Crescent – Slaves to the power of death

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Se state cercando qualcosa di esotico ed estremo, forse i Crescent sono la band che fa per voi. I Crescent sono la prima band death metal egiziana con testi ispirati alla storia egizia e strumenti tradizionali. Il loro nuovo grande album, “Carving the Fires of Akhet”, è uscito da poco per la Listenable Records.

Benvenuto Youssef! Il vostro album precedente ha dato alla vostra band visibilità internazionale, quanto è stato difficile per voi registrare un grande successore per “The Order of Amenti“?
Niente di particolarmente difficile, semplicemente abbiamo iniziato a registrare quando il mondo è stato colpito dalla pandemia e questo non ci ha solamente ritardato, ma ci ha anche ostacolato durante gli spostamenti soprattutto verso lo studio, soprattutto per andare a registrare le parti vocali.

“Carving the Fires of Akhet” è un concept album?
Sì e no. C’è un concept generale che gira attorno alla figura della divinità (Akhet) e lega con un filo i molteplici aspetti che vengono trattati nell’album. Vi consiglio di leggere e assimilare i testi, non vogliamo rovinare l’esperienza a coloro che ci tengono abbastanza da farlo.

Invece, dell’artwork realizzato da KhaosDiktator che mi dici?
Si basa su una reliquia che ha più di 5000 anni ed è la Narmer Palette. Abbiamo deciso di dargli vita, prendendoci delle libertà, ben consci della sua importanza, per adattarla alla contenuta nei tesi.

La pausa tra le vostre ultime due uscite ha segnato la separazione con il vostro storico bassista Moanis Salem e del co-fondatore Amr Mokhtar per motivi personali. Come hanno influito queste due defezioni sul vostro sound?
Non è andata proprio così, Amr ha inciso le linee i batteria prima di lasciare la band e Julian ha giusto impreziosito il tutto aggiungendo le sue idee e il suo tocco. Il nostro compositore principale, Ismaeel, è ancora nella band, quindi nessun cambiamento sostanziale.

Potresti presentare i nuovi membri Stefan Dietz (basso) e Julian Dietrich (batteria)?
Stefan è un nostro buon amico, con il quale condividiamo più o meno gli stessi gusti musicali. Ha 25 anni di esperienza come musicista ed è il chitarrista di Nocte Obducta, Slidhr e Horresque. Inoltre, è stato un live sessionist per Melechesh e attualmente Schammasch. Julian è il nostro membro più giovane e diciamo solo che è un batterista prodigio e il suo lavoro sull’album certifica le sue abilità.


Come si sono ambientati questi due musicisti tedeschi in una band con radici e influenze egiziane?
In fin dei conti, si tratta di una band blackened death metal, quindi abbiamo parlato principalmente la stessa lingua.

Cosa ne pensi delle band non egiziane con un suono influenzato dall’Egitto come i Nile?
Ammetto che non ci pensiamo molto. Ognuno può fare quello che vuole. Per quanto ci riguarda, rispettiamo queste band e i loro successi, ma se dobbiamo fare riferimento a qualcosa di ispirazione egiziana, allora sono gli Iron Maiden di “Powerslave”.

Qual è lo stato di salute della scena metal egiziana oggi, soprattutto dopo la pandemia?
Ce la siamo vista brutta per un po’; sono passati anni senza un vero concerto metal. La scena non sta crescendo, se si esclude il semplice ottenere nuovi follower più giovani ogni giorno. Non possiamo davvero definirla una scena in primo luogo a causa della mancanza di così tanti aspetti che praticamente non esistono nemmeno, ad esempio non c’è quasi nessuna copertura mediatica, nessuna etichetta discografica o riviste. I giovani metallari supportaano a malapena le band locali.

Ci consiglieresti delle band egiziane che ti piacciono davvero?
Osiride e Ahl Sina.

If you are looking for something exotic and extreme, maybe Crescent is the band for you. Crescent is Egypt first death metal band with authentic Egyptian historical lyrical theme and instruments. Their new great album, “Carving the Fires of Akhet”, is out now for Listenable Records.

Welcome Youssef! Your previous album gave to your band international visibility, how difficult was for you to record a great successor to “The Order of Amenti“?
Nothing particularly difficult, simply that we started recording when the world was hit by the pandemic and it didn’t simply delay us, only hindered us at some times with our movement especially to go to the studio to record the vocal parts.

Is “Carving the Fires of Akhet” a concept album?
Yes and no. There’s an overarching concept that deals with the prevailing divinity (Akhet) given the thread of multiple aspects that are dealt with in the album. Reading and digesting the lyrics is recommended, we do not want to spoil that for those who care enough to do it.

What’s about the artwork was done by KhaosDiktator?
It is based on a relic that is over 5000 years old and that is the Narmer Palette. We decided to bring it to life, while taking some liberties, knowing its importance to us, history and how it serves the lyrical themes.

The pause between your last two releases marked the departure of longtime bassist Moanis Salem and co-founder Amr Mokhtar due to personal reasons. How did change your music these two splits?
It didn’t, Amr actually composed the drums before he left the band and Julian implemented his ideas while adding his touch. Our main composer, Ismaeel, is still in the band so no change here.

Could you introduce your new members Stefan Dietz (bass guitar) andJulian Dietrich (drums)?
Stefan is a good friend of ours, with whom we share pretty much the same taste in music. He has 25 years of experience as a musician and is the guitarist of Nocte Obducta, Slidhr and Horresque. Additionally, he was a live sessionist for Melechesh and currently Schammasch. Julian is our youngest member and let’s just say he’s a drumming prodigy and his work on the album attests to his skills.

How did these two German musicians settle into a band with Egyptian roots and influences?
At the end of the day it is a Blackened Death Metal band, so we spoke mainly the same language.

What do you think about no-Egyptian bands with an Egyptian influenced sound like Nile?
We have to say that we do not think much about them. Everyone can do whatever they want. As far as we are concerned, we respect these bands and their achievements but if we have to refer to something Egypt-inspired then it’s Iron Maiden’s “Powerslave”.

What is the state of health of the Egyptian metal scene today, especially after the pandemic?
It has been quite bad for a while; it has been years now without a real metal show. The scene is hardly growing beyond simply getting new younger followers every day. We can’t really call it a scene in the first place due to the lack of so many aspects that basically don’t even exist, for example there is barely any media coverage, no record labels or magazines. Young Metalheads who would also barely support local bands.

Would you recommend some Egyptian bands you really enjoy?
Osiris and Ahl Sina.

Unblessed – Murdering hope

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Con oltre 20 anni di esperienza nel metal estremo nel loro paese natale, il Cile, gli Unblessed sono dei veri e propri titani del metal più estremo. In questa intervista, ci raccontano la loro personale visione della musica, gli aneddoti capitati in due decenni di musica e il loro modo di vedere la musica underground. Spesso sentiamo molte persone lamentarsi del poco denaro che circola nel mondo della musica, ma il vero motore è uno solo per portare avanti la propria arte: la passione, una sentimento che va preservato con l’amore e la dedizione. Il vero senso del fare arte è il poter lasciare in eredità un vero tesoro musicale. Paul, il cantante, è molto chiaro nella sua ideologia: se non vuoi fare musica e lavorare sodo per essa, molla tutto

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, è un piacere avervi qui. Come sono nati gli Unblessed e la loro personale visione del metal estremo?
Sono nati nello scorso millennio, nel 1999, come progetto universitario, per poi diventare la nostra vita. Ho sempre sognato di suonare, cantare, registrare dischi, andare in tournée, sono molto coinvolto in tutto ciò essendo un banger sin dai primi anni ’90. Amo questo lavoro e lo farò per sempre.

Com’è fare metal in America Latina dopo tutti questi anni? Ad un certo punto hai mai pensato di lasciare tutto e continuare con una vita normale?
Non proprio, penso che la mia vita sarebbe più anormale se avessi la capacità di buttare via tutto. La mia carriera è la vita e io mi tengo tutto quello che la musica mi ha dato: amici, mondo, cultura, aneddoti, rabbia, tradimenti, beh… Per me questo è il mio “Matrimonio” per così dire, fino a quando la morte non ci separi. Ho fatto una canzone in “Killing Ylour Last Drop of Innocence” del 2017, chiamata “Tic tac Parasites” che riflette la mia idea di vita tradizionale. E’ disponibile anche un videoclip.

In 20 anni di carriera, hai scritto un sacco di materiale per gli Unblessed, cosa hai provato vedendo il documentario che la band ha pubblicato qualche tempo fa che racconta la loro storia all’interno della scena metal cilena e del metal estremo sudamericano?
Un lavoro molto onesto che ha avuto un discreto successo nell’underground, andiamo verso i 22 anni di
carriera e continuiamo a crescere, e io ho gli stessi desideri del primo giorno. Il documentario riporta le cose che si possono raccontare, mi è successo di tutto nella mai carriera, cose buone e divertenti, dopotutto non faccio cattivo sangue né porto rancore a nessuno. Nelle band ci sono sempre state risse e ormai non ci penso neanche più e vado avanti. Per me “Il quadro generale” è più importante dei litigi, vivo il presente e niente più. C’è sempre uno scopo dietro ogni passo che facciamo e lo zaino pieno di sogni è ancora intatto. Il duro lavoro ci avvicina sempre a qualcosa di buono, spero che il successo sia la normale conseguenza. Abbiamo attraversato molti confini, attraversato continenti, non sai mai cosa accadrà o dove dovrai andare, ma qualunque cosa ci aspetti, la accoglieremo con forza e con la convinzione che il nostro lavoro è buono e a volte anche sorprendente.

