Humator – Arisen from the ashes

Le tracce degli Humator erano andate perse qualche anno fa, quando alcuni membri della band si erano trasferiti in Germania. Paradossalmente, l’aver sposato la base in un Paese ben più recettivo del nostro nei confronti di certe sonorità, non ha dato lo slancio definitivo alla carriera dei nostri. Oggi si torna a parlare di Humator grazie a un nuovo disco, “Curse of the Pharaoh” (Time to Kill Records \ Anubi Press), pubblicato a ben dodici anni di distanza dal precedente “Memories From The Abyss”.

Benvenuto Piero (batteria), da diversi anni vi siete trasferiti in Germania, qual è la situazione live da quelle parti in questi giorni di pandemia?
Ciao, intanto grazie per l’opportunità che ci avete dato, la situazione live qui non è delle migliori, diciamo che si sta iniziando a muovere qualcosa soprattutto per le big band,per il piccolo underground ci vuole un po’ di tempo… spero al più presto possibile.

Rimaniamo in tema Germania, dopo il trasferimento all’estero si sono perse le vostre tracce. Sino a quel momento avevate pubblicato un demo, “Anger Castles”, e un album, “Memories From The Abyss”, poi il silenzio durato dodici anni: che cosa è successo?
Sì, purtroppo è così, subito dopo l’uscita di “Memories…” io e Ray ci siamo trasferiti in Germania per lavoro. Per questo motivo si sono perse le nostre tracce nel 2009, quando ci siamo trasferiti abbiamo avuto serie difficoltà a trovare componenti, non è stato per niente facile.

Appunto, presentate sul questo album due nuovi membri, Michael Bach e Simon Moch: come siete entrati in contatto con loro?
In principio, dopo  un paio d’anni, è entrato a far parte della band Antonino (chitarra) anche lui siciliano. Per puro caso, avevamo visto un video su YouTube, una guitar cover di “Sadness” fatta da Antonino, da lì lo abbiamo contattato. Neanche a dirlo, si doveva trasferire in Germania e qui entra a far parte della band, e da allora in poi abbiamo iniziato a creare nuovi brani. Ma le difficoltà c’erano sempre, non riuscivamo a trovare un cantante e un bassista, dopo varie ricerche e vari anni sonio entrati Michael (voce) e Simon (basso).

Finalmente è arrivato il momento di parlare di “Curse of the Pharaoh”, i brani esistono da anni o sono stati creati con la nuova formazione?
I brani esistono dal 2016 e sono stati creati da me, Ray e Antonino. Principalmente i riff partono da Ray e poi tutto il resto viene dagli altri componenti della band.

Cosa presenta di diverso questo secondo album rispetto al vostro esordio?
Sinceramente non lo sappiamo, ahahahah. Penso che col passare del tempo si cresca, le tendenze musicali cambiano e quindi, senza volerlo, vai a modificare il DNA musicale: il marchio è lo stesso, ma i tempi cambiano…

A proposito di “Memories from the Abyss”, credi che un giorno possa essere ristampato?
Magari, sinceramente ci avevo pensato anch’io. E’ un bel lavoro, non cambierei niente, è il tipico sound humatoriano, ahahahah…

Torniamo a “Curse of the Pharaoh”, il disco è un concept di ispirazione egiziana, si basa su fatti storici-mitologici oppure è tutto frutto della vostra fantasia?
Noi volevamo solo un album che non contenesse troppi cliché. L’antico Egitto non è così fortemente rappresentato nel death metal, a parte i grandi Nile. E ne abbiamo anche ricavato un album fantasy, invece di trattare testi troppo accuratamente storici.

Secondo te, come mai l’antico Egitto ha sempre affascinato i musicisti metal?
Abbiamo notato che alcune sonorità ci portavano l’orecchio a quel sound quasi tipicamente egiziano e dopo siamo arrivati alla conclusione che avremmo dovuto parlare dell’antico Egitto. Come ben si sa, non siamo gli unici a trattare queste tematiche, probabilmente perché l’antico Egitto ha tantissimi misteri e ancora oggi non si sono trovate risposte. Magari sarà per questo motivo? Chi lo sa?!

E’ presto per parlare di tour o qualcosa si sta muovendo, magari anche qui da noi in Italia?
Non è presto, stiamo cercando di organizzare qualcosa. Ma visto la situazione Covid, non siamo ancora in grado di dare delle conferme…