Rockets – “Alienation”, l’album fantasma

Esce in questi giorni in tutti i negozi di dischi “Alienation” l’album ‘fantasma’ che i Rockets hanno tenuto nel cassetto per ben 40 anni. Grazie alla collaborazione con Zamusica, finalmente possiamo ascoltare questi brani rimasti inediti per così tanto tempo. Per sapere meglio cosa c’è dietro questo lavoro, abbiamo raggiunto il leader della band, Fabrice Pascal Quagliotti.

Fabrice, “Alienation” doveva uscire 40 anni fa, dopo il grande successo di “Galaxy” del 1980, giusto? Come mai è stato bloccato così tanti anni?
Sì, è stato registrato tra la fine del 1980 e l’ inizio del1981. Quando registrammo il seguito di “Galaxy” preparammo un altro album, “Alienation” appunto, che non convinse la casa discografica. Non sapevano neanche loro come giustificare il loro “no”, dicendo che non andava bene in quanto “troppo avanti”, insomma ce lo bocciarono sostanzialmente. E il disco è rimasto chiuso nel cassetto. E invece uscì un album dal titolo “Π 3,14” in cui ci sono solo due brani dei Rockets, gli altri no, infatti ci rifiutammo di suonarli, per noi l’album dei Rockets era quello che avevamo prodotto. Quindici anni fa ho acquistato i master del disco che non avevamo più pubblicato e ho deciso di farlo uscire adesso, nel 2021 perché nel 2019 abbiamo fatto uscire “Wonderland”, il nostro ultimo album di inediti e siccome tutto ha un inizio e una fine e al progetto Rockets mancava un tassello, ho aspetto un po’ così coincideva con i 40 anni dalla sua registrazione.

Quali sono le differenze sostanziali tra questo disco che non vi fecero pubblicare e quello che invece poi uscì realmente, appunto “Π 3,14”?
La differenza sta nel fatto che “Π 3,14” non lo sento come un disco dei Rockets, è un’accozzaglia di cose copiate, un plagio unico dall’inizio alla fine, tranne due brani che erano nostri e facevano parte di questo “Alienation”. Un disco fatto di corsa con l’ex produttore, discutemmo con lui infatti, facendogli notare che stavamo compiendo un passo sbagliato, difatti non ebbe grosso successo il disco. Per noi l’album era “Alienation”. L’unica cosa bella era la copertina, ma nessuno di noi si riconosce in quel disco. Registrato con tutti i membri originali della band, Christian, i due Alain, Gerard e me.

La registrazione che ascoltiamo oggi è rimasta così come era all’epoca o lo avete un po’ “ritoccato”?
Dopo aver acquistato i master ho riversato tutto su hard-disk, è stato fatto un grossissimo lavoro di restauro di mastering, in quanto c’era un grosso problema di umidità, ma le tracce sono quelle dell’epoca sostanzialmente.

Avete previsto un tour di supporto al disco?
Difficile dirlo, noi vorremmo. Dovevamo fare un tour in Russia ma non è possibile al momento andare a suonare lì. Probabilmente nel 2022 torneremo a suonare regolarmente. Speriamo…

Come vedi il trattamento che ha subito il settore dello spettacolo in questi due anni?
Lo trovo scandaloso. Vanno bene le regole, ma che siano uguali per tutti. Ci sono posti come la chiesa dove non serve il green pass e in un museo o in un teatro sì. Lo stadio sì, ma i concerti no. Così come per i mezzi di trasporto. L’unico settore che è stato penalizzato è quello della musica e delle discoteche. Sono anche d’accordo all’obbligo vaccinale ma lo Stato deve prendersi le proprie responsabilità e che ci sia lo stesso trattamento per tutti.

Contemporaneamente all’album “d’epoca” esce però un brano “nuovo” dei Rockets in formato fisico.
Sì, si tratta di “Free”, brano che non trovò posto su “Wonderland” ed è uscito lo scorso anno in digitale come singolo, il fisico ha subito un ritardo invece perché per un periodo durante il lockdown non si trovavano le lacche, i coloranti per stampare il vinile, un vero disastro, oggi per avere un vinile rischi di attendere quattro mesi.

La tua carriera solista invece, nuovi progetti?
Recentemente ho suonato sul lago di Como ad agosto, ed anche in Uzbekistan con l’orchestra, e inoltre sto registrando e componendo il mio secondo album solista, dopo il primo “Parallel Worlds” dello scorso anno.

