Tre album in tre anni: chi ha detto che quantità non fa rima con qualità, probabilmente non ha dato un ascolto alla discografia dei blackster nostrani Notturno, giunti con il nuovo album “Our” (Hypnotic Dirge Records / Metal Message Global) al fatidico terzo capitolo della propria giovane storia.
Benvenuto Vittorio (Sabelli: chitarre – basso – clarinetto – clarinetto basso- pianoforte – tastiere), con “Our” siete giunti al terzo album in tre anni, quasi un record nell’odierno mercato discografico che predilige la pubblicazione dei singoli a quella dei dischi completi. Da dove nasce questa esigenza creativa così “estrema” che vi ha portato a questo ritmo vertiginoso e anticommerciale?
Ciao Giuseppe e grazie a te e Il Raglio del Mulo per questo invito. Personalmente reputo il processo creativo come qualcosa che esula almeno in parte dall’aspetto commerciale, e questo implica che ogni mio progetto abbia una nascita, uno sviluppo e una fine che non può essere assolutamente ridotto a un singolo brano. Tutti gli album dei miei progetti sono pensati come full-length, nemmeno come EP, quindi figurati se potrei mai pensare di ridurre il processo creativo a un brano singolo! Concentrarsi su un singolo brano mi dà l’impressione di qualcosa che abbia a che fare con il Festivalbar, Sanremo, o col tormentone dell’estate. La mia idea di creazione musicale esula completamente da questo concetto.
Se si esclude il primo disco, gli altri, non solo sono usciti in ottobre, ma addirittura lo stesso giorno, il 6. La scelta di questa data è casuale o ha un significato per voi?
Il 6 è un numero molto speciale e il primo progetto estremo al quale ho dato vita (Dawn of a Dark Age) è nato seguendo un’idea legata a questo particolare numero, ovvero la saga “The Six Elements”. Ogni numero, parola o altri piccoli simboli hanno tutti un significato particolare per me e si ricollegano tra di loro in maniera molto sottile e spesso nascosta con altri progetti, tra i quali naturalmente Notturno.
Ho notato che i titoli dei vostri album sono formati da una sola parola. Come mai? A me farebbe quasi pensare che stiate costruendo una frase compiuta, Obsessions Inside Our…
I titoli come singole parole sono i nostri momenti di vita racchiusi negli album e anche Notturno, come gli altri miei progetti, è pensato come una sorta di saga. In questo periodo stiamo cercando di capire quale strada percorrere o lasciare “Our” come il capolinea di questa meravigliosa creatura.
Mettiamo da parte le curiosità e passiamo ai contenuti musicali: il disco non mi pare che presenti particolari differenze rispetto ai suoi predecessori, se ci sono state delle variazioni al tema, comunque non invasive. Possiamo dire che avete un sound ormai ben definito oppure dentro di voi state cercando ancora il punto di arrivo?
Alcuni elementi che mi hanno sempre affascinato della musica sono la ricerca continua e la sperimentazione. E Notturno non è escluso da questo mio modo di pensare la musica così come la vita. Una cosa però è certa, vedo il momento in cui raggiungi qualcosa come un punto di arrivo, e in quel momento il gioco è concluso. Quindi spero sempre di trovare stimoli e storie da raccontare per continuare a creare musica nuova ma che, come hai detto tu, abbia un che di riconoscibile e unico in mezzo alle tante proposte musicali che ormai ci sono nel panorama estremo.
Ma quanto vi ritrovate nell’etichetta black metal, per quanto depressive/atmospheric, che normalmente si usa per descrivere il vostro genere?
Notturno nasce e continua a essere un progetto che nel climax dei suoi brani tocca ambiti black metal e questo è abbastanza evidente. Per quanto riguarda il contorno, l’atmosfera che lo avvolge è pensata come fosse Musica da Camera, e questo è un elemento distintivo poiché mette in gioco strumenti come il pianoforte e i clarinetti, piuttosto che l’utilizzo di pad e tastiere in sottofondo, che sono accomunati alla parola atmospheric. Mentre depressive è un’etichetta che potrebbe in parte riguardare qualche testo più che la musica stessa, ma reputo che ogni etichetta o sotto etichetta sia solo un vincolo per la musica stessa, e ancor più per Notturno, considerando le tante sfumature che ha il progetto.
Ciò che è sicuramente una vostra peculiarità, e un valore aggiunto, è il clarinetto. Nel processo compositivo quando entra in gioco questo strumento?
È lo strumento che utilizzo maggiormente e che suono da quando avevo 10 anni. Ha un ruolo importante in Notturno così come negli altri progetti perché il suo colore, quel particolare timbro dato dal corpo in ebano non lo senti altrove. Sono contento di aver caratterizzato i progetti con il mio strumento, che insieme alla voce espressiva e unica di Kjiel ci distingue da qualsiasi altra band all’interno del panorama black metal, e probabilmente questo è uno dei più grandi obiettivi che si possano raggiungere, avere un sound unico e inimitabile.
La line-up del disco è composta da tre membri, ma nelle foto appaiono solo Vittorio e Kjiel? Come mai, semplici motivazioni logistiche oppure Sven non è un vero e proprio membro del gruppo?
Questo è davvero un bel casino! Sven (Vinat) ha suonato la batteria solo sul primo album “Obsessions”, mentre sia su “Inside” che sull’ultimo “Our” il drummer è Diego ‘Aeternus’ Tasciotti. Qualcuno su Metallum ha fornito un info errata già dal precedente “Inside” utilizzando il monicker Aeternus per Sven, e da allora buona parte delle recensioni ha preso la line-up da Metallum, mentre se uno segue i credits del disco troverà le informazioni corrette. Detto questo per il discorso foto è davvero complicato trovare il tempo di riunire già me e Kjiel nonostante viviamo molto vicino, con Aeternus che vive a Roma è praticamente al limite dell’impossibile. Questa è l’unica e vera spiegazione plausibile, quando ci vediamo ci concentriamo unicamente sulla registrazione dei brani.
Dal punto di vista live, si muove qualcosa?
Al momento ancora no, magari tra qualche tempo iniziamo a farci un pensiero…
Ci risentiremo in prossimità del 6 ottobre 2025?
Sicuramente, è il giorno del mio compleanno!
