà impegnati in un mini-tour in terra spagnola, proprio con la band tedesca. Con quali spirito vi apprestate ad affrontare questa nuova avventura?
Ovviamente incrociamo le dita, rispetto a questa nuova avventura. L’aggravamento della situazione Covid potrebbe farla saltare da un momento all’altro, ma speriamo che, anche se dovesse succedere, sia solo rimandata. E’ sempre un piacere suonare con gli Iron Savior che sono davvero dei grandi amici. Suonare in Spagna sarebbe anche molto importante perché la nostra etichetta, la Fighter Records, ha base proprio a Madrid. Vedremo cosa succederà. Ma ripeto, se non sarà possibile, l’appuntamento è solo rimandato.

Diversamente dalla maggior parte delle bands power, nei vostri testi affrontate tematiche legate alla fantascienza piuttosto che gesta cavalleresche o narrazioni storiche tanto care al genere musicale, raccontaci a questo proposito la trilogia legata al “segreto della lucertola”.
E’ vero, i nostri testi sono più che altro legati alla fantascienza e il motivo è che semplicemente mi piace moltissimo ed è sempre stata una mia passione, inoltre già nel lontano 1995, quando siamo nati, c’erano già tantissime band che affrontavano la tematica epic/fantasy con cavalieri, spade e dragoni. Mi pace molto anche il fantasy, ma sembrava una materia abusata. La trilogia di Lizard Secrets non fa eccezione, infatti i brani si dividono equamente fra storie sci-fi e altre più legate alla società e a temi attuali. Abbiamo finito proprio in questi giorni la pre-produzione dell’ultimo album della trilogia che speriamo possa uscire nel corso del 2022.

Ci racconti come nasce un brano degli Airborn?
Solitamente io compongo la musica per 8/9 brani e il nostro chitarrista Roberto ne scrive un altro paio, dopodiché ci aggiungo le parole e creo delle demo schematiche con la struttura e le linee vocali. A quel punto la nostra sezione ritmica, composta da Roberto alla batteria e Domenico al basso, aggiunge gli arrangiamenti adatti per trasformare il tutto in una canzone viva e vera.

Nel 2020 gli Airborn  hanno festeggiato i 25 anni di carriera, un traguardo che poche band italiane possono vantare, come vedi gli Airborn tra 25 anni?  
Molto più vecchi! Scherzo… sembra impossibile che sia già passato tanto tempo, considerando che abbiamo avuto un solo grande cambiamento nella line-up: i “giovani” Dome e Roby sono entrati nel gruppo più di 10 anni fa. Il che rende anche la seconda versione della band molto collaudata. Il futuro chi può dire cosa ci porterà? Penso che ogni nuovo disco sia più ricco e maturo del precedente. Certo, tra 25 anni alcuni di noi saranno ultrasettantenni, ma se avrò ancora un po’ di voce e saremo tutti in forma, si potrà ancora suonare, no?

C’è un sogno che vorresti realizzare con la band?
Sinceramente io spero di poter continuare come adesso: abbiamo dei fan meravigliosi, sparsi in giro per il mondo. Siamo molto fortunati. Se, nella nostra nicchia, riusciremo a restare rilevanti per chi ci apprezza, penso che il nostro sogno più grande si sarà avverato.

Diamo i contatti degli Airborn a nostri ascoltatori?
Certo, la parola chiave è “airbornband”: www.airbornband.com è il nostro sito web, www.facebook.com/airbornband la nostra pagina Facebook, http://www.youtube.com/airbornband la nostra pagina su YouTube e www.instagram.com/airbornband/ la nostra pagina su Instagram.

Grazie di essere stato con noi, ti lascio l’ultima parola
Grazie mille per questa chiacchierata e, per tutti i nostri amici là fuori, speriamo di poterci rivedere presto, magari a un concerto, in un mondo libero dal malefico virus! Grazie ancora.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 10 gennaio 2022.

Tenebra – Tutto è sacro

Seguiamo sempre con interesse i Tenebra, così a qualche mese di distanza dalla nostra precedente intervista, abbiamo ricontattato la band in occasione della pubblicazione del nuovo EP “What We Do Is Sacred” (New Heavy Sounds \ Metaversus PR).

Ciao ragazzi, un annetto fa ci siamo sentiti perché eravate pronti ad atterrare in Cina con la versione in cassetta “Gen Nero”, come è andata?
Silvia: Duo, il ragazzo che gestisce SloomWeep Productions, l’etichetta che ha realizzato la cassetta, dice molto bene! Sostiene che abbiamo dei fan in Cina. Effettivamente abbiamo anche fatto un’intervista per una fanzine locale, ma onestamente, chi lo sa? Noi vogliamo pensare di essere la next big thing del mercato discografico cinese!

“Gen Nero”, ha avuto una genesi molto veloce, se non erro tre giorni, per “What We Do Is Sacred” quanto ci avete impiagato?
Emilio: Essendo un EP, che peraltro contiene un anticipazione dal disco nuovo, ci abbiamo impiegato davvero pochissimo. Abbiamo registrato i due pezzi che rimanevano in un pomeriggio (come per il disco ho curato io stesso le sessioni) e li abbiamo mixati con Bruno Germano in una mattinata. In tutto, dalla prima nota suonata, all’avere i CD in mano sarà passato un mesetto. Super rapido!

Entriamo nel dettaglio, la prima traccia è “Cracked Path”,  un estratto dall’LP che uscirà nel 2022. Avete altri brani pronti dal prossimo disco e perché avete scelto proprio questa canzone per un’anteprima?
Claudio: È stata una decisione presa insieme ai tipi della nostra nuova etichetta, New Heavy Sounds. È uno dei brani più lineari e melodici del nuovo disco, ci è sembrata a tutti una scelta razionale come anticipazione del disco. Come accennava Emilio prima il disco è pronto da molto tempo, il problema principale è stato il fatto che la pandemia ha generato enormi ritardi per quello che riguarda la stampa dei vinili e quindi abbiamo dovuto posticipare l’uscita del nuovo full-lenght. Anche per questo abbiamo deciso di stemperare l’attesa facendo uscire un EP rapidamente in formato CD e digitale.

Nel 2022 ritroveremo  “Cracked Path”  in questa versione oppure ne comparirà una diversa nella tracklist definitiva?
Mesca: la versione dell’EP è un po’ editata per renderla più gestibile per farne un videoclip. Su disco sarà più lunga.

“Hard Luck” è un altro inedito, resterà una chicca presente solo in questo EP o in futuro verrà riproposta?
Emilio: “Hard Luck” è un pezzo di cui avevamo solo una parziale intelaiatura quando l’abbiamo registrata, si è sviluppata molto in studio. Per dire, non avevo mai sentito la linea vocale definitiva di Silvia e ho costruito molte parti di chitarra dopo essermela studiata un poco. È stata un po’ un esperimento di cui siamo molto soddisfatti. Sicuramente la proporremo dal vivo in futuro.

