3000AD – Into the void

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Incubi tecnologici e thrash in passato hanno regalato grandi dischi, per esempio, a firma Voivod e, più recentemente, Vekotr. A rinverdire questo filone, ci pensano i 3000AD di Sam Pryor, da qualche mese fuori con il disco di esordio “The Void” (Metal Scrap Records).

Benvenuto Sam! Potresti presentare la tua band ai nostri lettori?
Grazie! Siamo i 3000AD, un gruppo thrash metal / punk influenzato dalla fantascienza proveniente da Christchurch, in Nuova Zelanda

Puoi spiegarci il significato del nome della band?
Come accennato, c’è un tema fantascientifico nel DNA della band, nei testi e nelle illustrazioni del nostro album di debutto “The Void”, quindi 3000AD è un nome appropriato in questo senso. Stiamo dipingendo una visione oscura di come sarà il mondo in quel periodo.

“The Void” è il vostro primo long playing, il vostro thrash è più orientato al suono dei 90 che a quello degli ’80: sei d’accordo?
Può essere! Lascerò te decidere! In realtà, non volevamo farlo sembrare qualcosa in particolare. La maggior parte delle mie influenze provengono dagli anni ’80, ma cerchiamo di dare una vena moderna alle cose che scriviamo e senza limitarci a sfornare gli stessi tipi di riff tipici di quell’epoca o delle nuove band di tipo thrash retrò.

Come nasce “The Void”? Sono state scritte tutte le tracce per questo album o ci sono alcune canzoni provenienti vostri demo o delle uscite delle vostre band precedenti?
Sono stati scritti in un periodo molto lungo e continuamente raffinati. Un paio di tracce più recenti le stavamo conservando per il prossimo album, ma poi abbiamo pensato che avremmo potuto anche utilizzarle per rendere il nostro debutto il più forte possibile!

Non ho i testi, “The Void” è un concept album?
Un concept album involontario! Perché di solito con un concept album ti viene in mente prima il tema e poi scrivi canzoni intorno a quel concetto. Per questo album, è stato il contrario! Abbiamo scritto un sacco di canzoni senza nulla in mente, poi abbiamo scoperto che erano tutte correlate e raccontavano quasi una sorta di storia. Quindi, con questa idea in mente, abbiamo messo le canzoni nell’ordine corretto per raccontare quella storia.

L’artwork della copertina, di Eliran Kantor, è strettamente connesso al concept della band?
Assolutamente, gli ho fornito molti dettagli sul concept dell’album e quella copertina ne è stata la sua geniale interpretazione. Penso che sia uno dei suoi lavori migliori, ma probabilmente sono di parte! Ah ah.

È difficile per voi promuovere la band partendo dalla Nuova Zelanda?
Sì, è abbastanza difficile, la Nuova Zelanda è nel bel mezzo del nulla ovviamente e la popolazione è molto poca. Non vediamo l’ora che arrivi il momento di partire di nuovo in tour per spargere la voce. Abbiamo in programma il nostro tour in Europa con i Necronomicon per il prossimo anno, speriamo che questa volta si parta!

Quanto è importante per te avere un’etichetta, la Metal Scrap Records, in Europa?
È davvero una grande cosa per noi, avere un contatto in un centro nevralgico per il metal come l’Europa. È il modo perfetto per aiutarci a superare i limiti dell’essere di base in Nuova Zelanda ed è un’ottima etichetta con cui lavorare.

Che mi dici della scena metal underground in Nuova Zelanda?
La scena sta cominciando a crescere di nuovo, credo. Abbiamo qualche concerto da suonare, il che è bello per ricominciare dopo tutti i blocchi. Si spera che ora le persone apprezzino di più la musica dal vivo!

Technological nightmares and thrash in the past have given great records, for example, by Voivod and, more recently, Vekotr. To revive this trend, 3000AD of Sam Pryor, with the debut album “The Void” (Metal Scrap Records).

Welcome Sam! Could you introduce your band to our readers?
Thank you! We are 3000AD, a sci-fi influenced thrash metal / punk group from Christchurch, New Zealand

Could you explain the meaning of the band name?
As mentioned there is a sci-fi theme to the band branding and in the lyrics and art of our debut album “The Void” so 3000AD is appropriate in that sense. We are looking at a dark vision of what the world will be like in that time period.

“The Void” is your first full length, your thrash is more ’90 oriented then ’80: are you agree?
Maybe! I will let you decide! We didn’t actually aim to make it sound like anything in particular. Most of my influences are from the 80’s, but we try to put a modern spin on things and not just churn out the same types of riffs that are typical of that era or the new retro thrash type bands.

How “The Void” is born? Were all the tracks written for this album or there are some songs from your demos or your previous bands releases?
They were written over a very long period and endlessly refined. A couple of the newer tracks we were going to hold back for the next album, but then we figured we may as well make our debut as strong as it possibly can be!

I can’t read the lyrics, is “The Void” a concept album?
It was an unintentional concept album! Because usually with a concept album you come up with the concept first and then go about writing songs around that concept. For this album, it was the total reverse! We wrote a bunch of songs without anything really in mind, and then discovered they were all related and almost told a type of story. So, with that in mind we put the songs in the correct order to tell that story.

The cover artwork, by Eliran Kantor, is strictly connect to the band concept?
Absolutely, I gave him a lot of details around the album concept and that art was his genius interpretation of it. I think it’s one of his best works but I’m probably biased! Ha-ha.

Is difficult for you to promote your band from New Zealand?
Yes, it is quite hard, New Zealand is in the middle of nowhere of course and the population is very small. We are looking forward to a time when we can tour again to get the word out. We have our Europe tour with Necronomicon scheduled for next year so hopefully it works out this time!

How much important is for you to have a label, Metal Scrap Records, in Europe?
It’s really a great thing for us, having that expertise in a Metal hub like Europe. It’s the perfect way to help us overcome the limitations of New Zealand and they are a great label to work with.

What’s about the metal underground scene in New Zealand?
The scene is starting to come back again I think. We have a few gigs to play which is nice for a change after all the lockdowns. Hopefully, people now will appreciate live music more!

Sarcator – Abyssal angels

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Il futuro del death \ thrash potrebbe già avere un nome: Sarcator. Abbiamo parlato con Mateo Tervonen (voce e chitarra) del debutto omonimo, uscito per la Redefining Darkness, dei giovanissimi svedesi.

Benvenuto Mateo, dopo due EP, il vostro debutto omonimo è finalmente uscito! Potresti presentarlo ai nostri lettori?
È un debutto veloce, con un’aggiunta di un po’ del nostro tocco. Le principali influenze per il suono dell’album sono state band come Kreator, Sodom, Merciless e Sepultura.

“Sarcator” contiene alcune canzoni dei tuoi precedenti EP, sono le stesse versioni o hai ri-registrato queste tracce?
Abbiamo tutti pensato che se avessimo voluto cambiare qualcosa nelle canzoni, lo avremmo fatto, facendole diventare come una sorta di versione demo e una versione album. Tracce come “Desolate” e “Purgatory” non hanno subito alcun cambiamento evidente, abbiamo giusto tagliato alcune cose. Ma su “Deicidal” abbiamo fatto un lavoro molto di diverso. “Deicidal” era la canzone che nelle versioni demo tutti sentivamo un po’ fuori posto, quindi abbiamo deciso di cambiare e aggiungere qualcosina. Voglio dire, forse è un po’ più interessante ascoltare una versione diversa della canzone che semplicemente ri-registrarla. E se ancora ti piace di più la vecchia versione, puoi sempre ascoltarla in qualsiasi momento, quindi penso che sia stata un’ottima scelta.

Come sono nate le nuove canzoni?
Per lo più tutto si concretizza quando si suona durante le prove. Stai semplicemente buttando giù un riff, poi automaticamente qualcosa scatta…

E i testi?
I testi di questo album sono principalmente ispirati ai temi classici del black thrash… Blood, Fire, death! Ma credo che in futuro dedicheremo un po’ più di tempo alle liriche e amplieremo i nostri orizzonti.

La Redefining Darkness vi presenta con queste parole: “Le prossime leggende del death / thrash svedese”. Questa investitura potrebbe diventare un peso per la vostra carriera?
Non lo so, penso che alla fine stiamo solo facendo le cose a modo nostro. Questo album è stato molto ispirato dal death thrash, perché tutti noi abbiamo ascoltato quel tipo di musica per molto tempo durante il processo di creazione delle canzoni. Non abbiamo paura di sperimentare quello che sentiamo suona bene solo per “rimanere fedeli” al death/thrash o altro. Penso che il nostro materiale futuro sarà un po’ diverso da quello che abbiamo inciso in questo album, ma sentirai comunque le radici thrash, ovviamente.

Tuo padre Mateo, Marko Tervonen dei The Crown, ti ha dato dei consigli?
Ci ha aiutato molto durante la registrazione del materiale e, naturalmente, con la promozione attraverso i canali dei The Crown, quindi gliene siamo grati

Siete molto giovani, la vostra età va dai 15 ai 21 anni, perché avete scelto questa forma di metal vecchia scuola?
È stato naturale. Le cose che ascoltiamo e che ci piacciono spesso danno il la a un’idea per un riff.

Alcuni di voi vanno ancora al liceo, come bilanciate la scuola e le esigenze della band?
Di solito ci prendiamo solo un giorno nel fine settimana. Spesso il sabato, che è il momento in cui siamo liberi da tutto.

L’esuberanza giovanile è la vostra carta vincente, ma come vorresti che il vostro sound crescesse nei prossimi anni?
Non c’è davvero un piano per il nostro sound futuro, siamo piuttosto aperti quando si tratta di musica, quindi esploreremo sicuramente delle nuove soluzioni e poi ne trarremo ispirazione per delle canzoni.

Il nuovo video di “The Hour of Torment” vi mostra all’opera sul palco. Durante questo lockdown, quanto ti manca suonare dal vivo?
Non abbiamo mai suonato tanto dal vivo in realtà, e nemmeno un singolo concerto con il nuovo equipaggiamento di strumenti e voce che abbiamo acquistato per l’album. Ma ne abbiamo suonati alcuni prima e ci piace esibirci dal vivo per le persone che capiscono davvero la musica, e hanno voglia di vederci: solo così abbiamo uno scopo quando suoniamo dal vivo. Voglio dire, uno dei nostri primi concerti è stato in una di quelle solite competizioni musicali, con un pubblico composto dai nonni che erano lì solo per vedere i loro nipoti. Ci è sembrato un po’ imbarazzante e alquanto inutile.

Avete già deciso quale canzoni nuove proporre dal vivo?
Penso che suoneremo tutte le canzoni dell’album dal tranne le nuove versioni di “Deicidal” ed “Heretic’s Domain”. In sala prove abbiamo già fatto alcune cose nuove, quindi sarà divertente inserirne una o due nel set.

The future of death \ thrash may already have a name: Sarcator. We chatted with Mateo Tervonen (vocals and guitar) about the eponymous debut album, released under Redefining Darkness, by these young Swedes.

Welcome Mateo, after two Eps, your debut is out! Could you introduce your eponymous album to our readers?
It’s a fast thrashing debut, with a bit of our touch added to it! Main influences for the albums sound were bands like Kreator, Sodom, Merciless and Sepultura.

Sarcator” contains some songs from your previous Eps, are the same versions or did you re-recorder these tracks?
We all thought that if we wanted to change something in the songs, we would do it, so it becomes like a demo version of the song and a album version. Tracks like “Desolate” and “Purgatory” did not have any noticable changes, more than shortening some stuff. But “Deicidal” we made a lot diffrent. “Deicidal” was the song on the demos that we all felt was a bit off. So we decided to change and add stuff in the song. I mean, maybe it’s a bit more interesting to hear a diffrent version of the song than re-recording it. And if you still like the old version better you can listen to it anytime so i think it was a great choice.

How are born the new songs?
Mostly all of it just appears when jamming at the rehearsal. Just playing a riff, then naturally it just spins off.

What’s about the lyrics?
The lyrics for this album was mainly black thrash Lyrics theme inspired… Blood, Fire DEATH! But we think that we’ll spend a bit more time for the lyrics, and expand our lyrical themes.

Redefining Darkness introduce you with these words: “Swedish death/thrash legends in-the-making”. Could this mark be a weight for your career?
I don’t know, i think that we’re just doing our thing. This album happened to be very death thrash inspired, because everyone listened to that kind of music for a long time during the song making process. We’re not afraid to do what we feel sounds good just to not ”stay true” to deathrash or anything. I think that our future stuff will be a bit diffrent from what we did on this album, but you will still hear the thrash roots, of course.

Mateo, did your father, Marko Tervonen from The Crown, give you a brief?
He helped us a lot with the recording stuff, and of course some promotion via Crown and stuff so we are thankful of that

You are very young, your ages go from 15 years to 21, why did chose this form of old school metal?
It just came naturally at the time. Stuff that we listen to and like often starts a riff idea. 

Some of you are still in high school, how do you balance school and the band?
We usually just take a day in the weekend. Often Saturday, so it usually becomes the day that everyone got a day off from everything.

Your rash of youth is your winning card, but how would you like yours sound grow in the next years?
There isn’t really a plan for our future sound, we are pretty open minded when it comes to music so we will surely explore some new music and then get some song inspirations from that.

The new video for you track “The Hour of Torment” shows you on stage. During this lockdown, how much does miss you to play live?
We have not played so much live actually, and not a single gig with the new switch of instruments and vocals that we did for the album. But we have played a few before and we like playing live for the people that really understands the music, and really have a purpose seeing us live, if so we have a purpose playing live. I mean, one of our first gigs was in these kinds of music competitions so we played before grandparents that just was there to see their grandkids. So that felt a bit awkward and very unecessary.

Do you check which new songs to play on stage?
I think we got to play the album songs live except like the new version of “Deicidal” and “Heretic’s Domain”. But we are now in the rehearsal place where we have already done some new stuff so it will be fun to throw in one or two of them in the set.

Necronomicon – Invincible metal

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Tempo di ristampe per i Necronomicon, cult band thrash tedesca che, in attesa del prossimo disco, ha realizzato una nuova versione del suo album del 2012, “Invictus”, su Metal Scrap Records.

Benvenuto, Freddy. Com’è nata l’idea di questa nuova edizione di “Invictus”, il tuo album originariamente realizzato nel 2012?
Ciao ragazzi! Grazie per il vostro interesse per i Necronomicon. L’idea è venuta alla Metal Scrap Records. Anatoliy mi ha chiesto se fossi interessato e ho pensato che fosse una grande idea promuovere di nuovo questo fantastico album.

La tracklist originale includeva “Possessed by Evil”, canzone che apparve nel debutto omonimo del 1986: perché hai aggiunto questa canzone?
Amo questa roba vecchia ed è una delle canzoni più famose dei Necronomicon.

Nell’edizione 2020 c’è “Possessed Again (acoustic version)”, come nasce questo nuovo tributo al tuo passato?
Nel nostro primo tour attraverso la Russia, abbiamo suonato un concerto acustico in una stazione radio e i ragazzi ne erano entusiasti. Quindi abbiamo deciso di pubblicare una o due canzoni in un nostro futuro album.

Il tuo primo album è stato pubblicato nel 1986, cosa ricordi di quei tempi?
Eravamo totalmente entusiasti di ottenere un contratto discografico e ci siamo sentiti al settimo cielo. Anche se eravamo tutti ancora molto giovani e non potevamo ancora rendercene conto, abbiamo deciso di fare semplicemente musica. Volevamo davvero farlo e penso che ci siamo riusciti abbastanza bene. Forse con qualche problema iniziale e magari ci abbiamo impiegato un po’ più di tempo rispetto ad altre band famose, ma alla fine siamo andati per la nostra strada e continuiamo a farlo… e con più successo che mai.

Dopo che “Necronomicon” ha catturato l’attenzione della scena thrash metal e ha raccolto elogi per la band, ti sei sentito sotto pressione durante la fase di scrittura del secondo album, “Apocalyptic Nightmare”?
Sì, è esatto. E abbiamo sicuramente sbagliato a deviare un po’ dal nostro percorso musicale. Il primo album era solo puro punk e thrash metal. Completamente folle e senza compromessi. Con il secondo album volevamo troppo ma non eravamo ancora pronti. Con il terzo (“Escalation”) abbiamo fatto tutto bene.

L’era classica dei Necronomicon si è conclusa con il terzo album, “Escalation”, forse il vostro maggiore successo?
Assolutamente! Siamo entrati al ventesimo posto 20 della classifica mondiale dei migliori album thrash. Ne sono orgoglioso, davvero.

Una lunga sosta si è verificata tra “Escalation” (1988) e “Scream” (1994). Perché?
Penso che quasi tutti conoscano la nostra storia. È piena di colpi sfortuna, frodi della nostra etichetta discografica, controversie legali e giudiziarie e tanto dolore… ma non abbiamo mai smesso di credere in noi stessi e siamo più forti e migliori che mai. Il nostro nuovo album, “The Last Chapter”, uscirà nel 2021 e, te lo garantisco, spazzerà via tutto!

Il vostro ritorno è datato 2004 con l’album “Construction of Evil”, e dopo quattro anni esce “Revenge Of The Beast”. Sei ancora soddisfatto di questa coppia di release?
Sì. “Revenge Of The Beast” si è piazzato al 6 ° posto in Sud America e al 10 ° posto nelle classifiche rock in Germania.

Dopo “Invictus” (2012), “Pathfinder … Between Heaven And Hell” (2015) e “Unleashed Bastards Of The Beast” (2018), come è cambiato il vostro sound con questi due ultimi album e dopo 30 anni di carriera?
Ovviamente il suono cambia nel corso degli anni. Dopo “Construction Of Evil”, lavoro insieme ad Achim Köhler, che è anche responsabile dello sviluppo del nostro suono. Per me, uno dei migliori ingegneri. Amo il suo lavoro e lui è un mio buon amico.

Quando si parla di thrash metal tedesco, i nomi sono sempre Kreator, Sodom e Destruction. Ma ci sono altre buone band come Necronomicon, Iron Angel, Accuser, Poltergeist… ti scoccia questa cosa?
No. Con i ragazzi abbiamo fatto e stiamo facendo un buon lavoro. Non dobbiamo temere nessuno. Ok, forse abbiamo avuto un po’ di sfortuna all’inizio, ma dopo “Construction Of Evil” siamo cresciuti ripidamente. Non credo che dobbiamo risalare la fila dal fondo.

E il nuvo album invece?
Sarà un killer album… credimi. Un lavoro di puro thrash e speed ​​metal con un suono fulminante. Fate attenzione a “The Last Chapter”!

It’s time for reissues for Necronomicon, the German thrash cult band that, while waiting for the next album, released a new version of the 2012 album, “Invictus”, on Metal Scrap Records.

Welcome, Freddy. How is born the idea of this new edition of “Invictus”, your album dated 2012?
Hi guys! Thanks for your interest in Necronomicon. The idea came from Metal Scrap Records. Anatoliy asked me if that would be interesting and I thought it was a great idea to promote this great album again.

The original tracklist included “Possessed by Evil”, song that appeared on the 1986 self-titled debut: why did you add this song?
I love this old stuff and it’s one of the most famous songs of Necronomicon.

