Marcello Capra – Note di bambù

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall, uno dei protagonisti della scena musicale italiana già negli anni 70: il grande Marcello Capra!

E’ un piacere riaverti come ospite, Marcello. Per prima cosa ti chiedo di ripercorrere brevemente il tuo percorso musicale iniziando dagli storici Procession.
Il piacere è anche mio di essere nuovamente intervistato da te… già prima dei Procession ho iniziato a salire sui palchi con i miei Flash, poi il grande periodo del progressive italiano e tanti festival oltre ai dischi con i Procession. Dopo la pausa forzata del militare, ho iniziato a collaborare con Raffaella De Vita, Enzo Maolucci e Tito Schipa Jr. Nel frattempo ho maturato il mio primo lavoro solista “Aria Mediterranea” nel ’78, e da lì sono nati ancora una decina di lavori in guitar solo, partecipazioni a festival chitarristici internazionali, collaborazione con la grande Silvana Aliotta ex Circus 2000, concerti, tanti, ovunque.

Veniamo ai giorni nostri, come nasce il progetto Glad Tree?
Nasce una sera del 2013 ad un concerto di musica tradizionale indiana, incontro Lanfranco Costanza flautista che conoscevo da tempo e decidiamo di fondare insieme la band, pensando ad un ponte Occidente/Oriente insieme ad un valente percussionista indiano, Kamod Raj. Nel 2015 esce il nostro primo lavoro “Onda Luminosa” che riscuote notevoli apprezzamenti sia del pubblico che della critica. Nel 2017 un altro capitolo della nostra intensa attività “Ostinatoblu” con la partecipazione di una caro vecchio amico che già suonava on me l’organo Hammond nei Procession, Mario Bruno, cornista per decenni dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Questo album invece risente maggiormente delle nostre esperienze nel blues e nelle musiche colte e popolari.

Da chi è composta la line up attuale?
Da me alle chitarre acustiche, Lanfranco Costanza flauti, armonica e voce e Massimiliano Andreo (Max) alle percussioni.

“Viaggio all’Isola di Tinder”, è un brano tratto dal vostro ultimo lavoro discografico “Bambù”. Come nasce questo pezzo?
E’ una mia “antica” composizione che ho anche inciso prima insieme a Silvana Aliotta nel mio album “Fili del Tempo” dal titolo “Dreaming of Tinder”, è un viaggio immaginario verso un’isola che non c’è, il desiderio di veleggiare sull’oceano della ricerca interiore.

Marcello, la copertina del cd è un vero gioiello. Chi l’ha ideata?
Non poteva che essere il nostro Lanfranco Costanza, chiamato anche Lanflauto, che ha realizzato tutte le copertine dei nostri tre lavori.

Dove i nostri ascoltatori possono tenersi aggiornati sui vostri prossimi concerti dal vivo?
Abbiamo la nostra pagina su FB, le nostre personali, ora siamo nella fase di preparazione al concerto per “Bambù”, la nostra tanto desiderata opera che siamo riusciti a registrare nel pieno della pandemia sempre nello stesso studio di registrazione dove abbiamo anche inciso i nostri lavori precedenti: Sound Sistemi di Paolo Guercio. Voglio citare anche l’etichetta discografica Radici Music Records che insieme a noi “alberi felici” ha saputo creare una splendida confezione intorno. Siamo distribuiti in ogni parte del globo anche su 23 piattaforme digitali per 240 paesi, oltre naturalmente la distribuzione italiana ed estera del CD.

Per concludere ci parli del brano che dà il titolo all’album, “Bambù”?
Un pensiero flessibile che ondeggia nell’aria, cerchi nell’acqua, lento ma incessante, un tema arioso che si snoda nella foresta…

Dove i nostri ascoltatori possono seguire i Glad Tree?
Potete seguirci sulle nostre pagine, sui siti di Radici Music e Youtube per ascoltare il video promo di Bambù.
Grazie di essere stato con noi! Grazie a Te Mirella, che sei una grande conduttrice radiofonica e una bella persona, un caro saluto a tutti a nome dei Glad Tree!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 19 Luglio 2021

Mess Excess – Musica da un altro mondo

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall, i Mess Excess, autori dell’album “From Another World Part 2” (Qua’Rock Records)…

Vi chiedo subito le origini della band, come nasce e avete iniziato da subito a fare musica inedita?
La band nasce a fine 2009 e per circa due anni e mezzo fu dedita solo all’esecuzione di cover di vari generi con l’intento di affinare l’intesa musicale e di trovare la giusta line-up. Raggiunto l’obiettivo decidemmo di imbarcarci nell’attuale progetto di musica inedita progressive, sia nella declinazione rock che metal.

Quali sono le vostre esperienze musicali precedenti a questo progetto musicale?
Abbiamo storie molto differenti, ciascuno di noi ha maturato il proprio background in base alle proprie esperienze personali. Abbiamo tutti alle spalle esperienze molto eterogenee in band e situazioni anche lontanissime. Questo caleidoscopio di influenze è la nostra ricchezza.

Da chi è formata la line up attuale?
L’attuale line-up, ormai stabile da oltre un anno, è costituita da Martina Barreca (Voce solista principale), Helene Costa (Seconda voce e Cori), Lorenzo Meoni (Chitarra), Fulvio Carraro (Tastiera), Andrea Giarracco (Basso) e Michel Agostini (Batteria).

Come definireste il vostro genere musicale e cosa portate di nuovo alla musica underground?
Come già accennato il nostro genere musicale è il progressive concepito a 360°, quindi sia in ambito rock che metal. L’ascoltatore attento potrà trovare nella nostra musica riferimenti evidenti ai grandi maestri del rock progressivo di fine anni ‘60-primi ‘70 come King Crimson, Yes, Rush, Genesis, Pink Floyd ecc… sia alle prime band che sdoganarono il genere in ambito metal negli anni ‘80 come Queensryche, Fates Warning, Dream Theater ecc… In quanto all’elemento innovativo lo possiamo trovare sicuramente nella voce femminile che nel genere è del tutto inusuale. Decidemmo di percorrere questa strada proprio per cercare un elemento distintivo tant’è che successivamente affiancammo alla voce solista un’altra voce femminile, principalmente dedita ai cori, che andasse a cucire, insieme alla voce principale, le trame vocali delle nostre composizioni caratterizzate da intrecci armonici che rappresentano il nostro marchio di fabbrica. Tanto per chiarire non abbiamo nulla a che vedere con le female-fronted band gothic metal che rappresentano il principale ambito in cui operano le voci femminili.

