Vexovoid – Deep space sounds

Nel 2017 “Call of the Starforger” dei Vexovoid fu una delle uscite più belle della scena italiana. Da tempo ormai il disco è del tutto esaurito, fortunatamente la Black Tears Label ha deciso ristamparlo, aggiungendo anche l’EP del 2014 “Heralds of the Stars”.

Ciao Mattia (batterista della band), direi di iniziare dalla stretta attualità: a chi è venuta l’idea di ristampare “Call of the Starforger”, il vostro primo full-length del 2017?
Ciao a tutti. Beh, “Call of the Starforger” era andato esaurito già da un bel po’ di tempo e dato che in seguito la ETN Records, l’etichetta che lo aveva pubblicato nel 2017, ha chiuso i battenti, non è più stato ristampato. La domanda c’è sempre stata, perché fan da più o meno tutto il mondo ci chiedevano nuove copie del disco, ma per ristamparlo aspettavamo il momento in cui ci saremmo mossi alla ricerca di una nuova etichetta, magari in vista del prossimo album. Poi il tempo è passato, il covid ha bloccato tutto rallentando ulteriormente i lavori e noi eravamo ancora lì senza un disco. Abbiamo tamponato un pochino con la pubblicazione dell’album in formato tape per la Reborn Through Tapes Records, anche quelle andate esaurite in poco tempo, finché quest’inverno non ci ha contattati Daniele di Black Tears Label che si è detto interessato a prendersi carico del disco e ripubblicarlo, quindi noi abbiamo colto volentieri la palla al balzo, così da dare una seconda vita a “Call of the Starforger”, ma soprattutto per accontentare tutti quei fan che continuavano a chiederci quando avremmo ristampato l’album.

Questa versione, al di là della presenza del vostro EP “Heralds of the Stars”, quali sostanziali differenze presenta?
Non ci sono grosse differenze, è lo stesso album del 2017, oltre al formato che sarà in digipack due ante, abbiamo solamente aggiunto quattro bonus track che erano le tracce che componevano “Heralds of the Stars”, l’EP del 2014 che il nostro chitarrista Leonardo ha remixato e rimasterizzato per l’occasione nel suo studio di registrazione.

Come è stata accolta dai più la notizia di questa ristampa? Avete notato un maggiore fermento, segno di un più grande interesse di pubblico e addetti ai lavori, rispetto a quando venne pubblicata la prima versione?
Ovviamente, quando l’album era uscito la prima volta c’era molta attenzione verso di noi, venivamo da un periodo di abbondante attività live, in un contesto in cui la scena thrash viveva ancora di ottima salute e in cui noi eravamo considerati la promettente novità, quindi è ovvio che l’hype che si era creato attorno all’uscita di “Call of the Starforger” nel 2017 era molto più alto. A distanza di quattro anni però, in cui l’album ha girato, è stato assimilato ed è andato esaurito, è diventato un po’ un piccolo cult nel genere, merito anche di riviste/webzine, sia italiane che estere, che lo hanno più volte citato fra le migliori uscite di quell’anno accanto a nomi di grande rilievo. Quindi la richiesta non è mai mancata e con questa ristampa si è rimesso in moto e sta nuovamente facendo parlare di se.

Soffermiamoci ora proprio su “Heralds of the Stars”, come mai avete deciso di inserirlo come bonus track e non ristamparlo singolarmente?
Bella domanda, in effetti avremmo potuto anche stamparlo singolarmente, sarebbe stato bello riaverlo sul banco del merch, ma non eravamo sicuri dell’interesse che ci fosse a riguardo. Quando è uscito “Heralds of the Stars”, nell’ormai lontano 2014, era poco più di una demo home-made per noi, da distribuire ai concerti per pochi spiccioli o per una birra offerta, ma in realtà ha riscosso un notevole interesse della gente, girando per molto nella scena su cd masterizzati e scarabocchiati, quasi fossimo tornati ai tempi del contrabbando di demotape piratati di band sconosciute haha. Quindi in realtà non abbiamo mai pensato ad una ristampa “ufficiale” di “Heralds of the Stars”, ma allo stesso tempo ci è sempre dispiaciuto abbandonarlo all’oblio del tempo. Quindi abbiamo deciso di inserirlo in questa versione di “CotS”, così da dare anche un qualcosa in più a chi acquisterà questa ristampa: vuoi il collezionista che aveva già la vecchia edizione, ma non aveva l’EP; vuoi il nostalgico che vuole riascoltarsi “The Great Slumberer” dopo anni con una resa audio migliore; o semplicemente quello che finora non è riuscito ad acquistare il disco, causa penuria di scorte, ma che ha continuato comunque ad aspettarci.

Ascoltando di seguito i brani delle due opere, quale sono le differenze che avvertite tra i vostri pezzi più recenti e quelli più datati?
L’EP essendo uscito nel 2014 è sempre stato un po’ acerbo, come è normale che sia nelle prime fasi di una band, ma non per questo è un’uscita di minor rilievo, fa comunque parte del nostro percorso di crescita quindi per noi è importante quanto gli ultimi lavori. Su “CotS” abbiamo sperimentato un po’ con sonorità più complesse, pur mantenendo la vena che c’era già anche in “HotS”.

Quando vi si descrive, i nomi che vengono fuori sono Voivod e Vektor. Dopo tutti questi anni il paragone vi lusinga ancora o vi inizia a pesare perché preferireste che venisse riconosciuta la vostra identità artistica?
E’ sempre un onore incredibile essere accomunati alle nostre band preferite, quelle che maggiormente ci hanno dato l’ispirazione fondamentale per iniziare questo progetto. Quindi siamo sempre lusingati da tali paragoni, anche se non nascondiamo che vorremmo trovare la nostra dimensione artistica pur mantenendo salda questa ispirazione primordiale. Stiamo infatti lavorando per trovare un sound più nostro ma che affondi sempre le radici in quello che ci ha fatto nascere come band.

Da questo punto di vista, avete già dei nuovi brani e in che direzione vi state muovendo?
Siamo già avanti con la stesura di un nuovo disco e la maggior parte dei pezzi è stata scritta. Ci stiamo comunque prendendo il tempo necessario per non lasciare nessun dettaglio al caso e curare tutto al massimo del nostro potenziale, sia per quanto riguarda la musica quanto per amalgamare al meglio tutte le nostre influenze, che sono sempre state diverse da un membro ad un altro. Ma in fondo è questa amalgama che poi tira fuori il mix giusto per creare qualcosa di unico. Purtroppo c’è da dire anche che le tempistiche si sono ulteriormente allungate anche a causa delle limitazioni imposte dall’emergenza covid e dal fatto che ognuno di noi abita molto distante dall’altro, anche in regioni diverse

Qual è la componente del vostro sound che, al di là della vostra evoluzione, vorreste mantenere intatta nel tempo?
Sicuramente quella vena alla Vektor/Voivod. E’ stata la scintilla che ha acceso il fuoco, quindi ci sentiamo di mantenerla sempre presente nella nostra formula. Nonostante l’evoluzione che abbiamo avuto negli anni dopo “CotS”, manterremo sicuramente questo elemento intatto il più possibile anche se mescolato a stili diversi, in modo da renderlo sempre fresco e personale.

A seguito della pubblicazione della ristampa andrete in tour – condizioni sanitarie permettendo – o preferite rimandare a quando avrete fuori del materiale nuovo?
Sicuramente se la situazione covid lo permetterà faremo delle date per supportare la ristampa di “CotS”, ma comunque vogliamo concentrarci molto per finire il nuovo album, che, come dicevamo, a causa della distanza tra i membri della band e le varie limitazioni è rimasto in stand-by per diverso tempo. Ma appena il nuovo disco vedrà la luce, ci butteremo a capofitto sul fronte live.

Killing – The Danish killing machine

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Killing nascono nello Jutland orientale, in Danimarca, alla fine del 2013, con l’unico scopo di scrivere thrash metal senza compromessi sulla scia di band come Slayer, Exodus, Kreator e Metallica. Il loro album di debutto “Face The Madness” verrà pubblicato dalla Mighty Music il 13 agosto 2021.

Benvenuto Rasmus (Soelberg – voce, basso), dopo un Ep e due singoli, il tuo vostro debutto è finalmente fuori! Potresti presentare “Face the Madness” ai nostri lettori?
Ciao e grazie mille per averci contattato! Bene, “Face The Madness” è sicuramente il nostro lavoro più importante e curato, abbiamo innalzato l’asticella delle nostre ambizioni per mostrare al mondo cosa è in grado di creare il nostro piccolo gruppo. È senza dubbio il nostro più grande lavoro! Volevamo mostrare al mondo parte di quella follia che portiamo nei nostri spettacoli dal vivo, la follia delle nostre menti e anche la follia di tutto il mondo e trasmetterla alle nostre nove tracce.

La vostra etichetta, Mighty Music, descrive il vostro album con queste parole ‘Probabilmente il miglior disco thrash metal danese dai tempi di “Excursion Demise” degli Invocator e “By Inheritance” degli Artillery’: sei d’accordo?
Bene, prima di tutto siamo estremamente orgogliosi di essere stati accostati ai nostri eroi! E le reazioni e le recensioni che abbiamo avuto di “Face The Madness” finora, sono davvero folli (in senso buono), quindi essere messi sullo stesso livello di Invocator e Artillery è fantastico. Puntiamo sempre ad essere megliori e più energici di prima, e il poter risultare anche solo in parte bravi come Invocator e Artillery significa aver fatto qualcosa di buono.

La vostra musica è ispirata alle band thrash metal statunitensi, ma c’è un tocco di thrash tradizionale danese nelle vostre canzoni?
Ci ispiriamo principalmente alla scena americana e tedesca, ma a volte portiamo un riff in “stile thrash danese” qua e là. Anche se non siamo melodici come Lipid o Artillery, ci piace molto il suono danese e lo aggiungiamo dove si adatta e impreziosisce il nostro stile di thrash metal.

Che peso dai a ciò che i fan e i critici dicono delle vostre uscite?
Ci piace sempre ricevere feedback su ciò che facciamo! Sia positivi che negativi! Non abbiamo mai avuto dubbi sul nostro stile, suoniamo thrash metal vecchia scuola, e lo manterremo sempre così. Per noi è più importante essere orgogliosi di ciò che facciamo e sapere che risultiamo ogni volta migliorati rispetto a prima e che ci divertiamo anche mentre lo facciamo. Ma, nonostante questo, significa davvero molto per noi che ai nostri fan e ai critici piacciano le nostre cose e che si divertano mentre sono a uno spettacolo dei Killing.

L’album inizia con “Kill Everyone” e termina con “Killed in Action”. Questi due titoli, in una posizione strategica nella tracklist, sono un piccolo omaggio al vostro moniker Killing?
Ah ah! Onestamente, non ci avevo mai pensato! “Kill Everyone” è la canzone più vecchia di “Face The Madness” e ci piace usarla come apertura per i nostri spettacoli dal vivo, quindi è stato naturale usarla anche come opner per l’album. “Killed In Action” ha ottenuto la posizione finale solo a fine produzione e il titolo si adatta perfettamente al contenuto della canzone e il modo in cui il pezzo si evolve lo rende davvero un gran finale!

“Straight Out of Kattegat” è un omaggio ai vostri avi?
“Straight out of Kattegat” è sia un tributo ai nostri avi che alla nostra casa a Kattegat! Ma soprattutto è un tributo a un grande mostro marino e alla nostra leggendaria t-shirt “Straight out of Kattegat”! Conosci la sua storia? Vieni a un nostro spettacolo e ti racconteremo la leggenda.

Invece che mi dici di “1942”?
“1942” è un tributo alle armate della resistenza danese durante la seconda guerra mondiale, è anche un tributo a tutte le famiglie e agli amici caduti durante il combattimento.

Avete testato, prima del lockdown, le vostre nuove canzoni canzone sul palco?
Abbiamo suonato e testato circa la metà delle canzoni dal vivo prima di entrare nei Dead Rat Studio con Jacob Bredahl, abbiamo un paio di canzoni che non sono ancora state suonate innanzi a un pubblico dal vivo e non vediamo l’ora di riprodurre l’intero disco davanti ai nostri folli follower!

Qual è la situazione attuale per quanto riguarda i concerti in Danimarca? Ti aspetti una rapida ripresa dell’attività live?
Spettacoli dal vivo? Che cosa sono? Stavo scherzando! Di recente abbiamo suonato uno spettacolo dal vivo con una folla in piedi! Ed è stato semplicemente fantastico! Abbiamo davvero assorbito l’energia! Quindi incrociamo le dita affinché le cose continuino ad andare avanti nel modo giusto e che non ci si farmi più con gli spettacoli dal vivo!

Killing comes from east Jutland, Denmark in late 2013, with the sole purpose of writing uncompromising thrash metal in the vein of bands like Slayer, Exodus, Kreator, and Metallica. Their debut album “Face The Madness” will be released by Mighty Music on 13th August 2021.

Welcome Rasmus (Soelberg – vocals, bass),  after one Ep and two singles, your debut is out! Could you introduce “Face the Madness” album to our readers?
Hi and thank you so much for having us! Well, Face The Madness is our most serious and dedicated work yet, we raised our ambitions and wanted to show the world what our little group could create. Its without doubt our greatest work (yet).  We wanted to show the world some of the madness we bring to our live shows, the madness from our minds and also the madness from around the world and put it down to our nine numbers.

Your label, Mighty Music, describes your album with these words ‘Probably the best Danish thrash metal record since “Excursion Demise” by Invocator and “By Inheritance” from Artillery’: are you agree?
Well, first of all we are extremely proud to be mentioned along with our own heroes! And the reactions and reviews we had on “Face The Madness” so far, are really insane (in a good way) so being put in the same box as Invocator and Artillery is amazing. We always aim to be better and more energic than before so I hope we can be just a tiny bit as good as Invocator and Artillery, then we truly know we made something out of our selves.

Your music is inspirited by US thrash metal bands, but is there a touch of traditional Danish thrash sound in your songs?
We are mostly inspired by the US and German scene, but we sometimes bring a “Danish thrash style” riff in here and there. Even though we are not as melodic as either Lipid or Artillery, we really like the Danish sound and add it where it fits and does something good for our style of thrash metal.

How do you measure the importance of what the fans and critics say about your releases?
We always love to get feedback on what we do! Both positive and negative! We have never had any doubt about our style, we play old school thrash metal, and we will always keep it that way. It’s more important to us that we are proud of what we do and that we are better that before and also have fun while we do it. But it really means a lot for us that our fans and critics like our stuff and have fun while being at a Killing show.

The album begins with “Kill Everyone” and ends with “Killed in Action”. Are these two titles, in a strategic position into the tracklist, a little tribute to your moniker Killing?
Ha ha! Honestly, I haven’t given it so much thought! “Kill Everyone” is the oldest song on “Face The Madness” and we love to use it as an opener to our live shows, so it felt natural to use it as an opener for the album as well. “Killed In Action” got its final title very late in the process and the title just really fits the content of the song and the way the song evolves really makes a great end song on the record.

“Straight Out of Kattegat” is a tribute to your ancients?
“Straight out of Kattegat” is both a tribute to our ancients and our home in Kattegat! But most of all its     a tribute to a great sea monster and our legendary ‘Straight out of Kattegat’ t-shirt! Do you know the story of that one? Come to our shows sometimes, then we will tell you the legend.            

What’s about “1942”?
“1942” is a tribute to the Danish resistance crew back in WW2, it’s also a tribute to all the families and friends who fell along the fight.

Did you check, before the lockdown, your new songs on stage?
We have played and tested about half the songs live before we went into the Dead Rat Studio with Jacob Bredahl, and we still have a couple of songs that haven’t been played in front of a live audience yet and we just can’t wait to play the full record in front of our crazy followers!

What is the current situation with regard to the gigs in Denmark? Do you expect a fast resumption of live activity?
Live shows? Whats that? Just kidding! We have actually just recently played a live show with a standing crowd outside! And it was JUST AWESOME! We really missed the energy! So our fingers are crossed that we keep on going the right way with live shows and wont shut down again, we surely hope so!

Xenos – L’alba di Ares

I thrashers siciliani Xenos sembrano in un periodo di forma smagliante e, a un solo anno di distanza dall’uscita di “Filthgrinder”, sono pronti a tornare sulle scene con “The Dawn Of Ares” (Iron Shield Records). Scopriamone qualcosa di più con il bassista/cantante Ignazio Nicastro.

Ciao Ignazio, ti do il mio benvenuto su Il Raglio del Mulo e ti ringrazio per la tua disponibilità. Per prima cosa ti chiederei di raccontarci un po’ di come e quando è nata la band…
Gli Xenos nascono nei primi mesi del 2019 ma, onestamente, l’idea di dar vita ad una band parallela agli Eversin mi balenava in mente da un po’. Sentivo la necessità di tornare a suonare ciò che mi ha spinto ad imbracciare il basso, di tornare a suonare thrash metal nella sua forma più classica. Io sono cresciuto con Slayer, Megadeth, Annihilator, Testament, Xentrix ed è questo il genere di musica che mi dà emozioni.
Quindi ho deciso di sviluppare più approfonditamente certe idee, certi riff, certe linee vocali e, con l’aiuto di Giuseppe e Danilo, ho registrato dei demo. Ci siamo accorti che i brani funzionavano alla grande e quindi abbiamo deciso di comune accordo che sarebbe stato il caso di portare avanti un discorso musicale più concreto. I brani che compongono “Filthgrinder” sono stati composti ed ultimati tra marzo ed aprile 2019 e già a giugno avevamo ultimato le registrazioni.

Nonostante gli Xenos siano una band giovane, ognuno di voi ha delle precedenti esperienze musicali, puoi brevemente illustrare i vostri “trascorsi” in tal senso?
Ho iniziato a suonare a 14 anni, il primo demo lo registrai nel 1997 quando suonavo in una band black metal che avevo fondato. Successivamente formai i Fvoco Fatvo poi divenuti Eversin, con il quali ho pubblicato quattro dischi e suonato su alcuni dei più grossi palchi europei avendo la possibilità di stare fianco a fianco con band come Maiden, Slayer, Megadeth, Annihilator e tanti altri. Gli Xenos sono un po’ la summa di tutte queste mie esperienze fatte nel corso degli anni. Peppe è un musicista della scena Metal di Palermo, ha suonato con diverse band prima di entrare negli Xenos e vanta un’ottima esperienza dal vivo oltre ad essere un chitarrista a dir poco portentoso. Non nascondo che molto del successo degli Xenos è merito suo. Danilo è con me dal 2013, anche lui ha diverse esperienze pregresse in varie band metal siciliane ed è un batterista eccezionale, violento ma al contempo dotato di una tecnica perfetta. Un vero metronomo umano.

Come “Filthgrinder” anche la nuova release “The Dawn Of Ares” uscirà per la tedesca Iron Shield Records, la quale punta molto su di voi. Ci potresti riassumere brevemente in che modo e in che circostanze è nato il loro interesse per gli Xenos?
A dire il vero “Filthgrinder” è uscito per la Club Inferno Ent. e non per Iron Shield, eheheh. Con la Iron Shield i contatti sono iniziati subito dopo la pubblicazione di “Filthgrinder”, diciamo che ci siamo piaciuti fin da subito.

Il vostro sound è chiaramente ed inequivocabilmente di matrice thrash metal, quali sono le band che fungono da “muse ispiratrici” per gli Xenos?
Per quanto mi riguarda Megadeth, Annihilator e Slayer saranno sempre continue fonti di ispirazione. Ovviamente band come Metallica, Testament, Xentrix, Kreator e Coroner sono stati e sono tutt’ora fondamentali per noi.

“The Dawn Of Ares” uscirà ad appena un anno di distanza dal precedente ed ottimo “Filthgrinder”, possiamo ben dire che avete al meglio approfittato di questo anno di lockdown?
Uhm, sicuramente l’attuale e merdosissima situazione, costringendoci a casa, ha agevolato la composizione del nuovo disco ma, onestamente, non penso che in assenza di essa i tempi si sarebbero allungati di tanto. Compongo e registro continuamente, praticamente ogni giorno.

“Filthgrinder” ha una produzione davvero eccellente, chiara e potente… A chi vi siete affidati per la buona riuscita?
Grazie mille per il complimento. Quel suono ruvido, sporco e potente per me è sta alla base del successo di “Filthgrinder” ed è esattamente ciò che volevamo. Il mixing è stato curato da me e da Francesco La Spina, tecnico del suono che si è occupato degli ultimi due dischi degli Eversin.

Per ciò che concerne il songwriting chi di voi è il maggiore compositore?
Compongo e registro tutte le strutture dei brani poi le invio a Peppe e Danilo. Gli arrangiamenti vengono poi man mano studiati da tutti. Peppe, in questo frangente, svolge un ruolo fondamentale.

Per quanto riguarda i testi vorrei chiederti quali sono i temi che trattate di solito…
Ho un modo di scrivere molto “classico”, in fondo mi basta aprire la finestra la mattina per trovare qualcosa che mi faccia girare le palle. Guardando i TG, tutta la merda che succede in questo mondo malato è continua fonte di ispirazione per scrivere un buon testo. Guerra, inquinamento, pandemia, animali in estinzione…

Curiosando nelle note della vostra biografia ho notato che, per ciò che concerne la nuova release, vi siete avvalsi della collaborazione di Josh Christian dei Toxik e Tony Dolan dei Venom Inc. Com’è stato lavorare con loro? Svelaci qualche curiosità al riguardo…
Beh, sono dei professionisti di fama mondiale, poter lavorare con gente di questo calibro è comunque una cosa straordinaria. Conosco Tony Dolan da tanto ormai, è uno dei miei cantanti preferiti, la sua voce ruvida, spigolosa e catramosa è davvero fenomenale. Ho chiesto al nostro tour manager di fare da tramite dato che, da quanto ne so, è da un po’ che Tony non fa il guest. Fortunatamente, una volta ascoltato il brano, ha subito accettato ed il risultato è devastante. Per quanto riguarda Josh Christian, beh, è un chitarrista straordinario ed i dischi dei Toxic ne sono la prova. L’ho contattato io stesso via Facebook, e dopo un po’, ha accettato. Era molto impegnato con la sua band, quindi la cosa ha richiesto del tempo. Alla fine, anche in questo caso, il risultato è stato incredibile.

Immagino che, una volta uscito il nuovo “The Dawn Of Ares”, prenderete in seria considerazione la possibilità di tornare a suonare live, giusto? A maggior ragione del fatto che il tutto sembra si stia per rimettere in moto…
Poter tornare su un fottutissimo palco è in assoluto la cosa che più oggi desideriamo e stiamo facendo del nostro meglio affinché questo possa accadere già per fine anno.

Ignazio, l’intervista è giunta al termine, non mi resta che fare a te e alla band i miei più sinceri complimenti ed auguri per il futuro. Concludi come vuoi!
Grazie mille per il supporto, sono felice che abbiate apprezzato “Filthgrinder”, sono certo che rimarrete incantati da “st”. Prova ad immaginare un “Filthgrinder” 100000 volte più potente, più tecnico e più cattivo…

Desaster – Churches without saints

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dal 1989 i tedeschi Desaster hanno prodotto diversi grandi album di metal estremo. Dal 4 giugno 2021 hanno aperto la loro chiesa empia a tutti i loro fan, e così abbiamo deciso di parlare del nuovo album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), con il cantante Sataniac.

Benvenuto Satainac, i Desaster sono nati nel 1988, qual è la formula per sopravvivere nel mondo della musica per 30-35 anni?
Ciao Giuseppe, i Desaster non fanno parte del vero big music biz, ma penso che la cosa più importante per sopravvivere a lungo come band è non prendersi troppo sul serio. E ovviamente amiamo quello che facciamo.

“Churches Without Saints” è il tuo sesto full-length con i Desaster, sei soddisfatto di questo ritorno sulle scene?
Non eravamo andati via, quindi non è un ritorno, ma io sono e siamo molto contenti del nuovo album. Soprattutto che abbiamo arruolato un batterista che si adatta perfettamente ai Desaster. Musicalmente e caratterialmente…

Come è cambiato il tuo ruolo nella band dal tuo album di debutto sino a “Churches Without Saints”?
Non credo che il mio ruolo sia cambiato dai tempi di “Divine Blasphemies”, scrivo i testi e mi occupo della voce, questo è quello che faccio da quando sono entrato nella band nel 2001!

Dai tempi di “Satan’s Soldiers Syndicate”, impiegate quattro \ cinque anni per pubblicare un nuovo album: come potresti spiegare questo lungo periodo di gestazione?
Invecchiamo e ovviamente ci sono sempre altre priorità oltre ai Desaster. Famiglia, lavoro, ecc. E infatti non avverto il bisogno di avere un nuovo album dei Desaster ogni anno.

Potresti presentarci il tuo nuovo batterista, Hont?
Sì, Hont è un mio buon amico e sicuramente un maniaco del metal. Abbiamo anche suonato insieme in una band chiamata Divine Genocide. Dopo la divisione dei Divine Genocide sono andato a finire nei Desaster e abbiamo perso i contatti per un po’. Ora, sembra essere il batterista perfetto per noi, perché è un maniaco del metal e una persona molto calma e amichevole.

Cosa significa veramente il titolo “Churches Without Saints”?
Basta dare uno sguardo all’ipocrisia dell’Homo Sapiens e cosa ne è stato di lui dopo che ha iniziato a seguire le religioni. Ci sono cose migliori nella vita. Bisogna fermare la follia!

Abbiamo davvero bisogno di santi?
Non ci sono santi da nessuna parte, quindi possiamo avere bisogno di ciò che non esiste. È una specie di gioco di ruolo, una favola…

La mia canzone preferita dell’album è “Exile Is Imminent”, come è nata questa traccia e qual è la tua canzone preferita?
Questa è stata realizzata mentre scriviamo tutte le canzoni. Jammiamo sui riff che Infernal presenta e proviamo a renderli una vera canzone. A volte ne usciamo vittoriosi, altre volte potrebbe essere migliore. Hahaha… Ho tre o quattro canzoni preferite: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” e la title track.

Qual è la situazione attuale per quanto riguarda i concerti in Germania? Ti aspetti una rapida ripresa dell’attività dal vivo?
Non ci sono piani concreti per un ritorno ai live nei prossimi mesi. Spero che questa situazione Covid finisca presto, così possiamo tornare di nuovo sul palco!

Since 1989 the German band Desaster has produced several great extreme metal albums. From 4 June 2021 they opened their unholy church to all their fans, and so we decided to talk about the new album, “Churches Without Saints” (Metal Blade Records), with the singer Sataniac.

Welcome Satainac, Desaster are born in 1988, what is the formula to survive in the music biz 30-35 years?
Hi Giuseppe, ok Desaster is not really a part of the real big music biz, but I think the most important thing to survive a long time as a band is that we don’t take ourselves too serious. And of course we love what we do.

“Churches Without Saints” is your sixth full-length with Desaster, are you satisfied with this come back?
We weren’t gone, so this is no come back, but I’m and we are very happy with the new album. Especially that we fund a drummer that fits perfect to Desaster. Musically and personally…

How is changed your role in the band from your debut album to “Churches Without Saints” ?
I don’t think that my role has changed since Divine Blasphemies, I write the lyrics and doing vocals, that’s what I do since I entered the band in 2001!

From”Satan’s Soldiers Syndicate” times, you need four\five years to release a new album: how could you explain this long gestation period?
We grow older and of course there are always other priorities next to Desaster. Family, work, etc. And in fact I don’t need a new Desaster album every year.

Could you to introduce your new drummer, Hont?
Yes, Hont is a good friend of mine and a metal maniac for sure. We also played together in a band called Divine Genocide. After the split of Divine Genocide I went to Desaster and we lost the contact for a while. Now, he seems to be the perfect drummer for us, because he is a metal manic and a very calm and friendly person.

What really means the title “Churches Without Saints”?
Have a look on the hypocritical Homo Sapiens, and what has become of them following religions. There are better things in life. Stop the madness!

Do we really need saints?
There aren’t saints anywhere, so in case we can’t need what don’t exists. It’s a kind of roleplay, a fairytale… 

My favorite song on the album are “Exile Is Imminent”, how is born this track and what’s your favorite song?
This one was written as we write all songs. We jam the riffs that Infernal presents and try to make them a real song. Sometimes we are victorious, other times it could be better. Hahaha… I have three or four favorite songs: “Exile is Imminent”, “Learn To Love The Void”, “Endless Awakening” and the title track.

What is the current situation with regard to the gigs in Germany? Do you expect a fast resumption of live activity?
There are no concrete plans for a live comeback in the next months. I hope this Covid-situation will end soon, so that we can enter the stage again!

Insane – Wait and pray

Uno degli album di culto della scena italiana, accessibile oggi in versioni non sempre autorizzate, è “Wait and Pray” (2005) dei thrasher marchigiani Insane. Tra qualche mese, quel disco sarà disponibile in una nuova versione ufficiale, edita da High Roller Records, che non solo presterà una nuova veste grafica, ma anche una tracklist ricca di sorprese…

Ciao Dan (voce e basso), nel corso del 2021 la High Roller Records pubblicherà una nuova edizione di “Wait and Pray”, album d’esordio dei tuoi Insane. Particolarità di questa uscita è la presenza anche di ”Insolent Aggression”, disco che porta la firma degli Slaves. Ed è proprio da quest’ultimi che vorrei partire: come e quando sono nati gli Slaves?
Una ventina di anni fa, anno più anno meno, nello stesso modo in cui nascono centinaia di gruppi ogni mese. Dei teenager con molta voglia di fare casino, tanta ambizione e zero esperienza su come muoversi. Quest’ultima circostanza fa sì che la maggioranza di questi gruppi evapori nel giro di poco ma noi siamo riusciti a rientrare in quella piccola parte che ce la fa ad andare avanti e non mi sento di dire che è stato per un colpo di fortuna. Posso assicurarti che le difficoltà che ci siamo trovati a superare avrebbero abbattuto un toro scatenato. Devi essere estremamente determinato per rialzarti in piedi ogni volta, e sveglio abbastanza per imparare in fretta dai tuoi errori.

Cosa ricordi delle registrazioni di ”Insolent Aggression”?
Lo sporco della moquette nella cripta in cui lo abbiamo realizzato. Oltre a quello ricordo bene anche che era nostra ferma intenzione registrare un album completamente in analogico, su nastro magnetico. Qui apro una parentesi: in quegli anni stava esplodendo il boom della registrazione digitale accessibile a tutti, fenomeno che avrebbe aperto le porte nel giro di poco alla nascita dell’home recording fino a portarlo ad essere quel costume di massa che conosciamo oggi e di cui apprezziamo alcuni indiscutibili vantaggi. Solamente che, come spesso accade con una novità, si tende a perdere di vista un certo equilibrio di giudizio e così tutti erano lanciati ciecamente in quella direzione. La sola parola “analogico” d’un tratto aveva preso un’accezione completamente negativa, sinonimo di vecchiume e immondizia da rigattiere. Tutto doveva essere “digital art” dal sound, alle copertine dei dischi. A torto o a ragione, noi sentivamo di dover essere controcorrente. Era chiaro che il futuro era tracciato, ma noi volevamo dimostrare che un approccio ”old school”, come si direbbe oggi oggi, non era ancora da dare per morto. Così con un po’ di passaparola scoprimmo che un tale dalle nostre parti aveva ancora un vecchio Teac 80/8 abbandonato in un garage. Fu una vera e propria impresa riuscire a organizzare tutto tra logistica, registrazione, mix, passaggi su DAT, masterizzazione finale e vale la pena sottolineare che nessuno ovviamente ci regalò nulla; pagammo fino all’ultimo cavo spostato per ogni mezzo metro. Sicuramente non scegliemmo la strada più facile e comoda ma quella era la nostra “missione” ed eravamo determinati a realizzarla a qualunque costo. Credo che le condizioni in cui ci trovammo a realizzare quell’ album si rispecchino in tutto e per tutto nel risultato del disco: grezzo, imperfetto, ostinato e furioso.

Il passaggio da Slaves a Insane a cosa fu dovuto?
Fin dagli inizi, anche tra continui cambi di formazione, eravamo comunque sempre stati in quattro perché era ovvio che la nostra proposta era concepita per funzionare con due chitarre. Tuttavia nel 2003 dopo aver registrato i tre pezzi del demo ed essere stati contattati da Andi della BattleCry un chitarrista per l’ennesima volta lasciò; tutto quel continuo avvicendarsi di ragazzi al fianco di Luca era diventato snervante, non ne potevamo veramente più, ed era chiaro ormai che avremmo dovuto accettare l’idea di continuare in tre. Approfittammo dunque di quell’episodio per dare un taglio con quanto fatto fino ad allora e la cosa più significativa che ci venne in mente in questo senso era partire da un nuovo nome per il “nuovo” gruppo. Fu una decisione dettata dall’istinto del momento e con il senno del poi posso dirti che questa cosa ha causato ancora più confusione, anche per la sterminata lista di gruppi che si chiamano con lo stesso nome, ma a quel tempo era ciò di cui avevamo bisogno per darci una scossa mentale. Poi bisogna sempre considerare che stiamo parlando di un anno in cui MySpace ancora non esisteva, ci si connetteva ad internet con un modem da 56 Kb e Google era una cosa quasi per nerd. Noi non avevamo mai sentito nessun gruppo che si chiamasse Insane e credevamo che fosse il nome più originale del mondo!

“Wait and Pray” è stato pubblicato a metà anni 2000, in una fase storica in cui il thrash metal, dato per morto nei 90, stava riscuotendo nuovamente il favore delle masse grazie a band come Municipal Waste, Evile, Gama Bomb. Come mai non siete riusciti a infilarvi in quel filone, nonostante l’eccelsa qualità del disco?
Devo dirti la verità. Non conosco nemmeno uno dei gruppi che hai nominato. Per quello che ricordo, quando iniziammo a suonare nel 2000 la scena era interamente dominata dal power metal melodico in Europa, il black metal scandinavo e il nascente nu-metal e tutto il movimento crossover proveniente dagli USA. Sicuramente esistevano anche movimenti minori per tutti gli altri generi ma devo dire che non ci è mai interessato entrare in un filone o far parte di qualche giro. Siamo sempre stati lupi solitari e non abbiamo mai prestato troppa attenzione a quello che succedeva intorno a noi o guardare quello che facevano gli altri.

Il fatto che oggi il vostro esordio sia diventato un oggetto di culto, lenisce o acuisce il dispiacere di non aver dato continuità all’attività della band?
Niente di tutto ciò. Siamo soddisfatti di come sono andate le cose e di come si sono concluse. La band ha fatto il suo percorso, realizzato i suoi obiettivi ed il capitolo si è chiuso in maniera del tutto naturale. Non ho mai percepito “Wait and Pray” come un punto di partenza ma piuttosto come un punto di arrivo. Esattamente il punto in cui volevamo arrivare. Anche questa volta non scegliemmo la strada più comoda -avremmo potuto tranquillamente registrare in uno studiolo a due passi da casa e risparmiarci un viaggio intercontinentale sanguinoso sotto tutti i punti di vista – ma non avremmo mai realizzato quello che avevamo in mente. Vedi, il punto era quello di voler dare una fucilata in faccia a tutti. Una dimostrazione. Il rimando così stretto agli Slayer è voluto e chiaramente è qualcosa di unico ed è al tempo stesso il motivo del successo e del limite del disco. Ognuno può vederla come vuole ma alla fine ha un significato più profondo di quanto possa sembrare; non si è mai trattato di essere un semplice “tributo”. Ora con questo non voglio dire che sia trattato solo di un esperimento, ma di sicuro la band non era strutturata per continuare. Io penso che “Wait and Pray” vada visto come un album figlio del suo tempo, un tempo nel quale c’era il bisogno di mandare un messaggio, di dare certe risposte e dimostrare che era ancora possibile fare un certo tipo di musica in un certo modo. Il fatto che dopo vent’anni l’attenzione intorno al disco non sembri diminuire mi fa supporre che gli Insane abbiano dato risposte attuali ancora oggi.

Passiamo ora alla ristampa, nei comunicati che ho letto, non ho visto la data di pubblicazione di questa nuova edizione, puoi dirmela tu o non è stata ancora schedulata?
Sì, la pubblicazione è prevista per il 29 Ottobre e i preordini dovrebbero partire sei settimane prima quindi intorno al 17 Settembre.

