Luca Di Gennaro – Il secondo avvento

Luca Di Gennaro ha legato il proprio nome a quello dei progster nostrani Soul Secret e ha collaborato con svariate band – Subsignal, Seven Steps To The Green Door e TDW – durante tutto l’arco della propria carriera. Dopo questo cammino, che è stato particolarmente formativo, ha deciso di compiere il fatidico passo dell’album solista, rilasciando nei primissimi giorni del 2022 per la finlandese Lion Music Records il lavoro autografo “The 2nd Coming”.

Ciao Luca, dopo diversi album con svariate band arrivi al tuo esordio solista con “The 2nd Coming”. Cosa ti ha spinto a questo passo?
Ciao Giuseppe e grazie innanzitutto per lo spazio dedicatomi. Mi è sempre piaciuto scrivere musica: lo trovo stimolante, divertente e gratificante. L’idea di creare un disco solista risale quasi all’inizio del mio percorso musicale, ma la spinta a pubblicarne uno – e quindi a formalizzare il progetto – è stata del mio amico Davide Guidone, manager della mia band Soul Secret. Composi “Chasing Next” e gliela feci sentire. Lui mi chiese quanti brani di questo tipo avessi a disposizione ed io risposi che al momento era l’unico. La sua risposta fu: “Fanne altri 6 o 7 e li pubblichiamo”. Aggiungici il fatto che amo le sfide, ed ecco qui “The 2nd Coming”.

I brani che sono entrati nel disco provengono da registrazioni e bozze precedenti, accumulate negli anni, o sono abbastanza recenti?
Sono quasi tutti brani i cui primi provini risalgono al 2008/2009. Quello di “Into the Rainfall” risale a qualche anno prima, non ricordo di preciso ma forse addirittura ai primi anni del 2000. Il perché ci siano voluti anni e anni è presto detto: volevo occuparmi personalmente dell’intera catena di produzione del disco ed inizialmente tutto suonava come una demo. Capii che per acquisire le competenze che mi permettessero di far suonare i brani così come desideravo ci sarebbero voluti tempo ed esperienza. Ho quindi studiato passo dopo passo tutti gli aspetti che ritenevo opportuni, come ad esempio missaggio e mastering, ed ho immagazzinato svariate esperienze durante questi anni, tra cui la collaborazione con Moog Music, i lavori con band straniere, la produzione di 5 dischi della mia band e di colonne sonore per videogiochi. Oltretutto, la musica non è il mio lavoro principale ma la mia più grande passione, quindi i tempi sono stati più lunghi. Alcuni brani hanno subìto modifiche anche importanti nel corso degli anni e, alla fine, solo oggi li sento così come volevo all’inizio. È stato un percorso lungo e soddisfacente che mi ha arricchito moltissimo.

Come cambia il tuo modo di comporre ed eseguire i brani quando lavori “in proprio” e quando lo fai in una band?
Nella scrittura solista si ha il vantaggio principale di avere una sola linea guida dettata dal proprio gusto, dovendo avere a che fare soltanto con la persona che dovremmo conoscere meglio e cioè noi stessi. Ovviamente hai più libertà ma anche più responsabilità perché tutto è sulle tue spalle. Nella scrittura di gruppo, invece, interagisci con altre persone che hanno le loro ispirazioni, i loro momenti e le loro convinzioni. Se tutti questi venti soffiano nella stessa direzione, il prodotto finale è più ricco, e l’ascolto critico di più persone aiuta la scrematura.

Quali musicisti hanno collaborato con te nel disco?
Li cito in ordine di apparizione. Alfonso Mocerino, batterista fenomenale dei Temperance e Starbynary, ha registrato tutte le parti di batteria acustica in sei degli otto brani. Sapevo che affidargli il compito sarebbe stata una mossa vincente, conoscendolo da tanti anni, ma non potevo immaginare che addirittura avrebbe fatto tutto in due giorni! Un vero professionista. David Wise, straordinario compositore inglese di fama mondiale per i suoi contributi nell’ambito dei videogiochi (Donkey Kong Country, Starfox Adventure, Battletoads etc.), ha registrato un assolo di sassofono contralto sul brano “Into the Rainfall”. Ogni volta che lo ascolto ho la pelle d’oca, pensando a quanto la sua musica abbia influenzato i miei gusti ed il mio stile. Nella title-track del disco sono presenti tre fantastici assoli di chitarra da parte di Maria Barbieri, chitarrista eccezionale che vanta citazioni da parte di capisaldi del genere come Robert Fripp, Franco Mussida e Steven Wilson, Stefano Festinese, chitarrista dei The A-renella Team e mio grandissimo amico, e Frank Cavezza, chitarrista dei Soul Secret, compagno di avventura e musicista di primissimo livello.

Facciamo un gioco: immaginando, un secondo disco solista e potendo contare su un budget illimitato, quali musicisti ti piacerebbe avere sul tuo album?
Devo necessariamente aggiungere una regola al gioco: escludo dalla lista i musicisti con cui suono attualmente nei Soul Secret perché sono tra i miei preferiti in assoluto e le risposte sarebbero troppo ovvie (ride, ndr)! Detto questo, vediamo… alla batteria chiamerei Gavin Harrison, al basso Tony Levin, alla chitarra Marco Sfogli, alla voce Russel Allen e, ovviamente, l’intera Orchestra Sinfonica di Londra!

Domanda a bruciapelo: ti consideri un virtuoso?
No, perché lo considero un punto di arrivo. Ho ancora un’infinità di cose da scoprire e imparare. Al momento, possedere la tecnica per eseguire ciò che di volta in volta ho in mente e canalizzare il resto delle forze nella creatività e nella scoperta di nuova musica è ciò a cui mi sto dedicando.

Il disco è molto vario, questo risultato è una scelta voluta o è il frutto dell’istinto?
Frutto dell’istinto, in quanto mi piace suonare ed ascoltare di tutto. Come dicevo prima parlando di David Wise, i videogiochi hanno avuto una grande influenza sui miei gusti musicali. Quelle colonne sonore contengono davvero di tutto, poiché devono adattarsi a miriadi di situazioni diverse, e questa ricchezza di ascolto nella mia “adolescenza musicale” mi ha permesso l’ascolto dei generi più disparati senza alcun pregiudizio.

Mi incuriosisce il titolo “The 2nd Coming”, lascia più pensare a un secondo disco che a un esordio (anche se da solista). Mi spiegheresti questa scelta?
Il titolo fa riferimento al mio approccio alla musica. A casa c’erano vari strumenti musicali ed un giorno per scherzo imbracciai la chitarra classica. I miei genitori mi incoraggiarono a prendere lezioni, che però non portarono a risultati immediati. Mi avvicinai allora al pianoforte, ma persi l’interesse dopo un anno. Con il senno di poi ho capito che queste due esperienze erano dei semi giusti che non attecchivano perché il terreno era sbagliato. Fu quando un amico del liceo mi prestò un album strumentale prog metal che ebbi la rivelazione: ecco dove mi sarebbe piaciuto applicare tutte quelle conoscenze acquisite! Ripresi lezioni di pianoforte e mi interessai da autodidatta allo studio degli altri strumenti. Il mio ingresso nel mondo della musica è quindi riconducibile ad un primo tentativo blando e poi ad un “secondo avvento”: la chitarra e poi il pianoforte, la musica classica e poi la musica rock. La copertina del disco e la title-track giocano su metafore attinenti a questa storia personale.

Hai intenzione di proporre questi brani dal vivo o resta un progetto da studio?
Non ci ho ancora pensato, sicuramente dipenderà dall’interesse che ci sarà attorno al disco. Di sicuro posso dirti che i brani non sono stati pensati per un’esecuzione fedele dal vivo e ci sono talmente tante tastiere in contemporanea che la gente chiamata a suonare sul palco sarebbe davvero troppa (ride, ndr). Vedremo! Spero innanzitutto di poter tornare sul palco quanto prima: come diceva il mio maestro di pianoforte, “suonare significa suonare dal vivo”.