Heruka – Panacea

In occasione dell’uscita del nuovo EPPanacea, pubblicato da Rude Awakening Records , abbiamo parlato con Adranor, chitarrista e membro fondatore degli Heruka.

Benvenuto Adranor, il nuovo EP “Panacea” è legato concettualmente al vostro album “Memorie”: qual è il filo conduttore tra i due lavori e come si evolve il discorso nel nuovo EP?
Innanzitutto grazie a Voi de Il Raglio del Mulo per per quest’opportunità di fa conoscere ancor più nel profondo il nostro nuovo lavoro. Nell’album “Memorie” ogni brano è come se fosse uno spaccato di episodi ed esperienze di vita appartenuti a singoli, o anche più, individui. In “Panacea” l’approccio è ancor più elegiaco con liriche maggiormente introspettive e arrangiamenti musicali più ricercati ma sempre permeati dalla melodia che è da sempre una caratteristica dei nostri brani.

Il titolo “Panacea” evoca l’idea di una cura universale, in contrasto con i temi di morte e sofferenza presenti nell’ EP. È un contrasto voluto?
In qualche modo, anche, ironico? La cura universale a tutti i mali della vita a cui ti riferisci nel nostro caso è intesa proprio come la morte stessa. Non è un assolutamente un contrasto, né è presente alcuna ironia. Si tratta dell’unico mezzo tramite il quale l’uomo pone fine al suo strazio, identificato con la sua stessa vita, e le sofferenze che genera. Un ciclo naturale che l’uomo, per sua libera scelta, può accelerare anticipando il raggiungimento della sua fine.

L’EP include una bonus track, ma le altre cinque sono tutte inedite: potete raccontarci qualcosa sul processo creativo dietro uno di questi nuovi brani?
Cerchiamo sempre di creare le nostre composizioni in maniera molto naturale non seguendo alcuno schema prefissato e non ponendoci alcun tipo di vincolo. Il songwriting si evolve solitamente partendo da riffs di chitarra, ma non solo, per poi poter sviluppare l’arrangiamento completo del brano in connubio con i testi. Ogni componente della band ha un proprio bagaglio tecnico/musicale che cerchiamo di sfruttare nel migliore dei modi. Ascoltiamo tanta musica, di diversi generi, proprio per ampliare le nostre sonorità e renderle, per quanto possibili, personali cercando d’infondere in ognuno dei nostri brani “l’essenza” stessa del progetto musicale.

Invece, il brano strumentale “Danza” risale al vostro demo del 2001. Cosa vi ha spinti a riprenderlo oggi e in che modo la nuova versione differisce dall’originale?
La versione di “Danza” presente su “Panacea” è stata in realtà registrata nel 2003 ma non fu mai pubblicata. Un breve brano acustico che, oltre ad essere registrato con “mezzi di fortuna”, nella prima versione del 2001 aveva anche degli arrangiamenti parzialmente differenti. Con Valdemar (il primo chitarrista degli Heruka) registrammo questa seconda versione in maniera professionale poiché essendo un brano totalmente acustico a nostro avviso era necessaria una qualità superiore affinché rendesse realmente per il suo valore.

Il singolo “Francis Bacon” e il più recente “Taedium Vitae” sembrano suggerire una forte componente filosofica. Quali pensatori o correnti vi hanno maggiormente ispirato?
Sì, è vero. Nei due brani che citi ma anche nel primo dell’EP “Peisithanatos” ci sono rilevanti richiami filosofici: per “Peisithanatos” il pensiero di Egesia di Cirene, per “Taeudim Vitae” quelli di Lucrezio ed Epicuro. Invece “Francis Bacon” abbraccia il pensiero dell’omonimo filosofo inglese vissuto nel ‘500. Varie sfaccettature di nichilismo attraverso epoche differenti.

Avete optato di cantare completamente in italiano in questo EP. Cosa vi ha spinto a compiere questa scelta e che impatto ha avuto sulla scrittura dei testi e sul loro significato?
Nei lavori fatti dagli Heruka finora i testi sono stati scritti a volte in italiano e altre volte in inglese. La scelta ricade sull’una o sull’altra lingua solo in base a quale delle due riteniamo si adatti maggiormente al fine di ottenere una resa migliore dell’uscita.

La copertina, ispirata al sacrificio di Arria e Peto, è molto intensa. Come avete scelto questo episodio storico e cosa rappresenta per voi?
Il dipinto raffigura la scena in cui a Peto, imprigionato e titubante di fronte al suicidio, viene offerto da Arria il pugnale con il quale si è trafitta il petto, proferendo le parole di incoraggiamento “non dolet, Paete” (non fa male, Peto). Nel concept di “Panacea” questa rappresentazione del dover scegliere tra una vita misera e sofferente o la morte si adattava perfettamente. A tal motivo è stata scelta come copertina: la morte, panacea per antonomasia.

Avete attraversato diverse fasi nella vostra carriera, da demo autoprodotti a collaborazioni con etichette, compresa quella con la vostra attuale casa discografica Rude Awakening Records? Qual è la vostra idea della scena italiana, nel senso più ampio del termine comprendendo band, etichette, pubblico e promoter live?
Sì, il nostro percorso è stato un’evoluzione graduale, partendo dalle fondamenta dell’autoproduzione fino ad arrivare alla collaborazione con Rude Awakening Records, che rappresenta un passo importante per noi. La scena italiana è un territorio fertile ma complesso. C’è grande potenziale in termini di talento e passione, ma persistono sfide strutturali e cultura li che rendono difficile per le band emergere e progredire. Fortunatamente esistono ancora etichette coraggiose, inclusa la nostra, che investono nel potenziale locale. Inoltre, possiamo contare su un pubblico fedele e appassionato che supporta attivamente la scena. Speriamo che in futuro si possa assistere a una maggiore coesione fra le band e a un supporto ancora più concreto.

A proposito di live, quali sono i vostri programmi?
Continueremo a promuovere la nostra musica quanto più possibile in sede live e per chi fosse interessato può rimanere aggiornato sulle nuove date degli Heruka seguendo nostri canali social.

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