Bene, invitiamo quindi tutti i fan dei Rockets e non solo a procurarsi “Alienation”, che sarà disponibile sia in versione vinile nero che colorato blu elettrico. Entrambe le versioni avranno una tiratura limitata numerata a soli 1000 pezzi. Invece la versione CD, sempre a tiratura di soli 1000 esemplari, oltre a un booklet di 24 pagine con testi conterrà un versione di durata più lunga rispetto al vinile del brano ‘”Collage”. Anche il singolo “Free” sarà disponibile in formato sia CD, 500 copie numerate, e vinile colorato limitato a soli 300 pezzi. Fan dei Rockets, non perdete tempo! Disco consigliato da Wanted Record, via Bottalico, 10 a Bari.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 06 OTTOBRE 2021

Stef Burns – Lezioni di rock

Il Teatro Barium di Bari stasera (29.09.2021) alle ore 18 ospiterà un chitarrista rock d’eccezione di fama internazionale: Stef Burns. Conosciamo meglio il rocker statunitense attraverso la seguente intervista.

Ciao Stef, ricordiamo innanzitutto che tu hai suonato con tantissimi artisti prestigiosissimi, si ricordano spesso Alice Cooper, Vasco Rossi, Steve Vai, Huey Lewis & the News e molti altri, qual è il ricordo più bello che più ti lega a questi grandissimi nomi e la differenza del modo di lavorare con una band anziché un’altra?
Tutti gli artisti con cui ho suonato mi hanno regalato tante belle cose. Sono stato cosi bene con Alice con Huey, Peppino D’Agostino, ed altri ma soprattutto con Vasco… La più grande esperienza musicale che abbia mai vissuto. Tutti i dischi che ho registrato con lui, poi i concerti a San Siro, Modena Park, Imola, Catanzaro e tanti altri.

In particolare il concerto di Modena Park sarà stato qualcosa di incredibile a livello emozionale, che ricordi hai di quella sera?
Very very strong! È stato come un sogno suonare davanti a 230.000 persone! Concentrandomi sulle mani in maniera tale di non sbagliare.

C’è qualcuno con cui invece “sogneresti” di suonare?
Paul McCartney… per poter suonare i pezzi dei Beatles con lui.

Sei un chitarrista tra i più acclamati al mondo e molto seguito, cosa consiglieresti a un ragazzino che vuole iniziare a suonare lo strumento?
Di seguire la sua passione, un suo stile, suonare tanto, suonare davanti alla gente, e con musicisti diversi. Di studiare altri strumenti per l’ispirazione come voce, sax e piano.

Spesso si dice che il “rock è morto”, che differenza vedi suonando per il mondo oggi rispetto a 20/30 anni fa? C’è realmente meno interesse per il genere o sono “solo parole”?
Sono solo parole a mio parere. Il rock non morirà mai!

Parliamo finalmente della tua carriera solista, che progetti ci sono in cantiere, lo scorso luglio era uscito un singolo, vero?
A novembre il mio gruppo, Stef Burns League, andremo in tour per un secondo giro in Italia quest’anno! Lo scorso luglio è uscito il singolo “Bringing It On” che si trova sulle varie piattaforme digitali. È sempre la cosa più importante e più bella per me suonare i nostri pezzi insieme a Juan e Paola!

Parlando della clinic che terrai a Bari domani, su cosa verterà esattamente? Cosa deve aspettarsi chi verrà a vederti?
Suonerò pezzi dei miei album, “Swamp Tea” e “World Universe Infinity”, più qualche sorpresa. Spiegherò come uso la Stratocaster e come faccio tante cose con la chitarra e parlerò anche dell’ispirazione per comporre ed improvvisare. Risponderò alle domande del pubblico e ci divertiremo tanto!

Non resta altro stasera che recarsi al Teatro Barium di Bari, in via P. Colletta 6/6 alle ore 18. Il costo di ingresso è di € 30,00. Per qualsiasi ulteriore informazione, per prenotare il proprio posto e per conoscere maggiori dettagli sull’evento, sono reperibili sulla pagina dell’evento Facebook A lezione da Stef Burns. Evento consigliato da Wanted Record, Bari.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 29 SETTEMBRE 2021

Ivan Cattaneo – Poli-Artist!