In the 2020 edition there’s “Possessed Again (acoustic version)”, how is born this new tribute to your past?
On our first tour through Russia, we played an acoustic concert on a radio station and the guys where totally flashed about it. So we decided to published one or two songs in an album.

Your first album was released in 1986, what do you remember about that times?
We were totally excited to get a record deal and felt great. Even though we were all still very young and couldn’t really realize it yet, we decided to only make music. We really wanted to do that and I think we succeeded quite well. Maybe with a few teething problems and a little more time than other well-known bands, but in the end we went our way and we still go it…. and more successful than ever before.

After that “Necronomicon” caught the attention of the thrash metal scene and garnered praise for the band, did you feel under pressure during the second album, “Apocalyptic Nightmare”, songwriting phase?
Yeah, that’s right. And we certainly made a mistake to deviate a little from our musical path. The first album was just pure punk and thrash metal. Fully forward and without compromise. With the 2nd album we wanted too much; we weren’t ready for it yet. With the 3rd album (“Escalation”) we did everything right. The success shows it also.

The classic era of Necronomicon ended with the third album, “Escalation”, maybe your successful release?
Absolutely! We have been voted on place 20 of the best thrash metal albums… worldwide. I´m proud of it, really.

A long stop occurred between “Escalation” (1988) and “Scream” (1994). Why?
I think almost everyone knows our story. It is full of blows of fate, fraud from our record label, legal and judicial disputes and a lot of pain… but we never stopped believing in ourselves and we are stronger and better than ever. Our new album, “The Last Chapter”, will be released in 2021 and I guarantee you – it will blow everything away!

Your comeback is dated 2004 with “Construction of Evil” album, and after four years is out “Revenge Of The Beast”. Are you still satisfied of this couple of release?
Yes. “Revenge Of The Beast” placed on 6 in South America and 10th place in the Rock charts of Germany.

After “Invictus” (2012), “Pathfinder… Between Heaven And Hell” (2015) and “Unleashed Bastards Of The Beast” (2018), how is changed your sound with these two last albums and after 30 year of career?
Of course, the sound changes over the years. Since “Construction Of Evil”, I work together with Achim Köhler and he is also responsible for the development of our sound. For me, one of the best sound engineers. I love his work and he is a good friend of mine.

When people talk about German thrash metal, the names are always Kreator, Sodom and Destruction. But, there are others good bands like Necronomicon, Iron Angel, Accuser, Poltergeist… are you sad about this?
No. The guys have and do a good job. But we don’t have to hide from anybody. Ok, maybe we had some bad luck in the beginning, but after the “Construction Of Evil” we only went up steeply. I don’t think that we have to queue up at the back of the line.

What’s about the new record?
It will be a killer….believe me. A work of pure fucking Thrash and Speed Metal with a fulminant sound. Beware of “The Last Chapter”!

Last Century – Stato di consapevolezza

Ancora una sorpresa positiva dall’underground tricolore, freschi d’esordio i Last Century ci hanno presentato “A State Of Being Aware” (Maculata Anima Rec.), album che presenta spunti interessanti e buone basi per un futuro radioso.

Ciao Roberto (Biasin – chitarra e voce), inizierei con le presentazioni: quando e come nascono i Last Century?
Ciao! I Last Century nascono sul finire del 2014 dall’incontro dei due chitarristi Roberto Biasin e Riccardo Signorini, poco tempo dopo si unirà alla batteria Giovanni Giustioli, Roberto passerà anche alla voce e, dopo numerosi avvicendamenti, l’attuale bassista Luca Piccolo. L’idea è sempre stata quella di proporre un thrash metal tecnico dalle forti influenze progressive.

Il primo tassello che è andato a suo posto è stato il singolo del 2016 “Call Of War”, che ricordi hai di quella prima uscita ufficiale?
Registrammo quella canzone nel garage di un amico, Riccardo Aruffo, ci mettemmo circa un giorno e fu la prima volta in studio, ovviamente eravamo inesperti ma facemmo comunque un tentativo. La prima volta che pubblichi una canzone è un’emozione nuova, perché vedi un pezzo che tu hai scritto uscire allo scoperto e senti i pareri delle persone, che non sono quasi mai come te li aspetti.

Nonostante la pubblicazione dell’EP, “Mandatory Disguise”, avete dovuto assestare nuovamente la line up per poter arrivare al primo disco. E’ stato frustante dover ripartire da zero o quasi prima di vedere realizzato il sogno del full length?
Nel periodo di “Mandatory Disguise” ci fu una buona attività live, cambiare i componenti non è facile soprattutto se hai concerti da suonare, ma noi ci siamo sempre arrangiati in qualche modo e raramente rinunciavamo… in un modo o nell’altro ce l’abbiamo sempre fatta.

Altro passo importante è stata la firma con la Maculata Anima Rec., come siete entrati in contatto con l’etichetta?
Cercavamo da tempo un’etichetta che potesse promuoverci, molte avevano esigenze assurde, costi proibitivi o semplicemente non facevano nulla per te. Maculata Anima nel suo piccolo c’è sempre, ti da una grossa mano, praticamente a costo zero, e crede realmente nella tua musica, valorizzandola.

A fare da apripista all’album in uscita, ci ha pensato il primo singolo “Slaves Of Time”, come è stato accolto?
“Slaves of Time” è stata protagonista del nostro primo videoclip, è stata accolta molto bene! Alla gente piace e per i nostri standard sta avendo buone visualizzazioni e ascolti.

Il 3 Ottobre ha visto la luce, finalmente, “A State Of Being Aware”. Siete soddisfatti del risultato finale?
Sì, è tutto esattamente come volevamo, il suono, le canzoni, siamo pienamente soddisfatti dal punto di vista artistico e tecnico.

E’ passato un mesetto dalla pubblicazione, avrete raccolto le prime impressioni di stampa e ascoltatori, che feedback state ricevendo?
Gli ascolti sono cresciuti e stiamo vendendo qualche copia… ma ce ne sono ancora molte, contattateci per averne una o ordinatela su Bandcamp!

Sognavate il vostro primo full, magari immaginavate di poterlo poi portare dal vivo: quando vi sta condizionando negativamente il blocco dei live?
Sono quasi tutti brani che suoniamo live da tempo in realtà, inoltre siamo riusciti a fare uno show ad Ottobre in compagnia dei Game Over, certo speriamo che questa situazione difficile si risolva!

La frustrazione, derivante dall’impossibilità di esibirvi, la state trasformando in energia positiva in sala prove per la scrittura dei nuovi brani?
Per ora ci stiamo concentrando sulla promozione di “A State of Being Aware”! Dategli un ascolto!

Harlott – Sounds from the final age

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Dall’italiana Punishment 18 alla Metal Blade, per gli australiani Harlott sembra giunto il momento del grande salto in avanti grazie ad Detritus of the Final Age, terzo disco pubblicato sotto l’egida della potente etichetta americana.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Andrew! Potresti presentare la tua band ai lettori italiani?
Ciao Italia! Siamo gli Harlott, siamo australiani e suoniamo thrash metal. Non c’è niente altro da sapere su di noi!

Le vostre prime prime uscite sono state autoprodotte, poi siete passati sotto una major dal vostro secondo album, “Extinction”: come è cambiata la vostra carriera?
Firmare per Metal Blade ha fatto la differenza per noi in tanti modi. Abbiamo effettivamente pubblicato il nostro primo album tramite un’etichetta italiana chiamata Punishment 18, e dal secondo album in poi abbiamo lavorato con la Metal Blade. Il loro sostegno e la loro influenza hanno fatto conoscere la nostra musica a un pubblico molto più vasto e ci ha liberato da tutti quegli aspetti del business che non capiamo. Sanno dove vendere, come vendere, come promuovere e come assicurarsi che le persone si entusiasmino. Senza di loro la gente non si prenderebbe la briga di sentirci. Grazie alla portata più ampia della loro esperienza e conoscenza siamo anche riusciti ad avere l’opportunità di fare tournée all’estero e vivere una vita che ci saremmo persi senza il loro aiuto.

A metà degli anni ’90 molte persone dicevano che il thrash metal era morto, ma è ancora vivo. La scena è migliore adesso o nel 2013 quando avete pubblicato il vostro primo album?
Stranamente, spesso ci veniva detto che il revival thrash era finito quando stavamo iniziando, nonostante l’Australia avesse una scena molto attiva 10 anni fa. Riusciamo ad andare indietro di un decennio al massimo quando parliamo di tendenze, quindi penso che siamo stati fortunati in termini di tempismo. Alla fine della giostra suoniamo solo la musica che amiamo suonare, non perché desideriamo sfruttare le mode mentre vanno e vengono. Penso che il metal sia molto di più difficile da uccidere di quanto si creda, ci sono un sacco di band thrash in questi giorni che sono relativamente nuove e fanno grandi cose.

Stiamo vivendo l’età finale?
Può essere! Solo il tempo lo dirà. Potremmo essere a pochi istanti dall’apocalisse così come questa macabra situazione potrebbe andare avanti ancora per diversi anni. Suppongo che le persone siano sempre state piuttosto schifose, pertanto da sempre stiamo andando avanti verso la fine, solo che ora abbiamo metodi ottimali per farlo in modo più celere!

Avete scelto questo titolo prima dell’emergenza Covid-19?
Sì! Questo album è stato praticamente finito prima che gli effetti del Covid-19 si facessero sentire nel mondo. C’erano alcuni articoli provenienti dalla Cina, ma niente di più!

Come è nato l’album? I due nuovi membri – Glen Trayhern (batteria) e Leigh Bartley (chitarra) – sono stati coinvolti nella scrittura delle canzoni?
La scrittura delle canzoni, come avviene di solito, è partita dall’arrangiamento di cui mi occupo principalmente io, anche se in questo album abbiamo avuto alcuni ospiti coinvolti nella scrittura dei riff e dei testi. I due membri dei Battlegrave hanno scritto la traccia “Prime Evil” con poca, o nessuna, interferenza da parte mia. Mi sono innamorato del loro album di debutto e ho adorato il modo in cui hanno strutturato la loro musica, quindi li ho convinti a lavorare su qualche idea per farmi vedere come ne veniva fuori, alla fine ero piuttosto soddisfatto del risultato e per me è stato molto divertente uscire dalla mia solita routine di scrittura.

I testi sono più personali che mai, perché hai scelto questi argomenti così introspettivi?
Avevo appena vissuto alcuni momenti abbastanza significativi e pensavo che sarebbe stato un errore da parte mia non usarli come fonte di ispirazione o, quanto meno, evidenziare l’impatto che hanno avuto sulla mia esistenza. Non è qualcosa che faccio normalmente, mi ha lasciato un po’ più esposto del solito, ma sono dei testi che sono venuti fuori molto facilmente perché si basano sulle mie esperienze personali.

Hai anche reclutato il chitarrista dei Cephalic Carnage Brian Hopp per suonare alcuni assoli in “Prime Evil”, come è nata questa collaborazione?
Siamo stati in tour con i Cephalic Carnage nel 2018 e mi sono innamorato della band e dei loro singoli membri. Brian è uno dei più bravi ragazzi che io abbia mai incontrato nella mia vita ed è un musicista fenomenale, quindi volevo tanto coinvolgerlo nell’album. È stato così gentile da accontentare la mia richiesta e per questo potete trovare una chitarra assolutamente selvaggia in una delle canzoni.

Che mi racconti del movimento metal in Australia e in particolare della scena estrema?
La scena quaggiù è piccola ma fedele. È un paese molto vasto con una popolazione relativamente piccola ma ci sono fan sfegatati che vivono per il metal proprio come avviene in qualsiasi altra parte del mondo. Ogni grande città ha la sua cricca con le proprie band di ogni genere e a livello nazionale abbiamo tutti una grande rete di supporto, quindi i tour sono divertenti ma estenuanti. Dieci ore di guida tra ogni città e non si incrocia quasi nulla durante il percorso! Penso che la scena estrema sia probabilmente la nostra punta di diamante con band come i Psycroptic che fanno da guida al movimento. Tutti hanno una mentalità aperta nei confronti delmetal, per questo siamo molto esigenti.

Per l’emergenza Covid-19, qui in Europa i concerti si sono fermati. In Australia potrete suonare dal vivo le vostre nuove canzoni?
Non saliamo su un palco da febbraio e i concerti sono ancora off-limits, ma il paese si sta lentamente aprendo, quindi speriamo di poter fare qualche live presto e per questo dovremo provare il nuovo materiale. Saremo ben allenati allenati al momento del nostro arrivo in Europa…

From the Italian Punishment 18 to the Metal Blade, for the Australians Harlott seems to be the moment of the great leap forward thanks to Detritus of the Final Age, the third album released under the aegis of the powerful American label.

Welcome on Il Raglio del Mulo, Andrew! Could you to introduce your band to the Italian readers?
Hello Italy! We are Harlott, we are from Australia and we play thrash metal. There is nothing more you need to know about us really!

Your first releases are independent, you are under a major label from your second album, “Extinction”: how was changed your career?
Signing to Metal Blade made a world of difference for us in so many ways. We did actually release our first album via an Italian label called Punishment 18, and from the second album onwards we have been working with Metal Blade. Having their support and influence has opened our music to a much larger audience and taken all of the sides of the business that we don’t understand away from us. They know where to sell it, how to sell, how to promote it, and how to make sure people get excited. Without them people would miss out on hearing us quite simply. Thanks to that larger reach from their experience and knowledge we have also managed to have opportunities to tour overseas and experience a life we may have missed out on without their help.

In the middle of ’90 many people said thrash metal is dead, but now is still alive. The scene is better now or in 2013 when you released your first album?
Funnily enough we often got told that the thrash revival was over when we were starting up but Australia had a very healthy scene 10 years ago. We tend to be up to a decade behind when it comes to trends so I think we lucked out timing wise. At the end of the day we only play the music because we love to play it and not because we wish to cash in on the trends as they come and go. I think metal takes a lot more to kill than we give it credit for, theres plenty of thrash bands these days that are relatively new and doing great things.

Are we living the final age?
Maybe! Only time will tell on that front. We could be moments away from apocalypse or this macabre production might carry on for several years. I suppose people have always been pretty terrible so we have always been heading towards the end, we just have better methods now to make that happen!

Did you choose this title before the Covid-19 emergency?
We did! This album was pretty much finished recording before the effects of Covid-19 were being felt on the global scene. There were news articles about it in China but that was about it!

How the album was born? Were the two new members –  Glen Trayhern (drums)  and Leigh Bartley (guitar) – involved in the songwriting?
The song writing was as per the usual arrangement of being mostly down to myself though in this album we did have some guest writing contributing riffs and lyrics. The two members from Battlegrave penned the track “Prime Evil” with little to no interference from me. I fell in love with their debut album and loved how they put their music together so I got them to work on something for me to see how it would sound and I was quite pleased with the end product and it was a lot of fun to perform outside of my own techniques.

Lyrics are more personal than ever before, why did you choose this introspective matters?
I had been through some fairly significant life events and I thought it would be remiss of me to not draw on them for inspiration and at least acknowledge them for the impact they had on my life. Its not something I would normally do musically so it did leave me feeling a little bit more exposed than usual but they were some of the easiest lyrics ive written in as much as they flowed out with me easily because I could write from experience.

You also recruited Cephalic Carnage guitarist Brian Hopp to play some solos on “Prime Evil”, how is born this cooperation?
We toured with Cephalic Carnage in 2018 and I fell in love with the band, and their individual members. Brian is one of the greatest dudes live ever met in my life and a phenomenal musician so I really wanted to get him involved for the album. He was kind enough to oblige my request and as a result there is some absolutely wild guitar work on one of the songs.

What’s about the metal movement in Australia and in particular what’s about the extreme scene?
The scene down here is small but loyal. Its such a massive country with a relatively small population but there are die hard fans that live for metal just like they do anywhere else in the world. Each major city has its own clique with its own bands for each genre and nationally we all have a great supportive network so touring is fun but exhausting. 10 hour drives between each city and theres a whole lot of nothing on the roads inbetween! I think our extreme scene is probably our strongest and our flagship bands like Psycroptic help to drive that movement. But everyones open minded with metal so as long as its heavy most punters will give it a go.

Due the Covid-19 emergency, here in Europe there’s concerts stop. What’s about Australia,  could you play live your new songs?
We haven’t been on stage since February and gigs are still very much off limits, but the country is slowly opening up so hopefully we can get some gigs in soon and try out the new material. We will have to be well and truly practiced by the time we make our way over to Europe…

Accuser – Misled obedience

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I tedeschi Accuser riabbracciano il figlio prodigo René Schütz e danno alle stampe un album orgogliosamente intitolato “Accuser” (Metal Blade Records), una ponte tra passato e futuro del gruppo.

Benvenuto Frank, dopo 35 anni avete sentito l’esigenza di un album omonimo, cosa significa veramente? È una sorta di dichiarazione “siamo gli Accuser e siamo ancora vivi”?
Le canzoni dell’album rappresentano uno spaccato della storia degli Accuser, tuttavia, viene messo in mostra anche il suono corrente. Non era previsto così, ma le strutture si sono evolute dato che il songwriting è stato spezzettato sino al momento di entrare in studio! Inoltre, René, un membro dei nostri esordi, è nuovamente parte integrante della band.

Cosa ricordi del tuo primo album “The Conviction”?
Suonavo negli Expect no Mercy e avevamo pubblicato un album nel 1984. Un’altra band della nostra città natale realizzò un disco in quel periodo, erano i Breaker. Successivamente sono passato ai Breaker, dopo aver registrato la chitarra solista nel loro demo di quattro tracce per un nuovo album. Ho scritto altre canzoni e avevamo abbastanza materiale per registrarlo in uno studio. Le nuove canzoni erano davvero veloci e aggressive e si distinguevano dal suono più heavy metal dei Breaker. Così abbiamo cercato un nuovo nome, iniziando la ricerca in ordine alfabetico dalla “A.” Non siamo andati lontano e abbiamo deciso Accuser. È nato così l’album “The Conviction”.

C’è un file rouge che collega il primo e l’ultimo album?
Il collegamento è che ci sono elementi di “The Conviction” rintracciabili nel nuovo album. Inoltre, la nostra performance nel pezzo “The Eliminator” suona molto simile a quelle delle canzoni del primo album.

Come è cambiato il vostro sound in questi anni?
Il nuovo disco è il successore di “The Mastery” e suona come lui. Ma questa volta abbiamo, in più, inserito tutti gli elementi che ci caratterizzano come Accuser. Penso che siamo stati in grado di esprimere il nostro stile tipico, le nuove tracce sono più ruvide e dirette.

La buona notizia è il ritorno di René Schütz dopo dieci anni, avete ritrovato subito la vecchia alchimia e avete cambiato il vostro modo di lavorare rispetto alla vostra precedente collaborazione?
René e io ci conosciamo da 35 anni. Quando abbiamo ripreso a suonare insieme è stato subito evidente che abbiamo trascorso molto tempo insieme. È come essere una cosa sola. Quello che abbiamo cambiato nella nostra cooperazione è che discutiamo le cose in dettaglio in modo che tutti sappiano cosa fare. Contiamo l’uno sull’altro e siamo felici di essere di nuovo insieme.

Un altro vecchio amico è tornato a lavorare ancora con voi, il produttore Martin Buchwalter. Come nasce questa ennesima collaborazione?
Collaboriamo con Martin sin da “Dependent Domination”. Sono ormai sei album che abbiamo prodotto con lui. È diventato un buon amico e sa esattamente cosa è giusto e meglio per la band. La novità è rappresentato Dan Swanö che ha masterizzato l’ultimo album.

Alla luce di questi ritorni, avete sentito molta pressione durante le sessioni di registrazione?
Abbiamo appena ritrovato René, mentre lavoriamo regolarmente con Martin e continueremo in futuro. Non abbiamo sentito alcuna pressione nel processo di registrazione, ci siamo divertiti molto, anche se abbiamo lavorato sodo e, questa volta, più a lungo.

Prima che i concerti venissero stoppati, avete verificato il potenziale delle nuove canzoni sul palco?
No, non abbiamo avuto alcuna possibilità di farlo. Abbiamo preparato il materiale nell’home studio e lo abbiamo perfezionato con Martin. Speriamo di avere di nuovo l’opportunità di suonare di nuovo dal vivo. Speriamo presto.

“Accuser” è il vostro miglior album da quando gli Scartribe hanno cessato di esistere?
Sì, penso di sì! Tuttavia, ogni album è diverso e viene accolto dai fan in modo diverso. Ci esprimiamo attraverso album vari e offriamo sempre qualcosa di nuovo.

Un giorno pubblicherete ufficialmente il demo degli Scartribe su CD o in digitale per vostri fan?
Al momento non è previsto.

L’album si conclude con “A Cycle’s End”: state entrando in una nuova fase della vostra carriera?
Forse è una nuova fase della nostra carriera ma non ha nulla a che fare con il testo: “Cycle’s End” parla di come non abbiamo mai capito come creare un ciclo. La natura ce lo ha insegnato, ma noi l’abbiamo ignorata.

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The Germans Accuser reunite with their prodigal son René Schütz and release an album proudly titled “Accuser” (Metal Blade Records), a bridge between the group’s past and future.

Welcome, after 35 years a self-named album, what really means? Is a sort of declaration “we are Accuser and we are still alive”?
The songs of the album represent a cross-section of the Accuser history. Nevertheless, thecurrent sound is also presented. This was not intended, but these structures have evolved, since the songwriting was distributed with breaks up to the studio date! In addition, René is a member of the early days, again an integral part of the band.

What do you remember about you first album “The Conviction”?
I played in the band Expect no Mercy and we had released an album in 1984. Another band from our hometown also released an album at that time. It was the band Breaker. A little later I switched to Breaker after recording the solo guitar on their 4-track demo for a new album. I wrote more songs and we had enough material to record it in a studio. The new songs were really fast and aggressive and stood out from the heavy metal-influenced sound of Breaker. So we looked for a new name and started the search alphabetically with “A”. We didn’t get far in the alphabet and decided on Accuser. The album “The Conviction” was born.

Is there a file rouge that connects the first and the last album?
The connection is that there are elements of “The Conviction” to be found on the new album. In addition, our interpretation of the song “The Eliminator” sounds very much like the songs of the first album.

How is change your sound in these years?
The new record is the follow-up album of “The Mastery” and sounds like it. But this time we played with all the elements that make us sound like Accuser. I think we have been able to reflect our typical style. The new recordings are rougher and more direct.

The good news is the return of René Schütz after ten years, did you find immediately the old alchemy and did you change your approach to work respect of your previous collaboration?
René and I have known each other for 35 years. When playing together it was immediately noticeable that we have all spent a long time together. It’s like a unit. What we have changed in our cooperation is that we discuss things in detail so that everyone knows what to do. We rely on each other and are happy that we are together again.

Another old friend is back to work with you, the producer Martin Buchwalter. How is born this umpteenth new collaboration with him?
We have been working with Martin since “Dependent Domination”. That ́s six albums we produced with him. He has become a good friend to us and knows exactly what is right and best for the band. One change is that Dan Swanö mastered the last album.

Due these important comebacks, did you feel a lot of pressure during the recording sessions?
We just had one comeback with René. We work regularly with Martin and will continue in the future. We didn ́t feel any pressure in the recording process. We had a lot of fun, although we worked hard and this time longer.

Before the concerts stop did you check the potential of the new songs on stage?
No, we didn’t have a chance. We prepared the material in the home studio and finalized it in the studio with Martin. We hope to get the oppurtunity to play live again. Hopefully soon.

Is “Accuser” your best album after Scartribe ceased to exist?
Yes, I think it is! However, every album is different and is also accepted by the fans differently. We polarize with different albums but always offer something new.

Will you release officially someday the Scartribe’s demo on CD or digital for your fan?
This is not planned at the moment.

The album ends with “A Cycle’s End”: are you going in a new phase of your career?
Maybe it’s a new phase of our career but that has nothing to do with the lyrics. “Cycle’s End” is about how we never understood how to create a cycle. Nature has taught us, but we have disregarded it.

Poltergeist – Feathers of thrash

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Poltergeist contribuiscono all’ottimo momento della scena thrash tedesca con un album che al contempo suona classico e moderno. “Feather Of Truth” (Massacre Records) è un disco solido e ben riuscito, addirittura il migliore dei teutonici secondo il leader V.O. Pulver!

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, V.O.! A due mesi dall’uscita di “Feather Of Truth” siete soddisfatti del feedback?
Ciao Giuseppe. Sì, sono molto soddisfatto finora di tutte le reazioni al nostro nuovo album! La maggior parte dei fan e dei recensori ha apprezzato molto “Feather Of Truth”! Fantastico!

Nei tuoi testi la storia è la chiave per comprendere il significato di questi tempi moderni: l’umanità commette sempre gli stessi errori?
Sembra proprio che sia così. Penso che tutto sia un po’ ‘”un cerchio” e certe cose tendono a ripetersi dopo il giusto lasso di tempo. Ma c’è sempre la speranza che il genere umano inizi a imparare da eventi e comportamenti passati e cambi certe cose… Beh, la speranza è sempre per ultima a morire, immagino…

Potresti spiegare il titolo “The Feather Of Truth”?
“The Feather Of Truth” è una tradizione fondamentale dell’antica mitologia egizia, l’ultimo giudizio dopo la morte. Credevano che il cuore venisse pesato e, se fosse risultato più pesante di una piuma, non sarebbe stato concesso al defunto di vivere dopo la morte. Sarebbe stato distrutto da Ammit, il “Gobbler”. Non c’era nessun “inferno” per loro, perché credevano che la non esistenza fosse di gran lunga peggiore di qualsiasi inferno.

Il nuovo album è stato prodotto da te, perché?
Perché ho il mio studio di registrazione e produco anche molte altre band da quasi 20 anni. L’altra cosa è il budget / denaro. Se decidessimo di rivolgerci a uno studio / produttore esterno, qualcuno dovrebbe pagare tutto questo… e in questi tempi di quasi reddito zero sarebbe molto difficile finanziarlo. E c’è anche il fatto che so bene come dovrebbero suonare i Poltergeist, dato che ho scritto la maggior parte delle canzoni e dei testi!

È questo l’album migliore dei Poltergeist?
Penso di sì. Abbiamo cercato di incorporare il maggior numero possibile di influenze diverse, ma mantenendo lo spirito “tipico” dei Poltergeist. In tutti questi anni e album, abbiamo sempre scritto canzoni con stili diversi e, al di là della matrice speed ​​/ thrash, c’erano alcune influenze heavy metal frequenti. Questa volta non volevamo limitarci a una sola cosa e abbiamo cercato di differire da canzone a canzone. Ha anche aiutato il fatto che questa volta anche Chasper e Ralf abbiano scritto alcune canzoni.

Chasper ha composto quattro canzoni in questo album, in che modo il suo stile è diverso dal tuo?
Penso che sia più interessato alle partiture complesse / progressive. Puoi sentirlo nelle sue canzoni. Le strutture sono molto più complicate e ricche di dettagli. Le mie canzoni tendono a concentrarsi di più sugli hook e stati d’animo, affidandosi maggiormente alle linee vocali e alle melodie, ovviamente pur mantenendo il riff thrash e la velocità. Ma alla fine penso che sia difficile per noi / me giudicare o sottolineare la differenza. Questo dovrebbe essere lasciato all’ascoltatore. La cosa divertente è che in alcune recensioni hanno citato le canzoni di Chasper come esempi per il mio mio stile… non si sono resi conto che quelle tracce non erano opera mie. Questo di mostra che poi le differenze non sembrano essere così evidenti nel nostro stile di scrittura!

Guardando indietro, sei soddisfatto della tua carriera con Poltergeist?
Che domanda?! Ovviamente no! Dov’è la mia villa da 5 milioni di dollari? Dove sono le mie costose auto sportive? Dove sono fama e celebrità? Il mio jet privato? Ahahahahah…. Seriamente: penso che molte cose sarebbero potute andare meglio. Sarebbe stato bello fare più tour e vendere più dischi e ottenere più supporto dalle case discografiche ecc. Ma siamo onesti, il business della musica è come una lotteria e devi avere una grande porzione di fortuna per avere una buona carriera e abbastanza soldi per vivere della tua musica. E le cose non sta migliorando, anzi al contrario…

Mi puoi spiegare il cambio di genere avvenuto durante il passaggio da Carrion a Poltergeist?
Quando André si unì ai Carrion e il secondo chitarrista V.C. lasciò la band, abbiamo deciso di cambiare anche lo stile oltre il nome della band. Volevo concentrarmi di più sulla chitarra senza pensare anche al canto e André aveva una voce favolosa che richiedeva un approccio molto più melodico alle canzoni. Così abbiamo ricominciato da zero e poiché l’ultima canzone che abbiamo scritto come Carrion si intitolava Poltergeist, abbiamo deciso di chiamare la “nuova band” in questo modo!

Prima dell’uscita nel 1993 di “Nothing Lasts Forever” Century Media ti ha fatto pressioni per cambiare il tuo stile nel death metal?
No, questo è avvenuto prima di “Behind My Mask” ma non ci hanno fatto pressioni, ci hanno solo chiesto se potevamo provare a spingerci di più verso sonorità death metal, perché band come Morgoth stavano sprizzando alle stelle con le loro vendite e successo e non noi invece non vendevamo un cazzo. Ma questa non era ovviamente un’opzione valida per noi. Ci piaceva quello che stavamo facendo e cambiare alcuni aspetti chiave della nostra musica, solo per copiare una moda, non faceva per noi! “Nothing Lasts Forever” non è stato pubblicato su Century Media. Un nostro amico ha fondato una piccola etichetta (Haunted House) appositamente per noi e l’abbiamo accontentato.

La classifica degli album dei Poltergeist secondo V.O.Pulver

Poltergeist contribute to the great moment of the German thrash scene with an album that sounds both classic and modern. Feather Of Truth” (Massacre Records) is a solid and successful record, even the best of the teutonics according to the leader V.O. Pulver!

Welcome on Il Raglio del Mulo, V.O.! After two month from the release of “Feather Of Truth” are satisfied with the feedback?
Hi Giuseppe. Yeah, I am very satisfied so far with all the reactions to our new album! So far most of the fans and reviewers really liked “Feather Of Truth” and think positive about it! Fantastic!

In your lyrics the history is the key for understanding the meaning to these modern times: does the mankind always make the same mistakes?
It seems like this is the case… I think all is kind of‚ in circles and certain things just tend to repeat itself, given the proper time-frame. But there’s always hope that the human kind will start to learn from past events and behaviors and change certain thing. Well, hope dies last I guess…

Could you explain the title “Feather of Truth?
The Feather Of Truth is a key part in the Old Egyptian Mythology about the last Judgment after Death. They believed your heart will be weighted against this and if your heart/soul is heavier than the feather, you won’t be granted live after death, you will be destroyed by Ammit, the Gobbler. There was no‚ Hell to them, instead they believed that non-existence was far worse than any hell.

The new album was produced by yourself, why?
Because I have my own recording studio and also produce many other bands since almost 20 years. The other thing is budget/money. If we would decide to turn to an external studio/producer somebody would have to pay this… and in these times of almost no income it would be very difficult to finance this. And there’s also the fact that I probably know the best how Poltergeist should sound, as I wrote most of the songs and lyrics…

Is this the best album by Poltergeist?
I think so. We tried to incorporate as many different influences as possible, but still maintain the typical Poltergeist spirit. Over all these years and albums, we always wrote different styled songs and had, beneath the speed/thrash thing, some regular heavy metal influences going on. This time we just didn’t want to limit ourselves to just one thing and tried to differ from song to song. It also helped that this time also Chasper and Ralf wrote some songs.

Chasper wrote four songs on this album, how his style is different by your?
I think he’s more into the complex/progressive stuff. You can hear it in his songs. The structures are far more complicated and detail-driven. My songs tend to concentrate more on hooks and moods, relying more on the vocal lines and melodies, of course while still maintaining the thrash riffing and speed. But in the end I think it’s difficult for us/me to judge or point out the difference. This should be left to the listener. Funny thing is, in some reviews they took Chasper’s songs as examples for my way of sneaking GURD-leftovers into Poltergeist… they didn’t realize these tracks were not from me in the first place. So this shows that the differences seem not to be that big in our writing style…hahaha

Looking back, are you satisfied of your career with Poltergeist?
What a question…. Of course not! Where is my 5 million dollar mansion? Where are my expensive sports cars? Where’s the fame and stardom? My private jet? HAHAHAHAHAHA… No, to be serious now: I think many things could have gone better. Would have been great to do more tours and sell more records and to get more support from record companies etc. but let’s be honest, the music business is like a lottery and you must have a big portion of luck to have a good career and enough money to live from your music. that’s how it is and it’s not getting any better… au contraire…

Could you explain the change of genre form Carrion to Poltergeist?
When André joined Carrion back in the day and the second guitarist V.C. left the band, we decided to change also the style and the name of the band. I wanted to concentrate more on the guitar without the singing and André just had a fabulous singing voice which demanded a way more melodic approach to the songs. So we started anew and because the last song we wrote as Carrion was named Poltergeist, we decided to call the ‚new‘ band like this!

Before the release in 1993 of “Nothing Lasts Forever” did Century Media pressure you to change your style in death metal?
No, this was before “Behind My Mask” and they didn’t pressure us, they just asked us if we maybe could try to go more in the death metal direction, because bands like Morgoth were going through the roof with their sales and success and we didn’t sell shit… But this was of course no option for us. We liked what we were doing and to change certain key aspects in our music, just to hit a trend, was and is not our thing! “Nothing Lasts Forever” was not released on Century Media. A Friend of us founded a small label (Haunted House) specially for us and we tried to go with it.

Poltergeist – All albums ranked by V. O. Pulver

Affliction Vector – La morte giunge suprema

Affliction Vector: il promettente duo composto da Ans e Chris si affaccia nell’underground con un interessantissimo EP intitolato “Death Comes Supreme” (Argento Records / Anubi Press), un concentrato di violenza sonora che ha nel black metal il punto di riferimento ma non solo! Ne abbiamo discusso con il leader della band.

Ciao Ans e benvenuto sul Raglio Del Mulo! La vostra band, di recente formazione, ad oggi si presenta come un duo, puoi raccontarci la storia della band dagli inizi ad oggi?
In questo EP si presenta come un duo in quanto io e Chris abbiamo registrato il 90% degli strumenti presenti nell’EP e soprattutto perché Chris è stato fondamentale per il concretizzarsi di questo progetto. Affliction Vector nasce quasi contemporaneamente alla mia uscita dai Grime. Ai tempi stavo cominciando ad esplorare nuovi territori sia con la chitarra che con i software per registrare musica. Andatomene in Olanda mi sono chiuso nella mia bolla e mi sono messo al lavoro. Ho avuto la fortuna di avere come homemate Sergio, un amico da cui ho imparato un sacco soprattutto riguardo i software. Ho scritto riff e fatto copia e incolla di questi dal 2017 fino alla fine del 2019 periodo in cui Chris ha deciso di aiutarmi entrando nella line up. Se non fosse per lui a quest’ora sarei ancora lì a copiare e incollare… ecco perché Affliction Vector è un duo!

Come definiresti il vostro caratteristico songwriting e come nasce un vostro brano?
Per cominciare non so se sia caratteristico, credo sia personale. Tutto nasce da un mood, da due riff o da un riff e un bridge. Registro tutto e scrivo delle batterie grezze e poi lascio lì. Se trovo altre idee vado avanti e sviluppo tutto in maniera più fine, se no inizio un altro “progetto” e metto nel cassetto. Come nascano i riff in sé non te lo so dire, suono quello che mi passa per la testa, non sono uno studiato anche se mi piacerebbe esserlo. Poi c’è anche il lavoro di Chris che ha imparato, sistemato o cambiato le batterie da me scritte con il PC dove necessario.

Per ciò che riguarda le lyric, chi è il principale compositore?
Ho scritto tutto io. Ho scritto riguardo le cose che non mi fanno dormire sereno la notte. L’ho voluto scrivere a modo mio. E’ un EP molto personale in questo senso: nei testi non c’è nulla del mondo esterno, non ci sono riferimenti spirituali/religiosi/politici e cosa importante non ci sono prese di posizione. Sono pensieri che ho sviluppato nella solitudine.

Quali sono le vostre influenze principali? A quali bands vi ispirate?
Come ha scritto Mike (owner di Argento Records) nella bio per Affliction Vector: Mayhem, Bolt Thrower e Voivod. Ma poi anche altro ovviamente. Queste sono le tre band che ho nominato per risposta alla sua domanda. Sono tre classici che ascolterò sempre, quindi le mie influenze direi. Non sono molto attivo nella ricerca di nuova musica e band, sono abbastanza nauseato dai social anche se devo conviverci come tutti, non ho Spotify e non mi interessa averlo. Spesso capita che inciampi nella musica che poi mi piace. Ultimo LP che ho comprato da Bandcamp è di una band (non metal) che ho visto suonare live ad Amsterdam, non la conoscevo prima. Per il resto tanti classici e soprattutto tanto Ronnie James Dio!

Vi affacciate sulle scene con un EP contenente cinque brani, dimmi la verità, state già lavorando ad un full? Cosa state preparando di nuovo?
Non c’è niente oltre a questi cinque pezzi! Sto già scrivendo nuova musica ma per ora nulla di cui si possa seriamente parlare. Spero anche che il nuovo materiale passi di più per la sala prove. Cosa che ora possiamo fare, essendo ritornati a vivere affacciati al nostro golfo. Di certo non ho iniziato questo progetto per scrivere solo un EP.

Riguardo al vostro EP, distribuito dall’olandese Argento Records… vorrei chiederti: com’è nata la collaborazione con questa label?
E’ nata spontaneamente. Mike è un amico da molti anni. L’ho conosciuto come chitarrista dei From the Dying Sky” (band in cui Chris era batterista), pensa te quanti dischi e anni sono passati! Nei tre anni che ho vissuto ad Amsterdam spesso è stato l’unico amico/musicista (c’era anche Sergio ovviamente) con cui, nella realtà fisica, mi confrontavo e ascoltavo musica. Non c’è stato nulla di programmato. A Mike è piaciuto quello che ha sentito uscire fuori dallo studio, sessione in cui lui ha anche partecipato in prima persona. Da parte mia è stato un piacere e senz’altro anche un grande aiuto. Mi ha permesso di curare più altri aspetti, non dovendo seguire proprio tutto e spesso guidandomi anche in scelte che magari erano fin troppo personali e prese di pancia.

Il vostro è un sound d’impatto, che si muove per lo più su tempi veloci conditi da blast beat aggressivi, tuttavia non disdegna alcune soluzioni più “ragionate” in certi momenti. Pensi che sarà così anche per le future produzioni?
Mi piacciono le band che nella loro storia hanno saputo cambiare in maniera decisa pur mantenendo una propria radice, un loro proprio modo di fare musica: ne cito tre per me particolarmente importanti: Black Sabbath, Voivod, Pink Floyd. Mi cambiare ed esplorare cose nuove, ma non so se ho già sviluppato un modo mio di fare musica. Lo capirò con il tempo. Il prossimo materiale non sarà una copia di quanto già fatto, questo è chiaro nella mia testa ma poi questo giudizio non spetterà a me.

Ho accennato all’inizio dell’intervista al fatto che attualmente siete un duo, avete la futura prospettiva di inserire di altri componenti per avere una line up completa in grado di suonare anche live?
Sicuramente vogliamo suonare un po’ live (senza esagerare, solo se ha senso farlo) quindi almeno un terzo musicista servirà in questo senso. Dall’altra parte mi piace questa dimensione più intima che ho dato al progetto quindi non vorrei uscire troppo dalla mia comfort zone. Non sarà semplice trovare la persona giusta ma so già che Chris ci sta lavorando..

Vorrei chiederti cosa pensi dell’attuale scena underground italiana, qual è la tua opinione a riguardo?
Come ti ho detto non sono uno che segue tutto sui social, in più ero all’estero negli ultimi tre anni. Mi piaceva molto l’attitudine dei ragazzi del Venezia HC, spero il COVID e gli anni che passano non abbiano ammazzato quello spirito! Non so qual è la scena in Italia ora e comunque credo sia molto frammentata. I social stanno ammazzando qualsiasi “scena”. Tutto viene filtrato, tritato, digerito e processato dal web e l’immagine che ne esce delle band molto spesso storpia la realtà. Ricordo che da piccolo, quando arrivavi a conoscere certe band, per passa parola o da un trafiletto sul giornale, poi scattava la ricerca di info e quando arrivavi finalmente al concerto, comunque, ci arrivavi con un sacco di punti di domanda e questo era bello, la curiosità è una cosa bella! Oggi le nostre curiosità muoiono sul web, diamo troppe informazioni e questo aiuta i più giovani a disinteressarsi prima del tempo, le mode vanno più veloci di noi. E’ anche vero però che oggi molte più band possono mettersi in mostra (Affliction Vector compresi) però all’interno di un network dove le relazioni tra le parti stanno quasi a zero. E’ l’era della divisione, abbiamo uno schermo una stanza/set fotografico e adesso anche una mascherina! Noto con piacere però che spesso dietro a nuovi progetti ci sono le stesse facce conosciute anche per strada; forse quelle persone che fanno musica più per esigenza personale che per altro.

Tempo scaduto, ti ringrazio per la chiacchierata, concludi l’intervista come vuoi…
Concludo con un saluto a voi e con l’invito alle persone di supportare i musicisti e le record label, se possibile, durante questa brutta pandemia e se posso permettermi di dare un consiglio invito ad usare di più Bandcamp che secondo me, già che di social e mondo web si è parlato, è veramente la più bella piattaforma musicale creata in questi anni.

Netherblade – Reborn in thrash!

Danilo Sunna, batterista dei Netherblade, ci ha presentato “Reborn” (Dark Hammer Legion e Volcano Records), primo full length dei thrasher (anzi, no… capirete meglio leggendo) italiani.

Ciao ragazzi, immagino che siate belli carichi per il primo full length “Reborn”!
Sì, siamo assolutamente gasatissimi anche perché ci abbiamo lavorato tantissimo e non vediamo l’ora di far ascoltare a tutti la nostra ultima fatica!

Come mai un titolo come “Reborn”? Sembra quasi il nome di un disco di una band che torna da una lunga pausa se non da uno scioglimento.
La band è nata dalle ceneri di un altro progetto attivo dal 2011, i Blindeath. Dopo lo scioglimento ad inizio 2016, i restanti membri – io, Simone Aiello, e Luca Frisenna – decisero di accogliere Andrea Ledda e Riccardo Bona in formazione per poter ricominciare a scrivere e comporre musica nuova. Dal quel momento abbiamo lavorato a quello che doveva essere il nostro primo album “Annihilation Of Self”, purtroppo durante la fase in studio le cose non sono andate per il meglio, il fonico ed il managment che avevamo all’epoca era totalmente in contrasto con la visione che noi avevamo della band e non ci siamo sentiti di pubblicare quel lavoro. Disco che poi è stato riarrangiato e riregistrato, mixato e masterizzato da quello che è attualmente il nostro sesto membro attivo della band, Carlo Meroniche. Insieme a Max Iantorno, ci ha aiutato tantissimo nel percorso che ha portato poi alla pubblicazione di “Annihilation Of Self” sottoforma di Ep per la Vomit Arcanus Prod. nel 2018/2019. Da lì abbiamo cominciato a lavorare al nuovo album componendo canzone su canzone tutte le tracce che avrebbero fatto parte della nuova release. Una volta conclusa la composizione, ci sentivamo rinati, ricaricati, pronti per prendere a pugni chi non ha mai creduto in noi o chi non avrebbe puntato un centesimo su questo nuovo album e, permettetemelo, credo che ci siamo riusciti.

Haii accenanto che prima della registrazione del disco la line up ha subito alcuni cambi, tiva di parlarne in modo più approfondito?
Sì, come già accennato prima dopo la prima registrazione di “Annihilation Of Self” nel 2017 la band ha perso Riccardo Bona che ha voluto separarsi per motivi artistici, abbiamo continuato per buona parte del 2018 in quattro, per poi accogliere ad inizio 2019 Davide Zacco alla chitarra in pianta stabile. Dopo le registrazioni di “Reborn”, anche Luca Frisenna ha deciso di lasciare la band ed è stato sostituito da Fabio Vanotti, che è l’attuale bassista dei Netherblade.

A febbraio avete rilasciato il singolo “Senza Volto” che non appare nella tracklist definitiva di “Reborn”, come mai?
In realtà, “Senza Volto” doveva essere uno dei singoli speciali che avevamo in programma per il disco e infatti è contenuto come bonus track, ma solo per la prima tiratura: purtroppo per via del Covid-19 abbiamo dovuto ritardare l’uscita del disco e quindi molti piani sono andati a scombinarsi, tra questi anche quello di “Senza Volto”. Abbiamo deciso di inserire la traccia solo sul supporto fisico come bonus track e solo per la prima tiratura.

Quali sono i brani più rappresentativi del disco?
Personalmente, ritengo che ci siamo quattro brani che rappresentino in tutto e per tutto il nostro percorso, anche perché tutti e dieci sono stati composti in un lasso di tempo di due anni , lasso di tempo durante il quale molte situazioni sono cambiate e anche molti approcci da parte di ognuno di noi alla musica che facevamo son cambiati. Partirei da “Reborn”, perché sicuramente tutto il significato del disco ruota intorno a quel testo e perché musicalmente secondo me sono i Netherblade che stanno assestando ancora il tiro, quelli che hanno capito in che direzione vogliono andare. Poi metterei “Nothing Is Real”: il testo è un sunto delle sensazioni che io stesso ho provato tra il 2016 ed il 2018 riguardo a tutto quello che ci è successo e musicalmente sono i Netherblade che hanno capito qual è la direzione giusta per loro. “Wasted Genereation” invece è un pezzo che inizialmente era stato scritto quando ancora io, Simone e Luca militavamo nei Blindeath, è stato un po’ il canto del cigno di quella band, è un pezzo valido secondo me, che rappresenta il nostro passato e che ci ricorda da dove veniamo. Il testo è stato riscritto da Andrea per renderlo più in linea con le tematiche attuali della band, parla delle nuove generazioni e di come si stanno buttando via per colpa delle vecchie generazioni prima di loro. “Killing Spree” invece, canzone riguardante il terrorismo, è secondo me la nostra anima sperimentale. È una traccia dove non ci siamo posti limiti, nella quale abbiamo deciso di mettere qualsiasi cosa ci passasse per la testa musicalmente, infatti nella intro abbiamo strumenti classici, organi, e persino un bouzuki che Simone ha trovato lì in studio e, cazzeggiandoci sopra, ha deciso di inserire come lead nella intro… rendendo il tutto molto mediorientale.

Quale pensate che sia il vostro pubblico di riferimento?
Noi puntiamo al pubblico del metal “Mainstream”, se così si può dire. Le nostre ispirazioni principali sono: Metallica, Machine Head, Slayer, Exodus… ma abbiamo una forte ammirazione anche per tutta la corrente moderna del metal. Il bello di questa band è che ognuno porta le sue influenze all’interno di essa: Born of Osiris, Slipknot, As i Lay Dying, Pantera, Death, Angelus Apatrida, Havok, Savage Messiah… insomma, seppur il nostro sound e le nostre ispirazioni principali sono gruppi thrash, abbiamo tantissimi elementi che si discostano dalla versione classica del genere e che non ci facciamo problemi a inserire nel nostro sound. Se possiamo essere sinceri, l’etichetta di thrasher ci sta cominciando ad andare un pochettino stretta. Dover per forza costringere la propria ispirazione e la propria creatività dietro quattro paletti imposti da un’etichetta… sinceramente a noi non va.

Il disco esce per un’accoppiata di case discografiche, Dark Hammer Legion e Volcano Records, dobbiamo aspettarci dei formati diversi per ognuna di loro?
Assolutamente no, il disco verrà rilasciato in formato digitale su tutte le piattaforme ed in formato fisico. Le etichette sono due, ma è come se fossero un organismo unico.

Dal vivo pescherete anche dall’EP d’esordio?
Sinceramente parlando, forse sì, ma non assicuro. Siamo talmente gasati riguardo questo nuovo disco che vogliamo spararvelo tutto una canzone dopo l’altra!

Credo che l’Italia stia vivendo un ottimo periodo in ambito thrash, con un nugolo di band di altissimo livello. Voi che fate parte del movimento ritenete che si possa parlare di vera propria scena o si tratta di entità distinte che vivono e ragionano in proprio?
Parlando francamente, credo che una scena vera e propria non ci sia mai stata, ho sempre e solo visto gruppetti formati da molti musicisti supportarsi a vicenda per amicizia o convenienza. Sinceramente non ho mai visto una collaborazione vera e propria in Italia. Noi personalmente supportiamo molte band del nostro Paese. Amici e non, perché ci piace la loro musica e stimiamo le persone che ne fanno parte. Credo però che, salvo rari cas,i si parla sempre di entità distinte che ragionano e vivono in proprio.

Hellripper – Long live the loud!

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Hellripper, nonostante l’età, è un tipo tosto. Sa quello che vuole e lo insegue con il piede sull’acceleratore. Il suo progetto omonimo non avrà nulla di innovativo, ma è fottutamente divertente ed entusiasmante, non ci meraviglia che la Peaceville Records abbia voluto “The Affair of the Poisons” nel proprio prestigioso catalogo…

Benvenuto Hellripper, speed metal rules! Grazie per questo fantastico album!
Grazie, lo speed metal regna sovrano! Sono contento che ti piaccia l’album!

“The Affair of the Poisons” è un titolo strano ed evocativo, cosa significa veramente?
È il titolo della canzone di apertura dell’album, a sua volta basato su una serie di eventi accaduti nella Francia del XVII secolo. Possessioni, stregoneria, sacrifici di bambini e avvelenamenti furono al centro di un’indagine su larga scala condotta durante il regno del Re Sole (Luigi XIV) dopo che un vasto complotto fu portato alla luce all’interno della corte di Versailles, prendendo di mira i membri dell’aristocrazia e il re se stesso al fine di ottenere potere e influenza; lo scandalo è esploso quando è stato rivelato che la favorita reale stessa stava partecipando a messe nere e aveva presumibilmente avvelenato un rivale più giovane per riconquistare il favore del re.

Immagino che i testi trattino in generale le stesse tematiche…
Oltre la traccia del titolo che ho citato, i testi dell’album ruotano attorno ai temi della stregoneria e dell’occulto principalmente. Alcune delle canzoni sono basate su eventi veri o leggende e altre sono solo storie di fantasia che mi sono venute in mente. “Beyond the Convent Walls” è basato sul cosiddetto “Loudun Possessions”, un altro evento di possessione e stregoneria avvenuto nella Francia del XVII secolo. “Vampire’s Grave” è basato sulla vera storia del Gorbals Vampire: negli anni ’50, centinaia di bambini andarono a caccia di questa creatura perché credevano che avesse mangiato un paio di scolari locali. Si diceva che il vampiro vagasse per la necropoli di Glasgow e uccidesse e divorasse i bambini con le sue grandi zanne di ferro.

Il primo singolo è “Spectre Of The Blood Moon Sabbath”, perché hai scelto questa
canzone?

Penso che la canzone sia stata una buona prima scelta come singolo in quanto è un po’ in linea con ciò per cui sono noti gli Hellripper. Ci sono alcuni buoni riff, una linea vocale accattivante e una bella parte mid-tempo, quindi c’è davvero un po’ di tutto.

L’inizio di “Vampire’s Grave” mi ricorda “Hit the Light” dei Metallica: è un piccolo omaggio ai -Four Horsemen?
Affatto. È interessante ciò che tu senti, ma “Vampire’s Grave” per la maggior parte è stato un piccolo “tributo” musicale ai Motorhead. Ho anche inserito un “All right!” all’inizio e il mio amico Joseph (che è un grande fan dei Motorhead) ha suonato il primo assolo di chitarra.

Sei nato nel 95, sono abbastanza vecchio da ricordare che all’epoca tutti dicono che lo speed \ thrash metal era morto! Come è nato il tuo amore per questi generi?
Sono sempre stato interessato alla musica, specialmente cose come il rock e il punk, ma mi sono appassionato al thrash metal (e al metal in generale) quando avevo circa 14 o 15 anni quando ho ascoltato per la prima volta i Metallica e i Megadeth. Questo era anche il periodo del “thrash revival” e del “NWOTHM”, quindi c’erano molte nuove band fantastiche che ho scoperto tramite YouTube. Gruppi come: Havok, Warbringer, Evile, Violator, Toxic Holocaust, Enforcer, Steelwing e così via sono diventati i miei preferiti.

Perché preferisci essere l’unico membro della band?
Preferisco tenere sotto controllo l’intero processo! È più facile e più divertente per me scrivere musica per conto mio e non ho bisogno di scendere a compromessi con altre persone, quindi è più appagante per me. Significa anche che non ho scadenze e non devo contare sugli orari di qualcun altro per scrivere / registrare / provare ecc. E mi permette di fare tutto da casa che è molto più pratico per me ed è meno costoso ovviamente!

Questo è il tuo secondo full length, in precedenza hai pubblicato cinque split album: quale formato preferisci per la tua musica, split o full?
Dipende! Penso di preferire il formato full quando è fatto bene. Se hai un album in cui tutte le tracce si adattano e funzionano tra loro, allora è fantastico, ma a volte le versioni più brevi come EP o split sono un’opzione migliore per un paio di tracce che potrebbero essere abbastanza diverse tra loro o che non si adatterebbero a un album.

Come è cambiata la tua carriera dopo l’accordo con la Peaceville Records?
Penso che sia troppo presto per dirlo. Ha sicuramente portato un po’ più di attenzione sulla band, ma penso che una volta che l’album sarà pubblicato, avremo un riscontro migliore!

Hellripper, despite his age, is a coolguy. He knows what he wants and chases it with his foot on the accelerator. His eponymous project will not have anything innovative, but it’s fucking fun and exciting: no wonder Peaceville Records wanted “The Affair of the Poisons” in its prestigious catalog…

Welcome Hellripper, speed metal rules! Thanks for this great album!
Thank you, speed metal rules indeed! Glad you like the album!

“The Affair of the Poisons” is a strange and evocative title, what really means?
It’s the title of the opening song on the album, which itself is based on a series of events that occurred in 17th Century France. Possession, witchcraft, child sacrifice & poisonings were at the heart of a large-scale investigation conducted during the reign of the Sun King (Louis XIV) after an extensive plot was unearthed within the court of Versailles, targeting members of the aristocracy and the King himself in order to gain power and influence; the scandal exploded when it was revealed that the royal favourite herself was partaking in black masses and had allegedly poisoned a younger rival to win back the King’s favour.

I guess the lyrics deal with the same themes…
Aside from the title track that I mentioned, the album’s lyrics revolve around the themes of witchcraft and the occult primarily. Some of the songs are based on true events or legends and others are just fictional stories that I came up with. “Beyond the Convent Walls” is based on the “Loudun Possessions” – another event involving possession and witchcraft that occurred in 17th Century France. “Vampire’s Grave” is based on the true tale of the Gorbals Vampire: in the 1950’s, hundreds of children went hunting for this creature as they believed it had eaten a couple of local schoolchildren. The vampire was rumoured to roam around Glasgow Necropolis and kill and devour children with its large iron fangs.

The first single is “Spectres Of The Blood Moon Sabbath”, why did you chose this song?
I think the song was a good first choice as a single as it is kind of in the same vein as what Hellripper is known for. There are some good riffs on it, a catchy vocal line and a cool mid-tempo part, so there’s a bit of everything really.

The beginning of “Vampire’s Grave” remembers to me “Hit the Light” by Metallica: is this track a little tribute to the Four Horsemen?
Not at all. It’s interesting that you hear that, but ‘Vampire’s Grave’ for the most part was a little “tribute” to Motorhead musically. I even threw in an “Alright!” at the start and my friend Joseph (who is a massive Motorhead fan) plays the first guitar solo.

You are born in 95, I’m enough old to remember at the time everybody say speed \thrash metal was dead! How is born your love for speed and thrash metal?
I was always into music – especially stuff like rock and punk, but I got into thrash metal (and metal in general) when I was around 14 or 15 when I first heard Metallica and Megadeth. This was also around the time of the “thrash revival” and the “NWOTHM”, so there were a lot of great new bands that I discovered through YouTube. Bands like: Havok, Warbringer, Evile, Violator, Toxic Holocaust, Enforcer, Steelwing and so on became favourites of mine.

Why do you prefer to be the only member of the band?
I prefer the whole process really! It is easier and more fun for me to write music on my own and I don’t need to compromise with other people, so it’s more fulfilling for me. It also means I have no deadlines and do not need to count on anyone else’s schedules in order to write/record/rehearse etc., and it allows me to do everything from home which is a lot more convenient for me, and it’s less expensive of course!

This is your second full length, previously you released 5 split albums: which format do you prefer for your music, split or full?
It really depends! I think I prefer the full-length format when it’s done well. If you have an album where all the tracks fit together and work with each other then it’s great, but sometimes shorter releases like EPs or splits are a better option for a couple of tracks that may be quite different or wouldn’t fit in on an album.

How is changed your career after the deal with Peaceville Records?
I think it’s too early to say. It has certainly brought some more attention to the band, but I think once the album is released we’ll have a better idea!