RockGarage – Rock the garage

Tempo di festeggiamenti nel garage più rock d’Italia, per questo abbiamo contattato Marcello Zinno, il capo-garagista, che ci ha aperto le porte del suo RockGarage. Aneddoti e informazioni su passato, presente e futuro del portale www.rockgarage.it, con un finale a dir poco noir…

Ciao Marcello, qualche giorno fa hai condiviso sui social un post celebrativo dei primi dieci anni di RoockGarage, ne approfitto per farti gli auguri e i complimenti per un’attività così longeva. Ti andrebbe di riepilogare anche qui un po’ di numeri?
Certo! Innanzitutto grazie per gli auguri che ovviamente condivido con tutti coloro che hanno contribuito a far crescere RockGarage in questi anni. Quest’anno spegneremo le 10 candeline e ad oggi abbiamo pubblicato 13.000 contenuti totali di cui oltre 7.200 sono recensioni, che restano il nostro forte. Abbiamo da sempre creduto nel supporto fisico e in 10 anni abbiamo ricevuto 5.130 CD in redazione, materiale suddiviso poi tra i redattori che si occupano di recensioni e interviste. Questo è un aspetto fondamentale perché già 10 anni fa si parlava di digitale e molte webzine per cui collaboravo ai tempi recensivano facendosi inviare i link degli album via mail. E io dicevo: “caspita, ma è possibile che siti web così grossi non hanno la forza di farsi inviare dei CD, anche per ripagare i redattori del tempo speso per scrivere una recensione?” Qualcuno mi derideva, dicendomi che dovevo accontentarmi dei link via mail. Ricordo ancora oggi una webzine molto importante che mi disse che non solo dovevo recensire in digitale ma che essendo l’ultimo arrivato dovevo accontentarmi di quello che gli altri non volevano recensire. Insomma dovevo prendermi lo scarto. La mia collaborazione con loro finì dopo la seconda recensione.

Ma cosa c’è oltre i numeri?
I numeri mi emozionano sempre, mi piace fare i conti con le statistiche, e poi i numeri parlano chiaro. Ma se c’è un motivo di orgoglio per me sono i redattori! Non mi importano le visualizzazioni, se un articolo raggiunge 10 view o 1000 non mi cambia nulla, io so il valore che c’è dietro quell’articolo e il lavoro richiesto. Rileggo TUTTI gli articoli prima di pubblicarli, sia quelli scritti da me sia quelli dei redattori e abbiamo avuto sempre “penne” di tutto rispetto. Intorno al sito hanno ruotato in 10 anni circa 120 persone, molti hanno scritto per poco tempo, altri sono nomi che collaborano con noi fin dall’inizio; in entrambi i casi sempre persone molto competenti e veri appassionati. Inoltre abbiamo i Redattori Speciali, persone che vengono dal mondo della musica o del giornalismo musicale e che scrivono per noi. Perché chi meglio di loro può valutare la musica di oggi? A volte mi sento davvero emozionato ad avere in redazione dei collaboratori così esperti e non mi riferisco solo ai Redattori Speciali.

Come è perché hai messo su RockGarage?
RockGarage nacque nel 2011 con due obiettivi principali: il primo (e più importante) è quello di puntare ad innalzare il livello qualitativo dell’informazione musicale in Italia che, anche grazie alla tantissima musica prodotta, meritava e merita molto di più; un obiettivo audace, lo so, e forse che ci fa apparire anche un po’ presuntuosi, ma ero stanco di leggere recensioni copia-incolla dei comunicati stampa o recensioni da cui si capiva che l’album non era stato nemmeno ascoltato. Il secondo obiettivo è quello di creare un network di contatti con band, agenzie, etichette e operatori musicali prolifico, anche perché in diverse webzine per cui avevo collaborato prima del 2011 non venivano curati tali rapporti e molte mail restavano non risposte. Uno spreco di occasioni!

Il momento più esaltante e quello più difficile di questa decade?
Di momenti esaltanti ce ne sono stati tanti, ad esempio quando abbiamo chiuso accordi con alcune label e il logo di RockGarage è stato stampato all’interno del booklet o nell’artwork posteriore di alcuni CD e vinili, o quando abbiamo chiuso delle media partnership esclusive (quindi unici partner) per la data italiana di band come Dropkick Muprhys, Asking Alexandria, Sick Of It All o ancora media partner italiani di festival europei di grandissimo livello come Sziget Festival e Hellfest. I momenti difficili sono molto frequenti, per forza di cose io faccio un po’ da collo di bottiglia: correggo le bozze, inseriscono in pubblicazione i contenuti, seguo i social network, tengo i rapporti con i redattori e con i fotografi, rispondo alle mail che arrivano, gestisco il materiale fisico (e lo spedisco) assegnandolo ai redattori che seguono quel genere, scrivo e pubblico le news…e a volte mi chiedo se tutto questo tempo (parliamo di diverse ore al giorno, 7 giorni su 7) valga la pena o se stia togliendo tempo alla mia vita, ai miei affetti. Poi in realtà amo fare tutto questo e questi “momenti difficili” svaniscono. Ma al tempo stesso sono certo che “da fuori” non si intuisce quanto tempo ci sia dietro ad una webzine gestita bene.

Dopo dieci anni RockGarage è così come lo immaginavi all’epoca della sua creazione?
Onestamente no. All’inizio sogni sempre che dopo pochi anni la tua creatura possa diventare il sito più visitato in Italia. Non lo è diventato, ma ammetto che sono cambiate anche le mie aspettative. Con il tempo ho imparato ad apprezzare il nostro lavoro per il suo valore e non per i risultati ottenuti. Ho capito che se l’obiettivo iniziale era quello di innalzare la qualità dell’informazione musicale nel nostro Paese, questo lo si raggiunge passo dopo passo, articolo dopo articolo, mettendoci competenze e creando una reputazione con il tempo. È un discorso di qualità e non di quantità, è cambiato il mio punto di vista. E di questo, ad oggi, ne vado molto soddisfatto.

Qual è la linea editoriale che ti sei imposto?
RockGarage nasce con l’obiettivo, appunto, della qualità. Fino al 2019 abbiamo recensito solo uscite in formato fisico, in modo da dare una valutazione completa sull’opera e premiare chi opta per questo formato; dal 2019 abbiamo deciso di accettare uscite digitali visto che molte band stanno optando solo per quella distribuzione e sarebbe un peccato escluderle dal nostro “osservatorio”. Le interviste sono esclusivamente face-to-face per garantire un contraddittorio con l’artista. L’aggiornamento di RockGarage è costante, 365 giorni l‘anno; non è mai trascorso un giorno in dieci anni di attività senza che venisse pubblicata almeno una recensione. Nonostante ciò non si danno mai tempistiche ai redattori perché recensire un album deve essere un piacere e a loro viene riconosciuto anche un piccolo compenso per le recensioni di nuove uscite (oltre al formato fisico che resta a loro dopo l’ascolto).

Mi parleresti invece della RockGarage Card?
Quello è un progetto assolutamente unico in Italia e che rispecchia la nostra personalità: il rock non è per tutti e supportare la scena emergente è cosa ancora più rara in questa epoca. Ho voluto creare una Card del sito, una tessera fisica che ciascuno di noi può tenere nel proprio portafogli, numerata e quindi unica: la Card, appena avvicinata al proprio smartphone, permette l’accesso diretto ad un’area riservata del sito in cui sono disponibili una serie di contenuti extra come playlist dedicate, sconti per acquisti di musica su siti di alcune etichette e tanto altro. Ultimamente, dato il lockdown, abbiamo stretto alcune collaborazioni con birrifici artigianali che vendevano birre con consegna a domicilio: i possessori della card avevano uno sconto e così abbiamo anche supportato alcune piccole realtà imprenditoriali. Ad oggi 90 persone hanno sottoscritto la RockGarage Card e settimanalmente viene inviato un aggiornamento WhatsApp (per chi lo ha autorizzato). Anche in questo caso i numeri contano poco, l’importante è far girare la musica e dare nuovi strumenti a chi ci tiene alla scena emergente.

In generale, quale credi che sia il pregio maggiore della stampa musicale italiana e quale il suo difetto più evidente?
Be’, osservando cosa accade negli altri Paesi dobbiamo ammettere che noi siamo fortunati. Abbiamo una pluralità di informazione, abbiamo libertà di espressione e in quest’epoca, grazie anche alla tecnologia, davvero tutti possono creare una realtà che parli di musica così come di altri argomenti. D’altro canto questo pullulare di voci (singole o non organizzate o non professionali…) produce un overload informativo incredibile e l’ascoltatore non sa più a chi credere. Se aggiungi che siamo nell’epoca delle piattaforme di streaming gratuito, capisci bene che molti preferiscono ascoltare e farsi una propria idea prima che leggere cosa ne pensano gli esperti. Ecco cosa manca alla stampa, fare “fronte comune”: ognuno si cura il proprio orticello, ognuno si prodiga nel creare “il proprio progetto”, la propria pagina Facebook, con la speranza di diventare influencer o giù di lì. Ci dovrebbe essere più collaborazione, a tutti i livelli. Così chi merita potrebbe emergere ancora di più a discapito di grandi riviste che vendono solo brand legati all’abbigliamento e che trattano la musica come una moda. E qui mi fermo sennò divento polemico.

Cosa manca alla stampa musicale italiana?
Se fai questa domanda a dei critici storici di musica ti diranno che all’estero la musica l’hanno vissuta in prima persona, noi no. Niente di più sbagliato, se pensi ad esempio alla scena progressive rock, l’Italia è stato un Paese fondamentale nel genere a livello internazionale, eppure solo da qualche anno si sta accreditando in edicola una rivista specializzata in questo genere. Purtroppo la nostra cultura di derivazione americana, insieme ad un approccio commerical-occidentale, fa sì che le direttrici musicali prevalenti sul mercato incanalino i gusti del “popolo”, della massa. Da noi si vive di pop, di Sanremo, di trap (da qualche anno) e di cantautori, così come in USA si vive di hip hop, ad esempio. Tutto il resto da noi ha meno mercato e viene visto come marginale. La stampa italiana ha le sue colpe in questo ma non è solo dipeso da essa. Allora cosa fare? Forse dovremo per primi noi cercare di invertire questa rotta facendo incuriosire il pubblico. E purtroppo non possono riuscirci le riviste cartacee, che vendono sempre di meno, è un compito che dovremo svolgere noi sul web. Infine bisognerebbe dar spazio alle “voci fuori dal coro”, iniziare a dire cose scomode e non pubblicare solo articoli “clickbait”. Io ad esempio ho pubblicato in passato un mini libro dal titolo “Il crowdfunding nella musica: l’elemosina del futuro” in cui argomentavo una forte critica al crowdfunding. Ha venduto pochissimo ma chi l’ha letto lo ha apprezzato.

Chiuderei la nostra chiacchierata con un cenno alla tua recente opera letteraria, “Il Passo Obliquo”: la potresti presentare ai nostri lettori?
Certo, si tratta del mio primo romanzo pubblicato da Edizioni BMS (stesso editore di Rock Hard Italia) e inserito nella prestigiosa collana Ambrosia. Nacque tutto anni fa quando mi cimentai in un piccolo romanzo che destò l’interesse dell’editore ma che doveva rientrare in una pubblicazione ben più corposa che poi non vide mai la luce. Mi cimentai quindi in un romanzo più complesso, un giallo a sfondo noir ma che tratta tanti argomenti differenti, con una trama intricata ma semplice da leggere. Appena completato l’ho proposto all’editore che è stato entusiasta nel pubblicarlo. Il Passo Obliquo è disponibile nelle edicole delle principali città italiane o (allo stesso prezzo e con consegna gratuita) on line a questo link: https://www.ambrosialibri.it/catalogo/fantasy/il-passo-obliquo/

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