“From Another World Part 2” è il vostro nuovo concept pubblicato nel 2020 ed ha una continuità dell’album precedente. Come mai la scelta di pubblicarli in tempi diversi e non fare un doppio album?
“From Another World” è un concept che si estrinseca in due capitoli, appunto la parte 1 e la parte 2, perché sia la storia narrata che la musica che la descrive sono troppo estese per essere contenute in un solo album. Un album unico di quasi 100 minuti, con le tendenze contemporanee, se lo possono permettere solo le band affermate, pertanto decidemmo di comune accordo con la ns. etichetta, la Qua’Rock Records, di dividere il lavoro in due capitoli per facilitarne la fruizione ed anche per creare un po’ di suspense… il primo capitolo si chiude con un cellulare che squilla, lasciando del tutto irrisolte le trame del concept.

Parliamo del concept. Quali sono i temi che affrontate?
“From Another World” è un concept che trae origine dal contesto socio-politico mondiale del periodo in cui è stato scritto, cioè il 2015, per narrare la storia di un insegnante trentacinquenne americano di origine russa che un giorno, per caso, scopre dell’uccisione di un vecchio compagno di università tramite un notiziario televisivo. L’amico viene descritto come un terrorista, cosa che ai suoi occhi è del tutto inverosimile, i dubbi assalgono il protagonista che inizia a dubitare e decide di indagare per conto proprio sulla vicenda. La storia trova il suo sviluppo nell’eterna dicotomia interiore che affligge il protagonista: da una parte la ricerca della verità dettata dal dubbio sulla versione ufficiale e dall’altra la necessità culturale di non mettere in dubbio la reputazione del proprio paese. Quale delle due prevarrà?

Ho letto che la pubblicazione della seconda parte era prevista già nel 2018, come mai è slittata al 2020, anno difficile soprattutto per le promozioni dal vivo…
Purtroppo abbiamo attraversato un periodo caratterizzato da gravi problemi personali che hanno messo a dura prova la continuità del progetto musicale. Siamo ancora qui, più forti e determinati di prima.

Siete già a lavoro su qualcosa di nuovo?
Non possiamo anticipare granché in merito, di sicuro qualcosa sta bollendo in pentola, l’arrivo dei due nuovi membri che sono con noi da oltre un anno (Martina Barreca e Lorenzo Meoni) ha portato tanti elementi di novità anche a livello compositivo, quindi non vediamo l’ora di poterli condividere con voi. Continuate a seguirci e vedrete…

La riapertura dei locali, quelli che hanno fieramente resistito, vi daranno la possibilità di promuovere il disco dal vivo. Ci sono date imminenti?
Il nostro management è al lavoro in questo senso, ma fino a quando non ci saranno regole certe in merito alla situazione attuale è difficile fare programmi. Speriamo che molto presto ci possano essere novità, non vediamo l’ora di risalire sul palco.

Date dei riferimenti per i nostri ascoltatori per seguirvi sul web?
Potete seguirci sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/messexcess/ ci trovare sulle principale piattaforme musicali e per chi volesse i nostri CD è sufficiente che ci contatti tramite FB Messenger sulla pagina, se date un’occhiata ci sono interessanti offerte e pacchetti esclusivi.

Grazie di essere intervenuti, vi saluto e vi lascio l’ultima parola…
Grazie a tutti per l’interesse e l’ospitalità, speriamo di vederci presto ad un nostro concerto!!!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 21 Giugno 2021

Ago Tambone – Musica libera

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall, Ago Tambone autore dell’album “Libera” 

Ciao Ago e benvenuto su Overthewall, tu hai iniziato ad interessarti di musica già da giovanissimo con pianoforte e tastiere ma ad un certo punto molli le tastiere per la chitarra. Ci racconti com’è avvenuto questo cambiamento?
E’ stato abbastanza semplice: l’approccio alle tastiere è avvenuto naturalmente, intorno ai cinque o sei anni, con le prime tastierine elettroniche, un po’ per gioco. Crescendo, ho “curiosato” più seriamente, studiando pianoforte classico e tastiere per due anni circa; però qualche tempo dopo, la curiosità si è spostata sulla chitarra (strumento che strimpellava mio padre, per accompagnarsi quando cantava). E così c’è stato un vero e proprio innamoramento per questo strumento, che mi ha spinto a studiare ed approfondire i suoni e le tecniche relative. Studio che naturalmente, si è esteso al basso e saltuariamente al mandolino… non tralasciando, ovviamente le tastiere.

Ci sono stati dei chitarristi storici a cui ti sei inizialmente ispirato?
Non essendo io un chitarrista di formazione classica, ho avuto dei riferimenti chitarristici in artisti moderni, anche se amo il mondo della chitarra classica. Quindi nella mia formazione chitarristica, ci sono stati chitarristi – giusto per citarne alcuni – come Eric Clapton, Carlos Santana, Richie Blackmore, David Gilmour, Mark Knopfler, Pat Metheney, Van Halen, Yngwie Malmsteen, Kee Marcello, Richie Sambora, Gary Moore, George Benson… anche Chuck Berry! Ognuno di questi artisti, ha rappresentato un riferimento molto importante per me, tanto dal punto di vista tecnico, quanto e soprattutto, dal punto di vista compositivo.

Durante la tua carriera hai collaborato con diverse realtà musicali. Quali progetti musicali ti hanno coinvolto maggiormente?
Nel mio percorso artistico, ho avuto la possibilità di collaborare con diversi musicisti, di varie estrazioni. Questo aspetto è fondamentale per un musicista, poiché può imparare tanto da tanti generi differenti, oltre ad imparare come instaurare un buon rapporto umano e professionale con i propri colleghi. Devo dire che le collaborazioni che hanno lasciato il segno, sono quelle con i One Way Ticket nel 2004/2005, band rock barese capitanata da Morris Maremonti; nel 2009, c’è stata una bella parentesi in studio, per delle registrazioni di alcune parti di chitarra, con i Poeti del Quartiere, formazione rap barese, tuttora attiva. Vi consiglio di ascoltare i loro lavori; dal 2009 al 2012 invece, sono stato chitarrista e bassista per i Revo’, una formazione pop-rock italiana emergente, fondata insieme al cantautore Francesco Cacciapaglia. Una menzione a parte, merita una collaborazione del 2011 con Giuseppe Cionfoli, per la pubblicazione di un brano dedicato a Sarah Scazzi, appena quindicenne, che come tutti ricorderanno, perse la vita nel delitto di Avetrana, un caso che ebbe un enorme rilievo mediatico. Il brano, intitolato “Sarah”, nacque da un’idea di Giuseppe Cionfoli; naturalmente, io accettai subito, prendendo parte alla composizione e alle registrazioni.
E’ stato un atto di umanità, che dovrebbe farci riflettere.

Ad un certo punto inizi il tuo percorso da solista. Nel disco che presentiamo oggi, che ha come titolo “Libera”, suoni praticamente tutti gli strumenti, ed è stato mixato e masterizzato da te nel tuo studio di registrazione. Un lavoro oserei dire intimo e personale che racchiude sensazioni ed esperienze da te vissute. Ci parli di questo disco?
“Libera” nasce da mie esperienze e riflessioni, sulla quotidianità degli eventi della nostra vita. Già il titolo, vuole essere un’esortazione a sentirsi liberi di vivere la vita come si vuole e di fare le proprie scelte, senza essere vincolati da fenomeni di massa (“Libera”) Naturalmente, senza intaccare la libertà altrui. Il disco tratta anche di argomenti come l’indifferenza tra gli esseri umani, che ormai non è più un fenomeno isolato, dato che la gente si distacca sempre più dalla natura umana. Questo atteggiamento lo si vive soprattutto nelle grandi città per via della vita caotica e lo stress che tendiamo ad accumulare (“Indifferenti”). Di conseguenza, è nata la necessità di scrivere anche un brano sulla incomunicabilità tra la gente (“Una Sensazione”). Figurano altri brani che invece spaziano tra vari argomenti: Voglio spronare l’ascoltatore, a credere sempre nei propri desideri e a non mollare facilmente, poiché con la tenacia, spesso si raggiungono i risultati sperati (“Credici”); in effetti questa esortazione, si ispira a una parentesi autobiografica. O ancora, il bello del senso di libertà e di pace interiore che può dare il viaggiare per il mondo, in cosciente solitudine (“I Live On My Own”). Non è un aspetto da sottovalutare, direi… Nel percorso di “Libera”, ho voluto rendere omaggio a mio modo, a tutte le vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001. Era un forte desiderio che ho provato praticamente dal momento che ho visto, così come tutto il mondo, le terribili immagini in televisione. Soprattutto, quello che mi ha colpito maggiormente, è stato vedere la gente che si lanciava nel vuoto. Mi è sembrato un modo per onorare in qualche modo, tutte le persone che hanno perso la vita, innocentemente (“The Falling Ones”). Non cito gli altri brani, per non svelare tutto l’album… che tra gli altri, contiene anche tre cover di brani molto famosi, ai quali sono legato. Il disco mi ha visto impegnato come autore dei testi, non tutti, per la verità, compositore e arrangiatore. Ho suonato tutti gli strumenti, ad accezione del pianoforte su “The Falling Ones”; ho curato tutta la parte delle riprese audio, editing, missaggio e mastering. Insomma, ho avuto un gran da fare! La soddisfazione maggiore, è stata aver avuto accanto, durante la lavorazione di buona parte del disco, altri artisti che hanno fatto la differenza. A loro sono molto grato.


“Libera” è stato pubblicato nel 2020, quando in realtà liberi non eravamo affatto a causa della pandemia. E’ stata una scelta casuale o voluta?
In effetti “Libera” è stato pubblicato verso la fine di gennaio 2020, il che fa intuire che era già pronto da fine 2019. Non c’è stato nessun riferimento alla pandemia, che ci ha privati di diverse libertà; anche perché l’opinione pubblica, è venuta realmente a conoscenza della gravità della situazione sanitaria mondiale un mese più tardi, con tutte le conseguenze che conosciamo bene. Però, direi che per estensione del concetto di libertà, accosterei il messaggio del mio disco alla forte necessità di tornare a vivere normalmente, nel più breve tempo possibile, come tutti auspichiamo!

C’è un brano del disco a cui sei particolarmente legato?
Sono legato, ovviamente, a tutti i brani. Se però parliamo di un legame particolarmente forte, direi che c’è un posto speciale per “Credici” (data l’ispirazione autobiografica) e “The Falling Ones”, per le ragione già citate.

Nel disco collaborano alcuni musicisti. Ne vogliamo citare qualcuno?
Al disco, hanno preso parte: Antonio Gridi, cantautore che ha scritto i testi e cantato in “Indifferenti” e “Renditi Libero” e ha preso parte ai cori di “I Live On My Own”; Monica Cimmarusti, cantautrice che ha cantato in “Indifferenti” e “Wrapped Around Your Finger” e ha preso parte ai cori in “I Live On My Own”; Massimiliano Morreale, cantautore e polistrumentista che ha cantato in “Comfortably Numb”; Francesco Cacciapaglia, cantautore e musicista che ha scritto il testo di “Cristalli Gelidi”; Pasqualino de Bari, cantautore e tastierista che ha scritto il testo di “I Live On My Own” ; Gianvito Liotine, pianista e tastierista che ha suonato il pianoforte in “The Falling Ones”. Detto ciò, abbiamo svelato anche due delle tre cover!. Vanessa Bisceglie per la fotografia; Andrea Tarquilio per la Cover-Artwork. A tutti loro, sono molto grato.

Restrizioni permettendo, sono previsti dei live per promuovere il disco?
Al momento, non è previsto nessun live, poiché sto lavorando all’ultima fase del mio nuovo disco, che per ora è pubblicato solo online, su varie piattaforme musicali. Magari, quando si tornerà alla normalità, riprenderò con i concerti… che ci mancano tanto!

Puoi dare delle indicazioni ai nostri ascoltatori per seguirti sul web?
Per chi fosse interessato all’ascolto e/o all’acquisto, i miei lavori, si possono trovare su: Bandcamp, Facebook, Youtube, Spotify e Apple Music.

Grazie di essere stato con noi su Overthewall. Ti lascio l’ultima parola
Grazie a te, Mirella e a tutto lo staff di Overthewall, per avermi invitato. E’ stato un vero piacere essere vostro ospite! Colgo l’occasione per ringraziare chi come voi, si impegna quotidianamente a far conoscere la musica “non convenzionale”. Siete grandi! Un saluto a tutti gli ascoltatori, con l’auspicio di tornare a vedere tanta musica dal vivo, nel più breve tempo possibile. Soprattutto di poter ascoltare tanta musica di grande qualità… ne abbiamo bisogno. A presto!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 31 Maggio 2021

American Highways – Sulle strade della libertà

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall, gli  American Highways 

Ciao Federico, benvenuto su Overthewall, ci parli della genesi del duo?
Tutto è iniziato tramite Villaggio Musicale, un sito dove ci si iscrive come artisti e si cercano esperienze. Ci siamo incontrati, e Giovanni ha iniziato a parlarmi del pop country moderno, mi sono innamorato subito di questo genere. Abbiamo iniziato a creare quindi da subito pezzi nostri lavorando in maniera divisa, io principalmente sui testi e Giovanni sulla parte musicale.

