Autopsy – Live funeral

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Molte band ultimamente stanno pubblicando live album, quasi ad esorcizzare gli strani giorni che stiamo vivendo. Tra questi anche gli Autopsy di Chris Reifert, che in occasione di Halloween 2020 rilasceranno il loro primo album dal vivo: “Live in Chicago” (Paceville Records).

Benvenuto Chris, questo album live era già programmato o è stato studiato dopo il blocco?
È stato un evento felice in mezzo a tutta quella merda fumante che è stato il 2020. Speravamo di registrare tutti i nostri spettacoli dell’anno e scegliere le migliori canzoni per costruire un album dal vivo; ma dopo aver immortalato con successo l’audio dal nostro concerto di Chicago, siamo tornati a casa giusto in tempo per scoprire che la terra era impazzita, il lockdown era il nuovo modo di vivere e tutti gli altri nostri spettacoli dell’anno erano stati cancellati o rimandati nella migliore delle ipotesi e questo significava anche rinunciare alle sessioni in studio per un nuovo album che avremmo dovuto registrare a giugno. La buona notizia era che lo spettacolo di Chicago era divertente e che era stato registrato con piena capacità di mixabilità. Quindi, come puoi capire, si tratta di un album live istantaneo e ci sentiamo molto fortunati a riguardo.

Quanto è importante un album dal vivo ora che la pandemia da Covid-19 ha paralizzato l’intera industria live?
Probabilmente più importante che mai. Fino a quando non andremo tutti di nuovo ai concerti, come fan e anche come musicisti, possiamo guardare e riascoltare gli album dal vivo e dire a noi stessi “oh sì, ecco com’era… non vedo l’ora di tornare a quella fottuta merda!”.

Questo album include una nuova canzone, avevate mai suonato dal vivo “Maggots In The Mirror” prima del concerto di Chicago?
No, solo un paio di volte in sala prove. Stavamo per inserirla nel nuovo album in studio e si spera che lo si possa fare ancora, ma quando abbiamo costruito il live set all’inizio di quest’anno abbiamo pensato di aggiungere qualcosa di nuovo per rendere le cose più interessanti.

Quale è stata la reazione del pubblico a questa canzone?
L’intera serata è stata così divertente, non ricordo se una canzone abbia avuto una reazione migliore rispetto a un’altra. Non appena abbiamo iniziato a suonare, era solo casino totale, bruttezza, brutalità e altre cose divertenti indipendentemente da ciò che suonavamo. Non credo che nessuno si sia arrabbiato per la nostra esecuzione di una canzone che non aveva mai sentito, quindi credo che alla fine sia andata bene, ahaha!

Ricordi il tuo primo concerto tra il pubblico della tua vita?
Certo che sì! Una band chiamata Freefare suonava nella mia scuola media un concerto serale e io ci andai. Era il 1982, quindi avrò avuto 13 anni. Suonavano un sacco di cover hard rock / heavy metal e tanta altra roba che non ricordo. Quello che ricordo, però, è che suonarono “Princess of the Night” dei Saxon, cosa che mi lasciò senza fiato. E poi, l’anno successivo sono andato a vedere gli Iron Maiden, Saxon e Fastway, e sì, i Saxon hanno suonato “Princess of the Night”. È stato epico.

E il tuo primo concerto con gli Autopsy?
Credo che sia stato quello su una pista da bowling abbandonata chiamata Vogue Lanes, in realtà abbiamo suonato lì due volte. C’era una tenda appesa al soffitto che separava le piste da bowling dalla parte anteriore, abbiamo suonato sul pavimento di legno. Entrambe le volte c’erano con noi Sadus e Hexx, se ricordo bene. La prima volta che abbiamo suonato, Danny Coralles è venuto a vederci suonare per capire se valeva la pena fare un provino per noi, come un amico comune gli aveva consigliato. La volta successiva che abbiamo suonato Danny era nella band. Ricordo che i poliziotti fecero irruzione e tutti noi fumavamo canne dietro la tenda e lanciavamo birilli da bowling rotti mentre aspettavamo che se ne andassero. Bei tempi!

Quando hai lasciato i Death, avevi in ​​mente ben chiaro il suono degli Autopsy o è nato più tardi nella vostra sala prove?
Il suono degli Autopsy proveniva dalla visione che Eric ed io avevamo della band. Abbiamo solo scritto e suonato cose che pensavamo fossero belle e che volevamo sentire su disco. Inoltre ci stavamo ribellando contro la scena thrash che dominava la Baia in quel momento. Per lo più, però, siamo semplicemente usciti insieme, ci siamo sballati il ​​più possibile e abbiamo scritto canzoni che pensavamo suonassero bene come Autopsy.

Come scegli la scaletta per il tuo tour? La set-list è la stessa per ogni data o cambia ogni notte?
Cerchiamo di mantenerla il più interessante possibile, ma c’è sempre spazio per renderla più stimolante, per questi ci chiediamo sempre cosa suoneremo la prossima volta? Chissà. Ci siamo concentrati molto su “Severed Survival” e “Mental Funeral” negli ultimi due anni, ma non siamo mai stati fermi sulla stessa set-list. Non vedo l’ora che arrivi la prossima data live e tutto ciò che comporta. Potremmo anche suonare solo un set di cover dei By City Rollers, quindi preparatevi per l’anarchia totale o per una buona vecchia serata malata di death metal. Nessuno lo può sapere, quindi a partire da questa intervista rimanete sintonizzati, piccoli!

La canzone che ami suonare dal vivo e quella che odi?
Non credo che nessuno di noi accetterebbe di suonare dal vivo una canzone che odia. A meno che, naturalmente, non fosse qualcosa che ci permetteste di ritirarci dalle scene soffocati dalle ricchezze fino ai nostri ultimi giorni. Chiamami pazzo, ma penso che sia uno scenario impossibile. Avendo escluso quella merda, direi semplicemente che qualunque cosa suoniamo dal vivo come gruppo è ciò che ci sentiamo di suonare in quel momento specifico e in quel luogo specifico.

Adoro le vostre copertina – inclusa l’ultima – ma non capisco quella di “Shitfun”. Dopo tutti questi anni ti piace ancora? E come è nata?
Wow, parli della copertina di un album classico. Se avessi avuto un dollaro per ogni volta che la rivista Rolling Stone l’ha votata come migliore copertina del 1995, a quest’ora avrei comprato uno yacht o qualcosa del genere. Ok, forse non è del tutto vero. Comunque quella copertina ci si è paventata quando ci stavamo dividendo, stavamo mostrando un enorme dito medio alla stampa, ed eravamo bloccati nel mezzo di un cambio di etichetta discografica, che non pensava fossimo una parte importante del trasferimento di proprietà; inoltre, eravamo completamente determinati a fare l’esperienza più malata, più disgustosa, ribollente, corrosiva per un bulbo oculare e liquefacente per il cervello che chiunque avesse mai sperimentato. O, quantomeno, tornare a casa dalle sessioni di registrazione senza morire o peggio.

E sul vostro prossimo album in studio?
Buon fottuto signore, chi lo sa!? Lo stato del pianeta Terra è così folle ora che è difficile dire cosa succederà, anche se ovviamente speriamo per il meglio e restiamo nell’ombra con chitarre, bacchette e ossa delle gambe brandite come mazze, pronti, ogni volta che una finestra si apre, a saltarci attraverso con i denti impostati sulla funzione “kill”!

Lots of bands are releasing live albums lately, as if to exorcise the strange days we are living. Among these also Chris Reifert‘s Autopsy, who just in time for Halloween 2020 will release their first ever official live album: “Live in Chicago” (Peaceville Records).

Welcome Chris,  was this live album already scheduled or was  studied  after the lockdown?
It was a happy accident amidst the total flaming shitball that 2020 has been. We were hoping to record all of our shows of the year and choose the best songs to construct a live album out of but after successfully capturing the audio from our Chicago gig we returned home only to discover the earth had gone insane, lockdown was the new way to live and all of our other shows for the year had been cancelled or postponed at best and that also meant scrapping our studio dates for a new album which was supposed to have been recorded in June. The good news was the Chicago was so much fun and the whole thing was recorded with full mixability capabilities. So next thing you know… instant live album and we feel super lucky about it.

How much important is a live album now  that the Covid-19 pandemic has crippled the whole live industry ?
Probably more important than ever. Until we all get to go to shows again as fans as musicians as well, we can look and listen back on live albums and say to ourselves “oh yeah, that’s what it was like…I can’t wait to get back to this crazy shit!”

This  album includes  a  new song, did you ever play live “ Maggots In The Mirror ” before  the  Chicago gig?
No, just a couple of times in the rehearsal room. We were going to put in on the new studio album and hopefully still will but when constructing the live set earlier this year we figured we’d add something new to keep things interesting.

How was the audience’s reaction to this song?
The whole night was such a fun time, I don’t remember if any one song got a better reaction as opposed to another. As soon as we started playing it was just total noise, ugliness, brutality and all that fun stuff regardless of what we played. I don’t think anyone was pissed off that we did a song that they’d never heard though, so that counts as a good thing. Haha!

Do  your remember your first concert  as  audience  in  your life?
Actually yeah, I do. A band called Freefare played my middle school as a night time concert and I went to it. This was 1982, so I would have been 13 years old. They played a bunch of hard rock/heavy metal cover songs and whatever else that I can’t remember. What I do remember though was them playing “Princess of the Night” by Saxon which blew my mind. And next thing you know, the next year I went to see Iron Maiden, Saxon and Fastway and yes, Saxon played “Princess of the Night”. It was epic.

And what’s about your first gig with Autopsy?
I guess that would have been in an abandoned bowling alley called Vogue Lanes and we actually played there twice. There was a curtain hanging from the ceiling separating the bowling lanes from the front of the alley, which is where we played on the wooden floor. Both times were with Sadus and Hexx if I remember correctly. The first time we played, Danny Coralles came out to watch us play to see if he wanted to try out for the band as a mutual friend had recommended. The next time we played Danny was in the band. I remember the cops busting the place and all of us smoking joints behind the curtain and throwing broken bowling pins around while we waited for them to leave. Good times!

When you left Death had you in your mind well clear the sound of Autopsy or is born later in your practice room?
Autopsy’s sound came from the vision that Eric and I had for the band. We just wrote and played stuff that we thought was cool and that we wanted to hear on record. Plus we were rebelling against the thrash scene that was dominating the bay area at the time I think. Mostly though, we just hung out and got as stoned as possible and wrote songs that we thought sounded like Autopsy.

How do you choose the set list for your tour?  The set list is the same for every date or changes  every night?
We try to keep it as interesting as possible but there’s always room to make it more interesting, so what will we play next time? Who knows.  We’ve learned pretty heavily on “Severed Survival” and “Mental Funeral” stuff in the last couple of years but still never the same set in general. I’m looking forward to the next live opportunity and all it entails. We might even just play a set of By City Rollers covers, so brace yourselves for total anarchy or a good old evening of death metal sickness. No one knows as of this interview, so stay tuned kiddies.

The song you  love  to  play live and the one you hate?
I don’t think any of us would agree to play any song that we hated live. Unless of course it was something that allowed us to retire smothered in riches until our dying days. Call me crazy, but I think that’s a long shot scenario. Having blurted that shit out, I’d just say whatever we play live as a collective unit is what we felt like playing at that specific time in that specific place.

I love  your  cover artwork s – included thi s  last one  – but I don’ t understand the one  of “Shitfun”. After al l  these years  your do you still like that cover and how is born?
Wow, talk about a classic album cover. If I had a dollar for every time Rolling Stone magazine voted it Best Album Cover of 1995, I would have bought a yacht or something like that by now. Ok, maybe that’s not entirely true. Someway, somehow that cover presented itself when we were splitting up as a band, were giving a huge middle finger toward the press, being stuck in the middle of a record label change that did not think we were  an important part of the transfer of ownership as well as being completely determined to make the sickest, most disgusting , gut churning, eyeball corroding, brain liquifying experience that anyone had ever experienced. Or at least make it home from the recording sessions without dying or worse.

What’s about your next studio album?
Good fucking lord, who knows? The state of planet Earth is so insane now it’s hard to say what’s next, though we’re of course hoping for the best and standing in the shadows with guitars, drumsticks and legbones wielded as clubs at the ready for whenever that window opens and we can jump through it with teeth set on kill.

Sinister – Deformation of the Holy Realm

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I Sinister sono tornanti con uno dei loro migliori album, “Deformation of the Holy Realm” (Massacre Records), ne abbiamo parlato con il leader e cantante della band Aad Kloosterwaard.

Benvenuto Aad, dopo 14 album non sei stanco del metal estremo?
Io, stanco della musica estrema?! ahah. Amo questa musica da oltre 30 anni e non smetterò mai di farlo. Il death metal, o la musica estrema, è nel mio sangue.

