I Game Over con il quinto capitolo della propria saga musicale, “Hellframes” (Scarlet Records), hanno tentato l’impresa di apportare delle novità al proprio sound, rimanendo comunque fedeli al proprio stile. Ci saranno riusciti? I più fortunati tra voi lo potranno scoprire in anteprima in occasione del listening party del 17 ottobre all’Headbangers Pub di Milano. Tutti gli altri dovranno aspettare il 20 Ottobre, giorno di pubblicazione ufficiale, oppure una delle tante date in giro per l’Italia….
Salve Ziro, le note promozionali che accompagnano il nuovo disco, proprio in apertura, affermano che con “Hellframes” siete usciti dalla vostra zona di comfort. Ecco, vorrei sapere qual era questa zona di comfort in cui vi trovavate e come ne siete usciti?
Ciao a tutti! La nostra zona di comfort, che credo sia anche quella di molte band thrash metal, è probabilmente quella di limitarsi ad avere sempre il piede sull’acceleratore pensando che sia l’unico modo per risultare pesanti, “heavy”, quando invece alle volte rallentare i ritmi può dare vita a soluzioni più massicce e potenti. Con questo disco abbiamo cercato di bilanciare quanto più possibile la nostra indole da “corridori” con elementi più mid tempo o, in certi versi, addirittura breakdown. Il tutto mantenendo quell’elemento di melodia che è sempre stato, credo, distintivo nel nostro modo di fare thrash metal. Altro elemento che ha avuto meno spazio nei dischi precedenti rispetto a questo sono state sezioni che presentano dei breakdown presi in prestito da generi come l’hardcore punk e il metalcore, o sintetizzatori e pianoforti per creare maggiore pathos all’interno di alcuni nostri pezzi. Pur mantenendo un approccio “in-your-face” e avendo ben chiaro chi siamo non ci poniamo comunque limiti.
Con “Hellframes” avete tagliato il traguardo del quinto disco in poco più di dieci anni, credete che in parte l’entusiasmo iniziale sia stato sostituito dal mestiere oppure queste due componenti convivono nei Game Over 2023?
Sicuramente entrambe convivono. Oggi all’entusiasmo abbiamo aggiunto consapevolezza e mentre prima componevamo un po’ “a braccio” partendo da uno o due riff su cui veniva costruita la canzone, oggi il processo è più improntato a “che tipo di canzone vogliamo scrivere?”. Tutto ruota quasi sempre attorno al riff, elemento cardine dei nostri pezzi, ma cerchiamo di contestualizzarlo in base alla canzone. Se vogliamo fare un pezzo per scapocciare allora ci impuntiamo finché non troviamo un riff che stimoli la sensazione di voler prendere a calci qualcuno e pensiamo a una struttura che possa valorizzare quel riff. Se vogliamo creare un pezzo mid tempo, o più atmosferico ci muoveremo di conseguenza. Quindi al sentimento abbiamo aggiunto un qualcosa in più.
“Synthetic Dreams” e “The Cult” sono i due singoli che avete scelto per anticipare il disco, come mai proprio loro?
Perchè secondo studi approfonditi e calcoli che si basano sulla matematica quantistica, il risultato finale è stato che questi due brani erano i più adeguati a soddisfare i palati dei più metallari più esigenti! No, in realtà è solo perché ci sembravano due brani che per dare un assaggio di quello che sarebbe stato il disco ci sembravano perfetti… assieme agli altri due che usciranno (sì, saranno quattro singoli in totale).
Quale è stato, se c’è stato, il brano che fino all’ultimo vi ha fatto tentennare se inserirlo o meno nel disco?
Di quelli che compaiono nel disco nessuno, anzi, abbiamo dovuto escluderne due e concentrarci a migliorare al massimo quelli che compaiono nel disco. In origine avevamo infatti 12 brani ma due non ce l’hanno fatta… addirittura uno di questi è stato in parte smembrato di alcune sue parti che ora compaiono in altri brani del disco. Quindi, alla fine, è come se ci fosse lo stesso, almeno col cuore. E’ molto probabile che comunque questi brani verranno sviluppati ulteriormente e compariranno in futuro.
Nella titletrack appare Dome (Fulci – Tv-Crimes), come è nata questa collaborazione?
Con Dome ci siamo conosciuti nel 2016, ad un concerto a L’Aquila dove suonava coi Face Your Enemy. Poi col tempo ci siamo tenuti in contatto, visti a vari eventi ed ora vivendo a Milano entrambi ogni tanto ci si becca a qualche concerto o situa e tra una chiacchiera e l’altra gli ho proposto se con Tv-Crimes fosse stato interessato a realizzare qualche synth per la title track del disco nuovo e lui si è subito dimostrato disponibilissimo e carico di far parte di questo progetto.
L’album non è un concept, ma un paio di brani sono collegati tematicamente tra loro. Quali sono e di che parlano?
Sì, esatto, i due brani collegati tra loro sono la titletrack, “Hellframes”, e il singolo uscito a fine Settembre “The Cult”. A livello di narrativa non sono consecutivi, “Hellframes” viene prima a livello di tematiche e “The Cult” dopo. E dirai, perché questa scelta di metterli invertiti? Perché gli artisti pazzi siamo noi e facciamo quello che vogliamo! Ma anche perché nella dinamica del disco metterle una dietro l’altra non ci suonava bene. Il tema, che da anche origine alla copertina del disco, parla di un vescovo dedito ad un culto pagano devoto a Lucifero la cui base è posta nei sotterranei di una antica chiesa cristiana. Qua, nelle tenebre, lui e la sua setta praticano i loro riti trascrivendo su di un libro le parole magiche in una lingua incomprensibile. Tuttavia viene scoperto dall’Inquisizione e messo al rogo assieme ai suoi seguaci mentre la chiesa è rasa al suolo. Il suo spirito però sopravvive nelle scritture e secoli dopo – siamo ai giorni nostri – durante dei lavori urbani il sotterraneo viene scoperto ed il libro con esso. Le moderne tecnologie vengono impiegate per decifrare il libro ma così facendo risvegliano lo spirito demoniaco del vescovo morto secoli prima che comincia a portare il caos nel nostro mondo.
La cover è nuovamente firmata da Mario López, come lavorate normalmente con questo illustratore? Gli lasciate carta bianca oppure gli fornite numerose indicazioni?
Mario Lopez è un artista molto talentuoso e siamo sempre contenti di collaborare con lui. Solitamente noi gli esponiamo la nostra idea di massima, il concept, e poi lui lo sviluppa proponendoci delle sue interpretazioni. Lo revisioniamo poi assieme finché non raggiungiamo un risultato che sia noi che la nostra cerchia di schiavi riteniamo soddisfacente. E’ a tutti gli effetti un lavoro a quattro mani, fatto di confronto continuo su ogni aspetto, dagli sketch iniziali ai colori da utilizzare, a come integrare logo e titolo nel disco. L’artwork, il booklet, l’immagine sono fondamentali e cerchiamo di curarli nei minimi dettagli, sempre.
Del listening party del 17 ottobre all’Headbangers Pub di Milano cosa potete anticiparmi?
Solamente che bisogna esserci! Sarà una bella festa. Ci saranno molti amici della scena metal italiana e avremo qualche sorpresa per chi verrà. Chi parteciperà avrà anche la possibilità di vincere qualche premio legato al nuovo disco e un paio di biglietti per il concerto del 22 ottobre al Barrio’s di Milano con i finlandesi Foreseen, e i locals Reaping Flesh e Trauma.
Dal punto dei vista dei live ho visto che avete diverse date in programma, tra queste spunta la vostra prima apparizione al sud. Come mai questa prima volta è arrivata così “tardi” e cosa devono aspettarsi i fan baresi?
Esatto stiamo riempiendo il calendario! Altre verranno annunciate nei prossimi giorni. Siamo super contenti di suonare per la prima volta così a sud dello stivale, per noi è sempre bello mettere una bandiera dove non siamo mai stati e portare la nostra musica il più lontano possibile. Siamo stati a Caserta l’anno scorso ma mai in Puglia. Però l’importante è esserci riusciti! Siamo carichi anche perché sappiamo esserci una bella situazione in termini di presenza ai concerti da quelle parti, quindi ci aspettiamo molto!
E’ tutto, grazie…
Grazie a te di nuovo! Per chi legge ci vediamo al nostro Listening Party ovviamente (17 Ottobre all’Headbangers Pub di Milano) e a fare del macello ai prossimi show che trovate sulle nostre pagine social e sul sito web.