“What We Do Is Sacred” si chiude con la cover di “Primitive Man degli inglesi Jerusalem, come mai avete scelto questo brano?
Silvia: Io sono una fan dei Jerusalem da sempre e adoro quella canzone. Poi è capitato che quando abbiamo suonato a Parma con i Duel fosse presente Claudio Sorge, firma storica e fondatore di Rumore. Chiacchierando con lui, (che è un mito di adolescenza di Emilio), ci ha proprio detto “dovreste registrare una cover, “Primitive Man” dei Jerusalem sarebbe perfetta!” A quel punto i giochi erano fatti: l’abbiamo provata e riarrangiata nella parte centrale, poi l’abbiamo registrata. È piaciuta anche a Paul Dean, bassista dei Jerusalem e autore del brano. Ne uscirà un video, spero verso Natale.

La l’assolo di flauto in questa canzone è di Giorgio Trombino (Assumption, Becerus, Bottomless, Dolore), come è nata questa collaborazione?
Claudio: Io suono il basso anche negli Assumption e Giorgio è un caro amico sia mio che di Marco Gargiulo (che con Metaversus ci cura le PR e che consideriamo un quinto membro del gruppo a tutti gli effetti). Già nel disco avevamo avuto bisogno di un sax per un pezzo e ci siamo rivolti a Giorgio che è un polistrumentista eccezionale, suona divinamente qualsiasi cosa gli si dia in mano! Quindi, quando ci è balenata l’idea di avere un flauto traverso per l’assolo di “Primitive” abbiamo chiamato subito lui.

Restando in Inghilterra, avete firmato con la New Heavy Sounds, dopo aver prodotto “Gen Nero”. Ora che avete un’etichetta alle spalle, notate sostanziali differenze e vantaggi rispetto all’autoproduzione?
Mesca: Beh, intanto non dobbiamo stamparci più i dischi da soli! Poi Ged e Paul, i ragazzi dell’etichetta, sono davvero entusiasti della band e sono sicuro che con il full-lenght faranno un gran lavoro. Sono una label solida che ha fatto dei gran bei dischi, come quelli dei Black Moth!

Dal punto di vista live si sta muovendo qualcosa?
Silvia: Abbiamo appena finito un mini tour di cinque date e devo dire che sono andate tutte molto bene. Piano piano il pubblico aumenta e anche l’entusiasmo che percepiamo dalla platea durante i live. Io penso che la dimensione live sia quella naturale per i Tenebra, anche per questo registriamo i nostri dischi in diretta senza editing. Questo dovrebbe essere lo spirito del rock and roll: what you see is what you get.

Shake Me – Lullaby for demons

Ospite su Overthewall Luka, leader e fondatore degli Shake Me. Benvenuto!

Il progetto Shake Me nasce come hard rock band nel 2009. Ci parli dell’idea iniziale della band e quali trasformazioni ha subito nel corso di questi anni?
Ciao Mirella, è un piacere essere nella tua rubrica Overthewall. Shake Me è nato per caso, era un’estate del 2009 e ricordo come se fosse oggi che stavo ascoltando con piglio quasi annoiato un pezzo dei Savage Garden; esatto quei Savage Garden; i due fighetti australiani di “Truly Madly Deeply”, il pezzo che girava era “Break Me Shake Me”, mi ritrovo a canticchiarlo per tutto il pomeriggio e in parte anche a zompettarlo per casa, dopo poco prendo un foglio A4 e inizio a scarabocchiare un logo con la scritta Shake Me, non sapevo come potesse suonare ma avevo bisogno di un logo vincente e da vecchio appassionato di cartoons anni 80 e di Lamù in particolare, ebbi l’idea della bambolina formosetta creata dal grafico di quegli anni. La sera, telefono al chitarrista partenopeo Joe Nocerino (che qualche anno dopo entra a far parte del progetto “Il Nero” di Gianluigi Cavallo ex voce dei Litfiba! n.d.a.) con il quale avevo iniziato a collaborare pochi mesi prima, comunicandogli che il vecchio progetto era morto e che il nuovo corso sarebbe stato decisamente rock ‘n roll senza fronzoli e volutamente cantato in italiano. Eravamo entrambi gasati per il ritorno sulle scene dei Litfiba con Pelù alla voce e quindi nel giro di pochissimi mesi entrammo in studio per l’esordio de “L’inquietudine”, un disco di robusto rock italiano. Con il passare degli anni sono stato sempre più un uomo solo al comando, con tutti i pro e contro del caso. I pro sono e saranno sempre che il progetto Shake Me morirà solo quando io ne avrò voglia senza rotture di scatole che troppe volte fanno crollare le band. I contro sono soprattutto economici in quanto sono io a metter fuori la grana per ogni singola operazione oltre a non poter condividere con nessuno preoccupazioni e frustrazioni di sorta. Non essendo Vasco o Liga, ti assicuro che essere un solista è dura, fino a quando avrò la forza combatterò senza nessun problema.

Il progetto vanta la collaborazione di grandi musicisti italiani quali Ricky Portera, Alex De Rosso, James Castellano, giusto per citarne qualcuno. E’ stata un’impresa coinvolgere tutti questi grossi nomi ?
Il tutto è nato oltre quattro anni fa, volevo dare una sterzata importante al progetto perché vivevo una situazione di stallo e amarezza in quanto la band con la quale stavo scrivendo i pezzi nuovi era andata in malora, per mia scelta aggiungo. Avevo la certezza che suonassi con quei ragazzi perché non riuscivo a trovare di meglio. Quindi tutti a casa e in un momento di coraggio e follia tramite una mia carissima amica entro in contatto con Ricky Portera. La prima volta ci incontrammo a Salerno e fui colpito dalla sua gentilezza oserei dire disarmante. Lo guardavo e pensavo alle hit che aveva scritto con gli Stadio; ancora adesso se ci ripenso mi emoziono. Vivo di emozioni Mirella; mi nutro anche di piccoli dettagli che poi porto per sempre con me. L’appetito vien mangiando e lo stesso feci con Giacomo. Ricordo che lo tempestai di email in una mattinata e alla fine mi diede il suo numero di telefono. Ora posso dirlo ridendoci su, ma non fui esattamente a mio agio a telefono anche se cercai in tutti i modi di essere disinvolto. Tu sei il signor nessuno di Salerno e lui invece si divide i palchi con Pelù, Elisa, Nannini, Raf ecc, capirai che sono cose che un tantino mettono agitazione. Non ne avevo abbastanza e contattai poi il mitico Alex de Rosso. La cosa che racconto spesso ai miei amici è che la prima telefonata che ebbi con Alex durò quasi mezz’ora, probabilmente percepii una persona estremamente empatica che mi lasciai andare e parlammo tanto. Alex è una persona davvero speciale anche lui dotato dell’umiltà che solo i veri grandi posseggono. Consentimi di citare fra i nomi più quotati anche Mark Basile, grande voce dei DGM ma anche eccellente tastierista e arrangiatore. Con Mark ci si conosce da tanti anni anche se poi la prima volta che ci si è conosciuti di persona è stata in occasione di un festival che organizzo a Salerno, il “Rock in Flames” dove i DGM erano gli headliner. Già in quell’occasione capii che con Mark c’era poco da scherzare. Persona davvero affabile ma estremamente professionale. Dalle nostre parti diciamo “due parole sono troppe e una è poca”!

