Mors Spei – Homo homini lupus

Wolf, unico membro dei Mors Spei, one man black metal band campana, torna sulla scena con il secondo full dal titolo “Homo Homini Lvpvs”, uscito per la “sua” Homo Homini Lvpvs Prod. & Distro a ben sette anni di distanza dall’esordio discografico intitolato “Necrocosmos Genesis”.

Ciao Wolf, grazie per essere quì! Che ne diresti di far conoscere ai lettori de Il Raglio del Mulo la storia dei Mors Spei?
Ciao a te, Luca. Allora, la storia di Mors Spei inizia, a livello discografico, nel 2013 ma, in realtà, è molto più vecchia. Nel 2013 ero in pausa coi Gort, la mia band principale, sia perché eravamo rimasti senza cantante essendosi trasferito Lord Lemory in Svezia, sia perché non riuscivamo a trovare un’etichetta che pubblicasse il nostro secondo disco. In quel periodo di pausa, forte anche delle esperienze di registrazione fatte con Vita Odiosa (altro mio progetto solista), decisi di registrare alcuni brani composti prima ancora che nascessero i Gort ma che mal si adattavano allo stile del gruppo. Così vide la luce (si fa per dire) “De Humanitatis Caede”, pubblicato solo in tape. Inizialmente pensavo che si sarebbe trattato di un episodio isolato. Invece, vennero fuori altri brani che non si adattavano ai Gort, essendo in uno stile molto più raw rispetto alla strada “melodica” che stava imboccando la mia band principale (che, nel frattempo era tornata in attività grazie all’ingresso di un nuovo cantante, che già cantava nei Terrorfront, un altro mio progetto). E così pubblicai lo split “Under The Veil Of Death”, con Krowos e Mystica Nox, nel 2014 e “Necrocosmos Genesis”, il debut album, nel 2016. A quel punto i Gort erano tornati in piena attività anche a livello concertistico per cui, dopo l’unico live finora fatto, misi in stand i Mors Spei per dedicarmi al successore di “Pestiferous Worms Miasma”, il secondo disco dei Gort che, alla fine, pubblicammo con la mia etichetta. Ma, si sa, una volta che si aprono certe porte poi è difficile chiuderle e quindi Mors Spei non restò fermo a lungo. Nel 2019 pubblicai la tape EP “Mors Spei”, che conteneva due brani nuovi e la cover di “En Vind Av Sorg” dei Darkthrone. E quest’anno, a Pasqua, ho pubblicato “Homo Homini Lvpvs”, il secondo disco.

Secondo me “Homo Homini Lvpvs” ha tutti gli ingredienti propri del black metal più puro ed incontaminato, qual è la tua opinione a tal proposito?
Concordo assolutamente con te. Del resto, ascolto black dal ’93, quando tutte le stronzate per posers non c’erano e il black faceva davvero paura. Era molto più che un semplice genere musicale. Con Mors Spei cerco di mantenere vivo quello spirito primigenio che va sempre più perdendosi.

Dato che sei l’unico membro della band vorrei chiederti come si svolge l’intero processo compositivo in seno alla band.
Essere una one man band ha un indubbio vantaggio: l’unica persona a cui dare conto se un pezzo è bello o meno è il sottoscritto. Questo mi consente di prendermi tutto il tempo che voglio per comporre o di mettere in pausa il progetto, se mi va. Come si svolge il processo? Semplice. Prendo la chitarra, accendo l’amplificatore e inizio a suonare. Se viene fuori qualcosa che mi piace, lo registro già a tempo e gli metto sotto una drum machine molto semplice, giusto per vedere come suona. Una volta che sono venuti fuori un sufficiente numero di brani, inizio le registrazioni vere e proprie. Una volta terminate, mi occupo del mixing e del mastering. Il tutto senza mai lasciare casa mia.

Veniamo ai testi, quali sono gli argomenti trattati nei tuoi brani?
I testi sono, senza ombra di dubbio, la parte più difficile, perché non sempre sono ispirato nello scriverli senza essere banale. Le tematiche sono quelle classiche: odio, misantropia, estinzione della razza umana ed altre amenità del genere. Nel nuovo disco ho cercato di essere anche un po’ più ricercato, ad esempio in “An Elegy Of Man” ho cercato termini e paragoni più particolari per spiegare la futilità della vita e di come tutto ciò che ci aspetta, una volta morti, sia di essere nient’altro che un nome su un manifesto funerario. Anche “Temple Of Sufferings” è un brano al quale ho lavorato molto per renderlo particolare e così ecco i cori gregoriani o le parti che, in latino, recitano veri estratti di sentenze dai processi dell’Inquisizione (il tempio delle sofferenze del titolo è un riferimento alle camere di tortura di questa istituzione religiosa).

Anche la copertina trasuda black metal, in bianco e nero… Semplice e d’impatto come dovrebbe essere!
La copertina, che mostra me col face painting, borchie, cartucciera, croce rovesciata e dito medio in bella mostra, è un omaggio alle vecchie copertine black metal (tipo Immortal o Darkthrone), quelle che, quando le vedevo, mi spingevano a comprare quel disco anche se non avevo sentito una sola nota. Al tempo stesso, è un omaggio all’attuale scena underground, nella quale questo tipo di copertine sono abbastanza diffuse e alla quale mi sento di appartenere. Ma è anche un sentito “fuck you” a tutti i posers che infestano e rovinano la scena.

Quali sono le band che hanno “segnato” il tuo percorso artistico e che di fatto hanno contribuito alla tua crescita musicale?
Sono cresciuto negli anni ’90, quindi un po’ tutta la scena black di quegli anni, in particolare le scene norvegesi e greche. A questo aggiungerei anche Slayer (per la brutalità) e Nuclear Assault (per le tematiche sul nucleare, argomento che mi ha sempre affascinato e che, talvolta, ha trovato spazio nella mia musica). Poi, ovviamente, gli Iron Maiden (che mi hanno introdotto all’heavy metal) e i nostrani Death SS. Però, a differenza di tanta gente, io continuo ancora oggi ad ascoltare nuovi gruppi. Non sono uno di quelli che dice: il black è morto nel ‘95/96. Oggi escono tantissimi gruppi estremamente validi (molto più di quelli famosi) che vengono snobbati da tutti quelli che ragionano in quel modo e che vanno alla ricerca solo di materiale di band sconosciute, morte dopo una sola demo, degli anni ’90.

Pensi che Mors Spei rimarrà a tutti gli effetti un progetto solista oppure hai idea di assoldare qualcun altro in maniera tale da poter suonare dal vivo?
A livello compositivo, sì. Mors Spei resterà un mio esclusivo progetto solista. Però ho già trovato elementi per portare questo progetto sul palco. Dobbiamo solo iniziare ad andare in sala e provare, così da poter cercare serate per l’anno prossimo. Però la loro collaborazione si limiterà a quello.

So che sei molto attivo musicalmente, puoi parlarci degli altri progetti musicali in cui sei coinvolto?
Allora, al momento i Gort, il mio primo gruppo, sono in una fase di stand by. Dopo la rottura col cantante e il bassista (dovuta ad una serie di dissapori creatisi per vari motivi) e il trasferimento del batterista in provincia di Modena, allo stato attuale esistiamo solo come gruppo da studio ma attualmente non stiamo lavorando a niente (anche se un paio di pezzi sono stati proposti). Poi abbiamo Vita Odiosa, il mio primo progetto solista, con cui mi dedico ad un depressive/atmospheric black metal, il cui ultimo risale al 2022, e col quale sto lavorando ad uno split con un duo messicano chiamato TOC666. Sempre quest’anno ho pubblicato il debutto di Luctus Spei, un progetto funeral doom. La presenza della parola “spei” lo lega a Mors Spei e ad un nuovo progetto, ambient questa volta, che conto di far uscire l’anno prossimo, che si chiamerà Finis Spei. Sono progetti musicalmente differenti ma che sono legati tra loro a livello concettuale. Oltre a questi, che sono certi, sono in cantiere almeno un altro paio di collaborazioni a livello nazionale e, forse, anche una a livello internazionale. Ma, essendo ancora tutto allo stato embrionale, è presto per parlarne. Ma, se le cose andranno come devono andare, saranno progetti molto interessanti.

Torniamo ai Mors Spei, ci sono novità all’orizzonte? Puoi dirci cosa bolle in pentola?Attualmente, ho registrato tre pezzi più una cover per uno split con Krvna, che dovrebbe uscire il prossimo anno. Non ho ancora iniziato a lavorarci a livello di mixing/mastering perché sto dando priorità allo split di Vita Odiosa (che dovrebbe uscire prima). Oltre a queste, ci sono linee di chitarra per altri tredici brani, l’ultimo dei quali composto poco prima di rispondere a queste domande. Di questi, 7/8 andranno sul terzo disco di Mors Spei, intitolato “Carmina Mortis”, che sarà cantato interamente in latino. Ma un latino corretto, però…

Siamo arrivati ai saluti Wolf, ti ringrazio per esser stato con noi e per questa chiacchierata, concludi pure come vuoi!
Oltre a ringraziare te e Il Raglio Del Mulo, invito tutti ad ascoltare Mors Spei sulle varie piattaforme. Poi non posso che salutare con quello che è lo slogan di Mors Spei:
Humanitas delenda est!

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