Silvered – L’ora delle streghe

Ancora un album d’altissima qualità proveniente dall’Italia. I Silvered con “Six Hours” (BadMoonMan Music / Solitude Productions) ci dimostrano che il Salento non è solo la terra de “lu sule, lu mare, lu ientu”.

Ciao Daniele, avevamo lasciato i tuoi Silvered alle prese con l’album di debutto “Grave of Deception”, li ritroviamo oggi, dopo ben nove anni di attesa, con il secondo disco, “Six Hours”: cosa è successo in questo lungo lasso di tempo?
Ciao a voi, una vita intera direi! Come potrete immaginare ne succedono di cose in così tanti anni. In primis si cresce come persone e si maturano esperienze, musicali e non, si ascolta nuova musica, si leggono nuovi libri. Vicende personali e interpersonali hanno segnato la storia della band, che in un modo o nell’altro non ha mai mollato e si ritrova oggi ad avere un ruolo di tutto rispetto nell’underground metal mondiale.

Line up rivoluzionata, con te unico reduce dal disco precedente: cosa ti ha portato a un rivoluzionamento così profondo della formazione?
Fondai la band nel 2007 con un’idea ben precisa riguardo alla musica e agli obiettivi, ovvero quella di suonare un genere che in Italia e all’estero era abbastanza nuovo, unendo il death metal melodico con il progressive metal e il rock acustico. Agli esordi trovai una buona sinergia con gli ex membri, sia a livello umano che prettamente musicale. Nel periodo di lavorazione del primo album “Grave of Deception” gli equilibri all’interno della band iniziarono però a deteriorarsi sino alla inevitabile spaccatura avvenuta verso la fine del 2011. L’ ingresso dei fratelli Giuseppe (chitarra) e Carlo Ferilli (batteria) diede poi nuova linfa vitale alla band che proseguì coi live e con le prime nuove composizioni. Il gruppo cambiò ulteriormente pelle in seguito alla separazione “pacifica” da Stefano De Laurenzi (tastiere, 2007-2015) e Frank Bursomanno (basso, 2008-2017), come da Roberto Vergallo qualche anno prima (chitarra, 2008-2010 – dal 2017 chitarrista e compositore nella mia attuale rock band Maysnow). Lorenzo Valentino (dal 2015) e Simone Iacobelli (dal 2018) completano oggi la line up.

Quanto hanno inciso i nuovi in fase di scrittura?
Hanno inciso in maniera vitale direi, realizzando tutte le musiche e registrando poi tutti gli strumenti, i primis i fratelli Ferilli, che proprio intorno al 2015 (non ricordo esattamente l’anno) mi convinsero anche a non mollare il progetto, assicurandomi che avremmo potuto realizzare un album straordinario. Cosa che è avvenuta davvero!

Aspettare nove anni per pubblicare un disco e ritrovarsi nel pieno del lockdown non deve essere una cosa facile da digerire, quanto vi sta penalizzando questa situazione in fase di promozione del disco?
Il nostro album non avrebbe potuto avere un’uscita più azzeccata! A parte gli scherzi, dopo appunto così tanti anni, mille peripezie, contrattempi e difficoltà varie che solo una band underground conosce, la soddisfazione risulta doppia, addirittura tripla col fattore pandemia. “Six Hours” per ovvi motivi non ha ancora avuto la promozione che forse merita, ma nonostante tutto è abbastanza conosciuto nel mondo underground, grazie alla BadMoonMan Music e all’etichetta madre Solitude Productions, label esperta in ambito doom metal. La mancanza di live poi non gioca a nostro favore, ci è al momento negato il modo migliore per diffondere la nostra musica, ma ritorneremo non appena possibile sul palco e sarà incredibilmete bello.

Il vostro primo album è stata un’autoproduzione, il nuovo invece è uscito, come dicevi prima, per BadMoodMan Music: noti delle differenze in termini di attenzioni da parte dei media e del pubblico?
In effetti si, “Grave of Deception” (datato 2012) non fu accompagnato da nessuna promozione, se non quella legata ai concerti stessi. Oggi le cose sono molto diverse, come ti anticipavo prima, con BadMoonMan Music/Solitude Productions la visibilità è cambiata radicalmente. Continuano ad arrivarci recensioni e feedback positivi da parte del pubblico, su youtube le visualizzazioni dell’album superano le 50 mila e questo non può che renderci orgogliosi.

Trovo che una delle influenze più evidenti sia quella dei Novembre, credi che la comune provenienza geografica, entrambe le band provenienti dal Mezzogiorno d’Italia (anche se la band di Carmelo è ormai di base a Roma da una vita), vi abbia influenzato in qualche modo nella vostra ricerca sonora tanto da arrivare a soluzioni sonore affini?
Non so se sia questione di provenienza geografica, è più dovuto forse ai gusti personali e al bagaglio musicale che ci portiamo dietro. Sicuramente c’è un sentire comune, con le dovute differenze stilistiche.

Quali tematiche tratti nel disco e cosa si cela dietro il titolo “Six Hours”?
Il concept dell’album è incentrato sulla stregoneria. Ho scritto una storia prendendo spunto da diverse testimonianze reali riportate in alcuni documenti che ho visionato e studiato durante la mia tesi di laurea intitolata “Inquisizione e stregoneria nella terra d’Otranto di antico regime”. Il “Salento magico” ha fatto quindi da ambientazione per le vicende di una ex-suora che, nel tormento e nella disperazione, stipula un patto col diavolo. Le canzoni narrano le ultime sei ore di vita della protagonista.

Il vostro nome si ispira all’opera di Lovercraft, pensi che alla luce della vostra evoluzione, che vi ha portato a un disco come “Six Hours”, ci sia ancora un’affinità concettuale con l’autore di Providence?
Assolutamente sì, da amante della letteratura weird e del Maestro HP Lovecraft posso affermare che entrambi gli album hanno attinenza, il primo con venature più fantasy/horror, il seconto più dark horror. Anche l’autore di Providence scrisse racconti a tema stregonesco e col diavolo i protagonista.

Sono pugliese come voi, ritengo che prima del lockdown, almeno qui nella zona di Bari, le cose dal vivo andassero meno peggio che in altre partidel Meridione. Anche da voi in Salento qualcosa di interessante, grazie a locali come l’Istanbul Cafè o ai festival estivi, si muoveva. Quale scenario si prospetta alla fine della pandemia? Ritieni che si potrà ripartire da là dove c’eravamo fermati o sarà dura rialzarsi?
Credo che alla fine di questo incubo non si tornerà alla vita come noi la ricordiamo, nel senso che avremo sempre a che fare con norme sanitarie e provvedimenti speciali soprattutto per i luoghi chiusi e in ambito spettacoli rivolti al pubblico. Ciò però farà da contraltare ad una voglia irrefrenabile di aggregazione e di musica dal vivo. Paradossalmente questo stop forzato potrebbe portare nuova linfa vitale a tutto il movimento musicale e quindi, lo spero davvero, anche a quello metal.

Funeral of Souls – Argentine requiem

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Provenienti dall’Argentina e formati a metà del 2017, orgogliosi di portare in alto la bandiera del gothic doom metal, uno stile che è abbastanza raro nel loro Paese natale, i Funeral Of Souls sono una band guidata da Luis Panteon che in questo intervista per Il Raglio Del Mulo ci ha parlato della sua arte, della sua musica e dei suoi progetti.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, grazie mille per il tempo dedicatoci. Come sono nati i Funeral of Souls? E perché hai deciso di suonare gothic doom metal?
Ciao, come stai? I Funeral of Souls sono nati ufficialmente nel 2017, dopo la separazione, causata dalla differenza di vedute, di una band che esisteva precedentemente. Insieme a Selva Anzorena e Gonzalo Lugosi abbiamo messo insieme questo progetto che ancora oggi va bene. Quando ci siamo riuniti per provare non avevamo pensato a quale stile suonare, il gothic doom metal è arrivato mentre le prove si susseguivano e stavamo componendo nuove canzoni, ci piaceva e gli abbiamo dato una possibilità.

Essendo una delle poche band a fare gothic doom metal in Argentina, vi sentiti in qualche modo responsabilizzati?
Sì, in Argentina non ci sono molte band di questo genere musicale, sappiamo che è difficile, ogni giorno lottiamo sui social affinché ci ascoltino e ci diano spazio, per fortuna non posso lamentarmi perché abbiamo tante radio vicine da cui riceviamo sostegno, così come gli amici che condividono la nostra musica sui loro social. Questo ci aiuta a continuare con forza senza arrenderci.

Di cosa parlano i testi dei Funeral of Souls e cosa volete evocare con le vostre canzoni?
In generale i testi sono scritti dalla nostra cantante Selva Anzorena, che ha assoluta libertà di comporre, nel nostro Ep del 2017 e nel nostro album del 2019 i suoi testi parlavano di amore e odio, leggende metropolitane, demoni, angeli, dei, solitudine, ecc. Sono testi interessanti che vi invito ad ascoltare e leggere.

Come vedi l’ambiente rock metal a sudamericano rispetto a quello di altri paesi o continenti? In termini di coesione tra le band, commercialmente, tecnicamente, musicalmente e in termini di opportunità di diffusione della propria arte.
Sappiamo molto bene che in Sud America ci sono band di livello incredibile, molti credono che l’Europa o gli Stati Uniti abbiano le migliori, ma non penso che sia così. Queste band hanno un grande supporto pubblicitario e finanziario, ma se avessimo tutto questo qui non avremmo nulla da invidiare. Vai su facebook, cerca, troverai tante band che ti sorprenderanno.

Oggi, secondo te, Internet, piattaforme, social network hanno aiutato o sminuito l’essenza del metal estremo?
Non ho dubbi che Internet e i social network abbiano aiutato molto a rendere la musica emergente indipendente ascoltata in tutto il mondo ma ha anche il suo lato negativo, i dischi non vengono più venduti. Questo non ha aiutato molto economicamente le band emergenti, a nessuno importa se il metal vende un milione di dischi in più o in meno, ma a noi interessa vendere anche solo 100 dischi per poter pagare le spese e in questo la musica digitale non ci aiuta.