Uno degli elementi distintivi di quel disco è la copertina slayerana, invece la nuova edizione avrà un nuovo artwork firmato da Velio Josto: come mai avete optato per un nuovo packaging?
L’idea di offrire una nuova copertina è stata della High Roller Records e subito ci è piaciuta molto. Era l’occasione ideale per prendere le distanze da tutte quelle edizioni e ristampe che ancora oggi girano senza alcuna autorizzazione o consenso da parte nostra. Ci sono parecchi sciacalli che hanno fatto e tuttora continuano a fare soldi con “Wait and Pray” millantando o rivendendosi “diritti” inesistenti. Questi speculatori si trincerano dietro l’effettiva difficoltà e dubbia convenienza di intraprendere azioni legali internazionali. Riguardo la nuova copertina credo che sia un’opera magnifica da un lato per l’evidente talento di Velio dall’altro per la sua capacità di trasmettere l’atmosfera del disco riuscendo tuttavia a mantenere un filo conduttore con il passato. Poi è chiaro che per qualsiasi cosa troverai sempre qualcuno che la vede al contrario di te (ricordo ancora le prese per il culo per la copertina originale quando uscì il disco) ma a noi va tutto benissimo così. Come all’epoca, è esattamente la fucilata in faccia inaspettata che ci piace dare.

Le tracce inserite nel disco sono quelle originali oppure sono stare rimasterizzate?
Abbiamo messo a disposizione le tracce originali alla label che poi si è occupata di inviare tutto a Patrik Engel dei Temple Of Disharmony per una restaurazione del materiale. Di sicuro qualcosa, specialmente nei pezzi più vecchi, avrà avuto bisogno di un restyling più pesante ma siamo curiosi anche noi di scoprire il risultato finale.

L’idea di inserire ”Insolent Aggression” a chi è venuta? Come mai non avete optato per una ristampa specifica di quel disco?
Sì, in realtà “Insolent Aggression” sarà pubblicato come album a sé stante ed anche qui l’idea è stata dei ragazzi della label. Mi verrebbe da dire che vista l’assenza di un sequel si sia optato per offrire un prequel e personalmente credo che sia un’occasione eccezionale per avere una panoramica migliore dell’evoluzione che c’è stata per arrivare a realizzare “Wait and Pray”.

Oltre a ”Insolent Aggression”, se non erro, nel disco ci saranno anche altre tracce bonus: di che si tratta?
Esatto, saranno presenti anche pezzi delle prime registrazioni, esperimenti e demo vari, tutte quelle idee primitive ed anche un po’ ingenue che oscillavano al confine del black metal degli inizi alla ricerca di una forma e di un’esperienza di cui abbiamo fatto successivamente tesoro.

Dopo aver parlato tanto del passato, vorrei chiudere aprendo una finestra del futuro: credi che la ristampa possa in qualche modo riemettere in moto gli Insane?
No, lo escludo; non avrebbe senso. Gli Insane hanno chiuso il loro ciclo – hanno fatto quello che dovevano fare, dimostrato quello che dovevano dimostrare e non c’è niente altro da aggiungere. Oltretutto ora siamo impegnati al 100% con il nostro nuovo progetto.

Ireful – Case della follia

Ho fra le mani l’edizione giapponese di “The Walls of Madness” (Spiritual Beast, 2021) degli Ireful, nuova formazione old school thrash metal che sembra uscita direttamente dagli anni ‘80, ma che suona come una ventata d’aria fresca. Abbiamo parlato del loro primo EP insieme al cantante e bassista A. Medusa.   

Al primo quesito sulla band mi sono risposto da solo, cercando su internet: il vostro nome si pronuncia “Aierful”, dico bene? Perché avete scelto questo nome? 
La pronuncia sembra corretta sì, eheh! Il nome l’ha proposto Vio-Ful (batterista), dopo mesi di diatribe sulla scelta di questo o quel monicker, e deriva da una strofa di “Baptism of Fire” dei Sodom. Essenzialmente è un modo edulcorato per dire “incazzato” in inglese.

Da quanto tempo suonate insieme e come sono nate le canzoni dell’EP “The Walls of Madness”?
Gli Ireful esistono più o meno dalla seconda metà del 2018, io e Vio-Ful avevamo già suonato assieme negli Eraser. Poco tempo dopo la sua uscita dal gruppo, lui aveva iniziato a provare con M. Thunderbolt i pezzi che avrebbero composto “The Walls Of Madness”, e poco tempo dopo sono entrato io al basso e alla voce. Nel corso del 2019 abbiamo infine reclutato F. Mad Pig (ex-Shock Troopers/Close To Collapse, Hellraiders) alla seconda chitarra e finalizzato i pezzi tutti insieme.

Perché avete scelto il titolo di un vostro brano per il vostro esordio, anziché chiamare il disco direttamente Ireful?
Non saprei, probabilmente ci è sembrato il pezzo più rappresentativo sul fronte musicale e tematico del disco.

Come è stato realizzare l’EP, dalla fase iniziale alla produzione finale?
Abbiamo deciso di fare uscire un mini invece che un demo come prima uscita, perché volevamo un disco breve ma con le caratteristiche “complete” di un album. Abbiamo essenzialmente selezionato i pezzi che ci sembravano più rappresentativi, e che avrebbero costituito un disco completo e aggressivo, e ci abbiamo lavorato sopra per diversi mesi dopo la composizione. Le registrazioni sono state curate da Marco Cangelosi presso lo Stratjvari Music Lab, mentre mix e master sono avvenuti all’Audiovolt Studio di Lorenzo Bellia. Siamo molto soddisfatti del risultato, il che non è sempre qualcosa di scontato quando si tratta della prima esperienza in studio di un gruppo.

Quali sono state le vostre maggiori influenze, musicali e non, nella scrittura e nella produzione di “The Walls of Madness”?
Sicuramente sin dall’inizio la direzione è stata quella del thrash metal bay area alla Exodus, Vio-Lence, Slayer e Metallica, ma ognuno di noi penso abbia apportato una nuance in più ai pezzi. Ad esempio Vio-Ful ha un modo di suonare molto hardcore e improntato alla velocità, a me personalmente piace cantare nel modo più sguaiato possibile e mi sono ispirato molto a Paul Baloff degli Exodus e a Cronos dei Venom. La maggior parte dei riff sono stati scritti da M. Thunderbolt e sono spesso basati sull’armonizzazione tra le chitarre, cosa che secondo me manca a molti dei recenti gruppi del revival thrash e che invece era tipica dei gruppi della scuola anni ‘80. Sicuramente suonare thrash nel 2021 non è qualcosa di avanguardistico, ma penso che si possa ancora creare qualcosa di originale se agli ascolti e alle influenze si aggiunge la propria personalità compositiva.

Ci sono tante edizioni e supporti diversi di questo EP, per la gioia dei collezionisti: finora ho contato tre versioni differenti in CD, due in vinile, una in cassetta e tutte stampate in varie parti del mondo! Che effetto fa avere fra le mani la vostra musica in questa vasta gamma di supporti fisici?
Per quanto non fosse affatto premeditato, è molto soddisfacente poter toccare con mano la concretizzazione del nostro feticismo da supporto fisico ahah. Sul fronte pratico poi il buon numero di copie e di versioni in circolazione è una garanzia di distribuzione capillare del disco.

Copertina in tema con il vostro stile, molto anni ‘80. Chi l’ha realizzata? Da dove è nata l’idea per l’immagine?
La copertina è stata disegnata da Francesco Montalbano (Daemonokrat, Deathmongers) che ha lavorato a contatto diretto con noi. La copertina deriva dal testo di “The Walls Of Madness” ed è liberamente ispirata ad un manicomio attivo in Messico negli anni ‘60, noto come El Palacio De La Locura, divenuto famoso per gli abusi e le terapie invasive attuate sugli internati.

Leggendo i commenti multilingue alle vostre canzoni su YouTube, c’è chi le paragona a quelle di band del calibro di Exodus e Testament. Prima di pubblicare “The Walls of Madness”, vi sareste mai aspettati un simile successo internazionale?
Siamo contenti di come “The Walls Of Madness” è stato recepito finora dal pubblico e dalle zine, speriamo di poter presto rendercene conto meglio suonando questi pezzi dal vivo.

Ci sono altri gruppi nell’underground italiano che seguite e segnalereste a chi vuole approfondire l’attuale scena metal old school?
Tra l’anno scorso e questa prima metà del 2021 sono usciti (e continuano ad uscire) una valanga di dischi validi, non saprei se come contraltare dell’assenza di concerti e tour a causa della pandemia, ma sicuramente è uno dei (pochi) risvolti positivi della situazione attuale. A noi direttamente collegati ci sono ll primo full degli Hellraiders (gruppo heavy/speed di F. Mad Pig), il primo LP e il nuovo split su 7” degli Eraser (il mio gruppo grindcore, in cui suonava anche Vio-Ful). Contemporaneamente sono usciti nuovi dischi thrash e speed metal molto validi tra cui il nuovo Bunker 66 (!) e il primo disco degli Hellcrash. Segnalo anche il primo album, uscito da pochissimo, dei Gargoyle di Reggio Calabria, attualmente uno dei gruppi di metal “oscuro” più originali in Italia.

State già lavorando al vostro primo full-length album? Continuerete sul filone del thrash metal più classico o ci stupirete con effetti speciali?
Sì stiamo lavorando a diversi pezzi nuovi, molti sono stati scritti contemporaneamente a quelli di “The Walls Of Madness”, per cui speriamo di finalizzarli molto presto. Riguardo lo stile, sicuramente di thrash si tratterà, ma ciò non esclude gli effetti speciali!

Artillery – The X factor

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

A metà degli anni ’80 i danesi Artillery si affermarono come un nome di spicco del movimento thrash. Nel 1999 la band è tornata con “When Death Comes”, una seconda vita che oggi ci regala il decimo album “X” (Metal Blade Records), un disco di puro metallo fuso spietatamente pesante e orecchiabile.

Benvenuto Michael (Bastholm Dahl), vorrei congratularmi per il vostro nuovo album “X”. Che tipo di preparazione ci vuole per mettere insieme un disco epico come questo?
Bene, prima di tutto, grazie mille! Il processo di scrittura negli Artillery è in realtà abbastanza semplice, il che significa che cerchiamo di non analizzare e pensare troppo alle cose. Seguiamo solo il nostro istinto e la nostra ispirazione. Quindi, che risulti buono è semplicemente fantastico.

Il vostro album precedente era intitolato “The Face of Fear”. Nell’ultimo anno abbiamo visto il vero volto della paura, “X” è nato sotto l’influenza dell’emergenza pandemica?
No. Anche se sarebbe una cosa naturale da dire, in realtà non l’abbiamo fatto consciamente. Penso che i media e le persone in generale siano o si sentano un po’ saturi di tutta questa roba sulla pandemia. Sarebbe una cosa ovvia sui cui scrivere, ed è per questo che abbiamo deciso di non farlo.

“X” è il decimo album della vostre carriera e il primo dopo la morte di Morten Stützer: come ti sei sentito a lavorare senza di lui?
Il primo album dopo la morte di Morten Stützer, lui ha scritto un sacco di cose, che abbiamo incluso nell’album. Riff, idee per le canzoni ecc. Quindi, anche se non era con in carne ed ossa, era lì con lo spirito, e questo è un qualcosa che ci accompagnerà sempre.

Quando avete scelto Kræn Meier, volevate un chitarrista sulla simile a Morten o no?
Non stavamo cercando una replica di nessuno. Kræn ha il suo stile, e si adatta bene agli Artillery.

Nella prima stagione di Artillery avete scritto solo tre album, dopo il ritorno sette: cosa è scattato nella band che vi ha permesso di avere questo nuovo ritmo creativo?
All’inizio non credo ci fosse alcuna intenzione di pubblicare solo tre album. È accaduto e basta. Questa volta, abbiamo continuato ad andare avanti. C’è tanta volontà di andare avanti con gli Artillery, quindi la persistenza è la risposta, suppongo.

Pensi che questo album sia paragonabile alle vostre uscite precedenti?
È difficile non essere di parte qui, dal momento che “X” è così recente. Penso che “X” riepeta quello che hanno fatto anche le nostre release precedenti. Attenersi al nostro marchio, ma allo stesso tempo evolversi. Non miriamo mai né al conformismo né all’allontanamento dalle nostre radici.

Guardando indietro, sei soddisfatto della tua carriera con gli Artillery?
Assolutamente! Si può sempre dire che sarebbe stato più bello con più ricchezza o altre cose, ma alla fine, devi essere grato per quello che hai ottenuto. Altrimenti saresti sempre insoddisfatto. Finora è stata una buona carriera.

Cosa pensi che distingua gli Artillery dalle altre bande?
Suppongo che siamo un po’ più melodici. Abbiamo incluso anche dell’atmosfera metal anni ’70. Usiamo anche voci pulite, che forse non sono originalissime, ma comunque un po’ lontane dai canoni delle thrash band. Abbiamo anche avuto delle influenze mediorientali in alcune delle nostre canzoni, quindi suppongo che facciano anche parte del nostro marchio di fabbrica.

Con il vaccino forse la musica tornerà sul palco, siete pronti?
Più che pronti! Non vediamo l’ora di ripartire!

In the mid-1980s Denmark’s Artillery established themselves as being at the cutting edge of the thrash movement. In 1999 the band is back with “When Death Comes”, a second life that today gives us their tenth full length “X” (Metal Blade Records), a record that’s ruthlessly heavy, catchy and pure molten metal.

Welcome Michael (Bastholm Dahl), I’d like to congratulate for your new album “X”. What kind of preparation goes into putting an epic album like this together?
Well, first of all, thanks a lot! The writing process in Artillery is actually quite natural, which means, that we try not to analyze and overthink things too much. We just follow our gutfeel and inspiration. So, that it turns out good is just great.

Your previous album was titled  “The Face of Fear”. In the last year we saw the real face of the fear, is “X” born under the influence of the pandemic emergency?
No. Even though it would be a natural thing to write about, we have actually not done that directly. I think that the media and people in general,  either is or feel a bit  over saturated with this whole pandemic. It would be the obvious thing to write about, and that’s why we decided not to.

“X” is the tenth album of your career and the first after the death of Morten Stützer: how did you feel to work without him?
The first album after the death of Morten Stützer. Morten wrote a lot of stuff, which we included on the album. Riffs, song ideas etc. So, even though he wasn’t there in the flesh, he was there in the spirit, and that is something he always will be.

When you choose Kræn Meier did you want a guitarist in the vein of Morten or not?
We weren’t looking for a replica of anyone. Kræn got his own style, but fits in nicely in Artillery.

In the first season of Artillery you wrote just three album, after the comeback seven: what was really change in the band to have this new rhythm in the songwriting process?
I don’t think there was any plan to just release three albums at first. It just happened that way. This time around, we just kept on going. There is a need and will to keep Artillery going, so persistence is the answer, I suppose.

How do you think this album compares to your prior releases?
It’s hard not to be biased here, since “X” is so new. I think that “X” does, what our previous releases have done as well. Sticking to our trademark, but evolving at the same time. We never aim for either conformity nor moving away from our roots.

Looking back, are you satisfied of your career with Artillery?
Absolutely! You can always say, that it would have been nice with more wealth or other things, but in the end, you must be grateful for what you got instead. Otherwise you would always be dissatisfied. It has been a good career so far.

What do you think separates Artillery from other thrash bands?
I suppose we are a bit more melodic. We got that seventies metal vibe included as well. We use clean vocals as well, which is maybe not unique, but still a bit away from the “general” thrash band sound. We got that middle eastern thing going as well in some of our songs, so I suppose that is a part of our trademark sound also.

With the vaccine maybe the music will back on the stage, are you ready? 
More than ready! We can’t wait to go out on the road again!

Solstice – The die is cast

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Poche band possono affermare di aver contribuito a forgiare il suono death / thrash metal made in Florida come hanno fatto i Solstice. All’inizio degli anni ’90, album fondamentali come “Solstice” e “Pray” hanno rappresentato la pietra miliare su cui è stata costruita la scena locale. Ora, alimentati dal nuovo sangue portato da Ryan Taylor e Marcel Salas, i Solstice sono tornati a pieno regime, dando un’impressionante dimostrazione di potenza con il proprio quarto album, “Casting The Die” (Emanzipation Productions).

Benvenuto Dennis, perché dopo 12 anni hai deciso che era arrivato il momento di rimetterti in gioco?
Il tempo e le circostanze erano quelle giuste. Abbiamo trovato un giovane chitarrista / cantante fenomenale che si adattava perfettamente al nostro stile e che ha portato nuova linfa vitale alla band.

Cosa è andato storto dopo l’uscita di “To Dust”?
Non sono sicuro che qualcosa sia andato storto, ma l’album è stato un autoprodotto e, a causa della nostra situazione logistica, non abbiamo potuto esibirci dal vivo per promuoverlo. Siamo molto orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto per “To Dust” e del risultato finale.

In passato Rob ha lasciato per unirsi ai Cannibal Corpse e Alex era sempre più impegnato con i Malevolent Creation e Demolition Hammer, per questo la band si è presa una lunga pausa. I Sosltice di oggi sono una priorità per tutti i membri della band?
Tutti i nostri membri sono attualmente attivi anche in altri progetti, ma siamo comunque tutti pronti a promuovere dal vivo questo nuovo album.

Potresti presentare i tuoi nuovi membri Marcel Salas e Ryan Taylor?
Marcel Salas, basso e Ryan Taylor, chitarra / voce. Due musicisti fenomenali che hanno spinto questa band nel 21° secolo!

Come nasce “Casting the Die”: le canzoni sono scritte esclusivamente per questo album?
Sì, sono stati scritti esclusivamente per questo album. Abbiamo composto tutto insieme come una band ed è stato un processo molto fluido che non ha richiesto molto tempo per essere completato.

Il vostro sound e il vostro atteggiamento sono cambiati in questi anni?
Non credo che il suono sia cambiato, è aggressivo come non lo è mai stato. Più che scrivere musica per noi stessi, come era quando abbiamo iniziato, amiamo anche la connessione che la musica crea con i fan. È una sensazione fantastica sentire che qualcosa che abbiamo scritto ha avuto un impatto su qualcuno in qualche modo.

Che mi dici del titolo dell’album, “Casting the Die”?
Come affermato da Ryan Tayor, nella vita capita di dover prendere per caso una decisione importante e di doverla rispettare, perché non c’è possibilità di tornare indietro.

