It Will Last – Incubi sotto il sole

La Wanikiya Records ha da qualche giorno pubblicato “Nightmares in Daylight”, l’esordio dei It Will Last, il nuovo progetto del musicista polistrumentista Simone Carnaghi con alla voce Daniel Reda dei Pandemonium.

Ciao Simone, il tuo progetto It Will Last è da poco giunto all’esordio con l’album “Nightmares in Daylight”. Come è nata l’idea di questo disco?
Ciao Giuseppe, il progetto It Will Last nasce dalla mia grande passione per la musica hard rock-heavy metal. Ho sentito crescere in me la voglia di scrivere nuova musica e in particolare qualcosa di differente rispetto a quanto fatto precedentemente nelle mie composizioni. L’idea è partita da alcune bozze di nuove canzoni a cui stavo lavorando nel 2018, oltre ad alcuni vecchi brani che volevo riarrangiare.

Il nome del progetto proviene da un brano di un tuo album precedente, “Slender Hopes”: dobbiamo considerare questa nuova avventura come la naturale evoluzione di quella esperienza?
Sì, ti confermo che, It Will Last è una canzone contenuta nel mio precedente progetto “Slender Hopes”, era uno dei miei brani preferiti, parla di: “speranza”, mi piaceva particolarmente anche il titolo, così ho deciso di utilizzarlo per il mio nuovo progetto. Le canzoni “It Will Last” e “Flying to the Rainbow” (anche quest’ultima proveniente dal mio CD Slender Hopes), si prestavano tantissimo ad un nuovo arrangiamento e dopo vari tentativi, hanno acquistato un sound che mi ha convinto a riutilizzarle, in quanto sono risultate differenti e maggiormente valorizzate rispetto alle precedenti versioni. Nonostante tutto, non definirei questo nuovo progetto come la naturale evoluzione del precedente dal quale ho voluto discostarmi a livello sonoro. Sempre consapevole che nella vita di un’artista ogni precedente esperienza aiuta a costruire i successivi lavori.

Magari è presto parlarne, ma immagini di dar vita ad altri lavori a nome It Will Last o la consideri un’esperienza unica?
Forse… Al momento la mia concentrazione si focalizza in particolar modo su questo attuale CD-album dal nome “Nightmares in Daylight”, tuttavia non ti nascondo che sì, mi piacerebbe ci fosse più in là un seguito e non solo.

In pratica hai fatto tutto da solo, ma credi che un domani, magari anche solo per portare il disco dal vivo, tu possa farti accompagnare da altri musicisti?
Assolutamente sì! Mi piacerebbe tanto, e proprio per questo sto già provando a reclutare i musicisti necessari.

Unica eccezione alla tua “solitudine” la presenza di Daniel Reda dei Pandemonium alla voce, come è nata questa collaborazione?
Daniel è un mio carissimo amico ormai da tantissimi anni, è una persona che stimo e di cui mi fido e ha un timbro di voce bello e particolare. E’ stato interessante sperimentare e inserire la sua voce decisamente epic metal e applicarla a un contesto ben differente.

Sei mai stato tentato di cantare tu delle parti del disco o hai escluso a priori questa eventualità?
Tutti i cori maschili nel CD li ho fatti io, mentre le parti femminili mia moglie. Mi sarebbe piaciuto cantare anche delle parti vocali soliste, ma lasciamo queste competenze a chi di dovere… Tre strumenti musicali mi sono sembrati già abbastanza impegnativi!

In “Nightmares in Daylight” è evidente l’influenza degli Iron Maiden, perché hai scelto il gruppo inglese come musa ispiratrice e cosa pensi di aver aggiunto di tuo alla ricetta base della band di Harris?
Ho iniziato ad ascoltare musica heavy metal e poco dopo ad immergermi nello studio della musica proprio grazie all’ascolto dei mitici Iron Maiden di Steve Harris. Li amo tutt’ora; i loro primi sette album sono per me dei capolavori e mai mi stancherò di ascoltarli. Non ho saputo resistere e ho voluto trarre ispirazione da alcuni dei loro ingredienti principali utilizzati nei loro capolavori anni ‘80, ma senza copiare. I miei brani infatti hanno varie caratteristiche e differenze fra cui: tanti cori a più voci, strutture spesso imprevedibili e con tanti cambi di ritmo, tonalità e non solo: “Nightmares in Daylight” in tutti i suoi brani ha un’attitudine progressive e ha un arrangiamento impegnativo e molto particolareggiato in tutte le sue parti. Non ultimo, è stata inserita una voce solista che probabilmente non ci si aspetterebbe in questa tipologia di brani.

Possiamo definire “Nightmares in Daylight” un concept album atipico?
In effetti possiamo definire “Nightmares in Daylight” un concept album abbastanza peculiare, in
particolar modo nei contenuti. Tante sono le problematiche che stanno letteralmente consumando il mondo in cui viviamo, questo rappresenta un problema reale, mi ha fatto riflettere ancora di più e mi ha ispirato, ho così voluto mettere i miei pensieri in musica.

Quali sono i tuoi progetti a breve, al di là degli It Will Last?
Al momento gli It Will Last sono la mia priorità. Se dovessi trovare tutti i musicisti per comporre la band e creare con loro il giusto feeling, tante sono le idee che vorrei mettere in pratica. Tempo permettendo, non mi dispiacerebbe riprendere anche un vecchio progetto dal nome Forgotten Melody, con me al basso alternato alla chitarra e alla voce Daniel, in cui vengono proposti in chiave acustica brani heavy metal famosi e non. Sempre in primo piano rimane ovviamente la mia attività didattica di insegnante polistrumentista (basso, batteria e chitarra). Professione che esercito ormai dal lontano 2006, sia nel mio studio musicale privato che in altre strutture terze. Infine mi sto lanciando nel fantastico mondo della produzione musicale. “Nightmares in Daylight” rappresenta infatti il primo prodotto musicale totalmente registrato, mixato e masterizzato presso il mio studio di registrazione a Rescaldina (Mi). L’intenzione è di produrre presto anche progetti di altre band.

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