Descent Into Maelstrom – Estrema dodecafonia

I deathsters emiliani Descent Into Maelstrom sono una band di recente formazione, ma che possiede tutte le carte in regola per emergere. Facciamo quattro chiacchiere con il bassista Michele e cercare di scoprire cosa ha in serbo il futuro per questa promettente band…

Ciao Michele, ti do il benvenuto al Raglio del Mulo e ti ringrazio per la tua disponibilità a rilasciare quest’intervista. Come prima cosa che ne diresti di far conoscere la band ai nostri lettori?
I Descent Into Maelstrom nascono come progetto in studio di Andrea Bignardi, che per il primo disco ha fatto tutto da solo. Nella seconda metà del 2017 ha cercato altri musicisti per portare quei pezzi dal vivo e così siamo diventati una band e abbiamo iniziato a girare fino all’arrivo del virus, al momento siamo in quattro. Andrea alla chitarra e voce, Mattia e Pietro alle chitarre ed io al basso. Siamo divisi tra Piacenza e Milano ma, grazie alla tecnologia, riusciamo a collaborare tranquillamente. Al momento stiamo cercando un batterista che voglia suonare fisso con noi.

Avete all’attivo due full e lo scorso anno avete dato alle stampe l’EP intitolato “Gehenna”, a questo punto vorrei chiederti in che modo si è evoluta la band in questi anni…
Siamo cambiati tantissimo in questi quattro anni. Il primo disco, omonimo, era un death melodico con qualche spunto black. Su “Iconoclasm” abbiamo già lavorato più come band, ognuno è riuscito a mettere la sua personalità ed è venuto fuori un disco di death più classico con spunti dodecafonici. Suonando insieme e facendo esperienza sul palco siamo cresciuti e il risultato è stato “Gehenna”; lì siamo andati su quello che ora chiamano progressive death metal e abbiamo spinto molto sul lato dodecafonico. E’ stato un’ Ep pensato e creato proprio per sperimentare certe sonorità e, alla sua nascita, è legato anche un aneddoto: quei pezzi sono stati scritti all’inizio della pandemia, quando eravamo tutti costretti a casa e risentono molto di quel clima di tensione. Arrivati ad agosto avevamo deciso di accantonarli perché ci sembravano troppo sperimentali e non sapevamo come sarebbero stati accolti. L’idea di un’Ep indipendente ce l’ha data Andy Marchini. Vista la bontà del materiale, ci ha consigliato di pubblicarlo comunque ed effettivamente si è rivelata la scelta giusta. Al momento stiamo ancora sperimentando aspetti diversi tenendo sempre d’occhio la tecnica.

L’uscita del già citato “Gehenna” lascia presupporre che vi stiate preparando per l’uscita di un nuovo full, ti senti di confermare di confermare?
Sì e no, in realtà. Sì perché quello che sarà in terzo album, “Dei Consentes”, è già stato composto. In fase di arrangiamento però, ci siamo accorti di voler sperimentare con archi e tastiere. Abbiamo deciso di lasciare un attimo da parte il terzo disco e scrivere un altro Ep che si chiamerà “Nocturnal Transfiguration” e avrà elementi sinfonici. E’ stata una scelta dettata anche dal fatto che il terzo disco è considerato quello della maturità della band, non si può sbagliare. Sentendo il bisogno di fare ancora qualche esperimento, abbiamo deciso di giocarci di nuovo il “jolly” Ep e far uscire “Dei Consentes” quando saremo totalmente convinti che ci rappresenti.

Come definiresti il vostro sound? Quali sono le band che vi hanno segnato e che fungono per voi da fonte d’ispirazione?
Abbiamo scelto la definizione di “dodecaphonic metal”: si tratta di metal estremo, quindi elementi death e black, con un certo grado di tecnica e l’uso delle serie dodecafoniche che danno delle sonorità particolari. Ispirazione, questa è sempre la domanda difficile. Parto da Schönberg, compositore classico tra i primi a usare le serie. Venendo al Metal sicuramente Death, Pestilence, Cannibal Corpse, Dark Tranquillity ma anche i nostrani Sadist e Fleshgod Apocalypse. Poi tra noi quattro ascoltiamo moltissime altre cose ma queste sono le influenze comuni.

Entrando più nel dettaglio, chi di voi partecipa, e in che misura, alla stesura del songwriting?
Ovviamente, il processo è cambiato nel tempo. Andrea scrive a getto continuo, ha sempre idee! Noi altri, specialmente da “Gehenna” in poi, scriviamo riff e serie dodecafoniche che poi mandiamo a lui che li usa dove servono e da l’impronta definitiva al pezzo. A quel punto ognuno lavora all’arrangiamento definito del proprio strumento e poi valutiamo tutti insieme il risultato finale.

E dei testi cosa mi dici? Quali sono i temi trattati?
Sono Andrea e Mattia ad occuparsi dei testi anche se ognuno porta il suo contributo. I temi sono diversi; ci troviamo bene a lavorare per concept. In Iconoclasm i temi erano legati ai singoli dipinti, “Gehenna” era incentrato sull’Inferno dantesco, “Nocturnal Transfiguration” parlerà del rapporto uomo-montagna e “Dei Consentes” del pantheon degli dei romani.

Devo ammettere che la cover del vostro secondo “Iconoclasm” mi ha molto colpito, qual è il significato che si cela dietro?
E’ opera di Jarno Lahti della Kaamos Illustration che si è occupato delle copertine degli album e ha sempre fatto dei gran lavori! Quella in particolare esprime le atmosfere generali del disco; sono i toni cupi e opprimenti che vengono fuori sia dei testi che della musica.

Da band, come avete vissuto questo lungo periodo di isolamento forzato causa Covid?
Che dannata fregatura! Conta che il secondo disco era uscito a fine ottobre 2019 ed eravamo pronti per girare, avevamo delle date all’estero e diverse opportunità qui in Italia. Da un giorno all’altro tutto cancellato. Nonostante tutto, come band abbiamo reagito bene. Siamo rimasti sempre in contatto e ne abbiamo approfittato per scrivere molto materiale nuovo, “Gehenna” è nato allora, abbiamo ri-registrato il primo album e abbiamo spinto un po’ di più sui social. Cerchiamo di sfruttare al meglio il tempo che è l’unica cosa che si può fare.

A tal proposito, non appena sarà possibile, avete in mente di calcare immediatamente il palco cercando di recuperare il tempo perduto, oppure avete in mente magari di tornare in sede live non appena avrete concluso le registrazioni del nuovo materiale?
Live subito! Non vediamo l’ora di tornare sul palco! Siamo stati fortunati e abbiamo potuto suonare anche ad ottobre 2020. Il 16 luglio saremo sul palco del Malafest a Palosco e speriamo di fare altre date anche dopo. Le registrazioni di “Nocturnal Transfiguration” sono in corso proprio in questi giorni, per quanto riguarda “Dei Consentes” invece penso si parlerà dell’anno prossimo.

Timeout, Michele! Grazie ancora per la tua disponibilità, colgo l’occasione per salutare la band e farvi i miei più sinceri auguri per il futuro, concludi pure come vuoi!
Grazie a te e al Raglio del Mulo per il supporto! Un saluto a tutti quanti e speriamo di esserci lasciati il peggio alle spalle e di poterci vedere a qualche concerto! L’underground italiano è pieno di band validissime, scopritele e supportatele.