Quali sono le vostre esperienze musicali antecedenti alla band?
Giovanni ha fatto anni e anni di esperienza suonando live con diverse band, prima di affrontare il percorso country lavorava con i Down to Ground arrivati a buoni livelli di ascolti in Italia; io invece suonavo musica tradizionale con la fisarmonica e ho affrontato il percorso band, quindi, per la prima volta.

C’è qualche band o artista del passato a cui vi ispirate particolarmente?
Sicuramente Giovanni ha grandi influenze a partire dal blues per finire al rock anni novanta per esempio i Bon Jovi, io anche spazio molto negli anni della musica, diciamo che a livello di testi mi ispiro al re George Strait.

“American Highways” è il vostro nuovo singolo. Un brano che parla d’amicizia e di libertà di viaggiare. Un po’ un controsenso in un periodo come questo. Da cosa siete stati ispirati?
Siamo stati ispirati dalla voglia di stare assieme ed andare avanti, nonostante tutto, assieme… vogliamo che sia un viaggio lungo e avventuroso.

Come avete realizzato il video?
Giovanni, fortunatamente, essendo già da anni nel mondo della musica aveva già il contatto di Andrea Andolina di Trieste, a lui è piaciuta subito l’idea e la canzone, abbiamo coinvolto degli amici americani con i fuoristrada e siamo andati nel letto del tagliamento a fare una festa, con l’idea di stare assieme come diciamo nella canzone.

Il singolo sarà  seguito da un full length? State lavorando in tal senso?
Abbiamo in programma l’uscita di un EP ormai già pronto.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
Ci possono seguire su Instagram (ahcountryband), Facebook e tutte le piattaforme di musica in streaming cercando American Highways.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 17 Maggio 2021.

Goad – La belle dame

Il 7 Maggio, per la My Kingdom Music, è stato pubblicato “La Belle Dame”, il nuovo lavoro discografico dei Goad, la storica band progressive rock toscana. Torna su Overthewall il fondatore, Maurilio Rossi!

Prima di parlare di “La Belle Dame”, questo il titolo del nuovo album, torniamo indietro nel tempo. Era il 1974 e nascevano i Goad. Ripercorriamo le tappe più importanti della band?
Dai primi concerti al liceo classico di Firenze al salto professionale del 1969, lunghi anni di gavetta suonando davvero tutto il possibile, dal liscio danzereccio delle balere e dei festival dell’Unità, inframezzati da concerti di cover dei Genesis e di tanti altri miti, Beatles, Cream etc. fino al lavoro con agenzie prestigiose, una su tutte quella Vega Star di Fernando Capecchi, tuttora attivissima anche se in altri settori molto più remunerativi . Poi i 10 anni consecutivi allo Space Electronic di Firenze, ogni sera, anche al pomeriggio la domenica! Sbaragliammo ogni concorrenza rimanendo band unica dal 1977 al 1986 e là ci vide Freddy Mercury, con proposta indecente di girare l’Europa e registrare a Salisburgo da G. Moroder, correva l’anno 1981… fui messo in minoranza e la banda rifiutò di fare quel gran salto. Di lì l’incontro con un produttore italo americano, Silvio Tancredi, che venne apposta per noi da New York con delle bobine e registrò una intera settimana di shows. Alla fine, contratto di registrazione e primo disco. Anche allora la band si disunì nelle scelte ed invece di registrare agli Electric Lady Land Studios finimmo per realizzare dischi a Bologna per la etichetta Emmegi Polygra. Alla fine di quegli anni burrascosi, operai la scelta definitiva e, dopo aver vinto una rassegna di gruppi toscani nel 1990, cominciai il lungo cammino dell’autoproduzione, con “Tribute to E.A.Poe” 1994, a cui seguirono mille tentativi con mille etichette. Mauro Moroni di Mellow Records ci pubblicò il disco “The Wood”, dedicato alle liriche di Lovecraft a cui seguirono i dischi prodotti da Black Widow di Genova (“In the House of the Dark Shining Dreams”, “Masquerade”, “Silent Moonchild”) e il nostro “Landor” autoprodotto e solo distribuito da BW. Nel mezzo la soddisfazione di una tesi di laurea su Goad discussa alla Università di letteratura americana di Torino da una fan, relatrice Daniela Fargione. Avemmo la gioia di conoscerle direttamente quando vennero ad un concerto Goad a Firenze nel 2009.

“La Belle Dame ” è ispirato alle opere di John Keats, poeta britannico tra i più significativi del Romanticismo. Da cosa è scaturita l’idea?
L’idea era da molto tempo fra i nostri progetti musicali e mi sembrò logica prosecuzione del lungo cammino volto a musicare i grandi poeti anglosassoni. In occasione dell’album “The Silent Moonchild”, opera basata su di un mio lungo racconto gotico, mi ero messo a leggere “La belle dame” di Keats e il tema del cavaliere innamorato perso di una leggiadra damigella, con tutto il corredo pittorico che ne fu alla base: pare un quadro di Tiziano…

Quali sono state le fasi di realizzazione dell’album?
Il voluminoso progetto su Keats iniziò a prendere forma mentre finivano i missaggi del “Landor”, 2018, e in capo a due anni ci siamo ritrovati con oltre 4 ore di musica e innumerevoli tracce, spesso realizzate in jam sessions con i fidati e storici membri della band, alternatisi nelle varie stesure. Il lavoro più duro è stato quello della scelta e organizzazione dei titoli.

Ci parli dell’artwork della copertina?
La copertina è il frutto di sedute fotografiche con la direzione Cristiana Peyla, già collaboratrice del “Venerdì” di Repubblica, e nel set allestito figurano le mie maschere di scena, spesso esibite su palco nei concerti. Francesco Palumbo, nostro produttore per My Kingdom Music, ha scelto quelle che ha ritenuto adatte all’artwork finale con nostra grande soddisfazione!

Cosa rappresenta quest’album per i Goad?
Per Goad, per me, è, o dovrebbe, essere l’album della svolta stilistica perché, a fronte dei giudizi sul nostro genere musicale presunto, non ci riteniamo una band prog, ma solo persone con tante idee musicali che realizziamo privilegiando l’uso degli strumenti, al netto di ogni manipolazione computeristica. In questo lavoro l’uso delle tracce registrate è stato minimale, chitarra, basso, due tastiere ,batteria, voci, usate in modo da far avvertire agli ascoltatori le mani, le dita degli esecutori e non i filtri o le timbriche da studio.

Il nuovo album segna l’inizio della tua collaborazione con l’etichetta discografica My Kingdom Music. So che state preparando altre novità, ci daresti qualche anticipazione?
Posso dirti che su Keats sono pronti altri due lavori completi e che il prossimo sarà il migliore possibile di Goad, mentre abbiamo finito i mixaggi del “Landor” versione live in studio, che speriamo presto di vedere su vinile per My Kingdom !

Diamo dei riferimenti ai nostri ascoltatori per seguire i Goad?
Seguite My kingdom Music sui suoi numerosi canali, seguite… Overthewall sulle radio e, se avete voglia e tempo, su youtube.com/goadprogband troverete cose molto insolite e molto particolari della banda Goad!

Grazie di essere stato con noi!
Grazie a Voi tutti e grazie a te Mirella!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 10 Maggio 2021

Under Attack – Sotto attacco!

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall gli Under Attack, autori dell’album “Virus Alert” (Sliptrick Records).

Li abbiamo già ascoltati nelle scorse puntate e finalmente ospiti in trasmissione. Diamo il benvenuto agli Under Attack, con noi Daniele, Nando e Fabio. Come nasce l’idea della band?
(Daniele): L’idea è nata nel 2018. Avevo già una collaborazione artistica con Nando da alcuni anni e volevo creare un progetto che mi rappresentasse pienamente in quelle che sono le mie radici musicali. Così ne parlai con lui e successivamente ho coinvolto anche Fabio Rossi, con il quale oltre a condividere la passione per il metal siamo amici da 20 anni e spesso abbiamo suonato assieme. Assieme abbiamo scelto il nome Under Attack e siamo partiti in questa avventura.

Quali sono le vostre precedenti esperienze nella scena musicale?
(Daniele): Veniamo da percorsi molto diversi: Nando, che è anche il nostro produttore artistico, è un professionista di lunga esperienza: è stato chitarrista di Vasco Rossi per diversi anni sia live che in studio ma ha collaborato anche con artisti quali Dean Castronovo e Matt Bissonette. Fabio invece ha collaborato in alcuni progetti black metal come Tryglav aprendo anche alcuni concerti di supporto a band conosciute sempre nello stesso ambito. Io ho lavorato in diversi progetti underground di cover band di musica rock anni 80 e da tempo avevo messo da parte materiale da realizzare con gli Under Attack. Dunque percorsi davvero diversi ma con un motivo comune… ci piace suonare classic metal!

Virus Alert” è il vostro full length di debutto, con questa formazione. Un concept ambientato in un futuro non troppo lontano, forse, con tematiche abbastanza inquietanti ma che lascia uno spiraglio di speranza. Ci parlate della realizzazione dell’album ?
(Nando): Di solito le canzoni partono da Daniele, che è l’ideatore, realizzando dei provini nel suo studio e che mi invia. Dopodiché io li ascolto e nelle settimane successive, un brano alla volta sviluppo suonando tutte le tracce e curando gli arrangiamenti nel mio studio. Purtroppo anche a causa di questa situazione pandemica ad oggi siamo stati costretti a lavorare separatamente, ognuno per conto proprio, per cui anche Fabio, che ha collaborato con un paio di soli in due brani dell’album, ha lavorato da casa sua inviando a me il materiale inciso. Sicuramente il metodo di lavoro cambierà appena potremo vederci e lavorare fisicamente tutti e tre assieme per un prossimo progetto.


A chi è stata affidata la realizzazione dell’artwork e cosa rappresenta?
(Fabio): Seguendo le indicazioni di Daniele per la realizzazione di questo concept album, ci siamo affidati a Gianni Nakos, un talentuoso artista greco meglio conosciuto come Remedy Art Design e che ha firmato le cover per band quali Evergrey o Morbid Angel. La cover rappresenta un po’ le tematiche dell’album con due mani su un computer nel quale compare la scritta virus alert. In realtà il titolo è l idea dell’album è antecedente alla pandemia che stiamo vivendo e non ha riferimenti con la situazione attuale. La metafora del virus digitale che entra nei sistemi informatici rappresenta quel “male” che può entrare in ciascuno di noi e che va combattuto con forza. La cover è ricca di particolari da scoprire, un po’ inserendosi nel filone di quelle copertine famose anche negli 80 che hanno contribuito a rendere celebri diversi album degli Iron Maiden… penso a “Somewhere in Time” o “Powersleave”.

Quali sono i progetti della band dopo la pubblicazione dell’album?
(Nando): In questo momento stiamo continuando la promozione di questo progetto terminata la quale ci metteremo al lavoro per un secondo lavoro degli Under Attack. Purtroppo al momento non sono previsti live, casomai stiamo pensando a qualcosa in streaming. Ma appena possibile vorremo organizzare uno show case per presentare questo album e fare alcune date live.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Facebook: https://m.facebook.com/underattacktheband/; Instagram: @underattacktheband

Grazie di essere stati con noi. A voi l’ultima parola!
Un caro saluto a tutti voi che ci seguite, potete scaricare il nostro album Virus Alert da questo link
https://snd.click/virusalert. Ciao dagli Under Attack!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 11 gennaio 2021:

Artemisia – Derealizzazione sintomatica

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall Vito Flebus degli Artemisia, band autrice dell’album “Derealizzazione Sintomatica” (Onde Roar).

Gli Artemisia sono una splendida realtà musicale tutta italiana, con noi uno dei fondatori della band, diamo il benvenuto a Vito Flebus! Qual è stata l’idea iniziale di questo progetto musicale e avete iniziato subito a creare brani inediti?
Ciao, l’idea venne a me ed Anna Ballarin, la cantante, che reduci da esperienze musicali poco soddisfacenti cercavamo qualche cosa che ci gratificasse a livello artistico, e da subito il connubio tra i riff di chitarra molto sanguigni e potenti in contrapposizione alla sua vocalità, ci sembrò molto vicino a quello che cercavamo dalla musica.

Come nasce un brano degli ArtemisiA e chi è l’autore dei testi?
Il tutto parte dai miei riff, li faccio ascoltare ad Anna ed in base alle emozioni che percepisce ci pennella su un testo. Poi, con i ragazzi, ne discutiamo e cerchiamo di dargli una colorazione consona in modo che suoni ArtemisiA al 100%.

