Deathcrush – Il regno del serpente

Dopo la parentesi live album, “Spreading the Pest”, i Deathcrush tornano con un disco di inediti, “Under Serpents Reign”, uscito per la Time To Kill Records lo scorso 26 aprile.

Ciao ragazzi, nel 2019, poco prima che la pandemia bloccasse tutto, in particolare i concerti, avete pubblicato in modo quasi “profetico” un live album, “Spreading the Pest”. Come è andato quel disco?
Ciao! Si, in effetti il titolo è stato davvero “profetico” perché come hai detto è uscito appena prima che il covid bloccasse tutte le attività live ed il mondo in generale. In realtà, la decisione di intitolare il nostro primo live in quel modo deriva dal fatto che è stato registrato in Polonia durante il nostro ultimo tour, chiamato appunto Spreading The Pest Over Europe. La performance è stata registrata al Rudeboy Club. In seguito abbiamo girato tutto alla nostra precedente label che assieme ad altre etichette italiane ha voluto produrre un live album in edizione speciale con alcuni inserti all’interno. Devo dire che, nonostante il culto del live album si sia un po’ perso negli anni, questa nostra release è andata abbastanza bene.

Ora, quando pare che le cose in ambito live stiano per tornare alla normalità, avete pubblicato il vostro nuovo full-length, “Under Serpents Reign”. In qualche modo la cattività causata dal Covid ne ha influenzato il contenuto?
Più che altro ci siamo dati da fare e abbiamo sfruttato la situazione a nostro vantaggio. Tendiamo sempre a vedere il lato positivo delle cose, di conseguenza abbiamo tramutato questa pausa forzata in più tempo per lavorare. Ci siamo dedicati con molta più cura a tutti gli accorgimenti e ai dettagli, in particolare siamo stati estremamente minuziosi sugli arrangiamenti di ogni singolo pezzo per produrre un album che ci rispecchiasse al 100%. Saremmo dovuti entrare in studio già dopo la prima fase della pandemia, ma poi ci ha bloccati la seconda ondata. Quindi, consapevoli e forti anche di tutto il lavoro fatto a priori, va da sé che appena è stato possibile siamo entrati in studio carichi e determinati come non mai.

Da un punto di vista stilistico, come si pone “Under Serpents Reign”? Dà in un certo senso continuità alla vostra produzione o rappresenta uno snodo verso nuove soluzioni?
“Under Serpents Reign” è senza ombra di dubbio il nostro miglior album sino ad ora. Come ti dicevo, abbiamo curato tutto nei minimi dettagli, artwork, liriche e produzione in senso lato. Non a caso abbiamo voluto e avuto l’onore di lavorare con professionisti che seguiamo e stimiamo da anni. In questo lavoro c’è tutta la nostra anima. L’album presenta alcune soluzioni innovative rispetto al passato e certamente ci saranno delle sorprese, ma siamo comunque rimasti fedeli al nostro trade-mark musicale e stilistico.

Avete già testato dal vivo i nuovi brani?
Ancora no, anche se abbiamo già ricevuto proposte per alcune date in Sardegna. Stiamo aspettando che il pubblico riceva e ascolti l’album, poi partiremo in tour per tutta l’Europa. Abbiamo già provato le nuove song varie volte e ti posso assicurare che sono davvero violente dal vivo.


In passato avete girato parecchio, soprattutto nell’Europa dell’Est, pensata che il conflitto Russo-Ucraino possa in qualche modo penalizzarvi?
Visitare l’Est Europa è stata un’esperienza davvero fantastica, sia a livello professionale, perché abbiamo suonato in posti davvero fighi, sia personale perché abbiamo girato città e luoghi in cui si respira storia in ogni angolo. Avevamo parecchie proposte di live in quelle zone oltre a un tour in Russia. Ci dispiace molto non poter suonare lì vista la situazione attuale. Speriamo
che in futuro si possa realizzare il tutto.

Quello che non mi pare mutato è l’approccio lirico, di cosa parlano i testi?
No, le liriche non sono mutate. Consideriamo l’ingerenza della religione nel nostro paese un’oppressione anacronistica che vincola le menti e ogni aspetto della società tutta a uno stato di strisciante regresso. I nostri testi sono vero e proprio veleno stracolmo di ribellione verso i falsi
profeti e ogni aspetto che riguarda la Chiesa così come qualsiasi autorità o istituzione religiosa.

Il serpente richiamato nel titolo chi o casa rappresenta?
Il serpente che si morde la coda è sempre stata una figura che ci ha attratto. Considerando il titolo e l’artwork dell’album non potevamo non inserirlo in prima linea. Rappresenta il ciclo del potere che si rigenera divorando se stesso, è l’energia universale che si consuma e si rinnova continuamente. Non c’è nascita senza morte, non c’è creazione senza distruzione, per parafrasare i Nile. Il serpente simboleggia l’unità, la totalità del mondo e l’eternità. E’ una figura
che rappresenta al meglio il modo in cui Deathcrush concepiscono il male.

La copertina è splendida, chi l’ha realizzata?
La copertina è stata dipinta a mano da Paolo Girardi che ha creato un vero e proprio capolavoro. E’ sempre stato un sogno avere una sua opera realizzata appositamente per un nostro album perché stimiamo e seguiamo Paolo da tanti anni, per cui non possiamo che essere onorati. Tra l’altro ha fatto davvero un lavoro maestoso che rappresenta fedelmente lo spirito dell’album
sia musicalmente sia a livello di tematiche trattate nei testi.

In conclusione, quali obbiettivi vorreste realizzare con “Under Serpents Reign”?
“Under Serpents Reign” è già partito bene, abbiamo firmato con la Time To Kill e siamo davvero soddisfatti del lavoro superbo che stanno facendo. I pre-orders dell’album stanno andando benissimo ed abbiamo tante belle news da annunciare a tempo debito, ma vi assicuro che sono davvero delle grandi cose. Volevamo chiudere l’intervista ringraziandovi per lo spazio e per l’interesse dimostratoci. Rimanete aggiornati. AVE SERPENTS!

Speckmann Project – Fiends of Emptiness

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo tre decenni, il primo album degli Speckmann Project (1991) resta un capolavoro per gli amanti del death metal di tutto il mondo! Speckmann Project ritorna con un secondo album, intitolato “Fiends Of Emptiness” (Emanzipation Productions), scritto da Rogga Johansson (Paganizer, Johansson & Speckmann, Massacre, Necrogod, Ribspreader) con Paul Speckmann che si è occupato di tutti i testi.

Ciao Paul, vivi in ​​Europa da alcuni anni, cosa provi in questi giorni in cui la guerra è tornata qui in nel Vecchio Continente?
La guerra non è mai una buona cosa. Certo, Putin è un megalomane, e non certo il primo! Tutto quello che possiamo fare in questo momento è guardare e aspettare perché nessuno desidera davvero la terza guerra mondiale! Sono anni che scrivo canzoni su politici e governi pazzi, ma vedere queste cose diventare realtà è certamente terrificante! Politici e governi hanno troppo potere su tutti! È tempo di sottomettere i politici!

Quando hai capito che era giunto il momento di pubblicare un nuovo album con il moniker Speckmann Project?
L’idea è venuta da Rogga con il quale ho pubblicato cinque album come Johansson-Speckmann e molte di queste registrazioni sono passate inosservate. È davvero un peccato, dato che abbiamo registrato degli ottimi dischi insieme! Rogga mi ha detto che un disco con il logo Speckmann avrebbe avuto maggiori possibilità di essere ascoltato, ho accolto con entusiasmo questa idea, e sembra che effettivamente ci sia già più interesse per questa pubblicazione!

Pensi che questo album sia paragonabile in qualche modo al debutto, “Speckmann Project”?
È completamente diverso, con scariche di energia brevi, veloci e aggressive! La prima uscita aveva tracce più lunghe. Questa nuova versione va dritta al punto.

Pensi che ci siano differenze tra Speckmann Project e Master?
Ovviamente, di solito scrivo tutta la musica per la band, mentre per “Fiends of Emptiness” se ne è occupato esclusivamente Rogga! Ancora una volta si è trattato di una grande collaborazione! Mi piace lavorare con Mr. Johansson! Per quanto riguarda il primo Speckmann Project, ho scritto la maggior parte delle tracce, ma c’erano anche alcune grandi parti din Jim Martinelli!