Il back-catalogue dei Solstice, gli album “The Sentencing” e “Pray”, così come il demo del 1991, saranno ristampati dalla Emanzipation sia in formato CD che in vinile. Hai qualche rimpianto per il tuo passato?
L’unico rammarico che mi viene in mente è stata la produzione originale di “Pray”. Penso che la nostra storia sarebbe potuta andare diversamente se quell’album fosse stato registrato meglio.

Ti consideri uno dei padri della scena death metal?
Direi con una certa riluttanza di sì, e lo faccio solo perché ho visto molte band elencarci come un’influenza, e questo è molto lusinghiero e gratificante.

Siete pronti a tornare sul palco dopo la fine del blocco dei concerti?
Sì, stiamo programmando di tornare in Europa e altrove il prima possibile.

Few bands can claim to have forged the Florida death/thrash metal sound as Solstice did. Back in the early 90’s, pivotal albums such as “Solstice” and “Pray” set the milestone for the local scene and for the whole style to look up to. Now, powered with the new blood brought by Ryan Taylor and Marcel Salas, Solstice is back in full force, with an impressive display of power in the form of the fourth album, “Casting The Die” (Emanzipation Productions).

Welcome, why after 12 years did you decide it was time to get back in the game?
The time and circumstances were right. We found a young phenom guitar player/vocalist that was a perfect fit and brought new life to the band.

What went wrong after the release of “To Dust”?
I’m not sure anything went wrong but the album was a self release and due to our logistical living situation we couldn’t perform live in support. We’re very proud of the work we put into To Dust and the outcome.

In the past Rob left to join Cannibal Corpse and with Alex increasingly busy with Malevolent Creation and Demolition Hammer, the band went into a long hiatus. Is today Solstice a priority for all the band members?
All our members are currently in other projects as well, but we are all ready to put into motion performing live for this new album.

Could you to introduce your new members Marcel Salas and Ryan Taylor?
Marcel Salas, bass guitar and Ryan Taylor, guitar/vocals. Two phenom musicians who have propelled this band into the 21st century!

How is born “Casting the Die”: are the songs written exclusively for this album?
Yes they were written exclusively for this album. We wrote together as a band and it was a very fluid process which didn’t take long to complete.

Are your sound and your attitude changed in these years?
I don’t believe the sound has changed, it’s as aggressive as it ever was. More than just writing music for ourselves which was how it was when we started, we also love the connection the music creates with fans. It’s an awesome feeling to hear that something we wrote has had an impact on someone in some way.

What’s about the album title “Casting the Die”?
As stated by Ryan Tayor, it’s about making a major decision in life by chance and having to stick by it because there is no return.

Solstice back-catalogue, the albums “The Sentencing” and “Pray”, as well as their 1991 demo, will also be reissued by Emanzipation on both CD and vinyl formats. Have you some regrets about your past?
Only regret that comes to mind was the original production of “Pray”. I think it could have been a different story if that album was properly recorded.

Do you look at yourself as a prime mover in the death metal scene?
I would reluctantly say yes and that’s only because I’ve seen many bands list us as an influence and that’s very complimentary and humbling.

Are you ready to back on stage after the concerts stop?
Yes we are planning to return to Europe and elsewhere as soon as it is possible.

The Great Kat – Insanity and genius

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Un fiume di parole, veloce e tagliante come le sue note. The Great Kat e Katherine Thomas convivono nello stesso corpo, alternandosi. Non ci meraviglia, quindi, ascoltare la sua voce che passa dalla prima singolare alla terza persona plurale quando parla di lei, la suprema reincarnazione di Beethoven.

Benvenuta Kat, a che età hai iniziato a suonare e perché? Chi ti ha fatto conoscere il violino e la chitarra? Infine, è nato prima il tuo amore per la musica classica o per il rock e quando hai deciso di mescolare questi due generi musicali?
Prima di tutto, The Great Kat (http://www.Greatkat.Com) è:

  • Legenda e icona del metal
  • Juilliard Grad Violin Virtuoso
  • Violino solista della Carnegie Recital Hall
  • “Top 10 fastest shredders of all time”
  • Reincarnazione di Beethoven
  • L’unico virtuoso chitarra / violino dai tempi di Paganini

The Great Kat ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di 7 anni e il violino all’età di 9 dopo aver ascoltato Beethoven sin dalla nascita. Dopo essere diventata rapidamente un virtuoso del violino, ho vinto una borsa di studio per studiare il violino alla Juilliard School e mi sono laureata con lode. Ho girato gli Stati Uniti, l’Inghilterra e il Messico come solista di violino classico e ho suonato per dignitari, come il governatore Oscar Flores Tapia a Saltillo, Coahuila in Messico e per il sindaco Ed Koch alla Gracie Mansion di New York City. Il Governatore Mario Cuomo ha conferito a The Great Kat (Katherine Thomas) il certificato di merito come “Destinatario del premio Palma Julia de Burgos in riconoscimento dei suoi eccezionali risultati musicali”. Katherine Thomas (The Great Kat) ha ricevuto un violino tedesco realizzato nel 1850 dalla Friends of Mozart Society. Ho vinto il concorso internazionale per violinisti e mi sono esibita alla Carnegie Recital Hall come violino solista. Come compositore, ho iniziato a cercare di aggiornare la musica classica con la musica popolare moderna. Ho incontrato Timothy Leary, un amico di famiglia e famoso professore di psicologia di Harvard e guru della psicologia applicata e abbiamo collaborato alla scrittura della canzone rock “Right Brain Lover”. Timothy Leary ha scritto i testi psichedelici selvaggi e io ho composto la musica e suonato il violino elettrico. Abbiamo registrato questa canzone mai pubblicata – i “Timothy Leary Papers”, conservati negli archivi pubblici di New York, contengono la canzone “Right Brain Lover” di Timothy Leary e Kat Thomas (The Great Kat). http://archives.Nypl.Org/mss/18400#c759755. Dopo la musica classica, mi sono imbattuta nell’heavy metal e ho capito che Beethoven è stato in realtà il primo metalhead, Paganini è stata la prima rock star e che metal e musica classica sono una combinazione perfetta! È stato allora che ho scelto la chitarra elettrica ed è nata The Great Kat!

Hai preso lezioni o sei stato autodidatta e quando ti sei resa conto di essere più dotata dei tuoi coetanei?
The Great Kat (Katherine Thomas) ha studiato violino, teoria, composizione, orchestra, musica da camera, direzione d’orchestra, storia della musica, solfeggio e molto altro alla scuola di Juilliard! Sono stato il primo violino dell’orchestra pre-college Juilliard, dove ho diretto un’intera orchestra sinfonica di altri musicisti di talento! Ho sempre saputo che The Great Kat era una dea immortale per il fatto che The Great Kat è la reincarnazione di Beethoven ed è impegnata in un viaggio senza sosta per fr rivivere il genio dei grandi compositori: Beethoven, Mozart, Rossini, Paganini, Bach e altri!

Perché preferisci essere una solista e non la leader di una band?
Chi se ne frega di guidare qualche band metal antica e antiquata, quando The Great Kat è l’unica rivoluzionaria in ambito musicale dai tempi Wagner, è qui per svegliarti, darti energia e stupirti con potenti creazioni classical shred! Inginocchiatevi!

Cosa ricordi dei giorni dei tuoi primi due album completi “Worship Me or Die!” (1987) e “Beethoven on Speed” (1990)?
Come è riposrtato nel famoso articolo del New York Times su The Great Kat e “Beethoven on Speed” durante l’era “Beethoven on Speed”:

“L’onda del futuro potrebbe essere Beethoven l’heavy metal di matrice Juilliard. L’album “Beethoven on Speed” della signora Kat eleva la furia a una nuova prospettiva del mondo. È costruito su assoli di chitarra elettrica speed-rock (veloce, virtuosistico, quasi tutto articolato con frenetiche strimpellate con la mano destra e maniacali movimenti della mano sinistra su e giù per la tastiera, l’estetica generale si regge sul presupposto più note al secondo è meglio). A cui aggiunge rauche imprecazioni per i suoi “schiavi” che strisciano davanti a lei e al suo genio prepotente. ” – John Rockwell, The New York Times.

“Beethoven on Speed” è la prima vera conquista da parte di The Great Kat e di tutta la musica classica e metal! Ascolta i capolavori ““Beethoven Mosh”, “Flight of the Bumble-bee”, “Funeral March”, “Beethoven on Speed” e ti sfido a non alzarti immediatamente con velocità e rabbia!

La Warner Music sta ora distribuendo questo geniale capolavoro su Spotify

“Worship Me or Die!” è il più grande capolavoro thrash della storia grazie al thrash brutale e inesorabile delle famose canzoni di Kat come “Metal Messiah”, “Satan Says”, “Ashes to Dust” e molte altre ancora.

