Les Longs Adieux – Gotico mediterraneo

Intervista rilasciata a Mirella Catena da Federica e Fred dei Les Longs Adieux nel corso della puntata del 12 Ottobre di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Road Syndacate – Fumo sulla strada

Buona serata da Mirella, anche oggi diamo voce ai musicisti validi che popolano la scena musicale italiana, questa è la volta dei Road Syndacate, autori del nuovo album “Smoke”. Con noi (Fabio Lanciotti – chitarre) e (Lorenzo Cortoni – voce).

Ciao Mirella, grazie dell’opportunità! Anzitutto un grande abbraccio a tutti gli ascoltatori ed i lettori di Overthewall!

Un progetto musicale sorto dall’unione di quattro musicisti già affermati e attivi nella scena musicale italiana: cme nascono i Road Syndacate?
(Fabio) I Road Syndicate nascono in modo del tutto naturale. Noi ci conosciamo da più di vent’anni e, nel tempo, abbiamo coltivato una stima e una simpatia reciproca che è sfociata presto in ottime amicizie, al punto che da anni dividiamo un box adibito a saletta prove! Abbiamo sempre avuto modo di collaborare e lavorare insieme, ma mai come team autonomo. Spesso il lavoro da session man, di arrangiatore o di performer, non ci dava i tempi per realizzare qualcosa di nostro. Un paio di anni fa, io con Cristiano ed Emiliano, si è iniziato a scrivere del materiale originale, pubblicando un singolo, in italiano, e avevamo capito di aver bisogno di un songwriter e cantante padrone della lingua inglese, con un forte timbro blues: insomma cercavamo proprio Lorenzo! Lui, nel frattempo, aveva ricominciato a scrivere brani e ci ha contattato per mettere in piedi il suo repertorio. Da cosa nasce cosa: a quel punto abbiamo capito che era giunto il tempo di lavorare insieme. Finalmente! Con la stabilità, le famiglie ed i figli cresciuti, e la maturità acquisita sono venuti fuori i Road Syndicate.

Vogliamo rinfrescare la memoria ai nostri ascoltatori e parlare delle vostre esperienze musicali precedenti alla band?
(Lorenzo) Siamo tutti musicisti che calcano i palchi italiani da un bel po’ di tempo, io ho suonato con varie band che andavano dal rock al blues, con big band rhythm ‘n’ blues come Jonny and the Gozzillas, collaborando anche con il trombonista dei blues Brothers, Tom Malone. Emiliano Laglia (basso) ha suonato anche lui con vari musicisti anche a livello europeo come Aibhill Striga, Anno Mundi, e, soprattutto, Max Smeraldi (storico chitarrista, tra gli altri, di Malgioglio e del Banco). Stessa cosa dicasi per Cristiano Ruggiero (batteria) che ha suonato con band come Post Scriptum, Cosmofrog, Graal. Chi ha il nome più “pesante”, probabilmente, è Fabio Lanciotti (chitarra) che oltre ad essere un produttore di una certa fama, ha collaborato con Enrico Capuano, Balletto di Bronzo, Alice Pelle e Banco del Mutuo Soccorso.

“Smoke”, il vostro album di debutto, è stato pubblicato quest’anno. Quanto è durata la gestazione di questo lavoro discografico?
(Fabio) Tecnicamente è stata una gestazione brevissima!Con una sola estate di prove e registrazioni, a settembre del 2018, avevamo già, in mano, l’ossatura del disco! Avevamo realizzato anche una buonissima pre-produzione, molto simile a come il disco è poi uscito fuori: la differenza è solo nella qualità della registrazione perché quello era un demo realizzato in sala prove con i software di un piccolo portatile e una Virtual Drum. Per il resto, le differenze tra disco e demo risiedono solo nelle modifiche di qualche frase, di qualche solo di chitarra e qualche svisata di basso. Abbiamo lavorato sodo ma con l’entusiasmo dei ventenni! Anche il disco, dopo una stagione intensa di live, sia acustici che elettrici, è stato realizzato in pochissimo tempo. Abbiamo registrato le backing track dal vivo, durante un weekend, e poi è bastata una settimana, tra sovraincisioni, missaggi e mastering. Venerdì 24 Gennaio Alberto Longhi, il nostro fonico, ha piazzato i microfoni nella grande sala del Pensagramma Recording Studio e Martedì 4 Febbraio Emiliano Rubbi, un grande amico ma soprattutto un produttore di enorme spessore, ci ha consegnato il master finale! Il 16 Febbraio avevamo in mano le prime copie del CD mentre lo suonavamo interamente sul palco del Kill Joy, che è il nostro Home Club, a Roma! Ci siamo voluti concentrare solo ed esclusivamente sul disco, per dieci giorni, prendendo ferie e riposi! E questa è stata una cosa buona, la scelta giusta! Noi avevamo ipotizzato di realizzare l’album intorno a settembre/ottobre del 2020 ma la risposta del pubblico e dei promoter, alle nostre prime uscite, è stata così entusiasta e calorosa, da spingerci ad anticipare la pubblicazione a Febbraio. Ed è stato un colpo di fortuna perché abbiamo potuto affrontare l’emergenza Covid con un disco e dei video in circolazione!

Come nasce un brano dei Road Syndacate? I pezzi di “Smoke” erano già in un cassetto ad aspettare o sono venuti fuori dopo la formazione della band?
(Fabio) La realtà è che molte idee erano già nei rispettivi cassetti, da anni, soprattutto nel mio e in quello di Lorenzo! “Silent Scream” e “Driftin”, ad esempio, fanno parte di quel lotto di brani completamente scritti da Lorenzo! Perciò a noi è toccato solo di suonarle secondo la nostra sensibilità. Per altre canzoni, invece, c’è stato un lavoro di squadra, come per “Out Of My Head”, dove la band, nella sua totalità, è stata fondamentale. Mentre un brano come “Voodoo Queen” è l’esempio calzante di come funzioniamo come coppia compositiva, io e Lorenzo: lui aveva questo ottimo testo steso sopra una bellissima melodia che si sono sposati perfettamente con un mio brano che era rimasto strumentale per diversi anni! “Smoke”, “Getaway2, “Why” e “Not Coming Back” sono lavori a quattro mani, lasciati poi alla sensibilità della band. Quindi si può dire che “Smoke” è il punto di svolta personale di ognuno di noi perché abbiamo messo, nero su bianco, le idee migliori che avevamo covato per almeno un decennio. Fare questo disco è stato facile perché avevamo cassetti pieni di idee da proporre l’uno all’altro e dovevano solo scegliere quali fossero quelle buone e quelle da scartare! Il problema, quindi, sarà che per il prossimo disco dovremo lavorare molto più sodo. E abbiamo approfittato dello stop a concerti, dovuto all’emergenza Covid, per iniziare a scrivere!

Siete una band che suona rock ‘n roll e come tale penso che il palco sia per voi la dimensione ideale. Come state vivendo le restrizioni imposte dal dopo lockdown e come vi state attrezzando?
(Lorenzo) Diciamo che non siamo stati con le mani in mano, come hai detto siamo “animali da palco” e la musica della band ci mancava molto durante il lockdown. Ma ci siamo dati da fare: ci siamo organizzati per “suonare a distanza” e abbiamo tirato fuori anche del materiale nuovo! Uno dei brani che abbiamo realizzato è “The Road”, molto autobiografica circa la vita di una rock band, di cui abbiamo fatto un video e che sarà la “Title-Track” del prossimo album.

“Not Coming Back” è uno dei video che avete pubblicato sul vostro sito, ci saranno altre novità sul web che vi riguarderanno?
(Lorenzo) Sì, stiamo lavorando ad un nuovo video, la maggior parte delle riprese è già stata fatta e a breve vedrete il video di “Driftin”. Sarà una bella fotografia di come noi siamo sul palco, davanti al pubblico. Così come il video precedente, Not Coming Back, era un reportage fedele delle registrazioni di SMOKE.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
(Lorenzo) Ovviamente sul sito www.roadsyndicate.it come su tutti i social e sulle varie piattaforme digitali potete ascoltare il nostro primo album “Smoke”.

Grazie di essere stati con noi…
Grazie a voi e a te, Mirella!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 5 ottobre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Mad Dogs – Long live rock ‘n’ dogs!

Stasera su Overthewall i Mad Dogs, con noi Marco, leader e portavoce della band. Benvenuto!

I Mad Dogs si formano nel 2009 e solo nel 2016 riescono a trovare la giusta dimensione musicale. Ci racconti il vostro percorso artistico?
Sì, anagraficamente è così, nel corso degli anni il gruppo ha avuto diversi cambi e scossoni, ma nel 2016 c’è stata una vera e propria rinascita che se vogliamo possiamo considerare una partenza vera e propria, abbiamo trovato la giusta formazione, il giusto feeling tra i componenti e la giusta motivazione non solo per fare musica ma anche per essere gruppo. Siamo contenti di quello che abbiamo costruito e siamo molto fiduciosi e motivati per quello che faremo di nuovo.

Voi proponete un hard rock molto energico e coinvolgente. Come nascono i vostri brani ?
Ad oggi le canzoni che abbiamo scritto sono orientate sul garage rock, high energy rock’n’roll  e 70s rock, tuttavia non vorremmo porci limiti, la musica è empatia ed il percorso artistico e della band deve essere sempre in continua evoluzione. Solitamente c’è una struttura che un componente della band ha scritto poi in sala prove si lavora per arrangiare la canzone, colorandola insieme

Parliamo dell’album, il terzo della band, che pubblicherete ad ottobre, quando e come è nato?
Abbiamo deciso di scrivere “We Are Ready To Testify” già mentre eravamo in tour con il vecchio “Ass Shakin’ Dirty Rollers”, dentro ci abbiamo messo tutto quello che abbiamo vissuto insieme e come individui, essere se stessi, essere “veri”,  è una condizione indispensabile nella musica come nella vita.

Il disco era già pronto prima della quarantena o il lockdown in questo senso è stato proficuo per il perfezionamento dell’album?
Il disco è stato registrato tra Giugno e Settembre 2019, abbiamo sfruttato il periodo di lockdown per fare diverse prove di mix, master e sound, insieme al nostro fonico Daniel Grego.  E’ stato un po’ strano lavorare a distanza ma comunque proficuo, non ci siamo abbattuti, abbiamo avuto la fortuna di avere un obiettivo molto stimolante da raggiungere e Daniel è stato molto paziente. Questo il facebook di Daniel, Mal De Testa Recording Studio: https://www.facebook.com/maldetestarecordingstudio

We Are Ready To Testify, il titolo prescelto, ha un significato alquanto misterioso: cosa siete pronti a testimoniare?
Abbiamo descritto “We Are Ready To Testify”  come la testimonianza rock’n’roll che lottare per ciò in cui si crede ed inseguire i propri sogni, è la rotta maestra per essere davvero liberi.

La copertinta ricorda molto i vecchi manifesti politici, ancora una volta la scelta mi ha incuriosita, mi spiegheresti il significato dell’opera?
In realtà il pungo è per rivendicare il punto sopra, non c’era intenzione di  fare un manifesto politico. Quando abbiamo affrontato il discorso copertina ci piaceva trovare qualcosa che trasmette impatto e grinta, abbiamo scelto di portare avanti il progetto grafico insieme a Bangalore Studios, un grafico spagnolo con cui già eravamo in contatto e di cui apprezzavamo davvero tanto il  tratto, ci siamo confrontati gli abbiamo dato dei riferimenti ed il disco da ascoltare, lui si è lasciato trasportare ed ha tirato questa copertina di cui andiamo molto fieri. Questo l’instagram di Bangalore Studios: https://www.instagram.com/bangalore_studios/

Questo nuovo disco ha rafforzato la vostra unione con la Go Down, la vostra etichetta: quali sono le basi su cui si regge questa lunga collaborazione?
Le basi sui si poggia sono la passione comune, il rispetto ed ormai l’amicizia. Go Down Records è stata, ed è, un’etichetta pioniere del rock in Italia, nel roster tante validissime band, con le quali siamo regolarmente in contatto e che sfornano bellissimi dischi, dal garage al doom passando per tutte le sfumature del rock’n’roll. Il concetto di condivisione è la base del progetto, oggi più che mai ci sentiamo parte integrante di questa famiglia.

Per una band come la vostra sono più importanti gli streaming o i chilometri percorsi?
Decisamente i chilometri percorsi:  i concerti, la possibilità di essere a contatto con le persone, conoscerne di nuove, raccontare  e vivere le emozioni  è la parte più romantica ma anche più bella. Chiaramente poi nella società in cui viviamo l’informazione viaggia ad una velocità pazzesca essere ed presenti via web è diventato comunque uno strumento imprescindibile per essere ancorati alla realtà e “fare chilometri”

Ci sono novità nell’immediato futuro della band?
Abbiamo appena pubblicato il nuovo video “Not Waiting” il terzo singolo da “We Are Ready To Testify”,  in anteprima per The Sleeping Shaman. Compatibilmente al pesantissimo problema del Covid inizieremo al promozione del disco live, inoltre è in arrivo, spero per il 2021, la compilation “A fistful of rock & roll vol.6”, in questa serie di raccolte, sulle migliori proposte high energy rock’n’roll a livello mondiale, curata da Sal Canzonieri degli “Electric Frankenstein” c’è un nostro brano, “I can Move” tratto dal vecchio disco “Ass Shakin’ Dirty Rollers”. A stretto giro sarà rinnovato il nostro bandcamp, da lì se vorrete, potrete trovare tutto il nuovo merch. Per il 2021 ci sono già nuove idee, le stiamo facendo fermentare, sarà un’ottima annata….

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
Ecco i nostri contatti:
www.facebook.com/maddogsrnr/
maddogsrnr.bandcamp.com/
www.instagram.com/maddogs.band/
https://www.youtube.com/Maddogsband

Grazie di essere stato con noi!
Grazie a voi!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 7 settembre 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

23 and Beyond the Infinite – Musica dall’infinito

Buona serata da Mirella, anche oggi diamo voce ai musicisti validi che popolano la scena musicale italiana, questa è la volta dei 23 and Byeond the Infinite, autori del nuovo album “Elevation To The Misery”.

Avete portato avanti un percorso evolutivo di otto anni attraverso i territori dello psych rock, del post punk, del primo shoegaze e della sperimentazione noise, e siete giunti con “Elevation To The Misery” all’attuale sound: questo cammino è stato spontaneo oppure il frutto di scelte programmatiche?
La nostra composizione è sempre frutto dell’incontro tra i background musicali e le idee, in continua evoluzione, delle quattro persone che compongono la band. Non abbiamo mai pianificato i nostri dischi a tavolino né avuto un’idea precisa di quello che volevamo fosse il sound o la composizione di un disco, tutto nasce in sala prove e lì viene sviluppato e affinato finché non ci soddisfa. Di conseguenza il nostro è un percorso evolutivo sempre molto naturale e spontaneo.

Cinque lavori in otto anni non sono pochi, da dove arriva questa costante ispirazione?
Per fortuna in tutti questi anni non abbiamo mai perso la voglia di suonare, nemmeno quando ci siamo trovati a dover sostituire il batterista per motivi lavorativi. Suonare è per noi un modo di esprimerci e cerchiamo di farlo il più possibile, in primis per noi stessi.

Rimanendo in tema di album pubblicati, oggi conta più il singolo brano o l’intero disco: in parole povere, ha ancora senso pubblicare un disco?
Sicuramente viviamo in un’epoca in cui siamo inondati da informazioni a cui abbiamo accesso pressochè in tempo reale, tutto è diventato rapidissimo e di conseguenza i singoli hanno assunto un’importanza crescente. Tuttavia, soprattutto in ambito indipendente, il disco riveste ancora una notevole importanza. Un album è la sintesi di un percorso, nonché la base di uno spettacolo live e gli appassionati di musica ancora riescono a trovare tempo ed energie da dedicare all’ascolto di un disco.

Il vostro disco in versione digitale è già disponibile, mentre si attenta la versione fisica, avete novità al riguardo ?
Purtroppo il lockdown di marzo ha bloccato un bel po’ di cose in quasi tutti i settori, ma con qualche mese di ritardo siamo pronti: il disco è disponibile, oltre che su tutte le piattaforme digitali, anche in CD, acquistabile attraverso tutti i canali social della band e delle etichette che lo hanno coprodotto, e presto lo sarà anche in cassetta. Mai come in questo periodo è superfluo ricordare agli appassionati di musica quanto sia importante dare il proprio contributo alle band in qualunque modo possibile, in attesa di poter ripartire anche con i concerti.

Il titolo potrebbe sembrare a uno sguardo superficiale pessimista, invece è un invito a rialzarsi anche nei momenti difficili: mi sbaglio?
“Elevation to the Misery” è diventata la nostra filosofia di vita, cercare di ottenere il massimo con quel poco che si ha e farlo nella maniera più personale e sincera possibile. Più che pessimismo, parleremmo di realismo e concretezza.

Siete originari di Benevento, ma vi siete spostati a Bologna per la registrazione del disco. Come mai?
Avevamo la necessità di fare le cose in tempi molto rapidi per partire per un tour europeo tra marzo e aprile (poi rimandato causa covid). Abbiamo sondato il terreno con diversi studi di registrazione, Enrico Baraldi, che già ci conosceva e aveva piacere a lavorare con noi, ci ha fatto una proposta che ci ha affascinato. Poi a Bologna avevamo l’ospitalità e il supporto di un po’ di amici… E insomma alla fine la scelta è stata abbastanza facile.

Avete scelto di utilizzare una tecnica particolare quella registrazione su nastro in prese diretta, cosa vi ha spinto verso questa decisione?
“Elevation to the Misery” è un disco passionale e impulsivo, frutto di circa tre mesi di lavoro intenso in sala prove e dunque fortemente rappresentativo dell’impatto live della band. Quando Enrico ci ha proposto di registrare in presa diretta, a nastro, sfruttando le dinamiche spontanee della nostra esecuzione e i riverberi naturali del Vacuum Studio, ci è sembrata la scelta giusta.

Qual è lo stato di salute della scena psichedelica italiana?
Come un po’ in tutti gli ambiti della musica indipendente, in Italia esistono tante valide realtà, alcune delle quali anche molto attive, ma tutte un po’ frammentate. Non esiste una rete unitaria e compatta attraverso la quale esprimersi e ognuno sgomita come può per cercare spazi. L’altra faccia della medaglia è che per fortuna, l’era della comunicazione ha reso l’Europa più vicina. Non a caso, noi come altre band della scena neo-psych italiana, cerchiamo quando possibile di proporci per tour europei, anziché solo italiani.

Avete già avuto modo di proporre i nuovi brani dal vivo prima del blocco?
Durante la lavorazione del disco abbiamo fatto alcuni live in cui abbiamo suonato in anteprima anche qualche pezzo nuovo. È fondamentale rodarli dal vivo in vista del tour ed erano anche quelli che ci rappresentavano meglio in quel momento, quindi perché no.

Quali sono i ricordi più belli legati alla vostra attività dal vivo?
Come tutte le band, spesso tra di noi ricordiamo episodi divertenti successi vivendo insieme in tour. Ma i ricordi più belli sono sicuramente i momenti di condivisione e scambio di energie come le partecipazioni ai festival o le aperture a band internazionali. Avevamo grosse attese per la data al Supersonic di Parigi in compagnia dei Camera, una delle più interessanti realtà post punk contemporanee, originariamente prevista per fine marzo scorso e che speriamo di poter recuperare quanto prima.

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 14 luglio 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Alex Panigada – Vietato guardarsi indietro

Ospite ad Overthewall, Alex Panigada, autore con il chitarrista Steve Volta dell’album “Don’t Look Back”.

Benvenuto su Overthewall Alex! Cantante, autore, scrittore, sono solo alcune delle attività che ti vedono protagonista, anche se oggi sei qui per presentare la tua nuova uscita discografica, firmata da te e da Steve Volta,grandissimo chitarrista italiano. Ci parli di questo nuovo progetto musicale?
Ciao Mirella, grazie a te per l’invito e per lo spazio che ci stai dedicando. Diciamo che “Don’t Look Back” è un album che dovrebbe piacere a tutti gli amanti dell’Hard Rock vecchia scuola. Quello anni ’80/’90 per intenderci, che poi sono stati gli anni della formazione musicale sia mia che di Steve. Dopo tanti anni di mia inattività il richiamo della musica si è fatto sentire, anche se in realtà non mi aveva mai abbandonato. Ho quindi deciso di mettermi a scrivere questi dieci pezzi. Un giorno, parlando del più e del meno, li feci sentire a Steve… e da quel momento è nato tutto! Per il momento l’album è uscito in vendita in formato digitale solo su iTunes e su Amazon, ma prossimamente sarà disponibile anche su altre piattaforme.

Oltre a Steve Volta molti altri artisti sono presenti in “Don’t Look Back”, come sono nate queste collaborazioni?
La cosa è stata molto bella e divertente. Appena si è saputo nell’ambiente che stavamo lavorando a un nuovo album, ci sono arrivate un sacco di richieste da amici musicisti: chi voleva fare un assolo, chi un coro, chi voleva suonare questo, chi voleva fare quello… Alla fine abbiamo scelto un gruppo ristretto di amici ma soprattutto validi musicisti. Non potevamo di certo fare un album con 300 persone! E’ per questo motivo che l’album è firmato Alex Panigada-Steve Volta and Brothers In Rock, che non sono altro che tutti i “fratelli” che hanno collaborato al progetto. Alla batteria abbiamo avuto Federico Ria, un metronomo vivente, il mitico Frank Kopo ha suonato il basso in otto pezzi su dieci. Anna Portalupi, altra grande bassista ormai riconosciuta a livello internazionale, ha suonato in altri due brani. Il maestro Jhonny Pozzi ha suonato pianoforte e tastiere nelle due ballad. Silvia Monti, oltre ad occuparsi di tutti i testi, ha fatto i cori in un paio di canzoni. Sarah Zambon, oltre ai cori, ha duettato con me nel brano “Love Is a Lie”, e Cris Vazza a fatto i cori in “Idol (Another Rebel Yell)”. Tra l’altro “Idol” è dedicata a un mito della mia adolescenza: Billy Idol! Ora dobbiamo assolutamente trovare il modo di fargli ascoltare il pezzo! Infine non posso fare a meno di ringraziare Salvatore “Mr.Jack” e la sua Wanikiya Record per il suo prezioso aiuto come ufficio stampa. Senza di lui non sarei qui a fare questa intervista. Ormai è anche lui un “Brothers In Rock” a tutti gli effetti!

Oltre al brano che dà il titolo all’album e che abbiamo ascoltato prima della nostra intervista, cosa contiene il disco e com’è è avvenuto il processo di composizione?
Il disco contiene dieci pezzi. Otto dei quali molto grintosi, e due ballad. Devi sapere che sono da dodici anni proprietario della Free Music di Cislago (VA), una grande sala prove musicale che gestisco insieme al mio socio Cristian. Hai presente il proverbio “Il calzolaio va via con le scarpe rotte”? Allo stesso modo mi occupo ogni giorno di seguire e soddisfare le band della nostra sala prove, che non ho più trovato il tempo di tornare a produrre qualcosa per me e seguire le mie esigenze personali. Tempo fa, durante qualche giorno di vacanza al mare in pieno relax, mi sono trovato a scrivere i dieci pezzi che potete ascoltare nell’album. Come ti dicevo prima, un giorno li feci sentire a Steve ai quali sono piaciuti immediatamente, forse perché in parte abbiamo lo stesso background musicale. In men che non si dica Steve ha creato tutti i Riff, ha arrangiato i pezzi, fatto gli assoli, addirittura ha suonato le tastiere in otto pezzi! Si è occupato anche di tutta la registrazione, la produzione e il mixaggio finale. E’ stato davvero fantastico! Alla fine ci siamo trovati in mano questo album, ci siamo guardati e ci siamo detti: “perché no? Facciamolo uscire!”

Purtroppo il problema Covid ci costringe a rinunciare ai concerti e ai live. Oltre al video, adrenalinico, già presente su You Tube, quando i vostri fans potranno godersi un vostro spettacolo dal vivo?
Purtroppo la risposta che mi viene da darti immediatamente è mai! “Don’t Look Back” alla fine è stato un album da studio. Una band vera e propria non esiste. Steve, in primis, è occupato con la sua band di punta i Perpetual Fire e come insostituibile chitarrista di Pino Scotto, e anche tutto il resto dei Brothers in Rock è attivo in tanti altri progetti. Però devo dire che da quando è uscito l’album le richieste di live sono state parecchie, quindi nella vita…mai dire mai!

Sono previste altre interessanti novità? “Don’t Look Back” è stato l’inizio del connubio artistico tra Alex Panigada e Steve Volta? Ci sarà un seguito?
A questa domanda ti rispondo subito di sì! Ma non immaginatevi un altro album sullo stile di “Don’t Look Back”. Ho troppa voglia di tornare a scrivere e cantare in italiano, sono convinto che riesca ad esprimermi al meglio nella nostra lingua madre. Insieme a Steve, stiamo pensando di scrivere un album molto meno rock, con sonorità più acustiche, e naturalmente tutto in italiano. Per quanto mi riguarda, ho già iniziato a mettere giù parecchie idee e quindi si, credo che ascolterete ancora qualcosa mia e di Steve. Mi dispiace per voi!

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Personalmente sono molto attivo sui Social. Potete trovarmi sul mio profilo personale Facebook https://www.facebook.com/alexpanigada e su Instagram instagram.com/alexpanigada
Anche Steve ha il suo profilo personale su Facebook, ed ora cercherò di convincerlo ad aprirsi anche l’account su Instagram. Grazie, Mirella per questa bella intervista e un ringraziamento anche a tutti gli ascoltatori che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi fino ad ora!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 31 Agosto 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Ironthorn – Le leggende del rock

Ospiti di Overthewall gli Ironthorn, autori del secondo album “Legends of the Ancient Rock”.

Gli Ironthorn si formano ad Agrigento nel 2014. Quali sono le vostre esperienze musicali prima della fondazione della band?
Dunque proveniamo tutti da esperienze diverse e ci siamo trovati negli Ironthorn a suonare insieme per la prima volta, Maurizio prima di abitare in Italia è nato e cresciuto in Venezuela e poi è stato negli Stati Uniti, lì ha suonato in diverse band heavy e nu metal anche se è prevalentemente un appassionato di power metal. Luigi nasce artisticamente dal thrash metal e dal grunge avendo fatto parte tra Ribera e Messina di diverse band nell’ambito. Gabriele proviene prevalentemente dal blues anche se è un grande appassionato di progressive. Eliseo è un po il “conservatore” della band, adora i classici Deep Purple, Led Zeppelin e Black Sabbath, nasce come chitarrista e si adatta per questa nuova avventura a suonare il basso negli Ironthorn. Infine Antony che è un estimatore del nu metal, e che prima degli Ironthorn aveva avuto delle esperienze in ambito death e thrash metal.

Il vostro progetto musicale richiama il sound delle più famose band hard rock e thrash metal band del passato, quali gruppi sono stati la vostra principale fonte d’ispirazione?
Beh, ricollegandoci alla domanda precedente, proprio per le diverse esperienze che ognuno di noi ha avuto ne tempo anche le nostre influenze sono molteplici. Alcune di loro sono citate nel brano “Legends” dall’album “Legends of the Ancient Rock” che è proprio una sorta di tribute song ai grandi, di cui potete vedere il simpatico lyric video su YouTube in cui sono raffigurati in chiave fumettistica. Sono veramente tante le band che in questi anni ci hanno dato linfa vitale, dai Metallica, ai Maiden, Megadeth, Pantera, Led Zeppelin, Slipknot, Sonata Arctica e chiudiamo qua o questa domanda richiederebbe una decina di pagine!

Quali sono le tematiche che trattate nei vostri testi?
Le tematiche degli Ironthorn sono molteplici, si parte da esperienze di vita, e annesse osservazioni, racconti sentiti qua e la, amore, vita, morte, musica, società, quasi sempre con una sorta di atteggiamento avverso a certi schemi mentali. In “L.O.T.A.R.” il filo conduttore al quale è ancorato il concetto dell’intero album è la musica stessa, trattata con l’ausilio di famosi miti e leggende, dal classico mito greco, alla mitologia norrena, fino alle più blasonate leggende letterarie come Cthulhu e i lupi mannari. Questo vuole esaltare la natura epica nella musica stessa, ci serviamo insomma dei miti per parlare del nostro vero mito che è la musica, distaccandoci in parte da quella che è la narrazione o la morale del mito stesso.

Come si svolge la fase di composizione di un brano degli Ironthorn?
Beh, facciamo tutto nella maniera più classica, e cioè ci vediamo in saletta e cominciamo a buttare giù un po di idee. Solitamente partiamo da una base che noi definiamo “il pilastro”, che può essere un riff o una melodia creata da uno di noi o da tutti durante le prove, a questa base di sostegno ognuno di noi va ad imprimere il proprio carattere e il proprio stile creando così, quello che risulterà essere “lo scheletro” di un futuro brano che, seppur già abbastanza completo, ne andremo a rifilare e perfezionare certi dettagli e melodie durante la registrazione in studio.

Dopo “After the End”, il vostro primo lavoro in studio targato 2017, pubblicate “Legends of the Ancient Rock” due anni dopo. Cos’è cambiato nel frattempo e quali sono le sostanziali differenze tra un album e l’altro?
Una cosa che si può capire fin dal inizio è la miglioria nella produzione di “Legends of the Ancient Rock” rispetto al nostro primo lavoro, questo grazie soprattutto alla crescita in questo ambito del nostro produttore che altri non è che Maurizio! Un’altra cosa, che pensiamo sia la più importante è, che in questo album siamo cresciuti tutti musicalmente e ci siamo trovati tra di noi, creando così un legame di amicizia, e possiamo dire anche di fratellanza molto più forte, considerando anche quanto diversi siano i nostri generi musicali di provenienza. Abbiamo insomma trovato un intesa nuova, che ci permette anche dal vivo di dare il meglio di noi nella maniera più naturale. Infine ma non per questo meno importante, anche una altra piacevole novità, cioè la collaborazione con un artista d’eccezione, il grande Roberto Tiranti alias Rob Tyrant degli insuperabili Labyrinth.

In che modo il lockdown ha cambiato i vostri progetti riguardo i live? Avete approfittato di quel periodo per comporre?
La quarantena purtroppo ha cambiato tutti i nostri progetti, all’inizio di quest’anno stavamo giusto pianificando delle nuove tournée per il 2020 in Italia ma anche in giro per l’ Europa, naturalmente siamo stati costretti a fermarci e annullare tutti i progetti, sperando che il 2021 sarà un anno più propizio e porti aria nuova in un settore particolarmente colpito dagli effetti economici di questa triste situazione. Ovviamente non siamo stati con le mani in mano ma ne abbiamo approfittato per riorganizzare diverse idee nuove per progetti futuri , abbiamo realizzato con ovvi limiti fisici anche un video casalingo di “Seed of Fire”, e cui siamo messi a lavoro su un brano cover che ci è stato richiesto, per la realizzazione di una compilation tribute ai Tiamat.

Avete un rapporto diretto con il pubblico che vi segue? Siete voi a gestire le pagine social che riguardano la band?
Sì assolutamente, noi abbiamo gli accessi diretti con tutti le nostre pagine social, quindi se qualcuno ha bisogno di contattarci, può farlo tranquillamente sul sito principale o Facebook.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi? Potete seguirci principalmente su questi siti:
Facebook: www.facebook.com/upIronthorn, Website: www.ironthorn.it, YouTube: www.youtube.com/channel/UCe1orAoNIkra_NRfKY-Q2nQ, Instagram: www.instagram.com/ironthorn_official

Grazie di essere stati con noi
Grazie a voi! è stato un grande piacere parlare con te e speriamo vederci presto!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 4 Giugno 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Goad – La musica delle sfere

Buona serata da Mirella, anche stasera diamo voce ai musicisti validi che popolano la scena musicale italiana, questa è la volta di Maurilio Rossi dei Goad.

Ciao Maurilio, i Goad sono la band fondata da te nel 1974, siamo nel periodo più fertile del progressive rock. Ci racconti gli inizi della tua carriera musicale?
I primi passi furono nell’ambito di feste e piccoli concerti del Liceo Classico che frequentavamo io e mio fratello, mentre studiavamo su strumenti da poche lire i dischi più belli dell’epoca… non esistevano spartiti e, se c’erano, erano quasi tutti sbagliati perfino negli accordi di base. Quindi tanto orecchio e puntina del giradischi su e giù nei punti critici! Per quanto mi concerne, ho passato notti intere a studiare i passaggi di Paul Mc Cartney e Jack Bruce dei Cream, ma anche tanti altri, poi i primi passi dal vivo con impresari e debiti per attrezzatura da portare a giro. Nel 1975 facemmo il Festival Nazionale dell’Unità a Firenze suonando tutto “Genesis Live” nel  pomeriggio e un repertorio di ballabili di ogni tipo alla sera. Era presente un certo Berlinguer…

Quali sono gli elementi che caratterizzano la tua musica?
Direi che soprattutto le sorprese armoniche che non ti aspetti, i cambi totali di atmosfera, siano le nostre peculiarità, senza un riferimento preciso a nulla di prestabilito. Piena libertà compositiva che equivale allo sperimentare l’ipnosi che la musica esercita se attivi il canale giusto di comunicazione con l’inspiegabile, come diceva Poe: la musica delle sfere!

Non credi che il progressive in questi anni abbia perso la sua vocazione progressiva e sperimentatrice?
Da moltissimo tempo! Secondo me da quando è stato coniato il termine stesso. Quando cataloghi qualcosa, quel “qualcosa” è già morto. Si sono gettati tutti a rodere un osso del  paleolitico, usando gli stessi codici, gli stessi timbri, strumenti, cambi di ritmo, in un insensato gioco a chi imita e riproduce meglio i  gruppi di riferimento – sempre i soliti,  fra l’altro – il punto è che non si accetta l’eretico, non si accetta l’originalità perché il confronto con il “differente” è insopportabile per gli imitatori. Ovvio che vi siano  fantastiche eccezioni, ma secondo me mancano le canzoni, il punto nevralgico negativo è che sembra che nessuno sia capace di cimentarsi con il  senso compiuto di un brano senza aver bisogno di mille frasi che si accavallano spezzettate in mille tempi ritmici diversi, ma è solo il mio punto di vista.

Nella tua musica c’è stato sempre uno stretto legame con la letteratura, credi che i testi siano un elemento imprescindibile nella tua proposta musicale?
Per me fare testi è sempre stato arduo, in italiano poi quasi impossibile, avendo suonato una vita soltanto per un pubblico straniero in massima parte anglofono. Io stesso ho vissuto all’estero usando solo questa lingua, nel mio accento italiano che non posso certo rinnegare! E allora ho scelto di musicare la poesia eterna, musicalissima, di certi autori, partendo da E.A.Poe e proseguendo per Lovecraft, E.Lee Masters, Landor e Keats, ma amo fare musica ad ampio spettro e adoro fare colonne sonore od opere soltanto strumentali. Ho tantissimi inediti che forse un giorno stamperò in copie limitate. Ho scritto io stesso tanti testi, come l’album “The Silent Moonchild”, basato su di un mio racconto gotico poi suddiviso in varie tracce. Per  il lavoro “In the House of the Dark shining Dreams” invece ho usato in larga parte testi di un autore che scrive di musica e cultura in genere, Luca Rimbotti.

Parliamo del presente: so che stai lavorando a un nuovo album. Puoi darci qualche anticipazione?
Certo! Si basa su testi lirici di John Keats e sta venendo fuori un’opera monumentale da sfrondare con accuratezza perché vi è materiale per quattro CD di un’ora ciascuno. Come sempre, ho suonato tutti gli strumenti che ho voluto usare, compresa la batteria, in attesa di interventi esterni di altri musicisti volenterosi. Ma in linea di principio ho ricercato la composizione e la esecuzione in stile live, come fosse eseguita da quattro o cinque musicisti in un piccolo locale di avanguardia oscuro  e con un pubblico in massima parte disattento o perso in pensieri propri, che beve e fuma e guarda nel vuoto. Ho immaginato questi musicisti perduti nel loro sogno tutto personale, senza futuro né ambizioni se non quello di esprimersi al meglio in ciò che fanno, attenti soltanto a ciò che i loro compagni su palco stanno suonando e tesi a enfatizzare i testi cantati. Quindi molto pianoforte, basso, chitarre acustiche ed elettriche quasi senza effetti, qualche colore orchestrale non ridondante e voce evocativa al massimo possibile…

Qual è l’errore nella tua carriera, se c’è stato, che eviteresti col senno di poi?
Il rifiuto della proposta di Freddy Mercury per tour europei e dischi a Salisburgo con Moroder nel 1981. Il motto “tutti per uno,uno per tutti” era soltanto mio, devo dire che fui tradito dai miei compagni di viaggio musicale di allora dopo un mese di trattative estenuanti e il tempo successivo confermò che avevo scelto male perché, della formazione originale, rimanemmo soltanto io e mio fratello che  però ha scelto la carriera di chirurgo, limitandosi al ruolo di membro aggiunto in qualche occasione soltanto..

Dove i nostri ascoltatori possono seguirti sul web
https://goadband.bandcamp.com
https://myspace.com/goad.art.rock/bio

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 10 Agosto 2020 di agosto di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo:

Mezz Gacano – Il suono dell’inusuale

Mezz Gacano, un progetto musicale innovativo e geniale partorito dalla creatività del polistrumentista Davide Gacano, ospite di oggi a Overthewall.


Ciao Davide, come nascono i Mezz Gacano?
Il progetto, l’idea primordiale, nasce nei pressi di Salsomaggiore Terme (PR) sul finire del 1997 in seguito a sperimentazioni varie con gruppi locali e amici palermitani (quasi) costretti a raggiungermi in Emilia per portare avanti questo mondo musicale “autistico”. Ma vedrà la luce al mio ritorno nel capoluogo siciliano nel 1998.

La vostra musica non ha regole, ma credi che in generale la crisi della discografia abbia paradossalmente slegato le band dagli obblighi di mercato e reso ancora più liberi i gruppi?
La mia musica è piena zeppa di regole (evidenti o meno evidenti), ho infatti bisogno di professionisti di un certo livello per poter fare quello che faccio, sarebbe impossibile con strimpellatori della domenica o suonatori da pub. Gli obblighi di mercato interessano solo a chi percepisce la musica come una merce, cosa che – per quanto mi sia stata proposta centinaia di volte – non mi riguarda. La musica per me è cibo per la mente e quindi deve essere più genuino possibile

Quanto c’è di improvvisato nei dischi dei Mezz Gacano?
Quasi nulla, il 95% di quello che ascolti dei brani di Mezz Gacano è scritto su pentagramma.

Non hai paura che la tua musica risulti troppo ostica e di non essere recepita da molti?
Assolutamente no, faccio musica per esprimermi e ho l’esigenza di dire quello che penso, ciò che pensa la massa non mi è mai interessato, quasi tutti gli artisti che adoro e a cui, in parte, mi rifaccio hanno una visione totalmente non conforme alle leggi di mercato di qualsiasi periodo storico.

Ci parli del nuovo album?
Il nuovo album incarna un po’ tutte le domande precedenti, ovvero la tortuosa vita del musicista (o artista) indipendente; questo album è stato concepito durante l’estate del 2007 e nei tredici anni seguenti ha subito una miriade di cambi, registrazioni, missaggi, remissaggi, riregistrazioni e ancora missaggi. Racchiude quindi in sé, tutti gli “umori” e tutte le “cadute” di dodici anni di crescita e avversità. Finalmente grazie all’aiuto di un gruppo di persone a me affini, fra poco questo disco vedrà finalmente la luce!

Chi ha collaborato alla realizzazione?
Collaboratori fissi del progetto sono da sempre Giovanni Di Martino (Giammartino, tastierista) oggi fuori col suo mirabolante progetto Smuggler Brothers (prodotto da Massimo Martellotta dei Calibro 35); Marco Monterosso (Ruhi Nakoda, chitarrista) che oltre ad essere una colonna portante degli Airfish è in collaborazione un po’ con tutto il panorama musicale italiano (…oltre ovviamente a Mezz Gacano ed Airfish, solo per citarne alcuni, Bruniri s.a.s., Niccolò Carnesi, One Dimetional Man, Pan del Diavolo). Poi in pieno lockdown ho avuto come braccio destro Simone Sfameli (Mezz Gacano, Kinderheim Kunst Quintet, Forsqueak, Banda Di Palermo, Juju) che mi ha supportato e sopportato Durante il mix definitivo del disco.

Ci saranno dei live a promuovere la nuova uscita?
La vedo molto difficile.

Una domanda che faccio spesso ultimamente è “come hai impiegato il tempo del lockdown”?
Mixando ‘sto cazzo di disco! (Urlando e ridendo NdC)

Domanda: chi butteresti giù dalla fatidica torre tra King Crimson e Napalm Death?
Nessuno dei due sono troppo legato ad entrambi.

Dove i nostri ascoltatori possono trovarvi sul web?
Ormai ovunque, YouTube, Facebook, Spotify, Bandcamp, Deezer.

Grazie di essere stato con noi
Grazie sempre a te per la l’attenzione!

Trascrizione dell’intervista rilasciata a Mirella Catena nel corso della puntata del 3 Agosto 2020 di Overthewall. Ascolta qui l’audio completo: