Edda – O capitano! Mio capitano!

Nuovo album solista per Stefano Rampoldi, meglio conosciuto come Edda. Ex-cantante dei Ritmo Tribale, storica band tra le più rappresentative per quel che riguarda il rock italiano fine 80, inizio 90. Giunge al suo sesto lavoro solista, settimo se si considera la collaborazione di due anni fa con Gianni Maroccolo, “Noio; volevam suonar.”, album registrato a distanza durante il lockdown del 2020. Ed è proprio sotto la produzione dello stesso Maroccolo che nasce questo “Illusion”, disco che sta riscuotendo molto successo. Per saperne di più ne abbiamo parlato direttamente con il cantautore milanese.

Edda, ascoltando i tuoi album, ad esempio “Graziosa utopia”, “Fru fru”, per nominare i più recenti, viene da chiedersi, come fai a fare un disco così differente ogni volta?
Premetto che non è una cosa ricercata, la “colpa” è dei produttori e degli arrangiatori. I dischi che hai citato sono però il frutto di lavoro di un team simile, cioè Luca Bossi, Fabio Capalbo. Non saprei onestamente. Non è proprio un bene sempre eh…. con “Fru Fru” mi son spostato in campi molto lontani dai miei…A volte va bene, a volte meno, è che non è facile mettere a fuoco le mie canzoni, a volte io più che servire ai produttori sono per loro un disservizio, perché do a loro delle direzioni un po’ sbagliate. Io in definitiva non partecipo, porto la canzone, voce e chitarra, poi esco dallo studio e torno quando la canzone è fatta, completata.

Un po’ come succedeva già con i Ritmo Tribale…
Sì, in parte sì. Portavo le mie canzoni e loro le rivestivano, vero, sì.

E’ un pregio fare un disco differente ogni volta, anche se a volte non si è compresi da tutti.
A volte il tutto viene spontaneamente che non te ne accorgi neanche, il fatto dell’arrangiamento è veramente difficile per uno come me che le canzoni non le sa arrangiare. Faccio fare il lavoro agli altri.

Come son andati i primi concerti a Roma e Bologna la scorsa settimana?
Bene. Lo scorso tour forse non partì con il piede giusto, successivamente ebbe uno stop un po’ brusco, invece qui sembra che abbiamo iniziato abbastanza bene, ai concerti c’era parecchia gente, siamo soddisfatti di questo buon inizio.

Di spalla ha suonato Umberto Maria Giardini, da tanti conosciuto meglio come Moltheni, avete suonato qualcosa insieme dato la vostra collaborazione alcuni anni fa?
No, insieme no. Mi ammazza con la sua voce. Però lui ha fatto un concerto pazzesco, ha cantato benissimo, voce e chitarra. Davvero con lui ti rendi conto ti cosa significa quando hai davanti un artista che sa sia cantare che suonare, poi ha anche le canzoni belle, è il non plus ultra. E’ talmente bravo che potresti andare ad un suo concerto, non conoscere neanche una canzone, ma ne rimani totalmente affascinato. Lo stimo tantissimo, è molto bravo.

Lui è molto bravo sì. Ma adesso non buttarti troppo giù.
Ma sai, con il gruppo son bravo anche io, ma voce e chitarra lui è pazzesco.

Indubbiamente, ma anche i tuoi live voce e chitarra erano dei bei pugni nello stomaco, nel senso molto molto intensi..
(non lo sento tanto convinto ma…)

C’è un brano o una cover che ti piacerebbe suonare un giorno?
A me piace tantissimo la musica, credo di aver iniziato a cantare proprio perché affascinato dalla musica degli altri, poi io magari non so fare neanche le mie di canzoni, ma degli altri ce ne sarebbero migliaia da fare. Io sarei un crooner perfetto per le crociere, passerei da brani dei Ricchi e Poveri a brani tipo “Ti amo” di Umberto Tozzi fino a dischi come quello degli Area “Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano…” che contengono un paio di canzoni molto belle. Già il panorama italiano è vastissimo, se sapessi cantare poi in inglese sarebbero infinite, ci sono talmente tanti gioielli musicali in giro.

Magari fai un tour con tutti questi pezzi un giorno.
Magari, sarebbe bellissimo.

Ci sono momenti in cui vedi tutto nero… cosa ti fa andare avanti in quel momento?
La vita non è uno scherzo, non è uno spot della pubblicità, sembra banale ma è così. Io non so dare un consiglio, perché potrei sembrare il perfetto esempio di fallito. Non puoi pensare che la vita è bella e diventa bella, la vita è anche abbastanza brutta, ma bisogna lottare, è come se ti mettessero in prigione e a un certo punto la pena finisce, non perché muori eh… non voglio essere troppo pessimista. Il mio modo di salvarmi è spiritualizzarmi, per me è molto importante credere nel “mio Dio”, che è Krishna. Ho i miei libri, adesso son dieci anni che ho ripreso a spiritualizzare la mia vita e questo mi fa andare avanti, mi fa respirare, ma questo vale per me, per gli altri non posso parlare.

Il titolo “Illusion” cosa è esattamente?
“Illusion” è una parola che deriva dal fatto che i sogni che facciamo la notte son convinto che sono sogni che facciamo ad occhi chiusi poi la mattina quando ci svegliamo facciamo un altro sogno ma ad occhi aperti, ma la realtà non la vediamo. Come se guardassimo un film, ti sembra tutto reale ma in effetti è solo della luce proiettata su un muro, e questo è il senso di “Illusion”, è una mia visione della vita in cui credo abbastanza e vado sempre più in quella direzione. Anche se poi nella canzoni non parlo prettamente di questo.

Parlaci del retrocopertina del disco.
L’idea è di chi ha ideato la copertina, a essere onesto non sapevo neanche che mio padre ci andasse a finire lì. Il senso di quella foto è il fatto che tra me e mio padre non c’è mai stato un rapporto di gioco e prima che sia troppo tardi è giusto giocare adesso. Mio padre nella foto assume una posizione equivoca, ma in verità non è altro che un papà che gioca con il proprio figlio a cavalluccio e quindi una cosa molto innocente. Abbiamo colmato una lacuna. Avevo in precedenza fatto una copertina con tutta la mia famiglia ma non c’era mio padre perché era lui che fotografava, ed era giusto inserirlo in questo. Ma in realtà non è stata una cosa voluta, io non lo sapevo neanche finisse in copertina questa foto.