La musica è stata scritta da Rogga, i testi da te: cosa hai provato quando hai ascoltato le nuove canzoni per la prima volta? Erano i riff che ti aspettavi per Speckmann Project?
Per nulla, scriviamo in modo diverso l’uno dall’altro! Posso spiegare come ha funzionato: Rogga mi ha inviato due tracce e mi ha chiesto se mi piaceva quello che avevo sentito. Fondamentalmente ha detto che si trattava di old school e che scriveva solo un po’ di punk, in stile death metal primordiale, secondo lui! In realtà, ho scritto i testi per la prime traccia in circa 10 minuti, seguite dalla seconda più tardi la sera. Sono andato in studio e ho registrato la voce e l’ho inviata ai ragazzi per la loro opinione. Hanno convenuto che si trattava di killer song e hanno iniziato a scrivere più canzoni e a inviarmele! Non mi ci vuole molto a scrivere i testi se le canzoni sono già killer! Un punto importante che devo sottolineare è che ho buttato giù tutti i testi per questa uscita, così come per la prossima del J-S, durante una positività di 7 settimane per Covid! E’ accaduto nel 2020! L’ho scoperto solo 4 mesi fa, dopo un esame del sangue per qualcosa di non correlato!

Che mi dici dei testi?
I testi vengono sempre scritti in un certo momento e in un certo luogo della storia, quindi nulla è cambiato in questa disamina, amico mio! Il mondo intorno a noi è un’ottima guida per i testi!

La copertina del nuovo album si ispira all’artwork del primo: dopo tutti questi anni sei cambiato di più come uomo o come musicista?
Entrambi, scrivo i testi più velocemente, e ovviamente sono invecchiato come fanno tutti, ho 58 anni e viaggio ancora per il mondo! Non si può certo dire che lo facciano ancora tutti nel giro!

Guardando indietro, sei soddisfatto della tua carriera con il Master?
Una domanda un po’ bizzarra, i Master e tutti i miei progetti mi hanno portato in giro per il mondo innumerevoli volte, e sono riuscito a guadagnarmi da vivere con la mia musica: per alcuni è un hobby, per me è uno stile di vita!

Sei sicuramente uno dei pionieri del metal estremo, ma ti consideri il padre del death metal?
Ci sono molti persone che possono rivendicare il titolo, ma di certo io ci sono stato dall’inizio. “Fuckin’ Death” dei Deathstrike è stato registrato nella primavera del 1985, direi che questo possa bastare!

After three decades, first Speckmann Project album (1991) is a masterpiece for the death metal lovers around the world! Speckmann Project returns with a sophomore album entitled “Fiends Of Emptiness” (Emanzipation Productions), written by Rogga Johansson (Paganizer, Johansson & Speckmann, Massacre, Necrogod, Ribspreader) while Paul Speckmann has penned all of the lyrics.

Hi Paul, you have been living in Europe for some years, how do you feel in these hard days when the war is back here in Europe?
War is never a good thing. Of course, Putin is a megalomaniac, and certainly not the first! All we can do is watch and wait at the moment as no one including yours truly, wants to see World War 3! I have been writing songs about politicians and crazy governments for years, but to see these things become a reality is certainly terrifying! Politicians and governments have too much power over everyone! It’s time to subdue the politicians!

When did you understand that was the time release a new album under the moniker of Speckmann Project?
The idea came from Rogga as he and I have released 5 recordings together as Johansson-Speckmann and many of these recordings have slipped by un-noticed. It’s really quite a shame, as we have recorded some excellent records together! Rogga said to me that a record under the Speckmann moniker would have a better chance of being heard, so I went along with this idea, and it seems that yes, there is more interest in this release already!

How do you think this album compares to your debut, “Speckmann Project”?
It’s completely different, with short, fast, aggressive bursts of energy! The first release had longer drawn out tracks. This new release gets right to the point.

What do you think separates Speckmann Project from Master?
That’s obvious, I write all the music for the bands normally, and this time Rogga wrote the music for the “Fiends of Emptiness”! It’s a great collaboration once again! I enjoy working with Mr. Johansson! As for the first Speckmann Project, I wrote the biggest majority of the tracks, but there were also a few great collaborations with Jim Martinelli back in the day!

The music was written by Rogga, lyrics by you: What did you feel when you listen to the new songs for the first time? Were riffs you’ve come to expect by Speckmann Project?
Not at all we write differently from one another! I can explain how it worked. Rogga sent 2 tracks to me and asked if I liked what I heard. He basically said this was old school writing just simple punky, Death Metal style from the early beginnings of the genre in his opinion! I actually wrote the lyrics for the first tracks in about 10 minutes followed by the 2nd track later in the evening. I went to the studio and recorded the vocals and sent them to the guys for their opinion. The agreed that the tracks were killer and they began to write more songs and send them to me like always! It doesn’t really take long to write lyrics for me if the songs are killer already! An important point I need to make was that I recorded all the lyrics for this release as well as the next J-S release during a 7-week bout with Covid! This was back in 2020! I only found out about it 4 months ago after a blood test for something non-related!

What’s about lyrics?
Lyrics are always written around a time and place in history, so nothing has changed at all in this retrospect my friend! The world around us is a great map for lyrics!

The new album cover is inspired by the artwork of the first one: after all these years have you changed more as a man or as a musician?
Both, I write lyrics faster, and of course I have aged as everyone does, I am 58 years old, and still bringing it to the world!  It cannot be said for everyone still in the genre!

Looking back, are you satisfied of your career with Master?
A bit of a silly question, Master and all my projects have taken me across the globe countless times, and I have managed to make a living off my music, as for some it’s a hobby, for me it’s a way of life!

You are definitely one of the pioneers of extreme metal, but do you look at yourself as the father of death metal?
There are many fellas that can claim the title, but I certainly have been around since the inception of the genre. Deathstrike “Fuckin’ Death”, was recorded in the spring 1985, enough said!

Vito Marchese – The witness marks

I Novembers Doom sono una delle più importanti band doom statunitensi. Nati a Chicago nel 1992, fino ad oggi hanno realizzato 11 album nell’arco di una carriera incredibile. Vito Marchese, chitarrista di questa fantastica band, ci ha parlato della sua musica, dei Novembers Doom e dell’odierna industria musicale metal…

Ciao Vito, benvenuto su Il Raglio del Mulo, è un piacere di averti qui. Come è iniziata la tua avventura nel metal?
Ciao, Luis e Il Raglio del Mulo. Grazie per avermi fatto questa intervista! Mi sono avvicinato alla musica rock per la prima volta quando avevo circa 9 o 10 anni e ho sentito i Rush. Lì è iniziato il mio viaggio musicale, poco dopo ho scoperto il “Black Album” dei Metallica, questo mi ha fatto venire voglia di suonare la chitarra. Ho iniziato a imparare ogni riff dei Metallica che potevo e ho passato ore e ore al giorno a esercitarmi. Un paio di anni incontravo la scena rock/grunge alternativa degli anni ’90, cosa che ha portato nuovi elementi nel mio modo di suonare. Poi ho sentito il metal estremo per la prima e da quel momento i miei gusti musicali hanno continuato a diventare sempre più pesanti. Stavo cercando di imparare il più possibile da tutti i tipi di rock e metal. All’età di 20 anni, mi è stato chiesto di fare un provino per i Novembers Doom, il che è stato piuttosto pazzesco. Ero un grande fan della band, quindi è stato un grande shock per me.

Com’è fare metal in Europa, cosa significa far parte di una grande band come Novembers Doom?
Esibirmi dal vivo in Europa era un mio sogno e sono così contento di averlo potuto fare con i Novembers Doom. I fan europei sono fantastici e ci danno sempre il benvenuto ovunque andiamo. Alcuni dei miei ricordi ed esperienze preferite della mia vita sono legati ai tour in Europa.

Hai mai pensato di mollare tutto per tornare a una vita normale?
Non credo che smetterò mai di fare musica per tornare a una vita “normale”, anche perché la mia vita è comunque abbastanza “normale”! Sono semplicemente fortunato perché a volte posso andare a suonare concerti incredibili in diverse parti del mondo.

Quali sono i principali problemi che devono affrontare le band all’interno della ormai satura scena metal?
Penso che il problema principale che le band devono affrontare ora sia cercare di convincere la gente a prestare loro attenzione. Ci sono così tante band e musicisti che cercano di farti ascoltare la loro musica o guardare i loro video che a volte può essere davvero troppo: è difficile far emergere la tua band dal resto! Un altro problema è che le persone tendono ad avere una bassa soglia di attenzione, ciò significa che potrebbero ascoltarti per una settimana e poi dimenticarti e magari passare alla cosa successiva. Fortunatamente per noi, i Novembers Doom hanno una fedele fanbase che ci ha supportato nel corso degli anni.

Secondo te, cos’è che impedisce la crescita di una band underground?
Penso che l’underground sarà sempre l’underground, il che è sia una cosa negativa che una buona. È brutto perché le persone non presteranno sempre attenzione a cose che non sono nel mondo della musica mainstream, ecc, la cosa buona dell’underground è che fa sentire le persone e le band che ne fanno parte legate tra loro perché hanno qualcosa di speciale in comune. È molto difficile guadagnare facendo musica al giorno d’oggi, specialmente nell’underground. Non c’è neanche bisogno di tirare in ballo il Covid, che con i suoi blocchi ai tour, perché già da prima le persone molto raramente compravano musica. Tutto è sui siti di streaming, con pochi soldi che vanno agli artisti. Penso che le band debbano iniziare a cercare altre entrate, realizzando prodotti o offrendo servizi ai fan e ad altre band.