Dove trovi la tua ispirazione per i tuoi estremismo?
Nella musica questo è tutto. Sono ancora un grande fan dell’underground e ascolto le idee di queste nuove band. Sono molto diverse dai Sinister, naturalmente, ma a volte portano novità sul tavolo. Hanno un’idea diversa della struttura delle canzoni e di quel genere di cose.

Quanto sono importanti i testi nella creazione delle tue canzoni?
I testi sono importanti ma mai così importanti come la musica stessa. Quando hai un bel testo, è un bel extra, ma la musica deve sempre venire al primo posto.

L’album inizia con un’intro e termina con un outro arrangiati da Denis Mauko, potrebbe essere questo il primo passo per un album orchestrale dei Sinister?
No, mai. Per noi è normale iniziare con un’intro che crea una sensazione oscura, questa volta abbiamo anche un’outro in questo stile, penso che sia fantastico! Come sai, nel disco abbiamo inserito anche delle parti orchestrali nella nostra musica per dare in alcuni frangenti un qualcosa in più. Penso che questo possa far pensare che in futuro potrà esserci qualcos’altro del genere già nel prossimo album, ma prima dobbiamo vedere come verrà fuori la nuova musica.

La prima canzone è la title track, penso che questa traccia sia l’essenza dei Sinister di oggi, sei d’accordo?
Non ne sono sicuro. Quando creiamo cose nuove non guardiamo mai indietro, forse il prossimo disco sarà molto old school o magari molto moderno.

Come è cambiato il vostro sound nel corso degli anni?
Penso che tu me lo stia chiedendo perché abbiamo sempre nuovi membri che portano sempre un modo diverso di fare musica, ahaha. Cerchiamo di non suonare sempre allo stesso modo, ma tutto deve sempre suonare Sinister.

Cosa ricordi della scena underground olandese degli anni ’90?
È stato molto tempo fa, haha! Ero molto giovane, quindi era tutto nuovo per me. ti ritrovi in un nuovo mondo che non conosci, ma dopo un po’ scopri che non tutto è così bello. Ma tutto sommato ho bei ricordi di quel tempo.

C’era una collaborazione tra le death metal band?
In alcuni casi sì in altri no, con certi gruppi scorreva cattivo sangue perché non erano in grado di sopportare che alcune band diventassero più grandi della loro. Dall’altra parte ho avuto ottimi contatti con alcuni gruppi in quel periodo.

Dei nuovi due membri che mi dici?
Walter è il nostro nuovo chitarrista e Bram il nostro nuovo bassista. Due ragazzi davvero bravi con una bella personalità, cosa che è importante per Sinister, funziona tutto alla grande con loro e stanno rendendo la band ancora migliore.

In passato sei stato il batterista, oggi dai qualche consiglio a Toep?
Hahaha, in nessun modo, Toep è un batterista di gran lunga migliore di me, quindi non ho bisogno di dirgli niente, e come puoi sentire sta facendo il lavoro grandioso.

Quali canzoni del nuovo disco suonerete dal vivo?
La title track, naturalmente, “Apostels of the Weak” e un’altra che non abbiamo ancora scelto.

Ricordi il tuo spettacolo a Bari nel 2012?
Ti piacerebbe avere una risposta vera, haha. Non molto, da allora abbiamo fatto così tanti spettacoli in tutto il mondo che non è facile ricordare ogni show…

Sinister are back with one of their best albums, “Deformation of the Holy Realm” (Massacre Records), we talked about it with band leader and singer Aad Kloosterwaard.

Welcome Aad, after 14 albums aren’t you tired of extreme metal?
Hello.Tired from extreme music haha. I love this music for over 30 years and will not go away.Death metal or extreme music is in my blood. 

Where you find your inspiration for your extremism?
In music that’s it. I am still a big underground fan and listening to this bands ideas. They are very different than Sinister of course but they bring sometimes new things to the table. They have a different idea about song structures and that kind off stuff. 

How important are lyrics in the creation of your songs?
Lyrics are important but never that important as the music it self. When you have a cool lyric than that’s a nice extra but music always have to come on the first place.

The album begins with an intro and ends with an outro arranged by Denis Mauko, could be this the first step to an orchestral Sinister album?
No never.For us its normale to start with a intro that have a dark feeling. This time also a outro in this style and i think it turn out great. As you know the record we put also this orchestral parts in our music to give some parts a extra feeling. I think you can expect more from us in this style on the next record, but first first we have to see how the new music will turn out. 

The first song is the title track, I think this song is the essence of noway Sinister,  are you agree?
I dont for sure. When we are in process of creating new stuff we never look back. Maybe the next record will be very old school or very modern.

How is changed your sound through the years?
When you ask me i think the reason is  that we have new members ones in a while haha and they have a different look on making music. We try not to sound the same all the time but everything still have to sound Sinister.

What do you remember about the Dutch underground scene of ’90?
That’s a long time ago for me haha. I was very young so it all was new for me. You come in a new world that you dont know, but you find out that not everything was that cool after some time. But i have good memories from that time.

Was there a collaboration between death metal bands?
Really good and really bad, with some band there was bad blood because they where not able to handle that some bands became bigger than there own band so to say. At the other side i had great contact with some bands from that time.

What’s about the new two members?
Walter is our new guitar player and Bram our new bass player. Two really good guyz with a nice personality something that is important for Sinister. It works out great with them and they are making the band even better.

In the past you are the drummer, today do you give some advices to Toep?
Hahaha no way. Toep is a much better drummer than i was so i dont need to tell him anything, and as you can hear he is doing the job very well.

Which songs from the new will you play live?
The title track of course, “Apostels of the Weak” and one more, but we need to see which one that will be.

Do you remember your show in Bari in 2012?
You like to have a fair answer haha. Not that much anymore in the mean time we did so much shows all over the world that its not easy to remember every show you played…

Darkened – Heart of darkness

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Arrivano al debutto i Darkened, formazione che nelle proprie fila conta membri ed ex membri di Memoriam, Bolt Thrower, A Canorous Quintet, Grave e Dismember. Con un pedigree del genere, “Kingdom of Decay” è il disco che ci si aspetta: un classico death metal di scuola europea (Inghilterra e Olanda) che alterna momenti di feroce violenza ad altri più oscuri di matrice doom. Poco spazio è lasciato alle melodie di stampo swedish, e questo non è un male, perché l’opera funziona nella sua monolitica. Niente di stupefacente, ma siamo certi che “Kingdom of Decay” (Edged Circle) produrrà più di un ghigno malefico di piacere sul viso degli amanti del death più ortodosso. Il chitarrista Hempa Brynolfsson ci ha presentato nei dettagli i contenuti del frutto di questa cooperazione internazionale.

Benvenuto Hempa, come è nata questa band di stelle internazionali?
In principio, Andy e Daryl hanno discusso di fare qualcosa insieme, poi sono stato contattato anche io per unirmi con loro nel marzo del 2018, ma non avevano ancora del materiale, quindi ho iniziato a scrivere un po’ di riff e condividerli. Nell’aprile 2018 mi sono piaciute particolarmente cinque-sei tracce e così nel maggio 2018 ho chiesto a Linus di unirsi alla band. Abbiamo deciso di registrare tre tracce per l’EP “Into The Blackness” e ci abbiamo lavorato su mentre cercavamo un vocalist. All’inizio avevamo l’idea di utilizzare vocalist diversi per le singole tracce, ma a dicembre 2018 abbiamo finalmente trovato Gord e lui è diventato un membro effettivo.

È difficile per voi trovare il tempo per i Darkened al di fuori delle vostre band principali?
No, non proprio, ci siamo imposti che i Darkened non interferiranno con altre band o progetti.

C’è qualche possibilità che vi vedremo mai dal vivo in tour?
Mai dire mai. Ma è un po’ difficile dovendoci coordinare logisticamente dato che viviamo in posti diversi: Canada, Regno Unito e Svezia.

Pensi che il vostro suono sia semplicemente il mix delle vostre precedenti esperienze o ci sia qualcosa di nuovo?
Penso che sia una combinazione di tutte le nostre diverse esperienze e musicalità combinate in qualcosa di nuovo. Sembra fresco ma allo stesso tempo suona vecchio!

Mentre del primo Ep “Into the Blackness” che mi dici?
Avevamo completato cinque tracce e abbiamo semplicemente preso quelle che preferivamo in quel momento, ci abbiamo lavorato e le abbiamo registrate. E’ andato davvero bene, quindi abbiamo sentito che dovevamo continuare su quella strada e fare un album completo.

“Kingdom of Decay” è uscito l’11 settembre, c’è una connessione tra il titolo e l’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle? Penso che quel giorno sia iniziato il decadimento del regno degli Stati Uniti e il mondo è cambiato…
Nessuna connessione, è andata semplicemente così. Sì, il mondo è un pazzo “Kingdom Of Decay”!

A causa delle vostre rinomate esperienze passate, avete sentito molta pressione durante le sessioni di registrazione?
No, per niente, facciamo solo quello che ci piace, ed è suonare death metal. Lo facciamo per noi stessi, e se a qualcuno piace questo, è solo un bonus.

Come nascono le canzoni? Vivete in ​​diversi Paesi, la distanza è un problema?
Io mi occupo dei riff e della pre-registrazione delle tracce base di batteria con EZdrums. Poi io e Linus lavoriamo insieme sull’arrangiamento e lui aggiunge i suoi assoli, ha veramente grandi idee. Dopodiché Andy registra la batteria nel modo in cui spreferisce. Gord scrive i testi e incide la voce, e Tobias registra il basso. La traccia può essere modificata durante l’intero processo con tutti che danno il loro input. Quindi, dire che siamo tutti degli autori! Tutte le parti contribuiscono con la propria competenza ed esperienza.

Amo le parti doomish delle vostre tracce, quanto è importante ottenere un feeling così oscuro nelle vostre canzoni?
Molto importante, ovviamente. Vogliamo creare un mood che rappresenti la canzone nel migliore dei modi.

I tuoi brani preferiti dell’album?
Al momento ho “The White Horse Of Pestilence” come mio preferito. Ma domani potrebbe essere un’altra traccia!

Ci sarà un singolo\video?
Non lo so davvero. Abbiamo parlato di fare un video, ma dobbiamo prima risolvere il problema delle nostre diverse dislocazioni nazionali.

The debut album by Darkened – a formation that in its ranks includes members and former members of Memoriam, Bolt Thrower, A Canorous Quintet, Grave and Dismember is out. With such a pedigree, “Kingdom of Decay” is the album that is expected: a classic death metal of the European school (England and Holland) that alternates moments of ferocious violence with other darker ones of a doom matrix. Little space is left for Swedish-style melodies, and this is not a bad thing, because the work works in its monolithic form. Nothing astonishing, but we are sure that “Kingdom of Decay” (Edged Circle) will produce more than an evil grin of pleasure on the face of the most orthodox death lovers. Guitarist Hempa Brynolfsson presented us in detail the contents of the fruit by this international cooperation.

Welcome Hempa, how was born this all star band?
Andy and Daryl talked about doing something together, and I got questioned to join, that was in Mars 2018. But they didn’t had any material yet so I begun to do some riffing and sharing the riffs with them. And then in april 2018 I did like 5-6 tracks and in May 2018 I asked Linus to join the band. Then we decided 3 tracks to be recorded for the EP “Into The Blackness”. So we worked on these 3 tracks while looking for a vocalist. At first we had an idea of using some different vocalists for the tracks, but in December 2018 we finally found a Gord, and he became a member.

Is difficult for you to find the time for Darkened outside your main bands?
No not really, we have said that Darkened would not interfere with other bands or projects.

Is there any chance we’ll ever see the band live on tour?
You never know. But its a bit hard with all the coordination and logistic when we live in different places, Canada/UK and Sweden.

Do you think your sound is just a mix of your previous experiences or there is something new?
I think its a combination of all the different experiences and musicality combined with something new. It feels fresh bu at the same time it feels old!

What’s about your first Ep “Into the Blackness”?
We had done 5 tracks and we just took the ones we felt for at the time, and worked on them , and recorded them. Go t really cool, so we felt we should continue and make a full length album.

“Kingdom of Decay” was released on September 11th, is there a connection between the title and the Twin Towers attack anniversary? I think that day begun the decay of the USA kingdom and the world is changed…
No connection whatever, just turned out that way. Yes, the world is crazy, Kingdom Of Decay!

Due your past experiences, did you feel a lot of pressure during the recording sessions?
No not at all, we just do what we like doing, and that is to play Death metal. We do this for ourselves, and if anyone like it thats just a bonus.

Howare born these songs? You live in different Countries, was the distance a problem?
Well, I do the riffing and a pre-recording of the tracks with basic EZ-drummer drums. Then me and Linus work together with the arrangement and he add his solos and have great ideas. Then Andy record the drums the way he feels it should be. Gord doing the lyrics and record vocals, and Tobias record the bass. The track can be altered in the whole process with everyone doing their inputs. So i’ll say that we all are the songwriters. All parts contribute with their expertise and experience.

