Marcello Capra – Note di bambù

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall, uno dei protagonisti della scena musicale italiana già negli anni 70: il grande Marcello Capra!

E’ un piacere riaverti come ospite, Marcello. Per prima cosa ti chiedo di ripercorrere brevemente il tuo percorso musicale iniziando dagli storici Procession.
Il piacere è anche mio di essere nuovamente intervistato da te… già prima dei Procession ho iniziato a salire sui palchi con i miei Flash, poi il grande periodo del progressive italiano e tanti festival oltre ai dischi con i Procession. Dopo la pausa forzata del militare, ho iniziato a collaborare con Raffaella De Vita, Enzo Maolucci e Tito Schipa Jr. Nel frattempo ho maturato il mio primo lavoro solista “Aria Mediterranea” nel ’78, e da lì sono nati ancora una decina di lavori in guitar solo, partecipazioni a festival chitarristici internazionali, collaborazione con la grande Silvana Aliotta ex Circus 2000, concerti, tanti, ovunque.

Veniamo ai giorni nostri, come nasce il progetto Glad Tree?
Nasce una sera del 2013 ad un concerto di musica tradizionale indiana, incontro Lanfranco Costanza flautista che conoscevo da tempo e decidiamo di fondare insieme la band, pensando ad un ponte Occidente/Oriente insieme ad un valente percussionista indiano, Kamod Raj. Nel 2015 esce il nostro primo lavoro “Onda Luminosa” che riscuote notevoli apprezzamenti sia del pubblico che della critica. Nel 2017 un altro capitolo della nostra intensa attività “Ostinatoblu” con la partecipazione di una caro vecchio amico che già suonava on me l’organo Hammond nei Procession, Mario Bruno, cornista per decenni dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Questo album invece risente maggiormente delle nostre esperienze nel blues e nelle musiche colte e popolari.

Da chi è composta la line up attuale?
Da me alle chitarre acustiche, Lanfranco Costanza flauti, armonica e voce e Massimiliano Andreo (Max) alle percussioni.

“Viaggio all’Isola di Tinder”, è un brano tratto dal vostro ultimo lavoro discografico “Bambù”. Come nasce questo pezzo?
E’ una mia “antica” composizione che ho anche inciso prima insieme a Silvana Aliotta nel mio album “Fili del Tempo” dal titolo “Dreaming of Tinder”, è un viaggio immaginario verso un’isola che non c’è, il desiderio di veleggiare sull’oceano della ricerca interiore.

Marcello, la copertina del cd è un vero gioiello. Chi l’ha ideata?
Non poteva che essere il nostro Lanfranco Costanza, chiamato anche Lanflauto, che ha realizzato tutte le copertine dei nostri tre lavori.

Dove i nostri ascoltatori possono tenersi aggiornati sui vostri prossimi concerti dal vivo?
Abbiamo la nostra pagina su FB, le nostre personali, ora siamo nella fase di preparazione al concerto per “Bambù”, la nostra tanto desiderata opera che siamo riusciti a registrare nel pieno della pandemia sempre nello stesso studio di registrazione dove abbiamo anche inciso i nostri lavori precedenti: Sound Sistemi di Paolo Guercio. Voglio citare anche l’etichetta discografica Radici Music Records che insieme a noi “alberi felici” ha saputo creare una splendida confezione intorno. Siamo distribuiti in ogni parte del globo anche su 23 piattaforme digitali per 240 paesi, oltre naturalmente la distribuzione italiana ed estera del CD.

Per concludere ci parli del brano che dà il titolo all’album, “Bambù”?
Un pensiero flessibile che ondeggia nell’aria, cerchi nell’acqua, lento ma incessante, un tema arioso che si snoda nella foresta…

Dove i nostri ascoltatori possono seguire i Glad Tree?
Potete seguirci sulle nostre pagine, sui siti di Radici Music e Youtube per ascoltare il video promo di Bambù.
Grazie di essere stato con noi! Grazie a Te Mirella, che sei una grande conduttrice radiofonica e una bella persona, un caro saluto a tutti a nome dei Glad Tree!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 19 Luglio 2021

Mess Excess – Musica da un altro mondo

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall, i Mess Excess, autori dell’album “From Another World Part 2” (Qua’Rock Records)…

Vi chiedo subito le origini della band, come nasce e avete iniziato da subito a fare musica inedita?
La band nasce a fine 2009 e per circa due anni e mezzo fu dedita solo all’esecuzione di cover di vari generi con l’intento di affinare l’intesa musicale e di trovare la giusta line-up. Raggiunto l’obiettivo decidemmo di imbarcarci nell’attuale progetto di musica inedita progressive, sia nella declinazione rock che metal.

Quali sono le vostre esperienze musicali precedenti a questo progetto musicale?
Abbiamo storie molto differenti, ciascuno di noi ha maturato il proprio background in base alle proprie esperienze personali. Abbiamo tutti alle spalle esperienze molto eterogenee in band e situazioni anche lontanissime. Questo caleidoscopio di influenze è la nostra ricchezza.

Da chi è formata la line up attuale?
L’attuale line-up, ormai stabile da oltre un anno, è costituita da Martina Barreca (Voce solista principale), Helene Costa (Seconda voce e Cori), Lorenzo Meoni (Chitarra), Fulvio Carraro (Tastiera), Andrea Giarracco (Basso) e Michel Agostini (Batteria).

Come definireste il vostro genere musicale e cosa portate di nuovo alla musica underground?
Come già accennato il nostro genere musicale è il progressive concepito a 360°, quindi sia in ambito rock che metal. L’ascoltatore attento potrà trovare nella nostra musica riferimenti evidenti ai grandi maestri del rock progressivo di fine anni ‘60-primi ‘70 come King Crimson, Yes, Rush, Genesis, Pink Floyd ecc… sia alle prime band che sdoganarono il genere in ambito metal negli anni ‘80 come Queensryche, Fates Warning, Dream Theater ecc… In quanto all’elemento innovativo lo possiamo trovare sicuramente nella voce femminile che nel genere è del tutto inusuale. Decidemmo di percorrere questa strada proprio per cercare un elemento distintivo tant’è che successivamente affiancammo alla voce solista un’altra voce femminile, principalmente dedita ai cori, che andasse a cucire, insieme alla voce principale, le trame vocali delle nostre composizioni caratterizzate da intrecci armonici che rappresentano il nostro marchio di fabbrica. Tanto per chiarire non abbiamo nulla a che vedere con le female-fronted band gothic metal che rappresentano il principale ambito in cui operano le voci femminili.

“From Another World Part 2” è il vostro nuovo concept pubblicato nel 2020 ed ha una continuità dell’album precedente. Come mai la scelta di pubblicarli in tempi diversi e non fare un doppio album?
“From Another World” è un concept che si estrinseca in due capitoli, appunto la parte 1 e la parte 2, perché sia la storia narrata che la musica che la descrive sono troppo estese per essere contenute in un solo album. Un album unico di quasi 100 minuti, con le tendenze contemporanee, se lo possono permettere solo le band affermate, pertanto decidemmo di comune accordo con la ns. etichetta, la Qua’Rock Records, di dividere il lavoro in due capitoli per facilitarne la fruizione ed anche per creare un po’ di suspense… il primo capitolo si chiude con un cellulare che squilla, lasciando del tutto irrisolte le trame del concept.

Parliamo del concept. Quali sono i temi che affrontate?
“From Another World” è un concept che trae origine dal contesto socio-politico mondiale del periodo in cui è stato scritto, cioè il 2015, per narrare la storia di un insegnante trentacinquenne americano di origine russa che un giorno, per caso, scopre dell’uccisione di un vecchio compagno di università tramite un notiziario televisivo. L’amico viene descritto come un terrorista, cosa che ai suoi occhi è del tutto inverosimile, i dubbi assalgono il protagonista che inizia a dubitare e decide di indagare per conto proprio sulla vicenda. La storia trova il suo sviluppo nell’eterna dicotomia interiore che affligge il protagonista: da una parte la ricerca della verità dettata dal dubbio sulla versione ufficiale e dall’altra la necessità culturale di non mettere in dubbio la reputazione del proprio paese. Quale delle due prevarrà?

Ho letto che la pubblicazione della seconda parte era prevista già nel 2018, come mai è slittata al 2020, anno difficile soprattutto per le promozioni dal vivo…
Purtroppo abbiamo attraversato un periodo caratterizzato da gravi problemi personali che hanno messo a dura prova la continuità del progetto musicale. Siamo ancora qui, più forti e determinati di prima.

Siete già a lavoro su qualcosa di nuovo?
Non possiamo anticipare granché in merito, di sicuro qualcosa sta bollendo in pentola, l’arrivo dei due nuovi membri che sono con noi da oltre un anno (Martina Barreca e Lorenzo Meoni) ha portato tanti elementi di novità anche a livello compositivo, quindi non vediamo l’ora di poterli condividere con voi. Continuate a seguirci e vedrete…

La riapertura dei locali, quelli che hanno fieramente resistito, vi daranno la possibilità di promuovere il disco dal vivo. Ci sono date imminenti?
Il nostro management è al lavoro in questo senso, ma fino a quando non ci saranno regole certe in merito alla situazione attuale è difficile fare programmi. Speriamo che molto presto ci possano essere novità, non vediamo l’ora di risalire sul palco.

Date dei riferimenti per i nostri ascoltatori per seguirvi sul web?
Potete seguirci sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/messexcess/ ci trovare sulle principale piattaforme musicali e per chi volesse i nostri CD è sufficiente che ci contatti tramite FB Messenger sulla pagina, se date un’occhiata ci sono interessanti offerte e pacchetti esclusivi.

Grazie di essere intervenuti, vi saluto e vi lascio l’ultima parola…
Grazie a tutti per l’interesse e l’ospitalità, speriamo di vederci presto ad un nostro concerto!!!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 21 Giugno 2021

Ago Tambone – Musica libera

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall, Ago Tambone autore dell’album “Libera” 

Ciao Ago e benvenuto su Overthewall, tu hai iniziato ad interessarti di musica già da giovanissimo con pianoforte e tastiere ma ad un certo punto molli le tastiere per la chitarra. Ci racconti com’è avvenuto questo cambiamento?
E’ stato abbastanza semplice: l’approccio alle tastiere è avvenuto naturalmente, intorno ai cinque o sei anni, con le prime tastierine elettroniche, un po’ per gioco. Crescendo, ho “curiosato” più seriamente, studiando pianoforte classico e tastiere per due anni circa; però qualche tempo dopo, la curiosità si è spostata sulla chitarra (strumento che strimpellava mio padre, per accompagnarsi quando cantava). E così c’è stato un vero e proprio innamoramento per questo strumento, che mi ha spinto a studiare ed approfondire i suoni e le tecniche relative. Studio che naturalmente, si è esteso al basso e saltuariamente al mandolino… non tralasciando, ovviamente le tastiere.

Ci sono stati dei chitarristi storici a cui ti sei inizialmente ispirato?
Non essendo io un chitarrista di formazione classica, ho avuto dei riferimenti chitarristici in artisti moderni, anche se amo il mondo della chitarra classica. Quindi nella mia formazione chitarristica, ci sono stati chitarristi – giusto per citarne alcuni – come Eric Clapton, Carlos Santana, Richie Blackmore, David Gilmour, Mark Knopfler, Pat Metheney, Van Halen, Yngwie Malmsteen, Kee Marcello, Richie Sambora, Gary Moore, George Benson… anche Chuck Berry! Ognuno di questi artisti, ha rappresentato un riferimento molto importante per me, tanto dal punto di vista tecnico, quanto e soprattutto, dal punto di vista compositivo.

