Invernoir – Aimin’ for oblivion

Dal 27 settembre per code666 è disponibile il secondo album degli Invernoir“Aimin’ For Oblivion”. Un album che presenta una band più matura che, pur non avendo cambiato molto nel proprio sound, introduce qualche lieve variazione al suo doom metal di matrice anni 90.

Bentornati, non ci sentiamo da quel fatidico 2020 contrassegnato dall’uscita del vostro primo album, oltre che da altri eventi nefasti. Inizierei proprio da là, come è andato “The Void And The Unbearable Loss”?
Lorenzo: Siamo stati molto contenti della forma che ha preso “The Void And The Unbearable Loss”, tutt’ora ci piace come suona e come è stato arrangiato e lo ascoltiamo molto volentieri, non è banale. Anche il pubblico ha risposto molto positivamente, abbiamo ricevuto molti complimenti e abbiamo ampliato la sfera di ascoltatori che ci segue con passione ed amore, a volte al di sopra delle nostre aspettative. Siamo molto dispiaciuti per la situazione che hanno subito Funere, BadMoodMan Music e Solitude, le etichette che hanno pubblicato il disco. Purtroppo il loro lavoro è stato in qualche modo frenato dal conflitto militare Russo-Ucraino che certamente non ha aiutato a creare un’atmosfera serena dove la realtà come un’etichetta discografica è libera di promuovere, spedire, comunicare liberamente. Gli auguriamo di poter tornare a coltivare nel modo migliore le loro passioni ed il loro lavoro il prima possibile.

Guerra parte, in qualche modo il Covid ha compromesso la riuscita e la diffusione di quel lavoro?
Lorenzo: Soprattutto il primo periodo dopo l’uscita del disco non abbiamo potuto promuovere il disco dal vivo come avremmo voluto a causa dei problemi che ormai tutti conosciamo bene. Speriamo di poter fare di meglio con il nuovo disco.

Mettiamo da parte il passato concentriamoci sul nuovo disco “Aimin’ For Oblivion”: cosa vi affascina dell’oblio?
Alex: Più che affascinare devo dire che l’idea di oblio mi rassicura… trovo rassicurante il fatto che un giorno non rimarrà più nulla di me e di quello che ho fatto, mi aiuta a ridimensionare il presente e a dare un giusto peso alle cose senza farmi prendere da troppe ansie, non c’è niente di definitivo o immutabile e ogni cosa, bella o brutta che sia, ha un inizio ed una fine. Inoltre l’oblio mi suggerisce un senso di quiete dove niente più ha più possibilità di essere e si raggiunge la pace attraverso il nulla.

C’è un colore dominante nel disco, ed è il blu. Ha un significato particolare questa scelta cromatica?
Alex: Sì, certo, abbiamo preso la notte come simbolo dell’oblio e perciò è stato naturale usare il blu, l’attuale cover è la naturale prosecuzione di quella precedente, in “The Void…” era presente un bellissimo quadro di Stanislaw Maslowsky dal titolo “Moonrise” dove potevi appunto vedere una luna crescere e segnare la fine del giorno… ora quella luna è alta e avvolge nell’oblio tutto il paesaggio circostante.

Di base il vostro amore per il doom dei 90 mi pare rimasto intatto, credete che in qualche modo il vostro sound sia cambiato nell’arco di due dischi?
Alex: Cambiato decisamente no, penso che si sia affinato nel tempo, quello che abbiamo cercato di fare è di togliere elementi superflui e cercare un giusto bilanciamento tra melodia, aggressività e malinconia. In “Aimin’ for Oblivion” il mio intento principale come compositore è stato quello di creare un disco che fosse accessibile e pesante allo stesso tempo e lasciasse nell’ascoltatore la voglia di riascoltarlo immediatamente una volta terminato.

Capitolo batteria, come è stato passare dalla drum machine a un batterista in carne ed ossa?
Lorenzo: Siamo molto contenti che Flavio abbia accettato di entrare negli Invernoir, eravamo alla ricerca di un batterista da tempo dopo l’uscita di Luca Soldati. Flavio è un ottimo musicista e professionista, un amico che conoscevamo già personalmente, oltre ad essere sempre disponibile. Conosce bene e ama il nostro genere musicale che è una cosa fondamentale per entrare nelle dinamiche di arrangiamento della band, con lui è tutto semplice e naturale e si è integrato perfettamente. Chiaramente anche la produzione e la registrazione hanno beneficiato dell’ingresso di un batterista vero, c’è più umanità, naturalità e profondità nelle batterie di “Aimin’ for Oblivion”, caratteristiche che abbiamo sempre cercato ed ora abbiamo ottenuto.

Mentre, delle voci cosa mi dite?
Lorenzo: Dopo l’abbandono della band di Sami, il nostro primo cantante (potete trovare la sua voce nel nostro primo EP “Mourn”), abbiamo provato a trovare un successore degno, ma è stato obiettivamente difficile trovare qualcuno con le sue doti, inoltre noi tutti membri ci conosciamo da molto tempo, siamo amici e ci trovavamo davvero bene tra di noi. Visto che nella band erano già presenti membri con delle doti vocali abbiamo deciso di usare la soluzione casalinga, abbiamo pensato di non inserire nessun altro nella band, che quello che cercavamo forse già lo avevamo. Così su “The Void And The Unbearable Loss” ci siamo cimentati alla voce io sui clean e Alessandro sui growl/scream. Il risultato è stato sorprendente, ma cantare e suonare allo stesso tempo dal vivo non è semplice, così per nuovo lavoro discografico abbiamo pensato di lasciare Alessandro libero di cantare e basta (sia clean che growl) ed io di suonare la chitarra. Alessandro negli ultimi anni ha inoltre studiato molto il canto e si è davvero impegnato fino a diventare un cantante di livello davvero alto, siamo molto felici di queste scelte.

In quali edizioni è stato pubblicato il disco?
Lorenzo: Cd jewel case, vinile (la prima volta nella nostra carriera) e digitale.

Ci sono date in programma?
Lorenzo: Per ora abbiamo avuto la presentazione del disco intero a Roma l’11 ottobre al Defrag insieme ad Otus e Everlasting Slumber. Proprio in questo periodo poi stiamo programmando le date future, sicuramente ci saranno cose in Italia, ma stiamo lavorando anche a qualcosa di estero, l’idea è quella di portare il nuovo disco dal vivo più dell’album precedente.

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