Bodah – Nessun incubo per il Sole

“Nessun incubo per il sole” – uscito lo scorso 14 marzo per la ruspante label Trulletto Records – è l’album d’esordio di Bodah, nuovo progetto musicale pensato e incarnato dal pugliese Marco Meledandri – già con i PUS e attualmente con The Apulian Blues Foundation. L’intento di Bodah è quello di esplorare differenti territori musicali in cui la tradizione cantautoriale, la visceralità del blues, le reminiscenze heavy psych, stoner rock e l’attitudine post-grunge riescano a fondersi per mettere in scena un teatro popolato da spettri, streghe, rettili e altri simboli archetipici adatti a rappresentare le profondità più oscure dell’anima.

Ciao Marco, benvenuto su il Raglio del Mulo, da dove è nata l’idea del progetto Bodah?
Ciao a tutti! L’idea di Bodah è nata dall’esigenza di potermi concentrare su un progetto che fosse completamente svincolato da un discorso compositivo di band o di un preciso genere musicale, dandomi così l’opportunità di lavorare sulla musica che sentivo di scrivere, con tutte le libertà del caso.

C’è qualche assonanza o richiamo al Boddah amico immaginario di Kurt Cobain?
Certamente, il nome è ispirato proprio a questa figura, una sorta di alter ego immaginario. La dualità è il campo che fa da sfondo all’idea dell’intero progetto, dove aspetti contrastanti convergono dando vita a un’unica creatura multiforme.


Parlami un po’ dei musicisti coinvolti nel progetto, è un vero e proprio collettivo del meglio della scena alternativa pugliese..
Vero! Per cominciare vorrei presentare la line up con cui suono dal vivo: alle chitarre suonate con lo slide (ma non solo) c’è Giovanni Valentino (che ha registrato anche nel disco) nonché fondatore della band The Apulian Blues Foundation, alla batteria Marialessia Dell’Acqua, che ha ripreso le voci durante le registrazioni di “Nessun incubo per il sole”  ed è da poco rientrata da Londra dopo la lunga militanza nei Dead Coast, al basso Lelio Mulas e alle tastiere Antonello Arciuli (già tastierista per Averla Piccola e compositore di colonne sonore). Nel disco ho avuto il piacere di ospitare anche altri amici: Giovanni Todisco (La Confraternita del Purgatorio, Trrrma) che ha registrato le batterie, Daniele Strippoli, Matteo Palieri e Fabrizio Pastore (anche regista di due dei tre videoclip che abbiam girato) alle tastiere e ai synth, Francesco “Klot” Valentino (Cantarella) per il mitico fischio western, Giò Sada per le backing vocals su “Nel giorno del sabba” e Dario Tatoli, che ha ripreso le batterie presso il REH studio del MAT – Laboratorio Urbano di Terlizzi (BA) ma anche mixato e masterizzato il disco.


Ho trovato il tuo album molto legato al territorio, quel suono desertico psichedelico ma allo stesso tempo cantautorale mi ha fatto venire in mente la Murgia, cosa significa per te vivere in Puglia e se questo ha influenzato la tua scrittura?
Assolutamente sì! Sento un forte legame con i luoghi in cui sono cresciuto, in particolare con la Murgia (specie quella dell’entroterra barese), un paesaggio che ha certamente contaminato i miei occhi e la mia mente, direi addirittura suggestionato. E’ una terra antica, misteriosa e che possiede qualcosa di incredibilmente magnetico.

L’album è uscito per la Trulletto Records, una delle realtà pugliesi più importanti a livello discografico, c’è qualche collega/amico del rooster che apprezzi particolarmente?
Di sicuro la Trulletto Records è un nido per artisti molto validi, sento tuttavia di voler citare in particolare Autune, compositore singolare e dalle risorse e soluzioni creative senza dubbio interessanti.

Quali sono le tue principali influenze musicali?
Molta musica appartenuta alla prima metà del ‘900 con annessa la coda dei ’60 e ’70 (con un particolare sguardo al rock e i suoi derivati), lo stoner del periodo in cui probabilmente questo termine non indicava un genere musicale, un po’ di cantautorato classico italiano e non.


Parlami un po’ dell’altra tua band, gli Apulian Blues Foundation, una band ormai in giro da un bel po’ di tempo, come cambia l’approccio nella scrittura visto che con loro la lingua prevalente è l’inglese e nel progetto Bodah è l’italiano?

Bè, The Apulian Blues Foundation, come ho già detto, è un progetto fondato da Vanni (Giovanni Valentino) con ragazzi che non sono nell’attuale line up, di cui invece facciamo parte io come bassista e Cosimo Armenio come batterista. Il repertorio è composto di vecchi blues o spiritual rivisitati e brani completamente inediti, un lavoro di scrittura compiuto precedentemente all’ingresso mio e di Cosimo nel gruppo. Attualmente siamo a lavoro insieme su del nuovo materiale ma di sicuro la scrittura dei testi al momento è prevalentemente affidata a Vanni, per cui in realtà non mi ritrovo a dover “splittare” fra due lingue come autore.

Avete presentato dal vivo l’album a Bari qualche giorno fa, com’è andata? Ci sono in programma altre date live?
Sì, è stata una serata sensazionale! Siamo stati davvero molto contenti di poter finalmente portare dal vivo il disco e la risposta di chi era presente è stata meravigliosa, poi Prinz Zaum è un luogo magico! In programma c’è la volontà di suonare dal vivo altrove ma al momento non posso anticipare nulla, seguendo i nostri profili sui social è però possibile essere aggiornati.