“Lullaby For Demons” è un disco che parla dell’universo femminile; cosa ti ha spinto a scegliere questa tematica?
A istinto e in maniera alquanto superficiale ti direi perché adoro le donne; sia in termini estremamente passionali che dal punto di vista del rispetto che ho verso la figura femminile. E’ un lavoro che riesce a ruotare intorno all’essenza femminile traendo spunto da fatti di cronaca nera, di scandali sessuali, disagi esistenziali o perché no il semplice tributo ad un film. Trova spazio naturalmente anche il “semplice” e delicato romanticismo che deve essere sempre un comodo rifugio per ogni ascoltatore che si approccia a delle ballad.

Credi che le donne abbiano realmente conquistato la tanto combattuta parità  dei diritti o siano sempre e comunque oggettivizzate dalla società ?
Domanda molto interessante che solo una donna poteva farmi e della quale ti ringrazio naturalmente. Ti spiazzerà ciò che sto per dirti ma credo che la donna da qualche anno si sia accorta consapevolmente dell’avere tante frecce al proprio arco. La donna ormai è in pianta stabile in ruoli della società che erano ad appannaggio solo degli uomini; in politica ad esempio il ruggito femminile è forte e imponente; magari io non spingerei troppo il piede su questa storia della parità, in quanto è diritto di una donna poter aspirare a ruoli decisamente maschili, ma ti sono sincero, quando vedo soldatesse in giro per strada dalla fisicità tutt’altro che imponente allora mi chiedo perché: perché la donna deve per forza perdere la propria femminilità pur di competere con il maschio. Mi accennavi al pericolo dell’oggettivizzare ancora le donne. Faccio l’avvocato del diavolo rispondendoti che per me la donna come già ti ho anticipato, ha raggiunto una forza mentale tale da manipolare anche il più astuto dei maschietti. Ecco perché poi entra in gioco la brutale vigliaccheria maschile, espressa in atti di violenza sicuramente superiori agli anni in cui la donna era confinata ai margini della società, ergo inoffensiva. Lasciandoti con una battuta posso affermare che le donne in tailleur sono estremamente seducenti soprattutto quando poi riescono a rapirti con il cervello.

“Lullaby For Demons” E’ stato pubblicato il 29 Ottobre, sono previsti live per promuovere la nuova uscita?
Questo è il tasto dolentissimo della faccenda. Cercherò di fartela breve anche perché non amo parlare delle cose che mi mettono stress emotivo. La faccenda è molto semplice, Mirella. Se non sei con un’agenzia di booking e metti fuori un bel po’ di grana non riuscirai mai a entrare in un giro di eventi di un certo tipo. Molti ci provano anche senza soldi ostentando conoscenze e amicizie con musicisti e promoter, che poi alla fine portano a poco. Io non sono contro il pay to play per intenderci; il problema è che le agenzie anno per anno stanno diventando sempre più mercenarie, divorando i sogni di tante giovani realtà che credono di poter calcare palchi importanti. Anch’io ho un’agenzia ma tendo sempre a mettere le cose in chiaro fin da subito. La promozione la farò in tutti i modi possibili, visto il mio progetto estremamente versatile, sarà fatto in qualsiasi modo, set acustici, ospitate in qualsiasi tipo di evento; è un progetto che musicalmente può essere aperto a più strade e devo essere soprattutto paziente e bravo a sfruttarle quando capiteranno, considerando che questo maledetto covid tenderà ancora a influenzare il tutto.

Diamo i contatti sul web degli Shake Me ai nostri ascoltatori ?
La mia pagina personale è: www.facebook.com/lukashakemeband, mentre quella artistica del progetto shake me è: http://www.facebook.com/shakemeband. Sono presente anche su Instagram cercando Luka Shake Me e naturalmente su youtube: ww.youtube.com/shakemeband

Ti ringrazio di essere stato con noi, ti lascio l’ultima parola!
Mi limito a ringraziare ancora una volta te per lo spazio concessomi ed eviterei di fare la lista dei ringraziamenti che fa molto radio partenopea che trasmette i cantanti neomelodici. Seguite la paginetta Shake Me per restare in contatto e scambiare opinioni sul disco o sulla musica in generale, elemento cardine nel costruire buoni rapporti sociali.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 6 Dicembre 2021

Omega Diatribe – Sounds from the mirror neuron

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

La scorsa settimana abbiamo parlato con Akos e Hajer degli Omega Tribe del loro ultimo album “Metanoia” (Metal Scrap Records) e del futuro della band ungherese.

Ciao ragazzi, come va in questi strani giorni di emergenza pandemica?
Akos: Ciao! Fortunatamente stiamo bene, grazie per la tua domanda. Abbiamo tutti avuto un po’ di raffreddore, raffreddore, ma non eravamo positivi al covid. Abbiamo quasi finito con il nostro tour autunnale – Liberating Madness. Quindi siamo davvero felici di poter suonare di nuovo dal vivo in tutta Europa. Siamo stati fortunati, in quanto ho visto al telegiornale che le nazioni stanno chiudendo di nuovo.

Vi siete sei esibiti dal vivo dopo l’uscita di “Metanoia”?
Hajer: Oh sì, abbiamo suonato il più possibile. Dopo la data di uscita ufficiale di “Metanoia” dovevamo stare in tournée per 18 spettacoli, ma ne abbiamo fatti solo 11 perché dobbiamo rimandare 7 spettacoli a causa della situazione pandemia. Dovevamo riprogrammare alcuni dei nostri spettacoli in Belgio, Svizzera e Germania, cosa che fortunatamente abbiamo fatto quest’anno con il Liberating Madness Tour. Gli spettacoli sono stati un vero spasso e non possiamo essere più felici con la nostra nuova booking agency! Ora vediamo il futuro cosa ci riserva.

A distanza di un anno dall’uscita, come va “Metanoia”?
Hajer: Sembra qausi che l’abbiamo pubblicato quest’anno, ahah… “Metanoia” ha ancora così tante attenzioni sui media, stiamo ancora ricevendo ottime recensioni del disco e facendo molte interviste. “Metanoia” è il nostro disco di maggior successo finora!

Pensate che “Metanoia” sia il vostro miglior album?
Akos: Secondo me sì. Abbiamo apportato alcune modifiche al nostro iter di lavoro e abbiamo anche introdotto nuove influenze nella musica che non avevamo prima. Questo disco racchiude alcune sorprese per il pubblico rispetto alle nostre cose precedenti. Alcuni elementi inaspettati che non avevano mai sentito prima da noi.

Durante il lockdown vi siete invece concentrato sulla scrittura e la registrazione del vostro prossimo album, il successore di “Metanoia” del 2020?
Hajer: Abbiamo alcune nuove canzoni in lavorazione, ma non ci stiamo concentrando sullo scrivere musica come priorità. Questo periodo di pandemia è piuttosto impegnativa per noi, poiché abbiamo realizzato nuovi video musicali, live streaming e ogni genere di cose che mantengono viva la band anche nel mondo online! Oltre agli spettacoli dal vivo, stiamo raggiungendo nuovi fan e territori via Internet, è davvero una cosa fottutamente 2021!
Ma non è improbabile che pubblicheremo un nuovo singolo nel 2022… così per dire (ride).


Vi piacerebbe lavorare di nuovo con Jens Bogren nel prossimo album?
Akos: Non è certo. Amiamo la varietà in questo campo, provare cose nuove, nuove possibilità. Molto dipenderà dal feeling delle nuove canzoni. Sceglieremo colui che meglio si adatta alle nostre idee, da ciò che vogliamo ottenere per il nostro suono.

Il nuovo album uscirà per Metal Scrap Records?
Akos: Siamo davvero contenti della Metal Scrap Records. Ci piace lavorare con loro, quindi forse continueremo la collaborazione. Ma siamo anche aperti a nuove possibilità se la vita vorrà. Ci sentiamo pronti per una major (ride).

Quali obiettivi vorresti raggiungere con il prossimo album?
Akos: Penso che ne abbiamo altri da raggiungere con ancora con “Metanoia”, vorremmo fare più tour con queste canzoni in Europa l’anno prossimo. Quindi non abbiamo ancora fretta per il prossimo disco. Abbiamo in programma di rilasciare una nuova canzone nel 2022 con un video musicale eccezionale. E vedremo cosa c’è dopo.

Quali sono stati i momenti salienti della carriera degli Omega Diatribe finora?
Akos: Devo dire che ogni disco degli Omega Diatribe è stato un momento clou per noi. Ognuno di loro ha aperto nuove possibilità per la band.

Last week had a chat with Akos and Hajer from Omega Tribe about their last album “Metanoia” (Metal Scrap Records) and the future of the hungarian band.

Hi, how are you in these strange days of pandemic emergency?
Akos: Hi there! Fortunately we are fine, thanks for your question. We all have been through some cold, snuffle, but we weren’t positive for covid. We are almost done with our autumn – Liberating Madness Tour. So we are really happy to be able to play live across Europe again. We were lucky since I saw in the news that countries are closing again.

Did you perform live after the release of “Metanoia”?
Hajer: Oh yes, we played as much as we could. After the official release date of “Metanoia” we go on tour with 18 shows, but we only did 11 because we have to postpone 7 shows due to the pandemic situation. We have to reschedule some of our shows in Belgium, Switzerland and Germany what we luckily did this year on Liberating Madness Tour. The shows was a blast and we cannot be more happier with our new booking agency! Looking forward to the future what it holds for us.

After one year from the release, how’s “Metanoia” going?
Hajer: It seems like we released it this year, haha… “Metanoia” still got so much attention on the media, we still receiving awesome reviews of the record and  doing a lot of interview sessions with it. “Metanoia” is our most successful record so far!

Do you think “Metanoia” is your best album?
Akos: In my opinion yes. We made some changes in our workflow and also let new influences into the music we’ve never done before. This record includes some surprises for the audience compared to earlier releases. Some unexpected elements you’ve never heard from us before.

During the pandemic lockdown did you instead focus on writing and recording your next studio album and follow-up to 2020’s offering “Metanoia”?
Hajer: We have some new songs on the process but we’re not focusing on writing music as a priority. This pandemic situation is quite busy for us, because we did new music videos, live streams and all kind of things what keeps the band alive in the online worlds as well! Beside of the live shows we focusing reaches new fans & territories via the internet, it’s really a thing in 2021! But it’s not impossible to release a new single in 2022… just saying (laughing).

Would you like to work again with Jens Bogren on the next album?
Akos: It’s not at all certain. We love variety in this field, trying new things, new possibilities. A lot will depend on the feeling of the new songs. We will choose the one that best fits our ideas, what we want to achieve with the sound.

The new album will be released by Metal Scrap Records?
Akos: We are really happy with Metal Scrap Records. Love to work with them, so possibly we will continue the cooperation. But also we are open to new possibilities if life brings it that way. We feel ready for a major label (laughing). 

What goals would you like to achieve with the next album?
Akos: I think we have some more in Metanoia, we’d like to tour more with these songs in Europe next year. So we are not in a hurry with the next record yet. We plan to release a brand new song in 2022 with a kickass music video. And we will see what’s next.

What have been some of the highlights of your time with Omega Diatribe so far?
Akos: I must say every Omega Diatribe record was a highlight for us. Each of them opened up new possibilities for the band.

Athlantis – The seventh wonder

L’avventura degli Athlantis di Steve Vawamas pare giunta al termine con il settimo sigillo, quel “Last But Not Least” da poco pubblicato dalla Diamond Prod. (Nadir Promotion). In attesa di scoprire se Atlantide sorgerà nuovamente dalle acque tra qualche anno, abbiamo discusso del disco d’addio con il leader della band.

Ciao Steve, possiamo definire gli Athlantis una sorta di all star band dell’heavy\power metal tricolore?
Ciao Giuseppe, prima di tutto grazie per avermi concesso questa intervista. Inizio con il dire che le all star band del panorama tricolore sono altre, noi siamo dei musicisti che nei vari progetti abbiamo dato anima e note per questo tipo di musica e abbiamo cercato sempre di dare il meglio in primis per noi stessi e poi per gli altri. Athlantis nasce come un mio side project e ho avuto la fortuna di condividere le mie idee con degli ottimi musicisti della scena italiana, ma più che altro degli amici che si sono offerti per la realizzazione dei miei sette album. E poi forse se dovessimo essere delle all star non sta me a dirlo ma al pubblico che ci ascolta e ci segue

Ormai siete attivi come Athlantis da quasi due decenni, come si superano gli ego personali per operare come una vera e propria band, nonostante individualmente abbiate tutti una storia prestigiosa?
Due decenni? Caxxo passa il tempo! A parte gli scherzi, gli Athlantis come dicevo prima nascono come un mio side project, non esistono ego personali. Le cose sono ben chiare dall’inizio, io tiro giù le stesure dei pezzi, poi c’è una telefonata in cui dico ai ragazzi che c’è da registrare un disco e, dopo la risposta degli altri subito affermativa, si inizia a registrare. Sono del parere che la band deve essere composta da un leader e gli altri collaboratori, a volte le idee dei collaboratori sono meglio delle idee del leader, e sta al leader essere umile ed accettare dei consigli. Poi se i consigli vengono da gente di un certo calibro ecco che il lavoro viene più semplice e senza menate di balle.

Ti andrebbe presentare l’attuale line-up?
Grazie per la domanda, lo faccio con grande piacere. Per questa mia ultima creatura mi sono avvalso del mio fidato chitarrista Pier Gonella, con lui tutte le cose diventano più semplici. Io e lui collaboriamo anche nei Mastercastle da anni e ha suonato in quasi tutti i dischi degli Athlantis. Alla voce il mitico Davide Dell’Orto, già cantante dei Verde Lauro e dei Drakkar. Lo trovo un grandissimo cantante professionale sempre sul pezzo e, ormai dopo tre dischi, siamo diventati amici: questo va oltre la musica e ci piace! Alla batteria ho avuto il piacere di avere uno dei migliori batteristi della scena metal italiana, cioè Mattia Stancioiu. Un sogno che si è realizzato: dal primo momento che lo ascoltai in una data nei Labyrinth nel lontano 98 ho sempre sognato di registrare con lui e il mio sogno si è realizzato. Grande musicista e professionista, una goduria suonare il basso sulle sue parti di batteria. A completare la line-up, c’è Stefano Molinari alle tastiere, un amico e un grande musicista che è entrato nelle fila degli Athlantis ben tre dischi fa. Voglio citare anche Stefano Galleano, il capo dei Ruxt che come nel precedente disco mi ha scritto un pezzo della madonna: la nostra collaborazione va avanti da anni nel suo progetto e ancora ne vedremo e sentiremo delle belle.

A fronte delle modifiche nella formazioni intercorse in questi anni, qual è l’elemento che non è mai mancato nei sette album finora pubblicati?
Io…… ahahahahahaha!!! A parte un disco, che è “Metalmorphosis”, dove le chitarre sono state registrate da Tommy Talamanca, tutti gli altri sono stati registrati da Pier Gonella. Sì, sono cambiati i batteristi, i cantanti, ma Pier è sempre stato l’elemento fondamentale.

Qual è la vera novità stilistica introdotta con “Last But Not Least”?
M guarda grandi novità non ce ne sono. Come dico sempre in ogni intervista, io sono un amante del power metal e cerco di tenermi su quella linea, ma poi mi rendo conto che le mie idee sono libere da etichette. Nella stesura dei pezzi è presente una sorta di tirare giù emozioni del momento, dipende molto da come mi sento emotivamente in quel periodo: in questo disco mi è venuta voglia di tirare giù argomenti anche sociali, purtroppo questo disco l’ho tirato giù nel periodo di pandemia, e cioè nel primo lockdown, quindi ti lascio immaginare il mio stato d’animo. Ma sono molto soddisfatto del lavoro svolto.

Immagino che il titolo, “Last But Not Least”, abbia anche un contenuto ironico, ma dovendolo porre all’interno di una ipotetica classifica di importanza dei vostri dischi, in quale posizione si piazzerebbe?
Ora ti spiego in poche parole perché quel titolo: ho deciso che, come settimo disco questo, dovrebbe essere l’ultimo per gli Athlantis. Come le meraviglie del mondo sono 7, anche le meraviglie degli Athlantis devono essere 7 (presunzione mia ahahahaha)! Ho deciso di fermarmi e continuare con i progetti che ho in piedi – Ruxt, Mastercastle, Bellathrix – e altre cose. Quindi essendo l’ultimo Athlantis, ho pensato bene di intitolarlo così, l’ultimo ma non di importanza. Forse questo è il disco più importante, ho raggiunto una maturità come musicista e adesso anche come produttore, anche perché questo disco è stato registrato mixato e masterizzato presso il mio studio Steve Vawamas Studio.

L’inizio del disco mi ha ricordato la manopola che gira, cercando una stazione radio decente, dell’EP degli Helloween (1985): si tratta di un tributo oppure è una cosa nata spontaneamente senza alcun riferimento coi tedeschi?
Ahahahhahah, io sono un vecchio e quella radio che girava e poi partiva il gingle di “Happy Halloween mi ha segnato! L’ho vissuta e me la porto dentro come un cameo della storia del power. Mitici Helloween! Invece, per quanto mi riguarda, essendo l’ultimo disco Athlantis, volevo ripercorrere in pochi minuti i sei dischi precedenti. Come ben noti nella copertina, nei quadri sono rappresentate le sei copertine degli album passati. Quando si chiude un capitolo, si guarda sempre quello che si è fatto dietro, e io l’ho voluto rappresentare, oltre che nella copertina, anche in audio. E quale elemento se non la manopola della radio che girando trova uno stralcio di un pezzo di ogni disco? Comunque, gli Helloween inconsciamente mi hanno influenzato…

Dal punto di vista lirico, mi sembri molto concentrati sul presente, come hai accennato prima: credi che l’artista possa estraniarsi dall’ambiente in cui vive o abbia la responsabilità di dire cosa non va nella società?
Quando scrivo i testi, in prima battuta butto giù le mie sensazioni del momento. In primis quello che regna sovrano in tutti i miei dischi è il bene e il male, questo contrasto che mi perseguita sin dal primo disco. In questo l’ho voluto esprimere in fatti che accadono attualmente, ho voluto descrivere l’amore sia fisico che spirituale e ho voluto esprime il male: uno stupro, la violenza sulle donne e anche l’abbandono del tuo amico più fidato, il cane. Argomenti che quando li sento mi fanno rabbrividire. Ci tengo a specificare che la voce del cane è di Willy BAUamas e cioè il mio ciuffi truffi bau (il mio cagnolone) e colgo l’occasione di dire che se abbandoni un cane meriti una vita di stenti e grandi sofferenze. Scusa, ma questo dovevo dirlo! Sono per la libertà di espressione, uno può dire quello che vuole nei suoi pezzi. Se gli argomenti sono a livello culturale o livello sociale basta che dia un buon messaggio e aiuti certa gente a capire cosa bisogna fare e cosa non bisogna fare! I testi sono stati scritti anche dalla mia compagna, Marcy, e da Barbara Galleano. Liriche che sposo in pieno, sia come contenuti che come bellezza!

A proposito di cose che non vanno: alla luce delle attuali limitazioni, riuscirete a presentare il disco dal vivo?
Athlantis è un progetto che non è mai uscito dal vivo e penso mai lo farà. Comunque, questo per la scena live è un momento difficile e io auguro con tutto il cuore alle band che vogliono suonare di tornare ai live più di prima con gente sotto il palco che ti da carica e ti fa dire: caxxo ho fatto mille sacrifici e ne è valsa la pena… Caro Giuseppe, ora ti saluto e volevo ringraziarti ancora per la possibilità che mi hai dato di fare questa intervista. Voglio ringraziare Diamonds Prod che ha sempre creduto in me in questi ultimi anni, ringraziare i mie compagni di viaggio sopracitati e ringraziare te lettore che sei stai leggendo questo vuol dire che hai superato la pappardella di roba che ho detto senza addormentarti! A tutti dico: Stay Metal… anche questo è rock and roll!!!!

Demolizer – Upgrade yourself

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo il grande ritorno degli Artillery e l’ottimo debutto dei Killing, parliamo nuovamente di thrash metal danese con i Demolizer, autori di una nuova edizione del loro EP del 2018 “Ghoul” dal titolo “Upgrade” (Mighty Music). Una rapida chiacchierata con Ben Radtleff (voce\chitarre).

Benvenuto Ben, potresti presentare la tua band ai lettori italiani?
Siamo Polle Radtleff su urla e sbuffi. Poi abbiamo Bjørn al basso. Aria accesa brandelli e Max sulle bucce

Per chiunque non l’abbia ancora sentito, potresti descrivere il suono di Demolizer in le tue stesse parole?
Un panino con le nocche con un pizzico di Limfjordsporter

“Upgrade” uscirà in ottobre, perché hai preferito una versione “upgrade” del tuo EP di debutto “Ghoul” piuttosto che un nuovo album completo?
All’inizio abbiamo pensato che avremmo dovuto mettere tutto su un album. Ma sembrava un po’ troppo. Quindi li abbiamo appena archiviati e abbiamo detto “Forse li rilasceremo semplicemente come una versione aggiornata delle vecchie canzoni”… Quindi sì.

