Interview by Michael (metalbite.com), click HERE for the original English version.
Intervista a cura di Michael (metalbite.com), clicca QUI per la versione originale in inglese.
I Phantom Corporation hanno pubblicato di recente il loro secondo album “Time And Tide”, che si è rivelato una vera e propria bestia brutale (leggi qui la recensione). Titoli come “Western Decline” o “Krokodil” sembrano chiedere letteralmente di essere approfonditi, così il cantante Leif Jensen si è preso il tempo di rispondere alle mie domande in modo davvero dettagliato. Quindi fatevi un favore: ascoltate l’album, leggete l’intervista e godetevi una brutale lezione di violenza! (Michael)
Ciao ragazzi, come state?
Ciao Michael e ciao a tutti quelli che ci stanno leggendo! Direi piuttosto bene, grazie per averlo chiesto. Speriamo anche tu! È un periodo interessante per la band, perché il nuovo album “Time And Tide” esce finalmente alla fine di questa settimana e non vediamo l’ora che la gente ascolti quello su cui abbiamo lavorato…
Personalmente trovo che “Time And Tide” sia venuto fuori un po’ più punk rispetto a “Fallout”. Qual è, secondo te, la differenza principale rispetto al debutto?
Interessante sentirlo dire. Altri invece mi hanno detto che sembra più (death) metal, quindi immagino che ognuno abbia la propria visione e prospettiva. Io sento che su “Time And Tide” c’è un po’ più di tutto. In pratica abbiamo cercato di espandere e intensificare le varie sfumature che compongono il suono e l’attitudine della band: allargare gli orizzonti ma allo stesso tempo spingerci ancora di più verso gli estremi. Alcune cose sono davvero melodiche per i nostri standard, ma allo stesso tempo ci sono i primi due brani in assoluto dei Phantom Corporation con blast beat. Un’altra differenza sta anche nel fatto che per questo album abbiamo avuto tre songwriter, tutti con approcci piuttosto diversi a idee e riff. Alla nostra solita coppia di autori, i chitarristi Philipp e Arne, si è aggiunto anche il bassista Ulf, che ha contribuito con due pezzi a “Time And Tide”. Credo che questo abbia aumentato la varietà e aperto nuove porte per noi. Per il resto, avevamo “Fallout” come riferimento, per capire da dove venivamo e dove volevamo andare, anche a livello di produzione e suono, visto che abbiamo lavorato di nuovo con Jörg Uken al Soundlodge Tonstudio. Avevamo anche più brani tra cui scegliere, quindi abbiamo fatto molta attenzione al flusso dell’album, alla sequenza e alla varietà musicale che potevamo offrire.
Il titolo trasmette una certa calma, un po’ come il famoso “panta rei” di Eraclito. Non credo però che lo aveste in mente quando l’avete scelto, giusto?
Il titolo è venuto in mente al nostro chitarrista Philipp, inizialmente solo per la canzone. Poi, quando ci siamo resi conto che aveva un suono piuttosto epico e non banale, abbiamo deciso di usarlo anche come titolo dell’album. Credo che l’idea fosse più legata al detto “time and tide wait for no man…”, però sì, è un’interpretazione interessante. E sono d’accordo sul fatto che abbia un’atmosfera calma ma allo stesso tempo molto decisa. A me piaceva l’idea che il titolo avesse a che fare con la finalità delle cose e che avesse una vibrazione forte in questo senso, soprattutto andando a leggere i testi. Ho chiesto a Philipp e mi ha confermato che Eraclito non è stata un’influenza. Era più una riflessione tipo: da dove veniamo e dove stiamo andando? Ma adoro il fatto che ognuno possa trovare una connessione personale con un titolo e un significato del genere.
Guardando i titoli dei brani, è evidente che affrontate temi politici attuali, come il declino del mondo occidentale e dei valori condivisi (“Western Apocalypse”). Quanto è importante per voi fare dichiarazioni politiche con la vostra musica?
Molto. Sono tempi duri, praticamente ovunque e per quasi tutti. E sento che non ci dovrebbe essere alcun freno nel criticare gli sviluppi attuali. Il mondo là fuori è folle e sempre più radicalizzato, e le persone sembrano adattarsi in fretta, perdendo morale e compassione a una velocità incredibile… fa paura. Detto questo, vale per alcuni testi, non per tutti. Ci sono anche temi più personali e altri più semplici in certi brani. “Western Apocalypse” ci è sembrata la chiusura giusta per l’album, sia a livello lirico che musicale, quindi le abbiamo dato lo slot finale. Non so come la vivano gli altri, ma io personalmente mi sono divertito un sacco a rimettere l’album in play dall’inizio subito dopo la fine sfumata di quel pezzo.
“Krokodil” ha un titolo molto criptico e immagino non sia una cover dei Master’s Hammer. Puoi dirci qualcosa di più su questo brano?
Oh, wow… non sapevamo nemmeno che i Master’s Hammer avessero un pezzo con lo stesso titolo. L’ho appena cercato e ascoltato… roba micidiale, come ci si aspetta da quella band, ahah. Quindi no, decisamente non è una cover. Ricordo che mi piacevano alcune delle prime uscite Osmose dei Master’s Hammer nei primi anni ’90, ma poi non li ho seguiti molto, a dire il vero. Il nostro pezzo è piuttosto diretto e martellante, con una forte influenza di “World Downfall” dei Terrorizer per sostenere la pesantezza del tema, perché non parla solo di un animale pericoloso, ma della terribile droga con lo stesso nome. Credo sia stato ispirato da un documentario sull’argomento. Lo stiamo già suonando dal vivo e, oltre a essere estremamente aggressivo, ha anche una certa presa immediata che funziona molto bene.
