Unblessed – Murdering hope

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Con oltre 20 anni di esperienza nel metal estremo nel loro paese natale, il Cile, gli Unblessed sono dei veri e propri titani del metal più estremo. In questa intervista, ci raccontano la loro personale visione della musica, gli aneddoti capitati in due decenni di musica e il loro modo di vedere la musica underground. Spesso sentiamo molte persone lamentarsi del poco denaro che circola nel mondo della musica, ma il vero motore è uno solo per portare avanti la propria arte: la passione, una sentimento che va preservato con l’amore e la dedizione. Il vero senso del fare arte è il poter lasciare in eredità un vero tesoro musicale. Paul, il cantante, è molto chiaro nella sua ideologia: se non vuoi fare musica e lavorare sodo per essa, molla tutto

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, è un piacere avervi qui. Come sono nati gli Unblessed e la loro personale visione del metal estremo?
Sono nati nello scorso millennio, nel 1999, come progetto universitario, per poi diventare la nostra vita. Ho sempre sognato di suonare, cantare, registrare dischi, andare in tournée, sono molto coinvolto in tutto ciò essendo un banger sin dai primi anni ’90. Amo questo lavoro e lo farò per sempre.

Com’è fare metal in America Latina dopo tutti questi anni? Ad un certo punto hai mai pensato di lasciare tutto e continuare con una vita normale?
Non proprio, penso che la mia vita sarebbe più anormale se avessi la capacità di buttare via tutto. La mia carriera è la vita e io mi tengo tutto quello che la musica mi ha dato: amici, mondo, cultura, aneddoti, rabbia, tradimenti, beh… Per me questo è il mio “Matrimonio” per così dire, fino a quando la morte non ci separi. Ho fatto una canzone in “Killing Ylour Last Drop of Innocence” del 2017, chiamata “Tic tac Parasites” che riflette la mia idea di vita tradizionale. E’ disponibile anche un videoclip.

In 20 anni di carriera, hai scritto un sacco di materiale per gli Unblessed, cosa hai provato vedendo il documentario che la band ha pubblicato qualche tempo fa che racconta la loro storia all’interno della scena metal cilena e del metal estremo sudamericano?
Un lavoro molto onesto che ha avuto un discreto successo nell’underground, andiamo verso i 22 anni di
carriera e continuiamo a crescere, e io ho gli stessi desideri del primo giorno. Il documentario riporta le cose che si possono raccontare, mi è successo di tutto nella mai carriera, cose buone e divertenti, dopotutto non faccio cattivo sangue né porto rancore a nessuno. Nelle band ci sono sempre state risse e ormai non ci penso neanche più e vado avanti. Per me “Il quadro generale” è più importante dei litigi, vivo il presente e niente più. C’è sempre uno scopo dietro ogni passo che facciamo e lo zaino pieno di sogni è ancora intatto. Il duro lavoro ci avvicina sempre a qualcosa di buono, spero che il successo sia la normale conseguenza. Abbiamo attraversato molti confini, attraversato continenti, non sai mai cosa accadrà o dove dovrai andare, ma qualunque cosa ci aspetti, la accoglieremo con forza e con la convinzione che il nostro lavoro è buono e a volte anche sorprendente.

Secondo te cos’è che non permette all’underground di progredire?
In America Latina mancano le infrastrutture per raggiungere il livello europeo e poter permettere alle band di garantirsi un reddito con la propria musica. Principalmente è considerato un hobby in Sud America, inizi con la premessa che non ci potrai vivere e continui sempre con quella idea. Tutto è dipinto in negativo, da coloro vivono di metal. Le band devono capire che devono metter mano al portafogli per potersi rendere più professionali e pubblicizzare il proprio lavoro in una scena underground che ci bombarda di buona musica costantemente e in cui è difficile farsi un nome, a volte, anche nel proprio paese. Le band non sanno quanto valga uno spazio, uno slot o l’uscita di un disco. L’ho sempre detto, qui, almeno in Cile, i cretini sono merda con dei sogni. Finché ciò non cambierà, saremo sempre un prodotto di seconda scelta nei mercati principali. Il merchandising è essenziale, rispetto tutti coloro che fanno questo per hobby o ego ma mi considero un coglione che aspira a lasciare un’eredità nella musica, nel bene e nel male, e vado dritto per la mia strada. Se non investi non c’è profitto, è un principio fondamentale della vita. Ecco, bisogna seminare per poter raccogliere e questo consiglio va a tutti, produttori, stampa, distro, etichette, media e tutto ciò alla fine serve per costruire insieme una grande scena latinoamericana che potrebbe essere valutata meglio, visto che dopo i Sepultura la nostra presenza nei mega show internazionali negli Stati Uniti e in Europa è molto scarsa.

Internet oggi, con le piattaforme di musica digitale, è una benedizione o un maledizione per gli Ublessed?
È la migliore opportunità che abbiamo noi artisti di mostrarci ai media che non sono venduti al 100%. Bisogna approfittarne.

Com’è andata l’esperienza di suonare in Italia, come ha accolto il pubblico italiano la proposta della tua band?
A Milano siamo stati con alcuni amici, gli Evil Spells, del nostro buon amico bassista e voce Gigi. Il concerto è stato accettabile, siamo arrivati dall’Irlanda molto stanchi dopo gli show a Manchester e a Londra in Inghilterra, e Galway e Cork in Irlanda. L’esibizione di Roma è stato qualcos’altro, è stato uno dei nostri migliori spettacoli di quel tour. Come aneddoto ti racconto che era un Open Air Fest e ha iniziato a piovere, abbiamo condiviso il palco con grandi band, tra cui i Sudden Death, e abbiamo finito per suonare e bere nella tenda del catering, dove ci è stato chiesto se eravamo disposti a suonare e abbiamo detto: questa merda è rock ‘n’ roll, certo, andiamo!!! Ci siamo ubriacati e la yuta (polizia) ci ha fermato sulla strada per l’hotel. Ci hanno lasciato in hotel ed eravamo tutti ubriachi, anche i ragazzi della produzione, che erano molto felici come noi. Ci siamo trovati benissimo. È stata una giornata eccellente e il giorno successivo abbiamo visitato Roma, il Colosseo, il Duomo, il Vaticano, la Fontana Trevi dopo la grande sbornia. Il giorno dopo abbiamo preso l’aereo per Malta, dove abbiamo suonato al Sinfest Metal Festival con Carach Angren, Necronomicon ed Echate Enthroned. Tutto molto bello.

Secondo te, una band emergente, qualunque sia lo stile di metal, puoi andare avanti solo se ha una etichetta alle spalle o al contrario, oggi c’è più libertà di poter far conoscere la nostra musica senza dipendere da un’azienda?
Certo, per il mio primo album ho fatto mille copie da solo e mi ci è voluto molto tempo per venderlo. Ritengo che la gente voglia supportare più di quanto si pensi ed è per questo che è importante produrre, registrare, realizzare video e avere un buon sito web. Nel bene o nel male arriva tutto da là.

Hai mai pensato di fare il grande salto e andare a vivere in Europa per poter competere al meglio con le band più rappresentative del death metal underground?
Ci ho pensato, sicuramente suonerei la chitarra, il basso o canterei in qualsiasi band lì, a seconda delle necessità delle persone con cui collaborerei. La vedo difficile, quindi dovrei mettere insieme la band con musicisti di lì. Ho relazioni e affetti che mi legano al Cile al momento, ma non si sa mai veramente. Ho molti dischi e vendo molto, penso che sarebbe un bene per me se riuscissi a vendere quello che vendo qui in Europa o Stati Uniti, ma partire è una scelta definitiva. Da qui ho già fatto tre tour in Europa e sto raggiungendo buoni accordi per il prossimo tour, spero di continuare a crescere e fare carriera da qui per ora. Anche il momento che viviamo come umanità non ci permette di programmare nulla.

Cosa motiva gli Unblessed a fare metal estremo? In che direzione vuoi portare l’arte che sviluppi?
Innalzare le mie canzoni fino alla morte, lasciare un’eredità e diventare una leggenda nella storia del metal mondiale.

Qual è uno dei sogni che la band non ha ancora realizzato ma sul quale stai lavorando sodo per poterlo raggiungere?
Il mio sogno è penetrare in nuovi mercati e il sogno di suonare nei grandi festival è sempre attuale. Speriamo di continuare a crescere per raggiungere i prossimi obiettivi. Sono contento di ciò che è stato realizzato fino ad ora e soprattutto per il sostegno e l’affetto della gente ha verso la band. Sono tra le cose che spiccano di più. Abbiamo anche una discografia molto ricca e ampia e questo non è da meno, soprattutto per dei sudamericani.

Con mas de 20 años de hacer metal extremo en su chile natal, esta banda de auténticos titanes del metal mas duro, nos hablan en esta entrevista de su visión personal de la música, las anécdotas que han venido pasando estos mas de 2 décadas con la música, pensamientos y forma de ver la música mas aun del ambiente underground, a menudo escuchamos mucha gente quejarse que la música es mas perdida de dinero que otra cosa, pero para unblessed el dinero es solo un motor para poder llegar mas lejos con su arte, y una cosa que se debe rescatar es la pasión el amor la entrega de parte de ellos a lo que hacen, he ahí donde radica el verdadero sentido de hacer arte y dejar un legado un verdadero tesoro musical Paul el vocalista es muy claro en su ideología, no quieres hacer música o entregarte a ello, entonces no lo hagas.

Hola gente de unblessed bienvenidos al Il Raglio del Mulo, un gusto tenerlos por aquí, como nace Unblessed y su idea de hacer metal extremo?
Estamos del milenio pasado, desde 1999. Nació como proyecto de universidad, para  luego transformarse en mi vida. Siempre soñé con tocar, cantar, grabar discos, hacer giras y todo el cuento, muy envuelto e influenciado como Banger en los inicios de los 90s. Amo este trabajo y lo voy a ejercer por siempre.

Como es hacer metal en Latinoamérica y tener tantos años a cuestas con lo que ustedes hacen? En algún momento pensaron dejar todo y continuar una vida normal diríamos?
La verdad no, yo creo que mi vida sería más anormal aun si no tuviera la capacidad de botarlo todo a través de este arte. Se vive de todo en esta carrera cuando es de por vida, pero me quedo con todo lo que me ha entregado la música, amigos, mundo, cultura, anécdotas, enojos, chascarros, en fin… Para mi este es mi “Matrimonio” por así decirlo, hasta que la muerte nos separe. Hice un tema en el “Killing your last drop of innocence” 2017, llamad “Tic tac Parasites” que refleja mi visión acerca de una vida tradicional. Incluso tiene un video clip.


En 20 años de carrera cuantos materiales tiene en su haber unblessed, y que cosas rememoran con cariño cuando ven el documental que la banda lanzo hace algún tiempo contando del paso de unblessed hasta ahora dentro del metal chileno y metal extremosudamericano?
Si a verdad es un trabajo bien honesto que ha tenido bastante éxito en el Under, vamos para los 22 años de carrera y seguimos creciendo, yo tengo las mismas ganas del día uno. El documental rememora las cosas que se pueden contar, me ha pasado de todo en esta carrera, cosas buenas y divertidas, al fin y al cabo
no me hago mala sangre ni guardo rencor por nadie. En las bandas sirmpre han existido las peleas y no me caliento la cabeza a estas alturas, sigo adelante. Para mi es mas importante “The big picture” que las rencillas, el plano general de las cosas cuantifica solamente hasta el presente y nada más. Siempre hay un propósito detrás de cada paso que damos hacia adelante y la mochila llena de sueños intácta. El trabajo duro nos acerca hacia algo bueno siempre, espero el triunfo como consecuencia y hemos crecido bastante en los ultimos años, hemos traspasado muchas fronteras, atravezado continentes, nunca sabes que va a pasar o hacia adonde vas a tener que ir, pero lo que venga lo recibiremos con fuerza y con la convicción que mnuestro trabajo es bueno y hasta asombroso algunas veces.

En opinión de ustedes que es lo que no permite progresar al underground latinoamericano para llegar al europeo entiéndase posibilidad de poder tener un ingreso de la banda y la música que uno desarrolla, equipamientos, festivales de renombre con una carrera ya formada?
Principalmente que esto es tomado como un hobbie en Sudamérica, se parte con la premisa de que vas a vivir arruinado y partes desde ese prisma. Todo lo pintan negativo, siendo que mucha gente vive del metal.
Las bandas deben entender que deben meterse la mano a los bolsillos para profesionalizar y dar a conocer su proyecto a través de una escena underground que nos bombardea de buena música constantemente y es difícil hacerse un nombre, a veces, hasta en tu propio país. Las bandas no saben cuanto vale un booking, un slot, o sacar un disco afuera. Siempre he dicho que acá, por lo menos en Chile, los huevones son cagados con sus sueños. Mientras eso no cambie, siempre vamos a tener un producto de segunda en los mercados grandes. El merchandising es fundamental, respeto a todos los que están en esto por hobbie o ego
pero me considero un huevón que aspira a dejar un legado en música, para bien o para mal, y voy derechito hacia ahí. Si no inviertes no hay ganancia, es un principio básico de la vida. Hé ahí… Hay que sembrar para poder cosechar y este consejo va para todos, productores, prensa, distros, sellos, medios y todos los que construimos esta gran escena latinoamericana que podría estar mejor evaluada, ya que después de Sepultura es bien escaza nuiestra presencia en mega shows internacionales en USA y Europa donde las cosas funcionan mucho más pro.  

El internet hoy día con las plataformas digitales de música, es una bendición o una maldición en opinión de Unblessed?
Es la posibilidad que tenemos los artistas de mostrarnos en el último concho de los medios que no están 100% comprados. Hay que aprovecharlo.

Como fue la experiencia de la banda tocando en Italia, como fue el recibimiento del publico italiano con la propuesta de la banda?
En Milán estuvimos con unos unos amigos de la banda Evil Spells con nuestro buen amigo el bajista y voz Gigi, el concierto estuvo aceptable, veníamos desde Irlanda muy cansados tras fechas en Manchester y Londres en Inglaterra, y Galway y Cork en Irlanda. El fest de Roma fue otra cosa, fue uno de nuestros mejores shows de ese tour. Como Anécdota te cuento que era un Fest Open Air y se puso a llover, compartimos escenario con grandes bandas, entre ellas Sudden Death y terminamos tocando y tomando en la carpa de los drinks,donde se nos preguntó si estabamos dispuestos a tocar y nostotros dijimos: Esta huevada es Rock n roll, ya estamo acá, vamos!!! Nos emborrachamos y nos detuvo la yuta (Policia) camino al hotel, pero pasamos piola, como decimos acá al bajo pérfil. Nos fueron a dejar al hotel y estábamos todos ebrios junto a los tipos e la producción, quienes estaban muy contentos con nosotros,lo pásamos muy bien.
Fue una excelente jornada y al otro día hicimos tour en Roma por el coliseo, el duomo, vaticano, Fontana de trevi con la gran resaca. Al otro día tomamos el avión hacia Malta, donde tocamos en el Sinfest Metal Festival con Carach Angren, Necronomicon y Hecate Enthroned. Muy lindo todo.

En palabras de ustedes hoy en dia, una banda emergente ya sea del estilo que sea dentro del metal solo puede salir adelante si tiene un gran sello detrás de su arte o por el contrario hoy tenemos más libertad para poder dar a conocer nuestra música sin depender de una cia?
Claro, yo para mi primer disco saqué mil copias solo y me demoré mucho en venderlo, precisamente por no tener mas cosas que vender, ahora entiendo que la gente te quiere apoyar más de lo que uno piensa y por eso es importante producir, registrar, grabar, grabar y sacar discos, hacer videos, tener un buen sitio en internet. Mal que mal por acá uno conoce toda la música y todo lo que consumes entra por ahí.

Ha pensado en algún momento dar el gran salto e ir a vivir en Europa para poder competir mejor con las bandas mas representativas del genero del death metal underground mundial?
Lo he pensado, seguramente tocaría guitarra, bajo o cantaría en cualquier banda allá, si es por la gente con la que toco, lo veo difícil así que tendría que armar la banda con músicos de allá. Tengo asuntos y lazos que me atan a Chile hasta ahora, en realidad uno nunca sabe. Tengo muchos discos y vendo bastante, yo creo que mi iría bien si logrará vender lo que vendo acá en Europa o los EEUU, pero irse es definitivo. Desde Acá igual he hecho 3 giras por Europa ya y estoy amarrando algo bien bueno para el próximo tour, espero seguir creciendo y haciendo carrera desde acá de momento. También el momento que vivimos como humanidad tampoco da para planificar nada.

Que es lo que motiva a Unblessed a hacer metal extremo? Que pasión los mueve en querer mover el arte que ustedes desarrollan?
Elevar mis canciones hasta la muerte, dejar legado y ser leyenda en la historia del metal mundial.

Cual es uno de los sueños que la banda aun no ha cumplido pero que están trabajando duro para poder ya concretarlo en este tiempo?
Yo tengo por meta penetrar en nuevos mercados y siempre el sueño de tocar en los grandes festivales ha estado presente. Esperamos seguir creciendo para lograr los próximos objetivos. Me siento contento de lo logrado hasta ahora y en especial el apoyo y cariño de la gente hacia la banda son de las cosas que más destaco. También tenemos una discografía bien rica y amplia y eso no es menos, sobre todo para ser Sudamericanos.

Descent Into Maelstrom – Estrema dodecafonia

I deathsters emiliani Descent Into Maelstrom sono una band di recente formazione, ma che possiede tutte le carte in regola per emergere. Facciamo quattro chiacchiere con il bassista Michele e cercare di scoprire cosa ha in serbo il futuro per questa promettente band…

Ciao Michele, ti do il benvenuto al Raglio del Mulo e ti ringrazio per la tua disponibilità a rilasciare quest’intervista. Come prima cosa che ne diresti di far conoscere la band ai nostri lettori?
I Descent Into Maelstrom nascono come progetto in studio di Andrea Bignardi, che per il primo disco ha fatto tutto da solo. Nella seconda metà del 2017 ha cercato altri musicisti per portare quei pezzi dal vivo e così siamo diventati una band e abbiamo iniziato a girare fino all’arrivo del virus, al momento siamo in quattro. Andrea alla chitarra e voce, Mattia e Pietro alle chitarre ed io al basso. Siamo divisi tra Piacenza e Milano ma, grazie alla tecnologia, riusciamo a collaborare tranquillamente. Al momento stiamo cercando un batterista che voglia suonare fisso con noi.

Avete all’attivo due full e lo scorso anno avete dato alle stampe l’EP intitolato “Gehenna”, a questo punto vorrei chiederti in che modo si è evoluta la band in questi anni…
Siamo cambiati tantissimo in questi quattro anni. Il primo disco, omonimo, era un death melodico con qualche spunto black. Su “Iconoclasm” abbiamo già lavorato più come band, ognuno è riuscito a mettere la sua personalità ed è venuto fuori un disco di death più classico con spunti dodecafonici. Suonando insieme e facendo esperienza sul palco siamo cresciuti e il risultato è stato “Gehenna”; lì siamo andati su quello che ora chiamano progressive death metal e abbiamo spinto molto sul lato dodecafonico. E’ stato un’ Ep pensato e creato proprio per sperimentare certe sonorità e, alla sua nascita, è legato anche un aneddoto: quei pezzi sono stati scritti all’inizio della pandemia, quando eravamo tutti costretti a casa e risentono molto di quel clima di tensione. Arrivati ad agosto avevamo deciso di accantonarli perché ci sembravano troppo sperimentali e non sapevamo come sarebbero stati accolti. L’idea di un’Ep indipendente ce l’ha data Andy Marchini. Vista la bontà del materiale, ci ha consigliato di pubblicarlo comunque ed effettivamente si è rivelata la scelta giusta. Al momento stiamo ancora sperimentando aspetti diversi tenendo sempre d’occhio la tecnica.

L’uscita del già citato “Gehenna” lascia presupporre che vi stiate preparando per l’uscita di un nuovo full, ti senti di confermare di confermare?
Sì e no, in realtà. Sì perché quello che sarà in terzo album, “Dei Consentes”, è già stato composto. In fase di arrangiamento però, ci siamo accorti di voler sperimentare con archi e tastiere. Abbiamo deciso di lasciare un attimo da parte il terzo disco e scrivere un altro Ep che si chiamerà “Nocturnal Transfiguration” e avrà elementi sinfonici. E’ stata una scelta dettata anche dal fatto che il terzo disco è considerato quello della maturità della band, non si può sbagliare. Sentendo il bisogno di fare ancora qualche esperimento, abbiamo deciso di giocarci di nuovo il “jolly” Ep e far uscire “Dei Consentes” quando saremo totalmente convinti che ci rappresenti.

Come definiresti il vostro sound? Quali sono le band che vi hanno segnato e che fungono per voi da fonte d’ispirazione?
Abbiamo scelto la definizione di “dodecaphonic metal”: si tratta di metal estremo, quindi elementi death e black, con un certo grado di tecnica e l’uso delle serie dodecafoniche che danno delle sonorità particolari. Ispirazione, questa è sempre la domanda difficile. Parto da Schönberg, compositore classico tra i primi a usare le serie. Venendo al Metal sicuramente Death, Pestilence, Cannibal Corpse, Dark Tranquillity ma anche i nostrani Sadist e Fleshgod Apocalypse. Poi tra noi quattro ascoltiamo moltissime altre cose ma queste sono le influenze comuni.

Entrando più nel dettaglio, chi di voi partecipa, e in che misura, alla stesura del songwriting?
Ovviamente, il processo è cambiato nel tempo. Andrea scrive a getto continuo, ha sempre idee! Noi altri, specialmente da “Gehenna” in poi, scriviamo riff e serie dodecafoniche che poi mandiamo a lui che li usa dove servono e da l’impronta definitiva al pezzo. A quel punto ognuno lavora all’arrangiamento definito del proprio strumento e poi valutiamo tutti insieme il risultato finale.

E dei testi cosa mi dici? Quali sono i temi trattati?
Sono Andrea e Mattia ad occuparsi dei testi anche se ognuno porta il suo contributo. I temi sono diversi; ci troviamo bene a lavorare per concept. In Iconoclasm i temi erano legati ai singoli dipinti, “Gehenna” era incentrato sull’Inferno dantesco, “Nocturnal Transfiguration” parlerà del rapporto uomo-montagna e “Dei Consentes” del pantheon degli dei romani.

Devo ammettere che la cover del vostro secondo “Iconoclasm” mi ha molto colpito, qual è il significato che si cela dietro?
E’ opera di Jarno Lahti della Kaamos Illustration che si è occupato delle copertine degli album e ha sempre fatto dei gran lavori! Quella in particolare esprime le atmosfere generali del disco; sono i toni cupi e opprimenti che vengono fuori sia dei testi che della musica.

Da band, come avete vissuto questo lungo periodo di isolamento forzato causa Covid?
Che dannata fregatura! Conta che il secondo disco era uscito a fine ottobre 2019 ed eravamo pronti per girare, avevamo delle date all’estero e diverse opportunità qui in Italia. Da un giorno all’altro tutto cancellato. Nonostante tutto, come band abbiamo reagito bene. Siamo rimasti sempre in contatto e ne abbiamo approfittato per scrivere molto materiale nuovo, “Gehenna” è nato allora, abbiamo ri-registrato il primo album e abbiamo spinto un po’ di più sui social. Cerchiamo di sfruttare al meglio il tempo che è l’unica cosa che si può fare.

A tal proposito, non appena sarà possibile, avete in mente di calcare immediatamente il palco cercando di recuperare il tempo perduto, oppure avete in mente magari di tornare in sede live non appena avrete concluso le registrazioni del nuovo materiale?
Live subito! Non vediamo l’ora di tornare sul palco! Siamo stati fortunati e abbiamo potuto suonare anche ad ottobre 2020. Il 16 luglio saremo sul palco del Malafest a Palosco e speriamo di fare altre date anche dopo. Le registrazioni di “Nocturnal Transfiguration” sono in corso proprio in questi giorni, per quanto riguarda “Dei Consentes” invece penso si parlerà dell’anno prossimo.

Timeout, Michele! Grazie ancora per la tua disponibilità, colgo l’occasione per salutare la band e farvi i miei più sinceri auguri per il futuro, concludi pure come vuoi!
Grazie a te e al Raglio del Mulo per il supporto! Un saluto a tutti quanti e speriamo di esserci lasciati il peggio alle spalle e di poterci vedere a qualche concerto! L’underground italiano è pieno di band validissime, scopritele e supportatele.

Fulci – Voices from beyond

I Fulci non si fermano mai! Solo qualche mese fa abbiamo discusso con la band romana dell’ennesima edizione del secondo album, “Tropical Sun”, oggi ci ritroviamo a parlare con il chitarrista Domenico della ristampa dell’esordio, “Opening the Hell Gates” , e del nuovo disco “Exhumed Information” (Time To Kill Records \ Anubi Press) la cui uscita è prevista per la fine di luglio.

Ciao Domenico, non riuscite proprio a stare fermi con le mani nelle mani, come cantava qualcuno tempo fa! Tra una riedizione e l’altra di “Tropical Sun”, avete tirato fuori la ristampa del vostro esordio, “Opening the Hell Gates”, e annunciato l’uscita del nuovo “Exhumed Information”! Siete degli stacanovisti o più semplicemente questa iper-produzione è il frutto di una fortunata combinazione di eventi?
Ciao, piacere di ritrovarti. Diciamo che siamo sia stacanovisti che creativi. Abbiamo tante idee ma sempre poco tempo per svilupparle. Per fortuna abbiamo trovato come partner la Time To Kill che riesce a stare al passo con le nostre follie! Oltre a quello che hai già citato infatti abbiamo in serbo altre sorprese per questo 2021, sia musicali che cinematografiche.

Partirei dalla ristampa di “Opening the Hell Gates”: chi avuto l’idea di riproporlo? Rispetto all’edizione originale, quali sono le novità, se ci sono?
Dopo il successo di “Tropical Sun” abbiamo subito pensato di far uscire il primo disco su vinile (TIME TO KILL RECORDS) e cassetta (Maggot Stomp Records) perché all’epoca era uscito solo in CD su Despite The Sun Records. L’idea però era di arricchire l’edizione con un layout aggiornato e con delle bonus tracks. Siccome ultimamente ci siamo presi bene a suonare in chiave metal le colonne sonore dei film di Lucio, abbiamo provato a suonare uno dei temi di “Paura nella Città Dei Morti Viventi” del maestro Frizzi e l’abbiamo inserita nella ristampa. Inoltre potete trovare “Death By Metal” che è il singolo death/rap fatto con Metal Carter.

“Exhumed Information” è l’ennesimo tributo al maestro Fulci, questa volta vi siete concentrati su “Voices from Beyond”, film del 1991 tra i meno noti del regista italiano: come mai la scelta è caduta proprio su questa pellicola?
Credo che dopo aver dedicato i primi album a due filmoni cult (paura nella Città dei Morti Viventi e zombi 2) molti si aspettavano the Beyond o Quella villa accanto al cimitero. Invece abbiamo scelto di basare il concept del disco su “Voices From Beyond”. Siamo consapevoli che alcuni film di Fulci sono criticabili e di bassa qualità ma essendo noi devoti al maestro pensiamo che l’intera filmografia meriti rispetto. Abbiamo scelto Voci dal Profondo perché è stato uno dei primi film di Fulci che abbiamo visto. Inoltre la trama è ancora oggi originale. Anche le atmosfere folkloristiche del film sono interessanti. Ovviamente essendo un film a basso budget a tratti risulta molto trash ma anche per questo motivo ci ha ispirato!

Il disco si divide in due parti, per la seconda, quella dall’appeal più cinematografico, vi siete affidati ai Tv-Crimes, come è nata questa collaborazione?
Abbiamo sempre cercato di inserire influenze musicali diverse dal metal nei nostri album. Questa volta volevamo esagerare ma allo stesso tempo non volevamo che i Fulci diventassero un progetto di musica elettronica. Per questo motivo ci siamo affidati ai TV-CRIMES per il lato B del disco. Possiamo quasi definirlo un Split album ma in realtà l’intero album è stato scritto a “quattro mani”.


Il singolo “Glass” è frutto di questa collaborazione, siete partiti con questo singolo proprio per presentare il nuovo aspetto della vostra produzione?
Si, Glass e la opening track del lato B. Volevamo spiazzare l’audience pubblicando un pezzo totalmente fuori dai soliti schemi Fulci. È stato un gesto un po’ rischioso ma direi che ha funzionato.

Questo è il vostro album con il fascino più cinematografico, avete mai pensato di scrivere una colonna sonora, anche immaginaria, magari scevra da ogni contaminazione death?
Il lato B di Exhumed Information è esattamente la soundtrack di un film che ancora non esiste ed il sound è totalmente lontano dalle sonorità Death metal se non per il mood horror.

Vi andrebbe di consigliare delle colonne sonore classiche ai nostri lettori?
La lista sarebbe troppo lunga! Però ultimamente ho ascoltato la colonna sonora che i Coil avevano scritto per Hellraiser ma che non è stata mai usata perché giudicata poco commerciale. Ascoltare quel disco immaginando le scene del film è un trip che consiglio a tutti.

Forse è finalmente arrivato il momento di riprendere l’attività live, voi avete novità in questo senso?
Certo! Non vediamo l’ora! Stiamo organizzando il nostro secondo tour in USA per il 2022. Mentre dal 23 al 26 luglio 2021 saremo in tour in Italia per alcuni release parties dedicati a “Exhumed Information”. Ci vediamo on the road! Grazie per lo spazio concesso e un saluto a tutti i lettori. Fulci Lives.

Desaster – Churches without saints

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dal 1989 i tedeschi Desaster hanno prodotto diversi grandi album di metal estremo. Dal 4 giugno 2021 hanno aperto la loro chiesa empia a tutti i loro fan, e così abbiamo deciso di parlare del nuovo album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), con il cantante Sataniac.

Benvenuto Satainac, i Desaster sono nati nel 1988, qual è la formula per sopravvivere nel mondo della musica per 30-35 anni?
Ciao Giuseppe, i Desaster non fanno parte del vero big music biz, ma penso che la cosa più importante per sopravvivere a lungo come band è non prendersi troppo sul serio. E ovviamente amiamo quello che facciamo.

“Churches Without Saints” è il tuo sesto full-length con i Desaster, sei soddisfatto di questo ritorno sulle scene?
Non eravamo andati via, quindi non è un ritorno, ma io sono e siamo molto contenti del nuovo album. Soprattutto che abbiamo arruolato un batterista che si adatta perfettamente ai Desaster. Musicalmente e caratterialmente…

Come è cambiato il tuo ruolo nella band dal tuo album di debutto sino a “Churches Without Saints”?
Non credo che il mio ruolo sia cambiato dai tempi di “Divine Blasphemies”, scrivo i testi e mi occupo della voce, questo è quello che faccio da quando sono entrato nella band nel 2001!

Dai tempi di “Satan’s Soldiers Syndicate”, impiegate quattro \ cinque anni per pubblicare un nuovo album: come potresti spiegare questo lungo periodo di gestazione?
Invecchiamo e ovviamente ci sono sempre altre priorità oltre ai Desaster. Famiglia, lavoro, ecc. E infatti non avverto il bisogno di avere un nuovo album dei Desaster ogni anno.

Potresti presentarci il tuo nuovo batterista, Hont?
Sì, Hont è un mio buon amico e sicuramente un maniaco del metal. Abbiamo anche suonato insieme in una band chiamata Divine Genocide. Dopo la divisione dei Divine Genocide sono andato a finire nei Desaster e abbiamo perso i contatti per un po’. Ora, sembra essere il batterista perfetto per noi, perché è un maniaco del metal e una persona molto calma e amichevole.

Cosa significa veramente il titolo “Churches Without Saints”?
Basta dare uno sguardo all’ipocrisia dell’Homo Sapiens e cosa ne è stato di lui dopo che ha iniziato a seguire le religioni. Ci sono cose migliori nella vita. Bisogna fermare la follia!

Abbiamo davvero bisogno di santi?
Non ci sono santi da nessuna parte, quindi possiamo avere bisogno di ciò che non esiste. È una specie di gioco di ruolo, una favola…

La mia canzone preferita dell’album è “Exile Is Imminent”, come è nata questa traccia e qual è la tua canzone preferita?
Questa è stata realizzata mentre scriviamo tutte le canzoni. Jammiamo sui riff che Infernal presenta e proviamo a renderli una vera canzone. A volte ne usciamo vittoriosi, altre volte potrebbe essere migliore. Hahaha… Ho tre o quattro canzoni preferite: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” e la title track.

Qual è la situazione attuale per quanto riguarda i concerti in Germania? Ti aspetti una rapida ripresa dell’attività dal vivo?
Non ci sono piani concreti per un ritorno ai live nei prossimi mesi. Spero che questa situazione Covid finisca presto, così possiamo tornare di nuovo sul palco!

Since 1989 the German band Desaster has produced several great extreme metal albums. From 4 June 2021 they opened their unholy church to all their fans, and so we decided to talk about the new album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), with the singer Sataniac.

Welcome Satainac, Desaster are born in 1988, what is the formula to survive in the music biz 30-35 years?
Hi Giuseppe, ok Desaster is not really a part of the real big music biz, but I think the most important thing to survive a long time as a band is that we don’t take ourselves too serious. And of course we love what we do.

“Churches Without Saints” is your sixth full-length with Desaster, are you satisfied with this come back?
We weren’t gone, so this is no come back, but I’m and we are very happy with the new album. Especially that we fund a drummer that fits perfect to Desaster. Musically and personally…

How is changed your role in the band from your debut album to “Churches Without Saints” ?
I don’t think that my role has changed since Divine Blasphemies, I write the lyrics and doing vocals, that’s what I do since I entered the band in 2001!

From”Satan’s Soldiers Syndicate” times, you need four\five years to release a new album: how could you explain this long gestation period?
We grow older and of course there are always other priorities next to Desaster. Family, work, etc. And in fact I don’t need a new Desaster album every year.

Could you to introduce your new drummer, Hont?
Yes, Hont is a good friend of mine and a metal maniac for sure. We also played together in a band called Divine Genocide. After the split of Divine Genocide I went to Desaster and we lost the contact for a while. Now, he seems to be the perfect drummer for us, because he is a metal manic and a very calm and friendly person.

What really means the title “Churches Without Saints”?
Have a look on the hypocritical Homo Sapiens, and what has become of them following religions. There are better things in life. Stop the madness!

Do we really need saints?
There aren’t saints anywhere, so in case we can’t need what don’t exists. It’s a kind of roleplay, a fairytale… 

My favorite song on the album are “Exile Is Imminent”, how is born this track and what’s your favorite song?
This one was written as we write all songs. We jam the riffs that Infernal presents and try to make them a real song. Sometimes we are victorious, other times it could be better. Hahaha… I have three or four favorite songs: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” and the title track.

What is the current situation with regard to the gigs in Germany? Do you expect a fast resumption of live activity?
There are no concrete plans for a live comeback in the next months. I hope this Covid-situation will end soon, so that we can enter the stage again!

Becerus – Il primo grugnito

“Homo Homini Brutus” (Everlasting Spew, 2021) è il titolo dell’album di debutto di Becerus, (f)rutto metallico della collaborazione fra il poliedrico vulcanico musicista compositore Giorgio Trombino e Mario Balatonicus, già voce nei Balatonizer. Ne abbiamo grugnito insieme a Giorgio in questa succulenta intervista.

Da quanto tempo esistono i Becerus e come sono nate le canzoni dell’album “Homo Homini Brutus”?
Abbiamo avviato i Becerus nella prima metà del 2020. In realtà io e Mario in passato avevamo chiacchierato varie volte sulla possibilità di collaborare insieme, dunque una volta accumulate le prime demo su quello stile mi è venuto spontaneo chiedere a lui.

So che tu e Mario abitate agli antipodi dello stivale italiano, questo fattore ha influito sulla lavorazione al disco?
Non tanto. C’è stata fiducia reciproca fin dal primo momento: lui ha cominciato a studiare in blocco le canzoni senza modifiche e io ho ascoltato per la prima volta le sue take a registrazioni concluse. Ciascuno ha suonato e cantato come meglio credeva e senza avanzare critiche sull’altrui operato, dunque non penso che vedendoci di persona l’approccio sarebbe cambiato più di tanto. Siamo due idioti.

Mi incuriosisce molto questa storia del batterista misterioso Paul Bicipitus, qualche info in più sul suo conto?
Purtroppo non sono autorizzato a rivelare nulla sul conto di Paul al di fuori del fatto che è molto grosso, grasso, suona con forza bruta e precisione millimetrica e che non ha la minima voglia di farsi fotografare!

In un video promozionale affermate che “Becerus have absolutely no lyrics”. Ascoltando le canzoni, non percepisco questa mancanza. Penso invece che questa peculiarità permetta all’ascoltatore di immaginare i testi in qualsivoglia idioma. Perché avete scelto di mettere da parte parole esplicite in favore di grugniti forti e chiari?
Uno dei momenti per me più esilaranti è stato discutere la cosa all’avvio del progetto. Più o meno la storia è stata che ho chiesto a Mario come organizzarci per i testi e lui mi ha detto “Giorgio, tu se vuoi scrivili i testi ma io non li canto!”. Dal rifiuto di esprimere alcunché nasce la scelta del “no lyrics”, peraltro già adoperata dai Balatonizer, pionieri assoluti della brutalità death siciliana.

Sulla copertina dell’album c’è la figura grossolana e sgraziata del potente Becer, che voi stessi descrivete come “una creatura disgustosa e ostile i cui muscoli, capelli sudici e pancione spaventano all’istante ogni essere vivente che incrocia il suo cammino”. Chi ha realizzato la copertina? Da dove è nata l’idea per il personaggio di Becer?
La copertina, in seguito a varie elaborazioni “studiate” insieme al nostro amico fraterno Sandro Di Girolamo, è stata realizzata dal talentuoso disegnatore americano Dahmer. Il Becer è il nostro simbolo, la nostra ossessione e la nostra mascotte, un po’ come Eddie per i Maiden o Vic Rattlehead per i Megadeth. Ricollegandoci alla tua domanda precedente possiamo dire che i grugniti di Mario siano da inquadrare come la lingua disarticolata e violenta di questo bifolco primitivo che ispira la nostra musica e i nostri artwork.

Nientepopodimeno che Max Cavalera ha pubblicamente espresso apprezzamenti per “Homo homini brutus”, come ci si sente a ricevere tali complimenti da uno dei propri miti?
È stata una cosa del tutto inaspettata che ci ha fatto esplodere il cranio in mille frammenti. Max è un mito nonché una fonte d’ispirazione da sempre, fin dal VHS dell’Under Siege live a Barcellona e tanto altro ancora. Lui segue l’ottimo canale YouTube “Thralls of Metal”, gestito da due americani fanatici di death vecchio stile e dintorni e incentrato tanto su nuove uscite quanto su monografie e retrospettive. Immaginare che le nostre porcate siano state riprodotte in una delle stanze di casa sua a Phoenix, AZ è semplicemente assurdo e siamo grati a lui e a Thralls of Metal per l’opera di diffusione.

Quali sono state le maggiori influenze musicali nella produzione di “Homo homini brutus”?
Il death americano di fine ‘80 e primi ‘90 è al centro della nostra ispirazione, dunque Cannibal Corpse, Monstrosity, Broken Hope, Deicide, Morta Skuld, Brutality, Disincarnate e tanti altri.

Ci sono invece band meno note che seguite e segnalereste a chi vuole approfondire l’attuale scena death metal?
Il death sta godendo di una fase di grazia e ispirazione con diverse correnti sottostilistiche operative in diversi paesi. Fra i miei preferiti in Italia ci sono Bedsore, Hateful e Ad Nauseam ma allargando il campo al panorama internazionale posso dirti che seguo e apprezzo molto le uscite di gruppi come Siderean, Blood Incantation, Malthusian, Vastum, Chthe’ilist, Necrot, Undergang, Phrenelith, Sněť e altri.

Tra un’adorazione ed un sacrificio rituale al potente Becer, avremo la possibilità di vedervi suonare dal vivo nel prossimo futuro?
Spero di si ma dipende dalla disponibilità di Paul Bicipitus e da altri fattori fra cui l’obesità che ci sta lentamente ma inesorabilmente consumando!

Un grugnito per i nostri lettori?
Grazie Riccardo e a Il Raglio del Mulo per averci lasciato sparare l’ennesimo grumo di stronzate. Il Becer non perdona!! GRUNT!!!!!

Hideous Divinity – Il cantico dello Xenomorfo

Gli Hideous Divinity sono diventati nel giro di poco tempo un punto di riferimento per chi suona un certo tipo di musica estrema nel nostro Paese. Nonostante tutto, la band pare non prendersi troppo sul serio, o quanto meno non lo fa il cantante Enrico Di Lorenzo che, tra una battuta e l’altra, ci ha parlato del nuovo EP “LV-426”, uscito un mesetto fa per la Century Media.

Benvenuto Enrico, dopo l’ascolto di “LV-426” viene da esclamare che corto è meglio! Poco più di un quarto d’ora di violenza, con due brani inediti e una cover. Come e quando è nata l’idea di questo EP?
Ahahahaaha, questo motto andrebbe sdoganato nelle scuole medie!! Risolveremmo tanti problemi di machismo e bullismo fallico. L’idea di un EP è qualcosa che periodicamente ha sempre fatto capolino nei nostri brainstorming ma, per un motivo o per l’altro, non era mai il momento giusto. pandemia di COVID19 e il conseguente rompersi della routine disco/tour/composizione/disco/tour/etc. etc. ci ha dato l’occasione per provare qualcosa di nuovo. Lavorare a un full e lavorare a un EP sono due esperienze e due approcci molto diversi: da una parte hai 10/12 canzoni per sviluppare una storia in modo organico, dall’altra hai solo 2 o 3 brani. Non sto dicendo né che sia più facile né più difficile, è solo molto diverso. E’ stato bello cimentarsi in qualcosa di nuovo.

In questo particolare periodo storico, caratterizzato dallo stop dei concerti, quanto è importante avere un prodotto fuori, anche se un Ep e non un full length?
E’ sicuramente molto importante, l’ultima cosa che possiamo permetterci, come esseri umani prima ancora che come band, è mettere un freno alla creatività e all’arte. La vita non ci manda in tour? E noi scriviamo nuova musica!

Che valore ha questa uscita: va a completare quanto fatto in “Simulacrum” oppure lo considerate una finestra sul futuro, sul prossimo album completo?
Finora ogni nostra uscita ha avuto la sua forte identità, almeno nella nostra testa ovviamente eheheh, “LV-426” non fa eccezioni. Ovviamente è un’uscita che deve molto al suo predecessore e a cui il prossimo album dovrà molto, un po’ come tutta la nostra discografia.

Ribaltiamo i ruoli, vi va di recensire i vostri due brani inediti?
Oddio, che cosa difficile che mi chiedi! Farò del mio meglio: “Acheron, Stream of Woe” rappresenta l’episodio più “cinematografico” tra i brani degli Hideous Divinity; costruita come una colonna sonora, racconta l’epopea di una bambina che sopravvive agli attacchi dei mostri della cui non esistenza era sempre stata rassicurata. Fino a ribadire la triste verità con cui si è aperto il racconto: “Mi hanno mentito”. “Chestburst” è la folle corsa dai/dei mostri in cunicoli e anfratti sempre più angusti. E sappiamo tutti che non finirà bene. Sono stato abbastanza vago?

Il titolo “LV-426” rimanda alla saga di Alien, in qualche modo i due brani hanno un legame tematico con quella serie cinematografica?
Assolutamente si! Ogni nostra uscita è dichiaratamente ispirata a un film: “Obeisance Rising” è ispirato a “They Live”, “Cobra Verde” a “Cobra Verde”, “Adveniens” a “Videodrome”, “Simulacrum” a “Lost Highways” e quest’ultimo “LV-426” a “Aliens”. Più precisamente abbiamo focalizzato la nostra attenzione sul rapporto tra Rebeca “Newt” e lo Xenomorpho, in una rilettura come simbolo della relazione tra l’innocenza della fanciullezza e gli orrori del mondo che le danno la caccia.

Particolare la scelta della cover, come mai avete scelto un brano dei Coheed and Cambria?
Gettiamo subito la maschera: abbiamo cercato una canzone che parlasse di Alien ed è la prima che abbiamo trovato ahahahah. Ma si tratta anche di un brano incredibile ed è stato molto stimolante riarrangiare un pezzo del genere nel nostro stile. Sicuramente uno dei brani che ci siamo divertiti di più a suonare!

Siglando un contratto con la Century Media, avete realizzato il sogno di tanti metallari. Ora che avete fuori già un paio di release sotto l’egida della label tedesca, l’effetto sogno è svanito sotto il peso della responsabilità di un deal così impegnativo?
Il peso della responsabilità lo abbiamo sentito già prima del contratto, nel momento stesso in cui ci hanno chiesto di fargli sentire una demo del nuovo materiale. La Century Media era uno dei nomi su cui fantasticavo da ragazzino (l’altro era Fanny Cadeo, ma non è questo il punto) e quando siamo entrati in contatto con loro abbiamo sentito fortissimo il peso della questione. Però è stato bellissimo vedere come, di fatto, la cosa che gli interessava fosse la musica. Con loro parliamo di musica, della nostra musica, può sembrare scontato ma non lo è affatto!

Quale consiglio dareste alle band italiane che vorrebbero seguire le vostre tracce?
Fate in modo di avere nella band solo persone degne della vostra stima perché prima o poi tutti i gruppi passano un momento orribile dove si vedrà la differenza tra le teste pensanti e le teste di cazzo. Inoltra prima o poi dovrete chiedere a qualcuno di lavarsi un po’ di più (o magari lo chiederanno a voi) e, beh, in questi casi la confidenza e i buoni rapporti sono importanti!

In chiusura, ti chiederei di consigliare 5 EP ai nostri lettori..
Cinque?! Io non ho tutta questa cultura musicale!! Farò del mio meglio: Dark Tranquillity: “Of Cahos and Eternal Night”, Cradle of Filth: “Vempire or Dark fearytales in Phallustein” (suvvia, è un EP, non è un album. E’ la perfezione ma non è un album ahah). Non mi viene in mente nient’altro… a parte “LV-426” degli Hideous Divinity, ovviamente ahah

Vincent Crowley – Beyond Acheron

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo trent’anni con gli Acheron, Vincent Crowley si è reso conto che la sua band è giunta alla fine. È iniziata una nuova era di incubo e orrore: “Beyond Acheron”, il primo album della Vincent Crowley Band, uscirà a giugno su Odium Records: preparatevi a salire a bordo… l’oscuro traghettatore vi sta aspettando.

Benvenuto Vincent, circa 30 anni il primo album degli Acheron, “Rites of the Black Mass”, fu pubblicato dalla Turbo Music. Sei eccitato per questo nuovo inizio sotto il nome di Vincent Crowley Band?
Si, certamente! Dopo tre decenni di Acheron, tutto è tornato al punto di partenza ed era arrivato il momento di iniziare un nuovo viaggio oscuro su un inesplorato sentiero sinistro.

Quando hai capito che il tempo degli Acheront era finito?
Dopo l’ultimo album registrato dagli Acheron, “Kult Des Hasses”, abbiamo avuto molti problemi all’interno della band. Ho messo insieme una nuova formazione e ho deciso che non avremmo più registrato album e ci saremmo limitati ai concerti. E abbiamo suonato in molti posti fantastici. Abbiamo lavorato su del nuovo materiale e abbiamo anche provato a fare un demo di alcune cose, ma non ha funzionato. Nel 2018, abbiamo suonato il nostro ultimo spettacolo e l’abbiamo interrotto. Sentivo di aver detto tutto quello che volevo c’era da dire con quella band per quanto riguarda l’ideologia satanista e i temi antireligiosi. Non c’era bisogno di continuare e continuare a ripetere le idee del passato. Volevo ancora fare qualcosa di oscuro, ma con una nuova vena e diversi argomenti lirici.

Questa non è la prima interruzione per gli Acheron, come ti spieghi questa attività non continua?
Ci sono stati molti alti e bassi per gli Acheron. Ho lavorato con più musicisti di quanti ne ricordi. A volte la rabbia e le emozioni prendono il sopravvento e una persona prende decisioni serie senza pensarci davvero. L’ho fatto diverse volte. Ma quest’ultima volta ci ho pensato ed era ora di andare avanti? Gli Acheron toneranno mai più una band e registreranno un altro album? Assolutamente no! L’unico motivo per cui registrerei qualcosa sotto il nome Acheron, è se i membri originali di “Rites of the Black Mass” volessero registrare alcune canzoni speciali per amore dei vecchi tempi. Ma dubito che accadrà. Ma chi lo sa?

Da Acheron ad Acheron, il titolo di questo nuovo album è “Beyond Acheron”, perché hai voluto mantenere un legame con il tuo passato?
È tutto molto simbolico, un ponte da una band all’altra. Non sto cercando di liberarmi del mio passato. Sono molto orgoglioso di quello che ho fatto come Acheron. È come dire addio a un vecchio amico. Sono stato battezzato nel fiume del dolore e finalmente sono salito sulla riva. E ammettiamolo, il titolo dice praticamente tutto.

Potresti presentare la tua nuova formazione?
La Vincent Crowley Band è stata formata dall’ex chitarrista degli Acheron Art Taylor e da me. Siamo ottimi amici e dopo che gli Acheron si sono sciolti eravamo determinati a lavorare di ancora insieme su qualcosa di nuovo e speciale. Abbiamo reclutato il batterista Ryan Arter e di recente abbiamo assunto un secondo fantastico chitarrista di nome Eric Stewart. Stiamo ancora cercando un bassista a tempo pieno. Art e io abbiamo condiviso le parti di basso in studio.

Alcune canzoni incluse in “Beyond Acheron” sono state scritte originariamente per gli Acheron o per gli Infidel Reich?
Abbiamo lavorato su alcune di loro mentre eravamo ancora Acheron, ma non è mai stato utilizzato nulla. Semplicemente non sembravano vere canzoni degli Acheron. Abbiamo rielaborato i brani e li abbiamo cambiati parecchio per adattarli alla direzione che stavamo prendendo. Nessuna canzone usata è mai stata scritta per gli Infidel Reich.

Penso che questo sia il tuo album più vario, sei d’accordo?
Concordo! La cosa grandiosa di questa band è che non dobbiamo competere con gli album passati. Qui è tutto nuovo e non ci stiamo limitando nel processo creativo. Vogliamo solo scrivere grandi canzoni con musica interessante e testi macabri. L’obiettivo principale della Vincent Crowley Band è produrre canzoni che portino l’ascoltatore in altri luoghi. Proprio come leggere una storia oscura o guardare un film dell’orrore.


I testi sono ispirati dai maestri del terrore come Lovecraft e Poe: sei ancora interessato alle questioni religiose?
Verissimo! E molti altri scrittori e registi di classici oscuri. Per quanto riguarda la religione, sicuramente mi interessa ancora. Alcune delle cose più orribili sono causate da questa. La storia della religione è piena di violenze, omicidi, torture e stupri. Le mie convinzioni personali non sono religioni. La filosofia satanista è un qualcosa con cui sono molto d’accordo. Ma ai miei occhi non è una vera religione. Le religioni sono vili e putridi culti creati per schiavizzare i deboli e nutrirli. Alcuni cosiddetti satanisti sono religiosi. Li chiamo pecore nere. Nel corso degli anni mi sono evoluto dal mio passato e penso di essere molto più di un satanista. Le mie influenze provengono da molte filosofie, pratiche occulte e fatti scientifici differenti. Questi interessi influenzeranno i miei testi? Sono sicuro che a volte lo faranno. Ma non nello stesso modo in cui facevano negli Acheron.

La Vincent Crowley Band è soltanto uno studio project o ci saranno concerti futuri con questo moniker?
Questa è una band attiva che farà show dal vivo quando saremo in grado di farli. Intendiamo suonare quanti più spettacoli / festival possibili e viaggiare in posti nuovi e vecchi per suonare la nostra musica.

After thirty years fronting Acheron, Vincent Crowley realised that the band had reached its end. A new era of nightmare and horror is begun: “Beyond Acheron”, the first album by the Vincent Crowley Band, will be released via Odium Records this June: be ready to board… the dark ferryman is waiting.

Welcome Vincent, approximately 30 years ago the first album by Acheron, “Rites of the Black Mass”, was released by Turbo Music. Are you excited for this new beginning under Vincent Crowley band moniker? 
Yes indeed! After three decades of Acheron everything came full circle and it was time to start a new dark journey on a brand new sinister path. 

When did you understand the time of Acheron was finished?
After Acheron’s last recorded album, “Kult Des Hasses”, we had a lot of issues within the band. I put together a new line-up and decided we wouldn’t record anymore and just play shows. And we did play a lot of great places. We worked on some new material and even tried to demo some stuff, but it just didn’t work out. In 2018, we played our last show and called it quits. I felt I had done everything I wanted to do in that band regarding Satanic ideas and blunt anti-religious themes. There was no need to continue and just keep repeating past ideas. I wanted to still do something dark, but with a new twist and different lyrical topics.

 This is not the first hiatus for Acheron, how can you explain this not continuous activity?
There were a lot of ups and downs in Acheron. I’ve worked with more musicians than I can remember. Sometime anger and emotions take over and a person makes serious decisions without really thinking it through. I did that several times. But this last time I thought it through and it was time to move on? Will Acheron ever be a band again and record another album? Absolutely not! The only way I would record something under the Acheron name is if the original members of “Rites of the Black Mass” wanted to record a few special songs for old times sake. But I doubt that will even happen. But who knows?    

From Acheron to Acheron, the title of this new album is “Beyond Acheron”,why did you want to keep a connection with your past?
It is all very symbolic of a bridge from one band to another. I’m not looking to shed my past. I am very proud of what I did in Acheron. It is very much like saying goodbye to an old friend. I was baptized in the River of Woe and have finally come up on the shore. And lets face it, the title pretty much says it all.  

Could you to introduce your new line up?
Vincent Crowley was formed by ex-Acheron guitarist Art Taylor and myself. We are both very good friends and after Acheron broke up we were determined to work again together on something new and special. We recruited drummer Ryan Arter into the band and just recently hired a 2nd amazing guitarist named Eric Stewart. We are still looking for a full time bass player. Art and I have been sharing the bass guitar duties in the studio.   

Some songs included in “Beyond Acheron” was originally written for Acheron or Infidel Reich?
We did work on a few while we were in Acheron, but nothing ever was used. They just didn’t feel like true Acheron songs. We re-worked the songs and changed them up a lot to fit the direction we were heading. No songs used were ever written for Infidel Reich.  

I think this is your most various album, are you agree?
Agreed! The great thing about this band is we don’t have to compete with past albums. This is all new and we are not limiting ourselves in the creative process. We just want to write great songs with interesting music and lyrics of the macabre. The main objective of Vincent Crowley is to produce songs that takes the listener to other places. Just like reading a grim story or watching a horror movie. 

The lyrics are inspired by masters of terror like Lovecraft and Poe: are you still interested in religious matters?
Very true! And many other writers and film makers of dark classics. As for religion, sure I am still interested in it. Some of the more horrifying things come from it. The history of religion is full of violence, murder, torture and rape. My personal beliefs are not religions. To me the Satanic philosophy is something I very much agree with. But it is not a true religion in my eyes. Religions are vile putrid cults that are created to enslave the weak and feed of them. Some so-called Satanists are religious. I call them Black Sheep. Throughout the years I have evolved from my past and think of myself being much more than a Satanist. My influences come from many different philosophies, occult practices and scientific facts. Will this interests influence my lyrics? I’m sure they will at times. But not in the same way they did in Acheron. 

Is the Vincent Crowley band just a studio project or there will be in future gigs under this moniker? 
This is a fully active band that will do live shows when we are able to do so. We fully intend to play as many shows/fests as we can and travel to new and old places to play our music. 

Reality Grey – Beneath this crown

Andare avanti sempre, con caparbietà ed ottimismo, trasformando anche i momenti negativi in nuove opportunità di crescita. Questa è la filosofia di vita che salta fuori dalle parole di Anto, chitarrista dei Reality Grey, band finalmente giunta, dopo anni di silenzio, al proprio terzo album, “Beneath This Crown” (Blood Blast Distribution).

Ciao Anto, da qualche giorno è uscito il nuovo “Beneath This Crown”.  Si tratta della terza pubblicazione in 17 anni, come mai il vostro processo di scrittura ha tempi così lunghi?
Ciao a tutti i lettori, è vero, le nostre uscite sono centellinate ma in realtà il gap di tempo non è mai dipeso da “blocchi compositivi”, anzi. Fra il 2004 e il 2008, anno che ha segnato una specie di spartiacque fra la vecchia e la nuova formazione, siamo stati super attivi facendo uscire un demo, un disco e un EP, poi 2009 nel sono partito negli Stati Uniti per studio fino al 2011 dove abbiamo praticamente rimesso in piedi la band da zero con il rientro di Tommy alla voce, Albo alla chitarra e Claudio alla batteria. I tre anni successivi fino a “Define Redemption” sono serviti per rodare la band e a scrivere un disco, se ci pensiamo un attimo non sono tantissimi. Per quanto riguarda “Beneath This Crown” invece, le prime sessioni di pre-produzione sono cominciate verso la fine del 2016, e fra il 2014 ad oggi abbiamo cambiato ben tre batteristi e sicuramente questo ha pesato sulle tempistiche di produzione dell’album, ma anche il fatto che abbiamo atteso pazientemente il giusto contratto discografico per la release.

Tra il precedente “Define Redemption” e questo nuovo disco sono passati ben sette anni, secondo te siete cambiati più come musicisti o come persone in questo lasso di tempo?
Come musicisti sicuramente siamo cresciuti, siamo entrati in contatto, fatto esperienze e abbiamo cominciato a lavorare sia live che non con professionisti del music business e abbiamo imparato molto. Per quanto riguarda la composizione siamo più consci delle nostre possibilità e dei nostri limiti, abbiamo cercato di spingerci sempre più là con i nuovi brani. Come persone fondamentalmente siamo sempre le stesse, l’unica differenza che siamo sette anni più vecchi e con impellenze diverse, vedi lavoro, bollette ecc ecc ahahah Ma fondamentalmente siamo sempre noi, con la nostra voglia di fare musica, la band ormai è la nostra seconda famiglia da diversi anni, la nostra attitudine non è cambiata di un millimetro, se non ci fosse questo la band sarebbe morta da un pezzo perché ci vuole veramente tanta passione e voglia di fare per portare avanti un progetto.

Sicuramente una delle esperienze più importanti maturata a cavallo delle due pubblicazioni è il vostro tour in Giappone, come è andato e cosa vi ha lasciato in eredità?
Sicuramente è stata l’esperienza più strana che abbiamo mai fatto perché la loro cultura è profondamente diversa dalla nostra, anche se cercano di fare “gli occidentali” spesso in maniera buffa. Il tour andò benissimo, la gente veniva ai nostri concerti, comprava il merchandising, voleva farsi foto e quant’altro, ancora oggi ci scrivono per sapere quando ci ritorneremo. Naturalmente ci furono degli imprevisti, quelli capitano in tutti i tour, ma siamo riusciti a cavarcela e questo sicuramente ci ha insegnato molto su come approcciarci ai promoter in futuro. Alla fine è stata un’esperienza super positiva che ci auguriamo di ripetere.

Parlare oggi di attività live è doloroso, la ripresa non appare vicinissima, in un periodo come questo l’avere un album in uscita riesce in qualche modo a lenire il dispiacere di non poter andare in tour o lo acuisce?
Sicuramente una cosa molto positiva e ti spiego il perché. Da quando è iniziata questa pandemia ho constatato che molte band, specie a livello locale, si sono sciolte ho hanno avuto vari problemi al loro interno, per varie ragioni, spessissimo legate proprio al Covid. Ora, non voglio entrare nei dettagli ma noi abbiamo avuto la “fortuna” di poterci concentrare su diverse cose che riguardano la band, non ultima la firma di un nuovo contratto per la release, che questa volta ci sta portando via un sacco di tempo e di impegno, molto più di quanto sia mai successo in passato. Certo, poter fare un tour promozionale a ridosso della release sarebbe l’ideale ed è sicuramente lo standard, ma le cose adesso stanno così, è inutile lamentarsi di qualcosa che comunque non si può cambiare, allora meglio concentrarsi su quello che c’è da fare. Stiamo lavorando assieme al nostro management e label anche su quel fronte, per la fine del 2021 inizio 2022 quando si spera la situazione migliori. Per come la vedo io siamo stati fortunati, ma è anche questione di attitudine che, come ho spiegato nell’altra domanda, non è mai cambiata da quando ci siamo formati, andare avanti sempre, fare le cose per bene, un pizzico di ambizione e anche non prendersi troppo sul serio. Take it easy come dicono gli anglofoni.

Dal punto di vista promozionale avete fatto una scelta molto particolare, pubblicando quattro video – “Daybreakers” (2018), “The Void” (2018), “The Fury” (2019) e “Preachers of Hatred” (2021) – con largo anticipo rispetto alla data di uscita del album, da cosa è dipesa questa mossa?
Come ho già anticipato le prime pre-produzioni di “Beneath This Crown” sono cominciate nel 2016 e solo nel 2017 con l’entrata di Francesco Inchingolo alla batteria abbiamo avuto di nuovo una line up stabile per produrre il disco in tranquillità. Nel frattempo abbiamo cominciato ad entrare in contatto con diverse label parecchio conosciute, ma come ben sai, spesso queste cose si tramutano in tempi biblici, tipo “sì, i pezzi sono davvero fighi, sentiamoci fra un paio di settimane” che poi diventano mesi, insomma sembra una regola non scritta del music biz. Semplicemente non volevamo lasciare la band in silenzio per troppo tempo così abbiamo deciso di far uscire dei singoli. Questo ci ha permesso di rimanere “on the map”, oggi purtroppo la gente tende a dimenticarsi subito di una band, anche solo dopo un anno di silenzio. Scelta che abbiamo fatto in controtendenza e anche rischiosa per molti versi ma alla fine ci ha dato ragione in quanto ci ha permesso di partecipare a diversi festival di rilievo e a far vedere alle label che eravamo comunque attivi e vogliosi di fare.

Mi ha colpito una vostra dichiarazione, che si può riassumere con “abbiamo ottenuto quello che volevamo perché finalmente avevamo abbastanza soldi e tempo per fare quello che desideravamo”. In un’epoca caratterizzata da home studio e uscite amatoriali di livello accettabile, il poter puntare sulla qualità secondo te alla lunga fa ancora la differenza o il pubblico si è standardizzato su livelli di ascolto più bassi
Difficile per me rispondere a questa domanda. Forse adesso c’è meno attenzione alla qualità di un prodotto perché sempre più spesso si ascolta musica dalle “casse” di un cellulare, con tutti i contro che ne derivano, per cui in teoria tutto il lavoro fatto in fase di produzione va a farsi benedire. Nonostante questo però, gli addetti ai lavori che potenzialmente potrebbero pubblicare il tuo disco sono molto attenti alla qualità sonora e alla produzione quindi è ancora una prerogativa di qualità e professionalità. Sono anni che ci affidiamo a Simone Pietroforte dei Divergent Studios, il quale oltre che un caro amico è un professionista incredibile. Se l’album suona così bene è tutto merito suo perché ci ha permesso di poter sperimentare e di ottenere quello che volevamo da tanti anni. Lo consideriamo un membro aggiuntivo della band assieme a Francesco Petrelli che ci fa da sound engineer ormai 2013.

“Beneath This Crown” ha l’appeal di una colonna sonora fantascientifica, ma è un vero e proprio concept oppure i brani sono slegati l’uno dall’altro?
No, l’album non è un concept, ogni brano ha una storia a sé sia a livello di liriche che a livello strumentale. I testi sono stati scritti da Tommaso e Albo (con piccoli miei contributi qui e lì), entrambi hanno approcci totalmente diversi, Tom è più introspettivo mentre Albo scrive più sul sociale. Per quanto riguarda la parte strumentale vera e propria, ci hai preso. Sono un grande estimatore dei film di fantascienza e soprattutto delle loro colonne sonore, che ascolto avidamente, specie Hans Zimmer. Abbiamo avuto la possibilità di sperimentare molto con i synth e volevamo raggiungere proprio quel risultato.

I brani sono caratterizzati da alti livelli di tecnica, ma qual è quello che vi ha dato più filo da torcere in fase di scrittura?
Se parlo dei brani che ho composto per la maggior parte personalmente, sicuramente “Daybreakers” , “Kings of Nothing” e “Multidimensional Hollow”ma per ragioni diverse. “Daybreakers” ha un riff parecchio strano che utilizza ottave su due corde diverse con una tecnica della mano destra che deriva dal country chiamata “hybrid picking” che utilizza insieme dita e plettro, farlo suonare “malvagio” ma con groove è stata una sfida, per non parlare dell’apertura melodica del ritornello. Trovare il feeling giusto e le note giuste non è stato facile. Per quanto riguarda “Kings of Nothing” e “Multidimensional Hollow” sono due brani molto progressive con parecchi riff, atmosfere e “key changes” oltre che ad avere entrambe degli assoli di chitarra parecchio ostici per il sottoscritto. Cerco sempre di spingermi ai limiti delle mie possibilità, e quindi ho voluto inserire partiture fusion nella composizione degli assoli di chitarra per cambiare un po’ le carte in tavola.

In attesa della ripresa dei live, quali saranno le vostre prossime mosse?
Sicuramente la promozione di “Beneath This Crown” al momento è al primo posto della lista. Se il disco riceverà i favori del pubblico sarà più facile per noi andare in tour e fare concerti quando sarà il momento. Come ho già detto, stiamo lavorando con il management e la label per trovare una booking agency che possa metterci in tour, abbiamo già un paio di opzioni sul tavolo che dovremo valutare presto. Sicuramente il supporto del pubblico sarà fondamentale. Se l’album vi piace, ascoltatelo in streaming, compratelo su iTunes e comprate merchandising e i dischi fisici non appena saranno disponibili. Ora più che mai per le band è fondamentale questo tipo di supporto. Grazie a tutti e a voi in particolare per lo spazio concessoci.

Ecatonia – Il metallo del destino

L’avanzare del tempo è solo una questione di percezione. Può restare immobile per anni e poi riprendere la sua corsa inarrestabile, come se non ci fosse mai stata un’interruzione. Gli Ecatonia di L.O.W. questo lo sanno bene, dato che dopo un lungo stop di quasi un quarto di secolo, hanno ripreso in modo costante a sfornare album di qualità, l’ultimo dei quali si intitola “End time Doom”, a ritmo serrato.

Ciao L.O.W., prima di soffermarci sul nuovo EP, “End Time Doom”, farei un salto indietro nel tempo, neanche tanto piccolo, nel 1996, anno in cui esce il vostro demo “Solitude in Dark Day”. Come mai quell’opera non avuto un seguito immediato?
Saluti al Raglio! Allora, nel 1996 subito dopo la registrazione del demo ci siamo fermati causa la perdita del casolare in cui facevamo le prove, in un luogo davvero magico… The Old Graveyard, quindi abbiamo lasciato tutto in sospeso diciamo fino al 2019!

Appunto, nel 2019 si torna a parlare di voi con “Tales from the Old Graveyard”, cosa ti ha spinto a ripartire?
Appunto come già accennato abbiamo ripreso il discorso da dove si fermò all’epoca in quanto sono sempre ispirato da quel luogo in cui mi trovo spesso, di conseguenza ogni volta che imbraccio una delle mie chitarre mi esce qualcosa di suggestivo ed atmosferico che trasformo in sequenze di riff per la composizione di brani di uno stile metal che attualmente non suonano più in molti: una sorta di heavy doom death black molto old style appunto come suonavano gli album di fine anni ottanta e prima metà anni 90…

Da quel momento, tre EP in tre anni, un ritmo non facile da sostenere. Cosa alimenta costantemente la tua vena creativa?
Il fatto di ascoltare molto metal e prendere spesso la chitarra in mano, mettiamoci anche l’ispirazione dopo belle passeggiate boschive, radure, insomma a stretto contatto con la natura. Non sto molto in mezzo alla gente, non mi piace fare “assembramento” già di mio da sempre, preferisco la meditazione, la lettura etc etc…

Vista la tua prolificità, come mai hai deciso di pubblicare tre EP e non aspettare un po’ per tirar fuori un full length?
Perché la vita va morsa al momento, non sai mai cosa ti accadrà da un giorno all’altro. Personalmente, sono per il fai oggi quello che potresti fare domani…

Altra costante è la crescita della line up, nel 2019 eravate tu e Grindead, oggi troviamo una line up a quattro, dopo un periodo a tre. Credi di aver raggiunto la formazione perfetta o dobbiamo aspettarci altre novità in futuro?
Mi piace questa domanda anche perché sono entusiasta del fatto che siamo riusciti a “recuperare” Andrew il chitarrista originario della band e gli abbiamo proposto di partecipare con due assoli sull’album che era praticamente pronto e dove mancavano esclusivamente i soli. Mi sono studiato i punti dove sarebbe potuto essere vincente il suo intervento e così è stato, infatti il nuovo “End Time Doom” per noi è stato un gran passo a livello di miglioramento di suono, composizione e tutti i particolari che lo hanno arricchito. Vedremo se riusciremo a far tornare entrambi i chitarristi in pianta stabile, già mi sto attivando per del nuovo materiale e, a breve, inizieremo a organizzare il da farsi…

Torniamo alla partecipazione in veste di ospite il tuo vecchio compagno di scorribande Andrew: come è nata questa nuova collaborazione fra voi?
Ho ritenuto interessante e utile riportare anche un altro pezzo di storia della band nella formazione, in quanto lui è un buon chitarrista e, come me, è rimasto appassionato alla musica metal durante tutti questi anni…

Hai deciso di presentare in anteprima  “End Time Doom” sul canale Youtube del Museo Del Black Metal Italiano: come giudichi questa esperienza?
Roberto del Museo è una persona straordinaria, appassionato davvero di musica underground di band italiane. E’ stato un sodalizio alquanto naturale, anche perché siamo amici da tanti anni e abbiamo entrambi le idee chiare riguardo un determinato movimento musicale.

Rimanendo in tema, definiresti il vostro sound black metal?
Come dicevo prima e, come ci stanno facendo notare in tanti, pare che siamo riusciti a fondere al meglio le varie sfaccettature del metal che più ci piace ascoltare e suonare, quindi heavy, death, black appunto, doom, qualche sfuriata thrash. Diciamo che possiamo definire il nostro genere come The Metal of Doom.

Dobbiamo aspettarci un nuovo EP nel 2022 o ti prenderai una pausa?
Stiamo già pensando ad un altro EP per questo autunno/inverno, dipende un po’ da tante cose per la realizzazione, ma vedremo di mantenere una cadenza ciclica… Ciò non vuol dire che pubblicheremo a prescindere, se dobbiamo rilasciare un nuovo lavoro deve essere meglio o almeno pari al precedente. Insomma, non tanto per.

Morticula Rex – Riti autunnali

Abbiamo chiesto ad Alessandro Wehrmacht di condurci nel mondo magico e inquietante dei Morticula Rex, formazione che con il nuovo “Autumnal Rites” (Satanath Records), frutto di una lineup accresciuta, ha confermato la bontà del proprio pagan death\doom metal old school.

Ciao Alessandro, ti va di introdurci nei vostri “riti autunnali”? Come e quando è nato il nuovo disco?
Ciao Giuseppe, prima di ogni cosa ringrazio te e lo staff de “Il Raglio del Mulo” per lo spazio che ci state dedicando. Rispondo subito alla tua prima domanda sottolineando il gravoso sforzo messo in atto per fare quest’album di cui siamo orgogliosi ma che ha avuto diversi stop and go dovuti a questa situazione di merda nella quale, ahimè, tutti quanti ci ritroviamo. I nostri “Riti Autunnali” rappresentano, per quanto ci concerne, un periodo del nostro percorso che inevitabilmente si rifà all’avvicendarsi delle stagioni. Allegoricamente: se l’estate nelle nostre vite ha incamerato una fase di incubazione artistica e di accrescimento del background musicale, con l’autunno abbiamo dato vita alla nostra maturità stilistica e di intenti. Dal punto di vista culturale, e quindi del songwriting, il nostro approccio al paganesimo o neopaganesimo qual dir si voglia, resta saldamente ancorato a quel che sono gli archetipi classici della mitologia mediterranea e romantico-europea.

Il titolo è stato scelto per il suo contenuto evocativo o ha un collegamento diretto con la storia della vostra Sicilia?
Vorrei intanto puntualizzare che i Morticula Rex sono oramai un duo delle due isole (Sicilia e Sardegna), per cui i testi e le atmosfere all’interno del disco sono la risultante di queste due regioni pregne di antiche tradizioni e culti. Il titolo come già anticipato in precedenza, rappresenta un’età di cardine, e come ci suggeriscono gli antichi culti e pratiche magico-religiose, di cambiamento e rinascita attraverso la morte.

Resterei in tema DNA siciliano, anche se riconducibile al death\doom, il vostro genere da voi proposto è fortemente siciliano. Fa venire in mente realtà come i primi Sinoath, per esempio. Come vi spiegate questo suono particolarmente oscuro che arriva da una regione che molti associano al sole e al mare?
Non può che farci piacere essere associati a nomi di tale caratura. La Sicilia è solare quanto funerea, meravigliosa e al contempo atroce, e nel suo rincorrere la modernità, resta inevitabilmente legata alle sue tradizioni che spesso e volentieri richiamano il culto della morte e dei morti definendo così le atmosfere del nostro sound.

“Autumnal Rites”, il brano che da il titolo al disco è stato scelto anche come primo singolo, la ritieni la traccia più rappresentativa dell’album?
Come title-track abbiamo deciso di comune accordo con Aleksey, boss della Satanath Records, di fare uscire “Autumnal Rites” come premiere del disco, ma c’è da dire che nella sua interezza l’album non è un concept per come lo si intende in maniera tradizionale, piuttosto direi che ogni pezzo è una rappresentazione a se stante, un frammento che andrà a comporre quel mosaico di storie e miti che è “Autumnal Rites”.

Molto evocativa la copertina, che raffigura una città in fiamme mentre delle persone celebrano una sorta di rito pagano. Cosa rappresenta, una di vittoria degli spiriti ancestrali sulla civiltà moderna?
Evidentemente l’autore del dipinto ha metabolizzato bene il messaggio racchiuso nell’album e come ogni buon artista è stato capace di trasporre questo concetto. Quindi si, hai centrato il bersaglio.

Il primo album ha visto una formazione con un solo elemento, te. Oggi vi ripresentate come duo con l’ingresso Pavor Nocturnus: cosa ha aggiunto e cosa ha tolto la presenza di un secondo elemento in fase compositiva ed esecutiva?
Mauro Salaris aka Pavor Nocturnus, ha dato una bella impronta a questo nuovo disco, basti pensare che l’apporto del suo gusto e del suo stilema hanno determinato una parte del sound che nel precedente lavoro risultava più Bolt-Throweriano e comunque death/thrash con chiare tinte doomeggianti. Per cui direi che non ha assolutamente tolto nulla, ma anzi, ha arricchito e portato a nuovi livelli i Morticula Rex.

Ritieni che un domani la line-up possa essere allargata ad altri elementi, magari anche solo in sede live?
Assolutamente si! Già in Autumnal Rites compaiono a sprazzi le tastiere del talentuoso Francesco Milia che nel prossimo lavoro entrerà in formazione. Attualmente siamo alla ricerca di un batterista in carne ed ossa, fin ora le batterie sono state create e programmate da me e ci auguriamo che il nuovo elemento dietro le pelli possa portare la band dalla dimensione studio a quella live.

Altro particolare che distingue “Autumnal Rites” dal precedente “Grotesque Glory” è la presenza di un’etichetta alle vostre spalle. La scelta di abbandonare l’autoproduzione per affidarvi alla Satanath Records (in collaborazione con la Immortal Souls Productions) nasce dalla convinzione che l’autopromozione, nonostante i mezzi tecnologici odierni, porti a risultati inferiori rispetto a quelli ottenibili con una label?
“Grotesque Glory” non è un’autoproduzione, ma seppur con qualche iniziale inconveniente, è stato prodotto dalla Immortal Souls Productions di Juro Harin (Slovacchia). Puntualizzato ciò, devo dirti con estrema onestà che l’autoproduzione rimane uno degli strumenti più liberi che un artista/band ha a sua disposizione e credo fermamente che nel nuovo Evo continuerà ad essere uno dei maggiori strumenti attraverso i quali la musica potrà continuare a sopravvivere nonostante i diktat delle grandi e delle piccole label che in buona parte oggi hanno la sfacciataggine di chiedere un lauto compenso in cambio di promozioni, visibilità, merch e cazzate varie. Credo comunque che in tutto questo mare di merda, ci siano ancora delle realtà dove il sottobosco musicale del quale noi facciamo parte, riesca ancora ad avere la capacità e l’onere di portare avanti tutta quella miriade di scene che altrimenti non avrebbero la possibilità di essere fruibili ai più. Onore e Gloria a tutti coloro che si spendono e credono in ciò!

Credo che sia troppo presto per parlare di un nuovo album, ma come immaginate il vostro futuro, con un sound fedele a se stesso oppure arricchito da nuove influenze?
In tutta onestà, devo confessarti che stiamo già lavorando a nuovi brani che andranno a comporre il prossimo disco ed essendo cresciuti di numero, siamo armati fino ai denti! Per quel che riguarda il nostro sound, posso dirti citando uno dei miei illustrissimi conterranei, che “il mio stile è vecchio come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore”, per cui resteremo “Fedeli alla Linea”.