Harlott – Sounds from the final age

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dall’italiana Punishment 18 alla Metal Blade, per gli australiani Harlott sembra giunto il momento del grande salto in avanti grazie ad Detritus of the Final Age, terzo disco pubblicato sotto l’egida della potente etichetta americana.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Andrew! Potresti presentare la tua band ai lettori italiani?
Ciao Italia! Siamo gli Harlott, siamo australiani e suoniamo thrash metal. Non c’è niente altro da sapere su di noi!

Le vostre prime prime uscite sono state autoprodotte, poi siete passati sotto una major dal vostro secondo album, “Extinction”: come è cambiata la vostra carriera?
Firmare per Metal Blade ha fatto la differenza per noi in tanti modi. Abbiamo effettivamente pubblicato il nostro primo album tramite un’etichetta italiana chiamata Punishment 18, e dal secondo album in poi abbiamo lavorato con la Metal Blade. Il loro sostegno e la loro influenza hanno fatto conoscere la nostra musica a un pubblico molto più vasto e ci ha liberato da tutti quegli aspetti del business che non capiamo. Sanno dove vendere, come vendere, come promuovere e come assicurarsi che le persone si entusiasmino. Senza di loro la gente non si prenderebbe la briga di sentirci. Grazie alla portata più ampia della loro esperienza e conoscenza siamo anche riusciti ad avere l’opportunità di fare tournée all’estero e vivere una vita che ci saremmo persi senza il loro aiuto.

A metà degli anni ’90 molte persone dicevano che il thrash metal era morto, ma è ancora vivo. La scena è migliore adesso o nel 2013 quando avete pubblicato il vostro primo album?
Stranamente, spesso ci veniva detto che il revival thrash era finito quando stavamo iniziando, nonostante l’Australia avesse una scena molto attiva 10 anni fa. Riusciamo ad andare indietro di un decennio al massimo quando parliamo di tendenze, quindi penso che siamo stati fortunati in termini di tempismo. Alla fine della giostra suoniamo solo la musica che amiamo suonare, non perché desideriamo sfruttare le mode mentre vanno e vengono. Penso che il metal sia molto di più difficile da uccidere di quanto si creda, ci sono un sacco di band thrash in questi giorni che sono relativamente nuove e fanno grandi cose.

Stiamo vivendo l’età finale?
Può essere! Solo il tempo lo dirà. Potremmo essere a pochi istanti dall’apocalisse così come questa macabra situazione potrebbe andare avanti ancora per diversi anni. Suppongo che le persone siano sempre state piuttosto schifose, pertanto da sempre stiamo andando avanti verso la fine, solo che ora abbiamo metodi ottimali per farlo in modo più celere!

Avete scelto questo titolo prima dell’emergenza Covid-19?
Sì! Questo album è stato praticamente finito prima che gli effetti del Covid-19 si facessero sentire nel mondo. C’erano alcuni articoli provenienti dalla Cina, ma niente di più!

Come è nato l’album? I due nuovi membri – Glen Trayhern (batteria) e Leigh Bartley (chitarra) – sono stati coinvolti nella scrittura delle canzoni?
La scrittura delle canzoni, come avviene di solito, è partita dall’arrangiamento di cui mi occupo principalmente io, anche se in questo album abbiamo avuto alcuni ospiti coinvolti nella scrittura dei riff e dei testi. I due membri dei Battlegrave hanno scritto la traccia “Prime Evil” con poca, o nessuna, interferenza da parte mia. Mi sono innamorato del loro album di debutto e ho adorato il modo in cui hanno strutturato la loro musica, quindi li ho convinti a lavorare su qualche idea per farmi vedere come ne veniva fuori, alla fine ero piuttosto soddisfatto del risultato e per me è stato molto divertente uscire dalla mia solita routine di scrittura.

I testi sono più personali che mai, perché hai scelto questi argomenti così introspettivi?
Avevo appena vissuto alcuni momenti abbastanza significativi e pensavo che sarebbe stato un errore da parte mia non usarli come fonte di ispirazione o, quanto meno, evidenziare l’impatto che hanno avuto sulla mia esistenza. Non è qualcosa che faccio normalmente, mi ha lasciato un po’ più esposto del solito, ma sono dei testi che sono venuti fuori molto facilmente perché si basano sulle mie esperienze personali.

Hai anche reclutato il chitarrista dei Cephalic Carnage Brian Hopp per suonare alcuni assoli in “Prime Evil”, come è nata questa collaborazione?
Siamo stati in tour con i Cephalic Carnage nel 2018 e mi sono innamorato della band e dei loro singoli membri. Brian è uno dei più bravi ragazzi che io abbia mai incontrato nella mia vita ed è un musicista fenomenale, quindi volevo tanto coinvolgerlo nell’album. È stato così gentile da accontentare la mia richiesta e per questo potete trovare una chitarra assolutamente selvaggia in una delle canzoni.

Che mi racconti del movimento metal in Australia e in particolare della scena estrema?
La scena quaggiù è piccola ma fedele. È un paese molto vasto con una popolazione relativamente piccola ma ci sono fan sfegatati che vivono per il metal proprio come avviene in qualsiasi altra parte del mondo. Ogni grande città ha la sua cricca con le proprie band di ogni genere e a livello nazionale abbiamo tutti una grande rete di supporto, quindi i tour sono divertenti ma estenuanti. Dieci ore di guida tra ogni città e non si incrocia quasi nulla durante il percorso! Penso che la scena estrema sia probabilmente la nostra punta di diamante con band come i Psycroptic che fanno da guida al movimento. Tutti hanno una mentalità aperta nei confronti delmetal, per questo siamo molto esigenti.

Per l’emergenza Covid-19, qui in Europa i concerti si sono fermati. In Australia potrete suonare dal vivo le vostre nuove canzoni?
Non saliamo su un palco da febbraio e i concerti sono ancora off-limits, ma il paese si sta lentamente aprendo, quindi speriamo di poter fare qualche live presto e per questo dovremo provare il nuovo materiale. Saremo ben allenati allenati al momento del nostro arrivo in Europa…

From the Italian Punishment 18 to the Metal Blade, for the Australians Harlott seems to be the moment of the great leap forward thanks to Detritus of the Final Age, the third album released under the aegis of the powerful American label.

Welcome on Il Raglio del Mulo, Andrew! Could you to introduce your band to the Italian readers?
Hello Italy! We are Harlott, we are from Australia and we play thrash metal. There is nothing more you need to know about us really!

Your first releases are independent, you are under a major label from your second album, “Extinction”: how was changed your career?
Signing to Metal Blade made a world of difference for us in so many ways. We did actually release our first album via an Italian label called Punishment 18, and from the second album onwards we have been working with Metal Blade. Having their support and influence has opened our music to a much larger audience and taken all of the sides of the business that we don’t understand away from us. They know where to sell it, how to sell, how to promote it, and how to make sure people get excited. Without them people would miss out on hearing us quite simply. Thanks to that larger reach from their experience and knowledge we have also managed to have opportunities to tour overseas and experience a life we may have missed out on without their help.

In the middle of ’90 many people said thrash metal is dead, but now is still alive. The scene is better now or in 2013 when you released your first album?
Funnily enough we often got told that the thrash revival was over when we were starting up but Australia had a very healthy scene 10 years ago. We tend to be up to a decade behind when it comes to trends so I think we lucked out timing wise. At the end of the day we only play the music because we love to play it and not because we wish to cash in on the trends as they come and go. I think metal takes a lot more to kill than we give it credit for, theres plenty of thrash bands these days that are relatively new and doing great things.

Are we living the final age?
Maybe! Only time will tell on that front. We could be moments away from apocalypse or this macabre production might carry on for several years. I suppose people have always been pretty terrible so we have always been heading towards the end, we just have better methods now to make that happen!

Did you choose this title before the Covid-19 emergency?
We did! This album was pretty much finished recording before the effects of Covid-19 were being felt on the global scene. There were news articles about it in China but that was about it!

How the album was born? Were the two new members –  Glen Trayhern (drums)  and Leigh Bartley (guitar) – involved in the songwriting?
The song writing was as per the usual arrangement of being mostly down to myself though in this album we did have some guest writing contributing riffs and lyrics. The two members from Battlegrave penned the track “Prime Evil” with little to no interference from me. I fell in love with their debut album and loved how they put their music together so I got them to work on something for me to see how it would sound and I was quite pleased with the end product and it was a lot of fun to perform outside of my own techniques.

Lyrics are more personal than ever before, why did you choose this introspective matters?
I had been through some fairly significant life events and I thought it would be remiss of me to not draw on them for inspiration and at least acknowledge them for the impact they had on my life. Its not something I would normally do musically so it did leave me feeling a little bit more exposed than usual but they were some of the easiest lyrics ive written in as much as they flowed out with me easily because I could write from experience.

You also recruited Cephalic Carnage guitarist Brian Hopp to play some solos on “Prime Evil”, how is born this cooperation?
We toured with Cephalic Carnage in 2018 and I fell in love with the band, and their individual members. Brian is one of the greatest dudes live ever met in my life and a phenomenal musician so I really wanted to get him involved for the album. He was kind enough to oblige my request and as a result there is some absolutely wild guitar work on one of the songs.

What’s about the metal movement in Australia and in particular what’s about the extreme scene?
The scene down here is small but loyal. Its such a massive country with a relatively small population but there are die hard fans that live for metal just like they do anywhere else in the world. Each major city has its own clique with its own bands for each genre and nationally we all have a great supportive network so touring is fun but exhausting. 10 hour drives between each city and theres a whole lot of nothing on the roads inbetween! I think our extreme scene is probably our strongest and our flagship bands like Psycroptic help to drive that movement. But everyones open minded with metal so as long as its heavy most punters will give it a go.

Due the Covid-19 emergency, here in Europe there’s concerts stop. What’s about Australia,  could you play live your new songs?
We haven’t been on stage since February and gigs are still very much off limits, but the country is slowly opening up so hopefully we can get some gigs in soon and try out the new material. We will have to be well and truly practiced by the time we make our way over to Europe…