Secondo te cos’è che non permette all’underground di progredire?
In America Latina mancano le infrastrutture per raggiungere il livello europeo e poter permettere alle band di garantirsi un reddito con la propria musica. Principalmente è considerato un hobby in Sud America, inizi con la premessa che non ci potrai vivere e continui sempre con quella idea. Tutto è dipinto in negativo, da coloro vivono di metal. Le band devono capire che devono metter mano al portafogli per potersi rendere più professionali e pubblicizzare il proprio lavoro in una scena underground che ci bombarda di buona musica costantemente e in cui è difficile farsi un nome, a volte, anche nel proprio paese. Le band non sanno quanto valga uno spazio, uno slot o l’uscita di un disco. L’ho sempre detto, qui, almeno in Cile, i cretini sono merda con dei sogni. Finché ciò non cambierà, saremo sempre un prodotto di seconda scelta nei mercati principali. Il merchandising è essenziale, rispetto tutti coloro che fanno questo per hobby o ego ma mi considero un coglione che aspira a lasciare un’eredità nella musica, nel bene e nel male, e vado dritto per la mia strada. Se non investi non c’è profitto, è un principio fondamentale della vita. Ecco, bisogna seminare per poter raccogliere e questo consiglio va a tutti, produttori, stampa, distro, etichette, media e tutto ciò alla fine serve per costruire insieme una grande scena latinoamericana che potrebbe essere valutata meglio, visto che dopo i Sepultura la nostra presenza nei mega show internazionali negli Stati Uniti e in Europa è molto scarsa.

Internet oggi, con le piattaforme di musica digitale, è una benedizione o un maledizione per gli Ublessed?
È la migliore opportunità che abbiamo noi artisti di mostrarci ai media che non sono venduti al 100%. Bisogna approfittarne.

Com’è andata l’esperienza di suonare in Italia, come ha accolto il pubblico italiano la proposta della tua band?
A Milano siamo stati con alcuni amici, gli Evil Spells, del nostro buon amico bassista e voce Gigi. Il concerto è stato accettabile, siamo arrivati dall’Irlanda molto stanchi dopo gli show a Manchester e a Londra in Inghilterra, e Galway e Cork in Irlanda. L’esibizione di Roma è stato qualcos’altro, è stato uno dei nostri migliori spettacoli di quel tour. Come aneddoto ti racconto che era un Open Air Fest e ha iniziato a piovere, abbiamo condiviso il palco con grandi band, tra cui i Sudden Death, e abbiamo finito per suonare e bere nella tenda del catering, dove ci è stato chiesto se eravamo disposti a suonare e abbiamo detto: questa merda è rock ‘n’ roll, certo, andiamo!!! Ci siamo ubriacati e la yuta (polizia) ci ha fermato sulla strada per l’hotel. Ci hanno lasciato in hotel ed eravamo tutti ubriachi, anche i ragazzi della produzione, che erano molto felici come noi. Ci siamo trovati benissimo. È stata una giornata eccellente e il giorno successivo abbiamo visitato Roma, il Colosseo, il Duomo, il Vaticano, la Fontana Trevi dopo la grande sbornia. Il giorno dopo abbiamo preso l’aereo per Malta, dove abbiamo suonato al Sinfest Metal Festival con Carach Angren, Necronomicon ed Echate Enthroned. Tutto molto bello.

Secondo te, una band emergente, qualunque sia lo stile di metal, puoi andare avanti solo se ha una etichetta alle spalle o al contrario, oggi c’è più libertà di poter far conoscere la nostra musica senza dipendere da un’azienda?
Certo, per il mio primo album ho fatto mille copie da solo e mi ci è voluto molto tempo per venderlo. Ritengo che la gente voglia supportare più di quanto si pensi ed è per questo che è importante produrre, registrare, realizzare video e avere un buon sito web. Nel bene o nel male arriva tutto da là.

Hai mai pensato di fare il grande salto e andare a vivere in Europa per poter competere al meglio con le band più rappresentative del death metal underground?
Ci ho pensato, sicuramente suonerei la chitarra, il basso o canterei in qualsiasi band lì, a seconda delle necessità delle persone con cui collaborerei. La vedo difficile, quindi dovrei mettere insieme la band con musicisti di lì. Ho relazioni e affetti che mi legano al Cile al momento, ma non si sa mai veramente. Ho molti dischi e vendo molto, penso che sarebbe un bene per me se riuscissi a vendere quello che vendo qui in Europa o Stati Uniti, ma partire è una scelta definitiva. Da qui ho già fatto tre tour in Europa e sto raggiungendo buoni accordi per il prossimo tour, spero di continuare a crescere e fare carriera da qui per ora. Anche il momento che viviamo come umanità non ci permette di programmare nulla.

Cosa motiva gli Unblessed a fare metal estremo? In che direzione vuoi portare l’arte che sviluppi?
Innalzare le mie canzoni fino alla morte, lasciare un’eredità e diventare una leggenda nella storia del metal mondiale.

Qual è uno dei sogni che la band non ha ancora realizzato ma sul quale stai lavorando sodo per poterlo raggiungere?
Il mio sogno è penetrare in nuovi mercati e il sogno di suonare nei grandi festival è sempre attuale. Speriamo di continuare a crescere per raggiungere i prossimi obiettivi. Sono contento di ciò che è stato realizzato fino ad ora e soprattutto per il sostegno e l’affetto della gente ha verso la band. Sono tra le cose che spiccano di più. Abbiamo anche una discografia molto ricca e ampia e questo non è da meno, soprattutto per dei sudamericani.

Con mas de 20 años de hacer metal extremo en su chile natal, esta banda de auténticos titanes del metal mas duro, nos hablan en esta entrevista de su visión personal de la música, las anécdotas que han venido pasando estos mas de 2 décadas con la música, pensamientos y forma de ver la música mas aun del ambiente underground, a menudo escuchamos mucha gente quejarse que la música es mas perdida de dinero que otra cosa, pero para unblessed el dinero es solo un motor para poder llegar mas lejos con su arte, y una cosa que se debe rescatar es la pasión el amor la entrega de parte de ellos a lo que hacen, he ahí donde radica el verdadero sentido de hacer arte y dejar un legado un verdadero tesoro musical Paul el vocalista es muy claro en su ideología, no quieres hacer música o entregarte a ello, entonces no lo hagas.

Hola gente de unblessed bienvenidos al Il Raglio del Mulo, un gusto tenerlos por aquí, como nace Unblessed y su idea de hacer metal extremo?
Estamos del milenio pasado, desde 1999. Nació como proyecto de universidad, para  luego transformarse en mi vida. Siempre soñé con tocar, cantar, grabar discos, hacer giras y todo el cuento, muy envuelto e influenciado como Banger en los inicios de los 90s. Amo este trabajo y lo voy a ejercer por siempre.

Como es hacer metal en Latinoamérica y tener tantos años a cuestas con lo que ustedes hacen? En algún momento pensaron dejar todo y continuar una vida normal diríamos?
La verdad no, yo creo que mi vida sería más anormal aun si no tuviera la capacidad de botarlo todo a través de este arte. Se vive de todo en esta carrera cuando es de por vida, pero me quedo con todo lo que me ha entregado la música, amigos, mundo, cultura, anécdotas, enojos, chascarros, en fin… Para mi este es mi “Matrimonio” por así decirlo, hasta que la muerte nos separe. Hice un tema en el “Killing your last drop of innocence” 2017, llamad “Tic tac Parasites” que refleja mi visión acerca de una vida tradicional. Incluso tiene un video clip.


En 20 años de carrera cuantos materiales tiene en su haber unblessed, y que cosas rememoran con cariño cuando ven el documental que la banda lanzo hace algún tiempo contando del paso de unblessed hasta ahora dentro del metal chileno y metal extremosudamericano?
Si a verdad es un trabajo bien honesto que ha tenido bastante éxito en el Under, vamos para los 22 años de carrera y seguimos creciendo, yo tengo las mismas ganas del día uno. El documental rememora las cosas que se pueden contar, me ha pasado de todo en esta carrera, cosas buenas y divertidas, al fin y al cabo
no me hago mala sangre ni guardo rencor por nadie. En las bandas sirmpre han existido las peleas y no me caliento la cabeza a estas alturas, sigo adelante. Para mi es mas importante “The big picture” que las rencillas, el plano general de las cosas cuantifica solamente hasta el presente y nada más. Siempre hay un propósito detrás de cada paso que damos hacia adelante y la mochila llena de sueños intácta. El trabajo duro nos acerca hacia algo bueno siempre, espero el triunfo como consecuencia y hemos crecido bastante en los ultimos años, hemos traspasado muchas fronteras, atravezado continentes, nunca sabes que va a pasar o hacia adonde vas a tener que ir, pero lo que venga lo recibiremos con fuerza y con la convicción que mnuestro trabajo es bueno y hasta asombroso algunas veces.

En opinión de ustedes que es lo que no permite progresar al underground latinoamericano para llegar al europeo entiéndase posibilidad de poder tener un ingreso de la banda y la música que uno desarrolla, equipamientos, festivales de renombre con una carrera ya formada?
Principalmente que esto es tomado como un hobbie en Sudamérica, se parte con la premisa de que vas a vivir arruinado y partes desde ese prisma. Todo lo pintan negativo, siendo que mucha gente vive del metal.
Las bandas deben entender que deben meterse la mano a los bolsillos para profesionalizar y dar a conocer su proyecto a través de una escena underground que nos bombardea de buena música constantemente y es difícil hacerse un nombre, a veces, hasta en tu propio país. Las bandas no saben cuanto vale un booking, un slot, o sacar un disco afuera. Siempre he dicho que acá, por lo menos en Chile, los huevones son cagados con sus sueños. Mientras eso no cambie, siempre vamos a tener un producto de segunda en los mercados grandes. El merchandising es fundamental, respeto a todos los que están en esto por hobbie o ego
pero me considero un huevón que aspira a dejar un legado en música, para bien o para mal, y voy derechito hacia ahí. Si no inviertes no hay ganancia, es un principio básico de la vida. Hé ahí… Hay que sembrar para poder cosechar y este consejo va para todos, productores, prensa, distros, sellos, medios y todos los que construimos esta gran escena latinoamericana que podría estar mejor evaluada, ya que después de Sepultura es bien escaza nuiestra presencia en mega shows internacionales en USA y Europa donde las cosas funcionan mucho más pro.  

El internet hoy día con las plataformas digitales de música, es una bendición o una maldición en opinión de Unblessed?
Es la posibilidad que tenemos los artistas de mostrarnos en el último concho de los medios que no están 100% comprados. Hay que aprovecharlo.

Como fue la experiencia de la banda tocando en Italia, como fue el recibimiento del publico italiano con la propuesta de la banda?
En Milán estuvimos con unos unos amigos de la banda Evil Spells con nuestro buen amigo el bajista y voz Gigi, el concierto estuvo aceptable, veníamos desde Irlanda muy cansados tras fechas en Manchester y Londres en Inglaterra, y Galway y Cork en Irlanda. El fest de Roma fue otra cosa, fue uno de nuestros mejores shows de ese tour. Como Anécdota te cuento que era un Fest Open Air y se puso a llover, compartimos escenario con grandes bandas, entre ellas Sudden Death y terminamos tocando y tomando en la carpa de los drinks,donde se nos preguntó si estabamos dispuestos a tocar y nostotros dijimos: Esta huevada es Rock n roll, ya estamo acá, vamos!!! Nos emborrachamos y nos detuvo la yuta (Policia) camino al hotel, pero pasamos piola, como decimos acá al bajo pérfil. Nos fueron a dejar al hotel y estábamos todos ebrios junto a los tipos e la producción, quienes estaban muy contentos con nosotros,lo pásamos muy bien.
Fue una excelente jornada y al otro día hicimos tour en Roma por el coliseo, el duomo, vaticano, Fontana de trevi con la gran resaca. Al otro día tomamos el avión hacia Malta, donde tocamos en el Sinfest Metal Festival con Carach Angren, Necronomicon y Hecate Enthroned. Muy lindo todo.

En palabras de ustedes hoy en dia, una banda emergente ya sea del estilo que sea dentro del metal solo puede salir adelante si tiene un gran sello detrás de su arte o por el contrario hoy tenemos más libertad para poder dar a conocer nuestra música sin depender de una cia?
Claro, yo para mi primer disco saqué mil copias solo y me demoré mucho en venderlo, precisamente por no tener mas cosas que vender, ahora entiendo que la gente te quiere apoyar más de lo que uno piensa y por eso es importante producir, registrar, grabar, grabar y sacar discos, hacer videos, tener un buen sitio en internet. Mal que mal por acá uno conoce toda la música y todo lo que consumes entra por ahí.

Ha pensado en algún momento dar el gran salto e ir a vivir en Europa para poder competir mejor con las bandas mas representativas del genero del death metal underground mundial?
Lo he pensado, seguramente tocaría guitarra, bajo o cantaría en cualquier banda allá, si es por la gente con la que toco, lo veo difícil así que tendría que armar la banda con músicos de allá. Tengo asuntos y lazos que me atan a Chile hasta ahora, en realidad uno nunca sabe. Tengo muchos discos y vendo bastante, yo creo que mi iría bien si logrará vender lo que vendo acá en Europa o los EEUU, pero irse es definitivo. Desde Acá igual he hecho 3 giras por Europa ya y estoy amarrando algo bien bueno para el próximo tour, espero seguir creciendo y haciendo carrera desde acá de momento. También el momento que vivimos como humanidad tampoco da para planificar nada.

Que es lo que motiva a Unblessed a hacer metal extremo? Que pasión los mueve en querer mover el arte que ustedes desarrollan?
Elevar mis canciones hasta la muerte, dejar legado y ser leyenda en la historia del metal mundial.

Cual es uno de los sueños que la banda aun no ha cumplido pero que están trabajando duro para poder ya concretarlo en este tiempo?
Yo tengo por meta penetrar en nuevos mercados y siempre el sueño de tocar en los grandes festivales ha estado presente. Esperamos seguir creciendo para lograr los próximos objetivos. Me siento contento de lo logrado hasta ahora y en especial el apoyo y cariño de la gente hacia la banda son de las cosas que más destaco. También tenemos una discografía bien rica y amplia y eso no es menos, sobre todo para ser Sudamericanos.

Nordjevel – Fallen angels

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A causa dell’emergenza sanitaria mondiale, i Nordjevel hanno deciso di posticipare il loro prossimo album alla fine del 2021 e di registrare alcune tracce extra in esclusiva per il nuovo EP “Fenriir” (Indie Recordings).

Benvenuto Doedsadmiral, quanto tempo avete impiegato per comporre e registrare il vostro ultimo EP “Fenriir”?
Le canzoni “Fenriir” e “Rovdyr” erano tracce che avevamo scritto un anno fa e che erano finite, quindi quando abbiamo deciso di aggiungere “Gnawing The Bones”, che era stata scritta per il nuovo album, non ci è voluto molto tempo. Giusto il tempo necessario per registrare le canzoni in studio.

Avete bisogno di un ambiente o di un’atmosfera particolare per comporre?
Non proprio. Componiamo in ogni ambiente. Se abbiamo un’idea, o ci troviamo in un determinato stato d’animo, ci sentiamo semplicemente ispirati e continuiamo a lavorare sulle idee.

“Fenriir”, “Gnawing The Bones”, “Rovdyr” saranno disponibili esclusivamente su questo nuovo EP?
“Fenriir” e “Rovdyr” sì, saranno disponibili solo su questo EP. “Gnawing The Bones” è stato scritto per il nostro nuovo album che registreremo a settembre. Potrebbe avere una versione po’ differente sull’album.

“Det Ror Og Ror” è stata registrata dal vivo al Brutal Assault nel 2019, perché avete scelto questa versione live?
È stata una nostra scelta personale. Quando abbiamo suonato Brutal Assault, è stato un concerto davvero estremo per noi, e volevamo catturare quell’energia che abbiamo sentito sul palco in quel momento.

Quanto spesso ascolti le tue vecchie canzoni?
Non molto spesso, ma è perché le proviamo e le suoniamo molto, quindi non capita spesso di sedersi da soli ad ascoltare vecchi album. Segnano anche un momento nella band che c’era allora ed è là. Normalmente mi sento più motivato ad andare avanti con cose nuove. Ma, quando a volte ti siedi e le ascolti, ti riportano indietro.

Quando hai scoperto i Possessed e la loro canzone “Fallen Angel”?
Siamo stati tutti fan dei Possessed da un pezzo, e quando siamo andati in tournée con loro nel 2019 e li abbiamo visti dal vivo per 15 giorni, volevamo davvero onorarli con questa cover, come antenati della musica estrema. Non c’è mai stato davvero alcun dubbio su chi coverizzare.

Quando nasce il tuo amore per il metal?
Probabilmente già all’inizio del 1988. Mia madre stava con un chitarrista live di una delle più grandi rock band norvegesi e suonava sempre la chitarra con me mentre cantavo. È nato da tutto da quello: Accept, Kiss, Sepultura, poi su Possessed, Darkthrone e Mayhem nei primi anni dell’adolescenza.

Dopo “Krigsmakt” (2017), “Fenriir” è il vostro secondo EP: preferisci pubblicare full-length o Ep con la tua band?
Personalmente preferisco gli album. Gli EP sono sempre troppo corti per me.

Novità sul prossimo full lenght?
Entreremo negli Fredman Studio a settembre per registrare il nostro nuovo full-lenght. Verrà probabilmente rilasciato intorno alla primavera del 2022.

Due to the ongoing world situation, Nordjevel decided to delay their upcoming album until late 2021 and to record a few extra tracks in exclusive only for the new EP “Fenriir” (Indie Recordings).

Welcome Doedsadmiral, how long did it take for you to compose and record the latest EP “Fenriir”?
The songs “Fenriir” and “Rovdyr” were tracks that we had written one year earlier, and where finished, so when we decided to add “Gnawing The Bones”, which was finished written for the new album, it didn`t take that much time. It was just to record the songs in the studio.

Do you need a particular setting or mood in order  to compose?
Not really. We compose in every setting. If we get and idea, or we are in a certain mood, we just feel inspired and keep on working on the ideas.

“Fenriir”, “Gnawing The Bones”, “Rovdyr will be exclusively available for this new EP?
“Fenriir” and “Rovdyr” yes will only be available on this EP. “Gnawing The Bones” is written for our new album we will record in September. It might be a bit altered on the album.

“Det Ror Og Ror” was recorded live at Brutal Assault in 2019, why did you choose this live version?
It was a personal choice from us. When we played Brutal Assault, it was a really extreme concert for us, and we wanted to capture that energy we felt on stage in that moment.

How often do you listen your old songs?
Not that often, but that is because we rehearse and play them a lot, so it`s not often you sit down alone, to listen to old albums. They also mark a time in the band that was then and there. Normally I feel more motivation moving on with new stuff. But, when you on occasions sit down and listen to them, it takes you back.

When did you discover Possessed and their song “Fallen Angel”?
We have all been fans of Possessed most of our lives, and when we went on tour with them in 2019, and saw them live for 15 days, we really wanted to honor them with this cover, as forefathers of extreme music. There was really never any doubt about who to cover.

When is born your love for metal?
Early 1988 probably already. My mother was together with a live guitarist of one of Norway`s biggest rock bands, and he always played the guitar with me while I was singing along. It grew from that to Accept,Kiss,Sepultura,then onto Possessed,Darkthrone and Mayhem in the early teens.

After “Krigsmakt” (2017), “Fenriir” is your second EP: do you prefer to release full-length or Ep for your band?
Personally I prefer albums. EP`s always feel to short for me.

What’s about your next full-length?
We will enter Studio Fredman in September to record our new full length. Will probably be released around spring 2022

Voland – Il culto degli Zar

“Imparare divertendosi”. Quello che è uno degli slogan pedagogici più inflazionati ben si adatta alla realtà di molti ascoltatori del metal. Quante volte vi è capitato di scoprire un libro, un film o un evento storico dopo aver ascoltato un brano? Immagino parecchie. “Voland III – Царепоклонство – Il culto degli Zar” (Xenoglossy Productions) dei Voland, così come il resto della loro discografia, diventa l’occasione per ascoltare ottima musica e scoprire pagine avvincenti dell’affascinante storia russa…

Benvenuto Rimmon, terzo giro, ancora un’EP: come mai sinora avete pubblicato solo lavori di breve durata?
Ci piace prestare attenzione ai dettagli e il formato EP con un numero limitato di tracce ci permette di concentrarci su pochi pezzi ma di qualità superiore. In quanto band underground abbiamo tempo e risorse limitate, anche per questo riteniamo che il formato EP si presti meglio alle nostre esigenze. In particolare l’elemento sinfonico è andato crescendo nel tempo e questo richiede una cura precisa dei dettagli. Ad ogni modo, a nostro parere “Voland III” è un EP solo nella forma. Le quattro canzoni nuove costituiscono quasi mezz’ora di musica, in più il disco scaricabile su bandcamp include due bonus track di pezzi vecchi riarrangiati e suonati live in studio, in tutto si sfiorano i 40 minuti. EP o full length poco importa, noi lo consideriamo il nostro terzo album.

Avete sempre chiamato i vostri EP con il nome della band, questa volta troviamo anche il sottotitolo “Царепоклонство – Il culto degli Zar”: questa puntualizzazione è solo formale o anche sostanziale?
Entrambe le cose, abbiamo proseguito con la tradizione di numerare le nostre uscite. Al contempo il sottotitolo lascia intravedere il concept che lega le nuove canzoni. Si tratta di un filo conduttore abbastanza generico e aperto a interpretazioni, ruota intorno alla figura dello Zar russo e ci permette di spaziare nel tempo raccontando episodi di storia russa distanti tra loro, ma accomunati dalla presenza di sentimenti contrastanti rispetto alla figura del monarca, oscillanti tra fedeltà fanatica e aperta ribellione.

La vostra fascinazione per la storia russa come e quando nasce?
Risale alle origini del gruppo, era un periodo in cui io stavo studiando la lingua russa e ne ero molto affascinato. Quando venne il momento di scegliere un tema per i testi della nostra musica provammo a prendere ispirazione a un episodio di storia militare, l’assedio di Leningrado durante la seconda guerra mondiale. Così nacque la nostra prima canzone, “Leningrad”. Il risultato ci piacque molto, tanto da convincerci a continuare su quella strada, prendendo spunti da episodi di storia russa, scrivendo i testi alternativamente in italiano e russo.

Cosa vi colpisce della figura dello Zar?

Lo Zar è l’elemento simbolico su cui si basa il concept, ma in realtà ciò che più ci interessa è raccontare le vicende umane e le prese di posizione di chi ha vissuto sotto la monarchia russa e in che modo si è rapportato con essa. Abbiamo giocato molto col contrasto di atmosfere nelle canzoni, cambi di ritmo e passaggi a tratti aggressivi e a tratti melodici, che rappresentano le diverse voci messe in campo, ovvero i gruppi sociali che nelle varie epoche si sono prestati al servizio dello Zar o al contrario si sono ribellati a lui.

Partiamo dalla prima traccia, quella dedicata ai Romanov: cosa avete voluto evidenziare in questo brano?
“Casa Ipatiev” racconta l’esecuzione dell’ultima famiglia imperiale. E’ un brano che vuole esprimere la tragedia umana collocata in un momento storico cruciale, la difficoltà di prendere decisioni estreme ma necessarie. Musicalmente ci sono passaggi “narrativi” veloci, in cui si inseriscono le sezioni che rappresentano invece i punti di vista delle parti in guerra. Il ritornello doom, cantato in stile corale ecclesiastico, riprende le parole dell’inno zarista e anticipa quello che dalla chiesa ortodossa è considerato il martirio della famiglia reale. La sezione centrale invece è in stile marziale, rappresenta la voce e le motivazioni dei bolscevichi, disposti a qualsiasi sacrificio per scongiurare il ritorno della monarchia.

La seconda canzone è dedicata a quello che è forse stato il più celebre Zar della storia, Ivan IV, detto il terribile. Figura affascinante, no?
Affascinante e oltremodo “metal” oserei dire, nel senso che si guadagnò il proprio epiteto per la violenza che contraddistinse il suo regno, costellato da congiure, persecuzioni di avversari, guerre e follia. Anche in questo caso l’alternanza dei passaggi nella struttura della canzone rappresenta la volubilità degli stati d’animo del sovrano, prono a crisi mistiche ed esplosioni di brutalità. Tutto ciò si contrappone al ritornello che è invece epico e grandioso e omaggia l’importanza che questo regnante ebbe per la storia russa e il destino dell’impero.

Ammetto che non aveva mai sentito parlare del protagonista della terza traccia, Stepan Razin: cosa ha fatto di particolare tanto da attrarre le vostre attenzioni?
Stepan Razin è tanto sconosciuto in occidente quanto fondamentale nella tradizione folkloristica russa. Per capirci potremmo dire che si tratta di una specie di Robin Hood russo, un cosacco che si oppose ai soprusi della nobiltà di provincia sulla popolazione, al punto da condurre una vasta insurrezione contadina, terminata tragicamente nel sangue. La produzione artistica in Russia sul tema è talmente vasta, in termini di poesie, canzoni popolari e piece teatrali, che abbiamo deciso di fare un esperimento di collage attingendo a diversi testi originali e cantare l’intero brano in lingua russa.

Il disco contiene in quarta posizione “Suite russe”, un brano che parla più in generale della storia russa: come si inserisce nel concept?
Questo brano è la coronazione di tutto ciò che abbiamo menzionato prima, i contrasti e le contraddizioni presenti per secoli nella società russa, la spinta verso la modernità e il peso della tradizione, la repressione dei moti progressisti che sfociano nella violenza rivoluzionaria e nella reazione. La canzone ha una struttura progressiva, una suite appunto, che racchiude diversi momenti di questa narrazione e vuole riassumere il concetto di venerazione devota degli zar contrapposta alla distruzione dell’autorità secolare e religiosa.

L’EP si conclude con due live in studio, “Dubina” e “Leningrad“. Scelta particolare, lo dobbiamo considerare un’anticipazione di eventuali show dal vivo, visto che qualcosa si sta muovendo dal punto di vista dei concerti dopo il lungo stop?
Sicuramente da parte nostra c’è tutta l’intenzione di tornare dl vivo il prima possibile. Sappiamo che non sarà semplice, la crisi pandemica ha costretto molti locali alla chiusura e già prima del Covid non erano moltissimi. Restiamo positivi e cercheremo di sfruttare ogni occasione utile per tornare a suonare, non vediamo l’ora di provare le nuove canzoni davanti a un pubblico in carne e ossa!

Desaster – Churches without saints

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dal 1989 i tedeschi Desaster hanno prodotto diversi grandi album di metal estremo. Dal 4 giugno 2021 hanno aperto la loro chiesa empia a tutti i loro fan, e così abbiamo deciso di parlare del nuovo album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), con il cantante Sataniac.

Benvenuto Satainac, i Desaster sono nati nel 1988, qual è la formula per sopravvivere nel mondo della musica per 30-35 anni?
Ciao Giuseppe, i Desaster non fanno parte del vero big music biz, ma penso che la cosa più importante per sopravvivere a lungo come band è non prendersi troppo sul serio. E ovviamente amiamo quello che facciamo.

“Churches Without Saints” è il tuo sesto full-length con i Desaster, sei soddisfatto di questo ritorno sulle scene?
Non eravamo andati via, quindi non è un ritorno, ma io sono e siamo molto contenti del nuovo album. Soprattutto che abbiamo arruolato un batterista che si adatta perfettamente ai Desaster. Musicalmente e caratterialmente…

Come è cambiato il tuo ruolo nella band dal tuo album di debutto sino a “Churches Without Saints”?
Non credo che il mio ruolo sia cambiato dai tempi di “Divine Blasphemies”, scrivo i testi e mi occupo della voce, questo è quello che faccio da quando sono entrato nella band nel 2001!

Dai tempi di “Satan’s Soldiers Syndicate”, impiegate quattro \ cinque anni per pubblicare un nuovo album: come potresti spiegare questo lungo periodo di gestazione?
Invecchiamo e ovviamente ci sono sempre altre priorità oltre ai Desaster. Famiglia, lavoro, ecc. E infatti non avverto il bisogno di avere un nuovo album dei Desaster ogni anno.

Potresti presentarci il tuo nuovo batterista, Hont?
Sì, Hont è un mio buon amico e sicuramente un maniaco del metal. Abbiamo anche suonato insieme in una band chiamata Divine Genocide. Dopo la divisione dei Divine Genocide sono andato a finire nei Desaster e abbiamo perso i contatti per un po’. Ora, sembra essere il batterista perfetto per noi, perché è un maniaco del metal e una persona molto calma e amichevole.

Cosa significa veramente il titolo “Churches Without Saints”?
Basta dare uno sguardo all’ipocrisia dell’Homo Sapiens e cosa ne è stato di lui dopo che ha iniziato a seguire le religioni. Ci sono cose migliori nella vita. Bisogna fermare la follia!

Abbiamo davvero bisogno di santi?
Non ci sono santi da nessuna parte, quindi possiamo avere bisogno di ciò che non esiste. È una specie di gioco di ruolo, una favola…

La mia canzone preferita dell’album è “Exile Is Imminent”, come è nata questa traccia e qual è la tua canzone preferita?
Questa è stata realizzata mentre scriviamo tutte le canzoni. Jammiamo sui riff che Infernal presenta e proviamo a renderli una vera canzone. A volte ne usciamo vittoriosi, altre volte potrebbe essere migliore. Hahaha… Ho tre o quattro canzoni preferite: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” e la title track.

Qual è la situazione attuale per quanto riguarda i concerti in Germania? Ti aspetti una rapida ripresa dell’attività dal vivo?
Non ci sono piani concreti per un ritorno ai live nei prossimi mesi. Spero che questa situazione Covid finisca presto, così possiamo tornare di nuovo sul palco!

Since 1989 the German band Desaster has produced several great extreme metal albums. From 4 June 2021 they opened their unholy church to all their fans, and so we decided to talk about the new album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), with the singer Sataniac.

Welcome Satainac, Desaster are born in 1988, what is the formula to survive in the music biz 30-35 years?
Hi Giuseppe, ok Desaster is not really a part of the real big music biz, but I think the most important thing to survive a long time as a band is that we don’t take ourselves too serious. And of course we love what we do.

“Churches Without Saints” is your sixth full-length with Desaster, are you satisfied with this come back?
We weren’t gone, so this is no come back, but I’m and we are very happy with the new album. Especially that we fund a drummer that fits perfect to Desaster. Musically and personally…

How is changed your role in the band from your debut album to “Churches Without Saints” ?
I don’t think that my role has changed since Divine Blasphemies, I write the lyrics and doing vocals, that’s what I do since I entered the band in 2001!

From”Satan’s Soldiers Syndicate” times, you need four\five years to release a new album: how could you explain this long gestation period?
We grow older and of course there are always other priorities next to Desaster. Family, work, etc. And in fact I don’t need a new Desaster album every year.

Could you to introduce your new drummer, Hont?
Yes, Hont is a good friend of mine and a metal maniac for sure. We also played together in a band called Divine Genocide. After the split of Divine Genocide I went to Desaster and we lost the contact for a while. Now, he seems to be the perfect drummer for us, because he is a metal manic and a very calm and friendly person.

What really means the title “Churches Without Saints”?
Have a look on the hypocritical Homo Sapiens, and what has become of them following religions. There are better things in life. Stop the madness!

Do we really need saints?
There aren’t saints anywhere, so in case we can’t need what don’t exists. It’s a kind of roleplay, a fairytale… 

My favorite song on the album are “Exile Is Imminent”, how is born this track and what’s your favorite song?
This one was written as we write all songs. We jam the riffs that Infernal presents and try to make them a real song. Sometimes we are victorious, other times it could be better. Hahaha… I have three or four favorite songs: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” and the title track.

What is the current situation with regard to the gigs in Germany? Do you expect a fast resumption of live activity?
There are no concrete plans for a live comeback in the next months. I hope this Covid-situation will end soon, so that we can enter the stage again!

Obsolete Theory – La caduta delle teorie obsolete

Un’intervista collettiva per scoprire il mondo degli Obsolete Theory. La band autrice del recente “Dawnfall” (My Kingdom Music) ha una teoria personale della musica, probabilmente il risultato della somma delle personalità varie e delle idee chiare di tutti i membri del gruppo.

Tre anni fa esordivate con “Mudness”, un disco accolto molto bene dalla critica, nonostante non si trattasse di un’opera semplice. Dopo aver pubblicato un album del genere, come si riparte per fare qualcosa di nuovo e, immagino, nelle intenzioni migliore?
OW: C’è stato un periodo di ripresa a dir la verità un po’ troppo lungo. Ci siamo trovati spesso anche solo per creare il sound che volevamo ottenere, e della direzione musicale. Come tante altre band abbiamo avuto molti periodi di stop e di incontri non continuativi, in cui troppo spesso abbiamo perso il filo di quanto stavamo facendo. Ma questa è tutta esperienza maturata adesso, che ci tornerà utile nelle prossime situazioni. Dopo “Mudness”, per quanto concerne la composizione, ho avuto la fortuna di vedere emergere Savanth con un’infinità di proposte: c’è molto di lui in questo album.
Savanth: Per questo disco abbiamo voluto introdurre a monte un approccio da studio di registrazione. Non più solo suonare e comporre i brani in sala prove come è stato fatto con “Mudness”, ma anche registrare le nostre proposte e basare la finalizzazione dei pezzi oltre che su cosa sentiamo mentre le suoniamo, anche su cosa ci ispirano mentre le ascoltiamo da soli in casa. Con questo approccio ci ritroviamo ad essere sia musicisti che ascoltatori e, personalmente, penso che un giusto equilibrio tra questi due mondi sia la strada vincente.

Anche in “Dawnfall” appare chiara la vostra predilezione per i brani dal minutaggio elevato, scelta ponderate oppure escono così in modo spontaneo?
Mordaul: in realtà ci abbiamo provato a farle un po’ più corte, ma è una cosa che proprio non ci riesce!
OW: ogni volta le nostre canzoni nascono in un modo e finiscono chissà come; se le proposte sono di uno, l’arrangiamento finale ha sempre un po’ di tutte le nostre teste e questo fa sì che ci sia un attenzione particolare allo sviluppo e l’intreccio dei riff, ma fa anche sì che si srotolino decine di minuti di musica.

Anche se prematuro parlarne ora, qualcosina pare si stia muovendo in ambito live. Un vostro set ideale, magari all’interno di un festival o a supporto di un nome altisonante, come viene strutturato per garantire un certo equilibrio tra bani lunghi e un tempo a disposizione, a volte, risicato?
OW: ogni live può essere molto diverso; ora che abbiamo due album e diversi singoli a disposizione, la scaletta si potrebbe strutturare in molte maniere differenti, ma credo che il punto focale sia più che altro gestire velocità e lentezza, ci piace giocare molto su questo aspetto.

Una musica così complessa come la vostra ha una resa maggiore in studio o live?
Savanth: Difficile a dirsi. Un ascolto da studio fa apprezzare di più gli aspetti relativi all’arrangiamento e di produzione della nostra musica, mentre dal live emerge l’aspetto più crudo, “umano” e violento. Direi che la resa è 50 e 50. Sono due aspetti secondo noi ugualmente importanti e attualmente ci stiamo attrezzando tecnicamente per poterli combinare al meglio durante i concerti. In modo da avere una resa sonora il più possibile simile al disco, senza rinunciare all’impatto del live.

Torniamo “Dawnfall”, ancora una volta vi siete affidati a Øystein G. Brun dei Borknagar per la masterizzazione del disco, qual è la particolarità del suo lavoro che si sposa appieno con il vostro sound e che ve lo fa preferire ad altri tecnici?
Savanth: la cosa che ci colpisce più di lui è che si vede che gli piace fare il suo lavoro e che ci tiene a realizzare un album di qualità con cura e impegno, senza considerare la sua infinita pazienza!

“Night Of Omen” apre il disco in modo maestoso, da quel momento in poi prendete l’ascoltatore per mano e lo conducete in una sorta di realtà parallela, mistica e primitiva. Componete più col cervello o con il cuore?
OW: vorrei dirti che è sempre tutto cuore e impatto, ma è inevitabile che il cervello entri in gioco spesso; serve per regolare e sistemare quei momenti dove rischieremmo di essere troppo prolissi o partiremmo per voli pindarici chiari solo a noi, o forse nemmeno a noi.
Savanth: le idee partono e devono partire dal cuore, l’ispirazione è assolutamente fondamentale nelle fasi iniziali di composizione. A un certo punto però è altrettanto fondamentale che il cervello entri in gioco, dato che bisogna fare scelte ragionate su struttura e arrangiamento dei pezzi. Diciamo che anche qui vale la regola del 50 e 50.

Mentre, qual è la chiave per creare empatia con l’ascoltatore?
Bolthorn: una formula precisa ovviamente non esiste, ma molti elementi nella nostra musica contribuiscono a cercare di raggiungere questo legame quasi “spirituale” con chi si troverà a inserire il nostro disco nello stereo. Climax ossessivi e tempi dilatati, alternanza di melodia e dissonanza, inserti atmosferici in un mare tempestoso, fa tutto parte del gioco. Non ci interessa particolarmente attenerci ai canoni fissi di un determinato genere, noi per primi sentiamo il vivo bisogno di essere trasportati da quello che stiamo suonando e cerchiamo di coinvolgere chi ci ascolta o vede live in questo viaggio catartico.

Avete scelto “Onirica” come primo singolo, brano che vede la partecipazione di Ally Storch: come siete entrati in contatto con la talentuosa violinista?
Daevil: Ally è una carissima amica da ormai 11 anni. Io e Bolthorn l’abbiamo conosciuta nel 2010 negli after-show di due concerti degli Haggard. Da allora, nonostante la distanza,  siamo rimasti in ottimi rapporti e appena capita l’occasione le chiedo se avrebbe voglia di fare una comparsata in qualche nostro lavoro (in precedenza abbiamo avuto il suo featuring anche su “Prophecy”) e lei ne è sempre entusiasta.

Ascoltando i vostri dischi, mi è capitato di ragionare sul nome sulla band, vi giro il quesito che mi sono posto in questi giorni: la teoria obsoleta, se non anche la pratica, è il black metal? In qualche modo cercate di superare i suoi rigidi dettami?
OW: quel che dici è vero in parte: il black metal è alla base degli ascolti di tutti noi e superare le sue barriere pur rispettandone le origini è una parte della nostra sfida musicale. La teoria obsoleta… si potrà capire passo passo con l’ascolto di tutto quello che metteremo in musica nella nostra vita, per ora avete solo avuto un assaggio del nostro pensiero.

Impaled Nazarene – The triumphant return of the Antichrist

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

A sette anni dall’uscita di “Vigorous and Liberating Death”, gli Impaled Nazarene sono tornati con il loro tredicesimo album in studio, “Eight Headed Serpent” (Osmose Productions). Registrato e mixato agli Revolver Studio in Finlandia da Asko Ahonen e masterizzato da Mika Jussila ai Finnvox, “Eight Headed Serpent” è uno degli album più neri e grezzi di Mika Luttinen & co..

Ciao Mika, vorrei iniziare la nostra intervista con un tuo ricordo su Alexi Laiho, morto alla fine del 2020 ed ex membro della formazione di “Nihil”….
Una notizia scioccante. Davvero una perdita enorme per la scena metal finlandese. Era un ragazzo assolutamente fantastico e un chitarrista incredibile. Non abbiamo altro che bei ricordi di lui e del suo periodo con gli Impaled Nazarene. Era molto umile; il successo non gli ha mai dato alla testa. Sono orgoglioso del fatto che sia stato un nostro membro. Ci ha resi giocatori migliori, è un dato di fatto. È stato fantastico quando gli stavamo insegnando le nostre nuove canzoni, ha immediatamente capito come sarebbe andato il resto della canzone. Poteva suonare tutto. Uno dei più bei ricordi è quando abbiamo fatto un festival nel New Jersey, negli Stati Uniti. Siamo rimasti un paio di giorni, quindi abbiamo avuto del tempo libero. Stavamo bevendo birre nella nostra camera d’albergo e dicevamo ad Alexi: suona questa canzone, suona quella canzone. Da Van Halen a Slayer. E guardavamo e ascoltavamo con soggezione mentre suonava di tutto.

“Eight Headed Serpent”, sarà pubblicato da Osmose Production il 28 maggio 2021. Dopo tutti questi anni sei ancora eccitato prima della data di uscita del tuo nuovo album?
Adesso più che mai! Questo album è pronto dallo scorso settembre, quindi non vediamo l’ora di farlo uscire. È un album fottutamente forte, copre perfettamente la nostra intera carriera. Non potremmo essere più soddisfatti. E aspetta di vedere il layout finale. Ha il miglior paginone centrale di sempre. La busta interna apribile e non solo…

La pausa tra “Vigorous and Liberating Death” e “Eight Headed Serpent” è la più lunga della vostra carriera, eri un po’ stufo degli Impaled Nazarene o era solo una pausa creativa?
Nessuno dei due. Non abbiamo avuto alcuna pausa. Abbiamo suonato molti spettacoli in tutti questi anni. Lavoriamo solo lentamente. Abbiamo iniziato a parlare del nuovo album tre o quattro anni fa, ma poi sono arrivati ​​altri concerti. Abbiamo un lavoro quotidiano, quindi non viviamo nel luogo delle prove. Avevamo spettacoli e abbiamo provato i nostri live set. Poi andavamo a casa. Lentamente abbiamo iniziato a comporre nuovo materiale e lo scorso gennaio abbiamo capito di avere abbastanza roba. Poi è arrivata il Corona e non ci siamo visti fino a giugno. Abbiamo fatto due prove ed era chiaro che ricordavamo ogni canzone, quindi abbiamo prenotato subito lo studio.

Dall’album “Manifest” la formazione non è stata cambiata. Quanto è importante per te lavorare con la stessa squadra?
Estremamente importante. Ricorda che Repe Misanthrope è stato il nostro batterista dal 1995. Arc Basstard (basso) si è unito a noi nel 2000. UG si è unito nel 2007 ma era già stato un nostro chitarrista session dal 2000 al 2007. Ci conosciamo da oltre 20 anni e quindi lavoriamo come una solida unità.

Hai affrontato il nuovo album, “Eight Headed Serpent”, in modo diverso?
Quando abbiamo composto le canzoni, abbiamo utilizzato la nostra formula tipica. Tutti scrivono a casa, portano una nuova canzone pronta per le prove. Non abbiamo cambiato nulla per loro. Ho scritto la musica per tre canzoni, Arc ne ha scritte quattro, UG ne ha fatte tre e così ha fatto Repe. In studio, invece, abbiamo cercato un “feeling” live. Questa volta abbiamo utilizzato la traccia clic solo su due o tre brani, il resto è stato registrato senza clic. Negli ultimi due album tutti gli strumenti sono stati registrati separatamente, questa volta eravamo tutti lì dall’inizio. Ci siamo divertiti tantissimo in studio. Lavorare con Asko Ahikainen è stato davvero fluido. Aveva orecchie fresche per questo tipo di cose. Ha fatto un po’ di cose metal e punk ma non proprio con una band come la nostra. Per lo più musica finlandese di facile ascolto. E ha capito subito quello che stavamo cercando. All’inizio non avevamo intenzione di mixare l’album con lui, ma dopo il primo giorno gli abbiamo chiesto se fosse interessato a farlo. Anche il mastering di Mika Jussila è stata la ciliegina sulla torta. È chiaro che nel prossimo album useremo di nuovo la stessa squadra.

Chiude l’album “Foucault Pendulum”, non la classica canzone degli Impaled Nazarene: come è nata questa traccia e perché hai scelto questa canzone per chiudere l’uscita?
Questa è stata la seconda canzone (scritta da Repe) che abbiamo inciso per questo album ed è stato chiaro per me sin dall’inizio che questa sarebbe stata la traccia di chiusura. Proprio come era chiaro per me che questo album si sarebbe aperto con “Goat Of Mendes” (scritta da me). Non so se per “canzone classica” ti riferisci al tempo della canzone. Abbiamo già avuto tracce lente. L’idea è semplice, prima vomiti 12 canzoni da “calci in testa” e poi rallenti per l’inevitabile apocalisse.

Qual è la tua impressione della scena heavy metal odierna in termini di composizione, originalità, immagine e cose del genere?
Il fatto è che non seguo affatto nessuna scena. Di tanto in tanto guardo un po’ di merda su Youtube ma praticamente tutto è stato detto e fatto. Questa merda deathcore è così fottutamente orribile. O qualsiasi band “estrema” con voce pulita. Vedo post che dicono che i testi del death metal dovrebbero essere più belli. Tipo che cazzo, sul serio? Si chiama death metal per un motivo. Questa cultura / virtù generale che punta il dito contro la follia probabilmente colpirà presto un muro di mattoni e scomparirà. Più veloce è, meglio è. Fucking soyboy/pansy ass vegehippies, state fuori dal metal! Il metal è morte, aggressività, violenza, sangue, sesso! Nulla a che fare con i tuoi zuccherini, gentilezza e fottute stronzate tipo pro-tool / strumenti correzione automatica. In realtà, per rispondere alla tua domanda: il metal è in uno stato piuttosto triste in questo momento. Ridateci gli Slayer!

Quanto è difficile essere estremi e provocare nel 2021. Forse negli anni 90 era più facile di adesso, la gente oggi è così abituata ad ogni stranezza…
Questa è una domanda che ricevo spesso e lasciatemi chiarire una cosa: non siamo qui per provocare intenzionalmente. Non è una cosa tipo “Fanculo, ora dobbiamo fare una canzone che farà incazzare la gente”. Assolutamente no. Tutto ciò che facciamo è naturale, viene dal cuore. Siamo della vecchia scuola, siamo cresciuti con Motörhead, Venom, Sodom. I nostri temi sono sempre gli stessi e se non li sopporti, cazzo, stai lontano. La realtà è dura e addolcirla con le caramelle non farà la differenza. Metal till death !

After seven years from the release of “Vigorous and Liberating Death”, Impaled Nazarene are back with their 13th studio album, “Eight Headed Serpent” (Osmose Productions). Recorded and mixed at Revolver studio in Finland by Asko Ahonen and mastered by Mika Jussila at Finnvox studio, “Eight Headed Serpent” is one of the blackest and raw album by Mika Luttinen & co..

Hi Mika, I’d like to start our interview with a your remembrance about Alexi Laiho, died at the end of 2020 and former member in the “Nihil” line-up….
It was shocking news. Really a huge loss for Finnish metal scene. He was absolutely cool guy and unbelievable guitarist. We have nothing but good memories about him and his time in Impaled Nazarene. He was very humble; success never went over his head. I am proud of the fact that he was member of us. He made us better players, it is a fact. It was amazing when we were teaching him our new songs, he pretty much figured how the rest of the song goes. He could play everything. One of the great memories is when we did this festival in New Jersey, USA. We stayed a couple of days, so we had free time. We were drinking beers at our hotel room and telling Alexi: Play this song, play that song. From Van Halen to Slayer. And watched and listened in awe as he played everything.

Eight Headed Serpent”, will be released by Osmose Production on 28 May 2021. After all these years are you still excited before the release date of your new album?
Now more than ever! This album has been ready since last September, so we are eager to get this out. It is fucking strong album, it nails perfectly our whole career. We couldn´t be more satisfied. And wait till you see the final lay-out. It has the best centerfold ever. Gatefold inner sleeve is something else.

The hiatus between “Vigorous and Liberating Death” and “Eight Headed Serpent” is the longest of your career, were you a bit fed up with Impaled Nazarene or it was just a creative pause?
Neither. We did not have any pause. We have been playing shows all these years. We just work slowly. We did start talking about the new album like three or four years ago but then came more shows. We have a day-jobs so we do not live at our rehearsal place. We had shows and we rehearsed our live sets. Then we go home. Slowly we started composing new material and last year January we figured out we have enough material. Then came Corona and we did not see each other till June. We had two rehearsals and it was clear we remembered every song, so we booked studio right away.

From “Manifest” album the line-up was not changed. How important is for you to work with the same team?
Extremely important. Remember that Repe Misanthrope has been our drummer from 1995. Arc Basstard (bass) joined in 2000. UG joined in 2007 but was already before our session guitarist 2000-2007. We have known each other over 20 years and therefore we work as a solid unit.

Did you approach the new album, “Eight Headed Serpent”, differently?
When we composed songs, it was our typical formula. Everybody writes at home, brings a new, ready song for the rehearsals. We did not change anything on them. I wrote music for three songs, Arc wrote four, UG did three and so did Repe. In the studio, however, we were after the live “feel”. This time we used click track only on two or three songs, rest were recorded without click. Last two albums all instruments have been recorded separately, this time we were all there from the beginning. We had a blast in the studio. Working with Asko Ahikainen was really smooth. He had fresh ears for this. He has done some metal and punk but not really a band like us. Mostly Finnish easy listening music. And he got it right away what we were after. Originally we did not plan to mix the album with him but after the first day we asked him if he is interested to mix the album as well. Also Mika Jussila´s mastering was the icing on the cake. It is clear that on the next album we will use the same team again.

The album is closed by “Foucault Pendulum”, not the classic Impaled Nazarene song: how is born this track and why did you choose this song to close the release?
This was the second song (written by Repe) we rehearsed for this album and it was clear for me from the start that this will be the closing track. Just like it was clear for me that this album will open with Goat Of Mendes (written by me). I don´t know if by “classic song” you refer to tempo of the song. We have had slow tracks before. The whole idea is simple, first you have 12 songs of “kick your head in” and then you slow down for the inevitable apocalypse.

What is your impression of the heavy metal scene these days when it comes to songwriting, originality, image and stuff like that?
The thing is that I do not follow any scene at all. From time to time I see some shit on youtube but pretty much everything has been said and done. This deathcore shit is just so fucking awful. Or any clean vocals “extreme” band. I see posts saying death metal lyrics should be more nice. Like what a fuck, seriously? It is called death metal for a reason. This overall cancel culture/virtue signaling madness will probably hit a brick wall soon and disappear. Faster the better. Fucking soyboy/pansy ass vegehippies, stay the fuck out of metal! Metal is death, aggression, violence, blood, sex! Not your fucking soybeans and kindness and fucking pro-tools/autocorrect bullshit. Actually, to answer your question: Metal is in a pretty sad state right now. Bring back Slayer!

How much difficult is to be extreme and to provoke in 2021. Maybe, in the 90 was easier than now, the people today is so used to every oddity…
This is a question I get a lot and let me clarify one thing: We are not here to provoke intentionally. It is not like “Fuck, we have to now do a song that will piss people off”. Absolutely not. Everything we do is natural, comes from the heart. We are old school, we have been raised on Motörhead, Venom, Sodom. Our themes are the same and if you cannot fucking take it, then stay the fuck away. Reality is harsh and covering it with soybeans will not make a difference. Metal till death!

Feretri – Il culto del caos

Quest’oggi andremo a scoprire uno dei progetti musicali più interessanti che popolano il sottobosco dell’underground nostrano: Feretri. Questa one man black metal band ha da poco dato alle stampe un EP autoprodotto intitolato “The Priests Of Chaos”. Parliamone con il nostro interlocutore Snor Flade

Ciao Snor, e benvenuto al Raglio del Mulo! Che ne diresti di iniziare l’intervista parlandoci di come e quando nacque il progetto Feretri?
Ciao, grazie per il benvenuto. Il progetto Feretri prese forma nel 2014 durante un periodo oscuro e caotico della mia vita, dove ad un certo punto, istintivamente sentii il bisogno di riprendere i miei strumenti e gettare nella musica i miei stati d’animo ed esperienze passate, legate all’occultismo e alle proiezioni astrali del periodo. Nonostante ciò, volevo anche trasmettere all’esterno il mio pensiero sul sentirsi perennemente in lutto con la vita e la mia passione morbosa dei cimiteri, luoghi che fin dall’infanzia mi hanno sempre accompagnato, giacché sono “nato in lutto”, visto che mio padre morì in un incidente stradale quando io avevo all’incirca un mese.

Come musicista, prima di Feretri, hai avuto esperienze musicali precedenti? Qual è la tua storia in tal senso?
Nel 2003 fondai con un mio amico i Sepulcretum, facendo uscire una demo autoprodotta “A Mystic Funeral Site”su CD-R. Ricordo quei tempi con nostalgia e spensieratezza… Il black metal per me era un credo, uno stile di vita, un alleato. Purtroppo a causa della mia fortissima misantropia e disprezzo verso il mondo esterno, in seguito mi allontanai da tutto per sprofondare in una sorte di limbo, in compagnia di una persona che credevo sincera e dalla quale mi fidavo.

L’EP “The Priests Of Chaos” si compone di cinque brani, di cui uno (l’ultimo) che si assesta su coordinate dark ambient dalle forti tinte industrial, come mai hai optato per questa soluzione musicale?
Quando creo musica entro in uno stato mentale adeguato che mi apre nuovi sentieri, anche inaspettati. Spesso quando suono mi capita di entrare in una sorte di semi-trance o stato mentale alterato poiché per me la musica è uno strumento magico dove si possono creare mondi e richiamare perfino entità… E’ il caso di “In the deep of Noseremo”, dove nella parte finale risiede “Melmoth”, una mia eggregora che vomita tutto l’odio e lo scontento verso il genere umano. In questo brano mi sono voluto concedere lo sfizio di inserire suoni bineurali e tanta altra bella roba per stordire e annullare le difese dell’ascoltatore.

Ascoltando “The Priests Of Chaos” il primo nome che mi viene in mente è Burzum, correggimi se sbaglio… Quanto è importante per te il controverso e discusso musicista nativo di Bergen?
Personalmente ci sento più sonorità alla Darkthrone del periodo black’n roll/punk, per quanto riguarda Burzum… Beh, gli sono debitore. Ricordo ancora la prima volta che ascoltai la traccia “Det Som Engang Var”, non una volta ma per giorni interi, tanto che accantonai tutti i miei vari cd metal, entrando e provando una fortissima ed indiscussa sintonia col black metal. Penso che Burzum sia stato fondamentale per la mia crescita musicale nel black metal.

Andando a spulciare la tua biografia si vede che una label americana, la Staring Into Darkness, si è proposta per stampare l’EP in versione musicassetta, ma con una copertina differente… Puoi spiegarci le vicissitudini che hanno portato a questo?
La copertina è risultata abbastanza controversa, certa gente si è anche scandalizzata (!), azzardandosi ad associarmi ad un sottogenere del black metal di cui non ci ho nulla a che fare, anzi approfitto l’occasione per dire che i Feretri non appartengono a nessun tipo di ideologia o propaganda di stampo politico e/o religioso. Rob, il proprietario della Staring Into Darkness, mi ha chiesto gentilmente se potevo cambiare la copertina e quindi evitargli eventuali problemi, vista la situazione attuale che si respira negli States, così (anche se a malincuore) ho optato per la sostituzione.

Puoi spiegarci meglio come nasce un tipico brano di Feretri?
Da stati d’animo o mentali del momento, da dove vorrei trovarmi spiritualmente o da “simpatiche” proiezioni astrali, compresa la chiarudienza. Mi è capitato di sentire musica anche durante uno stato di trance o in dormiveglia, comprese visioni, ma la musica che sento durante quello stato è qualcosa di mistico e spettacolare, così a volte mi desto velocemente per riportarla sul piano fisico… Ma credimi, è nulla rispetto all’originale che avevo sentito pochi istanti prima. Altre volte semplicemente mi connetto col mio “Io” più profondo, e compongo di getto.

Parliamo un po’ dei brani che compongono “The Priests Of Chaos”, anche e soprattutto a livello di lyrics…
Mi sono ispirato alla mia Chaos Magick, in quanto praticante, e alle entità che circolano in rete. Ti è mai capitato di vedere video strani e di dubbio gusto, (es. 11B 3 1369) o video sigilli? Beh, questi ultimi sono forme di incanti moderni, utilizzando appunto immagini, accompagnate da musica delirante e sigilli sotto forma di video. Anche questa è Chaos Magick! I brani per questo EP dovevano essere di forte impatto, primordiali e con uno stile “proto black metal”, infatti puoi sentire anche riff thrash, death e doom. Il privilegio di suonare da solo è appunto il poter decidere in totale libertà cosa fare, senza dover discutere o essere influenzato da altri membri.

L’EP è appena stato dato alle stampe, ciò nonostante ti chiedo se a questo ci sarà un seguito, magari un full… Oppure ti stai occupando di altro?
Stavo lavorando a nuovi brani, stavolta su uno stile black metal più tradizionale, completando cinque tracce per Feretri, quando ad un certo punto mi venne una fortissima necessità e richiesta dalla mia parte più profonda, (visto il nuovo percorso magico al quale mi sto inoltrando) di fare musica di getto, istantanea e senza alcun tipo di congettura, un’auto-iniziazione magica musicale… Beh, in una settimana e mezzo ho terminato un album per il mio nuovo progetto battezzato Qliphothic Realm, chiaramente di stampo demoniaco goetico. Nonostante ciò credo che riprenderò il lavoro iniziato per Feretri, chissà stavolta potrei fare uscire un album completo, richiamando vecchie sonorità utilizzate nei vari EP passati.

Feretri sarà sempre un progetto solista oppure hai pensato magari di ampliare la line-up con l’ingresso di altri musicisti?
No, Feretri è e continuerà ad essere una one man band… In passato ho suonato con altri musicisti, ma ero sempre io a comporre e portare materiale nuovo, poi alla lunga perdevo l’entusiasmo iniziale, ed essendo un tipo molto individualista ho quindi deciso di proseguire da solo con la mia musica, con i miei tempi e senza impegni o vincoli di alcun tipo.

Ok, Snor, siamo ai titoli di coda… Ti ringrazio per la tua disponibilità a questa chiacchierata, concludi pure come vuoi!
Grazie a te per lo spazio dedicatomi, saluto e ringrazio coloro che mi hanno supportato e che continuano a supportare la scena Black metal underground italiana, poiché ci sono tante valide band in giro.

Ecatonia – Il metallo del destino

L’avanzare del tempo è solo una questione di percezione. Può restare immobile per anni e poi riprendere la sua corsa inarrestabile, come se non ci fosse mai stata un’interruzione. Gli Ecatonia di L.O.W. questo lo sanno bene, dato che dopo un lungo stop di quasi un quarto di secolo, hanno ripreso in modo costante a sfornare album di qualità, l’ultimo dei quali si intitola “End time Doom”, a ritmo serrato.

Ciao L.O.W., prima di soffermarci sul nuovo EP, “End Time Doom”, farei un salto indietro nel tempo, neanche tanto piccolo, nel 1996, anno in cui esce il vostro demo “Solitude in Dark Day”. Come mai quell’opera non avuto un seguito immediato?
Saluti al Raglio! Allora, nel 1996 subito dopo la registrazione del demo ci siamo fermati causa la perdita del casolare in cui facevamo le prove, in un luogo davvero magico… The Old Graveyard, quindi abbiamo lasciato tutto in sospeso diciamo fino al 2019!

Appunto, nel 2019 si torna a parlare di voi con “Tales from the Old Graveyard”, cosa ti ha spinto a ripartire?
Appunto come già accennato abbiamo ripreso il discorso da dove si fermò all’epoca in quanto sono sempre ispirato da quel luogo in cui mi trovo spesso, di conseguenza ogni volta che imbraccio una delle mie chitarre mi esce qualcosa di suggestivo ed atmosferico che trasformo in sequenze di riff per la composizione di brani di uno stile metal che attualmente non suonano più in molti: una sorta di heavy doom death black molto old style appunto come suonavano gli album di fine anni ottanta e prima metà anni 90…

Da quel momento, tre EP in tre anni, un ritmo non facile da sostenere. Cosa alimenta costantemente la tua vena creativa?
Il fatto di ascoltare molto metal e prendere spesso la chitarra in mano, mettiamoci anche l’ispirazione dopo belle passeggiate boschive, radure, insomma a stretto contatto con la natura. Non sto molto in mezzo alla gente, non mi piace fare “assembramento” già di mio da sempre, preferisco la meditazione, la lettura etc etc…

Vista la tua prolificità, come mai hai deciso di pubblicare tre EP e non aspettare un po’ per tirar fuori un full length?
Perché la vita va morsa al momento, non sai mai cosa ti accadrà da un giorno all’altro. Personalmente, sono per il fai oggi quello che potresti fare domani…

Altra costante è la crescita della line up, nel 2019 eravate tu e Grindead, oggi troviamo una line up a quattro, dopo un periodo a tre. Credi di aver raggiunto la formazione perfetta o dobbiamo aspettarci altre novità in futuro?
Mi piace questa domanda anche perché sono entusiasta del fatto che siamo riusciti a “recuperare” Andrew il chitarrista originario della band e gli abbiamo proposto di partecipare con due assoli sull’album che era praticamente pronto e dove mancavano esclusivamente i soli. Mi sono studiato i punti dove sarebbe potuto essere vincente il suo intervento e così è stato, infatti il nuovo “End Time Doom” per noi è stato un gran passo a livello di miglioramento di suono, composizione e tutti i particolari che lo hanno arricchito. Vedremo se riusciremo a far tornare entrambi i chitarristi in pianta stabile, già mi sto attivando per del nuovo materiale e, a breve, inizieremo a organizzare il da farsi…

Torniamo alla partecipazione in veste di ospite il tuo vecchio compagno di scorribande Andrew: come è nata questa nuova collaborazione fra voi?
Ho ritenuto interessante e utile riportare anche un altro pezzo di storia della band nella formazione, in quanto lui è un buon chitarrista e, come me, è rimasto appassionato alla musica metal durante tutti questi anni…

Hai deciso di presentare in anteprima  “End Time Doom” sul canale Youtube del Museo Del Black Metal Italiano: come giudichi questa esperienza?
Roberto del Museo è una persona straordinaria, appassionato davvero di musica underground di band italiane. E’ stato un sodalizio alquanto naturale, anche perché siamo amici da tanti anni e abbiamo entrambi le idee chiare riguardo un determinato movimento musicale.

Rimanendo in tema, definiresti il vostro sound black metal?
Come dicevo prima e, come ci stanno facendo notare in tanti, pare che siamo riusciti a fondere al meglio le varie sfaccettature del metal che più ci piace ascoltare e suonare, quindi heavy, death, black appunto, doom, qualche sfuriata thrash. Diciamo che possiamo definire il nostro genere come The Metal of Doom.

Dobbiamo aspettarci un nuovo EP nel 2022 o ti prenderai una pausa?
Stiamo già pensando ad un altro EP per questo autunno/inverno, dipende un po’ da tante cose per la realizzazione, ma vedremo di mantenere una cadenza ciclica… Ciò non vuol dire che pubblicheremo a prescindere, se dobbiamo rilasciare un nuovo lavoro deve essere meglio o almeno pari al precedente. Insomma, non tanto per.

Nattverd – The final chapter

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

“Vandring” (Osmose Productions) è il capitolo finale della Black Death Trilogy composta dai Nattverd. La saga si conclude con l’album più aggressivo, malinconico ed epico di questo concept sull’epidemia che colpì la Norvegia nel 1349.

Benvenuto Ormr, con il nuovo album “Vandring” la vostra Black Death Trilogy, iniziata con l’EP “Skuggen”, si conclude. Sei soddisfatto di questa ultima pubblicazione?
Sì, siamo molto soddisfatti della nostra ultima fatica “Vandring”.

Quando avete iniziato la Black Death Trilogy, il vostro obbiettivo finale era ben chiaro?
Abbiamo avuto una visione quando abbiamo iniziato a lavorare sull’EP “Skuggen”, dovevamo fare un resoconto sulla peste nera che colpì la Norvegia nel 1349, e abbiamo deciso dall’inizio che sarebbe durata tre capitoli, quindi tutti i testi di “Skuggen”, “Styggdom” e “Vandring” sono stati scritti prima della registrazione del primo dei tre.

Potresti riassumere brevemente il concept della trilogia?
“Skuggen”, che significa ombre, era basato sull’ombra che si stava manifestando, strisciando lentamente nella mente di tutti. Si basa sulla paura che le cose stiano cambiando in peggio. La peste sta arrivando. “Styggdom”, si occupa del cuore dell’epidemia di peste. L’infezione, le leggende e le superstizioni che circondavano la morte nera. Tutti ne avevano paura a causa del cristianesimo. “Vandring”, che significa vagare, è il capitolo conclusivo, in cui la peste lascia libere le nostre terre. Tutto abbandonato nella distruzione, nella morte.

Il suono di questo ultimo capitolo è molto aggressivo, malinconico ed epico, dove avete trovato l’ispirazione per questo album?
Abbiamo registrato “Vandring” addirittura prima del rilascio di “Styggdom”, per mantenere coesa l’atmosfera del nostro concept. “Vandring” sin dall’inizio è stato concepito per essere più brutale, malinconico e vario. L’ispirazione per l’album è arrivata dall’idea di base su cui abbiamo lavorato e dai dipinti di Theodor Kittilsen.

Per i futuri album possiamo aspettarci un’evoluzione in linea con questo tipo di suono o proverete a fare qualcosa di diverso? Il prossimo disco farà parte di una nuova saga o trilogia?
Beh, in realtà abbiamo già registrato il nostro prossimo album, ed è il nostro secondo senza concept. Il primo “Vi vet gud er en Løgner”, non era un concept, né faceva parte di un qualcosa. Quindi, riteniamo che un nuovo capitolo nella storia della band si stia in qualche modo aprendo. Suona ancora molto Nattverd, ma sì… è vario e abbiamo provato un paio di nuove cose, che hanno funzionato molto bene. No, non stiamo iniziando una nuova trilogia con il nostro prossimo album.

Il primo capitolo è stato pubblicato dalla Darker than Black Records, gli ultimi due dalla Osmose Production: c’è la possibilità futura di vedere un boxset che includa i tre album?
In futuro, direi di sì, prima o poi faremo un cofanetto di questo concept!

Quattro membri su cinque sono gli stessi dell’EP “Skuggen”, perché avete avuto qualche problema con i batteristi in questi anni?
In realtà non abbiamo avuto problemi con i batteristi. Nel nostro primo album Serpentr, che ora è alle chitarre e alla voce, ha suonato la batteria. Quando è passato definitivamente alla chitarra e abbiamo registrato “Skuggen”, volevamo che ci fosse con noi Skjolden nell’EP, che è un buon amico, e ha suonato la batteria nei Fester, per ottenere un’atmosfera anni novanta. Antichristian si era già unito noi e aveva lavorato alla batteria su “Styggdom”. Quindi, in realtà abbiamo ancora tutti i batteristi con noi, eccetto Skjolden, che ha suonato solo sull’EP “Skuggen”, come session.

Le vostre prossime mosse?
Mixare / masterizzare il nuovo album. E poi salire sul palco, il prima possibile!

“Vandring” (Osmose Production) is the final chapter of the Black Death Trilogy by Nattverd. The saga ends with the most aggressive, melancholic and epic album of this concept about the epidemic that hit Norway in 1349.

Welcome Ormr, with the new album “Vandring” your Black Death Trilogy, started with the EP “Skuggen”, is closed. Are you satisfied of this new release?
Yes, we feel very satisfied with our latest release “Vandring”.

When you started the Black Death Trilogy was your final goal well clear?
We had a vision when we started the EP “Skuggen”, to make a story of the black plague that hit Norway in 1349, and we decided early on three chapters, so all the lyrics for “Skuggen”, “Styggdom” and “Vandring” was written before the recording of the first.

Could you briefly summarize the concept of the trilogy?
“Skuggen” which means shadows, was based upon that a shadow was manifesting. Creeping slowly into the mind of everyone. It deals with the fear, that things are changing for the worse. The plague is is coming. “Styggdom”, deals with the center of the plague. The infection, the legends, and superstition that surrounded the black death. All fear in the name of Christianity. “Vandring” which means wander, is the closing chapter, where the plague leaves the lands. And all is left in destruction, death.

The sound of this last chapter is very aggressive, melancholic, epic end, where did you get your inspiration for this album?
We recorded “Vandring” even before “Styggdom” was released, to keep the feel of our concept. “Vandring” was always meant to be more brutal, melancholic and varied. The inspiration for the album was the concept we worked on, and the paintings of Theodor Kittilsen.


For future albums can we expect an evolution in the line of this kind of sound or will you try to do something different? The next record will be a part of a new saga or trilogy?
Well, we have actually recorded our next album already, and this album is our second without a concept. The first “Vi vet gud er en Løgner”, was not a concept, or part of anything. So, we feel a new chapter is somehow opening for Nattverd. It still sounds very Nattverd, but yes… it is varied, and we`ve tried a couple of new things, which has worked out extremely well. No, we`re not making a new trilogy with our next album.

The first chapter was released by Darker than Black Records, the last two by Osmose Production: is there a chance for a boxset including all the three albums?
For the future, I would say yes, at one point we will make a box set of this concept!

Four member on five are the same from “Skuggen” EP, why did you have some trouble with drummers in these years?
We actually didn`t have troubles with drummers. On our first album Serpentr, which now is on guitars, and did vocals play drums on “Vi Vet gud Er En Løgner”. When he changed fully to guitar, and we recorded “Skuggen”, we wanted to include Skjolden on the EP, who is a good friend, and played drums in Fester. To get that vibe of the nineties. Antichristian had then already joined, and worked on the drums for “Styggdom”. So, we actually still have all the drummers with us, exept Skjolden, who only played on the EP “Skuggen”, as a session drummer.

Your next moves?
Next, is to mix/master the new album. And to get on stage, as soon as possible!