Queste nuove versioni vengono registrate durante le sessioni di “Thrashmageddon”?
Sì.

Potresti descrivere in dettaglio i contenuti delle tre “nuove canzoni”?
Bene. Sono vecchie canzoni con una fresca spruzzata di vernice. Non c’è molto da dire al riguardo.

Perché una cover della canzone degli Annihilator “King Of The Kill”?
Perché abbiamo avuto più tempo durante la registrazione dell’album. Era droga.

Onestamente, nel tuo sound attuale non sento l’influenza di Annihilator, che le band hanno ispirato il tuo stile in particolare?
Principalmente Exodus, Slayer e Municipal Waste.

Cosa ne pensi del tuo compagno di etichetta Killing? Possiamo parlare di nuova ondata di thrash metal danese?
Sono fantastici. Grande energia.

Andrai in tournée o preferisci aspettare le condizioni di salute in Europa per Ottimizzare?
Sarebbe bello tornare presto in tour. Speriamo di andarci a gennaio.

After the great return of Artillery and the excellent debut of Killing, we talk again about Danish thrash metal with Demolizer, authors of a new edition of their 2018 EP “Ghoul” entitled “Upgrade” (Mighty Music). A quick chat with Ben Radtleff (voice \ guitars).

Welcome Ben, could you introduce your band to Italian readers?
We are Polle Radtleff on screams and chugs. Then we got Bjørn on bass. Aria on shreds and Max on skins

For anyone who has not heard it yet, could you describe Demolizer sound in your own words?
A knuckle sandwich with a hint of Limfjordsporter

“Upgrade” will came out in October, why did you prefer an “upgrade “version of your debut EP “Ghoul” rather than a new full album?
In the start we thought that we should put it all on one album. But it seemed a little bit too much. So we just had them I storage and said “Maybe we’ll just release them as an upgraded version of the old songs”… Soo yeah.

Are these new versions recorded during the “Thrashmageddon” sessions?
Yes.

Could you describe in detail the contents of the three “new songs”?
Well. It’s old songs with a fresh slap of paint on. Not much to say about it.

Why a cover of the Annihilator song “King Of The Kill”?
Because we had extra time when recording the album. It was dope.

Honestly, in your current sound I don’t feel the influence of Annihilator, which bands have inspired your style in particular?
Mostly Exodus, Slayer and Municipal Waste.

What do you think about your labelmate Killing? Can we speak of new wave of Danish thrash metal?
They’re awesome. Great energy.

Will you go on tour or do you prefer to wait for health conditions in Europe to improve?
Would be cool to tour soon again. We are hoping to go in January.

Becerus – Il primo grugnito

“Homo Homini Brutus” (Everlasting Spew, 2021) è il titolo dell’album di debutto di Becerus, (f)rutto metallico della collaborazione fra il poliedrico vulcanico musicista compositore Giorgio Trombino e Mario Balatonicus, già voce nei Balatonizer. Ne abbiamo grugnito insieme a Giorgio in questa succulenta intervista.

Da quanto tempo esistono i Becerus e come sono nate le canzoni dell’album “Homo Homini Brutus”?
Abbiamo avviato i Becerus nella prima metà del 2020. In realtà io e Mario in passato avevamo chiacchierato varie volte sulla possibilità di collaborare insieme, dunque una volta accumulate le prime demo su quello stile mi è venuto spontaneo chiedere a lui.

So che tu e Mario abitate agli antipodi dello stivale italiano, questo fattore ha influito sulla lavorazione al disco?
Non tanto. C’è stata fiducia reciproca fin dal primo momento: lui ha cominciato a studiare in blocco le canzoni senza modifiche e io ho ascoltato per la prima volta le sue take a registrazioni concluse. Ciascuno ha suonato e cantato come meglio credeva e senza avanzare critiche sull’altrui operato, dunque non penso che vedendoci di persona l’approccio sarebbe cambiato più di tanto. Siamo due idioti.

Mi incuriosisce molto questa storia del batterista misterioso Paul Bicipitus, qualche info in più sul suo conto?
Purtroppo non sono autorizzato a rivelare nulla sul conto di Paul al di fuori del fatto che è molto grosso, grasso, suona con forza bruta e precisione millimetrica e che non ha la minima voglia di farsi fotografare!

In un video promozionale affermate che “Becerus have absolutely no lyrics”. Ascoltando le canzoni, non percepisco questa mancanza. Penso invece che questa peculiarità permetta all’ascoltatore di immaginare i testi in qualsivoglia idioma. Perché avete scelto di mettere da parte parole esplicite in favore di grugniti forti e chiari?
Uno dei momenti per me più esilaranti è stato discutere la cosa all’avvio del progetto. Più o meno la storia è stata che ho chiesto a Mario come organizzarci per i testi e lui mi ha detto “Giorgio, tu se vuoi scrivili i testi ma io non li canto!”. Dal rifiuto di esprimere alcunché nasce la scelta del “no lyrics”, peraltro già adoperata dai Balatonizer, pionieri assoluti della brutalità death siciliana.

Sulla copertina dell’album c’è la figura grossolana e sgraziata del potente Becer, che voi stessi descrivete come “una creatura disgustosa e ostile i cui muscoli, capelli sudici e pancione spaventano all’istante ogni essere vivente che incrocia il suo cammino”. Chi ha realizzato la copertina? Da dove è nata l’idea per il personaggio di Becer?
La copertina, in seguito a varie elaborazioni “studiate” insieme al nostro amico fraterno Sandro Di Girolamo, è stata realizzata dal talentuoso disegnatore americano Dahmer. Il Becer è il nostro simbolo, la nostra ossessione e la nostra mascotte, un po’ come Eddie per i Maiden o Vic Rattlehead per i Megadeth. Ricollegandoci alla tua domanda precedente possiamo dire che i grugniti di Mario siano da inquadrare come la lingua disarticolata e violenta di questo bifolco primitivo che ispira la nostra musica e i nostri artwork.

Nientepopodimeno che Max Cavalera ha pubblicamente espresso apprezzamenti per “Homo homini brutus”, come ci si sente a ricevere tali complimenti da uno dei propri miti?
È stata una cosa del tutto inaspettata che ci ha fatto esplodere il cranio in mille frammenti. Max è un mito nonché una fonte d’ispirazione da sempre, fin dal VHS dell’Under Siege live a Barcellona e tanto altro ancora. Lui segue l’ottimo canale YouTube “Thralls of Metal”, gestito da due americani fanatici di death vecchio stile e dintorni e incentrato tanto su nuove uscite quanto su monografie e retrospettive. Immaginare che le nostre porcate siano state riprodotte in una delle stanze di casa sua a Phoenix, AZ è semplicemente assurdo e siamo grati a lui e a Thralls of Metal per l’opera di diffusione.

