Enforces – Leap in the dark

“Metempsychosis” è il titolo del nuovo album degli Enforces uscito qualche settimana fa per la Punishment 18 Records. Un disco che pur rappresentando una nuova partenza, è ben lontano dall’essere un salto nel buio, perché la band di Viterbo durante la lunga pausa ha saputo trovare nuove forze e idee sul quale fondare il proprio futuro.

Ciao ragazzi, prima di lanciarci nella disamina del nuovo album, direi di fare un passo indietro, cosa è accaduto dopo la pubblicazione “The Dopamine Hypothesis of Schizophrenia”? Il vostro esordio come è stato accolto?
Paolo: Il nostro esordio anche se autoprodotto e con la sola promozione nelle piattaforme digitali ha ottenuto in ambito underground giudizi abbastanza positivi anche nelle recensioni, dopo di che la band si scioglie a causa di problemi di instabilità dovuta a continui cambi di formazione risultati vani, prendendo poi la decisione di accantonare il progetto.

Sei anni di attesa non sono tantissimi, soprattutto se consideriamo che la pandemia ha fatto saltare i piani di tanti, ma non sono neanche pochi. credi che in qualche modo questa pausa possa aver mandato all’aria quanto costruito in termini di consensi e attenzioni con il precedente disco?
Giacomo:  Non sono tantissimi. Tutto questo tempo si è rivelato invece importante per la costruzione di una nuova formazione, scrittura di nuovi brani, più articolati rispetto ai precedenti ed una diversa progettualità e visione. Possiamo dire che si tratta di una nuova ripartenza anticipata da “Electromagnetic Annihilation” un anno fa, promo pubblicato come introduzione a “Metempsychosis”. Questo a nostro avviso è un passo in avanti per noi e quando il risultato è buono nessuno ha problema ad aspettarti

“Metempsychosis” vede una line-up diversa rispetto all’esordio, come hai trovato i nuovi musicisti e come hai capito che sarebbero stati perfetti per il nuovo album?
Paolo: Conosco il talento di Emiliano da molti anni sia come bassista che come compositore e audio produzione, seguendolo da sempre nel suo percorso musicale con varie band della provincia di Viterbo, e con il quale insieme avevamo già un altro nostro precedente progetto metal, la stessa cosa vale anche per Giacomo, anche lui chitarrista che detiene un curriculum di tutto rispetto, dimostratosi subito disponibile appena gli ho fatto ascoltare le demo di alcuni brani che poi sono stati inseriti sull’album, quindi con loro sono riuscito ad ottenere la miglior formazione studio per poter realizzare al meglio tutto il lavoro

Quali sono i vantaggi di una formazione a tre rispetto a quella ben più numerosa dell’esordio?
Giacomo: La formazione attuale nell’album è a tre per scelta estetica. In quel momento non avevamo ancora scelto il batterista e ci siamo dedicati alla programmazione di tutte le parti con molta attenzione. Ci sono molti album della tradizione concepiti e registrati in questo modo, peraltro. Siamo molto soddisfatti del risultato. Per il live la batteria sarà vera ovviamente. La vera novità è che abbiamo Paolo Nevi come frontman e questo è importante per noi. Io ed Emi lo abbiamo voluto fin dall’inizio. La vocalità è leggermente black e questo ci piace molto. Non ci sono vantaggi o svantaggi, solo scelte musicali.

Il titolo del disco ha in qualche modo un significato allegorico legato a questa nuova fase, o reincarnazione, della band?
Emiliano: Il titolo ha un significato duplice! Simboleggia la rinascita della band sotto una nuova forma e un auspicio per chi vuole staccarsi dal materialismo sfrenato ed edonista dei nostri tempi e soprattutto dal controllo dei media e del potere. Il tema del controllo mediatico era già stato approfondito nel precedente album e poi successivamente nel promo.

Quando avete iniziato a lavorare sui nuovi brani?
Paolo: Ho iniziato a lavorarci già nel 2019 prima della pandemia, poi anche durante il lockdown a distanza con gli altri abbiamo continuato la composizione delle tracce scambiandoci le idee online, usando vari programmi musicali per PC.

Quali sono i più rappresentativi del lavoro?
Emiliano: Volete sapere quali sono i pezzi più rappresentativi del lavoro? L’album è abbastanza compatto senza canzoni riempitive. Se volete ne citerò alcune: “Midway To Decay”, oscura, articolata, un po’ alla Annihilator vecchi periodi e non solo. La veloce ma non troppo semplice “Global Incesticides”, da cui è stato tratto il primo lyrics video. L’incipit mi ricorda molto gli Slayer.

“And Hell Will Be For Us”, “Extinction”, “Point Of No Return”, sono solo alcuni dei titoli dei nuovi brani e tralasciano trasparire un certo pessimismo, come vi spieghiate questa vostra scarsa fiducia nel futuro?
Emiliano: Solo uno stupido o un opportunista può provare una grande fiducia per il futuro prossimo! Prepariamoci innanzitutto per questo inverno! E che sia spiritualmente sotto il segno di un dio vecchio stile! Prepariamoci a pulirci di tante cose effimere e tornare a respirare piano piano aria diversa dopo lunghe battaglie ancora da affrontare! La vittoria sarà di chi se la saprà meritare.

Restando in ambito futuro, anche se meno remoto, avete date in programma nei prossimi mesi?
Paolo: Una di sicuro ad Ottobre nella nostra città Viterbo per iniziare a presentare il nostro nuovo album, e per il resto stiamo in trattativa per altre date a Roma e nel resto della Penisola.

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