Interview by Jager (metalbite.com), click HERE for the original English version.
Intervista a cura di Jager (metalbite.com), clicca QUI per la versione originale in inglese.
Un uomo di poche parole, ma che lasciano il segno… Dal 1998, Kaiser Wodhanaz degli Ad Hominem è un paladino del black metal nella sua forma più pura: controverso, pericoloso e 100% autentico. Il movimento anti-black metal ha provato a farsi sentire, ma senza successo! Perché la nostra è una rivoluzione basata su sacrificio, forza e onore, mentre il loro modo di operare si regge solo su fumo e specchi. Ironia della sorte, a Kaiser non frega assolutamente nulla di tutto questo, perché la sua guerra è contro l’umanità intera, così com’è oggi: mediocre, degenerata e incompetente. (Jager)
Salve e benvenuto su MetalBite. Di solito mi piace iniziare con un po’ di background, ma stavolta lasciamo perdere le formalità e andiamo dritti al sodo. Sei davvero spuntato fuori dal nulla con questo nuovo album (“Totalitarian Black Metal“, uscito il 28 febbraio tramite Osmose Productions / Goatfucker Records). Questo è il tuo primo LP dal 2018, quando hai pubblicato “Napalm for All“. Cosa ti ha ispirato nella sua creazione e perché l’uscita a sorpresa?
Avevo in mente di fare un nuovo album già da un paio d’anni. Ne avevamo parlato con Osmose e abbiamo deciso di pubblicarlo senza troppi annunci. Dovevo colpire con forza, e credo di esserci riuscito. Per quanto riguarda l’ispirazione… la solita: la mediocrità del genere umano.
Come al solito, questo album è carico d’odio, con pezzi come “Choke the Woke“ e “The Nuclear Solution“ che fanno ribollire il sangue. Mi sembra che condividiamo entrambi un certo disprezzo per l’umanità e una totale indifferenza verso il mondo. Di certo oggi non mancano gli spunti per scrivere, visto lo stato generale delle cose. Diresti che trovi soddisfazione nell’inevitabile autodistruzione della nostra specie? Io, per esempio, trovo il caos mondiale piuttosto affascinante.
Il black metal e la musica in generale sono sicuramente un modo per sfuggire alla merda che ci circonda; una valvola di sfogo per tutto il nostro dolore e la negatività. Con Ad Hominem incanalo il peggio di me (che in realtà potrebbe anche essere il meglio).
Parlando di musica, com’è stato il processo di scrittura e registrazione di “Totalitarian Black Metal“? E perché hai scelto di portare avanti Ad Hominem come progetto solista?
Seguo semplicemente il mio umore. A volte non ho voglia di comporre, altre volte scrivo diversi pezzi di fila. Per fortuna non sono un professionista, quindi non ho scadenze da rispettare.
Ho letto un articolo sul Pacific Standard in cui venivi menzionato. PSMAG sembra essere una di quelle pubblicazioni isteriche, di sinistra e antifasciste, convinte che i suprematisti bianchi abbiano letteralmente invaso la scena metal estrema internazionale, in particolare il black metal. Hanno citato Ad Hominem per l’uso di immagini come la croce di ferro, la tua partecipazione allo split “Purification” e l’album del 2003 “A New Race for a New World“. Ovviamente nessuno di questi lavori ha a che fare con la “purificazione della razza”, ma nonostante ciò, Ad Hominem è stato etichettato come band NSBM… Alcuni gruppi black metal pagherebbero oro per una notorietà del genere. Come hanno impattato queste accuse false sulla band?
Sia in modo positivo che negativo, senza dubbio. Ma chi se ne frega ormai! Ad Hominem è quello che è, indipendentemente da quello che dicono i piagnucoloni. Il progetto è per chi lo capisce, del resto non me ne importa un cazzo.
Pensi che la gente capirà mai che il mondo del black metal è un posto senza virtù?
Non mi interessa cosa capiscono o non capiscono loro/loro (LOL).
Gli unici veri intrusi nella scena sono i guerrieri della giustizia sociale e del politicamente corretto, il cui unico scopo è censurare e soffocare l’arte, come nel caso del black metal. Esistono addirittura band black metal antifasciste che usano il genere per fare virtue signaling e diffondere le loro idee politiche paradossalmente fasciste: “Pensa come noi o sei un bigotto!”. Io non ci casco. Tenendo conto di tutto questo, come vedi lo stato attuale del black metal?
Credo che stia emergendo una nuova scena, con band che stanno portando avanti una forte resistenza contro questa tendenza del “voglio fare il tenerone”, come Marduk, Destroyer 666, gran parte della scena finlandese e ovviamente Ad Hominem. Quella massa di patetici deboli che ci circonda non fa altro che rafforzare il nostro spirito, il che alla fine è solo un bene per noi.
Qual è la lezione più importante che hai imparato nella tua carriera nel black metal?
Crea, mettici tutto te stesso, sii forte e non ascoltare la gente.