Durante la tua carriera hai collaborato con diverse realtà musicali. Quali progetti musicali ti hanno coinvolto maggiormente?
Nel mio percorso artistico, ho avuto la possibilità di collaborare con diversi musicisti, di varie estrazioni. Questo aspetto è fondamentale per un musicista, poiché può imparare tanto da tanti generi differenti, oltre ad imparare come instaurare un buon rapporto umano e professionale con i propri colleghi. Devo dire che le collaborazioni che hanno lasciato il segno, sono quelle con i One Way Ticket nel 2004/2005, band rock barese capitanata da Morris Maremonti; nel 2009, c’è stata una bella parentesi in studio, per delle registrazioni di alcune parti di chitarra, con i Poeti del Quartiere, formazione rap barese, tuttora attiva. Vi consiglio di ascoltare i loro lavori; dal 2009 al 2012 invece, sono stato chitarrista e bassista per i Revo’, una formazione pop-rock italiana emergente, fondata insieme al cantautore Francesco Cacciapaglia. Una menzione a parte, merita una collaborazione del 2011 con Giuseppe Cionfoli, per la pubblicazione di un brano dedicato a Sarah Scazzi, appena quindicenne, che come tutti ricorderanno, perse la vita nel delitto di Avetrana, un caso che ebbe un enorme rilievo mediatico. Il brano, intitolato “Sarah”, nacque da un’idea di Giuseppe Cionfoli; naturalmente, io accettai subito, prendendo parte alla composizione e alle registrazioni.
E’ stato un atto di umanità, che dovrebbe farci riflettere.

Ad un certo punto inizi il tuo percorso da solista. Nel disco che presentiamo oggi, che ha come titolo “Libera”, suoni praticamente tutti gli strumenti, ed è stato mixato e masterizzato da te nel tuo studio di registrazione. Un lavoro oserei dire intimo e personale che racchiude sensazioni ed esperienze da te vissute. Ci parli di questo disco?
“Libera” nasce da mie esperienze e riflessioni, sulla quotidianità degli eventi della nostra vita. Già il titolo, vuole essere un’esortazione a sentirsi liberi di vivere la vita come si vuole e di fare le proprie scelte, senza essere vincolati da fenomeni di massa (“Libera”) Naturalmente, senza intaccare la libertà altrui. Il disco tratta anche di argomenti come l’indifferenza tra gli esseri umani, che ormai non è più un fenomeno isolato, dato che la gente si distacca sempre più dalla natura umana. Questo atteggiamento lo si vive soprattutto nelle grandi città per via della vita caotica e lo stress che tendiamo ad accumulare (“Indifferenti”). Di conseguenza, è nata la necessità di scrivere anche un brano sulla incomunicabilità tra la gente (“Una Sensazione”). Figurano altri brani che invece spaziano tra vari argomenti: Voglio spronare l’ascoltatore, a credere sempre nei propri desideri e a non mollare facilmente, poiché con la tenacia, spesso si raggiungono i risultati sperati (“Credici”); in effetti questa esortazione, si ispira a una parentesi autobiografica. O ancora, il bello del senso di libertà e di pace interiore che può dare il viaggiare per il mondo, in cosciente solitudine (“I Live On My Own”). Non è un aspetto da sottovalutare, direi… Nel percorso di “Libera”, ho voluto rendere omaggio a mio modo, a tutte le vittime degli attacchi dell’11 settembre 2001. Era un forte desiderio che ho provato praticamente dal momento che ho visto, così come tutto il mondo, le terribili immagini in televisione. Soprattutto, quello che mi ha colpito maggiormente, è stato vedere la gente che si lanciava nel vuoto. Mi è sembrato un modo per onorare in qualche modo, tutte le persone che hanno perso la vita, innocentemente (“The Falling Ones”). Non cito gli altri brani, per non svelare tutto l’album… che tra gli altri, contiene anche tre cover di brani molto famosi, ai quali sono legato. Il disco mi ha visto impegnato come autore dei testi, non tutti, per la verità, compositore e arrangiatore. Ho suonato tutti gli strumenti, ad accezione del pianoforte su “The Falling Ones”; ho curato tutta la parte delle riprese audio, editing, missaggio e mastering. Insomma, ho avuto un gran da fare! La soddisfazione maggiore, è stata aver avuto accanto, durante la lavorazione di buona parte del disco, altri artisti che hanno fatto la differenza. A loro sono molto grato.


“Libera” è stato pubblicato nel 2020, quando in realtà liberi non eravamo affatto a causa della pandemia. E’ stata una scelta casuale o voluta?
In effetti “Libera” è stato pubblicato verso la fine di gennaio 2020, il che fa intuire che era già pronto da fine 2019. Non c’è stato nessun riferimento alla pandemia, che ci ha privati di diverse libertà; anche perché l’opinione pubblica, è venuta realmente a conoscenza della gravità della situazione sanitaria mondiale un mese più tardi, con tutte le conseguenze che conosciamo bene. Però, direi che per estensione del concetto di libertà, accosterei il messaggio del mio disco alla forte necessità di tornare a vivere normalmente, nel più breve tempo possibile, come tutti auspichiamo!

C’è un brano del disco a cui sei particolarmente legato?
Sono legato, ovviamente, a tutti i brani. Se però parliamo di un legame particolarmente forte, direi che c’è un posto speciale per “Credici” (data l’ispirazione autobiografica) e “The Falling Ones”, per le ragione già citate.

Nel disco collaborano alcuni musicisti. Ne vogliamo citare qualcuno?
Al disco, hanno preso parte: Antonio Gridi, cantautore che ha scritto i testi e cantato in “Indifferenti” e “Renditi Libero” e ha preso parte ai cori di “I Live On My Own”; Monica Cimmarusti, cantautrice che ha cantato in “Indifferenti” e “Wrapped Around Your Finger” e ha preso parte ai cori in “I Live On My Own”; Massimiliano Morreale, cantautore e polistrumentista che ha cantato in “Comfortably Numb”; Francesco Cacciapaglia, cantautore e musicista che ha scritto il testo di “Cristalli Gelidi”; Pasqualino de Bari, cantautore e tastierista che ha scritto il testo di “I Live On My Own” ; Gianvito Liotine, pianista e tastierista che ha suonato il pianoforte in “The Falling Ones”. Detto ciò, abbiamo svelato anche due delle tre cover!. Vanessa Bisceglie per la fotografia; Andrea Tarquilio per la Cover-Artwork. A tutti loro, sono molto grato.