I testi dell’album hanno un filo conduttore?
Si potrebbe pensare di sì, visto che alcuni sono piuttosto socio-politici, ma in realtà ogni canzone parla di qualcosa di diverso. Non c’è un concept obbligatorio, anche se l’attitudine generale è abbastanza evidente e presente. C’è un filo rosso in alcuni brani, ma non una storia continua. A me piace che i testi supportino l’atmosfera della musica e magari aggiungano anche un livello in più. Questa volta, devo dire, non sono stato molto coinvolto nella scrittura dei testi. Per la maggior parte dei pezzi, chi ha scritto la musica ha scritto anche le parole, e Ulf ha scritto i testi per le canzoni composte da Arne, quindi c’era sempre un collegamento diretto tra musica e liriche. Vedere gli altri portare brani completi è stato davvero impressionante e stimolante. È un disco che colpisce duro, e credo che i testi abbiano un ruolo fondamentale in questo.
Musicalmente mischiate punk, crust, death e thrash. Avete delle preferenze tra questi stili?
Sì, hai centrato il punto. Ci piacciono tutti gli stili di musica heavy ed estrema. Ed è divertente mescolarli, prendere gli elementi migliori, aggiungendo anche un po’ di grindcore, doom e altro. Le preferenze variano un po’ da membro a membro, ognuno porta il suo contributo personale. Io posso ascoltare Propagandhi o Drain tanto quanto Amebix, Terrorizer, Holy Terror, Sacrifice, Tragedy, Morbid Angel, At The Gates, Blood Incantation o Circle Takes The Square. Dipende molto dal giorno e dall’umore, quindi è difficile dirlo. Quelli che ho citato sono solo i primi nomi che mi sono venuti in mente, non per forza influenze dirette. Ma sì, c’è davvero un’enorme quantità di musica fantastica e ispirante là fuori.
Per me una bella copertina è sempre importante quanto un buon album. Questa volta l’artwork sembra più un dipinto, ricco di dettagli, rispetto a quello di “Fallout”. Di chi è stata l’idea e chi ha realizzato questa bellissima copertina?
Abbiamo adorato l’artwork di “Fallout”, perché era esattamente quello che volevamo e ci serviva per quell’album. Per il nuovo disco invece ci abbiamo pensato un po’ di più. All’inizio non avevamo nemmeno il titolo definitivo, e volevamo coinvolgere un artista che potesse dare una sua interpretazione. Alla fine il nostro chitarrista Philipp ha trovato un artista norvegese (https://www.skurktur.com/) durante una mostra. Si è interessato ai suoi lavori e lo ha contattato facendogli ascoltare la nostra musica e spiegandogli il concept. Credo che gli abbia dato solo qualche indicazione simbolica, ma dopo il primo bozzetto abbiamo capito subito che sarebbe venuto fuori qualcosa di davvero adatto e speciale. È immediato ed epico allo stesso tempo. Anche piuttosto oscuro. Era qualcosa di diverso da quello che ci aspettavamo, e forse proprio per questo ci è piaciuto così tanto e l’abbiamo approvato subito come artwork giusto per “Time And Tide”. Ci fa piacere sapere che ti sia piaciuto, abbiamo ricevuto un sacco di feedback positivi!
Come il precedente, l’album è stato prodotto da Jörg Uken, che negli ultimi anni sembra essere sempre più richiesto. Secondo te perché è diventato un produttore così desiderato?
La prima volta che ho lavorato con Jörg al Soundlodge è stato quasi vent’anni fa, con la mia band precedente Dew-Scented, e il nostro batterista Marc aveva già registrato con lui ancora prima, con la sua ex death metal band Obscenity. Quindi sì, ci conosciamo da parecchio. Jörg è una gran persona e sa perfettamente quello che fa. Già durante le sessioni dei Phantom Corporation per “Banner Of Hatred” e poi “Fallout” ci siamo resi conto che insieme potevamo ottenere risultati davvero devastanti, quindi non abbiamo avuto alcun dubbio nel tornare da lui anche per questo album. Ci piace il suo approccio efficiente e il fatto che possiamo stare tutti insieme in studio: non è solo uno che registra mentre gli altri spariscono, ma un vero lavoro di band, dove tutti possono dare input, fare compagnia, grigliare qualcosa o andare a bere una birra in città dopo le sessioni. Il suo studio è in una zona tranquilla e pacifica della Frisia orientale, in Germania, e per uno come me che vive in una grande città sembra quasi una vacanza. Ti isola dal resto e ti permette di concentrarti. Jörg è anche un grande musicista (batterista) e ha un orecchio incredibile per i dettagli, quindi ho sempre la sensazione che facciamo una gran squadra. Credo si sia divertito anche lui a lavorare con noi, e quando succede viene sempre fuori il meglio per tutti.
L’album esce a dicembre: quali sono i prossimi piani per promuovere “Time And Tide”?
Suoneremo nei negozi di dischi nel weekend dell’uscita, a Brema e Amburgo. Sarà divertente e sicuramente qualcosa di speciale. Dopo di che faremo concerti regolari, speriamo il più possibile, e cercheremo di suonare anche in nuove città. Abbiamo già in programma un prossimo mini-album (split) per la fine dell’estate 2026, e ho sentito che stanno arrivando già i primi nuovi pezzi. Quindi sì, sembra che ci divertiremo parecchio e resteremo belli occupati per un po’.
A te la chiusura!
Dankeschön! Apprezziamo davvero tantissimo il supporto e il tempo che avete dedicato a noi e ai Phantom Corporation. Date un’occhiata al nostro Bandcamp per il nuovo merchandise: https://phantomcorporation.bandcamp.com/ E speriamo di vedervi in giro prima o poi… peace out!
