Dowhanash – Dalle ceneri del drago

Rigel ha scritto dalla prima metà degli anni novanta in poi alcune delle pagine importanti del metal estremo tricolore, legando il proprio nome a quello di band del calibro di Antropofagus, Spite Extreme Wing e Detestor. Ed è proprio dalle ceneri di quest’ultimi che prende vita il nuovo progetto Dowhanash (che vede nelle propria fila un altro ex Detestor, Daniele), anche se “From the Ashes” (Black Tears of Death \ Nadir Promotion) è tutt’altro che una copia di quanto pubblicato in passato dagli autori di “In the Circle of Time”.

Ciao Rigel, dal 20 novembre è fuori il vostro EP d’esordio, “From the Ashes”, a nome Dowhanash: le ceneri a cui si fa riferimento nel titolo sono quelle dei Detestor, gruppo in cui militavate tu e Daniele?
Sì, ma non solo: il titolo del CD parla della situazione musicale di noi tutti, infatti abbiamo una certa età (Kane a parte) e questo disco, anzi il gruppo stesso, è per noi una vera e propria rinascita, un nuovo inizio… e la fenice ci è sembrato il simbolo più adatto. 

Avete mai avuto la tentazione di ripartire come Detestor anziché incominciare da zero con un nuovo progetto?
Direi di no, anche perché i Dowhanash sono nati per un mio impulso di fare una concept band “concettualmente” differente dai Detestor. Ogni cosa nasce, cresce e muore, e quando rinasce non è più la stessa.

Cosa vi portate dietro dell’esperienza Detestor e cosa invece c’è di nuovo rispetto a quanto proposto in precedenza con la vecchia band?
Facendo attenzione ai pezzi si può sentire che alcuni riff e alcune melodie ricordano il modus operandi dei Detestor, per certi versi si potrebbe dire che siamo l’evoluzione dei Detestor… ma “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.” Il nostro intento è fare qualcosa di originale, non abbiamo intenzione di imitare niente e nessuno.

“From the Ashes” contiene quattro canzoni più un’intro, queste quattro tracce come e quando sono nate?
La maggior parte dei riff di “From the Ashes” hanno più di vent’anni: abbiamo cominciato a sistemarli Dani ed io, nel retro del mio ex negozio. Naturalmente nel tempo li abbiamo modificati e adattati in base ai gusti di tutti i componenti della band.

Perché avete deciso di pubblicare subito il materiale in forma EP e non aspettare e uscire con un disco completo?
Il motivo principale è che non vedevamo l’ora di uscire allo scoperto. Dani ed io abbiamo impiegato una vita per trovare i membri per completare la line up, così quando finalmente Pablo (il cantante) e Kane (il chitarrista ritmico) si sono aggiunti a Eddy (il bassista che era con noi già da un anno circa), non abbiamo perso tempo e, dopo soli tre mesi, siamo andati a registrare il CD al Bagoon Studio.

La genesi della band passa attraverso una fase a nome Alpha Draconis, in cui avete dato vita al draco metal. Come mai avete cambiato nome e linea stilistica?
Lo stile lo abbiamo mantenuto, abbiamo solo cambiato il nome perché Alpha Draconis era un moniker già usato da altri gruppi metal, mentre Dowhanash è un nome talmente originale che, sul web, si trova solo in riferimento al nostro gruppo.

Appunto, Dowhanash è un nome particolare e misterioso, cosa significa realmente?
Dowhanash è in lingua Draconiana. È un concetto che viene fuori mettendo insieme queste quattro parole: Dow Ha Naa Sha (che fondendosi tra di loro perdono due “a”). Questa lingua è molto antica ed è rimasta segreta fino ai giorni nostri, infatti sono pochissimi quelli che ne sono a conoscenza. Ovviamente la maggior parte della gente penserà che sia una nostra invenzione, ma questo per noi non è un problema. Per il momento lasciamo ancora un po’ di mistero su questo nome e non ne sveliamo il significato, ma ai più curiosi consiglio di cercare gli “Ofiti” su Wikipedia, lì potranno trovare degli indizi interessanti.

Avete mai proposto queste tracce dal vivo prima dello stop imposto dalla pandemia?
L’unico concerto che abbiamo fatto, ad oggi, è stato quello del 15 Ottobre 2020, già in periodo di restrizioni. Ne approfitto per ricordare che su Youtube ci sono quattro video girati la sera del concerto, che solo chi ha comprato il CD può vedere, infatti solo uno dei quattrolo abbiamo lasciato pubblico.

Avete già del materiale nuovo o vecchio, ma escluso dall’EP, su cui state lavorando per dare continuità al progetto?
Proprio in questi giorni stiamo sistemando due pezzi “nuovi”. Dico “nuovi” tra virgolette perché anche questi, come molti altri che faremo in futuro, hanno più di 20 anni. Ho ancora tanta musica nel cassetto che aspetta di vedere la luce… basta una spolverata e sono pronti…

È tutto, grazie.
Grazie a voi per averci dato l’opportunità di fare questa intervista. Vorrei ringraziare anche Daniele Pascali e Trevor (dei Sadist) per la promozione che ci stanno facendo.

Legione Nera – Noi siamo Legione

Da sempre tra le comunità più attive in ambito black metal, recentemente il gruppo FaceBook Legione Nera ha pagato lo scotto di aver dato in passato spazio alle creazioni di Burzum. Davanti al blocco imposto dal social americano, con la conseguente perdita di tutto il materiale digitale, lo staff si è domandato se fosse arrivato il momento di lanciare la spugna o meno. Superato lo sconforto iniziale, il gruppo è ancora qui tra noi, sono stati gli stessi amministratori – Aldo, Giuseppe, Vincenzo, Matteo, Snarl, Marco e Gianpaolo – a raccontarci come la comunità è rinata dalla proprie ceneri.

Quando e perché nasce Legione Nera?
Aldo: Legione Nera nasce nel 2008, l’intenzione era di dare a chiunque uno spazio di cui avvalersi per poter condividere, supportare e fare rete tra noi amanti della scena. Sin da subito ci siamo resi conto di quanto un gruppo potesse dare in termini di visibilità rispetto alla classica condivisione sulla home di facebook, troppo “dispersiva”. Fino al suo oscuramento il gruppo contava circa 1500 iscritti, una community vasta ed attiva dove potersi confrontare liberamente e a disposizione di tutti, da musicisti/band a organizzatori di eventi o per semplici appassionati.

Ultimamente siete stati vittime del repulisti effettuato da FaceBook nei confronti di coloro i quali in passato avevano condiviso materiale di Burzum, cosa ne pensate di questa campagna portata vanti dal famoso social network americano?
Giuseppe: Credo sia stata una coltellata ai diritti dell’utenza. Guardiamoci allo specchio: se io sto condividendo un pezzo contenente musica, sto comunque condividendo musica e niente più. Che io possa essere anche affine alle ideologie del musicista, saranno anche un bel paio di cazzi miei… mica sto incitando ad un nuovo olocausto o cosa: è solo della cazzo di fottutissima musica. Però, realisticamente, non sempre le idee dell’artista corrispondono ai sui contenuti musicali… o forse sì, ma diciamo che nel caso del Conte la cosa sta nel mezzo, in quanto la sua ideologia è sicuramente parte dell’attitudine che è a sua volta parte integrante della sua musica. Ma questo è lui, non io. Se io condivido un suo pezzo, aldilà del mio punto di vista personale sto condividendo un suo pezzo, stop. Facebook finalmente si rivela essere un social network che di social non ha una beneamata minchia. Non che prima avesse molto di “sociale”… spero solo che sia l’inizio del suo declino e che questa triste epoca di arlecchini delle meme, tag e corsa al like con annesse visualizzazioni possa terminare quanto prima. Ma sono solo un illuso sognatore, già lo so. E comunque la cosa più scorretta di tutto ciò riguarda che i ban sono stati attuati anche per immagini ironiche, notizie o pezzi condivisi 10 anni prima: pagine di importanti magazine metal nazionali hanno rischiato la cancellazione (e tuttora la rischiano, che io sappia), idem dicasi alcuni gruppi (nel senso di gruppi Facebook) sulla piattaforma. Motivazione? Una qualsiasi cosa associabile a quel personaggio lì, furbescamente “sgamata” dall’algoritmo. Roba da Cyperpunk puro, i testi dei Fear Factory prendono vita! “AVE ALL’ALGORITMO!”… sì, annatevene affanculo voi, Marcolino Zucchinanelculoberg e tutta la truppa di programmatori della domenica che si porta appresso. E la cosa succede anche per band differenti da quel personaggio, inclini sempre a certe ideologie “particolari”, oppure immagini contenenti capezzoli o piccole parti di nudo, vedi ad esempio i numerosi ban avvenuti subito dopo aver postato la copertina di “Nevermind” sulla piattaforma, quando poi esistono gruppi privati/segreti dove si incita allo stupro e al femminicidio. Questo non è fare democrazia o pulizia social, questo è semplicemente mettere una pezza di pessima fattura al problema, nella peggior maniera possibile. E non dimentichiamo che Facebook si era fatto paladino della lotta alla fake news nel periodo del lockdown, fake news che comunque continuavano a girare sulla piattaforma proprio in quel periodo. Insomma, una pura e totale merda. “Ridatemi i cari vecchi forum, dove a moderare tutto è una persona e non un computer” pensai… e da lì proposi il forum agli altri ragazzi della Legione. La cosa era completamente old school da piacere un po’ a tutti… ed eccoci qua.

Come vi siete mossi all’indomani dell’oscuramento del gruppo?
Vincenzo: La sorpresa di non riuscire più a trovare il gruppo, come anche scoprire che alcuni altri gruppi e testate e molti miei contatti erano bloccati, non è stata certamente un motivo per fermarsi. È assurdo doversi ritrovare a pensare che, per quanto un’azienda privata possa decidere legittimamente di ostracizzare un personaggio dalle idee al limite della decenza, devano trovarsi a sentirsi minacciati persino coloro che ne hanno condiviso un link che riportava un suo brano musicale o addirittura chi ne ha fatto il semplice nome per biasimare o deridere il personaggio stesso. Quindi, come prima cosa, era necessario rifondare il gruppo. Un piccolo brain-storming per trovare un nome adeguato che non desse adito a fraintendimenti, rimettere insieme una squadra motivata e Noi siamo Legione era di nuovo lì, ancora con la voglia di discutere di musica, senza alcun riferimento ad idee politiche che nulla hanno a che fare con la proposta del gruppo. In più era evidente che non di certo quel che è un punto di riferimento per molti appassionati doveva ancora correre il rischio di vedersi cancellate decine di discussioni interessanti per la mannaia di qualche controllore disattento. Ed ecco l’approdo di Noi siamo Legione su Forumfree, che speriamo cresca ancora più.

Il presente odora di passato, avete deciso di creare un blog, soluzione che in questi ultimi anni è stata quasi del tutto abbandonata dai più. Perché proprio un blog?
Matteo: Perché siamo sicuri che un blog non abbia delle restrizioni così assurde come quelle purtroppo affidate all’algoritmo di Facebook il quale blocca, banna ed elimina tutto ciò che contiene la/le parole chiave programmate nella sua “lista nera”, spesso senza contestualizzarle e con le conseguenze che, purtroppo, abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. In più, visto che Legione Nera prima di essere oscurato aveva superato i 1500 iscritti ed i membri attivi nel gruppo erano aumentati esponenzialmente, quindi molti post giornalieri che, purtroppo, per come è impostato Facebook venivano “persi di vista” in una manciata di giorni noi dello staff ci siamo da subito resi conto che uno spazio strutturato ed organizzato come un forum, per quanto oggi possa sembrare “retrò”, è invece ciò che per un gruppo come il nostro, che era ed è una vera e propria community, può potenzialmente valorizzare e tenere cronologicamente ben visualizzabile tutto ciò che noi ed i membri di Legione Nera (ora Noi Siamo Legione) condividiamo giornalmente. Anzi, per come è organizzato un forum, le nostre idee e proposte che abbiamo in serbo per il nostro gruppo che sono logisticamente ardue da attualizzare su Facebook, come sezioni con post dedicati a singole band black metal del panorama italiano ove queste possano interagire con Noi Siamo Legione in qualsiasi momento, anche a distanza di tempo dalla data di pubblicazione del post, ora invece potranno diventare materialmente un qualcosa da proporre e provare ad attuare nel forum. Questo è solo un esempio, ma ce ne sono molti altri, insomma: concordiamo sul fatto che il forum abbia il potenziale per fare crescere ancora di più la nostra community e sicuramente con iniziative più interessanti ed ambiziose per tutti noi. Staremo a vedere!

Come ci si può iscrivere?
Giuseppe: Semplicemente cliccando sulla voce “Registrati” in alto alla home del forum. L’accesso è libero e gratuito.

Come funzionerà a grandi linee?
Giuseppe: E’ una cosa su cui onestamente stiamo ancora lavorando su, ma il nostro intento è di creare una grande comunità tricolore dedita al black metal tramite un forum, esattamente come si usava fare fino a dieci anni fa, almeno proprio su Forumfree, il quale pullulava di spazi dedicati. Era un periodo davvero fertile per discutere di quelle sonorità, ti parlo dal 2006 in su. Stiamo anche pensando di fare un grande archivio di interviste, video, se non proprio una webzine dedicata. Ma ci dobbiamo ancora organizzare… però le intenzioni ci sono.

Ma il black metal è davvero così pericoloso?
Snarl: Dovresti definire meglio che intendi per “Pericoloso”. E dovresti anche descrivermi la linea di demarcazione tra buonsenso ed essere pericoloso. La parola che hai scelto è troppo generica, ma posso dirti due cose: Primo, uno non è che un giorno si alza la mattina e comincia a fare musica “pericolosa”: certe cose o le hai sentite che fanno parte di te, oppure non ti rappresentano, semplicemente. Secondo, ogni forma d’arte deve avere un messaggio concreto o quantomeno tangibile, altrimenti sono solo scleri adolescenziali non destinati a durare. Poi se vuoi essere “pericoloso” tipo emo, tipo mafioso, tipo trapper o tipo estremista, sai te. Per quel che mi riguarda, io non sono uno psicopatico.

Come è cambiato il genere negli ultimi anni?
Marco: Per essere un genere che concettualmente guarda al cambiamento con un certo riserbo negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’evoluzione sia musicale che concettuale. Sarà per ragioni anagrafiche o per gusti musicali personalmente appartengo alla seconda ondata del black metal (quello scaturito dalla scena norvegese dei primi anni ’90, tanto per intenderci) e forse quello che ha portato il genere stesso ad essere conosciuto per quello che è fino ai giorni d’oggi. Negli ultimi anni però il black metal ha subito contaminazioni stilistiche, di approccio alle liriche e tematiche in generale fino a snaturarne completamente quelli che erano i canoni che dettava il genere 25 anni fa. Si può quindi affermare che stiamo attualmente vivendo una terza ondata del black metal. Questa evoluzione la si può notare anche nel nostro panorama nazionale, che nutre un florido underground, dove possiamo trovare band dallo stile più crudo a quelle che abbracciano contaminazioni di diverso tipo fino ad arrivare ai confini di quello che potremmo definire black metal.

Come è cambiata invece la figura del blackster?
Gianpaolo: Credo che questa sia oggi una domanda che vada ben oltre il contesto musicale e sfoci nel folklore e nell’antologia moderna. Ma per farla breve, tutti abbiamo in mente i blackster degli anni novanta, seguaci di un’onda musicale che nella sua violenza sonora, e nel suo immaginario legato al fantastico e all’occulto, diventava spesso la voce di un disagio, di un mancato riconoscimento nel mondo contemporaneo, e allo stesso tempo incarnava un senso di sovversione socio-culturale. Per certi versi quel blackster assomigliava nei modi al punk degli anni settanta. Col passare del tempo il black si è moltiplicato in svariate esperienze musicali, ricche di sfumature, sperimentazioni ed esiti diversi. Di conseguenza ha smesso di essere un’onda ed è diventato un modo di fare musica, uno scuola in continua evoluzione. In questa trasformazione quel blackster lì ha lasciato il posto a degli appassionati che provengono spesso da percorsi diversi e amano divertirsi con questo genere. È chiaro: parlando di musica ognuno di noi ci vede quello che vuole, a partire da una filosofia di vita o un rifiuto dei conformismi, ma quel modo viscerale e scanzonato di ascoltare o fare black è tramontato. Gli stessi protagonisti oggi, oltre ad essere sempre più tecnici e meno musicalmente sporchi, mettono in discussione tutto l’immaginario degli anni 90: il facepainting, la pratica satanista, il modo di vestire (paradossalmente persino il nero non è più centrale negli ambienti black).

Dove possono trovarvi i nostri lettori?
Aldo: Con “Noi siamo Legione” siamo presenti come gruppo su Facebook, e ora anche su Formufree, appunto, col nuovo forum, entrambi a completa disposizione di ogni appassionato. Noi li abbiamo solo creati, ma queste community sono nostre quanto di chiunque ne voglia far parte perché, NOI tutti siamo Legione.

Gruppo FaceBook:
https://www.facebook.com/groups/2470054443288287

Forum:
https://noisiamolegione.forumfree.it/


Hellripper – Long live the loud!

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Hellripper, nonostante l’età, è un tipo tosto. Sa quello che vuole e lo insegue con il piede sull’acceleratore. Il suo progetto omonimo non avrà nulla di innovativo, ma è fottutamente divertente ed entusiasmante, non ci meraviglia che la Peaceville Records abbia voluto “The Affair of the Poisons” nel proprio prestigioso catalogo…

Benvenuto Hellripper, speed metal rules! Grazie per questo fantastico album!
Grazie, lo speed metal regna sovrano! Sono contento che ti piaccia l’album!

“The Affair of the Poisons” è un titolo strano ed evocativo, cosa significa veramente?
È il titolo della canzone di apertura dell’album, a sua volta basato su una serie di eventi accaduti nella Francia del XVII secolo. Possessioni, stregoneria, sacrifici di bambini e avvelenamenti furono al centro di un’indagine su larga scala condotta durante il regno del Re Sole (Luigi XIV) dopo che un vasto complotto fu portato alla luce all’interno della corte di Versailles, prendendo di mira i membri dell’aristocrazia e il re se stesso al fine di ottenere potere e influenza; lo scandalo è esploso quando è stato rivelato che la favorita reale stessa stava partecipando a messe nere e aveva presumibilmente avvelenato un rivale più giovane per riconquistare il favore del re.

Immagino che i testi trattino in generale le stesse tematiche…
Oltre la traccia del titolo che ho citato, i testi dell’album ruotano attorno ai temi della stregoneria e dell’occulto principalmente. Alcune delle canzoni sono basate su eventi veri o leggende e altre sono solo storie di fantasia che mi sono venute in mente. “Beyond the Convent Walls” è basato sul cosiddetto “Loudun Possessions”, un altro evento di possessione e stregoneria avvenuto nella Francia del XVII secolo. “Vampire’s Grave” è basato sulla vera storia del Gorbals Vampire: negli anni ’50, centinaia di bambini andarono a caccia di questa creatura perché credevano che avesse mangiato un paio di scolari locali. Si diceva che il vampiro vagasse per la necropoli di Glasgow e uccidesse e divorasse i bambini con le sue grandi zanne di ferro.

Il primo singolo è “Spectre Of The Blood Moon Sabbath”, perché hai scelto questa
canzone?

Penso che la canzone sia stata una buona prima scelta come singolo in quanto è un po’ in linea con ciò per cui sono noti gli Hellripper. Ci sono alcuni buoni riff, una linea vocale accattivante e una bella parte mid-tempo, quindi c’è davvero un po’ di tutto.

L’inizio di “Vampire’s Grave” mi ricorda “Hit the Light” dei Metallica: è un piccolo omaggio ai -Four Horsemen?
Affatto. È interessante ciò che tu senti, ma “Vampire’s Grave” per la maggior parte è stato un piccolo “tributo” musicale ai Motorhead. Ho anche inserito un “All right!” all’inizio e il mio amico Joseph (che è un grande fan dei Motorhead) ha suonato il primo assolo di chitarra.

Sei nato nel 95, sono abbastanza vecchio da ricordare che all’epoca tutti dicono che lo speed \ thrash metal era morto! Come è nato il tuo amore per questi generi?
Sono sempre stato interessato alla musica, specialmente cose come il rock e il punk, ma mi sono appassionato al thrash metal (e al metal in generale) quando avevo circa 14 o 15 anni quando ho ascoltato per la prima volta i Metallica e i Megadeth. Questo era anche il periodo del “thrash revival” e del “NWOTHM”, quindi c’erano molte nuove band fantastiche che ho scoperto tramite YouTube. Gruppi come: Havok, Warbringer, Evile, Violator, Toxic Holocaust, Enforcer, Steelwing e così via sono diventati i miei preferiti.

Perché preferisci essere l’unico membro della band?
Preferisco tenere sotto controllo l’intero processo! È più facile e più divertente per me scrivere musica per conto mio e non ho bisogno di scendere a compromessi con altre persone, quindi è più appagante per me. Significa anche che non ho scadenze e non devo contare sugli orari di qualcun altro per scrivere / registrare / provare ecc. E mi permette di fare tutto da casa che è molto più pratico per me ed è meno costoso ovviamente!

Questo è il tuo secondo full length, in precedenza hai pubblicato cinque split album: quale formato preferisci per la tua musica, split o full?
Dipende! Penso di preferire il formato full quando è fatto bene. Se hai un album in cui tutte le tracce si adattano e funzionano tra loro, allora è fantastico, ma a volte le versioni più brevi come EP o split sono un’opzione migliore per un paio di tracce che potrebbero essere abbastanza diverse tra loro o che non si adatterebbero a un album.

Come è cambiata la tua carriera dopo l’accordo con la Peaceville Records?
Penso che sia troppo presto per dirlo. Ha sicuramente portato un po’ più di attenzione sulla band, ma penso che una volta che l’album sarà pubblicato, avremo un riscontro migliore!

Hellripper, despite his age, is a coolguy. He knows what he wants and chases it with his foot on the accelerator. His eponymous project will not have anything innovative, but it’s fucking fun and exciting: no wonder Peaceville Records wanted “The Affair of the Poisons” in its prestigious catalog…

Welcome Hellripper, speed metal rules! Thanks for this great album!
Thank you, speed metal rules indeed! Glad you like the album!

“The Affair of the Poisons” is a strange and evocative title, what really means?
It’s the title of the opening song on the album, which itself is based on a series of events that occurred in 17th Century France. Possession, witchcraft, child sacrifice & poisonings were at the heart of a large-scale investigation conducted during the reign of the Sun King (Louis XIV) after an extensive plot was unearthed within the court of Versailles, targeting members of the aristocracy and the King himself in order to gain power and influence; the scandal exploded when it was revealed that the royal favourite herself was partaking in black masses and had allegedly poisoned a younger rival to win back the King’s favour.

I guess the lyrics deal with the same themes…
Aside from the title track that I mentioned, the album’s lyrics revolve around the themes of witchcraft and the occult primarily. Some of the songs are based on true events or legends and others are just fictional stories that I came up with. “Beyond the Convent Walls” is based on the “Loudun Possessions” – another event involving possession and witchcraft that occurred in 17th Century France. “Vampire’s Grave” is based on the true tale of the Gorbals Vampire: in the 1950’s, hundreds of children went hunting for this creature as they believed it had eaten a couple of local schoolchildren. The vampire was rumoured to roam around Glasgow Necropolis and kill and devour children with its large iron fangs.

The first single is “Spectres Of The Blood Moon Sabbath”, why did you chose this song?
I think the song was a good first choice as a single as it is kind of in the same vein as what Hellripper is known for. There are some good riffs on it, a catchy vocal line and a cool mid-tempo part, so there’s a bit of everything really.

The beginning of “Vampire’s Grave” remembers to me “Hit the Light” by Metallica: is this track a little tribute to the Four Horsemen?
Not at all. It’s interesting that you hear that, but ‘Vampire’s Grave’ for the most part was a little “tribute” to Motorhead musically. I even threw in an “Alright!” at the start and my friend Joseph (who is a massive Motorhead fan) plays the first guitar solo.

You are born in 95, I’m enough old to remember at the time everybody say speed \thrash metal was dead! How is born your love for speed and thrash metal?
I was always into music – especially stuff like rock and punk, but I got into thrash metal (and metal in general) when I was around 14 or 15 when I first heard Metallica and Megadeth. This was also around the time of the “thrash revival” and the “NWOTHM”, so there were a lot of great new bands that I discovered through YouTube. Bands like: Havok, Warbringer, Evile, Violator, Toxic Holocaust, Enforcer, Steelwing and so on became favourites of mine.

Why do you prefer to be the only member of the band?
I prefer the whole process really! It is easier and more fun for me to write music on my own and I don’t need to compromise with other people, so it’s more fulfilling for me. It also means I have no deadlines and do not need to count on anyone else’s schedules in order to write/record/rehearse etc., and it allows me to do everything from home which is a lot more convenient for me, and it’s less expensive of course!

This is your second full length, previously you released 5 split albums: which format do you prefer for your music, split or full?
It really depends! I think I prefer the full-length format when it’s done well. If you have an album where all the tracks fit together and work with each other then it’s great, but sometimes shorter releases like EPs or splits are a better option for a couple of tracks that may be quite different or wouldn’t fit in on an album.

How is changed your career after the deal with Peaceville Records?
I think it’s too early to say. It has certainly brought some more attention to the band, but I think once the album is released we’ll have a better idea!

Grim Talez – La morte ti sfracella

Ho conosciuto Maurizio Buccella, in arte Grim Talez, per caso sul web. Quando ho messo su Il Raglio del Mulo, non ho avuto dubbi, sarebbe toccato a lui creare il logo del sito. Un tratto particolare e una lugubre ironia rendono la sua opera unica e accattivante. Signori, ecco a voi Grim Talez!

Ciao Maurizio, quando è nata la passione per il disegno?
In realtà, più che di passione, sarebbe più corretto parlare di compulsione. Nella maggior parte dei casi mi ritrovo con una matita o una penna fra le dita senza nemmeno accorgermene, scarabocchiando su post-it o margini di quaderni o altre superfici non necessariamente deputate all’uso di inchiostro. Ciononostante, è doveroso precisare che mi dedico alle arti grafiche non per professione ma per pura passione (sebbene da quando ho acquistato la tavoletta grafica mi sia capitato di accettare degli incarichi retribuiti). Un po’ perché temo mi manchi il talento necessario per monetizzare i miei scarabocchi compulsivi, ma soprattutto perché, dopo il liceo artistico, ho preso percorsi universitari lontani anni luce dal settore. Per rispondere alla domanda, ho iniziato prima del periodo di cui ho memoria d’infanzia, ma fin qui nulla di strano. Il disegno è il canale espressivo più usato dai bambini. Il problema è che io sono fra quelli che non hanno mai smesso. Fino al liceo è stata la sola attività che riuscisse a tenermi fermo nello stesso posto per più di tre minuti.

Oltre al liceo artistico hai fatto studi particolari o sei autodidatta?
I miei primi manuali di disegno sono stati i Dylan Dog che ho iniziato a collezionare già sul finire delle elementari. Ti lascio immaginare le perplessità dei miei genitori, considerato che all’epoca – fine 80 – c’era parecchio clamore attorno alle polemiche sulla distribuzione dei fumetti splatter nelle edicole, tuttavia i miei mostrarono delle capacità di apertura mentale che tuttora mi sorprendono. Ad oggi tutta la prima parte della collezione versa in condizioni indegne, con chiazze di grafite e pagine spiegazzate come papiri, perché su quegli albi ci ho trascorso ore di studio. In seguito ho frequentato il liceo artistico ma, previa contrattazione coi miei genitori, con indirizzo sperimentale vale a dire una commistione di materie scientifiche e artistiche.

A quali autori ti ispiri?
La mia personale Trinità è: Francis Bacon, Hans Rudi Giger, Egon Schiele. Ma confesso che sono più dei miti personali. In termini grafici, le mie influenze dirette provengono soprattutto dai fumetti: Mick Mignola e Robert Crumb su tutti.

Dietro la tua produzione a firma Grim Talez c’è uno studio preciso o si tratta del frutto dell’ispirazione del momento?
L’uso dello pseudonimo in realtà è funzionale all’esigenza di tenere separata l’attività artistica da quella professionale, considerato il campo delicato in cui lavoro, vale a dire quello della salute mentale. Il nome rende omaggio alla mitica raccolta di racconti di Thomas Ligottti, “Lo Scriba Macabro”, nella traduzione originale Grimscribe, autore con cui condivido molti aspetti delle sue convinzioni estinzioniste. Per quanto riguarda il lavoro dietro i lavori, per come la vedo io tutte le creazioni artistiche hanno dietro percentuali variabili di progettazione e istinto. In genere quando realizzo immagini indipendenti, non commissionate, mi rendo conto di attingere molto di più ai miei archetipi personali, vedi temi religiosi stravolti oppure paesaggi onirici. Istantanee interiori, per dare l’idea. Al contrario nelle tavole fumettistiche già la sola la messa in sequenza implica un lavoro più cognitivo su struttura e narrazione.

Quali tecniche usi?
I primi bozzetti sono sempre su carta e matita perché devo un po’ rincorrere le idee, prima che evaporino, con tanti schizzi veloci. Per inchiostrazione e colorazione invece utilizzo una combinazione di software grafici.

Unisci molto spesso immagini lugubri con messaggi ironici, quanto è difficile strappare un sorriso smitizzando la morte?
Beh, per me è ben più arduo mantenere l’approccio serio. L’ironia mi viene in automatico perché è parte integrante del mio carattere. Essendo il classico tipo diplomatico, più avvezzo alla mediazione che ai conflitti, spesso uso l’ironia per veicolare giudizi davvero cattivi sul mondo e/o sugli altri, confezionandole con un sorriso

In alcune tue vignette racconti scene di vita underground, immagino che siano più che altro raffigurazioni di esperienze personali maturate con le tue band, no?
In verità la musica è entrata solo di recente tra le mie cose, a differenza di molti ragazzi con cui suono che impugnano gli strumenti da prima di imparare ad impugnare le posate. Ascolto metal fin da quando ero ragazzino ma solo da 5 anni ho iniziato a suonare con vari gruppi, sempre su fronti estremi. Purtroppo nell’ultimo periodo, causa aumento impegni di lavoro, ho dovuto rinunciare a svariati di progetti, però ho mantenuto quelli che mi sono più a cuore, vale a dire un paio di formazioni con dei ragazzi fantastici – tra l’altro con alcuni membri in comune – collocate tra il death doom ed il depressive black. Per quanto riguarda le vignette a tema musicale, ti dico che che, sebbene lavori da anni nel settore psichiatrico, mi è capitato con discreta frequenza di incappare in soggetti clinici che davvero fanno a gara con quanto ho visto in anni di lavoro nella salute mentale. Non dico solo poliabusatori di sostanze, che è un po’ il cliché dei musicisti, ma veri e propri disturbi gravi di personalità. Tizi del tutto scollati dall’esame di realtà. Matematico che ne tragga facili spunti per fare i miei fumetti zotici.

Questa visione ironica e auto-ironica della musica non temi che possa essere fraintesa dall’ascoltatore medio che il più delle volte vive con i propri miti un rapporto quasi di fede religiosa?
Beh, mi considero un iconoclasta a 360°. Se, pur nei limiti delle mie modeste capacità, ho osato fare il verso ad artisti come Bosch e Michelangelo, figurati se mi faccio problemi nel prendere un po’ in giro gli Ulver. Fermo restando che, malgrado l’autoironia, per me questi omaggi trasudano rispetto per le icone prese di mira.

Hai parlato di presa in giro agli Ulver, mi sento chiamato in causa perché credo che tu sita parlando del logo che hai disegnato per noi de Il Raglio del Mulo: come è nato Mulver?
Mi piacerebbe poter vantare la paternità totale su Mulver ma la verità è che, quando ho accettato di realizzare il logo, la direzione del blog aveva già le idee abbastanza chiare sulla figura di un mulo che ulula alla luna come si vede fare ai lupi nelle pellicole horror. Per me è stato naturale sovrapporre questa scena all’immagine iconica di “Nattens Madrigal” degli Ulver, i cui brani continuano a dominare l’immaginario black a distanza di decadi. Adoro quel disco, perciò ne ho voluto riproporre la struttura grafica in omaggio alla grandezza senza tempo di questa band. Per carità, c’è sempre il solito approccio dissacrante ma, considerati i contenuti musicali de Il Raglio del Mulo, per me era importante citare un pezzo di storia del metal che mantiene la sua centralità a prescindere da mode passeggere e tormentoni stagionali.

Come crei invece l’artwork per un disco?
Bella domanda. È un po’ il processo inverso di quello che faccio quando sono dietro al mic. Premesso che non suono strumenti né posso vantare studi tecnici, con le vocals cerco di trasmettere immagini come se con la voce dovessi illustrare quello che scrivono i testi (in genere paesaggi infernali e anatomie stravolte). Per forza di cose, quando mi concentro sull’artwork a partire dalla musica, mi propongo di visualizzare le immagini che mi vengono trasmesse dal sound, cercando di catturare quell’atmosfera emotiva inscritta tra le note. Va da sé  che, se ci sono indicazioni precise, mi baso su quelle, ma sempre con margini di elaborazione personale.

Dove possono vedere le tue opere i nostri lettori?
È presto detto: da oltre un anno ho un account Instagram su cui, tra l’altro, ho caricato nemmeno 3/4 del portfolio: Grim_Talez.

Museo Del Black Metal Italiano – Italia nera

Il Museo Del Black Metal Italiano è il canale YouTube, creato da Roberto Mura, nato con lo scopo di raccogliere e preservare la produzione black metal made in Italy. I supporti originali dell’epoca – in cassetta, Cd o vinile – vengono riversati in digitale e caricati sul Tubo, diventano così disponibili per tutti.

Chi volesse approfondire il discorso o in qualche modo contribuire a questa importante opera di ricerca può contattare Roberto inviando un messaggio alla pagina FaceBook ufficiale del Museo Del Black Metal Italiano oppure via mail all’indirizzo museodelbmitaliano@gmail.com

Questa video-intervista rappresenta il primo passo di una collaborazione tra il Museo Del Black Metal Italiano e Il Raglio del Mulo: nelle prossime settimane troverete on line interviste a personaggi attuali e passati della scena black italiana!

Lord Pezza – I colori della psiche

Lord Pezza con il suo stile psichedelico ben definito e riconoscibilissimo sta raccogliendo sempre più consensi tra gli addetti ai lavori: un numero crescente di promoter e band commissiona le sue opere per rendere più accattivanti locandine, copertine, loghi e merch.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Graziano, o preferisci che ti chiami Lord Pezza?
Ciao, come preferisci.

Quando e perché a un certo punto della tua vita sei diventato Lord Pezza?
Si potrebbe semplificare tutto dicendo che la cultura psichedelica, nel momento in cui l’ho conosciuta, mi ha folgorato. Mi ha colpito inizialmente la prima ondata, quella californiana, ma poi districandomi all’interno di questo movimento ho capito quanto quest’ultimo abbia influenzato altre scene, dal punk al jazz per esempio, e questo non è successo solo in ambito musicale ma anche per le arti visive se solo pensiamo al nostro amato Prof. Bad Trip che forse è il capostipite di tale movimento in Italia. Lui ha mixato in maniera eccellente il movimento pshyco a quello punk politicizzato e sociale, oltretutto in bianco e nero. Ecco, da questo ha preso forma Lord Pezza.

Come è nato invece il tuo nome d’arte?
Ahahah… è una storia lunga ma proverò a sintetizzare il tutto. Un po’ di anni fa il termine “pezza lorda” è stato coniato da me e altri amici, con cui si era soliti ritrovarci in una putrida cantina/locale in quel di Ruvo di Puglia, e lo si usava per identificare un preciso atto e cioè quello di far attaccare sul soffitto, basso e a cupola, dei fazzoletti o stracci imbevuti di birra che magari ci era caduta sul pavimento… ovviamente lanciandoli, ecco quella era la “pezza lorda” e da un gioco di parole e anche un po’ per provocazione è stato commutato in Lord Pezza (e quindi il Signor Pezza).

Il tuo stile è una particolare rilettura della tradizione psichedelica: usualmente le opere grafiche di quella corrente sono ricche di colori, io invece mi sono imbattuto non solo in tue opere colorate ma anche in disegni in bianco e nero. Come mai hai maturato questo stile così particolare?
Come dicevo precedentemente, il mio primo contatto con tale corrente è stato proprio il primo periodo, quello tutto colorato e vivace, quello degli anni ’60-’70 nato a San Francisco per intenderci. Le cover-art e poster-art di quel periodo erano caratterizzate dalla forte presenza di più colori, basti pensare alle copertine degli album dei Jefferson Airplane o dei Grateful Dead o semplicemente alla Summer of Love, giusto per citarne alcune. Ma in realtà, la molla è scattata poco dopo aver conosciuto, ovviamente su carta, artisti come Rory Hayes che nel periodo anni ’70-’80 proprio a San Francisco ha prodotto fumetti e poster per la maggior parte in bianco e nero, volendo comunicare così l’irrequietezza del genere umano, la violenza, l’abuso di droghe, il mal di vivere, il non sentirsi appartenenti alla società in cui si vive. Possiamo citare anche lo stesso Andrea Pazienza per quanto lui abbia prodotto anche a colori, o il già citato Prof. Bad Trip. Ecco, il bianco e nero l’ho sentito mio, personale, e questa mia scelta deriva dal bisogno di comunicare una mia visione personalissima dell’esistenza, e cioè la vita e la morte, l’amore e l’odio, il positivo e negativo, il bello e il brutto, il bene e il male, appunto il bianco e il nero. Sono ormai passati 50-60 anni dall’esplosione della cultura psycho e tutto quello che noi ora possiamo fare con la nostra “visione” non è altro che un’evoluzione o devoluzione di ciò che è iniziato anni prima.

Ma si può essere a colori utilizzando solo il bianco e nero?
Ovviamente rispondo per me, diciamo che mi sento come uno schermo vintage a tubo catodico con solo bianco e nero.

Usi qualche tecnica pittorica particolare?
Niente di così tanto particolare, pennino, pennarello e penna gel bianca su foglio o su legno. A volte sperimento altre tecniche su altri supporti o con altri strumenti ma al momento sono solo esperimenti.

Nel 2018 per MiglioEditore è uscita una raccolta, dal titolo “EffettiCollaterali-La Fine”, nel quale ci sono un paio di tue illustrazioni: che me mi racconti di quella esperienza?
Il progetto “Effetti Collaterali-La Fine” è partito da quel fottuto pazzo che è Marcello Acido che per il suo primo volume, da lui prodotto con l’editoria “MigliorEditore”, ha voluto mettere insieme 25 artisti tra illustratori e fumettisti sparsi in tutto la penisola italica e appartenenti al circuito underground dando come tema la parola “Fine” che ognuno poteva interpretare ed illustrare con qualsiasi tecnica volesse in due tavole. Le tavole da me realizzate parlano delle gabbie che noi stessi ci costruiamo, come il lavoro ad esempio, e poi l’evasione da tali prigioni anche con l’utilizzo di sostanze alteranti per poter attraversare dimensioni dell’inconscio che a noi stessi sono sconosciute e forse solo per sentirci liberi. È stata una super esperienza anche perché c’è stata la presentazione del volume a Bologna al “Baumhaus” dove ci siamo conosciuti e abbiamo stretto amicizia. Tra i tanti che hanno preso parte al progetto cito solo alcuni come Inchiostro Lisergico, Marco Galli, Marcone Cirillo Pedri, Cati-Cardia, e lo stesso Marcello Acido. Un’esperienza che spero si ripeta al più presto.

Lavori spesso con il mondo della musica disegnando copertine, locandine e loghi. Come riesci a tramutare la musica in immagini?
Sì, ho disegnato qualche cover per gruppi musicali, come ad esempio per i Rainbow Bridge (quella volta a colori) a cui ho disegnato anche il logo (questa volta in bianco e nero) che il buon Fabio Chiarazzo, il loro bassman, si è pure tatuato… ahahah. Ma anche loghi per programmi radiofonici come “Rock Monkeys-FM-Controradio”, o anche per l’emittente radiofonica on-line e dj-set “Frequenze Pirata- I Love Radio Rock”. In questi casi ascolto, prima e durante la realizzazione del disegno, ciò che il gruppo suona e mi faccio ispirare dalla loro musica costruendo delle immagini che rispecchiano ciò che sento. Per le locandine il discorso è leggermente diverso perché dipende da ciò che si deve pubblicizzare. Sono più chiaro, se devo disegnare una locandina per una precisa band musicale allora vale il discorso fatto sopra, altrimenti se la locandina sponsorizza più gruppi e magari con generi diversi allora lì ci vado di mio. In ogni caso, per la maggior parte delle volte, mentre disegno la musica mi fa sempre da sottofondo.

Dove possono trovare i tuoi lavori i nostri lettori ed eventualmente contattarti?
I miei lavori sono quasi tutti visibili sul mio profilo Facebook. Purtroppo, sono un po’ avvezzo alla tecnologia ma credo che presto mi farò una pagina Facebook dedicata e forse chissà qualche altro profilo su altri social, vedremo. Comunque chi fosse interessato a contattarmi lo può fare, al momento, attraverso il mio profilo Facebook personale: Graziano Lord Pezza.

I tuoi progetti futuri?
Al momento sto portando in giro la mostra di illustrazioni dal titolo “Missione – Prove di Controllo Psycho-Sociale: codice Covid-19” che ho realizzato durante il periodo del lock down. Le tavole sono divise in psycho-obiettivi che raccontano momenti vissuti da me e da chi mi è stato vicino in quel lasso di tempo. Tutto ciò è stato racchiuso in un volume autoprodotto e rilegato a mano. A breve pubblicherò un altro volume, ovviamente autoprodotto, dedicato ad atleti che si sono distinti non solo per doti sportive ma anche per prese di posizione antifasciste e antirazziste in ambito politico-sociale e che hanno lasciato un segno significativo nel tessuto culturale. Dopo questi ultimi progetti ho in programma di illustrare le donne, quasi del tutto sconosciute, che alla scienza hanno dato tantissimo ma sono state oscurate dalla società maschilista, tra queste la più nota che vorrei citare è Marie Skłodowska-Curie. Tutto questo sarà frutto della collaborazione con Valeria De Leo, laureata in fisica.

Blog Thrower – Io sto con i cinghiali

Blog Thrower per il sottoscritto è stata una guida. Distratto dai nomi mainstream che popolavano per ovvie ragioni le colonne del sito con cui collaboravo in precedenza (Metal Hammer Italia), avevo trovato tra le colonne cinghialose un approdo sicuro quando avevo voglia di scoprire quelle “bandcheascoltanoigiovani”. Il buon Frank non mi hai tradito, per questo la sua decisione di sospendere l’attività mi ha sorpreso. Non che non la comprenda, anche io in questi venti anni di (dis)onorata carriera ho più volte desiderato mollare, salvo poi ritrovarmi alle prese con nuove avventure (che oggi si chiamano Il Raglio del Mulo e Rockerilla). Ho contattato Frank per salutarlo e, magari, rubargli qualche segreto…

Ciao Frank, il 2 giugno scorso con un post sui social network annunciavi la sospensione delle pubblicazioni su Blog Thrower: ti andrebbe di tornare sulle ragioni che hanno portato a questo gesto “estremo”?
L’hai davvero percepito come gesto estremo? Oddio, non era mia intenzione. Volevo anzi comunicare l’esatto opposto, ossia che stavo benone e che banalmente mi andava di fare altro. Ho pensato fosse corretto avvertire chi seguiva il blog che non ci sarebbero stati aggiornamenti per un bel po’, essere insomma il più trasparente possibile (nei limiti in cui può esserlo un soggetto che utilizza profili Facebook e Twitter sotto il nome fittizio di Frank Blogthrower/Francesco Del Porco, ecco). Non so se abbia più influito sulla mia scelta la mole di cose da fare nei prossimi mesi o il sovraccarico di ascolti fatti da marzo a maggio. Pensa che sto ordinando dischi appena usciti senza aver assimilato che pochi minuti di musica (ad esempio i nuovi Bedsore, Thecodontion, Cosmic  Putrefaction) o addirittura a scatola chiusa (tutto ciò che esce per le mie label preferite, Everlasting Spew e Unholy Domain). Ciò nella speranza di poterne prima o poi godere pienamente, senza sentirmi distratto da pensieri collaterali.

De mulo a cinghiale: in qualche modo ti sei pentito?
No, caro compare ragliante, il mondo ha continuato a girare esattamente come prima. Odio lasciare le cose in sospeso e ho cercato di posticipare finché ho potuto questo periodo di pausa per un solo motivo: ero fiducioso che i musicisti con interviste ancora appese mi avrebbero mandato finalmente le desiderate risposte. È stato tutto vano. In definitiva un pochino mi pento, ma non di aver abbassato la saracinesca, bensì di aver speso le mie energie su interviste che forse non vedranno mai la luce.

Facciamo un salto nel passato, quando e perché hai deciso di aprire un tuo blog?
Era il 2017, stavo da qualche anno su Hardsounds.it, e già lì – invece delle solite recensioni – avevo cominciato a scrivere di robaccia tipo speciali sul metal sudamericano non proprio calzanti col tipo di contenuti che pullulavano sul sito. Nella primavera di quell’anno, in redazione, successe una cosa che ritengo tutt’ora vergognosa. Mi sono subito allontanato da quella “scelta editoriale”, rimanendo comunque in buoni rapporti con alcuni dei soggetti coinvolti e che non c’entravano nulla col fattaccio. Ero letteralmente elettrizzato e, per dimostrare che avevo ancora voglia di scrivere, ho aperto il mio blog. I due siti che mi hanno ispirato maggiormente in ogni aspetto, soprattutto all’inizio, sono Sdangher e Metalskunk. Entrambi hanno un animale totemico nel loro immaginario (il cavallo e la puzzola, rispettivamente), quindi ne ho cercato uno che potesse fare al caso mio. E il cinghiale è uscito fuori scrivendo la celeberrima bestemmia suina su un motore di ricerca di immagini senza copyright. Ero affamatissimo, proprio come un porco selvaggio nel sottobosco che pullula di tenere prede, e mi sono subito iscritto alle mailing list delle label e dei distributori di promo online (grazie Nathan Birk, sei sempre il migliore) e il resto è venuto da sé.

Cosa ti da e cosa ti toglie un blog autogestito rispetto al collaborare con una webzine vera e propria?
Non vedo lati negativi così lampanti. Voglio dire, fare quel cazzo che si vuole è davvero il massimo della vita. Zero compromessi con i “colleghi” (termine che odio, soprattutto nel mondo delle webzine), zero compromessi con te stesso: puoi andare di recensioni come se non ci fosse un domani, oppure se ti senti un’iradiddio puoi produrre approfondimenti o interviste torrenziali che magari interessano più a te che ai musicisti trattati/intervistati, ma almeno sei consapevole di essere un gran rompicoglioni e di aver lasciato una traccia. Solo se il tuo unico fine è la visibilità, essere soli e senza contatti può essere un grosso handicap nei primi tempi, perché nessuno ti conosce e Google non ti ha ancora ben indicizzato, mentre sulle webzine, specialmente quelle più spammose e portatrici di clickbait, con una manciata di condivisioni sui social raggiungi facilmente migliaia di utenti.

Non so se possa essere considerato un blog di successo, perché alla fine mi rendo conto che agivi in ambiente puramente underground, però sicuramente Blog Thrower era diventato un sito di riferimento per gli amanti dell’estremo. Come si raggiunge un risultato del genere? Grazie! Credo che la costanza nel proporre il proprio ideale di metal estremo e il rispetto per tutti coloro che interagiscono con te siano gli elementi basilari per poter creare una community e poter aver avere “successo”. Per me successo voleva dire convincere qualcuno ad ascoltare qualcosa che a me era piaciuta tanto. La difficoltà stava nel fatto che non pubblicavo “The Trooper” per avere le cornine e le condivisioni da LadyLilith99 o dal cinquantenne che magari ha Ozzy nel nickname, ma qualcosa di meno banale e che fosse a suo modo unico, quantomeno in Italia. Da questo semplice meccanismo sono nate varie amicizie virtuali e /o reali. Che poi si tratti di musicisti con gruppi bellissimi, è quasi secondario.

Come sceglievi gruppi o i personaggi da intervistare?
Ai gruppi bastava aver fatto un disco (anche un demo) che reputassi figo e non aver risposto da lumaconi lobotomizzati in precedenti interviste. A me invece, dal punto di vista della preparazione, bastava avere sufficiente materiale, tra il serio e il faceto, su cui indagare. Se già c’erano in giro interviste esaustive, lasciavo perdere: non c’è bisogno di riempire il web con le solite domandine da webzinari col dito grasso e il culo pesante.

Immagino che tu ti sia tolto delle soddisfazioni, cosa ricordi con particolare piacere?
Oltre alle amicizie sbocciate sotto il segno del raw black metal portoghese, oltre alla scoperta di persone stupende tanto quanto la loro musica, mi sono emozionato nel ricevere apprezzamenti da parte di soggetti che hanno ispirato, negli anni, il mio modo di approcciarmi alla musica “scritta”, con richieste anche esplicite di unirmi ai loro siti. E poi, lasciami dire questa cosa col petto gonfio di orgoglio: come Blog Thrower ho co-prodotto, assieme a validissime etichette DIY, il primo LP degli Skulld, “Reinventing Darkness”, venti minuti circa di death metal tostissimo che ho ascoltato decine e decine di volte senza stancarmi mai. E nella scelta di questa co-produzione ci sono la bella musica, le belle persone e le belle idee (leggetevi i testi del disco).

Credo che anche le rotture di cazzo non siano mancate, se vuoi puoi fare anche nomi e cognomi!
Fortunatamente poche. L’ultima è stata la storia con Facebook, che ha bannato il mio wordpress ritenendo fosse spam. Da allora sono scomparsi tutti i link al sito condivisi  su quel social. Qualche episodio preciso di rotture di cazzo? Sono cose simpatiche queste. Sui social ho perso un follower della pagina che mi ha inspiegabilmente insultato per aver definito ottimo un disco degli Acephalix. Inoltre ho scoperto che la moda di creare profili femminili falsi, che con modi gentili ti spammano della musica, è più diffusa di quanto pensavo. Sul sito, poi, ho avuto un’intervista non proprio cordiale con Antonio degli In Tormentata Quiete, ma sono cose che capitano quando si fa tutto per iscritto e non ci si prepara bene sull’interlocutore (io avrei dovuto capire meglio che tipo era il musicista, mentre lui avrebbe magari potuto accorgersi senza grossa difficoltà che il blog ha sempre avuto un taglio ironico, infatti da allora ho fatto sempre un avviso ai miei intervistati su come sarebbero state le domande).

Lasciamo la parte strettamente contenutistica, sei uno smanettone o hai dovuto iniziare da zero per creare il tuo blog?
L’inserimento dei contenuti sulla mia vecchia webzine era un discreto grattacapo, quindi WordPress.com è stato quasi da subito un gioco da ragazzi. Alcuni dettagli mi sono ancora oscuri, ma non ho mai avuto lamentele dei lettori su impaginazione, leggibilità, caratteri o simili. Se vedete siti di merda con pagine follemente incasinate, avete tutto il diritto di far notare a chi ci scrive che la vita è troppo breve per rovinarsi gli occhi dietro a sfondi di colori improbabili e font strampalati.

Che consigli ti sentiresti di dare a chi oggi volesse aprire oggi il proprio blog?
Premesso che sono solo un appassionato che si rivolge ad appassionati, dal punto di vista contenutistico c’è bisogno di personalità e di una direzione precisa che emerga in modo netto. Nessuno si appassiona alla pallida copia della copia sbiadita della copia malriuscita della webzine, benché i membri delle band di cui riportate la notizia vi mettano il like. In tutto ciò che leggo, vorrei che ogni parola, ogni frase, ogni testo sia orientato verso qualcosa. Vorrei non leggere più le solite parole da recensione metal italiana: platter, terremotante, fulmicotone, ballad, rasoiate, tellurico, granitico, cavalcata, oppure le odiosissime traduzioni dei nomi di band straniere! Non serve nulla di tutto ciò e non serve copiare notizie e comunicati stampa vari. Mettete voi stessi nei contenuti che pubblicate e trattate la grammatica con dignità, che non guasta mai.

Come occupi il tempo recuperato dalla gestione di Blog Thrower?
Da un lato ascolto più attentamente tutta la roba che ho, dall’altro mi dedico al lavoro con più concentrazione e questo dovrebbe portare, nel medio periodo, a guadagni maggiori che – indovina un po’ – investirò in musica. Insomma, faccio le cose di prima, ma con un gusto e una lentezza inediti. Fammi prendere un appunto: il prossimo blog avrà come animale totemico un bel bradipo ciccione e strabico.

E’ tutto, grazie…
Grazie a te per avermi fatto capire come sia difficile rispondere a un’intervista cercando di comunicare qualcosa. Colgo l’occasione per scusarmi con tutti i gruppi che ho letteralmente torturato in questi anni e che mi hanno assecondato, tendenzialmente con tanto amore. Keep on braying in the free world!