Andare avanti, rimanendo fedeli a se stessi. I Dewfall con “Landhaskur” (Naturmacht Productions) hanno portato avanti il discorso iniziato con “Hermeticus”, riuscendo a bilanciare le novità con le peculiarità che avevano già reso una perla oscura il precedente lavoro. Se a tutto questo si aggiunge un’accuratezza storiografica che va oltre i soliti cliché metallici, è facile predire per la band pugliese un avvenire più che roseo…
Bentornati, ragazzi. Il vostro nuovo album “Landhaskur” è stato appena pubblicato da Naturmacht Productions, partirei proprio dal significato del titolo…
Flavio: Un saluto a te, Giuseppe. È sempre un piacere essere ospiti de Il Raglio. Esatto, con “Landhaskur” siamo approdati al nostro terzo full-length, secondo con Naturmacht Productions, dopo il predecessore “Hermeticus”. “Landhaskur” è l’unione di due parole longobarde “Landha” e “Skur” e significa, come forse potrai intuire, “Terra Oscura”, o “Dark Land” con accento più british, se vogliamo. Il titolo descrive la penisola Italica nel suo periodo storico apparentemente più buio: siamo alle porte dell’Alto Medioevo, al momento dell’arrivo dei Longobardi nei nostri territori, al termine delle invasioni barbariche. Il disco è un racconto allegorico (ricco di parallelismi con il nostro mondo attuale) con cui desideriamo tributare il mito – a volte dimenticato – dei Winnili, nome originario dei Longobardi, appunto, e l’eredità culturale, storica e linguistica con cui questo popolo ha connotato l’Italia fino ai nostri giorni. Nel vocabolario della lingua italiana contiamo circa 300 parole di origine longobarda, abbiamo quindi scelto di darne traccia nel disco, proponendo i titoli delle 7 canzoni in questo antico idioma, utilizzandolo anche all’’interno delle lyric, assieme al latino e ad inserti in italiano antico, in quanto rivelatosi fortemente affascinante, evocativo e musicale, per quelle che erano le nostre intenzioni letterarie e compositive. Ancor più che in “Hermeticus”, in “Landhaskur” abbiamo sfidato la complessità dello studio, della ricerca filologica e dell’interpretazione linguistica nel cantato.
Così come per “Hermeticus”, avete optato anche questa volta per un concept album: è un caso che i vostri ultimi due dischi lo siano o ritenete che questa sia la dimensione compositiva più adatta ai Dewfall?
Flavio: “Hermeticus” e “Landhaskur” ruotano attorno a tematiche con un’innegabile ispirazione letteraria legata al mito, alla storia e ad antiche tradizioni e culti. Ci siamo trovati estremamente a nostro agio nel fare di questo bagaglio un’allegorica e criptica traduzione del messaggio che vogliamo trasmettere con la nostra musica. Sentiamo di poterci esprimere naturalmente e in maniera efficace, declinando i contenuti con una formula compatta e coerente fra musica, visual e artwork, dimensioni unite da un unico filo conduttore che corrobora l’identità della band.
Anche questa volta, come per “Hermeticus”, ci sono dei collegamenti con la storia della vostra terra, la Puglia?
Flavio: “Hermeticus” e “Landhaskur” sono dischi dichiaratamente legati alla storia e alla cultura dell’Italia, e quindi anche della Puglia. Se con “Hermeticus” il legame era molto più evidente ed esplicito, considerata la figura preminente del protagonista dei nostri racconti, Federico II e il suo mito esoterico in cui s’inseriva il nostro Castel del Monte, in “Landhaskur” il legame è descritto in maniera molto più ancestrale e criptica. I Winnili, saliti agli onori della nostra storia come Longobardi, sono stati il primo popolo ad aver realizzato la quasi totale unificazione della nostra penisola sotto un’unica Nazione, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Ed i culti legati al paganesimo e poi all’arianesimo, la lingua, le leggi, l’arte e i valori trasmessi nei 200 anni di regno longobardo (568 – 774 d.C.) sono rimasti nelle trame del tessuto culturale e storico del nostro Paese, da nord a sud. In “Landhaskur” abbiamo scelto di comunicare questa eredità, impreziosendo il racconto del mito nella sua natura più atavica e ritualistica, con un’importante citazione paesaggistica e storico-architettonica nel nostro videoclip musicato dal brano “Skalks”, in cui compaiono scene girate nelle foreste della Boemia (territorio lambito dal passaggio dei Winnili in Pannonia, provenendo dalla Scania, diretti verso la penisola Italica) e sulla Daunia, dove risiede anche la Torre di Tertiveri (Fg), baluardo di Puglia che è stato teatro di numerosi scontri fra Longobardi e Bizantini.
Anche musicalmente, mi pare, che abbiate continuato quanto iniziato con “Hermeticus”, siete approdati al sound definitivo dei Dewfall o in futuro possiamo aspettarci delle variazioni sostanziali?
Flavio: In termini di sound e songwriting, possiamo considerare “Landhaskur” come un’evoluzione di “Hermeticus”, che presentava già parte della musicalità del suo successore. Se aspettarci variazioni sostanziali in futuro? Come confessato pocanzi, ci troviamo davvero bene nella dimensione “landhaskuriana”. Nel nostro ultimo lavoro abbiamo sperimentato maggiormente il cantato epico, curando minuziosamente le polifonie e le combinazioni armoniche tra me e Vittorio. Abbiamo reintrodotto una solistica di scuola heavy metal, consolidato le sezioni ritmiche di chitarra e basso. Abbiamo voluto conferire un sound generalmente più ‘90s suonando, al tempo stesso, anche un numero maggiore di strumenti di musica tradizionale e folk. Entrambi i dischi hanno un costrutto complesso e in un certo senso progressivo, ma ci sentiamo di definire “Landhaskur” come un lavoro più maturo e più compatto strutturalmente, sebbene – ascolto dopo ascolto – foriero di dettagli e particolarità che ad un primo streaming potrebbero risultare velate dall’impatto di una maggiore velocità e intransigenza rispetto ad “Hermeticus”. E questo, a mio avviso, è dovuto al fatto che “Landhaskur” è stato concepito, scritto e arrangiato in un arco temporale più corto e concentrato rispetto al suo predecessore.
Vittorio: Per quanto mi riguarda, “Landhaskur” è stata una evoluzione più spinta rispetto agli altri; dopo 20 anni abbondanti dietro il microfono ho dovuto imparare a cantare in pulito [ride, NDR]. Scherzi a parte, la composizione e l’incisione del disco sono state per me un percorso di crescita importante, è stato interessante scoprire (anche assieme agli altri ragazzi della band che mi hanno supportato in questo) di avere nascosta la possibilità di utilizzare un registro vocale molto differente da quelli precedentemente utilizzati, che aveva necessità soltanto di essere “scavato” a dovere. Il prossimo step è quello del live, che sarà una prova di particolare complessità poiché l’alternanza di diversi registri vocali, in particolare i passaggi dallo screaming al pulito corale armonizzato, è talvolta molto rapida – e su questo aspetto in particolare stiamo ponendo molta attenzione durante le prove, poiché in sede live non utilizzeremo (come sempre) nessuna base o backing vocals pre-registrate. Per ciò che concerne la lingua, mi ero già trovato a mio agio con i diversi passaggi in latino su “Hermeticus” e devo dire che il longobardo, seppur contenente alcuni passaggi complicati, si addice molto alle nostre sonorità.
Nico: Avendo avuto l’opportunità di unirmi alla band in una fase promozionale live di “Hermeticus” molto intensa, nel corso dei tour e dei festival dal 2019 ad oggi, è stato possibile amalgamare il mio stile con il sound Dewfall, approdando alle registrazioni di “Landhaskur” con maggiore naturalezza. In piena sintonia, ci siamo subito accorti quanto la struttura melodica dei brani fosse ideale per accogliere una solistica tradizionalmente heavy metal, e la matrice black dei brani non poteva che esaltare questa scelta, creando un’interessante dialogo stilistico. Posso ritenermi personalmente soddisfatto del sound finale di “Landhaskur”.
Ambrogio: “Hermeticus” e “Landhaskur” sono dischi che presentano un drumming molto diversificato e progressivo al loro interno. In particolare, in “Landhaskur” abbiamo scelto un sound di batteria che potesse valorizzare l’ortodossia black e la mia personale primissima scuola punk, soprattutto nel colore che abbiamo voluto dare al rullante, ma penso anche al suono della grancassa e all’epicità di timpani e percussioni. Ma è soprattutto sui piatti che abbiamo cercato di offrire qualcosa di nuovo rispetto ad “Hermeticus”, in particolare conferendo al ride una voce e un ritmo guida, che potesse dialogare perfettamente con gli accenti e i motivi espressi dalle chitarre.
Saverio: Il sound del basso è stato modellato partendo da un blend che già ci piaceva molto in “Hermeticus” e che abbiamo riconosciuto essere perfetto anche per le nuove linee di “Landhaskur”, sin dalla fase di costruzione dei brani in sala, sebbene potenziato nel gear equipment. In questo disco abbiamo optato anche per un largo uso di powerchord, rispetto ad “Hermeticus”, che hanno contribuito ad “ingrassare” il suono, prendendo ispirazione da generi e musicisti (quali Al Cisneror e Noel Redding), molto lontani dal black metal per l’arrangiamento delle linee di basso. Ripeterei sicuramente le stesse scelte se dovessi registrare daccapo il disco.
Nel disco avete collaborato con diversi artisti che hanno contribuito con il loro apporto alla ricchezza e alla maestosità dell’album, vi andrebbe di citarli?
Flavio: Ci gratifica sapere che il valore delle collaborazioni venga percepito e apprezzato. Come “Hermeticus”, anche “Landhaskur” presenta featuring di artisti nazionali e internazionali che, con grande entusiasmo, hanno accettato il nostro invito a voler cesellare l’opera così come ci arriva oggi. Ma prima di addentrarci nelle recognition, è doveroso menzionare in primis Robert Brockmann, reggente super collaborativo della nostra label finno-tedesca Naturmacht Production, che costantemente conferma la sua fiducia nella nostra musica, garantendoci un grande supporto nella promozione e nella distribuzione del disco in tutto il mondo, in vari formati e su diverse piattaforme. L’artwork del disco, basato sul nostro concept, è stato affidato anche questa volta all’illustratore serbo Khaos Diktator (al secolo, Stefan Todorovic), mentre il soggetto delle t-shirt e dei gonfaloni che useremo sul palco è stato realizzato dal talento italianissimo di Sara Sostini, aka SavageArtworks. Oltre alle ritualistic throat-vocals feat. sul brano “Skalks” offerte dal nostro amico Ivan Eder, cantante dei blackster NĀV (Rep. Ceca), interprete ancestrale anche nel nostro omonimo videoclip, la nostra musica si è avvalsa della romantica interpretazione di Veronica Iannella al violoncello e di Giada Cancelli al violino (nei brani “Fara”, “Hrings” e “Laur”), strumenti arrangiati dal Maestro Alessio Roma, che ha coinvolto anche Giuseppe Ricco sul war horn (in “Hrings”). Ma pensiamo anche all’eccellente lavoro svolto in fase di ripresa dal nostro sound engineer Alessandro Memmi (Spring Reverb Studio, Bari), alla consolidata collaborazione in fase di mastering con Herbrand Larsen (ex-Enslaved, presso i Conclave & Earshot Studio, Norvegia, già sala di produzione per Enslaved, Gorgoroth, Taake, Helheim, Demonaz e altri) e al nuovo sodalizio con Chris Fielding (UK), a cui abbiamo affidato il missaggio.
Saverio: Oltre alla fase di ripresa, la novità per “Landhaskur” in fase di produzione è rappresentata proprio dal mixing realizzato in Inghilterra da Chris Fielding. È stata una scelta suggerita dalla mia precedente esperienza con Zolfo (doom-sludge band barese in cui milito) per cui ha curato il mix e il mastering dell’ultimo disco “Descending Into Inexorable Absence”. Fronte Dewfall, eravamo tutti ulteriormente confortati anche dai lavori prodotti da Chris per band con un sound più vicino al nostro, tra cui Drudkh e Winterfylleth, oltre alle sue produzioni per Primordial, Conan ed Electric Wizard.
Vittorio: Dal punto di vista canoro, ho piacere di menzionare la proficuità della collaborazione con Ivan Eder dei NĀV, band black metal della Boemia, sul nostro secondo singolo “Skalks”. Considerata la tematica del pezzo (che narra le gesta del corpo militare degli Hàri, maestri di arte bellica, ma al tempo stesso schiavi), volevamo un registro vocale leggermente più “raw” per le strofe, desiderio che è stato interpretato magistralmente dal nostro compagno d’arme, con una chicca di ritualistic throat-singing che ha dato particolare valore aggiunto nei passaggi più spirituali del pezzo. Parlando di “Skalks” non posso non menzionare l’eccellente lavoro di Francesco Manfredi (Manfrofilms) nella produzione dell’omonimo videoclip, un pezzo d’arte visuale che rappresenta per noi certamente il picco della nostra produzione video; è anche grazie a lui che “Skalks” sta ricevendo unanimi approvazioni da parte di chi lo guarda ed è grazie soprattutto a lui che un video di ben 8 minuti riesce a fluire senza indugio, senza annoiare o affaticare lo spettatore. Last but not least, va menzionata l’estrema professionalità della nostra Czech Squad che si è occupata delle parti di riprese fatte in Boemia: Pet’a Miloš (TripleBackSlash Studio) alle riprese, il sopracitato Ivan Eder nei panni dello sciamano Othar, la costumista Radmila Ederová e la make-up artist Kateřina Kümmelová hanno fatto davvero un eccellente lavoro in termini di costumi e di interpretazione.
Ciò che mi colpisce quando ho a che fare con voi, è l’estrema attenzione ai particolari. Non solo musicale ma anche per l’artwork, la comunicazione, ecc. Credete che questa vostra attitudine in un ambiente musicale in cui tutto scorre velocemente viene recepito dal pubblico?
Flavio: Fa davvero piacere ricevere una simile osservazione da un addetto ai lavori come te! Per vocazione accademica e professionale, occupandomi da sempre di comunicazione, media relations, promozione ed eventi nella mia vita lavorativa (sebbene in settori differenti da quelli musicali), trasferire in questo ambito le competenze e unirle a quelle degli altri miei colleghi di band, ci consente quantomeno di poter gestire direttamente e rapidamente moltissimi aspetti e operatività, curando in autonomia e libertà espressiva il nostro visual e stile comunicativo, ma anche le strategie promozionali. Questo, comporta per tutti necessariamente un impegno nel tempo libero, on-top a quello lavorativo e a quello dedicato alle prove e ai live, che però, finora, siamo riusciti a gestire in maniera sostenibile. Tra i membri della band è diffusa una spiccata predisposizione social-addicted e conoscenza delle dinamiche di questi canali, nonché all’attitudine manageriale, che ci facilita nei processi e ci consente di unire le forze nel gestire sia le nostre attività, sia quelle svolte dai nostri interlocutori.
Vittorio: Quella che poni è una tematica davvero importante ed è chiaro che la nostra scelta possa apparire in controtendenza con quella che è l’evoluzione dell’ambiente musicale, ma oserei dire del mondo in generale. Crediamo tuttavia che un lavoro minuzioso, basato su dei concetti, oltre ad essere personalmente più gratificante, possa risultare in un riscontro più qualificato e più sostenibile nel tempo. I quotidiani apprezzamenti che riceviamo nella nostra inbox da persone dislocate in tutto il mondo ci dicono che la strada, seppur più dispendiosa, è quella giusta.
Sabato 21 dicembre festeggerete la pubblicazione del disco con un concerto in compagnia degli Ad Noctem Funeriis. Potete già anticiparci qualcosa di questo evento?
Vittorio: Possiamo anticiparvi che stiamo lavorando scrupolosamente a che questo release show possa essere memorabile. Sul palco ci presenteremo in maniera differente rispetto ai live acts di “Hermeticus” e stiamo preparando uno spettacolo di grande impatto. Non è un caso che per questo appuntamento speciale abbiamo scelto la compagnia dei nostri compagni Ad Noctem Funeriis, con i quali abbiamo condiviso anche un tour in passato. L’evento on line sta viaggiando molto bene e nel darvi appuntamento a sabato 21 dicembre, vi ricordiamo che per l’occasione il tesseramento per Extreme Music Academy sarà gratuito e che i ticket sono disponibili in prevendita sulla piattaforma Dice.fm
Oltre al release show del dicembre, ci sono altre date in programma?
Flavio: Ci auguriamo che la coincidenza del nostro release show con il giorno del Solstizio d’Inverno possa essere il perfetto rituale d’iniziazione per il nuovo percorso dei Dewfall con “Landhaskur”. Una nuova avventura ci attende e nei prossimi mesi cercheremo di concretizzare nuove opportunità live a fronte di un entusiasmante interesse su circuiti nazionali ed europei.
