Evilizers – Solar quake

Nati come tribute band dei Judas Priest, gli Evilizers ormai paiono del tutto a proprio agio nel creare musica propria. La Punishment 18 Records \ NeeCee Agency pubblicherà il secondo album in studio “Solar Quake”  dei piemontesi il 26 marzo 2021, ne abbiamo parlato con il cantante Fabio Attacco.

Benvenuti su Il Raglio, tra pochi giorni il vostro secondo lavoro sarà fuori, come vi sentite?
Ciao e grazie per lo spazio Raglio, ci sentiamo un po’ strani, diciamo tanto elettrizzati per l’uscita di questa nostra ultima fatica, quanto dispiaciuti per non poter avere l’occasione di portarla dal vivo a causa delle restrizioni dovute al Covid-19.

Ritenete di essere arrivati a questa seconda prova con un songwriting superiore rispetto a quello dell’esordio?
Certamente, l’esperienza in studio del precedente disco “Center of the Grave”, ed il successivo tour ci hanno maturato artisticamente, ci hanno fatto capire meglio cosa funziona dal vivo, e ci hanno consentito di intraprendere questo percorso alla ricerca di un nostro modo di essere musicale più definito.

Rimanendo in tema di primi giorni della band, quanto è rimasto in voi della tribute band dei Judas?
Siamo partiti dai Priestkillers per omaggiare i nostri idoli, poi con gli anni e l’affiatamento acquisito, abbiamo deciso di tributarli in un’altra maniera, creando il progetto Evilizers. Purtroppo però la richiesta dei locali cadeva quasi sempre su tribute e cover band, quindi, per non ricorrere a crowdfunding o a investimenti a fondo perduto, e non pesare economicamente sulle nostre famiglie, abbiamo deciso di mantenere il tributo attivo ed autofinanziarci.

Vi andrebbe di fare una carrellata veloce sulle singole tracce?
Diciamo che sono pezzi che richiederebbero più che qualche parola, ma ci provo: “Solar Quake” e “U.T.B.” sono pezzi veloci e potenti con testi di introspezione interiore; “Call of Doom” è l’intro di “Chaos Control” che è un brano doom, che, come il successivo “Earth Die Screaming”, che invece è heavy metal con sfumature folk, affronta la tematica del rapporto uomo-natura; “Shiver ofThy Fate” è una classica ballad, con un’intro di chitarra acustica ed un utilizzo un po’ particolare delle distorsioni vocali. Si riparte con una trilogia di pezzi tirati, potenti e cazzuti, “Terror Dream” più heavy speed, “Disobey the Pain” con accenni allo swedish death, “Holy Shit” più trash e power metal, quest’ultima è il primo singolo e parla dell’inutilità del fanatismo religioso. Si torna su ritmi più tradizionali con “Time to Be Ourselves”, puro heavy metal classico; “Ghost” si chiama così perché inizialmente doveva essere una ghost track, è un rock ‘n’ roll divertente e veloce che chiude il disco.

Qual è tra questi il brano che vi descrive meglio oggi e ce n’è uno che invece per voi rappresenta una scommessa?
Sicuramente il pezzo che più ci rappresenta adesso è “Solar Quake”, che parla del come tramutare le avversità in energia vitale e come, credendo in sé stessi, si possa migliorare il proprio essere. C’è voglia di creare un fottuto terremoto sul primo palco che ci ospiterà. La scommessa in realtà c’è e non c’è, perché riteniamo che in ogni brano ci sia un tentativo di provare qualche soluzione nuova, ma tutti i brani sono legati da un filo conduttore.

A proposito di scommesse, comunque avete puntato su sonorità e immagine molto classiche, vi chiederei, allora, qual è lo stato di salute dell’old school heavy metal oggi?
“Metal is Undead” è il titolo di una canzone del nostro primo album e descrive alla perfezione lo stato in cui versa il nostro genere negli ultimi anni. I grandi nomi esistono ancora, ma sono oramai l’ombra di quel che erano. Però esiste un folto sottobosco di band valide, da tutto il mondo, basta andare in rete e si trova veramente di tutto, quel che manca è qualcuno che abbia veramente intenzione di investire su questo genere, purtroppo, spesso è il gruppo stesso a doversi sobbarcare spese che non permettono alla band di promuoversi nella maniera corretta.

Quanto c’è della scuola italiana heavy metal nel vostro suono?
Apprezziamo davvero tanto la scena musicale italiana, in particolare quella che parte dalla fine degli anni ‘80. Penso che le nostre influenze, come è stato per i primi gruppi heavy metal italiani, derivino però principalmente dall’heavy metal inglese.

Torniamo al disco, avete intenzione di pubblicare dei singoli?
Uscirà sicuramente il singolo di “Holy Shit”, con relativo lyric video. Stiamo preparando il video vero e proprio di “Solar Quake”, ma per le restrizioni attuali, e la necessità di fare riprese esterne, chissà quando potremo ultimarlo. Sicuramente ci faremo venire in mente qualche idea per non lasciare i nostri seguaci a bocca asciutta troppo a lungo.

Avete già scelto quali brani proporre dal vivo quando ci sarà la possibilità di tornare a suonare con il pubblico?
Essendo il nostro secondo album, ed essendo noi abituati a scalette molto lunghe per via dell’attività live con il tributo, penso proprio che, salvo motivi tecnici di tempo le porteremo tutte.

Helstar – The return of the vampire

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

“Clad in Black” (Massacre Records), il nuovo album degli Helstar, include nuove canzoni, cover e il precedente disco della band, “Vampiro”, nella sua interezza. Abbiamo fatto due chiacchiere su questa compilation su doppio CD \ LP con il grande James Rivera.

Ciao James, come te la passi in questi strani giorni caratterizzati dall’emergenza pandemica e dall’attacco al Campidoglio?
Sto bene e sto creando musica. Non mi piace entrare in questioni riguardanti la politica, quindi non ho commenti da fare su Capitol Hill, ma ti dirò che in qualche modo capisco perché alcune persone hanno reagito in quel modo. Questo paese stava crescendo economicamente e ora possiamo solo dire addio al suo sviluppo!

Come ci si può rapportate con la musica in questi momenti difficili?
Bene, è facile. Ci dà qualcosa da fare. Inoltre possediamo degli studio privati, quindi non dobbiamo neanche uscire e stare con le persone.

Come nasce il titolo “Clad in Black”?
È un una delle mie frasi preferite del romanzo di Bram Stokers, Dracula, quando Johnathan Harker incontrò Dracula per la prima trovi scritto “Ed eccolo lì. L’uomo dall’aspetto strano vestito di nero”.

L’album include due nuove canzoni e il singolo “Black Wings Of Solitude”, già disponibile da ottobre 2020. Per favore, potresti descrivere queste tre tracce?
“Dark Incarnation” parla di un film che Larry mi ha mandato su una malvagia strega satanica. “Black Wings” racconta di un vampiro che tenta di diventare normale per amore di una mortale ma non ci riesce. “Across the Raging Seas” parla di un Kamakaze. Quei piloti giapponesi che hanno fatto attacchi sucidi alle navi da battaglia nemiche.

Nella track list possiamo trovare tre cover – “Restless and Wild” (Accept), “After All (The Dead)” (Black Sabbath) e “Sinner” (Judas Priest) – perché hai scelto questi classici?
Sono canzoni che facevamo nei nostri primissimi giorni quando eravamo ancora come cover band e che facciamo ancora nei miei James Rivera’s Sabbath Judas Sabbath Metal Extravangza.

Il secondo CD della versione digipak include il precedente album in studio della band, “Vampiro”, nella sua interezza, mixato e masterizzato da Bill Metoyer agli Skull Seven Studios. Perché ha voluto ristampare questo album solo due anni dopo dalla sua uscita originale?
Perché riteniamo che non abbia ottenuto il riconoscimento che meritava a causa di un’etichetta che ha dimostrato di non avere le capacità promozionali per farlo conoscere di più in giro.

Vampiro” è una parola italiana: volevi dare un titolo italiano al tuo album?
Amo la lingua italiana, ma Vampiro si dice anche spagnolo, che è la lingua madre mia e di Larry, quindi l’abbiamo chiamato così per la nostra lingua.

Ti ricordi quando è nata la tua passione per i vampiri?
A causa di molte lune piene da bambino, ma ancora di più quando abbiamo iniziato a scrivere “Nosferatu”.

Ci sono altri concept che vorresti creare per i tuoi futuri album?
Per quanto riguarda gli altri, sono liberi di scrivere ciò che vogliono, noi non stiamo ancora pensando a un altro concept album. Quanto a me, scriverò sempre di vampiri il più possibile. Come vuole la leggenda, i vampiri vivono per l’eternità, così come l’amore e l’interesse per loro di una parte enorme del mondo. La mania dei vampiri è oggi più grande e più forte di quanto non lo sia mai stata e continua a crescere.

Come hai preservato la tua voce dopo tutti questi anni?
Bene, oltre ai motivi di natura medica e scientifica, come adeguati allenamenti, con tonnellate di sonno nella mia bara durante i tour. Buon champagne e Jager Meister!

Hai reso omaggio alle voci meravigliose di Rob Halford e Ronnie James, ma c’è qualche nuovo cantante che ami?
Beh, non direi nuovi cantanti in generale, amo Steve Perry, Tom Jones, Perry Como, Frank Sinatra, Engelbert Humperdink, Neil Diamond, i Betales, i cantanti della Mowtown, David Gahan, Peter Murphy, Morrisey, Robert Smith, Andrew Eldricth dei Sister’s of Mercy, Alice Cooper, Dani Fith ma per quanto riguarda un nuovo cantante che ho incontrato di recente, del quale non solo amo la sua voce ma anche la sua band, è sicuramente Gabriel Franco degli Idle Hands.

Hi James, how are you in these strange days between pandemic emergency and the Capitol Hill attack?
Well been doing fine and just creating music. I don’t like getting into polotics so I really have no comment about Capitol Hill but I will say I understand to a certain point why those people reacted the way they did. This country was shaping up economically and now we can kiss that goodbye!

How can represent the music in these hard days?
Well it’s easy. It gives us something to do. Plus we have home studios so we don’t really have to go out and be around people.

How is born the title “Clad in Black”?
It is a favorite saying in the novel Bram Stokers Dracula when Johnathan Harker met Dracula for the first time he wrote “And there he stood. The strangest looking man Clad In Black”.

The album includes two new songs and the single “Black Wings Of Solitude”, which is available since October 2020. Please, could you describe these three tracks?
“Dark Incarnation” is about a movie Larry sent me about an evil satanic witch. “Black Wings” is about a vampire who wants to try to become normal for a mortal love but can’t. “Across the Raging Seas” is about a Kamikaze piolt. The Japanese pilots who did suciade attacks on enemy battle ships.

In the track list we can find three covers – “Restless and Wild” (Accept), “After All (The Dead)” (Black Sabbath) and Sinner (Judas Priest) – why did you choose these classics?
They are songs we were doing in our very young days still as a cover band and still do in my James Rivera’s Sabbath Judas Sabbath Metal Extravangza.

The second CD of the digipak version includes the band’s previous studio album “Vampiro” in its entirety, which was mixed and mastered by Bill Metoyer at Skull Seven Studios. Why did want to reissue this album just two year later from his original release?
Because we felt it didn’t get the recognition it desereved on a new label that didn’t quit have the promotional skills to get it more known.

Vampiro is the Italian word that stands for vampire: did you wat to give an Italia title to your album?
I love the Italian language so to speak but Vampiro is also Spanish which is mine and Larry’s heritage so no we named it that for our language.

Do you remember when is born your fascination for vampires?
Many full moons agao as a child but even more so when we started writing Nosferatu.

Are there any other concepts you would like to create for your future albums?
As for the rest of the writers they are free to write what they please and we’re not thinking of another concept album yet. As for me I will always write about Vampires as much as I can. As legend has it, vampires live for eternity and so will the love and interest for them from a huge part of the world. The vampire craze is bigger and stronger today then it ever was and continues to grow.

How did you preserve your voice after all these years?
Well on top of the medical and scientific reason of being properly trained how to sing, Tons of sleep in the coffin while on tour. Good champagne and Jager Meister!

You gave your tribute to wonderful voices of Rob Halford and Ronnie James, but is there some new singer you love?

Well I wouldn’t say new singersin general but I love other singers such as Steve Perry, Tom Jones, Perry Como, Frank Sinatra, Engelbert Humperdink, Neil Diamond, all the Betales, Mowtown singers, David Gahan, Peter Murphy, Morrisey, Robert Smith, Andrew Eldricth of Sister’s of Mercy, Alice Cooper, Dani Fith but as far the newest singer I have come across recently and not only love his voice but the band in general is one my favorites now Gabriel Franco of Idle Hands.

Stealth – Live for your faith

Nella storia della musica pesante italiana i live album sono delle rarità, solo pochi gruppi hanno deciso di pubblicarne uno. Tra questi gli Stealth che da qualche settimana hanno fatto uscire “Live For Your Faith”, la riproposizione on stage del loro terzo lavoro “Fight For Your Faith”.

Ciao Ivan (voce e chitarra), la decisione di pubblicare un live album era già stata già presa tempo fa o è nata durante il blocco dei concerti?
Ciao a voi. Diciamo che era già stata presa da tempo ma che abbiamo anche colto la palla al balzo durante il blocco dei concerti. Avevamo del materiale live registrato durante il nostro ultimo tour ed abbiamo così deciso di fare una selezione dei 10 migliori pezzi e di pubblicarli.

Che significato simbolico ha pubblicare un disco dal vivo proprio in questi giorni?
Molto. Ci mancano i live e ci manca l’atmosfera del palco. Abbiamo voluto fare un piccolo tributo a ciò che veramente spinge dei musicisti come noi a suonare e cioè lo spettacolo dal vivo. E speriamo di esserci riusciti.

“Live For Your Faith” raccoglie al proprio interno una versione live del vostro terzo album e i pezzi provengono da più date, quale criterio avete utilizzato per creare la tracklist definitiva?Abbiamo innanzitutto ascoltato attentamente tutto il materiale live registrato che avevamo a disposizione, più di sette ore in totale. Da lì abbiamo selezionato i pezzi migliori, considerando l’idea iniziale di pubblicare il disco con la stessa track list dell’album originale uscito sette anni fa. Poi c’è stata la parte del mixaggio e mastering fatta da Ays Kura negli studi della nostra label a Londra, il tutto fatto ovviamente in periodo di pandemia, ossia da casa tramite scambi di decine di e-mail. E lì ci siamo accorti che la maggior parte dei pezzi suonava davvero forte. Abbiamo infine deciso di andare a selezionare tutti i pezzi da quattro live differenti lasciando da parte quelle canzoni dove magari la resa sonora non era il massimo.

I brani sono stati registrati in Italia, Uk e Slovenia, come varia l’approccio del pubblico nei confronti di un concerto nei vari paesi?
In Italia l’ascoltatore è molto attento ma anche un po’ più freddo rispetto a paesi come la Slovenia o tutto l’Est Europa in generale, dove il pubblico si lascia un po’ più andare e coinvolgere dalla musica. In UK possiamo dire che è una via di mezzo tra i due appena descritti. In generale comunque i feedback ricevuti nei nostri live all’epoca sono stati assolutamente positivi.

“Fight For Your Faith” è un disco uno e trino, oltre alla sua versione originale e a quest’ultima live, ne esiste anche una remixata: cosa vi lega in modo così forte a questo album tanto da rimetterci mano periodicamente ripresentandolo in una veste nuova?
E’ attualmente il nostro disco in studio di punta, quello che ci ha fatto maturare a livello artistico e che ci ha portato degli ottimi feedback sia a livello nazionale che internazionale. Abbiamo impiegato oltre un anno e mezzo per la sua produzione, senza contare i diversi mesi precedenti le registrazioni occupati a comporre le musiche ed i testi. Ecco il perché della rivisitazione live e del remix. Quel disco meritava di essere da noi “celebrato” in tutto e per tutto.

La vostra discografia è diventata corposa, dodici uscite in tutto. Ma se “Fight For Your Faith” è un disco a cui tenete particolarmente, ce n’è uno che in qualche modo considerate meno riuscito?
Teniamo moltissimo a tutti i nostri dischi e le nostre release. Se proprio dovessimo rimettere mano ad un disco, lo faremmo per il nostro primo full length album omonimo uscito nel 2001. Quel disco è fin troppo acerbo e presenta anche qualche errore di esecuzione, di dinamica e anche di composizione che certo ad oggi non faremmo di nuovo. Quelli erano errori di gioventù che all’epoca ci potevano stare.

Quanto è cambiata la scena dai vostri esordi a fine anni 90?
Tantissimo! In quegli anni c’erano un sacco di locali underground nella nostra zona dove poter suonare o semplicemente dove poter uscire una sera con gli amici per ascoltare buona musica. Da una decina di anni a questa parte la situazione è cambiata. I locali sono sempre meno e le opportunità per divertirsi ascoltando rock/metal e per esibirsi sono pochissime qui e in molte altre province italiane. E purtroppo, dopo la pandemia, la situazione di certo non sarà migliore.

Domanda a bruciapelo: ha ancora senso fare uscire un disco oggi, soprattutto in formato fisico?
Secondo noi si. Ovviamente l’avvento dei social media e di piattaforme digitali come Spotify ha reso il formato fisico più un prodotto di merchandising che un vero e proprio dispositivo dove ascoltare musica. Ovviamente, proprio per questo, tanti gruppi hanno optato per la pubblicazione di uno o più singoli /EP piuttosto che di un album intero. Ma alla lunga pensiamo che si ritornerà a dare più importanza al supporto fisico sia esso CD che vinile.

State lavorando su del materiale nuovo?
Sì, certo! Siamo in fase di mixaggio di due nuovi brani che vedranno la luce in primavera. Ci saranno delle novità a livello di sound ma il marchio di fabbrica Stealth resterà lo stesso delle nostre ultime pubblicazioni.

Airborn – I segreti della lucertola

Gli Airborn finalmente hanno dato alle stampe la seconda parte del loro ambizioso concept su più album,”Lizard Secrets”. Il nuovo capitolo della saga si intitola “Lizard Secrets – Part Two – Age of Wonder” ed è stato pubblicato dalla Fighter Records il 10 dicembre 2020, in collaborazione Metal Underground Music Machine (#MUMMunderground) abbiamo contattato il cantante-chitarrista-tastierista della band Alessio Perardi.

Benvenuto Alessio, finalmente la seconda parte di “Lizard Secrets” è qui! Immagino che sviscerare un concept su due album sia stata una faticaccia, ma ora che anche “Age of Wonder” è stato pubblicato, ne è valsa la pena?
Innanzitutto, grazie a voi per questo spazio! Ne è valsa sicuramente la pena… “Lizard Secrets Part Two” è uscito da poco, ma sta già facendo breccia nel cuore dei fan e ha scatenato ottime reazioni. Il lavoro è stato lungo e chiaramente la pandemia e le restrizioni hanno complicato le cose. Fortunatamente però siamo riusciti a gestire la produzione in modo da far passare solo due anni fra la prima e la seconda parte. Avevamo molta fiducia in questo nuovo album e sta venendo ripagata con gli interessi!

Direi di iniziare, come nelle serie, con il riassunto delle puntate precedenti: ti va di fare un recap della prima parte dell’opera?
Il primo capitolo di “Lizard Secrets” è uscito nel 2018 e conteneva parecchi brani che sono già dei capisaldi della nostra scaletta live, come “Who We Are”, “Lizard Secrets”, “Wolf Child” e “Metal Haters.” Per molti versi questo nuovo progetto ci ha anche fatto conoscere a persone non ci avevano mai ascoltati prima.

Come si sviluppa, invece, la trama in questo secondo capitolo?
Il trucco di base nella serie Lizard è che si tratta di una trilogia di concept album, ma non strutturati come una rock opera in cui, da autore, sei costretto a seguire una trama. I brani sono legati più dalle tematiche e dallo stile che non da una storia, anche se piano piano si sta facendo spazio un filo conduttore dato dalla figura del Soultraveller che compare nella prima canzone di “Lizard 2”. Solo alla fine del terzo capitolo, si vedrà il quadro completo, ma niente spoiler per ora!

Quando avete iniziato a scrivere il concept, avevate già chiaro che il disco sarebbe uscito in più parti o solo lavorandoci su avete avvertito questa esigenza?
In principio il progetto era nato come un doppio CD da pubblicare tutto insieme, ma lavorandoci abbiamo riflettuto sul fatto che, dal punto di vista discografico e del lavoro, non era la scelta più azzeccata. Quando le canzoni imbastite hanno cominciato a diventare troppe abbiamo capito che la trilogia era la strada giusta e le nostre etichette hanno concordato in modo molto convinto e hanno caldamente supportato l’idea.

Come si fa a non perdere il filo quando si lavora in un arco temporale così ampio come è capitato a voi per “Lizard Secrets”?
Il piano generale era abbastanza ben definito all’inizio e molte canzoni già imbastite, quindi usando questo nocciolo duro è relativamente semplice mantenere la rotta. Il problema più grosso è sull’aspetto tecnico della produzione: inevitabilmente salta sempre fuori qualche nuova tecnica da sperimentare, qualche nuova strumentazione o software nel mio arsenale che possono migliorare il prodotto finale, perciò bisogna fare un bilanciamento fra l’innovazione e il non stravolgere la continuità di sound con il capitolo precedente. Credo che siamo riusciti nell’intento.

Sinora, ci siamo concentrati sulla parte concettuale, ma dal punto di vista musicale ci sono differenze tra i due capitoli, magari non avvertibili al primo ascolto?
Ritengo che “Age Of Wonder” sia un disco più ricco e vario rispetto alla parte uno. In verità credo sia il nostro disco più vario in assoluto. Ci sono i classici pezzi veloci e power come “Speed of Life”, “Edge of Disaster” e “Troubles”, ma anche deviazioni più melodiche come “Golden Rules” e “Age Of Wonder” o di heavy spinto come “Follow The Leader”. Ci sono anche una ballad, cosa che non facevamo più da tempo, “Condemned To Believe” e il pezzo più lungo e complesso della storia degli “Airborn: Star A Star”.

In considerazione del fatto che non avevate una vera e propria trama, i singoli pezzi sono stati concepiti individualmente e poi adeguati al canovaccio generale?
Come dicevo prima, il fatto di non avere una trama in senso stretto ci ha aiutato, tuttavia posso gettare la maschera e rivelare che alcuni pezzi sono stati scritti molti anni prima che la trilogia fosse concepita e inseriti in corso d’opera, principalmente perché calzavano a pennello. A volte scrivi canzoni che reputi di valore, ma che finiscono in secondo piano perché gli album hanno un limite di spazio e qualcosa devi sacrificare. Ho un archivio con molti brani incompiuti e lo rivisito volentieri, perché a volte aspettano solo il loro momento per brillare.

Vi è capitato di scrivere un pezzo molto valido, però fuori contesto, ma nonostante tutto l’avete inserito, magari variando un po’ la trama?
Beh, un caso evidente è “Troubles” che parla di fuorilegge nel 1700 in Inghilterra. Ovviamente sembra fuori contesto in una trilogia molto improntata sulla fantascienza, ma quella canzone ci piaceva talmente che non abbiamo esitato un momento ad inserirla.

E’ previsto un box unico, magari in edizione limitata, contente tutti gli album?
Non ne abbiamo ancor parlato ufficialmente con le nostre etichette, ma credo che con l’uscita del terzo capitolo, almeno sul nostro shop, daremo la possibilità di avere anche un box per contenere i tre album con un artwork speciale del nostro fido artista Trevor Storey. L’idea mi piace tantissimo e ci sto lavorando.

Cosa ci puoi anticipare sul terzo capitolo?
Non voglio sbilanciarmi troppo sulle date di uscita del terzo capitolo, perché di questi tempi tutto è incerto, però la produzione è già avviata e la maggior parte dei pezzi imbastita. Speriamo entro uno o due anni di poter concludere questo progetto.

Dread Sovereign – Alchemical warfare

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Dread Sovereign sono stati fondati a Dublino, in Irlanda, circa dieci anni fa dal cantante dei Primordial, Nemtheanga, per rendere tributo alla vecchie scuola doom, black ed heavy metal! È uscito da poco il nuovo album della band, il primo sotto Metal Blade, “Alchemical Warfare”, per ciò abbiamo deciso di fare una chiacchierata con il leader di questa oscura creatura.

Ciao Nemtheanga, “Alchemical Warfare” è un buon modo per iniziare il 2021 e dimenticare l’orribile 2020, ma durante la sessione di songwriting sei stato influenzato dalla pandemia?
Nah, abbiamo scritto e registrato l’album nel 2019 prima di questo casino, quindi l’album non ha nulla a che fare con l’emergenza. Il 2020 è stato davvero un anno da dimenticare, ma non parlare troppo presto, il 2021 potrebbe benissimo andare peggio: dobbiamo aspettare e vedere.

Questo è il tuo primo album per la Metal Blade, ti sei sentito sotto pressione durante la scrittura delle canzoni?
No per niente. La Van Records è fantastica e sono molto affezionato a loro, ma il nuovo album è più straight up metal, aveva più senso stare con Metal Blade. Niente di grave, sono entrambe fantastiche in modi diversi. Nessuna pressione, faccio sempre la stessa cosa.

Il titolo “Alchemical Warfare” mi fa pensare a qualcosa tipo guerra tra le aziende farmaceutiche per il vaccino e il suo business. Qual è il vero significato?
Ah no, l’alchimia è ciò che potremmo chiamare la scienza / ricerca magica / processo medievale per trasformare gli elementi di base in metalli preziosi, cosa che ossessionava gli ordini occulti ermetici durante il post-illuminismo in Europa. Argomento a cui sono molto interessato, come metafora rappresenta l’ideale dell’autorealizzazione, in quel momento ti ritrovi dentro una guerra!

I Dread Sovereign sono un tributo al doom della vecchia scuola, al black e all’heavy metal, ma pensi che il tuo sound sia cambiato rispetto al primo EP?
Beh, non è un tributo no… la band esiste di per sé, ma non avevo intenzione che fosse originale, non me potrebbe fregare di meno, ad essere onesto. E’ quello che è. Il suono è un po’ più uptempo, più NWOBHM, c’è dell’old school metal lì dentro… Nessun cambiamento enorme.

Come cambia il tuo approccio vocale dai Primordial ai Dread Sovereign?
Beh, è ​​sempre la mia voce, quindi non ci possono essere tante differenze, ma nei DS sono più libero di cantare con gli alti, più metal, uso dell’idee interpretative diverse che non si adattano ai Primordial. Nei DS la voce anche è un po’ più in second’ordine rispetto alla musica.

È nato prima il tuo amore per il basso o per la voce? Ed è difficile per te cantare e suonare il basso insieme sul palco?
Ah, non sono un vero proprio musicista con un talento naturale, quindi entrambe le cose sono state dei ruoli che ho intrapreso, ma mi accontento delle abilità che ho. Li amo entrambi per motivi diversi. Comporre per i DS alla chitarra è molto diverso, non sono affatto un grande chitarrista, ma so quello che voglio. E’ stato difficile senza dubbio, ma è diventato più facile con il passare degli spettacoli…

I Dread Sovereing sono una band orientata al basso o durante la composizione delle canzoni tutti i membri sono liberi di creare qualcosa?
Chiunque è libero di contribuire con qualsiasi cosa! Tendo ad accentrare forse duo/tre cose nella musica, ma Bones scrive anche canzoni. E’ tutto là fuori …

Quanto è divertente per te scrivere un testo per Dread Sovereign?
Divertente? Non è per nulla è divertente (ridendo). E’ diverso dai Primordial, nei DS non ho il peso storico culturale, sono libero di essere influenzato da qualsiasi cosa, è tutto scritto in uno stile horror occulto, fatti storici intrecciati tra sogno e incubo!

Quali canzoni di “Alchemical Warfare” suonerai dal vivo quando sarete in grado di andare in tour?
Chissà, credo che che attraverseremo quel ponte quando arriverà il momento in cui potremo farlo.

Dread Sovereign was formed in Dublin, Ireland about a decade ago by Primordial vocalist, Nemtheanga, to give praise to filthy cult old doom, black and heavy metal! The new album of the band, the first under Metal Blade, “Alchemical Warfare” is now out, so we decided to have a chat with the leader of this obscure creature.

Hi Nemtheanga, “Alchemical Warfare” is a good way to start 2021 and forget the horrible 2020, but the during the songwrting session was you influenced by pandemic?
Nah, we wrote and recorded the album in 2019 before this mess so the record has nothing to do with the pandemic. 2020 has indeed been a year to forget but dont speak too soon 2021 might very well be worse. We have to wait and see.

This is your first album under Metal Blade, did you feel under pressure during the songwriting process?
No not at all. Van Records is awesome and much love to them, but the new album is more straight up metal, made more sense to be with Metal Blade. No big deal. They are both great in different ways. No pressurs, I always do the same thing.

The title “Alchemical Warfare” minds me something about war between pharmaceutical companies for the vaccine and its business. Which is the real meaning?
Ah no, alchemy is what we could call the medieval science/magical search/process for turning base elements into precious metals that obsessed hermetical occult orders in the post Europe enlightenment. Which I am very interested in, as a metaphor it represents the ideal of self actualization. Finding yourself within that is the war right now!

Dread Sovereign are a tribute to old school doom, black and heavy metal, but do you think your sound is changed from the first EP?
Well not a tribute no. The band exists in it’s own right, but i had no intention for it to be original, I could care less to be honest. It is whats it is. the sound is a bit more uptempo, more NWOBHM and old metal in there… no huge change.

How does change your vocal approach from Primordial to Dread Sovereign?
Well, is still my voice so there can only be that many differences, but in DS I am freer to sing higher, more metal, use different random ideas that don’t fit into Primordial. In DS also the vocals are set back a bit more into the music.

Was born first your love for bass or for vocal? And is difficult for you to sing and play bass together on stage?
Ah, I am not really a natural musician so they both have been a task, but you make do with the tools you have. I love them both for different reasons. Composing for DS on guitar is very different, I’m not a great guitar player by any means, but I know what I want. It was hard no doubt but got easier as the shows went by…

Are Dread Sovereing a bass oriented band or during the songwriting all the member are free to create something?
Eveyrone is free to contribute anything! I tend to do maybe 2/3rd of the music but Bones writes songs as well. It’s all out there…..

How funny is for you to write a lyric for Dread Sovereign?
Funny? nothing is funny (laughs) ah it’s different to Primordial, DS doesnt have the cultural historical weight. I am free to be influenced by anything in DS, but all written in this style of occult horror, historical facts woven into dream and nightmare!

Which songs form “Alchemical Warfare” will you play live when you’ll be able to touring?
Who knows, I guess we cross that bridge when we can come to it.

Ruxt – Labyrinth of pain

Neanche la pandemia ha fermato i Ruxt: il gruppo genovese da quando è stato fondato ha rilasciato dischi al ritmo di quasi uno all’anno. Il 2020 è stato contrassegnato dall’uscita di “Labyrinth of Pain” (Diamonds Prod. \ Nadir Promotion), che propone la consueta qualità sonora e una ghiotta novità: il nuovo cantante K-Cool.

Benvenuto Stefano (Galleano, chitarra), immagino che tra le poche cose positive di questo 2020, per voi ci sia la consapevolezza di aver pubblicato un ottimo disco, “Labyrinth of Pain”. Come mai un titolo così oscuro?
Nei nostri dischi abbiamo sempre cercato di trattare temi di un certo tipo. A volte decisamente introspettivi, altre volte di denuncia. L’album ha preso il titolo dal nostro singolo, un brano che tratta il tema del bullismo. Argomento forse scontato ma che non fa mai male menzionare quando è possibile. Abbiamo denunciato questa problematica attraverso un videoclip piuttosto esplicito. Abbiamo evidenziato che può sempre esistere una via di uscita dall’ inferno in cui può precipitare un ragazzo se il problema viene condiviso con genitori, professori ed insegnanti. Il simbolo del labirinto a rafforzare metaforicamente il significato di quanto un ragazzo possa perdersi nei meandri del dolore, dell’angoscia e della solitudine, da cui però può venire fuori attraverso il coraggio della denuncia.

La band è di relativa recente formazione, dato che è nata nel 2016. In questo lasso di tempo avete pubblicato quattro album, precisamente nel 2016, 2017, 2019 e 2020. Un ritmo non facile da sostenere, come alimentate la vostra vena creativa?
Mi rendo conto non sia facile mantenere un ritmo di questo tipo. Tuttavia, la vena creativa non è mai mancata e ritengo che nel tempo abbiamo mantenuto una certa qualità e abbiamo migliorato decisamente il nostro songwriting. Mentre nei primi due dischi sono stato l’unico firmatario dei brani, negli ultimi due ho condiviso alcuni pezzi con l’altro chitarrista Andrea Raffaele proprio per dare un po’ di respiro agli album ed alleggerirli in alcuni tratti. Penso che alla lunga la scrittura di una singola persona possa sentirsi e da qui la necessità di allargare il songwriting ad altri. Gli arrangiamenti sono sempre fatti insieme con Steve Vawamas ed in questo caso anche con il nuovo cantante K-Cool. Oserei direi che abbiamo materiale per altri quattro/5cinque dischi senza alcun problema e non a discapito della qualità.

La scelta di pubblicare un disco quasi ogni anno va in controtendenza rispetto ai dettami dell’odierno mercato discografico, che tende a privilegiare il singolo brano all’album. Questa scelta di continuare alla vecchia maniera è più di natura istintiva o è un rischio ponderato?
Capisco. Siamo in controtendenza rispetto a molte cose. Tutti i membri della band sono cresciuti nei periodi in cui esistevano vinili e poi CD e chiaramente allontanarsi dal concetto di album diventa difficile. Crediamo, finché esiste creatività, che sia sempre piacevole per un ascoltatore immergersi nell’ascolto di un CD intero con brani che hanno varie sfumature proprio per percepire il senso della band, il senso dei brani e di quello che vogliamo veramente dire. Oggi in effetti va di moda il singolo con video e stop. Una pennellata buttata lì su una tela bianca. Io prediligo ancora un dipinto con tanti colori che rappresenti per intero il significato dei Ruxt e di quello che vogliono comunicare. Certamente sono ben conscio che in pochi ascolteranno attentamente l’intero album e che gli ascolti saranno forse distratti, ma preferisco pubblicare materiale e metterlo a disposizione piuttosto che preservarlo non si sa per quali tempi e audience.

“Labyrinth of Pain” segna l’ingresso del nuovo cantante K-Cool, ti va di presentarlo ai nostri lettori?
Certamente, con molto piacere. Si tratta di un cantante con un background decisamente heavy metal che nel tempo ha abbandonato l’approccio ‘metallaro’ alla musica per dedicarsi ad altri generi, forse più pop. Ho sentito una sua performance in duetto con chitarre acustiche ed ho capito che la sua voce avrebbe potuto essere messa al servizio dei Ruxt, in un certo modo cambiando completamente il sound del gruppo. Abituati alla voce di Matteo Bernardi non potevamo certo scegliere un cantante con stile simile che avrebbe solo potuto imitare Matt. Ho cosi pensato di rivoluzionare il tutto e di proporre a K-Cool di entrare a far parte di Ruxt. All’inizio devo dire che lo stesso K-Cool era dubbioso sulla riuscita dell’esperimento, ma abbiamo comunque provato e quello che sentite è il risultato!

I brani sono nati quando Matt Bernardi era ancora con voi o successivamente all’ingresso di K-Cool? Nel caso fossero stati scritti prima, sono stati modificati per adeguarli allo stile del nuovo cantante?
I brani non solo erano stati scritti per Matteo Bernardi ma erano già stati cantati da lui. Purtroppo, dopo aver completato le registrazioni, Matt ha deciso di lasciare la band. A quel punto avevo due opzioni: far uscire l’album con un cantante che già aveva abbandonato oppure trovare un voce nuova che potesse ricantare il disco e soprattutto re-interpretarlo a modo suo. Abbiamo prima provato un paio di pezzi con K-Cool e, quando ho capito che forse poteva funzionare, abbiamo ricantato tutto l’album. Non abbiamo avuto il tempo di modificare i brani per la voce di K-Cool. Abbiamo deciso di cambiare solo le parti vocali ed il risultato è stato soddisfacente. Certamente ci sarà qualcuno che farà raffronti, ma questi fanno parte del gioco.

Nella tracklist, in terza posizione, troviamo “November Rain”, brano che riporta alla mente la hit dei Guns. Come mai avete scelto di chiamare così il pezzo, nonostante l’illustre predecessore?
Non esiste alcuna relazione tra i due brani e non volevo dedicare nulla ai Guns. Diciamo che si tratta di una coincidenza. Il brano è nato come se si trattasse di una poesia in cui vengono evidenziate percezioni visive e olfattive (l’odore della pioggia, la nebbia, i colori dell’autunno) che si ripresentano nello stesso periodo dell’anno, novembre, facendo rivivere le sensazioni di una relazione finita.

Il disco si chiude con uno strumentale, “Butterflies”: che significato ha questo pezzo posto nel finale?
Come abbiamo riportato sul retro della copertina del CD: “siamo fragili ed effimeri proprio come le farfalle. Passiamo attraverso fasi difficili per crescere e diventare adulti, cambiamo forma, ma siamo sempre noi, che voliamo in giro mostrando i nostri colori. Non possiamo permetterci di sprecare tempo, viviamo la vita al massimo perché in un batter d’occhio la nostra alba si trasformerà in crepuscolo’’. Semplicemente ho metaforicamente messo in musica il concetto di nascita, crescita ed invecchiamento fino alla morte. E quanto sia breve ed effimero questo passaggio. Questo è il senso di “Butterflies”. Avrebbe potuto essere posto in una qualsiasi posizione del CD. Semplicemente per il fatto che è piuttosto lungo, ho preferito metterlo alla fine. Una sorta dedica mia a chi ha avuto la voglia di ascoltarsi tutto il CD.

Quale è stato il brano che vi ha creato più difficoltà durante la scrittura e quale invece quello su cui all’inizio non puntavate e che, a giochi fatti, invece è uscito meglio di ogni più rosea previsione?
Puntavo molto su “Labyrinth of Pain’’ ed in effetti, nonostante alcune perplessità iniziali, si è rivelato essere un buon brano ed è stato scelto come primo singolo anche per l’importanza del tema trattato. “Simply Strangers’’ era un altro pezzo a me molto caro, ma non sono certo che sia uscito proprio come lo avevo immaginato. Tuttavia, resta una buona canzone. Lo strumentale è stata una scommessa. Avevo ben in mente che cosa volevo dire e trasmettere ed ho provato. Strada facendo, confortato anche dal parere di Steve e di K-Cool, ho capito che poteva essere un bel pezzo strumentale e che anche se un po’ lungo poteva effettivamente trasmettere delle emozioni.

Alla ripresa dell’attività live, riproporrete fedelmente i nuovi pezzi sul palco oppure opterete per nuovi arrangiamenti?
Assolutamente, cercheremo di riproporre i pezzi come sono stati registrati così come abbiamo sempre fatto. Non abusiamo mai nelle registrazioni di suoni che poi non possiamo riproporre dal vivo. Siamo abbastanza vintage e reali da evitare basi o quant’altro. Più che altro speriamo vivamente di poter tornare a suonare dal vivo al più presto.

E’ tutto, grazie
Grazie a voi per l’opportunità. Colgo l’occasione per ringraziare i compagni di band per il lavoro che abbiamo fatto in così poco tempo. Ringrazio oltremodo tre ospiti che hanno suonato nel disco: Stefano Molinari alle tastiere, Francesco Russo alla chitarra e Marco Biggi alla batteria in due pezzi. Vorrei ricordare inoltre che il disco è stato questa volta registrato, mixato e masterizzato allo studio di Steve Vawamas: Steve Vawamas Studio.

Malamorte – Il divoratore di anime

Tra qualche giorno “God Needs Evil”, l’ultimo disco dei Malamorte, uscirà finalmente in formato fisico grazie all’americana Moribund Records. Abbandonate le antiche sonorità black metal, oggi i Malamorte si presentano in una veste più vicina al classico heavy metal. Ma statene certi, il processo di mutazione di questa strana creatura non è ancora concluso…

Ciao L.V., “God Needs Evil” finalmente a gennaio, a quasi un anno dalla sua realizzazione in digitale, avrà anche un’edizione in formato fisico. Questo differimento è stato causato dall’emergenza Covid oppure, prima dell’interessamento della Moribund Records, non era prevista la pubblicazione in CD?
No, la pubblicazione era prevista anche in formato fisico, ma per i problemi legati al Covid, molte fabbriche hanno sospeso le stampe e si sono accumulati ritardi, per fortuna si è presentata questa possibilità di realizzare il formato fisico grazie all’americana Moribund Records.

Il formato fisico ha ancora senso oggi e, soprattutto in Italia, il digitale ha un mercato oppure è utile per le varie piattaforme di streaming, che di loro, però, non corrispondo alle band grandi compensi?
Io, essendo della vecchia guardia, sono sempre legato al formato fisico, che sia CDo vinile. Ridurre la musica, la fatica fatta, la produzione, ad un file è veramente triste. Lo streaming o dowload lo prendo in considerazione solo come pre-ascolto, ma poi assolutamente formato fisico tutta la vita.

Dopo un anno sei ancora soddisfatto di “God Needs Evil” oppure cambieresti qualcosa?
Sai io tendo sempre a fare cose differenti, difficilmente ascolterai due album uguali. “God Needs Evil” è un album a tratti complesso a tratti lineare, ha all’interno sfuriate thrash, come momenti puramente heavy o doom. La motivazione è anche seguire il testo e quello che vuole trasmettere e rappresentarlo in musica, per questo c’è questa sorta di onda emozionale che rispecchia appunto il contenuto dei testi. Bisogna sempre essere soddisfatti di quello che si fa, perché rispecchia comunque il tuo sentimento del momento, quello che in quel determinato momento, pensavi fosse giusto come sound per quello specifico album.

Con i Malamorte hai pubblicato un EP e quattro full-length, sei soddisfatto del percorso fatto sino ad oggi? I Malamorte di “God Needs Evil” quanto sono vicini all’idea iniziale che avevi del gruppo quando l’hai creato?
Sinceramente non avrei mai immaginato che un progetto parallelo, nato quasi per gioco, portasse poi a tutto questo. Tutto è partito da un black puro fino a contaminarsi con l”heavy e di album in album a scrollarsi del tutto la parte black metal. L’idea iniziale ovviamente era del tutto diversa, ma visto il punto in cui sono, posso ritenermi soddisfatto delle mie scelte.

Mentre il tuo percorso, al di là dei Malamorte, artistico a che punto è? Come sono cambiati i tuoi obbiettivi e le tue aspirazioni dai tempi in cui muovevi i primi passi con i Theatres des Vampires?
Come molti sanno, ho proseguito con i Lord Vampyr che mi hanno dato parecchie soddisfazioni, attualmente stiamo componendo il nuovo album. Ma sono coinvolto in altri progetti che nel corso del 2021, Covid permettendo, vedranno la luce o torneranno.

Guardiamo avanti ora: cosa bolle in pentola in casa Malamorte?
Stiamo ultimando la fase di post-produzione, quindi il nuovo album è praticamente pronto e sarà un album differente, molto d’atmosfera. Sono molto soddisfatto. Sarà sicuramente una sorpresa inaspettata.

Le particolari condizioni ambientali in cui viviamo attualmente ti stanno condizionando o stai lavorando sul nuovo disco come hai fatto sui precedenti senza apportate particolari modifiche al tuo modus operandi?
Ovviamente è stato tutto più complicato, chi fa musica ha dovuto imparare a gestire le cose in maniera differente. Diciamo che con un po’ di organizzazione si fa tutto, certo, non è stato possibile registrare nel modo consueto, il tutto è stato spezzettato nel tempo. Ma, non con poca fatica, stiamo finalmente ultimando il nuovo album.

Mi interesserebbe soffermarmi un attimo sulle liriche, mai come oggi la morte ci circonda, questo come si riflette sui tuoi testi? Credi che parlare di certi argomenti in questi giorni, in cui l’orrore è diventato una costante nella nostra vita, sia una questione più delicata rispetto al passato?
Penso che è inutile nascondersi, questo è quello che succede nel mondo da sempre. Guerre, pandemie, disastri, stragi. Fa parte della vita. A volte scrittori o compositori ne hanno preso spunto, io sinceramente non mi faccio influenzare da quello che accade in uno specifico momento, parlo di quello che voglio e quando voglio, a prescindere dal contesto esterno.

Hai già un contratto per il prossimo disco e seguirai lo stesso iter prima digitale e poi fisico?
Si, nel momento in cui con Moribund Records ci siamo accordati per la stampa fisica di “God Needs Evil”, mi hanno proposto anche un contratto per altri 2 album. In realtà sono anni che cerchiamo di lavorare insieme, e penso che questo fosse il momento giusto. Nelle prossime settimane verranno rivelati i dettagli del nuovo album.

Harmonize – Night warriors

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Nei nostri ricordi scolastici, Cipro è la terra di eroi ed epiche battaglie. La cose non sembrano cambiate molto, gli Harmonize con il loro metal epico, contenuto nell’esordio “Warrior in the Night” (Grand Sounds Promotion) ci riportano proprio a quei tempi mitologici.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, George (Giorgos Constantinou – chitarra). Gli Harmonize hanno iniziato suonando thrash metal, poi pian piano hanno incorporato gradualmente alcuni elementi del power metal ed di altri generi più oscuri. Come definiresti oggi il tuo sound?
Si potrebbe descrivere il nostro sound attuale come heavy e power metal con influenze dark, death e thrash.

Puoi ricapitolare i passaggi antecedenti al tuo album di debutto?
Prima di giungere al nostro debutto, abbiamo passato alcuni momenti complicati. Abbiamo dovuto fare un paio di sostituzioni di membri, ciò ha significato che il processo di registrazione si è interrotto più volte. Alcune delle tracce erano già state scritte nel 2012 quando si formarono gli Harmonize. Abbiamo pubblicato due demo e abbiamo continuato a suonare dal vivo a Cipro. Durante questo periodo non abbiamo smesso di scrivere e riscrivere tracce. Sozos è stato l’ultimo a unirsi alla band. Quando finalmente tutti erano a bordo, le registrazioni sono state completate e gli Harmonize erano finalmente pronti a rilasciare “Warrior in the Night”.

“Warrior in the Night”, il vostro primo album, è uscito ad ottobre, com’è nato?
“Warrior in the Night” è un concept, e in generale lo sono anche gli Harmonize come progetto. L’individualità di tutti all’interno della band influenza il suono nel suo insieme e rafforza gli elementi che desideriamo trasmettere attraverso il nostro lavoro. Era importante che tutti condividessero la stessa visione per l’album affinché funzionasse.

“Warrior in the Night” è un concept album. Lo storyboard è firmato da te e Nicolina Papas, ci racconti qualcosa?
Non vogliamo ancora condividere tutto sulla storia. Presto verranno rivelati altri personaggi e trame. Il guerriero sembra essere solo uno dei personaggi. Sta combattendo per vendicare il suo re e la sua regina quando riceve un ultimatum. Questo è tutto per ora. Abbiamo incluso un’outro recitata nell’album per coloro che desiderano saperne di più sul Warrior e sul suo destino.

La title track “Warrior In The Night” è stata usata come primo singolo e video dall’album, che mi dici di questa canzone?
Il Warrior in the Night personifica il potere, l’avidità e il terrore anche se alla fine è evidente che è solo un uomo, fino a quando non incontra una forza più oscura. Questa particolare canzone dovrebbe dare una prima idea di lui come di un feroce combattente sul campo di battaglia.

Negli ultimi anni hai condiviso il palco con artisti famosi come Bonfire, Wotan, Blaze Bayley (ex Iron Maiden), Picture. Cosa hai imparato da questi grandi nomi?
Questi nomi sono effettivamente significativi nel metal. Vorremmo sicuramente condividere il palco con più artisti con cui ci immedesimiamo musicalmente e che hanno influenzato il nostro suono. Suonando ai festival in generale, abbiamo imparato molto su noi stessi come band e come artisti, oltre che su tutto ciò che accade dietro le quinte.

Prima del lockdown, la scena live cipriota era attiva?
Abbastanza. Direi che probabilmente circa due anni fa la scena era molto attiva, con festival e grandi nomi che visitavano l’isola e metal bar che tenevano viva la scena. Cipro ha molto da offrire in termini di varietà di generi metal e di passione che hanno i metallari. Sfortunatamente, la pandemia ha fatto sì che molti artisti non potessero più salire su un palco, ci manca davvero suonare dal vivo. Tuttavia, durante il blocco abbiamo continuato a lavorare sul nostro album e questo ci ha reso molto produttivi.

Quanto è difficile per una band di Cipro emergere dall’underground internazionale?
Non è necessariamente una questione di difficoltà. Vogliamo credere che le band che meritano il riconoscimento alla fine lo riceveranno, ma anche il networking è importante.

Quali gruppi ciprioti consigli?
Temple of Evil, black metal; Blynd, death/thrash metal; Mirror e Arrayan Path, heavy metal.

In our school memories, Cyprus is the land of heroes and epic battles. Things don’t seem to have changed much, Harmonize with their epic metal, contained in the debut “Warrior in the Night” (Grand Sound Promotion), take us back to those mythological times.

Welcome to Il Raglio del Mulo, George (Giorgos Constantinou – guitars). Harmonize began by playing thrash metal, the band gradually incorporated some power metal elements, as well as some darker ones. How do you define your current sound?
You could describe our current sound as heavy and power metal with dark influences, such as death or thrash.

Could you recap the steps before your debut album?
For this first album of ours, followed a very tricky process. We had to go through a couple of member replacements. This meant that the recording process came to a halt a few times. Some of the tracks were already written back in 2012 when Harmonize were formed. We published two demos and kept performing live in Cyprus. During this time we continued writing and rewriting some tracks. Sozos was the last to join the band. When everyone was on board recordings were done and Harmonize was ready to release Warrior in the night.

“Warrior in the Night” your first album was released in October, how is born?
Warrior in the Night is a conceptual album, and so are Harmonize as a project. Everyone’s individuality within the band influences the sound as a whole and reinforces the elements we wish to convey through our work. It was important that everyone shared the same vision for the album, in order for this to work.

“Warrior in the Night” is a concept album. The storyboard is signed by you and Nicolina Papas, could you tell something about?
We don’t wish to share everything about the story yet. Soon more characters and storylines will be revealed. The warrior happens to be just one character. He is fighting to avenge his king and queen when he is met with an ultimatum. That is all for now. We include a spoken outro in the album for those who wish to learn more about the Warrior and his fate.

The first video single from the album is the title track “Warrior In The Night”, what’s about?
Warrior in the Night personifies power, greed and terror although it is eventually apparent that he is just a man, that is until he is met with a darker force. This particular song is supposed to give a first impression of him as a vicious fighter in the battlefield.

In recent years you have shared the stage with famous artists like Bonfire, Wotan, Blaze Bayley (ex Iron Maiden), Picture. What have you learned from these big names?
These names are definitely significant in metal. We surely wish to share the stage with more artists that we relate to musically and who have influenced our sound. Playing at festivals generally, we learn a lot about ourselves as a band and as performers, as well as what goes on behind the scenes.

Before the lockdown, was the Cypriot live scene active?
Very much so. I would say that probably about two years ago the scene was significantly active, with festivals being organised, and big names visiting the island and metal bars keeping the scene alive. Cyprus has a lot to offer in terms of the different genres of metal and the passion metalheads have. Unfortunately, the pandemic meant that a lot of artists could not be on the stage any more, although we trully miss playing live. However, during the lockdown we continued working on our album and that made us very productive.

How difficult is it for a band from Cyprus to emerge from the international underground?
It is not necessarily a matter of difficulty. We wish to believe that bands deserving of the recognition will eventually receive it, however networking matters as well.

Which Cypriot bands do you recommend?
Temple of Evil, black metal; Blynd, death/thrash metal; Mirror & Arrayan path, heavy metal.

Miguel Ángel Torres – Vulgar pretension

VERSIÓN EN ESPAÑOL ABAJO: POR FAVOR, DESPLÁCESE HACIA ABAJO!

Originario di Cordoba, in Andalusia, il chitarrista Miguel Angel Torres (Ars Amandi), ha pubblicato in questo 2020 il suo album strumentale di debutto intitolato “Vulgar Pretension”. Materiale favoloso, con ottimi passaggi strumentali, riff molto piacevoli e con tecnica, melodia e freschezza. In questa intervista per Il Raglio Del Mulo, ci ha raccontato i suoi inizi, le sue influenze, i suoi progetti, l’accoglienza che l’album ha ricevuto, il futuro della musica rock e metal in generale e anche come promuovere un disco in tempi di pandemia.

Benvenuto su Il Raglio Del Mulo, grazie mille per la tua disponibilità, Miguel. Quest’anno hai pubblicato “Vulgar Pretension”, ma chi è Miguel Angel Torres? Quali sono stati i tuoi inizi con la chitarra e la musica?
Ciao amici! E’ un piacere essere qui. Beh, sono un chitarrista originario di Córdoba, Andalusia, Spagna, anche se vivo a Madrid da un po’ di tempo e faccio parte di alcuni gruppi rock spagnoli come gli Ars Amandi. Quest’anno ho effettivamente pubblicato il mio album solista, un’idea che avevo in mente da molti anni e che finalmente ho potuto realizzare. I miei inizi nella musica sono stati da bambino nella mia città natale, dove ho iniziato all’età di 8 anni a suonare uno strumento a 12 corde chiamato liuto nella mia scuola. Un po’ più tardi, quando avevo circa 11 anni, mi sono interessato alla chitarra quando ho scoperto gruppi rock e metal dell’epoca, come i Guns’ N Roses, Iron Maiden, Megadeth e chitarristi come Yngwie Malmsteen, Vai, Satriani, M. Friedman e P. Gilbert…

Perché hai deciso di usare “Vulgar Pretension” come titolo per il tuo materiale?
L’ho fatto perché ho ritenuto audace, un’affermazione volgare da parte mia, riuscire a fare un album strumentale al livello dei chitarristi che ci sono oggi. Non ci sono mai stati così tanti grandi chitarristi come oggi, ed è davvero difficile fare un album e non essere dimenticato. Ebbene, questa è stata la mia affermazione volgare.

Nell’album troviamo qualcosa di di tipico che fai anche con la tua band principale, Ars Amandi, in termini di riff o assoli?
La verità è che c’è sempre qualche influenza dalle band di cui hai fatto parte, ma penso che in questo album puoi trovare piuttosto l’influenza dei chitarristi solisti che ho ascoltato nel corso degli anni, non tanto delle band a cui appartengo. Tuttavia, tenendo conto che il bassista che l’ha registrato, David Noisel, è anche il bassista degli Ars Amandi, e che il violinista Daniel Rodríguez collabora con noi, sicuramente possiamo trovare qualche sapore Ars Amandi, ahahah.

Perché un album solista strumentale e non uno con un cantante in grado di esprimere idee o sentimenti? Pensi che uno strumentale sia meglio?
Ad un certo punto ho pensato di includere qualche canzone cantata, ma alla fine l’album non mi ha chiesto qualcosa del genere, mi è sembrato più naturale che fosse tutto strumentale, poiché questo è il modo più semplice per esprimermi. Forse in futuro lo farò, ma non voglio che sia qualcosa di forzato, se esce una canzone e la sento mia, la includerò senza dubbio.

Come nasce l’idea di “Volgar Pretension”? Qual è stato il fattore determinante e i nomi dei pezzi sono dovuti a situazioni personali oppure sono stati ispirati dal suono del riff o della melodia principale?
Buona domanda! L’idea decisiva è del 2019, quando ho sentito che dovevo avere circa 10 canzoni da inserire in un album, Compongo da anni piccoli assoli, partecipo a jam, ma alla fine muore tutto lì, nulla di concreto come un disco. Sulla base di alcuni riff che avevo, ho iniziato a comporre la struttura di diverse canzoni, poi i riff hanno continuato a uscire ed ho strutturato nuove tracce, composto assoli, affinato idee e dopo alcuni mesi avevo l’intero album completo. È stato un processo molto naturale, ma in quel periodo ho dovuto dedicarmi alla composizione quasi al 100%. Credo in quella frase che dice che “l’ispirazione viene da te mentre lavori” e questo album è stato creato così, con dedizione per circa sei mesi. Quanto al nome delle canzoni, alcune evocano momenti vissuti, persone, sensazioni, luoghi… hanno tutti un significato, almeno per me! Hahaha

Secondo la tua opinione personale, come vedi il panorama rock e metal a livello mondiale e soprattutto quello di nicchia della musica strumentale? E cosa ti preoccupa di più in termini di prospettive future?
In tutto il mondo c’è più qualità e media che mai, infatti la musica è più accessibile sia a livello di ascolto, sia a livello di composizione e produzione, dal momento che puoi farlo nel tuo studio di casa. Ciò comporta un vantaggio e allo stesso tempo uno svantaggio. L’unico modo per giudicare se qualcosa è buono o no, è attraverso il numero di streaming o fan che quell’artista o la canzone ha nei social, non c’è altro filtro. Purtroppo questo significa che tutto ciò che non è mainstream, o semplicemente chi non vuole salire su quella barca, è totalmente sfrattato dall’industria. Credo che l’essenza della “Cultura della Musica” sia andata perduta e che oggi sia semplicemente un bene di consumo veloce. L’apprezzamento per tutta la musica, inclusi gli stili delle minoranze, dovrebbe essere incoraggiato in qualche modo dall’istruzione primaria, poiché dopo tutto è tutta la musica nel suo insieme che è considerata come Cultura, e ci sono indubbiamente stili che contribuiscono alla musica più di altri.


Su You Tube è disponibile il video-singolo “The Time’s Come”, una canzone abbastanza frenetica e con molti cambi di tempo e stili, è la tua canzone perfetta per l’apertura o la chiusura dei live?
Senza dubbio è il tema di apertura dei miei spettacoli dal vivo, adoro quella canzone e anche una volta finito ho voluto spostarla al primo posto tra le tracce dell’album, poiché all’inizio un pezzo divero l’avrebbe aperto.

C’è un secondo album in arrivo e cosa vorresti aggiungere di diverso rispetto al primo album?
Beh, mi piacerebbe farlo, ma avrei bisogno di un periodo di dedizione assoluta abbastanza lungo, spero di poterlo rifare presto. Vorrei includere canzoni magari con altri stili che mi piacciono, magari una canzone cantata, come abbiamo detto prima, potrebbe essere una buona opzione. Preferisco davvero che tutto venga naturalmente, non credo che se dovessi seguire un percorso dettato, riuscirei a fare qualcosa di qualità. Succede anche a me, dipende da quello che sentito, che mi ispira a continuare su un percorso simile. Penso che ascoltare la musica sia essenziale, almeno per me.

Come è stata l’accoglienza dell’album a livello internazionale e della critica riguardo al tuo stile strumentale personale?
Ho ricevuto ottime recensioni, la verità è che sono molto felice. Vorrei che quante più e persone lo ascoltassero in modo da darmi la loro opinione e possano goderne se gli piace. Penso che sia un bell’album, che non ha niente di pesante e ha brani e melodie molto interessanti. Si spera che si diffonda in tutti gli angoli e continui a piacere. Vorrei promuoverlo dal vivo almeno in Spagna, ma è uscito nel bel mezzo della pandemia e non sono stato in grado di fare quasi nessuna promozione dal vivo.

Vedi la possibilità di poter coinvolgere musicisti di livello mondiale come Vai, Tosin Abasi o Guthrie Govan per le uscite future?
Wow, sarebbe un sogno, hahaha, questo primo album è andato molto bene… beh, vedremo, chi lo sa!

È tutto, grazie
Grazie a te Luis, un piacere e sai, puoi trovare la mia musica, i miei video e altro su www.MiguelAngelTorres.net Saluti!

Originario de Cordoba, Andalucia, el guitarrista Miguel Ángel Torres (Ars Amandi), halanzado su album instrumental debut denominado “Vulgar Pretensión” este 2020, un material fabuloso, con grandes pasajes instrumentales, riffs muy agradables y con tecnica, melodia, frescura, en esta entrevista para Il Raglio Del Mulo, nos estara hablando de sus inicios, sus influencias, sus planes, la acogida que ha tenido el disco, el futuro de la musica y el hoy dia en cuanto a la realidad del rock metal en General, tambien la situacion en tiempo de pandemia para la promocion del material, un gran material instrumental dicho sea de Paso,altamente recomendado para la gente que busca escuchar ya nuevos valores en el ambito y que no tienen tantos reflectores sobre ellos.

Bienvenidos al Il Raglio Del Mulo, muchas gracias por su tiempo para la entrevista Miguel, este año has lanzado tu disco vulgar pretension, quien es miguel angel torres, y cuales fueron tus inicios con la guitarra y la musica?
Hola amigos! Un placer estar por aquí. Pues soy un guitarrista originario de Córdoba, Andalucía, España, aunque llevo tiempo viviendo en Madrid, y formo parte de grupos de Rock español como Ars Amandi. Este año efectivamente he lanzado mi disco en solitario, una idea que tenía en mente desde hace muchos años y que por fin he podido llevar a cabo. Mis inicios en la música fueron de niño en mi ciudad natal, donde empecé a los 8 años tocando en mi escuela un instrumento de 12 cuerdas llamado laúd. Un poco más tarde, con unos 11 años empezó a interesarme la guitarra ya que descubrí a grupos de Rock y Metal de la época como Guns ‘N Roses, Iron Maiden, Megadeth, y a guitaristas como Yngwie Malmsteen, Vai, Satriani, M. Friedman, P. Gilbert…

Porque decidiste ponerle “Vulgar Pretensión” a nuestro material?
Fue debido a que consideraba una osadía, una vulgar pretensión por mi parte, el poder llegar a hacer un disco instrumental a la altura de los guitarristas que hay hoy día en el mundo. Nunca hubo tantos grandísimos guitarristas como hoy, y es realmente complicado hacer un disco y que no quede en el olvido. Pues esa ha sido mi vulgar pretensión.

En el disco encontrariamos algo de lo que vienes haciendo tambien con tu banda principal Ars Amandi en cuanto a riffs o solos propios del estilo de la banda?
La verdad es que siempre se arrastra alguna influencia de las bandas por las que vas pasando, pero creo que en este disco se puede notar más bien la influencia de los guitarristas solistas que he escuchado a lo largo de los años, no tanto lasbandas a las que pertenezco. Sin embargo teniendo en cuenta que el bajista que ha grabado, David Noisel, es también bajista de Ars Amandi, y que colabora a los violines Daniel Rodríguez, también compañero en la banda, seguro que algún sabor a Ars Amandi podemos encontrar, jajaja.

Porque un Disco solista instrumental y no uno donde podrías tener músicos para cantar o expresar ideas o sentimientos? Crees que es mejor uno instrumental?
En algún momento pensé en incluir alguna canción cantada, pero finalmente el disco no me pedía algo así, sentía más natural que fuera todo instrumental, ya que así es la manera más fácil de expresarme para mí. Quizá en el futuro lo haga, pero no quiero que sea algo forzado, si sale un tema cantado y lo siento como mío, lo incluiré sin duda.

Como comienza la idea de Vulgar Pretensión? Cual fue el factor determinante para crear el disco y porque cada tema tiene los nombres que elegiste, fueron por situaciones personales, referencias o al escucharlos piensas este tema tendrá tal nombre por el sonido del riff o melodía principal?
Buena pregunta! La idea determinante fue decidir un día en 2019 que tenía que tener unas 10 canciones mías que formasen parte de un disco, porque llevo años componiendo pequeños solos, participando en jams comunitarias, y al final eso se queda ahí en el vacío y no hay nada que lo unifique, como un disco. Por lo que en base a algunos riffs que tenía empecé a componer la estructura de varias canciones, luego siguieron saliendo Riffs, seguí estructurando nuevas canciones, componiendo solos, afinando ideas, y tras unos meses de composición tenía todo el disco ya completo. Fue un proceso muy natural, pero tuve que dedicarme a componer casi al 100% durante ese tiempo. Creo en esa frase que dice que “la inspiración te llega trabajando” y este disco está así creado, con bastante dedicación durante unos seis meses. En cuanto al nombre de los temas, algunos evocan momentos vividos, personas, sensaciones, lugares… todos tienen un significado, al menos para mí! jajaja

En tu Opinión Personal, como ves el panorama en cuanto al rock y metal a nivel mundial y más aun en un genero bastante difícil como lo es el ámbito de música instrumental? Y que es lo que más te preocupa en cuanto a ese panorama a futuro, en que afectaría a la música o bandas?
A nivel mundial hay más calidad y más medios que nunca, de hecho la música es más accesible tanto a nivel de su escucha, como a nivel de composición y producción, ya que puedes hacerlo en tu propio home studio. Eso conlleva una ventaja y a la vez inconveniente, y es que la única manera de juzgar si algo es bueno o no es mediante el número de reproducciones o seguidores que ese artista o canción tenga en los medios, no hay otro filtro. Desgraciadamente esto hace que todo lo que no sea mainstream, o simplemente el que no quiera subirse a ese barco, esté totalmente desahuciado por la industria. Creo que se ha perdido la esencia de la “Cultura de la música” y que hoy día es simplemente un bien de consumo rápido. Se debería de fomentar de alguna manera, desde la enseñanza primaria, el aprecio por toda la música, estilos minoritarios incluidos, ya que al fin y al cabo es toda la música en su conjunto la que es considerada como Cultura, y sin duda hay estilos que aportan más a la música que otros.

En YouTube está disponible el video-Single del tema “The Time´s Come”,  bastante frenético y con muchos cambios de tempo y estilos, es tu tema predilecto para en vivo abrir o cerrar un concierto de Miguel Ángel Torres?
Sin duda es un tema de apertura para mis directos, me encanta esa canción y además una vez acabado quise moverlo al primer lugar de los temas del disco, ya que en principio iba a ir otro tema abriendo el álbum.

Hay un segundo disco en puerta ?y que quieres añadir de diferente al primer disco?
Pues sí me gustaría hacerlo, necesitaría de nuevo un periodo de dedicación bastante grande para ello, ojalá pueda hacerlo de nuevo pronto. Me gustaría incluir canciones quizás con otros estilos que también me gustan, incluir un tema cantado como hemos hablado antes también sería una opción que me gustaría… Realmente prefiero que vaya saliendo todo de manera natural, no creo que si tuviera que seguir un camino dictado llegara a hacer algo de calidad. También me suele pasar que depende de lo que haya escuchado en los últimos meses, me inspira a seguir por una senda similar. Creo que escuchar música es imprescindible al menos para mí.

Como fue la acogida del disco a nivel internacional y las criticas en cuanto a la misma y tu estilo personal instrumental?
He recibido muy buenas críticas, la verdad es que estoy muy contento. Me gustaría que pudiera escucharlo toda la gente posible para que me sigan dando su opinión y puedan disfrutar de él si es que les gusta. Creo que es un disco agradable que no se hace nada pesado y que tiene pasajes y melodías muy interesantes. Ojalá se difunda por todos los rincones y siga gustando. Me gustaría estar promocionándolo en directo al menos por España pero justo salió en plena pandemia y no he podido hacer casi nada de promoción en vivo.

Ves la posibilidad de poder convocar músicos de talla mundial como Steve Vai, Tosin Abasi o Guthrie Govan para próximos lanzamientos?
Wow!, eso sería todo un sueño, jajaja, quería decir que este primer disco ha ido muy bien… pues ya veremos, quién sabe!

Es todo, gracias
Gracias a ti Luis, un placer y ya sabéis, podéis encontrar mi música, vídeos y más en https://www.MiguelAngelTorres.net  Un saludo!



Diamond Head – Lightning to the Nations

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

In occasione del 40° anniversario del classico della NWOBHM, Lightning To The Nations (Silver Lining Music \ Duff Press), il batterista Karl Wilcox ha avuto l’idea di registrare nuovamente l’intero album con l’attuale formazione dei Diamond Head per traslare le canzoni nel 21° secolo .

Ciao Karl, quando hai capito che questo era il momento buono per una nuova edizione del vostro classico “Lightning To The Nations”?
Innanzitutto, Giuseppe, grazie per avermi invitato. Avevo l’idea da diversi anni e ne ho discusso a lungo con Brian, tuttavia non ha mai preso slancio, fino al 2019, quando ho deciso di presentare il progetto ad Adam Parsons della Siren Management che gestisce la band. Ho spiegato cosa stavo cercando di fare da diversi anni, ossia ri-registrare il White Album. Poiché la formazione attuale è speciale, avremmo dovuto puntare, a mio avviso, a una versione datata 2020 per il 40 ° anniversario. Per fortuna Adam era d’accordo. Ha preso le redini in mano e ha fatto salire a bordo Brian.

Come ti sei sentito a lavorare di nuovo su un album perfetto? Non hai avuto paura di spezzare la magia dell’album originale?
Da fan è stato surreale. Avevo visto la band dal vivo in numerose occasioni e avevo incontrato tutti i membri dopo vari spettacoli per salutarli. Ho fatto un provino per i Diamond Head e non ho ottenuto il posto. Poi ho registrato con Brian nel suo progetto Radio Mosca (1985-86), dove ho incontrato di nuovo Sean negli studi RPK. Dopo essermi trasferito a New York, mi è stato proposto il progetto Notorious nel 1988, con Sean e Robin George, poi mi è stato offerto il contratto con i Diamond Head alla fine degli anni ’90 – inizio del 91. Quindi, per rispondere alla tua domanda, passare dal cantare i classici come fan sotto al palco a essere sul palco come membro della band e continuare a cantare è un po’ surreale. Non avevo timori di per sé, perché la band fa paura. Tuttavia, ero preoccupato per alcuni dettagli. In primo luogo, non potevamo creare o ricreare la magia di quella settimana del 1980. Sarebbe stato folle provare farlo e comunque non ne ero interessato o non ci credevo. In secondo luogo, questo doveva essere registrato in un modo molto diverso. Non tutti nella stessa stanza o studio ecc. Terzo, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada male. È un album così influente su molti livelli. Credevo davvero che le canzoni meritassero di essere ri-registrate con questa formazione ed essere portate nell’era moderna con l’ausilio di nuove tecniche di incisione. Spero che i fan siano d’accordo.

Cosa hai migliorato e cosa hai conservato?
Siamo rimasti fedeli all’originale, ma lo lascerò decidere a tutti voi.

Cosa hai cambiato, invece, nelle tracce di batteria?
Ho aggiunto il mio carattere alle canzoni rimanendo fedele a ciò che suonava Duncan. La batteria è stata registrata con un metronomo e la guida di Brian, senza basso o voce. Non c’era alcun click sull’originale, quindi le canzoni andavano e venivano. Ho spostato il click in alcune canzoni e ho premuto e tirato il click nelle altre.

Avete rispettato la track-list originale durante le sessione di registrazione?
Se stai parlando della registrazione, allora devo dire di no.

Cosa ti racconta Brian dei giorni delle sessioni di registrazione originali nel 1980?
Ad essere onesti, non è qualcosa su cui ci siamo soffermati a discutere. Sono sicuro che di questa nuova versione, Brian ne discuterà a lungo con la stampa.

Qual è la tua canzone preferita della versione originale e qual è quella della versione 2020?
Ti dico: “Lightning to the Nations”.

E le quattro cover?
Avevamo programmato di registrare quattro cover per l’uscita di un EP diversi anni fa, ma non si è mai materializzato il progetto, questa si è rivelata l’occasione perfetta per rendere l'”LTTN 2020″ molto speciale È stato un vero spasso registrare di nuovo tutte e quattro le canzoni solo con un clic e una chitarra guida. Una bella esperienza, mi sono divertito molto. Ian Paice, John Bonham e Simon Phillips erano i miei eroi e hanno influenzato il mio stile di batterista. Black Sabbath, Deep Purple e Led Zeppelin sono stati grandi influenze per i Diamond Head e la cover dei Metallica completa il cerchio.

I Metallica hanno ascoltato la vostra versione di “No Remorse”?
Brian l’ha inviato a Lars.

Ho 45 anni e il primo album dei Diamond Head che ho comprato è stato “Death and Progress”, il tuo debutto con la band. Cosa ricordi di quei giorni?
Ho avuto il piacere di lavorare con Andy Scarth che ha prodotto l’album ed è diventato un buon amico. Avevamo molte soluzioni per alcune canzoni e a volte era piuttosto frustrante. Molte delle tracce le ho registrato da solo con un semplice click. Molte corse in autobus da e per lo studio, aspettando sotto la pioggia che Sean arrivasse e chiedendo a Peter, il mio patrigno, se poteva venirmi a prendere dallo studio alle 2 o alle 3 del mattino.

Il vostro ultimo album in studio è “The Coffin Train”, sei ancora soddisfatto di quella pubblicazione?
Sì, direi che siamo soddisfatti. Anche se sono sicuro che potremmo trovare qualcosa di cui non siamo soddisfatti.

Le vostre prossime mosse senza tour?
Abbiamo lavorato su alcune idee per il susccessore di “Coffin Train” e speravamo di riunirci per focalizzare gli spunti in sala prove, tuttavia a causa del Covid non abbiamo idea di quando saremo in grado di farlo. Sono stato impegnato a lavorare con Martin Jarvis (agente) per riprogrammare tutti gli spettacoli che abbiamo dovuto posticipare e organizzare show futuri che si spera non dovranno essere rimandati di nuovo. Sul fronte personale ho lavorato con Jim Lea degli Slade e da fan è stato fantastico, questa è lamia seconda opportunità di collaborare con Jim. Sto per iniziare un progetto con Jack Frost (7 Witches e Ex Savatage e molti altri). Di recente ho finito la batteria per un album, “Time will Tell”, dei Rekuiems. Ho anche intensificato il mio coinvolgimento con Murat Diril, il produttore di piatti personalizzati, li approvo e poiché trovo che siano grandi opere d’arte… sto cercando di spargere la voce su quanto siano belli. Ah, infine mi impegno a casa, ci sono sempre dei lavoretti da fare.


As the 40th anniversary of classic album of the NWOBHM, Lightning To The Nations (Silver Lining Music \ Duff Press), loomed, the drummer Karl Wilcox devised an idea, to re-record the whole album with the current line-up of Diamond Head and bring the songs into the 21stCentury.

Hi Karl, when did you understand that this was a good moment for a new edition of your classic album “Lightning To The Nations”?
Firstly, Giuseppe thanks for inviting me. I’d had the idea for several years and discussed it with Brian at great length, however it never really gained any momentum, until 2019 when I decided to pitch the idea to Adam Parsons from Siren Management who manages the band. I explained what I had been trying to do for several years, AKA re -record the original white album. As this current lineup is special and we should aim for a 2020 release as it would be the 40th anniversary. Thankfully Adam agreed. He took the reins, and he got Brian on board.

How did you feel to work again on a perfect album? Didn’t you be  afraid to broke the magic feeling of the original album?
As a fan it was surreal. I’d seen the band live on numerous occasions and I had met all the band members at various shows to say hello to. I auditioned for Diamond Head and didn’t get gig. I then recorded with Brian on his Radio Moscow project 1985-86, where I met Sean again at RPK studios. After moving to NYC I was offered the Notorious project in 1988 with Sean and Robin George, I was then offered the gig with Diamond Head at the end of 90 early 91. So to answer your question, to go from the front of the stage singing the classics as fan to being on stage and a band member still singing along is a little surreal.I was not afraid per se as the band is killer. However, I was concerned on a couple of levels. Firstly we couldn’t create or recreate the magic of that week in 1980. It would have been crazy to try and something I wasn’t interested in or believed in. Secondly this was to be recorded in a very different manner. Not all in the same room or studio etc. Thirdly there is always the possibility of negativity. It’s such an influential album on many levels. I really believed that the songs deserved to be re-recorded with this line-up, brought into the modern era with the availability of new age of recording techniques. Hope the fans agree

What have you improved and what have you preserved?
We have stayed true to the original and I’ll let you all decide.

What did you change in drums lines?
I’ve added my own character to the songs whilst staying close to what Duncan played. The drums were recorded to a click and a Brian guide, no bass or vocals. There was no click on the original so the songs pushed and pulled. I’ve moved the click in some songs and pushed and pulled on the click in the others.

Did you respect the original track-list during the recording session?
If you’re talking about the recording then I’d have to say no. 

What does Brian tell you about the days of its original records sessions in 1980?
To be honest it’s not something we have really sat down and discussed. I’m sure with this new release it’s something Brian will be discussing at length with the press. 

Which is you favorite song from the original version and which is the one from the 2020 version?
I would have to say ‘Lightning to the Nations’

What’s about the four covers?
We had planned to record four covers for an EP release several years ago however it never materialized and this turned out to be the perfect opportunity to make the LTTN 2020 very special It was a blast recording all four songs again just with click and a guide guitar. I had a great time and a lot of fun. Ian Paice, John Bonham and Simon Phillips were drumming heroes of mine and an influential on my drumming. Black Sabbath, Deep Purple and Led Zeppelin were big influences on Diamond Head and the Metallica cover makes the circle complete. 

Did Metallica listening to your version of “No Remorse”?
Brian has sent it to Lars. 

I’m 45 years old and the first Diamond Head album I bought was “Death and Progress”, your debut with the band. What do you remember about those days?
I had the pleasure of working with Andy Scarth who produced the album and became good friends. We had a lot of arrangements for some of the songs and it was quite frustrating at times. Several of the songs I recorded on my own with just a click. Lots of bus rides to and from the studio, waiting in the rain for Sean to arrive and asking Peter my stepfather if he could collect me from the studio at 2 or 3am. 

Your last studio album is “The Coffin Train”, are you still satisfied of this release?
Yes I would say we are satisfied . I’m sure we could find somethings we are not satisfied. 

Your next moves without tour?
We have been working on ideas for a follow to the ‘Coffin Train’ and were hoping to get together to thrash the ideas out  in a rehearsal room however due to the Covid we have no idea when we will be able to do this.I have been busy working with Martin Jarvis (agent) to reschedule all the shows we have had to postpone and setting up  future shows which hopefully will not have to be postponed again.On the personal front I have been working with Jim Lea from the band Slade which as a fan has been a blast this is the second opportunity to work with Jim. I’m due to start a project with Jack Frost (7 Witches and Ex Savatage along with many others). I recently finished the drums for a follow album up to Rekuiems ‘Time will Tell’ album.  I also have ramped up my involvement with Murat Diril, the custom cymbal maker, I endorse them, but as I find them to be such works of art..I’m trying to get the word out just how fine these cymbals are… Oh and lastly working on the house there are always jobs to be done.