Le piattaforme, quindi, sono più una maledizione che una benedizione per le band?
Penso che avere accesso alle piattaforme di musica digitale sia al contempo una benedizione e una maledizione. È una benedizione perché ora è facile per le persone avere un posto dove ascoltare la musica, hai accesso praticamente a tutta la musica mai fatta sul tuo telefono o sul tuo computer. Lo svantaggio di tutto questo è che ora le persone sono portate a pensare di non aver bisogno di pagare per la musica o pensano di supportare sufficientemente band e artisti semplicemente ascoltando in streaming la loro musica. Questo aiuta, ma le entrate sono state drasticamente ridotte. Inoltre, ora che ogni band può diffondere la propria musica sulle piattaforme di streaming, non importa quanto sia buona o cattiva, è molto difficile farsi notare senza che tu sbatta costantemente il tuo nome in faccia alle persone.

Per quella che è la tua esperienza, una band underground può avere successo solo se ha una grande etichetta alle spalle o può farne a meno sfruttando al meglio i social?
Penso che questo dipenda dalla band. Puoi assolutamente farcela senza un’etichetta discografica, ma devi avere buone basi di marketing per poter raccogliere i soldi necessari per le registrazioni e per la pubblicità, ecc. Può essere molto difficile e opprimente dover pubblicare una miriade di post sui social media ogni giorno per mantenere alta l’attenzione sulla tua band. Senza dimenticare che devi preoccuparti, allo stesso tempo, di creare nuova musica. Avere un’etichetta discografica è fantastico perché c’è un team che può aiutarti a fare tutto mentre tu ti concentri solo sulla musica. Noi siamo fortunati ad avere la Prophecy Productions come nostra etichetta discografica, si prende molta cura di noi.

Cosa pensi che debba cambiare urgentemente nell’industria musicale?
Penso che ci siano molte cose che devono cambiare, ma non so se sarà possibile cambiarle a breve. Come ho detto prima, i siti di streaming hanno reso troppo facile per le persone pensare di non dover pagare per la musica. Questo ovviamente danneggia le band e la loro capacità di continuare a fare quello che stanno facendo. Cercare di usare i social media per convincere le persone a prestare attenzione alla tua band è super difficile. La maggior parte delle volte devi spendere soldi affinché i tuoi post raggiungano tutti i tuoi follower. E i social media non mostreranno le tue cose alle persone se stai cercando di convincerle a lasciare la loro piattaforma, pubblicare qualcosa con un link esterno dal quale le persone possono acquistare le tue cose è difficile. Magari qualcuno che ha miliardi di dollari ed è un grande fan della musica underground un giorno creerà una nuova piattaforma che aiuti le band a promuoversi gratuitamente, dove vendere prodotti fisici senza prendere alcun tipo di denaro per questo.

Torniamo alla tua carriera, a quali altri progetti, oltre ai Novembers Doom, hai contribuito?
Finora ho registrato sette a full con i Novembers Doom, ho fatto un album con i Divinity Compromised, attivi dal 2009, ma non sono più in quella band. Ho un progetto strumentale post-rock/metal chiamato The Kahless Clone e finora abbiamo fatto due EP. Ho registrato anche un paio di parti di chitarra come ospite in alcuni dischi, gli ultimi dei quali per i Myrkgand dal Brasile/Portogallo e i Dismal dal Paraguay.

Cosa ti spinge a fare metal?
Creare musica metal è qualcosa che mi viene naturale ogni volta che mi siedo con una chitarra in mano. Ovviamente scrivo anche cose che non sono metal, ma la maggior parte delle volte è metal. Posso trarre ispirazione dalle colonne sonore di film, da qualcosa che un’altra band ha scritto o semplicemente stando in una stanza e suonare con i membri della mia band. Mi dà molte più soddisfazioni scrivere metal che altri generi musicali.

Qual è il sogno che non hai ancora realizzato ma per il quale stai lavorando duramente?
In questo momento mi sto concentrando sull’avviamento della mia attività di libri di tablature per chitarra che ho chiamato Resistance HQ Publishing. Ho iniziato questa attività per i Novembers Doom, poi sono passato anche quelli di altre band. Il mio sogno è riuscire a rendere questo business abbastanza grande da poter scrivere libri per molti tipi diversi di band e artisti. La maggior parte del mio tempo lo dedico al lavoro e alla creazione di nuova musica.

Over a Barrel – Ferite autoinflitte

Luca Cocconi (The Modern Age Slavery, Browbeat) e Imer Bigi (Ex-Dark Lunacy) sono tornati a lavorare insieme come ai tempi dei Biotech (un paio di demo e un EP, “New World Disorder”, pubblicati verso al fine del secolo scorso). Un death metal ruvido e aggressivo, quello contenuto in “Self-Inflicted Wounds” (Neecee Agency), una vera e propria di valvola di sfogo per il duo durante la cattività imposta dal Covid.

Benvenuto Luca , verrebbe da dire che avete trasformato un momento di crisi come la pandemia in un’opportunità, dando vita a una nuova band, gli Over a Barrel: ti andrebbe di spiegare nel dettaglio come sono andate le cose?
Gli Over a Barrel sono l’unione di due amici con una grande passione per tutto quello che suona estremo che cercano di trasformare questa passione in musica. Sia io che Imer ci conosciamo da tantissimo tempo e abbiamo suonato insieme nella nostra prima band i Biotech dal 1992 al 2000. Durante l’inizio della pandemia Imer aveva alcune idee registrare e dopo avermele inviate mi ha proposto di formare questo progetto che ho trovato fin da subito interessante, data anche la nostra amicizia. Quindi abbiamo cominciato a scrivere e arrangiare le canzoni e successivamente siamo entrati all’Audiocore Studio per registrare “Self-Inflicted Wounds”.

La band nasce come duo ed esordisce come tale con “Self-Inflicted Wounds”, ma avete mai pensato di coinvolgere altri musicisti nel progetto?
Per il momento non abbiamo intenzione in fase di scrittura di coinvolgere altri musicisti. Abbiamo gusti musicali molto affini e questo ci ha portato ad avere idee molto chiare sulla composizione dei pezzi e sul sound che doveva avere questo progetto. Però non siamo persone con i paraocchi e se ci fosse la possibilità di coinvolgere in futuro musicisti che possano portare nuove idee per far crescere e migliorare la band ben vengano!

Avete ambizioni live per gli Over a Barrel?
Assolutamente sì! E’ nostra intenzione farlo il più possibile perché oltre a divertirsi è un ottimo modo per promuovere la tua musica. Vista la situazione speriamo che si possa ritornare a suonare al più presto e che la gente possa andare ai concerti a divertirsi!

Cosa vi siete portati dietro, dalle vostre band precedenti, negli Over a Barrel?
Grazie alle precedenti e attuali band ci siamo fatti molta esperienza, visto che suoniamo da molti anni e abbiamo fatto numerosi concerti sia in Italia che all’estero. Un altro fattore importante, anzi direi fondamentale, è la nostra amicizia! Ci conosciamo da molto tempo e questo ha creato un ottimo feeling musicale e umano che ci permette di lavorare senza grossi problemi e confrontarci in maniera costruttiva!

Invece, questo duo cosa vi ha permesso di sperimentare di nuovo?
Gli Over A Barrel non sono una band che dice “faccio questo perché adesso va di più una cosa rispetto ad un altra”, ma cerchiamo invece di mantenere la nostra attitudine e portare avanti la nostra idea di musica. Semplicemente suoniamo quello che ci piace cercando di farlo al meglio possibile senza seguire le mode. Il disco è stato concepito così, in maniera naturale, e spero che questa genuinità venga percepita dall’ascoltatore.

C’è un brano che possiamo ritenere il più rappresentativo del vostro sound?
Penso che “Distrused Victims” sia il brano più rappresentativo dell’album perché rispecchia in pieno ciò che sono gli Over A Barrel, ovvero un potente mix di velocità e groove il tutto condito dal sound marcio e crudo dell’Hm2! E’ stato strutturato con una dimensione che parte molto brutale e veloce per poi passare ad una parte più pesante e cadenzata. Piccolo spoiler: tra qualche settimana gireremo il video di “Distrused Victims”!

Qual è invece quel pezzo che ci ha messo un po’ convincervi prima della sua stesura definitiva?
“Over A Barrel” è stata la canzone su cui abbiamo avuto più difficoltà, perché è stata la prima che abbiamo composto. Volevamo capire come sviluppare il nostro stile, sia dal punto di vista del sound che delle lyric! E’ stata cambiata diverse volte, aggiungendo e togliendo riff, arrangiamenti, metriche vocali ecc.. Questo ci ha fatto capire che direzione prendere per comporre gli altri brani.

Mentre, cosa vi ha spinto a proporre, “Cyberwaste”, la cover dei Fear Factory?
I Fear Factory musicalmente sono molto lontani da noi, ma è una band che rispettiamo, che ascoltiamo sin dai loro primi album e cha abbiamo visto live diverse volte. Abbiamo scelto “Cyberwaste” perché ha un riffing che permette essere reinterpretato al meglio con il nostro stile e il nostro sound.

Avete dei brani non utilizzati per “Self-Inflicted Wounds” che potrebbero finire in un secondo album o in un prossimo Ep?
Per questo album sono stati composti una dozzina di brani, successivamente dopo una cernita abbiamo deciso di utilizzare gli otto che ritenevamo i migliori e di forte impatto. Sinceramente non so se I brani scartati possono essere riutilizzati. Nel caso ci fosse la necessità verranno sicuramente rivisti e sistemati. Personalmente preferisco scriverne altri per continuare a migliorare e crescere musicalmente.

E’ tutto, grazie…
Ti ringraziamo per averci dato questo spazio. Il 18 marzo esce il nostro album di debutto “Self-Inflicted Wounds”. Siamo carichi e eccitati ma allo stesso tempo speranzosi che possa piacere. Noi ci abbiamo messo molto impegno, anima e cuore per ottenere il massimo e spero che tutto questo possa essere percepito anche da chi lo ascolta!

Sign of Death – No compromise

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Fondati nel febbraio 2019, i Sign of Death sono una nuova band thrash metal tedesca. Nell’ottobre 2021 il gruppo è entrato in studio per registrare il suo primo EP di cinque canzoni, “Revival” (Solid Rock Pr).

Benvenuti, potreste presentare la vostra band ai nostri lettori?
Puggy: Batteria (gruppi preferiti:Trivium, Alter Bridge, Gojira, As I Lay Dying).
Jannis: Chitarra (band preferite: Slayer, Kreator, Exodus, Death e molti altri…).
Oskar: Chitarra, voce (gruppi preferiti: Kreator, Testament, Exodus, Death, Death Angel).
Klaus: Basso (musicisti preferiti: Phil Rudd, Steve Harris, Cliff Burton, Malcom Young, Scott Rockenfield, Steve Di Giorgio, Louis Johnson).

Come definireste il ​​vostro suono?
Fondamentalmente, è thrash metal che a causa del suo stile di canto, suona un po’ come death metal. La band è anche influenzata da realtà americane come Slayer, Testament, Exodus e tedesche come Destruction, Kreator, Sodom, ecc.

Ora che “Revival”, il vostro EP di debutto, è uscito qual è il vostro obiettivo?
Raggiungere più persone possibile. Per promuovere i Sign sulla scena metal. Avere il riconoscimento del nostro impegno da parte del pubblico e poter fare un sacco di concerti, sarebbe il nostro più grande successo.

“Revival” è uscito come pubblicazione indipendente, è stata una vostra scelta o non avete trovato una buona etichetta?
In questo momento abbiamo deciso di rilasciare il “Revival” in modo indipendente per mostrare chi siamo, speriamo di avere presto proposte interessanti!

Quali sono le vostre canzoni preferite di “Revival”?
Klaus: “Hope and Dreams”, perché il riff ti taglia le palle.
Jannis: A me piacciono tutte le canzoni, perché ognuna ha il suo stile.
Oskar: Mi piacciono tutte le canzoni di “Revival”, perché nelle nostre song non c’è posto per i riff che non ci piacciono.
Puggy: Tutte le canzoni per me!

Perché avete incluso l’ultima traccia, “Lost”, come bonus?
Perché “Lost” è stato fatta prima che arrivassimo in studio. La canzone è stata registrata e mixata da Oskar e Jannis. Quindi suona un po’ diversa rispetto alle altre!

C’è un messaggio in particolare che sperate che gli ascoltatori traggano dalla tua musica?
Speriamo che gli “Heavy Metal Maniacs” là fuori impazziscano e si divertano ad ascoltare la musica dei “Sign of Death”. Divertiti e godetevi la nostra musica e la vostra vita. Speriamo di diventare una parte importante della vostra vita e, ultimo ma non meno importante, speriamo di vederci là fuori!

Avete già eseguito queste cinque canzoni sul palco?
Sfortunatamente no, a causa della situazione del Corona!

Se poteste collaborare con un altro artista chi sarebbe?
Klaus: Ce ne sono molti là fuori, alcuni di loro sono morti! Mike Howe, dei Metal Church, purtroppo, è morto l’anno scorso – ci manca così tanto! Kurd Vanderhof – Metal Church, Iron Maiden e tanti….
Oskar: Kreator, Testament, Overkill, Death Angel, Exodus e molte altre band thrash metal!
Jannis: Sono d’accordo con Oskar per questa domanda!
Puggy: Mi piacerebbe collaborare con molte band, come As I Lay Dying!

Set up in February 2019, Sign of Death is a new German thrash metal band. In October 2021 group came into the studio to record its first five songs EP, “Revival” (Solid Rock Pr).

Welcome, could you to introduce your band to our readers ?
Puggy: Drums (Favorite bands: Trivium ,Alder Bridge, Gojira, As I Lay Dying).
Jannis: Guitar (Favorite bands: Slayer, Kreator, Exodus, Death and many more…).
Oskar: Guitar, vocals (Favorite band: Kreator, Testament, Exodus, Death, Death Angel).
Klaus: Bass-guitar (Favorite musicians …Phil Rudd ,Steve Harris ,Cliff Burton ,Malcom Young, Scott Rockenfield , Steve Di Giorgio,Louis Johnson…

How would you define your sound ?
Basically, it’s thrash metal, because of he singing style, it sounds a bit like death metal. The band is also influenced by US American bands like Slayer, Testament, Exodus and also German bands like Destruction, Kreator, Sodom etc.

“Revival”, your EP, is out which is your goal with this debut release??
Reach as many people as possible. To promote our own Sign on the metal music scene. The recognition of our effort by the public and the achievement of many good concerts will be our greatest success.

“Revival” is out as independent release your choose or didn’t find a good label?
At this time we decided to release the “Revival” independently to show who we are, we hope to have interesting proposals soon!

Which are your prefer songs from “Revival”?
Klaus: “Hope and Dreams” because the riff cuts off your balls.
Jannis: For me personally I like all the songs,because each one has its own style.
Oskar: I like all the songs from “Revival” because in our songs there is not place for riffs that we don’t like.
Puggy: All songs are good for me!

Why did you include the last track “Lost” as bonus?
Because “Lost” was done before we got in studio.The song was recorded and mixed by Oskar and Jannis. Therefore it sounds a bit different compared to the other songs!

Is there a particular message you hope listeners take from your music ?
Hopefully the “Heavy Metal Maniacs” out there go crazy and have fun listening to the music of Sign of Death. Have fun and enjoy our music and your life, hopefully we become a big part of your life, and last but not least we hope we will see ourselves out there!

Did you already perform these five songs onstage?
Unfortunately not because of Corona situation!

If you could collaborate with another artist who would it be?
Klaus: There a lot out there, a few of them have died! Mike Howe, of Metal Church, unfortunately, died last year – we miss him so much! Kurd Vanderhof, Metal Church, Iron Maiden and so many…
Oskar: Kreator, Testament, Overkill, Death Angel, Exodus, and many other thrash metal bands!
Jannis: I will agree with the Oskar on this question!
Puggy: I would like to collaborate whit lot of bands like As I Lay Dying!

Defechate – I signori del disordine

I Defechate di Luke (Humangled) e Tat0 (Glacial Fear, Antipathic, Zora, ecc), dopo aver sondato il terreno con un EP, “Overthrown into Oblivion” (2020), e due singoli – “Oxidized Man” (2020) e “Burning like the Water” (2021) – finalmente arrivano al primo lavoro completo, “Unbounded”, uscito da un mesetto su Great Dane Records.

Ciao ragazzi, dopo un EP e un paio di singoli, è arrivato il momento di pubblicare un full-length, “Unbounded”: quali sono le principali differenze tra questa uscita e le precedenti?
Luke – Salve, direi che il primo EP è nato primariamente per “finalizzare” molte idee che avevamo per così dire “pendenti”; dal singolo “Oxydized Man” abbiamo cominciato a maturare più consapevolezza e fiducia in quello che potevamo esprimere. Dal punto di vista della composizione i brani nascono e si sviluppano sempre nello stesso modo, anche se non c’è un metodo prefissato o rigido; gli arrangiamenti e la cura di certi particolari quando abbiamo maturato l’idea del full, sono “evolute” cercando di dare più omogeneità ai brani.

Ai tempi di “Overtrhown Into Oblivion” avevate già scritto, anche se magari in forma grezza, alcuni dei brani che sono poi finiti in “Unbounded”?
Tato – No, quando abbiamo realizzato il primo EP abbiamo inserito tutti i brani che in quel momento avevamo creato, senza lasciare nulla in sospeso, ma dal momento che Luke è un instancabile compositore ha continuato a scrivere brani che via via hanno preso forma andando a formare il full-length “Unbounded”.

Avete riscontrato un maggior affiatamento durante la registrazione di questo disco, dato che il gruppo aveva alle spalle già delle pubblicazioni?
Luke – Sicuramente la collaborazione con Tat0 si perfeziona quotidianamente, ormai siamo perfettamente “accordati”. Su “Unbounded” ci siamo pure scambiati spesso i compiti per vedere i brani da altre prospettive. Anche la collaborazione con alcuni musicisti che ci hanno aiutato su alcune parti si è affinata ulteriormente.

Tra il full-length e l’EP avete anche pubblicato un singolo, “Oxidized Man”: la versione contenuta in “Unbounded” è la stessa?
Tat0 – Il singolo “Oxidized Man” conteneva in sé tre brani, quello in questione in due versioni, in italiano ed inglese, e “La Morte La stessa” che era contenuto nel primo EP “Overtrhwon into Oblivion”, ma presente qui nella sua versione in inglese. La versione che abbiamo voluto inserire in “Unbounded” è quella in inglese, ma rivista leggermente nel mix, questo perché il singolo lo pubblicammo solo in digitale e ci sembrava opportuno realizzare una versione di questo brano anche su supporto fisico

Ep, singolo e full si concludono sempre con un brano in italiano, come è nata questa “tradizione”?
Tat0Intanto, fa davvero piacere constatare che conosci bene i nostri lavori, e ti ringrazio per l’interesse che hai avuto nell’ascoltare tutto; nel primo EP venne in mente a Luke l’idea di fare un brano in Italiano, anche per sperimentare e vedere cosa ne venisse fuori. Beh, la cosa ci piacque molto, anche al di là delle mie aspettative, dal momento che personalmente non ho mai amato molto il metal cantato in italiano, questo perché mi dà l’impressione che alleggerisce in qualche modo il sound prettamente duro del genere in questione, ma mi sbagliavo, difatti è venuto fuori un brano molto interessante ed abbiamo continuato a farne almeno uno in ogni nostra altra produzione.

Avete mai pensato di passare totalmente all’italiano?
Luke – Abbiamo pensato alla possibilità  di raccogliere i tre brani in italiano ed aggiungerne altri per una release tutta in lingua madre.

I testi di “Unbounded” di cosa parlano?
Luke – “Unbounded” non è un concept, l’idea di fondo che può fungere da linea guida è espressa dalla copertina: l’uomo che rispecchiandosi riesce a vedere il proprio lato oscuro, la malvagità celata che lo terrorizza. I singoli pezzi mettono in luce alcuni aspetti della malvagità umana: ipocrisia, abusi e soprusi sui più deboli ma anche disuguaglianza (ad esempio all’accesso alle cure mediche “Hyperammonaemic”) e molto altro. Vi inviterei a seguire le liriche accluse al digipack, perché parte integrante della proposta Defechate.

Il titolo “Unbounded”, illimitato, mi sembra quasi in contrasto con la situazione attuale che invece ci vede alle prese con diverse limitazioni. C’è un nesso tra il nome del disco e la realtà odierna?
Luke – “Unbounded” segue quello che ho detto in merito al significato della copertina; come fosse una ferma condanna contro certe situazioni narrate nei testi: una condanna che non passa per una “espiazione” ma che è definitiva. Un pò come nell’Inferno dantesco in cui le anime sono destinate a patire eternamente, illimitatamente per le colpe commesse.

Ora che i limiti dovuti alla pandemia pare che stiano per cessare, la guerra in Ucraina potrebbe limitare i tour in Europa. Voi avete live in programma o preferite aspettare oppure concentrarvi esclusivamente sulla produzione in studio?
Tat0 – Con i Defechate non ci siamo mai esibiti dal vivo, il motivo non è legato a pandemia o altro, il problema è più di carattere logistico, viviamo parecchio distanti tra di noi, in regioni diverse, ed abbiamo avviato questo progetto sia per consolidare una profonda amicizia e stima reciproca che ci sta tra me e Luke, avendo già collaborato in passato con i suoi grandi Humangled, e sia per concretizzare idee musicale che Luke aveva in mente da tempo e che voleva realizzare, pertanto continueremo a produrre qualsiasi idea ci venga in testa, sia esso un album un EP o un singolo, a noi importa suonare e nulla altro.

Nightrage – Abyss rising

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

“Abyss Rising” dei Nightrage (Despotz Records \ NeeCee Agency) è il terzo – dopo “Venomous” (2017) e “Wolf To Man (2019) – di una trilogia di album sull’Inferno di Dante. Scritto e registrato dalla stessa formazione del precedente disco, “Abyss Rising” è un’ulteriore prova di talento e classe.

Benvenuto Marios (Iliopulous), “Abyss Rising” è il capitolo finale della vostra trilogia che include anche i vostri due album precedenti. Questa nuova uscita è musicalmente diversa da “The Venomous” e “Wolf to Man”?
Penso che in questo nuovo album il nostro modo di scrivere le canzoni sia migliorato ancora di più, e abbiamo provato alcune cose nuove: specialmente su alcune voci in diverse canzoni, Ronnie ha aggiunto alcune voci pulite di sottofondo e questo ha reso le canzoni ancora più potenti. Ovviamente il nostro stile musicale caratteristico è presente in tutto l’album, con riff pesanti e melodie eteree, qualcosa che ci definisce come band, e cerchiamo sempre di trovare modi per migliorare il nostro modo di scrivere le canzoni esplorando ancora più a fondo. La mia chimica e quella di Magnus nella scrittura delle canzoni questa volta è ancora più affinata e siamo maturati molto come coppia di chitarre.

Quanto è difficile progettare un’opera in tre dischi? Quando hai iniziato, sapevi già come sarebbe suonato l’ultimo album?
Ebbene, quando Ronnie il nostro cantante ha iniziato a scrivere questo tema oscuro con “The Venomous”, non credo che pensasse che ci sarebbero voluti tre album per completare questa storia oscura, che è iniziata con noi umani che andiamo verso la nostra estinzione e che nell’ultimo album, “Abyss Rising”, ci ritroviamo nell’inferno che ci siamo creati. Per noi scrivere questi album è stata una cosa molto naturale, non sapevamo che questi ultimi tre dischi sarebbero stati una trilogia, è capitato e ne abbiamo seguito il flusso. Facciamo sempre demo complete prima delle registrazioni effettive dell’album, quindi abbiamo sempre in anticipo un’idea molto dettagliata di come suonerà il risultato finale.

La trilogia è uscita come volevi o ci sono cose per le quali vorresti poter tornare indietro per modificarle?
Siamo molto felici di come questi tre ultimi album si siano connessi tra loro, ovviamente quando hai finito con un disco, ci sono sempre un miliardo di cose che avresti voluto fare diversamente, ma mi piace lasciare le cose come stanno quando sono ormai state fatte e non pensarci troppo.

Pubblicherete un cofanetto che include tutti e tre gli album?
Questa è una grande idea ed è un qualcosa su cui la nostra etichetta dovrebbe riflettere, perché per chi volesse esplorare l’intero concept della storia, potrebbe essere fantastico ascoltare questi tre dischi da un bel cofanetto.

Come sono nati i vostri nuovi brani? Avete cambiato il processo di scrittura durante la pandemia?
È sempre la stessa procedura, io e Magnus che mettiamo insieme le nostre idee per i riff e facciamo demo complete con le nostre canzoni, quindi la pandemia non è stata un vero problema per noi, ho dovuto viaggiare diverse volte in Svezia per comporre e registrare l’album e a volte era molto rischioso perché non sapevo se avrei avuto un volo di ritorno. Grazie a Internet ci inviamo di continuo file avanti e indietro ed è così che abbiamo composto tutte le canzoni. È un lavoro di squadra a cui tutti contribuiscono e Ronnie in seguito scrive i propri testi e melodie vocali e Franco e Dino aggiungono le proprie idee, quindi tutti danno il proprio meglio per affinare il materiale.

Questo è il secondo album con la stessa formazione, pensi che ci sia stata una maggiore coesione tra di voi rispetto all’epoca di “Wolf to Man”?
Sì, le cose stanno andando sicuramente nella giusta direzione e l’atmosfera nella band è davvero fantastica, e puoi sentirlo nelle canzoni del nuovo album. Sono felice di aver trovato questi ragazzi fantastici perché stiamo formando una grande squadra e penso che nelle nuove canzoni abbiamo un’intesa ancora migliore e abbiamo fatto un album molto più maturo, perché ora ci conosciamo molto meglio e stiamo lavorando con una mentalità migliore e positiva.

Ispirato in parte dall'”inferno” di Dante, “Abyss Rising” esplora la continua distruzione da parte dell’uomo del mondo in cui viviamo fino a quando l’abisso si apre per ingioiare tutto. Secondo te, i tuoi fan prestano abbastanza attenzione al lato lirico dei Nightrage?
Sì, penso che questo tipo di testi sia molto interessante e spinga le persone a sedersi e leggerli, non siamo predicatori questo è certo, vogliamo solo far riflettere le persone un po’ di più su cosa sta succedendo ed essere più consapevoli. Penso anche che i nostri testi si adattino molto alla musica che stiamo suonando e questo è un altro fattore interessante per fare in modo che chiunque presti un po’ più di attenzione, perché almeno per noi anche i testi sono importanti come lo è la musica. E ci fa piacere quando i fan si interessano a musica e i testi.

Ci sono piani per eventuali tour nel prossimo futuro?
Sì, molto presto annunceremo alcuni spettacoli in Finlandia e Spagna e anche in Grecia e stiamo cercando dappertutto, dal momento che la merda covid sembra stia andando via dalle nostre vite. Abbiamo in programma di suonare in Giappone e Australia più le Americhe. Inoltre stiamo cercando un tour europeo completo e vogliamo visitare il maggior numero possibile di paesi e condividere le nuove canzoni con tutti i nostri fan.

Hai paura di andare in tournée durante l’emergenza pandemica?
È sicuramente un rischio, ma a volte è necessario correre il rischio e vedere cosa succede, penso che il covid sarà presto svanito dalle nostre vite e dobbiamo anche imparare a conviverci. Altrimenti, se vivi sempre in uno stato di paura, stai perdendo te stesso e la tua vita.

Nightrage’s “Abyss Rising” (Despotz Records) is the third – after “Venomous” (2017) and “Wolf To Man (2019) – in a trilogy of albums about Dante’s Inferno. Written and record by the same line-up of the previous album, “Abyss Rising” is a further proof of talent and class.

Welcome Marios (Iliopulous), “Abyss Rising” is the final chapter of your trilogy including your previous two albums. Is this new release musically different from “The Venomous” and “Wolf to Man”?
I think on this new album our songwriting improved even more, and we tried some new things especially on some vocals on different songs, Ronnie has added some background clean vocals underneath and that made the songs even more powerful. Of course our signature musical style its all over the album, with heavy riffing and ethereal melodies, somethings that is defining us as a band, and we always trying to find ways to improve our songwriting with exploring even more deeper. Mine and Magnus songwriting chemistry is even more detailed this time and we have mature a lot as a great guitar team.

How difficult is it to plan a three-disc opera? When you started, did you already know how the last album was going to sound?
Well when Ronnie our singer have started writing this dark theme back on The Venomous, I don’t think he would ever realized that it will took us 3 albums to complete this dark story, that is started with us humans going towards our own extinction and finally on the last album Abyss Rising, we are already in the hell that we have created for ourselves and we are done. For us writing these albums its something that comes very naturally, we didn’t know that these last 3 albums will be a trilogy, it happened that way and we just go with the flow. We always doing full demos before the actual recordings of the album so we always have a very good idea of how the album should sound beforehand.

Did the trilogy turn out the way you wanted it to, or are there things you wish you could go back and alter?
I think we are very happy of how these 3 last albums came together, of course when u are done with an album, there is always a billion things that u could do differently, but I like to let it be and when something its done, you should leave it and don’t over thinking it about it.

Will you release a box-set including all the three albums?
That’s a killer idea and its something for our label to think about, because definitely when u want to explore the whole concept of the story, is great to listen back to back these 3 last albums and why not in a cool boxset.

How are born your new tracks? Did you change your writing process during the pandemic?
Its always the same procedure me and Magnus jamming along with our riff ideas and making full demo songs, so the pandemic it was not a real problem for us, I had to travel several times in Sweden for the composing, and recording of the album and sometimes that was very risky because I didn’t know if I would have a return flight back. Thanks to the internet we always sending files to each other back and forth and that’s how we have composed all the songs. Its a team work that everybody is contributing and Ronnie later writing his own lyrics and vocal melodies and Franco and Dino adding their own ideas, so everybody is giving the best they can to be able to come up with the finished material.

This is the second album with the same line-up, do you think there has been a greater cohesion between you than at the time of “Wolf to Man”?
Yeah things are getting at the right direction for sure and the atmosphere in the band is really great, and you can hear that on the songs on the new album. I’m happy to have found these great guys that we are making a great team and I think on the new songs we have even more better chemistry and we did a much more mature album, because now we know each other so much better and we are working with a better and positive mentality.

Inspired in part by Dante’s ‘inferno’, “Abyss Rising” explores man’s continual destruction of the world we live in until the abyss opens up to consume all before it. In your opinion, do you think your fans pay enough attention to the lyrical side of Nightrage?
Yeah I think these kind of lyrics are very interesting and make people to sit down and read them, we are not preachers that’s for sure, we just want to make people think a bit more, of whats going on and be more aware. I think also that our lyrics fits a lot with the music we are playing and that’s another interesting factor to make anyone to pay a bit more attention, because at least for us lyrics are also important as the music is. And we love it when fans also embracing the whole thing music and lyrics.

Are there any plans to tour extensively in the near future?
Yeah we will going pretty soon to announce some shows in Finland and Spain and also Greece and we are looking all over the place, since covid shit seems to go away from our lives. We have plans to play in Japan and Australia plus the Americas. Also we are looking for a full European tour and we want to visit as many countries as possible and share the new songs with all our fans.

Are you afraid to tour during the pandemic emergency?
Its definitely a risk, but sometimes you need to take the risk and see what happens, I think covid will be soon vanished from our lives and we also need to learn to live with it. Otherwise if you live in a state of fear all the time, you are loosing yourself and your life.




Humator – Arisen from the ashes

Le tracce degli Humator erano andate perse qualche anno fa, quando alcuni membri della band si erano trasferiti in Germania. Paradossalmente, l’aver sposato la base in un Paese ben più recettivo del nostro nei confronti di certe sonorità, non ha dato lo slancio definitivo alla carriera dei nostri. Oggi si torna a parlare di Humator grazie a un nuovo disco, “Curse of the Pharaoh” (Time to Kill Records \ Anubi Press), pubblicato a ben dodici anni di distanza dal precedente “Memories From The Abyss”.

Benvenuto Piero (batteria), da diversi anni vi siete trasferiti in Germania, qual è la situazione live da quelle parti in questi giorni di pandemia?
Ciao, intanto grazie per l’opportunità che ci avete dato, la situazione live qui non è delle migliori, diciamo che si sta iniziando a muovere qualcosa soprattutto per le big band,per il piccolo underground ci vuole un po’ di tempo… spero al più presto possibile.

Rimaniamo in tema Germania, dopo il trasferimento all’estero si sono perse le vostre tracce. Sino a quel momento avevate pubblicato un demo, “Anger Castles”, e un album, “Memories From The Abyss”, poi il silenzio durato dodici anni: che cosa è successo?
Sì, purtroppo è così, subito dopo l’uscita di “Memories…” io e Ray ci siamo trasferiti in Germania per lavoro. Per questo motivo si sono perse le nostre tracce nel 2009, quando ci siamo trasferiti abbiamo avuto serie difficoltà a trovare componenti, non è stato per niente facile.

Appunto, presentate sul questo album due nuovi membri, Michael Bach e Simon Moch: come siete entrati in contatto con loro?
In principio, dopo  un paio d’anni, è entrato a far parte della band Antonino (chitarra) anche lui siciliano. Per puro caso, avevamo visto un video su YouTube, una guitar cover di “Sadness” fatta da Antonino, da lì lo abbiamo contattato. Neanche a dirlo, si doveva trasferire in Germania e qui entra a far parte della band, e da allora in poi abbiamo iniziato a creare nuovi brani. Ma le difficoltà c’erano sempre, non riuscivamo a trovare un cantante e un bassista, dopo varie ricerche e vari anni sonio entrati Michael (voce) e Simon (basso).

Finalmente è arrivato il momento di parlare di “Curse of the Pharaoh”, i brani esistono da anni o sono stati creati con la nuova formazione?
I brani esistono dal 2016 e sono stati creati da me, Ray e Antonino. Principalmente i riff partono da Ray e poi tutto il resto viene dagli altri componenti della band.

Cosa presenta di diverso questo secondo album rispetto al vostro esordio?
Sinceramente non lo sappiamo, ahahahah. Penso che col passare del tempo si cresca, le tendenze musicali cambiano e quindi, senza volerlo, vai a modificare il DNA musicale: il marchio è lo stesso, ma i tempi cambiano…

A proposito di “Memories from the Abyss”, credi che un giorno possa essere ristampato?
Magari, sinceramente ci avevo pensato anch’io. E’ un bel lavoro, non cambierei niente, è il tipico sound humatoriano, ahahahah…

Torniamo a “Curse of the Pharaoh”, il disco è un concept di ispirazione egiziana, si basa su fatti storici-mitologici oppure è tutto frutto della vostra fantasia?
Noi volevamo solo un album che non contenesse troppi cliché. L’antico Egitto non è così fortemente rappresentato nel death metal, a parte i grandi Nile. E ne abbiamo anche ricavato un album fantasy, invece di trattare testi troppo accuratamente storici.

Secondo te, come mai l’antico Egitto ha sempre affascinato i musicisti metal?
Abbiamo notato che alcune sonorità ci portavano l’orecchio a quel sound quasi tipicamente egiziano e dopo siamo arrivati alla conclusione che avremmo dovuto parlare dell’antico Egitto. Come ben si sa, non siamo gli unici a trattare queste tematiche, probabilmente perché l’antico Egitto ha tantissimi misteri e ancora oggi non si sono trovate risposte. Magari sarà per questo motivo? Chi lo sa?!

E’ presto per parlare di tour o qualcosa si sta muovendo, magari anche qui da noi in Italia?
Non è presto, stiamo cercando di organizzare qualcosa. Ma visto la situazione Covid, non siamo ancora in grado di dare delle conferme…

Discordance – Geometrie sonore

Ospiti di Mirella Catena su Overthewall, i Discordance, da poco fuori con l’album “Vertex” (Buil2kill Records / Nadir Promotion).

La band si forma già nel 2007 iniziando a suonare death metal con influenze grindcore per poi orientarsi verso un sound decisamente più ricercato e tecnico. Com’è avvenuto questo “passaggio” e chi ne è stato l’artefice?
Effettivamente, come hai notato, c’è stata un’importante evoluzione del nostro sound. Da sonorità ispirate alla vecchia scuola del death metal (Suffocation e Napalm Death, di cui ai tempi proponevamo la cover di “Malicious Intent”) ci siamo spostati verso altre più moderne, ispirata a gruppi come Obscura, Origin e i francesi Gorod. Sebbene il principale compositore dei testi sia Alessio/Gibo, si è trattato di un passaggio naturale che ci ha visti tutti concordi. Pensiamo che nel 2022, in un panorama a dir poco più inflazionato, sia necessario provare a ritagliarsi una propria “nicchia”, con un proprio sound distintivo. Crediamo (e speriamo) che uno dei nostri principali pregi sia quello di non esser immediatamente accostabili a nessun altro gruppo, anche se i riferimenti sono ben presenti, com’è naturale.

Com’è composta l’attuale line up?
L’attuale line up, ormai stabile da circa tre anni, vede Alessio Giberti alla chitarra, Andrea Gaeta al basso, Francesco Benvenuti alla batteria e Francesco “Oxe” Sita, ultimo entrato, alla voce.

“Vertex” è il vostro secondo album in studio uscito a fine 2021. Ci parlate di questo nuovo lavoro discografico?
La scrittura dei pezzi che compongono il nuovo album è iniziata verso la fine del 2016 e si è completata nel 2019, con “Imposition of a Cosmic Lithany”, dopodiché a gennaio 2020 siamo entrati in studio. Per le registrazioni abbiamo puntato su un suono potente ma al contempo naturale e non iper-compresso come va un po’ di moda oggi. Dopo aver ascoltato alcuni suoi lavori, la nostra scelta è caduta sugli Art Distillery Studios di Claudio Mulas a Modena (https://www.facebook.com/artdistillerystudios/), e secondo noi si è trattato della scelta vincente. Oltre ad essere un grande professionista, Claudio ci ha dato importanti consigli ed è stato estremamente paziente nella fase di mixaggio e di mastering, anche quando gli abbiamo chiesto decine di modifiche infinitesimali. Il Covid ha reso tutto il processo più lento e difficile, oltre a complicare la comunicazione tra di noi e con Claudio, ma ha avuto un effetto benefico perché, non avendo alcuna fretta di pubblicare il disco, abbiamo discusso e meditato ogni singola nota del disco! Il disco è uscito per Buil2Kill Records, mente per la promozione ci siamo affidati alla Nadir Promotions di Trevor dei Sadist, il quale sta facendo un ottimo lavoro.

“Vertex” ha messo d’accordo pubblico e addetti ai lavori, proponendo eccellenti esecuzioni come nell’album precedente ma conservando echi dell’EP di debutto. Può essere considerata una sorta di “maturazione” del sound della band?
Come dicevamo, indubbiamente sì. Rispetto al disco precedente “In the Shadow of Leaves”, uscito nel 2017, abbiamo abbandonato alcune soluzioni eccessivamente “tecniche” ma che trovavamo fini a se stesse, così come altre eccessivamente violente e “muscolari” (anche in senso fisico, specialmente per quanto riguarda la batteria!), proseguendo nel nostro impegno di una maggiore personalizzazione del suono. Siamo già al lavoro su tre nuovi brani: sono piuttosto diversi tra loro e crediamo che possano costituire la naturale evoluzione di “Vertex”.

Ho parlato prima dell’eccellente esecuzione di riff e assoli ma anche basso e batteria riescono ad emergere spesso in maniera preponderante. Chi è o chi sono i principali artefici della composizione?
Ti ringraziamo per i complimenti, che “giriamo” virtualmente a Claudio degli Art Distillery Studios. Ovviamente abbiamo provato fino allo sfinimento prima di iniziare le registrazioni, ma senza il suo contributo non sarebbe stato possibile ottenere un prodotto così professionale. Per quanto riguarda la composizione, il principale responsabile è Alessio, “Gibo”, che solitamente arriva in sala prova con alcuni riff e un’ossatura del pezzo. Quando ci ritroviamo per le prove, Andrea e Francesco non solo “studiano” i riff di Gibo, affinando le rispettive parti di basso e batteria, ma danno il proprio contributo alla composizione con suggerimenti e proposte, ad esempio con riguardo al numero delle ripetizioni, alle pause, alla velocità di esecuzione, alle parti di collegamento tra le varie sezioni e così via. I Discordance non sono, insomma, uno di quei gruppi in cui alcuni membri si limitano a imparare un pezzo già pronto. I testi e tutto ciò che attiene alla voce, invece, sono di competenza di Oxe.

Nell’album sono inseriti due brani in lingua italiana. Come mai questa scelta e quali sono le tematiche che affrontate?
Oxe, il cantante, si occupa di sviluppare le metriche e i concetti dei pezzi, è entrato nel gruppo durante la stesura dell’ultimo lavoro. Nello specifico “Vertex” si concentra sulla matematizzazione e sulla geometrizzazione della natura e sulle implicazioni morali che ne possono derivare, ovvero sulle conseguenze pratiche dell’attribuzione del numero al cosmo. Nell’album si spazia da temi quali la ricerca dell’immortalità tramite lo sfruttamento della natura fino a metafore sull’Uno neoplatonico, come anche tratta del tentativo dell’uomo di superare quei confini determinati dalle geometrie che attribuiamo alla realtà, quelle figure e vertici impossibili da superare entro i quali si esercita il raziocinio dell’uomo. La lingua italiana è usata nel ritornello di “Schema” e in tutto il brano “La mia memoria”. Per quanto riguarda “Schema” si è scelto di scrivere il ritornello in italiano per questioni concettuali, che sono poi sfociate in un intervento stilistico. Schema infatti significa, dal greco antico, configurazione, forma. Quel “percepisci-la geometria-dello schema” sta proprio ad intendere come la realtà semplificata tramite la geometria si configuri come un modello più facilmente analizzabile e sfruttabile. Per quanto riguarda invece “La tua memoria”, sono stati fatti vari tentativi: questo brano è connesso direttamente a “Schema” come si può dedurre dalle parole “…rinuncia allo schema”, che intendono essere sia una forte critica alle opinioni meramente soggettive che vogliono intendersi come verità assolute e la cui unica argomentazione è unicamente quella della libertà di espressione, ma anche come una sottile esortazione a non intendere la matematizzazione della natura come unica forma conoscitiva.
La copertina, realizzata dal fratello di Oxe, Paolo, rappresenta l’universo attraverso la raffigurazione del dodecaedro platonico e si inserisce a pieno titolo nel concept dell’album.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Nel ringraziarti per l’intervista, invitiamo tutti gli ascoltatori a seguirci sulla pagina facebook (https://www.facebook.com/discordanceband), dove pubblicheremo le news e – sperando si possa ritornare quanto prima alla piena normalità – le prime date di promozione del disco. Per ora, è confermata quella del 25 a Ferrara, nella nostra città. Abbiamo inoltre in produzione il nostro primo videoclip, mentre sono già in stampa delle magliette fichissime, basate su un artwork alternativo realizzato a mano. L’album Vertex è disponibile su tutte le piattaforme di streaming, come Spotify e Apple Music, mentre sul nostro canale YouTube (https://www.youtube.com/channel/UCZKicc2a5y3MoIqwzqE5xFw) è possibile ascoltare gratuitamente tutta la nostra discografia. Per chi volesse fornirci un supporto più “concreto”, vi invitiamo a visitare la nostra pagina bandcamp http://discordance1.bandcamp.com/ o a rivolgersi direttamente a noi attraverso la pagina facebook.
Grazie ancora per il supporto!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 14 febbraio 2022.

NervoChaos – All colors of darkness

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo l’album celebrativo, “Dug Up… Diabolical Reincarnations”, per il 25° anniversario della band nel 2021, il quintetto di San Paolo NervoChaos torna quest’anno con il nuovo disco, il decimo della carriera, “All Colors Of Darkness” (Emanzipation Productions). Undici canzoni di death metal ruvido e nero come la pece.

Ciao Edu (Lane, batteria), grazie per averci dedicato del tempo oggi. Come va?
Salve! Qui tutto è sotto controllo. Grazie mille per l’opportunità e il supporto.

Il vostro nuovo album, “All Colors of Darkness”, è finalmente uscito! Dopo 25 anni di carriera, è stato relativamente facile trovare l’ispirazione o è stato un album difficile da realizzare?
Sai, è il nostro primo album per Emanzipation Prod. e l’uscita mondiale è avvenuta proprio oggi, quindi ne siamo molto contenti! Non è stato affatto difficile o problematico registrare questo nuovo album. Il nostro processo di scrittura è continuo e c’è ancora molta ispirazione, soprattutto in considerazione di come vanno le cose oggigiorno nel mondo in cui viviamo.

Durante la pandemia di Covid-19 avete pubblicato due album, “Dug Up… Diabolical Reincarnations” e “All Colors of Darkness”, quanto è difficile promuovere un disco in questi giorni?
Sono stati due anni terribili, super duri, per noi e credo anche per tutti, ma fortunatamente abbiamo il nostro studio, quindi siamo riusciti a sfruttare al meglio il nostro tempo durante questi due anni di pandemia. “Dug Up… Diabolical Reincarnations” è stato pubblicato nel novembre 2021 e l’abbiamo fatto solo per celebrare il 25° anniversario della band. Ecco perché abbiamo scelto di ri-registrare un album, in stile ‘best of’, ma concentrandoci sui primi quattro dischi della band, e abbiamo anche colto l’occasione per presentare la nuova formazione. Crediamo che quest’anno (2022) saremo in grado di andare in tour ed è per questo che è stato pubblicato il nostro ultimo album, “All Colors of Darkness”. Per quanto riguarda la parte promozionale durante la pandemia, non potendo fare spettacoli/tour, abbiamo realizzato diversi podcast e streaming, oltre a diverse interviste scritte. È così che abbiamo gestito la promozione in questi giorni difficili.

Alcune canzoni incluse in “All Colors of Darkness” provengono dalle sessioni di “Dug Up… Diabolical Reincarnations”?
No. Tutte sessioni diverse, ma con lo stesso produttore, lo stesso tecnico del suono, la stessa persona che ha curato il mix e il processo di masterizzazione, lo stesso studio e, ultimo ma non meno importante, la stessa formazione! Hahaha.

Finora avete realizzato quattro singoli: “Wage War On The Gods”, “Golden Goblet Of Fornication”, “Beyond The Astral” e “Dragged to Hell”. “Dragged To Hell” mostra il lato più eclettico dei NervoChaos, pensi che questa canzone possa rappresentare il futuro della band?
Cerchiamo sempre di evolverci, come musicisti e come band, ma ci basiamo sempre sulla nostra proposta iniziale, concentrandoci sul nostro sound. Non facciamo qualcosa con l’intenzione di piacere a persone diverse da noi stessi. Come band, siamo sicuramente più maturi, con molta più esperienza, una nuova formazione, e abbiamo anche avuto molto tempo per suonare tutte queste canzoni e perfezionare tutto come volevamo e come ci sembrava giusto. La canzone “Dragged to Hell”, ad esempio, ha un po’ più di melodie, alcune voci pulite e anche alcuni cambi di tempo, quindi non penso che sia così diversa dalle cose che stavamo facendo prima, si tratta semplicemente di un’evoluzione naturale ed è la conseguenza di come ci sentivamo in quel momento, ma sempre NervoChaos. Penso che le due cover nell’album mostrino molto di più il lato eclettico della band.

Con questo album i NervoChaos tagliano il traguardo del decimo album in studio, ci avresti mai scommesso all’inizio della tua carriera?
Nemmeno nei miei sogni più sfrenati! Tutto scorre via così velocemente, sembra ieri che abbiamo fondato la band… e ora, che ho avuto il tempo di fermarmi, ho potuto vedere quanto abbiamo realizzato e anche tutto quello che abbiamo passato… è stata una corsa fantastica che ha appena completato i suoi primi 25 anni e tutto quello che posso dire è che siamo pronti per fare molto di più!

Puoi raccontarmi uno o due momenti di questo lungo viaggio che ti rendono orgoglioso delal tua band?
Ogni volta che pubblichiamo un album, o completiamo un tour, o finiamo uno spettacolo, sono orgoglioso della band, perché amiamo quello che facciamo e facciamo quello che amiamo!

Secondo te il non essere europeo o americano ha penalizzato la tua carriera?
Non credo.

Promuoverete sul palco il nuovo album?
Di sicuro! Speriamo che tutto vada bene e che tutte le band possano tornare sul palco e anche in tour. Quindi, a partire da metà aprile, abbiamo programmato un tour europeo di quattro settimane, poco dopo ne faremo uno in America Latina e poi due settimane in Brasile, chiudendo così la nostra prima metà dell’anno. Stiamo già lavorando ad altri tour per la seconda metà di quest’anno, quindi spero di vedervi presto!

After the celebration album “Dug Up… Diabolical Reincarnations” for the band’s 25th anniversary in 2021, the São Paulo five-piece NervoChaos is back this year with the new record, the tenth, “All Colors Of Darkness” (Emanzipation Productions). Eleven raw and pitch-black death metal songs.

Hey Edu (Lane, drums), thanks for taking the time to talk with us. How are you doing today?
Hail! Here everything is under control. Thank you so much for the opportunity and support.

Your new album, “All Colors of Darkness”, is out at last!  After 25 years of carrier, was it relatively easy to find that inspiration again or was this a difficult album to make?
You know, it’s our first album thru Emanzipation Prod. and the worldwide release was today, so we are very happy with it! It was not difficult or problematic at all to record this new album. Our songwriting process is continuous and there is still plenty of inspiration, especially with the way things are nowadays in the world that we live in.

During the Covid-19 pandemic you released two albums, “Dug Up… Diabolical Reincarnations”  and “All Colors of Darkness”, how hard is it to promote an album during  these strange days?
It was two terrible, super hard, years for us and I believe for everyone too, but luckily we have our own studio, so we managed to use our time a lot during these two pandemic years. “Dug Up… Diabolical Reincarnations” was released in November 2021 and we just did it to celebrate the band’s 25th anniversary. That’s why we chose to make a re-recording album, a ‘best of’ style, but with focus on the band’s first four albums, and we also took the opportunity to present the band’s new line-up. We believe that this year (2022) we will be able to go out on tour and that’s why our newest album, “All Colors of Darkness”, was released. Regarding the promotional part during the pandemic, as we were unable to do shows/tours, we have made several podcasts and streamings during this period, in addition to several written interviews as well. That’s how we handled the promotion during these weird days. 

Some songs included in “All Colors of Darkness” are from the “Dug Up… Diabolical Reincarnations” sessions?
No. All different sessions, but with the same producer, same sound engineer, same person did the mix and master process, same studio, and last but not least, same band line-up haha.

You’ve made four singles so far: “Wage War On The Gods”, “Golden Goblet Of Fornication”, “Beyond The Astral” and “Dragged to Hell”. “Dragged To Hell” shows Nervochaos’ most eclectic side. Do you think this song could represent the future of the band?
I believe that we are always looking to evolve, as musicians and as a band, but we are always based on our initial proposal and focused on our own sound. We don’t do something with the intention of pleasing people other than ourselves. As a band, we are certainly more mature, with far more experience, new line-up, and we also had a lot of time to jam all these songs and polish everything as we wanted and as it felt right. The song “Dragged to Hell” for example, has a bit more melodies, some clean vocals and also some tempo changes, so I don’t think it’s that different from the things we were doing earlier, just a natural evolution and how we felt at that moment, but still NervoChaos. I think that the two cover songs on the album shows way more the most eclectic side of the band. 

With this album NervoChaos cross the finish line of the tenth studio album, would you have ever bet on it at the beginning of your career?
Not even in my wildest dreams! Everything goes by so fast, it all seems like yesterday that we started the band… and now that I had time to stop and I could see how much we’ve accomplished and everything we’ve been through too…it has been an amazing ride that just completed 25 years and all I can say is that we’re ready for so much more!

Can you name one or two moments from this long journey that make you proud of this band?
Whenever we release an album, or complete a tour, or finish a show, I feel proud of the band, because we love what we do and we do what we love! 

In your opinion, not being European or American has penalized your career?
I don’t think so. 

Will you promote on stage the new album?
For sure! We hope that everything goes well and that all bands can return to the stage and to touring as well. So starting in mid-April, we have scheduled a four-week European tour, shortly after that we will do a Latin American tour and then a two-week tour in Brazil, thus closing our first half of the year. We are also already working on more tours for the second half of this year, so I hope to see you all again soon!