
Sinoath – Symphony of the Scythe
Il 20 Gennaio la Doomentia Records ha pubblicato uno split album che vede coinvolte due band italiane, i Malauriu e i Sinoath. Abbiamo contattato entrambe per una split interview, facendo loro le stesse identiche cinque domande!
Side A – Malauriu

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, cosa ne pensate degli split album?
Nel corso degli anni, abbiamo avuto il piacere e l’onore di condividere split con molte band, spesso legate da un rapporto di amicizia e stima reciproca. Alcune erano realtà underground, altre nomi più affermati, ma in ogni caso è stato sempre un’esperienza positiva. Purtroppo, EP e split album vengono spesso sottovalutati, eppure nascondono autentiche perle, soprattutto nell’ambito underground. Da appassionato e ascoltatore, trovo che dagli anni ‘90 a oggi gli split siano un ottimo mezzo per scoprire nuove band, visto che spesso li acquistiamo per fedeltà a una delle formazioni coinvolte.
Vi andrebbe di fare una mini recensione del vostro brano presente sullo split?
Nel brano, tastiere spettrali si fondono con un basso martellante e riff che sembrano aprire varchi verso l’ignoto. Il ritmo si insinua con tensione strisciante, mentre la voce di R.M. oscilla tra esplosioni di ferocia e sussurri sepolcrali. La presenza di Regen Graves (Abysmal Grief) alle tastiere accentua ulteriormente l’aura macabra del pezzo, soprattutto nella parte finale, dove i testi in siciliano diventano un canto ipnotico e avvolgente.
Ora, vi chiederei di recensire il pezzo dell’altra band…
“Symphony of the Scythe” è un brano che celebra passato e presente dei Sinoath. Fin dai primi secondi, la firma di Francesco Cucinotta è immediatamente riconoscibile. Le improvvise sfuriate black metal, quasi inaspettate, trovano il giusto equilibrio con le sezioni mid-tempo e le atmosfere più doom. Il sound gotico che ha caratterizzato il passato dei Sinoath è ancora ben presente, arricchito da un assolo di chitarra sorprendente e dai synth, che donano al brano una chiusura impeccabile.
Cosa pensate dell’altra band e c’è un pezzo del loro repertorio che vorreste rifare?
Abbiamo deciso di realizzare questo split dopo la proposta di Walter Garau, un’opportunità che per noi è stata un vero onore. I Sinoath rappresentano una delle band più importanti della scena siciliana, destinati a lasciare un segno nella storia. Il loro ritorno sulle scene di qualche anno fa mi ha colpito profondamente: sia l’EP che l’album sono lavori straordinari. Se dovessi scegliere un brano da reinterpretare, opterei senza dubbio per “Meanders of Doom” del 2015.
Quali sono i vostri piani futuri?
Attualmente siamo alle fasi finali del nostro terzo album, un lavoro che si muove tra black metal e punk, composto da 7-8 brani. Siamo davvero soddisfatti dei risultati ottenuti finora. La scorsa settimana abbiamo registrato le prime voci in versione demo e continueremo a perfezionare ogni dettaglio fino a raggiungere il risultato desiderato al 100%. Nel frattempo, qui a Londra stiamo riorganizzando la lineup con nuovi membri. Abbiamo già iniziato le prime prove e abbiamo in programma sia attività live che nuove registrazioni. L’energia è tanta e non vediamo l’ora di portare avanti questi nuovi capitoli della band.
Side B – Sinoath

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, cosa ne pensate degli split album?
Gli split album sono interessanti. Oltre all’aspetto pratico di avere due band in un solo formato, rappresentano perfettamente l’unione che può esserci tra musicisti underground spesso geograficamente distanti, ma con la stessa comunione d’intenti. Un qualcosa di simbolico quindi.
Vi andrebbe di fare una mini recensione del vostro brano presente sullo split?
“Symphony of the Scythe” guarda volutamente a quello che sono stati i primi passi dei Sinoath ai loro esordi, ma senza dimenticare gli step stilistici che ci sono stati negli ultimi anni. Un brano death black metal dai suoni molto grezzi con dentro delle soluzioni più progressive. La produzione lo-fi da un tocco di “realismo” in più, esasperando complessivamente il tutto. La line-up anche per questa nuova release si è rivelata adeguata. Oltre a me e al batterista Salvatore Fichera, abbiamo avuto il piacere di collaborare con il bassista Walter Garau, già con Calvary e Ass Ache in passato, e oggi con Cinerarium, Celebral Extinction e tanti altri, e con Gianni Cavallaro, che riteniamo una delle migliori chitarre soliste di Catania e dintorni. Il brano e dedicato al nostro amico recentemente scomparso Massimo Chiofalo, chitarrista dei Sinoath ai tempi della reunion del 2014 e presente sull’EP “Meanders of Doom”.
Ora, vi chiederei di recensire il pezzo dell’altra band…
“Scuru” riconferma ancora una volta la grande versatilità dei Malauriu, che a dispetto del loro imprinting puramente black metal, hanno dato prova di sapersi cimentare nel tempo con generi paralleli come ad esempio il dark ambient ritualistico. Questo brano, atipico nella loro produzione, mette in evidenza la loro anima piu doom. La presenza di Regen Graves degli Abysmal Grief alle tastiere ha dato un bel tocco gotico al tutto, e supporta perfettamente la sempre potente performance vocale di R.M. In definitiva un brano riuscitissimo e molto godibile. La cosa bella e interessante di questo split infatti, secondo me, consiste nel fatto che i Sinoath, che negli ultimi anni hanno prodotto doom, hanno proposto un brano death black molto grezzo, e i Malauriu, di estrazione black metal invece, hanno presentato un brano dalle linee doom. La cosa non è stata assolutamente programmata, e questo fattore rende questo split un episodio più unico che raro.
Cosa pensate dell’altra band e c’è un pezzo del loro repertorio che vorreste rifare?
Malauriu nel panorama metal underground estremo rappresentano sicuramente un nome che é sinonimo di reale passione e costanza. Schizoid, oltre ad essere un amico, é un musicista generoso e con la giusta attitudine che questo genere richiede. Una persona squisita e disponibile. Scegliere un brano dei Malauriu come oggetto di cover é una scelta ardua, considerando la loro discografia molto variegata. Per quello che è il sound dei Sinoath in termini di metal estremo, direi che probabilmente “Revenge of the Shadows”, tratto dall’EP “Morte” del 2018, potrebbe essere il più adeguato.
Quali sono i vostri piani futuri?
Per i Sinoath è difficile fare previsioni o addirittura “piani” per il futuro. Siamo abituati a realizzare musica quando riteniamo che il momento sia quello giusto e quando le condizioni sono favorevoli. Non seguiamo nessuno schema specifico. Quando e se sarà il caso, spunteremo fuori con qualcosa di nuovo. Si vedrà.