Sono passati 41 anni da “Polisex”, uno dei più grandi successi di Ivan Cattaneo, incluso nell’album “Urlo” del 1980, predecessore di “Duemila60 Italian Graffiati”, un album in cui l’artista bergamasco riproponeva in una personalissima chiave punk le più belle hit di musica leggera italiana degli anni 60. Il disco ebbe enorme successo, tanto che ne seguirono altri due di album con la stessa formula, “Bandiera gialla” nel 1983 e “Vietato ai minori” nel 1986. Uno dei primi, Ivan Cattaneo, a proporre un progetto così singolare, al contrario di ciò che avviene oggi dove forse le cover sono persino stra-abusate. Così come è stato uno dei primi a proporre dei progetti d’avanguardia sin dal 1975 con l’album l’esordio “UOAEI” in cui proponeva musica sperimentale alla ricerca di un nuovo linguaggio, album tra l’altro molto amato da un certo Lucio Battisti che infatti l’anno dopo portò con sé il batterista Walter Calloni nel suo album “La batteria, il contrabbasso, eccetera”. Da menzionare anche l’album “Superivan” del 1979 in cui le parti strumentali sono affidate alla P.F.M. . Cattaneo non è solo un cantante e un musicista, è un artista poliedrico, la pittura è un altro campo in cui si esprimerà e si esprime tuttora in maniera eccellente. Dieci giorni fa, la casa discografica Soter ha pubblicato un progetto altrettanto singolare, un tributo alla sola canzone “Polisex”, pubblicando un CD per il suo quarantesimo anniversario. Ne parliamo direttamente con Ivan Cattaneo.

Ivan, ci parli di questo lavoro?
Certo. L’idea del progetto non è mia, ma della Soter, la stessa casa discografica che nel 2015 aveva pubblicato “Un Tributo Atipico”, un doppio CD contenente ben trenta canzoni mie reinterpretate da altri artisti. Stavolta invece tributano solo una canzone, appunto “Polisex”. Progetto che doveva uscire lo scorso anno per i 40 anni, ma causa pandemia, siamo al quarantunesimo. È un’idea un po’ particolare, un tributo fatto ad una sola canzone interpretata in dieci versioni differenti uno dall’altra. C’è anche una mia nuova versione ricantata e una sempre mia solo voce e chitarra, così come del resto nacque al tempo “Polisex”. Molte canzoni nascono voce e chitarra, o voce e pianoforte.

C’è una versione in particolare che ti ha colpito maggiormente?
Mi piace molto la versione di Attilio Fontana, una versione “Bossa Nova”, ma devo dire che son belle tutte, è un bel progetto con delle belle foto all’interno, il tutto curato sempre dalla Soter.

Che significato aveva 41 anni fa “Polisex” e quale significato ha oggi?
Il brano è nato al tempo per giustificare ed esaltare la sessualità polimorfa nel senso che era “Polisex”. Ripensando oggi alle varie sfaccettature della sessualità, quelle che oggi chiamano LGBT, già 41 anni fa avevano già una parola che le racchiudeva tutte ed era proprio “Polisex”. Il brano canta proprio quello, parla delle sfaccettature della sessualità che non è mai quello che vogliono farci credere, non è mai bianca o nera, la sessualità è una scatola di pastelli colorati, quando ci dicevano che era bianca e nera era perché erano altri tempi, c’erano tanti tabù, gli omosessuali vivevano più nascosti, era un mondo sotterraneo, mentre oggi ognuno ha la sua libertà e il suo modo di esprimersi senza contrastare gli altri, proprio perché la sessualità è polimorfa.

Il significato di “Polisex” però è ancora attualissimo, non credi? 
Sì, certo. C’è ancora tanto da lavorare. Quando mi chiedono se è cambiato molto rispondo di sì, ma allo stesso tempo temo non sia cambiato nulla. Per certi versi siamo andati avanti, per altri c’è una forma di razzismo, omofobia e intolleranza che è proprio dentro di noi. Il vero razzismo è quello che si ha dentro, una paura non razionale, ingiustificata.

Infatti oggi si parla molto di leggi contro l’omofobia, il razzismo…
Sì, pensa che Alessandro Zan è mio fan da ragazzino. Scherzavamo infatti alcuni giorni fa sul fatto che poteva usare la parola “Polisex” anziché la sigla LGBT, che però è una sigla internazionale, per cui… ma se ci pensi LGBT non è altro che “Polisex”.

Del resto tu sei sempre stato avanti sia con le tematiche che con la musica, negli anni 70 hai in catalogo di dischi da far invidia, però a volte i critici sono un po’ snob, magari relegando sempre un artista solo a ‘determinate canzoni’, non trovi?
Figurati, per quello anche Battiato disse di esser stato snobbato. Io certamente ho fatto canzoni da interprete come “Una zebra a pois” ma anche canzoni d’avanguardia. Devo dire che il vero Ivan Cattaneo è quello cantautoriale, quello di “Polisex”, così come anche quello delle ultime canzoni che ho composto per Patty Pravo “La carezza che mi manca” o per Al Bano “Abbaio alla luna”. Bisogna dimostrare di saper fare uno e l’altro secondo me.

E tu lo fai benissimo. Il tuo ultimo lavoro di inediti “Luna presente” del 2005 è un gran lavoro e include una canzone “In /con/ per: amore” che è un gioiellino…
Sì, è proprio un bel brano quello, vero. L’arrangiamento in quel pezzo è di Dario Dust, che era il mio tastierista, adesso produce Elodie, Mahmood. Quest’anno a Sanremo aveva ben sei canzoni.

Stai lavorando a qualche progetto prossimo? Sì, si chiamerà “Titanic Orchestra”, si tratta di un disco/progetto teatrale che sarà portato in giro a gennaio, e sarà uno spettacolo di racconti, monologhi e canzoni tutte nuove, inedite.

Come hai vissuto la lunga sosta dovuta al periodo che stiamo vivendo? Farai qualche data estiva?
Dovevamo fermarci necessariamente, il virus correva troppo velocemente. Farò sì, qualche data, ma non molte, non si è risvegliata totalmente la situazione soprattutto nelle discoteche.

Tu hai molto da raccontare, hai mai pensato di scrivere un libro?
Ne sto scrivendo uno, non è esattamente un libro “da cantante”, più un romanzo autobiografico.

Il CD “Polisex 40th anniversary” è già disponibile in tutti i negozi di dischi e per gli amanti del vinile a breve sarà disponibile anche in vinile nero e picture disc. Disco consigliato da Wanted Record, via G. Bottalico, 10 a Bari.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 23 GIUGNO 2021

Helloween – L’armata delle sette zucche

Helloween, il nuovo album!!! Venerdì 18 giugno esce il nuovo attesissimo lavoro in studio dei tedeschi Helloween. Il primo album inedito con la formazione a sette elementi e il ritorno di Michael Kiske (cantante) e Kai Hansen (voce e chitarra), che avevano abbandonato la band molti anni fa. La reunion a tre voci e a tre chitarre portata sui palcoscenici di tutto il mondo alcuni anni fa ha riscosso talmente tanto successo che la band ha deciso di registrare un album tutti insieme. “Helloween” (Nuclear Blast), album che porta lo stesso nome del gruppo di Amburgo, come il loro primo mini LP del 1985. A distanza di tanti anni, una delle band più importanti del panorama heavy metal mondiale sembra avere ancora molto da dire, abbiamo contattato tramite una videochiamata il cantante Andi Deris, nella sua dimora a Tenerife.

Andi, ricordi quando hai suonato a Bari nel 1992?
Certo, che lo ricordo! Ero in tour con i Pink Cream 69, facevamo da special guest agli Europe. Fu divertente e strano allo stesso tempo, ricordo che ero con Joey Tempest nel backstage e nel momento in cui doveva già esserci la gente all’interno del teatro stranamente lo vedemmo vuoto, non c’era ancora nessuno, tutti fuori. Chiedemmo informazioni e qualcuno della crew italiana ci disse che non potevano fare entrare nessuno prima che arrivassero determinate famiglie, una cosa davvero strana, mi è rimasta impressa nella mente. Il tour in Italia fu fantastico, ricordo un cibo buonissimo. In quel tour con gli Europe giocavamo spessissimo a calcio, Svezia contro Germania, spesso vincevano loro.

Il primo singolo del nuovo album, “Skyfall”, nella divisione delle parti vocali, delle tre la tua è quella meno presente, un “bel gesto” nei confronti dei tuoi colleghi aver dato loro molto spazio al loro rientro in formazione.
Nella versione “edit” del singolo, che dura circa sette minuti, sì è vero, nel tagliare le parti sfortunatamente hanno tagliato la maggior parte delle mie, ma se ascolti la versione integrale, che dura circa 12 minuti, quella inclusa nell’album, ci sono anche io (ride, nda).

Ruolo che riprendi pienamente nel secondo singolo, scritto da te, “Fear of the Fallen”, di cosa parla questo brano?
“Fear of the Fallen” parla della più grande paura che hanno gli angeli caduti, appunto i “fallen angels”, dei veri angeli custodi dell’umanità. Quando accade qualcosa di brutto con l’umanità, quando si sta per distruggere tutto o tutto sembra andare all’inferno i veri angeli proteggono l’umanità, è una cosa che penso da quando sono ragazzo, non so se è mito o realtà, ma è una cosa che mi rilassa molto pensare che un grande potere possa salvarci.


Foto di Martin Hausler

Sei religioso o è più un credo spirituale?
Potresti leggerla sia dal punto di vista religioso che sotto altri aspetti. Quando Kai Hansen stava finendo di scrivere il testo di “Skyfall”, l’ha interpretato come se ci fossero degli alieni a vegliare sull’umanità, per questo sembrano esserci avvistamenti di UFO talvolta, non so se è reale o meno ma pensare che ci sia un potere invisibile che veglia su di noi è una bella sensazione.

E’ stato più difficile registrare quest’album rispetto ai precedenti dato che eravate in sette anziché i “soliti cinque”?
Più difficile no, anzi. Piuttosto richiede sicuramente il doppio del tempo, perché utilizzando due, a volte tre voci, devi controllare le parti dove ognuno si trova a proprio agio, lo stesso discorso vale per le tre chitarre, ma non direi più difficoltoso.

Spesso gli Helloween vengono additati come “Happy Metal band”, che ne pensi di questa affermazione?
E’ una parte molto importante che la band ha sempre avuto, però si tende a miscelare il tutto perfettamente con altri suoni, ci sono sempre 3 o 4 canzoni più “cheesy” all’interno di un album anzi a pensarci ne abbiamo molte di più in cantiere volendo (ride, nda).

Voi siete stati definiti la power metal band per eccellenza, ma allo stesso tempo siete una band di classic metal e rock, la definizione “solo power” non vi sta stretta a volte?
Esatto. La band però ha avuto successo agli esordi con “Walls of Jericho”, che è un album tipicamente power metal, uno dei primi in assoluto del genere e da lì siamo stati definiti i “Padri del Power Metal”. Kai e Weiki (Michael Weikath, altro chitarrista della band, nda) parlano spesso dell’argomento, Kai ad esempio è l’uomo più “powermetal” del gruppo, mentre Weiki, “Sì, ma non solo”, per cui c’è una percentuale delle nostre canzoni che escono dal genere, sperimentano. Se consideri brani come “Dr. Stein”, “I Want Out” e “Future World”, sono dei brani classici del power metal, ma allo stesso tempo sono dei pezzi “pop-metal”. Per questo siamo una metal power band ma che ha un’audience molto rock, più classica. Quando ero ancora il cantante dei Pink Cream 69, Weiki mi fece ascoltare “Chameleon” (album degli Helloween del 1993, nda), io lo chiamai al telefono e gli dissi che era un gran disco che mi piaceva molto ma non era un disco adatto agli Helloween, piuttosto lo era per una band come i Bon Jovi. Weiki mi chiuse il telefono in faccia (ride, nda). Il giorno dopo mi richiamò scusandosi per chiedermi se pensavo davvero quello che avevo detto e gli dissi che non era sufficientemente metal per una band come la loro, nonostante sia un disco che mi piace tantissimo.

Cosa ne pensi di questo periodo di stop e del rinvio continuo delle tournée?
Orribile. Il periodo è molto delicato. Cosa sta succedendo in questo momento nessuno lo sa esattamente, non sono io a doverlo dire ma temo che ci sia una grossa influenza politica anche.

Il prossimo tour avrà scalette di tre ore come il precedente?
Non lo so esattamente, avremo uno special guest, gli Hammerfall, che suoneranno circa un’ora e mezza. Dipenderà dai promoter, probabilmente non potremo suonare ogni show per tre ore, ma dove avremo la possibilità di suonare di più lo faremo, tanto abbiamo tre cantanti, possiamo farlo (ride, nda). Tre anni fa abbiamo registrato un live album, tra i vari luoghi abbiamo utilizzato il concerto fatto al WiZink Center di Madrid che è probabilmente il miglior posto del mondo dove una band possa suonare, anche il backstage è fantastico, tutto. Se tutti suonassero lì, potrebbero abituarsi troppo bene le band (ride, nda).

