I Devangelic, a distanza di tre anni dalla pubblicazione di “Ersetu” si riaffacciano sulle scene con la loro quarta fatica intitolata “Xul”, prodotta dalla statunitense Willowtip Records, etichetta molto attiva per ciò che riguarda il panorama estremo internazionale. Ne parliamo con il chitarrista e mastermind della band, Mario Di Giambattista.
Ciao Mario, benvenuto su Il Raglio del Mulo, ti ringrazio per la tua disponibilità a partecipare a questa intervista. Cosa ne dici di iniziare parlando di come e quando nacque la band?
Ciao Luca e grazie a te per l’invito! L’idea di formare una nuova brutal death metal band venne insieme al nostro ex bassista David, quando eravamo in tournée negli Stati Uniti con un nostro vecchio progetto, i Coprophiliac. Quando siamo tornati da quel tour, intorno a Settembre 2012 abbiamo iniziato a scrivere i primi due brani che poi hanno composto il nostro primo promo uscito a novembre dello stesso anno. Volevamo creare qualcosa di brutale, con influenze di Disgorge, Condemned e diciamo che almeno i nostri primi due album (“Resurrection Denied” e “Phlegethon”) sono pienamente riflettere quel desiderio. Ad ogni modo penso che album dopo album la progressione nel songwriting sia stata sicuramente sempre più matura fino al nostro ultimo album “Xul”, che credo essere il nostro miglior lavoro.
Chi sono i Devangelic? Poi presentare i ragazzi della band?
Paolo Chiti alla voce, Alessio Pacifici al basso, Marco Coghe alla batteria ed io, Mario, alla chitarra.
Qualcuno di voi è impegnato anche in altri progetti musicali oltre ai Devangelic?
Sì, siamo super impegnati ahah! Ognuno di noi ha tante altre band e progetti attivi. Paolo ha gli Antropofagus, Alessio è il bassista anche nei Dr.Gore ed Undertakers, Marco è il batterista anche dei Posthuman Abomination e Stigmatized oltre a suonare con me nei Vulvectomy; io al momento ho Devangelic, Vulvectomy e Corpsefucking Art.
Una constatazione che credo sia d’uopo in relazione alla nuova release “Xul”: sia lo stile della cover che alcuni titoli sono di “nileiana” memoria, non tanto per lo il tipo di songwriting, il quale ha mantenuto decisamente il vostro “trademark”. Sei d’accordo?
In molti ci hanno accostato ai Nile con quest’ultimo lavoro, ma credo che la differenza sia evidente. Sicuramente ora sono una delle nostre maggiori influenze musicali rispetto al passo ma ovviamente i Nile sono i Nile, noi cerchiamo di fare del nostro meglio per migliorarci, però stilisticamente ci sono tante differenze: loro sono più tecnici nel songwriting, noi cerchiamo di mantenere la nostra essenza più brutale. Inoltre loro hanno tre voci, noi abbiamo solo il nostro buon Paolo al microfono. Infine il concept generale, seppur simile, è nettamente diverso in quanto il nostro è incentrato principalmente sulla civiltà sumera e non egiziana.
Quali sono gli argomenti trattati nei vostri testi?
“Xul” è in origine un termine sumero usato per indicare il “male” ed è su questo aspetto che si basa principalmente il concept del nuovo album. Fondamentalmente un viaggio introspettivo in cui l’essere umano, sin dalla comparsa sulla Terra, si trova costretto ad affrontare i propri demoni interni; il male visto come rappresentazione della dualità dell’uomo, il quale cerca di esorcizzare le proprie emozioni negative ma che, come la storia ci insegna, queste hanno quasi sempre la meglio e riescono a prevalere sulla debolezza umana. Rivisto in chiave più moderna ho deciso di usare questo termine, seppur piuttosto semplice, ma credo di grande significato emotivo, in considerazione anche dell’oscuro periodo che abbiamo attraversato negli ultimi anni a causa della pandemia da Covid19; periodo in cui tutti noi abbiamo dovuto fronteggiare i nostri demoni interni, quali paura, rabbia, depressione e che molto spesso, purtroppo, hanno preso il sopravvento su tante persone negli ultimi anni. Paradossalmente, questo concetto oggi sembra essere più attuale che mai.
Il vostro sound è virato dal brutal più classico degli esordi a delle trame death metal un po’ più tradizionali, evidenziando così le principali differenze stilistiche con le vostre prime produzioni.…
Personalmente credo che album dopo album siamo migliorati tantissimo dal punto di vista compositivo. Riascoltando “Resurrection Denied” e mettendolo a confronto con il nuovo
“Xul”, la differenza e la qualità sono evidenti, non c’è paragone, secondo me. Con questo non vogliamo rinnegare il nostro passato, ma sentivamo tutti il bisogno di evolvere mentalmente e musicalmente anche per trovare nuovi stimoli compositivi ed anche divertirci di più nel suonare i brani sia in studio che dal vivo. Personalmente ritengo che non si smetta mai né di crescere musicalmente né di imparare cose nuove, quindi c’è ancora tanta strada da fare, ma con questa quarta release penso che ci siano delle ottime basi per proseguire su questa linea compositiva.
A mio modesto parere “Xul” rappresenta la più logica e naturale evoluzione di “Ersetu”, quali sono secondo te le principali differenze tra i due album?
Sì, hai centrato il punto. Già in fase di scrittura di “Ersetu” sono stati inseriti degli elementi nuovi per noi mai usati nei precedenti due album. Sentivamo il bisogno di crescere e cambiare qualcosa dal punto di vista stilistico. Ovviamente non era possibile stravolgere completamente il songwriting quindi abbiamo iniziato questa progressione lentamente su “Ersetu 2”, fino ad arrivare appunto a “Xul”. Inoltre anche a livello di concept volevamo essere più facilmente identificati con un concept unico e continuativo nelle varie uscite; la mitologia sumera e mesopotamica ha avuto un impatto significativo su di me fin da quando ero a scuola. Possiedo diversi libri di magia e demonologia delle antiche civiltà e i Sumeri hanno sempre attirato la mia curiosità perché è sempre stata per me una civiltà misteriosa, piena di fascino e anche molto sinistra soprattutto per quanto riguarda la magia, i riti funebri, gli esorcismi, la demonologia quindi dopo la dopo l’uscita di “Phlegethon”mi sentivo come se volessi cambiare
direzione e trovare la nostra identità musicale e lirica usando questo concetto molto bello e brutale. Penso che sia stata una progressione naturale. Inoltre, mescolare elementi di storia antica, incorporare quei temi in un album, può essere un modo per esplorare e connettersi con culture antiche, esprimere un senso di soggezione e riverenza per il passato, o semplicemente per creare musica brutale, epica ed evocativa.
Vorrei soffermarmi un attimo sulla produzione di “Xul”, davvero molto pulita ma al contempo molto potente, a chi vi siete affidati per la buona riuscita della stessa?
La produzione di “Xul” è senza dubbio la migliore di tutta la nostra discografia. Per quanto riguarda la registrazione delle parti di batteria ci siamo affidati allo studio di Davide Billia, che tutti noi conosciamo. Davide oltre ad essere un amico è un ottimo musicista considerando la sua abilità non solo come batterista. L’idea di rivolgerci a lui per le registrazioni di batteria è venuta sicuramente per avere una evoluzione del nostro sound e del processo creativo complessivo. Ci ha dato tanti ottimi suggerimenti su come arrangiare alcune parti di batteria, ha portato una nuova prospettiva sulle dinamiche ritmiche della band, e ha contribuito con idee fresche riguardo alle armonie vocali e al sound generale della band grazie alla sua esperienza in studio di registrazione. E’ stato molto utile e interessante lavorare con lui all’Mk2 Studio. Per la produzione finale, mix e mastering siamo tornati ancora una volta da Stefano Morabito / 16th Cellar Studio. Stefano, beh, è una garanzia, abbiamo lavorato insieme tante volte sui nostri
album precedenti, ma con “Xul” penso si sia superato. Abbiamo avuto un incontro preliminare prima di entrare in studio da lui, abbiamo ascoltato insieme le preproduzioni e ci
siamo scambiati idee e suggerimenti su quale strada volevamo prendere per la produzione finale. Il processo è stato molto naturale e costruttivo.
Ovviamente la vostra intenzione come band è quella di promuovere nel migliore dei modi il vostro nuovo full con date e live tour, avete già pianificato qualcosa a tal proposito?
Sicuramente continuare la promozione online del nuovo album, inoltre avendo praticamente due album da promuovere. Abbiamo concluso la scorsa settimana un minitour di tre date al Nord Italia organizzato dalla nostra nuova Booking (Grave Sin Booking), inoltre annunceremo a breve tutte le date del nostro prossimo tour Europeo per Settembre e qualche festival di contorno. Abbiamo già alcune proposte interessanti anche per il 2024 alle quali lavoreremo da dopo l’estate, nel frattempo ci dedicheremo a promuovere al meglio la nuova release.
Timeout, Mario, ti rinnovo i miei ringraziamenti per aver partecipato a questa intervista e faccio alla band i miei più sinceri auguri, concludi come preferisci!
Grazie a te Luca per avermi dato la possibilità di scambiare due chiacchiere! Per tutti i nostri amici e supporters continuate ad ascoltare “Xul” su tutte le piattaforme e ci vediamo presto on the road!