Quali sono state le maggiori influenze musicali nella produzione di “Homo homini brutus”?
Il death americano di fine ‘80 e primi ‘90 è al centro della nostra ispirazione, dunque Cannibal Corpse, Monstrosity, Broken Hope, Deicide, Morta Skuld, Brutality, Disincarnate e tanti altri.

Ci sono invece band meno note che seguite e segnalereste a chi vuole approfondire l’attuale scena death metal?
Il death sta godendo di una fase di grazia e ispirazione con diverse correnti sottostilistiche operative in diversi paesi. Fra i miei preferiti in Italia ci sono Bedsore, Hateful e Ad Nauseam ma allargando il campo al panorama internazionale posso dirti che seguo e apprezzo molto le uscite di gruppi come Siderean, Blood Incantation, Malthusian, Vastum, Chthe’ilist, Necrot, Undergang, Phrenelith, Sněť e altri.

Tra un’adorazione ed un sacrificio rituale al potente Becer, avremo la possibilità di vedervi suonare dal vivo nel prossimo futuro?
Spero di si ma dipende dalla disponibilità di Paul Bicipitus e da altri fattori fra cui l’obesità che ci sta lentamente ma inesorabilmente consumando!

Un grugnito per i nostri lettori?
Grazie Riccardo e a Il Raglio del Mulo per averci lasciato sparare l’ennesimo grumo di stronzate. Il Becer non perdona!! GRUNT!!!!!

Andry Lagiou – Immortal soldier

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Attiva su mille fronti, con super band quali Mike Lepond Silent Asassin´s e Vivaldi Metal Project, e semifinalista a The Voice of Greece, Andry Lagiou ci ha detto la sua su come cambiare l’inerzia della vita per diventare una star e, soprattutto, ci ha raccontato cosa sta succedendo nella decadente odierna industria musicale e cosa andrebbe fatto se la si vuole salvare.

Benvenuta su Il Raglio Del Mulo Andry, grazie mille per l’intervista: come sono nati i The Harps? E perché hai deciso di dare quel nome al tuo progetto?
Ciao, grazie per avermi invitato! The Harps è il nome del mio progetto ed è nato da alcune riflessioni che facevo su di me, tipo che ho la forza di un’arpia (Harpie Eagle in inglese), un animale pericoloso e forte. The Harp ovviamente è uno strumento musicale e magico e l’arpia nella mitologia viene rappresenta come una creatura metà donna creatura e metà uccello.


Com’è iniziata la tua carriera di artista? È così semplice come dice la gente, Andry?
È un percorso difficile da intraprendere con una band e, molto di più, se non c’è la band. Devi conoscere i tuoi limiti e i tuoi pregi, se vuoi avere una possibilità nell’industria musicale, perché è complicato suonare musica ed avere ben chiari gli obbiettivi della tua carriera. Non è affatto così semplice, è difficile e richiede molto coraggio e saggezza.

Di cosa parlano i testi dei The Harps?
I testi sono heavy al cento per cento, in un modo che può far crescer la forza interiore di chi ascolta, anche di quelle persone che talvolta si sentono vulnerabili e incapaci di affrontare la realtà o la loro realtà. Voglio dare voce a quelle bocche. Devi farti sentire, urlare e parlare molto: la bocca non è fatta solo per cantare e mangiare, ha tanti usi che potrebbero aiutare a farti crescere.

Dal tuo punto di vista, cosa dovrebbe cambiare in ambito musicale affinché gli artisti possano avere un giusto sostentamento dalla loro arte? Ogni giorno vediamo molti artisti noti lamentarsi di questo, si sentono impotenti perché secondo loro non stanno ottenendo il ritorno economico meritato. Questo, ovviamente, riguarda anche le band emergenti.
Posso rispondere a questa domanda citando le parole di un mio amico che mi dice costantemente “ Andry, meriti di più perché non hai niente a che fare con tutto ciò che c’è in giro”, io poi mi deprimo un po’. Ma penso davvero che alla fine avrò ciò che merito poiché l’universo restituisce tutto. Il denaro è un argomento molto controverso, che non può essere analizzato in un’intervista, credo.

Secondo te, internet, le piattaforme, i social network hanno amentato o diluito l’essenza della musica?
Internet è un ottimo sbocco ma ha molti punti deboli. Per esempio, i soldi: non ti garantisce delle entrare che ti permettano di vivere della tua musica, devi essere un insegnante che da lezioni su zoom o qualcosa del genere. La qualità del suono dei dischi e vinili non sarà mai la stessa su YouTube, è normale che le band ora registrino tutto sul computer perché è economico, efficiente e sufficiente. Siamo fortunati ma anche maledetti, tutto è facile ma allo stesso tempo tutto è difficile poiché ci sono milioni di persone su internet che provano a suonare musica, le persone che hanno i soldi per promuoverla sono quelle che hanno opportunità. Tutto viene letto in funzione del numero di follower, il valore di un musicista e di un essere umano dipende da un pugno di seguaci. Superficiale.

Puoi dirci com’è stato collaborare con Mike lepond (Symphony X), come è nata l’idea di lavorare su l’album dei Mike Lepond’s Silent Assassins?
Conosco Mike da otto anni ormai, ha suonato su tutti i miei album e singoli. Io ci sono sul suo secondo album “Pawn and Prophecy”, il processo è stato divertente perché sappiamo entrambi che uscirà qualcosa di esaltante. Le mie emozioni sono le stesse ogni volta che registro, per i miei The Harps o per i miei colleghi. Non riesco a distinguere le emozioni. Quando ho registrato per Mike ho avuto la giusta connessione per renderlo felice e penso che sia quello che fa per me. Mike e io siamo una super squadra.

Questo anno difficile, secondo te, ha dimostrato che l’arte, e in particolare la musica, ha un ruolo fondamentale nelle vite della persone?
Sì, perché grazie all’arte le persone tendono a tornano indietro nel tempo, a quando le cose andavano meglio. Spero che la musica possa soddisfare tutto ciò che noi desideriamo, incluso un ritorno a una maggiore purezza e al riconoscimento del talento.

Quali sono i tuoi obiettivi a medio e lungo termine?
Sai, ogni volta che ho degli obiettivi, qualcosa cambia e i miei pensieri improvvisamente si bloccano. Beh, preferisco seguire il flusso degli eventi della vita.

Quali sono le cose, secondo te, che rendono molto complicato per le band emergenti e per gli artisti solisti avere una maggiore visibilità? Penso che i grandi nomi del settore non facciano nulla per cambiare lo status quo, così chi è venuto dopo di loro è destinato a scomparire. I grandi nomi sanno solo criticare i nuovi e non li aiutano mai.
Loro si lamentano, nonostante abbiano una grande visibilità. Il potere è detenuto da chi ha avuto una grande carriera e oggi ha molti soldi. Cercano modi per guadagnare più soldi invece di investire nella musica, è un grosso errore non capire che così l’industria musicale verrà distrutta: solo quando saremo tutti uniti potremo cambiarla.

Qual è la cosa più difficile dell’essere un artista? E come si costruisce una carriera? Quale messaggio lasceresti alle persone che vorrebbero diveltarlo ma stanno per mettere da parte i propri sogni?
Solitudine, l’impossibilità di avere una famiglia, perché non puoi averne una quando devi essere produttivo nella musica. Non puoi fare tutto da solo, hai bisogno di aiuto mentre muovi i primi passi. Però devi farlo da solo e non puoi aggrapparti a qualcuno del settore. Può suonare sciocco, ma devi trovare un modo per riuscirci da solo, anche a costo di sacrificare una parte della tua vita. Sacrifica tutto e vinci. Grazie per avermi ospitato qui. Vi amo.

Participante en excelsos y súper proyectos como Mike Lepond Silent Asassin´s y Vivaldi metal Project que reunió en dos discos hasta el momento a grandes músicos de bandas reconocidas y semifinalista de la voz de Grecia, Andry Lagiou nos comenta hoy día en su parecer que debe cambiar de la industria, consejos y saberes a quienes deseen ser una estrella y si están dispuestos a hacer sacrificios para llegar a la cima, lo duro y difícil que es poder tener todos los complementos para poder llegar a ser un gran artista, y por sobre todo que está sucediendo hoy día en la industria de la música y que debe cambiar si queremos salvar esta industria tan maltratada hoy día.

Bienvenida al Il Raglio Del Mulo Andry, muchas gracias por su tiempo para la entrevista, como nace The Harps? Y porque decidiste ponerle ese nombre al proyecto?
Hola Gracias por invitarme! The Harps es mi proyecto y nació de algunas cosas que pensaba cuando era pequeña como tener fuerza como el Harpy Eagle es un animal peligroso y fuerte, El Harpa claro que es un instrumento musical y mágico y Harpye que la mitología representa una criatura medio mujer y medio pájaro.

Como es la carrera de artista, y mas aun querer formar una banda para llegar lejos con la música que uno hace? Es tan sencillo como la gente dice Andry?
Es un camino difícil a elegir con la banda y si no hay una banda. Tienes que saber tus limites y tus talentos, si crees que podrías tener una oportunidad en la industria de la musica.Porque es diferente tocar música y ser jefe en tu propia carera. De ninguna manera eso es sencillo, es duro y necesita mucho coraje y sabiduría.

De que tratan las letras de the Harp, y a que situaciones o filosofía evocas en tus canciones?
Las letras son cien por ciento poderosas de forma de que uno puede sentir la fortaleza interna y a veces se siente vulnerable y incapaz de confrontar la realidad ósea su realidad. Quiero dar voz a esas bocas en el mundo. Tienes que hablar gritar y platicar mucho .La boca no es solo para cantar y comer tiene muchos valores que se podría utilizar para crecer.

En tu punto de vista que es lo que debería ya cambiar en el ámbito de la música, entiéndase para que los artistas puedan tener un sustento justo de su arte, a diario vemos a muchos artistas reconocidos quejarse de esto y sentirse impotentes de que en su opinión no están recibiendo el dinero que ellos consideran por lo que hicieron, esto también obviamente afecta a los artistas y bandas emergente.
Puedo contestar esto detrás de las palabras de un amigo mio que constantemente me dice ”Andry deserve has nothing to do with it its all about who you know” y despues me depresiono un poco pero de verdad creo que voy a tener lo que merezco ya que el universo al fin y al cabo ofrece lo que uno merece. El dinero es un sujeto muy grande que no se puede analizar en una entrevista creo.

Hoy día en tu opinión, el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho diluir la esencia de la Música? entiéndase por calidad, Y en tu opinión que cosas estas herramientas han fortalecido pero también han debilitado.
El internet es un enchufe grandioso pero tiene muchas debilidades como he dicho antes con el dinero, no, no se puede tener dinero para vivir de su propia musica,tiene que ser profesor con zoom calls y algo así. La calidad del sonido de los discos y del vinyl nunca será lo mismo con la del youtube.Es normal y las bandas ahora graban todo en el ordenador porque es barato, eficaz y suficiente. Tenemos la suerte pero la maldición tambien.Todo es fácil pero todo es difícil al mismo tiempo ya que por internet hay millones de personas que intentan tocar música, gente que tiene el dinero a promocionarlo son los que tienen oportunidades en Todo se cuenta por seguidores, el valor de un músico y ser humano depende de unos seguidores. Superficial.

Podrías hablarnos como fue colaborar con Mike lepond(symphony x), cómo surgió la idea del disco de mike lepond silent asassin´s, como fue el proceso de las letras y grabación, y que emociones te recorrieron cuando escuchaste todo el material terminado andry? Y cuando fuiste convocada también para el super proyecto Vivaldi metal project
Ya conozco a Mike hace 8 años.El toca para las canciones todos mis discos y singles. Yo he tocado por el en Pawn and prophecy el segundo Album.El proceso fue divertido porque ambos sabemos que va a salir wow. Mis emociones son los mismos cada vez que grabo, para mi The Harps y para mis companeros. No puedo distinguir las emociones. Cuando grabe por Mike tuve la conexión para hacerle feliz y creo eso es lo que el hace por mi. Mike y yo somos el súper equipo. Lo de Vivaldi si lo hice con placer para mi amigo Luis.

En este Difícil año que ha comenzado, tu crees que con esta situación de pandemia se demuestra que el arte es fundamental para la vida de las personas? Más aun la Música?
Si, si la gente cambia y regresa en el pasado donde las cosas fueron de altura en el arte. Espero que la música se convierta en todo lo que todos anhelamos ósea Original mágica poderosa y de mucho talento incluido.

Cual son los objetivos ahora a mediano y largo plazo para Andry Lagiou?
La Vd que cada vez que tengo objetivos algo cambia y supera mis pensamientos y de repente se congela. Pues prefiero fluir con las cosas que la vida me da.

Cuales son a tu criterio las cosas que hacen muy difícil a las bandas emergentes y artistas solistas progresar y tener una mejor vidriera y capacidad de progresar?Creo que los mayores en la industria no hacen nada para cambiar eso, la generación que está en línea se desaparece. Los mayores y grandes saben solo criticar a los nuevos y nunca contratarlos. Ellos que se quejan y tienen el gran porcentaje de esto. El poder lo tiene uno de una carera grande y con mucho dinero. Si ellos buscan maneras de tener más dinero en vez de salvar la música, es su propio error que no entiendan y destrocen la industria .Solo cuando todos estemos unidos podríamos cambiarlo.

Que es lo más duro en tu opinión personal de ser Artista? Y construir una carrera de ella? Y que mensaje les dejarías a las personas que desean serlo pero les arrincona la sensación de abandonar sus sueños.
La soledad, el estado de la familia, pues no puedes empezar a tener una familia cuando al mismo tiempo tienes que ser productivo en la música muchas responsabilidades. No puedes pagar todo solo, necesitas ayuda en tus primeros pasos. Necesitas hacerlo solo y jamás sostenerte de alguien de la industria. Pueden sonar tonto y sigue sonando tonto pero Busca maneras de hacerlo aunque cuesta si eso es lo que pides de tu vida. Sacrifica todo y gana. Gracias por tenerme aquí. Los amo.