Fiaba – Storie magiche

Una realtà musicale italiana che il mondo ci invidia, ospite su Overthewall la mente creativa e l’anima dei Fiaba, diamo il benvenuto a Bruno Rubino!

Ciao Mirella. Grazie

Posso senz’altro dire che ascoltando i Fiaba veniamo catapultati in un mondo di favole, sogni ed incubi, il tutto accompagnato da una colonna sonora imponente, non per nulla siete stati definiti “la più grande rock band medievale del mondo”. Che effetto fa godere di una tale considerazione?
In realtà, quando abbiamo sentito questa definizione abbiamo pensato: siccome, siamo l’unica rock band medievale, è facile! Scherzi a parte, è molto gratificante avere questo tipo di riconoscimento.

Dopo otto anni dall’ultimo album, “La Pelle nella Luna”, tornate con “Di Gatti Di Rane Di Folletti e D’altre Storie”, un album atteso dai fan e che conferma ancora una volta l’originalità e l’estro creativo dei Fiaba. Perché tutto questo tempo e come mai la scelta di pubblicarlo in un periodo così ingrato per la musica e i live?
Ci sono sempre problemi quando si affronta un lavoro così impegnativo. Poi ci sono contingenze particolari che creano ulteriori rallentamenti: abbiamo dovuto smantellare il nostro storico studio “Le caverne del fauno”, un garage sotterraneo dove avevamo per altro girato anche tutti i videoclip dei Fiaba: “Angelica e il Folletto del Salice”, “I Sogni di Marzia” etc… Lì avevamo lo studio di registrazione, abbiamo iniziato le takes di questo album e quindi siamo stati costretti ad interrompere le sessioni per causa di forza maggiore. E’ stata un’operazione lunga e anche costosa, perché abbiamo dovuto smaltire anche molto materiale secondo le nuove normative. Poi, chiaramente, facendo la scelta di creare qualcosa di artistico e di non piegarci alle logiche commerciali delle major nazionali, facendo musica seguendo l’ispirazione e mantenendo la nostra libertà creativa abbiamo dovuto utilizzare budget commisurato ad una etichetta indipendente. Fortunatamente, abbiamo trovato come sempre persone che hanno apprezzato e condiviso lo spirito del nostro progetto. Questo implica il fatto che non puoi avere dei budget grossissimi, quindi per mantenere un livello artistico e tecnico alto, devi dilatare i tempi. Il rovescio della medaglia dell’indipendenza artistica è quello che devi aspettare di più per far uscire un lavoro se vuoi mantenere alto lo standard qualitativo a livello di produzione audio. Quindi, metti questo insieme alle citate contingenze relative alla sala di registrazione, e si capisce l’intervallo di tempo tra le produzioni, che ha fatto si che il disco uscisse in questo periodo così complicato per chi fa musica soprattutto in ottica di concerti live. A me però piace pensare che un lavoro importante come “Di Gatti Di rane Di folletti e D’altre Storie” sia comunque un “parto”  difficile con un travaglio altrettanto impegnativo.

“Di Gatti Di Rane Di Folletti e D’altre Storie” è il sesto lavoro discografico dei Fiaba, quanto è durata la gestazione dell’album?
La gestazione è stata brevissima perché, a parte i primi tre brani dell’album, gli alti erano tutti pezzi che avevamo già realizzato da 30 anni a questa parte. Andare a registrare i brani e realizzare il disco poi è diventato complicato per le questioni contingenti che ho spiegato poc’anzi, non per situazioni creative. Vista la coerenza stilistica mantenuta negli anni, non si trovano differenze tra i nuovi brani e quelli che erano nel cassetto. Considera che siamo andati a riprendere vecchie registrazioni, provini dei pezzi su audiocassetta, per poter riascoltare gli arrangiamenti dell’epoca nelle prima stesure e controllare che non avessimo dimenticato nessun particolare al fine di ricreare e proporre le intenzioni del momento. Non ti accorgi, per esempio, che un brano come il “Il gatto del Campo dei Biancospini” è stato fatto circa 28 anni fa mentre “Il gatto con gli Stivali” è recentissimo.

A scavare nelle favole si trova sempre un significato recondito, dietro alle filastrocche come Ambarabà Ciccì Coccò ci sono vere proprie storie legate a tradizioni e a superstizioni. Ci parli della ricerca che hai fatto su queste tematiche?
Io lavoro sempre in base all’ispirazione e alle emozioni che mi coinvolgono: ci sono cose che mi colpiscono sul momento, che possono essere immagini o narrazioni, poi vado a ricercare quello che mi interessa in merito a quei temi, anche per fare un discorso filologicamente corretto il più possibile. Alla fine, raccogli quelle cose che ti servono per la narrazione e le emozioni del momento.

A recitare in modo incomparabile i brani dell’album, il bravissimo giullare cantore Giuseppe Brancato, altro punto di forza nella band. Citiamo la line up completa?
In ordine sparso: Giuseppe Brancato – voce; Bruno Rubino – batteria; Graziano Manuele e Massimo Catena –  chitarre; Davide Santo –  basso. Io, Brancato e Catena siamo i componenti di più vecchia data.

A chi è stato affidato l’artwork della copertina e a cosa è ispirato?
È una fotografia di Marketa Novak, artista ceca che si rifà al famoso dipinto di Ophelia. L’artwork è stato realizzato dal bravissimo Marcello Magoni, un artista completo in quanto musicista e scultore, oltre che raffinato grafico. Anzi, con l’occasione per consigliare ai lettori l’acquisto di “Agreste Celeste”, album bellissimo su vinile dei Vade Aratro, band di Magoni. Lo considero un disco molto ispirato ed interessante.

I Fiaba sono una band che il mondo ci invidia ma geograficamente collocata in una regione, seppur fonte d’ispirazione, dove la musica underground o cosiddetta di nicchia, non viene valorizzata. Quanto vi ha penalizzato questo e ci sono stati momenti in cui hai pensato di mollare tutto e trasferirti altrove?
Diciamo che la cosa ci ha penalizzati ma che è anche una delle caratteristiche principali dei Fiaba è la lingua italiana. L’italiano è poco conosciuto nel mondo e questo è un punto di forza artistico ma anche un punto di debolezza a livello commerciale. Avremmo potuto decidere di scrivere in inglese ma non avendo la stessa padronanza della lingua è più difficile rendere il significato profondo dei testi, creare giochi di parole, allegorie, metafore o giochi ipertestuali, che tra l’altro in questo album abbiamo segnalato nella legenda del booklet tramite il segno di “grado di lettura”: chi verrà in possesso del disco, capirà cosa di cosa si tratta. Se ci avessero proposto qualcosa ad alti livelli, avremmo potuto fare questo tipo di operazione per raggiungere più gente possibile, anche se sarebbe preferibile scegliere un’altra lingua più per una ragione artistica che per calcolo commerciale. Avrei potuto scegliere di muovermi indipendentemente dalla band per suonare all’estero con altri ma non è capitato, ed avrei dovuto rinunciare comunque ai Fiaba. In realtà, penso che debbano essere i posti a chiamarti, allora vale la pena di muoversi .

Comunque i Fiaba hanno creato il loro progetto con la lingua italiana e forse, avessero seguito la moda dell’utilizzo dell’inglese, certe cose non le avrebbero realizzate. I Fiaba sono questi.
Sono d’accordo e c’è anche un rovescio della medaglia, se avessimo avuto un grosso contratto con una major avremmo avuto sicuramente mezzi e tempi differenti per realizzare i nostri album ma lavori come “Lo Sgabello del Rospo” o “Il Bambino Coi Sognagli” non sarebbero mai nati perché nessuna major avrebbe permesso la pubblicazione di un concept sulle rane o una suite di 18 minuti dai tempi assolutamente non radiofonici. I nostri fan devono capire che il sacrificio che abbiamo fatto, con i Fiaba diffusi nel mondo con una risonanza minore di quella che avrebbero potuto avere, è il contraltare della libertà che abbiamo di fare musica senza compromessi. Purtroppo stiamo vivendo un periodo nero per i live e la musica in generale.

Come vi siete organizzati per la promozione del disco e cosa pensi della situazione attuale?
Per la promozione, fortunatamente possiamo utilizzare internet che ci permette di raggiungere un’enorme quantità di ascoltatori in Italia e all’estero. Per l’altro discorso mi ero ripromesso di non parlarne in ambito di dissertazioni artistiche, già i media mainstream ne stanno disquisendo anche troppo. Mi sento comunque di dire che adesso è un momento molto delicato e non tutti stanno capendo ciò che succede, invito pertanto a documentarsi e farsi un’idea in base alla propria consapevolezza e comunque la si pensi, che un pangolino abbia avuto rapporti promiscui con un pipistrello o che ci siano delle responsabilità, dobbiamo cercare di restare uniti e non aver contrasti tra di noi: malgrado si possano avere punti di vista differenti, bisogna cercare elementi comuni e mettere da parte le divergenze.

L’album è stato pubblicato per la Lizard Records. Com’è nata questa collaborazione e cos’ha determinato questa scelta?
Loris Furlan, che è il mastermind della Lizard, è un amico, ci conosciamo da 30 anni. E’ stato il primo a credere nei Fiaba. Nel 1991 acquistò una nostra audiocassetta, era un demo, ed e stato lui a trovarci il primo contratto discografico, chiaramente  la fiducia nei confronti di Loris è smisurata. E’ importante collaborare con persone convinte della validità del progetto.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Sicuramente sulla pagina Facebook dei Fiaba. E’ sempre aggiornata su tutto quanto ci riguarda.

Grazie di essere stato qui con noi!
Grazie a voi.

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 7 Dicembre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo: