Efyd – Ombre di rabbia

Gli Efyd, con l’ausilio dell’etichett ucraina Metal Scrap Records, arrivano al disco d’esordio. “Like Shadows” contiene dieci trace di old school death metal, che richiama alla mente lo stile ruvido dei fondatori del genere e alcune sonorità delle band thrash più pesanti di fine anni 80.

Ciao Franco (chitarrsita e cantante), è da poco uscito il vostro album di debutto “Like Shadows”, vi andrebbe di riepilogare velocemente tutte le tappe che ne hanno preceduto l’uscita?
Sì, salve. Come potrai immaginare, la questione Covid, ha inciso e non poco sullo sviluppo di “Like Shadows”, facendo carambolare le song lungo un intero biennio e più. Appena affinate, siamo entrati negli ADSR Decibel Studio di Carlo Meroni a Busto Arsizio, nel febbraio/marzo 2021. Poi con l’ingresso dell’etichetta, abbiamo concordato l’uscita nel dicembre. Sicuramente un parto pesante.

Come siete entrati in contatto con la vostra etichetta, la Metal Scrap Records?
Semplicemente vagliando alcune ipotesi d’interesse comune di genere, ci è parso sensato interpellare la Metal Scrap che ha risposto positivamente al nostro materiale.

Al momento della firma del contratto il disco era pronto o l’avete terminato successivamente? Il digitale era completamente prodotto.

Come sono nati i singoli brani finiti dentro “Like Shadows”?
Solitamente io porto un’ idea di input base che poi viene elaborata e finita in sala da ogni membro, in modo da avere libero accesso alla comprensione alla personalizzazione e la direzione da ottenere per ogni brano… assolutamente old school. Poi, ovvio il tempo è il vero arrangiatore, così che anche a distanza di qualche settimana i brani possano maturare in ognuno di noi.

Avete dei pezzi che avete deciso di non utilizzare per questa uscita e che magari recupererete in futuro?
No, ma per la verità io ho una quindicina di pezzi da masticare e affinare, sicuramente appena finito il tour europeo.

Avete scelto come forma espressiva un death metal old school, anzi direi primordiale che si rifà ai capostipiti del genere e, forse, anche a qualche band thrash metal che ha anticipato il death. Come mai avete scelto di abbracciare proprio questo genere?
Sostanzialmente, perché è un approccio sonoro che ha scandito per decenni le nostre esistenze e personalmente rappresenta il mio essere, per cui è assolutamente naturale, che il death/thrash metal abbia scelto me e noi. Come un pisello nel suo baccello!… Ah ah ah ah!

Secondo te, invece, è possibile parlare di un “via italiana” al death metal? E se sì, quali caratteristiche ha?
Secondo me no. Semplicemente per un esplicito istinto di sopravvivenza. Oggi il genere è molto; troppo uniformato per effetto del “o vado easy o non sopravvivo, o mi allineo o non esisto, o uso suoni tollerabili e gestibili o tutti passeranno oltre”. E questo effetto è esteso anche e soprattutto all’Italia, generando miriadi di cloni, anche se non voluti e prodotti tutti bellini, ma maledettamente impersonali. Non abbiamo la pretesa di fare la mosca bianca, ma noi cerchiamo di dare del nostro in ogni caso.

Probabilmente a giorni qualcosina inizierà a muoversi dal punto di vista dei live qui in Italia, anche se non è dato sapere in che modo: voi vi state preparando oppure preferite aspettare quando ci sarà più chiarezza per pianificare le vostre esibizioni dal vivo?
Al momento non abbiamo alcuna data italiana. Da noi la chiarezza è morta prima dell’antica Roma.

I vostri prossimi passi?
Ora assolutamente è portare il nostro credo, a più persone possibili in Europa, ma più che per noi, per l’ heavy metal e l’underground quello vero. Troppa gente si riempie la bocca di stronzate senza ricordare che l’HM, l’underground, è prima di tutto passione, incazzosità e volume.