Comando Praetorio – I sabotatori della luce

Due brani, della durata totale di poco più di 20 minuti, compongono “Sovvertire la tirannia della luce” (ATMF) dei Comando Praetorio. Abbiamo chiesto alla band di anticiparci qualcosa dell’EP in uscita nei prossimi giorni…

Benvenuti, dal 22 aprile sarà disponibile il vostro nuovo EP “Sovvertire La Tirannia Della Luce”, contente due brani. Possiamo considerare quest’opera un concept?
L’aspetto lirico è senz’altro il frutto di un medesimo flusso ispirativo, successivamente suddiviso lungo l’arco di due tracce. Il nuovo EP “Sovvertire la tirannia della Luce” si riferisce a un processo di allontanamento fisico e spirituale dalla tirannia monoteistica del sole, inteso sia come Logos assolutistico della razionalità astratta, inaridente e impositiva; sia come espressione del monoteismo desertico dell’orizzontalità militante.

Nel 2022 La Tirannia della Luce è ancora forte?
Nonostante le liriche siano state redatte nel 2020, riteniamo che queste siano prefigurate da significati atemporali ed eterni che ne garantiscono la validità anche difronte allo scorrere del tempo. Inoltre, in questi due anni l’ipertrofia del Logos assolutistico e solare non si è certamente attenuata; anzi essa è entrata in una fase sempre più oppressiva e totalitaria tramite la dittatura “pandemenziale” le cui conseguenze in termini non soltanto politico culturali, ma ancora di più parareligiosi e assolutistici, paiono evidenti.

In che modo può essere sovvertita?
L’inversione valoriale può avvenire in primo luogo nell’interiorità del proscritto, ovvero di colui che si è dato alla macchia, che, come direbbe Junger è stato espulso dalla società e si appresta ad espellere la società da sé stesso. Rispetto al cambiamento di paradigma avvenuto nel campo della macchinazione del mondo ad opera delle ideologie desertiche, la sovversione è microcosmica poiché avviene in primis nell’interiorità, ove si recuperano preliminarmente le condizioni dell’età dell’oro. A livello macrocosmico il proscritto diviene il custode della natura selvaggia, del silenzio e del lato notturno e nascosto delle cose.

In qualche modo la situazione di cattività nella quale abbiamo vissuto in questi ultimi due anni ha contribuito ad aumentare il vostro desiderio di sovversione?
Il desiderio è frutto di una pulsione, la volontà invece esprime la direzione del dominio anche nei confronti delle pulsioni e dei desideri. Parlerei dunque nel nostro caso di volontà e non di desiderio. I desideri piuttosto, sono quei fattori risultati cruciali nel meccanismo di ricatto operato dalla pandementia: a fronte di libertà negate o sospese, si è stimolato il desiderio insoddisfatto di coloro che non potendosi più divertire, ballare, uscire, hanno barattato i propri diritti fondamentali in cambio di lasciapassare concessi a fronte dell’obbedienza al paradigma del controllore biosecuritario. La volontà di superamento del paradigma assolutistico permette al ribelle di estenuare le forze del sistema dominante, che si trova quindi a sperperare le proprie risorse nel tentativo di coprire interamente lo spazio fisico e cibernetico con i propri sistemi di vigilanza, con la distopica “speranza” di poter verificare la stretta osservanza da parte di tutti i sudditi di tale paradigma. Ma mentre il deserto, determinato dall’ipertrofia del lato solare non bilanciato, permette il controllo totale e totalitario non così la foresta che cela, oscura e filtra la luce intrusiva del potere panottico.

Vi andrebbe di entrare nei dettagli della prima traccia, “Dell’oblio l’ombra siderea”? Come è nata e di cosa parla?
La prima traccia è stata, così come la seconda, in gran parte abbozzata dal nostro nuovo componente Damien, e poi riarrangiata da me per la parte chitarristica all’inizio del 2020. Successivamente si è proceduto ad arricchire e ad armonizzare la composizione in un tutto coerente anche grazie allo sforzo collettivo di tutti i componenti in sede di sala prove.
Abbiamo già affrontato i temi lirici nelle precedenti risposte, non resta che integrare quanto già detto con una breve citazione:

…il cielo stellato ultima guida
degli insonni dalla coscienza purificata
imposizione oltre la massa
palingenesi della materia mercuriale
ignicamente purificata
dominio dell’Artefice ridestato…

Mentre della seconda, “Ritorna il buio dell’origine uranica”, che mi dite?
Il processo compositivo e lirico è avvenuto con le stesse modalità della prima traccia così che ogni elemento si integra vicendevolmente tra i due brani.

…verso incendiari scenari di rivolta
ritorna il buio dell’origine uranica
milioni di enigmi del disinganno
scacciano gli incubi della macchinazione…

Rispetto a questa ipertrofia del lato solare, l’Unico si rifugia dunque all’ombra del cielo notturno, patrocinato dalle divinità Asuriche e Uraniche indoeuropee. Con questo atto si opera un’inversione dei principi cardine rispetto alla massificazione, intesa come conseguenza estrema delle religioni desertiche, che nel deserto sono nate ed al deserto vogliono riportare il mondo, in quanto nemiche di ogni verticalità.

In questo contesto, che significato ha la copertina dell’EP?
La copertina è ricavata da una foto scattata da un componente della band in Bretagna. Essa raffigura il dolmen bretone delle cosiddette “pierres plates” con a lato un menhir. All’interno del dolmen sono presenti diverse raffigurazioni della volta celeste e in particolare del grande carro. In tal senso si abbina in modo coerente con il significato dell’EP non soltanto da un punto di vista meramente grafico.

L’EP ha sancito l’esordio di Damien, quale è stato il suo apporto?
Il sodalizio con Damien nei ranghi di Comando Praetorio è iniziato prima del concepimento del nuovo EP; nonostante alcune idee e riff fossero già stati composti in precedenza, la sua presenza ha apportato un significativo apporto in seno alla band, contribuendo, dal punto di vista compositivo, al completamento delle bozze dei brani, oltre a definire tutte le linee vocali del disco in qualità di nuovo cantante. Inoltre, si è fatto carico anche della produzione di “Sovvertire…”per quanto concerne il mixing e il mastering, pertanto abbiamo potuto seguire in prima persona tutte le fasi di sviluppo e cesellamento dei nuovi brani passo dopo passo. Damien proviene da una lunga esperienza con i Mortuary Drape ed è tuttora il fac totum del progetto funeral doom Tetramorphe Impure; è un musicista creativo e molto capace, siamo inoltre legati a lui da un’amicizia pluridecennale; pertanto, non potremmo essere più soddisfatti della nuova sinergia instauratasi grazie alla sua presenza. Nel 2002 inoltre, Damien è stato coinvolto come voce nel progetto Enthroning Silence. La sua performance fu decisamente degna di nota.

Proporrete le due tracce dal vivo?
Attualmente non abbiamo alcun programma di future date dal vivo. La dimensione live non è mai stata prioritaria per CP; abbiamo sempre ritenuto la nostra musica come un’esperienza, un moto di ricerca interiore dell’ascoltatore che trova il proprio ambito più calzante in un ascolto raccolto ed individuale.

Malauriu – L’oro s’è fatto

I Malauriu possono vantare una corposa discografia tra EP, split e compilation. Ciò nonostante, la casella full-length non veniva aggiornata dal 2017, anno di pubblicazione di “Semper ad Mortem Cogitantes”. Con “Malauriu” finalmente la band siciliana dà un successore a quell’opera e lo fa presentando alcune novità, in primis la presenza alla voce di Nequam (The Magik Way), che va rappresentare il terzo vertice del triumvirato che già vedeva nelle proprie fila Felis Catus e Schizoid.

Benvenuti ragazzi, dal 2013, anno della vostra fondazione, non sono mancate uscite a nome Malauriu, però, nonostante questa prolificità, tagliate solo ora il traguardo del secondo full-length, come mai?
Schizoid: Realizzare un full è qualcosa di davvero importante e richiede molto tempo. Anche demo, promo, EP, split sono release che richiedono impegno ma un album è una bella responsabilità. Deve lasciare un segno, ogni dettaglio deve essere perfetto e non deve essere dimenticato in poco tempo o riposto in libreria solo per misero collezionismo. Per la realizzazione di questo album abbiamo impiegato cinque anni circa, da fine 2017 ad oggi abbiamo fatto tantissime registrazioni. La gestazione così lunga è dovuta anche al fatto che cercavo il momento adatto per farlo uscire, dovevo prima terminare tutte le release black metal in programma.

Avete deciso di intitolare il disco con il nome della band, si cela un significato simbolico dietro questa scelta?
Schizoid: Volevo un disco senza nessun titolo in copertina per dare un ulteriore senso di mistero alla release. Questo disco rappresenta appieno il nome della band.

Sul vostro primo album intero, il ruolo di cantante era stato coperto dallo sfortunato Antonio Pasquini, morto quasi un anno fa: vi andrebbe di ricordalo?
Schizoid: Antonio Pasquini ha preso parte a cinque release Malauriu che hanno segnato una svolta a livello del sound e della scrittura dei brani. Sono grato per il suo grande contributo artistico e lo ricordo sempre con molto affetto. Lo scorso anno in questo periodo è uscita una compilation intitolata “A.M.E.N”. : racchiude tutti i brani cantati da Ant. L’abbiamo realizzata con il supporto della sua famiglia e di molti amici e musicisti con cui ha collaborato negli anni. A breve ci saranno altre interessanti novità al riguardo.

Proprio il ruolo del cantante è stato ricoperto negli anni da diverse persone, per “Malauriu” avete scelto Nequam dei The Magik Way. Si tratta di un membro effettivo della band o di un ospite? Come è nata questa collaborazione?
Schizoid: Il progetto Malauriu è stato sempre un porto di mare, sicuramente la collaborazione non finisce qui. Non ci sono membri effettivi o membri che vengono fatti fuori per lasciare spazio ad altri. Coinvolgo i musicisti in base alle esigenze artistiche del disco. Come dicevo precedentemente questo album prese vita già a fine 2017 e pensai a Nequam come il perfetto interprete per testi e voce. Lui è un pilastro della scena italiana e l’ho sempre stimato tanto; per noi è un onore avere la sua partecipazione. Ha sempre supportato negli anni molti miei progetti, c’è stata sempre una gran stima reciproca. Non voglio dilungarmi troppo in complimenti scontati, chi conosce Nequam sa il suo spessore artistico e chi ancora non lo conoscesse deve assolutamente recuperare la sua discografia.

In quale modo la presenza di Nequam ha influenzato il vostro stile?
Schizoid: Nequam è arrivato quando il disco era quasi pronto. Francesco Cucinotta, autore di gran parte degli arrangiamenti del disco, ha realizzato di getto queste quattro tracce dopo alcuni miei input. Inizialmente la mia idea era un po’ diversa come sound, ma all’ascolto di questi brani così folli e visionari mi sono lasciato trasportare e nel tempo ho ideato il resto.
F.C.: Questo disco segue un suo preciso karma, e credo sia stato un bene aver avuto la pazienza di aspettare un bel po’ di anni per individuare il momento giusto per pubblicarlo. Oltre a necessitare delle dovute cure tecniche, l’opera ha seguito la sua lenta evoluzione. Ad ogni passaggio ognuno di noi ha lasciato qualcosa di sè, e infine, attraverso la sensibilità di Nequam, la sua performance così ricca e intensa ha posto il sigillo finale. In termini “energetici” credo sia un lavoro più che riuscito.

L’aspetto lirico in questo album è fondamentale, pensate che il pubblico in Italia presti la giusta attenzione ai testi?
Nequam: C’è certamente un pubblico più interessato all’approfondimento, che si lascia guidare da un certo tipo di narrazione. Un pubblico per così dire curioso, che non si accontenta del mero manierismo. Mi piace pensare che così come questo tipo di pubblico rimarrà sempre agganciato ad un certo “sentire” ce n’è un altro in divenire che va ancora educato all’ascolto, va preso per mano e portato dentro all’ascolto. Questo album è un viaggio verso il “sotto”, è un viaggio verso il “dentro”, sia musicalmente che sotto il profilo dei contenuti.

Mi spiegate il concept di “Malauriu”?
Nequam: Il concept ruota attorno al concetto di introspezione. L’uomo deve da sempre fare i conti con alcune tare che non gli consentono un passaggio fluido tra i vari stati, zavorre che ostacolano proprio per la loro scarsa malleabilità. Attraverso la pratica occulta, egli sperimenta limiti e potenzialità del proprio essere. Ha come guida un Maestro, che come da tradizione esoterica non è dato sapere se sia egli stesso, entità umana, animale o meno, ma che certamente ne influenza le scelte, una volta abbattuto l’impedimento che separa corpo, fluido e spirito. Egli infine potrà scrutarsi, liberarsi in un viaggio in cui si potrà visualizzare, nell’accezione più alta del termine. Ho scritto questi testi in uno stadio fortemente alterato grazie a pratiche respiratorie e di profonda introspezione, guidato esclusivamente dalla musica concepita da Schizoid e Francesco Cucinotta (Felis Catus). Trovarmi di fronte ad un magma sonoro fortemente caratterizzato mi ha aiutato ad abbandonarmi ad una sorta di scrittura automatica, trovarmi di fronte alle Volontà degli autori mi ha consentito un viaggio di andata e ritorno pacifico pur nella sua inquietudine. Ciò che ne è emerso è quanto enunciato nei testi, per nulla tramati ma declamati per come si sono manifestati.

Il disco esce grazie alla cooperazione tra tre realtà – Southern Hell Records, Nero Corvino e Zero Produzioni – quanto sono importanti questo tipo di collaborazioni per una realtà underground come la vostra?
Schizoid: Trovare etichetta oggi è molto difficile, specialmente per un disco come questo di un genere ancora più di nicchia del metal. Per fortuna l’underground resiste sempre, ci sono tantissimi appassionati dediti al genere che sono ancora disposti a investire tempo e denaro per realizzare il supporto fisico che ritengo indispensabile.

In conclusione, vi chiedo: vi sentite in qualche modo i difensori\prosecutori della tradizione occulta italiana e di quel sound nato qui da noi grazie agli Jacula?
F.C.: Credo che ognuno di noi segua determinati percorsi di ricerca esoterica più per un naturale bisogno spirituale, che per questioni principalmente artistiche o di estetica. Queste possono essere al limite delle dirette naturali conseguenze se scegli la musica come veicolo per le tue personali intuizioni, quindi è plausibile l’essere accostati a determinate correnti. Sicuramente il nostro paese ha avuto e ha nomi eccellenti che in campo musicale tramandano da sempre questo tipo di sound. Se questo disco ci rende automaticamente difensori e/o prosecutori di questa tradizione, personalmente non saprei, ma se lo fa, lo fa in modo assolutamente non programmato. Queste sono cose che spesso stabilisce nel tempo l’ascoltatore. I musicisti solitamente seguono altre dinamiche.

Aramas – I fasti del passato

Per Massimiliano Aragona il passato è importante, sarà per questo che è tornato a rivisitarne una fetta importante del proprio, andando a rimetter mano al disco d’esordio dei suoi Aramas, chiamato profeticamente “I fasti del passato”. In collaborazione con Metal Underground Music Machine abbiamo contattato il visionario musicista laziale.

Ciao Massimiliano, come dobbiamo considerare la tua ultima uscita a nome Aramas, “I fasti del passato”, una nuova edizione dell’esordio del tuo progetto o un vera e propria nuova opera?
Ciao Giuseppe! Dunque, premetto che una delle varie particolarità di Aramas sta nel non esprimere mai un qualcosa a senso unico, bensì un qualcosa dalle molteplici interpretazioni. Tornando quindi alla domanda, potrei benissimo risponderti in entrambi i modi. L’idea di ripescare un qualcosa dal passato – direi anche abbastanza azzeccato il titolo – donandogli quindi nuova vita ed un nuovo contesto. Non può assolutamente cambiare, però, il fatto che i “Fasti del passato” sia a tutti gli effetti l’esordio di Aramas.

Come è stato rimettere mano ai quei brani?
Sicuramente c’è stato un grande spirito di rivalsa e di ottimizzazione di quanto creato. L’idea di trascurare fino ad obliare ciò che ritengo una mia estensione, non è delle più edificanti.

Come ti spieghi che, nonostante il suo evidente valore, “I fasti del passato” nel 2018 non ebbe i giusti riscontri?
Concorsero molti fattori: caso, fortuna/sfortuna per chi ci crede; circostanze, merito/demerito, conoscenze ecc. Come quando ci si chiede perché giri tanta musica discutibile con tanti musicisti e artisti talentuosi caduti nel dimenticatoio. Nel mio caso ero privo di mezzi per mettermi in mostra, salvo le sterili quanto futili auto promozioni. Se il tempo darà ragione a questa seconda versione del disco, non ci resta che aspettare.

Cosa credi che sia cambiato oggi che possa garantire a questo disco la giusta esposizione?
Collegandoci alla risposta precedente, direi che il grosso divario sia colmato dall’avere alle spalle un’ottima etichetta discografica, la Nova Era Records.

Cosa cambia avere un’etichetta alle spalle rispetto al dover fare tutto da solo?
Direi che loro abbiano possibilità e competenze infinitamente superiori alle mie, nonché più finalizzate ad obiettivi più grandi e concreti. Senza contare che essendo musicalmente solo, nel vero senso della parola, non ho la possibilità di esibire in giro la mia musica, né in concerti né in date di nessun tipo. La rete, il passaparola, le già citate promozioni, possono ben poco senza un aiuto concreto da parte di chi sa ciò che fa.

Come mai hai scelto “Realtà Industriale” per il video?
Lo trovavo più idoneo come concetto e musicalmente parlando. In più trattandosi del primo brano in assoluto di Aramas, ci sono particolarmente affezionato ed anche la mia etichetta l’ha trovata una buona scelta.

Ti definisci un cantautore estremo, mi spieghi cosa significa?
Prima di tutto la figura del cantautore si occupa a 360° delle sue creazioni. Concettualmente, non facendo parte di un genere e di conseguenza non dovendo rispondere ai corrispettivi canoni stilistici, vanta un’infinita gamma di sfaccettature personali espresse in contaminazioni, sperimentazioni e quant’altro. In quel caso nessuno può venirti a dire che quel pezzo sia un pezzo blues mancato, o quell’altro un pezzo punk mancato e così via, perché trattasi soltanto di estrapolazioni tecniche e stilistiche, inserite in un disegno personale completamente estraneo ai canoni dei generi citati. Tutto questo semplicemente inserito in un contesto più estremo.

Nel 2020 hai pubblicato “Barlume nel buio”, stai già lavorando al suo successore?
Sarebbe pronto il terzo album, ma visti “I Fasti del passato” 2.0, se ne riparlerà in futuro.

Credi che in qualche modo l’aver ripreso “I fasti del passato” possa condizionare il nuovo materiale o si riparte da “Barlume nel buio”?
Assolutamente no. Salvo per un brano tratto vagamente ispirato proprio a “Realtà Industriale”. Ma ribadisco che il nuovo materiale non ha nulla a che fare né con “I fasti”, né con “Barlume”, per quanto in termini cronologici, ne è la naturale evoluzione e in qualche modo una derivazione.

Qliphothic Realm – Entrance

Nuova “creatura” scaturita dalla mente di Snor Flade. Dopo Feretri, ecco che il “nostro” decide di dar vita a questo progetto raw atmospheric black metal dal nome Qliphothic Realm, al suo esordio con il full “Entrance”, uscito per Careless Records.

Ciao Snor, e bentornato al Raglio del Mulo! Allora, partiamo dal principio: cosa ti ha portato ad intraprendere questo nuovo “viaggio” sonoro con Qliphothic Realm? Come è nato il progetto?
Ciao e ben ritrovato! Come ti dissi nell’ultima intervista, stavo componendo dei brani per l’altro mio progetto Feretri, quando ad un tratto sentii d’istinto interrompere il lavoro e, visto che mi trovavo nel periodo della mia auto-iniziazione, decisi di comporre musica demoniaca, facendo un vero e proprio patto con me stesso, ovvero riuscire a creare da zero un brano al giorno, lasciando fuoriuscire il mio primordiale senza filtri e abbellimenti, solo attraverso la musica e i testi ispirati dalle mie pratiche e studi. Da qui poi nacque l’esigenza di un nuovo progetto, battezzato appunto Qliphothic Realm.

Ovviamente, così come Feretri, trattasi di una one man band, la risposta da parte tua sarà come minimo scontata, tuttavia mi sento in dovere di porti questa domanda: hai intenzione di assoldare altri musicisti per questo progetto? Si evolverà in tal senso oppure resterà anch’essa una one man band?
Nessuno farà mai parte in pianta stabile dei miei progetti, salvo qualche gradita partecipazione come già successo in “Entrance”, dove ho voluto integrare due voci femminili; per l’intro Sara Ballini e per l’outro Dolce Mirea, le quali hanno interpretato egregiamente le evocazioni che ho scritto, mentre per artwork e logo ho assoldato come al solito il buon Azmeroth Szandor.

A differenza di Feretri quì hai esordito direttamente con un full, come mai?
Quando senti nominare Snor Flade, stai pur certo che non sai mai cosa aspettarti, e in verità nemmeno io lo so, se non all’ultimo momento.

Come definiresti il black metal concepito e suonato con Qliphothic Realm?
Primordiale, atavico e demoniaco. e per tal ragione la produzione dev’essere in lo-fi. E’ lì che si manifestano i tuoi istinti più nascosti dove trovano terreno fertile per poter inseminare il germe dormiente, dove il sussurro diventa un urlo gettato dall’abisso dell’anima. E’ li che risiede il proprio Daimon!

Secondo te, quali sono le principali differenze tra Qliphothic Realm e Feretri?
In Feretri sono passato da uno stato d’animo ad un altro e d’altronde anche la musica ne ha risentito. Non ti nego che ho difficoltà a riascoltare certi brani, poiché hanno mantenuto ricordi indelebili non proprio “leggeri” o tanto per essere suonati, difatti molti dei quali esprimono mal di vita e una tristezza infinita…. Merito del luogo dove vivevo. Adesso per mio volere mi sono trasferito e credo si possa anche sentire in “The Priests of Chaos”. Quindi penso che Feretri sia un progetto molto introspettivo, umanamente parlando. Riguardo Qliphothic Realm, beh è tutt’altra roba, è una nuova dimensione, una nuova volontà e consapevolezza di chi sono adesso, senza più timore o inutili sensi di colpa, dove traggo forza dalle mie creazioni demoniache, giacché oltre ad attingere da me stesso, qui attingo anche da “fonti” esterne alla mia coscienza.

Cosa si cela sotto il moniker Qliphotic Realm?
Qliphothic Realm sta per Regno Qlipotico. Le “Qlipphot” sono l’inverso delle Sephirot dell’albero della vita, e quindi rappresentano, per la tradizione cabalistica i gusci, ovvero gli scarti, di regni distrutti durante la prima creazione del “Tutto”. Esse si trovano sotto l’albero della vita cabalistico, o meglio ancora sono l’ombra stessa dell’albero della vita. L’albero della morte quindi è composto da dieci Qlippoth, che risiedono in sette inferni, che a loro volta sono governate dai cosiddetti demoni, i quali albergano in questa dimensione primordiale che continua ad esistere parallelamente alla nostra; ed è qui dove inizia il proprio viaggio solitario ed individuale per andare a cercare nella propria zona d’ombra il proprio potere e il proprio Daimon!

La copertina di “Entrance” secondo me è parecchio d’effetto, in pieno stile Black Metal primordiale. Bianco e nero secondo i canoni delle band che hanno fatto la storia del genere come Darkthrone e Burzum, qual è il suo significato?
L’immagine vuole catturare e trasmettere la solennità e il misticismo di una sacerdotessa intenta a celebrare una iniziazione, dove il novizio viene invitato ad entrare in questo nuovo reame, abbandonando per sempre ciò che era, sacrificando la propria innocenza in cambio del dono dell’immortalità, intesa come sopravvivenza della coscienza dopo la morte, per diventare Dio di se stesso!

Ti va di descriverci brevemente i brani che compongono “Entrance”?
“Intro”, composto da un fondo Ambient e da evocazioni di determinate entità, utilizzando inoltre i rispettivi Enn appartenenti ad esse, recitate e interpretate da Sara Ballini, praticante luciferiana e fondatrice di Hekate Edizioni. “As Lightning from Sky”, è un pezzo dove furia e caos danno il benvenuto sulla terra e sulle menti umane al “Portatore di Luce”. “Lilith’s Astral Embrance” è un omaggio a Lilith, la Madre, la Regina e la Signora della notte. “King Paimon”, è uno dei miei brani preferiti: solenne, ipnotico e carico di pathos, in onore a Re Paimon. “Bearer of Light”, dedicato a Lucifero, il Portatore di Luce, colui che illumina dal buio dell’ignoranza e ci libera dalle catene della schiavitù di un’ammuffita fede cieca. “Descent into Leviathan”, parla delle acque primordiali del caos dove tutto ebbe inizio e dove risiedono le nostre emozioni rinnegate e non accettate dalla nostra mente razionale. “The Call in the Circle”, è uno dei tanti tracciamenti del cerchio che utilizzo per canalizzare le energie di specifiche entità. “Infernal Trinity: Baphomet”, in onore del dio cornuto composto dalla Trinità Infernale. “Call of Melammu”, ha la pretesa di richiamare e alimentare la propria fiamma nera. “Outro”, composto anch’esso da un fondo Ambient, fa da tappeto all’evocazione per il risveglio di Ahriman attraverso la concupiscenza di Az-Jeh, “colei che tutto divora”; interpretato in lingua francese da Dolce Mirea, la quale oltre ad essere la mia compagna, è una medium e strega d’indole selvaggia.

Esattamente cosa ti aspetti da questo lavoro targato Qliphothic Realm?
Fama, soldi e successo! Scherzo naturalmente eheheh. In verità è mia intenzione, tramite questo progetto, procedere con varie auto-iniziazioni e ritualistiche nel percorso che continuo a tracciare, svolgendo anche un lavoro introspettivo, utilizzando la mia musica come un grimorio di ciò che pratico e incontro durante il mio cammino.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Individualismo, introspezione, studio e pratica della via sinistra, creare un ponte nel “qui ed ora” con la cosiddetta “altra parte”, edificare il mio “tempio”, suonare finché ne avrò voglia per poi sparire completamente lasciando qua e là le mie tracce per le vite future.

Mortuary Drape – Il suono della reincarnazione

I Mortuary Drape finalmente sono tornati tra noi! L’ottimo “Wisdom – Vibration – Repent” (Peaceville Records) contiene quattro brani inediti in puro stile Mortuary Drape e una cover dei Mercyful Fate, la poco scontata “Nightmare Be Thy Name” da “Time”.

Benvenuto Wildness Perversion, questa volta sotto il drappo troviamo un nuovo EP, “Wisdom – Vibration – Repent”, contenente cinque brani, tra cui la cover di “Nightmare Be Thy Name” dei Mercyful Fate. Partirei proprio dal titolo dell’opera, la scelta delle singole parole e del numero delle stesse ha qualche significato magico\rituale?
Ciao a te e grazie per questa intervista, inizio con spiegare i significato del titolo:
Wisdom: la maturazione spirituale ormai consolidata. Saggezza.
Vibration: la musica intesa come sensazioni e vibrazioni, il suono.
Repent: ripensamento agli errori commessi da questo mondo.
Wisdom e Repent contengono sei lettere mentre invece Vibration è composto da nove lettere, non è un caso e sono molto compiaciuto che tu l’abbia chiesto. Il numero sei evoca la prova iniziatica e l’impegno attivo dell’iniziato a seguire la via dell’elevazione spirituale, mentre invece il nove è il numero della generazione e della reincarnazione.

C’è un nesso tra titolo e copertina?
La creazione della copertina nasce dalla nostra collaborazione con Chris della Misanthropic Art che da qualche anno a questa parte collabora con la band per diverse grafiche. Dopo aver raccontato cosa ci serviva ha subito messo in pratica la sua grande abilità con alcune bozze che poi sono state cesellate per includere al suo interno tutti i punti che meglio rispecchiavano il significato che volevamo ottenere. La struttura portante sono le colonne, spazio sacro dove si  realizza la congiunzione dei tre punti: Saggezza – Vibrazione – Pentimento. Il simbolismo universale del Triangolo è la manifestazione del ritorno all’unità primordiale. L’effige del cranio umano accompagna la nostra evoluzione spirituale, le ali di pipistrello rappresentano i demoni, le ali degli abitanti dell’inferno. Il serpente in armonia con la sua vibrazione energetica è intorno ai tre punti e dall’oscurità riemerge verso la luce, ed infine la luna, regina della notte pervasa da magia e mistero, è simbolo d’introspezione, di raccoglimento e poi di successivo rinnovamento.

Se non erro nella vostra discografia, questo è il quarto EP, come mai avete deciso di tornare proprio con un lavoro di cinque brani e non con un vero e proprio full-length?
Non volevamo fare passare troppo tempo tra “Spiritual Independence” ed il nuovo full-album, con la pandemia si rischiava di andare veramente troppo in là, avevamo queste tracce pronte da registrare e ci è sembrato il giusto compromesso per buttare fuori qualcosa e anche per partire con questo nuovo deal con Peaceville.

Hai dichiarato che la scrittura delle canzoni è andata particolarmente bene e che la formazione è stata più compatta che mai durante i lavori. Come ti spieghi questa compattezza? C’è stato qualche evento particolare che ha rinsaldato il vostro legame?
Devi sapere che l’80% della line up ormai è insieme da 12 anni e l’affiatamento è buono, il batterista è l’ultimo arrivato ma si sta pian piano adattando ai nostri ritmi che non sono un grosso problema per lui che è già rodato a lavorare in diverse situazioni. Di solito i nostri brani nascono molto spontaneamente senza forzature di nessun genere, quasi sempre partono da una mia proposta e anche qualche altro componente della band si diletta a presentare qualche brano, in seguito tutta la band contribuisce per completare la stesura dei brani e gli arrangiamenti, le parti di basso che si staccano dalle chitarre dando al nostro sound quel taglio particolare e poi gli assoli di chitarra etc etc, oggi è tutto abbastanza easy al contrario di un tempo dove alcuni ex facevano storie su storie, e quindi via via si sono eliminati. Gli ostacoli vanno oltrepassati e si va avanti tutta.

Restando sulla fase di scrittura delle canzoni, il vostro metodo compositivo è cambiato in tutti questi anni e, se sì, in cosa?
La tecnologia oggi ci aiuta molto, una volta imbastito il pezzo gli diamo una definita, il passaggio successivo è legato alla velocità idonea che possa rispecchiare al massimo l’impronta che vogliamo dare e quando tutti siamo convinti stendiamo giù la traccia metronomica, si continua a provare sul metronomo individuando le parti forzate o meno convincenti e li si aggiusta nuovamente il tiro, nel senso che possiamo ancora cambiare i tempi di batteria, alcune pennate di chitarra e pensare agli arrangiamenti che addirittura rivoltano completamente un brano costruendo un nuovo riff e mettendo da parte delle parti poco convincenti per poi essere utilizzate per altre canzoni. Siamo molto precisi in tutto, e questo è il motivo per cui passa tanto tempo tra un disco e l’altro. La fase terminale incorpora il testo che esiste già ma non viene collocato fino a quando la parte musicale non riesce a trasmettere già da sola le giuste atmosfere, se la musica funziona le parti vocali ci si adageranno sopra in modo molto fluido e naturale.

Mentre, il tuo interesse per certe tematiche in questi anni si è spinto verso territori che prima non avevi mai esplorato?
I quattro nuovi brani sono composizioni con testi che trattano dei nostri soliti argomenti che sono un classico nel nostro stile. Dal punto di vista sonoro siamo riusciti a mantenere un filo conduttore con l’album precedente “Spiritual Independence”, intendo come utilizzo di suono vero e proprio e anche come tecnica di acquisizione ed attrezzatura usata, lo studio di registrazione è sempre lo stesso ed anche il fonico. Il giusto legame tra “Spiritual Independence” e questo mini è sicuramente il brano “Circle Zero”.

La cover del brano dei Mercyful Fate come è nata?
Il brano è stato scelto perché “Time” è l’album che ha messo d’accordo tutti noi per scegliere una canzone e rendere omaggio ad una storica e grande band che non ha bisogno di presentazioni, non è la classica cover per riempire una release, al contrario è nato tutto per caso e perché quell’album merita molto e non ha avuto il giusto interesse rispetto ad altri più blasonati dei Mercyful, quindi perché non farla?

Ti andrebbe di fare una veloce panoramica sui restanti quattro pezzi?
Lungo i secoli abbiamo assistito alla decadenza di Dio è la caduta della religione, i preti pedofili, l’intera cornice dell’illusione della chiesa cattolica che continuamente dice bugie e difende quest’orgia di religione, il paradiso ormai è un posto deserto. L’illusione della storia vede cadere Dio, un urlo liberatorio e il sabba dei preti che nel loro rituale malvagio approfittano di bambini e fanno festa, tutto alla luce di una candela in una semplice notte nei sotterranei di una chiesa, e tutto precipita, cade attraverso il cerchio zero che è il punto di incontro tra il bene ed il male.

Questo disco sancisce il vostro approdo alla Peaceville Records, che in passato si era già occupata di alcune vostre ristampe. Nonostante il legame con una delle etichette più importanti del mondo metal, il vostro fascino underground e misterioso ne esce intatto. Come te lo spieghi?
Abbiamo avuto diverse offerte ma quella che ci dava più garanzie a livello di distribuzione e visibilità è stata la Peaceville, come tu dici abbiamo già avuto a che fare con loro per le ristampe di due nostri vecchi album in precedenza usciti per un’altra etichetta, era necessario fare una ristampa di uno di questi album e sono stato contattato nuovamente per dare l’ok. In quell’occasione mi è stato chiesto quali erano i progetti futuri per la band e dopo aver spiegato quello che avevamo in programma ci hanno inviato un’offerta e da li è partito tutto. Siamo sicuri che faranno il massimo possibile per la nostra band, non sappiamo ancora quali saranno i risultati ma loro certamente avranno fatto le giuste considerazioni e sanno sicuramente quali sono le nostre potenzialità. A noi comunque piace rimanere di base una band underground e questo il nostro referente in Peaceville l’ha capito e non ha interferito minimamente sulle nostre scelte, anche la nostra proposta di occultare i testi delle canzoni è stata accolta come una scelta di rimanere riservati e con qualche mistero.

In conclusione, vorrei sapere se ci sono altri brani esclusi da questo EP che potrebbero essere, magari lavorandoci ancora su, uscire su un nuovo lavoro.
No, al momento abbiamo esaurito i brani che avevamo da parte ma comunque abbiamo lavorato molto in questi ultimi due anni di stop ed abbiamo già undici nuove canzoni ed una buona parte di loro se non tutte daranno vita ad un full-album, le stiamo già pre-producendo presso i TMH Studios di Alessandria (Italia), alcune persone che hanno sentito qualche brano dicono che questo potrebbe essere il seguito di “Secret Sudaria”. In realtà, potevamo registrarli già alla fine del 2020 ma abbiamo preferito fare uscire il mini-album perché sarebbe stato un danno uscire con un full-album durante questa emergenza e non poterlo supportare in sede live. Vediamo come procederà l’Italia nei prossimi mesi e se tutto andrà meglio decideremo se buttarlo fuori entro il 2023 o se anticipare. Vi aspettiamo ai nostri concerti dove ovviamente avrete l’occasione di sentire anche i brani di “Wisdom – Vibration – Repent”.

Lord Agheros – L’alchimia dei suoni

Ospite di Mirella Catena su Overthewall, in occasione della pubblicazione del nuovo album “Koinè” (My Kingdom Music), Lord Agheros.

Ciao e benvenuto su Overthewall! Ci parli del tuo percorso musicale e come nasce il progetto Lord Agheros?
Lord Agheros nasce nel 1999 dal desiderio di mettere in musica quelle emozioni e sensazioni celate nel profondo e che nei soliti cliché musicali vissuti fino ad allora non avevano modo di uscire fuori. Mettendomi in solo, ho personalizzato con dei concept alcune tematiche ed emozioni attraverso una firma musicale senza etichette.

La Grecia è stata geograficamente il ponte naturale tra la cultura orientale e occidentale e l’assimilazione della cultura ellenica da parte delle principali popolazioni esistenti nell’epoca precristiana ha permesso una rivoluzione non solo di Pensiero ma anche sociale e culturale!
Che importanza riveste quel particolare periodo storico-culturale nel concept che è alla base di Lord Agheros?

Soprattutto in “Koinè”, il passaggio all’età ellenistica ha un ruolo fondamentale. Una metafora della conquista dei popoli attraverso la bellezza, cultura e la fusione delle loro rispettive lingue in musica. Un blending di arte e tradizioni a formare un concept unico nel suo genere.

Mi piace definire la tua proposta musicale come “multi-etnica”, esprime sia il calore della musica etnica mediterranea che la freddezza delle grandi band del Nord-Europa. Come sei riuscito ad ottenere questo meraviglioso equilibrio?
“Koinè”, il linguaggio comune, se trasposto alla musica, apre confini infiniti, abbatte muri, sgretola credi e governi, unisce una volta per tutte quello che in fondo si ha paura di urlare. Lo stile del mio metal unito a suoni tradizionali ha fatto si che un’alchimia di suoni venisse fuori, senza che una parte sovrasti l’altra.

La scena greca ha partorito ed esportato in tutto mondo metal, grandi band come Nightfall, Rotting Christ e Septic Flesh. Quanto ti ha influenzato quel particolare modo di proporre musica estrema e secondo te qual è la peculiarità della scena greca rispetto ad altre?
Da buon greco sottolineo il meraviglioso rapporto che ho con Sakis, Themis e Vangelis dei Rotting Christ e più che influenza, ho visto che nel nostro DNA è impresso in maniera prepotente la voglia di fissare le radici ancora più a fondo, mantenendo uno stile che richiami subito l’ascoltatore a riconoscerne la firma.

Nel video-clip di “The Walls of Nowhere” è presente una fortissima energia femminile, ti senti di accostarla alla forza primitiva della Terra non ancora piegata ai voleri dell’uomo e quanto pensi possa giovare al pensiero odierno riportarla al ruolo privilegiato che le compete?
Le figure usate nel video “The Walls Of Nowhere” tendono sin da subito ad evidenziare la differenza tra i tre soggetti. Le prime due di nero con un trucco riconoscibilissimo, dall’altra parte una figura in bianco candido, spaventata dalla presenza non conoscendone le intenzioni, ma alla fine ci ritroveremo con tutte e tre le attrici con addosso i segni, fino a crearne uno solo, ma mantenendo la propria personalità. La metafora della conquista attraverso quel particolare che riempie il vuoto di ognuna, senza intaccarne la natura.

“Koinè” è stato accolto entusiasticamente da pubblico e addetti ai lavori. Ti aspettavi questi consensi e cosa stai preparando per il futuro?
Quando si produce qualcosa di “personale”, abbandonando ogni etichetta e cliché, genere e ruolo, si arriva al punto che prima o poi il tutto venga ripagato. Rimanere sé stessi, senza lasciarsi trasportare dai soliti suoni comuni, dare quel tocco di “tuo” che piaccia o meno, fa la differenza. Lord Agheros ha il suo suono, i suoi concept, lo riconosci, ti aspetti l’inaspettato [cit. Francesco Palumbo].

Diamo i contatti sul web per chi ci sta leggendo?
Volentieri, mi trovate su Fb facebook.com/lordagheros Instagram: @lordagheros e tutte le piattaforme musicali

Ti ringrazio di essere stato con noi.
Grazie a Voi, è stato un immenso piacere!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 7 febbraio 2022.

H – I cavalieri dell’Apocalisse

R, noto per la sua militanza negli Ergot, ha dato da poco il via al progetto H. Questa nuova creatura, condivisa con C, grazie all’ausilio di due turnisti (batteria e basso), ha dato vita a una delle migliori uscite di fine 2021, “Dominus Draconis” (Sounds of Hell).

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, R: come sono nati gli H?
Ciao e grazie per il benvenuto, il progetto H è nato nel 2015 da una collaborazione tra me e Christian. In quel periodo avevo da poco pubblicato il primo lavoro ufficiale con l’altro mio progetto Ergot ed ero appena uscito da quella che fu anche la mia prima vera esperienza in uno studio di registrazione. Era consuetudine incontrarsi per discutere di audio recording, ascoltare musica e per condividere le proprie esperienze o in altri casi, nostalgie musicali. Il nostro rapporto ebbe inizio molti anni addietro, ai tempi di MySpace, per chi se lo ricorda ancora. Trieste, dal punto di vista della musica estrema e underground, non ha molto da offrire. Fu così dunque che tra una conversazione e l’altra naque l’idea di mettersi in gioco e creare un nuovo progetto a sé stante dove poter unire le proprie idee e gusti sonori, cercando di ottenere il meglio dalle nostre possibilità.

Siete un duo, anche se in studio vi siete avvalsi di altri artisti. Come mai avete deciso di mantenere questa formazione ristretta e non avete coinvolto in modo stabile gli altri musicisti?
Purtroppo trovare in zona altri collaboratori con idee e gusti musicali simili non era così semplice, questo il motivo per cui non abbiamo perso tempo nel preparare la stesura dell’intero disco autonomamente. Affrontando il lavoro step by step, appena nel momento in cui la demo era pronta e la composizione in generale ci soddisfaceva abbiamo iniziato a pensare a come sviluppare il lavoro restante. Un po’ per caso e un po’ per fortuna, ci è capitato di entrare in contatto con Riccardo Bonanno, batterista autonomo triestino di stampo thrash metal con svariate esperienze alle spalle. Sebbene la demo che gli proponemmo di ascoltare non fosse propriamente affine al suo genere di appartenenza, trovò comunque il nostro lavoro interessante e stimolante. Entusiasti e di comune accordo decidemmo quindi di affidare a lui la parte riguardante le percussioni. Per quanto riguarda il basso invece, Guido Lucchese, militante nei primi Antrum, gruppo locale black metal di fine millennio, si rivelò un ottimo connubio da aggiungere al puzzle.

H è un nome molto particolare, che significato ha?
Oltre a fungere da nome per il progetto, rappresenta un simbolo grafico ideato e ispirato da Christian. Come da lui affermato se si volesse dare un significato più fantastico, H è la rappresentanza di due torri collegate da un ponte. A livello etimologico, la lettera H può rappresentare l’iniziale di più parole, cito ad esempio “Heaven”, come anche “Hell”… lasciamo dunque all’ascoltatore il compito di trovare cosa rappresenti H per lui…

I brani sono nati tutti per gli H oppure hai utilizzato qualcosa scritto inizialmente per gli Ergot?
Nulla di ciò che è presente in H proviene da altri progetti. Come già detto, avevo appena concluso l’altro lavoro con Ergot ed ero quindi intenzionato a creare qualcosa di nuovo che mi tenesse impegnato con nuove dinamiche e modi di lavorare. Tutte le parti da me composte sono state concepite sulla base dei riff proposti inizialmente da Christian che si è poi inoltre occupato della maggior parte degli arrangiamenti.

Chi è il “Dominus Draconis” richiamato nel titolo?
Dominus Draconis letteralmente significa “Signore del Drago” e lo vediamo come protagonista rappresentato stante nel retro. E’ colui il solo che tra le fiamme sia in grado di domare la bestia, appunto il Drago a sette teste, raffigurato invece in basso a sinistra sul fronte. Dopo la prima guerra in paradiso, il “Signore del Drago” ovvero l’Arcangelo Michele, è nuovamente protagonista nella seconda guerra terrena della donna Maria, madre di Gesù Cristo, contro il drago. L’arcangelo Michele è rappresentato in forma di guerriero, infatti porta una spada. La spada che impugna rappresenta la potenza di cambiamento e di liberazione, ma anche la capacità di discernere e di distinguere tra il bene e il male (Heaven/Hell… ovvero H). Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana. Michele, comandante delle milizie celesti, dapprima accanto a Lucifero (Satana) nel rappresentare la coppia angelica, si separa poi da Satana e dagli angeli che operano la scissione da Dio, rimanendo invece fedele a Lui, mentre Satana e le sue schiere precipitano negli Inferi. Generalmente il Drago viene identificato con Satana, anche seguendo un’indicazione dell’Apocalisse stessa. Nell’iconografia medievale, legata al pensiero di Gioacchino da Fiore, ciascuna testa del drago apocalittico può trovarsi associata a una figura storica (Erode Antipa, Nerone, Costanzo II, Maometto, Mesemotus e Saladino, mentre la settima testa è di un Anticristo anonimo o per un’altra interpretazione si tratta di Federico II di Svevia). La Bibbia dice che le sette teste di questa bestia scarlatta significano “sette re”, o governi, quindi le principali potenze politiche della storia che hanno preso l’iniziativa nell’opprimere il popolo di Dio: Egitto, Assiria, Babilonia, Media-Persia, Grecia, Roma e potenza anglo-americana.

Tutti i testi sono tratti dall’Apocalisse di Giovanni: questo tema fa da collante tra le liriche o avete strutturato un vero e proprio concept?
Abbiamo strutturato un vero e proprio concept ispirandoci fin da subito al tema dell’ Apocalisse. Valutati alcuni dei molteplici scenari che potrebbero svilupparsi attorno a questa tematica, credo che abbiamo trovato, con questa nostra versione, il giusto equilibrio d’intenti nella resa musicale. Lasciamo invece agli ascoltatori più curiosi una ricerca più approfondita sulla materia in base al testo, infatti a tale scopo vengono in aiuto i numeri romani antecedenti ai titoli, che indicano appunto capitolo e paragrafo da cui il testo è stato tratto.

Avete deciso di non utilizzare la lingua inglese, ma mantenere quella originale, cosa vi ha spinto ad optare per questa soluzione?
Pensa a tutte quelle volte in cui ti è piaciuto un pezzo senza aver capito nulla del testo perché magari cantato in modo incomprensibile oppure in lingue a te sconosciute. Gli daresti importanza? Credo che in questo tipo di genere conti di più la personalità e l’originalità piuttosto che la lingua utilizzata, pertanto siamo rimasti fedeli alle nostre origini.

I singoli brani sono accompagnati da delle splendide illustrazioni, chi è l’autore?
Il lavoro artistico di Lucia D’Asta è volto al recupero e alla rivisitazione di tutto quello che in quanto a stilemi, tecniche e motivi iconografici può essere ascritto alla Tradizione. Fondamentali, per la formazione culturale e artistica sono state le letture delle opere di autori come René Guénon, Titus Burckhardt, Julius Evola, Ernest Junger e molti altri, le cui influenze e concezioni antimoderne ebbero culmine nell’apprendistato artistico presso il Maestro Piero Colombani, pittore e miniatore d’arte di Sarzana, che divenne mentore e iniziatore della giovane artista alla corrente del “Nuovo gotico” della quale il Maestro sarzanese è fondatore. Questa Scuola che ricorda quelle nate nelle botteghe del tardo medioevo e il primo rinascimento, ha come fine, da Occidente a Oriente, la ricerca di un linguaggio artistico senza tempo, evocativo del sacro, il quale, avendo radici nell’Eterno, ne diviene la manifestazione immanente, come il Centro nella circonferenza della ruota dell’esistenza. Vi è dunque una particolare attenzione per la tradizione figurativa e decorativa dell’arte miniatoria, tipica degli Scirptoria medioevali e per la tecnica pittorica degli antichi maestri, italiani e fiamminghi, modi espressivi nei quali l’artista intravede ancora una purezza, un perfetto veicolo di trasmissione del Simbolo, il quale si percepisce in modo intuitivo, metafisico, attraverso un sapiente uso della luce e del colore, nonché delle forme, simmetrie e geometrie sacre, solo linguaggio superstite in grado di comunicare silentemente, i princìpi più alti. 

In conclusione, ti chiedo: quali sono le vostre aspettative legate a “Dominus Draconis”?
Le aspettative che avevamo per Dominus Draconis erano quelle di pubblicare il lavoro in formato fisico e digitale. A tale scopo ci è venuta incontro l’etichetta belga Sounds Of Hell che rilascerà il prodotto in formato cd digipak e successivamente in vinile. Per il momento, vista anche la situazione attuale, non ci sono altre aspettative dal progetto, anzi, noi stessi siamo curiosi di vedere come la critica e l’audience accoglierà il lavoro. Probabilmente in base a ciò, capiremo quali saranno gli eventuali sviluppi che potrebbero consistere ad esempio nel portare il progetto live oppure lavorare alla stesura di un secondo disco. Quello che è certo è che per il momento ogni componente è tornato sui propri passi e quindi non ci resta altro che augurare a tutti un buon ascolto.

Hegeroth – Sacra doctrina

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo tre album che hanno dato alla band visibilità internazionale, è uscito il nuovo Hegeroth, “Sacra Dottrina” (Solid Rock Pr). Abbiamo fatto due chiacchiere con Bene e Bila

Benvenuti! I vostri precedenti album hanno dato alla vostra band visibilità internazionale, quanto è stato difficile per voi registrare un successore degno di “Perfidia”?
Bene: Grazie per le belle parole. A dire il vero, la realizzazione del nuovo album è stata molto simile agli altri, con la differenza che a causa dell’attuale situazione mondiale avevamo più tempo per lavorare sul materiale. Inoltre, Ed ha lasciato la band ed eravamo solo noi due, quindi abbiamo smesso di provare. Bila si è assunto con entusiasmo il compito di scrivere i testi e, in questo modo, il materiale ha potuto svilupparsi molto rapidamente.

Questo album ha condotto la band verso nuove soluzioni stilistiche?
Bene: Questo è un buon quesito, in realtà abbiamo ridotto un po’ l’autocensura durante la realizzazione di questo album. Ascoltiamo molta musica diversa e abbiamo una strada ben precisa da seguire con gli Hegeroth, ma questa volta siamo stati più aperti. Vogliamo che il nostro stile sia metal, energico, con buoni riff ma anche interessante e ricco, spero che ci siamo riusciti.

“Sacra Doctrina” è un concept album?
Bila: Mi è venuta l’idea di mostrare alcuni meccanismi, tentazioni e patologie nella chiesa cattolica. Ho scritto i testi con una struttura particolare, Bene ha aggiunto i suoi spunti a questa struttura e ha funzionato benissimo. Ha catturato aspetti che io non avevo visto e viceversa. Contiene anche una riflessione sul come non tutto accada all’improvviso. Non è che le persone cambino in cinque minuti, questi sono processi che spesso durano anni, tanti piccolissimi fattori influenzano il nostro comportamento e costruiscono determinate personalità. C’è spesso orgoglio e presunzione, ma anche solitudine, paura e rimorso. Questo è ciò di cui volevamo parlare. Non in termini di accuse, giudizi, ma illustrando cosa può esserci nella testa di queste persone. Abbiamo condotto una specie di vivisezione. Vorrei sottolineare ancora una cosa, che non abbiamo pensato in termini di imporci schemi di sorta, che si tratti di testi o musica. Ci piace avere la libertà, parliamo molto, ci critichiamo, ci scambiamo opinioni dure, ma alla lunga è sempre qualcosa di molto utile, sincero e purificatore. Non vogliamo etichettare nulla, dire cosa possiamo e non possiamo fare, ci stanca e provoca un po’ di ribellione, ma ci piacciono le ragioni forti se dobbiamo accettare o rifiutare qualcosa. Ci ascoltiamo semplicemente. Mi piace molto questo processo creativo e penso che piaccia anche a Bene.

Perché avete diviso in tre parti il ​​brano “In Torment”?
Bene: Bila ha scritto questo testo e mi è piaciuto molto, ma il mio primo pensiero è stato: è troppo lungo. Mi è venuta l’idea di dividerlo in tre parti, creando una sorta di collegamento tra di loro (nella fine della parte precedente è anticipato l’inizio di quella successiva). E poi abbiamo lavorato insieme sui tre testi, assicurandoci che alla fine ci fosse un finale interessante.

Perché avete deciso di includere una versione polacca di “In Torment Part 1”?
Bila: Devo ammettere onestamente che ho sempre creduto che l’inglese fosse la lingua universale e abbiamo sempre registrato in questa lingua. Un giorno, mentre arrangiavo la voce, ho iniziato a cantare questo testo in polacco perché non funzionava in inglese, qualcosa si inceppava e non suonava bene, non c’era espressività, mancava qualcosa. Così Bene ed io abbiamo deciso di registrare il testo in polacco per avere un riferimento per la successiva versione inglese. Abbiamo sentito la versione polacca e dapprima timidamente e poi ufficialmente abbiamo ammesso che ci piaceva, che l’esperimento aveva avuto successo. Quando stavamo mettendo insieme l’album ho chiesto a Bene se potevamo aggiungere questo pezzo come qualcosa in più. Bene “l’ha accettato”. Ora pensiamo che sia stata una buona idea, abbiamo molti riscontri che dicono che suona bene in polacco, c’è stato anche chi ha suggerito di fare tutto un disco in polacco. Potrebbe essere interessante, no?

Del primo singolo “With Adoration” che mi dite?
Bene: Musicalmente è un bel ottovolante nel nostro stile, cioè c’è melodia e disarmonia ma con energia e buoni riff. Nel mezzo del brano c’è un’atmosfera molto interessante con mezzi di espressione musicale completamente diversi, qualcuno ha scritto in una recensione che si sente l’odore dell’incenso… Per quanto riguarda i testi, Bila ha dipinto un’immagine piuttosto comune di un giovane chierico, che anche se inizialmente pieno di ideali ingenui, finisce per essere il tipico dei membro di questa organizzazione, l’organizzazione sacra doctrina.

C’è un tocco d’Italia in “Sacra Doctrina”, l’artwork di copertina è stato creato dall’italiano Le Nevralgie Costanti. Chi vi ha fatto conoscere questo grande artista?
Bene: Da qualche parte su Facebook, in un gruppo dove i creativi mostrano i loro lavori, ho notato Le Nevralgie Costanti. Immediatamente i suoi dipinti hanno catturato la mia attenzione. L’ho contattato e ora abbiamo una super cover per “Sacra Doctrina – Holy Teaching”. L’indottrinamento che ci circonda, ci avvolge e vuole decidere per noi. Ho questo dipinto appeso al muro 30 cm x 40 cm, sembra fantastico

Mi consigliate alcune band polacche che vi piacciono davvero?
Bene: Il nostro album precedente è stato pubblicato contemporaneamente con quello dei Kalt Vindur – grande black metal ipnotico ed energico. Questo album è uscito contemporaneamente a Sothoris, un mega interessante blackned death metal con tracce varie e coinvolgenti. E finalmente quest’anno i Sacrimonia pubblicheranno un album – una delle band più originali della scena polacca, con parti di tastiera ed elementi sinfonici di black metal, ma in una vena moderna, con voci femminili brutali.

Andrete in tournée in Europa per promuovere “Sacra Doctrina”?
Bene: Purtroppo ultimamente le cose sono andate così male che siamo rimasti solo in due. Fare musica è molto bello, ma non abbiamo una band per le esibizioni vivo. Se ci sono persone disposte a suonare con noi, lo faremo. Per questo, vorremmo ringraziare Miro, il nostro chitarrista in sede live, su cui possiamo sempre contare.

After three albums gave to the band  international visibility, the new Hegeroth, “Sacra Dottrina” (Solid Rock Pr), is out. We had a little chat with Bene and Bila

Welcome! Your previous albums gave to your band  international visibility, how difficult was for you to record  a great successor to “Perfidia “?
Bene: Thanks for the kind words. To tell you the truth, the making of the new album was very similar to the other ones, with the difference that due to the current situation in the world we had more time to work on the material. Additionally, Ed left the band and it was just the two of us, so we stopped rehearsing. Bila eagerly took up the task of writing lyrics and this way the material could come together very quickly.

Did this album open  the band style to new experiences?
Bene: That’s a good point, we actually cut down on self-censorship a bit when making this album. We listen to a lot of different music and we have a direction in which hegeroth is going, but this time we’ve been more open-minded with extras. We want it to be metal, energetic, with good riffs but also interesting and rich, I hope we succeeded.

Is “Sacra Doctrina” a concept album?
Bila: I came up with an idea to go in the direction of showing certain mechanisms, temptations and pathologies in the catholic church. I wrote the lyrics in a particular framework, Bene added his own fragments to this framework and it worked great too. He caught phenomena that I didn’t see and vice versa. There was also the reflection that not everything happens suddenly. It is not that people change within 5 minutes, these are processes that often last for years, many tiny factors influence our behavior and build certain personalities. There is often pride and conceit, but also loneliness, fear and remorse. This is what we wanted to talk about. Not in terms of accusations, judgments, but by illustrating what can be in the heads of such people. We conducted a kind of vivisection. I would like to underline one more thing, that we didn’t think in terms of imposing on ourselves some kind of schemes, be it lyrics or music. We like to have freedom, we talk a lot, we criticize each other, we exchange harsh opinions, but in the long run it is always something very useful, sincere and purifying. We don’t want to label anything, tell what we can and can’t do, it makes us tired and causes some rebellion, but we like strong arguments if we have to accept or reject something. We simply listen to each other. I really like this creative process and I think Bene does too.

Why did you divide in the three part the song “In Torment”?
Bene: Bila wrote this text and I liked it a lot, but my first simple thought was: it’s too long. I came up with an idea to divide it into three parts, making a kind of link between them (the end of the previous part is paraphrased in the beginning of the next one). And then we worked on the three texts together, making sure there would be an interesting ending at the end.

Why did you decide to include a Polish version of “In Torment Part 1”?
Bila: I’ll admit honestly that I’ve always believed that English is the universal language and we’ve always recorded in this language. One day while arranging vocals I started to sing this text in Polish because it didn’t work in English, something was jamming and it didn’t sound good, there was no expression, something was missing. So Bene and I decided to record the text in Polish in order to have a reference to the later English version. We listened to the Polish version and at first shyly and then officially admitted that we liked it, that the experiment was successful. When we were putting the album together I asked Bene if we could add this number as something extra. Bene “bought it “. Now we think that it was a good idea, we get a lot of voices saying that it sounds nice in Polish, I even got a suggestion to do the whole thing in Polish. Maybe it would be interesting?

What’s about your first single “With Adoration”?
Bene: Musically it’s a nice rollercoaster in our style, i.e. there is melody and disharmony but with energy and good riffs. In the middle of the track there is a very interesting atmosphere with completely different means of musical expression, someone wrote in a review that you can smell incense… As far as lyrics are concerned, Bila showed here a rather common image of a young cleric, who even if initially was full of naive ideals, ends up typical for the members of this organisation, sacra doctrina organisation.

Ther’s a touch of Italy in “Sacra Doctrina”, the cover artwork was created by Italian Le Nevralgie Costanti. Who did introduce you to this great artist?
Bene: Somewhere on Facebook, in a group where painters show their work, I noticed Le Nevralgie Costanti. Immediately his paintings caught my attention. I contacted him and we have a super cover of Sacra Doctrina – Holy Teaching. The teaching that surrounds us, envelops us and wants to decide for us. I have this painting hanging on my wall 30cm x 40cm, it looks great

Could you recommend some Polish  bands you really enjoy?
Bene: Our previous album was released at the same time as Kalt Vindur – great hypnotic and energetic black metal. This album is released at the same time as Sothoris – mega interesting blackened death metal with varied and engaging tracks. And finally this year Sacrimonia is to release an album – one of the more original bands on Polish scene, bringing back keyboard and symphonic elements to black metal, but in a modern way, with brutal female vocals.

Will you tour Europe to promote “Sacra Doctrina”?
Bene: Unfortunately things have been so bad lately that there are only two of us left. To make music it’s very cool but we don’t have a live band.  If there are some people willing to play, we will. Here we would like to thank Miro, our live guitarist, on whom we can always count.

Exhaustion – The long cold death embrace

Un paio d’anni fa, mentre i Nero or the Fall of Rome rispondevano alle mie domande sul loro nuovo album, nella mente di Elia Mirandola probabilmente già maturava qualcosa di nuovo e diverso. Quegli spunti oggi sono diventati le cinque tracce che compongono “Cold Death Embrace” (Naturmacht Productions), l’esordio degli Exhaustion.

Benvenuto su Il Raglio, Elia. Nel settembre del 2020 intervistavo Federico in qualità di portavoce dei Nero or the Fall of Rome. Ora ritrovo tre dei membri di quella band, tra cui ovviamente te, alle prese con un nuovo progetto, Exhaustion. Quando ci siamo sentiti mesi fa eravate già a lavoro sui brani di questa nuova entità o è nato tutto dopo?
Ciao a tutti! Exhaustion è un progetto totalmente mio. Sono canzoni che che ho scritto interamente negli ultimi due anni, seguendo le mie ispirazioni musicali più personali. Giunto il momento di concretizzare il tutto, ho proposto a Federico e Luca di aggregarsi.

Quali sono le maggiori differenze tra i due progetti?
La differenza principale ovviamente è nel genere in sé. Mentre con i Nero abbiamo ricercato atmosfere epiche ed evocative, con gli Exhaustion entrano in gioco velocità, riff schietti e arrangiamenti diretti. Il filo conduttore lo ritroviamo nello spirito del progetto: si tratta di musica personale, che mira all’underground e rende omaggio ai grandi del metal estremo.

Le influenze di questa nuova band quali suono? La copertina riporta ai Bathory dell’epoca viking, per esempio…
Thrash tedesco, Celtic Frost e Darkthrone. L’ep, come dicevo, è un tributo personale ai grandi del metal estremo. Non poteva mancare quindi un tributo ai Bathory, convogliato nella copertina e non solo. Sarà interessante poi vedere cosa coglieranno gli ascoltatori in ogni canzone.

Già che siamo in vena di paragoni, voi tre avete già collaborato anche Riul Doamnei. Dopo tutti questi anni la fase compositiva va avanti quasi in modo automatico o ci sono ancora dei confronti accesi tra di voi?
La musica degli Exhaustion è composta interamente da me. La fase di preparazione allo studio con Fede e Luca porta poi dettagli e musicalità aggiuntivi. Dati gli anni di esperienza, il processo si rivela sempre costruttivo e senza particolari tensioni. La nostra priorità è fare quella che per noi sia buona musica. L’ego conta poco.

Partire con una fanbase garantita da progetti già esistenti può rappresentare un fattore positivo oppure di rischio, dato che inevitabilmente ci saranno paragoni con quanto fatto prima?
Vista la natura differente del progetto, un paragone trova il tempo che trova. Se consideriamo Nero e Riul, si tratta di tre progetti con caratteristiche ben definite e differenti.

Come mai hai optato per un EP di 5 brani e non per un disco completo, magari da rilasciare tra qualche mese?
Le canzoni erano complete da molto tempo, quindi ho deciso di portarle in studio senza aspettare ulteriormente. Idee per un futuro album sono già in cantiere.

I brani sono molto veloci e concisi, immagino con un’ottima resa live. Siete riusciti tra uno stop e l’altro a proporli dal vivo?
Attualmente il progetto è solo in studio, sia per scelta che per la precaria situazione live.

I testi invece di che parlano?
Per i testi mi sono fatto ispirare dalla musica stessa, ogni canzone è a sé stante. Saranno gli ascoltatori a cogliere influenze e riferimenti.

Anche per gli Exhaustion vi siete affidati alla Naturmacht Productions, presumo che siate pienamente soddisfatti del lavoro svolto per i Nero…
Robert ha apprezzato molto la musica proposta e ha accettato di pubblicarla praticamente al primo ascolto. Siamo reciprocamente contenti del lavoro che stiamo svolgendo con i Nero e siamo sicuri che questa collaborazione durerà a lungo.



Meursault Omega – Sete di potere

La collaborazione con Metal Underground Music Machine questa volta ci ha permesso di scoprire i Meursault Omega, creatura multiforme, ideata e condotta da Cliff Scott, che con il proprio secondo album, “Cold Thirst”, ha realizzato un caleidoscopio musicale di difficile catalogazione.

Ciao Cliff, siamo arrivati alla fine del 2021, contraddistinto dalla pubblicazione del secondo album “Cold Thirst”, ti andrebbe di fare un bilancio di questo anno?
Ciao Giuseppe e lettori de Il Raglio del Mulo, beh, non so se in questo periodo convenga usare il termine “positivo”, in ogni caso direi molto buono.

I Meursault Omega, sin dalla loro ideazione sono un gruppo aperto con te a coordinare il tutto. Dato che in poco più di un anno avete pubblicato due dischi, “Meursault” e “Cold Thirst”, credi che questa prolificità sia il frutto della particolare scelta di forma aperta scelta per il gruppo o alla fine resta tutto merito tuo?
Penso contino l’uno e l’altro, nel senso che io ci metto del mio ma c’è anche chi mi dà retta e mi segue nel progetto quindi il frutto va condiviso, specialmente quando chi mi segue fa meglio di quanto avrei fatto io.

Altra cosa che mi ha impressionato durante l’ascolto è la varietà di stili presenti, ho sentito le influenze più disparate nella tua musica. Alla luce di quanto detto prima, questa varietà stilistica è il frutto delle tue influenze personali oppure è una condizione necessaria quando in un progetto intervengono più artisti d’estrazione differente?
Siamo tutti un po’ quello che ascoltiamo. Io personalmente ascolto molto metal, ma anche molta musica anni settanta. Il punto di partenza è sempre un certo metal classico, ma poi, non essendoci limiti alla sperimentazione, anche chi contribuisce finisce per puntare il quadrante nella direzione che gli è più congeniale, creando qualche interessante contaminazione.

Ti andrebbe di ricordare i nomi dei personaggi che hanno collaborato con te in questi anni nel progetto Meursault Omega?
Certamente. Chiara Manese, mezzo soprano molto attiva in ambito lirico, ma anche nel metal con i Blut; Francesca Tosi, grintosa cantante dei Mad Hour/Mediera/HaddaH; Asator Ægishjálmur dei Daysidied/Asidie e sua moglie Lunaria Wistful dei Mooniric; Simona “Sandcrow” Guerrini dei Gravestone, Carlo Fiore, tastierista dei Macchina Pneumatica, lo sfortunato Matteo Venegoni, indimenticato master mind del Detevilus Project. Non vorrei sbagliare, ma credo che nel prossimo lavoro potrebbero aggiungersene altri.

Raramente i promo che mi arrivano contengono i testi, invece in quello di “Cold Thirst” sono presenti e vengono accompagnati anche da alcune note. Mi pare che questa scelta evidenzi una centralità delle liriche nel tuo progetto. E’ così?
Sì, trattandosi di un lavoro con un unico filo conduttore, diversi episodi legati alla pena capitale, i testi sono funzionali alla musica. Quella della pena capitale non è un’idea originale, ma mi andava di approfondire la tematica guardandola nelle sue diverse sfaccettature.

Oltre ai testi, trovo anche delle foto: che rapporto c’è tra la tua musica e le immagini?
Sicuramente è molto importante: un’immagine può colpire l’attenzione e farsi fonte d’ispirazione per un brano o rappresentare meglio di ogni altra cosa il mood del pezzo o addirittura dell’intero lavoro.

Restando in tema di immagini, mi spieghi la copertina di “Cold Thirst”?
Il tema sotterraneo di “Cold Thirst” è il potere inteso come qualcosa d’intangibile. Lo stesso titolo “Sete fredda” sottintende la sete di potere. La copertina, realizzata da Frost Bite, un disegnatore indonesiano, vuole rappresentare il dispiegamento delle forze in campo. Sul potere esecutivo, rappresentato dal cavaliere a cavallo, e sui condannati a morte, campeggia un potere occulto, il nero palazzo sullo sfondo, sede del potere, del quale a noi non è concesso di sapere molto di più.

Al di là delle difficoltà contingenti legate alla pandemia, credi che il progetto Meursault Omega può avere un’appendice live?
Non sei il primo che me lo chiede. Per la sua stessa natura, aldilà della situazione attuale, il progetto non è pensato per essere suonato dal vivo, ma mai dire mai…

Propositi per il 2022?
In questi giorni sto gettando le basi per il seguito di “Cold Thirst”. Sarà un lavoro un po’ diverso, vediamo che viene fuori…