Joseph Bruno – Il lato positivo d’ogni cosa

Joseph Bruno da anni è noto agli amanti del prog metal per la sua militanza negli Aura. Oggi l’artista campano ci presenta nel suo album solista d’esordio, “Joseph” (Some Music Records \ ufficio stampa QALT) un aspetto del suo modo di intendere la musica, permeato da sonorità new wave, più intimista e personale.

Ciao Joseph, hai deciso di intitolare il tuo album d’esordio semplicemente con il tuo nome, il che mi fa pensare che questo disco sia una parte di te: è così?
Rappresenta me, infatti l’album narra 10 esperienze della mia vita. Sostanzialmente, sono esperienze che possono essere traslate tranquillamente nella vita di ogni essere umano. Nelle tracce faccio spesso elogio alla vita, nonostante le avversità, come nel caso di “The Time Has Come” e “Live Your Life”: è un sostanziale elogio alla vita. È un album tributo anche a questo particolare periodo storico che abbiamo vissuto, tra lockdown e pandemia; è un’esortazione a guardare sempre al lato positivo d’ogni cosa.

Leggendo la tua biografia ho scoperto che ha spaziato tra i generi, l’heavy, il folk l’alternative e il reggae. È stato complicato per te riversare nel tuo primo album tutte queste influenze? Credi che siano ben bilanciate tra loro in “Joseph” o qualcuna ha preso il sopravvento sulle altre?
Diciamo che, a parte con gli Aura, con cui faccio metal e prog-metal da decenni, le altre esperienze non erano strettamente personali, ma progetti a cui ho partecipato. “Joseph” ha tutt’altra natura musicale: parte dalla new wave anni ‘80, raccoglie venature acustiche e musica d’ambiente, miscelando il tutto all’elettronica. Diciamo che si discosta molto dalle mie esperienze precedenti, essendo un prodotto mio in toto.

Quando sono nati i brani di “Joseph”. Sapevi già che sarebbero finiti nel tuo prima album solista o pensavi di utilizzarli per altri tuoi progetti?
I brani che compongono l’album sono nati appositamente per questo progetto, proprio perché avevo bisogno di un qualcosa di mio, personale, al di là delle altre band di cui faccio o ho fatto parte, dove sei comunque tenuto a condividere idee con gli altri. Con “Joseph” volevo qualcosa che rispecchiasse quello che io sono in toto.

Chi ti ha aiutato nella realizzazione e incisone dei brani?
L’apporto dell’amico Cristian Botti, chief della Some Music Records, etichetta che ha pubblicato il lavoro, è stato fondamentale: ho registrato insieme a lui negli studi della Some Music, a San Severino di Centola. Altro apporto importante è stato dato da Pietro Lorenzotti, che ha suonato il basso su “Beyond This Way”, e da Giovanni Trotta, mio compagno di viaggio negli Aura, che ha suonato la batteria su “Live Your Life”: li ringrazio entrambi tantissimo.

Al momento hai estratto tre singoli “The Time Has Come”, “Live Your Life” e “Fly”. Cosa ti ha spinto ad utilizzare queste canzoni come biglietto da visita per il disco?
Sono le canzoni che meglio rappresentano le varie sfaccettature di cui si compone l’album, sia a livello di tematiche, sia a livello di suono, e sintetizzano questo nuovo percorso. Quindi diciamo che è stata una scelta quasi scontata puntare su questi brani, che fanno arrivare all’ascoltatore l’essenza di quella che è la mia musica.

Ho notato che i video sono particolarmente curati, quanto contano le immagini per la tua musica?
Le immagini contano molto, perché rappresentano esattamente ciò che esprimi nei tuoi brani: sono importantissime.

Restando nell’abito dell’immagini, mi spieghi la folgorante copertina?
La copertina fa riferimento alla pratica buddista mahāyāna: rappresenta lo stato di meditazione e concentrazione che si ha quando si recita il mantra buddista davanti all’oggetto di culto chiamato Gohonzon. Io sono buddista, quindi nella copertina ho voluto trasmettere anche questo lato di me.

Passiamo dalle immagini alle parole, di cosa parlano i tuoi testi?
I testi dei miei brani parlano principalmente di come la vita vada vissuta sempre al massimo, nonostante le tante difficoltà che ci si possono parare innanzi nella vita. Con questi brani voglio che arrivi il messaggio che c’è sempre un lato positivo, nonostante tutto, e bisogna sempre concentrarsi su quello, senza buttarsi giù.

Non ci resta che parlare dell’aspetto live, hai intenzione di portare in giro il tuo disco o si tratta di un’esperienza da studio?
È assolutamente mia intenzione portarlo in giro: abbiamo già fatto una presentazione, qui in zona da me, nel Cilento, in tre o quattro locali differenti, ed è piaciuto tanto, anche trasportato in chiave acustica. La cosa più bella di un album e proprio quella di poterlo riproporre anche dal vivo.