Lucynine – Veleno d’amore

Un lavoro fuori dagli schemi, “Amor Venenat”, un disco capace di scaraventare l’ascoltatore nel sfera più intima e dolorosa dep suo autore Lucynine.

Sergio, benvenuto su Il Raglio del  Mulo, “Amor Venenat” è un album criptico, un gioco di scatole cinesi che racchiude probabilmente una parte della tua sfera intima. Da autore preferisci che il marchingegno resti chiuso mantenendo al contempo un certo fascino misterioso e ben protetto il tuo Io più profondo o speri che la scatola venga aperta liberando quella parte di te?
Ciao! E grazie del vostro interesse! “Amor Venenat” è un concept autobiografico, nato in seguito alla perdita di mio marito avvenuta nel 2018, dopo 11 anni di relazione. Non parla solo di quello, ma di tutto il dolore e le difficoltà che hanno compenetrato la mia sfera affettiva e sessuale, da quando ero più giovane, dal rapporto con la mia famiglia (“Family”), fino ad oggi. Quindi il tema è abbastanza esplicito, però in effetti mi piace l’idea che l’ascoltatore, sentendo le varie “tinte” che colorano il disco, leggendo i testi, interpreti e immagini liberamente.

E’ stato doloroso concepire un lavoro di questo tipo?
Ti dirò che in un certo senso è stato liberatorio e terapeutico. L’album nasce dal dolore, dalla rabbia, dalla disillusione, ma mi sento di dire che tutte queste ombre sono state “spurgate” proprio tramite la lavorazione di questo disco. Non saprò mai se è stato solo il passare del tempo (circa un anno e mezzo di lavoro) o se è proprio stato merito di “Amor Venenat”, ma finito tutto mi sono reso conto che stavo molto meglio rispetto a quando iniziai a lavorarci.

La copertina contiene un’immagine forte, chi l’ha ideata e come si riconnette al concetto di “Amor Venenat”?
È tutta opera mia, sono anche fotografo e grafico, cosa che mi aiuta ad esprimermi al massimo, ma anche -confesso- a risparmiare qualche soldo, ahah! Il modello che ho usato per la fotografia di copertina rappresenta il cardine del concept, ovvero il difficile rapporto con una persona molto più avanti di età, agli antipodi rispetto a me per quanto riguarda il percorso naturale della vita. Il cappio simboleggia l’amore (ero molto molto arrabbiato con i sentimenti quando iniziai a lavorare al disco) e la luce rossa che illumina le spalle dell’uomo rimanda sia alla lussuria, sia alle vesti sacerdotali e cardinalizie, visto che la religione, il suo rapporto con la sessualità e con l’omosessualità sono temi molto presenti nelle lyrics.

Giochi con i generi, ottenendo qualcosa di poco inquadrabile: credi che sia un vantaggio o uno svantaggio non poter essere associati a un’etichetta nell’attuale scena musicale?
È un’arma a doppio taglio, un aspetto che mi ha preoccupato fin da subito. C’è l’ascoltatore onnivoro che apprezza la sorpresa, la contaminazione, la scelta di utilizzare una tavolozza di suoni molto ampia per descrivere i vari aspetti del concept. C’è l’ascoltatore più “di settore” che sente il bisogno di un disco che cominci e finisca con lo stesso genere di sonorità. Non ho certo la presunzione di incolpare il pubblico se una mia creazione viene recepita male, ci mancherebbe altro! Ma d’altro canto non avrei saputo fare diversamente, quindi ho deciso di rischiare. Per fortuna mi pare che l’accoglienza sia stata molto buona, in generale. L’ho scampata, ahah!

Qual è il tuo rapporto con i colori? Nella copertina c’è un bel rosso acceso, nel video di “White Roses” domina il grigio, mentre in “Nine Eleven” ci sono “schizzi” variopinti.
Credo sia più deformazione professionale, piuttosto che una scelta ponderata. In effetti per me la componente figurativa è una parte fondamentale di tutto quello che faccio, quindi, anche involontariamente, i colori diventano imprescindibili nella completezza del “dipinto”, sia esso sonoro o di altro genere espressivo.

Rimanendo in tema di colori, tra  le influenze che mi pare di aver intercettato su “Amor Venenat”  c’è quella del Green Man, Peter Steele. Non solo quelle direttamente riconducibili ai suoi Type 0 Negative, ma anche quelle che a sua volta il newyorkese ha subito, mi riferisco a certe melodie beatlesiane e ai Black Sabbath. Queste muse – sempre che io le abbia indovinate – sono consce o inconsce?
Consce, consce! I Beatles per me sono il punto di partenza per assolutamente tutto, tant’è che mi sono divertito anche a citarli in “Nine Eleven” con un frammento preso da “Day Tripper”. Steele fa parte dei miei ascolti più appassionati (e anche a lui ho dedicato un tributo con la cover di “Everyone I Love Is Dead”, che ben si sposava con il concept del disco). Fa parte delle mie influenze lui, come ne fanno parte artisti presi dai generi più disparati, anche molto lontani dal metal.

La tua musica ha anche una componente teatrale che si estrinsecata nel modo più evidente con il ricorso ad alcune voci narranti interpretate da  quattro celebri attori e doppiatori: Grazia Migneco, Gianna Coletti, Claudia Lawrence (terza classificata nell’ultima edizione di Italia’s Got Talent) e Dario Penne (voce italiana di Anthony Hopkins, Michael Caine e molti altri). Come sei entrato in contatto con loro e come hanno reagito alla tua musica?
Il teatro è parte della mia vita: come fotografo, sono per lo più fotografo di scena e curatore di immagine per gli attori. Quindi la scelta sui loro interventi è stata dettata molto dal mio amore viscerale per questo mondo. Dario Penne, in particolare (doppiatore di Anthony Hopkins e tanti altri), è stata la persona che ha letteralmente cambiato la mia vita recitando in “Blocco E, IV Piano”, mio cortometraggio di 4 anni fa, e aprendomi le porte a ciò che oggi mi permette di campare con ciò che amo: enorme privilegio. Ecco perché tengo tanto a queste feat.: Gianna Coletti, Claudia Lawrence, Grazia Migneco e Dario sono grandi amici per cui provo sincero affetto. Oltre poi al fatto che, se c’è qualcosa di importante da dire, preferisco che a farlo siano le voci migliori che io conosca. Sulla loro reazione riguardo alla mia musica, ehm… passerei alla prossima domanda, ahah!

Credi che porterai mai questi brani su un palco?
Al momento non so, ma nessuna porta è chiusa, confesso che mi piacerebbe e che il palco mi manca molto, avendo fatto l’ultimo concerto nel 2013. Chi lo sa?

Autopsy – Live funeral

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Molte band ultimamente stanno pubblicando live album, quasi ad esorcizzare gli strani giorni che stiamo vivendo. Tra questi anche gli Autopsy di Chris Reifert, che in occasione di Halloween 2020 rilasceranno il loro primo album dal vivo: “Live in Chicago” (Paceville Records).

Benvenuto Chris, questo album live era già programmato o è stato studiato dopo il blocco?
È stato un evento felice in mezzo a tutta quella merda fumante che è stato il 2020. Speravamo di registrare tutti i nostri spettacoli dell’anno e scegliere le migliori canzoni per costruire un album dal vivo; ma dopo aver immortalato con successo l’audio dal nostro concerto di Chicago, siamo tornati a casa giusto in tempo per scoprire che la terra era impazzita, il lockdown era il nuovo modo di vivere e tutti gli altri nostri spettacoli dell’anno erano stati cancellati o rimandati nella migliore delle ipotesi e questo significava anche rinunciare alle sessioni in studio per un nuovo album che avremmo dovuto registrare a giugno. La buona notizia era che lo spettacolo di Chicago era divertente e che era stato registrato con piena capacità di mixabilità. Quindi, come puoi capire, si tratta di un album live istantaneo e ci sentiamo molto fortunati a riguardo.

Quanto è importante un album dal vivo ora che la pandemia da Covid-19 ha paralizzato l’intera industria live?
Probabilmente più importante che mai. Fino a quando non andremo tutti di nuovo ai concerti, come fan e anche come musicisti, possiamo guardare e riascoltare gli album dal vivo e dire a noi stessi “oh sì, ecco com’era… non vedo l’ora di tornare a quella fottuta merda!”.

Questo album include una nuova canzone, avevate mai suonato dal vivo “Maggots In The Mirror” prima del concerto di Chicago?
No, solo un paio di volte in sala prove. Stavamo per inserirla nel nuovo album in studio e si spera che lo si possa fare ancora, ma quando abbiamo costruito il live set all’inizio di quest’anno abbiamo pensato di aggiungere qualcosa di nuovo per rendere le cose più interessanti.

Quale è stata la reazione del pubblico a questa canzone?
L’intera serata è stata così divertente, non ricordo se una canzone abbia avuto una reazione migliore rispetto a un’altra. Non appena abbiamo iniziato a suonare, era solo casino totale, bruttezza, brutalità e altre cose divertenti indipendentemente da ciò che suonavamo. Non credo che nessuno si sia arrabbiato per la nostra esecuzione di una canzone che non aveva mai sentito, quindi credo che alla fine sia andata bene, ahaha!

Ricordi il tuo primo concerto tra il pubblico della tua vita?
Certo che sì! Una band chiamata Freefare suonava nella mia scuola media un concerto serale e io ci andai. Era il 1982, quindi avrò avuto 13 anni. Suonavano un sacco di cover hard rock / heavy metal e tanta altra roba che non ricordo. Quello che ricordo, però, è che suonarono “Princess of the Night” dei Saxon, cosa che mi lasciò senza fiato. E poi, l’anno successivo sono andato a vedere gli Iron Maiden, Saxon e Fastway, e sì, i Saxon hanno suonato “Princess of the Night”. È stato epico.

E il tuo primo concerto con gli Autopsy?
Credo che sia stato quello su una pista da bowling abbandonata chiamata Vogue Lanes, in realtà abbiamo suonato lì due volte. C’era una tenda appesa al soffitto che separava le piste da bowling dalla parte anteriore, abbiamo suonato sul pavimento di legno. Entrambe le volte c’erano con noi Sadus e Hexx, se ricordo bene. La prima volta che abbiamo suonato, Danny Coralles è venuto a vederci suonare per capire se valeva la pena fare un provino per noi, come un amico comune gli aveva consigliato. La volta successiva che abbiamo suonato Danny era nella band. Ricordo che i poliziotti fecero irruzione e tutti noi fumavamo canne dietro la tenda e lanciavamo birilli da bowling rotti mentre aspettavamo che se ne andassero. Bei tempi!

Quando hai lasciato i Death, avevi in ​​mente ben chiaro il suono degli Autopsy o è nato più tardi nella vostra sala prove?
Il suono degli Autopsy proveniva dalla visione che Eric ed io avevamo della band. Abbiamo solo scritto e suonato cose che pensavamo fossero belle e che volevamo sentire su disco. Inoltre ci stavamo ribellando contro la scena thrash che dominava la Baia in quel momento. Per lo più, però, siamo semplicemente usciti insieme, ci siamo sballati il ​​più possibile e abbiamo scritto canzoni che pensavamo suonassero bene come Autopsy.

Come scegli la scaletta per il tuo tour? La set-list è la stessa per ogni data o cambia ogni notte?
Cerchiamo di mantenerla il più interessante possibile, ma c’è sempre spazio per renderla più stimolante, per questi ci chiediamo sempre cosa suoneremo la prossima volta? Chissà. Ci siamo concentrati molto su “Severed Survival” e “Mental Funeral” negli ultimi due anni, ma non siamo mai stati fermi sulla stessa set-list. Non vedo l’ora che arrivi la prossima data live e tutto ciò che comporta. Potremmo anche suonare solo un set di cover dei By City Rollers, quindi preparatevi per l’anarchia totale o per una buona vecchia serata malata di death metal. Nessuno lo può sapere, quindi a partire da questa intervista rimanete sintonizzati, piccoli!

La canzone che ami suonare dal vivo e quella che odi?
Non credo che nessuno di noi accetterebbe di suonare dal vivo una canzone che odia. A meno che, naturalmente, non fosse qualcosa che ci permetteste di ritirarci dalle scene soffocati dalle ricchezze fino ai nostri ultimi giorni. Chiamami pazzo, ma penso che sia uno scenario impossibile. Avendo escluso quella merda, direi semplicemente che qualunque cosa suoniamo dal vivo come gruppo è ciò che ci sentiamo di suonare in quel momento specifico e in quel luogo specifico.

Adoro le vostre copertina – inclusa l’ultima – ma non capisco quella di “Shitfun”. Dopo tutti questi anni ti piace ancora? E come è nata?
Wow, parli della copertina di un album classico. Se avessi avuto un dollaro per ogni volta che la rivista Rolling Stone l’ha votata come migliore copertina del 1995, a quest’ora avrei comprato uno yacht o qualcosa del genere. Ok, forse non è del tutto vero. Comunque quella copertina ci si è paventata quando ci stavamo dividendo, stavamo mostrando un enorme dito medio alla stampa, ed eravamo bloccati nel mezzo di un cambio di etichetta discografica, che non pensava fossimo una parte importante del trasferimento di proprietà; inoltre, eravamo completamente determinati a fare l’esperienza più malata, più disgustosa, ribollente, corrosiva per un bulbo oculare e liquefacente per il cervello che chiunque avesse mai sperimentato. O, quantomeno, tornare a casa dalle sessioni di registrazione senza morire o peggio.

E sul vostro prossimo album in studio?
Buon fottuto signore, chi lo sa!? Lo stato del pianeta Terra è così folle ora che è difficile dire cosa succederà, anche se ovviamente speriamo per il meglio e restiamo nell’ombra con chitarre, bacchette e ossa delle gambe brandite come mazze, pronti, ogni volta che una finestra si apre, a saltarci attraverso con i denti impostati sulla funzione “kill”!

Lots of bands are releasing live albums lately, as if to exorcise the strange days we are living. Among these also Chris Reifert‘s Autopsy, who just in time for Halloween 2020 will release their first ever official live album: “Live in Chicago” (Peaceville Records).

Welcome Chris,  was this live album already scheduled or was  studied  after the lockdown?
It was a happy accident amidst the total flaming shitball that 2020 has been. We were hoping to record all of our shows of the year and choose the best songs to construct a live album out of but after successfully capturing the audio from our Chicago gig we returned home only to discover the earth had gone insane, lockdown was the new way to live and all of our other shows for the year had been cancelled or postponed at best and that also meant scrapping our studio dates for a new album which was supposed to have been recorded in June. The good news was the Chicago was so much fun and the whole thing was recorded with full mixability capabilities. So next thing you know… instant live album and we feel super lucky about it.

How much important is a live album now  that the Covid-19 pandemic has crippled the whole live industry ?
Probably more important than ever. Until we all get to go to shows again as fans as musicians as well, we can look and listen back on live albums and say to ourselves “oh yeah, that’s what it was like…I can’t wait to get back to this crazy shit!”

This  album includes  a  new song, did you ever play live “ Maggots In The Mirror ” before  the  Chicago gig?
No, just a couple of times in the rehearsal room. We were going to put in on the new studio album and hopefully still will but when constructing the live set earlier this year we figured we’d add something new to keep things interesting.

How was the audience’s reaction to this song?
The whole night was such a fun time, I don’t remember if any one song got a better reaction as opposed to another. As soon as we started playing it was just total noise, ugliness, brutality and all that fun stuff regardless of what we played. I don’t think anyone was pissed off that we did a song that they’d never heard though, so that counts as a good thing. Haha!

Do  your remember your first concert  as  audience  in  your life?
Actually yeah, I do. A band called Freefare played my middle school as a night time concert and I went to it. This was 1982, so I would have been 13 years old. They played a bunch of hard rock/heavy metal cover songs and whatever else that I can’t remember. What I do remember though was them playing “Princess of the Night” by Saxon which blew my mind. And next thing you know, the next year I went to see Iron Maiden, Saxon and Fastway and yes, Saxon played “Princess of the Night”. It was epic.

And what’s about your first gig with Autopsy?
I guess that would have been in an abandoned bowling alley called Vogue Lanes and we actually played there twice. There was a curtain hanging from the ceiling separating the bowling lanes from the front of the alley, which is where we played on the wooden floor. Both times were with Sadus and Hexx if I remember correctly. The first time we played, Danny Coralles came out to watch us play to see if he wanted to try out for the band as a mutual friend had recommended. The next time we played Danny was in the band. I remember the cops busting the place and all of us smoking joints behind the curtain and throwing broken bowling pins around while we waited for them to leave. Good times!

When you left Death had you in your mind well clear the sound of Autopsy or is born later in your practice room?
Autopsy’s sound came from the vision that Eric and I had for the band. We just wrote and played stuff that we thought was cool and that we wanted to hear on record. Plus we were rebelling against the thrash scene that was dominating the bay area at the time I think. Mostly though, we just hung out and got as stoned as possible and wrote songs that we thought sounded like Autopsy.

How do you choose the set list for your tour?  The set list is the same for every date or changes  every night?
We try to keep it as interesting as possible but there’s always room to make it more interesting, so what will we play next time? Who knows.  We’ve learned pretty heavily on “Severed Survival” and “Mental Funeral” stuff in the last couple of years but still never the same set in general. I’m looking forward to the next live opportunity and all it entails. We might even just play a set of By City Rollers covers, so brace yourselves for total anarchy or a good old evening of death metal sickness. No one knows as of this interview, so stay tuned kiddies.

The song you  love  to  play live and the one you hate?
I don’t think any of us would agree to play any song that we hated live. Unless of course it was something that allowed us to retire smothered in riches until our dying days. Call me crazy, but I think that’s a long shot scenario. Having blurted that shit out, I’d just say whatever we play live as a collective unit is what we felt like playing at that specific time in that specific place.

I love  your  cover artwork s – included thi s  last one  – but I don’ t understand the one  of “Shitfun”. After al l  these years  your do you still like that cover and how is born?
Wow, talk about a classic album cover. If I had a dollar for every time Rolling Stone magazine voted it Best Album Cover of 1995, I would have bought a yacht or something like that by now. Ok, maybe that’s not entirely true. Someway, somehow that cover presented itself when we were splitting up as a band, were giving a huge middle finger toward the press, being stuck in the middle of a record label change that did not think we were  an important part of the transfer of ownership as well as being completely determined to make the sickest, most disgusting , gut churning, eyeball corroding, brain liquifying experience that anyone had ever experienced. Or at least make it home from the recording sessions without dying or worse.

What’s about your next studio album?
Good fucking lord, who knows? The state of planet Earth is so insane now it’s hard to say what’s next, though we’re of course hoping for the best and standing in the shadows with guitars, drumsticks and legbones wielded as clubs at the ready for whenever that window opens and we can jump through it with teeth set on kill.

Chris Catena – Il rituale del rock

Chris Catena è tornato con un disco solista con “valore aggiunto”, come lo definisce lui. Il perché di questo bizzarro appellativo va ritrovato nel grosso supporto a livello compositivo ricevuto dall’ex Overdrive Janne Stark Ma non solo, sull’album poi compare anche una pletora di ospiti che ha contribuito alla riuscita di “Truth in Unity”, disco che scalderà i cuori e le orecchie degli amanti dell’hard rock.

Ciao Chris, il tuo nuovo album esce a nome Chris Catena’S Rock City Tribe, quindi non lo dobbiamo considerare un tuo disco solista ma un qualcosa di diverso?
In realtà, nasce come mio nuovo disco solista ma con un valore aggiunto, una più intensa collaborazione a livello compositivo con Janne Stark che mi ha supportato nel songwriting e, in alcune occasioni, ha scritto per me delle piccole gemme di hard rock che ho poi reso – con l’arrangiamento o la scelta dei musicisti o la produzione – più vicine al mio stile o alla mia visione d’insieme del progetto.

Vuoi presentare ai nostri lettori, allora, l’altro motore di questo progetto, Janne Stark?
Janne è un grandissimo chitarrista svedese che nei primi anni 80 ha militato in una delle band seminali del metal scandinavo, gli Overdrive, per poi far parte di altre formazioni come Locomotive Breath, Costancia, Mountain of Power, Grand Design. Ci siamo conosciuti dopo l’uscita del mio primo album “Freak Out”, una sorta di padre spirituale di “Truth in Unity” per stile e processo concettuale. A Janne piacque molto il disco e mi scrisse per complimentarsi, e per me fu una piacevole sorpresa scoprire che lui aveva suonato negli Overdrive, band di cui possedevo gelosamente i primi due album. Di lì lo invitai a scrivere per me “Freedom Bound”, song che poi sarebbe diventata la opener  del mio secondo album “Discovery”. Da quel momento abbiamo collaborato in molte altre occasioni come due dischi dei Mountain of Power, concerti in Svezia e in Messico etc.

Il disco ospita un numero incredibile di artisti di spessore, potresti presentarli velocemente?
Sono davvero troppi per presentarli velocemente, ci vuole un libro. Posso citarne qualcuno includendo le band di militanza storica e questo parla da sé: Bobby Kimball (Toto), Scotti Hill (Skid Row), Troy Lucketta (Tesla), Chuck Wright (Quiet Riot), James LoMenzo (White Lion, Ozzy Osbourne), Bumblefoot (Guns’n’Roses), Oz Fox (Stryper), Kee Marcello (Europe), Joel Hoeckstra (Whitesnake, Cher), Tracii Guns (LA Guns) e tantissimi altri

Anche in passato hai collaborato con grandi nomi, non hai paura che il ricorso a questi prestigiosi personaggi possa in qualche modo distrarre l’attenzione da te?
Forse è meglio! A parte gli scherzi, con la paura si rischia di fare scelte di cui ci si può pentire. Valutiamo anche la regola contraria, ossia essere associato a tante eccellenze potrebbe far parlare di me, non pensi? 

Qual è il brano dell’album che ha dato più filo da torcere per la sua realizzazione?
“Riding the Freebird Highway” di sicuro! Undici minuti di musica per un brano molto dinamico che cresce per esplodere sul finale in cavalcate dal sapore southern con intrecci di chitarre che si rincorrono come fossero duellanti impazziti! E’ stato un lavoraccio riuscire a editare e rendere gli assoli abbastanza armoniosi e fornire a questi il giusto tappeto sonoro con un drumming tellurico.

Credi che possa essere individuata una canzone che al proprio interno sintetizzi tutte le diverse anime stilistiche di questo lavoro di per sé molto vario?
Per me “Angel City” potrebbe risultare il giusto biglietto da visita perché è un brano con tanto groove, un refrain molto orecchiabile, grandi assoli di chitarra e una batteria potente. Per questo è stato scelto come brano apripista e primo singolo.

Hai sempre riscosso un grande successo in Giappone, hai avuto modo di esibirti nel Paese del sol Levante?
No, ma sarebbe molto bello suonare in quello che io considero un mondo a sé con una cultura molto interessante e un popolo che ha un grandissimo rispetto e ammirazione per la musica occidentale.

Qual è l’attuale stato di salute del rock, soprattutto quello di più duro, da quelle parti ma anche da noi in Europa?
Forse in Giappone come appena accennato, c’è’ una vera e propria venerazione per il rock e metal che giunge da fuori. Amici mi hanno raccontato di aver suonato a Tokio e di essere stati trattati come fossero star da milioni di dischi venduti. Il rispetto verso il musicista e la musica che produce è qualcosa che dà grande soddisfazione a chi la realizza. In Europa c’è, a mio parere, più superficialità, non fraintendermi, questo dipende anche dai luoghi, dalle tendenze, dal mercato (sempre più in crisi) ed infine dalla modalità di fruizione della musica! Le nuove generazioni preferiscono la musica on the go, le playlist di Spotify o altre piattaforme digitali con un suono inferiore a quello del cd o del vinile. Non si soffermano a leggere le note di copertina del booklet di un album. Non acquistano più i dischi e, hanno accesso a tutto, ad una infinità di album o band. Per questo non “sanno più ascoltare”, non fermano il loro focus su un album intero, lasciandolo decantare con più  ascolti. Oggi è tutto veloce, ma per questo i fratelli maggiori, i padri o i nonni possono svolgere un’ottima funzione educativa nel cercare di interagire con i giovani per far sì che possano scoprire quanto di buono la cultura musicale, quella con la C maiuscola, ha prodotto nel corso degli anni.

Vorrei farti una domanda che esula dalla promozione di “Truth In Unity”: tra le tue varie collaborazioni c’è quella con il Rovescio della Medaglia, uno dei miei gruppi italiani preferiti di sempre. Che ricordi hai delle registrazioni di “Tribal Domestic”?
E’ stato un periodo molto interessante, ma anche abbastanza insolito. Enzo Vita (chitarrista e fondatore della band) è una persona dalla grande creatività ed un musicista molto dotato, ma anche un artista vero e quindi un po’ bizzarro nel senso buono del termine. Voglio bene ad Enzo e gli sono grato per avermi coinvolto nella realizzazione di questo album uscito per Sony/Cramps. Ho partecipato in modo molto attivo alla creazione di “Tribal Domestic”, un disco difficile, coraggioso, compositivamente brillante. Andammo anche a Los Angeles a missare alcune canzoni da Fabrizio Grossi e lì abbiamo anche girato il videoclip per il brano “L’origine”. Secondo me il risultato finale è ottimo e la suite che da il titolo all’album penso abbia dei momenti davvero impressionanti a livello compositivo. Non so cosa sia successo dopo l’uscita del disco, mi aspettavo una promozione diversa. Forse è anche colpa mia: i brani non erano scritti per la mia tessitura. Sono un cantante blues e non è mio stile dovermi arrampicare sempre su alte vette, preferisco partire dal basso per poi fare dei salti di tono. Avrei preferito poter dire la mia ma non è facile quando si ha a che fare con una personalità molto forte come quella del Maestro Enzo.

Corde Oblique – The dry side of the moon

Esistono realtà, come i Corde Oblique di Riccardo Prencipe, che si muovono ai confini dei generi, rendendo così tanto impervia la catalogazione quanto affascinate la propria musica. Il nuovo “The Moon is a Dry Bone” (Dark Vinyl Records \ Metaversus Pr) non è da meno, affascinante sin dal criptico titolo, trasporta l’ascoltatore in un mondo parallelo che pare creato dal pennello visionario di De Chirico.

Riccardo, benvenuto su Il Raglio del  Mulo, con “The Moon is a Dry Bone” arrivi al settimo sigillo con iCorde Oblique, lo avresti mai immaginato all’indomani della fine dell’avventura Lupercalia? 
In effetti, si tratta del mio nono album in studio, il decimo se calcoliamo anche il live “Back Through the Liquid Mirror”. E’ molto difficile giudicare sé stessi e spesso i creativi dicono cose molto meno intelligenti di quelle che producono. Direi semplicemente che ero molto determinato a fare tanto e bene, spero di esserci riuscito.

Cosa aggiunge di nuovo questo album alla tua già nutrita discografia?
Sicuramente il sound: utilizzo anche chitarre elettriche e molti effetti, per la prima volta inoltre abbiamo introdotto la fisarmonica (di Carmine Ioanna). Dopo un album molto ricercato come “I Maestri del Colore” è venuto da sé un naturale ritorno alla forma canzone, anche se, in alcuni casi, molto audace.

Credi, invece, durante il tuo cammino artistico di aver perso qualche peculiarità che avevi all’inizio?
Forse quell’attitudine neofolk è un po’ più evanescente, in favore di una svolta prog. Anche se i nostri ascoltatori più fidati, per fortuna, continuano a seguirci nonostante la nostra voglia incessante di rimetterci in discussione.

Il titolo “The Moon is a Dry Bone” cosa significa?
“La luna è un osso secco”, un momento storico di stasi e di disincanto. Tutto ciò non ha assolutamente nulla a che vedere con il virus, lockdown etc. La luna era già un osso secco da tempo. L’egotismo di questo momento storico ha prosciugato la fertilità ricettiva del pubblico. Ci sentiamo ormai tutti su un palcoscenico virtuale.

Ancora una volta degli ospiti illustri, ti andrebbe di parlarne?
Non ho mai badato alla “fama” dei miei ospiti, nei miei dischi ci sono sia nomi “illustri” che perfetti sconosciuti. In questo disco sicuramente le novità sono due voci maschili: Andrea Chimenti e Miro Sassolini. Ho iniziato ad aprirmi e ad ascoltare la new wave italiana degli anni d’oro. Il risultato è una bella contaminazione di sensi. In realtà, c’è una terza voce maschile: Sergio Panarella, degli Ashram, con cui abbiamo collaborato già diverse volte. Un’altra voce che spero continuerà ad essere parte delle nostre sonorità anche in futuro è Rita Saviano, con cui lavoriamo anche live. Rita ascoltava e conosceva molto bene i nostri brani già da prima di cantare con noi, questo ha dato molto al progetto, è stata sicuramente una grande e nuova energia. Il dato tecnico conta poco se non c’è quello sensibile e una consonanza di gusti. Un altro nome non nuovo è Denitza Seraphim. Considero Denitza una sorta di sorella sonora, a mio parere una piccola grande erede della immensa Lisa Gerrard.

Quella degli ospiti è una costante nei tuoi album, mi verrebbe quasi da dire che non possano neanche essere definiti tali, che siano, anche se diversi di volta in volta, dei membri aggiunti. Teoria senza senso la mia?
Assolutamente vero! Da sempre gli ospiti sono parte integrante del progetto: Corde Oblique è una bottega. Di certo la band vera e propria è quella live, fatta da me, Edo Notarloberti, Umberto Lepore, Alessio Sica, Rita Saviano. Ma molti di questi ospiti sono di fatto parte integrante della formazione: Caterina Pontrandolfo ad esempio collabora con noi da oltre 15 anni, stimo molto il suo percorso creativo e la qualità dei suoi lavori, a prescindere dalla collaborazione con i Corde Oblique. Stesso discorso per Luigi Rubino.

Altra costante è la presenza di cover nel vostro repertorio, che piacere ti da lavorare sui brani altrui?
Esatto. Ogni volta che lavoro su una cover è un po’ come se dovessi distruggere qualcosa per poi ricrearla. Ha senso fare cover se sei disposto a rimischiare le carte. Per farlo bisogna porsi in modo disinibito verso di esse. A volte è difficile, poiché spesso ci si confronta con brani con cui si è cresciuti, ma la differenza tra una copia e una rivisitazione è proprio questa. Proviamo a “rivisitare” i brani con il nostro stile.

Su “The Stones of Naples” troviamo “Flying” degli Anathema, gruppo a cui hai reso tributo anche nel nuovo lavoro con “Temporary Peace”: come mai sei così attratto dal repertorio degli inglesi?
Ascolto gli Anathema da “Silent Enigma”, fu un disco che cambiò molto il mio modo di percepire la musica estrema a cui ero molto legato. Sentivo per la prima volta in quel lavoro delle sonorità che ai tempi avevano a che fare con il doom metal. Successivamente Daniel Cavanagh apprezzò molto la nostra cover di “Flying” ed aprimmo un suo concerto. Nell’album “A Hail of Bitter Amonds” c’è invece una collaborazione con Duncan Patterson.

In chiusura, mi soffermerei sul rapporto musica\immagini, dalla title track è stato tratto un video: come è nato?
Conoscevo il regista lituano “Rytis Titas” per i suoi bellissimi video per i Diary of Dreams, gli inviai il brano e gli proposi di realizzare una clip in stile noir con citazioni delle foto del disco, scattate da Paolo Liggeri. La donna sogna di svegliarsi e di correre nel bosco, ad un certo punto è attratta dalla luce della luna, ma quando si avvicina arriva il disincanto, la disillusione: la luna è un osso secco.

Foto (© Sabrina Ardore)

Redemption – Bright colors

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“Alive in Color” (AFM Records) è la testimonianza live rilasciata dai Redemption in questa stagione di blocco dei concerti. Tra i colori vivaci degli americani non mancano quelli del “tricolore”: il verde, il bianco e il rosso vengono rappresentati dal nostro portabandiera Simone Mularoni (DGM). Di questo e di molto altro abbiamo parlato con un disponibilissimo Nick Van Dyk.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, quest’album era programmato prima del blocco dei live o l’idea è nata dopo come regalo per i vostri fan?
Grazie per avermi intervistato: è fantastico “parlare” con te. Il Progpower ci ha dato sempre l’opportunità di fare cose che sono difficili da realizzare per una band piccola. Abbiamo fan molto appassionati, ma non ce ne saranno mai mille ogni volta che suoniamo da soli. Pochissime band negli Stati Uniti possono farlo in questi giorni. Quindi essere in un posto con così tanti fan ci dà un’energia e, ovviamente, la possibilità di sfruttare un grande palco e il supporto di una troupe straordinaria. Quindi sapevo che avevamo l’opportunità di fare qualcosa di speciale e, una volta che abbiamo deciso che Ray, Chris Poland e Simone si sarebbero esibiti tutti con noi, mi sono convinto che avrei dovuto registrare lo spettacolo per i fan, e francamente anche per la band, perché sarebbe stata una serata speciale.

Cosa ricordi, in paricolare, del feeling con il pubblico durante il vostro spettacolo al ProgPower USA festival 2008?
È sempre un piacere e un privilegio suonare al Progpower. È il posto migliore in cui qualsiasi band prog metal può suonare negli Stati Uniti e i fan sono fantastici. Quello che ricordo di più del 2008 è che eravamo appena tornati dal tour con i Dream Theater e avevamo fatto 30 spettacoli e potevamo suonare quel set perfettamente anche dormendo. Non siamo una band che suona 200 date all’anno. Avere 30 spettacoli alle spalle ci ha dato un grado di fiducia che è difficile da raggiungere, anche se so che siamo dei bravi musicisti e stiamo bene insieme. Ma mi sentivo che quella performance sarebbe stata impeccabile, sapevo che non ci sarebbe stata una singola nota sbagliata e che la band avrebbe suonato super concentrata. Sono molto orgoglioso di quella esecuzione.

Pensi che quel concerto sia stato il momento clou della tua carriera live?
È certamente uno di questi. Abbiamo avuto altri momenti speciali: uno spettacolo da headliner tutto esaurito a Essen con i fan più rumorosi con cui mi sia mai esibito, tutti a cantare i testi delle mie canzoni, e abbiamo incontrato una coppia che aveva guidato per centinaia di chilometri per incontrarci e che indossava dei braccialetti con i miei testi incisi. È stato davvero speciale. Quando abbiamo aperto per i Dream Theater a Toronto, abbiamo suonato alcuni secondi di “YYZ” (i Rush sono sempre stati una delle mie band preferite) inseriti in una pausa di una delle nostre canzoni e il pubblico è subito impazzito, il che mi è sembrato davvero fantastico. Ma sì, questo concerto è stato un momento piuttosto speciale. Penso che gli spettatori e i fan siano d’accordo!

La track list contiene la cover di “Peace Sell” dei Megadeth suonata per la prima volta dopo 20 anni da Chris Poland, come nasce l’idea di questo tributo alla band di Dave Mustaine?
Sapevo che volevamo fare tutto il possibile per questa uscita, coinvolgendo Simone, che si è unito a noi, e Ray che ha fatto una visita a sorpresa. Chris ha suonato nei nostri ultimi due CD. È un musicista unico e talentuoso ed è stato sempre gentile e rispettoso nei confronti della nostra musica tanto che ho chiesto la sua disponibilità a venire ad Atlanta per lo spettacolo. È un tipo un po’ casalingo e non viaggia molto, ma ha detto che sarebbe stato lì, e ho pensato che dovevo almeno chiedergli se avrebbe preso in considerazione l’idea di suonare “Peace Sells”. Sapevo che la folla sarebbe impazzita, e poi francamente quante volte avrò la possibilità di suonare “Peace Sell”s sul palco con Chris Poland? Così ho chiesto, e lui ha detto che era d’accordo. Era la prima volta che suonava quella canzone sul palco dal suo tour con i Damn the Machine nel 1994 o qualcosa del genere, quindi la prima volta in quasi 25 anni. È stato così divertente e un momento davvero surreale per me.

In questo album c’è un tocco di Italia, una chitarra è stata suonata dall’italiano Simone Mularoni, che mi racconti di questa collaborazione?
Sono molto fortunato che Simone sia un amico, e siamo molto contenti che sia uno dei nostri. È uno dei chitarristi più talentuosi al mondo, inoltre è un eccellente ingegnere in fase di missaggio e mastering e ha un orecchio eccezionale. In più, è una persona fantastica. Non vediamo l’ora di continuare a lavorare con lui.

Questo box contiene DVD o Blu-Ray più 2 Cd, di solito preferisci l’esperienza audio o quella video?
Mi piacciono molto gli album dal vivo dal punto di vista dell’ascolto, ma penso che il video aggiunga davvero molto all’esperienza. Per questo era importante per me assicurarmi che ottenessimo un ottimo impatto visivo grazie alla illuminazione da noi progettata invece che solo da quella, se pur ottima, trovata in loco. Abbiamo portato i nostri tecnici e abbiamo usato quante più telecamere possibili. Penso che sia un’esperienza più coinvolgente sedersi in una stanza buia con uno schermo di buone dimensioni e lasciarsi trasportare come se si fosse lì. Questo è davvero quello che abbiamo cercato di fare con questo pacchetto, in tutto, dal filmato dietro le quinte alla scelta degli angoli di ripresa.

Qual è la canzone che ami suonare dal vivo?
Quasi tutte sono divertenti da suonare. Ad essere onesti, adoro quelle un po’ più brevi perché tendono a essere più concentrate e un po’ più facili da eseguire e ci consentono di “lasciarci andare” un po’ di più sul palco. Ma anche se è una canzone molto impegnativa da suonare, e ancora più impegnativa da suonare bene, penso che “Black and White World” sia probabilmente la mia canzone preferita.

Come scegli le canzoni per la vostra scaletta?
È sempre un po’ una sfida perché ora abbiamo sette album alle spalle e anche perché molte delle nostre canzoni sono lunghe. Sono sicuro che molti dei nostri fan vorrebbero sentirci suonare “Sapphire” da “The Fullness of Time”, ma è una canzone lunga 16 minuti e sarebbe un po’ irresponsabile da parte nostra spendere il 20% del nostro spettacolo per una singola traccia. Ovviamente quando abbiamo progettato questo set, abbiamo dovuto tenere in considerazione il nostro catalogo ma anche il fatto che Tom si fosse unito a noi da poco. Tom aveva ovviamente più familiarità con le canzoni che ha provato e registrato con noi per il nostro ultimo album in studio (“Long Night’s Journey into Day”, il primo con noi), quindi ha preferito farne il maggior numero possibile: non lo biasimo perché voleva lasciare una buona impressione. Ricordo che quando sono andato a vedere il tour di “Heaven & Hell”, in cui Dio ha preso il posto di Ozzy , ho notato che metà della loro scaletta proveniva da “Heaven & Hell” e metà era materiale Ozzy: quella era la nostra linea guida. Non è stato poi così difficile una volta che abbiamo elaborato l’approccio generale – ci sono alcune canzoni che sappiamo di dover includere (o almeno che vogliamo fare assolutamente), inoltre non abbiamo mai avuto la possibilità di suonare quelle di “Art di Loss”, perché ci siamo separati da Ray poco dopo la sua pubblicazione, quindi volevo fare almeno alcune di quelle tracce.

“Alive in Color” è il vostro primo album per AFM Records, ce ne sarà anche uno in studio per l’etichetta tedesca o l’accordo si è concluso con questo live?
Sono molto lieto di annunciare che questo è solo l’inizio del nostro rapporto con l’AFM e che faremo un nuovo album in studio insieme. È stato fantastico relazionarci con loro: persone molto professionali e di grande integrità: siamo veramente felici, anche se devo ammettere che tutte le nostre etichette sono state fantastiche.

Cosa ne pensi del boxset “Discovering Redemption” pubblicato dalla InsideOut Music?
Tutto ciò che aiuta le persone a scoprirci è cosa buona! I tipi di InsideOut sono persone molto gentili e credo che non abbiano voluto farsi sfuggire la possibilità pubblicare altra nostro materiale mentre l’accordo di distribuzione con loro stava volgendo al termine. Molte etichette probabilmente avrebbero lasciato semplicemente morire i diritti: sono felice che la InsideOut abbia ritenuto che fosse una buona idea per entrambi avere un altro prodotto fuori!

“Alive in Color” (AFM Records) is the live testimony released by Redemption in this concerts block season. Among the bright colors of the Americans there are those of the “tricolore”: green, white and red are represented by our standard-bearer Simone Mularoni (DGM). We talked about this and much more with a very kind Nick Van Dyk.

Welcome on Il Raglio del Mulo, was this album scheduled before the live shows stop or the idea was born after as gift for your fan?
Thank you for interviewing me – it’s great to be “speaking” with you. Progpower gives us the opportunity to do things that are difficult for a smaller band to do. We have very passionate fans, but there aren’t going to be a thousand of them every time we play on our own. Very few bands in the US can do that these days. So to be in a room with that many fans gives us an energy, and of course we have a great stage and the support of an amazing crew. So I knew we had the opportunity to do something special, and once we decided to have Ray and Chris Poland and Simone all perform with us and arrange that happening, I knew I’d want to record the show for the fans, and frankly for the band as well – it’s a special evening.

What do you remember about the feeling with the audience during your show at ProgPower USA festival 2008?
It is always a pleasure and a privilege to play Progpower. It’s the best place for any prog metal band to play in the US, and the fans are fantastic. What I remember most about 2008 is that we’d just come off tour with Dream Theater and had done 30 shows and we could play that show perfectly in our sleep. We’re not a band that plays 200 dates a year. To have 30 shows under our belt gave us a degree of confidence that is hard to achieve, even though I know we’re good musicians and we gel well together. But I felt like that performance was untouchable – I knew there wouldn’t be a single wrong note and the band would play super locked in. I’m very proud of that performance.

Do you think that concert is the highlight of your live career?
It’s certainly one of them. We have some other special moments – we had one amazing sold out headlining show in Essen with the loudest fans I’ve played in front of singing my song lyrics, and met a couple that had driven hundreds of kilometers to meet us and who had matching bracelets with my lyrics inscribed in them. That was pretty special. When we opened for Dream Theater in Toronto, we played a few seconds of “YYZ” (Rush has always been one of my favorite bands) inserted into a break in one of our songs and the crowd immediately went nuts, which I thought was really cool. But yes, this concert is a pretty special moment. I think the viewers and fans will agree!

The track list contains the cover of “Peace Sell” by Megadeth played for the first time after 20 years by Chris Poland, how is born the idea of this tribute to the Dave Mustaine’s band?
I knew that we wanted to pull out all the stops for this release, including Simone joining us and Ray making a surprise visit. Chris has played on our last two CDs. He is such a unique and talented player and he has been so gracious and complimentary about our music that I knew I wanted to at least see if he would be open to coming to Atlanta for the show. He’s a bit of a homebody and doesn’t travel all that many but he said he’d be up for it, and I figured I had to at least ask if he would consider playing “Peace Sells” because I knew the crowd would go nuts, and because frankly how many times am I going to get the chance to play “Peace Sells” on stage with Chris Poland? So I asked, and he said he was up for it. It was the first time he’d played that song on stage since his tour when he was in Damn the Machine back in like 1994 or something, so the first time in almost 25 years. It was so fun and really a surreal moment for me.

In this album there is a touch of Italy, one guitar was played by the Italian guitarist Simone Mularoni, what’s about this collaboration?
I’m so very lucky that Simone is a friend, and we are very lucky a a band that he is so involved with us. He’s one of the most talented guitarists in the world, plus he’s an excellent mixing and mastering engineer, plus he has a tremendous ear, plus he’s a fantastic person. We look forward to continuing to work with him.

This boxset contains DVD or Blu-Ray plus 2 Cds, usually do you prefer the audio experience or the video one?
I really do enjoy live albums from a listening standpoint, but I think the video really adds a lot to the expeience. That’s what it was important for me to make sure we had a lot going on visually, and we had our own designed lighting instead of just the very good house lighting person, and we brought our guests along, and we used as many cameras as we did. I think it is a more engaging experience to sit back in a dark room with a good sized screen and sit back and transport yourself to being there. That’s really what we tried to do with this package, in everything from the behing-the-scenes footage to the choice of camera angles.

Which is the song you love to play live?
Almost all of them are fun to play. To be honest, I love the ones that are a little shorter because they tend to be focused and a little easier to rehearse and it allows us to “let go” a bit more on stage. But even though it’s a very challenging song to play, and even more challenging to play well, I think “Black and White World” is probably my favorite song to play.

How do you choose the songs for you setlist?
It’s always a little bit of a challenge because we have seven albums out now, and also because many of our songs are long. I’m sure many of our fans would like to hear us play “Sapphire from The Fullness of Time”, but that’s a 16 minute long song and it would be a little irresponsible of us to spend 20% of our set on a single song. Of course when we planned this set, we had to take into account our catalog but also the fact that we have had Tom join us. Tom was obviously more familiar with the songs that he rehearsed and recorded with us for our last studio effort (“Long Night’s Journey into Day”, his first with us) so he favored doing as many of those as possible and I don’t blame him for wanting to make his own mark with us. I remember going back to the “Heaven & Hell” tour where Dio took over from Ozzy and I noted that half their setlist was from “Heaven & Hell” and half of it was Ozzy material, so that was our guideline. It wasn’t really that hard once we worked out the overall approach – there are some songs that we know we have to include (or at least that we definitely want to), and we didn’t have a chance to play out on “Art of Loss” because we had to part ways with Ray shortly after its release so I wanted to at least do one track from that.

Alive in Color” is your first release for AFM Records, will be a new studio full-length for the German label or is just a deal for this live album?
I’m very pleased to say that this is just the beginning of our relationship with AFM and we will be doing a new studio album for them. They have been great to deal with – very professional, and high integrity people. We’re thankful to be working with them (I want to say that all of our labels have been great).

What do you about the boxset “Discovering Redemption” by InsideOut Music?
Anything that helps people discover us is good! InsideOut are very good people and I think they had an opportunity to put one more release out as our distribution deal with them was coming to an end. Many labels would probably just let the rights die off; I’m happy that InsideOut felt it was a good idea for both of us to have another product out there.

Zeitgeist – Spirit of time

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Gli Zeitgeist sono una band paraguayana nata 2007, uno dei pochi riferimenti all’interno della scena gothic-metal del paese sudamericano. Una graduale evoluzione attraverso due dischi, “Shallow Play” e “Mind” (quest’ultimo uscito nel 2016) ha portato a un allontanamento dal gothic tradizionale per avvicinarsi a sonorità industrial ed elettroniche, che oggi rappresentano il percorso attraverso il quale la band ha deciso di espandere la propria arte. In questa intervista per Il Raglio Del Mulo, Rudy Stanichevsky (batterista, fondatore e manager della band) ci ha parlato degli inizi, della sua filosofia, del lancio del suo nuovo videoclip, dei nuovi membri, anticipando anche i dettagli del terzo disco. Il prossimo album, su cui i sudamericani stanno lavorando nonostante la quarantena che ha interrotto le attività in tutto il mondo.

Benvenuto sul Il Raglio Del Mulo, Rudy , grazie mille perla tua disponibilità, come sono nati gli Zeitgeist? E come è stato deciso il nome della band?
La band è nata il 10 novembre 2007 con Valerie Ketterer, Rudy Stanichevsky e Mario Armoa. Venivamo tutti da altre band metal. Ci è venuto in mente di chiamare la band Zeitgeist, che significa Spirito del Tempo in spagnolo, perché era affine alla situazione in cui i membri del gruppo si trovavano: un nuovo inizio con una maturità che solo il tempo può donare a un musicista. Inoltre, l’abbiamo chiamato così anche in onore di una delle prime band metal paraguaiane, chiamata Corrosión, che ha pubblicato nel suo primo CD, intitolato “Report of Exploitation”, la canzone “Zeitgeist”, una grande ispirazione per l’abbrivio di questo nuovo progetto .

Il Paraguay non ha molte band in ambito gothic, come ci si sente ad essere dei precursori? E di cosa parlano i testi?
Ci fa piacere, poiché siamo riusciti a raggiungere molti dei nostri obiettivi, come il lancio di materiale ben accolto a livello internazionale. Abbiamo viaggiato dentro e fuori il nostro paese a abbiamo fatto fronte a tutte le sfide che sono man mano presentate sul nostro cammino. I testi della band trattano temi diversi, da situazioni quotidiane – tradimento, dolore, amore, addio a una persona cara – a storie ispirate a film, anime, libri; raccontiamo vissuti di persone reali dimenticate che hanno compiuto imprese importanti, come Kassianov.

Quando avete deciso di incorporare elementi elettronici nella vostra musica dando un drastico, ma naturale, cambiamento al vostro old school gothic?
Dal secondo album “Mind”. Ci è sempre piaciuto il sound industrial di band come Rammstein, Lord Of The Lost, Amaranthe, ma è stato difficile per noi gestire quegli elementi nelle nostre composizioni, finché, con l’aiuto del nostro producer Legna Zeg, ci siamo avvicinati al suono che stavamo cercando.

Durante la vostra carriera come artisti avrete sicuramente sentito molte volte che è impossibile guadagnarsi da vivere con la musica, come vi ponente voi Zeitgeist nei confronti di questa opinione comune? E qual è l’obiettivo più grande che state cercando di raggiungere?
Sì, sono d’accordo che è difficile guadagnarsi da vivere con la musica, soprattutto metal, ma non credo sia impossibile, poiché se avessimo avuto quell’opinione negativa non avremmo fatto nulla di tutto ciò che abbiamo già realizzato e con cui ci siamo già divertiti durante questo viaggio. Personalmente, penso che nulla sia facile quando si avvia una propria attività, che si tratti di costruire un ristorante, aprire un’impresa edile o fondare uno studio di design. Tutto è difficile e tutto richiede tempo, ma se ti concentri a fare qualcosa solo per guadagnare soldi senza correre rischi, è meglio che tu vada a lavorare in una fabbrica o in un ufficio di un’azienda o dello Stato. Penso che sia una sfida che tutti gli imprenditori affrontano nella loro vita, a volte capita e molte volte no, ma nessuno ti racconta i propri fallimenti, ed è così che non si è consapevoli di tutto ciò che si deve passare per andare avanti ed essere unici e riconosciuti. È difficile ma non impossibile.

Oggi, secondo te, aiutano più internet e le piattaforme digitali o serve ancora un’etichetta che scommette sulla tua musica?
Internet è uno strumento che aiuta molto se sai come usarlo. Penso che le persone siano confuse e ne abusino, riempiendolo di idiozie personali, cosa che si discosta davvero dal vero scopo che le band e i suoi membri stanno cercando di raggiungere. Sprecano il loro tempo postando ciò che pensano invece di usarlo come un mezzo promozionale. Credo che le band debbano promuoversi come una azienda con messaggi e obiettivi chiari e non con pettegolezzi, critiche o situazioni personali che non hanno nulla a che fare con il gruppo.

Per quello che ho potuto osservare sui vostri social, attualmente state lavorando al nuovo materiale. Su cosa vi state focalizzando esteticamente, musicalmente e liricamente per per materializzare quello non è stato ottenuto nelle uscite precedenti?
Soprattutto tentiamo di continuare ad innovare, cercando composizioni sonore uniche, chiare, semplici e potenti, con messaggi lineari e piacevoli. Cerchiamo di rafforzare il nostro stile senza dover copiare nessuno. Stiamo lavorando molto sui suoni dei sintetizzatori, con testi che raccontano storie di persone che hanno cambiato il mondo, liriche che rappresentino i sentimenti umani in diverse situazioni di vita ed ispirino i nostri fan in modo positivo. Speriamo anche di uscire e suonare di nuovo, per presentare questo nuovo album in paesi che non abbiamo ancora potuto visitare.

Il video ufficiale della canzone “So Tell Me” è disponibile su YouTube, uscito qualche mese fa anche in occasione della presentazione della sua nuova formazione. Cosa vi ha portato a scegliere quella canzone per un videoclip e di cosa parla il testo? E nuovi membri contribuiranno con nuove idee al terzo album dato che li vediamo nella clip?
“So Tell Me” parla di frustrazioni e di quei momenti in cui ti chiedi “ne vale la pena?”. Abbiamo scelto quel tema perché ci è sembrato che valesse la pena lottare per gli obiettivi o i sogni che ci si propone e questo è il nostro messaggio principale. Per quanto riguarda i nuovi membri, penso che contribuiscano già molto soprattutto con le loro qualità musicale, la loro immagine e, come i membri originali, hanno un’idea chiara di cosa vogliono raggiungere con la band, che è andare sempre avanti divertendosi come negli ultimi 13 anni.

Che opinione hai delle etichette che abusano delle capacità delle band emergenti o che hanno già, come nel caso degli Zeitgeist, una carriera già consolidata, chiedendo livelli esagerati di vendite discografiche o grosse somme di denaro?
E’ molto difficile rispondere a questa domanda poiché questo settore è complicato. Penso che ciò che un’etichetta discografica riesca ad imporre dipenda solo dalle band che accettano di lavorare a quelle condizioni, ma ciò che è veramente sbagliato è che si fanno pagare per vendere loro una bugia, dato che non sanno rispettare gli accordi presi. Molte etichette truffano le band promettendo cose che non possono essere realizzate, ed è molto triste. Credo che chiunque possa addebitare tutto ciò che vuole per il proprio lavoro, ma ciò che è sbagliato è che si richieda un compenso senza rispettare agli accordi.

Stando alla vostra biografia, avete viaggiato in diversi paesi, pensi che questo terzo album possa aprirvi ulteriori frontiere?
Ci piacerebbe continuare a suonare e visitare altri paesi, presentare la nostra proposta, speriamo di poter tornare presto a farlo. E ci piacerebbe andare in molti luoghi, se possibile. Chiunque dovrebbe provare l’emozione di fare un tour: è una delle migliori esperienze che ho avuto nella mia carriera.

Molti affermano che “solo prima si faceva buona musica ed era possibile guadagnarsi così da vivere”, pensi che sia così? Veramente prima era facile raggiungere chiunque partendo da qualsiasi posto?
Quello che penso è che nulla è impossibile, come ho già accennato, ma penso anche che le persone che dicono che prima era più facile distinguersi, si sbagliano, perché non si rendono conto che prima c’erano anche molte band che sono rimaste nel dimenticatoio perché non hanno avuto l’opportunità, non hanno saputo approfittare dei tempi, non sono durati abbastanza a lungo o la loro proposta non era originale. Penso che le band che hanno avuto successo siano estremamente originali e hanno rotto con tutti gli schemi al punto da diventare dei classici. Esempi come Judas Priest e Iron Maiden. Lemmy Kilmister una volta disse che come artista devi essere la cosa più strana, strana e unica per attirare l’attenzione della gente. Il pubblico non vorrà mai vedere il vicino suonare la chitarra, vorrà vedere qualcosa che è fuori dall’ordinario, come uno spettacolo dei Rammstein, con fuoco, messe in scena e sangue.

Nacidos en el 2007, Zeitgeist es una banda oriunda de Paraguay y de las pocas referentes dentro del Gothic-Metal, marcando una paulatina evolucion a traves de un LP, y Dos discos (Shallow play y Mind), en este ultimo lanzado en el 2016 ya alejandose del Gothic tradicinal para adentrarse en el sonido industrial y electronico que marcan hoy dia la senda la cual la banda ha decidio expandir su arte, en esta entrevista para Il Raglio Del Mulo, Rudy Stanichevsky (Baterista, fundador y Manager de la banda) nos estará hablando de sus inicios, filosofías, el lanzamiento de su nuevo videoclip, sus nuevos integrantes, también adelantando detalles de su 3er. Disco en el cual se encuentran trabajando a pesar de la cuarentena que ha parado actividades en todo el mundo, también nos estará hablando de la manera en que la banda encara el hoy día del mundo y la industria de la música.

Bienvenidos al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como nace Zeitgeist? Y como decidieron el nombre de la banda?
La banda nace en el 10 de noviembre del año 2007 con Valerie Ketterer, Rudy Stanichevsky y Mario Armoa. Todos veníamos de otras bandas de metal. Entonces se nos ocurrió llamar a la banda Zeitgeist, que significa en español Espíritu del tiempo y connota la situación que teníamos los integrantes del grupo sobre un nuevo comienzo y una madurez que solo el tiempo le puede dar a uno como músico. Además también le pusimos ese nombre en honor a una de las primeras bandas de metal paraguayo llamada Corrosión, que lanzo el primer material en CD llamado Report of Exploitation,el tema introductorio del álbum se llama Zeitgeist y lo usamos como inspiración para Empezar este nuevo proyecto.

Paraguay por lo que se sabe a nivel exterior no cuenta con muchas bandas percusoras del genero del gothic, como se sienten ser los mas longevos y con mas materiales en en ese sentido llevando en alto la bandera del metal Paraguayo y gotico? Y de que hablan las letras o a que apuntan?
Creo que nos sentimos bien ya que hemos logrado cumplir con muchos de nuestros objetivos, como lanzar materiales que fueron aceptados internacionalmente, viajamos dentro y fuera de nuestro país, así como seguir trabajando a pesar del tiempo y de todos los desafíos que se nos impuso. Las letras de la banda tratan sobre diferentes temas, desde situaciones cotidianas, traición, dolor, amor, despedida de algún ser querido hasta historias inspiradas en películas, anime, libros; contamos historias  de personas reales olvidadas que lograron hazañas importantes, como el tema Kassianov.

Con que acontecimiento o momento como banda deciden ya incorporar elementos electronicos a su musica dandole un cambio drastico pero natural en la evolucion de la banda alejandose del gothic de la vieja escuela?
Fue en el segundo disco MIND. Siempre nos gustó el sonido Industrial de bandas como Rammstein, Lord Of The Lost, Amaranthe, pero nos costaba lograr manejar esos elementos en nuestra composición, hasta que con la ayuda de nuestro Productor Legna Zeg nos acercamos más a ese sonido que estábamos buscando; además llegó a formar parte de la banda el año del lanzamiento de MIND.

A lo largo de su carrera como músicos y banda seguro han escuchado muchas veces que es imposible vivir de la música, como zeitgeist encara esas palabras de la gran mayoría en su arte y música? y cuál es el objetivo más grande que hasta ahora están buscando concretar?
Si estoy de acuerdo que es difícil vivir de la música en especial en el metal, pero no lo creo imposible ya que si hubiéramos tenido ese pensamiento negativo no hubiéramos hecho nada de todo lo que ya conseguimos y de lo que ya nos divertimos en este viaje. Personalmente creo que nada es fácil cuando uno emprende su propio negocio sea haciendo un restaurante, abriendo una constructora, o fundando algún estudio de diseño. Todo es difícil y todo lleva tiempo, pero si solo estas enfocado en hacer algo solo para ganar dinero sin tomar riesgos, es mejor que vayas a trabajar en alguna fábrica o alguna oficina de una empresa o del estado. Creo que es un desafío que todos los emprendedores pasan por su vida, a veces se da y muchas veces no, pero nadie te cuenta de sus fracasos, y así es como uno no es consiente todo lo que se sufre para salir adelante y ser único y reconocido. Es difícil pero no imposible.

Hoy día en opinión de ustedes el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho mucho más difícil poder dar a conocer la propuesta de los artistas independientes? y poder conseguir un sello que apueste por la música de uno? ante la cantidad increíble de bandas que aparecen en el firmamento cada cierto tiempo?
Internet es una herramienta, que ayuda muchísimo si lo sabes usar, creo que la gente está confundida y lo mal utiliza llenando de idioteces personales que en verdad desvía del verdadero fin que busca la banda y sus integrantes. Se pasan perdiendo su tiempo poniendo lo que piensan en vez de usarlo como un elemento de promoción. Yo creo que las bandas deben promocionarse como una empresa con mensajes y objetivos claros y no con chismes, críticas o situaciones personales que nada tienen que ver con la banda.

La banda actualmente por lo que se ha podido observar en sus redes sociales está trabajando en material nuevo, que busca en el tercer disco la banda, estética, musical, y líricamente lograr  afianzar, y que cosas desean con este nuevo material, materializar que no se pudo en las anteriores entregas?
Sobre todo buscamos seguir innovando, buscando un sonido único, composiciones claras, sencillas y potentes, con mensajes claros y agradables. Buscamos afianzar nuestro estilo propio sin tener que copiar a nadie. Estamos trabajando mucho en sonidos de sintetizadores, con letras que cuentan historias de personas que cambiaron el mundo, letras que representen el sentimiento humano en diferentes situaciones de la vida e inspirar a través de las mismas de manera positiva a nuestros seguidores. Además buscamos poder salir de vuelta a tocar para presentar este nuevo disco en países que todavía no pudimos visitar.

En YouTube está disponible el video oficial del tema “So tell me”, el cual fue estrenado hace pocos meses también en el  presenta  a su nueva formación, como fue decidir ese tema para realizar un videoclip, de que trata la letra?, y como miran y creen que sus nuevos integrantes aportaran nuevas ideas para el tercer disco al verlos presentados en el videoclip.
“So tell me” trata de las frustraciones y de ese momento en el que te preguntas “¿vale la pena toda la mierda?”; escogimos ese tema porque nos pareció que sí vale la pena esforzarse por las metas o sueños que uno se propone y ese es nuestro principal mensaje. Con respecto a los nuevos integrantes, creo que aportan bastante en especial con su calidad musical, su imagen y que al igual que los originales Luis, Ricardo, Valeri  y Yo, tienen una idea clara sobre lo que desean hacer con la banda, que es llegar cada vez más lejos y divertirnos en el proceso, como lo venimos haciendo en estos últimos 13 años.

Qué opinión se merece de ustedes los sellos que abusan con la capacidad de las bandas emergentes o que tienen ya como en el caso de zeitgeist una carrera ya consolidada, en exigir niveles de ventas de discos o sumas de dinero muchas veces ya un tanto altas para poder salir adelante en el arte que uno hace?
Y  es muy difícil responder esa pregunta ya que esta industria es complicada. Creo que lo que una un sello discográfico quiera exigir o cobrar ya depende solo de ellos y de las bandas que quieran trabajar bajo esas condiciones, pero lo que está realmente mal es que cobren por venderles una mentira, y que realmente no sepan cumplir con los acuerdos que llegan con la banda. Muchos sellos estafan a las bandas prometiendo cosas que no se pueden cumplir y es muy triste. Yo creo que cualquiera puede cobrar lo que quiera por su trabajo, pero lo que está mal es que cobren y no cumplan con sus acuerdos.

Mirando su hoja de presentación, han viajado a varios países, consideran que a partir de este tercer disco ustedes ya decidirían dar el paso de seguir en otro país la banda?
Nos encantaría seguir tocando y conocer otros países, presentar nuestra propuesta, ojala podamos viajar de vuelta pronto. Y nos encantaría ir a muchos países, si se puede, creo que a todos los que se pueda concretar alguna gira. Es una de las mejores experiencias que he tenido en mi carrera.

De acuerdo al pensamiento y sentir de otras personas al expresar “solo antes se hacía buena música y se podía lograr vivir de la música” ustedes piensan que es así? Que antes era más fácil llegar a la gente con la música que uno hace y viniendo del país que sea? Para llegar a todas partes y obtener un destaque por parte de medios revistas etc etc.
Lo que yo creo es que nada es imposible, como ya te lo mencione, pero también creo que la gente que dice que antes era más fácil destacarse, está equivocada, porque no se da cuenta que antes también hubo muchísimas bandas que ya quedaron en el olvido porque no se les dio la oportunidad o no supieron aprovechar los tiempos o no duraron lo suficiente, o su propuesta no era original. Yo creo que las bandas que tienen éxito son sumamente originales y rompieron con todos los esquemas hasta el punto de volverse clásico. Ejemplo (Judas Priest, Iron Maiden). Lemmy Kilmister dijo alguna vez que uno como artista debe ser lo más raro, estrafalario e único como para generar atención de la gente. El público no va ir a verle a su vecino tocar la guitarra. Va a ir a ver algo que esta fuera de lo normal, como un show de Rammstein, con fuego, puesta en escena y sangre.

Sinister – Deformation of the Holy Realm

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Sinister sono tornanti con uno dei loro migliori album, “Deformation of the Holy Realm” (Massacre Records), ne abbiamo parlato con il leader e cantante della band Aad Kloosterwaard.

Benvenuto Aad, dopo 14 album non sei stanco del metal estremo?
Io, stanco della musica estrema?! ahah. Amo questa musica da oltre 30 anni e non smetterò mai di farlo. Il death metal, o la musica estrema, è nel mio sangue.

Dove trovi la tua ispirazione per i tuoi estremismo?
Nella musica questo è tutto. Sono ancora un grande fan dell’underground e ascolto le idee di queste nuove band. Sono molto diverse dai Sinister, naturalmente, ma a volte portano novità sul tavolo. Hanno un’idea diversa della struttura delle canzoni e di quel genere di cose.

Quanto sono importanti i testi nella creazione delle tue canzoni?
I testi sono importanti ma mai così importanti come la musica stessa. Quando hai un bel testo, è un bel extra, ma la musica deve sempre venire al primo posto.

L’album inizia con un’intro e termina con un outro arrangiati da Denis Mauko, potrebbe essere questo il primo passo per un album orchestrale dei Sinister?
No, mai. Per noi è normale iniziare con un’intro che crea una sensazione oscura, questa volta abbiamo anche un’outro in questo stile, penso che sia fantastico! Come sai, nel disco abbiamo inserito anche delle parti orchestrali nella nostra musica per dare in alcuni frangenti un qualcosa in più. Penso che questo possa far pensare che in futuro potrà esserci qualcos’altro del genere già nel prossimo album, ma prima dobbiamo vedere come verrà fuori la nuova musica.

La prima canzone è la title track, penso che questa traccia sia l’essenza dei Sinister di oggi, sei d’accordo?
Non ne sono sicuro. Quando creiamo cose nuove non guardiamo mai indietro, forse il prossimo disco sarà molto old school o magari molto moderno.

Come è cambiato il vostro sound nel corso degli anni?
Penso che tu me lo stia chiedendo perché abbiamo sempre nuovi membri che portano sempre un modo diverso di fare musica, ahaha. Cerchiamo di non suonare sempre allo stesso modo, ma tutto deve sempre suonare Sinister.

Cosa ricordi della scena underground olandese degli anni ’90?
È stato molto tempo fa, haha! Ero molto giovane, quindi era tutto nuovo per me. ti ritrovi in un nuovo mondo che non conosci, ma dopo un po’ scopri che non tutto è così bello. Ma tutto sommato ho bei ricordi di quel tempo.

C’era una collaborazione tra le death metal band?
In alcuni casi sì in altri no, con certi gruppi scorreva cattivo sangue perché non erano in grado di sopportare che alcune band diventassero più grandi della loro. Dall’altra parte ho avuto ottimi contatti con alcuni gruppi in quel periodo.

Dei nuovi due membri che mi dici?
Walter è il nostro nuovo chitarrista e Bram il nostro nuovo bassista. Due ragazzi davvero bravi con una bella personalità, cosa che è importante per Sinister, funziona tutto alla grande con loro e stanno rendendo la band ancora migliore.

In passato sei stato il batterista, oggi dai qualche consiglio a Toep?
Hahaha, in nessun modo, Toep è un batterista di gran lunga migliore di me, quindi non ho bisogno di dirgli niente, e come puoi sentire sta facendo il lavoro grandioso.

Quali canzoni del nuovo disco suonerete dal vivo?
La title track, naturalmente, “Apostels of the Weak” e un’altra che non abbiamo ancora scelto.

Ricordi il tuo spettacolo a Bari nel 2012?
Ti piacerebbe avere una risposta vera, haha. Non molto, da allora abbiamo fatto così tanti spettacoli in tutto il mondo che non è facile ricordare ogni show…

Sinister are back with one of their best albums, “Deformation of the Holy Realm” (Massacre Records), we talked about it with band leader and singer Aad Kloosterwaard.

Welcome Aad, after 14 albums aren’t you tired of extreme metal?
Hello.Tired from extreme music haha. I love this music for over 30 years and will not go away.Death metal or extreme music is in my blood. 

Where you find your inspiration for your extremism?
In music that’s it. I am still a big underground fan and listening to this bands ideas. They are very different than Sinister of course but they bring sometimes new things to the table. They have a different idea about song structures and that kind off stuff. 

How important are lyrics in the creation of your songs?
Lyrics are important but never that important as the music it self. When you have a cool lyric than that’s a nice extra but music always have to come on the first place.

The album begins with an intro and ends with an outro arranged by Denis Mauko, could be this the first step to an orchestral Sinister album?
No never.For us its normale to start with a intro that have a dark feeling. This time also a outro in this style and i think it turn out great. As you know the record we put also this orchestral parts in our music to give some parts a extra feeling. I think you can expect more from us in this style on the next record, but first first we have to see how the new music will turn out. 

The first song is the title track, I think this song is the essence of noway Sinister,  are you agree?
I dont for sure. When we are in process of creating new stuff we never look back. Maybe the next record will be very old school or very modern.

How is changed your sound through the years?
When you ask me i think the reason is  that we have new members ones in a while haha and they have a different look on making music. We try not to sound the same all the time but everything still have to sound Sinister.

What do you remember about the Dutch underground scene of ’90?
That’s a long time ago for me haha. I was very young so it all was new for me. You come in a new world that you dont know, but you find out that not everything was that cool after some time. But i have good memories from that time.

Was there a collaboration between death metal bands?
Really good and really bad, with some band there was bad blood because they where not able to handle that some bands became bigger than there own band so to say. At the other side i had great contact with some bands from that time.

What’s about the new two members?
Walter is our new guitar player and Bram our new bass player. Two really good guyz with a nice personality something that is important for Sinister. It works out great with them and they are making the band even better.

In the past you are the drummer, today do you give some advices to Toep?
Hahaha no way. Toep is a much better drummer than i was so i dont need to tell him anything, and as you can hear he is doing the job very well.

Which songs from the new will you play live?
The title track of course, “Apostels of the Weak” and one more, but we need to see which one that will be.

Do you remember your show in Bari in 2012?
You like to have a fair answer haha. Not that much anymore in the mean time we did so much shows all over the world that its not easy to remember every show you played…

Road Syndacate – Fumo sulla strada

Buona serata da Mirella, anche oggi diamo voce ai musicisti validi che popolano la scena musicale italiana, questa è la volta dei Road Syndacate, autori del nuovo album “Smoke”. Con noi (Fabio Lanciotti – chitarre) e (Lorenzo Cortoni – voce).

Ciao Mirella, grazie dell’opportunità! Anzitutto un grande abbraccio a tutti gli ascoltatori ed i lettori di Overthewall!

Un progetto musicale sorto dall’unione di quattro musicisti già affermati e attivi nella scena musicale italiana: cme nascono i Road Syndacate?
(Fabio) I Road Syndicate nascono in modo del tutto naturale. Noi ci conosciamo da più di vent’anni e, nel tempo, abbiamo coltivato una stima e una simpatia reciproca che è sfociata presto in ottime amicizie, al punto che da anni dividiamo un box adibito a saletta prove! Abbiamo sempre avuto modo di collaborare e lavorare insieme, ma mai come team autonomo. Spesso il lavoro da session man, di arrangiatore o di performer, non ci dava i tempi per realizzare qualcosa di nostro. Un paio di anni fa, io con Cristiano ed Emiliano, si è iniziato a scrivere del materiale originale, pubblicando un singolo, in italiano, e avevamo capito di aver bisogno di un songwriter e cantante padrone della lingua inglese, con un forte timbro blues: insomma cercavamo proprio Lorenzo! Lui, nel frattempo, aveva ricominciato a scrivere brani e ci ha contattato per mettere in piedi il suo repertorio. Da cosa nasce cosa: a quel punto abbiamo capito che era giunto il tempo di lavorare insieme. Finalmente! Con la stabilità, le famiglie ed i figli cresciuti, e la maturità acquisita sono venuti fuori i Road Syndicate.

Vogliamo rinfrescare la memoria ai nostri ascoltatori e parlare delle vostre esperienze musicali precedenti alla band?
(Lorenzo) Siamo tutti musicisti che calcano i palchi italiani da un bel po’ di tempo, io ho suonato con varie band che andavano dal rock al blues, con big band rhythm ‘n’ blues come Jonny and the Gozzillas, collaborando anche con il trombonista dei blues Brothers, Tom Malone. Emiliano Laglia (basso) ha suonato anche lui con vari musicisti anche a livello europeo come Aibhill Striga, Anno Mundi, e, soprattutto, Max Smeraldi (storico chitarrista, tra gli altri, di Malgioglio e del Banco). Stessa cosa dicasi per Cristiano Ruggiero (batteria) che ha suonato con band come Post Scriptum, Cosmofrog, Graal. Chi ha il nome più “pesante”, probabilmente, è Fabio Lanciotti (chitarra) che oltre ad essere un produttore di una certa fama, ha collaborato con Enrico Capuano, Balletto di Bronzo, Alice Pelle e Banco del Mutuo Soccorso.

“Smoke”, il vostro album di debutto, è stato pubblicato quest’anno. Quanto è durata la gestazione di questo lavoro discografico?
(Fabio) Tecnicamente è stata una gestazione brevissima!Con una sola estate di prove e registrazioni, a settembre del 2018, avevamo già, in mano, l’ossatura del disco! Avevamo realizzato anche una buonissima pre-produzione, molto simile a come il disco è poi uscito fuori: la differenza è solo nella qualità della registrazione perché quello era un demo realizzato in sala prove con i software di un piccolo portatile e una Virtual Drum. Per il resto, le differenze tra disco e demo risiedono solo nelle modifiche di qualche frase, di qualche solo di chitarra e qualche svisata di basso. Abbiamo lavorato sodo ma con l’entusiasmo dei ventenni! Anche il disco, dopo una stagione intensa di live, sia acustici che elettrici, è stato realizzato in pochissimo tempo. Abbiamo registrato le backing track dal vivo, durante un weekend, e poi è bastata una settimana, tra sovraincisioni, missaggi e mastering. Venerdì 24 Gennaio Alberto Longhi, il nostro fonico, ha piazzato i microfoni nella grande sala del Pensagramma Recording Studio e Martedì 4 Febbraio Emiliano Rubbi, un grande amico ma soprattutto un produttore di enorme spessore, ci ha consegnato il master finale! Il 16 Febbraio avevamo in mano le prime copie del CD mentre lo suonavamo interamente sul palco del Kill Joy, che è il nostro Home Club, a Roma! Ci siamo voluti concentrare solo ed esclusivamente sul disco, per dieci giorni, prendendo ferie e riposi! E questa è stata una cosa buona, la scelta giusta! Noi avevamo ipotizzato di realizzare l’album intorno a settembre/ottobre del 2020 ma la risposta del pubblico e dei promoter, alle nostre prime uscite, è stata così entusiasta e calorosa, da spingerci ad anticipare la pubblicazione a Febbraio. Ed è stato un colpo di fortuna perché abbiamo potuto affrontare l’emergenza Covid con un disco e dei video in circolazione!

Come nasce un brano dei Road Syndacate? I pezzi di “Smoke” erano già in un cassetto ad aspettare o sono venuti fuori dopo la formazione della band?
(Fabio) La realtà è che molte idee erano già nei rispettivi cassetti, da anni, soprattutto nel mio e in quello di Lorenzo! “Silent Scream” e “Driftin”, ad esempio, fanno parte di quel lotto di brani completamente scritti da Lorenzo! Perciò a noi è toccato solo di suonarle secondo la nostra sensibilità. Per altre canzoni, invece, c’è stato un lavoro di squadra, come per “Out Of My Head”, dove la band, nella sua totalità, è stata fondamentale. Mentre un brano come “Voodoo Queen” è l’esempio calzante di come funzioniamo come coppia compositiva, io e Lorenzo: lui aveva questo ottimo testo steso sopra una bellissima melodia che si sono sposati perfettamente con un mio brano che era rimasto strumentale per diversi anni! “Smoke”, “Getaway2, “Why” e “Not Coming Back” sono lavori a quattro mani, lasciati poi alla sensibilità della band. Quindi si può dire che “Smoke” è il punto di svolta personale di ognuno di noi perché abbiamo messo, nero su bianco, le idee migliori che avevamo covato per almeno un decennio. Fare questo disco è stato facile perché avevamo cassetti pieni di idee da proporre l’uno all’altro e dovevano solo scegliere quali fossero quelle buone e quelle da scartare! Il problema, quindi, sarà che per il prossimo disco dovremo lavorare molto più sodo. E abbiamo approfittato dello stop a concerti, dovuto all’emergenza Covid, per iniziare a scrivere!

Siete una band che suona rock ‘n roll e come tale penso che il palco sia per voi la dimensione ideale. Come state vivendo le restrizioni imposte dal dopo lockdown e come vi state attrezzando?
(Lorenzo) Diciamo che non siamo stati con le mani in mano, come hai detto siamo “animali da palco” e la musica della band ci mancava molto durante il lockdown. Ma ci siamo dati da fare: ci siamo organizzati per “suonare a distanza” e abbiamo tirato fuori anche del materiale nuovo! Uno dei brani che abbiamo realizzato è “The Road”, molto autobiografica circa la vita di una rock band, di cui abbiamo fatto un video e che sarà la “Title-Track” del prossimo album.

“Not Coming Back” è uno dei video che avete pubblicato sul vostro sito, ci saranno altre novità sul web che vi riguarderanno?
(Lorenzo) Sì, stiamo lavorando ad un nuovo video, la maggior parte delle riprese è già stata fatta e a breve vedrete il video di “Driftin”. Sarà una bella fotografia di come noi siamo sul palco, davanti al pubblico. Così come il video precedente, Not Coming Back, era un reportage fedele delle registrazioni di SMOKE.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
(Lorenzo) Ovviamente sul sito www.roadsyndicate.it come su tutti i social e sulle varie piattaforme digitali potete ascoltare il nostro primo album “Smoke”.

Grazie di essere stati con noi…
Grazie a voi e a te, Mirella!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 5 ottobre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Darkened – Heart of darkness

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Arrivano al debutto i Darkened, formazione che nelle proprie fila conta membri ed ex membri di Memoriam, Bolt Thrower, A Canorous Quintet, Grave e Dismember. Con un pedigree del genere, “Kingdom of Decay” è il disco che ci si aspetta: un classico death metal di scuola europea (Inghilterra e Olanda) che alterna momenti di feroce violenza ad altri più oscuri di matrice doom. Poco spazio è lasciato alle melodie di stampo swedish, e questo non è un male, perché l’opera funziona nella sua monolitica. Niente di stupefacente, ma siamo certi che “Kingdom of Decay” (Edged Circle) produrrà più di un ghigno malefico di piacere sul viso degli amanti del death più ortodosso. Il chitarrista Hempa Brynolfsson ci ha presentato nei dettagli i contenuti del frutto di questa cooperazione internazionale.

Benvenuto Hempa, come è nata questa band di stelle internazionali?
In principio, Andy e Daryl hanno discusso di fare qualcosa insieme, poi sono stato contattato anche io per unirmi con loro nel marzo del 2018, ma non avevano ancora del materiale, quindi ho iniziato a scrivere un po’ di riff e condividerli. Nell’aprile 2018 mi sono piaciute particolarmente cinque-sei tracce e così nel maggio 2018 ho chiesto a Linus di unirsi alla band. Abbiamo deciso di registrare tre tracce per l’EP “Into The Blackness” e ci abbiamo lavorato su mentre cercavamo un vocalist. All’inizio avevamo l’idea di utilizzare vocalist diversi per le singole tracce, ma a dicembre 2018 abbiamo finalmente trovato Gord e lui è diventato un membro effettivo.

È difficile per voi trovare il tempo per i Darkened al di fuori delle vostre band principali?
No, non proprio, ci siamo imposti che i Darkened non interferiranno con altre band o progetti.

C’è qualche possibilità che vi vedremo mai dal vivo in tour?
Mai dire mai. Ma è un po’ difficile dovendoci coordinare logisticamente dato che viviamo in posti diversi: Canada, Regno Unito e Svezia.

Pensi che il vostro suono sia semplicemente il mix delle vostre precedenti esperienze o ci sia qualcosa di nuovo?
Penso che sia una combinazione di tutte le nostre diverse esperienze e musicalità combinate in qualcosa di nuovo. Sembra fresco ma allo stesso tempo suona vecchio!

Mentre del primo Ep “Into the Blackness” che mi dici?
Avevamo completato cinque tracce e abbiamo semplicemente preso quelle che preferivamo in quel momento, ci abbiamo lavorato e le abbiamo registrate. E’ andato davvero bene, quindi abbiamo sentito che dovevamo continuare su quella strada e fare un album completo.

“Kingdom of Decay” è uscito l’11 settembre, c’è una connessione tra il titolo e l’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle? Penso che quel giorno sia iniziato il decadimento del regno degli Stati Uniti e il mondo è cambiato…
Nessuna connessione, è andata semplicemente così. Sì, il mondo è un pazzo “Kingdom Of Decay”!

A causa delle vostre rinomate esperienze passate, avete sentito molta pressione durante le sessioni di registrazione?
No, per niente, facciamo solo quello che ci piace, ed è suonare death metal. Lo facciamo per noi stessi, e se a qualcuno piace questo, è solo un bonus.

Come nascono le canzoni? Vivete in ​​diversi Paesi, la distanza è un problema?
Io mi occupo dei riff e della pre-registrazione delle tracce base di batteria con EZdrums. Poi io e Linus lavoriamo insieme sull’arrangiamento e lui aggiunge i suoi assoli, ha veramente grandi idee. Dopodiché Andy registra la batteria nel modo in cui spreferisce. Gord scrive i testi e incide la voce, e Tobias registra il basso. La traccia può essere modificata durante l’intero processo con tutti che danno il loro input. Quindi, dire che siamo tutti degli autori! Tutte le parti contribuiscono con la propria competenza ed esperienza.

Amo le parti doomish delle vostre tracce, quanto è importante ottenere un feeling così oscuro nelle vostre canzoni?
Molto importante, ovviamente. Vogliamo creare un mood che rappresenti la canzone nel migliore dei modi.

I tuoi brani preferiti dell’album?
Al momento ho “The White Horse Of Pestilence” come mio preferito. Ma domani potrebbe essere un’altra traccia!

Ci sarà un singolo\video?
Non lo so davvero. Abbiamo parlato di fare un video, ma dobbiamo prima risolvere il problema delle nostre diverse dislocazioni nazionali.

The debut album by Darkened – a formation that in its ranks includes members and former members of Memoriam, Bolt Thrower, A Canorous Quintet, Grave and Dismember is out. With such a pedigree, “Kingdom of Decay” is the album that is expected: a classic death metal of the European school (England and Holland) that alternates moments of ferocious violence with other darker ones of a doom matrix. Little space is left for Swedish-style melodies, and this is not a bad thing, because the work works in its monolithic form. Nothing astonishing, but we are sure that “Kingdom of Decay” (Edged Circle) will produce more than an evil grin of pleasure on the face of the most orthodox death lovers. Guitarist Hempa Brynolfsson presented us in detail the contents of the fruit by this international cooperation.

Welcome Hempa, how was born this all star band?
Andy and Daryl talked about doing something together, and I got questioned to join, that was in Mars 2018. But they didn’t had any material yet so I begun to do some riffing and sharing the riffs with them. And then in april 2018 I did like 5-6 tracks and in May 2018 I asked Linus to join the band. Then we decided 3 tracks to be recorded for the EP “Into The Blackness”. So we worked on these 3 tracks while looking for a vocalist. At first we had an idea of using some different vocalists for the tracks, but in December 2018 we finally found a Gord, and he became a member.

Is difficult for you to find the time for Darkened outside your main bands?
No not really, we have said that Darkened would not interfere with other bands or projects.

Is there any chance we’ll ever see the band live on tour?
You never know. But its a bit hard with all the coordination and logistic when we live in different places, Canada/UK and Sweden.

Do you think your sound is just a mix of your previous experiences or there is something new?
I think its a combination of all the different experiences and musicality combined with something new. It feels fresh bu at the same time it feels old!

What’s about your first Ep “Into the Blackness”?
We had done 5 tracks and we just took the ones we felt for at the time, and worked on them , and recorded them. Go t really cool, so we felt we should continue and make a full length album.

“Kingdom of Decay” was released on September 11th, is there a connection between the title and the Twin Towers attack anniversary? I think that day begun the decay of the USA kingdom and the world is changed…
No connection whatever, just turned out that way. Yes, the world is crazy, Kingdom Of Decay!

Due your past experiences, did you feel a lot of pressure during the recording sessions?
No not at all, we just do what we like doing, and that is to play Death metal. We do this for ourselves, and if anyone like it thats just a bonus.

Howare born these songs? You live in different Countries, was the distance a problem?
Well, I do the riffing and a pre-recording of the tracks with basic EZ-drummer drums. Then me and Linus work together with the arrangement and he add his solos and have great ideas. Then Andy record the drums the way he feels it should be. Gord doing the lyrics and record vocals, and Tobias record the bass. The track can be altered in the whole process with everyone doing their inputs. So i’ll say that we all are the songwriters. All parts contribute with their expertise and experience.

I love the doomish parts of your tracks, how much important is the dark feeling for you songs?
Very important of course. We wanna create a feeling that represent the song in the best way.

Your favorite tracks on the album?
At the moment I have ”The White Horse Of Pestilence” as my favorite. But tomorrow it could be another track he he 🙂

The will be a video single?
Don’t really know. We’ve been talking about doing a video. We must solve the different locations problem first.