EvilSpell – Padre vostro

Abbiamo contattato Filo e Paul degli EvilSpell per discutere del nuovo album dei milanesi, “Padre Vostro” (Blasphemous Records / Grand Sounds Promotion), un rumoroso e violento attacco frontale alla morale benpensante.

Benvenuti ragazzi, per una band old school come la vostra quanto conta il trascorrere del tempo? Ve lo chiedo perché tra le vostre ultime due uscite passano ben sette anni, ma per chi come voi non va dietro le mode del momento, una lunga pausa non dovrebbe aver creato grossi scompensi, no?
Ciao, che dire hai già detto tutto te… Eheheh, non seguiamo le mode, non abbiamo fretta di fare mille uscite, non ci interessa seguire le correnti. Effettivamente guardando il panorama metal underground molte band nate domani fanno già live, pagine social, viuuus ecc ecc ecc noi, da sempre molto tarallucci e vino, abbiamo aspettato che fossimo pronti non il momento prepuzio…

Quando avete ripreso a provare, i nuovi brani sono venuti fuori in modo spontaneo e semplice, oppure è stato complicato rimettere in moto la macchina?
Intendi ripreso a suonare per pause dettate dal covid? Beh, non ci ha scalfito avendo fortunatamente il nostro bunker dove poter chiuderci a emanare rumori molesti. Più che altro, ora con l’uscita di “Padre Vostro” siam un attimo più vecchi, stanchi e pigri… Ci stiamo allenando per poter dare un live degno di noi…

Alcune delle canzoni preesistevano o sono state tutte scritte per “Padre Vostro”?
Dopo “Necrology” tutto ciò che abbiamo prodotto è dentro “Padre Vostro”.

Quali sono i brani più rappresentativi del disco?
Non sapremmo che dire, ciò che è rappresentativo per uno di noi magari non lo è per un altro… Ogni canzone ha la sua storia, la sua vita. Ci siamo trovati in questa posizione di scelta quando la Blasphemous Record ci ha chiesto quale canzone usare come “singolo”, tutte non potevamo metterle e abbiamo deciso “Masonic Scum”. Dopo una riunione molto accurata di noi quattro (praticamente il tempo di due birre e pessime decisioni) abbiamo optato per lei… Ma solo per scelta obbligata.

Tornate con album che ha un titolo in italiano per la prima volta, ma comunque avete preferito, come sempre, l’inglese alla nostra lingua nei testi. Come mai?
Musicalmente l’inglese è molto più musicale, passateci il termine. Per ora a livello di liriche abbiamo tenuto la lingua della Regina, anche se alcuni ritornelli e il titolo in italiano danno quel tocco di grezzo, ignorante e voglia di fare come piace a noi. Fregandocene di ciò che pensano gli altri…

“Padre Vostro” dà l’idea di una volontà di staccarsi dalla massa, una sorta di “non siamo figli dello stesso padre, non siamo come voi”. Va inteso così il titolo?
Bravo, preciso così. Non ci uniformeremo mai al gregge, se una cosa vogliamo farla la facciamo, punto. Sia essa scelta religiosa, politica, musicale, ecc ecc… Sempre per la nostra strada, anzi più ci dite che non va bene, che non si fa così, noi carichiamo a testa bassa ancora di più la mano. “Padre Vostro” appunto va a metter subito in chiaro che siamo liberi da qualsiasi vincolo: i vincoli vostri teneteveli per voi.

Il disco uscirà per la Blasphemous Records, in formato digitale e fisico, e sarà distribuito in modo capillare in tutto il mondo. Per una band old school come la vostra, che valore ha il prodotto in digitale?
Per rispondere a questa domanda farei un passo indietro, cioè guardare come va il mondo: ok, non abbiamo più 20 anni quando, nell’rodine, vinili, cassette e CD, erano la normalità. Ora c’è il digitale, lo streaming, il cloud, e volente o nolente bisogna ammettere che è comodo. Ovviamente, vinili, cassette e CD nel 2021 suonano come prodotti nostalgici e da collezione. Beh, per molti è così, per altri no. Abbiamo scelto il doppio formato (CD e digitale), perché noi usiamo quelli. Forse più avanti faremo anche cassette e vinili e, perché no ,incisioni rupestri… Saranno da collezione? Saranno da nerd? Chissene’, se vogliamo farlo, lo faremo. E come sempre, mai per moda…

La copertina è folle, chi l’ha disegnata?
Eheheh, bella vero? Disegnata da Dp Art, dopo qualche giornata insieme a Filo, che portava tutte le idee, abbiamo partorito questa bella minestra di blasfemia… Non sarà la classica copertina ma un’idea nostra, che (come sempre) non passa da ciò che è moda. Darà fastidio? Meglio!

Vi state organizzando per un’eventuale promozione dal vivo del disco oppure preferite aspettare di capire come si evolveranno le cose dal punto di vista sanitario?
Per ora abbiamo solo la data di presentazione del disco. Abbiamo giusto due cose da sistemare in famiglia Evil e poi faremo di tutto per farci qualche tournée. Son due anni che siamo con il culo sul divano e aspettiamo di uscire. Non ce lo faranno fare? Amen, lo faremo lo stesso!




Criminal – Altar of sacrifice

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Criminal di Anton Reisenegger (Brujeria, Lock Up, Pentagram Chile) sono tornati con un disco, “Sacrificio” (Metal Blade), che affonda le proprie radici nel disagio sociale causato in Cile e nei Paesi di lingua spagnola dalla pandemia.

Benvenuto Anton, dopo 30 anni e 9 full-length, possiamo considerare il vostro nuovo album “Sacrifico” un ritorno al sound originale?
Ehi, grazie per avermi contattato! Sì, penso che in molti modi questo album si colleghi ai nostri primi due, tre album soprattutto per i ritmi più grovy e tribali e per i ritornelli più diretti, quasi singalong. Ma allo stesso tempo potrebbe benissimo essere il nostro album più estremo fino ad oggi, a volte al limite del grindcore.

Questa nuova release è il vostro manifesto definitivo?
Niente è definitivo. Siamo sempre stati concentrati sul momento e testimonieremo sempre le cose che accadono intorno a noi. Da un punto di vista musicale può essere qualcosa del genere però, perché penso che unisca tutti i nostri punti di forza che abbiamo sviluppato negli anni.

Che ne è dell’ambiente politico e sociale cileno dopo la pandemia di Covid?
Beh, tutto si è un po’ tranquillizzato dopo la rivolta dell’ottobre 2019, ma è una calma tesa. Alcune cose hanno iniziato a cambiare, ma le persone sono sospettose e vogliono vedere un vero cambiamento. È un processo che richiederà anni però. Spero che non venga fottuto da alcuni politici populisti e opportunisti.

Quanto è importante per te l’uso della lingua spagnola nelle tue canzoni in questa fase storica?
Bene, abbiamo già incluso canzoni in spagnolo dal nostro secondo album “Dead Soul” nel 1997 in poi, quindi è diventato una specie di marchio di fabbrica e qualcosa che i nostri fan si aspettano. Ora, in questo particolare momento, credo che abbia più senso che mai, perché parliamo di eventi contingenti che stanno accadendo nel mondo di lingua spagnola, non solo in Cile, quindi penso che le persone di quei paesi saranno in grado di entrare in sintonia con noi in modo più profondo.

Abbiamo bisogno di un sacrificio per la nostra salvezza? Ed è questa una chiave di lettura cristiana della salvezza?
Ci piace usare immagini cristiane (e anticristiane) nel nostro immaginario e nelle nostra grafiche, ma siamo probabilmente quanto c’è di più lontano dall’essere cristiani, ahah! In questo caso particolare, ciò che intendiamo è che un intero paese è stato sacrificato in nome dell’avidità e del potere.


E i nuovi membri? Perché hai preferito non semplicemente dei nuovi membri, ma bensì giovani musicisti?
Allora, con una storia di 30 anni alle spalle è difficile mantenere una formazione stabile. Le vite dei membri cambiano, alcuni vogliono e altri hanno bisogno di passare ad altre cose, quindi è sempre piacevole coinvolgere alcuni giovani musicisti che sono davvero entusiasti e disposti a sacrificare (nessun gioco di parole) altre cose per andare in giro e suonare musica. La maggior parte dei musicisti della mia età è già adagiata a modo suo e trova difficile adattarsi a situazioni specifiche, ma la generazione più giovane è molto più flessibile, quindi è un piacere lavorare con loro.

Guardandoti indietro, hai rimpianti?
Probabilmente molti. La vita è piena di decisioni e puoi fare solo una scelta, quindi non scoprirai mai cosa sarebbe successo se avessi fatto le cose in modo diverso. Col senno di poi è ovviamente sempre più facile dire “avrei dovuto fare le cose diversamente” ma sì, non posso negare che mi pento di non aver lasciato prima il mio paese per intraprendere la carriera di musicista.

Siete pronti a tornare in scena dopo l’emergenza pandemica?
Non ne sono sicuro, ahah. Probabilmente inizierò a fare un po’ di esercizio e a vivere in modo più sano prima di poter affrontare un tour.

Consiglieresti qualche band cilena che ti piace davvero?
Wow, ce ne sono così tanti, citerò solo le prime che mi vengono in mente: Poema Arcanus, Capilla Ardiente, Nuclear, Demoniac, Degotten, Ripper, Mourning Sun, Montaña Sagrada, Atomic Aggressor… beh, questo breve elenco è già qualcosa, ahah!

Anton Reisenegger‘s Criminal (Brujeria, Lock Up, Pentagram Chile) are back with a record, “Sacrificio” (Metal Blade), which has its roots in the social unrest caused in Chile and in Spanish-speaking countries by the pandemic.

Welcome Anton, after 30 years and 9 full-lengths, could we consider your new album “Sacrifico” a return to your original sound?
Hey, thanks for having me! Yes, I think in many ways this album connects to our first two, three albums because of the more grovy, tribal rhythms and the more straightforward, almost singalong choruses. But at the same time it very well may be our most extreme album to date, sometimes verging on grindcore.

Is this new release your definitive manifesto?
Nothing is definitive. We have always been and will always be commenting on the things that happen around us. From a musical point of view it may be something like that though, because I think it unites all the strengths that we have been developing over the years.

What’s about the Chilean political and social environment after the covid pandemic?
Well, it has all calmed down a little after the uprising in October 2019, but it is a tense calm. Some things have started to change, but the people are suspicious and want to see real change. It is a process that will take years though. I hope it doesn’t get fucked up by some populist, opportunist politicians.

How is important to you the use of the Spanish language in your songs in this historical phase?
Well, we’ve included songs in Spanish in our albums since our second album “Dead Soul” in 1997, so it has become kind of a trademark and something our fans have come to expect. Now in this particular moment in time I think it makes more sense than ever, because we’re talking about very concrete events that are happing in th Spanish-speaking world, not only Chile, so I think people from those countries will be able to relate to them in a stronger way.

Do we need a sacrifice for our salvation? And is this a Christian reading key of salvation?
We like to use Christian (and anti-Christian) imagery in our graphics, but we’re probably the farthest away from being Christian, haha! In this particular case, what we mean is that a whole country has been sacrificed in the name of greed ad power.

What’s about the new members ? Why did you prefer, not only new members, but young musicians?
Well, with a 30-year history it is always difficult to maintain a stable line-up. Member’s lives change, some want and some need to move on to other things, so it is always refreshing to get some young musicians in who are really enthusiastic and willing to sacrifice (no pun intended) other things in order to go out there and play music. Most musicians of my age are already set in their own ways and find it difficult to adapt to specific situations, but the younger generation is much more flexible, so it is a pleasure to work with them.

Looking back, do you have any regrets?
Probably a lot. Life is full of decisions, and you only get to make one choice, so you never find out what would have happened if you’d done things differently. In hindsight it is obviously always easier to say “I should have done things differently” but yes, I can’t deny I regret not leaving my country earlier to pursue a career as a musician.

Are you ready to back on stage after the pandemic emergency?
I’m not sure, haha, I will probably start to exercise and live healthier before I can do a tour.

Would you recommend some Chilean bands you really enjoy?
Wow, there’s so many, I’ll just name a few from the top of my head: Poema Arcanus, Capilla Ardiente, Nuclear, Demoniac, Degotten, Ripper, Mourning Sun, Montaña Sagrada, Atomic Aggressor… well, that’s already more than a few, haha!

Underball – The worst is yet to cum

Sotto la patina esteriore (ma non domandiamoci di che sostanza sia), gli Underball sono un gruppo impegnato. Impegnato a fare casino e a divertirsi, ma anche a divertirci, e “The Worst Is Yet To Cum” è il loro manifesto.

Ciao Carlo (Zorro, chitarra) dal 16 luglio è fuori il vostro primo album, “The Worst Is Yet To Cum”, come avete fatto a trattenere l’orgasmo sino a quel momento?
Considerando la lentezza per rispondere a questa intervista, direi che sicuramente non abbiamo avuto problemi nel trattenere l’orgasmo. Il concerto del 16 è stato un bel momento, soprattutto considerando che eravamo fermi da parecchio tempo. È stato bello presentare la nostra “ultima fatica”…. un po’ come quando sei un po’ costipato, ma alla fine riesci a farla uscire… dopo mesi.

Il disco presenta una copertina dai contenuti forti, una metafora dei tempi che viviamo?
Diciamo che se fosse una metafora della vita, sarebbe davvero una vita di merda. Di base volevamo una copertina che si distaccasse il più possibile dal classico album metal o hardcore. Abbiamo cercato di visualizzare il titolo del disco e il mood degli Underball con questo concetto visivo: è fico, è fatto bene, fa pure ridere ma, alla fine, comunque fa schifo. E’ lo specchio della nostra anima.

Non c’è stato bisogno di scomodare mio cugino, psicologo disoccupato, per capire che siete ossessionati dal sesso? Pubertà complicata?
Tuo cugino psicologo credo che cambierebbe lavoro dopo la seduta. Fondamentalmente di che vuoi parlare? La politica è di quelli impegnati o dei giornali, satana è dei metallari, il macismo e le gare a chi ce l’ha più lungo sono per l’hip hop, l’amore e l’introspezione sono per X-Factor… rimanevano solo la cacca e il sesso. Dimentichiamo qualcosa, per caso?

Scherzi a parte, non temete che questa vostra ironia alla fine possa far perdere un po’ di vista i contenuti musicali?
Effettivamente potrebbe essere un’arma a doppio taglio. Però se cominci sempre a pianificare con l’obbiettivo di fare qualcosa che piaccia alla gente che cosa lo fai a fare er metal? Tanto valeva imparare a pronunciare male l’italiano, effettare la voce con l’autotune e piegarsi a novanta col culo ben aperto.

Sia musicalmente che esteticamente mi sembrate affascinati dagli anni 80, cosa avete preso di buono da quel periodo e cosa vi avete aggiunto di vostro?
Esteticamente può sembrare: metterci gli spandex ci è sembrato un modo accettabile per metterci in ridicolo più di quanto non faccia già l’alcool. Musicalmente in realtà c’è anche molto degli anni 70; sicuramente la parte hard rock e il glam vengono da lì. Non a caso abbiamo fatto anche la cover di “20th Century Boy” dei T-Rex (la trovate sul nostro canale youtubbbbo).

I pezzi di “The Worst Is Yet To Cum” sono diretti e senza fronzoli, sono nati in modo spontaneo o sono il frutto di numerose prove di affinamento?
Il songwriting è sempre stato abbastanza fluido ed immediato, salvo dover tenere a bada certi eccessi artistici. Tipo Pekkia che non vorrebbe scendere sotto i 300bpm o SexLex che si ispira a Whitney Houston.

Il primo singolo ha un titolo, “John Von Love”, che fa pensare che dietro ci sia una storia di vita vissuta. Chi è il protagonista del brano?
In tutte le canzoni c’è sempre qualcosa di vero. Ogni brano racconta di esperienze vissute dai membri (intesi come organi) della band. Ma differenza degli altri, “John Von Lovers” è nato in America, più precisamente a Tampax (Florida), sei è trasferito in Italia nel 2014, quindi non sappiamo tutto di lui… per fortuna.

Immagino che “Dwarfs” si inserisca nel solco della tradizione lirica di un certo power italiano…
’n che senso? (detto alla Verdone). Guarda alla fine è facile: a Zorro piacciono gli AC/DC > gli AC/DC sono nani > visto che siamo deviati il protagonista è un clitoride > il suddetto clitoride è talmente grosso che pare il cazzo di un nano. Facile no?

L’Italia pare che stia aprendo nuovamente ai concerti, siete pronto a darle il colpo di grazia dopo due anni difficili andando in tour?
Considerando i due mesi trascorsi per rispondere a questa intervista ti farà piacere sapere che abbiamo già ripreso. Abbiamo ricominciato solo con il Lazio ma a breve usciranno date nel resto d’Italia e, incrociando le dita e non i flussi, anche in Europa.

Paradox – End of a legend

Le leggende non muoiono mai e, a volte, ritornano. I Paradox hanno ripreso il filo del concept lasciato in sospeso 31 anni fa con “Heresy”, realizzando a sorpresa “Heresy II – End of a Legend” (AFM Records / All Noir). Se di fine si tratta, di certo non è quella dei Paradox, come ci ha confermato Charly Steinhauer.

Ciao Charly, cosa hai provato quando sei tornato, dopo 30 anni, sulla scena del crimine con questo “Heresy II – End of a Legend”?
La sensazione è indescrivibile. È associata alla nostalgia ed è associata all’orgoglio. Non riesco ancora a credere di avere tra le mani un successore di “Heresy”. L’album ha richiesto molto a tutti noi. Le mie batterie erano completamente scariche alla fine del processo e ci è voluto un po’ di tempo per recuperare le forze mentali. Ma è molto molto bello aver creato questo capolavoro.

Dopo la crisi del movimento thrash nella seconda metà degli anni ’90, avresti mai immaginato di comporre la seconda parte di “Heresy”?
Prima di tutto, non mi aspettavo che i Paradox potessero esistesse ancora dopo così tanto tempo. Non sono un grande fan delle seconde parti e non mi sarei mai aspettato di pubblicare in seguito un altro album chiamato “Heresy”.

Quando hai capito che era il momento giusto per dare a “Heresy” un successore?
Non sapevamo se fosse il momento giusto per fare una seconda parte di “Heresy”. “Heresy II – End Of A Legend” non era previsto. Non avremmo nemmeno fatto una seconda parte se il concept della storia non fosse stato così buono, ma Peter Vogt, il nostro paroliere, non ci ha dato scelta. Quando abbiamo letto la storia per la prima volta, ci è stato chiaro che avrebbe avuto senso tradurla in musica, a differenza di “Heresy” (1989) che era basato su una storia vera, la storia di “Heresy II – End Of A Legend” è il frutto dell’immaginazione.

Quanto ha influito su questa tua decisione il ritorno di Axel Blaha?
Axel ha giocato un ruolo decisivo in questo album, ma ha avuto poco a che fare con la decisione di un successore di “Heresy”. Come il resto della band, era entusiasta del concept. Axel è stato il mio migliore amico sin da quando eravamo bambini. Ci incontriamo regolarmente e lavoriamo molto duramente sulle canzoni e su come dovrebbero suonare.

Per riprendere il filo, sei partito dal suono di “Heresy” o dal concept?
Peter Vogt, il nostro scrittore di testi, ci ha suggerito per primo il concept e ne siamo rimasti tutti entusiasti. Mi ha dato 14 titoli di canzoni, tutte da elaborare musicalmente. 13 di loro sono entrate nell’album. Poi ho iniziato a comporre nel luglio 2019 e ne ho scritto la musica. Tutto ha funzionato perfettamente. Peter Vogt aveva già scritto i testi di “Heresy” (1989) e siamo rimasti in contatto nel corso degli anni. Siamo molto uniti e tutto è stato molto facile.

Non credi che possa essere un rischio proporre questa seconda parte dopo 31 anni? I tuoi fan più nostalgici potrebbero non apprezzare questa uscita.
Come compositore non vuoi fare la stessa musica per 40 anni senza evolverti ulteriormente. Tuttavia, dovresti sempre soddisfare i tuoi fan fedeli della vecchia scuola. Abbiamo cercato di farlo molto con questo album. Le prime reazioni all’album sono travolgenti. Quando ascolti “Heresy II – End Of A Legend” sai immediatamente chi sta suonando. Non è sempre facile. Può essere un rischio solo se va male, ma è andata molto bene. Ne siamo tutti molto contenti. Inoltre, i Paradox sono sempre in grado di fare un puro album old school. Forse potrebeb essere un buono spunto per il prossimo CD. Chi lo sa?!

Qual è la canzone rappresentativa del primo album e qual è quella che meglio dà la dimensione del tuo sound più recente?
In “Heresy” (1990), la title track “Heresy” è chiaramente la canzone più rappresentativa per me. Contiene tutti gli elementi della musica dei Paradox dell’epoca. “Escape From The Burning” e “Priestly Vows” su “Heresy II – End Of A Legend” rappresentano la musica di Paradox attuali. Avrai sentito che lo stile di Paradox non è cambiato molto. Il suono è stato solo adattato ai giorni nostri senza dimenticare le nostre radici.

“Heresy” è probabilmente l’album più amato dai tuoi fan, qual è il tuo?
Se dovessi scegliere un solo album, sarebbe un doppio album composto da “Heresy” I + II. Entrambe le parti rappresentano perfettamente il viaggio musicale dei Paradox tra il passato e il futuro. Ma anche “Tales Of The Weird” è stato un grande album, ed è segretamente il mio preferito.

L’album termina con “End of a Legend”, pensi che sia davvero finita o potresti scrivere “Heresy part III” in futuro?
Il sottotitolo “Fine di una leggenda” indica la fine della serie “Heresy”. Non ci sarà mai un “Heresy part III”. Però di certo non significa nemmeno la fine di Paradox, perché stiamo già pianificando la direzione musicale da intraprendere per il prossimo album. Stay stay tuned!

Legends never die and sometimes they come back. Paradox have resumed the thread of the concept left in suspense 31 years ago with “Heresy”, creating “Heresy II – End of a Legend” (AFM Records / All Noir). If it comes to the end, it certainly isn’t the Paradox one, as Charly Steinhauer confirmed.

Hi Charly, what did you feel when you returned, after 30 years, to the crime cene with this “Heresy II – End of a Legend”?
The feeling is indescribable. It’s associated with nostalgia and it’s associated th pride. I still can’t believe that I’m holding a “Heresy” successor in my hands. The album emanded a lot from all of us. My batteries were completely empty in the end of the process and it took a while to regain my mental strength. es…it feels very, very good to have created this personal masterpiece.

After the crisis of the thrash movement in the second half of the 90s, would you have ever imagined composing the second part of “Heresy”?
First of all, I didn’t expected that “Paradox” still exist after such a long time. I’m not a big fan of 2nd parts and I also never expected to release later on another album called “Heresy”.

When did you realize it was the right time to give “Heresy” a successor?
We didn’t know if it was the right time to do a second part of “Heresy”. Heresy II – End Of A Legend” wasn’t planned. We wouldn’t have done a second part either if the story concept hadn’t been so good, but Peter Vogt, our lyricist, didn’t give us a choice. When we first read the story, it was clear to us that it makes sense to translate it musically. Btw. in contrast to “Heresy” (1989) which was based on a true story, the story of “Heresy II – End Of A Legend” is a fictional one.

How much did the return of Axel Blaha affect your decision?
Axel played a decisive role on this album, but he had little to do with the decision of a “Heresy” successor. Like the rest of the band, he was enthusiastic about the concept. Axel has been my best friend privately since we were a child. We meet regularly and we work very hard on the songs and how they should sound.

To pick up the thread, did you start from the sound of “Heresy” or from the concept?
Peter Vogt our text writer first suggested the concept to us and we were all nthusiastic about it. He gave me 14 song titles, all of which had to be processed musically. 13 of them made it onto the album.
Then I started composing in July 2019 and wrote the music for it. Everything worked out perfectly. Peter Vogt already wrote the lyrics for “Heresy” (1989) and we have been in contact over the years. We are very familiar and everything was very easy going.

Don’t you think it could be a risk to propose this second part after 31 years? Your most nostalgic fans may not like this release.
As a composer you don’t want to make the same music for 40 years without rther developing. However, you should always satisfy your loyal old school fans. We anaged to do that very well with this album. The first reactions to the album are verwhelming. When you hear “Heresy II – End Of A Legend” you immediately know which and is playing here. That’s not always easy. It can only be a risk if it’s bad, but it’s turned out very well. We are all very happy with it. In addition, “Paradox” are always able to make a pure old school album. Maybe a hint for the next CD. Who knows?!

What is the most faithful song to the first album and which one is the one at best gives the dimension of your most recent sound?
On “Heresy” (1990), the title track “Heresy” is clearly the most expressive song for me. It contains all the elements of the music from “Paradox” at the time. “Escape From The Burning” and “Priestly Vows” on “Heresy II – End Of A Legend” represent the music of “Paradox” these days. You hear that Paradox’s style hasn’t changed much. The sound has only been adapted to the present day without forgetting its roots.

“Heresy” is probably the most loved album by your fans, which one is yours?
If I were to pick a certain album, it would be a double album consisting of “Heresy” I + II. Both parts perfectly combine the musical journey of “Paradox” between the ast and the future. But also “Tales Of The Weird” was a great album and my secret favorite.

The album ends with “End of a Legend”, do you think it’s really over or could ou write “Heresy part III” in the future?
The subtitle “End of A Legend” means the end of the “Heresy” series. There ll be no more “Heresy part III”. It definitely doesn’t mean the end of Paradox either, ecause we are already planning the musical direction for the next album. Stay stay tuned!

Demolizer – Upgrade yourself

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo il grande ritorno degli Artillery e l’ottimo debutto dei Killing, parliamo nuovamente di thrash metal danese con i Demolizer, autori di una nuova edizione del loro EP del 2018 “Ghoul” dal titolo “Upgrade” (Mighty Music). Una rapida chiacchierata con Ben Radtleff (voce\chitarre).

Benvenuto Ben, potresti presentare la tua band ai lettori italiani?
Siamo Polle Radtleff su urla e sbuffi. Poi abbiamo Bjørn al basso. Aria accesa brandelli e Max sulle bucce

Per chiunque non l’abbia ancora sentito, potresti descrivere il suono di Demolizer in le tue stesse parole?
Un panino con le nocche con un pizzico di Limfjordsporter

“Upgrade” uscirà in ottobre, perché hai preferito una versione “upgrade” del tuo EP di debutto “Ghoul” piuttosto che un nuovo album completo?
All’inizio abbiamo pensato che avremmo dovuto mettere tutto su un album. Ma sembrava un po’ troppo. Quindi li abbiamo appena archiviati e abbiamo detto “Forse li rilasceremo semplicemente come una versione aggiornata delle vecchie canzoni”… Quindi sì.

Queste nuove versioni vengono registrate durante le sessioni di “Thrashmageddon”?
Sì.

Potresti descrivere in dettaglio i contenuti delle tre “nuove canzoni”?
Bene. Sono vecchie canzoni con una fresca spruzzata di vernice. Non c’è molto da dire al riguardo.

Perché una cover della canzone degli Annihilator “King Of The Kill”?
Perché abbiamo avuto più tempo durante la registrazione dell’album. Era droga.

Onestamente, nel tuo sound attuale non sento l’influenza di Annihilator, che le band hanno ispirato il tuo stile in particolare?
Principalmente Exodus, Slayer e Municipal Waste.

Cosa ne pensi del tuo compagno di etichetta Killing? Possiamo parlare di nuova ondata di thrash metal danese?
Sono fantastici. Grande energia.

Andrai in tournée o preferisci aspettare le condizioni di salute in Europa per Ottimizzare?
Sarebbe bello tornare presto in tour. Speriamo di andarci a gennaio.

After the great return of Artillery and the excellent debut of Killing, we talk again about Danish thrash metal with Demolizer, authors of a new edition of their 2018 EP “Ghoul” entitled “Upgrade” (Mighty Music). A quick chat with Ben Radtleff (voice \ guitars).

Welcome Ben, could you introduce your band to Italian readers?
We are Polle Radtleff on screams and chugs. Then we got Bjørn on bass. Aria on shreds and Max on skins

For anyone who has not heard it yet, could you describe Demolizer sound in your own words?
A knuckle sandwich with a hint of Limfjordsporter

“Upgrade” will came out in October, why did you prefer an “upgrade “version of your debut EP “Ghoul” rather than a new full album?
In the start we thought that we should put it all on one album. But it seemed a little bit too much. So we just had them I storage and said “Maybe we’ll just release them as an upgraded version of the old songs”… Soo yeah.

Are these new versions recorded during the “Thrashmageddon” sessions?
Yes.

Could you describe in detail the contents of the three “new songs”?
Well. It’s old songs with a fresh slap of paint on. Not much to say about it.

Why a cover of the Annihilator song “King Of The Kill”?
Because we had extra time when recording the album. It was dope.

Honestly, in your current sound I don’t feel the influence of Annihilator, which bands have inspired your style in particular?
Mostly Exodus, Slayer and Municipal Waste.

What do you think about your labelmate Killing? Can we speak of new wave of Danish thrash metal?
They’re awesome. Great energy.

Will you go on tour or do you prefer to wait for health conditions in Europe to improve?
Would be cool to tour soon again. We are hoping to go in January.

Spasticus – Orrore reale

Gli Spasticus, death metal band di recente formazione, presentano “Horror Chaos Death” (Rotted Life / Unholy Domain / Necrolatry, 2021), il loro primo album. Ne abbiamo parlato con Jan, fondatore del gruppo, chitarrista e compositore.

Perché avete scelto “Horror Chaos Death” come titolo?
Il titolo “Horror Chaos Death” si riferisce all’ultimo anno e mezzo, alla pandemia in parte, ma anche agli effetti dell’isolamento che ne è conseguito, alle rivolte negli Stati Uniti dello scorso anno, all’attuale tremenda condizione della mia città natale in Sud Africa, ed infine alla sofferenza e all’orrore che caratterizza l’esistenza umana da sempre: volevamo un titolo semplice e diretto, che non fosse criptico circa il clima in cui la musica ed i testi sono stati scritti.

Questo mini album arriva a due anni dalla vostra prima produzione, il demo EP “Fuck Me Before I Die”. Entrambe le uscite hanno 5 tracce, come mai considerate il primo un EP e questo un album?
“Fuck Me Before I Fie” è stato il mio primo tentativo compositivo, prima uscita della prima band di cui faccio parte, ed è stato per lo più un esperimento davvero poco “pensato”, semplicemente scritti i pezzi e assemblate le parti abbiamo registrato alla meno peggio quanto venuto fuori dalle prove. Il risultato è stato superiore alle nostre aspettative ma si avverte che è un demo di per sé molto urgente ed “inconsapevole”, invece “Horror Chaos Death” è stato pianificato con molta più cura: sapevamo un po’ meglio cosa volevamo fare e in che direzione andare per ottenerlo, le canzoni sono più lunghe, complesse e strutturate in modo più definito e la produzione è più fedele. Questi fattori, uniti ad un durata maggiore rispetto al primo EP, ci fanno classificare “Horror Chaos Death” come un mini-album.

“Fuck Me Before I Die” è stato registrato nel 2019, dopo pochi mesi dalla formazione della band, in un mondo più spensierato di quello attuale. Come è stato invece realizzare questo album?
Sul fronte degli impegni del gruppo non è stato tanto differente, in quanto in entrambe le due fasi siamo stati impossibilitati a fare concerti, e per un certo periodo persino a provare per via del cambio di line up e della quarantena. Nei tempi morti abbiamo potuto scrivere molto materiale nuovo e ogni qualvolta fosse possibile, arrangiare tutto alle prove. Anche le tematiche dei testi, come detto, sono influenzate in vari modi da questo periodo orribile, non solo dalla pandemia. La differenza grossa è stata poi registrare presso uno studio vero quale il Tone Deaf Studio, invece che in una camera da letto come per il demo, e lavorare al mixing e al master con Giorgio Trombino di Big Rock HomeStudio (oltre che chitarra e voce in molti gruppi validi quali Assumption e Bottomless), che ci ha aiutato a raggiungere il risultato che volevamo.

Quali sono state le vostre maggiori influenze musicali nella scrittura di “Horror Chaos Death”?
Personalmente cerchiamo di non pensare troppo ad altre band che ci appassionano quando scriviamo i pezzi, per evitare comparazioni ed avere un nostro percorso artistico in quanto Spasticus, e non come una band di death metal vecchia scuola definita in uno standard esatto. Poi è ovvio che, a livello di riff, le influenze dei nostri gruppi preferiti, o di quello che ascoltiamo nelle fasi di composizione, possono risultare più o meno evidenti. Ad esempio, nella fase di scrittura di “Horror Chaos Death” ascoltavo molti gruppi death e di tharsh spinto della prima ora quali Bolt Thrower, Asphyx, Sodom, i primi Hypocrisy, Massacre, Morbid Saint, Entombed e Dismember ed influenze perenni di tutti i membridegli Spasticus sono gli Slayer o i Napalm Death. Per quanto riguarda la voce, Anselmo ha uno stile molto primitivo e diretto e le sue influenze personali (non solo vocalmente) sono Chris Reifert, Lee Dorrian e Tom G. Warrior, però anche lì ognuno ha la sua gola e i suoi polmoni, eheh. Quanto alla batteria, Walter è uno speed freak acclarato, della tipologia che quando meno te l’aspetti si lancerà in sfuriate di blast beat e tupa tupa in piena pausa dalle prove, rendendo sordo chiunque nel raggio di chilometri.

C’è un brano che rappresenta meglio l’album?  Quali sono i temi trattati nei testi?
I testi sono basati per lo più sulla realtà, in modo più o meno serio, talvolta provocatorio. Dalla paranoia pandemica degli ultimi due anni alla rivoluzione armata (vedi le rivolte avvenute nello stesso periodo negli USA) e alla guerra. C’è anche spazio per una certa dose di umorismo morboso e sano gore vecchia scuola, ma per lo più le tematiche sono “serie”. Direi che la title track è, sia musicalmente che liricamente, il pezzo più rappresentativo del disco, in quanto racchiude un po’ tutto quanto detto sopra.

Tre diverse etichette a produrre su altrettanti supporti, su cassetta nelle versioni europea (Unholy Domain) e statunitense (Rotted Life) e su CD (Necrolatry). Come sono nate queste collaborazioni e come è stato lavorare insieme?
Eravamo già in contatto con Unholy Domain e Rotted Life dall’uscita di “Fuck Me Before I Die”, per cui avevano già dimostrato un certo interesse, mentre Necrolatry Records è stata tra le prime etichette a rispondere ai nostri promo di “Horror Chaos Death”. L’uscita è in parte ancora in corso perché la versione europea in cassetta e il CD stanno tardando ad uscire per motivi esterni a noi o alle etichette. A parte questo la promozione e distribuzione alla fine del processo di rilascio dovrebbero essere più che adeguate alle nostre esigenze. 

La copertina di “Horror Chaos Death” mi ricorda istintivamente quella di “Tomb of the Mutilated” dei Cannibal Corpse. Chi l’ha realizzata? È un riferimento voluto oppure casuale?
Non c’è stata una diretta influenza o ispirazione da “Tomb of the mutilated”, però apprezziamo il confronto, eheh; forse però qualcuno potrebbe notare una citazione o due da “Acts of the Unspeakable” degli Autopsy… Comunque la copertina è stata realizzata da Necromaniac Artwork, a cui abbiamo lasciato per lo più carta bianca, colori esclusi.

A causa della pandemia avete suonato dal vivo soltanto due volte nei due anni di vita del gruppo. La seconda volta è stata recentemente, il 26 giugno. Come è stato risalire su un palco dopo così tanto tempo?
Considerando che per me queste sono state le prime esperienze di musica dal vivo in toto, è stato un sollievo finalmente poter portare la musica degli Spasticus su un palco. Purtroppo sono saltati di nuovo diversi concerti che avevamo organizzato a Palermo e altrove, speriamo di rifarci da Settembre, quando dovremmo aprire per i Mentors qui a Palermo.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo recentemente finito di registrare i pezzi per uno split con un gruppo death metal italiano molto valido, a breve potremo fornire più informazioni in merito. Inoltre stiamo già lavorando al materiale per il primo full length, che pensiamo di chiudere almeno sul fronte compositivo entro quest’anno. Infine dall’autunno speriamo di poter finalmente organizzare delle date in altre zone d’Italia ed in Europa.

Vexovoid – Deep space sounds

Nel 2017 “Call of the Starforger” dei Vexovoid fu una delle uscite più belle della scena italiana. Da tempo ormai il disco è del tutto esaurito, fortunatamente la Black Tears Label ha deciso ristamparlo, aggiungendo anche l’EP del 2014 “Heralds of the Stars”.

Ciao Mattia (batterista della band), direi di iniziare dalla stretta attualità: a chi è venuta l’idea di ristampare “Call of the Starforger”, il vostro primo full-length del 2017?
Ciao a tutti. Beh, “Call of the Starforger” era andato esaurito già da un bel po’ di tempo e dato che in seguito la ETN Records, l’etichetta che lo aveva pubblicato nel 2017, ha chiuso i battenti, non è più stato ristampato. La domanda c’è sempre stata, perché fan da più o meno tutto il mondo ci chiedevano nuove copie del disco, ma per ristamparlo aspettavamo il momento in cui ci saremmo mossi alla ricerca di una nuova etichetta, magari in vista del prossimo album. Poi il tempo è passato, il covid ha bloccato tutto rallentando ulteriormente i lavori e noi eravamo ancora lì senza un disco. Abbiamo tamponato un pochino con la pubblicazione dell’album in formato tape per la Reborn Through Tapes Records, anche quelle andate esaurite in poco tempo, finché quest’inverno non ci ha contattati Daniele di Black Tears Label che si è detto interessato a prendersi carico del disco e ripubblicarlo, quindi noi abbiamo colto volentieri la palla al balzo, così da dare una seconda vita a “Call of the Starforger”, ma soprattutto per accontentare tutti quei fan che continuavano a chiederci quando avremmo ristampato l’album.

Questa versione, al di là della presenza del vostro EP “Heralds of the Stars”, quali sostanziali differenze presenta?
Non ci sono grosse differenze, è lo stesso album del 2017, oltre al formato che sarà in digipack due ante, abbiamo solamente aggiunto quattro bonus track che erano le tracce che componevano “Heralds of the Stars”, l’EP del 2014 che il nostro chitarrista Leonardo ha remixato e rimasterizzato per l’occasione nel suo studio di registrazione.

Come è stata accolta dai più la notizia di questa ristampa? Avete notato un maggiore fermento, segno di un più grande interesse di pubblico e addetti ai lavori, rispetto a quando venne pubblicata la prima versione?
Ovviamente, quando l’album era uscito la prima volta c’era molta attenzione verso di noi, venivamo da un periodo di abbondante attività live, in un contesto in cui la scena thrash viveva ancora di ottima salute e in cui noi eravamo considerati la promettente novità, quindi è ovvio che l’hype che si era creato attorno all’uscita di “Call of the Starforger” nel 2017 era molto più alto. A distanza di quattro anni però, in cui l’album ha girato, è stato assimilato ed è andato esaurito, è diventato un po’ un piccolo cult nel genere, merito anche di riviste/webzine, sia italiane che estere, che lo hanno più volte citato fra le migliori uscite di quell’anno accanto a nomi di grande rilievo. Quindi la richiesta non è mai mancata e con questa ristampa si è rimesso in moto e sta nuovamente facendo parlare di se.

Soffermiamoci ora proprio su “Heralds of the Stars”, come mai avete deciso di inserirlo come bonus track e non ristamparlo singolarmente?
Bella domanda, in effetti avremmo potuto anche stamparlo singolarmente, sarebbe stato bello riaverlo sul banco del merch, ma non eravamo sicuri dell’interesse che ci fosse a riguardo. Quando è uscito “Heralds of the Stars”, nell’ormai lontano 2014, era poco più di una demo home-made per noi, da distribuire ai concerti per pochi spiccioli o per una birra offerta, ma in realtà ha riscosso un notevole interesse della gente, girando per molto nella scena su cd masterizzati e scarabocchiati, quasi fossimo tornati ai tempi del contrabbando di demotape piratati di band sconosciute haha. Quindi in realtà non abbiamo mai pensato ad una ristampa “ufficiale” di “Heralds of the Stars”, ma allo stesso tempo ci è sempre dispiaciuto abbandonarlo all’oblio del tempo. Quindi abbiamo deciso di inserirlo in questa versione di “CotS”, così da dare anche un qualcosa in più a chi acquisterà questa ristampa: vuoi il collezionista che aveva già la vecchia edizione, ma non aveva l’EP; vuoi il nostalgico che vuole riascoltarsi “The Great Slumberer” dopo anni con una resa audio migliore; o semplicemente quello che finora non è riuscito ad acquistare il disco, causa penuria di scorte, ma che ha continuato comunque ad aspettarci.

Ascoltando di seguito i brani delle due opere, quale sono le differenze che avvertite tra i vostri pezzi più recenti e quelli più datati?
L’EP essendo uscito nel 2014 è sempre stato un po’ acerbo, come è normale che sia nelle prime fasi di una band, ma non per questo è un’uscita di minor rilievo, fa comunque parte del nostro percorso di crescita quindi per noi è importante quanto gli ultimi lavori. Su “CotS” abbiamo sperimentato un po’ con sonorità più complesse, pur mantenendo la vena che c’era già anche in “HotS”.

Quando vi si descrive, i nomi che vengono fuori sono Voivod e Vektor. Dopo tutti questi anni il paragone vi lusinga ancora o vi inizia a pesare perché preferireste che venisse riconosciuta la vostra identità artistica?
E’ sempre un onore incredibile essere accomunati alle nostre band preferite, quelle che maggiormente ci hanno dato l’ispirazione fondamentale per iniziare questo progetto. Quindi siamo sempre lusingati da tali paragoni, anche se non nascondiamo che vorremmo trovare la nostra dimensione artistica pur mantenendo salda questa ispirazione primordiale. Stiamo infatti lavorando per trovare un sound più nostro ma che affondi sempre le radici in quello che ci ha fatto nascere come band.

Da questo punto di vista, avete già dei nuovi brani e in che direzione vi state muovendo?
Siamo già avanti con la stesura di un nuovo disco e la maggior parte dei pezzi è stata scritta. Ci stiamo comunque prendendo il tempo necessario per non lasciare nessun dettaglio al caso e curare tutto al massimo del nostro potenziale, sia per quanto riguarda la musica quanto per amalgamare al meglio tutte le nostre influenze, che sono sempre state diverse da un membro ad un altro. Ma in fondo è questa amalgama che poi tira fuori il mix giusto per creare qualcosa di unico. Purtroppo c’è da dire anche che le tempistiche si sono ulteriormente allungate anche a causa delle limitazioni imposte dall’emergenza covid e dal fatto che ognuno di noi abita molto distante dall’altro, anche in regioni diverse

Qual è la componente del vostro sound che, al di là della vostra evoluzione, vorreste mantenere intatta nel tempo?
Sicuramente quella vena alla Vektor/Voivod. E’ stata la scintilla che ha acceso il fuoco, quindi ci sentiamo di mantenerla sempre presente nella nostra formula. Nonostante l’evoluzione che abbiamo avuto negli anni dopo “CotS”, manterremo sicuramente questo elemento intatto il più possibile anche se mescolato a stili diversi, in modo da renderlo sempre fresco e personale.

A seguito della pubblicazione della ristampa andrete in tour – condizioni sanitarie permettendo – o preferite rimandare a quando avrete fuori del materiale nuovo?
Sicuramente se la situazione covid lo permetterà faremo delle date per supportare la ristampa di “CotS”, ma comunque vogliamo concentrarci molto per finire il nuovo album, che, come dicevamo, a causa della distanza tra i membri della band e le varie limitazioni è rimasto in stand-by per diverso tempo. Ma appena il nuovo disco vedrà la luce, ci butteremo a capofitto sul fronte live.

Killing – The Danish killing machine

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Killing nascono nello Jutland orientale, in Danimarca, alla fine del 2013, con l’unico scopo di scrivere thrash metal senza compromessi sulla scia di band come Slayer, Exodus, Kreator e Metallica. Il loro album di debutto “Face The Madness” verrà pubblicato dalla Mighty Music il 13 agosto 2021.

Benvenuto Rasmus (Soelberg – voce, basso), dopo un Ep e due singoli, il tuo vostro debutto è finalmente fuori! Potresti presentare “Face the Madness” ai nostri lettori?
Ciao e grazie mille per averci contattato! Bene, “Face The Madness” è sicuramente il nostro lavoro più importante e curato, abbiamo innalzato l’asticella delle nostre ambizioni per mostrare al mondo cosa è in grado di creare il nostro piccolo gruppo. È senza dubbio il nostro più grande lavoro! Volevamo mostrare al mondo parte di quella follia che portiamo nei nostri spettacoli dal vivo, la follia delle nostre menti e anche la follia di tutto il mondo e trasmetterla alle nostre nove tracce.

La vostra etichetta, Mighty Music, descrive il vostro album con queste parole ‘Probabilmente il miglior disco thrash metal danese dai tempi di “Excursion Demise” degli Invocator e “By Inheritance” degli Artillery’: sei d’accordo?
Bene, prima di tutto siamo estremamente orgogliosi di essere stati accostati ai nostri eroi! E le reazioni e le recensioni che abbiamo avuto di “Face The Madness” finora, sono davvero folli (in senso buono), quindi essere messi sullo stesso livello di Invocator e Artillery è fantastico. Puntiamo sempre ad essere megliori e più energici di prima, e il poter risultare anche solo in parte bravi come Invocator e Artillery significa aver fatto qualcosa di buono.

La vostra musica è ispirata alle band thrash metal statunitensi, ma c’è un tocco di thrash tradizionale danese nelle vostre canzoni?
Ci ispiriamo principalmente alla scena americana e tedesca, ma a volte portiamo un riff in “stile thrash danese” qua e là. Anche se non siamo melodici come Lipid o Artillery, ci piace molto il suono danese e lo aggiungiamo dove si adatta e impreziosisce il nostro stile di thrash metal.

Che peso dai a ciò che i fan e i critici dicono delle vostre uscite?
Ci piace sempre ricevere feedback su ciò che facciamo! Sia positivi che negativi! Non abbiamo mai avuto dubbi sul nostro stile, suoniamo thrash metal vecchia scuola, e lo manterremo sempre così. Per noi è più importante essere orgogliosi di ciò che facciamo e sapere che risultiamo ogni volta migliorati rispetto a prima e che ci divertiamo anche mentre lo facciamo. Ma, nonostante questo, significa davvero molto per noi che ai nostri fan e ai critici piacciano le nostre cose e che si divertano mentre sono a uno spettacolo dei Killing.

L’album inizia con “Kill Everyone” e termina con “Killed in Action”. Questi due titoli, in una posizione strategica nella tracklist, sono un piccolo omaggio al vostro moniker Killing?
Ah ah! Onestamente, non ci avevo mai pensato! “Kill Everyone” è la canzone più vecchia di “Face The Madness” e ci piace usarla come apertura per i nostri spettacoli dal vivo, quindi è stato naturale usarla anche come opner per l’album. “Killed In Action” ha ottenuto la posizione finale solo a fine produzione e il titolo si adatta perfettamente al contenuto della canzone e il modo in cui il pezzo si evolve lo rende davvero un gran finale!

“Straight Out of Kattegat” è un omaggio ai vostri avi?
“Straight out of Kattegat” è sia un tributo ai nostri avi che alla nostra casa a Kattegat! Ma soprattutto è un tributo a un grande mostro marino e alla nostra leggendaria t-shirt “Straight out of Kattegat”! Conosci la sua storia? Vieni a un nostro spettacolo e ti racconteremo la leggenda.

Invece che mi dici di “1942”?
“1942” è un tributo alle armate della resistenza danese durante la seconda guerra mondiale, è anche un tributo a tutte le famiglie e agli amici caduti durante il combattimento.

Avete testato, prima del lockdown, le vostre nuove canzoni canzone sul palco?
Abbiamo suonato e testato circa la metà delle canzoni dal vivo prima di entrare nei Dead Rat Studio con Jacob Bredahl, abbiamo un paio di canzoni che non sono ancora state suonate innanzi a un pubblico dal vivo e non vediamo l’ora di riprodurre l’intero disco davanti ai nostri folli follower!

Qual è la situazione attuale per quanto riguarda i concerti in Danimarca? Ti aspetti una rapida ripresa dell’attività live?
Spettacoli dal vivo? Che cosa sono? Stavo scherzando! Di recente abbiamo suonato uno spettacolo dal vivo con una folla in piedi! Ed è stato semplicemente fantastico! Abbiamo davvero assorbito l’energia! Quindi incrociamo le dita affinché le cose continuino ad andare avanti nel modo giusto e che non ci si farmi più con gli spettacoli dal vivo!

Killing comes from east Jutland, Denmark in late 2013, with the sole purpose of writing uncompromising thrash metal in the vein of bands like Slayer, Exodus, Kreator, and Metallica. Their debut album “Face The Madness” will be released by Mighty Music on 13th August 2021.

Welcome Rasmus (Soelberg – vocals, bass),  after one Ep and two singles, your debut is out! Could you introduce “Face the Madness” album to our readers?
Hi and thank you so much for having us! Well, Face The Madness is our most serious and dedicated work yet, we raised our ambitions and wanted to show the world what our little group could create. Its without doubt our greatest work (yet).  We wanted to show the world some of the madness we bring to our live shows, the madness from our minds and also the madness from around the world and put it down to our nine numbers.

Your label, Mighty Music, describes your album with these words ‘Probably the best Danish thrash metal record since “Excursion Demise” by Invocator and “By Inheritance” from Artillery’: are you agree?
Well, first of all we are extremely proud to be mentioned along with our own heroes! And the reactions and reviews we had on “Face The Madness” so far, are really insane (in a good way) so being put in the same box as Invocator and Artillery is amazing. We always aim to be better and more energic than before so I hope we can be just a tiny bit as good as Invocator and Artillery, then we truly know we made something out of our selves.

Your music is inspirited by US thrash metal bands, but is there a touch of traditional Danish thrash sound in your songs?
We are mostly inspired by the US and German scene, but we sometimes bring a “Danish thrash style” riff in here and there. Even though we are not as melodic as either Lipid or Artillery, we really like the Danish sound and add it where it fits and does something good for our style of thrash metal.

How do you measure the importance of what the fans and critics say about your releases?
We always love to get feedback on what we do! Both positive and negative! We have never had any doubt about our style, we play old school thrash metal, and we will always keep it that way. It’s more important to us that we are proud of what we do and that we are better that before and also have fun while we do it. But it really means a lot for us that our fans and critics like our stuff and have fun while being at a Killing show.

The album begins with “Kill Everyone” and ends with “Killed in Action”. Are these two titles, in a strategic position into the tracklist, a little tribute to your moniker Killing?
Ha ha! Honestly, I haven’t given it so much thought! “Kill Everyone” is the oldest song on “Face The Madness” and we love to use it as an opener to our live shows, so it felt natural to use it as an opener for the album as well. “Killed In Action” got its final title very late in the process and the title just really fits the content of the song and the way the song evolves really makes a great end song on the record.

“Straight Out of Kattegat” is a tribute to your ancients?
“Straight out of Kattegat” is both a tribute to our ancients and our home in Kattegat! But most of all its     a tribute to a great sea monster and our legendary ‘Straight out of Kattegat’ t-shirt! Do you know the story of that one? Come to our shows sometimes, then we will tell you the legend.            

What’s about “1942”?
“1942” is a tribute to the Danish resistance crew back in WW2, it’s also a tribute to all the families and friends who fell along the fight.

Did you check, before the lockdown, your new songs on stage?
We have played and tested about half the songs live before we went into the Dead Rat Studio with Jacob Bredahl, and we still have a couple of songs that haven’t been played in front of a live audience yet and we just can’t wait to play the full record in front of our crazy followers!

What is the current situation with regard to the gigs in Denmark? Do you expect a fast resumption of live activity?
Live shows? Whats that? Just kidding! We have actually just recently played a live show with a standing crowd outside! And it was JUST AWESOME! We really missed the energy! So our fingers are crossed that we keep on going the right way with live shows and wont shut down again, we surely hope so!

Xenos – L’alba di Ares

I thrashers siciliani Xenos sembrano in un periodo di forma smagliante e, a un solo anno di distanza dall’uscita di “Filthgrinder”, sono pronti a tornare sulle scene con “The Dawn Of Ares” (Iron Shield Records). Scopriamone qualcosa di più con il bassista/cantante Ignazio Nicastro.

Ciao Ignazio, ti do il mio benvenuto su Il Raglio del Mulo e ti ringrazio per la tua disponibilità. Per prima cosa ti chiederei di raccontarci un po’ di come e quando è nata la band…
Gli Xenos nascono nei primi mesi del 2019 ma, onestamente, l’idea di dar vita ad una band parallela agli Eversin mi balenava in mente da un po’. Sentivo la necessità di tornare a suonare ciò che mi ha spinto ad imbracciare il basso, di tornare a suonare thrash metal nella sua forma più classica. Io sono cresciuto con Slayer, Megadeth, Annihilator, Testament, Xentrix ed è questo il genere di musica che mi dà emozioni.
Quindi ho deciso di sviluppare più approfonditamente certe idee, certi riff, certe linee vocali e, con l’aiuto di Giuseppe e Danilo, ho registrato dei demo. Ci siamo accorti che i brani funzionavano alla grande e quindi abbiamo deciso di comune accordo che sarebbe stato il caso di portare avanti un discorso musicale più concreto. I brani che compongono “Filthgrinder” sono stati composti ed ultimati tra marzo ed aprile 2019 e già a giugno avevamo ultimato le registrazioni.

Nonostante gli Xenos siano una band giovane, ognuno di voi ha delle precedenti esperienze musicali, puoi brevemente illustrare i vostri “trascorsi” in tal senso?
Ho iniziato a suonare a 14 anni, il primo demo lo registrai nel 1997 quando suonavo in una band black metal che avevo fondato. Successivamente formai i Fvoco Fatvo poi divenuti Eversin, con il quali ho pubblicato quattro dischi e suonato su alcuni dei più grossi palchi europei avendo la possibilità di stare fianco a fianco con band come Maiden, Slayer, Megadeth, Annihilator e tanti altri. Gli Xenos sono un po’ la summa di tutte queste mie esperienze fatte nel corso degli anni. Peppe è un musicista della scena Metal di Palermo, ha suonato con diverse band prima di entrare negli Xenos e vanta un’ottima esperienza dal vivo oltre ad essere un chitarrista a dir poco portentoso. Non nascondo che molto del successo degli Xenos è merito suo. Danilo è con me dal 2013, anche lui ha diverse esperienze pregresse in varie band metal siciliane ed è un batterista eccezionale, violento ma al contempo dotato di una tecnica perfetta. Un vero metronomo umano.

Come “Filthgrinder” anche la nuova release “The Dawn Of Ares” uscirà per la tedesca Iron Shield Records, la quale punta molto su di voi. Ci potresti riassumere brevemente in che modo e in che circostanze è nato il loro interesse per gli Xenos?
A dire il vero “Filthgrinder” è uscito per la Club Inferno Ent. e non per Iron Shield, eheheh. Con la Iron Shield i contatti sono iniziati subito dopo la pubblicazione di “Filthgrinder”, diciamo che ci siamo piaciuti fin da subito.

Il vostro sound è chiaramente ed inequivocabilmente di matrice thrash metal, quali sono le band che fungono da “muse ispiratrici” per gli Xenos?
Per quanto mi riguarda Megadeth, Annihilator e Slayer saranno sempre continue fonti di ispirazione. Ovviamente band come Metallica, Testament, Xentrix, Kreator e Coroner sono stati e sono tutt’ora fondamentali per noi.

“The Dawn Of Ares” uscirà ad appena un anno di distanza dal precedente ed ottimo “Filthgrinder”, possiamo ben dire che avete al meglio approfittato di questo anno di lockdown?
Uhm, sicuramente l’attuale e merdosissima situazione, costringendoci a casa, ha agevolato la composizione del nuovo disco ma, onestamente, non penso che in assenza di essa i tempi si sarebbero allungati di tanto. Compongo e registro continuamente, praticamente ogni giorno.

“Filthgrinder” ha una produzione davvero eccellente, chiara e potente… A chi vi siete affidati per la buona riuscita?
Grazie mille per il complimento. Quel suono ruvido, sporco e potente per me è sta alla base del successo di “Filthgrinder” ed è esattamente ciò che volevamo. Il mixing è stato curato da me e da Francesco La Spina, tecnico del suono che si è occupato degli ultimi due dischi degli Eversin.

Per ciò che concerne il songwriting chi di voi è il maggiore compositore?
Compongo e registro tutte le strutture dei brani poi le invio a Peppe e Danilo. Gli arrangiamenti vengono poi man mano studiati da tutti. Peppe, in questo frangente, svolge un ruolo fondamentale.

Per quanto riguarda i testi vorrei chiederti quali sono i temi che trattate di solito…
Ho un modo di scrivere molto “classico”, in fondo mi basta aprire la finestra la mattina per trovare qualcosa che mi faccia girare le palle. Guardando i TG, tutta la merda che succede in questo mondo malato è continua fonte di ispirazione per scrivere un buon testo. Guerra, inquinamento, pandemia, animali in estinzione…

Curiosando nelle note della vostra biografia ho notato che, per ciò che concerne la nuova release, vi siete avvalsi della collaborazione di Josh Christian dei Toxik e Tony Dolan dei Venom Inc. Com’è stato lavorare con loro? Svelaci qualche curiosità al riguardo…
Beh, sono dei professionisti di fama mondiale, poter lavorare con gente di questo calibro è comunque una cosa straordinaria. Conosco Tony Dolan da tanto ormai, è uno dei miei cantanti preferiti, la sua voce ruvida, spigolosa e catramosa è davvero fenomenale. Ho chiesto al nostro tour manager di fare da tramite dato che, da quanto ne so, è da un po’ che Tony non fa il guest. Fortunatamente, una volta ascoltato il brano, ha subito accettato ed il risultato è devastante. Per quanto riguarda Josh Christian, beh, è un chitarrista straordinario ed i dischi dei Toxic ne sono la prova. L’ho contattato io stesso via Facebook, e dopo un po’, ha accettato. Era molto impegnato con la sua band, quindi la cosa ha richiesto del tempo. Alla fine, anche in questo caso, il risultato è stato incredibile.

Immagino che, una volta uscito il nuovo “The Dawn Of Ares”, prenderete in seria considerazione la possibilità di tornare a suonare live, giusto? A maggior ragione del fatto che il tutto sembra si stia per rimettere in moto…
Poter tornare su un fottutissimo palco è in assoluto la cosa che più oggi desideriamo e stiamo facendo del nostro meglio affinché questo possa accadere già per fine anno.

Ignazio, l’intervista è giunta al termine, non mi resta che fare a te e alla band i miei più sinceri complimenti ed auguri per il futuro. Concludi come vuoi!
Grazie mille per il supporto, sono felice che abbiate apprezzato “Filthgrinder”, sono certo che rimarrete incantati da “st”. Prova ad immaginare un “Filthgrinder” 100000 volte più potente, più tecnico e più cattivo…

Desaster – Churches without saints

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dal 1989 i tedeschi Desaster hanno prodotto diversi grandi album di metal estremo. Dal 4 giugno 2021 hanno aperto la loro chiesa empia a tutti i loro fan, e così abbiamo deciso di parlare del nuovo album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), con il cantante Sataniac.

Benvenuto Satainac, i Desaster sono nati nel 1988, qual è la formula per sopravvivere nel mondo della musica per 30-35 anni?
Ciao Giuseppe, i Desaster non fanno parte del vero big music biz, ma penso che la cosa più importante per sopravvivere a lungo come band è non prendersi troppo sul serio. E ovviamente amiamo quello che facciamo.

“Churches Without Saints” è il tuo sesto full-length con i Desaster, sei soddisfatto di questo ritorno sulle scene?
Non eravamo andati via, quindi non è un ritorno, ma io sono e siamo molto contenti del nuovo album. Soprattutto che abbiamo arruolato un batterista che si adatta perfettamente ai Desaster. Musicalmente e caratterialmente…

Come è cambiato il tuo ruolo nella band dal tuo album di debutto sino a “Churches Without Saints”?
Non credo che il mio ruolo sia cambiato dai tempi di “Divine Blasphemies”, scrivo i testi e mi occupo della voce, questo è quello che faccio da quando sono entrato nella band nel 2001!

Dai tempi di “Satan’s Soldiers Syndicate”, impiegate quattro \ cinque anni per pubblicare un nuovo album: come potresti spiegare questo lungo periodo di gestazione?
Invecchiamo e ovviamente ci sono sempre altre priorità oltre ai Desaster. Famiglia, lavoro, ecc. E infatti non avverto il bisogno di avere un nuovo album dei Desaster ogni anno.

Potresti presentarci il tuo nuovo batterista, Hont?
Sì, Hont è un mio buon amico e sicuramente un maniaco del metal. Abbiamo anche suonato insieme in una band chiamata Divine Genocide. Dopo la divisione dei Divine Genocide sono andato a finire nei Desaster e abbiamo perso i contatti per un po’. Ora, sembra essere il batterista perfetto per noi, perché è un maniaco del metal e una persona molto calma e amichevole.

Cosa significa veramente il titolo “Churches Without Saints”?
Basta dare uno sguardo all’ipocrisia dell’Homo Sapiens e cosa ne è stato di lui dopo che ha iniziato a seguire le religioni. Ci sono cose migliori nella vita. Bisogna fermare la follia!

Abbiamo davvero bisogno di santi?
Non ci sono santi da nessuna parte, quindi possiamo avere bisogno di ciò che non esiste. È una specie di gioco di ruolo, una favola…

La mia canzone preferita dell’album è “Exile Is Imminent”, come è nata questa traccia e qual è la tua canzone preferita?
Questa è stata realizzata mentre scriviamo tutte le canzoni. Jammiamo sui riff che Infernal presenta e proviamo a renderli una vera canzone. A volte ne usciamo vittoriosi, altre volte potrebbe essere migliore. Hahaha… Ho tre o quattro canzoni preferite: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” e la title track.

Qual è la situazione attuale per quanto riguarda i concerti in Germania? Ti aspetti una rapida ripresa dell’attività dal vivo?
Non ci sono piani concreti per un ritorno ai live nei prossimi mesi. Spero che questa situazione Covid finisca presto, così possiamo tornare di nuovo sul palco!

Since 1989 the German band Desaster has produced several great extreme metal albums. From 4 June 2021 they opened their unholy church to all their fans, and so we decided to talk about the new album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), with the singer Sataniac.

Welcome Satainac, Desaster are born in 1988, what is the formula to survive in the music biz 30-35 years?
Hi Giuseppe, ok Desaster is not really a part of the real big music biz, but I think the most important thing to survive a long time as a band is that we don’t take ourselves too serious. And of course we love what we do.

“Churches Without Saints” is your sixth full-length with Desaster, are you satisfied with this come back?
We weren’t gone, so this is no come back, but I’m and we are very happy with the new album. Especially that we fund a drummer that fits perfect to Desaster. Musically and personally…

How is changed your role in the band from your debut album to “Churches Without Saints” ?
I don’t think that my role has changed since Divine Blasphemies, I write the lyrics and doing vocals, that’s what I do since I entered the band in 2001!

From”Satan’s Soldiers Syndicate” times, you need four\five years to release a new album: how could you explain this long gestation period?
We grow older and of course there are always other priorities next to Desaster. Family, work, etc. And in fact I don’t need a new Desaster album every year.

Could you to introduce your new drummer, Hont?
Yes, Hont is a good friend of mine and a metal maniac for sure. We also played together in a band called Divine Genocide. After the split of Divine Genocide I went to Desaster and we lost the contact for a while. Now, he seems to be the perfect drummer for us, because he is a metal manic and a very calm and friendly person.

What really means the title “Churches Without Saints”?
Have a look on the hypocritical Homo Sapiens, and what has become of them following religions. There are better things in life. Stop the madness!

Do we really need saints?
There aren’t saints anywhere, so in case we can’t need what don’t exists. It’s a kind of roleplay, a fairytale… 

My favorite song on the album are “Exile Is Imminent”, how is born this track and what’s your favorite song?
This one was written as we write all songs. We jam the riffs that Infernal presents and try to make them a real song. Sometimes we are victorious, other times it could be better. Hahaha… I have three or four favorite songs: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” and the title track.

What is the current situation with regard to the gigs in Germany? Do you expect a fast resumption of live activity?
There are no concrete plans for a live comeback in the next months. I hope this Covid-situation will end soon, so that we can enter the stage again!