The Great Kat – Insanity and genius

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Un fiume di parole, veloce e tagliante come le sue note. The Great Kat e Katherine Thomas convivono nello stesso corpo, alternandosi. Non ci meraviglia, quindi, ascoltare la sua voce che passa dalla prima singolare alla terza persona plurale quando parla di lei, la suprema reincarnazione di Beethoven.

Benvenuta Kat, a che età hai iniziato a suonare e perché? Chi ti ha fatto conoscere il violino e la chitarra? Infine, è nato prima il tuo amore per la musica classica o per il rock e quando hai deciso di mescolare questi due generi musicali?
Prima di tutto, The Great Kat (http://www.Greatkat.Com) è:

  • Legenda e icona del metal
  • Juilliard Grad Violin Virtuoso
  • Violino solista della Carnegie Recital Hall
  • “Top 10 fastest shredders of all time”
  • Reincarnazione di Beethoven
  • L’unico virtuoso chitarra / violino dai tempi di Paganini

The Great Kat ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di 7 anni e il violino all’età di 9 dopo aver ascoltato Beethoven sin dalla nascita. Dopo essere diventata rapidamente un virtuoso del violino, ho vinto una borsa di studio per studiare il violino alla Juilliard School e mi sono laureata con lode. Ho girato gli Stati Uniti, l’Inghilterra e il Messico come solista di violino classico e ho suonato per dignitari, come il governatore Oscar Flores Tapia a Saltillo, Coahuila in Messico e per il sindaco Ed Koch alla Gracie Mansion di New York City. Il Governatore Mario Cuomo ha conferito a The Great Kat (Katherine Thomas) il certificato di merito come “Destinatario del premio Palma Julia de Burgos in riconoscimento dei suoi eccezionali risultati musicali”. Katherine Thomas (The Great Kat) ha ricevuto un violino tedesco realizzato nel 1850 dalla Friends of Mozart Society. Ho vinto il concorso internazionale per violinisti e mi sono esibita alla Carnegie Recital Hall come violino solista. Come compositore, ho iniziato a cercare di aggiornare la musica classica con la musica popolare moderna. Ho incontrato Timothy Leary, un amico di famiglia e famoso professore di psicologia di Harvard e guru della psicologia applicata e abbiamo collaborato alla scrittura della canzone rock “Right Brain Lover”. Timothy Leary ha scritto i testi psichedelici selvaggi e io ho composto la musica e suonato il violino elettrico. Abbiamo registrato questa canzone mai pubblicata – i “Timothy Leary Papers”, conservati negli archivi pubblici di New York, contengono la canzone “Right Brain Lover” di Timothy Leary e Kat Thomas (The Great Kat). http://archives.Nypl.Org/mss/18400#c759755. Dopo la musica classica, mi sono imbattuta nell’heavy metal e ho capito che Beethoven è stato in realtà il primo metalhead, Paganini è stata la prima rock star e che metal e musica classica sono una combinazione perfetta! È stato allora che ho scelto la chitarra elettrica ed è nata The Great Kat!

Hai preso lezioni o sei stato autodidatta e quando ti sei resa conto di essere più dotata dei tuoi coetanei?
The Great Kat (Katherine Thomas) ha studiato violino, teoria, composizione, orchestra, musica da camera, direzione d’orchestra, storia della musica, solfeggio e molto altro alla scuola di Juilliard! Sono stato il primo violino dell’orchestra pre-college Juilliard, dove ho diretto un’intera orchestra sinfonica di altri musicisti di talento! Ho sempre saputo che The Great Kat era una dea immortale per il fatto che The Great Kat è la reincarnazione di Beethoven ed è impegnata in un viaggio senza sosta per fr rivivere il genio dei grandi compositori: Beethoven, Mozart, Rossini, Paganini, Bach e altri!

Perché preferisci essere una solista e non la leader di una band?
Chi se ne frega di guidare qualche band metal antica e antiquata, quando The Great Kat è l’unica rivoluzionaria in ambito musicale dai tempi Wagner, è qui per svegliarti, darti energia e stupirti con potenti creazioni classical shred! Inginocchiatevi!

Cosa ricordi dei giorni dei tuoi primi due album completi “Worship Me or Die!” (1987) e “Beethoven on Speed” (1990)?
Come è riposrtato nel famoso articolo del New York Times su The Great Kat e “Beethoven on Speed” durante l’era “Beethoven on Speed”:

“L’onda del futuro potrebbe essere Beethoven l’heavy metal di matrice Juilliard. L’album “Beethoven on Speed” della signora Kat eleva la furia a una nuova prospettiva del mondo. È costruito su assoli di chitarra elettrica speed-rock (veloce, virtuosistico, quasi tutto articolato con frenetiche strimpellate con la mano destra e maniacali movimenti della mano sinistra su e giù per la tastiera, l’estetica generale si regge sul presupposto più note al secondo è meglio). A cui aggiunge rauche imprecazioni per i suoi “schiavi” che strisciano davanti a lei e al suo genio prepotente. ” – John Rockwell, The New York Times.

“Beethoven on Speed” è la prima vera conquista da parte di The Great Kat e di tutta la musica classica e metal! Ascolta i capolavori ““Beethoven Mosh”, “Flight of the Bumble-bee”, “Funeral March”, “Beethoven on Speed” e ti sfido a non alzarti immediatamente con velocità e rabbia!

La Warner Music sta ora distribuendo questo geniale capolavoro su Spotify

“Worship Me or Die!” è il più grande capolavoro thrash della storia grazie al thrash brutale e inesorabile delle famose canzoni di Kat come “Metal Messiah”, “Satan Says”, “Ashes to Dust” e molte altre ancora.

Negli ultimi tempi stai festeggiando il compleanno dei grandi del passato come Rossini, Pablo de Sarasate, Vivaldi e altri. Il video-singolo è la nuova frontiera della musica?
Sì! Questa è la generazione di YouTube! I video sono un must per le persone per svegliarsi e capire la tua musica! Ora puoi festeggiare i compleanni dei maestri della musica con The Great Kat! Puoi procurarti la tua The Great Kat “Beethoven 250 Collection” in cd e dvd direttamente negozio di Kat all’indirizzo https://www.Greatkat.Com/katshredstore.Html#!/beethoven-250-birthday-cd- dvd-collection / c / 68206001 con “Beethoven’s Moonlight”, “Egmont”, “Eroica”, “Für Elise”, “Minuet”, “Beethoven Mosh 2”, “Pastoral”, “Beethoven 250 Mashup” e molto altro! The Great Kat ha festeggia a marzo i compleanni dei compositori classici: Vivaldi, Sarasate, Rimsky-Korsakov e Bazzini!

Infine, vorrei sapere i nomi dei compositori italiani che ami…
The Great Kat shred e adora questi compositori italiani qui sotto !! Leggi le loro biografie sul fantastico sito web di Kat all’indirizzo http://www.Greatkat.Com/54/composers.Html e guarda i video musicali su

1-ROSSINI-Italian Genius Opera Composer! 
Rossini’s “William Telll Overture” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/5gEnPCYJ2Xw
Rossini’s “The Barber Of Seville” (Official Great Kat Video)  https://youtu.be/YG8N5RrPryc

2-VIVALDI-Italian Genius Baroque Composer!
Vivaldi’s “The Four Seasons” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/PEmqVXY1hAQ

3-PAGANINI- Italian Genius Violin Virtuoso/Composer!
Paganini’s “Caprice #24” Great Kat Video:  https://music.apple.com/us/music-video/paganinis-caprice-24/368743262

4-MONTI– Italian Genius Violinist/Composer, who wrote “Czardas”!
“Czardas for Violin And Piano” Great Kat Video: https://music.apple.com/us/music-video/czardas-for-violin-and-piano/1456026177

5-BAZZINI-Italian Genius Violinist/Composer, who wrote “The Round Of The Goblins”!
Bazzini’s “The Round Of The Goblins” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/fK4tvFxlVrA

A torrent of words, as fast and cutting as her musical notes. The Great Kat and Katherine Thomas live together in the same body, taking turns. No wonder when we hear her voice passing from the first singular to the third person plural when she speaks of her, the supreme reincarnation of Beethoven.

Welcome Kat, what age did you start playing and why? Who did introduce you to violin and guitar? Was born first your love for classical music or for rock? And when did you decide to mix this two musical genres?
First of all, The Great Kat (http://www.Greatkat.Com) is:

  • Metal legend & icon
  • Juilliard Grad Violin Virtuoso
  • Carnegie Recital Hall violin soloist
  • “Top 10 fastest shredders of all time”
  • Reincarnation of Beethoven
  • The only guitar/violin double virtuoso since Paganini

The Great Kat began playing piano at age 7 and violin at age 9 after listening to Beethoven since birth. After quickly becoming a violin virtuoso, i won a full violin scholarship to study at the Juilliard School and graduated with honors. I toured the U.S., england, and Mexico as a classical violin soloist and played for dignitaries, such as governor Oscar Flores Tapia in Saltillo, Coahuila Mexico and mayor Ed Koch at Gracie Mansion in New York city. Governor Mario Cuomo awarded the Great Kat (Katherine Thomas) the certificate of merit as “Recipient of the Palma Julia de Burgos award in recognition of her outstanding musical achievements”. Katherine Thomas (The Great Kat) was the recipient of a German violin made in 1850 from the Friends of Mozart Society. I won artists international competition on violin and performed at Carnegie Recital hall as violin soloist. As a composer, i began looking to update classical music with modern popular music. I met Timothy Leary, a family friend and the famous Harvard psychology professor and mind-altering guru and we collaborated on the rock song “Right Brain Lover”. Timothy Leary wrote the wild psychedelic lyrics and i composed the music and played the electric violin. We recorded this never-released song — see “Timothy Leary Papers” at the New York public ibrary archives & manuscripts features Timothy Leary & Kat Thomas’ (The Great Kat) “Right Brain Lover” song. http://archives.Nypl.Org/mss/18400#c759755. After classical, i came across heavy metal and realized that Beethoven was actually the first metalhead, Paganini was the first rock star and that metal & classical music were a perfect combination! That’s when i picked electirc guitar and The Great Kat was born!

Did you have lessons or were you self-taught and when did you realise that you were gifted above your peers?
The Great Kat (Katherine Thomas) studied violin, theory, composition, orchestra, chamber music, conducting, music history, solfege and much more at the juilliard school!! I was the concertmaster at the Juilliard pre-college orchestra where i led an entire symphony orchestra of other talented musicians! I always knew that The Great Kat was an immortal goddess due to the fact that The Great Kat is the reincarnation of Beethoven and on a non-stop journey to wake you up to the genius of the great composers: Beethoven, Mozart, Rossini, Paganini, Bach and more!

Why do you prefer to be the solo woman on the command and not the leader of a band?
Who cares about leading some old-fashioned out-of-date metal band, when The Great Kat is the only musical revolutionary since Wagner here to wake you up, energize you, and geniusize you with powerful shredclassical creations! On your knees!!!!!

What do you remember about the days of your first two full length – “Worship Me or Die!” (1987) and “Beethoven on Speed” (1990)?
As The New York Times famous article on The Great Kat & “Beethoven on Speed” during the “Beethoven on Speed” era states:

“The wave of the future might well be heavy-metal Beethoven by way of Juilliard. Ms. Kat’s ‘Beethoven on Speed’ album elevates furiousness to a would-be world view. It is built on speed-rock electric guitar solos (fast, virtuosic, nearly everything articulated with frenzied right-hand strumming and manic left-hand skittering up and down the fret board, the general esthetic being more-notes-per-second equals better). To which she adds hoarse imprecations for her ‘slaves’ to grovel before her and her overpowering genius.” – John Rockwell, The New York Times.

“Beethoven on Speed” is the first of The Great Kat’s real takeover of all classical and metal! Listen to the masterpieces “Beethoven Mosh”, “Flight of the Bumble-bee”, “Funeral March”, “Beethoven on Speed” and i dare you to not get uplifted immediately with speed and anger! Warner music is now distributing this genius masterpiece on spotify

“Worship Me or Die!” is the greatest thrash masterpiece in history with brutal, unrelenting thrashing on kat’s famous songs like “Metal Messiah”, “Satan Says”, “Ashes to Dust” and much more.

In the last times you are celebrating the birthday of the greats of the past as Rossini, Pablo de Sarasate, Vivaldi and more. Is the video-single the new frontier of the music?
Yes! This is the youtube generation! Videos are a must-have for people to wake up and understand your music! Now celebrate the birthdays of the masters of music with The Great Kat!! Happy Beethoven’s 250th birthday (celebrated on dec 16, 2020)! Get your Great Kat “Beethoven 250 Collection” of cds & dvds on the kat store at get them all on the kat store at https://www.Greatkat.Com/katshredstore.Html#!/beethoven-250-birthday-cd-dvd-collection/c/68206001 featuring The Great Kat’s “Beethoven’s Moonlight”, “Egmont”, “Eroica”, “Für Elise”, “Minuet”, “Beethoven Mosh 2”, “Pastoral”, “Beethoven 250 Mashup” and much more! The Great Kat is celebrating classical composers birthdays in march: Vivaldi, Sarasate, Rimsky-Korsakov & Bazzini birthday!!

At the last, I’d like to know the names of the Italian composers you love…
The Great Kat shreds and loves these Italian composers below!! Read their biographies on the great kat web site at http://www.Greatkat.Com/54/composers.Html and watch music videos at

1-ROSSINI-Italian Genius Opera Composer! 
Rossini’s “William Telll Overture” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/5gEnPCYJ2XwRossini’s “The Barber Of Seville” (Official Great Kat Video)  https://youtu.be/YG8N5RrPryc

2-VIVALDI-Italian Genius Baroque Composer!
Vivaldi’s “The Four Seasons” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/PEmqVXY1hAQ

3-PAGANINI- Italian Genius Violin Virtuoso/Composer!
Paganini’s “Caprice #24” Great Kat Video:  https://music.apple.com/us/music-video/paganinis-caprice-24/368743262

4-MONTI– Italian Genius Violinist/Composer, who wrote “Czardas”!
“Czardas for Violin And Piano” Great Kat Video: https://music.apple.com/us/music-video/czardas-for-violin-and-piano/1456026177

5-BAZZINI-Italian Genius Violinist/Composer, who wrote “The Round Of The Goblins”!
Bazzini’s “The Round Of The Goblins” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/fK4tvFxlVrA

The Crown – The kingslayers are back!

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo la celebrazione del loro trentesimo anniversario nel 2020, i The Crown hanno dato prova del loro strapotere in ambito death metal con il nuovo album “Royal Destroyer” (Metal Blade).

Ehi Magnus, grazie per averci dedicato del tempo. Come stai oggi?
Ciao, proprio bene grazie!

Il tuo nuovo album “Royal Destroyer”, sarà pubblicato dalla Metal Blade Records il 12 marzo 2021. Dopo 30 anni di carriera, è stato relativamente facile trovare di nuovo l’ispirazione o è stato un album difficile da realizzare?
Sì, dato che è il nostro album numero dieci, si trattava di un traguardo piuttosto importante, ma penso che trovare l’ispirazione sia stato relativamente facile, tutto è riuscito in modo molto naturale e penso che tu possa avvertirlo. È un lavoro molto onesto.

Inizialmente programmato per essere registrato a maggio, la pandemia di Covid-19 ha fatto tardare i vostri piani di cinque mesi: quanto è stato difficile per voi rimanere concentrati sull’obiettivo?
In realtà è stato molto bello quello che è successo, ci ha dato un po’ di tempo in più per le prove e per preparare al meglio le canzoni per la registrazione. Tutto accade per una ragione.

Puoi dirmi qualcosa sulle nuove canzoni? Potresti descriverli ?
La traccia di apertura “Baptized In Violence” è la più breve che abbiamo mai fatto, un minuto di follia! “Let the Hammering Begin!” è una traccia lunga e veloce, strutturata come “Angel of Death”, in un certo senso un tributo a Jeff Hanneman. “Motordeath” è una canzone molto thrash ricca di energia con alcune melodie orecchiabili. “Ultra Faust” è un pezzo epico e brutale, un po’ come “Fall From Grace” dei Morbid Angel. “Glorious Hades” è una melodia hevy epica con alcune delle migliori voci che Johan abbia mai fatto. “Full Metal Justice” è un brano originale realizzato da Robin, tecnico, accattivante ed energico. “Scandinavian Satan” è un rock and roll barbaro nello stile del black metal di prima generazione. “Devoid of Light” è un’altra delle canzoni di Robin, oscura e brutale, con alcune vibrazioni Morbid Angel. “We Drift On” è la ballata dell’album, un po’ come “To Live Is To Die” dei Metallica. “Beyond the Frail” è molto veloce e melodica con alcuni spunti death / black metal in stile anni ’90.

Il nome della band, The Crown, è anche il titolo di una serie TV sulla famiglia reale britannica. Il titolo del nuovo album è “Royal Destroyer”, c’è un legame ironico tra le due cose?
No. Non di proposito, ma ci ho pensato dopo anche io. Le cose a modo loro hanno certa connessione…

Che mi dci di “Scandinavian Satan”, è una canzone sulla scena black metal norvegese degli anni ’90?
No, non proprio, i testi provengono dalla Völuspa, una vecchia mitica profezia norrena sulla fine del mondo. Ma approvo a tutte le interpretazioni che le persone possono dare alle canzoni, dovrebbero avere dei significati diversi a livelli diversi. Più collegamenti ci sono, meglio è. E si può certamente dire che la scena black metal norvegese negli anni ’90 era una sorta di satana scandinavo di qualche tipo.

In tutti questi anni non avete avuto uno stile omogeneo per l’artwork delle copertine, tipo band come Iron Maiden o Motorhead: perché vi piace cambiare stile spesso?
La risposta breve è che così non è noioso. Mi annoio e mi stanco delle cose abbastanza facilmente. Penso che abbiamo avuto delle copertine di album davvero fantastiche nel corso degli anni, questa nuova è sicuramente una delle più epiche.

Hai ascoltato i Sarcator, la band del figlio di Marko, Mateo Tervonen? Ti piacerebbe fare un tour con loro?
Sì, li ho sentiti, condividiamo la sala prove, sono fantastici. Non mi dispiacerebbe andare in tour con loro.

Dopo 30 anni, ti vedi come un modello per molti giovani?
Niente affatto, non credo affatto che siamo dei modelli per i giovani. Ma forse possiamo ispirare vecchi e giovani a non arrendersi e mantenere la fiamma accesa!

After the celebration of their thirtieth anniversary in 2020, The Crown had proven of their enduring forces in death metal with the new album “Royal Destroyer” (Metal Blade).

Hey Magnus, thanks for taking the time to talk with us. How are you doing today?
Hullo, just fine thank you!

Your new album “Royal Destroyer”, will be released by Metal Blade Records on 12 March 2021. After 30 years of carrier, was it relatively easy to find that inspiration again or was this a difficult album to make?
Yeah, as it is our album no. 10 it is a pretty big accomplishment. I think finding inspiration was relatively easy, it all came together very natural for this album, and I think you can hear that also. It is a very honest sound.

Initially scheduled to be recorded in May, the Covid-19 pandemic pushed back your plans by five months: how hard it was for you to stay focused on the goal?
It was actually very good what happened, it gave us some extra time in the rehearsal to really prepare the songs ready for the recording. Everything happens for a reason.

Can you tell me something about new songs? Could you describe them now?
The opening track “Baptized In Violence” is the shortest track we have done ever, 1 minute madness! “Let the Hammering Begin!” is a fast long track, structured like “Angel of Death”, in a way a tribute to Jeff Hanneman. “Motordeath” is a high energy thrashier song with some catchy melodies. “Ultra Faust” is a brutal epic piece, a bit like “Fall from Grace” by Morbid Angel. “Glorious Hades” is a Heavy epic tune with some of the best vocals that Johan has ever done. “Full Metal Justice” is a original kind of track made by Robin, technical, catchy and energetic. “Scandinavian Satan” is barbaric Rock n Roll in the style of first generation Black Metal. “Devoid of Light” is another of Robin songs, dark and brutal, with some Morbid Angel vibes. “We Drift On” is the ballad of the album, a bit like “To Live Is To Die” by Metallica. “Beyond the Frail” is very fast and melodic with some 90ies style Death/Black Metal.

The band’s name, The Crown is also the title of a TV series about the British royal family. The title of the new album is “Royal Destroyer”, is there an ironic connection between the two?
No. Not by purpose but I thought about it afterwards. Things just come together in their own way…

What’s about “Scandinavian Satan”, is a song about the ’90s Norwegian black metal scene?
No not really, the lyrics are from the Völuspa an old Norse mythic prophecy about the End of the World. But I applaud any and all associations that people can have about the songs, it’s all supposed to have different meanings on different levels. The more links the better. And you can certainly say that the Norwegian Black Metal Scene in the 90ies was a Scandinavian Satan of some sorts.

In all these years you have not had a single style in the cover artwork, as bands like Iron Maiden or Motorhead: why do you like to change style often?
The short answer is that it is not boring. I get bored and tired of stuff pretty easy. I think we have had some really cool album covers over the years, this new one is certainly one of the most epic.

Did you listen to Sarcator, the band of Marko’s son Mateo Tervonen? Would you like to take a tour with them?
Yeah I have heard them, we share rehearsal room, they are cool. I wouldn’t mind touring with them.

After 30 years, how do you see yourself as a role model to many young people?
Not at all really, I don’t think we are role models at all for young people. But maybe we can inspire some old and Young people not to give up and keep the flame burning!

Infection Code – Rinascere attraverso il rumore

“In.R.I.” (Argonauta Records) degli Infection Code è uscito verso la fine del 2019, un bel po’ di tempo, anche se il tempo ultimamente sembra essersi fermato nel mondo della musica. Per questo la chiacchierata con Gabriele Oltracqua è diventata l’occasione giusta per fare alcune considerazioni su quel disco e sulla storia recente della sua band.

Ciao Gabriele, proprio non ce la fate a fare due album uguali?
Ciao Giuseppe, grazie prima di tutto per averci dato la possibilità di essere presenti sulle pagine de “Il Raglio del Mulo”. Effettivamente non riusciamo. E probabilmente in questi vent’anni è diventata un po’ la nostra prerogativa. Se guardi la nostra discografia non abbiamo mai fatto un disco uguale all’altro e questo fa parte del nostro modo di intendere un certo tipo di metal. Fin dagl’inizi ci è sempre piaciuto sperimentare con vari stili musicali cercando di formare una nostra personalità musicale pur evolvendo il suono fino a “ Dissenso” e poi facendo un passo indietro a livello stilistico su “In.R.I”.

Prima della pubblicazione del vostro disco più recente, “IN.R.I.”, avete passato dei momenti non facili che hanno portato allo stravolgimento della formazione. Dato che ormai è passato un po’ di tempo, credo che si possa guardare indietro con un certo distacco, per questo vorrei chiederti: col senno di poi, lo stravolgimento della line up vi ha fatto più bene che male?
Dopo “Dissenso” abbiamo avuto un periodo piuttosto intenso. Alcuni di noi avevano altri progetti musicali che portavano via molto impegno e tempo alla band. Enrico con Petrolio e Paolo con altre situazioni. Tra le altre cose loro sono stati i maggiori artefici dell’evoluzione noise intrapresa con “La Dittatura del Rumore” e “Dissenso”. Mentre io e Ricky avremmo voluto tornare a scrivere canzoni più orientate verso l’ industrial thrash metal, quel suono con cui siamo cresciuti sia come ascoltatori sia come musicisti. Insomma avremmo voluto tornare all’inizi della nostra carriera musicale. Già in “Dissenso” ci sono alcune canzoni che hanno influenze più thrash metal, addirittura sfiorando il grind core. Segno chiaro che avremmo voluto iniziare a scrivere canzoni dove la sperimentazione venisse meno. Tutto questo ha portato alla fuori uscita di Paolo ed Enrico subito dopo la pubblicazione di “Dissenso”. Abbiamo trovato subito la forza di organizzare le idee e trovare nuovi musicisti con Davide al basso e Rust alla chitarra. Con questa line- up nell’arco di quattro mesi dopo l’uscita di “Dissenso” abbiamo scritto, suonato e registrato “In.R.I” presso i The Cat’s Cage Studio di Francesco Salvadeo. Dopo le registrazioni abbiamo subito un ‘ulteriore perdita, in quanto Rust ha lasciato la band, ma senza piangerci addosso abbiamo trovato in Max un valido sostituto. Tanto che in un anno , tra interruzioni, lock down ed altro, siamo riusciti a fare alcuni live e, cosa più importante siamo quasi giunti alla fine nella composizione del nuovo disco. Come avrebbe potuto farci del male lo stravolgimento della line-up dopo tutto quello che abbiamo passato in un anno, senza tralasciare le nostre situazioni private? Questo scossone ci ha fatto solo che bene. E’ una nuova rinascita. Con una situazione stilistica più consona, senza troppe sperimentazioni fini a stesse che non hanno portato da nessuna parte.

Con “La Dittatura del Rumore” e “Dissenso” stavate però portando avanti un discorso stilistico, non fosse altro per l’uso della lingua italiana, che probabilmente con “IN.R.I.” avete interrotto in modo brusco: hai dei rimpianti al riguardo?
Assolutamente no. Nessun rimpianto. Questi due dischi fotografavano la band in una determinata situazione storico musicale che è terminata. Anche l’uso della lingua italiana è stata una necessità, un esperimento che ho provato a sviluppare senza troppi risultati che mi potessero soddisfare. E poi con un approccio più metal, l’inglese, per metrica, è più funzionale.

Magari un ripianto riesco a fartelo venire io, avevi raggiunto uno stile canoro ed interpretativo di altissimo livello, oggi forse è più appiattito su registri più rabbiosi, no?
A me sembra il contrario. Con l’italiano ci ho provato ma non ho raggiunto ciò che mi ero prefissato. E’ stato un mio limite. E poi parliamoci chiaro, non sono un cantante né un interprete. Ciò che riesco a fare è quello che mi soddisfa. Urlare. Usare il growl e lo scream. Anche musicalmente la “Dittattura del Rumore” e “Dissernso” li sento molto distanti. Non riesco più ad ascoltarli. Troppa sperimentazione, a tratti forzata. Non rimpiango nulla. Sono passi necessari per capire i propri limiti. Come band non eravamo in grado di scrivere determinata musica. Non era nelle nostre corde. Siamo nati e cresciuti con determinati generi musicali e la curiosità ce ne ha fatto conoscere altri con cui abbiamo voluto provare a fare qualcosa di diverso. Ma arrivati ad un certo punto abbiamo detto basta. Non faceva più per noi. Nel mio caso, preferisco urlare in growl o scream, metriche non troppo articolate, andare dritto come un treno senza stare troppo pensare a cose astruse, pensando di fare ricerca ed invece sortire l’effetto contrario. Con “La Dittatura del Rumore” e “Dissenso” ma soprattutto con il primo citato, ascoltandolo ci sono alcune situazioni dove davvero non sappiamo cosa stiamo facendo.

Il ritorno all’inglese da cosa è dipeso?
E’ dipeso principalmente dal fatto che con l’inglese riesco a scrivere metriche più dirette che si adattano molto bene con la musica. Non saranno frasi intelettualoidi, ma sono efficaci quanto basta per renderle funzionali alla musica. Sono sempre stato un po’ scettico sull’uso della lingua italiana con il metal, a parte i grandi Distruzione.

Ciò che è rimasto immutato è lo spirito critico nei confronti della società. Quanto sono importanti per te i testi?
Sono molto importanti. Scrivo un sacco di stronzate. Che siano, frasi, piccole riflessioni, racconti brevi, testi. Anche quando non componiamo un disco. Scrivo in italiano e per quel che riesco anche in inglese. Poi quello che mi ispira di più lo cerco di trasformare in testo. Anche in funzione della canzone che gli altri della band mi passano. Sono per lo più riflessioni sullo stato attuale della società ma anche pensieri più personali.

Siete riusciti a portare dal vivo i brani di “In.R.I.” prima del blocco dei concerti?
“In.R.I” è uscito a novembre del 2019 per Argonauta Records ed in quel periodo siamo riusciti ad organizzare una manciata di date fino a metà Gennaio del 2020. Abbiamo fatto una decina di concerti poi purtroppo non siamo riusciti a fare più nulla. Solo qualche prova sporadica lavorando molto a casa dove scambiandoci tonnellate di file ed avendo la fortuna di registrare e suonare nei nostro home studio, abbiamo composto quasi tutte le canzoni del nuovo disco. Per non rimanere totalmente fermi, poche settimane fa, è uscito l’edizione in cassetta ultralimitata di “In.R.I” grazie ai ragazzi della Reborn Through Tapes records. Abbiamo stipulato anche un accordo per la stampa del nuovo album sempre in cassetta.

Con un repertorio così stilisticamente vario, quanto è complicato metter su una scaletta prima di un concerto e quanto lo è armonizzare i brani?
Non ci abbiamo mai pensato molto. Le scalette dal vivo riguardano sempre l’ultimo disco. Cerchiamo di presentare e promuovere sempre l’ultimo disco in uscita. Anche perché il più delle volte il tempo a disposizione è sempre limitato all’ora massima. Il problema non si è mai posto, ma se dovesse succedere è certo che escluderemo, per ovvie ragioni stilistiche, il materiale proveniente da “La Dittatura del Rumore” e “ Dissenso”.

In chiusura, mi puoi già anticipare qualcosa sul prossimo disco?
Il prossimo disco è praticamente finito. Nel senso abbiamo terminato la scrittura di undici canzoni. Nonostante il lockdown abbiamo avuto anche la fortuna di provarle. Dobbiamo solo arrangiare e sistemare qualche particolare e poi i programmi sono quelli di entrare ai The Cat’s Cage Studios a fine primavera per iniziare le registrazioni. Uscirà sempre per Argonauta Records nei supporti classici quali Cd e digitali e cassetta per Reborn Through Tapes Records. Dal punto di vista live, quando tutto riprenderà dovremmo stipulare un accordo con un’ importante agenzia di booking per l’organizzazione dei nostri concerti futuri. Siamo molto entusiasti per quello che sta uscendo. Sarà un album ancor di più orientato sul thrash metal ed il death metal con una buona dose di elettronica disturbante.

Camera Obscura Two (CO2) – My ways are not your ways

Del progetto Camera Obscura Two (CO2) – capitanato dall’ex Schizo Alberto Penzin – se ne parlava da tanto. Nonostante una line up di tutto rilievo (Alberto Penzin, Andrea Ragusa, Marco Mastrobuono, Giuseppe Orlando e Giulio The Bastard) e alcune tracce pubblicate, il disco d’esordio s’è fatto attendere, alimentando le fantasie dei fan. Ora che “D.Ö.D.” (Selfmadegod Records) è finalmente qui, possiamo scoprire la bontà della proposta di questo dream team del metal estremo italiano.

Ciao Alberto, avresti mai immaginato a metà anni ’80 che un giorno ti saresti ritrovato a promuovere un disco nel pieno di una pandemia?
Ciao Giuseppe, francamente no! Mi vengono in mente gli Agent Steel con la loro “Mad Locust Rising” per trovare una similitudine temporale. Cavallette a parte, dopo oltre tre decenni caratterizzati, musicalmente parlando, dai vari Napster, Youtube, Spotify e via discorrendo forse una bella pandemia era il minimo che potesse capitarci in fondo, no? Ennesimo oscuro segno dei tempi, ahimè. Ironia a parte (Spotify lo uso anch’io peraltro ma confesso, essenzialmente per ascoltare i vecchi classici che avevo già in LP) è veramente una situazione tragico-surreale, da cui speriamo di uscirne più o meno integri, anche e soprattutto nello spirito.

Un periodo particolare per un’uscita altrettanto particolare, lo sticker sulla copertina di “D.Ö.D” recita: “A mean compendium of songs arranged, rehearsed and experienced during the early days of the band. And a farewell mémoire to friend and vocalist Giulio The Bastard, no longer involved with CO2. All tracks freshly revamped and committed to tape with no holds barred, mostly fueled by a glorious array of HM-2/5150 set to explode.” Possiamo dire che in un certo qual modo questo disco rappresenta in un colpo solo l’inizio ufficiale della band ma anche la fine di un’epoca?
Sì, sostanzialmente. Siamo contenti che GTB sia stato dei nostri fin qui. Adesso sappiamo su quali coordinate musicali muoverci, avendo maturato una certa esperienza come “nuovo” gruppo, ed anche come farlo sotto il profilo suoni e produzione dei brani. Poi, come sempre, il naturale corso delle cose e l’ispirazione del momento detteranno gran parte delle nostre scelte. Semplificando il concetto, quando si suona solo per il piacere di farlo è tutto molto più genuino ed appagante, anche senza uscire dalla sala prove, volendo. Detto questo, e roboante descrizione dello sticker di copertina a parte, abbiamo appena iniziato quindi, esattamente, dopo aver concluso questo processo iniziale. Abbiamo già in canna diversi altri progetti che intendiamo finalizzare nei prossimi mesi / anni.

I brani, come detto, hanno avuto una genesi differente, è stato complicato amalgamarli per rendere omogeneo il disco?
Non particolarmente. Ho immaginato una specie di storia – se noti i primi sei brani portanti del disco rimano anche nei titoli – a cui ho poi aggiunto in coda i due vecchi brani cover Schizo, introdotti / traghettati dalla traccia nascosta numero sette, una sorta di minimalista stacco temporale-musicale. Poi abbiamo lavorato tutti assieme sugli arrangiamenti dei brani per dargli una sfumatura diversa, più in linea a livello sonoro con quello che suoniamo adesso, mantenendo intatte invece tutte le parti vocali di Giulio già presenti sulle precedenti versioni demo incise negli anni trascorsi assieme. È stato interessante lavorare in questo modo poco ortodosso. Laborioso ma non complicato.

In chiusura ci sono appunto un paio di brani degli Schizo: “Deathstress” e “Swamp Angel”. Queste due tracce rappresentano due momenti differenti della carriera della tua ex band, il primo lo troviamo originariamente sul demo “Total Schizophrenia” del 1987, mentre il secondo su “Nero”, il singolo che per anni, prima del ritorno sulle scene, ha rappresentato il canto del cigno degli Schizo. La scelta immagino che non sia casuale…
Esattamente ma non necessariamente. “Deathstress” è sempre stato uno dei miei brani preferiti pre “Main Frame Collapse”, assieme forse a “Just Before I Die”. Quando mi sono ritrovato di nuovo in sala prove assieme ad altri amici per iniziare questa nuovo progetto musicale CO2 (il solo Andrea era presente della attuale formazione) il pezzo mi tornò in mente ed iniziammo a suonarlo, anche perché mi ricordavo bene tutti i suoi riff, soprattutto l’insistito mid-tempo finale, a differenza di altri vecchi brani, presumo. L’abbiamo poi riproposta sempre anche dal vivo. “Swamp Angel” invece (nella sua versione originale aveva un “The” ad inizio titolo) era un qualcosa di molto differente dal contesto ma rappresentava un altro momento piuttosto depresso ma egualmente ricco di avventure della mia precedente band. A riguardo Dario (attuale batterista Schizo) te ne potrebbe raccontare qualcuna ad esempio. Mi piaceva molto il testo ed allora decidemmo egualmente di riarrangiarla e provarla idem. Come contraltare all’andamento vagamente “grunge” gli buttammo sopra delle crudissime vocals alla Chris Barnes ed il gioco fu fatto. Da li in poi è sempre rimasta in scaletta. Non so però se continueremo ancora a suonarla live. Atipica.

Sono un fan degli Schizo un po’ particolare: per ragioni di età, io ho avuto il mio primo contatto con la tua ex band con “Sounds of Coming Darkness” e “Tones of the Absolute”, per un sacco di tempo, prima che uscisse una ristampa di “Main Frame Collapse”, per me gli Schizo erano quelli. Nei CO2 io ritrovo i “miei” Schizo, più di quanto non sia accaduto quando ho acquistato “Cicatriz Black”. E’ solo una mia impressione o realmente i Camera Obscura Two hanno ripreso il discorso interrotto all’epoca?
Si, me ne avevi parlato infatti. Non sei l’unico devo anche dirti. Guarda, non credo sia un qualcosa di voluto ma probabilmente una certa similitudine può anche starci. Il nostro piglio è più diciamo Terrorizer piuttosto che (primi) Machine Head chitarristicamente parlando, ma gli inserti simil-elettronici, alcune parti vocali e l’accordatura bassa possono anche rimandare a quel periodo. Più promo due pezzi “Tones / Deify Me” che “Sounds” probabilmente, così a naso. Andrò a risentirmelo.

La formazione accredita sull’album è una sorta di dream team del metal estremo italiano, come si riesce a raggiungere la coesione, anche in considerazione del fatto che vivete sparpagliati in giro per l’Europa, quando tutti i soggetti coinvolti nella band hanno un nome e una storia importante nella scena metal?
All star lineup infatti, ahah! Beh, diciamo che dopo molti anni di esperienze musicali varie, avendo in comune una certa affinità stilistica (anche Peppe in fondo è una batterista alla Dave Lombardo, pur suonando roba più “elegante” per così dire) una certa spontanea alchimia di fondo non è una missione impossibile. Cinghio e Giuseppe hanno anche un altro progetto assieme, gli Inno, quindi sono extra affiatati di loro. Ed io e Andrea comunichiamo musicalmente su base quotidiana, anche a distanza. Qui la tecnologia moderna aiuta.

• Finora ci siamo concertati su “D.Ö.D” , ma il futuro è già alle porte, è in dirittura di arrivo, se non erro, un lavoro “T.Ö.D” con un nuovo cantante. Puoi già anticiparmi di chi si tratta?
Si, corretto. No, non posso. Però sarà una bella sorpresa, una sorta di ritorno a casa potremmo anche dire. L’idea sarebbe quella di registrare un 7” fra qualche mese, prima di “T.Ö.D.” appunto, per introdurlo. Magari uno split EP come già fatto in occasione del precedente “Total Insanity”. Il pezzo l’abbiamo già pronto per essere inciso, ti lascio anche il titolo: “Head of Pain [Endgame]”. Faceva già parte della nostra scaletta, ma mai registrato finora. Qualora non trovassimo una band interessante con cui condividere un lato di questo 7”, una bella cover potrebbe essere una soluzione, e lì c’è solo l’imbarazzo della scelta. A me è sempre piaciuta – giusto per citarne una – “Seekers of the Truth” dei Cro-Mags, da rivisitare.

Data la particolare genesi di “D.Ö.D”, “T.Ö.D” ci presenterà dei CO2 diversi oppure ascolteremo dei suoni in linea con la vostra vecchia produzione?
I brani del prossimo “T.Ö.D.” non si discosteranno più di tanto da quelli di “D.Ö.D.”, anche se saranno presenti delle sfumature diverse e delle variazioni in più. Come recita lo sticker di copertina su “D.Ö.D.”, citato prima, il pedale Boss HM-2 di cui sia io che Cinghio siamo collezionisti sarà sempre il protagonista, quindi quel tocco “swedish death metal” non mancherà comunque. Qualche rallentamento sulfureo in più magari, qualche inserto noise/drone (ho recentemente acquistato alcuni nuovi pedali/effetti misconosciuti ma veramente malefici). Oppure anche riprendere tipo il riff principale rallentandolo di brutto è una cosa che personalmente mi è sempre piaciuta, ma ho/abbiamo fatto poche volte, ad esempio. Insomma, vedremo cosa uscirà fuori.

Alla fine di questa chiacchierata, vorrei farti una domanda personale: alla luce di quello che rappresenta “Main Frame Collapse” nella storia del metal estremo e, in considerazione della produzione discontinua che hai avuto con gli Schizo prima e con i CO2 dopo, non ha mai avvertito la sensazione di non aver mai capitalizzato al massimo il tuo talento?
Talento è una parola grossa, in primis. Diciamo che sono uno a cui piace fare rumore in un certo modo. Mi piace però quello che affermi, e il fatto che “MFC” possa aver lasciato un piccolo ma tangibile segno nell’underground musicale estremo non può che rallegrarmi. Sul discorso capitalizzazione et dintorni, nessun rimpianto in ogni caso. Va bene così.

Irreverence – Il capro espiatorio

I nostrani Irreverence tornano alla carica con un nuovo EP intitolato “Scapegoat” a due anni di distanza dall’ultimo “Still Burns”. Uscito perla tedesca STF Records questo EP è solo un “assaggio” di ciò che si vedrà nella prossima release, ne parliamo con Ricky, cantante/chitarrista e membro fondatore della band insieme a Davide, attuale drummer.

Benvenuto Ricky e grazie per questa intervista! Siete una delle band più longeve dell’Underground italiano e la storia parla per voi, puoi tuttavia parlarci di quando e come è nata la band, anche per chi ancora non vi conosce?
Grazie a te per lo spazio che ci stai dedicando! Certamente, la band nasce nel 1995 dalle ceneri degli Extreme Aggression, che formammo insieme ad alcuni amici dell’epoca e dalle cui costole nacquero due formazioni, noi e gli Hellstorm (R.I.P). Fu la classica band “start-up”, inizialmente eseguivamo più che altro cover, ma abbiamo avuto modo anche di far uscire una demo tape. In seguito allo scioglimento decisi di formare gli Irreverence e la prima persona che contattai fu proprio Davide che ai tempi si era seduto dietro la batteria solo un paio di volte. Il resto, appunto, è storia.

La prima cosa che emerge immediatamente all’ascolto di “Scapegoat” è la produzione, davvero molto potente e chiara! A chi vi siete affidati?
Per la quarta release consecutiva ci siamo affidati alle sapienti mani di Carlo Meroni presso i suoi ADSR Recording Studios a Busto Arsizio. Con Carlo siamo amici da diversi anni ed è dall’uscita del nostro live ufficiale che lavoriamo con lui in fase di produzione. Come sempre ha svolto un lavoro eccellente, e siamo assolutamente soddisfatti di quanto è venuto alla luce con questo EP. Come del resto di tutte le produzioni che abbiamo fatto con lui.

“Scapegoat” è stato realizzato grazie anche all’ausilio dei nuovi membri della lineup, puoi parlarci un po’ di loro?
Certamente, il nostro nuovo bassista Andrea (Sangalli) proviene dalla scuola punk/hardcore e ha militato in diverse band del genere, ultima in ordine di tempo i Calibro9, combo milanese hardcore. Marco (Colombo), nuovo chitarrista, ha un estrazione più classic metal, sia in fase compositiva che esecutiva pur avendo militato, nella sua ultima esperienza precedente all’ingresso nella band, negli Ancient Dome, techinical-death combo lombardo. Entrambi hanno portato con le loro rispettive influenze una ventata d’aria nuova all’interno della band, anche e soprattutto grazie al fatto che sono decisamente attivi sotto l’aspetto compositivo.

Il vostro sound si rispecchia ampiamente nel thrash metal, a tal proposito vorrei chiederti quali sono le band che fungono da muse ispiratrici per le vostre release?
Decisamente sì, le nostre radici musicali affondano nel thrash metal classico da sempre. Nel corso degli anni il nostro stile si è evoluto godendo di “contaminazioni” che provengono da altri generi che seguiamo e apprezziamo molto come hardcore, death metal e classic heavy metal. Per rispondere alla tua domanda tra le nostre maggiori influenze ci sono Sodom, Kreator, Slayer, Exodus, Death e Motorhead. Anche se la lista, ovviamente, sarebbe molto più lunga.

Facendo riferimento al songwriting, chi di voi è il principale compositore?
Storicamente il principale songwriter sono io. La mia idea però è quella di coinvolgere tutta la band in fase compositiva ed è quello che provo a spingere ogni qualvolta siamo in fase compositiva. Cosa che già in “Scapegoat” è avvenuta in quanto la title-track è stata scritta a quattro mani da me e Marco (chitarrista).

Le tematiche dei vostri testi sono a sfondo sociale, posso chiederti di cosa trattano?
Hai detto bene, sono tematiche legate al sociale, l’unico vero messaggio che ci proponiamo di diffondere con la nostra musica. Nello specifico, nel caso di “Scapegoat”, le liriche sono un vero e proprio attacco frontale al concetto di deità e di quanto si insinui e condizioni la vita e la condizione sociale e umana. Causando danni enormi, minando l’equilibrio già sufficientemente precario della condizione umana.

Come nasce un vostro brano? Quali sono i vari steps per la realizzazione dello stesso?
Il processo compositivo avviene al 90% in sala prove. Siamo sempre stati e sempre saremo prima di tutto una band rock’n’roll, quindi per definizione una band “live”. Scriviamo, componiamo e arrangiamo in sala prove, partendo da quelle che sono idee maturate e composte singolarmente, ma lavorandole a otto mani.

Puoi anticiparci qualcosa sulla nuova release? Avete già in mente come verrà strutturata? E quali, secondo te, saranno le principali differenze con l’ultimo “Still Burns”?
Al momento non abbiamo ancora un’idea chiara e definita di quella che sarà la nostra prossima release, pur essendo in una fase piuttosto avanzate in termini compositivi. Si tratterà di un full-length, questo è fuori dubbio. Così come è fuori dubbio che conterrà “Scapegoat” tra le songs della tracklist. Ma al momento ci stiamo concentrando più che altro sulla stesura dei brani, il resto verrà a tempo debito. Ti basti pensare che abbiamo cambiato il 50% della line-up rispetto a “Still Burns”, e anche solo questo garantirà un approccio e un sound completamente differente.

Vorrei chiederti come state vivendo, sia come band che anche come persone, questo periodo davvero particolare al quale ormai tutti noi ci siamo (volenti o nolenti) abituati e che credo cambierà non poco le nostre abitudini.
Più che come lo stiamo “vivendo” la parola giusta è come stiamo “sopravvivendo” a questo periodo. Come band cerchiamo di tenerci attivi con tutte le attività promozionali che stiamo seguendo insieme al nostro management (Cerberus Booking) e alla nostra label (STF Records). Contestualmente, come detto, stiamo componendo molto materiale utilizzando tutto quello che la tecnologia (e i rari momenti in cui arriva il “liberi tutti”) ci consente di fare. E’ dura stare lontano dai palchi e dalla sala prove per una band come noi, ma per fortuna abbiamo molti progetti e attività che ci permettono di non avere cali di tensione.

Siamo giunti alla fine, ti ringrazio davvero tanto per la tua disponibilità, concludi pure come vuoi…
Grazie mille a te per il tempo e lo spazio che ci hai dato! Non posso che concludere augurandomi di conoscerci di persona, bevendoci una birra e commentando un nostro show… Il prima possibile.

3000AD – Into the void

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Incubi tecnologici e thrash in passato hanno regalato grandi dischi, per esempio, a firma Voivod e, più recentemente, Vekotr. A rinverdire questo filone, ci pensano i 3000AD di Sam Pryor, da qualche mese fuori con il disco di esordio “The Void” (Metal Scrap Records).

Benvenuto Sam! Potresti presentare la tua band ai nostri lettori?
Grazie! Siamo i 3000AD, un gruppo thrash metal / punk influenzato dalla fantascienza proveniente da Christchurch, in Nuova Zelanda

Puoi spiegarci il significato del nome della band?
Come accennato, c’è un tema fantascientifico nel DNA della band, nei testi e nelle illustrazioni del nostro album di debutto “The Void”, quindi 3000AD è un nome appropriato in questo senso. Stiamo dipingendo una visione oscura di come sarà il mondo in quel periodo.

“The Void” è il vostro primo long playing, il vostro thrash è più orientato al suono dei 90 che a quello degli ’80: sei d’accordo?
Può essere! Lascerò te decidere! In realtà, non volevamo farlo sembrare qualcosa in particolare. La maggior parte delle mie influenze provengono dagli anni ’80, ma cerchiamo di dare una vena moderna alle cose che scriviamo e senza limitarci a sfornare gli stessi tipi di riff tipici di quell’epoca o delle nuove band di tipo thrash retrò.

Come nasce “The Void”? Sono state scritte tutte le tracce per questo album o ci sono alcune canzoni provenienti vostri demo o delle uscite delle vostre band precedenti?
Sono stati scritti in un periodo molto lungo e continuamente raffinati. Un paio di tracce più recenti le stavamo conservando per il prossimo album, ma poi abbiamo pensato che avremmo potuto anche utilizzarle per rendere il nostro debutto il più forte possibile!

Non ho i testi, “The Void” è un concept album?
Un concept album involontario! Perché di solito con un concept album ti viene in mente prima il tema e poi scrivi canzoni intorno a quel concetto. Per questo album, è stato il contrario! Abbiamo scritto un sacco di canzoni senza nulla in mente, poi abbiamo scoperto che erano tutte correlate e raccontavano quasi una sorta di storia. Quindi, con questa idea in mente, abbiamo messo le canzoni nell’ordine corretto per raccontare quella storia.

L’artwork della copertina, di Eliran Kantor, è strettamente connesso al concept della band?
Assolutamente, gli ho fornito molti dettagli sul concept dell’album e quella copertina ne è stata la sua geniale interpretazione. Penso che sia uno dei suoi lavori migliori, ma probabilmente sono di parte! Ah ah.

È difficile per voi promuovere la band partendo dalla Nuova Zelanda?
Sì, è abbastanza difficile, la Nuova Zelanda è nel bel mezzo del nulla ovviamente e la popolazione è molto poca. Non vediamo l’ora che arrivi il momento di partire di nuovo in tour per spargere la voce. Abbiamo in programma il nostro tour in Europa con i Necronomicon per il prossimo anno, speriamo che questa volta si parta!

Quanto è importante per te avere un’etichetta, la Metal Scrap Records, in Europa?
È davvero una grande cosa per noi, avere un contatto in un centro nevralgico per il metal come l’Europa. È il modo perfetto per aiutarci a superare i limiti dell’essere di base in Nuova Zelanda ed è un’ottima etichetta con cui lavorare.

Che mi dici della scena metal underground in Nuova Zelanda?
La scena sta cominciando a crescere di nuovo, credo. Abbiamo qualche concerto da suonare, il che è bello per ricominciare dopo tutti i blocchi. Si spera che ora le persone apprezzino di più la musica dal vivo!

Technological nightmares and thrash in the past have given great records, for example, by Voivod and, more recently, Vekotr. To revive this trend, 3000AD of Sam Pryor, with the debut album “The Void” (Metal Scrap Records).

Welcome Sam! Could you introduce your band to our readers?
Thank you! We are 3000AD, a sci-fi influenced thrash metal / punk group from Christchurch, New Zealand

Could you explain the meaning of the band name?
As mentioned there is a sci-fi theme to the band branding and in the lyrics and art of our debut album “The Void” so 3000AD is appropriate in that sense. We are looking at a dark vision of what the world will be like in that time period.

“The Void” is your first full length, your thrash is more ’90 oriented then ’80: are you agree?
Maybe! I will let you decide! We didn’t actually aim to make it sound like anything in particular. Most of my influences are from the 80’s, but we try to put a modern spin on things and not just churn out the same types of riffs that are typical of that era or the new retro thrash type bands.

How “The Void” is born? Were all the tracks written for this album or there are some songs from your demos or your previous bands releases?
They were written over a very long period and endlessly refined. A couple of the newer tracks we were going to hold back for the next album, but then we figured we may as well make our debut as strong as it possibly can be!

I can’t read the lyrics, is “The Void” a concept album?
It was an unintentional concept album! Because usually with a concept album you come up with the concept first and then go about writing songs around that concept. For this album, it was the total reverse! We wrote a bunch of songs without anything really in mind, and then discovered they were all related and almost told a type of story. So, with that in mind we put the songs in the correct order to tell that story.

The cover artwork, by Eliran Kantor, is strictly connect to the band concept?
Absolutely, I gave him a lot of details around the album concept and that art was his genius interpretation of it. I think it’s one of his best works but I’m probably biased! Ha-ha.

Is difficult for you to promote your band from New Zealand?
Yes, it is quite hard, New Zealand is in the middle of nowhere of course and the population is very small. We are looking forward to a time when we can tour again to get the word out. We have our Europe tour with Necronomicon scheduled for next year so hopefully it works out this time!

How much important is for you to have a label, Metal Scrap Records, in Europe?
It’s really a great thing for us, having that expertise in a Metal hub like Europe. It’s the perfect way to help us overcome the limitations of New Zealand and they are a great label to work with.

What’s about the metal underground scene in New Zealand?
The scene is starting to come back again I think. We have a few gigs to play which is nice for a change after all the lockdowns. Hopefully, people now will appreciate live music more!

Sarcator – Abyssal angels

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Il futuro del death \ thrash potrebbe già avere un nome: Sarcator. Abbiamo parlato con Mateo Tervonen (voce e chitarra) del debutto omonimo, uscito per la Redefining Darkness, dei giovanissimi svedesi.

Benvenuto Mateo, dopo due EP, il vostro debutto omonimo è finalmente uscito! Potresti presentarlo ai nostri lettori?
È un debutto veloce, con un’aggiunta di un po’ del nostro tocco. Le principali influenze per il suono dell’album sono state band come Kreator, Sodom, Merciless e Sepultura.

“Sarcator” contiene alcune canzoni dei tuoi precedenti EP, sono le stesse versioni o hai ri-registrato queste tracce?
Abbiamo tutti pensato che se avessimo voluto cambiare qualcosa nelle canzoni, lo avremmo fatto, facendole diventare come una sorta di versione demo e una versione album. Tracce come “Desolate” e “Purgatory” non hanno subito alcun cambiamento evidente, abbiamo giusto tagliato alcune cose. Ma su “Deicidal” abbiamo fatto un lavoro molto di diverso. “Deicidal” era la canzone che nelle versioni demo tutti sentivamo un po’ fuori posto, quindi abbiamo deciso di cambiare e aggiungere qualcosina. Voglio dire, forse è un po’ più interessante ascoltare una versione diversa della canzone che semplicemente ri-registrarla. E se ancora ti piace di più la vecchia versione, puoi sempre ascoltarla in qualsiasi momento, quindi penso che sia stata un’ottima scelta.

Come sono nate le nuove canzoni?
Per lo più tutto si concretizza quando si suona durante le prove. Stai semplicemente buttando giù un riff, poi automaticamente qualcosa scatta…

E i testi?
I testi di questo album sono principalmente ispirati ai temi classici del black thrash… Blood, Fire, death! Ma credo che in futuro dedicheremo un po’ più di tempo alle liriche e amplieremo i nostri orizzonti.

La Redefining Darkness vi presenta con queste parole: “Le prossime leggende del death / thrash svedese”. Questa investitura potrebbe diventare un peso per la vostra carriera?
Non lo so, penso che alla fine stiamo solo facendo le cose a modo nostro. Questo album è stato molto ispirato dal death thrash, perché tutti noi abbiamo ascoltato quel tipo di musica per molto tempo durante il processo di creazione delle canzoni. Non abbiamo paura di sperimentare quello che sentiamo suona bene solo per “rimanere fedeli” al death/thrash o altro. Penso che il nostro materiale futuro sarà un po’ diverso da quello che abbiamo inciso in questo album, ma sentirai comunque le radici thrash, ovviamente.

Tuo padre Mateo, Marko Tervonen dei The Crown, ti ha dato dei consigli?
Ci ha aiutato molto durante la registrazione del materiale e, naturalmente, con la promozione attraverso i canali dei The Crown, quindi gliene siamo grati

Siete molto giovani, la vostra età va dai 15 ai 21 anni, perché avete scelto questa forma di metal vecchia scuola?
È stato naturale. Le cose che ascoltiamo e che ci piacciono spesso danno il la a un’idea per un riff.

Alcuni di voi vanno ancora al liceo, come bilanciate la scuola e le esigenze della band?
Di solito ci prendiamo solo un giorno nel fine settimana. Spesso il sabato, che è il momento in cui siamo liberi da tutto.

L’esuberanza giovanile è la vostra carta vincente, ma come vorresti che il vostro sound crescesse nei prossimi anni?
Non c’è davvero un piano per il nostro sound futuro, siamo piuttosto aperti quando si tratta di musica, quindi esploreremo sicuramente delle nuove soluzioni e poi ne trarremo ispirazione per delle canzoni.

Il nuovo video di “The Hour of Torment” vi mostra all’opera sul palco. Durante questo lockdown, quanto ti manca suonare dal vivo?
Non abbiamo mai suonato tanto dal vivo in realtà, e nemmeno un singolo concerto con il nuovo equipaggiamento di strumenti e voce che abbiamo acquistato per l’album. Ma ne abbiamo suonati alcuni prima e ci piace esibirci dal vivo per le persone che capiscono davvero la musica, e hanno voglia di vederci: solo così abbiamo uno scopo quando suoniamo dal vivo. Voglio dire, uno dei nostri primi concerti è stato in una di quelle solite competizioni musicali, con un pubblico composto dai nonni che erano lì solo per vedere i loro nipoti. Ci è sembrato un po’ imbarazzante e alquanto inutile.

Avete già deciso quale canzoni nuove proporre dal vivo?
Penso che suoneremo tutte le canzoni dell’album dal tranne le nuove versioni di “Deicidal” ed “Heretic’s Domain”. In sala prove abbiamo già fatto alcune cose nuove, quindi sarà divertente inserirne una o due nel set.

The future of death \ thrash may already have a name: Sarcator. We chatted with Mateo Tervonen (vocals and guitar) about the eponymous debut album, released under Redefining Darkness, by these young Swedes.

Welcome Mateo, after two Eps, your debut is out! Could you introduce your eponymous album to our readers?
It’s a fast thrashing debut, with a bit of our touch added to it! Main influences for the albums sound were bands like Kreator, Sodom, Merciless and Sepultura.

Sarcator” contains some songs from your previous Eps, are the same versions or did you re-recorder these tracks?
We all thought that if we wanted to change something in the songs, we would do it, so it becomes like a demo version of the song and a album version. Tracks like “Desolate” and “Purgatory” did not have any noticable changes, more than shortening some stuff. But “Deicidal” we made a lot diffrent. “Deicidal” was the song on the demos that we all felt was a bit off. So we decided to change and add stuff in the song. I mean, maybe it’s a bit more interesting to hear a diffrent version of the song than re-recording it. And if you still like the old version better you can listen to it anytime so i think it was a great choice.

How are born the new songs?
Mostly all of it just appears when jamming at the rehearsal. Just playing a riff, then naturally it just spins off.

What’s about the lyrics?
The lyrics for this album was mainly black thrash Lyrics theme inspired… Blood, Fire DEATH! But we think that we’ll spend a bit more time for the lyrics, and expand our lyrical themes.

Redefining Darkness introduce you with these words: “Swedish death/thrash legends in-the-making”. Could this mark be a weight for your career?
I don’t know, i think that we’re just doing our thing. This album happened to be very death thrash inspired, because everyone listened to that kind of music for a long time during the song making process. We’re not afraid to do what we feel sounds good just to not ”stay true” to deathrash or anything. I think that our future stuff will be a bit diffrent from what we did on this album, but you will still hear the thrash roots, of course.

Mateo, did your father, Marko Tervonen from The Crown, give you a brief?
He helped us a lot with the recording stuff, and of course some promotion via Crown and stuff so we are thankful of that

You are very young, your ages go from 15 years to 21, why did chose this form of old school metal?
It just came naturally at the time. Stuff that we listen to and like often starts a riff idea. 

Some of you are still in high school, how do you balance school and the band?
We usually just take a day in the weekend. Often Saturday, so it usually becomes the day that everyone got a day off from everything.

Your rash of youth is your winning card, but how would you like yours sound grow in the next years?
There isn’t really a plan for our future sound, we are pretty open minded when it comes to music so we will surely explore some new music and then get some song inspirations from that.

The new video for you track “The Hour of Torment” shows you on stage. During this lockdown, how much does miss you to play live?
We have not played so much live actually, and not a single gig with the new switch of instruments and vocals that we did for the album. But we have played a few before and we like playing live for the people that really understands the music, and really have a purpose seeing us live, if so we have a purpose playing live. I mean, one of our first gigs was in these kinds of music competitions so we played before grandparents that just was there to see their grandkids. So that felt a bit awkward and very unecessary.

Do you check which new songs to play on stage?
I think we got to play the album songs live except like the new version of “Deicidal” and “Heretic’s Domain”. But we are now in the rehearsal place where we have already done some new stuff so it will be fun to throw in one or two of them in the set.

Necronomicon – Invincible metal

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Tempo di ristampe per i Necronomicon, cult band thrash tedesca che, in attesa del prossimo disco, ha realizzato una nuova versione del suo album del 2012, “Invictus”, su Metal Scrap Records.

Benvenuto, Freddy. Com’è nata l’idea di questa nuova edizione di “Invictus”, il tuo album originariamente realizzato nel 2012?
Ciao ragazzi! Grazie per il vostro interesse per i Necronomicon. L’idea è venuta alla Metal Scrap Records. Anatoliy mi ha chiesto se fossi interessato e ho pensato che fosse una grande idea promuovere di nuovo questo fantastico album.

La tracklist originale includeva “Possessed by Evil”, canzone che apparve nel debutto omonimo del 1986: perché hai aggiunto questa canzone?
Amo questa roba vecchia ed è una delle canzoni più famose dei Necronomicon.

Nell’edizione 2020 c’è “Possessed Again (acoustic version)”, come nasce questo nuovo tributo al tuo passato?
Nel nostro primo tour attraverso la Russia, abbiamo suonato un concerto acustico in una stazione radio e i ragazzi ne erano entusiasti. Quindi abbiamo deciso di pubblicare una o due canzoni in un nostro futuro album.

Il tuo primo album è stato pubblicato nel 1986, cosa ricordi di quei tempi?
Eravamo totalmente entusiasti di ottenere un contratto discografico e ci siamo sentiti al settimo cielo. Anche se eravamo tutti ancora molto giovani e non potevamo ancora rendercene conto, abbiamo deciso di fare semplicemente musica. Volevamo davvero farlo e penso che ci siamo riusciti abbastanza bene. Forse con qualche problema iniziale e magari ci abbiamo impiegato un po’ più di tempo rispetto ad altre band famose, ma alla fine siamo andati per la nostra strada e continuiamo a farlo… e con più successo che mai.

Dopo che “Necronomicon” ha catturato l’attenzione della scena thrash metal e ha raccolto elogi per la band, ti sei sentito sotto pressione durante la fase di scrittura del secondo album, “Apocalyptic Nightmare”?
Sì, è esatto. E abbiamo sicuramente sbagliato a deviare un po’ dal nostro percorso musicale. Il primo album era solo puro punk e thrash metal. Completamente folle e senza compromessi. Con il secondo album volevamo troppo ma non eravamo ancora pronti. Con il terzo (“Escalation”) abbiamo fatto tutto bene.

L’era classica dei Necronomicon si è conclusa con il terzo album, “Escalation”, forse il vostro maggiore successo?
Assolutamente! Siamo entrati al ventesimo posto 20 della classifica mondiale dei migliori album thrash. Ne sono orgoglioso, davvero.

Una lunga sosta si è verificata tra “Escalation” (1988) e “Scream” (1994). Perché?
Penso che quasi tutti conoscano la nostra storia. È piena di colpi sfortuna, frodi della nostra etichetta discografica, controversie legali e giudiziarie e tanto dolore… ma non abbiamo mai smesso di credere in noi stessi e siamo più forti e migliori che mai. Il nostro nuovo album, “The Last Chapter”, uscirà nel 2021 e, te lo garantisco, spazzerà via tutto!

Il vostro ritorno è datato 2004 con l’album “Construction of Evil”, e dopo quattro anni esce “Revenge Of The Beast”. Sei ancora soddisfatto di questa coppia di release?
Sì. “Revenge Of The Beast” si è piazzato al 6 ° posto in Sud America e al 10 ° posto nelle classifiche rock in Germania.

Dopo “Invictus” (2012), “Pathfinder … Between Heaven And Hell” (2015) e “Unleashed Bastards Of The Beast” (2018), come è cambiato il vostro sound con questi due ultimi album e dopo 30 anni di carriera?
Ovviamente il suono cambia nel corso degli anni. Dopo “Construction Of Evil”, lavoro insieme ad Achim Köhler, che è anche responsabile dello sviluppo del nostro suono. Per me, uno dei migliori ingegneri. Amo il suo lavoro e lui è un mio buon amico.

Quando si parla di thrash metal tedesco, i nomi sono sempre Kreator, Sodom e Destruction. Ma ci sono altre buone band come Necronomicon, Iron Angel, Accuser, Poltergeist… ti scoccia questa cosa?
No. Con i ragazzi abbiamo fatto e stiamo facendo un buon lavoro. Non dobbiamo temere nessuno. Ok, forse abbiamo avuto un po’ di sfortuna all’inizio, ma dopo “Construction Of Evil” siamo cresciuti ripidamente. Non credo che dobbiamo risalare la fila dal fondo.

E il nuvo album invece?
Sarà un killer album… credimi. Un lavoro di puro thrash e speed ​​metal con un suono fulminante. Fate attenzione a “The Last Chapter”!

It’s time for reissues for Necronomicon, the German thrash cult band that, while waiting for the next album, released a new version of the 2012 album, “Invictus”, on Metal Scrap Records.

Welcome, Freddy. How is born the idea of this new edition of “Invictus”, your album dated 2012?
Hi guys! Thanks for your interest in Necronomicon. The idea came from Metal Scrap Records. Anatoliy asked me if that would be interesting and I thought it was a great idea to promote this great album again.

The original tracklist included “Possessed by Evil”, song that appeared on the 1986 self-titled debut: why did you add this song?
I love this old stuff and it’s one of the most famous songs of Necronomicon.

In the 2020 edition there’s “Possessed Again (acoustic version)”, how is born this new tribute to your past?
On our first tour through Russia, we played an acoustic concert on a radio station and the guys where totally flashed about it. So we decided to published one or two songs in an album.

Your first album was released in 1986, what do you remember about that times?
We were totally excited to get a record deal and felt great. Even though we were all still very young and couldn’t really realize it yet, we decided to only make music. We really wanted to do that and I think we succeeded quite well. Maybe with a few teething problems and a little more time than other well-known bands, but in the end we went our way and we still go it…. and more successful than ever before.

After that “Necronomicon” caught the attention of the thrash metal scene and garnered praise for the band, did you feel under pressure during the second album, “Apocalyptic Nightmare”, songwriting phase?
Yeah, that’s right. And we certainly made a mistake to deviate a little from our musical path. The first album was just pure punk and thrash metal. Fully forward and without compromise. With the 2nd album we wanted too much; we weren’t ready for it yet. With the 3rd album (“Escalation”) we did everything right. The success shows it also.

The classic era of Necronomicon ended with the third album, “Escalation”, maybe your successful release?
Absolutely! We have been voted on place 20 of the best thrash metal albums… worldwide. I´m proud of it, really.

A long stop occurred between “Escalation” (1988) and “Scream” (1994). Why?
I think almost everyone knows our story. It is full of blows of fate, fraud from our record label, legal and judicial disputes and a lot of pain… but we never stopped believing in ourselves and we are stronger and better than ever. Our new album, “The Last Chapter”, will be released in 2021 and I guarantee you – it will blow everything away!

Your comeback is dated 2004 with “Construction of Evil” album, and after four years is out “Revenge Of The Beast”. Are you still satisfied of this couple of release?
Yes. “Revenge Of The Beast” placed on 6 in South America and 10th place in the Rock charts of Germany.

After “Invictus” (2012), “Pathfinder… Between Heaven And Hell” (2015) and “Unleashed Bastards Of The Beast” (2018), how is changed your sound with these two last albums and after 30 year of career?
Of course, the sound changes over the years. Since “Construction Of Evil”, I work together with Achim Köhler and he is also responsible for the development of our sound. For me, one of the best sound engineers. I love his work and he is a good friend of mine.

When people talk about German thrash metal, the names are always Kreator, Sodom and Destruction. But, there are others good bands like Necronomicon, Iron Angel, Accuser, Poltergeist… are you sad about this?
No. The guys have and do a good job. But we don’t have to hide from anybody. Ok, maybe we had some bad luck in the beginning, but after the “Construction Of Evil” we only went up steeply. I don’t think that we have to queue up at the back of the line.

What’s about the new record?
It will be a killer….believe me. A work of pure fucking Thrash and Speed Metal with a fulminant sound. Beware of “The Last Chapter”!

Last Century – Stato di consapevolezza

Ancora una sorpresa positiva dall’underground tricolore, freschi d’esordio i Last Century ci hanno presentato “A State Of Being Aware” (Maculata Anima Rec.), album che presenta spunti interessanti e buone basi per un futuro radioso.

Ciao Roberto (Biasin – chitarra e voce), inizierei con le presentazioni: quando e come nascono i Last Century?
Ciao! I Last Century nascono sul finire del 2014 dall’incontro dei due chitarristi Roberto Biasin e Riccardo Signorini, poco tempo dopo si unirà alla batteria Giovanni Giustioli, Roberto passerà anche alla voce e, dopo numerosi avvicendamenti, l’attuale bassista Luca Piccolo. L’idea è sempre stata quella di proporre un thrash metal tecnico dalle forti influenze progressive.

Il primo tassello che è andato a suo posto è stato il singolo del 2016 “Call Of War”, che ricordi hai di quella prima uscita ufficiale?
Registrammo quella canzone nel garage di un amico, Riccardo Aruffo, ci mettemmo circa un giorno e fu la prima volta in studio, ovviamente eravamo inesperti ma facemmo comunque un tentativo. La prima volta che pubblichi una canzone è un’emozione nuova, perché vedi un pezzo che tu hai scritto uscire allo scoperto e senti i pareri delle persone, che non sono quasi mai come te li aspetti.

Nonostante la pubblicazione dell’EP, “Mandatory Disguise”, avete dovuto assestare nuovamente la line up per poter arrivare al primo disco. E’ stato frustante dover ripartire da zero o quasi prima di vedere realizzato il sogno del full length?
Nel periodo di “Mandatory Disguise” ci fu una buona attività live, cambiare i componenti non è facile soprattutto se hai concerti da suonare, ma noi ci siamo sempre arrangiati in qualche modo e raramente rinunciavamo… in un modo o nell’altro ce l’abbiamo sempre fatta.

Altro passo importante è stata la firma con la Maculata Anima Rec., come siete entrati in contatto con l’etichetta?
Cercavamo da tempo un’etichetta che potesse promuoverci, molte avevano esigenze assurde, costi proibitivi o semplicemente non facevano nulla per te. Maculata Anima nel suo piccolo c’è sempre, ti da una grossa mano, praticamente a costo zero, e crede realmente nella tua musica, valorizzandola.

A fare da apripista all’album in uscita, ci ha pensato il primo singolo “Slaves Of Time”, come è stato accolto?
“Slaves of Time” è stata protagonista del nostro primo videoclip, è stata accolta molto bene! Alla gente piace e per i nostri standard sta avendo buone visualizzazioni e ascolti.

Il 3 Ottobre ha visto la luce, finalmente, “A State Of Being Aware”. Siete soddisfatti del risultato finale?
Sì, è tutto esattamente come volevamo, il suono, le canzoni, siamo pienamente soddisfatti dal punto di vista artistico e tecnico.

E’ passato un mesetto dalla pubblicazione, avrete raccolto le prime impressioni di stampa e ascoltatori, che feedback state ricevendo?
Gli ascolti sono cresciuti e stiamo vendendo qualche copia… ma ce ne sono ancora molte, contattateci per averne una o ordinatela su Bandcamp!

Sognavate il vostro primo full, magari immaginavate di poterlo poi portare dal vivo: quando vi sta condizionando negativamente il blocco dei live?
Sono quasi tutti brani che suoniamo live da tempo in realtà, inoltre siamo riusciti a fare uno show ad Ottobre in compagnia dei Game Over, certo speriamo che questa situazione difficile si risolva!

La frustrazione, derivante dall’impossibilità di esibirvi, la state trasformando in energia positiva in sala prove per la scrittura dei nuovi brani?
Per ora ci stiamo concentrando sulla promozione di “A State of Being Aware”! Dategli un ascolto!

Harlott – Sounds from the final age

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dall’italiana Punishment 18 alla Metal Blade, per gli australiani Harlott sembra giunto il momento del grande salto in avanti grazie ad Detritus of the Final Age, terzo disco pubblicato sotto l’egida della potente etichetta americana.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Andrew! Potresti presentare la tua band ai lettori italiani?
Ciao Italia! Siamo gli Harlott, siamo australiani e suoniamo thrash metal. Non c’è niente altro da sapere su di noi!

Le vostre prime prime uscite sono state autoprodotte, poi siete passati sotto una major dal vostro secondo album, “Extinction”: come è cambiata la vostra carriera?
Firmare per Metal Blade ha fatto la differenza per noi in tanti modi. Abbiamo effettivamente pubblicato il nostro primo album tramite un’etichetta italiana chiamata Punishment 18, e dal secondo album in poi abbiamo lavorato con la Metal Blade. Il loro sostegno e la loro influenza hanno fatto conoscere la nostra musica a un pubblico molto più vasto e ci ha liberato da tutti quegli aspetti del business che non capiamo. Sanno dove vendere, come vendere, come promuovere e come assicurarsi che le persone si entusiasmino. Senza di loro la gente non si prenderebbe la briga di sentirci. Grazie alla portata più ampia della loro esperienza e conoscenza siamo anche riusciti ad avere l’opportunità di fare tournée all’estero e vivere una vita che ci saremmo persi senza il loro aiuto.

A metà degli anni ’90 molte persone dicevano che il thrash metal era morto, ma è ancora vivo. La scena è migliore adesso o nel 2013 quando avete pubblicato il vostro primo album?
Stranamente, spesso ci veniva detto che il revival thrash era finito quando stavamo iniziando, nonostante l’Australia avesse una scena molto attiva 10 anni fa. Riusciamo ad andare indietro di un decennio al massimo quando parliamo di tendenze, quindi penso che siamo stati fortunati in termini di tempismo. Alla fine della giostra suoniamo solo la musica che amiamo suonare, non perché desideriamo sfruttare le mode mentre vanno e vengono. Penso che il metal sia molto di più difficile da uccidere di quanto si creda, ci sono un sacco di band thrash in questi giorni che sono relativamente nuove e fanno grandi cose.

Stiamo vivendo l’età finale?
Può essere! Solo il tempo lo dirà. Potremmo essere a pochi istanti dall’apocalisse così come questa macabra situazione potrebbe andare avanti ancora per diversi anni. Suppongo che le persone siano sempre state piuttosto schifose, pertanto da sempre stiamo andando avanti verso la fine, solo che ora abbiamo metodi ottimali per farlo in modo più celere!

Avete scelto questo titolo prima dell’emergenza Covid-19?
Sì! Questo album è stato praticamente finito prima che gli effetti del Covid-19 si facessero sentire nel mondo. C’erano alcuni articoli provenienti dalla Cina, ma niente di più!

Come è nato l’album? I due nuovi membri – Glen Trayhern (batteria) e Leigh Bartley (chitarra) – sono stati coinvolti nella scrittura delle canzoni?
La scrittura delle canzoni, come avviene di solito, è partita dall’arrangiamento di cui mi occupo principalmente io, anche se in questo album abbiamo avuto alcuni ospiti coinvolti nella scrittura dei riff e dei testi. I due membri dei Battlegrave hanno scritto la traccia “Prime Evil” con poca, o nessuna, interferenza da parte mia. Mi sono innamorato del loro album di debutto e ho adorato il modo in cui hanno strutturato la loro musica, quindi li ho convinti a lavorare su qualche idea per farmi vedere come ne veniva fuori, alla fine ero piuttosto soddisfatto del risultato e per me è stato molto divertente uscire dalla mia solita routine di scrittura.

I testi sono più personali che mai, perché hai scelto questi argomenti così introspettivi?
Avevo appena vissuto alcuni momenti abbastanza significativi e pensavo che sarebbe stato un errore da parte mia non usarli come fonte di ispirazione o, quanto meno, evidenziare l’impatto che hanno avuto sulla mia esistenza. Non è qualcosa che faccio normalmente, mi ha lasciato un po’ più esposto del solito, ma sono dei testi che sono venuti fuori molto facilmente perché si basano sulle mie esperienze personali.

Hai anche reclutato il chitarrista dei Cephalic Carnage Brian Hopp per suonare alcuni assoli in “Prime Evil”, come è nata questa collaborazione?
Siamo stati in tour con i Cephalic Carnage nel 2018 e mi sono innamorato della band e dei loro singoli membri. Brian è uno dei più bravi ragazzi che io abbia mai incontrato nella mia vita ed è un musicista fenomenale, quindi volevo tanto coinvolgerlo nell’album. È stato così gentile da accontentare la mia richiesta e per questo potete trovare una chitarra assolutamente selvaggia in una delle canzoni.

Che mi racconti del movimento metal in Australia e in particolare della scena estrema?
La scena quaggiù è piccola ma fedele. È un paese molto vasto con una popolazione relativamente piccola ma ci sono fan sfegatati che vivono per il metal proprio come avviene in qualsiasi altra parte del mondo. Ogni grande città ha la sua cricca con le proprie band di ogni genere e a livello nazionale abbiamo tutti una grande rete di supporto, quindi i tour sono divertenti ma estenuanti. Dieci ore di guida tra ogni città e non si incrocia quasi nulla durante il percorso! Penso che la scena estrema sia probabilmente la nostra punta di diamante con band come i Psycroptic che fanno da guida al movimento. Tutti hanno una mentalità aperta nei confronti delmetal, per questo siamo molto esigenti.

Per l’emergenza Covid-19, qui in Europa i concerti si sono fermati. In Australia potrete suonare dal vivo le vostre nuove canzoni?
Non saliamo su un palco da febbraio e i concerti sono ancora off-limits, ma il paese si sta lentamente aprendo, quindi speriamo di poter fare qualche live presto e per questo dovremo provare il nuovo materiale. Saremo ben allenati allenati al momento del nostro arrivo in Europa…

From the Italian Punishment 18 to the Metal Blade, for the Australians Harlott seems to be the moment of the great leap forward thanks to Detritus of the Final Age, the third album released under the aegis of the powerful American label.

Welcome on Il Raglio del Mulo, Andrew! Could you to introduce your band to the Italian readers?
Hello Italy! We are Harlott, we are from Australia and we play thrash metal. There is nothing more you need to know about us really!

Your first releases are independent, you are under a major label from your second album, “Extinction”: how was changed your career?
Signing to Metal Blade made a world of difference for us in so many ways. We did actually release our first album via an Italian label called Punishment 18, and from the second album onwards we have been working with Metal Blade. Having their support and influence has opened our music to a much larger audience and taken all of the sides of the business that we don’t understand away from us. They know where to sell it, how to sell, how to promote it, and how to make sure people get excited. Without them people would miss out on hearing us quite simply. Thanks to that larger reach from their experience and knowledge we have also managed to have opportunities to tour overseas and experience a life we may have missed out on without their help.

In the middle of ’90 many people said thrash metal is dead, but now is still alive. The scene is better now or in 2013 when you released your first album?
Funnily enough we often got told that the thrash revival was over when we were starting up but Australia had a very healthy scene 10 years ago. We tend to be up to a decade behind when it comes to trends so I think we lucked out timing wise. At the end of the day we only play the music because we love to play it and not because we wish to cash in on the trends as they come and go. I think metal takes a lot more to kill than we give it credit for, theres plenty of thrash bands these days that are relatively new and doing great things.

Are we living the final age?
Maybe! Only time will tell on that front. We could be moments away from apocalypse or this macabre production might carry on for several years. I suppose people have always been pretty terrible so we have always been heading towards the end, we just have better methods now to make that happen!

Did you choose this title before the Covid-19 emergency?
We did! This album was pretty much finished recording before the effects of Covid-19 were being felt on the global scene. There were news articles about it in China but that was about it!

How the album was born? Were the two new members –  Glen Trayhern (drums)  and Leigh Bartley (guitar) – involved in the songwriting?
The song writing was as per the usual arrangement of being mostly down to myself though in this album we did have some guest writing contributing riffs and lyrics. The two members from Battlegrave penned the track “Prime Evil” with little to no interference from me. I fell in love with their debut album and loved how they put their music together so I got them to work on something for me to see how it would sound and I was quite pleased with the end product and it was a lot of fun to perform outside of my own techniques.

Lyrics are more personal than ever before, why did you choose this introspective matters?
I had been through some fairly significant life events and I thought it would be remiss of me to not draw on them for inspiration and at least acknowledge them for the impact they had on my life. Its not something I would normally do musically so it did leave me feeling a little bit more exposed than usual but they were some of the easiest lyrics ive written in as much as they flowed out with me easily because I could write from experience.

You also recruited Cephalic Carnage guitarist Brian Hopp to play some solos on “Prime Evil”, how is born this cooperation?
We toured with Cephalic Carnage in 2018 and I fell in love with the band, and their individual members. Brian is one of the greatest dudes live ever met in my life and a phenomenal musician so I really wanted to get him involved for the album. He was kind enough to oblige my request and as a result there is some absolutely wild guitar work on one of the songs.

What’s about the metal movement in Australia and in particular what’s about the extreme scene?
The scene down here is small but loyal. Its such a massive country with a relatively small population but there are die hard fans that live for metal just like they do anywhere else in the world. Each major city has its own clique with its own bands for each genre and nationally we all have a great supportive network so touring is fun but exhausting. 10 hour drives between each city and theres a whole lot of nothing on the roads inbetween! I think our extreme scene is probably our strongest and our flagship bands like Psycroptic help to drive that movement. But everyones open minded with metal so as long as its heavy most punters will give it a go.

Due the Covid-19 emergency, here in Europe there’s concerts stop. What’s about Australia,  could you play live your new songs?
We haven’t been on stage since February and gigs are still very much off limits, but the country is slowly opening up so hopefully we can get some gigs in soon and try out the new material. We will have to be well and truly practiced by the time we make our way over to Europe…