Citiamo la line up completa?
Certamente, Anna Ballarin alla voce, Elettra Medessi cori, Vito Flebus chitarra, Ivano Bello basso e Gus alla batteria.

Il 22 Gennaio 2021 è uscito in formato fisico e digitale “Derealizzazione Sintomatica”, il vostro nuovo album in studio. Ci parli di questo nuovo lavoro discografico?
La derealizzazione è un sintomo dissociativo consistente nella sensazione di percepire in maniera distorta il mondo esterno. Abbiamo scelto questo titolo perché, oltre a piacerci come “suonava”, racchiudeva in sé il senso di quello che con le canzoni volevamo comunicare. Un concept album che va a chiudere la trilogia iniziata con “Stati alterati di Coscienza” e “Rito Apotropaico”, dove si va alla ricerca delle paure e fobie dell’essere umano. Nel brano ” Fata Verde” compare come ospite Omar Pedrini che va ad impreziosire con un feat questo brano.

Il singolo estratto dall’album  “Ombre della Mente” è anche un videoclip. Dove sono state fatte le riprese?Le riprese sono state girate e dirette dal regista Marco Iacobelli, con l’assistenza di Diego Caponetto. Il video si snoda tra scenografie claustrofobiche e psicotiche e ampi spazi verdi di completa rinascita psicofisica. Il tutto è stato girato in location importanti: il Palazzo Steffaneo Roncato a Crauglio (UD), le Mura e le carceri napoleoniche della Fortezza di Palmanova (Ud) ed un ex manicomio. L’attrice protagonista è la cantante della band Anna Ballarin. La riconciliazione con la vita, fa sperare ad un futuro con colori brillanti come le menti aperte e coraggiose degli artisti.

Purtroppo la pandemia ha stoppato totalmente i live e i concerti dal vivo. Cosa pensi di questa situazione che si è venuta a creare per gli artisti?
Per un gruppo come il nostro dove la dimensione live è un elemento naturale, questa situazione potremmo definire irreale per quanto terribilmente reale sia, è quasi insostenibile. In più la voglia di suonare dal vivo le nuove canzoni rende la cosa ancora più dolorosa. Ci auguriamo si torni presto ad una condizione di normalità, ed un pensiero va a tutti gli operatori del settore.

Dopo la pubblicazione dell’album seguiranno altre novità che riguardano la band?
Bella domanda… Visto il periodo che stiamo vivendo è alquanto difficile fare progetti live e quindi abbiamo pensato ad un altro videoclip.

Dai ai nostri ascoltatori i riferimenti per seguirvi sul web?
Certamente : facebook: https://www.facebook.com/artemisiaband; sito: https://www.artemisiaband.it/;      instagram: https://www.instagram.com/artemisia_band/?hl=it; twitter: https://twitter.com/ArtemisiABand;       youtube: https://www.youtube.com/channel/UC3ZL-nwtIBLfORiAGvFT6gA; spotify: https://open.spotify.com/artist/6xwBpJqmj1qmdsiQnqIMKC?si=c3kLXM3eRHesutH291Hhag&nd=1

Grazie di essere intervenuto in trasmissione!
Grazie a voi per la bella intervista, e complimenti per quello che fate per la musica.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 15 febbraio 2021:

Folco Sbaglio e Le Ore Perdute Trio – Le storie del pettirosso

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall il cantautore Folco Sbaglio.

Ciao a tutti da Mirella Catena e bentornati sullo spazio interviste, oggi con noi un artista la cui carriera affonda le basi nella scuola cantautorale italiana e trae ispirazione da artisti come Dylan, Rolling Stones e Lou Reed. Diamo il benvenuto a Folco Sbaglio! Andiamo indietro nel tempo. Quando hai iniziato a comporre?
La prima canzone che ho scritto, al netto di composizioni giovanili adolescenziali, è 2Latinoamerica”, che è il pezzo di apertura del disco “Storia di un Pettirosso”. Era il periodo romano, studiavo psicologia a San Lorenzo, abitavo a Porta Maggiore. Impiegavo il mio tempo a studiare, nella militanza politica e a scrivere canzoni.

Nel 2009 la tua carriera musicale si unisce con la band Le Ore Perdute. Com’è nata questa collaborazione?
In verità nel 2009 ero fermo con la musica da qualche anno. Suonavo a casa per conto mio. Mi ero lasciato alle spalle un periodo musicale molto intenso. Si presentarono a casa Nitto Lasco e Dano Briga. Con Dano avevamo forse migliaia di ore musica insieme. Nitto invece era un giovane di 21 anni con cui ci conoscevamo poco, ma sapevo che era un ottimo musicista, specialmente per la sua età, e che gli piacevano molto i miei pezzi. Loro avevano saputo di un concorso. Un premio Fabrizio De Andrè. Bisognava partecipare con tre canzoni. Risposi che non avevo voglia. Che ero fermo. In verità ero impigrito e svogliato. Loro però insistettero fino a sfinirmi. Alla fine mi feci convincere. Partecipammo al premio De André e lo vincemmo. Uno dei tre pezzi che portammo era una canzone mia, a tutt’oggi ancora inedita: “Settembre”. Dopo quella soddisfazione i ragazzi ci presero gusto e cominciarono il pressing per partire con una formazione che mi affiancasse negli arrangiamenti dei miei brani per ricominciare i live. A quel punto però, dopo essere salito di nuovo sul palco, divenne più facile persuadermi. La musica è un po’ come le sigarette, se ne fumi una poi il rischio di ricaduta è altissimo. Ci mettemmo alla ricerca di altri musicisti. Scelsi i più validi e nacquero Le Ore Perdute, cioè il mio gruppo di supporto, i miei musicisti. All’epoca erano in quattro: al basso c’era Deddo Lelmì, alla batteria Nonio Nass e alle chitarre Dano Briga e Nitto Lasco. Ricominciai a suonare. Dopo qualche mese mi ritrovai in una situazione un po’ insolita per me. Un discobar. Non so come ci fossi finito. Ero col cocktail in mano quando vidi che affianco al DJ che mandava techno house a manetta c’era una ragazza. Una ragazza veramente giovane. Suonava il violino. Mi concentrai molto su quello che faceva. Ne rimasi rapito. Dissi al proprietario del discobar che volevo il suo numero di telefono. Seppi che aveva solo 15 anni. La chiamai. Entrò nel gruppo e divenne la mia violinista. E poi negli anni diversi musicisti si sono avvicendati, entrati e usciti. Attualmente nel video domestico di Oggi siamo in Guerra ci sono Nonio Nass alla batteria, Leda Fancini al flauto, Nitto Lasco e Vanni Panovus alle chitarre, Rebbo Anzio al basso e Merlina Plaza al violino 

Ma questi sono nomi d’arte giusto? Pare che sia tu stesso ad assegnarli ad ognuno di loro, è così?
Sì, è così. O meglio: quando un musicista entra nel Le Ore Perdute domando sempre quale sia il suo nome d’arte. Questo perché trovo un fatto importante averne uno. L’arte è un ambito molto particolare, è un luogo dello spirito. E quindi avere un proprio nome, dedicato a questo ambito, secondo me è un fatto importante. Ecco se non hanno un nome d’arte chiedo di scegliersene uno. Quasi sempre accade che non ce l’hanno e mi chiedono di fare una sorta di battesimo musicale. Così mi piace trovare delle traslazioni eufoniche, cioè degli anagrammi imperfetti che suonino bene. Cioè: un nome d’arte deve avere anche un minimo di musicalità, di gradevolezza melodica. Ma ci metto anche giorni, settimane, per tirare fuori un nome d’arte di un mio musicista. Spesso un nome d’arte porta con sé anche un significato nella sua mutazione rispetto al nome anagrafico. Insomma con Le Ore Perdute, con tutti loro, non è solo un fatto musicale. C’è un rapporto personale umano che travalica il dato squisitamente musicale. E questo ci aiuta molto nel processo creativo degli arrangiamenti.

Parliamo del singolo “Oggi siamo in guerra”. Un testo pieno di rabbia e di denuncia dei potenti della terra. Com’è nato questo brano?
Ero a Napoli a casa di mio padre. Correva l’anno della guerra in Kosovo, era il 1998. Era notte, molto tardi. Sono solito da sempre andare a letto molto tardi. Non riuscivo a prendere sonno perché dalla base militare vicina si alzavano in volo in continuazione dei cacciabombardieri. Dei boati assordanti. La cosa mi irritò molto. Poi dopo un attimo pensai che io, a causa di quel rumore non potevo dormire, mentre a poche centinaia di km in linea d’aria quei boati incutevano a migliaia di persone la paura della morte, delle bombe, della guerra. Quindi a quel punto, completamente insonne presi la chitarra e cominciai a scrivere. Scrissi con molta rabbia è vero. Del resto come si può non provare rabbia per una guerra e soprattutto per i signori che la muovono e la promuovono e ci si arricchiscono sopra. E poi sono cresciuto con la musica usata anche per divulgare il sentimento del pacifismo. Quindi non feci altro che scrivere in linea con le cose con cui ero cresciuto.

Il video è stato realizzato in versione home made a causa della pandemia in corso, quanto questa situazione ha cambiato la tua vita di musicista?
Molto. Mi mancano da morire il palco, gli applausi, le critiche, le prove anche se, come ho avuto già modo di dire, mi mancano più di ogni cosa i miei musicisti. Averli affianco, guardarsi negli occhi e capirsi. Per me la musica e la socialità sono stretti in un rapporto di grande mescolanza. Sono figlio unico, soffro molto la solitudine, ma anche per indole sono molto dipendente dai rapporti. Mi piace proprio tanto stare insieme agli altri. La pandemia ha cambiato tanto. Io ad esempio non riesco a scrivere. Per scrivere devo avere un minimo sindacale non dico di felicità ma almeno di tranquillità. Ecco sono stati questi i mesi più terribili, quel tipo di situazione che mi porta a non scrivere nulla. Probabilmente quando tutto finirà recupererò tutti gli arretrati.

Qual è il messaggio che vorresti arrivasse con la tua musica e le tue parole?
Di non assuefarsi mai. Di non fare la fine della rana bollita. Di non inghiottire mai le ingiustizie che ci passano davanti e come diceva qualcuno di sentire sempre sulla propria pelle ciò che subiscono gli altri, in qualunque parte del mondo.

Questo questo video domestico segna una ripresa, seguirà un album?
Ma in verità mi sono fermato con la pandemia proprio quando stavo per far partire il secondo crowdfunding per il secondo disco. E credo proprio che fra qualche settimana mi rimetto in moto. Il disco è pronto, dobbiamo solo trovare le risorse per entrare in sala registrazione e per la promozione.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirti sul web?
Siamo praticamente ovunque. Da youtube a Spotify, sui social, basta googlare un po’ e cercare Folco Sbaglio.

Grazie di essere stato con noi. Ti lascio l’ultima parola!
Ringrazio io voi per questo spazio di espressione. La musica e lo spettacolo hanno patito più di qualsiasi altro settore tutta questa situazione. Io non so se e quanto le istituzioni ne terranno conto. Sono certo invece che ne terranno conto quelli a cui piace la musica, lo spettacolo la cultura. Sono certo che da loro, dal pubblico, riceveremo un grande abbraccio e una grande partecipazione compulsiva non appena sarà possibile ritornare in strada liberi da questa pandemia, e credimi non vedo l’ora.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 15 marzo 2021:

Lele Croce – La macchina del tempo

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall il polistrumentista e cantante Lele Croce, autore lo scorso febbraio dell’album “Time Machine 1 – 1985/2015” (Musitalia/DomBox Records)

Ciao Lele! E’ un vero piacere averti come ospite in trasmissione. Ci parli dei tuoi primi approcci con la musica? So che hai iniziato con la batteria…
Ciao Mirella! E’ un grande piacere anche per me. Sì, hai detto bene, volevo diventare un batterista, all’età di quattro o cinque anni, ma la situazione condominiale non l’ha permesso! All’epoca (era fra il ’73 e il ’75) non esistevano scuole private di musica dalle mie parti e l’unico modo era arrangiarsi. Io non avevo molto senso della misura, come ora a dire il vero (i miei colleghi musici si sorprendono delle 3 ore di concerto che tendo a fare dal vivo…), e “suonavo”, cioè, sbattevo, per meglio dire i miei tamburi ed il mio unico piatto diverse ore al giorno. Impossibile in condominio! Mio padre era un chitarrista/cantante di un gruppo locale (i Barrakuda, fu suonando in Romagna che conobbe mia madre), ed avendo la chitarra sempre a disposizione in casa, piano piano me ne innamorai. Aveva il pregio di aiutarmi a comporre (meglio della batteria), che era quello che più mi interessava, già da bambino, così approfondii lo strumento. Mio padre non aveva molto tempo a dire il vero, un giorno mi regalò un volumetto di accordi “Chitarristi in 24 ore”… credo ci misi 24 anni per diventare credibile, ma fu un bellissimo regalo lo stesso! Fin dalle elementari ho avuto una particolare predisposizione nello scrivere testi di ogni tipo: poesie, brevi racconti, testi con giochi di parole, mi piaceva, e la musica non ha fatto altro che ampliare le mie possibilità espressive. Per quanto riguarda la batteria, non l’ho abbandonata, ho cominciato a studiarla da dopo i trent’anni ed ora la suono anche in qualche registrazione.

Tu hai collaborato con tantissimi artisti e musicisti e questo dà l’idea che per te la musica è un mezzo di condivisione e aggregazione. E’ così?
Sì, certo, e spero di continuare a collaborare il più possibile! Credo di non esagerare nel dire che la musica sia la forma d’arte più “collaborativa” che esista. Anche se sei un solista, comunque prima o poi devi interagire con qualcun altro per concretizzare la tue opere, che siano altri musicisti, o il tuo produttore, discografico, tecnico del suono o liutaio. Per non parlare del pubblico stesso dei live o della TV quando sei ospite in trasmissioni, anche radio, come qui con te. Un pittore, invece, in genere è un po’ più introspettivo. Ma la condivisione, le jam, i concerti, sono fantastici e non c’è nulla che possa equipararli! C’è uno spettacolo per beneficenza, che si intitola “John Lennon Tribute Concert”, che ho in piedi da qualche anno, che ripercorre vita ed opere dell’ex Beatles, in cui invito sempre un sacco di musicisti e lì nascono collaborazioni musicali di ogni tipo.

Il tuo genere musicale è prettamente rock ma con uno stile unico e molto personale. Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente ispirato?
Intanto grazie per avermelo detto, credo sia l’obbiettivo di molti compositori, se non di tutti, quello di avere, prima o poi, uno stile riconoscibile. Anche qui hai detto bene, sono essenzialmente rock, ma abbraccio molti altri generi, perché credo che la musica abbia qualcosa di vitale da dire anche in altri stili e culture, ma essenzialmente vado dal blues al metal, dal folk all’etnica… ma non mi fermo mai, ho fatto anche brani tango, ed elettronici, per dire. Gli artisti che mi hanno maggiormente ispirato sono essenzialmente i Beatles, gli Zeppelin, Frank Zappa, i Police,… ultimamente apprezzo molto la cantante neozelandese Kimbra.

E’ in uscita il tuo nuovo disco, ci parli di questo lavoro discografico?
Sì, “Time Machine” è un progetto nato da un’idea di Mariella Restuccia di Musitalia (etichetta discografica di Messina), che era dal concorso “Girofestival 2003” che non sentivo più. Quqndo nel 2019 abbiamo ripreso i contatti ha chiaramente ascoltato cos’avevo fatto nel frattempo e da questo ne è uscita una doppia raccolta di brani (36 in tutto) composti fra il 1985 ed il 2015, l’anno in cui ho firmato il mio primo vero contratto con la Nerocromo di Mirco DeFoxGalliazzo. Questo doppio album, quindi raccoglie i brani più rappresentativi dei miei primi 30 anni di carriera, molti dei quali completamente inediti… mi sono imbattuto proprio in una vera e propria impresa di archeologia musicale per rimettere insieme i pezzi di canzoni che non avrei mai pensato di pubblicare! Il primo volume con 18 brani è uscito il 18 febbraio, e contiene un singolo scritto lo scorso luglio: “E’ ancora estate, inoltre anche l’unica cover mai pubblicata da me, una versione blues di “Help!” dei Beatles.

Ovviamente non si potrà per il momento ascoltarlo dal vivo. Quanto questa situazione ha pesato sull’uscita del disco?
Ha pesato molto in termini di tempo e logistica. Ho rinunciato ad andare a Roma a registrare per via della pandemia, ma siccome tutti i concerti sono stati cancellati, mi sono dedicato alla composizione ed alla registrazione. Due anni fa ho anche avuto un incontro con la Rehegoo Music Group, l’etichetta newyorkese sostenuta da Quincy Jones, che mi sta dando ottime opportunità anche oltreoceano. Con loro ho in previsione due album per quest’anno (oltre ai quattro singoli già pubblicati), mentre con Musitalia ne ho altri tre oltre al quello appena uscito. Davvero, sto lavorando tantissimo seppur non dal vivo. E’ come se per me il 2020 fosse stato il medioevo che ha anticipato il rinascimento di quest’anno. Peraltro, ho fondato un gruppo nel 2016, i Moods, con cui mi tenevo in costante allenamento alla batteria (in cui ora suono la chitarra), che ha esordito in “Time Machine” con il brano “Roaming Station” e per il quale sto continuando a scrivere in previsione di un album dedicato.

Quali sono i riferimenti sul web per i nostri ascoltatori?
Mi trovate su Facebook alla pagina: “Lele Croce – Music Page”, costantemente aggiornata negli eventi e nella mia bio ed in Instagram come “Crocelele”.

Andiamo a concludere questa simpatica chiacchierata con il tuo nuovo singolo. Di cosa parla e cosa rappresenta per te?
Il nuovo singolo, come dicevamo si intitola “E’ Ancora Estate” ed è stata composta a luglio. E’ una canzone rock tendente al pop, che ha un testo piuttosto importante per me: parla della situazione che molti di noi viviamo qui, in occidente, nei paesi industrializzati di cui troppo spesso non ci si rende conto, e cioè del fatto che dopotutto siamo fortunati in questa parte del mondo, rispetto a molti altri. Anche qui c’è molta gente che non sa se riuscirà ad avere la cena assicurata ogni giorno, ad esempio… e noi che viviamo in una specie di “estate” della società abbiamo anche la responsabilità un po’ di questo. Invoco anche ad usare questa responsabilità per rispettare sia il nostro unico pianeta, che gli esseri umani meno fortunati che lo popolano. Nella nostra società dove la corsa al denaro ha creato ricchezza per pochi e povertà per molti, credo che la vera “estate” arrivi solamente quando ci sarà, se ci sarà, meno disparità a questo mondo: è un tema importante in una canzone positiva, nonostante l’attuale realtà. Il video è stato girato a Pompei non a caso, ma proprio in riferimento al fatto che dall’oggi al domani può cambiare tutto in poche ore, ed i valori materiali possono cadere e sbriciolarsi come sabbia… dovremmo lavorare di più sul migliorare la nostra società, rendendola più umana.

Grazie di essere stato con noi e a presto!
Grazie Mirella, è stato un vero piacere, a presto!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 8 marzo 2021: