Nerium – Spreading the venom

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Abbiamo il piacere di conoscere i Nerium provenienti dal Rio de la Plata. Il veleno sonoro che questa band uruguaiana ci offre è un brutal death metal ispirato dai suoni di grandi, ma con un proprio tocco particolare dato dalle tematiche incentrate su animali e piante velenose. Il bassista Jose Pisacco, uno degli artifici di questa band, ci ha raccontato in questa intervista per Il Raglio del Mulo cosa vuol dire fare metal estremo in Sud America, le difficoltà e soprattutto cosa spinge a fare musica estrema.

Ciao, benvenuto su Il Raglio del Mulo, è un vero piacere avervi qui, come sono nati i Nerium e la loro idea di brutal death metal?
Ciao gente de Il Raglio del Mulo, i Nerium si sono formati a maggio 2018 con Alejandro Epifanio
(2° chitarra) e José Pisacco (basso), dopo che si erano allontanati dalla loro precedente band in cui avevano condiviso una carriera di 15 anni; a marzo 2019 entra Pablo Magallanes (1° chitarra), tornato da poco dal suo soggiorno in Svezia. Alla fine del 2019 entra Anibal Beducháud (voce) e dopo un’intensa ricerca di batteristi in Uruguay, Ismael Pérez entra in formazione direttamente dall’Argentina (batteria) nel gennaio 2020. La nostra idea di fare brutal death è nata per dare il nostro contributo alla scena uruguaiana, ma allo stesso tempo cercando di fare un tipo di musica che non fosse ancora stata fatta nel nostro territorio.

Cosa significa il vostro nome, Nerium?
Il Nerium è la pianta più letale che esista sulla faccia della Terra, per questo ci è piaciuto molto il suo significato e ne abbiamo adottato il nome.

Com’è fare metal in America Latina? A un certo punto avete pensato di mollare tutto e continuare con una vita normale?
Fare metal in Sud America è molto difficile, ma è più difficile farlo in Uruguay per diversi motivi che elenco di seguito: non ci sono etichette discografiche che supportano e spingono le band; non ci sono fanzine e men che meno riviste specializzate; l’Uruguay è il paese più costoso di tutta l’America Latina e acquistare gli strumenti, le corde, gli amplificatori, ecc, è molto difficile per noi e molto di più in questi tempi di pandemia, in cui il lavoro è diminuito enormemente in tutto il mondo.

Quali sono i principali problemi che le band di metal estremo affrontano all’interno della saturata scena death metal mondiale?
I problemi fanno parte della vita e fare extreme metal in Sud America è qualcosa che se non lo senti davvero, puoi smettere di provarci. Ma uno dei problemi principali che esistono attualmente è la mancanza di supporto in generale: non acquistano un CD originale, non valutano lo sforzo che i musicisti devono fare per realizzare tale materiale, ecc. Le grandi band hanno raggiunto l’apice lavorando sodo e investendo molto ed è quello che facciamo con i Nerium, lavorando con costanza e perseveranza, presentandoci al mondo come una band professionale di extreme metal che punta a guadagnare qualcosa facendo concerti, sia a livello nazionale che internazionale. Non essendo un hobby, abbiamo famiglie e conti da pagare come qualsiasi individuo.

Secondo te cos’è che non permette all’underground latinoamericano di progredire per raggiungere i livelli dell’Europa? Intendo, in termini di poter avere delle possibilità di guadagnare con la propria musica, poter acquistare attrezzatura e partecipare a festival rinomati.
Secondo me l’America Latina ha uno dei movimenti underground più ricchi di band, ancorché sconosciute al pubblico metal mondiale. Ad esempio, in Uruguay gli strumenti sono molto costosi, perché non c’è produzione nazionale e quando vengono importati, la dogana impone molte tasse, rendendo tale strumento notevolmente più costoso. In America Latina ci sono grandi festival, ma raramente chiamano band emergenti; quando una band si esibisce, molte volte non viene pagata e ciò significa che i musicisti non possono dedicarsi completamente al proprio strumento, dovendosi cercare un lavoro normale e persino doversi tagliare i capelli per poter avere un inserimento lavorativo, poiché abbiamo bisogno di un lavoro stabile per pagare le bollette e poter mangiare.

Dalla sua formazione fino ad oggi, cosa hanno creato i Nerium? E come sfruttate Internet per la vostra arte?
Ho detto prima che i Nerium si sono assestati nel gennaio 2020 con l’ingresso del nostro batterista. In quello stesso mese ci ha raggiunto in Uruguay per registrare i 4 brani dell’Ep che uscirà a luglio 2021. Venerdì 13 marzo 2020 il Covid è arrivato in Uruguay da una donna che veniva dall’Italia, luogo dove c’era un grande focolaio di Coronavirus; La Pandemia ci ha bloccato e non siamo andati avanti come sperato, dal momento che non siamo ancora riusciti a finire di registrare e lanciare il nostro Ep, ma le 8 canzoni dell’album sono già state composte e, per quanto possibile, lo registreremo gradualmente. Internet ci è servito molto per promuoverci, siamo stati invitati a partecipare a 7 Streaming che ci ha permesso di rilasciare interviste in Sud America, Europa e Asia. Abbiamo anche suonato in molti metal show in giro per il mondo, anche in podcast e abbiamo fatto diverse interviste su Zoom.

Quanto materiale avete pubblicato finora e avete intenzione di promuovere all’estero la vostra arte?
Stiamo finendo di registrare il nostro primo Ep che si chiamerà “Adelfa”, la cui copertina è già stata ultimata, e speriamo di poter registrare le 8 canzoni entro la fine del 2021, se la Pandemia ci permetterà di andare avanti. Indubbiamente, siamo interessati ad andare in tournée in giro per il mondo e speriamo di raggiungere delle intese con organizzatori seri e responsabili con cui lavorare.

Secondo te, una band emergente, qualunque sia lo stile del metal, può avere successo solo se ha una grande etichetta dietro le spalle o, al contrario, oggi abbiamo più strumenti per poter far conoscere la nostra musica?
Oggigiorno, le band possono commercializzare le proprie canzoni su piattaforme diverse, senza essere così dipendenti dalle etichette discografiche, ma bisogna utilizzare tutte le risorse che si hanno a portata di mano e non escludere nulla. Ovviamente, lavorare con un’etichetta comporta molte responsabilità e obblighi da adempiere, tuttavia il musicista indipendente può essere più “libero” e generare il proprio reddito fin dall’inizio, purché prenda le cose sul serio e si concentri su di esse professionalmente.

Hai mai pensato di fare il grande salto e andare a vivere in Europa per competere al meglio con le band death metal più rappresentative dell’underground mondiale?
Con la tecnologia che esiste oggi, puoi essere ovunque nel mondo, andare in tournée, lavorare con la musica, generare il tuo reddito e continuare con la tua vita con la tua famiglia, indipendentemente anche senza andare lontano dalla tua patria. Ho notato da tempo che molte band cantano nella propria lingua madre e questo è fantastico, qui in America Latina c’è anche chi canta nel proprio dialetto, per esempio Guaraní. Abbiamo avuto la possibilità di partire, ma sappiamo anche che non è facile entrare in Europa o in altre parti del mondo, dal momento che richiedono molti documenti e denaro.

Cosa motiva i Nerium a fare metallo estremo? Cosa vi spinge a promuovere la vostra arte?
Amiamo questo genere, siamo cresciuti con esso, ci piace comporre canzoni molto pesanti. Nei Nerium i testi sono molto diversi da quelli classici che si trovano nel death o nel brutal, dal momento che parliamo di piante e animali velenosi che con il loro veleno possono uccidere. Quando componiamo cerchiamo di essere creativi e unire le nostre influenze, tentando di generare qualcosa di originale che possa interessare i metalheads e, così, non essere solo un’altra band nel calderone.

C’è un sogno che la band non ha ancora realizzato ma per il quale state lavorando duramente?
Andiamo passo dopo passo la realizzazione del nostro sogno, prima l’Ep, poi l’album, poi proveremo a registrare un videoclip, magari raggiugendo l’accordo con una buona etichetta e andare, così, in tournée per il mondo. Siamo una band professionale, pronta per andare in tour e fare concerti quando tutta questa merda pandemica sarà finita. Ringrazio infine Giuseppe de Raglio del Mulo per l’interesse dimostrato nei confronti della nostra banda e speriamo presto di poter calpestare il suo territorio, spargendo tutto il nostro veleno.

Desde el rio de la plata tenemos el agrado de conocer el veneno sonoro que nos ofrece esta banda de Uruguay, con su Brutal Death Metal inspirado en los sonidos de grandes exponentes, pero con su particular toce de hablar de animales y plantas venenosas dentro del reino animal, Jose pisacco bajista y uno de los artifices de esta banda nos estara comentando en esta entrevista para Il Raglio del Mulo como es hacer metal extremo en Sudamerica, las dificultades y por sobre todo que los une a hacer musica extrema.

Hola chicos bienvenidos al Il Raglio del Mulo, un gusto tenerlos aqui, como nace Neriun y su idea de hacer Brutal Death metal?
Hola gente del Il Raglio del Mulo, Nerium se formó en Mayo de 2018 con Alejandro Epifanio (2da guitarra) y José Pisacco (bajo), después de alejarse de su banda anterior en la que compartieron 15 años de carrera juntos; en Marzo de 2019 ingresa Pablo Magallanes (1er guitarra), quien hacía poco que había retornado de su estadía en Suecia. A fines de 2019 ingresa Anibal Beducháud (voz) y luego de una intensa búqueda de bateristas en Uruguay, ingresa en Enero de 2020 Ismael Pérez desde Argentina (bateria). Nuestra idea de hacer Brutal Death nace para hacer nuestro aporte a la Escena Uruguaya, pero a su vez buscando realizar música que no se hubiera hecho aún en nuestro territorio.

Que significa el nombre que eligieron para la banda?
Nerium es la planta más mortífera que existe sobre la faz de la Tierra, por eso nos gustó mucho su significado y adoptamos su nombre.

Como es hacer metal en Latinoamérica? En algún momento pensaron dejar todo y continuar una vida normal diríamos?
Hacer Metal en Sudamérica es muy dificíl, pero más difícil es hacerlo en Uruguay por varios motivos que enumero a continuación: no hay sellos discográficos que apoyen e impulsen a las bandas; no hay fanzines y menos magazines especializados; Uruguay es el país más caro de todo Latinoamérica y poder comprarnos los instrumentos, encordados, amplificadores, etc,etc se nos hace muy difícil y más en éstas épocas de Pandemia, en la que ha diminuído enormemente el trabajo a nivel mundial.

Cuales son los principales problemas que enfrentan las bandas de metal extremo dentro de la saturada escena de Death metal a nivel mundial?
Los problemas forman parte de la vida y hacer Metal Extremo en Sudamérica es algo que realmente si no lo sentís de verdad, podes llegar a desistir en el intento, pero uno de los principales problemas que existen actualmente es la falta de apoyo en ámbitos generales, no te compran 1Cd Profesional, no valoran el esfuerzo que los músicos deben hacer para tener dicho material,etc. Las grandes bandas llegaron a la cima trabajando mucho e invirtiendo un montón y es lo que nosotros realizamos con Nerium, trabajando con constancia y perseverancia, presentándonos ante el Mundo como una banda Profesional de Metal Extremo que pretende hacer que el músico Under obtenga su paga por dar conciertos, tanto a nivel nacional, como internacional, ya que no es un hobbie, tenémos familia y cuentas que afrontar como cualquier individuo.

En opinión de ustedes que es lo que no permite progresar al underground latinoamericano para llegar al europeo entiéndase posibilidad de poder tener un ingreso de la banda y la música que uno desarrolla, equipamientos, festivales de renombre con una carrera ya formada.
En mi opinión el Under Latinoamericano es uno de los movimientos mas subterraneos y ricos en bandas, aún desconocidas por el público del Metal en el Mundo. Por ejemplo en Uruguay los instrumentos valen muy caros, porque no hay elaboración nacional y al ser importados, la Aduana le pone un montón de impuestos, encaresiendo considerablemente dicho instrumento. En Latinoamérica existen grandes Festivales, pero rara vez convocan a bandas emergentes; cuando una banda realiza eventos, muchas veces no se les paga y eso hace que los músicos no puedan dedicarse de lleno a su instrumento, teniéndo que buscarse un trabajo normal e incluso teniéndo que cortarse el cabello para poder tener una insersión laboral, ya que precisamos tener 1 trabajo estable para pagar nuestras cuentas y para poder comer.

Desde su Formacion hasta este año, que ha venido creando Nerium? y como ven ustedes el internet para poder el arte que vienen realizando.
Mencionaba anteriormente que  Nerium se terminó de formar en Enero de 2020 con nuestro baterista; en ese mismo mes el viajó a Uruguay y grabó los 4 temas del Ep que saldrán para Julio de 2021 y un Viernes 13 de Marzo de 2020 ingresó el Covid a Uruguay por una mujer que venía de Italia, lugar donde había un gran brote de Coronavirus; la Pandemia nos ha trancado bastante para poder avanzar normalmente, ya que aún no hemos podido culminar de grabar y lanzar nuestro Ep, pero ya están compuestos los 8 temas del disco que en la medida de lo posible lo irémos grabando paulatinamente. A nosotros todo el tema del Internet nos ha servido bastante para Promocionarnos, ya que hemos sido seleccionados para participar en 7 Streaming´s en los que vamos difundiendo nuestros temas por todo el Mundo y fue así que hemos concedido entrevistas para Sudamérica, Europa y Asia. también hemos sonado en muchos Programas de Metal del Mundo entero, también en Podcasts y hemos estado en varias entrevistas por Zoom.

Cuantos materiales posee hasta ahora la banda y se perfilan en algún momento salir hacia otros países para dar a conocer su arte?
Terminando de grabar nuestro primer Ep que se llamará “Adelfa” y cuya portada ya fué finalizada, y esperámos poder de grabar los 8 temas del disco antes de finales de 2021, si las Pandemia nos permite  avanzar. Sin dudas que nos interesa salir de gira por todo el Mundo y esperámos que se concrete con organizadores serios y responsables con los que puédamos trabajar.

En palabras de ustedes hoy en dia, una banda emergente ya sea del estilo que sea dentro del metal solo puede salir adelante si tiene un gran sello detrás de su arte o por el contrario hoy tenemos más libertad para poder dar a conocer nuestra música sin depender de una cia?
Hoy por hoy las bandas pueden comercializar sus temas por diferentes plataformas, sin ser tan dependientes de Sellos Discográficos, pero hay que usar todos los recursos que uno tiene a mano y no descartar nada; obviamente que trabajar con un Sello conlleva un montón de responsabilidades y obligaciones que cumplir, sin embargo el músico independiente puede ser mas “libre” y generar sus propios ingresos desde un comienzo, siempre y cuando se tomen las cosas en serio y se enfoquen hacia el ámbito profesional.

Ha pensado en algún momento dar el gran salto e ir a vivir en Europa para poder competir mejor con las bandas mas representativas del genero del death metal underground mundial?
Con la tecnología que existe hoy por hoy, se puede estar en cualquier parte del Mundo, salir de giras, trabajar con la música, generar tus ingresos y continuar con tu vida y con tu familia, más allá de que por momentos estés muy alejado de tu propia tierra natal. Hace tiempo que he notado que muchas bandas cantan en su idioma autóctono y eso está genial, aquí en Latinoamérica incluso hay quienes cantan en su idioma nativo, por ejemplo el Guaraní. Nosotros tuvimos la opción de irnos, inclusive nuestro 1er guitarra estuvo 10 años tocando en Suecia de 1995 a 2005, pero obtamos por quedarnos por muchos motivos, además sabemos que no es nada fácil entrar a Europa u otras partes del Mundo, ya que exigen mucha documentación y plata.

Que es lo que motiva a Neriun a hacer metal extemo? Que pasión los mueve en querer mover el arte que ustedes desarrollan.
Nosotros amamos éste género, hemos crecido con él, nos gusta componer temas bien fuertes y disfrutamos mucho de ello. En Nerium las letras son bien distintas a las clásicas que hay dentro del Death o Brutal Death Metal, ya que hablámos de plantas y animales venenosos que con su veneno pueden matar a seres humanos o animales. Cuando componemos tratámos de ser creativos y fusionamos nuestras influencias, tratando de generar algo original que pueda interesarle a los Metaleros y  de no ser una banda mas del montón.

Cual es uno de los sueños que la banda aun no ha cumplido pero que están trabajando duro para poder ya concretarlo en este tiempo.
Nosotros vamos paso a paso en busca de nuestro sueño, primero el Ep, luego el disco, luego tratar de grabar 1 video clip, editar ese futuro disco con un buen sello y salir de gira por todo el Mundo; somos una banda profesional pronta para salir de gira y realizar conciertos cuando toda ésta mierda de la Pandemia termine. Por último quisiera agradecer a Giuseppe de Raglio del Mulo por su interés en nuestra banda y esperémos pronto poder pisar su territorio expandiendo por el todo nuestro veneno.

Nerascesi – La sorgente del vuoto

I Bastard Saints, dopo una serie di pubblicazioni, arrivarono nel 2012 all’agognato primo album, però “The Shape of My Will”, invece di dare il via a una proficua carriera, si rivelò il canto del cigno dei lombardi. Dalle ceneri di quella formazione, sono nati i Nerascesi, autori dell’ottimo esordio omonimo pubblicato dalla Iron, Blood and Death Corporation \ Grand Sounds Promotion. Dopo aver raccolto l’entusiasmo dei due Andrea (Marino e Serrao), siamo certi che “Nerascesi” si rivelerà il primo passo di una lunga e prolifica carriera.

Ciao ragazzi, i Nerascesi nascono dalle ceneri dei Bastard Saints, storico gruppo attivo dal 1997. Come mai quella avventura è finita?
Andrea Marino: L’avventura è finita perché volevamo trasformare in qualcos’altro l’esperienza della band. Volevamo rendere più cupe e dirette le tematiche proposte con Bastard Saints. Il nostro approccio alla musica che proponiamo si è fatto altro rispetto al passato e ci sembrava giusto lasciare il nome Bastard Saints. Abbiamo suonato e conosciuto molte persone durante l’attività del gruppo. Abbiamo conosciuto anche altre persone. Per esempio Sean che non ha militato nei Bastard Saints ha estremizzato di più tutte queste tematiche e reso il nostro sound più tetro e di pesante. Necessitava un altro nome.

Cosa vi ha spinto a iniziare da zero come Nerascesi?
Andrea Serrao: Nerascesi ha rappresentato indubbiamente un nuovo inizio, pur volendo mantenere una continuità in termini di intenti. Sicuramente ci siamo resi tutti conto del fatto che qualcosa fosse cambiato nel nostro modo di intendere la musica estrema, ma anche nelle finalità per le quali suonare e il nostro rapporto con la scena musicale. Personalmente diverse attività mi hanno allontanato nel corso degli anni dall’ambiente musicale, passioni e attività lavorative differenti, pur mantenendo un legame fortissimo con la musica e la voglia di farne di nuova. Nonostante questo è chiaro che non essendo più integrato in un contesto cambiano le influenze e le motivazioni, portandoti a voler sperimentare cose diverse: venendo meno un certo scambio comunicativo e maturando le idee in maniera isolata, per così dire, per forza cerchi un linguaggio tutto tuo, facendo un percorso indubbiamente più personale: è una strada che stiamo percorrendo con tutta la tranquillità del mondo, senza stress o missioni da portare a termine.

Cosa vi portare dietro di quella esperienza e cosa, invece, avete tagliato definitivamente del vostro passato?
AM: Non abbiamo tagliato nulla da passato. Sempre stati fieri di quello che abbiamo fatto e come l’abbiamo fatto. Ci portiamo dietro bellissimi anni di live underground e corrispondenza sparsa in giro per il mondo.
AS: Purtroppo nei Bastard Saints ho passato davvero poco tempo, essendo stato l’ultimo membro ad essere integrato nel gruppo nell’ottobre del 2012, per poi chiudere il capitolo assieme al resto della ciurma nel marzo 2015. Siamo amici da una vita a prescindere dalla strada condivisa a livello artistico, persone che mi sono sempre state a fianco anche quando ero in altre band, spesso condividendo il palco assieme. Loro come tutti gli amici di altre formazioni con i quali ci sentiamo ancora e passiamo del tempo assieme. Non tagliamo nulla, teniamo tutto, ne vale davvero la pena!

“Nerascesi” è il vostro disco d’esordio, è un metal estremo old school che pesca dal death e dal black delle origini. Avete una predilezione particolare per uno di questi generi o vorreste che le due componenti fossero ben bilanciate tra loro?
AM: Non facciamo troppi bilanci in fase di composizione. Quello che dici è corretto perchè sono i generi che seguiamo in modo particolare e da più tempo. Inoltre sono i più adatti a proporre le nostre tematiche oltre il fatto che da suonare sia in sala prova che dal vivo sono i genere migliori al mondo.
AS: Nessuna preferenza. In ambito estremo penso di aver suonato praticamente di tutto e mai nella sua forma più pura. Continueremo nel nostro percorso di ricerca personale di un suono che sia 100% Nerascesi senza decidere delle coordinate stilistiche ereditate dai nostri ascolti passati o presenti. Certo, questo disco ha dei riferimenti palesi ad alcuni dei nostri gusti musicali, ma c’è da tener conto che è la sintesi di periodi molto differenti, ognuno con le sue influenze ed interessi.

Quanto “Nerascesi” si avvicina all’idea di sound che avete in mente quando avete fondato il gruppo?
AM: Credo che trovare il sound perfetto sia una cosa che non si esaurirà mai. Siamo sempre felici di trovare qualche suono nuovo o particolare. Sta di fatto che questo disco è proprio come lo volevamo e come l’abbiamo concepito. Nonostante i pezzi sono stati composti nell’arco di molti anni siamo riusciti a fondere tutto in un unico contenitore che trasmettesse quel lato macabro e onirico della vita.
AS: Il primo criterio in base al quale abbiamo pensato ad un suono tutto nostro è stato “riff con meno note per cortesia, non abbiamo più l’età e la testa per ricordarcele tutte”.

I pezzi sono stati scritti per “Nerascesi” o alcuni erano già stati composti e mai registrati per altri progetti precedenti?
AM: Come dicevo ci sono un sacco di riffs che arrivano dal passato. Pezzi che non sono mai stati registrati oppure che non sono mai stati finiti. I membri di Nerascesi si conoscono da più di vent’anni ormai e in questo periodo abbiamo collaborato ad altri progetti e in qualche modo suonato assieme. Diciamo che questo disco ha avuto la capacità di sintetizzare parte di questi anni.
AS: Ci sono alcuni riff che risalgono al 2001, per la precisione quelli delle prime due tracce, “Le Sorgenti del Vuoto” e “Diluvio e Benedizione”. Gente che li ha suonati con me in vent’anni fa scoppierà a ridere quando li sentirà (o a piangere, dipende). “Ancora ‘sta roba?!?”. Sì, ma parecchio rivista e resa più diretta e primitiva. Sean ha dato una bella spinta a tutto e un contributo enorme: nonostante sia quello con le bacchette in mano, è stata la persona che ha composto una percentuale davvero consistente del materiale che senti nel disco.

State esordendo in un periodo in cui l’attività live è fortemente condizionata dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, non temete che l’impossibilità di poter portare in giro il disco potrebbe in qualche modo minare la crescita di popolarità della band?
AM: Non ci interessa la popolarità. Ci interessa arrivare a chi piace questa musica fino al midollo. A chi è fatto per queste tematiche e a chi ci si riconosce in tutto questo. Tutte queste persone sono archeologi e ci trovano anche senza live. Poi il live è un qualcosa in più all’esperienza solitaria dell’ascolto. Quest’ultima l’ho sempre prediletta al fine di fare mio un disco e un messaggio. Il live rende solo questo messaggio terreno e possibile.
AS: Le poche volte che abbiamo suonato dal vivo abbiamo fortunatamente raccolto dei buonissimi frutti: chi ci ha visto è sempre rimasto ben impressionato. La cosa mi fa piacere e non nego che in passato per me aveva un bel peso: insomma dai, ci sta, i complimenti non sono tutto nella vita di un gruppo, ma ogni tanto un po’ di concime per nutrire le piantine ci vuole. Ora come ora mi farebbe piacere rimettere piedi su un palco, ma non lo considero così indispensabile: la cosa che più mi diverte è sperimentare nuove soluzioni con i miei compagni di gruppo in sala prove, e uscire da questa vedendo tutti appagati dalla sessione di scrittura dei brani. Andare avanti, in questo momento non fermarsi è tutto.

In questo momento storico quanto diventano importanti le piattaforme digitali e i social per la crescita di un gruppo?
AM: In questo momento i social sono molto utili. Rimangono solo uno strumento però. Secondo la mia visione non apportano nulla in più. Facilitano la comunicazione e velocizzano i processi legati alla tua musica. Se non si fanno andare le mani rimangano bytes in un server.
AS: Permettono alle persone di conoscere nuovi artisti senza comprare dischi a scatola chiusa. Dici poco? Il loro utilizzo però va dosato: vedo tante band pubblicare anche le volte che vanno al cesso tra una ripresa in studio e l’altra, mentre sarebbe il caso di permettere alle persone di focalizzarsi sull’essenziale: va bene far sapere che sei al lavoro, ma la musica non deve essere il contorno, anzi. Pensa ai Deathspell Omega: una formazione apprezzatissima, matura, molto conosciuta dagli amanti del genere, eppure mi pare che non abbiano tutta questa attività sui social media in ballo. In tal senso il loro esempio risponde perfettamente alla tua domanda.

Chiudo l’intervista tornando al punto di partenza: i Bastard Sainsts pur avendo avuto una carriera pluridecennale alla fine, a fronte di molti split, hanno pubblicato solo un full-length nel 2021. Con I Nerascesi punterete a dare una maggiore continuità alle vostre uscite oppure non forzerete la mano pubblicando solo come e quando vorrete?
AM: L’idea di continuare per molti anni a comporre dischi e suonare dal vivo è sempre il nostro obiettivo. Bastard Saints come Nerascesi sono creature che possono fermarsi e diventare altro anche distanza di anni. Quando si forma un alchimia con delle persone attorno a delle note e un messaggio tutto è possibile. Vedo tutto come della brace che può sempre prendere fuoco da un momento all’altro.
AS: Sicuramente l’importante è pubblicare qualcosa di cui sei veramente convinto. Ho sempre pensato fosse preferibile una discografia contenuta e un contenuto numero di esibizioni di qualità a un’attività musicale con ritmi da catena di montaggio. Sulla quantità è innegabile che il tuo lavoro ne risenta. Non faremo né troppo, né poco: uscirà quello che è giusto esca e suoneremo in un altrettanto sensato numero di concerti.

Deathcvlt – Il culto della morte

Arrivano all’esordio i Deathcvlt di Xes, noto ai più per la sua militanza negli Infernal Angels. Il nuovo progetto, da poco fuori con un disco omonimo per la My Kingdom Music, si appresta ad essere un punto di riferimento per chi cerca quelle sonorità, a cavallo tra black e death, che hanno fatto la fortuna di band svedesi quali Necrophobic e Dissection.

Benvenuto Xes, cosa ti ha spinto a formare i Deathcvlt dopo tanti anni di militanza underground con i tuoi Infernal Angels?
Innanzitutto grazie a te Giuseppe, per averci dato spazio. La ragione per cui, insieme a Mauro Ulag, abbiamo deciso di intraprendere il percorso Deathcvlt è molto semplice. Io sono sempre stato un fanatico e fervente ammiratore del sound svedese, in tutte le sue forme. Dal black al death melodico. Sono moltissimi anni che oramai, anche fra i nomi storici, fatta qualche rara eccezione (Necrophobic e Hypocrisy su tutti), non sentivo più un disco che si rifacesse a quel sound, che mi desse le stesse emozioni di quando ascoltai per la prima volta band come: A Canorous Quintet, Eucharist, primi Dark Tranquillity, At The Gates pre reunion, Unleashed e via discorrendo. Per questo discussi con Mauro sulla possibilità di creare un progetto che si rifacesse a quel sound, se vogliamo una sorta di omaggio a quelle band che da ragazzino mi hanno fatto emozionare. Mauro ha accettato subito di buon grado e si è messo all’opera. Lui è un gran musicista e produttore e ho grande stima per lui, oltre ad essere legati da una genuina amicizia.

Quali aspetti della musica estrema puoi esplorare con i Deatchcvlt che con gli Infernal Angels ti erano preclusi?
Come detto sopra, i Deathcvlt sono una sorta di omaggio a quelle band svedesi che mi hanno formato musicalmente, insieme al black metal. Gli Infernal Angels sono una band black metal, anche se non disdegniamo sortite nel death metal più oscuro, come dimostrano Pestilentia e Ars Goetia, che sono album pieni di influenze death, però più est europee. Con Deathcvlt invece ci muoviamo su lidi che spaziano dal death melodico, al thrash, al black melodico sempre di stampo svedese, rivisitato con un’ottica attuale. Suonare, anche a livello di produzione, come “Skydancer” o “Mirrorwords”, risulterebbe anacronistico.

I Deathcvlt resteranno un progetto secondario rispetto agli Infernal Angels o al momento sono la tua massima priorità?
Sono creature ben distinte e a sé stanti, nessuna delle due interferisce con l’altra. Ora c’è da promuovere Deathcvlt, ma con gli Infernal non siamo fermi. A novembre uscirà la ristampa di “Pestilentia” per la BMC Productions. Così come per altri progetti in cui sono coinvolto, nessuno ostacola altri progetti, cerco sempre di fare dei programmi che mi permettano di dare la giusta attenzione a tutte le band in cui milito. E’ uscito un EPsempre per  la BMC Production, di una band in cui sono coinvolto dal nome Lamasthu e a breve entreremo in studio per un altro progetto black metal dal nome Intus Mortem, creato insieme al leader e fondatore degli Ad Omega. Come vedi mi tengo impegnato, anche perché a causa della pandemia, senza live, in qualche modo ho dovuto tenermi occupato.

Con quali criteri hai assemblato la nuova line-up?
Come detto, Mauro è un amico e siccome so che lui è un amante del death metal, in tutte le sue forme, oltre ad essere un gran musicista e produttore, mi è venuto naturale discuterne con lui su questa eventualità di mettere su i Deathcvlt. Per la batteria sono andato sul sicuro. Bestia è un batterista eccezionale, versatile e a cui puoi dare completamente carta bianca per gli arrangiamenti di batteria. Lui suona con gli Infernal da qualche anno e naturalmente, conoscendo le sue doti umane e tecniche, ho subito pensato a lui, che fortunatamente, anche avendo mille impegni con altre band, ha accettato con piacere. Il risultato lo potrete sentire sul disco.

Alcuni dei brani finiti su Deathcvlt inizialmente erano stati scritti per gli Infernal Angels?
Assolutamente no, come detto sono due creature ben distinte fra loro e poi la composizione di Deathcvlt è tutta frutto della mente “pessima” di Ulag.

Il vostro disco uscirà a metà ottobre, ma il primo singolo, “Dust Of Sacral Soul (Dark Mother Kali-Ma)”, gira su Youtube da un paio di mesi: come è stato accolto?
Devo dire molto bene. Noi da subito abbiamo puntato su “Dust…” come brano apripista del disco, perché racchiude tutte le caratteristiche del sound di Deathcvlt. Dal death stile At The Gates, a passaggi più black oriented alla Necrophobic e Dissection, fino a puntate nel thrash metal. Quindi lo abbiamo reputato perfetto come biglietto da visita.

“Dust Of Sacral Soul (Dark Mother Kali-Ma)”  e la successiva “The Sign Of Death (Malak Al-Mawlt)” sono gli unici due brani che hanno un sottotitolo: sono in qualche modo connessi tra di loro questi pezzi?
No, assolutamente non sono connesse. O, almeno, non sono sequenziali l’una con l’altra. L’album è incentrato sul culto della morte e della distruzione, e delle divinità ad esso connesse nelle varie culture e sottoculture della nostra società. La madre oscura, credo non abbia bisogno di “presentazioni”, anche per chi non ha familiarità con alcune tematiche, Kālimā è un’entità che ricorre spesso quando si affrontano determinati argomenti e sappiamo tutti che è legata al culto induista. Malak Al-Mawlt non è che altro il nome con cui viene chiamato nel mondo islamico Azrael. E’ considerato dalla cultura islamica come l’angelo che è incaricato da Allah di apportare la morte agli uomini. È responsabile della separazione dell’anima dal corpo e di lui parla il Corano alla sūra XXXII (La sura della prostrazione), versetto 11, che dice: “Vi farà morire l’Angelo della Morte, a voi preposto, poi al vostro Signore sarete ricondotti”

Immagino che questi due brani, più di altri, hanno una stretta connessione con la copertina, no?
Come avrai intuito dalla risposta precedente, solo “Dust…” è connesso alla copertina, anche se essendo una sorta di concept sulla morte e la distruzione fisica e la rinascita spirituale, Kali rappresenta perfettamente l’intero disco.

Una curiosità, come mai avete deciso di pubblicare il disco solo in formato vinile? E’ una scelta definitiva oppure in futuro è prevista la possibilità di un’edizione in CD?
E’ stata una idea di Francesco della My Kingdom, principalmente, che noi abbiamo accettato con entusiasmo. Crediamo fermamente che per  quest’album il miglior modo per essere ascoltato è su vinile. Perché come detto è un omaggio alla scuola svedese death/black degli anni novanta e il suono del vinile è la cosa migliore per far esprimere tutto il potenziale di questo disco. In futuro, forse, potrebbe uscire in cd, ma non è detto. E’ una decisione che pondereremo anche con la My Kingdom.

Criminal – Altar of sacrifice

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Criminal di Anton Reisenegger (Brujeria, Lock Up, Pentagram Chile) sono tornati con un disco, “Sacrificio” (Metal Blade), che affonda le proprie radici nel disagio sociale causato in Cile e nei Paesi di lingua spagnola dalla pandemia.

Benvenuto Anton, dopo 30 anni e 9 full-length, possiamo considerare il vostro nuovo album “Sacrifico” un ritorno al sound originale?
Ehi, grazie per avermi contattato! Sì, penso che in molti modi questo album si colleghi ai nostri primi due, tre album soprattutto per i ritmi più grovy e tribali e per i ritornelli più diretti, quasi singalong. Ma allo stesso tempo potrebbe benissimo essere il nostro album più estremo fino ad oggi, a volte al limite del grindcore.

Questa nuova release è il vostro manifesto definitivo?
Niente è definitivo. Siamo sempre stati concentrati sul momento e testimonieremo sempre le cose che accadono intorno a noi. Da un punto di vista musicale può essere qualcosa del genere però, perché penso che unisca tutti i nostri punti di forza che abbiamo sviluppato negli anni.

Che ne è dell’ambiente politico e sociale cileno dopo la pandemia di Covid?
Beh, tutto si è un po’ tranquillizzato dopo la rivolta dell’ottobre 2019, ma è una calma tesa. Alcune cose hanno iniziato a cambiare, ma le persone sono sospettose e vogliono vedere un vero cambiamento. È un processo che richiederà anni però. Spero che non venga fottuto da alcuni politici populisti e opportunisti.

Quanto è importante per te l’uso della lingua spagnola nelle tue canzoni in questa fase storica?
Bene, abbiamo già incluso canzoni in spagnolo dal nostro secondo album “Dead Soul” nel 1997 in poi, quindi è diventato una specie di marchio di fabbrica e qualcosa che i nostri fan si aspettano. Ora, in questo particolare momento, credo che abbia più senso che mai, perché parliamo di eventi contingenti che stanno accadendo nel mondo di lingua spagnola, non solo in Cile, quindi penso che le persone di quei paesi saranno in grado di entrare in sintonia con noi in modo più profondo.

Abbiamo bisogno di un sacrificio per la nostra salvezza? Ed è questa una chiave di lettura cristiana della salvezza?
Ci piace usare immagini cristiane (e anticristiane) nel nostro immaginario e nelle nostra grafiche, ma siamo probabilmente quanto c’è di più lontano dall’essere cristiani, ahah! In questo caso particolare, ciò che intendiamo è che un intero paese è stato sacrificato in nome dell’avidità e del potere.


E i nuovi membri? Perché hai preferito non semplicemente dei nuovi membri, ma bensì giovani musicisti?
Allora, con una storia di 30 anni alle spalle è difficile mantenere una formazione stabile. Le vite dei membri cambiano, alcuni vogliono e altri hanno bisogno di passare ad altre cose, quindi è sempre piacevole coinvolgere alcuni giovani musicisti che sono davvero entusiasti e disposti a sacrificare (nessun gioco di parole) altre cose per andare in giro e suonare musica. La maggior parte dei musicisti della mia età è già adagiata a modo suo e trova difficile adattarsi a situazioni specifiche, ma la generazione più giovane è molto più flessibile, quindi è un piacere lavorare con loro.

Guardandoti indietro, hai rimpianti?
Probabilmente molti. La vita è piena di decisioni e puoi fare solo una scelta, quindi non scoprirai mai cosa sarebbe successo se avessi fatto le cose in modo diverso. Col senno di poi è ovviamente sempre più facile dire “avrei dovuto fare le cose diversamente” ma sì, non posso negare che mi pento di non aver lasciato prima il mio paese per intraprendere la carriera di musicista.

Siete pronti a tornare in scena dopo l’emergenza pandemica?
Non ne sono sicuro, ahah. Probabilmente inizierò a fare un po’ di esercizio e a vivere in modo più sano prima di poter affrontare un tour.

Consiglieresti qualche band cilena che ti piace davvero?
Wow, ce ne sono così tanti, citerò solo le prime che mi vengono in mente: Poema Arcanus, Capilla Ardiente, Nuclear, Demoniac, Degotten, Ripper, Mourning Sun, Montaña Sagrada, Atomic Aggressor… beh, questo breve elenco è già qualcosa, ahah!

Anton Reisenegger‘s Criminal (Brujeria, Lock Up, Pentagram Chile) are back with a record, “Sacrificio” (Metal Blade), which has its roots in the social unrest caused in Chile and in Spanish-speaking countries by the pandemic.

Welcome Anton, after 30 years and 9 full-lengths, could we consider your new album “Sacrifico” a return to your original sound?
Hey, thanks for having me! Yes, I think in many ways this album connects to our first two, three albums because of the more grovy, tribal rhythms and the more straightforward, almost singalong choruses. But at the same time it very well may be our most extreme album to date, sometimes verging on grindcore.

Is this new release your definitive manifesto?
Nothing is definitive. We have always been and will always be commenting on the things that happen around us. From a musical point of view it may be something like that though, because I think it unites all the strengths that we have been developing over the years.

What’s about the Chilean political and social environment after the covid pandemic?
Well, it has all calmed down a little after the uprising in October 2019, but it is a tense calm. Some things have started to change, but the people are suspicious and want to see real change. It is a process that will take years though. I hope it doesn’t get fucked up by some populist, opportunist politicians.

How is important to you the use of the Spanish language in your songs in this historical phase?
Well, we’ve included songs in Spanish in our albums since our second album “Dead Soul” in 1997, so it has become kind of a trademark and something our fans have come to expect. Now in this particular moment in time I think it makes more sense than ever, because we’re talking about very concrete events that are happing in th Spanish-speaking world, not only Chile, so I think people from those countries will be able to relate to them in a stronger way.

Do we need a sacrifice for our salvation? And is this a Christian reading key of salvation?
We like to use Christian (and anti-Christian) imagery in our graphics, but we’re probably the farthest away from being Christian, haha! In this particular case, what we mean is that a whole country has been sacrificed in the name of greed ad power.

What’s about the new members ? Why did you prefer, not only new members, but young musicians?
Well, with a 30-year history it is always difficult to maintain a stable line-up. Member’s lives change, some want and some need to move on to other things, so it is always refreshing to get some young musicians in who are really enthusiastic and willing to sacrifice (no pun intended) other things in order to go out there and play music. Most musicians of my age are already set in their own ways and find it difficult to adapt to specific situations, but the younger generation is much more flexible, so it is a pleasure to work with them.

Looking back, do you have any regrets?
Probably a lot. Life is full of decisions, and you only get to make one choice, so you never find out what would have happened if you’d done things differently. In hindsight it is obviously always easier to say “I should have done things differently” but yes, I can’t deny I regret not leaving my country earlier to pursue a career as a musician.

Are you ready to back on stage after the pandemic emergency?
I’m not sure, haha, I will probably start to exercise and live healthier before I can do a tour.

Would you recommend some Chilean bands you really enjoy?
Wow, there’s so many, I’ll just name a few from the top of my head: Poema Arcanus, Capilla Ardiente, Nuclear, Demoniac, Degotten, Ripper, Mourning Sun, Montaña Sagrada, Atomic Aggressor… well, that’s already more than a few, haha!

Gravestone – Ars arcana

Nonostante qualche contrattempo, come quello che ha portato all’ingresso della nuova cantante Simona “Sandcrow” Guerrini durante le sessioni di registrazione, i Gravestone sono riusciti nell’impresa di pubblicare il loro album più ambizioso, “Ars Arcana” (Elevate Records). Un concept album che trae ispirazione da “Gens Arcana” di Cecilia Randall, avallato dalla stessa autrice italiana. Ne abbiamo parlato con un orgogliosissimo Gabriele Maschietti.

Benvenuto Gabriele, da poco è uscito il vostro nuovo album “Ars Arcana”, un concept che trae ispirazione da “Gens Arcana” di Cecilia Randall. Come è quando è nata l’idea di scrivere questo disco dedicato al libro dell’autrice italiana?
Grazie per l’ospitalità. L’idea nasce da un mio pensiero molto remoto, risalente a vario tempo prima che mi unissi ai Gravestone. Una decina di anni fa lessi il libro della Randall e pensai che, a mio avviso, era incredibile che nessuno non avesse ancora tratto un film o cose simili ispirati a quel romanzo, così mi dissi che un giorno, chissà quando, l’avrei musicato… Anni dopo parlandone ai Gravestone, riguardo all’idea per il nuovo disco, ho trovato tanto entusiasmo; i ragazzi hanno letto a loro volta il libro e abbiamo così cominciato a lasciarci ispirare dalle atmosfere magiche e quattrocentesche Italiane.

La stessa Cecilia Randall vi ha autorizzato a trarre un disco dalla sua opera, chi vi ha messi in contatto e quale è stata la sua prima reazione?
Sarò sincero, ahahah. Ho avuto la faccia tosta di mandare una mail a Cecilia stessa, raccontandole della mia storia e dei miei intenti e chiedendole, poi, se le avrebbe fatto piacere ascoltare le prime idee di preproduzione. Beh accettò di buon grado e rimase molto contenta del nostro interesse. Prima però, ho dovuto fare un po’ di chiarezza sul genere, non essendo lei addentrata nel death metal, parole che fanno sempre “paura” a chi non avvezzo.

Vi ha dato delle indicazioni per tirare giù la storyboard del disco o vi ha lasciato piena libertà per l’adattamento?
Cecilia e, successivamente, la sua crew manageriale (nelle persone di Piergiorgio Nicolazzini e Antonio Carminati) hanno chiaramente voluto leggere i testi esistenti per capire di cosa effettivamente si trattasse. Ma ci hanno lasciato molto liberi e non hanno avanzato richieste sotto quel punto di vista. Nei testi troverete, ad esempio, molti riferimenti diretti e indiretti al libro, a volte addirittura dei virgolettati, altre volte si parla solo delle stesse tematiche, ma in altre salse, senza essere vincolati al libro. È, comunque, un’opera liberamente ispirata a…

Avete discusso anche dei suoi gusti musicali? Come ha accolto l’album completo dopo il primo ascolto?
Riguardo ai gusti, mi ha accennato di una sua passione per l’hard rock in generale, ma ponendolo tuttavia come punto massimo di arrivo riguardo alla “durezza” dei generi ascoltati. È stata molto curiosa di conoscere le motivazioni che avrebbero potuto portare una band di un genere così “moderno” (da lei così definito) a pubblicare un album con temi fantasy e rinascimentali.

Venite descritti come death metal band, ma alla luce del sound di “Ars Arcana”, questa etichetta vi va bene o vi sta un po’ stretta?
Eh, ahaha, è stata dura mantenere il piglio death con un album così. Scherzi a parte, noi cerchiamo sempre di suonare ed incidere quello che ci piace di più. Il bello della nostra band è che ognuno ha dei gusti musicali molto variegati e  tutti cercano di inserire qualcosa. Se poi, tutti insieme, riusciamo a commistionare le idee, i suoni e le armonie, il gioco è fatto! Per questo disco abbiamo pensato tutti al libro e il resto è venuto da sé; il death ha molte sfaccettature e noi volevamo coglierle tutte o quasi. Inoltre, l’idea di un concept/opera death metal ci stimolava non poco, perché terreno poco esplorato da altri. C’è da dire che potrete aspettarvi di tutto per il futuro, siamo abbastanza camaleontici.

La genesi del disco non è stata lineare, ad un certo punto c’è stato un avvicendamento dietro il microfono, ti andrebbe di  presentare la nuova cantante?
Avevamo l’idea e qualche preproduzione, era ora di cominciare a pensare alle voci, di cui già avevo scritto le linee principali, ma avevamo ancora un ultimo, importante, concerto da portare a casa (supporto ai Dark Funeral all’Orion di Ciampino). Pochi giorni prima del concerto, ecco che Daniele “Secco” Biagiotti ci comunica che quello a Ciampino sarebbe stato il suo ultimo impegno con i Gravestone. Quindi, dopo qualche ricerca, abbiamo ascoltato una registrazione di Simona “Sandcrow” Guerrini ed abbiamo deciso (non con poche remore, a dirla tutta) di chiederle un provino. Beh, lì è venuta fuori la bestia, che ci ha convinto al 100% della strada da intraprendere. Era lei! Eravamo tutti impazienti di iniziare a lavorare insieme, da ultima arrivata, ha dimostrato grande intelligenza e professionalità, rispettando il lavoro che già era stato fatto e arricchendone paurosamente i contenuti vocali e ritmici. In studio è stata una belva da “one take” ed ha caratterizzato i pezzi con il suo ruggito; non meno importante il suo contributo “operistico” neglle intro (per scelta artistica, mai nel mezzo dei pezzi). La ragazza, infatti, è diplomata al conservatorio in canto lirico ed in quel momento cadeva a fagiolo col tipo di disco che stavamo scrivendo. Non sappiamo se la rivedrete in questa veste, ma per ora Simo ha dimostrato di poter spaziare fra mille tecniche vocali, estreme e non. Inoltre, ci teniamo a dire che non morde! Ahahah! È una ragazza d’oro e una grande professionista

L’aver sostituito la voce vi ha costretti a rifare parte del lavoro già fatto o è bastato incidere semplicemente le nuove linee vocali?
In realtà, le linee vocali esistevano solo nella mia testa, ma ancora non erano state svelate al “Secco” quindi, quando poi è entrata Simona alla voce, è bastato cominciare il lavoro insieme a lei.

Finora avevate inciso solo EP, come è stato lavorare su un album di lunga durata?
Beh, i nostri due co-fondatori Marco (chitarra) e Massimiliano (tastiera) ci erano già passati con il primo full-lenght della band, “Simphony of Pain” nel 1994. Come nuova formazione, invece, come dicevi tu, è il primo full. Io e “Maax” (basso) venivamo da un progetto che avevamo chiamato “ArsArcana”, proprio per il libro che avevamo letto (Maax è stato il primo a cui ne parlai); avevamo cominciato a scrivere i testi (infatti in “Aqua” ed “Ignis” troverete anche il suo zampino), ma poi non se ne fece nulla. Quando, ritrovatici insieme nei Gravestone, proponemmo tale progetto, “Ars Arcana” diventò il titolo del disco ed il resto è storia.

A darvi una mano sono intervenuti  vari ospiti, vi andrebbe di presentarli?
È stato un piacere collaborare con tutti e quattro i ragazzi che sono intervenuti come “special guest”. Cristiano Borchi, storico cantante degli epici “Stormlord” e, qui, co-voice in “The Slaughter Conspiracy”, è stato squisito sin dall’inizio ed ha dimostrato, ce ne fosse stato ancora bisogno, di essere uno dei frontman “estremi” italiani più in gamba. Ketty Passa, che ci ha prestato la voce in “Aqua”, prima di essere una grande artista con un curriculum da paura, una VJ, Dj, voce nel progetto “Rezophonic” e nei sui personalissimi “Kemama”,  è per noi una cara amica; collaborare con lei ci ha fatto capire che le cose fatte con mestiere sono sempre le migliori e che la scelta di miscelare la sua voce “pop-rock” con quella di Simona era una bella idea; in studio ha portato le sue linee melodiche, ed è stata subito magia! Giacomo Voli è il cantante dei “Rhapsody of Fire” ed ha impresso il suo marchio a fuoco su “The Death of Folco De’ Nieri”; con Giacomo sognavo di lavorare dalla prima nota che emise durante il TV show “The voice of Italy”, che poi lo vide arrivare secondo per pochissimi voti; anche lui è stato molto disponibile e stuzzicato dall’idea di cantare su un pezzo death. Gli mandai un audio di me, che cantavo ciò che secondo me avrebbe dovuto fare lui… Beh, ancora oggi lo ringrazio di tutto cuore  per non avermi preso in giro e per aver colto precisamente il senso dei nostri desideri a riguardo; inoltre, mi ha aiutato con le liriche e le melodie delle sue prime due strofe: un altro professionista eccelso! Daniele Paifelman Coccia, “Surgery” e “Muro del Canto”, che dire? Con Daniele ci vogliamo bene da almeno 15/20 anni; registrare tutte le narrazioni del disco con lui è stata una delle esperienze più divertenti ed appaganti della nostra vita. La sua interpretazione del vecchio nobiluomo italiano che narra in inglese, nonché la caratterizzazione di vari personaggi, è qualcosa che non pensavamo riuscisse così bene. Inoltre, adesso deve pagarci da bere, perché grazie a noi ha imparato a dire più di due parole di fila in Inglese ahahahah.

Blocchi permettendo, proporrete l’intero concept dal vivo, magari con l’ausilio di qualche ospite?
Certamente. Stiamo preparando il release party, che comprenderà chiaramente anche l’esecuzione live del disco per intero. Ovvio che i tempi non li conosciamo, perché, fino ad ora, a causa del covid, dei blocchi, dell’uscita del disco e poi dell’estate è stato impossibile anche solo fare le prove in sala. Ora però non vediamo l’ora di metterci in carreggiata e prepare un grande show. Non sappiamo ancora come gestiremo la questione ospiti, ma lo scopriremo presto.

Dark Redeemer – Nel nero dipinto di nero

Quando gli Aleph nel 2018 annunciarono la volontà di interrompere la loro carriera, un po’ tutti abbiamo sperato in un ripensamento. Invece quella decisione appare irreversibile, poco male però, dopo tre anni ritroviamo i protagonisti di quella splendida parentesi alle prese con un nuova creatura che pare la nemesi degli Aleph: i Dark Redeemer hanno un approccio old school, benché arricchito da splendide trame di tastiera, che mostra un piglio più ben più aggressivo rispetto al passato. Abbiamo parlato del loro ottimo esordio, “Into the Deep Black” (Blasphemous Records / Grand Sounds Promotion), con Dave e Giulio, rispettivamente voce\chitarra e tastiere.

Benvenuti ragazzi, non è un mistero che i Dark Redeemer nascono dalle ceneri degli Aleph. Quella avventura si era conclusa con queste parole “Questa scelta non nasce da divisioni tra di noi ma dalla consapevolezza di aver detto tutto quanto avevamo da raccontarvi”. I Dark Redeemer vi permettono di raccontare qualcosa che con gli Aleph non era possibile fare?
(Dave) Ciao a te! Beh, non è un mistero perché lo abbiamo esplicitato! Sentivamo di non avere più bisogno di strutture così progressive per esprimerci e abbiamo deciso di tirar fuori il lato più aggressivo e senza briglie della nostra musica, raccontando qualcosa che agli Aleph era precluso.

Come è nata la band e che aspettative avete?
(Dave) La band è nata dalla voglia di continuare a scrivere e suonare insieme, metterci alla prova su canzoni più dirette, che comunque conservano il nostro spirito. Ci aspettiamo, o meglio ci auguriamo, di suonare in giro un bel po’, visto che non accade dal 2018. Per il resto, questo ultimo anno e mezzo ci obbliga a stare un po’ a vedere come tutto potrà andare.

Il dover iniziare da zero con una nuova band immagino che vi abbia dato entusiasmo, ma come lo si mantiene vivo questo entusiasmo quando la novità passa ed iniziano ad arrivare i problemi e gli scazzi della vita ordinaria di una band underground?
(Giulio) Essendo noi quattro insieme, in un modo o nell’altro, da un mucchio di anni dovremmo avere una risposta… Io personalmente non ce l’ho! O almeno non una sola. Non basta l’amore per quello che fai, serve una grande capacità nell’immagazzinare entusiasmo anche dalle piccole e piccolissime soddisfazioni, un legame forte coi tuoi compagni, moltissima pazienza…

Come detto, i Dark Redemeer hanno sicuramente un approccio più diretto rispetto agli Aleph. Questo cambio di marcia è stato voluto o i brani sono venuti così inconsciamente?
(Dave) Abbiamo cercato intenzionalmente di rispettare questo approccio, ma una volta iniziato a lavorare sui brani abbiamo trovato la nostra solita fluidità.

Quando avete iniziato a lavorare sui primi pezzi dei Dark Redeemer?
(Dave) Tre di questi pezzi avrebbero dovuto essere sul quarto disco degli Aleph, quindi i primi embrioni risalgono al 2016-17; una volta deciso di seppellirli li abbiamo riarrangiati e resi totalmente Dark Redeemer.

Ho particolarmente apprezzato le tastiere di Giulio Gasperini perché su una base molto swedish old school mi hanno ricordato i primissimi Tiamat, che adoro, e perché contrariamente a quanto avviene spesso nel death, non hanno un suono freddo, ma sono quasi riconducibile alla scena horror\dark metal italiana. Come sono state sviluppate queste parti?
(Giulio) Ti ringrazio molto, hai colto il mio amore per suoni e arrangiamenti, diciamo horror, e l’intenzione con cui ho affrontato gli arrangiamenti. L’obiettivo era quello di conferire a brani già comunque “autosufficienti”, ulteriore colore, centellinando il più possibile gli interventi. Avere delle tastiere in una band che vuole suonare death metal vecchio stile poteva risultare una contraddizione, ma siamo stati credo bravi a trovare il giusto bilanciamento, sia a livello di partiture che di mix.

Il rapporto con la Blasphemous Records come è nato, avete avuto difficoltà a trovare un’etichetta?
(Giulio) Abbiamo avuto la fortuna di avere Simone come primissimo discografico ai tempi del debutto con gli Aleph nel 2006…. E quella di ritrovarlo nel 2021, questa volta con una label tutta sua, la Blasphemous appunto.

Il disco uscirà a settembre, avete già programmato delle date o preferite aspettare di capire come si evolverà la situazione sanitaria?
(Dave) Abbiamo appena annunciato il release party, di cui puoi trovare i riferimenti sulla nostra pagina Facebook. Per il resto abbiamo delle conversazioni aperte per concerti in giro per l’Italia. Dati i tempi, tutto è ancor più complicato di prima. Viviamo nel regno dell’assurdo e chi fa musica, professionalmente e no, vede benissimo come questa è considerata nel Paese dell’arte.

Secondo la vostra esperienza, paradossalmente in un Paese come l’Italia, in cui gli spazi e gli eventi dedicati al metal dal vivo sono pochi, il blocco dei concerti ha avuto sui gruppi un impatto minore rispetto ad altre nazioni in cui c’erano un maggior fermento e un numero superiore di show oppure ne usciremo ulteriormente impoveriti da questa pandemia?
(Dave) Cito Quèlo: “la seconda che hai detto”. E’ una mia impressione, ma credo che il disastro sia maggiore dove le strutture, l’organizzazione sono carenti, a prescindere dalla quantità precedente degli eventi ma spero di sbagliarmi.

Fleshtorture – Grotesque doctrine of perversity

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I nicaraguegni Fleshtorture sono tornati con l’album più devastante e potente della loro carriera. “Grotesca Doctrina De La Perversidad (Grotesque Doctrine of Perversity)” (Brute! Producitions \ Imperative PR) è un nuovo inizio sotto la bandiera del death metal old school con testi in spagnolo!

Benvenuto Rene! I Fleshtorture sono sorti in Nicaragua nel 2004, come è nata la band?
Tutto è iniziato dalla necessità del bassista Hanry Cano di creare una nuova band, proveniva da una formazione alquanto instabile chiamata Necrocoprohaemorrhage che non aveva avuto una vita lunga e decise di iniziare un nuovo progetto, reclutando membri che, con la volontà di creare qualcosa di duraturo, diedero vita ai Fleshtorture. Nel corso del tempo hanno pubblicato il primo album autoprodotto nel 2008, “Physical and Mental Intensity by the Torture”, e poi nel 2011 “Stench of Humanity” per l’etichetta Brute Productions. Dopo tanti e continui cambi, gli unici tre membri stabili, Hanry Cano (basso), Rudy Wolf (batteria) e Xhugore (voce) decisero di ingaggiare due chitarristi della vecchia scuola, Lenin Galo e me. In quel momento, nel 2017, abbiamo deciso di rifondare la band.

Quando avete riformato i Fleshtorture nel 2017 quale era il vostro obiettivo da raggiungere?
Da quando ci siamo riformati nel 2017 ci siamo posti l’obiettivo di consolidarci come band più professionale, il nostro obiettivo è progredire in ogni lavoro che facciamo, migliorando la qualità delle nostre composizioni in modo tale che ogni album sia migliore del precedente. In questo ultimo lavoro, “Grotesca Doctrina de la Perversidad”, abbiamo scelto di passare dal brutal death metal al death metal old school, per la necessità di riconnetterci con le radici che ci hanno influenzato nei nostri primi giorni, con particolare riferimento alle prime band death metal della nostra città degli anni ’90.

Perché avete avuto bisogno di quattro anni per pubblicare il vostro primo album di questa nuova fase della carriera?
Per chiarezza: la band si è riformata alla fine del 2017, quindi è praticamente come se avessimo iniziato nel 2018, anno che abbiamo occupato per la produzione e la scrittura di nuove canzoni, tuttavia, nell’aprile di quell’anno sono iniziati una serie di problemi socio-politici nel nostro paese che hanno generato molta violenza ovunque, causando molta insicurezza, quindi abbiamo deciso di aspettare che passasse un po’ di tempo affinché la situazione migliorasse, ed è stato approssimativamente nel settembre di quell’anno che abbiamo ripreso il lavoro che avevamo lasciato in sospeso. A febbraio 2019 abbiamo registrato il demo promozionale della nostra canzone “Canibalismo Eclesiastico” che sarebbe stata la canzone principale del nuovo album; tuttavia, è stato pubblicato solo ad agosto dalla nostra etichetta discografica Brute Production. Nell’ottobre di quest’anno, abbiamo iniziato con la registrazione dell’album “Grotesca Doctrina de la Perversidad” ci sono voluti circa tre mesi, finendo il processo all’inizio del 2020. Dopodiché è iniziata la pandemia da coronavirus ha colpito in tutto il mondo. Ciò ha causato molti ritardi con la produzione dell’album, questo è stato il motivo principale per cui il nostro album è stato rilasciato nel 2021.

Potresti presentarci il vostro nuovo album, “Grotesca doctrina de la perversidad”?
Bene, il nostro nuovo album “Grotesca Doctrina de la Perversidad” è uscito il 17 aprile 2021 sotto l’etichetta Brute Productions. Questo album dura 37 minuti durante i quali i potrete deliziarvi con un sound death metal old school, con testi bizzarri che sputano odio verso le religioni, che non sono altro che un metodo di indottrinamento. Mixato e masterizzato negli Stati Uniti da Chris Wisco, un tecnico del suono con una lunga storia fatta di lavori con gruppi quali Jungle Rot, Broken Hope, Disgorge, Gorgasm, Fleshgrind, Origin, Morta Skuld. L’artwork è stato creato dall’artista John Quevedo Janssens, che svela subito i contenuti dell’album, dandoti un’idea delle cose grottesche che stai per ascoltare.

Come mai avete preferito lo spagnolo per i nuovi pezzi?
Gli album precedenti non avevano testi nelle canzoni, è una caratteristica del genere brutal death metal, ma dal momento in cui abbiamo deciso di suonare death metal, sapevamo che era essenziale crearne e abbiamo sentito il bisogno di farlo nella nostra lingua. Siamo consapevoli che l’inglese è la lingua internazionale, ma vogliamo cambiare quel modo di pensare ed esprimerci nella lingua egemone nel nostro continente.

Da dove viene il vostro odio per le religioni?
La maggior parte dei nostri testi parla di blasfemia e di odio verso tutte le religioni, che sono state create dall’uomo per controllare le masse. Alcune persone ottengono molti benefici e potere da tutti ciò, umiliano e infliggono sofferenza a coloro i quali non si attengono ai loro comandi che si basano su delle leggi che hanno creato loro per favorire il loro indottrinamento. Dietro tutto questo c’è una mafia dove regna il vero terrore, la pedofilia, il sadomasochismo, la lussuria, il riciclaggio di denaro e molte altre cose causate da questo tipo di persone che si travestono da pecore per catturare la loro preda indifesa.

Qual è lo stato di salute della scena metal nicaraguense oggi, soprattutto dopo la pandemia?
Anche se nel nostro Paese, il Nicaragua, la pandemia non ha fatto scempio con la stessa intensità di altri Paesi europei, ad esempio, non significa che stiamo bene, l’intera economia mondiale è crollata, scena metal inclusa. Nonostante nel nostro Paese di recente siano ripresi alcuni spettacoli metal, l’affluenza dei fan è stata molto bassa, non tutti vogliono rischiare e contagiarsi partecipando a qualsiasi evento dove c’è un assembramento di persone. Crediamo che questa situazione andrà avanti così per molto tempo, ma siamo convinti anche che la salute sia la cosa più importante, quindi aspettiamo che tutto passi.

Quali sono stati i maggiori ostacoli geografici che avete dovuto superare per arrivare dove siete ora?
Nel nostro paese ci sono molti ostacoli, è molto difficile per una band andare avanti, non importa quanto tu sia bravo, non ci sono molti meccanismi che ci aiutano a realizzare i nostri obiettivi, devi fare tutto da solo.
Non abbiamo il supporto delle aziende private, men che meno il supporto del governo, a meno che non li sostenga nella loro sporcizia politica. Aggiungi a questo l’invidia e la gelosia di altre band, che fanno cose per farti del male, è qualcosa di triste ma vero. Abbiamo fatto strada grazie al nostro impegno e alla nostra dedizione, oltre all’impulso che ci ha dato la nostra etichetta discografica, ma per raggiungere questo livello e avere un label, abbiamo dovuto dedicare molto tempo e lavorare sodo. Inoltre, penso che siamo stati molto fortunati, se non fosse così, non saremmo stati intervistati in questo momento…

Mi consiglieresti alcune band nicaraguensi che ti piacciono?
Certo, abbiamo grandi band in Nicaragua. Ti consigliamo: i Necrosis (thrash/heavy metal) sono una delle band più vecchie del nostro paese. Hanno un album in studio intitolato “XX”. Schizoid (thrash metal) con i loro album “Asylum” e “Evil Incarnate”. Nefilin (thrash death) con l’album “Cataclismo Social”. Gorepoflesh (brutal death) e il loro album “Gore Fuckin Corpse”, una band della nostra città, e che ha firmato come noi per l’etichetta Brute Productions. I Corpus Mors (grind death) con il loro album “Abominables Espectros del Morbido y Sadico Placer” sono un’altra band della nostra città. Lucifuge Rofocale (black metal) e il loro album “Demonic Transfixion”. Aversia (black metal) una band relativamente nuova ma i cui membri provengono da realtà con una lunga storia del nostro metal. Hanno tre, EP “Dios Adverso”, “Instinto Profano” e “Malevola Reverencia”. I Servant of Morgoth (black metal) sono una nuova band e le loro canzoni sono ispirate a J.R.R. Tolkien e alle sue storie più oscure sulla Terra di Mezzo. Hanno due singoli “Servant of Morgoth” e “Dol Guldur” e presto pubblicheranno il loro primo demo omonimo.

Nicaragua’s Fleshtorture have returned with the most devastatingly powerful album of their career. “Grotesca Doctrina De La Perversidad (Grotesque Doctrine of Perversity)” (Brute! Producitions \ Imperative PR) is a new beginning under the flag od old school death metal with Spanish lyrics!

Welcome Rene! Fleshtorture started in Nicaragua in2004, how did that influence the band?
It all started with the need for bassist Hanry Cano to create a new band, he came from a somewhat unstable band called Necrocoprohaemorrhage that did not have a useful life and decides to start a new project, recruiting new members who, inspired by making a solid band, create to Fleshtorture. Over time they released their first self-produced album in 2008 “Physical and Mental Intensity by the Torture” and then in 2011 they released their album “Stench of Humanity” under Brute Productions label. After many constant changes, the only three stable members, Hanry Cano (Bass), Rudy Wolf (drums) and Xhugore (vocals) decide to hire two forgotten guitarists of the old school, this is where Lenin Galo and I, Rene Schock joined the band and influenced by the old school of death metal we decided to re-establish the band in 2017.

When 2017 Fleshtorture has been reformed which was your goal to reach?
Since we reformed in 2017 we have set ourselves the goal of consolidating ourselves as a more professional band, our goal is to progress in each work we do, improving the quality of our compositions and that each album is better than previous one. In this last album “Grotesca Doctrina de la Perversidad” we have chosen to change from brutal death metal to death metal old school, due to need to reconnect with roots that have influenced us in our beginnings, referring to first death metal bands on our city in the 90s

Why did you need four years to release your first album of this new phase of your career?
To clarify, the band was reformed at the end of 2017, so it is practically as if we started in 2018, year we occupy for production and practice of new songs, however, in April of this year a series of socio-political problems began in our country that they generated a lot of violence everywhere, causing a lot of insecurity, so we decided to wait for a few time to pass until the situation improved, and it was approximately in September of that year, that we resumed the work that we had left pending. In February 2019, we recorded the promotional demo of our song “Canibalismo Eclesiastico” which would be the main song of the new album; however, it was released until August by our record label Brute Production. In October of this year, we started with the recording of album “Grotesca Doctrina de la Perversidad” we took about three months, finishing the process at the beginning of 2020. After this began the coronavirus pandemic, that affected us worldwide. This caused many delays with the production of album that was the main reason why our album was released in this year 2021.

Could you to introduce your new album, “Grotesca doctrina de la perversidad”?
Well, we present to you our new album “Grotesca Doctrina de la Perversidad” released on April 17, 2021 under Brute Productions label. This album consists of 37 minutes where you can delight in their old school death metal sound, with bizarre lyrics that spit hatred towards religions that are nothing more than a method of indoctrination. Mixed and mastered in United States by Chris Wisco, a sound engineer with a long history of works for bands like Jungle Rot, Broken Hope, Disgorge, Gorgasm, Fleshgrind, Origin, Morta Skuld among many more bands, and artwork produced by artist John Quevedo Janssens, who gives him to album a plus, showing you the i an idea of ​​how grotesque you are about to hear.

Why do you prefer Spanish for your new song?
The previous albums lacked lyrics in their songs, it is a characteristic of the brutal death metal genre, but from the moment we decided to play death metal, we knew that it was essential to create lyrics for new songs and we felt need to create them in our language. We are aware that English is the international language, but we want to change that way of thinking and expressing ourselves in the language that predominates in our continent.

Where does come from your hate for religions?
Most of our lyrics speak blasphemy and hatred towards all religions in general, which were created by man to control the masses, in this way they obtain many benefits that make them feel powerful, humiliating and wishing the suffering to those who disregard their their mandates that are based on the laws they created to establish their indoctrination. Behind all this, there is a mafia where true terror reigns, pedophilia, sadomasochism, lust, money laundering and many more things caused by this kind of people who disguise themselves as sheep in order to catch their defenseless prey.

What is the state of health of the Nicaraguan metal scene today, especially after the pandemic?
Although in our country Nicaragua the pandemic has not wreaked havoc with the same intensity as in other European countries, for example, it does not mean that we are well, the entire world economy has gone down, and the metal scene is included. Although our country recently some metal shows have resumed, the attendance of fans has been very low, not everyone wants to take risks and get infected by attending any event where there is an agglomeration of people. We believe that this situation will happen like this for a long time, but we also believe that health is the most important thing for now, so we wait for everything to pass.

What have been the biggest  geographical obstacles you had to overcome to get where you are now?
In our country, there are plenty of obstacles, it is very difficult for a band to get ahead, No matter how good you are, there are not many mechanisms that help us to realize our goals, you have to do everything on your own. We do not have the private companies support, less the support of the government, unless you support them in their dirtiness politics. Add to this the envy and jealousy of other bands, who do things to harm you, it is something sad but true. We have come forward thanks to our own effort and dedication, in addition to the impulse that our record label has given us, but to achieve that stage and to be signed by a label, we had to spend a lot of time working hard. In addition, I think we have been very lucky, if it were not like that, we would not be being interviewed at this time…

Would you recommend some Nicaraguan bands you really enjoy?
Of course, we have great bands in Nicaragua. We recommend you: Necrosis (thrash/heavy metal) is one of oldest bands in our country. They have a studio album titled “XX”. Schizoid (thrash metal) with their albums “Asylum” and “Evil Incarnate”. Nefilin (thrash death) with “Cataclismo Social” album. Gorepoflesh (brutal death) and their album “Gore Fuckin Corpse”, a band from our city, and that signed like us by Brute Productions label. Corpus Mors (grind death) with their album “Abominables Espectros del Morbido y Sadico Placer” Is another band from our city. Lucifuge Rofocale (black metal), Cult long trajectory band, and their album “Demonic Transfixion”. Aversia (black metal) a relatively new band but whose members come from bands with a long history of our metal. They have three EPs “Dios Adverso”, “Instinto Profano” and “Malevola Reverencia”. Servant of Morgoth (black metal) is a new band and its songs are totally inspired by J.R.R. Tolkien’s darkest ideas about Middle Earth. They have two singles “Servant of Morgoth” and “Dol Guldur” and will soon be releasing their first self-titled demo.

Zora – Soul raptor

Ci siamo, i veterani deathster Zora sono giunti alla loro terza fatica intitolata “Soul Raptor”, prodotta e distribuita da Maxima Music Pro (ID), Wings of Destruction (RU) e Old Metal Rites (BR). Abbiamo fatto una chiacchierata con Tat0, bassista/cantante della band, il quale ci ha svelato alcune curiosità riguardo al collaudatissimo terzetto calabrese.

Ciao Tat0, innanzitutto ci tengo a ringraziarti per la tua disponibilità e ti do il benvenuto sul Raglio del Mulo! Che ne diresti, come prima cosa, di spiegare il significato che si cela dietro il nome della band? Come mai avete optato per questo moniker?
Ciao Luca! Grazie a voi per lo spazio che ci offrite, e che offrite all’underground nostrano, per noi è davvero un piacere scambiare due parole! Il nostro nome non deriva dal fumetto, non è la vampira ahahha, lo anticipo perché è una domanda che ci viene fatta spesso ovviamente, ed è sempre bello raccontare da cosa deriva in realtà. Zora era il pitbull del nostro primo grafico Fabio Bagalà, colui che ci ha disegnato anche il logo, un cane ferocissimo, ma allo stesso docilissimo e riconoscente nei confronti di Fabio, e questo perché era reduce di combattimenti clandestini che lo avevano ferito nel corpo e soprattutto nell’animo, rendendolo diffidente ed incazzato con tutto il mondo, tranne che appunto con Fabio, colui che lo trovò per strada traendolo in salvo. Data la sua storia, ed il motivo della sua rabbia, ci sembrò subito il nome perfetto per la band.

Siete dei veterani nel campo, ti andrebbe di fornirci qualche informazione in più sull’attuale formazione? Anche per ciò che concerne il vostro “passato”… Quale è il vostro background musicale?
Gli Zora sono attivi dal 2003, ed in questi anni abbiamo avuto diversi cambi di line-up; la formazione attuale, ormai stabile dal 2014, comprende me alla voce ed al basso, Glk Molè alle chitarre e Giampiero Serra alla batteria. Proveniamo tutti naturalmente da un background death, thrash e black metal, ed ognuno di noi ha anche altri progetti che vertono sempre e comunque sull’extreme metal.Iio e Glk facciamo parte anche dei Glacial Fear, ma abbiamo pure altri progetti separati come Antipathic, Defechate, Throne of Flesh, Unscriptural, Warification per me, e Bastardi e Lupercalia per GLK, ed anche Giampiero milita nei sardi Deathcrush, negli Infernal Goat, ha fatto parte dei Necromessiah ed è partecipe in altre band come session in studio.

Il vostro nuovo “Soul Raptor” è uscito a ben cinque anni di distanza dal precedente “Scream Your Hate”. Secondo te quali sono le maggiori differenze tra le due release? E in che maniera pensi si sia evoluto il vostro sound in tutti questi anni?
Beh, le differenze ci sono ed anche nette, la principale delle quali a parer mio è la voce, perché quando registrai “Scream Your Hate” era il primo disco che cantavo in vita mia, e lo feci in fretta e furia spinto dalla necessità di chiudere quel lavoro, in quanto il cantante di allora purtroppo mollò improvvisamente e durante le registrazioni del disco per scelte e motivi personali … da lì in poi ho avuto l’input e la possibilità di approfondire di più questo aspetto della voce, grazie a nuovi progetti che formammo soprattutto, quindi in “Soul Raptor” ho avuto meno difficoltà, anche se non mi ritengo affatto un cantante, di esercizio devo farne ancora ed anche tanto… Non è detto che un domani ri-registremo quel disco, “Scream Your Hate”, mi piacerebbe soprattutto al fine di dargli più giustizia, e di valorizzare di più l’ottimo lavoro che sia Gianluca che Giampiero hanno fatto in quell’album, tanto quanto in questo nuovo. Per quanto riguarda il sound io non credo sia variato molto, forse è più ispirato, questo si, anche perché è il frutto di una pandemia globale che ha portato ancora più a galla tutta la merda che aleggia nell’essere umano, e questa per noi è sempre stata la maggiore fonte di ispirazione.

Parlaci un po di “Soul Raptor”… Dove è stato registrato? A chi vi siete affidati per la buona riuscita dello stesso?
Beh, noi sin dal primo demo “Dismembered Human Race” del 2004, ci siamo sempre affidati a Glk Molè, il nostro chitarrista. Lui ha un’esperienza davvero ventennale nel settore, nonchè un proprio studio di registrazione, il SoundFarm Studio a Catanzaro; non siamo mai rimasti delusi dalle sue produzioni, e continueremo ad affidare sempre a lui i nostri lavori.

Entrando più nello specifico, in che modo prende forma un tipico brano degli Zora? Chi di voi prende parte alle composizioni?
Generalmente scrivo io i brani, o meglio, li strimpello con la chitarra cercando di far capire qualcosa, una volta fatto lo scheletro lo presento ai ragazzi ed ognuno ci mette del suo… nascono da soli e per caso, da un riff che ti si piazza in testa o da un pensiero che si trasforma in una melodia, poi il tutto prende forma in maniera naturale e senza troppe forzature o ricerca stilistica legata a durata o genere, l’istintività è l’unica componente trascinante.

Allo stesso modo vorrei chiederti qualche curiosità sui testi, quali sono gli argomenti trattati?
I testi degli Zora non hanno tematiche politiche o religiose, sono denunce sociali e sfoghi nei confronti di tutto ciò che opprime ed imbastardisce la razza umana, e ciò che la imbastardisce ed opprime è essa stessa… Il nostro motto è sempre stato Scream Your Hate, ed è esattamente su questo che verte la nostra musica ed il nostro messaggio, non bisogna mai tenersi nulla dentro, bisogna sempre urlarlo e con forza, possa piacere o meno, non è questo ciò che conta, ma il sentirsi appagati con sé stessi.

Secondo te in tutti questi anni, come si è evoluto il movimento underground in Italia e come reputi la scena nazionale in ambito estremo?
Io credo che in Italia di band valide ce ne sono e non poche, ma quello che manca è il reale sostegno reciproco, così come il reale interesse verso le produzioni altrui. Ci si relaziona solo per secondi fini, che potrebbero essere una data live, un aiutino con qualche label o agenzia, e tutto ciò che possa portare acqua la proprio mulino. Non è così che funziona una scena, per questo a mio parere in Italia non esiste una vera scena, ma tante singole realtà, difatti man mano negli anni si è praticamente fermato tutto, a cominciare dalla scarsa affluenza ai concerti, dal momento che si a vedere solo gli amici o si smuove il culo giusto per andare ad accaparrare qualche serata per la propria band, cosa che ha portato ovviamente alla chiusura progressiva di molti locali, o al cambio di offerta musicale degli stessi, lasciando uno spazio marginale o nullo al metal visto che non conviene farlo; ricordiamoci che un locale è in primis un’attività commerciale, non possiamo prendercela con loro se preferiscono fare karaoke, ma con noi stessi. Ovviamente non dico né tanto meno sostengo la tesi del “bisogna andare ad ogni serata metal perché bisogna supportare il genere”, questa per quanto mi riguarda è una bella stronzata, non dobbiamo mica timbrare un cartellino di ingresso, ma da qui a non andare mai a nessuna serata ce ne passa…

Quali sono le band che stilisticamente vi hanno influenzato?
Personalmente non poso fare a meno di citare i Cannibal Corpse, così come Bolt Thrower, Obituary, Deicide, Suffocation, Deeds of flesh, Dying Fetus… ma anche Throwdown, Downset, Suicidial Tendencies, Slayer… insomma band che ho ascoltato da sempre e che, volente o nolente, mi hanno condizionato dandomi un imprintig.

Eccoci alla fatidica domanda: “E adesso?” Avete dato alle stampe il vostro terzo album, pensate di esibirvi live quanto prima per promuoverlo? Anche e soprattutto in considerazione sia del periodo che stiamo vivendo, sia del fatto che in questi giorni i contaggi da Covid-19 stiano di nuovo aumentando e che la nuova variante del virus risulti più invasiva di quanto non lo siano state le precedenti…
Siamo soddisfattissimi di questa pubblicazione e adesso stiamo già pensando alla prossima, che molto probabilmente sarà uno split con band italiane a noi molto care e con le quali siamo legati da tempo (non faccio i nomi perché la cosa è ancora in stato embrionale). Per quanto riguarda i live noi in realtà non ne facciamo da ben prima la pandemia, sia per motivi logistici (viviamo molto distanti tra noi) e sia perché la situazione odierna personalmente mi ha fatto passare la voglia di fare live, e non parlo di emergenza sanitaria, ma della continua recita nella quale devi calarti per ottenere qualche concertino del cazzo: compromessi, finte amicizie, locali mancanti e quindi strutture inadeguate. Di certo non pretendiamo palchi e locali super attrezzai, anche perché per ciò che suoniamo non ce n’è bisogno, anzi noi amiamo suonare per lo più nei centri sociali, ma neanche posti improvvisati e con band con le quali non abbiamo nulla da condividere… Sono cambiati troppi fattori, divertitevi voi.

Siamo giunti al termine Tat0, ti rinnovo i ringraziamenti per questa intervista e auguro a te e alla band un grandissimo in bocca al lupo, concludi pure come vuoi!
Grazie ancora a te Luca, per le belle e stimolanti domande e per lo spazio che ci hai offerto, viva il lupo e rimaniamo sempre in contatto, se qualcuno volesse ascoltare qualcosa di nostro può farlo al nostro canale bandcamp zora.bandcamp.com. Sempre estremi e Scream Your Hate!

Spasticus – Orrore reale

Gli Spasticus, death metal band di recente formazione, presentano “Horror Chaos Death” (Rotted Life / Unholy Domain / Necrolatry, 2021), il loro primo album. Ne abbiamo parlato con Jan, fondatore del gruppo, chitarrista e compositore.

Perché avete scelto “Horror Chaos Death” come titolo?
Il titolo “Horror Chaos Death” si riferisce all’ultimo anno e mezzo, alla pandemia in parte, ma anche agli effetti dell’isolamento che ne è conseguito, alle rivolte negli Stati Uniti dello scorso anno, all’attuale tremenda condizione della mia città natale in Sud Africa, ed infine alla sofferenza e all’orrore che caratterizza l’esistenza umana da sempre: volevamo un titolo semplice e diretto, che non fosse criptico circa il clima in cui la musica ed i testi sono stati scritti.

Questo mini album arriva a due anni dalla vostra prima produzione, il demo EP “Fuck Me Before I Die”. Entrambe le uscite hanno 5 tracce, come mai considerate il primo un EP e questo un album?
“Fuck Me Before I Fie” è stato il mio primo tentativo compositivo, prima uscita della prima band di cui faccio parte, ed è stato per lo più un esperimento davvero poco “pensato”, semplicemente scritti i pezzi e assemblate le parti abbiamo registrato alla meno peggio quanto venuto fuori dalle prove. Il risultato è stato superiore alle nostre aspettative ma si avverte che è un demo di per sé molto urgente ed “inconsapevole”, invece “Horror Chaos Death” è stato pianificato con molta più cura: sapevamo un po’ meglio cosa volevamo fare e in che direzione andare per ottenerlo, le canzoni sono più lunghe, complesse e strutturate in modo più definito e la produzione è più fedele. Questi fattori, uniti ad un durata maggiore rispetto al primo EP, ci fanno classificare “Horror Chaos Death” come un mini-album.

“Fuck Me Before I Die” è stato registrato nel 2019, dopo pochi mesi dalla formazione della band, in un mondo più spensierato di quello attuale. Come è stato invece realizzare questo album?
Sul fronte degli impegni del gruppo non è stato tanto differente, in quanto in entrambe le due fasi siamo stati impossibilitati a fare concerti, e per un certo periodo persino a provare per via del cambio di line up e della quarantena. Nei tempi morti abbiamo potuto scrivere molto materiale nuovo e ogni qualvolta fosse possibile, arrangiare tutto alle prove. Anche le tematiche dei testi, come detto, sono influenzate in vari modi da questo periodo orribile, non solo dalla pandemia. La differenza grossa è stata poi registrare presso uno studio vero quale il Tone Deaf Studio, invece che in una camera da letto come per il demo, e lavorare al mixing e al master con Giorgio Trombino di Big Rock HomeStudio (oltre che chitarra e voce in molti gruppi validi quali Assumption e Bottomless), che ci ha aiutato a raggiungere il risultato che volevamo.

Quali sono state le vostre maggiori influenze musicali nella scrittura di “Horror Chaos Death”?
Personalmente cerchiamo di non pensare troppo ad altre band che ci appassionano quando scriviamo i pezzi, per evitare comparazioni ed avere un nostro percorso artistico in quanto Spasticus, e non come una band di death metal vecchia scuola definita in uno standard esatto. Poi è ovvio che, a livello di riff, le influenze dei nostri gruppi preferiti, o di quello che ascoltiamo nelle fasi di composizione, possono risultare più o meno evidenti. Ad esempio, nella fase di scrittura di “Horror Chaos Death” ascoltavo molti gruppi death e di tharsh spinto della prima ora quali Bolt Thrower, Asphyx, Sodom, i primi Hypocrisy, Massacre, Morbid Saint, Entombed e Dismember ed influenze perenni di tutti i membridegli Spasticus sono gli Slayer o i Napalm Death. Per quanto riguarda la voce, Anselmo ha uno stile molto primitivo e diretto e le sue influenze personali (non solo vocalmente) sono Chris Reifert, Lee Dorrian e Tom G. Warrior, però anche lì ognuno ha la sua gola e i suoi polmoni, eheh. Quanto alla batteria, Walter è uno speed freak acclarato, della tipologia che quando meno te l’aspetti si lancerà in sfuriate di blast beat e tupa tupa in piena pausa dalle prove, rendendo sordo chiunque nel raggio di chilometri.

C’è un brano che rappresenta meglio l’album?  Quali sono i temi trattati nei testi?
I testi sono basati per lo più sulla realtà, in modo più o meno serio, talvolta provocatorio. Dalla paranoia pandemica degli ultimi due anni alla rivoluzione armata (vedi le rivolte avvenute nello stesso periodo negli USA) e alla guerra. C’è anche spazio per una certa dose di umorismo morboso e sano gore vecchia scuola, ma per lo più le tematiche sono “serie”. Direi che la title track è, sia musicalmente che liricamente, il pezzo più rappresentativo del disco, in quanto racchiude un po’ tutto quanto detto sopra.

Tre diverse etichette a produrre su altrettanti supporti, su cassetta nelle versioni europea (Unholy Domain) e statunitense (Rotted Life) e su CD (Necrolatry). Come sono nate queste collaborazioni e come è stato lavorare insieme?
Eravamo già in contatto con Unholy Domain e Rotted Life dall’uscita di “Fuck Me Before I Die”, per cui avevano già dimostrato un certo interesse, mentre Necrolatry Records è stata tra le prime etichette a rispondere ai nostri promo di “Horror Chaos Death”. L’uscita è in parte ancora in corso perché la versione europea in cassetta e il CD stanno tardando ad uscire per motivi esterni a noi o alle etichette. A parte questo la promozione e distribuzione alla fine del processo di rilascio dovrebbero essere più che adeguate alle nostre esigenze. 

La copertina di “Horror Chaos Death” mi ricorda istintivamente quella di “Tomb of the Mutilated” dei Cannibal Corpse. Chi l’ha realizzata? È un riferimento voluto oppure casuale?
Non c’è stata una diretta influenza o ispirazione da “Tomb of the mutilated”, però apprezziamo il confronto, eheh; forse però qualcuno potrebbe notare una citazione o due da “Acts of the Unspeakable” degli Autopsy… Comunque la copertina è stata realizzata da Necromaniac Artwork, a cui abbiamo lasciato per lo più carta bianca, colori esclusi.

A causa della pandemia avete suonato dal vivo soltanto due volte nei due anni di vita del gruppo. La seconda volta è stata recentemente, il 26 giugno. Come è stato risalire su un palco dopo così tanto tempo?
Considerando che per me queste sono state le prime esperienze di musica dal vivo in toto, è stato un sollievo finalmente poter portare la musica degli Spasticus su un palco. Purtroppo sono saltati di nuovo diversi concerti che avevamo organizzato a Palermo e altrove, speriamo di rifarci da Settembre, quando dovremmo aprire per i Mentors qui a Palermo.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo recentemente finito di registrare i pezzi per uno split con un gruppo death metal italiano molto valido, a breve potremo fornire più informazioni in merito. Inoltre stiamo già lavorando al materiale per il primo full length, che pensiamo di chiudere almeno sul fronte compositivo entro quest’anno. Infine dall’autunno speriamo di poter finalmente organizzare delle date in altre zone d’Italia ed in Europa.

Ophidian I – Spiral to oblivion

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Provenienti dalla fredda dall’Islanda, gli Ophidian I fin dai primi giorni di vita si sono fissati il chiaro obiettivo di raggiungere le vette più alte del metal tecnico in termini di perizia, arrangiamenti e suono. Dopo l’uscita del primo full-lenght, “Solvet Saeclum”, la band torna con la nuova opera “Desolate” (Season of Mist), probabilmente uno dei migliori album dell’anno.

Benvenuto Daniel (Máni Konráðsson – chitarra), come è nato il nome della tua band e quando avete deciso di creare il gruppo?
Grazie! La band è nata nel 2010 come pretesto per alcuni amici per stare insieme e festeggiare mentre si suonava death metal. Un’attrazione reciproca verso le band death metal tecniche come Necrophagist, Spawn of Possession e Psycroptic ci ha uniti. Una vera e propria riverenza per la musicalità e la qualità del materiale di quelle band è stata determinate. Non molto tempo dopo la formazione ha preso una pausa durante la quale noi membri abbiamo continuato a lavorare su altri progetti musicali nei quali siamo stati in grado di affinare ciascuno dei nostri tratti individuali. L’idea di creare musica tecnica non ha mai lasciato completamente le nostre teste e dopo alcuni anni ci siamo riuniti di nuovo e abbiamo discusso sull’opportunità di creare un po’ di musica insieme sotto la bandiera degli Ophidian I, ma questa volta ricominciando con un nuovo sound, materiale, metodologia e membri. Quindi sostanzialmente consideriamo questa attuale incarnazione come una vera e propria nuova band. Il nome era originariamente il titolo provvisorio per una canzone su cui stavamo lavorando. Il suo suono ci sembrava e ci sembra buono, quindi abbiamo deciso di usarlo anche per il gruppo.

Dopo un album per la SFC Records, è uscito il vostro debutto con la Season of Mist! Come è cambiata la vostra carriera dopo l’accordo con l’etichetta francese?
Lavorare con la Season of Mist è stato assolutamente vitale per portare l’album e la band al grande pubblico. Hanno una squadra fantastica che lavora con noi e non potremmo essere più felici. In questa epoca in cui ci sono tanti modi diversi per far promuovere la tua musica, può essere complicato emergere dalla massa. Avere un’etichetta come la Season of Mist aiuta moltissimo in questo senso. Hanno un talento innato per il business e sanno come gestirlo. Quanto al come è cambiata la nostra storia, per noi è stata una rivoluzione a 180°. Ci stavamo concentrando sulla creazione di “Desolate” e abbiamo pensato che la band richiedeva di essere presentata come una nuova realtà, quindi siamo partiti da zero in termini di marketing.

Che peso dai a ciò che i fan e i critici dicono delle vostre uscite?
Non presto molta attenzione a queste cose. È bello ricevere attenzione e recensioni, ma non le leggo. Sono fiducioso nella musica che facciamo e non sento il bisogno né di gratificazioni né di suggerimenti. Detto questo, è fantastico vedere il nome della band apparire dappertutto, quindi direi che è questa la nostra misura del successo; vedere il nome della band in vari posti e chat.

L’ etichetta descrive il vostro album con queste parole: “”Desolate” piacerà a tutti coloro che cercano il massimo della musicalità militante su tutti i fronti”. Sei d’accordo?
Sì, sosterrei questa affermazione al 100%. Gran parte del nostro suono si basa sulle capacità tecniche e sull’esecuzione corretta di ciascun membro, quindi per coloro che sono attratti da quegli attributi nelle loro scelte musicali, direi che gli Ophidian soddisfano sicuramente questa richiesta.

Avete un un approccio molto tecnico. Quante ore dedicate ogni giorno allo studio dei vostri strumenti?
Dipende su cosa stiamo lavorando e da cosa abbiamo in mente. Prima di registrare “Desolate” ci siamo incontrati il ​​più spesso possibile. Circa 3-4 volte a settimana. Prima degli spettacoli di solito provavamo nei giorni precedenti. In questo momento stiamo solo provando ogni tanto per tenerci in forma (e quando il COVID ce lo permette). Per quanto riguarda la routine di pratica di ognuno di noi nella band, suppongo che siano tutte abbastanza diverse. Per quanto mi riguarda, suono spesso la chitarra durante il giorno, ma non per molto tempo (10-15 minuti in genere). Probabilmente consiglierei a tutti un approccio simile poiché passare molte ore con lo strumento in mano non porta altro che problemi.


La vostra musica è complessa, ma le nuove canzoni durano tutte meno di 5 minuti. Corto è meglio? Come riuscite a racchiudere così tanta abilità in una canzone breve?
È stato piuttosto complicato, ma è sicuramente qualcosa su cui abbiamo deciso consapevolmente di puntare. Volevamo portare un elemento molto tradizionale all’aspetto del songwriting e provare ad applicare motivi e metodi usati nella musica tradizionale/pop/rock per creare le canzoni. Quindi generalmente abbiamo iniziato con una struttura di accordi o hook che poi avremmo sviluppato. Questo in genere ha reso le canzoni più concise in quanto non stavamo accumulando un mucchio di riff casuali che non si adattavano alla canzone. Dopo aver ascoltato alcune tracce, usando questo metodo, ci siamo sentiti molto a nostro agio a lavorare in questo modo. Abbiamo anche deciso di utilizzare l’aspetto tecnico per cercare di portare avanti le nostre aspirazioni per le strutture delle canzoni tradizionali e rendere le caratteristiche orecchiabili e ancora più accattivanti. È stato molto bello farlo perché ci sembrava di aprire un nuovo orizzonte ed essere in grado di applicare direttamente idee e motivi di altri generi: era un mio obiettivo personale che è stato fantastico raggiungere.

Quanto tempo impiegate di solito per scrivere un album?
Dipende da come si incastrano le cose. C’erano canzoni che sono state scritte in una seduta e ce ne sono state altre che abbiamo lasciato cuocere a fuoco lento per alcune settimane. Direi che l’intero processo ci ha richiesto circa 6 mesi probabilmente perché abbiamo fatto demo pre-prodotti prima di provare e rifinire il tutto accordando le canzoni e poi tornando indietro per una demo definitiva. Dopo essere andati avanti e indietro in questo modo un paio di volte per ogni canzone, eravamo pronti per andare in studio.

Amo l’artwork di “Desolate” di Eliran Kantor, mi ricorda le vecchie copertine degli album degli Yes. Di chi è stata l’idea?
Abbiamo portato l’idea a Eliran e lui ha sviluppato alcuni suoi spunti che solo la sua maestria poteva tramutare in realtà. La comunità metal è super fortunata ad avere un grande artista come Eliran che opera tra le sue fila. È davvero di un altro livello. Volevamo che l’artwork rappresentasse il mondo in cui sono ambientate le canzoni. Un mondo simile a quello da cui veniamo (Islanda) ma pur sempre una variante molto diversa, dura e lontana. Eliran ha ottenuto questo effetto quasi esattamente come l’avevamo immaginato.

Avete testato, prima del lockdown, la vostre nuove canzoni sul palco?
Sì, c’erano alcune canzoni, non tutte, che siamo stati in grado di testare e sentire dal vivo. È stato molto bello farlo, dato che l’intero concetto di essere e lavorare in una band ruota attorno alla performance dal vivo. Sono brani fantastici da suonare, difficili ma davvero divertenti!

Come cambia il vostro sound sul palco?
È abbastanza simile all’album, a parte forse gli strati di chitarra. Durante la registrazione dell’album abbiamo deciso di armonizzare molti degli assoli e le chitarre ritmiche, e alcune volte nello stesso momento. Quindi, dal momento che non abbiamo quattro chitarristi nella band, questi effetti non saranno presenti. Tuttavia, le canzoni sono state tutte provate senza le armonie extra, quindi siamo molto contenti anche del suono senza di esse.

Emerging from Iceland, Ophidian I from the first days had clear goal of reaching the apex of technical metal in terms of proficiency, arrangements and sound. After the release of the first full-length, “Solvet Saeclum”, the band is back with the new opus “Desolate” (Season of Mist), probably one of the top album of the year.

Welcome (Máni Konráðsson – guitars), what’s the story behind your band name and its formation?
Thank you!  The band was initially formed in 2010 as an excuse for some friends to get together and party while playing death metal. A mutual attraction towards technical death metal bands such as Necrophagist, Spawn of Possession and Psycroptic brought us together. A reverence for the musicianship and the quality of the material from the aforementioned bands felt very appealing and we all shared that delight. Not long after the band took an hiatus where the members continued to work on other musical projects where we were able to hone in on each of our individual traits. The idea to create technical music never quite left our heads and after some years had passed we got together again and discussed creating some music together under the Ophidian I banner, but this time start anew with a new sound, material, methodology and members. So we essentially view this current iteration of the band as a new band basically. The band name was originally a working title for a song we were working on. The sound of the name felt and looked good to us, so we decided to use it as a band name.

After one album for SFC Records, your debut under Season of Mist  is out! How is changed your career after the deal with the French label?
Working with Season of Mist has been absolutely vital in bringing the album and band to the masses. They have a fantastic team working with us which we couldn’t be happier to be paired with. In this day and age where there are multiple ways of getting your music out there it can be hard to cut through the noise. Having a label such as Season of Mist helps tremendously in that regard. They have an inherent knack for the business and how to operate it. As for how it has changed, it’s a complete 180° for us. We were just focusing on creating ‘Desolate’ and figured the band ought to be introduced as a new one so we started from scratch in terms of a marketing standpoint.

How do you measure the importance of what the fans and critics say about your releases?
I don’t pay attention to it all. It’s great to get attention and reviews, but I don’t read them. I’m confident in the music we make and don’t feel the need for either gratification or suggestions. That being said it’s awesome to see the band name pop-up all over, so I’d say that’s our measure of success; seeing the band name at various places and conversations.

Your label describes your new album with these words: ““Desolate” will appeal to all those who seek peak militant musicianship on all fronts”. Are you agree?
Yes I would back that statement 100%. A big portion of our sound relies on technical abilities and proper executions from each member, so for those that are drawn to those attributes in their musical choices I’d say Ophidian I definitely fulfils that demand.

You have a quite technical level.  How many hours do you spend daily to work on your instruments?
That very much depends on what we’re working towards and what we have coming up. Before recording ‘Desolate’ we got together as often as we could. About 3-4 times a week. Before shows we’d usually rehearse in the days leading up to it. Right now we’re just rehearsing every now and then to keep us in shape (and as COVID allows us). As for the practice routine of each of us in the band, I suppose they are all quite different. Speaking for myself I play the guitar often during the day, but not for very long at a time (10-15 minutes generally). I’d probably recommend a similar approach to others as spending many hours with the instrument in hand brings nothing but problems.

Your music is complex, but the new songs are all under 5 minutes long. Short is better? How do you manage to pack so much skill in a short song?
That was quite tricky but definitely something we made a conscious decision to opt for. We wanted to bring a very traditional element to the songwriting aspect and try to apply motifs and methods used in tradition/pop/rock music to create the songs. So we generally started with a chord structure or a hook we’d then work our way from. This generally made the songs more concise as we weren’t cramming a bunch of random riffs together that don’t fit the song. After we’d gone through a few songs using this method we became very comfortable working like this. We also decided to use the technical aspect to try and further our aspirations for traditional song structures and make the catchy features even more catchy. This felt super good to do as it felt like paving new ground and to be able to directly apply ideas and motifs from other genres was a personal goal of mine that was awesome to achieve.

How long does it usually take you to write an album?
That depends on how well in-the-zone we get. There were songs that were written in a sitting and there were others that we let simmer over a few weeks. I’d say the whole process took us about 6 months probably as we did pre-produced demos before rehearsing and fine-tuning the songs and then went back in for a revised demo. After going back and forth like this a few times for each song we then were ready to head to the studio.

I love “Desolate” artwork by Eliran Kantor, reminds the old covers of Yes albums. Whose idea was it?
We brought the idea to Eliran and he applied some ideas of his own and then brought them to life only him and his mastery could. The metal community is super lucky to have a great artist like Eliran operating within its ranks. He is truly in a league of his own. We wanted the artwork to represent the world in which the songs are set. A world that’s similar to the one we hail from (Iceland) but still a very different, harsh and distant variant. Eliran achieved that almost exactly as we envisioned.

Did you check, before the lockdown, your new song on stage?
Yes, there were a few songs, not all of them, that we were able to test and feel out a bit in a live setting. That felt very good to do as the whole concept of being and working in a band revolves around the live performance. They are awesome to play, really hard but really fun!

How does your sound change on stage?
It’s pretty similar to the album, apart from maybe the guitar layers. During the recording of the album we opted to harmonize many of the solos and the rhythm guitars, and some at the same time. So since we don’t have four guitar players in the band those won’t be present. However, the songs were all rehearsed without the extra harmonies so we are very happy with the sound without them as well.