I love the doomish parts of your tracks, how much important is the dark feeling for you songs?
Very important of course. We wanna create a feeling that represent the song in the best way.

Your favorite tracks on the album?
At the moment I have ”The White Horse Of Pestilence” as my favorite. But tomorrow it could be another track he he 🙂

The will be a video single?
Don’t really know. We’ve been talking about doing a video. We must solve the different locations problem first.

Six Feet Under – Sogni in decomposizione

La produzione più recente dei Six Feet Under ha sollevato più di una critica, il nuovo “Nightmares of the Decomposed” (Metal Blade), pur non riportando indietro le lancette al periodo migliore della band dell’ex cantante dei Cannibal Corpse, può far tirare un piccolissimo rantolo di sollievo ai fan di Chris Barnes. Novità più interessante di questo disco è sicuramente Jack Owen, vecchio compagno d’avventura di Barnes nei Cannibali di Buffalo e oggi al suo esordio in studio con con i Six Feet Under.

Ciao Jack, questo è il tuo primo album con i Six Feet Under, come è nata questa nuova collaborazione con il tuo vecchio amico Chris?
Grazie per l’intervista! Mi sono unito ai Six Feet Under circa tre anni fa, facendo molte tournée con la band e godendomi il nuovo rapporto con Chris e gli altri membri. Scrivo sempre materiale e quando ho mandato un paio di canzoni a Chris, lui le ha subito adorate. Così ho preso coraggio e ho tirato fuori tutto il materiale che conservavo da tempo e che credevo valesse la pena utilizzare. Chris mi ha detto che avevo abbastanza materiale di qualità per un intero album, così abbiamo fatto una cernita e, devo ammettere, che sono molto contento di quello che ne è venuto fuori.

Quanto cambiato il vostro modo di lavorare rispetto alla vostra precedente collaborazione nei Cannibal Corpse?
È difficile ricordare come funzionava in passato. Penso che si sia trattato più di uno sforzo di gruppo, dato che eravamo tutti nella stessa città. In questi giorni viviamo molto distanti gli uni dagli altri, quindi di solito è una persona sola che scrive la musica mentre Chris si occupa dei testi a casa sua. Penso che con l’avvento degli home studio, a cui si è aggiunto il nefasto Covid-19, questo sia il modo più moderno di scrivere e collaborare. Ma, alla fine, penso che funzioni!

Come è cambiato, invece, il tuo stile all’interno dei Six Feet Under rispetto alle tue precedenti avventure con Cannibal Corpse e Deicide?
Essendo un fan di molti generi diversi di musica, sono stato in grado di attingere da queste influenze per scrivere canzoni basate su arrangiamenti che vanno dal rock al doom. Questi elementi sarebbero off limits in band come Cannibal Corpse o Deicide, ma nei Six Feet Under mi hanno permesso di scrivere materiale che potrebbe essere rimasto seppellito nel mio subconscio per molto tempo.

Pensi a te stesso come una leggenda vivente del death metal?
Mi sento come se avessi avuto successo in questo genere, ma nell’intera scena musicale mondiale, non sono altro che un sassolino che fa una piccola increspatura quando colpisce l’acqua…

Hai mai pensato di registrare un album non metal, magari country o rock?
Ho registrato un album country per divertimento e ho fatto un album rock con gli Adrift. Ma torno sempre al thrash e al death metal!

Una delle mie canzoni preferite di “Nightmares Of The Decomposed” è “Migraine”, qual è la tua canzone preferita?
Mi piace parecchio come “Migraine” è venuta fuori! Aggiungerei anche “Zodiac” e “Amputator”.

Quali canzoni di “Nightmares Of The Decomposed” suonerete dal vivo?
Cercheremo di suonarne il maggior numero possibile, ma non siamo sicuri di quando potremo farlo!

E la produzione? Penso che il suono sia essenziale e crudo, lontano da quello plastificato di oggi.
La produzione è il prodotto dei registrazioni effettuate in tanti studi diversi. Il risultato è molto grezzo, nonostante siano state utilizzate tecniche di registrazione moderne. Penso che alla fine suoni così perché eravamo molto preoccupati di risultare troppo “computerizzati”.

In chiusura, una curiosità che prescinde dalla tua attuale collaborazione con i SFT: hai notizie sul primo full length dei Serpents Whisper?
Sono stato coinvolto nella formazione iniziale di quella band, ma non sono più parte di quel progetto. Se stanno ancora insieme, auguro loro buona fortuna!

Lik – Desideri di misantropia

In un periodo in cui l’old school death è tornato prepotentemente d’interesse, logico che spuntino di continuo band che si rifanno più o meno pedissequamente ai dettami dei padri del genere. Farsi notare all’interno di questo calderone non deve essere facile, ma i Lik ce l’hanno fatta, tanto da attirare le attenzioni della Metal Blade. Ed è proprio per la label statunitense che esce, così come il precedente “Carnage”, in questo funesto 2020 il discreto “Misanthropic Breed”

Benvenuto Joakim (Antman, basso), “Misanthropic Breed” è il vostro terzo album, di solito il più importante nella carriera di una band, pensi di aver superato questo esame a pieni voti?
Mi sento di dire che abbiamo fatto del nostro meglio. Abbiamo lavorato sodo su queste canzoni e il nostro obiettivo era quello di fare un disco che avesse almeno la stessa qualità di “Carnage”. Se mi è permesso dirlo, penso che abbiamo fatto un buon lavoro.

Avevate programmato di registrare il disco ai Solna Studios di Stoccolma, ma le vostre intenzioni sono state sviate dai blocchi imposti dal Covid-19 e così siete stati invece costretti a registrare nella vostra sala prove, pensi che questa situazione abbia penalizzato il suono finale?
Sì, questo era il piano e all’inizio non eravamo così felici di dover registrare nella nostra sala prove. Ma il nostro tecnico del suono, Lawrence Mackrory degli Obey Mastering, ci ha spinto al limite e ha davvero portato questo disco a un nuovo livello! Quindi, per rispondere alla tua domanda: no, non credo che la situazione abbia penalizzato il suono finale.

Mi spieghi il significato del titolo dell’album?
Il titolo, “Misanthropic Breed” può essere inteso come “mostrare disgusto per le altre persone; asociale “. Gli esseri umani tendono a pensare in modo eccelso di sé stessi eppure abbiamo tanti grandi problemi nel mondo.

Perché siete così pessimisti sullo stato di salute del mondo?
Non ci definirei pessimisti. Forse realisti. Naturalmente nel mondo stanno accadendo anche molte cose belle, ma sono cose fuori degli schemi. La nostra musica deve essere intesa in chiave ironica, ma anche critica per le cose che forse non stanno andando come dovrebbero essere.

Ci sono differenze tra questo album e i precedenti?
Questo è il mio primo album con i Lik. I Lik sono sempre stati un trio con Tomas, Chris e Niklas. E in precedenza Niklas suonava anche il basso nei dischi. Ma ora siamo un quartetto e mi sono occupato io delle parti di basso. Questa è una bella differenza. Ma quando si tratta del suono e delle canzoni, cerchiamo sempre di fare meglio dell’ultimo, ma restando sempre fedeli ai canoni del death metal vecchia scuola.

Preferite un approccio alla musica vecchio stile, ma sei cosi sicuro che in futuro non potrebbero esserci contaminazioni moderniste?
Se stai parlando del suono dei Lik, no, i Lik suoneranno sempre in questo modo! Questo è ciò che amiamo e questo è ciò che suoniamo.

Rimanendo in ambito vecchia scuola: quali sono i tuoi album classici death metal preferiti della scena di Stoccolma?
I amo “Clandestine” degli Entomebd e degli Edge of Sanity “Purgatory Afterglow”. Grandi classici!

“Corrosive Survival” è ispirato al disastro di Chernobyl, hai visto la serie tv “Chernobyl”?
Sì, mi è piaciuta molto.

Quali canzoni di “Misanthropic Breed” suonerete dal vivo?
Speriamo tutte! Ma penso che “Decay” sarà una canzone che suoneremo sempre dal vivo.

Avete mai suonato in Italia?
No, non l’abbiamo fatto. Ma si spera presto! Amo l’Italia e ci ho già suonato con altre band.

Hateful – Il suono dell’odio

La Transcending Obscurity Records il prossimo 26 settembre pubblicherà il terzo album degli italiani Hateful. Con qualche giorno d’anticipo rispetto all’uscita di questo ottimo lavoro di death metal tecnico, abbiamo contattato il cantante bassista Daniele Lupidi per saperne di più.

Ciao Daniele, e grazie per questa intervista, ti andrebbe di raccontare brevemente la storia degli Hateful partendo dall’inizio?
Per forza di cose devo riassumere velocemente più di 20 anni di attività, cercherò quindi di essere breve! Ci siamo formati a cavallo fra il 1997 e il 1998 per volontà mia e di un mio amico chitarrista dopo la dipartita di entrambi dalla precedente band nella quale militavamo entrambi. Dopo poco lui abbandonò il progetto Hateful, ma io ero determinatissimo a continuare e reclutai fra gli altri Marcello, che tutt’ora è l’altro membro stabile della band. Posso dire che il suono attuale del gruppo si è sviluppato diversi anni dopo, intorno al 2003, anno in cui finalmente abbiamo deciso di lasciare ogni freno compositivo e di creare un mix completamente personale senza curarsi di come sarebbe stato accolto dalla “scena”. Altre tappe importanti sono state scandite dalle uscite ufficiali, 2006 per lo split cd con Impureza ed Hellspawn, 2010 e 2013 per i nostri due full abum “Coils of a Consumed Paradise” e “Epilogue of Masquerade”, per arrivare finalmente quest’anno al nostro disco più sofferto ma più importante “Set Forever on Me”, in uscita per Transcending Obscurity Records.

La vostra nuova release esce a ben sette anni di distanza dal vostro secondo full “Epilogue of Masquerade”: quali sono, secondo te, le principali differenze tra i due album?
“Set Forever on Me” è un disco al contempo più complesso e più “facile” dei precedenti. Complesso perché compositivamente mi sono concentrato molto sugli arrangiamenti e sull’interazione fra le due chitarre e il basso. Conseguentemente anche il drumming di Marcello è diventato più tecnico e ragionato, costruito insieme alle linee di basso. In generale le canzoni sono molto più stratificate e quasi più “orchestrali”, con molte più sfumature armoniche e melodiche. D’altro canto questa maggiore attenzione alla melodia e alla ricerca di un’atmosfera più cupa ha reso l’ascolto più fluido e diversificato rispetto ai primi lavori, che avevano un’intensità continua quasi da brutal death metal. Le liriche inoltre hanno un taglio decisamente più oscuro, con alcuni testi maggiormente personali ed emotivi ed altri di ispirazione letteraria. Il tutto scritto nel mio solito stile pittorico/visionario.

Il vostro nuovo “Set Forever on Me” uscirà per l’attualmente attivissima Transcending Obscurity Records, come è nato l’interesse della label nei vostri confronti?
E’ una storia abbastanza curiosa! Qualche anno fa stavo facendo una ricerca oserei dire “nostalgica” di tutte le recensioni riguardanti i nostri primi due album e cercavo di ricordare dove ne avessi letta una particolarmente lusinghiera dell’epoca “Epilogue of Masquerade”. La ritrovai nella webzine “Diabolical Conquest” e mi affrettai a cercare il nome dell’autore che era appunto Kunal di TOR, che nel frattempo aveva fondato la sua label. Però io di questo ultimo dettaglio ero completamente all’oscuro e quando gli chiesi l’amicizia su Facebook, più che altro per ringraziarlo di quelle splendida recensione, scoprii da lui che aveva appunto intrapreso questo percorso di label owner! Ovviamente lui stesso si rivelò subito interessato a sapere cosa stava bollendo in pentola riguardo ad Hateful e il resto è storia!

Entrando più nel particolare, come avviene la creazione di un vostro brano? Chi di voi si occupa del songwriting?
I brani nascono quasi sempre da intuizioni o da suggestioni mentali di melodie o ritmi, quasi mai mi metto alla chitarra aspettando il riff giusto da cui partire. La maggior parte della struttura di un brano viene immaginata e talvolta addirittura appuntata tramite un registratore vocale, in modo da non dimenticare i movimenti e la loro sequenza. Sono sempre stato più bravo di fantasia che di tecnica, per cui passo a tradurre le idee sulla chitarra solo in un secondo momento. Una volta che mi ritrovo con una struttura soddisfacente la porto in sala prove e iniziamo a lavorare sulle linee di batteria. Si tratta di un lavoro molto stratificato in effetti, dove conta sia l’ispirazione che una certa scientificità. Poi finalmente passo agli arrangiamenti di basso, dei testi e delle linee vocali. Ho composto praticamente tutto il materiale di “Set Forever on Me” ma ovviamente Marcello è stato fondamentale durante la fase di arrangiamento, in quanto la batteria è sicuramente una grossissima parte di quello che poi si andrà ad ascoltare in una canzone death Metal.

Cosa puoi dirmi invece riguardo alle lyric? I testi sono a se stanti oppure si nasconde un vero e proprio “concept” dietro?
Ogni canzone è decisamente a se stante per quanto riguarda le liriche. L’ispirazione può arrivare da spunti di riflessione su svariate tematiche, talvolta insospettabili. Di solito alcuni concetti rimangono nella mia testa fino a quando non sento il bisogno di creare una sorta di immagine mentale, dai connotati quasi pittorici, e di tradurre queste visioni in parole. In “Set Forever on Me” alcune delle liriche hanno, forse per la prima volta, una genesi “interiore”, ovvero ho plasmato le parole partendo da alcuni stati d’animo decisamente negativi che in alcuni periodi hanno pervaso la mia mente. Credo che anche da questo punto di vista questo sia il nostro disco più oscuro e profondo.

Se dovessi farmi tre nomi, quali sono le band dalle quali traete maggior ispirazione per la composizione dei vostri brani?
Faccio tre nomi quasi casuali in quanto le influenze vanno dal death metal al rock progressivo senza alcuna regola precisa! Sicuramente band come Suffocation, Monstrosity e i primi At The Gates hanno avuto una parte importante nel plasmare il nostro sound, ma sarei in grave difficoltà se dovessi applicare un’ipotetico bollino “for fans of…” ai nostri album! Credo che l’apertura, a livello di ascolti, verso generi “extra-metal”, abbia giocato un ruolo importante nelle nuove composizioni, soprattutto per quanto riguarda gli arrangiamenti di basso e batteria.

Un altro aspetto sul quale vorrei soffermarmi un attimo è la grafica in quanto anch’io me ne occupo nel mio piccolo, ho notato che l’autore dell’artwork sei tu, posso chiederti qual è il significato dello stesso?
La cover sotto diversi aspetti è una rappresentazione in chiave “straniante” delle paure e delle difficoltà incontrate negli anni della realizzazione del disco da me e più in generale dalla band. E’ un’immagine aperta a diverse interpretazioni ma quello che non manca di sicuro è il sottile senso di inquietudine e di “fine catastrofica”, sicuramente qualcosa che a posteriori stiamo vivendo attualmente causa pandemia globale.

C’è qualche autore che, in tal senso, funge da modello per te?
Sicuramente pittori come Beksinski, Redon, Klinger, Giger e Kubin hanno creato immaginari a me molto affini. Per “Set Forever on Me” inoltre mi sono ispirato (credo inconsciamente) anche a diverse opere sci-fi anni 60/70 che ho rispolverato da alcuni volumi che ho fin da bambino.

Qual è la vostra opinione riguardo la scena estrema italiana? Quali, secondo te, sono le band che possono competere con le ben più quotate band straniere?
Credo ci siano tante band estreme di altissima qualità, ma credo che questa sia una frase abbastanza scontata. Alcune si sono fatte conoscere nell’underground e oltre come ad esempio Hour of Penance, Putridity, Blasphemer, Hideous Divinity o Unbirth (a proposito consiglio caldamente l’ultimo disco Blasphemer, veramente clamoroso)… Altre non hanno ancora l’esposizione che meriterebbero come ad esempio Laetitia in Holocaust, Esogenesi, Demiurgon, Gravesite e tanti altri. Devo dire che un grossissimo dispiacere me lo ha dato lo scioglimento di una grandissima band come Daemusinem, spero un giorno ci ripensino e tornino a massacrarci le orecchie in studio e sul palco! In generale spero di sentire sempre più band italiane con un sound unico e riconoscibile, sono piuttosto stanco di sentire sempre le solite soluzioni “revival” di questo o quest’altro periodo storico.

Purtroppo questo periodo, segnato dalla pandemia, ha interrotto tutte le attività live delle band… Non appena uscirà il full quali saranno le vostre intenzioni da questo punto di vista, avete già pianificato qualcosa?
Non so davvero che dire… è imperativo fare più date possibili per supportare “Set Forever on Me” anche in sede live, ma solo quando ci sentiremo totalmente sicuri a livello sanitario. Speriamo che nei prossimi mesi arrivino segnali definitivamente incoraggianti. Abbiamo diverse idee ma ancora nulla di pianificato purtroppo, vista la situazione globale.

L’intervista è da considerarsi conclusa, davvero grazie per la chiacchiera Daniele, concludi pure come vuoi.
Ti ringrazio tantissimo, Luca, per l’intervista decisamente interessante! Spero di aver stuzzicato la voglia dei vostri lettori di dare un’ascolto alla nostra nuova release! Speriamo di rivederci tutti sopra o sotto un palco non appena possibile.

Altars of Rebellion – L’altare dei ribelli

Nati dalle ceneri dei Rebellion, a metà del 2007 nella città di Pasto, Colombia, gli Altars of Rebellion si sono dedicati a un profondo viaggio sonoro, raggiungendo traguardi insperati, unendo la crudezza del black metal tastieristico con il death metal tecnico, potendo contare oggi su di un prodigio senza precedenti alla batteria, come il maestro Marco Pitruzella (Six Feet Under, Rings of Saturn, Vital Remains). Gli Altars of Rebellion stanno attualmente per lanciare il loro quarto album, in questa intervista per Il Raglio del Mulo, il tastierista Fernando Kristos ha parlato della nuova produzione, di filosofia, pensieri, della collaborazione con il batterista di livello mondiale e dei due brani usciti a metà anno.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, grazie mille per il tempo dedicatoci. Come sono nati gli Altars of Rebellion e come è stato scelto il nome della band?
Gli Altars of Rebellion nascano praticamente dai defunti Rebellion, con gli stessi membri ad eccezione del batterista Raul Riascos che per motivi personali decise di seguire altre direzioni musicali. Più propriamente potremmo dire che la band nasce nel 2007 grazie a David Y Francisco, con uno stile che definirei black metal melodico, che a poco a poco ha incorporando altri sottogeneri come il death metal, ottenendo già così un suono più definito che ci è servito come lettera di presentazione per far poter partecipare ai più importanti eventi metal a livello nazionale (Colombia) e far spesso visita al nostro paese fratello Ecuador. È così che siamo riusciti a consolidarci come band, anche se penso che ci sia sempre un percorso nuovo da esplorare nella musica, è abbastanza gratificante lavorare su nuove armonie, nuovi accordi, senza perdere di vista il metal, che è il motivo fondamentale per cui facciamo tutto questo. Il nome della band nasce da tre componenti: Lealtà – Convinzione – Determinazione. Altars Of Rebellion rappresenta l’essere umano che è riuscito a sconfiggere se stesso, che ha sconfitto i propri demoni e paradigmi, raggiungendo il punto più alto di trascendenza sui piani terreni e non.

La Colombia è un Paese che ha dato origine a gruppi leggendari in ambito estremo, credi che gli Altars of Rebellion abbiano le capacità per poter entrare a far parte di quel nugolo selezionato di gruppi colombiani? E come si è evoluta nel tempo la band?
Penso che ogni epoca abbia le sue band, è importante riconoscere gli inizi del metal nel nostro Paese ed è piuttosto emozionante guardare l’intera evoluzione che ha avuto il metal colombiano, quindi penso che se siamo sulla buona strada e chi ci sarà qualcosa di molto buono presto per la nostra band. Ma non è l’obiettivo che ci siamo prefissati, il nostro fine è vedere come la nostra musica raggiunge le persone che la ascoltano e vi si identificano. Le nostre canzoni sono state imparate? E i testi? Vedo spesso come le big band siano diventate la colonna sonora della vita di qualcuno e questo davvero trascende il tempo, è davvero qualcosa per cui non ti dimenticheranno mai. Sebbene sia piuttosto difficile da raggiungere come livello, credo che possa essere molto più soddisfacente per una band. La nostra è sempre un’opera in evoluzione sia musicalmente che nei testi. È importante capire che la musica è un linguaggio universale, quindi richiede un feedback costante, personalmente non sono una di quelle persone che è incatenata a un singolo genere musicale, perché trovo molti elementi interessanti in altri stili che di fatto posso incorporare nella mia musica. Quindi non posso dirvi che la nostra evoluzione è finita qui, piuttosto questo è un viaggio per il quale non siamo ancora arrivati ​​a destinazione.

Presentate uno stile di black-death metal tecnico con tastiere molto marcate in certi frangenti: come avete fatto a ottenere questa interessante mistura?
Negli anni ho spesso ascoltato band technical death metal con brevi passaggi di tastiera e ho pensato che questa combinazione sarebbe stata piuttosto interessante se le tastiere fossero state più presenti, ovviamente senza esagerare. Pensavo che questo mix doveva essere accompagnato da certi elementi melodici armonici e ritmici che rendono un brano piacevole da ascoltare e che permettono alla tastiera di dare maggiore risalto ad alcuni passaggi. Tutto ciò è complesso perché per ottenere questo tutti i componenti devono essere focalizzati in una direzione. Il risultato sarà ovviamente qualcosa di eccezionale, ecco perché ci siamo diretti verso questo stile di metal che ci permette di sfruttare le nostre capacità creative e ancor di più ci dà grande soddisfazione per il risultato ottenuto.

Com’è lavorare con un artista come Marco Pitruzella (Vital Remains, Six Feet Under e Rigns of Saturn) e che sensazione vi ha dato sapere che un batterista incredibile e rinomato ha accettato di collaborare alla creazione della vostra musica?
Penso che lavorare con musicisti come Marco Pitruzzella ci permetta di creare qualcosa senza limiti, con Marco puoi fare la musica che vuoi, ed è un grande vantaggio. La sua tecnicità, la sua capacità e resistenza fisica lo rendono una macchina. È un ottimo complemento per ciò che abbiamo sviluppato. Quindi posso solo dire che lavorare con lui è un grande successo per la nostra carriera e speriamo che si realizzino sempre più progetti con questo grande extreme drummer. Lascia una sensazione piuttosto shoccante sapere che la tua band sta dando una mano nel distruggere i fusti a un batterista tremendo hahaha

Oggigiorno, secondo te, internet e i social network stanno aiutando o rendono più difficile per una band far conoscere la propria proposta?Avere un’etichetta può aiutare ad emergere?
Penso che per ogni band funzioni in modo diverso, alcuni la prendono sul serio e redigono un piano con obiettivi raggiungibili e misurabili da dove comprendere in un lasso di tempo se la band sta o non sta ottenendo qualcosa. Ovviamente la globalizzazione su internet ha cambiato le regole su come ci si promuove, ma allo stesso tempo devi capire che così come la tua band suona bene, ne apparirà un’altra che suona meglio. Voglio dire che c’è molta più concorrenza, ed è una cosa buona, quello che ti aiuta ad emergere è come ti presenti e trasmetti il tuo ​​messaggio. Io spesso guardo le persone che interagiscono sui social della mia band e hanno uno stile particolare, sia vecchi amici che ci hanno sempre supportato, sia nuovi fan che hanno sentito qualcosa su YouTube. A quel tipo di persone presto molta attenzione e cerco di metterle sempre a conoscenza delle ultime novità del gruppo. Può essere abbastanza contraddittorio, ma il fatto che tu abbia 600 persone sulla tua pagina a cui piace la tua foto, non significa che tu abbia un seguito reale. Per questo motivo credo che, sebbene sia vero che la rete sia indispensabile e sia una grande evoluzione in materia promozionale, il momento in cui misuri veramente il tuo pubblico è quando vendi le magliette, il tuo CD e tutto il merchandising ai concerti. Là deduci se la band si autofinanzierà per molto tempo o meno.

Quanti album avete pubblicato al momento? E come vi sentite ad essere equiparati, se non considerati meglio, da alcuni portali metal estremi a riferimenti come Fleshgod Apocalypse, Septicflesh e Vesania?
Attualmente la band ha tre album album e un quarto in uscita molto presto. L’aver catturato le attenzioni di un pubblico eterogeneo da ogni parte del mondo, ci ha dato la possibilità di essere ascoltati in importanti programmi radiofonici in Sud America, Europa, Nord America, Centro America e persino in Africa. Penso che sia normale quando fai bene le cose, le band che ci hanno influenzato in questi anni restano per noi grandi riferimenti, per questo motivo ritengo che la musica non sia una competizione in cui è determinate chi è il migliore. Piuttosto è un mondo del quale apprezziamo ogni proposta e, come dicevo prima, ci nutriamo di gruppi come Septicflesh, Fleshgod Apocalypse e Vesania, ed è quello il punto a cui vogliamo arrivare, ma sempre con grande rispetto per i colleghi .

Due tracce del nuovo album “Capital Phase Of Karma” – “Flesh made Greed” e “Thirst For Your Throne” – sono disponibili su Youtube, entrambe con la partecipazione di Marco Pitruzzella alla batteria, come anticipazione del disco. Come mai avete deciso di rilasciare proprio quelle due canzoni? Di cosa parlano i testi? E quale è stato l’apporto di Marco?
Questo album è concept il cui tema centrale parla dei sette peccati capitali, “Flesh Made Greed” è riferita all’avarizia, mentre “Thirst for Your Throne” alla gola. Nelle due canzoni è contenuto ciò che identifica le caratteristiche di ogni peccato, e lo descrive con parti musicali oscure e veloci, perché i peccati agiscono così sul nostro comportamento: arrivano senza farsi sentire, ma quando li avvertiamo percepiamo la nostra natura umana, alla fine sono una parte di noi e della nostra evoluzione. Abbiamo bisogno di questi comportamenti perché sono intrinsechi alla crescita dell’essere. A queste canzoni Marco ha dato molta forza, un’esplosione schiacciante a velocità estreme, penso che funzionino perfettamente, quando abbiamo sentito il risultato finale non potevamo credere che ci fossimo spinti così lontano.

Come avviene il processo creativo all’interno degli Altars of Rebellion, cosa influenza le vostre idee che successivamente si materializzeranno in un suono così brutale?
Il processo creativo della band si basa sulle idee concepite sulla tastiera, ho qualche nozione di chitarra quindi suggerisco anche i riff delle canzoni da integrare successivamente; la sezione ritmica è più libera, sebbene sia la prima cosa che curo prima di passare alla melodia e poi all’armonia. Dopo di ciò invio a ciascuno la propria parte in modo che possano interpretarla secondo il proprio stile senza alterare la composizione stessa. Penso che l’influenza venga molto dalla musica classica Dvorak, Paganini, Wagner, Betthoven, Rachmaninoff, che insieme alle radici death metal tecnico raggiunge qualcosa di interessante. Ascolto molta musica metal recente e sono influenzato da band come Aborted, Shadow Of Intent, Dimmu Borgir, SepticFlesh, Emperor, Cattle Decapitation, Death, Inferi, Behemoth, Archspire, Fleshgod Apocalypse, Anaal Nathrakh, Born Of Osiris, Necrophagist, Decapitated, Obscura, Spawn Of Posession… potrei non finire ahahah.

Gli Altars of Rebellion provengonoi dalle foreste colombiane, vi siete mai guardati indietro per fare un bilancio su quanto realizzato in considerazione della vostra zona di origine, tendo presente i vantaggi e gli svantaggi?
Penso che sia molto soddisfacente, Pasto è una piccola città ma ospita musicisti incredibili, la scena qui è partita nel 96, era molto difficile procurarsi della musica, soprattutto metal straniero. A poco a poco la città ha sentito l’esigenza di luoghi dedicati al metal estremo, per questo motivo l’acquisizione di materiale è stata più facile. L’intero movimento metal ha fatto passi avanti e si è ingrandito sempre di più. La nascita di ottime band ha portato alla necessità di sale prova, oltre che di spazi per proiettare il metal di Pasto nel mondo. Siamo grati a ciascuna delle persone che hanno condiviso la nostra musica e che ha fatto in modo che la nostra presenza giungesse in luoghi dove prima non arrivavamo. Abbiamo ancora molta strada da fare, questo è solo l’inizio.

Quali sono i fattori che consideri necessari per poter lanciare gli Altars of Rebellion in Europa e nel resto del mondo?
Penso che questa pandemia e l’emergenza sanitaria hanno portato l’industria dell’intrattenimento in uno stato di torpore, abbiamo in programma di andare in Messico e solo ora stiamo riprendendo le trattative, ma la verità è che le prospettive sono piuttosto cupe e piene di incertezze. Ci auguriamo che le politiche attuate in ogni paese consentano a questo settore di riattivarsi e di poter farci calcare nuovamente i palchi. Per ora possiamo solo dire che la band non si è fermata, siamo ancora attivi nonostante le avversità, i festival online rappresentano un finestra non convenzionale per esporre la nostra musica e dobbiamo adattarci a questi cambiamenti. Siamo sicuri che torneremo presto.

Nacidos de las cenizas de la banda Rebellion, a mediados del 2007 en la ciudad de Pasto, Colombia, la banda se ha enmarcado en un profundo viaje sonoro, en el cual con el correr de los años han formado un golen imparable, uniendo la crudeza del black metal con teclados expresivos que marcan el sello personal de la banda y la union del tecnical Death metal de la mano de un monstruo sin precedentes en la bateria Hoy dia, como lo es el maestro Marco Pitruzella( six feet under, Rigns of Saturn, vital remains), Altars of Rebellion se encuentra a punto de lanzar su 4ta. Produccion, en esta entrevista para el Il Raglio del Mulo, el tecladista Fernando kristos nos estara hablando de la nueva produccion, filosofia, pensamientos y comentarios sobre la participacion de un baterista de nivel mundial en los 2 temas adelantos lanzados a mediados de inicio de año.

Bienvenidos al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como nace Altars of Rebellion? Y como decidieron el nombre de la banda?
Altars of Rebellion nace practicamente a partir de la extinta banda Rebellion, con lo mismos integrantes a excepcion del baterista Raul Riascos quien por motivos personales decidio seguir su camino en otras direcciones musicales, propiamente podriamos decir que la banda nacio en 2007 junto a David Y Francisco, con una tendencia y estilo mercado por el black metal melodico, que poco a poco ha logrado afianzarse incorporando otros subgeneros del metal como lo es el death metal, logrando ya un sonido definido esto nos ha servido como una carta de presentacion y mas aun nos ha valido para ser parte de importantes eventos de metal a nivel nacional (Colombia) y visitar frecuentemente el hermano pais de Ecuador. Es asi que hemos logrado consolidarnos como banda, aunque pienso que siempre hay un camino por explorar en la musica, es bastante gratificante trabajar nuevas armonias, nuevos acordes, eso si siempre direccionando todo al metal que es la razon fundamental por la que hacemos que todo tenga un sentido.
El nombre de la banda surge a partir de tres componentes:
Lealtad – Conviccion – Determinacion
Altars Of Rebellion representa al ser humano que ha logrado vencerse así mismo, a quien ha derrotado sus propios Demonios y paradigmas – confusiones y que se ha Convertido en aquello más alto en un punto De trascendencia en planos terrenales y no terrenales.

Al ser de un pais tan reconocido como colombia que ha dado agrupaciones legendarias en ciertos estilos del metal extremo, altars of rebellion tiene la idea firme de poder ser parte de ese grupo selecto del metal colombiano con su musica? Y como han encarado la evolucion de la banda ?
Creo que cada epoca tiene sus bandas, es importante reconocer los inicios del metal en nuestro pais y es bastante emotivo mirar todo el recorrido que ha tenido el metal colombiano, por lo que pienso que si estamos encaminados a ello sera algo muy bueno para la banda pero no es un objetivo que nos hemos trazado, nuestro objetivo realmente tiene que ver como llega nuestra musica a la gente que la escucha, acaso se identifican?? Acaso se aprenderian sus canciones?? Sus letras?, a menudo veo como bandas tan grandes se han convertido en la banda Sonora de la vida de alguien y eso realmente es trascender y vivir en el tiempo, realemente es algo por lo que jamas te olvidaran, por lo tanto llegar a eso, aunque es bastante complejo puede resultar ser bastante satisfactorio como banda.
Nuestra evolucion puede notarse en lo musical y lo Lirico y a eso voy; es importante entender que la musica es universal por lo tanto require retroalimentarse constantemente, en lo personal no soy de las personas que se encacilla con un solo genero musical pues encuentro bastantes elementos interesantes en otros estilos y que de hecho puedo incorporar a la banda. Por lo tanto no te podria decir que nuestra evolucion terminaria aqui, mas bien esto es un viaje al cual aun no hemos llegado a nuestro destino.

Manejan un estilo de tecnical black-death metal con teclados muy marcados en ciertos momentos como lograron esa fusion por demas interesante ?
Con los años.A menudo escuchaba bandas de Technical Death Metal con breves pasajes de teclados y pensaba que esa combinacion seria bastante interesante si los teclados tuvieran mas presencia, aunque de cierta manera sin que sature, por ello creo que hacer esta mezcla debe estar acompañado de ciertos elementos melodicos armonicos y ritmicos que formen un pieza agradable al escuchar y que sutilmente se sienta el trabajo del teclado con protagonismos en algunos pasajes, es complejo pues para ello todos los integrantes deben estar enfocados en una direccion hacia lo que quieren. El resultado sera algo grande desde luego, es por eso que nos hemos encaminado hacia ese estilo de hacer metal. Pues nos permite explotar nuestras capacidades creativas y mas aun genera una gran satisfaccion con el resultado.

Como ha sido poder trabajar con gente de afuera como por ejemplo marco pitruzella (Vital Remains, Six Feet Under, Rigns of Saturn) y que sensación deja en la banda que un increíble y reconocido baterista acepte ser parte de la música de ustedes al gustar de su brutal propuesta?
Creo que trabajar con musicos como Marco Pitruzzella nos permite crear algo sin limites, Con Marco se puede hacer la musica que tu quieras, y es un gran punto, su tecnisismo, su capacidad y Resistencia fisica hacen de el una maquina humana por decirlo asi y es una gran complemento para lo que nosotros venimos desarrollando. Por lo tanto solo podria decir que trabajar con el es un gran acierto en nuestra Carrera como banda y esperamos que se vengan mas proyectos y mas cosas junto a este gran Baterista Extremo. Deja una sensacion bastante emotiva saber que en tu banda esta destruyendo los tarros tremendo baterista jajaja

Hoy día en opinión de ustedes el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho mucho más difícil poder dar a conocer la propuesta de los artistas independientes? y poder conseguir un sello que apueste por la música de uno? ante la cantidad increíble de bandas que aparecen en el firmamento cada cierto tiempo.
Creo que cada banda trabaja diferente algunas se lo toman en serio y trazan un plan con objetivos alcanzables y medibles en donde se evidencia en el tiempo que la banda esta o no esta haciendo algo, desde luego la globalizacion en internet cambio las reglas sobre somo te promocionas pero a su vez debes entender que asi como tu banda suena bien aparecera otra que suena mejor me refiero a que hay mucha mas competencia y es asi y esta bien es acceptable, lo que cambia es como llegas y transmites el mensaje, a menudo miro las personas que interactuan en las redes sociales de la banda y tienen un estilo particular ya sean por gustos musicales, los viejos amigos que siempre han apoyado, o nuevos fans que escucharon algo en youtube y se reedireccionaron a las otras redes, a ese tipo de gente es a la que le presto mucha atencion y la cual trato de que esten pendientes de las ultimas noticias de la banda, puede resultar bastante contradictorio pero el hecho de que en tu pagina tengas 600 personas que te den like a tu foto no significa que tengas calidad de publico, por eso mismo creo que si bien es cierto la redes e internet son indispenables y son un gran evolucion en temas de promocion, el momento donde mides a tu publico es cuando adquiren tus camisetas Cd y todo merchandising, obviamente en los conciertos, aparte de apoyo real eso infiere que la banda se vuelta autosostenible a largo tiempo.

Cuantos discos actualmente ha sacado la banda y como se sienten escucharse hoy dia con esa fusión ya definida el cual están trabajando y ciertos portales de metal extremo han destacado como por demás interesante, han pensado de repente ya alcanzar o superar a referentes como fleshgod apocalypse septicflesh vesania?
Actualmente la banda tiene 3 discos y un 4to a salir muy pronto, es importante la cantidad de publico de diferentes caracteristicas y de diferentes lugares del mundo ha captado la banda, y nos ha dado pie a ser escuchados en importantes programas radiales a nivel de Suramerica, Europa, Norte America, Centro America e incluso en Africa.
Creo que es parte de hacer las cosas bien, siento que las bandas que nos han influenciado en todo este tiempo se mantienen como los grandes referentes que son, por eso mismo considero que la musica no es una competencia en donde buscamos llegar primero y se determina quien es el mejor, si no mas bien es un espacio donde apreciamos cada propuesta y como lo dije anteriormente, nos retroalimentamos, Bandas como Septicflesh – Fleshgod Apocalypse y Vesania, son ese referente al cual en algun momento queremos llegar pero con mucho respeto como colegas.

En youtube estan disponibles dos tracks pertenecientes al nuevo album “Capital Phase Of Karma”,” Flesh made Greed” y “Thirst For Your Throne” los dos con la participacion de Marco Pitruzzella en la bateria, ambos fueron los 2 adelantos del disco, porque se decidió lanzar esos 2 temas? de que hablan las letras?, y Como se sintieron cuando marco acepto grabar y darle una fuerza increíble a ambos adelantos.
Bueno este album es conceptual y su tema central habla de los 7 pecados capitales, los dos track corresponden Flesh Made Greed a la Avaricia y Thirst for your Throne a la Gula , en las dos canciones se encierra lo que cada pecado los identifica sus caracteristicas, y lo describe adentrandolo en la parte musical con partes oscuras y rapidas tal como los pecados actuan en nuestro proceder, llegan sin sentir, pero cuando los notamos percibimos que somos humanos y que necesitamos de estos pues son inherentes para la evolucion del ser.
Esta es una cancion a la que Marco le dio mucha fuerza, un blast beat muy aplastante y un gravity a velocidades extremas, creo que eso funciona perfectamente con la gula, asi mismo cuando escuchamos el resultado final no podiamos creer que llegaramos a tanto.

Como es el proceso creativo dentro de Altars of Rebellion, que influencia las ideas que luego se concretan en la brutal propuesta de la banda?
El proceso creativo de la banda parte de ideas plasmadas desde el teclado, ciertamente tengo alguna nocion de la guitarra por lo que Tambien sugiero los riffs de las canciones para luego complementar con el resto de la banda, la seccion ritmica si es mas libre, aunque es lo primero que hago para luego pasar a la melodia y luego a la armonia, luego envio a cada uno su parte para que logren plasmarlo de acuerdo a su estilo sin alterar la composicion en si. Creo que la influencia viene mucho de la musica clasica Dvorak, Paganini, Wagner, Betthoven, Rachmaninoff, que junto a influencias de technical death metal actual logra algo interesante. Escucho mucha musica metal actual tengo influencia de bandas como Aborted, Shadow Of Intent, Dimmu Borgir, SepticFlesh, Emperor, Cattle Decapitation, Death, Inferi, Behemoth, Archspire, Fleshgod Apocalypse, Anaal Nathrakh, Born Of Osiris, Necrophagist, Decapitated, Obscura, Spawn Of Posession tal vez no acabaria jajaja.

Altars of Rebellion al venir de la zona de pasto, Colombia, y con los años como se siente mirar en retrospectiva los inicios, la zona donde vienen(sabiendo las ventajas y desventajas de la zona para moverse hacia conciertos sala de ensayo estudio de grabacion) y hacer una comparación con el hoy dia de la banda y ya marcar un respeto mundial con la música que crean?
Woww vaya creo que ha sido muy satisfactorio, Pasto es una ciudad pequeña pero alberga musicos increibles, la escena por aca comenzo por alla en el 96 podria decirlo, era muy dificil conseguir musica mas aun metal extranjero, poco a poco la ciudad demando la presencia de lugares especialidados en metal extremo por ello ya se hacia mas facil la adquision de material, toda la cultura metalera hizo presencia y se hizo cada vez mas grande, esto incremento el nacimientos bandas con propuestas muy buenas, con la necesidad de sitios para ensayo, la misma necesidad fue creando escenarios para los que el metal en Pasto iba ser protagonista en el mundo, somos agradecidos con cada una de las personas a las que han compartido nuestra musica, y han hecho que nuestra presencia cubra espacios donde antes no llegabamos. Nos falta mucho este aun es el comienzo.

Cuales son los factores que ustedes consideran mas próximos a arreglar o definir para que altars of Rebellion ya pueda estar continuando en europa o otro país del mundo con lo que hacen? Y pise escenarios de festivales reconocidos.
Bueno, creo que esto de la pandemia y la emergencia sanitaria que ha traido consigo que la industria de espectaculos caiga en un letargo, es una afectacion tremenda, tenenos planes para ir a Mexico y recien estamos retomando conversaciones pera que eso se pueda dar pero la verdad es que el panorama es bastante desolador y lleno de incertidumbre. Esperamos que las politicas que se implementen en cada pais permitan que se reactive este sector y podamos compartir en escenarios en vivo nuevamente, por ahora solo Podemos decir que la banda no ha parado seguimos activos a pesar de las adversidades, los festivales en linea representan una ventana poco convencional a exponer nuetra musica pero hay que adaptarnos a estos cambios. Estamos Seguro que pronto volveremos.

Muy honrados por la entrevista!! Muchas gracias por la invitacion, un saludo para todos los lectores de Il Raglio Del Mulo, y a toda la escena de metal en Italia!!

Carnation – Disciplina di ferro

I Carnation sono stati per il sottoscritto un amore fulminante, scoperti poco dopo il loro esordio, li ho seguiti nel percorso di crescita che li ha portati con “Where Death Lies” (Season of Mist) a uno snodo importante della propria carriera.

Benvenuto Simon (Duson, voce), penso che “Where Death Lies” sia uno dei migliori album del 2020 e che voi siate una delle più interessanti band dell’attuale scena death metal. Ritengo che questa sia un’opinione diffusa, per questo ti chiedo se avete avvertito delle pressioni durante le sessioni di registrazione di questo full length?
Grazie per queste gentili parole! Rispetto alle sessioni di scrittura e registrazione del nostro debutto, abbiamo avvertito una certa pressione, soprattutto per quanto riguarda i vincoli di tempo perché dovevamo pubblicare il secondo non molto tempo dopo il primo. Una volta che una band pubblica il proprio primo album si presume che questa tiri fuori il seguito entro due o tre anni. Se ci mette troppo tempo, il gruppo potrebbe perdere lo slancio iniziale o le persone potrebbero perdere interesse. Questo ci è passato per la mente a un certo punto, ma non credo che ci abbia influenzato troppo… Eravamo abbastanza fiduciosi sin dall’inizio di poter scrivere un altro disco molto buono.

Dove giace la morte?
Le storie contenute nei nostri testi si svolgono principalmente in un regno immaginario. Un regno che cerchiamo di rappresentare con le nostre copertine. “Where Death Lies” significa sfidare i confini della realtà. Si tratta di cercare opportunità per prolungare la vita umana, per sua natura limitata, e di andare oltre la nostra esistenza fisica così imperfetta. Nei testi, la morte è spesso vista come una porta che condurrà a ciò che il protagonista sta cercando.

Mi hai parlato delle pressioni dettate dal calendario, ma nel dettaglio quando sono nate queste canzoni?
Tutte le canzoni sono state scritte nel 2019, la maggior parte di esse nella prima metà dell’anno. Il nostro chitarrista Jonathan è il nostro autore principale. Crea la maggior parte dei riff a casa prima di portarli in sala prove per condividerli con il resto della band. Una volta che ci riuniamo, iniziamo a lavorare sulla struttura per completarla. Dopo che tutti i brani strumentali sono stati ultimati, verso la fine dell’anno, ho iniziato a lavorare sui testi. È stato abbastanza facile collegare le liriche di tutte le nove canzoni a un certo tema centrale, perché sono state scritte nello stesso periodo.

Il brano di apertura è “Iron Discipline”, questo titolo ha ricordato più o meno la situazione che viviamo durante l’attuale emergenza Covid: serve una disciplina ferrea per preservarci. Al di là dei miei sproloqui, qual è il vero significato di questa canzone?
Si tratta della punizione che verrà scontata da colui che decide di infrangere un giuramento nel mondo immaginario di cui ti ho parlato prima. Un giuramento che ha reso questo “qualcuno” parte di un collettivo. Il titolo della canzone ha un doppio significato: da un lato, è un riferimento alla morsa di ferro che il “collettivo” ha sui suoi membri e al modo in cui ci si aspetta che obbediscano. D’altra parte, la disciplina può essere usata come sinonimo di punizione, il che ha senso in relazione al modo in cui il castigo è descritto nei testi.

Avete aperto “Where Death Lies” con una canzone diretta e con un gran groove, in generale penso che questo LP sia più vario del vostro debutto, sei d’accordo?
Sono assolutamente d’accordo con questa affermazione! Abbiamo imparato molto da “Chapel of Abhorrence”, specialmente durante l’esecuzione dell’album dal vivo negli ultimi due anni. Sembrava che avessimo bisogno di apportare alcuni miglioramenti nostro sound per il nostro secondo full-length per soddisfare la nostra creatività. Ecco perché nell’ultimo biennio abbiamo dedicato molto tempo ad affinare le nostre capacità. Jonathan, ad esempio, si è esercitato molto duramente per migliorare il suo stile. Questo è abbastanza evidente nel nuovo disco, poiché ci sono molte più parti con gli assolo e di chitarra solista rispetto a “Chapel of Abhorrence”. Volevamo anche provare un paio di stili vocali diversi in “Where Death Lies”. Non per cambiare completamente la nostra identità vocale, ma per sorprendere l’ascoltatore e risultare un po’ imprevedibili. L’idea di diversificare è venuta abbastanza naturalmente anche durante il processo di scrittura delle canzoni.

Il vostro suono non è quello tipico belga, è orientato alla vecchia scuola svedese, ma ti piacciono alcuni gruppi classici del tuo Paese come Aborted o Agathocles?
Conosciamo Sven degli Aborted da un po’ di tempo. È un amico della band e ascoltiamo la sua musica da anni. Il Belgio non ha una gran storia in ambito death, ma la scena metal in generale è piuttosto interessante. Abbiamo molti amici qui, il che è abbastanza evidente, poiché tendiamo ad aiutarci a vicenda quando è necessario. Vincent, Jonathan e Yarne hanno operato come live session per un alcune band belghe (Evil Invaders, Bütcher, Off The Cross…) in diverse occasioni. Yarne e Bert hanno anche lavorato con molte altre nel loro studio di registrazione, Project Zero. Penso che siamo in buoni rapporti con molti gruppi di queste parti.

Ti piacciono ancora le canzoni incluse nel vostro EP di debutto “Cemetery of the Insane”?
Penso che siano ancora piuttosto interessanti. Sono molto più dirette rispetto alle canzoni di entrambi i nostri album. Di tanto in tanto suoniamo ancora queste tracce dal vivo. L’EP “Cemetery of the Insane” è stato molto importante nel nostro viaggio fino a dove siamo ora. Siamo riusciti a fare molto grazie a quell’EP.

Come è cambiata la tua carriera dopo l’accordo con la Season of Mist?
Onestamente è stato un momento molto importante per noi. Prima di iniziare a lavorare insieme, pensavamo già che la Season of Mist sarebbe stata un’ottima etichetta per i Carnation. Siamo stati estremamente felici di entrare nel loro roster. È molto facile collaborare con il loro staff anche a loro sembra piacere avere a che fare con noi. “Chapel of Abhorrence” è andato abbastanza bene per loro, questo ha reso la nostra cooperazione ancora migliore. Non ci sono stati dubbi sul continuare a lavorare insieme per il secondo album.

Avete eseguito “Sepulcher Of Alteration” all’Hellgium Livestream Festival, come è andata?
Purtroppo, è stato un peccato non essere stati in grado di far debuttare la canzone in un vero e proprio spettacolo dal vivo. Tuttavia, con l’attuale pandemia questa era l’opzione migliore in quel momento. È stata decisamente un’esperienza diversa rispetto a come gestiamo abitualmente i live, non c’è interazione con il pubblico e ci si sente un po’ a disagio. Al momento è dura non poter andare in tour o suonare nei festival. Gli spettacoli dal vivo sono un modo importante per promuovere le nuove canzoni o i nuovi album e per interagire con i nostri fan. Per “Where Death Lies” la nostra unica opzione è promuovere il disco digitalmente. È stato il nostro canale principale e finora i nostri fan sembrano apprezzare i nostri primi due singoli “Sepulcher Of Alteration” e “Iron Discipline”.

Che mi dici del tour giapponese del 2019, avete da sempre un feeling particolare con quel Paese?
Troviamo sempre piacevole esibirci e viaggiare in Giappone. La scena underground death metal laggiù non è paragonabile a quella dell’Europa o degli Stati Uniti in termini di dimensioni, ma sicuramente ci sono tanti appassionati. Ci siamo stati due volte finora e ci siamo divertiti tanto. È un bel Paese e ci consideriamo fortunati a poter viaggiare in questa parte del mondo.

Coexistence – Suoni da altre dimensioni

Amate Cynic, Athesit, Sadus e Sadist? Cercate del death metal che sappia coniugare tecnica e feeling senza che uno dei due elementi prevalichi sull’altro? Allora gli italiani Coexistence con il loro nuovo lavoro “Collateral Dimension” (Transcending Obscurity Records) meritano le vostre attenzioni.

Benvenuti su Il Raglio del Mulo. Ammetto di essermi perso il vostro EP d’esordio “Contact with the Entity”, per questo prima di passare al nuovo “Collateral Dimension”, vi pregherei di soffermarvi sugli eventi che hanno portato a quel lavoro.
Grazie mille per averci dato l’opportunità di fare questa intervista! Subito dopo la formazione della band abbiamo iniziato a comporre le prime canzoni ed abbiamo deciso di rilasciare il primo singolo “Ultimatum” come presentazione del gruppo, in concomitanza ci siamo concentrati sulla realizzazione di un EP di tre canzoni più un intermezzo. Dopo aver terminato la stesura dei brani siamo entrati in studio per le registrazioni nell’estate del 2017, successivamente a gennaio 2018 abbiamo affidato la cura del mix e del master a Stefano Morabito dei 16th Cellar Studio, la copertina è stata realizzata da Roberto Toderico che ha creato anche il nostro logo. Appena l’EP è stato ultimato abbiamo raggiunto un accordo con la ETN Records per l’uscita che è avvenuta il 21 maggio dello stesso anno.

Da un punto di vista stilistico tra le due opere ci sono differenze sostanziali?
La differenza sostanziale tra i due dischi è che abbiamo aggiunto molti più elementi provenienti dalla fusion e dal jazz, poco dopo la stesura delle prime canzoni che avrebbero composto “Collateral Dimension” abbiamo virato molto intensamente su quegli stili pur mantenendo le stesse influenze che ci hanno accompagnato fin dall’inizio del nostro percorso.

Come è nato “Collateral Dimension”?
Appena terminate le registrazioni di “Contact with the Entity” ci siamo subito messi al lavoro per scrivere l’album, è stato un processo lungo in quanto nello stesso tempo stavamo promuovendo l’EP suonando in giro per l’Italia e volevamo che questo lavoro fosse speciale, infatti ci siamo concentrati molto sulla struttura delle canzoni e sull’evoluzione del nostro sound. Intorno a giugno 2019 le registrazioni sono iniziate ed abbiamo contattato Adam Burke per farci realizzare la copertina, siamo molto fieri del lavoro svolto con lui in quanto è un’artista formidabile! Ad Agosto, a registrazioni ultimate, ci siamo nuovamente rivolti a Stefano per la cura del suono, su questo aspetto siamo stati a stretto contatto per cercare le combinazioni giuste. Mentre il lavoro di mix e master procedevano abbiamo iniziato la ricerca di un etichetta e grazie anche al nostro manager Tito Vespasiani abbiamo firmato con la Transcending Obscurity, una delle etichette più grandi in Asia. Il rilascio di “Collateral Dimension” è previsto per il 23 Ottobre 2020.

Death, Cynic e Sadist: sono andato troppo lontano dall’individuare le muse ispiratrici di questo album?
Assolutamente no! Siamo influenzati particolar modo dai Cynic, sono una delle nostre band preferite, aggiungerei anche come influenze principali Obscura e Beyond Creation che sono quelle che ci hanno accompagnato fin dall’inizio.


Quello che ho maggiormente apprezzato è l’equilibrio che avete raggiunto tra feeling e tecnica, come fate a capire quando state “esagerando” con la tecnica per evitare peccati di auto-indulgenza?
E’ una cosa su cui lavoriamo costantemente, è parte integrante del nostro modo di comporre e dei nostri ascolti, la musica è fatta di feeling, la tecnica è solo un modo per raggiungere un determinato risultato e chi pecca su questo risulta spesso noioso o a fine ascolto non resta nulla della musica che crea. Purtroppo ultimamente è una cosa che caratterizza tantissimi gruppi del nostro genere, questo non per dire che noi siamo superiori, ma solamente che prendiamo molto seriamente questo aspetto.

Quanto è importante nella vostra visione di metal estremo la melodia?
Molto, tutta la musica si basa sulla melodia a parer nostro, che sia dissonante oppure no ma è quello il fulcro di una canzone e specialmente nel metal estremo è una di quelle cose che fa la differenza tra musica di qualità ed un’ inutile sfoggio di abilità senza senso.

Ho particolarmente apprezzato la produzione, in grado di non far perdere le varie sfumature della vostra musica senza eccessivamente laccata e plastificata, come spesso avviene ultimante. Chi se n’è occupato?
Sia “Contact with the Entity” che “Collateral Dimension” sono stati registrati presso lo studio di registrazione del nostro chitarrista Leonardo (Void Studio) mentre mix e master sono stati curati da Stefano Morabito (16th Cellar Studio). Nonostante la recente tendenza di produzioni molto finte abbiamo lavorato molto con Stefano per ottenere un suono più veritiero possibile e fin da subito ci è sembrata la persona giusta con cui lavorare.

Mi pare di capire che dal punto vista tematico siate attratti dalla fantascienza, sbaglio?
Siamo grandi fan della fantascienza ma le tematiche principali dei nostri testi sono i sentimenti e le sensazioni che una persona può provare nella sua vita, la spiritualità, non intesa come religione ma come una ricerca costante di se stessi e del senso delle azioni che compiamo. Lo spazio per noi è un simbolo di unione tra macrocosmo e microcosmo tra il mondo e l’individuo. Più che attratti dalla fantascienza in sé ci interessa il nesso tra la realtà comunemente percepita e l’ignoto intrinseco ad essa che il più delle volte siamo costretti a giudicare come fantascienza.

Prima del lockdown come eravate messi con le date dal vivo e quali erano le vostre aspettative?
Durante il periodo precedente alla pandemia eravamo in attesa che il disco uscisse prima di tornare a fare delle date dal vivo, purtroppo il lockdown ha rallentato anche il processo di uscita dell’album quindi abbiamo sfruttato questi mesi per curare al meglio le future performance dal vivo ed iniziare a buttare giù qualche idea per il successore di “Collateral Dimension”. Sicuramente ci aspettavamo di suonare molto una volta rilasciato il disco, soprattutto, uno dei nostri obbiettivi primari è di esibirci all’estero e speriamo di riuscirci appena possibile!

E’ tutto, grazie
Grazie a voi del Raglio del Mulo per l’intervista e le belle domande, volevamo ricordare ai lettori che “Collateral Dimension” uscirà sotto la Transcending Obscurity Records il 23 Ottobre e che potete preordinarlo insieme al nuovissimo merch su Bandcamp oppure sul sito dell’etichetta.

Verthebral – Considerazioni sulla condizione umana

Nati nel 2013 con la chiara intenzione di farsi un nome all’interno del underground, i paraguayani Verthebral hanno compiuto una graduale evoluzione restando sempre ancorati ai dettami della vecchia scuola death metal, come dimostrato dai due lavori fin qui rilasciati: “Regeneration” e l’ultimo “Abysmal Decay” (Transcending Obscurity Records). Dani (chitarrista, leader e fondatore della band) in questa intervista per il Raglio Del Mulo ci ha parlato del suo equipaggiamento, della sua filosofia e del modo in cui va affrontata l’attuale scena musicale. Soffermandosi sul rapporto social network/artisti indipendenti, sul come ottenere la fiducia di un’etichetta, artwork e sulla fermezza necessaria per mettere su una death metal band in Paraguay.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, Dani, e grazie mille per il tempo dedicato all’intervista. Come sono nati i Verthebral e cosa ti ha fatto decidere di suonaredeath metal old school?
Salve amici de Il Raglio del Mulo, la band ha avuto inizio verso la fine del 2013 come trio, suonavamo cover ma stavamo già provando alcuni dei nostri riff con la chiara idea di creare le nostre canzoni. La formazione iniziale vedeva Christian al basso e voce, Daniel alla chitarra e Gabriel alla batteria, l’obiettivo era quello di fare death metal vecchia scuola, soprattutto a causa della mia preferenza e devozione per lo stile classico degli anni ’90. Siamo migliorati durante le prove, poi Alberto si è unito a noi occupando così il posto per l’altra chitarra, arrivando alla formazione a quattro che avrebbe caratterizzato i Verthebral. In seguito si è verificato un cambiamento nel formazione, Gabriel se ne andato e Denis Viveros è entrato alla batteria, con questa line up abbiamo continuato sino ad oggi.

Perché avete scelto il nome Verthebral, per la sua brutalità?
L’idea che volevamo trasmettere ha a che fare con la condizione umana: la struttura ossea ci sostiene e ci permette di avere mobilità ed essere indipendenti e liberi, però dall’altro lato è fragile e il suo indebolimento comporta dei pericoli.

Provenendo da una zona molto lontana dalla capitale, come Ciudad del Este, che si trova dall’altra parte del Paraguay, quali sono le difficoltà e i vantaggi per la band dal punto di vista logistico?
Ciudad del Este è la seconda città più importante del Paraguay, ci dà una certa sensazione di indipendenza rispetto alle bande di Asunción, ha i suoi vantaggi e svantaggi forse. La scena è senza dubbio più grande nella capitale, ma dal punto di vista economico e sociale anche la sua resta un fenomeno underground. Per questo cerchiamo di fare la differenza facendo tutto professionalmente, investiamo molto tempo e denaro per ottenere una sorta di sigillo di qualità internazionale: tante ore di prova per suonare bene e poter registrare ottimamente le canzoni. Oggi procurarsi attrezzature e strumenti o registrare è molto facile, per certi aspetti noi che viviamo al confine abbiamo anche più opzioni e alternative, avendo un Paese come il Brasile a pochi chilometri da noi.

Quale è stata l’evoluzione della band dal primo demo al vostro secondo album?
Non abbiamo mai rilasciato davvero un demo, non volevamo seguire le stesse orme di altre band che hanno iniziato con diversi demo. Volevamo cominciare direttamente con un EP, perché sapevamo che le nostre composizioni avevano molta qualità, sufficiente per competere con qualsiasi altra realtà. Siamo sempre stati indipendenti e professionali, non avremmo mai pubblicato nulla se non avesse avuto qualità, ecco perché quando abbiamo registrato “Adultery of Soul” (2015) abbiamo inviato copie fisiche accompagnate da delle lettere a varie etichette in tutto il mondo e abbiamo ricevuto diverse risposte. Lo abbiamo fatto in questo modo perché crediamo ancora in quello spirito old school del fare le cose, le proposte da etichette straniere non hanno tardato ad arrivare, eravamo fermamente sicuri che avremmo ottenuto rapidamente un contratto ed è stato così. Ora siamo presenti in diversi paesi e in diversi formati.

Oggi, secondo te, internet, le varie piattaforme, i social network hanno aiutato o reso molto più difficile pubblicizzare la propria proposta per un artista indipendente? E quanto è importante avere un’etichetta che scommette sulla tua musica, data l’incredibile quantità di band che sbucano ogni giorno?
È un’arma a doppio taglio, al giorno d’oggi ci sono indubbiamente molte più opzioni per diffondere la musica, non ci sono più barriere che impediscono alla tua proposta di arrivare in altri continenti ma in molti casi prima di essere un auto questo è complicazione, c’è un eccesso di offerta, troppe band cercano di mostrare il proprio lavoro, questo aumenta la concorrenza e diventa tutto troppo saturo. Non c’è una sorta di filtro e il grande pubblico non ha la capacità di assorbire tutto ciò che viene rilasciato sulle piattaforme digitali, quindi solo le realtà che hanno davvero qualità o che offrono qualcosa di veramente interessante ottengono un riconoscimento. Il mercato musicale è cambiato molto, oggigiorno pochissimi riescono a lanciarsi in formato fisico, la maggior parte lo fa in digitale, questo non aiuta molto ad affermarsi o ad attirare l’attenzione sul proprio lavoro. Il materiale fisico è insostituibile, è come un’eredità che rimarrà per le generazioni a venire.

Come ti sei sentito in questi anni durante la registrazione di questo nuovo album, dopo aver letto tante recensioni positive sulla tua proposta old school death metal? Credi che qualcuno, quando viene a sapere da quale paese provenite, rimanga influenzato positivamente in qualche modo?
La situazione geografica del Paraguay è molto particolare all’interno del Sud America, per chi vive all’estero è difficile avere riferimenti musicali, quindi per alcuni il venire in contatto con noi può essere un mistero e per altri una piacevole sorpresa, ecco perché ci riempie di orgoglio quando alcuni media internazionali parlano bene della nostra musica e cercano informazioni sul paese. Abbiamo già letto molte recensioni positive dell’album, abbiamo già fatto diverse interviste per riviste, blog, fanzine, webzine di diversi paesi, e la maggior parte concorda sul fatto che facciamo un ottimo death metal degno di competere con qualsiasi band d’Europa o degli Stati Uniti, ma sicuramente la posizione geografica del paese non c’entra nulla con queste opinioni, nessuno regala niente a questo mondo: il paese d’origine non è un fattore a nostro favore in questo senso, anzi tutto ciò che otteniamo è solo un riflesso del buon lavoro che facciamo, la dedizione e la passione che ci mettiamo indipendentemente dalla nazionalità.

Il video-Singolo di “Abysmal Decay”, disponibile su You Tube, è stata l’anteprima dell’album, perché avete deciso di pubblicare proprio quella canzone? E come è andata stata la registrazione di questo disco?
È la title track dell’album, la verità è che la decisione di scegliere il primo singolo è stata presa dall’etichetta discografica, in questo caso la Transcending Obscurity Records. Non credo che la pressione del tempo in studio sia stata difficile da gestire, ci sentiamo ben più pressati da noi stessi e dalle nostre aspettative per il raggiungimento di un livello di qualità più elevato. Il modo corretto di registrare un album è avere assoluta libertà nella parte creativa e nelle scadenze, registriamo tutto naturalmente, il mix e la masterizzazione portano la firma del rinomato produttore Sebastián Carsin degli studi Hurricane in Brasile; la batteria usata nella registrazione era una Tama, le chitarre erano due Jackson RR5, la mia con pickup EMG 81-85 e Alberto con pickup Seymour Duncan AJ1 Pro Active, usiamo esclusivamente solo chitarre a 6 corde, il death metal vecchia scuola non viene suonato con chitarre a 7 corde. Il basso era un vecchio Washburn con pickup attivi originali. Abbiamo usato quattro pedali di distorsione analogici con impostazioni diverse, l’amplificatore era un vecchio Crate, abbiamo usato solo il canale pulito e la massa sonora arriva direttamente dai pedali. Abbiamo registrato l’intero album con questo equipaggiamento, ne abbiamo ricavato il massimo.

Turkka Rantanen è noto per aver realizzato copertine e layout di nomi celebri del death metal underground mondiale, come lo avete contattato e come è entrato in armonia con le vostre idee?
Conosciamo l’importanza di Turkka Rantanen, le sue opere sono iconiche nel genere metal estremo, siamo rimasti molto sorpresi quando l’etichetta Transcending Obscurity ha annunciato il suo nome come responsabile del design del layout. Ha fatto un ottimo lavoro sul layout del CD digipak e del boxet, va detto che la bozza era del grande artista brasiliano Marcos Miller, che aveva già firmato l’artwork del nostro primo album “Regeneration”.

I Verthebral contemplano in un futuro non troppo lontano l’inclusione di alcune influenze come il djent o altre correnti progressive nella propria proposta?
Onestamente non pensiamo di cambiare il nostro stile, siamo molto a nostro agio a suonare death metal puro e classico, che già ci identifica. La nostra musica si è evoluta ma sempre nell’ambito del death metal, musicalmente siamo cresciuti molto su questo secondo album, tecnicamente il livello è abbastanza alto ma non pensiamo di superare quei limiti, sappiamo benissimo come andare avanti e siamo molto felici di suonare la nostra musica senza aggiungere alcun elemento che non si adatti al nostro stile.

Hai mai pensato di collaborare con nomi celebri del death metal underground?
Non ci pensiamo molto, riteniamo che le nostre canzoni siano abbastanza forti e di impatto da sole, magari a un certo punto decideremo di invitare qualcuno ma non è una priorità. Ovviamente se si presentano senza dover pagare Paul Speckman o David Ingram… lo faremmo subito. Ma queste collaborazioni costano denaro, non sono facili da realizzare e non sono sempre essenziali.

Formados en el 2013 con la clara intención de marcar un nombre dentro del Underground Mundial, Verthebral ha venido inquebrantablemente trazando una evolución paulatina dentro del death metal old school con que la banda trabaja y ha demostrado eso a través de dos trabajos lanzados al mercado, Regeneration y El ultimo hasta la fecha “Abysmal Decay” (Transcending Obscurity Records) el cual Dani (Guitarrista, líder y fundador de la banda) estará respondiendo en esta entrevista para el il Raglio Del Mulo, hablando de equipamientos utilizados, filosofía, manera de encarar el ámbito actual de la música con los avances ya disponibles y toda la maquinaria de las redes sociales puede ofrecer a los artistas independientes, también punto de vista en cuanto a la situación actual para poder obtener la confianza de un sello, curiosidades del arte del disco, y un filoso pensar firme y decido a dejar en alto el death metal hecho en Paraguay.

Bienvenidos al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como nace Verthebral? Y que fue lo que les marco para decidir hacer death metal a la vieja escuela?
Buenas amigos de Il Raglio del Mulo, la banda tuvo su inicio hacia finales del 2013, empezamos com un trio, tocabamos covers pero ya ibamos probando algunos riffs propios ya con la idea clara de tocar temas propios, la formación inicial era con Christian en el bajo y vocal, Daniel en guitarra y Gabriel en la bateria, el objetivo siempre fue hacer death metal a la vieja escuela, mucho por mi preferencia y devoción hacia ese estilo clásico de los 90, fuimos progresando en los ensayos, Alberto se nos unió ocupando asi el lugar para la otra guitarra, asi nos establecimos como las 4 piezas que conformariamos Verthebral, posteriormente se produce un cambio en la formacion, sale Gabriel e ingresa Denis Viveros en la bateria, con esta alineacion seguimos hasta hoydia.

El nombe Verthebral a que evoca y porque decidieron ese nombre? Para su brutalpropuesta
La idea que tuvimos al elegir ese nombre fue la de transmitir una idea en torno a la condicion humana, es la estructura osea que nos sostiene y nos permite tener movilidad y ser independientes y libres, por otro lado esta la fragilidad de su contextura y el peligro que significa su debilitamiento.

Al provenir de una zona muy alejada de la capital,como lo es Ciudad del Este que se encuentra en el otro extemo de Paraguay, cuales son las dificultades y ventajas con las cuales la banda lidia en la logistica?
Ciudad del Este, es la segunda ciudad mas importante del Paraguay, solo por detrás de la capital Asunción, eso nos da una cierta sensación de independencia comparando con bandas de Asunción, tiene sus ventajas y desventajas quizas, la escena es mas grande en la capital sin dudas, pero desde el punto de vista economico y social la escena death metal a nivel pais siempre fue underground, a pesar de ello buscamos marcar la diferencia haciendo todo de forma profesional, invertimos mucho tiempo y dinero para lograr que nuestra musica tenga un sello de calidad internacional, ni habalr de las horas de ensayo para sonar bien y poder grabar bien las canciones, conseguir equipos e instrumentos o grabar hoy en dia es muy facil, en algunos aspectos nosotros los que vivimos en la frontera tenemos mas opciones y alternativas teniendo a otro pais como Brasil a pocos metros de nosotros.

Como ha sido el proceso de evolución de la banda, desde el primer Demo hasta lo que es hoy día con un segundo material bajo elbrazo?
La verdad no lanzamos ningún demo, no queríamos seguir los mismos pasos de bandas que empezaban con varios demos, quisimos empezar directamente con un EP, porque sabíamos que las composiciones tenían mucha calidad, lo suficiente como para competir con cualquier otra banda de afuera, siempre fuimos independientes y profesionales, nunca lanzaríamos nada si no tuviese calidad, por eso cuando grabamos Adultery of Soul (2015) mandamos copias físicas con cartas a varios sellos alrededor del mundo y recibimos varias respuestas, lo hicimos de esa forma porque creemos aun en ese espíritu old school de hacer las cosas, las propuestas de sellos extranjeros no tardaron en llegar, confiábamos firmemente que conseguiríamos rápidamente un contrato y así sucedió, conseguimos lanzar en distintos países y en distintos formatos.

Hoy día en opinión de ustedes el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho mucho más difícil poder dar a conocer la propuesta de los artistas independientes? y poder conseguir un sello que apueste por la música de uno? ante la cantidad increíble de bandas que aparecen en el firmamento cada ciertotiempo.
Es un arma de doble filo, hoy en día hay muchas opciones para difundir música indudablemente, ya no hay barreras que impidan que tu música llegue a otros continentes pero en muchos casos antes que ayudar esto complica, hay un exceso de oferta, demasiadas bandas intentando mostrar su trabajo, eso hace que aumente la competencia y se sature demasiado, se creó una especie de filtro y el público en general no tiene capacidad de absorber todo lo que es lanzado en las plataformas digitales, así que solo las bandas que realmente tienen calidad o que ofrecen algo realmente interesante logran algún reconocimiento. El mercado de la música cambió muchísimo, hoy en día muy pocas bandas logran lanzar en formato físico, la mayoría lo hace de forma digital así que eso tampoco ayuda mucho a una banda para establecerse o hacer que su trabajo llame la atencion. El material físico es insubstituible, es como un legado que quedará para las generaciones que vendrán.

Como se han sentido en estos últimos años desde el regeneration hasta esta nueva placa, leer tantas críticas positivas a su propuesta de death metal old school? Creen que influye bastante tambien al saber de que País provienen, por eso esas opiniones tanpositivas?
La situación geográfica de Paraguay es muy particular por ser un país mediterráneo en Sudamérica, para el extranjero es complicado tener alguna referencia musical del país, así que para algunos de entrada quizás sea un misterio y para otros una grata sorpresa y despierta el interés, por eso nos llena de orgullo cuando algún medio internacional hable bien de nuestra música y busquen información sobre el país, ya leímos muchísimas reseñas positivas del disco, ya hicimos varias entrevistas para revistas, blogs, fanzines, webzines de diferentes países, y la mayoría coincide en que hacemos muy buen death metal digno de competir con cualquier banda de Europa o USA, pero definitivamente la ubicación geográfica del país no tiene nada que ver en estas opiniones, nadie regala nada en este mundo, el país de origen no es un factor a favor nuestro en este sentido, al contrario todo lo que logramos es solo el reflejo del buen trabajo que hacemos, la dedicación y pasión que tenemos con la banda sin importar la nacionalidad.

En You Tube está disponible el video-Single de “Abysmal decay” , que fue el primer adelanto del disco, porque se decidió lanzar ese tema? Y como fue la grabación de esta placa (si hubo algún tipo de presión por horas de estudio, o por el contrario fue muy tranquilo, que equipos se usaron en guitarras y batería, y quien realizo la mezcla y máster delmismo?
Es el tema título del álbum, la verdad esa decisión de elegir el primer single estuvo a cargo del sello discográfico, en este caso Transcending Obscurity Records. No creo que la presión del tiempo en estudio sea difícil de manejar, nos sentimos más bien presionados por nosotros mismos y por nuestras expectativas creadas por alcanzar un nivel superior de calidad, la forma correcta de grabar un álbum es teniendo libertad absoluta en la parte creativa y en los plazos para terminar un disco, grabamos todo de forma natural, la mezcla y master estuvo a cargo del renombrado productor Sebastián Carsin en los estudios Hurricane del Brasil, la batería usada en la grabación fue una Tama, las guitarras fueron 2 Jackson RR5, la mía con captadores activos EMG 81-85 y la de Alberto con captadores activos Seymour Duncan AJ1 Pro Active, definitivamente solo usamos guitarras de 6 cuerdas, el death metal old school no se toca con guitarras de 7 cuerdas. El bajo fue un Washburn viejo con captadores activos originales. Usamos 4 pedales de distorsión analógicos con distintas configuraciones, el amplificador fue un Crate viejo, usamos solo el canal limpio y la masa sonora proviene directamente de los pedales. Todo el álbum grabamos con estos equipos, extrajimos lo máximo de cada uno.

Turkka Rantanen es muy conocido por haber hecho artworks y layouts muy conocidos del death metal underground mundial, como se dio para que la banda contacte con el y conecte con las ideas que tenían en mente para este nuevodisco?
Sabemos de la importancia de Turkka Rantanen, sus trabajos son icónicos dentro del género del metal extremo, quedamos muy sorprendidos cuando el sello Transcending Obscurity anunció su nombre como el responsable del diseño de layout, ellos fueron los responsables de concretar esa parte, fue una grata sorpresa, el hizo un gran trabajo en layout del CD digipak y del boxet, hay que mencionar que el arte de capa fue obra del genial artista brasileño Marcos Miller, quien ya había firmado el arte de nuestro primer álbum Regeneration.

Verthebral ve en un futuro no muy lejano la inclusión de ciertos elementos como el djent o otras corrientes progresivas a su brutalpropuesta?
Honestamente no pensamos mudar nuestro estilo, estamos muy cómodos tocando el death metal puro y clásico, el cual ya nos identifica, nuestra música ha ido evolucionando pero siempre dentro del campo del death metal, musicalmente crecimos bastante en este segundo álbum, técnicamente el nivel es bastante elevado pero no pensamos sobrepasar esos límites, sabemos muy bien donde pisamos y estamos muy contentos tocando nuestra propia música sin necesidad de agregar ningún elemento que no cuadre dentro de nuestro estilo.

Han pensado en algún momento traer a iconos del death metal underground a colaborar en los próximos albumes? Y la posibilidad de poder tocar en festivales europeos derenombre?
No pensamos mucho en cuanto a ese asunto, creemos que nuestras canciones son fuertes lo suficiente y de hecho causan impacto de por sí, quizás en algún momento decidamos invitar a alguien pero no es prioridad, claro que si conseguimos sin tener que pagar a un Paul Speckman o David Ingram lo haríamos de inmediato hehe, pero ese tipo de participaciones cuestan dinero, no son fáciles y no siempre son esenciales.

That’s all,thanks
Muchas gracias Giusepe y Luis Battilana por el espacio concedido a Verthebral en Il Raglio del Mulo, fue un gusto poder responder estas interesantes preguntas. Saludos amigos!