Black Spell – La stagione dei dannati

I Black Spell hanno tagliato il traguardo del terzo disco “con l’eccellente Season of the Damned” (Regain Records). Un risultato non da poco se si considera che il gruppo ci riuscito in soli tre anni!

Benvenuto Alastair, direi di iniziare facendo un po’ di chiarezza: nel press kit di “Season of the Damned”, che ho ricevuto, leggo come data di uscita il 9 dicembre 2022, ma altrove – come per esempio su Metallum–trovo 11 novembre. Qual è la data giusta?
Innanzitutto grazie da parte nostra per l’intervista, la prima in italiano! Ci sono voluti tre dischi per arrivarci, haha. Per rispondere alla tua domanda, semplicemente l’11 novembre è la data in cui l’album è uscito ufficialmente in versione digitale su Bandcamp e sulle altre piattaforme. Il 9 dicembre è invece la data di uscita ufficiale dell’edizione in CD di “Season Of The Damned”. Oggi spesso funziona così a quanto pare, quindi è facile avere delle date di uscita separate per ogni singola edizione; ad oggi l’album è già disponibile in cassetta dall’etichetta Regain Records, mentre per il vinile bisogna aspettare il 20 gennaio dell’anno nuovo.

Fatta chiarezza, direi di passare alla genesi dell’album: come è nato “Season of the Damned”?
Bella domanda! Difficile dare una risposta univoca. Sicuramente di base è nato dalla voglia di portare avanti il progetto che abbiamo iniziato un po’ per caso ma che adesso cerchiamo di continuare al meglio. Da un punto di vista “tecnico’’ c’era anche la voglia di sperimentare qualcosa di un po’ diverso, cambiare un po’ il suono per averlo il più sporco e “vintage’’ possibile questa volta… la direzione era quella in sostanza.

In poco più di tre anni avete inciso tre dischi e un EP, come ti spieghi questa vena così prolifica?
Per la voglia di continuare a suonare le nostre nefandezze, haha! Ci siamo trovati bene nel portare avanti il processo creativo, il primo album è stato registrato in piena era Covid e rilasciato in digitale sulla nostra pagina Bandcamp senza alcuna aspettativa. Neanche lontanamente ci saremmo aspettati che sarebbe stato rilasciato in vinile. E invece siamo stati contattati al tempo dalla tedesca Hand Of Doom Records e alla fine è successo; da lì in poi abbiamo avuto riscontri positivi da varie parti del mondo oserei dire e quindi, non avendo suonato dal vivo, abbiamo spostato tutto lo sforzo nel creare nuova musica e portare avanti così il progetto. Direi anche che abbiamo anche cercato di andare in controtendenza rispetto alla media delle altre band contemporanee, che tendono a rilasciare un album ogni tot anni: abbiamo lavorato per cercare di rilasciare un album ogni anno, in stile primi anni ’70, vedasi una certa band chiamata Black Sabbath giusto per citare un esempio…

Anche se incisi in un arco temporale così breve, credete che ci siano sostanziali differenze trai vostri dischi?
Questo credo debba valutarlo l’ignaro ascoltatore che si imbatte nei nostri album, o comunque chi è fan o interessato alla nostra musica. Per noi i tre album sono forse una sequenza naturale che è stata partorita dalle nostre (malsane?) menti, quindi nel bene o nel male della continuità c’è, sebbene dal punto di vista tematico l’ultimo album ruoti in parte attorno al concetto di dannazione, un po’ come finzione ma un po’ come dannatamente reale, almeno come concetto che non vuole mollare i recessi della mente degli occidentali… con tutte le ipocrisie che ancora oggi vi sono connesse. Ad ogni modo poi nella pratica l’album ha visto anche un cambio di strumentazione con le chitarre suonate attraverso amplificatori Marshall ad alto voltaggio, che ci hanno dato un suono più tagliente ed incisivo; questo solo per svelare alcuni dettagli tecnici su cui non mi dilungo per non annoiare nessuno che legga queste poche righe… la chitarra resta comunque una Gibson Sg (ovviamente) nera. La produzione alle nostre orecchie suona comunque meglio in “Season Of The Damned”, il primo album nella nostra incapacità dell’epoca era troppo sbilanciato verso i bassi, per cui merita un remix importante, cosa su cui stiamo lentamente lavorando; il secondo album ha avuto una masterizzazione che, guardando indietro, oggi avremmo evitato e quindi anche quello sarà corretto per una riedizione di cui prima o poi saranno svelati i dettagli. Ad ogni modo nonostante degli “errori” commessi lungo il percorso, quello che posso dire è che per noi un anno solare per produrre un album è risultato più che sufficiente dal punto di vista delle tempistiche, per cui ad ogni anno dalla fondazione della band è corrisposto un album.

Oggi come definiresti il vostro sound?
Ci piace definirci “doom” anche se sono consapevole che vuole dire tutto e niente ormai. Gli elementi del nostro sound tendono al “proto”, siamo influenzati dalla matrice dei primi anni ’70 quando certe sonorità erano già in circolazione nell’underground, anche se ovviamente sono stati i Black Sabbath i principali fautori di quel suono all’epoca. D’altra parte c’è tutta una componente psichedelica associata alla nostra musica, con una vena fortemente occulta e soprannaturale allo stesso. Direi quindi “occult psychedelic proto stoner doom metal”, haha. Scherzi a parte, riassumo dicendo che le etichette legate ai generi sono qualcosa di cui ci interessa davvero poco in fin dei conti, suoniamo quello che ci viene più naturale suonare.

Vi siete mossi in passato come band indipendente, oggi avere un’etichetta come la Regain alle spalle vi mette un po’ di pressione?
A dire la verità no, nessuna pressione. In primis perché eravamo già in contatto con Per, il boss della Regain Records, già poco dopo aver rilasciato il primo album in vinile. Eravamo già stati contattati da lui quando eravamo in procinto di scrivere il secondo album, che però avevamo già messo a contratto con delle altre etichette, ma il rapporto con lui è rimasto sempre amichevole e di supporto da parte sua e quando è stato il momento, gli abbiamo presentato il nuovo album “Season Of The Damned” senza pensarci due volte. Inoltre siamo davvero contenti di essere parte delle band doom, di cui eravamo già fan, che sono state rilasciate negli ultimi tempi dalla Regain, la quale sta facendo davvero un ottimo lavoro in questo senso a mio dire.

Pressione o meno, ho visto che comunque il disco sta raccogliendo ottimi riscontri, per esempio su metalskunk.com e su doomcharts.com, ve l’aspettavate?
No perché comunque abbiamo continuato con la stessa linea di pensiero del primo album, ovvero godere del processo creativo e della fase di registrazione della musica senza alcuna aspettativa sul risultato. Che poi i riscontri siano buoni o ottimi, questo ci fa ovviamente piacere.

Avete già delle date in programma?
Non al momento in cui stiamo facendo questa intervista. Stiamo lavorando per cercare di suonare dal vivo in qualche data organizzata dalla band Chains, con cui siamo diventati amici e che rispettiamo molto.

Cosa vi aspettate dal 2023?
Non programmiamo nulla di preciso, se ci verrà di fare un altro album, lo faremo senza problemi. Quello che è abbastanza certo è che quando sarà il momento proveremo a fare qualcosa che si distanzi da quello che abbiamo fatto finora. Prima ancora però in ballo uno split album con i sopracitati Chains che è in cantiere e che prima o poi uscirà, più eventuali altre cose. Detto questo, grazie per la interessante (e prima e unica finora) intervista.