Puoi parlarci del vostro album “Requiem” uscito l’anno scorso? Come è nata l’idea, quale è stato il processo di registrazione e com’è stata la risposta del pubblico?
Il nostro primo album “Requiem” è stato speciale, penso che tutti quelli che suonano in una band si facciano scappare una lacrima quando possono registrare e pubblicare il proprio materiale in formato fisico. Comporre per due anni, registrarlo e montarlo è una di quelle esperienze che ci ha riempito l’anima. Tutto questo è avvenuto quando abbiamo scritto sette nuove canzoni e abbiamo deciso di registrarle, aggiungendo tre canzoni dall’EP precedentemente registrate nello stesso studio.
Con tutto questo materiale abbiamo pensato che fosse una buona idea pubblicarlo fisicamente, dato che non riuscivamo a trovare un’etichetta, lo abbiamo realizzato in modo indipendente e lo abbiamo promosso in prima persona, un’esperienza, come ho detto prima, molto soddisfacente e gratificante. Molte radio ci hanno trasmesso, paesi come il Giappone ci hanno chiesto dischi, amici dalla Scozia, Ucraina, Italia, Francia, Portogallo, Stati Uniti, Guatemala, Cile, Brasile, ecc… si sono congratulati con noi e hanno chiesto i nostri dischi. Un grande saluto a tutti loro.

Dopo questo difficile 2020, pensi che questa pandemia abbia dimostrato che l’arte è essenziale per la vita delle persone? Ancor di più la musica?
Penso che quest’anno sia stato diverso da tutto, abbiamo avuto più tempo per riflettere, per essere uniti… Nel mio caso mi ha aiutato a finire di comporre nuove canzoni ma forse questa pandemia ha aiutato molte persone ad ascoltare musica e cercare di capire un po’ questa particolare arte. Con la depressione derivante da un anno con poco lavoro, molte persone si sono rivolte per un aiuto alla musica. Se è bastato non lo so… spero di sì, la musica nella vita delle persone è fondamentale.

Quali sono gli obiettivi a medio e lungo termine per la band ora che la vostra prima fatica è fuori?
Abbiamo finito di registrare due nuove canzoni per un album. Siamo stati invitati a partecipare a un disco, per un’etichetta discografica boliviana, che ospita l’Argentina insieme ad altri tre paesi, questo ci dà grande gioia, non vediamo l’ora di avere tutto pronto.

Secondo te, quali sono i fattori nell’underground che rendono molto difficile progredire e dare una migliore vetrina alle band?
Indubbiamente la gelosia, l’invidia e l’ego delle band, non c’è unione in questo ambiente, abbiamo bisogno di stare insieme per tirare tutti dalla stessa parte. È quello che proclamo da tempo, dobbiamo esserne consapevoli. Questo e anche i governi che non aiutano da questa parte del continente, non supportano le band metal, qualunque sia il loro sottogenere, è tutto autogestito, tutto indipendente…

Qual è la difficoltà maggiore nel mondo della musica secondo te? I Funeral of Souls sarebbero disposti a spostarsi in un’altra nazione per avere maggiore visibilità?
Penso che la cosa più difficile sia dover investire i soldi per tutto… mantenere l’attrezzatura, viaggiare, affittare locali per suonare dal vivo, pagare i promotor, dobbiamo pagare tutto in Argentina, l’ambiente è solo spazzatura, non abbiamo supporto economico. Indubbiamente andremmo in un altro paese se ci fossero le condizioni per vivere di musica, sarebbe un sogno poterlo fare, se non ti danno opportunità nella tua terra, devi cercare altri orizzonti, ne abbiamo già parlato e abbiamo raggiunto questa decisione.

https://funeralofsouls.bandcamp.com/releases
https://open.spotify.com/album/1KDZJAtCROaQZnUgeSBz53?fbclid=IwAR0pG1hZc409c8_cXUV9dvt3R6W-JkA7xojDYvHhDV6OW3k4ObwWAFs4krY
https://www.facebook.com/FuneralofSouls

Provenientes de Argentina y formado a mediados del 2017, orgullosos de llevar en alto la bandera del Gothic Doom metal, un estilo por demas bastante escaso en el horizonte del Pais donde proceden, Funeral Of Souls es una banda capitaneado por Luis Panteon el cual en esta entrevista Para Il Raglio Del Mulo nos estara hablando sobre su arte, vision de la musica, planes para la banda y que sentimientos les ahonda al saber que son de los pocos exponentes de su Pais en desarrollar y realizar Gothic Doom metal y que panorama ha traido esta pandemia a nivel global a todas las personas y si realmente se confirma que sin arte el hombre podria subsistir en su soledad.

Bienvenido al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista chicos, como nace Funeral of Souls? Y porque decidieron hacer el estilo de gothic doom Metal?
Hola como estan, Funeral of Souls nace en 2017 de forma oficial, somos la separacion de una banda que existia anteriormente y que por diferencias nos separamos. Junto a Selva Anzorena, Gonzalo Lugosi y Luis Panteon armamos este proyecto que hoy en dia sigue en pie con mucha fuerza. Cuando nos juntamos para ensayar no habiamos pensado que estilo tocar, simplemente nacio hacer gothic doom metal a medida que Pasaban los ensayos e ibamos componiendo canciones nuevas, nos gusto y le dimos una oportunidad.

Al ser una de las pocas bandas en hacer gothic doom metal en Argentina como se siente tener ese peso diriamos encima de llevar en alto por todas parte un estilo que en el Pais donde ustedes provienen no es muy realizado.
Si, en argentina no hay muchas bandas de este genero musical, sabemos que es dificil, dia a dia peleamos en las redes sociales para que nos escuchen y nos den un espacio, por suerte no me puedo quejar por que tenemos muchas radios amigas que nos dan su apoyo, al igual que amigos que comparten nuestra musica en sus redes. Esto ayuda a que sigamos con fuerza sin bajar nuestros brazos.

De que tratan las letras de Funeral of Souls, y a que situaciones o filosofia evocaban en sus canciones?
En general las letras son escritas por nuestra cantante Selva Anzorena, la cual tiene libertad absoluta para escribir, en nuetro Ep del año 2017 y en nuestro disco independiente del año 2019 sus letras trataban sobre amor y odio, leyendas urbanas, demonios, angeles, dioses, soledad, etc. Son letras interesantes que invito a escuchar y leer.

Como ven el ambiente del rock metal a nivel Sudamericano con respecto a otros países o continentes? En cuanto a unidad de las bandas, comercialmente, técnicamente, musicalmente, y en cuanto a oportunidades para desarrollar el arte que uno gusta.
Nosotros sabemos muy bien que en Sudamérica hay bandas de un nivell increible, muchos creen que Europa o Usa, tienen las mejores bandas y no creo que sea asi. Si, es verdad que tienen un gran apoyo publicitario y economico encima esas bandas, pero si tuvieramos todo eso aqui no tendriamos nada que envidiarles. Entren a facebook, busquen, van a encontrar muchas bandas que los va a sorprender.

Hoy día en la Opinión de Ustedes, el internet, las plataformas, las redes sociales, han ayudado o han hecho diluir la esencia de la Música Extrema? entiéndase por calidad, Y en tu opinión que cosas estas herramientas han fortalecido pero también han debilitado.
No tengo dudas que internet y las redes sociales ayudaron mucho a que la musica independiente – emergente se escuche en todo el mundo pero tambien tiene su lado malo, ya no se venden discos, esto ayudaba mucho a las bandas emergentes de forma economica, a nadie le importa si metalica vende un millon mas o menos de discos, pero a nosotros si nos importa vender aunque sea 100 discos para poder solventar nuestros gastos y en eso…. la musica digital no nos ayuda.

Podrían hablarnos de su primer disco “Réquiem” del año pasado, cómo surgió la idea del disco, como fue el proceso de grabación y como fue la receptividad afuera con el material?
Nuestro primer disco Réquiem fue especial, creo que todos los que tocamos en una banda se nos cae una lagrima cuando podemos grabar y sacar nuestro material en formato fisico. Componer durante 2 años , grabar y editarlo es una de esas experiencias que nos llena el alma. Todo esto surgio cuando compusimos 7 canciones nuevas y decidimos grabarlas, agregando 3 canciones del EP anteriormente grabado en el mismo estudio. Con todo esto creimos que fue buena idea sacarlo de forma fisica, al no encontrar sello lo sacamos de forma independiente y lo presentamos con bandas amigas, una experiencia como dije antes, muy satisfactoria y gratificante. Muchas radios amigas nos difundieron, paises como Japon nos pidieron discos , amigos de Escocia, Ucrania, Italia, Francia, Portugal, Usa, Guatemala, Chile, Brasil, etc….. nos felicitaron y solicitaron nuestros discos. Saludo grande para todos ellos.

En este Difícil 2020, ustedes creen que con esta pandemia se demuestra que el arte es fundamental para la vida de las personas? Más aun la Música?
Creo que este año fue diferente a todo, tuvimos más tiempo para reflexionar, para estar unidos… En mi caso me sirvio para terminar de componer nuevas canciones pero a mucha gente quizas le sirvio esta pandemia para escuchar musica y tratar de entender un poco mas sobre este arte tan particular, con depresion por un año con poco trabajo mucha gente se volco a escuchar mas musica, no lo se… ojala asi sea, la musica en la vida de las personas es fundammental.

Cual son los objetivos ahora a mediano y largo plazo para la banda al ya concretar el primer material discográfico?
Terminamos de grabar 2 canciones nuevas para un album al que fuimos invitados, tenemos el placer de participar en un disco representando a Argentina junto a 3 paises mas, se imaginan que nos da mucha alegria esto, la idea es que este album salgo bajo un sello discografico boliviano, esperamos con ansia tener todo listo.

Cuales son a su criterio las cosas que hacen muy difícil al underground progresar y tener una mejor vidriera y capacidad para que las bandas puedan progresar?
Sin dudas los celos, la envidia y egos de las bandas, no tenemos union en este ambiente, necesitamos estar juntos para tirar todos para el mismo lado. Es lo que vengo pregonando hace tiempo, tomemos conciencia. Esto y tambien los goviernos que no ayudan en este lado del continente, no apoyan a las bandas de metal sea del subgenero que sea, es todo a pulmon, todo independiente…..

Que es lo más duro para ustedes en su opinión Personal con respecto a la música, y En algún momento Funeral of Souls estaría dispuesto a dar el paso de continuar en otro País?
Creo que lo mas dificil es tener que estar poniendo dinero para todo… mantener nuestros equipos, viajar, alquilar los lugares para tocar en vivo, pagar promotores, tenemos que pagar para todo en Argentina, esta muy basureado el ambiente, no tenemos apoyo economico. Sin dudas que iriamos a otro pais si estuvieran dadas las condisiones para vivir de la musica, seria un sueño poder hacerlo, sino te dan oportunidades en tu tierra, tenes que buscar otros horizontes, ya lo charlamos y llegamos a esta desicion. Muchas gracias queridos amigos por entrevistarnos y apoyar nuestra musica, les dejamos nuestras redes para que nos escuchen y sepan mas de nosotros.

https://funeralofsouls.bandcamp.com/releases
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Oceana – Le onde del passato

Il mare talvolta riporta a riva oggetti che paino arrivare dal passato. Le onde del tempo ci hanno donato in questi primi giorni del 2021 un progetto che ormai sembrava sepolto definitivamente, rilegato alle chiacchierate tra vecchi nostalgici della scena underground italiana dei primi anni 90. Gli Oceana emergono dalle schiume come Venere e lo fanno portando in dono un disco, “The Pattern” (Time To Kill Records \ Anubi Press), che si spera possa essere di buon auspicio per il 2021.

Ciao Massimiliano (Pagliuso, Novembre), cosa ti ha spinto a lasciare nel cassetto un progetto per un quarto di secolo per tirarlo fuori proprio nel pieno di una pandemia?
Innanzitutto, ciao e grazie per questa intervista! In realtà, non c’è stata nessuna scelta o decisione presa a tavolino dietro al nostro ritorno sulla scena: una sera di maggio, nel 2019, ho semplicemente chiesto a Sancho (il batterista, nonché mio migliore amico da 30 anni) se avesse voluto rimettere in piedi gli Oceana insieme a me e lui ha risposto di sì! Ovviamente, coinvolgere di nuovo Gianpaolo (l’altro chitarrista) è stato praticamente automatico.

Prima di soffermarci sul presente, ti andrebbe di tornare ai primi giorni degli Oceana: come nascono e con quali influenze?
Gli Oceana nascono nel 1993, anche se con un altro nome, e le nostre influenze di allora erano i Paradise Lost, gli Edge Of Sanity, i Nightingale, oltre a gruppi storici come Metallica, Megadeth, Dream Theater. Abbiamo sempre amato più di un genere e, nei nostri lettori CD dell’epoca, potevi trovare “Supremacy” degli Elegy, tanto quanto “Crimson” o “Purgatory Afterglow” degli Edge Of Sanity”. Come band, siamo nati durante il periodo del liceo, quando l’essere amici con interessi musicali comuni portava quasi sempre a creare una band, pur di potersi esprimere.

Credi che rispetto all’idea iniziale gli Oceana di oggi siano abbastanza fedeli o inevitabilmente hanno risentito del passare del tempo?
Siamo indubbiamente cambiati (spero migliorati!) nel songwriting: i primi pezzi del gruppo, periodo ’94/’96, erano sicuramente più doom e meno progressivi, mentre dal ’97 in poi abbiamo cominciato a sbizzarrirci di più con soluzioni meno convenzionali e più interessanti, sia armonicamente che melodicamente.

Cosa avete provato a lavorare nuovamente insieme? La formazione è pressoché la stessa dato che tu e Alessandro “Sancho” Marconcini avete fondato il gruppo e Gianpaolo Caprino si è unito a voi nel 1997.
Tornare a lavorare con Sancho e Gianpaolo è stato stupendo, essendo noi tre assolutamente complementari. Ci tengo a ricordare il rapporto di amicizia che ci lega da trent’anni: quando ti conosci così bene da tutti questi anni è impossibile avere sorprese in negativo. Posso dire che lavorare a “The Pattern” insieme, dopo un periodo di “fermo” di vent’anni, è stato addirittura terapeutico per noi: abbiamo potuto migliorare tante cose e tanti aspetti dei nostri caratteri, arrivando a “rimodellare” la band a 360 gradi, in più aspetti. Io ne sono particolarmente felice!

Siete ripartiti dai vecchi brani o avevi già dei pezzi nuovi?
L’idea era quella di riregistrare tutti i pezzi degli Oceana (la fase “demo/ep”, quella del mini CD “A Piece Of Infinity” mai uscito, la lunga suite “Atlantidea Part 1”) e aggiungere un’inedito ed una cover. Ovviamente, essendo “You Don’t Know” il nostro pezzo più recente (2019), lo abbiamo scelto come singolo e lo consideriamo un biglietto da visita perfetto per presentare i nuovi Oceana al mondo.

Avete mai avuto la tentazione di ristampare l’EP, magari come bonus per “The Pattern”?
L’idea c’è stata, ma non avrebbe avuto senso, dal momento che “The Pattern” contiene già i pezzi dell’EP.

La squadra che ha lavorato al disco “puzza” molto di Novembre, il tuo gruppo principale: hai collaborato con Giuseppe Orlando e Dan Swanö: come mai hai deciso di circondarti di amici e non magari di staccare completamente i due progetti?
La volontà di lavorare con Giuseppe per quanto riguarda la registrazione di voci e chitarre acustiche è stata una mia precisa scelta: il suo studio possiede una sala di ripresa che suona magnificamente (anche grazie al perfetto equilibrio tra zone “assorbenti” ed altre in porfido, “riflettenti”) e lo reputo il miglior producer per quanto riguarda la voce. Ci conosciamo da più di vent’anni e mi trovo bene a cantare solo con lui. Per quanto riguarda Dan, il discorso è ancora più semplice: è letteralmente il mio idolo, da sempre. Lo reputo il mixing engineer più pragmatico e smart che abbia mai visto in vita mia ed il suo essere sia produttore che musicista sopraffino ha reso possibile un missaggio estremamente intellegibile, anche nelle parti più complesse e con molti layers.

Il mondo è cambiato parecchio dalla prima metà degli novanta, come hanno influito questi stravolgimenti culturali e sociali sui testi?
Il mondo si è letteralmente trasformato in questi ultimi 20 anni e non nego di aver dovuto riadattare dei vecchi testi per poterli rendere al meglio nel 2021… Sicuramente il prossimo album avrà testi ancora più attuali ed inerenti a ciò che stiamo vivendo. Purtroppo non si può più far finta di niente e parlare solo di cavalieri o elfi…

Mentre la decisione di coverizzare “The Unforgiven” dei Metallica come è nata?
Beh, “The Unforgiven” è uno dei miei pezzi preferiti dei Metallica e l’idea di poterci mettere le mani mi ha sempre allettato: abbiamo cercato di renderla nostra senza stravolgerla troppo e spero che il risultato vi piaccia!

Credo di aver intercettato un tuo commento sui social in cui dicevi che la copertina di “The Pattern”, firmata da Travis Smith, è la più bella mai avuta su un tuo lavoro. Mi spiegheresti il significato dell’immagine?
Spiegare un’immagine è molto complicato, soprattutto quando si parla di “surreale” o di “metafisico”: diciamo che l’idea era quella di rappresentare un mondo in pieno declino, sommerso dal mare, dove dalle sue ceneri comincia a nascere un nuovo mondo, consapevole degli schemi ricorrenti e della virtualità/olograficità della nostra realtà. I sopravvissuti a questa fine del mondo li immagino sotto al torii giapponese che si vede in lontananza, raccolti in una nuova preghiera senza etichetta. Niente Cattolicesimo o Buddismo, o altro… solo pura e umana spiritualità. Nella speranza di un nuovo mondo più empatico.

Restrizioni a parte, se si dovesse riprendere con l’attività live, porterete in giro gli Oceana o nelle vostre intenzioni si tratta di una mera esperienza da studio?
Gli Oceana non sono assolutamente un progetto, ma una vera e propria band in piena attività: superata questa brutta storia chiamata Covid19, faremo di tutto per poter portare la nostra musica ovunque. Stiamo già provando da mesi e mesi per prepararci ai futuri live. Non vediamo l’ora di suonare dal vivo davanti ai nostri fans!

Dread Sovereign – Alchemical warfare

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Dread Sovereign sono stati fondati a Dublino, in Irlanda, circa dieci anni fa dal cantante dei Primordial, Nemtheanga, per rendere tributo alla vecchie scuola doom, black ed heavy metal! È uscito da poco il nuovo album della band, il primo sotto Metal Blade, “Alchemical Warfare”, per ciò abbiamo deciso di fare una chiacchierata con il leader di questa oscura creatura.

Ciao Nemtheanga, “Alchemical Warfare” è un buon modo per iniziare il 2021 e dimenticare l’orribile 2020, ma durante la sessione di songwriting sei stato influenzato dalla pandemia?
Nah, abbiamo scritto e registrato l’album nel 2019 prima di questo casino, quindi l’album non ha nulla a che fare con l’emergenza. Il 2020 è stato davvero un anno da dimenticare, ma non parlare troppo presto, il 2021 potrebbe benissimo andare peggio: dobbiamo aspettare e vedere.

Questo è il tuo primo album per la Metal Blade, ti sei sentito sotto pressione durante la scrittura delle canzoni?
No per niente. La Van Records è fantastica e sono molto affezionato a loro, ma il nuovo album è più straight up metal, aveva più senso stare con Metal Blade. Niente di grave, sono entrambe fantastiche in modi diversi. Nessuna pressione, faccio sempre la stessa cosa.

Il titolo “Alchemical Warfare” mi fa pensare a qualcosa tipo guerra tra le aziende farmaceutiche per il vaccino e il suo business. Qual è il vero significato?
Ah no, l’alchimia è ciò che potremmo chiamare la scienza / ricerca magica / processo medievale per trasformare gli elementi di base in metalli preziosi, cosa che ossessionava gli ordini occulti ermetici durante il post-illuminismo in Europa. Argomento a cui sono molto interessato, come metafora rappresenta l’ideale dell’autorealizzazione, in quel momento ti ritrovi dentro una guerra!

I Dread Sovereign sono un tributo al doom della vecchia scuola, al black e all’heavy metal, ma pensi che il tuo sound sia cambiato rispetto al primo EP?
Beh, non è un tributo no… la band esiste di per sé, ma non avevo intenzione che fosse originale, non me potrebbe fregare di meno, ad essere onesto. E’ quello che è. Il suono è un po’ più uptempo, più NWOBHM, c’è dell’old school metal lì dentro… Nessun cambiamento enorme.

Come cambia il tuo approccio vocale dai Primordial ai Dread Sovereign?
Beh, è ​​sempre la mia voce, quindi non ci possono essere tante differenze, ma nei DS sono più libero di cantare con gli alti, più metal, uso dell’idee interpretative diverse che non si adattano ai Primordial. Nei DS la voce anche è un po’ più in second’ordine rispetto alla musica.

È nato prima il tuo amore per il basso o per la voce? Ed è difficile per te cantare e suonare il basso insieme sul palco?
Ah, non sono un vero proprio musicista con un talento naturale, quindi entrambe le cose sono state dei ruoli che ho intrapreso, ma mi accontento delle abilità che ho. Li amo entrambi per motivi diversi. Comporre per i DS alla chitarra è molto diverso, non sono affatto un grande chitarrista, ma so quello che voglio. E’ stato difficile senza dubbio, ma è diventato più facile con il passare degli spettacoli…

I Dread Sovereing sono una band orientata al basso o durante la composizione delle canzoni tutti i membri sono liberi di creare qualcosa?
Chiunque è libero di contribuire con qualsiasi cosa! Tendo ad accentrare forse duo/tre cose nella musica, ma Bones scrive anche canzoni. E’ tutto là fuori …

Quanto è divertente per te scrivere un testo per Dread Sovereign?
Divertente? Non è per nulla è divertente (ridendo). E’ diverso dai Primordial, nei DS non ho il peso storico culturale, sono libero di essere influenzato da qualsiasi cosa, è tutto scritto in uno stile horror occulto, fatti storici intrecciati tra sogno e incubo!

Quali canzoni di “Alchemical Warfare” suonerai dal vivo quando sarete in grado di andare in tour?
Chissà, credo che che attraverseremo quel ponte quando arriverà il momento in cui potremo farlo.

Dread Sovereign was formed in Dublin, Ireland about a decade ago by Primordial vocalist, Nemtheanga, to give praise to filthy cult old doom, black and heavy metal! The new album of the band, the first under Metal Blade, “Alchemical Warfare” is now out, so we decided to have a chat with the leader of this obscure creature.

Hi Nemtheanga, “Alchemical Warfare” is a good way to start 2021 and forget the horrible 2020, but the during the songwrting session was you influenced by pandemic?
Nah, we wrote and recorded the album in 2019 before this mess so the record has nothing to do with the pandemic. 2020 has indeed been a year to forget but dont speak too soon 2021 might very well be worse. We have to wait and see.

This is your first album under Metal Blade, did you feel under pressure during the songwriting process?
No not at all. Van Records is awesome and much love to them, but the new album is more straight up metal, made more sense to be with Metal Blade. No big deal. They are both great in different ways. No pressurs, I always do the same thing.

The title “Alchemical Warfare” minds me something about war between pharmaceutical companies for the vaccine and its business. Which is the real meaning?
Ah no, alchemy is what we could call the medieval science/magical search/process for turning base elements into precious metals that obsessed hermetical occult orders in the post Europe enlightenment. Which I am very interested in, as a metaphor it represents the ideal of self actualization. Finding yourself within that is the war right now!

Dread Sovereign are a tribute to old school doom, black and heavy metal, but do you think your sound is changed from the first EP?
Well not a tribute no. The band exists in it’s own right, but i had no intention for it to be original, I could care less to be honest. It is whats it is. the sound is a bit more uptempo, more NWOBHM and old metal in there… no huge change.

How does change your vocal approach from Primordial to Dread Sovereign?
Well, is still my voice so there can only be that many differences, but in DS I am freer to sing higher, more metal, use different random ideas that don’t fit into Primordial. In DS also the vocals are set back a bit more into the music.

Was born first your love for bass or for vocal? And is difficult for you to sing and play bass together on stage?
Ah, I am not really a natural musician so they both have been a task, but you make do with the tools you have. I love them both for different reasons. Composing for DS on guitar is very different, I’m not a great guitar player by any means, but I know what I want. It was hard no doubt but got easier as the shows went by…

Are Dread Sovereing a bass oriented band or during the songwriting all the member are free to create something?
Eveyrone is free to contribute anything! I tend to do maybe 2/3rd of the music but Bones writes songs as well. It’s all out there…..

How funny is for you to write a lyric for Dread Sovereign?
Funny? nothing is funny (laughs) ah it’s different to Primordial, DS doesnt have the cultural historical weight. I am free to be influenced by anything in DS, but all written in this style of occult horror, historical facts woven into dream and nightmare!

Which songs form “Alchemical Warfare” will you play live when you’ll be able to touring?
Who knows, I guess we cross that bridge when we can come to it.

Shattered Hope – The war prayers

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I greci Shattered Hope con “Vesper” (Solitude Productions) ci riportano con classe e maestria indietro nel tempo alla magia del doom degli anni 90 firmato Anathema, My Dyong Bride, Katatonia e Paradise Lost.

Benvenuto Nick, dopo sei anni è arrivato il vostro nuovo album, “Vespers”. Il disco è nato durante il lockdown? E in che modo questi strani giorni hanno influenzato la vostra musica?
Ciao! Ebbene, “Vespers” non è un frutto del lockdown. Il suo processo è iniziato alcuni anni fa. A causa di alcune difficoltà che abbiamo dovuto affrontare (due batteristi cambiati) abbiamo avuto gravi ritardi che ci hanno lasciato indietro. Lo avevamo terminato l’anno scorso, ma il blocco ha ritardato di nuovo il rilascio. Quindi, quegli strani giorni non hanno avuto alcun effetto su questo album, ma li avranno sul prossimo (speriamo).

Puoi descrivere la tua musica?
La nostra musica può essere descritta come doom / death metal con alcuni passaggi funeral. Se non vogliamo usare tutte queste etichette, possiamo dire che suoniamo semplicemente musica proveniente dalla nostra anima.

Cinque canzoni sopra i dieci minuti, perché preferite esprimervi in questo modo?
Non abbiamo questo in mente quando iniziamo a comporre una canzone. Ma troviamo una sfida stimolante creare pezzi lunghi e mantenerli interessanti prima per noi stessi e poi per il nostro pubblico.

“Συριγμός” è solo un titolo in greco, cosa significa veramente?
Beh, significa “sibilo”. È un suono assurdo e sibilante che può essere creato dai polmoni o persino dalle bombe che cadono.

Sei ispirato dall’antica cultura greca per la tua musica?
Posso affermare che la cultura greca antica è una grande ispirazione per qualsiasi tipo di musica, così come per la nostra. Non si vede chiaramente nelle nostre canzoni, ma da lì provengono molti pensieri e parole.


Il vespro è la preghiera della sera, perché avete questo titolo per l’album?
Tutto l’album è un viaggio oscuro attraverso la piaga della guerra e volevamo anche un titolo che significasse qualcosa di oscuro. Ecco il perchè!

Quando è nata la tua passione per il doom?
La nostra passione per questo genere è nata molti anni fa quando abbiamo ascoltato per la prima volta i Black Sabbath. Questo è stato l’inizio. Poi, siamo stati rapiti dalla scena britannica doom / death(Anathema, Paradise Lost, My Dying Bride) e non ce ne siamo mai liberati.

Come cambia, se cambia, il tuo suono sul palco?
Essenzialmente, vogliamo avere un suono simile a quello del CDquando siamo sul palco. Ma a volte, penso che i suoni siano più pesanti e questo è solo un bene!

Il tuo ultimo concerto?
La nostra ultima esibizione dal vivo è stata nell’ottobre 2019 qui ad Atene, quando abbiamo suonato al Room of Doom Fest II insieme a Clouds, Inner Missing, Soul Dissolution e Selefice.

Le tue prossime mosse?
Per il momento, le nostre uniche mosse hanno a che fare con la promozione del nuovo album attraverso il web. Quando tutta questa follia sarà passata, speriamo di poter tornare sul palco.

The Greeks Shattered Hope with “Vesper” (Solitude Productions) take us back in time with class and mastery to the magic of 90s doom signed by Anathema, My Dyong Bride, Katatonia and Paradise Lost.

Welcome Nick , after six years your new album, “Vespers” is here. Is the album born during the lockdown? And how did these strange days influence your music?
Hello! Well, “Vespers” isn’t a product of the lockdown. Its process begun some years ago. Due to some difficulties we faced (two drummers changed) we had serious delays which took us back. We had it finished last year, but the lockdown delayed again the release. So, those strange days didn’t had an effect on this album, but they will in the next one (we hope).

Could you describe your music?
Our music can be described as doom / death metal with some funeral passings. If we don’t want to use all those words we can say that we play just music coming from our souls.

Five songs over the ten minutes, why do you prefer this way to express?
We don’t have this on our minds when we start to compose a song. But, we find it challenging to create so long pieces and keep them interesting first to ourselves and then to our audience.

“Συριγμός” is the only title in Greek, what does really means?
Well, it means “sibilation”. It’s this freaking and hissing sound that can be created from lungs or even falling bombs.

Are you inspired by ancient Greek culture for your music?
I can say that ancient Greek culture is a great inspiration for any music, so does for ours. It isn’t seen clear in our songs but many thoughts and words have been taken from there.

Vesper is an evening prayer, why this title for your album?
All the album is a dark journey through the sickness of war and we wanted the title to mean something dark also. So, here we are!

When is born your passion for doom?
Our passion for this genre was born many years before when we first listened to Black Sabbath. That was the start. Then, we got into the british doom / death scene (Anathema, Paradise Lost, My Dying Bride) and we’ve never left.

How does change, if change, your sound on stage?
First of all, we want to have a similar sound as the cd when we are onstage. But sometimes, I think the sounds is heavier and this is only good!

Your last gig?
Our last live perfomance was in October 2019 here in Athens when we played at the Room of Doom Fest II along with Clouds, Inner Missing, Soul Dissolution and Selefice.

Your next moves?
For the time, our only moves have to do with the promotion of the new album through the web. When all this madness passes, we hope that we can be back on stage.

Hooded Menace – The Blind Dead is coming in town

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

La cult doom band finlandese Hooded Menace sta per entrare in studio per le registrazioni del proprio sesto full length, che uscirà nel 2021 tramite Season of Mist. Abbiamo chiesto a Lasse Pyykkö qualche anticipazione sul prossimo album.

Ciao Lasse, sei pronto a tornare gli SF Sound Studios per il nuovo album?
Sì, abbiamo registrato la batteria presso gli SF Sound Studios e, come al solito, il resto degli strumenti viene registrato in varie località. Gli SF Sound hanno uno spazio fantastico per la registrazione della batteria e il proprietario dello studio, Kimmo Perkkiö, è un personaggio fantastico con cui lavorare, quindi tendiamo a tornare lì sempre.

Il nuovo album sarà mixato e masterizzato da Andy LaRocque, sarà ospite anche in una nuova canzone?
Questa sarebbe stata davvero una grande opportunità, ma no, non abbiamo piani del genere. Voglio dire, è uno dei miei chitarristi preferiti di tutti i tempi, ma non credo che abbiamo necessariamente bisogno di qualcuno che faccia degli assoli come ospite in questo album. Non voglio che lo faccia solo perché sono un fan del suo modo di suonare. Non voglio farlo per ragioni sbagliate, sai. Se le canzoni non sono tagliate per questo, allora perché farlo? So che starebbe bene nei credits, ma farlo solo per questo si scontra la mia coscienza.

Le nuove canzoni sono complete al 100% o scriverai alcune parti durante le sessioni in studio?
Non scriviamo mai in studio, le canzoni sono sempre complete quando entriamo.

Puoi anticipare qualcosa sulle nuove canzoni?
È roba piuttosto orecchiabile. Abbiamo sempre avuto dei contattati con la roba classica – comunque sono sempre stato un fan di quel tipo di musica – e con questo lavoro abbiamo migliorato un po’ il nostro stile in quanto a orecchiabilità, credo. C’è più roba up-tempo (ma ovviamente mai “Slayer-fast” e nanche vicino), un po’ più sulla scia di Trouble, King Diamond o qualcosa del genere. Sarà interessante vedere come la gente lo accoglierà. Quando il ragazzo degli SF Sound Studios ha ascoltato i demo ha detto: “Oh, questo sarà un album un po’ diverso dai soliti Hooded Menace”, ed ero felice di sentirlo. Ovviamente questo album è ancora un disco death / doom, ma con una nuova vena che deriva dal nostro amore per l’heavy metal degli anni ’80 di Ozzy, Accept, Dio e così via. Non sto dicendo che l’album suonerà come gli Accept, perché non sarebbe vero, ma c’è qualcosa: il modo in cui mi sono avvicinato alla scrittura dei riff e alla chitarra. Be’, è meglio che stia zitto e che lasci che gli ascoltatori giudichino se queste influenze risplendono o meno.

Come è cambiato, se è cambiato, il vostro suono dall’album di debutto?
Con ogni album siamo diventati sempre più audaci con l’uso delle melodie e ora ultimamente anche con la velocità. Inoltre, come ho spiegato prima, ora c’è un po’ più di heavy metal classico nel suono, o comunque è così che la vedo.

Come è nato il tuo amore per il doom?
Per dirla breve e semplice: Teemu (il nostro secondo chitarrista) e io abbiamo ascoltato “Epicus Doomicus Metallicus” dei Candlemass negli anni ’80. Ecco come.

Tornando ai vostri primi giorni, potresti dirmi qualcosa sul passaggio da Phlegethon a Hooded Menace?
Dopo che i Phlegethon si sciolsero nel ´92, non stavo suonando molto metal, quasi per nulla. Quindi fondamentalmente ho avuto più di un decennio di “vacanza” dal metal, per così dire, prima di ritrovare la scintilla. Da qualche parte nel 2005 ho scritto della nuova musica per i Phlegethon, ma non sono riuscito a mettere insieme una vera band. Poi ho formato la band death / grind Vacant Coffin e molto presto gli Hooded Menace. Ero molto più entusiasta della musica degli Hooded Menace, quindi la band è diventata il mio interesse principale abbastanza rapidamente.

Il mio primo approccio con la tua musica è stato il bellissimo 7 “” The Eyeless Horde E.P. “(Doomentia Records – 2008), cosa ricordi di quella pubblicazione?
Sì, quella era la nostra demo stampata su vinile. Ricordo con quanta facilità tutto si è sistemato. Non c’erano aspettative, nessuna pressione… È stata una produzione molto rilassata e facile. Quelle erano le prime due canzoni che ho scritto per gli Hooded Menace, la mia testa era esplosa per le idee. Vorrei che fosse ancora così (ride). Dopo sei album diventa un po’ più difficile, ma è una sfida che sono felice di accettare.

Nella tua carriera hai pubblicato sette split album, perché ami questo formato?
Non amo questo formato. Voglio dire, è stato divertente pubblicarli, e sono grato di aver condiviso un un vinile con band come Asphyx e Coffins ecc. E tutte le uscite sono state fantastiche, ma non sono così attratto dal formato. Preferisco di gran lunga un’uscita con una sola band. Inoltre, a questo punto della nostra “carriera”, preferisco conservare le canzoni per i prossimi album completi (ride). La nostra fase di split-mania più intensa è finita.



Amo tutte le tue copertine, qual è la tua preferita?
Probabilmente “Never Cross the Dead”.

Qualcosa sulla nuova, invece?
Non voglio ancora rivelare molto al riguardo, ma è completa e la adoriamo. È un dipinto e c’è un morto cieco (sorpresa, sorpresa!) … Questo posso dirlo.

La tua playlist per il lockdown?
Ultimamente ho ascoltato principalmente Fifth Angel “Time will Tell” e l’omonimo, Eternal Champion “Ravening Iron”, UDO “Animal House, Savatage” Power of the Night “, Duran Duran “Rio”, Dio “Lock up the Wolves”, alcune cose di Greg Howe ecc.

The Finnish doom cultists of Hooded Menace are about to enter the studio for the recordings of their sixt full length, which will be released in 2021 via Season of Mist. We asked to Lasse Pyykkö some news regarding the next album.

Hi Lasse, are you ready to back to the SF Sound Studio for the new album?
Yes, we tracked the drums at SF Sound Studio and as usually, the rest of the instruments are recorded in various locations. SF Sound has awesome room for drum recording and the studio owner Kimmo Perkkiö is great to work with, so we tend to return there again and again.  

The new album will be the mixed and mastered by Andy LaRocque, will be he guest on a new song too?
This would be a great opportunity for it indeed, but no, we don’t have such plans. I mean, he is one of my all-time favourite guitar players, but I don’t feel like we necessarily need anyone doing guest solos on this album. I’m not down for it just because I’m a fan of his playing. I don’t want to do it for wrong reasons, you know. If the songs don’t scream for it, then why do it? I know it’d look good in the credits, but doing it just for that fights my conscience.

Are the new songs 100% complete or will you write some parts during the studio sessions?
We never write in the studio. Songs are always complete when we enter the studio.

Could you anticipate something about the new songs?
It’s pretty catchy stuff.  We’ve always been about memorable stuff – I’ve always been a fan of that sort of music anyway – and with this one we upped our game a bit when comes to catchiness, I think. There’s more up-tempo stuff (but of course never “Slayer-fast” or even close), a bit more Trouble, King Diamond or something like that thrown in. It’ll be interesting to see how people will hear it. When the SF Sound Studio guy heard the demos he was like: “Oh, this is going to be a bit different Hooded Menace album”, and I was happy to hear that. Of course this album is still very much a death/doom record, but with a new twist that comes from our love for 80´s heavy metal like Ozzy, Accept, Dio and so forth. I’m not saying the album sounds like Accept, cos it doesn’t, but there’s something to it – the way I approached riff-writing and guitar playing. Well, I best shut up and let the listeners judge how those influences shine through if at all.

How is changed, if is changed, your sound form your debut album?
With each album we’ve become more and more daring with the use of melodies and now lately also with the speed. Also, like I explained before, there’s a tad more classic heavy metal in the sound now, or that’s the way I see it anyway.

How is born your love for Doom?
To put it shorty and simple; Teemu (our 2nd guitarist) and I heard Candlemass “Epicus Doomicus Metallicus” in the 80´s. That’s how.

Back to your early days, could tell me something about the passage from Phlegethon to Hooded Menace?
After Phlegethon split up in ´92, I wasn’t doing much metal, if at all. So basically I had over a decade long “vacation” from metal, so to speak, before I found the spark again. Somewhere in 2005 I came up with some new music for Phlegethon, but I couldn’t put a real band together, so that was that. Then I formed death/grind band Vacant Coffin and very soon Hooded Menace. I was much more enthusiastic about Hooded Menace’s music, so the band became my main interest pretty quickly.

My first approach with your music was the beautiful 7″ “The Eyeless Horde E.P.” ( Doomentia Records – 2008), what do you remember about that release?
Yeah, that was our demo pressed on vinyl. I remember how easily it all came together. There was zero expectation, no pressure whatsoever… It was super relaxed and easy production. Those were the first two songs I wrote for Hooded Menace and my head was exploding from ideas. I wish it was the same still (laughs). It becomes a bit harder after 6 albums, but that’s a challenge I’m glad to take. 

In you career you have released 7 split albums, why do you love this format?
I don’t love this format. I mean it’s been fun to release them, and I’m grateful for sharing a wax with bands like Asphyx and Coffins etc., and all the splits came our great, but I’m not so much into the format. I much prefer a release from just one band. Also, at this point of our “career” I rather save the songs for the next full albums (laughs). Our most intense split-mania phase is over.

I love all of your cover artworks, which is your favorite?
Probably “Never Cross the Dead”.

Something about the new artwork?
I don’t want to reveal too much about it yet, but it’s finished by now and we love it. It’s a painting and there’s a Blind Dead (surprise, surprise!)… That much I can tell.

Your playlist for the lockdown?
Lately I’ve been jamming mostly Fifth Angel “Time will Tell” and s/t, Eternal Champion “Ravening Iron”, U.D.O.”Animal House, Savatage “Power of the Night”, Duran Duran “Rio”, Dio “Lock up the Wolves”, some stuff from Greg Howe etc.

Shores of Null – Al di là della riva

C’era molta attesa intorno al nuovo disco degli Shores of Null: oltre al valore dei lavori precedenti, ad ad aumentare la curiosità è stata la scelta della band di concentrarsi su un’unica lunga traccia ben 38 minuti. Scelta coraggiosa, ma ora che “Beyond the Shores (On Death and Dying)” (Spikerot Records \ Metaversus PR \ All Noir) è qui possiamo tranquillamente affermare che non si è trattata di una mossa azzardata, nonostante le difficoltà dell’impresa. A guidarci oltre la riva, ci hanno pensato Raffaele e Davide, rispettivamente chitarra e voce.

Benvenuti ragazzi, e complimenti per il nuovo album. Al terzo giro, con “Beyond the Shores (On Death and Dying)”, vi giocate una carta molto ambiziosa: un’unica traccia di di 38 minuti circa. L’idea è venuta fuori lavorandoci oppure avevate già deciso di muovervi in questa direzione prima di iniziare a scrivere il nuovo disco?
Raffaele: Un saluto a tutti i lettori e grazie mille per i complimenti. La composizione di questo brano/album è avvenuta in un modo totalmente naturale. Volevamo lavorare a qualcosa di differente rispetto ai precedenti lavori, e quando io e Gabriele abbiamo iniziato a comporre i primi riff abbiamo capito subito che non sarebbe stato un brano breve. Ad ogni nuovo riff che si aggiungeva, ne veniva naturalmente un altro e arrivati ad un certo punto il problema era cercare di farlo rientrare nella durata accettabile per un vinile. La composizione strumentale è avvenuta in circa un mese e mezzo e questo ci ha dato modo di renderlo unico con una propria identità, tale da non riuscire a spezzarlo, anche se ovviamente non è mai stato nelle nostre intenzioni. 

Parlo di mossa coraggiosa perché andate controcorrente, ormai l’industria discografica è tornata alle suoe origini, quindi al singolo. Un unico brano così lungo è quasi anacronistico oggi e difficile da promuovere, almeno che non abbiate intenzione di proporre degli estratti come singoli, più facili da condividere. Come credete di muovervi per bilanciare esigenze artistiche e promozionali?
R: Siamo sempre stati consapevoli della sfida che ci aspettava e proprio il fatto che vada controcorrente ci da consapevolezza che la strada si fa leggermente più ripida. In effetti veniamo da un’esperienza in cui le case discografiche hanno il dovere di promuovere le band che hanno nel proprio roster, ma abbiamo sperimentato l’impossibilità di avere il controllo sulla promozione e sulle decisioni connesse. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di collaborare con Spikerot Records, un’etichetta giovane ma in crescita. Davide è uno dei fondatori di Spikerot Records e anche grazie a questo riusciamo ad avere il totale controllo dei social e delle attività di promozione necessarie. In effetti, come hai osservato, servono degli estratti in casi come il nostro. Su Spotify potrai già trovarne tre. Beyond The Shores (On Death And Dying) uscirà il 27 novembre, ma si può già ascoltare una buona parte del brano.

Il disco è corpuscolare ed avvolgente sin dalla candida copertina, ricco di sfumature e cambi di umore: come muta la fase di songwriting quando si ha a che fare con una traccia così lunga? Non si corre il rischio di perdere, a un certo punto, il bandolo della matassa?
Davide: Mi fa piacere che tu abbia citato la copertina, l’artista dietro a questa e alle altre immagini che compongono artwork nel complesso è Sabrina Caramanico, talentuosa fotografa abruzzese con cui sognavo di collaborare da tempo. Conoscevo molto bene i suoi lavori ed era solo questione di tempo prima che le chiedessi di lavorare insieme. Per “Beyond The Shores” desideravo qualcosa di più organico, materico, in linea con la tematica del disco e con una proposta così differente rispetto al solito. A partire dal colore dominante, il bianco, volevamo apertamente mettere a nudo questo approccio differente. Sulla fase di songwriting credo possa raccontarti meglio Raffaele, dal mio canto posso dirti che lavorare sull’aspetto vocale e lirico è stata un’esperienza meravigliosa, quasi catartica, sebbene per niente semplice. Il rischio di perdere il bandolo della matassa come dici tu, nel caso di composizioni così lunghe ovviamente c’è, ma nel nostro caso in realtà c’è stata molta più libertà del solito in fase compositiva, ci siamo lasciati trasportare dal flusso e la cosa bella è che, man mano che andavamo avanti con la stesura, la parte strumentale e le tematiche che volevamo raccontare finivano per influenzarsi a vicenda. A livello vocale sono molto soddisfatto, probabilmente il lavoro migliore mai fatto finora.

Al di là della fase di scrittura vera e propria, mi incuriosisce anche la parte relativa alla registrazione del brano: come vi siete mossi, avete diviso la canzone in singole parti su cui avete lavorato man mano oppure lo avete registrato come  se fosse un’unica lunga traccia?
R: Come dicevo prima, il brano è stato creato in un modo del tutto naturale. Dentro di noi sapevamo che sarebbe stato un susseguirsi di riff, ognuno ispirato dal precedente e così è stato. La registrazione del primo demo è avvenuta in circa cinque o sei sessioni. Ovviamente c’è stato una fase di riarrangiamento ma in linea di massima per noi è stato quasi un lavoro di getto. È stato molto bello comporre questo disco. Non mi sono mai sentito così ispirato per cosi tanto tempo ravvicinato prima di questo lavoro.
D: In studio abbiamo registrato sia questo che il prossimo lavoro, avevamo tanto materiale che abbiamo preferito immortalare tutto in questo preciso periodo storico. Col senno di poi è stata una scelta saggia e quasi profetica. Abbiamo deciso di dare priorità a “Beyond The Shores (On Death And Dying)” perché è un disco che si sposa perfettamente con il 2020 e ciò che sta accadendo intorno a noi. Proprio oggi mi è apparso un ricordo di facebook, un post di un anno esatto fa che sanciva la fine delle registrazioni vocali al Kick Recording Studio. Per me non è stato affatto semplice registrare in pochi giorni questo più un altro disco, a livello vocale è stata un’impresa ardua ma decisamente speciale.

Ancora una volta vi siete affidati alle mani sapienti di Marco “Cinghio” Mastrobuono, cosa vi ha raccomandato prima di iniziare le singole sessioni?
R: Quando hai a mezz’ora da casa il produttore che ha realizzato gli altri dischi di cui siamo fieri la scelta non può che ricadere di nuovo su di lui. Cinghio, oltre che essere un amico, è una garanzia. Ormai si può dire che ci conosce talmente tanto bene che sa esattamente cosa aspettarsi da ognuno di noi. Ma anche noi conosciamo lui e sappiamo come arrivare pronti in studio. Ovviamente le raccomandazioni non mancano come ad esempio quelle di accordare la chitarra dopo ogni singola pausa o quella di fare attenzione al plettro e al suono stridulo che può fare se non stai attento all’inclinazione. Insomma registrare non è come suonare dal vivo e lui con la sua esperienza sente cose che l’orecchio umano non può percepire.

Per la realizzazione del disco, vi siete avvalsi del piano e del violino, a chi sono stati affidati questi strumenti?
R: Il piano è uno strumento che adoro. La mia compagna ne ha uno a mezza coda e ogni tanto mi piace metterci sopra le mani. Questo non fa di me un pianista ovviamente e anche se mi è piaciuto scrivere quella parte, era necessario farlo suonare ad un pianista vero. Paolo Campitelli si è prestato volentieri ed è stato un vero piacere veder suonare quelle parti dal vivo. Per il contrabasso e il violino abbiamo chiesto un supporto ad altri due amici: Fabio e Valentina Gabbianelli entrambi grandi professionisti e bravissimi musicisti.

Rimaniamo in tema di ospiti, come è stato lavorare con Mikko Kotamäki (Swallow The Sun) e Thomas A.G. Jensen (Saturnus)?
D: Ancora oggi rimango incredulo ripensando a ciò che siamo riusciti a fare, soprattutto perché abbiamo avuto la fortuna di invitare entrambi a Roma tra gennaio e febbraio 2020, poco prima che scoppiasse una pandemia. Abbiamo fortemente voluto che Mikko e Thomas condividessero con noi parte del processo creativo, ed è stato di fondamentale importanza invitarli a Roma, renderli parte integrante del disco e non dei semplici ospiti a distanza. Loro sono stati fisicamente negli stessi luoghi in cui “Beyond The Shores” ha preso forma, solo così il disco ha potuto raggiungere l’amalgama che volevamo e che potrete ascoltare a breve. Ovviamente anche tutto il contesto di birrette, pranzi e cene e stato d’aiuto. Seguo Saturnus e Swallow The Sun da circa 15 anni e reputo Thomas e Mikko tra i migliori growler in circolazione e non solo in ambito death/doom, Mikko ha poi anche uno splendido cantato pulito che potete ascoltare in uno dei ritornelli del disco, se così li possiamo chiamare.

Vi andrebbe di presentare gli ultimi ospiti che mancano ancora all’appello?
R: Questo disco doveva avere un’attitudine diversa rispetto ai precedenti e volevamo dare un effetto corale ad alcune parti. Ci piaceva l’idea di avere una voce femminile e il panorama romano ci offriva la bravissima Elisabetta Marchetti degli Inno. Una voce formidabile che ti fa venire la pelle d’oca. Non si poteva non approfittarne. Il risultato è stato un mix di voci pulite che ti stimolano l’apertura del dotto lacrimale. Ma non è l’unica donna ad aver dato il contributo. Martina L. McLean, oltre ad aver diretto la maggior parte di video che abbiamo prodotto con Sanda Movies, ha prestato il suo formidabile scream per una linea vocale che ti lascia a bocca aperta. Ogni volta che sento quella parte devo cantarla e finisce che mi faccio male alla gola. 

Avete una formazione sostanzialmente immutata, se non erro, dal vostro esordio: lavorare sempre con le stesse persone è un vantaggio (meccanismi ben oleati, grande intesa) oppure uno svantaggio (alla lunga il mancato ricambio di “teste”potrebbe portare a un ristagno di idee)?
R: Direi che la prima delle due ipotesi è quella vera. Può succedere che quando lavori sempre con le stesse persone finisci per non riuscire più a rinnovarti per via del possibile mancato ricambio. Il fatto è che ognuno di noi si confronta con mille altre persone, tra un disco e l’altro. Ognuno di noi affronta una propria evoluzione e quindi vive esperienze completamente diverse. Il fatto di lavorare con persone come Marco o Martina ad esempio è solo una garanzia di professionalità. Le idee per fortuna non mancano e il confronto è molto vario.

Quando sarà possibile, proporrete “Beyond the Shores (On Death and Dying)” per intero dal vivo?
R: Onestamente non vedo l’ora. Questo disco è un viaggio per me. Vorrei affrontarlo su un palco e vivere l’esperienza che può offrire in sede live. Spero vivamente che questo possa avvenire il più presto possibile.

La Stanza delle Maschere – La stanza degli incubi

Graditi ospiti della nostra trasmissione, a presentare l’album omonimo uscito per la Black Widow Records, La Stanza delle Maschere.

Con noi Domenico e Angelo. Benvenuti su Overthewall!
Domenico: Ciao Mirella! Un grande saluto a tutti gli ascoltatori di Overthewall che vogliamo ringraziare per il grande supporto alla buona musica. Facciamo parte di una grande Famiglia che, soprattutto in questo momento, “deve rimanere unita”: rock will never die!
Angelo: Ciao carissima, grazie dello spazio che ci hai dedicato! E’ un piacere parlare con te.

La fonte d’ispirazione è data dalla passione per il cinema d’autore italiano. Parliamo dell’idea iniziale della band?
Domenico: La passione per un certo tipo di letteratura “oscura” e per il cinema di genere è nei nostri cuori. Sono cresciuto con i film di Lucio Fulci e di Mario Bava. Poi quando scoprii il gotico di Pupi Avati… fu un trauma. Nel senso positivo ovviamente. Le nostri radici partono dai grandi scrittori dell’Horror ( H.P Lovecraft , Edgar Alan Poe ) ma, personalmente, sono anche un grande lettore di Giorgio Scerbanenco e di Luigi Pirandello. “Uno, nessuno, centomila” è un must assoluto. Un capolavoro senza tempo.
Angelo: Il cinema passato, thriller\ horror italiano, e la letteratura in puro stile macabro, come appunto Poe o Lovecraft, hanno plasmato fortemente la nostra proposta. Ricercare, sviluppare e plasmare atmosfere in puro stile misterioso ed accattivante è il nostro obiettivo. Soprattutto far rabbrividire gli ascoltatori è la nostra missione.

Quanto è durata la gestazione dell’album?
Domenico: La gestazione dell’album è durata, più o meno, cinque anni. Essendo il compositore di tutte le musiche e Angelo il creatore di tutte le liriche, abbiamo cercato di fare un lavoro certosino per incastrare ogni singola nota ed atmosfera nel mood di ogni racconto. Ho trovato l’ispirazione musicale attraverso la mia passione per le colonne sonore e verso il dark sound italiano: Jacula, Goblin, Fabio Frizzi, Antonius Rex e il Segno del Comando. Il lavoro di composizione e di registrazione è stato molto complesso ma allo stesso tempo naturale. Sicuramente molto emozionante.
Angelo: Riuscire ad incastrare racconti, parti vocali con le composizioni musicali non è stato semplice, ma alla fine siamo riusciti a creare qualcosa di particolarmente inquietante come da nostro principale obbiettivo, un passo alla volta e… brividi…

La band si avvale di collaborazioni prestigiose, vogliamo citare gli artisti che sono presenti nell’album?
Domenico: All’interno dell’album abbiamo voluto avuto tantissimi ospiti musicali e cinematografici. Per quanto riguarda l’aspetto musicale: Alexander Scardavian (Strange Here ed ex Paul Chain Improvisor ), la talentuosa Tiziana Radis e Roby Tav dei Secret Tales. Per l’aspetto cinematografico abbiamo avuto il grandissimo onore di aver ospitato delle splendide prefazioni da parte di: Antonella Fulci, figlia dell’immenso Lucio, che vogliamo salutare con grande riconoscenza; Claudio Bartolini, autore di numerosi volumi sul thriller/horror italiano ed autore del celebre “Gotico Padano” basato sul cinema nero di Pupi Avati; Manuel Cavenaghi del Bloodbuster di Milano. Una Mecca per tutti gli amanti dell’horror. Posso soltanto dire che, a ripensare a tutto il lavoro svolto, la mia commozione è tutt’ora molto viva. Ringrazio i ragazzi della Black Widow (Massimo, Pino e Laura), gli amici che ci hanno sempre sopportato, Overthewall e tutti gli ascoltatori. Nessuno è qualcuno… siamo tutti pezzi fondamentale di un grande ingranaggio. Se non esistessero gli ascoltatori… tutto questo non esisterebbe . We are the children of revolution….

Com’è stato l’impatto con il pubblico e la critica?
Domenico: L’impatto con la critica, per quanto mi riguarda, è stata una grandissima sorpresa…inaspettata. Pur essendo un progetto molto complicato e non di facile ascolto, sono rimasto piacevolmente colpito dai numerosi riscontri positivi che abbiamo avuto. Non me lo sarei mai aspettato, credici!
Angelo: Senza parole! I primi responsi della critica sono stati a mio avviso ottimi! Sinceramente non avrei mai pensato a tanto, il progetto è complesso, ma a quanto pare inizia a colpire in maniera incisiva!

Viste le nuove disposizioni del governo, i live sono sospesi almeno, fino al 24 novembre. Come vi organizzerete per promuovere il disco?
Domenico Viste le nuove disposizioni l’unica cosa che, almeno per ora, si può continuare a fare, è provare. E’ un periodo molto duro e le Maschere si stanno rivelando, ma dobbiamo essere tutti uniti per portare avanti la nostra Arte ed il nostro essere. E’ un grosso pasticcio per tutti perché, in tutte le tipologie di lavoro, si stanno creando dei grossi problemi economici: locali, bar, ristoranti ed anche le sale prove. In questo momento è importantissimo pensare con la propria testa. In attesa di poter ritornare a suonare sul palco, metteremo tutta la nostra energia positiva per esercitarci e per poter migliorare di prova in prova. Lo dobbiamo a voi ascoltatori ed alla nostra label.. e a noi stessi

Come i nostri ascoltatori possono seguirvi e contattarvi?
Domenico: Potete trovarci tramite la nostra pagina FB: La Stanza delle Maschere.

Grazie di essere stati con noi
Domenico ed Angelo: Ancora grazie mille per lo spazio concesso, Mirella. Grazie a te e a tutti gli ascoltatori. Mi raccomando, tutti uniti nel nome del rock’n’roll… come diceva l’immenso Marc Bolan dei T-Rex: “Rock on!” e io aggiungo: “Fulci lives!!!”

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 9 Novembre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Katatonia – Live under a dead air sky

English version below: please, scroll down!

Opportunità, futuro, necessità o gesto disperato? Il dibattito sui live in streaming è ben lungi da esaurirsi. Di questo è altro abbiamo parlato con Niklas Sandin, dove l’altro ha un titolo ben preciso: “Dead Air” (Peaceville Records). L’ultima fatica degli svedesi è la riproposizione dello show tenuto allo Studio Grondahl, Stoccolma, durante il lockdown, un’opera che probabilmente diventerà per i fan l’istantanea di un momento storico.

Benvenuto, Niklas! “Dead Air” è stato registrato allo Studio Grondahl di Stoccolma durante il lockdown: possiamo dire che questo è l’album dal maggior valore simbolico della vostra carriera?
È sicuramente una pietra miliare nella carriera di Katatonia poiché è stato fatto in circostanze molto speciali. Non avrei mai, come nessun altro nella band, immaginato un anno fa che un virus avrebbe messo il mondo KO. Ha influenzato la scena live in modo devastante, tuttavia, in questi tempi moderni è ancora possibile esibirsi e trasmettere la musica al pubblico. Se questo virus avesse colpito 15 anni fa, sarebbe stato ancora più difficile per la scena dal vivo. Almeno possiamo scatenarci tramite “Dead Air”!

Questo album live contiene le 20 canzoni più votate dai vostri fan di tutto il mondo. Ti piace la scaletta o avresti cambiato qualcosa?
Mi è piaciuta molto la scaletta e personalmente penso che contenga alcuni dei pezzi più forti nel repertorio della band. Ha diversità e dinamismo – qualcosa che è molto in linea con la musica dei Katatonia. Detto questo, non cambierei nulla. Come hai evidenziato tu, i fan hanno votato la scaletta, quindi abbiamo consegnato ciò che i nostri supporter volevano sentire di più e penso che abbiano fatto una buona selezione.

Qual è stato il feeling generale durante il live streaming?
Siamo una band a cui piace molto esibirsi dal vivo e anche se l’anno è iniziato con un mini tour in Turchia e un’esibizione dal vivo in Grecia, eravamo molto affamati di live; è qualcosa che ci guida e ci motiva, quindi è stata una bella sensazione. Ovviamente era molto diversa dalla normale atmosfera quando ci si esibiva dal vivo, ma era qualcosa che tutti abbiamo apprezzato. Posso parlare per me, è stata un’esperienza “nervosa”. Essere trasmessi in diretta da uno studio di alta qualità con David Castillo dietro il banco è una situazione che non ti perdona durante l’esibizione, quindi ero sempre concentrato con la parte posteriore della testa che mi diceva “non fare casini”, perché se sbagli, è ovviamente molto evidente.

È stato difficile quindi per te concentrarti sulla tua performance?
Ero pure troppo concentrato! Quando suono dal vivo, voglio entrare in contatto con le persone del pubblico. È importante trascinarli nella situazione live e farli sentire parte dell’esperienza più che essere semplicemente qualcuno che ha comprato un biglietto. Questo è la cosa che rende un concerto dal vivo così unico e che mi fa anche dubitare che i live streaming possano mai sostituire un vero concerto dal vivo. È qualcosa di più che guardare le persone suonare dal vivo!

Durante lo spettacolo, avete presentato in anteprima tre canzoni di “City Burials”, perché avete scelto “Lacquer”, “The Winter Of Our Passing” e “Behind The Blood”?
Sono i singoli del nostro album “City Burials” e le tracce che volevamo mettere in primo piano. Penso che si adattassero tutti molto bene alla scaletta e fare un arrangiamento per band di “Lacquer” è stato sia bello che gratificante: abbiamo dato al pubblico una traccia, che nel disco è essenzialmente elettronica, in una nuova veste.

“Dead Air” è un buon riassunto della vostra carriera. Avreste mai immaginato che la band sarebbe stata ancora qui dopo 30 anni?
Questa è una buona domanda. Sono nella band da “solo” più di 10 anni, ma ho sempre notato che Jonas e Anders, che sono qui da molto tempo, ne erano convinti, quindi non dubito che andrà avanti per sempre. Non è solo qualcosa che fai per fare musica o per guadagnare soldi. Katatonia è qualcosa di più profondo di questo.

Come trascorri le tue giornate senza andare in tour?
Devo principalmente mantenermi sano di mente e avere una visione positiva della vita, che è qualcosa che può essere molto difficile in questi tempi. Ho capito molto presto nella mia vita che mi sento più vivo quando suono live di fronte alle persone; è la droga che crea più dipendenza al mondo. Niente vi si avvicina, ed essere impossibilitato del farlo è qualcosa che mette molto stress alla mia salute mentale. Tuttavia, ho avuto la fortuna di essere reclutato come chitarrista dal vivo per dai Mass Worship per il loro tour europeo di due settimane a supporto delle leggende del death metal Vader. È stata un’esperienza davvero unica. Molti concerti avevano un pubblico seduto, ma si capiva che la folla si stava godendo ogni secondo.

Pensi che il modello di live streaming possa essere il futuro della musica?
Sarebbe possibile solo con una nuova generazione di ascoltatori che non abbiano mai vissuto un vero concerto. Gli esseri umani hanno bisogno dell’interazione con gli altri, non solo tramite Internet, ma nella vita reale. Sentirsi parte di qualcosa di diverso dall’essere a casa e usufruire della musica in un ambiente solitario. Non ho idea di cosa riservi il lontano futuro, ma sarei sorpreso se i live streaming sostituissero in toto un vero concerto dal vivo. I concerti dal vivo servono a creare ricordi e connettersi con altri amanti della musica, e il semplice guardare un concerto dal tuo laptop non è un modo così soddisfacente da lasciare un’impressione duratura, secondo me.

“City Burials” è più diretto del vostro ultimo album, la prossima opera sarà più progressive?
Vedremo cosa ci riserva il futuro. Siamo ancora nell’era “City Burials”, ma non ho dubbi che il prossimo album sarà altrettanto buono o addirittura migliore degli album precedenti. Non c’è spazio per i compromessi quando i Katatonia scrivono un nuovo album: deve sempre mantenere standard elevati e risultare una versione migliore della precedente.

Opportunity, future, need or desperate gesture? The debate on live streaming is far from over. We talked about this and more with Niklas Sandin, especially about “Dead Air” (Peaceville Records). The latest effort by the Swedes is the recording of the show at Studio Grondahl, Stockholm, during the lockdown, a work that will probably become for fans a snapshot of a historic moment.

Welcome, Niklas! “Dead Air” was recorded at Studio Grondahl, Stockholm, during the lockdown. Would you say this is the most symbolic album for your career for that reason?
It is definitely somewhat of a landmark in the career of Katatonia since it was done under very special circumstances. Never would I, nor anyone else in the band, have believed a year ago that this would happen – a virus that would set the world at a standstill. It has affected the live scene in a very devastating way. Although, in these modern times it is possible to still perform and get the music across to the audience. If this virus would´ve hit 15 years ago, it would´ve been even more tough for the live scene. At least we could rock out via “Dead Air”!

This live album contains the 20 most wanted songs exclusively voted by your fans from all around the world. Do you like the setlist or would you have changed anything?
I really liked the setlist and I personally think it contains some of the strongest appointments in the bands catalogue. It has diversity and dynamic – something that´s very compatible with Katatonia´s music. With that said, I wouldn´t change anything. It was, as you mentioned, a fan voted setlist, so we delivered what the fans wanted to hear the most and I think they made a good selection.

What was the overall feeling during the livestream?
We are a band that really likes to perform live and even though the year started with a mini tour in Turkey and a live performance in Greece, we were already very hungry to play; it´s something that drives us and motivates us, so it was a good feeling and vibe. Of course, it was very different from the normal atmosphere when performing live, but it was something we all appreciated. I can only speak for myself when I say that it was a nervous experience. Being broadcasted live from a high end studio with David Castillo behind the desk is a situation that´s very unforgiving to ones performance, so it was always that focus in the back of your head “not to fuck up” because when you do, it´s very obvious and transparent.

Is it difficult for you to be concentrated on your performance without an audience?
It was almost too much of being concentrated and focused. When I play live, I want to connect with people in the audience. It´s important to pull them into the live situation and make them feel a part of the experience more than just being someone who´s bought a ticket. That´s something that makes a live gig so unique, and also make me doubt that live streams ever would replace a real live gig. It´s something more than just watching people play live!

During the show, you premiered three songs from “City Burials”, why did you choose “Lacquer”, “The Winter Of Our Passing” and “Behind The Blood”?
It is the singles from our album “City Burials” and tracks that we wanted to front. I think they all fit very well in the setlist and to make a whole band arrangement for “Lacquer” was both nice and rewarding – giving the audience a track that´s on the record all electronic a new presentation.

“Dead Air” is a good recap of your career. Did you guys ever think the band would still be here after 30 years?
That´s a good question. I´ve “only” been in the band for 10+ years, but I´ve always seen that Jonas and Anders are in this for the very long run, so I don´t doubt that it will be going on forever. It´s not just something you do for making music or earning money. Katatonia is something more profound than that.

How do you spend your days without touring?
I’m mostly to keep myself sane and keep a positive outlook on life, which is something that can be very hard in these times. I figured out very early in my life that I feel most alive when I play live in front of people; it´s the most addictive drug in this world. Nothing comes close, and being restrained from doing that is something that put lots of stress to my mental health. However, I was fortunate enough to be recruited as a live guitarist for Mass Worship for their two week long European tour supporting death metal legends Vader. It was a very unique experience. Lots of the gigs had a seated audience, but you could tell that the crowd was enjoying every second of it.

Do you think the livestream model could be the future of music?
It would only be possible with a new generation of listeners never experiencing a real gig. Humans need the interaction with others, not just through internet, but in real life. To feel part of something other than being at home and digest music in a solitary environment. I have no idea what the distant future holds, but I would be surprised if live streams would replace a real live gig anytime soon. Live gigs is about making memories and connect with fellow music lovers, and just watching a gig from your laptop is not a strong enough medium to make a long lasting impression, in my opinion.

 “City Burials” is more direct then your last album. Will the next opus be more progressive?
We will see what the future holds. We´re still in the “City Burials” era, but I have no doubt that the next album will be just as good or even better than the previous albums. There is no room for compromises when Katatonia writes a new album. It always has to hold high standards, and feel like a stronger release than the last release.

Invernoir – Inverno nero

L’Italia ha da sempre una propria tradizione doom, apprezzata e idolatrata all’estero, ma non per questo negli ultimi anni sono mancate delle entità capaci di distaccarsi parzialmente dal cordone ombelicale tricolore per approdare su lidi altrettanto soddisfacenti. Tra queste, sicuramente gli Invernoir di “The Void and the Unbearable Loss” (Solitude Productions), disco che è una sorta di tributo al doom degli anni 90 di My Dying Bride, Anathema, Katatonia e Paradise Lost.

Benvenuto Lorenzo (Carlini – voce e chitarra), ti andrebbe di ripercorre i passi salienti che vi hanno condotto al vostro primo full length, “The Void and the Unbearable Loss”?
La band è nata un po’ per gioco, eravamo degli amici che avevano voglia di passare insieme delle serate ed il nostro modo di trascorrere del tempo di qualità è sempre stato suonare. Alessandro aveva dei brani scritti molto tempo prima e li ha proposti, ci siamo resi conto che il materiale era valido e che forse era anche il periodo buono per lavorarci su, eravamo molto entusiasti del risultato così abbiamo pensato di non lasciare la nostra musica chiusa nel garage. Io già registravo dischi ai Blue Ocean recording studio perciò il passo è stato breve, abbiamo prima inciso un singolo e poi un EP (“Mourn”) per trovare il giusto sound. L’esperimento non ci dispiaceva affatto, abbiamo continuato a lavorare, la band è andata avanti facendo anche qualche bel concerto e alla fine ci siamo chiusi in studio per sfornare il nostro primo full album: “The Void and the Unbearable Loss”.

Le note promozionali parlano di una precisa volontà di ricreare il suono del doom anni novanta, quello che ha fatto grandi soprattutto le band della Peaceville Records: da dove nasce la vostra fascinazione per quel sound?
Chi prima e chi dopo tutti ci siamo immersi nel doom anni ’90 ma fino alla nascita degli Invernoir nessuno di noi era riuscito a tirare su una band con queste sonorità, pur conoscendoci molto bene facevamo parte di progetti diversi da parecchi anni ed eravamo molto impegnati a farli crescere finché quasi per caso si sono create queste condizioni per suonare tutti insieme.

Quanto è difficile il ricreare il sound e, soprattutto il feeling, di una stagione musicale ormai chiusa da parecchio? In fin dei conti, anche gli stessi protagonisti hanno abbandonato, parzialmente o totalmente, certe sonorità.
Il sound è una delle cose su cui abbiamo lavorato di più, rispetto a quella stagione musicale oggi a distanza di 20 anni siamo abituati a sentire dischi con uno standard sonoro più o meno elevato, abbiamo cercato di mantenere le “vecchie” atmosfere, le melodie, il modo di suonare e arrangiare i brani, ma allo stesso tempo abbiamo fatto riferimento ad un sound generale più moderno, pulito e cristallino, aggiungendo qua e là qualche dettaglio preso nel nostro background musicale personale con l’idea di inserire qualcosa di nostro.

Oltre ai maestri nordici, io sento anche dei rimandi ai Novembre, soprattutto del primo periodo, no?
I Novembre sono stati una rivelazione per tutti quanti, hanno detto tanto anche prima di tanti altri grandi e a noi ascoltatori seriali di dischi ovviamente tutto ciò non ci è sfuggito, sono entrati nelle nostre influenze tanto tempo fa, abbiamo consumato i loro lavori ascoltandoli di continuo, evidentemente anche a distanza di molto tempo hanno lasciato una traccia importante nel nostro stile.

Un titolo come “The Void And The Unbearable Loss” non lascia un briciolo di speranza, da dove nasce questo pessimismo?
In termini filosofici di sicuro ci etichetterebbero come pessimisti, ma noi crediamo di essere realisti. Ognuno di noi ha il suo modo personale di vivere la malinconia e il suo motivo per farlo, quello che ci accomuna di sicuro è pensare che la sofferenza fa parte di questa esistenza, è un emozione come le altre e non può essere aggirata, cancellata o ignorata. Esiste da sempre e non c’è essere umano che non debba farci i conti prima o poi, quello che vogliamo comunicare nei nostri testi è che va affrontata e domata come un arte necessaria alla crescita di ogni individuo dalla quale non si scappa.

Del video di “Suspended Alive” che mi dite?
E’ una storia curiosa e la raccontiamo così com’è nata: siamo sempre stati abituati a vedere nella scena metal dei lyric video sempre più elaborati e professionali, noi abbiamo il nostro artista di riferimento (Adhira Art) con il quale abbiamo sempre collaborato, vista la sua bravura nell’accostare immagini interessanti alle parole siamo arrivati a pensare di toglierle, consigliandogli di concentrarsi più sulle riprese. Lui è molto adatto ai nostri temi, visto che suona doom (Raving Season), gli abbiamo lasciato carta bianca, lasciandolo sfogare la sua immaginazione e la nostra intuizione sembra sia stata giusta!

La band accoglie membri di Ars Onirica, Black Therapy e Lykaion, esperienza abbastanza disomogenee fra loro: qual è il filo rosso che unisce questi gruppi all’interno degli Invernoir?
Siamo amanti della musica in generale e, pur essendo partiti da direzioni opposte, abbiamo sempre covato nel nostro essere un debole per il doom metal, che per gli ascoltatori più attenti può essere intravisto tra le influenze delle nostre altre band, se non altro per la malinconia di sottofondo nascosta tra le note. Siamo del parere che un progetto non può essere snaturato, perciò abbiamo preferito costruire una nuova band da zero, piuttosto che alterare la visione delle altre tenendo per noi il materiale che le avrebbe portate troppo fuori genere. Questa è una delle cose che abbiamo imparato nel nostro percorso, per il bene di un progetto va rispettata la sua essenza, ogni membro può dare il suo contributo alla stesura dei brani ma non deve mai peccare di incoerenza.

Cosa ha portato in più al vostro bagaglio di musicisti questa esperienza?
Di sicuro gli Invernoir fanno musica molto passionale e “sentita” da ognuno di noi, ci piace la sensazione che ci lascia suonarla tutti insieme, perderci nei suoni, abbiamo imparato che quando è presente questa componente diventa linfa vitale per la band e per le persone che ne fanno parte. Tecnicamente parlando, invece, abbiamo imparato ad andare lenti! Sembra banale ma non lo è affatto, spesso nel metal ci si allena per andare veloci, per cercare di suonare tutte le note pulite ed a tempo, nel doom invece c’è molto spazio per decidere come colpire e ci si è aperto un mondo!

L’attività live della band, al di là dell’attuale blocco sanitario, è influenzata negativamente dal fatto che siate già impegnati con altri gruppi oppure non ne risente?
Più o meno tutti noi abbiamo dedicato le nostre vite alla musica, o comunque è una componente importante e fondamentale, ha sempre occupato gran parte delle nostre giornate e ci siamo abituati, certo è vero che crescere porta delle responsabilità che a volte potrebbero interferire con la vita musicale, ma ci piace pensare che se gli Invernoir saranno così richiesti… ben vengano questo tipo di problemi!