Restrizioni permettendo, sono previsti dei live per promuovere il disco?
Al momento, non è previsto nessun live, poiché sto lavorando all’ultima fase del mio nuovo disco, che per ora è pubblicato solo online, su varie piattaforme musicali. Magari, quando si tornerà alla normalità, riprenderò con i concerti… che ci mancano tanto!

Puoi dare delle indicazioni ai nostri ascoltatori per seguirti sul web?
Per chi fosse interessato all’ascolto e/o all’acquisto, i miei lavori, si possono trovare su: Bandcamp, Facebook, Youtube, Spotify e Apple Music.

Grazie di essere stato con noi su Overthewall. Ti lascio l’ultima parola
Grazie a te, Mirella e a tutto lo staff di Overthewall, per avermi invitato. E’ stato un vero piacere essere vostro ospite! Colgo l’occasione per ringraziare chi come voi, si impegna quotidianamente a far conoscere la musica “non convenzionale”. Siete grandi! Un saluto a tutti gli ascoltatori, con l’auspicio di tornare a vedere tanta musica dal vivo, nel più breve tempo possibile. Soprattutto di poter ascoltare tanta musica di grande qualità… ne abbiamo bisogno. A presto!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 31 Maggio 2021

American Highways – Sulle strade della libertà

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall, gli  American Highways 

Ciao Federico, benvenuto su Overthewall, ci parli della genesi del duo?
Tutto è iniziato tramite Villaggio Musicale, un sito dove ci si iscrive come artisti e si cercano esperienze. Ci siamo incontrati, e Giovanni ha iniziato a parlarmi del pop country moderno, mi sono innamorato subito di questo genere. Abbiamo iniziato a creare quindi da subito pezzi nostri lavorando in maniera divisa, io principalmente sui testi e Giovanni sulla parte musicale.

Quali sono le vostre esperienze musicali antecedenti alla band?
Giovanni ha fatto anni e anni di esperienza suonando live con diverse band, prima di affrontare il percorso country lavorava con i Down to Ground arrivati a buoni livelli di ascolti in Italia; io invece suonavo musica tradizionale con la fisarmonica e ho affrontato il percorso band, quindi, per la prima volta.

C’è qualche band o artista del passato a cui vi ispirate particolarmente?
Sicuramente Giovanni ha grandi influenze a partire dal blues per finire al rock anni novanta per esempio i Bon Jovi, io anche spazio molto negli anni della musica, diciamo che a livello di testi mi ispiro al re George Strait.

“American Highways” è il vostro nuovo singolo. Un brano che parla d’amicizia e di libertà di viaggiare. Un po’ un controsenso in un periodo come questo. Da cosa siete stati ispirati?
Siamo stati ispirati dalla voglia di stare assieme ed andare avanti, nonostante tutto, assieme… vogliamo che sia un viaggio lungo e avventuroso.

Come avete realizzato il video?
Giovanni, fortunatamente, essendo già da anni nel mondo della musica aveva già il contatto di Andrea Andolina di Trieste, a lui è piaciuta subito l’idea e la canzone, abbiamo coinvolto degli amici americani con i fuoristrada e siamo andati nel letto del tagliamento a fare una festa, con l’idea di stare assieme come diciamo nella canzone.

Il singolo sarà  seguito da un full length? State lavorando in tal senso?
Abbiamo in programma l’uscita di un EP ormai già pronto.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
Ci possono seguire su Instagram (ahcountryband), Facebook e tutte le piattaforme di musica in streaming cercando American Highways.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 17 Maggio 2021.

Goad – La belle dame

Il 7 Maggio, per la My Kingdom Music, è stato pubblicato “La Belle Dame”, il nuovo lavoro discografico dei Goad, la storica band progressive rock toscana. Torna su Overthewall il fondatore, Maurilio Rossi!

Prima di parlare di “La Belle Dame”, questo il titolo del nuovo album, torniamo indietro nel tempo. Era il 1974 e nascevano i Goad. Ripercorriamo le tappe più importanti della band?
Dai primi concerti al liceo classico di Firenze al salto professionale del 1969, lunghi anni di gavetta suonando davvero tutto il possibile, dal liscio danzereccio delle balere e dei festival dell’Unità, inframezzati da concerti di cover dei Genesis e di tanti altri miti, Beatles, Cream etc. fino al lavoro con agenzie prestigiose, una su tutte quella Vega Star di Fernando Capecchi, tuttora attivissima anche se in altri settori molto più remunerativi . Poi i 10 anni consecutivi allo Space Electronic di Firenze, ogni sera, anche al pomeriggio la domenica! Sbaragliammo ogni concorrenza rimanendo band unica dal 1977 al 1986 e là ci vide Freddy Mercury, con proposta indecente di girare l’Europa e registrare a Salisburgo da G. Moroder, correva l’anno 1981… fui messo in minoranza e la banda rifiutò di fare quel gran salto. Di lì l’incontro con un produttore italo americano, Silvio Tancredi, che venne apposta per noi da New York con delle bobine e registrò una intera settimana di shows. Alla fine, contratto di registrazione e primo disco. Anche allora la band si disunì nelle scelte ed invece di registrare agli Electric Lady Land Studios finimmo per realizzare dischi a Bologna per la etichetta Emmegi Polygra. Alla fine di quegli anni burrascosi, operai la scelta definitiva e, dopo aver vinto una rassegna di gruppi toscani nel 1990, cominciai il lungo cammino dell’autoproduzione, con “Tribute to E.A.Poe” 1994, a cui seguirono mille tentativi con mille etichette. Mauro Moroni di Mellow Records ci pubblicò il disco “The Wood”, dedicato alle liriche di Lovecraft a cui seguirono i dischi prodotti da Black Widow di Genova (“In the House of the Dark Shining Dreams”, “Masquerade”, “Silent Moonchild”) e il nostro “Landor” autoprodotto e solo distribuito da BW. Nel mezzo la soddisfazione di una tesi di laurea su Goad discussa alla Università di letteratura americana di Torino da una fan, relatrice Daniela Fargione. Avemmo la gioia di conoscerle direttamente quando vennero ad un concerto Goad a Firenze nel 2009.

“La Belle Dame ” è ispirato alle opere di John Keats, poeta britannico tra i più significativi del Romanticismo. Da cosa è scaturita l’idea?
L’idea era da molto tempo fra i nostri progetti musicali e mi sembrò logica prosecuzione del lungo cammino volto a musicare i grandi poeti anglosassoni. In occasione dell’album “The Silent Moonchild”, opera basata su di un mio lungo racconto gotico, mi ero messo a leggere “La belle dame” di Keats e il tema del cavaliere innamorato perso di una leggiadra damigella, con tutto il corredo pittorico che ne fu alla base: pare un quadro di Tiziano…

Quali sono state le fasi di realizzazione dell’album?
Il voluminoso progetto su Keats iniziò a prendere forma mentre finivano i missaggi del “Landor”, 2018, e in capo a due anni ci siamo ritrovati con oltre 4 ore di musica e innumerevoli tracce, spesso realizzate in jam sessions con i fidati e storici membri della band, alternatisi nelle varie stesure. Il lavoro più duro è stato quello della scelta e organizzazione dei titoli.

Ci parli dell’artwork della copertina?
La copertina è il frutto di sedute fotografiche con la direzione Cristiana Peyla, già collaboratrice del “Venerdì” di Repubblica, e nel set allestito figurano le mie maschere di scena, spesso esibite su palco nei concerti. Francesco Palumbo, nostro produttore per My Kingdom Music, ha scelto quelle che ha ritenuto adatte all’artwork finale con nostra grande soddisfazione!

Cosa rappresenta quest’album per i Goad?
Per Goad, per me, è, o dovrebbe, essere l’album della svolta stilistica perché, a fronte dei giudizi sul nostro genere musicale presunto, non ci riteniamo una band prog, ma solo persone con tante idee musicali che realizziamo privilegiando l’uso degli strumenti, al netto di ogni manipolazione computeristica. In questo lavoro l’uso delle tracce registrate è stato minimale, chitarra, basso, due tastiere ,batteria, voci, usate in modo da far avvertire agli ascoltatori le mani, le dita degli esecutori e non i filtri o le timbriche da studio.

Il nuovo album segna l’inizio della tua collaborazione con l’etichetta discografica My Kingdom Music. So che state preparando altre novità, ci daresti qualche anticipazione?
Posso dirti che su Keats sono pronti altri due lavori completi e che il prossimo sarà il migliore possibile di Goad, mentre abbiamo finito i mixaggi del “Landor” versione live in studio, che speriamo presto di vedere su vinile per My Kingdom !

Diamo dei riferimenti ai nostri ascoltatori per seguire i Goad?
Seguite My kingdom Music sui suoi numerosi canali, seguite… Overthewall sulle radio e, se avete voglia e tempo, su youtube.com/goadprogband troverete cose molto insolite e molto particolari della banda Goad!

Grazie di essere stato con noi!
Grazie a Voi tutti e grazie a te Mirella!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 10 Maggio 2021

La Trappola di Dalian – Pillole rock

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall La Trappola di Dalian, autori del nuovo singolo “Pillole”.

Andiamo a conoscere una band torinese di recente formazione, con noi la voce de La trappola di Dalian, Sofia Cazzato: La trappola di Dalian si forma nel 2019 come Dalian’s Trap con testi e nome in inglese, per poi riproporvi come La trappola di Dalian con testi in italiano. Perché questo cambio di rotta?
Siamo passati alla scrittura in lingua italiana, spinti dal nostro produttore, eliminando questo “filtro” della lingua inglese, per comunicare al nostro pubblico, o a chiunque si avvicini alla nostra musica con interesse, in modo più diretto e consapevole. Il genere rock nasce in inglese, è vero, ma ciò non significa che debba essere uno standard. In tanti adottano la lingua inglese rispettando il classico cliché, sminuendo quella che è la vera indole del rock e affini, ovvero libertà, sfacciataggine ecc… Il cambio di lingua ha rappresentato una scelta artistica consapevole e rappresentativa.

Citiamo la line up attuale?
La band è formata da Alessio Piedinovi (Drake) alla batteria, Angelo Rizza (Spacchio) al basso, Lorenzo Borghetto (Lollo) alla chitarra e Sofia Cazzato (Sophia) alla voce.

Qual è il genere che proponete?
Chiamiamolo “Rock alternativo”: non è facile definire il nostro genere ma possiamo dire che sia un mix esplosivo di ciò che più ci piace. Partecipiamo tutti attivamente alla scrittura delle musiche e sicuramente ci accomuna una forte vena punk che é piuttosto evidente all’ascolto.

Il 22 febbraio di quest’anno esce il vostro secondo singolo con videoclip “Pillole”. Ci parlate di questa nuova uscita discografica?
“Pillole” nasce durante la prima quarantena e vuole descrivere i momenti che abbiamo vissuto, sia sul piano emotivo, sia su quello psicologico. I nostri testi sono intimi e personali, ci piace raccontare ciò che viviamo e come la pensiamo su determinati argomenti. Questo brano, ad un primo ascolto, può sembrare spensierato perché il sound è festoso, sostenuto. In realtà descrive un momento di frustrazione, monotonia ed angoscia che tutti abbiamo vissuto durante il primo lockdown. Ci piace giocare con il contrasto tra musica e testo: è il nostro modo di trasmettere le nostre emozioni, i nostri pensieri.

State lavorando a nuovi brani? Ci sarà un full length nei prossimi mesi?
Stiamo componendo tantissimo per produrre una serie di nuovi brani che andranno inseriti nel nostro primo album ma non escludiamo l’uscita di nuovi singoli prima della pubblicazione del nostro full-length. Valuteremo in corso d’opera, vista la situazione in cui imperversiamo a causa della pandemia.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
Possono seguirci su Facebook al link https://www.facebook.com/latrappoladidalian/, mentre su Instagram ci troverete come @latrappoladidalian.
Potete ascoltare la nostra musica su Spotify, deezer, Tim music ed altre piattaforme digitali ma, se volete dare un’occhiata ai nostri videoclip ufficiali, vi invitiamo ad iscrivervi al nostro canale YouTube al link https://m.youtube.com/channel/UCjt2T1sKKsoNUvS3XC7KLMg, attivando la campanella per restare aggiornati sulle prossime nuove uscite.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 26 aprile 2021:

Under Attack – Sotto attacco!

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall gli Under Attack, autori dell’album “Virus Alert” (Sliptrick Records).

Li abbiamo già ascoltati nelle scorse puntate e finalmente ospiti in trasmissione. Diamo il benvenuto agli Under Attack, con noi Daniele, Nando e Fabio. Come nasce l’idea della band?
(Daniele): L’idea è nata nel 2018. Avevo già una collaborazione artistica con Nando da alcuni anni e volevo creare un progetto che mi rappresentasse pienamente in quelle che sono le mie radici musicali. Così ne parlai con lui e successivamente ho coinvolto anche Fabio Rossi, con il quale oltre a condividere la passione per il metal siamo amici da 20 anni e spesso abbiamo suonato assieme. Assieme abbiamo scelto il nome Under Attack e siamo partiti in questa avventura.

Quali sono le vostre precedenti esperienze nella scena musicale?
(Daniele): Veniamo da percorsi molto diversi: Nando, che è anche il nostro produttore artistico, è un professionista di lunga esperienza: è stato chitarrista di Vasco Rossi per diversi anni sia live che in studio ma ha collaborato anche con artisti quali Dean Castronovo e Matt Bissonette. Fabio invece ha collaborato in alcuni progetti black metal come Tryglav aprendo anche alcuni concerti di supporto a band conosciute sempre nello stesso ambito. Io ho lavorato in diversi progetti underground di cover band di musica rock anni 80 e da tempo avevo messo da parte materiale da realizzare con gli Under Attack. Dunque percorsi davvero diversi ma con un motivo comune… ci piace suonare classic metal!

Virus Alert” è il vostro full length di debutto, con questa formazione. Un concept ambientato in un futuro non troppo lontano, forse, con tematiche abbastanza inquietanti ma che lascia uno spiraglio di speranza. Ci parlate della realizzazione dell’album ?
(Nando): Di solito le canzoni partono da Daniele, che è l’ideatore, realizzando dei provini nel suo studio e che mi invia. Dopodiché io li ascolto e nelle settimane successive, un brano alla volta sviluppo suonando tutte le tracce e curando gli arrangiamenti nel mio studio. Purtroppo anche a causa di questa situazione pandemica ad oggi siamo stati costretti a lavorare separatamente, ognuno per conto proprio, per cui anche Fabio, che ha collaborato con un paio di soli in due brani dell’album, ha lavorato da casa sua inviando a me il materiale inciso. Sicuramente il metodo di lavoro cambierà appena potremo vederci e lavorare fisicamente tutti e tre assieme per un prossimo progetto.


A chi è stata affidata la realizzazione dell’artwork e cosa rappresenta?
(Fabio): Seguendo le indicazioni di Daniele per la realizzazione di questo concept album, ci siamo affidati a Gianni Nakos, un talentuoso artista greco meglio conosciuto come Remedy Art Design e che ha firmato le cover per band quali Evergrey o Morbid Angel. La cover rappresenta un po’ le tematiche dell’album con due mani su un computer nel quale compare la scritta virus alert. In realtà il titolo è l idea dell’album è antecedente alla pandemia che stiamo vivendo e non ha riferimenti con la situazione attuale. La metafora del virus digitale che entra nei sistemi informatici rappresenta quel “male” che può entrare in ciascuno di noi e che va combattuto con forza. La cover è ricca di particolari da scoprire, un po’ inserendosi nel filone di quelle copertine famose anche negli 80 che hanno contribuito a rendere celebri diversi album degli Iron Maiden… penso a “Somewhere in Time” o “Powersleave”.

Quali sono i progetti della band dopo la pubblicazione dell’album?
(Nando): In questo momento stiamo continuando la promozione di questo progetto terminata la quale ci metteremo al lavoro per un secondo lavoro degli Under Attack. Purtroppo al momento non sono previsti live, casomai stiamo pensando a qualcosa in streaming. Ma appena possibile vorremo organizzare uno show case per presentare questo album e fare alcune date live.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?
Facebook: https://m.facebook.com/underattacktheband/; Instagram: @underattacktheband

Grazie di essere stati con noi. A voi l’ultima parola!
Un caro saluto a tutti voi che ci seguite, potete scaricare il nostro album Virus Alert da questo link
https://snd.click/virusalert. Ciao dagli Under Attack!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 11 gennaio 2021:

Twang – Il tempo dell’inverso

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall i Twang, autori dell’album “Il tempo dell’inverso”.

“Il tempo dell’inverso” è il primo full length dei nostri ospiti di oggi, i Twang, cinque giovani musicisti torinesi, con un bagaglio musicale abbastanza importante e soprattutto interessante. Benvenuti!
Grazie mille, Mirella. Ciao a tutti!

Abbiamo la line up al completo! Volete presentarvi ai nostri ascoltatori?
Bartolomeo Audisio: Ciao, io sono Bart e suono chitarra e flauto, e alle volte seconde voci.
Federico Mao: Io sono Fede, sono chitarrista e corista.
Moreno Bevacqua: Io sono Morris, bassista e seconda voce.
Simone Bevacqua: Ciao, io sono Simo, voce solista e chitarra ritmica.
Luca Di Nunno: Ciao, io sono Luca e suono la batteria, e a volte chitarra acustica e voce.

Quali sono le vostre esperienze musicali prima di formare la band?
Bart: Beh, siamo tutti abbastanza giovani (in scala, nati dal 1994 al 1998) ma fortunatamente siamo riusciti tutti a collezionare un bel po’ di esperienze importanti. Io per esempio studio musica praticamente dai sei anni, mi sono laureato al conservatorio nel 2015 e tuttora continuo gli studi classici. Attualmente, oltre che con i Twang, suono nella formazione Duo Volgaris.
Fede: A 14 anni ho cominciato a calcare vari palchi di Torino (come Spazio211 e Cap10100) grazie alla scuola “The House Of Rock”, frequentata anche da Simo e Morris. Di questi tempi, suono il basso con le band Zagara e Moonlogue.
Morris & Simo: Siamo ovviamente cresciuti insieme in tutti i modi possibili, attraverso la succitata House Of Rock (con i maestri Roberto Bovolenta e Chiara Maritano) e con il nostro primissimo progetto, i 9000dol, con il quale abbiamo suonato anche all’Hiroshima e al Fortissimo Festival.
Luca: Io ho cominciato a studiare batteria jazz da bambino , con mio padre Cesare come insegnante …

Un figlio d’arte, praticamente !
Luca : Diciamo di sì. Ai tempi del liceo suonavo con una band psichedelica, i Crode, e con i Crawling Waves. Poi per un po’ sono rimasto sgruppato, finché non ho incontrato casualmente il vecchio Simo, alla fine del 2015…

Come avete scelto il nome della band? Il nome Twang è legato a qualche aneddoto particolare?
Fede: E’ una storia abbastanza buffa, perché l’abbiamo scelto praticamente a caso, puntando letteralmente il dito su un vocabolo random in un dizionario inglese; fortunatamente, però, è legato a molti elementi che ci caratterizzano. Di per sé è un’onomatopea, può ricordare il suono di una corda di chitarra che si spezza, o il carattere tipico di una Fender Telecaster (posseduta da tutti e tre i chitarristi del gruppo, ma sono dettagli). Inoltre è un nome abbastanza facile da ricordare, e ci si può giocare in mille modi.

Dalla vostra bio ho appreso che l’idea della band nasce verso la fine del 2015, durante un concerto dei Blues Brothers, come sono andate le cose?
Simo: Io, Bart e Luca abbiamo frequentato lo stesso liceo artistico, e certamente andavamo d’accordo, ma non è che non fossimo proprio amici. Così sono rimasto alquanto stupito quando Bart mi ha chiamato, nel Maggio del 2015, dicendomi “Weiiiii Simo, ti va di incontrarci al concerto dei Blues Brothers stasera in Piazza San Carlo? Devo farti una proposta!” “C’è un concerto dei Blues Brothers stasera???”… Poche ore appresso, durante la jam di “Sweet Home Chicago”, Bart ha offerto a me e al mio inseparabile fratello di creare un gruppo di matrice Blues Rock, giusto per cercare un po’ di palchi, senza paranoie, e magari con una Voce Femminile… Sarebbe stato bello, ma nulla di più lontano da quel che poi i Twang sono diventati. Qualche mese dopo il concerto abbiamo cominciato a provare in power trio, con me alla batteria, e alla fine del 2015 la formazione era esattamente quella che oggi si sente ne “Il Tempo Dell’Inverso”.

Alla fine, a quanto pare, è rimasta una formazione prettamente maschile.
Inutile dire che la voce femminile non l’abbiamo trovata, si sono dovuti accontentare di me come cantante! Però nell’album le voci femminili ci sono eccome, nei brani “Esilio” e “Il Pirata”.

Il vostro esordio avviene con un EP che avete auto-prodotto nel 2017 e che vi ha dato parecchie soddisfazioni e nello stesso anno, con il singolo “La legge del più forte”, siete i vincitori del premio Miglior Band del concorso nazionale “Senza Etichetta”, presieduto da Mogol. Com’è stata la vostra reazione a queste importanti conferme?
Luca: Sicuro, registrarlo autonomamente in garage da Bart (e con mezzi di fortuna) è stata un esperienza meravigliosa, considerando i risultati poi ottenuti da “Nulla Si Può Controllare”. Ma la vittoria a Senza Etichetta è stata una sorpresa meravigliosa, soprattutto il momento in cui il Maestro Mogol ci ha preso da parte, sul palco, appena dopo l’annuncio : praticamente, per cinque minuti il pubblico non ha sentito altro che silenzio, mentre Mogol ci spiegava cosa andava e non andava nel testo del brano, metodo di scrittura ecc…

Avrete fatto sicuramente tesoro delle sue parole nei vostri lavori seguenti.
Luca: Assolutamente sì!

Parliamo del nuovo album, “Il tempo dell’inverso”. Quant’è durata la gestazione e dove è stato realizzato?
Morris: Rispetto a “Nulla si può Controllare”, il processo di produzione è stato un salto di qualità assurdo, a partire dallo studio di registrazione. L’abbiamo realizzato da capo a piede agli Imagina Production di Torino con il produttore Alessandro Ciola, che in seguito ha avuto l’idea di portarci in Inghilterra per mixare i due singoli (“Attacco” e “Il Tempo dell’Inverso”). Abbiamo mixato i brani ai Real World Studios di Peter Gabriel, una specie di oasi paradisiaca nel mezzo della campagna inglese, un’esperienza di vita senza pari. Inoltre, completamente a sorpresa, Alessandro ha organizzato una sessione di mastering agli Abbey Road Studios, che non hanno certo bisogno di presentazione.

Insomma, il vostro produttore sembra esservi molto affezionato , deve essere rimasto particolarmente colpito da voi.
Morris: Sì, Ale è stato fondamentale per la buona riuscita di questo LP, siamo davvero felici di averlo incontrato. Comunque, nel complesso la lavorazione dell’album è durata all’incirca un anno, anche perché Fred viveva a Londra e Bart ad Amsterdam, ma ne è decisamente valsa la pena.

Il cantato in italiano per alcuni è uno scoglio che impedisce lo sdoganamento delle band, voi, invece, ne avete fatto un punto di forza. Perché questa scelta, quanto mai azzeccata?
Simo: In verità, un tentativo di scrittura in inglese è stato fatto, durante i primi esperimenti di composizione, ma nessuno era propriamente convinto dei risultati. Sentivamo il bisogno di esprimerci nella nostra lingua, ed è complice anche il fatto di aver sempre scritto in inglese nei nostri primi progetti. La difficoltà più grande è sempre il rischio di sovraccaricare i versi, cadendo in un territorio quasi “rap” che assolutamente non ci appartiene, ma basta resistere alla tentazione e vengono fuori dei cantati più che soddisfacenti. A questo proposito, è difficile che un testo venga redatto da capo a coda solo da uno di noi. Io e Luca siamo i parolieri più prolifici, ma il lavoro collettivo è sempre più ricercato e necessario. Ad esempio il brano “Caverna”, contenuto in ITDI, è stato composto interamente a sei mani, idem “Attacco”. Inoltre, personalmente, io mi sentirei a disagio a cantare un pensiero che non sia rappresentativo di tutti e cinque.

Quanto la pandemia ha bloccato i vostri progetti? Cosa state preparando per i prossimi mesi?
Fede: Abbiamo dovuto riorganizzare completamente la pubblicazione dell’album, ma la cosa che più ci è mancata e che ci manca tuttora è la possibilità di suonare dal vivo. E’ quello che tutti i musicisti aspettano di poter fare di nuovo, non vediamo l’ora e ci stiamo preparando per questo. Ci stiamo poi ingegnando per stampare le copie fisiche dell’album “Il Tempo dell’Inverso” (uscito il 2 Aprile su tutti gli store digitali). Inoltre, stiamo preparando il videoclip del singolo “Il Pirata”, e siamo finalisti regionali di Sanremo Rock 34.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
Bart: Penso di poter dire tranquillamente “visitate il nostro sito web“, ma anche Facebook, abbiamo una pagina Instagram che sta crescendo con rapidità, i vari store digitali come Spotify e iTunes, e ovviamente Youtube per tutti i nostri video.

Grazie di essere stati con noi. Vi lascio l’ultima parola!
E’ stato un piacere essere ospiti di Overthewall, prendetevi tempo per godervi “Il Tempo dell’Inverso” (il pessimo battutista è Simo) , e mille grazie a Mirella !!!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 5 aprile 2021:

Artemisia – Derealizzazione sintomatica

Ospite di Mirella Catena ad Overthewall Vito Flebus degli Artemisia, band autrice dell’album “Derealizzazione Sintomatica” (Onde Roar).

Gli Artemisia sono una splendida realtà musicale tutta italiana, con noi uno dei fondatori della band, diamo il benvenuto a Vito Flebus! Qual è stata l’idea iniziale di questo progetto musicale e avete iniziato subito a creare brani inediti?
Ciao, l’idea venne a me ed Anna Ballarin, la cantante, che reduci da esperienze musicali poco soddisfacenti cercavamo qualche cosa che ci gratificasse a livello artistico, e da subito il connubio tra i riff di chitarra molto sanguigni e potenti in contrapposizione alla sua vocalità, ci sembrò molto vicino a quello che cercavamo dalla musica.

Come nasce un brano degli ArtemisiA e chi è l’autore dei testi?
Il tutto parte dai miei riff, li faccio ascoltare ad Anna ed in base alle emozioni che percepisce ci pennella su un testo. Poi, con i ragazzi, ne discutiamo e cerchiamo di dargli una colorazione consona in modo che suoni ArtemisiA al 100%.

Citiamo la line up completa?
Certamente, Anna Ballarin alla voce, Elettra Medessi cori, Vito Flebus chitarra, Ivano Bello basso e Gus alla batteria.

Il 22 Gennaio 2021 è uscito in formato fisico e digitale “Derealizzazione Sintomatica”, il vostro nuovo album in studio. Ci parli di questo nuovo lavoro discografico?
La derealizzazione è un sintomo dissociativo consistente nella sensazione di percepire in maniera distorta il mondo esterno. Abbiamo scelto questo titolo perché, oltre a piacerci come “suonava”, racchiudeva in sé il senso di quello che con le canzoni volevamo comunicare. Un concept album che va a chiudere la trilogia iniziata con “Stati alterati di Coscienza” e “Rito Apotropaico”, dove si va alla ricerca delle paure e fobie dell’essere umano. Nel brano ” Fata Verde” compare come ospite Omar Pedrini che va ad impreziosire con un feat questo brano.

Il singolo estratto dall’album  “Ombre della Mente” è anche un videoclip. Dove sono state fatte le riprese?Le riprese sono state girate e dirette dal regista Marco Iacobelli, con l’assistenza di Diego Caponetto. Il video si snoda tra scenografie claustrofobiche e psicotiche e ampi spazi verdi di completa rinascita psicofisica. Il tutto è stato girato in location importanti: il Palazzo Steffaneo Roncato a Crauglio (UD), le Mura e le carceri napoleoniche della Fortezza di Palmanova (Ud) ed un ex manicomio. L’attrice protagonista è la cantante della band Anna Ballarin. La riconciliazione con la vita, fa sperare ad un futuro con colori brillanti come le menti aperte e coraggiose degli artisti.

Purtroppo la pandemia ha stoppato totalmente i live e i concerti dal vivo. Cosa pensi di questa situazione che si è venuta a creare per gli artisti?
Per un gruppo come il nostro dove la dimensione live è un elemento naturale, questa situazione potremmo definire irreale per quanto terribilmente reale sia, è quasi insostenibile. In più la voglia di suonare dal vivo le nuove canzoni rende la cosa ancora più dolorosa. Ci auguriamo si torni presto ad una condizione di normalità, ed un pensiero va a tutti gli operatori del settore.

Dopo la pubblicazione dell’album seguiranno altre novità che riguardano la band?
Bella domanda… Visto il periodo che stiamo vivendo è alquanto difficile fare progetti live e quindi abbiamo pensato ad un altro videoclip.

Dai ai nostri ascoltatori i riferimenti per seguirvi sul web?
Certamente : facebook: https://www.facebook.com/artemisiaband; sito: https://www.artemisiaband.it/;      instagram: https://www.instagram.com/artemisia_band/?hl=it; twitter: https://twitter.com/ArtemisiABand;       youtube: https://www.youtube.com/channel/UC3ZL-nwtIBLfORiAGvFT6gA; spotify: https://open.spotify.com/artist/6xwBpJqmj1qmdsiQnqIMKC?si=c3kLXM3eRHesutH291Hhag&nd=1

Grazie di essere intervenuto in trasmissione!
Grazie a voi per la bella intervista, e complimenti per quello che fate per la musica.

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 15 febbraio 2021: