Nerascesi – La sorgente del vuoto

I Bastard Saints, dopo una serie di pubblicazioni, arrivarono nel 2012 all’agognato primo album, però “The Shape of My Will”, invece di dare il via a una proficua carriera, si rivelò il canto del cigno dei lombardi. Dalle ceneri di quella formazione, sono nati i Nerascesi, autori dell’ottimo esordio omonimo pubblicato dalla Iron, Blood and Death Corporation \ Grand Sounds Promotion. Dopo aver raccolto l’entusiasmo dei due Andrea (Marino e Serrao), siamo certi che “Nerascesi” si rivelerà il primo passo di una lunga e prolifica carriera.

Ciao ragazzi, i Nerascesi nascono dalle ceneri dei Bastard Saints, storico gruppo attivo dal 1997. Come mai quella avventura è finita?
Andrea Marino: L’avventura è finita perché volevamo trasformare in qualcos’altro l’esperienza della band. Volevamo rendere più cupe e dirette le tematiche proposte con Bastard Saints. Il nostro approccio alla musica che proponiamo si è fatto altro rispetto al passato e ci sembrava giusto lasciare il nome Bastard Saints. Abbiamo suonato e conosciuto molte persone durante l’attività del gruppo. Abbiamo conosciuto anche altre persone. Per esempio Sean che non ha militato nei Bastard Saints ha estremizzato di più tutte queste tematiche e reso il nostro sound più tetro e di pesante. Necessitava un altro nome.

Cosa vi ha spinto a iniziare da zero come Nerascesi?
Andrea Serrao: Nerascesi ha rappresentato indubbiamente un nuovo inizio, pur volendo mantenere una continuità in termini di intenti. Sicuramente ci siamo resi tutti conto del fatto che qualcosa fosse cambiato nel nostro modo di intendere la musica estrema, ma anche nelle finalità per le quali suonare e il nostro rapporto con la scena musicale. Personalmente diverse attività mi hanno allontanato nel corso degli anni dall’ambiente musicale, passioni e attività lavorative differenti, pur mantenendo un legame fortissimo con la musica e la voglia di farne di nuova. Nonostante questo è chiaro che non essendo più integrato in un contesto cambiano le influenze e le motivazioni, portandoti a voler sperimentare cose diverse: venendo meno un certo scambio comunicativo e maturando le idee in maniera isolata, per così dire, per forza cerchi un linguaggio tutto tuo, facendo un percorso indubbiamente più personale: è una strada che stiamo percorrendo con tutta la tranquillità del mondo, senza stress o missioni da portare a termine.

Cosa vi portare dietro di quella esperienza e cosa, invece, avete tagliato definitivamente del vostro passato?
AM: Non abbiamo tagliato nulla da passato. Sempre stati fieri di quello che abbiamo fatto e come l’abbiamo fatto. Ci portiamo dietro bellissimi anni di live underground e corrispondenza sparsa in giro per il mondo.
AS: Purtroppo nei Bastard Saints ho passato davvero poco tempo, essendo stato l’ultimo membro ad essere integrato nel gruppo nell’ottobre del 2012, per poi chiudere il capitolo assieme al resto della ciurma nel marzo 2015. Siamo amici da una vita a prescindere dalla strada condivisa a livello artistico, persone che mi sono sempre state a fianco anche quando ero in altre band, spesso condividendo il palco assieme. Loro come tutti gli amici di altre formazioni con i quali ci sentiamo ancora e passiamo del tempo assieme. Non tagliamo nulla, teniamo tutto, ne vale davvero la pena!

“Nerascesi” è il vostro disco d’esordio, è un metal estremo old school che pesca dal death e dal black delle origini. Avete una predilezione particolare per uno di questi generi o vorreste che le due componenti fossero ben bilanciate tra loro?
AM: Non facciamo troppi bilanci in fase di composizione. Quello che dici è corretto perchè sono i generi che seguiamo in modo particolare e da più tempo. Inoltre sono i più adatti a proporre le nostre tematiche oltre il fatto che da suonare sia in sala prova che dal vivo sono i genere migliori al mondo.
AS: Nessuna preferenza. In ambito estremo penso di aver suonato praticamente di tutto e mai nella sua forma più pura. Continueremo nel nostro percorso di ricerca personale di un suono che sia 100% Nerascesi senza decidere delle coordinate stilistiche ereditate dai nostri ascolti passati o presenti. Certo, questo disco ha dei riferimenti palesi ad alcuni dei nostri gusti musicali, ma c’è da tener conto che è la sintesi di periodi molto differenti, ognuno con le sue influenze ed interessi.

Quanto “Nerascesi” si avvicina all’idea di sound che avete in mente quando avete fondato il gruppo?
AM: Credo che trovare il sound perfetto sia una cosa che non si esaurirà mai. Siamo sempre felici di trovare qualche suono nuovo o particolare. Sta di fatto che questo disco è proprio come lo volevamo e come l’abbiamo concepito. Nonostante i pezzi sono stati composti nell’arco di molti anni siamo riusciti a fondere tutto in un unico contenitore che trasmettesse quel lato macabro e onirico della vita.
AS: Il primo criterio in base al quale abbiamo pensato ad un suono tutto nostro è stato “riff con meno note per cortesia, non abbiamo più l’età e la testa per ricordarcele tutte”.

I pezzi sono stati scritti per “Nerascesi” o alcuni erano già stati composti e mai registrati per altri progetti precedenti?
AM: Come dicevo ci sono un sacco di riffs che arrivano dal passato. Pezzi che non sono mai stati registrati oppure che non sono mai stati finiti. I membri di Nerascesi si conoscono da più di vent’anni ormai e in questo periodo abbiamo collaborato ad altri progetti e in qualche modo suonato assieme. Diciamo che questo disco ha avuto la capacità di sintetizzare parte di questi anni.
AS: Ci sono alcuni riff che risalgono al 2001, per la precisione quelli delle prime due tracce, “Le Sorgenti del Vuoto” e “Diluvio e Benedizione”. Gente che li ha suonati con me in vent’anni fa scoppierà a ridere quando li sentirà (o a piangere, dipende). “Ancora ‘sta roba?!?”. Sì, ma parecchio rivista e resa più diretta e primitiva. Sean ha dato una bella spinta a tutto e un contributo enorme: nonostante sia quello con le bacchette in mano, è stata la persona che ha composto una percentuale davvero consistente del materiale che senti nel disco.

State esordendo in un periodo in cui l’attività live è fortemente condizionata dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, non temete che l’impossibilità di poter portare in giro il disco potrebbe in qualche modo minare la crescita di popolarità della band?
AM: Non ci interessa la popolarità. Ci interessa arrivare a chi piace questa musica fino al midollo. A chi è fatto per queste tematiche e a chi ci si riconosce in tutto questo. Tutte queste persone sono archeologi e ci trovano anche senza live. Poi il live è un qualcosa in più all’esperienza solitaria dell’ascolto. Quest’ultima l’ho sempre prediletta al fine di fare mio un disco e un messaggio. Il live rende solo questo messaggio terreno e possibile.
AS: Le poche volte che abbiamo suonato dal vivo abbiamo fortunatamente raccolto dei buonissimi frutti: chi ci ha visto è sempre rimasto ben impressionato. La cosa mi fa piacere e non nego che in passato per me aveva un bel peso: insomma dai, ci sta, i complimenti non sono tutto nella vita di un gruppo, ma ogni tanto un po’ di concime per nutrire le piantine ci vuole. Ora come ora mi farebbe piacere rimettere piedi su un palco, ma non lo considero così indispensabile: la cosa che più mi diverte è sperimentare nuove soluzioni con i miei compagni di gruppo in sala prove, e uscire da questa vedendo tutti appagati dalla sessione di scrittura dei brani. Andare avanti, in questo momento non fermarsi è tutto.

In questo momento storico quanto diventano importanti le piattaforme digitali e i social per la crescita di un gruppo?
AM: In questo momento i social sono molto utili. Rimangono solo uno strumento però. Secondo la mia visione non apportano nulla in più. Facilitano la comunicazione e velocizzano i processi legati alla tua musica. Se non si fanno andare le mani rimangano bytes in un server.
AS: Permettono alle persone di conoscere nuovi artisti senza comprare dischi a scatola chiusa. Dici poco? Il loro utilizzo però va dosato: vedo tante band pubblicare anche le volte che vanno al cesso tra una ripresa in studio e l’altra, mentre sarebbe il caso di permettere alle persone di focalizzarsi sull’essenziale: va bene far sapere che sei al lavoro, ma la musica non deve essere il contorno, anzi. Pensa ai Deathspell Omega: una formazione apprezzatissima, matura, molto conosciuta dagli amanti del genere, eppure mi pare che non abbiano tutta questa attività sui social media in ballo. In tal senso il loro esempio risponde perfettamente alla tua domanda.

Chiudo l’intervista tornando al punto di partenza: i Bastard Sainsts pur avendo avuto una carriera pluridecennale alla fine, a fronte di molti split, hanno pubblicato solo un full-length nel 2021. Con I Nerascesi punterete a dare una maggiore continuità alle vostre uscite oppure non forzerete la mano pubblicando solo come e quando vorrete?
AM: L’idea di continuare per molti anni a comporre dischi e suonare dal vivo è sempre il nostro obiettivo. Bastard Saints come Nerascesi sono creature che possono fermarsi e diventare altro anche distanza di anni. Quando si forma un alchimia con delle persone attorno a delle note e un messaggio tutto è possibile. Vedo tutto come della brace che può sempre prendere fuoco da un momento all’altro.
AS: Sicuramente l’importante è pubblicare qualcosa di cui sei veramente convinto. Ho sempre pensato fosse preferibile una discografia contenuta e un contenuto numero di esibizioni di qualità a un’attività musicale con ritmi da catena di montaggio. Sulla quantità è innegabile che il tuo lavoro ne risenta. Non faremo né troppo, né poco: uscirà quello che è giusto esca e suoneremo in un altrettanto sensato numero di concerti.

EvilSpell – Padre vostro

Abbiamo contattato Filo e Paul degli EvilSpell per discutere del nuovo album dei milanesi, “Padre Vostro” (Blasphemous Records / Grand Sounds Promotion), un rumoroso e violento attacco frontale alla morale benpensante.

Benvenuti ragazzi, per una band old school come la vostra quanto conta il trascorrere del tempo? Ve lo chiedo perché tra le vostre ultime due uscite passano ben sette anni, ma per chi come voi non va dietro le mode del momento, una lunga pausa non dovrebbe aver creato grossi scompensi, no?
Ciao, che dire hai già detto tutto te… Eheheh, non seguiamo le mode, non abbiamo fretta di fare mille uscite, non ci interessa seguire le correnti. Effettivamente guardando il panorama metal underground molte band nate domani fanno già live, pagine social, viuuus ecc ecc ecc noi, da sempre molto tarallucci e vino, abbiamo aspettato che fossimo pronti non il momento prepuzio…

Quando avete ripreso a provare, i nuovi brani sono venuti fuori in modo spontaneo e semplice, oppure è stato complicato rimettere in moto la macchina?
Intendi ripreso a suonare per pause dettate dal covid? Beh, non ci ha scalfito avendo fortunatamente il nostro bunker dove poter chiuderci a emanare rumori molesti. Più che altro, ora con l’uscita di “Padre Vostro” siam un attimo più vecchi, stanchi e pigri… Ci stiamo allenando per poter dare un live degno di noi…

Alcune delle canzoni preesistevano o sono state tutte scritte per “Padre Vostro”?
Dopo “Necrology” tutto ciò che abbiamo prodotto è dentro “Padre Vostro”.

Quali sono i brani più rappresentativi del disco?
Non sapremmo che dire, ciò che è rappresentativo per uno di noi magari non lo è per un altro… Ogni canzone ha la sua storia, la sua vita. Ci siamo trovati in questa posizione di scelta quando la Blasphemous Record ci ha chiesto quale canzone usare come “singolo”, tutte non potevamo metterle e abbiamo deciso “Masonic Scum”. Dopo una riunione molto accurata di noi quattro (praticamente il tempo di due birre e pessime decisioni) abbiamo optato per lei… Ma solo per scelta obbligata.

Tornate con album che ha un titolo in italiano per la prima volta, ma comunque avete preferito, come sempre, l’inglese alla nostra lingua nei testi. Come mai?
Musicalmente l’inglese è molto più musicale, passateci il termine. Per ora a livello di liriche abbiamo tenuto la lingua della Regina, anche se alcuni ritornelli e il titolo in italiano danno quel tocco di grezzo, ignorante e voglia di fare come piace a noi. Fregandocene di ciò che pensano gli altri…

“Padre Vostro” dà l’idea di una volontà di staccarsi dalla massa, una sorta di “non siamo figli dello stesso padre, non siamo come voi”. Va inteso così il titolo?
Bravo, preciso così. Non ci uniformeremo mai al gregge, se una cosa vogliamo farla la facciamo, punto. Sia essa scelta religiosa, politica, musicale, ecc ecc… Sempre per la nostra strada, anzi più ci dite che non va bene, che non si fa così, noi carichiamo a testa bassa ancora di più la mano. “Padre Vostro” appunto va a metter subito in chiaro che siamo liberi da qualsiasi vincolo: i vincoli vostri teneteveli per voi.

Il disco uscirà per la Blasphemous Records, in formato digitale e fisico, e sarà distribuito in modo capillare in tutto il mondo. Per una band old school come la vostra, che valore ha il prodotto in digitale?
Per rispondere a questa domanda farei un passo indietro, cioè guardare come va il mondo: ok, non abbiamo più 20 anni quando, nell’rodine, vinili, cassette e CD, erano la normalità. Ora c’è il digitale, lo streaming, il cloud, e volente o nolente bisogna ammettere che è comodo. Ovviamente, vinili, cassette e CD nel 2021 suonano come prodotti nostalgici e da collezione. Beh, per molti è così, per altri no. Abbiamo scelto il doppio formato (CD e digitale), perché noi usiamo quelli. Forse più avanti faremo anche cassette e vinili e, perché no ,incisioni rupestri… Saranno da collezione? Saranno da nerd? Chissene’, se vogliamo farlo, lo faremo. E come sempre, mai per moda…

La copertina è folle, chi l’ha disegnata?
Eheheh, bella vero? Disegnata da Dp Art, dopo qualche giornata insieme a Filo, che portava tutte le idee, abbiamo partorito questa bella minestra di blasfemia… Non sarà la classica copertina ma un’idea nostra, che (come sempre) non passa da ciò che è moda. Darà fastidio? Meglio!

Vi state organizzando per un’eventuale promozione dal vivo del disco oppure preferite aspettare di capire come si evolveranno le cose dal punto di vista sanitario?
Per ora abbiamo solo la data di presentazione del disco. Abbiamo giusto due cose da sistemare in famiglia Evil e poi faremo di tutto per farci qualche tournée. Son due anni che siamo con il culo sul divano e aspettiamo di uscire. Non ce lo faranno fare? Amen, lo faremo lo stesso!




Join This Order – Black metal is the law!

Ancora novità su Overthewall. Si aggiunge una nuova, interessante collaborazione al nostro format radiofonico, il blog Join This Order (https://jointhisorder.blogspot.com/), nato recentemente per supportare l’underground e recensire e supportare le band black metal. Ne parleremo con Fulvio Giorgis, cantante e fondatore degli Scream3days, nota band torinese, di cui ci siamo occupati ampiamente nelle puntate passate e oggi qui, ospite come redattore del blog, bentornato su Overthewall, Fulvio!

Grazie Mirella, è sempre un piacere poter essere tuo ospite e ovviamente un saluto a tutti gli ascoltatori di Overthewall e ai lettori del “Raglio del mulo”! Join This Order si occupa già dal 2010 di produzione discografica, merchandise e live riguardanti la sfera black metal. Come nasce l’idea del blog?
Come dici giustamente, la Join This Order nasce nel 2010 come piccola etichetta indipendente dedita alla produzione di band black metal e death metal, successivamente, Alessandro e Sara, decidono di occuparsi della realizzazione e distribuzione del marchandise ufficiale degli Adversam e Natassievila, ma non solo, viene dato vita ad un festival di settore denominato “Torino Black Metal” che ha visto on-stage nomi del calibro di Adversam, Black Flame, Mor Dagor, Natassievila, The True Endless (che in quella occasione registrarono un live leggendario!). L’idea del blog nasce nel mese di Marzo di quest’anno con il preciso spirito di supportare attivamente la scena black metal underground, ovviamente tutto viene svolto gratuitamente e alle band che desiderano essere recensite, chiediamo solo il link d’ascolto del loro album.

Attualmente chi si occupa attivamente del blog?
Summum Algor, Essyllt, Katharos degli Adversam, Tiorad dei Black Flame, Carnifex dei Nefarium, Naedracth dei Falhena e Fulvio Jkross degli Scream3days. Siamo tutte persone che vivono con passione e competenza la musica estrema a 360° da più di 25-30 anni quindi mettiamo tutto questo a disposizione a chi desidera un nostro parere personale, inerente il proprio lavoro in studio, per dare una finestra di visibilità alla nostra amata scena musicale

Il blog offre a tutte le band che ne fanno richiesta, la possibilità di essere recensite gratuitamente. Quali requisiti deve avere una band per far recensire il suo lavoro discografico e viene fatta una selezione sul materiale che vi arriva?
L’unico requisito che richiediamo per poter essere pubblicati sul nostro blog, è quello di proporre un album black metal, con tutti i suoi sottogeneri ovviamente, pagan, depressive , symphonic etc

Ogni settimana Join This Order sarà presente su Overthewall con un brano da voi selezionato, un’altra finestra di condivisione oltre la recensione sul blog di cui citerò alcuni passaggi. Quale band avete scelto per inaugurare la nostra collaborazione?
La scelta più naturale per inaugurare questa stimolante collaborazione è quella di proporre un brano degli Adversam, band che ha permesso la nascita della Join This Order e tutto quello a essa connessa, tratto dal loro ultimo album, pubblicato nel 2015, “Insight”. Il brano si intitola “You Ain’t Worth Anything”! Buon ascolto!

Grazie Fulvio per il tuo impegno a 360° nell’underground. Ti aspettiamo con le novità degli Scream3Days e ovviamente ogni settimana su Overthewall con le recensioni e le proposte della Join This Order.
Grazie a te per lo spazio che mi hai concesso!!! Seguiteci ovviamente su Jointhisorder.blogspot.com e tutte le settimane su Over the wall! Horns up!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 13 Settembre 2021.

Thyrfing – The black wolf is back!

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Thyrfing sono tornati a otto anni di distanza dalla pubblicazione del loro acclamato album “De ödeslösa”. “Vanagandr” (Despotz Records) – un nome alternativo del lupo mitologico conosciuto dai più come Fenrir – è il primo album senza il membro fondatore Peter Löf, ma la qualità di la musica proposta dagli svedesi ha mantenuto i consueti livelli di eccellenza. 

Benvenuto Patrik (Lindgren, chitarra) il vostro album numero otto, “Vanagandr”, uscirà alla fine di agosto. È passato molto tempo da quando hai registrato il demo “Solen Svartnar” nel 1995. Guardando indietro, come ci si sente ad aver compiuto quasi 25 anni di carriera facendo quello che si ama?
Grazie! Devo dire che in effetti è fantastico. Anche se non siamo sempre stati completamente attivi e impegnati al 100% per tutto il tempo, la band è sempre stata viva in qualche modo, e se non altro ha fatto qualche spettacolo ogni anno. Questo pur mantenendo l’idea e il concetto di base, pur perfezionandosi e progredendo sempre nel rispetto della stessa linea in tutti questi anni. Non credo che siano tante le band che riescono a farlo, quindi sì, direi che ne sono orgoglioso.

Cosa è rimasto intatto dello spirito iniziale della band nel nuovo album “Vanagandr”?
In realtà, direi quasi tutto. Ovviamente potremmo aver perso un po’ dell'”entusiasmo giovanile” e della mancanza di “barriere mentali” che accompagna la tua adolescenza… ma per le idee più basilari della musica e del concept direi che per la maggior parte è ancora tutto qui, anche se abbiamo imparato molto e affinato molte cose lungo la strada.

Questo è il vostro primo album in otto anni, la pandemia e l’assenza di spettacoli quanto hanno influenzato la vostra volontà di pubblicare un nuovo album?
Non direi che ha avuto un grande impatto ad essere onesti. Forse avremmo potuto pubblicarlo durante questa primavera se le cose fossero state “normali”, ma non ha fatto molta differenza per i tempi. Quando finalmente abbiamo messo insieme tutte le canzoni dopo molti lunghi anni era gennaio/febbraio 2020, cioè il momento in cui le cose hanno cominciato ad accadere riguardo alla pandemia… Comunque i piani che avevamo preparato per la produzione potevano procedere senza problemi, quindi sì… da quel momento le cose sono andate secondo i piani.

Quanto è importante per andare in tour per i Thyrfing? Solo pochi mesi fa gli Anathema hanno annunciato la loro fine a causa della difficile situazione economica dovuta alla pandemia di Covid 19.
Non è così importante, e in realtà non stiamo facendo molti tour, principalmente ci dedichiamo a festival e spettacoli selezionati. Fortunatamente, per i Thyrfing non è qualcosa su cui facciamo affidamento da un punto di vista finanziario, quindi possiamo praticamente andare avanti e fare quello che vogliamo, ogni volta che vogliamo… Ovviamente è triste sentire che ci siano band che si sciolgono solo per questo motivo.

Dai tempi dell’album “De ödeslösa” la formazione non è stata mai cambiata, se si esclude l’uscita del membro fondatore Peter Löf. Quanto è stato importante per te lavorare con lo stesso team del precedente full lenght?
Penso che sia una buona cosa finché c’è una buona atmosfera e cooperazione tra tutti. Oltre a fare l’album “De ödeslösa”, abbiamo anche fatto alcuni show in questi anni, quindi direi che ora ci sentiamo una realtà molto solida. E probabilmente, lavorare con gente che ha già prodotto con me un album, ha aiutato a far andare le cose.

Come ti sei sentito a lavorare senza Peter per la prima volta nella storia della band?
Una cosa nuova, sì, e un po’ una sfida su come gestire le tastiere e l’orchestrazione. Peter era (è) un musicista e songwriter di grande talento e secondo me ha apportato alcune cose uniche, non solo ai Thyrfing, ma forse all’intero genere… Abbiamo provato a lavorare con alcune persone, ma non c’è mai stato veramente feeling al 100%. Alla fine la soluzione era proprio davanti a noi, quando Joakim ci ha proposto di farlo lui, abbiamo subito sentito che aveva colto nel segno.

La vostra nuova etichetta, Despotz Records, ha annunciato una nuova edizione dei vostri album classici “Thyrfing” (1998), “Valdr Galga” (1999), “Urkraft” (2000), “Vansinnesvisor” (2002) entro la fine del 2020. Ascolti spesso le tue vecchie uscite?
Oh, non spesso, almeno non così spesso, ad essere onesti. Ogni tanto riesco a godermi un singolo brano dei primi album, e alcuni di essi li suoniamo ancora dal vivo come “Storms of Asgard”, “Mjölner” e “Sweoland Conqueror”. Dei primi quattro, sicuramente mi piace di più “Vansinnesvisor”… Penso che sia lì che abbiamo trovato lo stile attuale sul quale costruiamo ancora oggi le nostre cose, e per molti aspetti penso che suoni ancora alla grande.

Queste nuove edizioni conterranno delle bonus track?
Vedremo come studieremo e rilasceremo le versioni fisiche… speriamo che ci siano degli extra, che siano audio, video o immagini… ma non affretteremo le cose per quelle riedizioni. Penso che sia meglio che attendere il tempo giusto prima che escano di nuovo. Direi che probabilmente non accadrà fino all’inizio del 2022.

Quali brani del nuovo album eseguirte sul palco durante il prossimo tour?
Questa è una buona domanda… ad essere onesti non abbiamo ancora deciso e non ci abbiamo pensato su molto. Naturalmente i singoli brani (“Döp dem i eld”, “Jordafärd”, “Järnhand”) sarebbero scelte ovvie per i primi spettacoli, ma non lo so… dobbiamo vedere cosa rende al meglio e cosa scegliere di provare dal vivo quando inizieremo a testare le canzoni per preparare le scalette.

Thyrfing are back eight years after their acclaimed album “De ödeslösa” .”Vanagandr” (Despotz Records) – an alternative name for the wolf creature known as the more familiar Fenrir – is the first album without founding member Peter Löf, but the quality of the music proposed by the Swedes has kept the usual levels of excellence.

Welcome Patrik (Lindgren, guitars), your album number eight, “Vanagandr”, will be released at the end of August. A lot of time has passed since you recorded the “Solen Svartnar” demo in 1995. Looking back, how does it feel to have accomplished almost 25 years of doing what you love?
Thank you! I must say it feels great actually. Even though we have not always been fully active and 100% busy all the time, the band has always been alive in some way, and if nothing else doing some shows each year. This while still maintaining the basic idea and concept of the band, while always refining and progressing within the same framework throughout all these years. I don’t think it’s every band who manages to do that, so yeah, would say I feel proud about it.

 What has remained intact of the initial spirit of the band on the new album “Vanagandr”?
Actually, I would say most of it. Of course we might miss some of the “youthful enthusiasm” and lack of “mental barriers” that comes with your teenage years… but for the most basic ideas of the music and concept I would say most if is still here, even though we have of course learned a lot and refined many things along the road.

This your first album in eight years, how much have the pandemic and the absence of shows influenced your will to release a new album?
I wouldn’t say it had much impact to be honest. Maybe we could have released it during this spring if things were as of “normal”, but it didn’t make that much difference for the timing. When we finally got all the songs together after many long years it was January/February 2020, i.e.. the time when things started to happen regarding the pandemic … However the plans we laid out for the production could proceed without any problems really, so yeah … from that point, things just went on according to plan.

How is important for Thyrfing touring? Just few months ago Anathema announced their hiatus due the difficult economic situation due the Covid 19 pandemic.
Not that important, and we are actually not making much touring at all, mainly festivals and selected shows. Luckily in this regard, Thyrfing is not something that we are dependable on from a financial point of view, so we can pretty much keep on going and do whatever we want, whenever we want … It is of course sad to hear old and long-running bands breaking up if it’s only for this reason.

From “De ödeslösa” album the line-up was not changed, just the founder member Peter Löf is out. How important was for you to work with the same team of the previous full length?
I think it’s a good thing as long as there is good atmosphere and co-operation between everybody. Apart from doing “De ödeslösa” album, we also did quite some shows in all the years between the albums, so I would say we feel like a very solid unit now. And probably it also helps keeping things smooth if everybody has been onboard before and have some experience in producing a Thyrfing album from before.

How did you feel to work without Peter for the first time in the history of the band?
It was a new thing, yeah, and a bit of a challenge on how we were going to handle the keyboards and orchestration. Peter was (is) a very talented musician and song-writer and in my opinion he brought in some unique things to this, not only for Thyrfing but maybe for the genre as a whole … We tried out working with a few people, but it never really felt 100%. In the end the solution was right in front of us, when Joakim decided to do it and we immediately felt that he hit the spot.

Your new label Despotz Records announced a new edition of your classic albums “Thyrfing” (1998), “Valdr Galga” (1999), “Urkraft” (2000), “Vansinnesvisor” (2002) by the end of the 2020. How often do you listen your old releases?
Oh, not that often to be honest. I can enjoy a single track from the earliest albums now and then, and some of them we still play live such as “Storms of Asgard”, “Mjölner” and “Sweoland Conqueror”. Out of the first four, I surely enjoy “Vansinnesvisor” the most … I think that’s where we found the current style that we still build things on today, and in many regards I think it still sounds great.

These new editions will contain bonus tracks?
We will see how we will package and release the physical releases … hopefully there will be some extras, may it be audio, video or visuals … but we will not rush things with those re-releases. I think it’s better we do something worthwhile once they get out again. I would say it probably won’t happen until early 2022.

Which songs from the new album will you perform on stage during the next tour?
That’s a good question … to be honest we haven’t decided or really thought about it that much yet. Naturally the single tracks (“Döp dem i eld”, “Jordafärd”, “Järnhand”) would be obvious choices for the first shows, but I don’t know … we need to see what feels best and what we think are going to work out live when we start to rehearse the songs and prepare the setlists.

Crescent – Slaves to the power of death

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Se state cercando qualcosa di esotico ed estremo, forse i Crescent sono la band che fa per voi. I Crescent sono la prima band death metal egiziana con testi ispirati alla storia egizia e strumenti tradizionali. Il loro nuovo grande album, “Carving the Fires of Akhet”, è uscito da poco per la Listenable Records.

