Joey Mauro, celebre per la sua storica progressive band Hunka Munka, ha raccolto intorno a sé una pletora di artisti celebri della scena italiana Gianluca Quinto (Solisia, DeLa Muerte), Marcantonio Quinto (Solisia, Hunka Munka), Andrea Arcangeli (DGM, Timo Tolkki), Ilaria Bernardini (Rossometile) e quattro grandi voci: Wild Steel (Shadows of Steel, Gabriels, Oracle Sun, Wild Steel), Terence Holler (ex-Eldritch, Holler), Roberto Tiranti (Labyrinth, Ken Hensley, New Trolls), Dario Grillo (Thy Majestie, Platens, Gabriels, Nightblaze), per dar vita alla sua nuova creatura Bloody Idol, il cui debutto, “The Last Crusader” è stato pubblicato dalla Elevate Records. Il genere proposto? “Spaghetti Metal”…
Ciao Joey, come e quando è nata l’idea di metter su i Bloody Idol?
Ciao, come sai io ho dedicato gran parte della mia vita alla musica, cosa che a volte è appagante e a volte molto meno. Innanzitutto, volevo chiarire una cosa che riguarda il nome della band, ho visto che molti giornalisti hanno tradotto le parole Bloody Idol in Idolo Sanguinante, è sbagliato:
il nome significa Idolo Sanguinario, cioè colui che è spinto dall’istinto di spargere il sangue altrui, forse come gli dei/idoli del passato (o moderni?). Nel logo si può notare anche una figura simile a un idolo, ma tendo a sottolineare che nessuno di noi ha nulla a che fare con la religione, facciamo musica, raccontiamo storie del passato, miste tra realtа, fantasia ed emozioni. Torniamo alla tua domanda, sicuramente se hai “googlato” il mio nome, sai che per alcune decadi ho prodotto centinaia di dischi nel genere che all’estero viene chiamano “Italo Disco”, trattasi in realtа di un pop melodico fatto coi synth. Al di là di questo ho sempre avuto band e un anima rock e metal e finalmente mi sono potuto dedicare a questo disco.
Il concept alla base del disco era ben delineato nella tua mente oppure si и sviluppato quando hai iniziato a lavorare ai brani?
Avevo da anni l’idea di sviluppare questa trama. Essendo un grande appassionato di storia e storia delle religioni, scrivendo le musiche, la trama nasceva e prendeva vita. Ho abbozzato i testi nelle prime demo, poi ho avuto un grande aiuto per l’inglese e l’interpretazione dal cantante americano Anthony Cross Regalbuto dei Seven Witches e da Wild Steel. Fino a che le parole e la musica si sono fuse in questo capitolo musicale.
Come hai scelto i musicisti da coinvolgere in questa avventura? Li potresti presentare?
Gianluca e Marcantonio sono due fratelli: li ho incontrati 25 anni fa ad uno spettacolo dal vivo come supporto alla band Edge of Forever. Oltre ad essere due grandi musicisti, chitarrista e batterista, sono due grandi amici; Andrea Arcangeli suonava con loro nel gruppo metal Solisia,
è un grande musicista internazionale oltre ad essere il bassista dei DGM e l’ho conosciuto anni fa tramite i due fratelli. Loro tre Hanno suonato anche nei dischi progressive italiani della band Hunka Munka, guidata da me e dal mio amico, fondatore e maestro Roberto Carlotto. Li devo ringraziare perché oltre a suonare con me, sopportano ogni giorno le mie lamentele varie.
Ti chiederei di presentare anche le quattro voci e vorrei sapere come hai associato le caratteristiche di ogni cantante a quelle dei personaggi.
Per quanto riguarda i cantanti, oltre ad essere incredibili, sono tutti miei vecchi amici; Wild Steel, che vanta una lunga carriera con gli Shadows of Steel, lo conosco da molto tempo e ha anche suonato con me nel progetto Vampire in Venice, Roberto Tiranti, è una cara persona e possiede una voce fuori dal comune, che tutti conoscono per via degli innumerevoli progetti a cui ha partecipato oltre ai suoi Labyrinth: Wonderland, Ken Hensley, New Trolls, per citarne solo alcuni. Terence Holler lo conosco da vent’anni, abbiamo realizzato grandissimi singoli insieme, e lui con gli Eldtrich ha creato capolavori conosciuti in tutto il mondo, ora continua come solista. Dario Grillo ha una voce molto potente e melodica, tutti dovrebbero riascoltare le opere dei Thy Majestie e i suoi nuovi progetti. Credo molto in questo album e sono onorato di essere riuscito a raggruppare in unico lavoro musicisti della scena metal italiana di questo calibro. Il disco non è diviso in personaggi perché racconta la storia di un’unica persona, non è quindi esatto associare ogni singolo interprete ad un personaggio particolare, più che altro sono associabili alle varie sfaccettature dalla personalitа del nostro protagonista.
Come si è svolto il lavoro in studio, è stato difficoltoso per te coordinare il tutto?
La parola giusta è inferno, la lavorazione di questo album ha richiesto molte ore di scrittura, composizione e registrazione. Coordinare tutto è stato veramente molto difficile. Specialmente per quello che riguarda le voci. Per fortuna mi ha dato una grande mano Wild Steel che è riuscito a mettere un po’ di ordine là dove era necessario. Se lo ascolti bene ci sono tantissime voci e strumenti e arrangiamenti corali. Alcune canzoni sono composte da circa 130 tracce, qualcosa di monumentale, che onestamente non so nemmeno come sia riuscito a creare…
Abbiamo giа accennato al concept in precedenza, ti andrebbe ora di entrare più nei dettagli raccontandone la trama a grandi linee?
La storia è semplice e avvincente, un contadino (forse italiano?) vive con la sua amata moglie, una vita di povertа e sacrifici, dopo l’anno Mille dopo cristo. Un giorno ascolta un prete e apprende che può servire il suo papa e il suo dio come guerriero crociato in Terra Santa, la terra dei sogni. Quindi parte e promette ai suoi amici e alla moglie di tornare con gloria e ricchezze; una volta intrapreso il viaggio si rende conto che ciò che gli è stato promesso è una terra fatta di guerra, menzogna e violenza. Così pieno di dubbi e rimpianti, decide di andare contro tutto e tutti, di combattere e di morire da guerriero. Durante la caduta di Acri, ad opera del sultano Saladino, il contadino guerriero rimane l’ultimo sulla linea difensiva, divenendo “L’Ultimo Crociato” a rimanere in battaglia. Saladino capisce il suo valore e lo onora con la grazia, permettendogli di tornare a casa ma in quale veste? Da eroe? Da perdente? Come credente? Se ci pensate, questa è una delle storie che si possono applicare ancora oggi, dopo 1000 anni ci sono ancora persone che scappano o combattono guerre o guerre sante, che lasciano il proprio paese per cercare fortuna, giustizia o il dio denaro, per diventare un eroe… Chi è davvero “L’Ultimo Crociato”?
Musicalmente parlando, come descriveresti i Bloody Idol?
Qualcuno ha scritto power metal, symphonic, gothic, c’è addirittura chi ha scritto delle recensioni senza nemmeno ascoltare il disco. Per quanto riguarda il genere, per me è un suono difficile da catalogare, ho usato moltissime tastiere e sintetizzatori (dall’Hammond, al Korg Trinity, al Roland JD800), e un’orchestra con suoni etnici storici medievali. Ci sono grandi cori in latino (cantati realmente) e una sezione ritmica potente. Abbiamo utilizzato una chitarra a 8 corde con un’accordatura particolare. Per questo, invece di etichettarlo, lo definisco “spaghetti metal”,
spaghetti come l’epica musica italiana degli “spaghetti movies”, epica e maestosa. Se ascolti bene, specialmente negli strumentali puoi sentire le influenze dei compositori italiani 60/70 di colonne sonore (Ortolani, Frizzi, Nicolai) come su “Sleep of the King”. Sicuramente non puoi associare il nostro genere a molte altre band.
C’è un filo stilistico che lega questa band ai tuoi Hunka Munka?
Hunka Munka è una band storica nel quale hanno ruotato musicisti incredibili negli anni (Ivan Graziani su tutti) e come ti ho detto anche tre dei musicisti di Bloody Idol hanno partecipato al progetto Hunka Munka (il nuovo album “Demoni” dovrebbe uscire nel 2025), di conseguenza alcune soluzioni stilistiche trovano similitudine. Sicuramente il mio modo di suonare non proviene dal metal ma dagli anni 60/70 e gli insegnamenti di Roberto Carlotto mi hanno certamente influenzato. Quindi a conti fatti la risposta potrebbe essere un sì. Specialmente sul nuovo disco.
Avete intenzione di esibirvi dal vivo oppure la band resterа un progetto da studio?
Per me sarebbe molto bello fare dei concerti, magari dei festival. Perchè come ti ho giа detto Bloody Idol è una band e non un progetto; bisogna perт tener conto di tanti fattori, soprattutto la mia salute che non è il massimo… Vorrei aggiungere un ultimo pensiero, diretto a tutte le persone che ascoltano musica in generale, quella di sostenere la musica acquistando i CD e vinili originali; di andare ai concerti non solo di grandi band ma di sostenere anche le realtа più piccole e preziose, che fanno da sottobosco e contribuiscono a mantenere vivo il movimento artistico. Non dimentichiamo che la musica viene dal cuore e dalla passione. Voglio dire ai giovani di imparare a suonare uno strumento, invece di lasciarvi assorbire dai social media, dai cellulari e dai falsi idoli come gli influencer. La musica è vita, se muore la musica, muore anche una parte di noi e dell’umanità. Un saluto e un grazie alla Redazione e a chi leggerа questa intervista!