Vivendo a Tenerife, conosci qualcosa la musica spagnola/latina?
Qui c’è molta musica reggaeton ma non è il mio genere, sembrano tutte uguali le canzoni. Però mi piace molto il flamenco, i chitarristi spagnoli sono tra i migliori al mondo, incredibili, ogni volta che li vedo dico che non devo più toccare una chitarra ma devo farlo per scrivere nuovi pezzi per la band (ride, nda). Conosco band rock come gli Heroes del Silencio, che sono una vera istituzione qui in Spagna e in Sudamerica, mentre dal Messico provengono e sono molto famosi anche qui i Maná. Negli anni 70/80 invece, abbiamo avuto in Germania in classifica molti artisti italiani, i miei genitori ascoltavano Adriano Celentano, grande artista, mi piace molto, e ricordo anche Gianna Nannini, anche lei, è bravissima.

Nel 1994 quando entrasti a far parte del gruppo, ti sei reso conto che sei stato con il tuo songwriting “il salvatore” degli Helloween?
Non so, posso dirti che a fine 1993 Weiki mi chiamò nuovamente chiedendomi di entrare nella band. Andai ad Amburgo, per me era importante che i ragazzi degli Helloween ascoltassero le mie canzoni, le stesse che i PC69 quando gliele ho presentate non volevano suonare. Mentre ascoltavano i pezzi li ho guardati negli occhi, a loro piacevano molto e dissi a me stesso: “loro amano le mie canzoni, questa è la mia band!”.

Ci parli di quando in un festival alcuni anni fa i tuoi idoli, i Kiss, ti guardavano mentre ti esibivi?
Stavo cantando e il tecnico del suono mi disse tramite gli auricolari di guardarmi alle spalle, quando vedo Gene Simmons e Paul Stanley che stavano guardando il nostro concerto, mi tremarono le gambe, suonare allo stesso festival, e realizzare che i tuoi idoli di una vita ti stanno guardando è incredibile. Peccato che siano arrivati al loro ultimo tour. Ascoltare musica è come un viaggio nel tempo, è una cosa fantastica che solo la musica ti può dare. In parte anche il cinema, ma non è la stessa cosa, quando ascolti musica chiudi gli occhi, viaggi nel tempo.

Avendo diviso il palco con tante band, qual è stata la più amichevole che avete incontrato?
Gli Iron Maiden, senza dubbio. Abbiamo fatto molti tour con loro. Però sono rimasto piacevolmente sorpreso dai Papa Roach. Entrambe le band ci conoscevamo solo attraverso le riviste ma è state una bellissima esperienza e molto amichevole, cosa non facile che accada con le band americane, non so perché, la gente lì è stupenda, non fraintendermi, ma le band sembrano più “fredde”, invece le band svedesi sono super amichevoli.

Tornando ai Kiss, hai visto l’intervista on line di alcuni anni fa dove fanno togliere all’intervistatore la maglietta che indossa degli Iron Maiden invece di una dei Kiss?
No, non l’ho vista. Il rock e la scena metal devono imparare a stare insieme e aiutarsi a vicenda. Per me non c’è alcun problema se hai una maglia diversa dalla mia band anzi, sono contento perché vuol dire che se hai la maglia degli Iron Maiden possono piacerti i Kiss ad esempio e magari anche gli Helloween. Non è una competizione. Questo è quello che dobbiamo imparare dalla scena rap/hip-hop, un genere musicale che a me non piace per niente, non fa per me, ma hanno una grande community da cui dobbiamo imparare. Tra loro artisti si aiutano molto. Se le band sono unite, lo sono anche i fan. Ad esempio io non amo il black metal ma ci sono delle melodie che mi piacciono, non per questo parlo male del genere.

Il consiglio è correre a far proprio questo album in uscita venerdì 18 giugno per l’etichetta Nuclear Blast. Tra le tante le edizioni previste segnaliamo il doppio CD limitato cartonato, e tra le varie versioni in vinile, oltre al picture disc e a molte edizioni colorate, la versione a tre dischi “Hologram edition”. Disco consigliato da Wanted Record, via G. Bottalico, 10 a Bari.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 17 GIUGNO 2021