Benvenuto Youssef! Il vostro album precedente ha dato alla vostra band visibilità internazionale, quanto è stato difficile per voi registrare un grande successore per “The Order of Amenti“?
Niente di particolarmente difficile, semplicemente abbiamo iniziato a registrare quando il mondo è stato colpito dalla pandemia e questo non ci ha solamente ritardato, ma ci ha anche ostacolato durante gli spostamenti soprattutto verso lo studio, soprattutto per andare a registrare le parti vocali.

“Carving the Fires of Akhet” è un concept album?
Sì e no. C’è un concept generale che gira attorno alla figura della divinità (Akhet) e lega con un filo i molteplici aspetti che vengono trattati nell’album. Vi consiglio di leggere e assimilare i testi, non vogliamo rovinare l’esperienza a coloro che ci tengono abbastanza da farlo.

Invece, dell’artwork realizzato da KhaosDiktator che mi dici?
Si basa su una reliquia che ha più di 5000 anni ed è la Narmer Palette. Abbiamo deciso di dargli vita, prendendoci delle libertà, ben consci della sua importanza, per adattarla alla contenuta nei tesi.

La pausa tra le vostre ultime due uscite ha segnato la separazione con il vostro storico bassista Moanis Salem e del co-fondatore Amr Mokhtar per motivi personali. Come hanno influito queste due defezioni sul vostro sound?
Non è andata proprio così, Amr ha inciso le linee i batteria prima di lasciare la band e Julian ha giusto impreziosito il tutto aggiungendo le sue idee e il suo tocco. Il nostro compositore principale, Ismaeel, è ancora nella band, quindi nessun cambiamento sostanziale.

Potresti presentare i nuovi membri Stefan Dietz (basso) e Julian Dietrich (batteria)?
Stefan è un nostro buon amico, con il quale condividiamo più o meno gli stessi gusti musicali. Ha 25 anni di esperienza come musicista ed è il chitarrista di Nocte Obducta, Slidhr e Horresque. Inoltre, è stato un live sessionist per Melechesh e attualmente Schammasch. Julian è il nostro membro più giovane e diciamo solo che è un batterista prodigio e il suo lavoro sull’album certifica le sue abilità.


Come si sono ambientati questi due musicisti tedeschi in una band con radici e influenze egiziane?
In fin dei conti, si tratta di una band blackened death metal, quindi abbiamo parlato principalmente la stessa lingua.

Cosa ne pensi delle band non egiziane con un suono influenzato dall’Egitto come i Nile?
Ammetto che non ci pensiamo molto. Ognuno può fare quello che vuole. Per quanto ci riguarda, rispettiamo queste band e i loro successi, ma se dobbiamo fare riferimento a qualcosa di ispirazione egiziana, allora sono gli Iron Maiden di “Powerslave”.

Qual è lo stato di salute della scena metal egiziana oggi, soprattutto dopo la pandemia?
Ce la siamo vista brutta per un po’; sono passati anni senza un vero concerto metal. La scena non sta crescendo, se si esclude il semplice ottenere nuovi follower più giovani ogni giorno. Non possiamo davvero definirla una scena in primo luogo a causa della mancanza di così tanti aspetti che praticamente non esistono nemmeno, ad esempio non c’è quasi nessuna copertura mediatica, nessuna etichetta discografica o riviste. I giovani metallari supportaano a malapena le band locali.

Ci consiglieresti delle band egiziane che ti piacciono davvero?
Osiride e Ahl Sina.

If you are looking for something exotic and extreme, maybe Crescent is the band for you. Crescent is Egypt first death metal band with authentic Egyptian historical lyrical theme and instruments. Their new great album, “Carving the Fires of Akhet”, is out now for Listenable Records.

Welcome Youssef! Your previous album gave to your band international visibility, how difficult was for you to record a great successor to “The Order of Amenti“?
Nothing particularly difficult, simply that we started recording when the world was hit by the pandemic and it didn’t simply delay us, only hindered us at some times with our movement especially to go to the studio to record the vocal parts.

Is “Carving the Fires of Akhet” a concept album?
Yes and no. There’s an overarching concept that deals with the prevailing divinity (Akhet) given the thread of multiple aspects that are dealt with in the album. Reading and digesting the lyrics is recommended, we do not want to spoil that for those who care enough to do it.

What’s about the artwork was done by KhaosDiktator?
It is based on a relic that is over 5000 years old and that is the Narmer Palette. We decided to bring it to life, while taking some liberties, knowing its importance to us, history and how it serves the lyrical themes.

The pause between your last two releases marked the departure of longtime bassist Moanis Salem and co-founder Amr Mokhtar due to personal reasons. How did change your music these two splits?
It didn’t, Amr actually composed the drums before he left the band and Julian implemented his ideas while adding his touch. Our main composer, Ismaeel, is still in the band so no change here.

Could you introduce your new members Stefan Dietz (bass guitar) andJulian Dietrich (drums)?
Stefan is a good friend of ours, with whom we share pretty much the same taste in music. He has 25 years of experience as a musician and is the guitarist of Nocte Obducta, Slidhr and Horresque. Additionally, he was a live sessionist for Melechesh and currently Schammasch. Julian is our youngest member and let’s just say he’s a drumming prodigy and his work on the album attests to his skills.

How did these two German musicians settle into a band with Egyptian roots and influences?
At the end of the day it is a Blackened Death Metal band, so we spoke mainly the same language.

What do you think about no-Egyptian bands with an Egyptian influenced sound like Nile?
We have to say that we do not think much about them. Everyone can do whatever they want. As far as we are concerned, we respect these bands and their achievements but if we have to refer to something Egypt-inspired then it’s Iron Maiden’s “Powerslave”.

What is the state of health of the Egyptian metal scene today, especially after the pandemic?
It has been quite bad for a while; it has been years now without a real metal show. The scene is hardly growing beyond simply getting new younger followers every day. We can’t really call it a scene in the first place due to the lack of so many aspects that basically don’t even exist, for example there is barely any media coverage, no record labels or magazines. Young Metalheads who would also barely support local bands.

Would you recommend some Egyptian bands you really enjoy?
Osiris and Ahl Sina.

Unblessed – Murdering hope

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Con oltre 20 anni di esperienza nel metal estremo nel loro paese natale, il Cile, gli Unblessed sono dei veri e propri titani del metal più estremo. In questa intervista, ci raccontano la loro personale visione della musica, gli aneddoti capitati in due decenni di musica e il loro modo di vedere la musica underground. Spesso sentiamo molte persone lamentarsi del poco denaro che circola nel mondo della musica, ma il vero motore è uno solo per portare avanti la propria arte: la passione, una sentimento che va preservato con l’amore e la dedizione. Il vero senso del fare arte è il poter lasciare in eredità un vero tesoro musicale. Paul, il cantante, è molto chiaro nella sua ideologia: se non vuoi fare musica e lavorare sodo per essa, molla tutto

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, è un piacere avervi qui. Come sono nati gli Unblessed e la loro personale visione del metal estremo?
Sono nati nello scorso millennio, nel 1999, come progetto universitario, per poi diventare la nostra vita. Ho sempre sognato di suonare, cantare, registrare dischi, andare in tournée, sono molto coinvolto in tutto ciò essendo un banger sin dai primi anni ’90. Amo questo lavoro e lo farò per sempre.

Com’è fare metal in America Latina dopo tutti questi anni? Ad un certo punto hai mai pensato di lasciare tutto e continuare con una vita normale?
Non proprio, penso che la mia vita sarebbe più anormale se avessi la capacità di buttare via tutto. La mia carriera è la vita e io mi tengo tutto quello che la musica mi ha dato: amici, mondo, cultura, aneddoti, rabbia, tradimenti, beh… Per me questo è il mio “Matrimonio” per così dire, fino a quando la morte non ci separi. Ho fatto una canzone in “Killing Ylour Last Drop of Innocence” del 2017, chiamata “Tic tac Parasites” che riflette la mia idea di vita tradizionale. E’ disponibile anche un videoclip.

In 20 anni di carriera, hai scritto un sacco di materiale per gli Unblessed, cosa hai provato vedendo il documentario che la band ha pubblicato qualche tempo fa che racconta la loro storia all’interno della scena metal cilena e del metal estremo sudamericano?
Un lavoro molto onesto che ha avuto un discreto successo nell’underground, andiamo verso i 22 anni di
carriera e continuiamo a crescere, e io ho gli stessi desideri del primo giorno. Il documentario riporta le cose che si possono raccontare, mi è successo di tutto nella mai carriera, cose buone e divertenti, dopotutto non faccio cattivo sangue né porto rancore a nessuno. Nelle band ci sono sempre state risse e ormai non ci penso neanche più e vado avanti. Per me “Il quadro generale” è più importante dei litigi, vivo il presente e niente più. C’è sempre uno scopo dietro ogni passo che facciamo e lo zaino pieno di sogni è ancora intatto. Il duro lavoro ci avvicina sempre a qualcosa di buono, spero che il successo sia la normale conseguenza. Abbiamo attraversato molti confini, attraversato continenti, non sai mai cosa accadrà o dove dovrai andare, ma qualunque cosa ci aspetti, la accoglieremo con forza e con la convinzione che il nostro lavoro è buono e a volte anche sorprendente.

Secondo te cos’è che non permette all’underground di progredire?
In America Latina mancano le infrastrutture per raggiungere il livello europeo e poter permettere alle band di garantirsi un reddito con la propria musica. Principalmente è considerato un hobby in Sud America, inizi con la premessa che non ci potrai vivere e continui sempre con quella idea. Tutto è dipinto in negativo, da coloro vivono di metal. Le band devono capire che devono metter mano al portafogli per potersi rendere più professionali e pubblicizzare il proprio lavoro in una scena underground che ci bombarda di buona musica costantemente e in cui è difficile farsi un nome, a volte, anche nel proprio paese. Le band non sanno quanto valga uno spazio, uno slot o l’uscita di un disco. L’ho sempre detto, qui, almeno in Cile, i cretini sono merda con dei sogni. Finché ciò non cambierà, saremo sempre un prodotto di seconda scelta nei mercati principali. Il merchandising è essenziale, rispetto tutti coloro che fanno questo per hobby o ego ma mi considero un coglione che aspira a lasciare un’eredità nella musica, nel bene e nel male, e vado dritto per la mia strada. Se non investi non c’è profitto, è un principio fondamentale della vita. Ecco, bisogna seminare per poter raccogliere e questo consiglio va a tutti, produttori, stampa, distro, etichette, media e tutto ciò alla fine serve per costruire insieme una grande scena latinoamericana che potrebbe essere valutata meglio, visto che dopo i Sepultura la nostra presenza nei mega show internazionali negli Stati Uniti e in Europa è molto scarsa.

Internet oggi, con le piattaforme di musica digitale, è una benedizione o un maledizione per gli Ublessed?
È la migliore opportunità che abbiamo noi artisti di mostrarci ai media che non sono venduti al 100%. Bisogna approfittarne.

Com’è andata l’esperienza di suonare in Italia, come ha accolto il pubblico italiano la proposta della tua band?
A Milano siamo stati con alcuni amici, gli Evil Spells, del nostro buon amico bassista e voce Gigi. Il concerto è stato accettabile, siamo arrivati dall’Irlanda molto stanchi dopo gli show a Manchester e a Londra in Inghilterra, e Galway e Cork in Irlanda. L’esibizione di Roma è stato qualcos’altro, è stato uno dei nostri migliori spettacoli di quel tour. Come aneddoto ti racconto che era un Open Air Fest e ha iniziato a piovere, abbiamo condiviso il palco con grandi band, tra cui i Sudden Death, e abbiamo finito per suonare e bere nella tenda del catering, dove ci è stato chiesto se eravamo disposti a suonare e abbiamo detto: questa merda è rock ‘n’ roll, certo, andiamo!!! Ci siamo ubriacati e la yuta (polizia) ci ha fermato sulla strada per l’hotel. Ci hanno lasciato in hotel ed eravamo tutti ubriachi, anche i ragazzi della produzione, che erano molto felici come noi. Ci siamo trovati benissimo. È stata una giornata eccellente e il giorno successivo abbiamo visitato Roma, il Colosseo, il Duomo, il Vaticano, la Fontana Trevi dopo la grande sbornia. Il giorno dopo abbiamo preso l’aereo per Malta, dove abbiamo suonato al Sinfest Metal Festival con Carach Angren, Necronomicon ed Echate Enthroned. Tutto molto bello.

Secondo te, una band emergente, qualunque sia lo stile di metal, puoi andare avanti solo se ha una etichetta alle spalle o al contrario, oggi c’è più libertà di poter far conoscere la nostra musica senza dipendere da un’azienda?
Certo, per il mio primo album ho fatto mille copie da solo e mi ci è voluto molto tempo per venderlo. Ritengo che la gente voglia supportare più di quanto si pensi ed è per questo che è importante produrre, registrare, realizzare video e avere un buon sito web. Nel bene o nel male arriva tutto da là.

Hai mai pensato di fare il grande salto e andare a vivere in Europa per poter competere al meglio con le band più rappresentative del death metal underground?
Ci ho pensato, sicuramente suonerei la chitarra, il basso o canterei in qualsiasi band lì, a seconda delle necessità delle persone con cui collaborerei. La vedo difficile, quindi dovrei mettere insieme la band con musicisti di lì. Ho relazioni e affetti che mi legano al Cile al momento, ma non si sa mai veramente. Ho molti dischi e vendo molto, penso che sarebbe un bene per me se riuscissi a vendere quello che vendo qui in Europa o Stati Uniti, ma partire è una scelta definitiva. Da qui ho già fatto tre tour in Europa e sto raggiungendo buoni accordi per il prossimo tour, spero di continuare a crescere e fare carriera da qui per ora. Anche il momento che viviamo come umanità non ci permette di programmare nulla.

Cosa motiva gli Unblessed a fare metal estremo? In che direzione vuoi portare l’arte che sviluppi?
Innalzare le mie canzoni fino alla morte, lasciare un’eredità e diventare una leggenda nella storia del metal mondiale.

Qual è uno dei sogni che la band non ha ancora realizzato ma sul quale stai lavorando sodo per poterlo raggiungere?
Il mio sogno è penetrare in nuovi mercati e il sogno di suonare nei grandi festival è sempre attuale. Speriamo di continuare a crescere per raggiungere i prossimi obiettivi. Sono contento di ciò che è stato realizzato fino ad ora e soprattutto per il sostegno e l’affetto della gente ha verso la band. Sono tra le cose che spiccano di più. Abbiamo anche una discografia molto ricca e ampia e questo non è da meno, soprattutto per dei sudamericani.

Con mas de 20 años de hacer metal extremo en su chile natal, esta banda de auténticos titanes del metal mas duro, nos hablan en esta entrevista de su visión personal de la música, las anécdotas que han venido pasando estos mas de 2 décadas con la música, pensamientos y forma de ver la música mas aun del ambiente underground, a menudo escuchamos mucha gente quejarse que la música es mas perdida de dinero que otra cosa, pero para unblessed el dinero es solo un motor para poder llegar mas lejos con su arte, y una cosa que se debe rescatar es la pasión el amor la entrega de parte de ellos a lo que hacen, he ahí donde radica el verdadero sentido de hacer arte y dejar un legado un verdadero tesoro musical Paul el vocalista es muy claro en su ideología, no quieres hacer música o entregarte a ello, entonces no lo hagas.

Hola gente de unblessed bienvenidos al Il Raglio del Mulo, un gusto tenerlos por aquí, como nace Unblessed y su idea de hacer metal extremo?
Estamos del milenio pasado, desde 1999. Nació como proyecto de universidad, para  luego transformarse en mi vida. Siempre soñé con tocar, cantar, grabar discos, hacer giras y todo el cuento, muy envuelto e influenciado como Banger en los inicios de los 90s. Amo este trabajo y lo voy a ejercer por siempre.

Como es hacer metal en Latinoamérica y tener tantos años a cuestas con lo que ustedes hacen? En algún momento pensaron dejar todo y continuar una vida normal diríamos?
La verdad no, yo creo que mi vida sería más anormal aun si no tuviera la capacidad de botarlo todo a través de este arte. Se vive de todo en esta carrera cuando es de por vida, pero me quedo con todo lo que me ha entregado la música, amigos, mundo, cultura, anécdotas, enojos, chascarros, en fin… Para mi este es mi “Matrimonio” por así decirlo, hasta que la muerte nos separe. Hice un tema en el “Killing your last drop of innocence” 2017, llamad “Tic tac Parasites” que refleja mi visión acerca de una vida tradicional. Incluso tiene un video clip.


En 20 años de carrera cuantos materiales tiene en su haber unblessed, y que cosas rememoran con cariño cuando ven el documental que la banda lanzo hace algún tiempo contando del paso de unblessed hasta ahora dentro del metal chileno y metal extremosudamericano?
Si a verdad es un trabajo bien honesto que ha tenido bastante éxito en el Under, vamos para los 22 años de carrera y seguimos creciendo, yo tengo las mismas ganas del día uno. El documental rememora las cosas que se pueden contar, me ha pasado de todo en esta carrera, cosas buenas y divertidas, al fin y al cabo
no me hago mala sangre ni guardo rencor por nadie. En las bandas sirmpre han existido las peleas y no me caliento la cabeza a estas alturas, sigo adelante. Para mi es mas importante “The big picture” que las rencillas, el plano general de las cosas cuantifica solamente hasta el presente y nada más. Siempre hay un propósito detrás de cada paso que damos hacia adelante y la mochila llena de sueños intácta. El trabajo duro nos acerca hacia algo bueno siempre, espero el triunfo como consecuencia y hemos crecido bastante en los ultimos años, hemos traspasado muchas fronteras, atravezado continentes, nunca sabes que va a pasar o hacia adonde vas a tener que ir, pero lo que venga lo recibiremos con fuerza y con la convicción que mnuestro trabajo es bueno y hasta asombroso algunas veces.

En opinión de ustedes que es lo que no permite progresar al underground latinoamericano para llegar al europeo entiéndase posibilidad de poder tener un ingreso de la banda y la música que uno desarrolla, equipamientos, festivales de renombre con una carrera ya formada?
Principalmente que esto es tomado como un hobbie en Sudamérica, se parte con la premisa de que vas a vivir arruinado y partes desde ese prisma. Todo lo pintan negativo, siendo que mucha gente vive del metal.
Las bandas deben entender que deben meterse la mano a los bolsillos para profesionalizar y dar a conocer su proyecto a través de una escena underground que nos bombardea de buena música constantemente y es difícil hacerse un nombre, a veces, hasta en tu propio país. Las bandas no saben cuanto vale un booking, un slot, o sacar un disco afuera. Siempre he dicho que acá, por lo menos en Chile, los huevones son cagados con sus sueños. Mientras eso no cambie, siempre vamos a tener un producto de segunda en los mercados grandes. El merchandising es fundamental, respeto a todos los que están en esto por hobbie o ego
pero me considero un huevón que aspira a dejar un legado en música, para bien o para mal, y voy derechito hacia ahí. Si no inviertes no hay ganancia, es un principio básico de la vida. Hé ahí… Hay que sembrar para poder cosechar y este consejo va para todos, productores, prensa, distros, sellos, medios y todos los que construimos esta gran escena latinoamericana que podría estar mejor evaluada, ya que después de Sepultura es bien escaza nuiestra presencia en mega shows internacionales en USA y Europa donde las cosas funcionan mucho más pro.  

El internet hoy día con las plataformas digitales de música, es una bendición o una maldición en opinión de Unblessed?
Es la posibilidad que tenemos los artistas de mostrarnos en el último concho de los medios que no están 100% comprados. Hay que aprovecharlo.

Como fue la experiencia de la banda tocando en Italia, como fue el recibimiento del publico italiano con la propuesta de la banda?
En Milán estuvimos con unos unos amigos de la banda Evil Spells con nuestro buen amigo el bajista y voz Gigi, el concierto estuvo aceptable, veníamos desde Irlanda muy cansados tras fechas en Manchester y Londres en Inglaterra, y Galway y Cork en Irlanda. El fest de Roma fue otra cosa, fue uno de nuestros mejores shows de ese tour. Como Anécdota te cuento que era un Fest Open Air y se puso a llover, compartimos escenario con grandes bandas, entre ellas Sudden Death y terminamos tocando y tomando en la carpa de los drinks,donde se nos preguntó si estabamos dispuestos a tocar y nostotros dijimos: Esta huevada es Rock n roll, ya estamo acá, vamos!!! Nos emborrachamos y nos detuvo la yuta (Policia) camino al hotel, pero pasamos piola, como decimos acá al bajo pérfil. Nos fueron a dejar al hotel y estábamos todos ebrios junto a los tipos e la producción, quienes estaban muy contentos con nosotros,lo pásamos muy bien.
Fue una excelente jornada y al otro día hicimos tour en Roma por el coliseo, el duomo, vaticano, Fontana de trevi con la gran resaca. Al otro día tomamos el avión hacia Malta, donde tocamos en el Sinfest Metal Festival con Carach Angren, Necronomicon y Hecate Enthroned. Muy lindo todo.

En palabras de ustedes hoy en dia, una banda emergente ya sea del estilo que sea dentro del metal solo puede salir adelante si tiene un gran sello detrás de su arte o por el contrario hoy tenemos más libertad para poder dar a conocer nuestra música sin depender de una cia?
Claro, yo para mi primer disco saqué mil copias solo y me demoré mucho en venderlo, precisamente por no tener mas cosas que vender, ahora entiendo que la gente te quiere apoyar más de lo que uno piensa y por eso es importante producir, registrar, grabar, grabar y sacar discos, hacer videos, tener un buen sitio en internet. Mal que mal por acá uno conoce toda la música y todo lo que consumes entra por ahí.

Ha pensado en algún momento dar el gran salto e ir a vivir en Europa para poder competir mejor con las bandas mas representativas del genero del death metal underground mundial?
Lo he pensado, seguramente tocaría guitarra, bajo o cantaría en cualquier banda allá, si es por la gente con la que toco, lo veo difícil así que tendría que armar la banda con músicos de allá. Tengo asuntos y lazos que me atan a Chile hasta ahora, en realidad uno nunca sabe. Tengo muchos discos y vendo bastante, yo creo que mi iría bien si logrará vender lo que vendo acá en Europa o los EEUU, pero irse es definitivo. Desde Acá igual he hecho 3 giras por Europa ya y estoy amarrando algo bien bueno para el próximo tour, espero seguir creciendo y haciendo carrera desde acá de momento. También el momento que vivimos como humanidad tampoco da para planificar nada.

Que es lo que motiva a Unblessed a hacer metal extremo? Que pasión los mueve en querer mover el arte que ustedes desarrollan?
Elevar mis canciones hasta la muerte, dejar legado y ser leyenda en la historia del metal mundial.

Cual es uno de los sueños que la banda aun no ha cumplido pero que están trabajando duro para poder ya concretarlo en este tiempo?
Yo tengo por meta penetrar en nuevos mercados y siempre el sueño de tocar en los grandes festivales ha estado presente. Esperamos seguir creciendo para lograr los próximos objetivos. Me siento contento de lo logrado hasta ahora y en especial el apoyo y cariño de la gente hacia la banda son de las cosas que más destaco. También tenemos una discografía bien rica y amplia y eso no es menos, sobre todo para ser Sudamericanos.

Nordjevel – Fallen angels

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

A causa dell’emergenza sanitaria mondiale, i Nordjevel hanno deciso di posticipare il loro prossimo album alla fine del 2021 e di registrare alcune tracce extra in esclusiva per il nuovo EP “Fenriir” (Indie Recordings).

Benvenuto Doedsadmiral, quanto tempo avete impiegato per comporre e registrare il vostro ultimo EP “Fenriir”?
Le canzoni “Fenriir” e “Rovdyr” erano tracce che avevamo scritto un anno fa e che erano finite, quindi quando abbiamo deciso di aggiungere “Gnawing The Bones”, che era stata scritta per il nuovo album, non ci è voluto molto tempo. Giusto il tempo necessario per registrare le canzoni in studio.

Avete bisogno di un ambiente o di un’atmosfera particolare per comporre?
Non proprio. Componiamo in ogni ambiente. Se abbiamo un’idea, o ci troviamo in un determinato stato d’animo, ci sentiamo semplicemente ispirati e continuiamo a lavorare sulle idee.

“Fenriir”, “Gnawing The Bones”, “Rovdyr” saranno disponibili esclusivamente su questo nuovo EP?
“Fenriir” e “Rovdyr” sì, saranno disponibili solo su questo EP. “Gnawing The Bones” è stato scritto per il nostro nuovo album che registreremo a settembre. Potrebbe avere una versione po’ differente sull’album.

“Det Ror Og Ror” è stata registrata dal vivo al Brutal Assault nel 2019, perché avete scelto questa versione live?
È stata una nostra scelta personale. Quando abbiamo suonato Brutal Assault, è stato un concerto davvero estremo per noi, e volevamo catturare quell’energia che abbiamo sentito sul palco in quel momento.

Quanto spesso ascolti le tue vecchie canzoni?
Non molto spesso, ma è perché le proviamo e le suoniamo molto, quindi non capita spesso di sedersi da soli ad ascoltare vecchi album. Segnano anche un momento nella band che c’era allora ed è là. Normalmente mi sento più motivato ad andare avanti con cose nuove. Ma, quando a volte ti siedi e le ascolti, ti riportano indietro.

Quando hai scoperto i Possessed e la loro canzone “Fallen Angel”?
Siamo stati tutti fan dei Possessed da un pezzo, e quando siamo andati in tournée con loro nel 2019 e li abbiamo visti dal vivo per 15 giorni, volevamo davvero onorarli con questa cover, come antenati della musica estrema. Non c’è mai stato davvero alcun dubbio su chi coverizzare.

Quando nasce il tuo amore per il metal?
Probabilmente già all’inizio del 1988. Mia madre stava con un chitarrista live di una delle più grandi rock band norvegesi e suonava sempre la chitarra con me mentre cantavo. È nato da tutto da quello: Accept, Kiss, Sepultura, poi su Possessed, Darkthrone e Mayhem nei primi anni dell’adolescenza.

Dopo “Krigsmakt” (2017), “Fenriir” è il vostro secondo EP: preferisci pubblicare full-length o Ep con la tua band?
Personalmente preferisco gli album. Gli EP sono sempre troppo corti per me.

Novità sul prossimo full lenght?
Entreremo negli Fredman Studio a settembre per registrare il nostro nuovo full-lenght. Verrà probabilmente rilasciato intorno alla primavera del 2022.

Due to the ongoing world situation, Nordjevel decided to delay their upcoming album until late 2021 and to record a few extra tracks in exclusive only for the new EP “Fenriir” (Indie Recordings).

Welcome Doedsadmiral, how long did it take for you to compose and record the latest EP “Fenriir”?
The songs “Fenriir” and “Rovdyr” were tracks that we had written one year earlier, and where finished, so when we decided to add “Gnawing The Bones”, which was finished written for the new album, it didn`t take that much time. It was just to record the songs in the studio.

Do you need a particular setting or mood in order  to compose?
Not really. We compose in every setting. If we get and idea, or we are in a certain mood, we just feel inspired and keep on working on the ideas.

“Fenriir”, “Gnawing The Bones”, “Rovdyr will be exclusively available for this new EP?
“Fenriir” and “Rovdyr” yes will only be available on this EP. “Gnawing The Bones” is written for our new album we will record in September. It might be a bit altered on the album.

“Det Ror Og Ror” was recorded live at Brutal Assault in 2019, why did you choose this live version?
It was a personal choice from us. When we played Brutal Assault, it was a really extreme concert for us, and we wanted to capture that energy we felt on stage in that moment.

How often do you listen your old songs?
Not that often, but that is because we rehearse and play them a lot, so it`s not often you sit down alone, to listen to old albums. They also mark a time in the band that was then and there. Normally I feel more motivation moving on with new stuff. But, when you on occasions sit down and listen to them, it takes you back.

When did you discover Possessed and their song “Fallen Angel”?
We have all been fans of Possessed most of our lives, and when we went on tour with them in 2019, and saw them live for 15 days, we really wanted to honor them with this cover, as forefathers of extreme music. There was really never any doubt about who to cover.

When is born your love for metal?
Early 1988 probably already. My mother was together with a live guitarist of one of Norway`s biggest rock bands, and he always played the guitar with me while I was singing along. It grew from that to Accept,Kiss,Sepultura,then onto Possessed,Darkthrone and Mayhem in the early teens.

After “Krigsmakt” (2017), “Fenriir” is your second EP: do you prefer to release full-length or Ep for your band?
Personally I prefer albums. EP`s always feel to short for me.

What’s about your next full-length?
We will enter Studio Fredman in September to record our new full length. Will probably be released around spring 2022

Voland – Il culto degli Zar

“Imparare divertendosi”. Quello che è uno degli slogan pedagogici più inflazionati ben si adatta alla realtà di molti ascoltatori del metal. Quante volte vi è capitato di scoprire un libro, un film o un evento storico dopo aver ascoltato un brano? Immagino parecchie. “Voland III – Царепоклонство – Il culto degli Zar” (Xenoglossy Productions) dei Voland, così come il resto della loro discografia, diventa l’occasione per ascoltare ottima musica e scoprire pagine avvincenti dell’affascinante storia russa…

Benvenuto Rimmon, terzo giro, ancora un’EP: come mai sinora avete pubblicato solo lavori di breve durata?
Ci piace prestare attenzione ai dettagli e il formato EP con un numero limitato di tracce ci permette di concentrarci su pochi pezzi ma di qualità superiore. In quanto band underground abbiamo tempo e risorse limitate, anche per questo riteniamo che il formato EP si presti meglio alle nostre esigenze. In particolare l’elemento sinfonico è andato crescendo nel tempo e questo richiede una cura precisa dei dettagli. Ad ogni modo, a nostro parere “Voland III” è un EP solo nella forma. Le quattro canzoni nuove costituiscono quasi mezz’ora di musica, in più il disco scaricabile su bandcamp include due bonus track di pezzi vecchi riarrangiati e suonati live in studio, in tutto si sfiorano i 40 minuti. EP o full length poco importa, noi lo consideriamo il nostro terzo album.

Avete sempre chiamato i vostri EP con il nome della band, questa volta troviamo anche il sottotitolo “Царепоклонство – Il culto degli Zar”: questa puntualizzazione è solo formale o anche sostanziale?
Entrambe le cose, abbiamo proseguito con la tradizione di numerare le nostre uscite. Al contempo il sottotitolo lascia intravedere il concept che lega le nuove canzoni. Si tratta di un filo conduttore abbastanza generico e aperto a interpretazioni, ruota intorno alla figura dello Zar russo e ci permette di spaziare nel tempo raccontando episodi di storia russa distanti tra loro, ma accomunati dalla presenza di sentimenti contrastanti rispetto alla figura del monarca, oscillanti tra fedeltà fanatica e aperta ribellione.

La vostra fascinazione per la storia russa come e quando nasce?
Risale alle origini del gruppo, era un periodo in cui io stavo studiando la lingua russa e ne ero molto affascinato. Quando venne il momento di scegliere un tema per i testi della nostra musica provammo a prendere ispirazione a un episodio di storia militare, l’assedio di Leningrado durante la seconda guerra mondiale. Così nacque la nostra prima canzone, “Leningrad”. Il risultato ci piacque molto, tanto da convincerci a continuare su quella strada, prendendo spunti da episodi di storia russa, scrivendo i testi alternativamente in italiano e russo.

Cosa vi colpisce della figura dello Zar?

Lo Zar è l’elemento simbolico su cui si basa il concept, ma in realtà ciò che più ci interessa è raccontare le vicende umane e le prese di posizione di chi ha vissuto sotto la monarchia russa e in che modo si è rapportato con essa. Abbiamo giocato molto col contrasto di atmosfere nelle canzoni, cambi di ritmo e passaggi a tratti aggressivi e a tratti melodici, che rappresentano le diverse voci messe in campo, ovvero i gruppi sociali che nelle varie epoche si sono prestati al servizio dello Zar o al contrario si sono ribellati a lui.

Partiamo dalla prima traccia, quella dedicata ai Romanov: cosa avete voluto evidenziare in questo brano?
“Casa Ipatiev” racconta l’esecuzione dell’ultima famiglia imperiale. E’ un brano che vuole esprimere la tragedia umana collocata in un momento storico cruciale, la difficoltà di prendere decisioni estreme ma necessarie. Musicalmente ci sono passaggi “narrativi” veloci, in cui si inseriscono le sezioni che rappresentano invece i punti di vista delle parti in guerra. Il ritornello doom, cantato in stile corale ecclesiastico, riprende le parole dell’inno zarista e anticipa quello che dalla chiesa ortodossa è considerato il martirio della famiglia reale. La sezione centrale invece è in stile marziale, rappresenta la voce e le motivazioni dei bolscevichi, disposti a qualsiasi sacrificio per scongiurare il ritorno della monarchia.

La seconda canzone è dedicata a quello che è forse stato il più celebre Zar della storia, Ivan IV, detto il terribile. Figura affascinante, no?
Affascinante e oltremodo “metal” oserei dire, nel senso che si guadagnò il proprio epiteto per la violenza che contraddistinse il suo regno, costellato da congiure, persecuzioni di avversari, guerre e follia. Anche in questo caso l’alternanza dei passaggi nella struttura della canzone rappresenta la volubilità degli stati d’animo del sovrano, prono a crisi mistiche ed esplosioni di brutalità. Tutto ciò si contrappone al ritornello che è invece epico e grandioso e omaggia l’importanza che questo regnante ebbe per la storia russa e il destino dell’impero.

Ammetto che non aveva mai sentito parlare del protagonista della terza traccia, Stepan Razin: cosa ha fatto di particolare tanto da attrarre le vostre attenzioni?
Stepan Razin è tanto sconosciuto in occidente quanto fondamentale nella tradizione folkloristica russa. Per capirci potremmo dire che si tratta di una specie di Robin Hood russo, un cosacco che si oppose ai soprusi della nobiltà di provincia sulla popolazione, al punto da condurre una vasta insurrezione contadina, terminata tragicamente nel sangue. La produzione artistica in Russia sul tema è talmente vasta, in termini di poesie, canzoni popolari e piece teatrali, che abbiamo deciso di fare un esperimento di collage attingendo a diversi testi originali e cantare l’intero brano in lingua russa.

Il disco contiene in quarta posizione “Suite russe”, un brano che parla più in generale della storia russa: come si inserisce nel concept?
Questo brano è la coronazione di tutto ciò che abbiamo menzionato prima, i contrasti e le contraddizioni presenti per secoli nella società russa, la spinta verso la modernità e il peso della tradizione, la repressione dei moti progressisti che sfociano nella violenza rivoluzionaria e nella reazione. La canzone ha una struttura progressiva, una suite appunto, che racchiude diversi momenti di questa narrazione e vuole riassumere il concetto di venerazione devota degli zar contrapposta alla distruzione dell’autorità secolare e religiosa.

L’EP si conclude con due live in studio, “Dubina” e “Leningrad“. Scelta particolare, lo dobbiamo considerare un’anticipazione di eventuali show dal vivo, visto che qualcosa si sta muovendo dal punto di vista dei concerti dopo il lungo stop?
Sicuramente da parte nostra c’è tutta l’intenzione di tornare dl vivo il prima possibile. Sappiamo che non sarà semplice, la crisi pandemica ha costretto molti locali alla chiusura e già prima del Covid non erano moltissimi. Restiamo positivi e cercheremo di sfruttare ogni occasione utile per tornare a suonare, non vediamo l’ora di provare le nuove canzoni davanti a un pubblico in carne e ossa!

Desaster – Churches without saints

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dal 1989 i tedeschi Desaster hanno prodotto diversi grandi album di metal estremo. Dal 4 giugno 2021 hanno aperto la loro chiesa empia a tutti i loro fan, e così abbiamo deciso di parlare del nuovo album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), con il cantante Sataniac.

Benvenuto Satainac, i Desaster sono nati nel 1988, qual è la formula per sopravvivere nel mondo della musica per 30-35 anni?
Ciao Giuseppe, i Desaster non fanno parte del vero big music biz, ma penso che la cosa più importante per sopravvivere a lungo come band è non prendersi troppo sul serio. E ovviamente amiamo quello che facciamo.

“Churches Without Saints” è il tuo sesto full-length con i Desaster, sei soddisfatto di questo ritorno sulle scene?
Non eravamo andati via, quindi non è un ritorno, ma io sono e siamo molto contenti del nuovo album. Soprattutto che abbiamo arruolato un batterista che si adatta perfettamente ai Desaster. Musicalmente e caratterialmente…

Come è cambiato il tuo ruolo nella band dal tuo album di debutto sino a “Churches Without Saints”?
Non credo che il mio ruolo sia cambiato dai tempi di “Divine Blasphemies”, scrivo i testi e mi occupo della voce, questo è quello che faccio da quando sono entrato nella band nel 2001!

Dai tempi di “Satan’s Soldiers Syndicate”, impiegate quattro \ cinque anni per pubblicare un nuovo album: come potresti spiegare questo lungo periodo di gestazione?
Invecchiamo e ovviamente ci sono sempre altre priorità oltre ai Desaster. Famiglia, lavoro, ecc. E infatti non avverto il bisogno di avere un nuovo album dei Desaster ogni anno.

Potresti presentarci il tuo nuovo batterista, Hont?
Sì, Hont è un mio buon amico e sicuramente un maniaco del metal. Abbiamo anche suonato insieme in una band chiamata Divine Genocide. Dopo la divisione dei Divine Genocide sono andato a finire nei Desaster e abbiamo perso i contatti per un po’. Ora, sembra essere il batterista perfetto per noi, perché è un maniaco del metal e una persona molto calma e amichevole.

Cosa significa veramente il titolo “Churches Without Saints”?
Basta dare uno sguardo all’ipocrisia dell’Homo Sapiens e cosa ne è stato di lui dopo che ha iniziato a seguire le religioni. Ci sono cose migliori nella vita. Bisogna fermare la follia!

Abbiamo davvero bisogno di santi?
Non ci sono santi da nessuna parte, quindi possiamo avere bisogno di ciò che non esiste. È una specie di gioco di ruolo, una favola…

La mia canzone preferita dell’album è “Exile Is Imminent”, come è nata questa traccia e qual è la tua canzone preferita?
Questa è stata realizzata mentre scriviamo tutte le canzoni. Jammiamo sui riff che Infernal presenta e proviamo a renderli una vera canzone. A volte ne usciamo vittoriosi, altre volte potrebbe essere migliore. Hahaha… Ho tre o quattro canzoni preferite: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” e la title track.

Qual è la situazione attuale per quanto riguarda i concerti in Germania? Ti aspetti una rapida ripresa dell’attività dal vivo?
Non ci sono piani concreti per un ritorno ai live nei prossimi mesi. Spero che questa situazione Covid finisca presto, così possiamo tornare di nuovo sul palco!

Since 1989 the German band Desaster has produced several great extreme metal albums. From 4 June 2021 they opened their unholy church to all their fans, and so we decided to talk about the new album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), with the singer Sataniac.

Welcome Satainac, Desaster are born in 1988, what is the formula to survive in the music biz 30-35 years?
Hi Giuseppe, ok Desaster is not really a part of the real big music biz, but I think the most important thing to survive a long time as a band is that we don’t take ourselves too serious. And of course we love what we do.

“Churches Without Saints” is your sixth full-length with Desaster, are you satisfied with this come back?
We weren’t gone, so this is no come back, but I’m and we are very happy with the new album. Especially that we fund a drummer that fits perfect to Desaster. Musically and personally…

How is changed your role in the band from your debut album to “Churches Without Saints” ?
I don’t think that my role has changed since Divine Blasphemies, I write the lyrics and doing vocals, that’s what I do since I entered the band in 2001!

From”Satan’s Soldiers Syndicate” times, you need four\five years to release a new album: how could you explain this long gestation period?
We grow older and of course there are always other priorities next to Desaster. Family, work, etc. And in fact I don’t need a new Desaster album every year.

Could you to introduce your new drummer, Hont?
Yes, Hont is a good friend of mine and a metal maniac for sure. We also played together in a band called Divine Genocide. After the split of Divine Genocide I went to Desaster and we lost the contact for a while. Now, he seems to be the perfect drummer for us, because he is a metal manic and a very calm and friendly person.

What really means the title “Churches Without Saints”?
Have a look on the hypocritical Homo Sapiens, and what has become of them following religions. There are better things in life. Stop the madness!

Do we really need saints?
There aren’t saints anywhere, so in case we can’t need what don’t exists. It’s a kind of roleplay, a fairytale… 

My favorite song on the album are “Exile Is Imminent”, how is born this track and what’s your favorite song?
This one was written as we write all songs. We jam the riffs that Infernal presents and try to make them a real song. Sometimes we are victorious, other times it could be better. Hahaha… I have three or four favorite songs: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” and the title track.

What is the current situation with regard to the gigs in Germany? Do you expect a fast resumption of live activity?
There are no concrete plans for a live comeback in the next months. I hope this Covid-situation will end soon, so that we can enter the stage again!

Obsolete Theory – La caduta delle teorie obsolete

Un’intervista collettiva per scoprire il mondo degli Obsolete Theory. La band autrice del recente “Dawnfall” (My Kingdom Music) ha una teoria personale della musica, probabilmente il risultato della somma delle personalità varie e delle idee chiare di tutti i membri del gruppo.

Tre anni fa esordivate con “Mudness”, un disco accolto molto bene dalla critica, nonostante non si trattasse di un’opera semplice. Dopo aver pubblicato un album del genere, come si riparte per fare qualcosa di nuovo e, immagino, nelle intenzioni migliore?
OW: C’è stato un periodo di ripresa a dir la verità un po’ troppo lungo. Ci siamo trovati spesso anche solo per creare il sound che volevamo ottenere, e della direzione musicale. Come tante altre band abbiamo avuto molti periodi di stop e di incontri non continuativi, in cui troppo spesso abbiamo perso il filo di quanto stavamo facendo. Ma questa è tutta esperienza maturata adesso, che ci tornerà utile nelle prossime situazioni. Dopo “Mudness”, per quanto concerne la composizione, ho avuto la fortuna di vedere emergere Savanth con un’infinità di proposte: c’è molto di lui in questo album.
Savanth: Per questo disco abbiamo voluto introdurre a monte un approccio da studio di registrazione. Non più solo suonare e comporre i brani in sala prove come è stato fatto con “Mudness”, ma anche registrare le nostre proposte e basare la finalizzazione dei pezzi oltre che su cosa sentiamo mentre le suoniamo, anche su cosa ci ispirano mentre le ascoltiamo da soli in casa. Con questo approccio ci ritroviamo ad essere sia musicisti che ascoltatori e, personalmente, penso che un giusto equilibrio tra questi due mondi sia la strada vincente.

Anche in “Dawnfall” appare chiara la vostra predilezione per i brani dal minutaggio elevato, scelta ponderate oppure escono così in modo spontaneo?
Mordaul: in realtà ci abbiamo provato a farle un po’ più corte, ma è una cosa che proprio non ci riesce!
OW: ogni volta le nostre canzoni nascono in un modo e finiscono chissà come; se le proposte sono di uno, l’arrangiamento finale ha sempre un po’ di tutte le nostre teste e questo fa sì che ci sia un attenzione particolare allo sviluppo e l’intreccio dei riff, ma fa anche sì che si srotolino decine di minuti di musica.

Anche se prematuro parlarne ora, qualcosina pare si stia muovendo in ambito live. Un vostro set ideale, magari all’interno di un festival o a supporto di un nome altisonante, come viene strutturato per garantire un certo equilibrio tra bani lunghi e un tempo a disposizione, a volte, risicato?
OW: ogni live può essere molto diverso; ora che abbiamo due album e diversi singoli a disposizione, la scaletta si potrebbe strutturare in molte maniere differenti, ma credo che il punto focale sia più che altro gestire velocità e lentezza, ci piace giocare molto su questo aspetto.

Una musica così complessa come la vostra ha una resa maggiore in studio o live?
Savanth: Difficile a dirsi. Un ascolto da studio fa apprezzare di più gli aspetti relativi all’arrangiamento e di produzione della nostra musica, mentre dal live emerge l’aspetto più crudo, “umano” e violento. Direi che la resa è 50 e 50. Sono due aspetti secondo noi ugualmente importanti e attualmente ci stiamo attrezzando tecnicamente per poterli combinare al meglio durante i concerti. In modo da avere una resa sonora il più possibile simile al disco, senza rinunciare all’impatto del live.

Torniamo “Dawnfall”, ancora una volta vi siete affidati a Øystein G. Brun dei Borknagar per la masterizzazione del disco, qual è la particolarità del suo lavoro che si sposa appieno con il vostro sound e che ve lo fa preferire ad altri tecnici?
Savanth: la cosa che ci colpisce più di lui è che si vede che gli piace fare il suo lavoro e che ci tiene a realizzare un album di qualità con cura e impegno, senza considerare la sua infinita pazienza!

“Night Of Omen” apre il disco in modo maestoso, da quel momento in poi prendete l’ascoltatore per mano e lo conducete in una sorta di realtà parallela, mistica e primitiva. Componete più col cervello o con il cuore?
OW: vorrei dirti che è sempre tutto cuore e impatto, ma è inevitabile che il cervello entri in gioco spesso; serve per regolare e sistemare quei momenti dove rischieremmo di essere troppo prolissi o partiremmo per voli pindarici chiari solo a noi, o forse nemmeno a noi.
Savanth: le idee partono e devono partire dal cuore, l’ispirazione è assolutamente fondamentale nelle fasi iniziali di composizione. A un certo punto però è altrettanto fondamentale che il cervello entri in gioco, dato che bisogna fare scelte ragionate su struttura e arrangiamento dei pezzi. Diciamo che anche qui vale la regola del 50 e 50.

Mentre, qual è la chiave per creare empatia con l’ascoltatore?
Bolthorn: una formula precisa ovviamente non esiste, ma molti elementi nella nostra musica contribuiscono a cercare di raggiungere questo legame quasi “spirituale” con chi si troverà a inserire il nostro disco nello stereo. Climax ossessivi e tempi dilatati, alternanza di melodia e dissonanza, inserti atmosferici in un mare tempestoso, fa tutto parte del gioco. Non ci interessa particolarmente attenerci ai canoni fissi di un determinato genere, noi per primi sentiamo il vivo bisogno di essere trasportati da quello che stiamo suonando e cerchiamo di coinvolgere chi ci ascolta o vede live in questo viaggio catartico.

Avete scelto “Onirica” come primo singolo, brano che vede la partecipazione di Ally Storch: come siete entrati in contatto con la talentuosa violinista?
Daevil: Ally è una carissima amica da ormai 11 anni. Io e Bolthorn l’abbiamo conosciuta nel 2010 negli after-show di due concerti degli Haggard. Da allora, nonostante la distanza,  siamo rimasti in ottimi rapporti e appena capita l’occasione le chiedo se avrebbe voglia di fare una comparsata in qualche nostro lavoro (in precedenza abbiamo avuto il suo featuring anche su “Prophecy”) e lei ne è sempre entusiasta.

Ascoltando i vostri dischi, mi è capitato di ragionare sul nome sulla band, vi giro il quesito che mi sono posto in questi giorni: la teoria obsoleta, se non anche la pratica, è il black metal? In qualche modo cercate di superare i suoi rigidi dettami?
OW: quel che dici è vero in parte: il black metal è alla base degli ascolti di tutti noi e superare le sue barriere pur rispettandone le origini è una parte della nostra sfida musicale. La teoria obsoleta… si potrà capire passo passo con l’ascolto di tutto quello che metteremo in musica nella nostra vita, per ora avete solo avuto un assaggio del nostro pensiero.