Dopo quasi tre anni dal suo debutto solista “It’s Me“, Francesco Marras torna con “Out of the Fire“, un album che rappresenta un’evoluzione artistica e stilistica. Chitarrista talentuoso e membro dei leggendari Tygers of Pan Tang, Francesco ha curato ogni dettaglio del nuovo lavoro, dalla produzione al songwriting, arricchendolo con collaborazioni di spicco e sonorità inedite. In questa intervista ci racconta la genesi del disco, l’importanza della crescita personale nei suoi brani e i progetti futuri, tra cui un imminente tour in Germania.
Bentornato Francesco, “Out of the Fire” esce a quasi tre anni dal tuo debutto solista “It’s Me”. In cosa senti che sei cresciuto artisticamente rispetto al disco precedente? E come ti giudichi come chitarrista oggi?
Artisticamente sono da sempre in costante evoluzione ma sento di essere cresciuto tanto negli ultimi anni, da quando sono entrato nei Tygers of Pan Tang, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto live. Io adoro suonare dal vivo, è la parte più bella del mio lavoro. Parlando invece del nuovo disco, è sicuramente più metal del precedente ed è più vario perché contiene brani di diversi periodi e se c’è stato un miglioramento, dal mio punto di vista riguarda il songwriting.
In occasione della sua pubblicazione, mi raccontasti che “It’s Me” era una sorta di presa di coscienza, un mezzo per dire al mondo questo sono io e questo è quello che so fare. Un titolo come “Out of the Fire” è molto evocativo, ma dà l’idea di una persona venuta fuori dalle difficoltà. E’ corretta la mia lettura o o sottintende altro?
Assolutamente corretta, e sono contento che questo messaggio ti sia arrivato. E’ così, la maggior parte dei brani di questo lavoro è incentrata sulla crescita personale, sul trovare la forza di rialzarsi e continuare a combattere malgrado le avversità e gli ostacoli.
Hai curato in prima persona la produzione, il mixing e il mastering del disco, lavorando anche nel tuo Screaming Shadows Studio. Quanto è stato importante per te avere il pieno controllo su ogni aspetto della realizzazione?
Ci sono comunque due brani il cui mix e mastering sono stati realizzati da Mattia Stancioiu nel suo Elnor Studio. Per me avere sempre a disposizione la strumentazione per registrare ogni singola idea musicale che mi viene in mente e poi svilupparla è la cosa più importante del mondo, quella che mi ha fatto crescere di più come compositore.
Il disco mescola hard rock e heavy metal, ma ci sono anche strumenti particolari come il bouzouki. Come è nata l’idea di inserire elementi sonori diversi?
La ragione per cui in alcuni brani sono presenti strumenti come il bouzouki e le chitarre acustiche è dovuto al fatto che, nel periodo in cui sono stati scritti, stavo suonando tanto quegli strumenti. Cercavo degli arrangiamenti diversi dal solito e penso che il loro suono si sposi benissimo con le atmosfere metal e le chitarre distorte.
Il nuovo album vanta diverse collaborazioni con artisti di spicco come David Readman, Gianni Pontillo e Iacopo Meille. Come hai scelto questi ospiti e cosa hanno portato al sound del disco?
Ho scelto solo cantanti che conosco personalmente e che stimo. Ognuno di loro è riuscito a dare un valore in più ad “Out of the Fire” e gli sono molto grato per questo.
“Cyber Lust” è stato uno dei singoli di lancio. Puoi raccontarci il significato del brano e cosa rappresenta all’interno dell’album?
Il testo di “Cyber Lust” parla della dipendenza da pornografia, che essendo digitale, oggi è molto più “a portata di mano” rispetto al passato. Ma non solo, si riferisce anche all’ossessione per la figura femminile che dilaga sui social e quindi al distacco dalla vita reale.
In “Lost Souls” canti con David Readman, mentre in altri brani hai prestato la voce in prima persona. Come hai deciso quali canzoni avresti interpretato tu e quali avrebbero avuto ospiti alla voce?
“Out of the Fire” raccoglie in sé brani che ho prodotto tanti anni fa (addirittura precedenti a “It’s Me!”) e brani che ho prodotto qualche mese fa. I più vecchi sono “More Than Life”, “Out of the Fire”, “Here And Now”, “Through My Veins”, hanno un sound più dark e sono tutti cantate da me. Anche le canzoni che hanno gli ospiti sono comunque state cantata prima da me durante la scrittura del brano, ad ogni cantante ho mandato una demo non lontana dalla versione definitiva. Ho scelto a quale ospite affidare un brano in base ai gusti musicali dell’ospite, al genere che canta di solito, al suo stile canoro. Penso di essere stato bravo nella scelta perché ogni cantante si è trovato bene e ha potuto dare il meglio di sé.
Sei attivo su più fronti, tra la carriera solista, i Tygers of Pan Tang e gli Screaming Shadows. Come riesci a bilanciare tutto e quali sono le principali differenze nel lavorare su questi progetti?
Riesco a far quadrare il tutto perché sono un musicista a tempo pieno, non ho un altro lavoro, per me la musica è tutto. Le differenze sono tantissime, oltre a quelle più ovvie, come i differenti stili musicali, ad esempio tutto quello che viene fatto con i Tygers segue quella che è la direzione musicale della band ed è sempre un compromesso tra cinque musicisti diversi, mentre quando lavoro come solista ho il pieno controllo su tutto.
Dopo l’uscita di “Out of the Fire”, hai in programma un tour o delle date live per promuovere il disco?
Sì per la prima volta in assoluto avrò la possibilità di portare dal vivo I brani di “It’s Me!” e di “Out of the Fire” durante un mini tour che si svolgerà in Germania, ecco i dettagli delle date:
Martedì 25 Marzo – Jazzkeller, Krefeld
Mercoledì 26 Marzo – Rockin’ Rooster – Haan
Giovedì 27 Marzo – Quattro Cultura – Köln
Venerdì 28 Marzo – Schänke, Haltern am See
Sabato 29 Marzo – Alt Werdohl – Werdohl
Domenica 30 Marzo – SOL Kulturbar – Mülheim an der Ruhr