Negli ultimi tempi stai festeggiando il compleanno dei grandi del passato come Rossini, Pablo de Sarasate, Vivaldi e altri. Il video-singolo è la nuova frontiera della musica?
Sì! Questa è la generazione di YouTube! I video sono un must per le persone per svegliarsi e capire la tua musica! Ora puoi festeggiare i compleanni dei maestri della musica con The Great Kat! Puoi procurarti la tua The Great Kat “Beethoven 250 Collection” in cd e dvd direttamente negozio di Kat all’indirizzo https://www.Greatkat.Com/katshredstore.Html#!/beethoven-250-birthday-cd- dvd-collection / c / 68206001 con “Beethoven’s Moonlight”, “Egmont”, “Eroica”, “Für Elise”, “Minuet”, “Beethoven Mosh 2”, “Pastoral”, “Beethoven 250 Mashup” e molto altro! The Great Kat ha festeggia a marzo i compleanni dei compositori classici: Vivaldi, Sarasate, Rimsky-Korsakov e Bazzini!

Infine, vorrei sapere i nomi dei compositori italiani che ami…
The Great Kat shred e adora questi compositori italiani qui sotto !! Leggi le loro biografie sul fantastico sito web di Kat all’indirizzo http://www.Greatkat.Com/54/composers.Html e guarda i video musicali su

1-ROSSINI-Italian Genius Opera Composer! 
Rossini’s “William Telll Overture” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/5gEnPCYJ2Xw
Rossini’s “The Barber Of Seville” (Official Great Kat Video)  https://youtu.be/YG8N5RrPryc

2-VIVALDI-Italian Genius Baroque Composer!
Vivaldi’s “The Four Seasons” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/PEmqVXY1hAQ

3-PAGANINI- Italian Genius Violin Virtuoso/Composer!
Paganini’s “Caprice #24” Great Kat Video:  https://music.apple.com/us/music-video/paganinis-caprice-24/368743262

4-MONTI– Italian Genius Violinist/Composer, who wrote “Czardas”!
“Czardas for Violin And Piano” Great Kat Video: https://music.apple.com/us/music-video/czardas-for-violin-and-piano/1456026177

5-BAZZINI-Italian Genius Violinist/Composer, who wrote “The Round Of The Goblins”!
Bazzini’s “The Round Of The Goblins” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/fK4tvFxlVrA

A torrent of words, as fast and cutting as her musical notes. The Great Kat and Katherine Thomas live together in the same body, taking turns. No wonder when we hear her voice passing from the first singular to the third person plural when she speaks of her, the supreme reincarnation of Beethoven.

Welcome Kat, what age did you start playing and why? Who did introduce you to violin and guitar? Was born first your love for classical music or for rock? And when did you decide to mix this two musical genres?
First of all, The Great Kat (http://www.Greatkat.Com) is:

  • Metal legend & icon
  • Juilliard Grad Violin Virtuoso
  • Carnegie Recital Hall violin soloist
  • “Top 10 fastest shredders of all time”
  • Reincarnation of Beethoven
  • The only guitar/violin double virtuoso since Paganini

The Great Kat began playing piano at age 7 and violin at age 9 after listening to Beethoven since birth. After quickly becoming a violin virtuoso, i won a full violin scholarship to study at the Juilliard School and graduated with honors. I toured the U.S., england, and Mexico as a classical violin soloist and played for dignitaries, such as governor Oscar Flores Tapia in Saltillo, Coahuila Mexico and mayor Ed Koch at Gracie Mansion in New York city. Governor Mario Cuomo awarded the Great Kat (Katherine Thomas) the certificate of merit as “Recipient of the Palma Julia de Burgos award in recognition of her outstanding musical achievements”. Katherine Thomas (The Great Kat) was the recipient of a German violin made in 1850 from the Friends of Mozart Society. I won artists international competition on violin and performed at Carnegie Recital hall as violin soloist. As a composer, i began looking to update classical music with modern popular music. I met Timothy Leary, a family friend and the famous Harvard psychology professor and mind-altering guru and we collaborated on the rock song “Right Brain Lover”. Timothy Leary wrote the wild psychedelic lyrics and i composed the music and played the electric violin. We recorded this never-released song — see “Timothy Leary Papers” at the New York public ibrary archives & manuscripts features Timothy Leary & Kat Thomas’ (The Great Kat) “Right Brain Lover” song. http://archives.Nypl.Org/mss/18400#c759755. After classical, i came across heavy metal and realized that Beethoven was actually the first metalhead, Paganini was the first rock star and that metal & classical music were a perfect combination! That’s when i picked electirc guitar and The Great Kat was born!

Did you have lessons or were you self-taught and when did you realise that you were gifted above your peers?
The Great Kat (Katherine Thomas) studied violin, theory, composition, orchestra, chamber music, conducting, music history, solfege and much more at the juilliard school!! I was the concertmaster at the Juilliard pre-college orchestra where i led an entire symphony orchestra of other talented musicians! I always knew that The Great Kat was an immortal goddess due to the fact that The Great Kat is the reincarnation of Beethoven and on a non-stop journey to wake you up to the genius of the great composers: Beethoven, Mozart, Rossini, Paganini, Bach and more!

Why do you prefer to be the solo woman on the command and not the leader of a band?
Who cares about leading some old-fashioned out-of-date metal band, when The Great Kat is the only musical revolutionary since Wagner here to wake you up, energize you, and geniusize you with powerful shredclassical creations! On your knees!!!!!

What do you remember about the days of your first two full length – “Worship Me or Die!” (1987) and “Beethoven on Speed” (1990)?
As The New York Times famous article on The Great Kat & “Beethoven on Speed” during the “Beethoven on Speed” era states:

“The wave of the future might well be heavy-metal Beethoven by way of Juilliard. Ms. Kat’s ‘Beethoven on Speed’ album elevates furiousness to a would-be world view. It is built on speed-rock electric guitar solos (fast, virtuosic, nearly everything articulated with frenzied right-hand strumming and manic left-hand skittering up and down the fret board, the general esthetic being more-notes-per-second equals better). To which she adds hoarse imprecations for her ‘slaves’ to grovel before her and her overpowering genius.” – John Rockwell, The New York Times.

“Beethoven on Speed” is the first of The Great Kat’s real takeover of all classical and metal! Listen to the masterpieces “Beethoven Mosh”, “Flight of the Bumble-bee”, “Funeral March”, “Beethoven on Speed” and i dare you to not get uplifted immediately with speed and anger! Warner music is now distributing this genius masterpiece on spotify

“Worship Me or Die!” is the greatest thrash masterpiece in history with brutal, unrelenting thrashing on kat’s famous songs like “Metal Messiah”, “Satan Says”, “Ashes to Dust” and much more.

In the last times you are celebrating the birthday of the greats of the past as Rossini, Pablo de Sarasate, Vivaldi and more. Is the video-single the new frontier of the music?
Yes! This is the youtube generation! Videos are a must-have for people to wake up and understand your music! Now celebrate the birthdays of the masters of music with The Great Kat!! Happy Beethoven’s 250th birthday (celebrated on dec 16, 2020)! Get your Great Kat “Beethoven 250 Collection” of cds & dvds on the kat store at get them all on the kat store at https://www.Greatkat.Com/katshredstore.Html#!/beethoven-250-birthday-cd-dvd-collection/c/68206001 featuring The Great Kat’s “Beethoven’s Moonlight”, “Egmont”, “Eroica”, “Für Elise”, “Minuet”, “Beethoven Mosh 2”, “Pastoral”, “Beethoven 250 Mashup” and much more! The Great Kat is celebrating classical composers birthdays in march: Vivaldi, Sarasate, Rimsky-Korsakov & Bazzini birthday!!

At the last, I’d like to know the names of the Italian composers you love…
The Great Kat shreds and loves these Italian composers below!! Read their biographies on the great kat web site at http://www.Greatkat.Com/54/composers.Html and watch music videos at

1-ROSSINI-Italian Genius Opera Composer! 
Rossini’s “William Telll Overture” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/5gEnPCYJ2XwRossini’s “The Barber Of Seville” (Official Great Kat Video)  https://youtu.be/YG8N5RrPryc

2-VIVALDI-Italian Genius Baroque Composer!
Vivaldi’s “The Four Seasons” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/PEmqVXY1hAQ

3-PAGANINI- Italian Genius Violin Virtuoso/Composer!
Paganini’s “Caprice #24” Great Kat Video:  https://music.apple.com/us/music-video/paganinis-caprice-24/368743262

4-MONTI– Italian Genius Violinist/Composer, who wrote “Czardas”!
“Czardas for Violin And Piano” Great Kat Video: https://music.apple.com/us/music-video/czardas-for-violin-and-piano/1456026177

5-BAZZINI-Italian Genius Violinist/Composer, who wrote “The Round Of The Goblins”!
Bazzini’s “The Round Of The Goblins” (Official Great Kat Video) https://youtu.be/fK4tvFxlVrA

The Crown – The kingslayers are back!

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo la celebrazione del loro trentesimo anniversario nel 2020, i The Crown hanno dato prova del loro strapotere in ambito death metal con il nuovo album “Royal Destroyer” (Metal Blade).

Ehi Magnus, grazie per averci dedicato del tempo. Come stai oggi?
Ciao, proprio bene grazie!

Il tuo nuovo album “Royal Destroyer”, sarà pubblicato dalla Metal Blade Records il 12 marzo 2021. Dopo 30 anni di carriera, è stato relativamente facile trovare di nuovo l’ispirazione o è stato un album difficile da realizzare?
Sì, dato che è il nostro album numero dieci, si trattava di un traguardo piuttosto importante, ma penso che trovare l’ispirazione sia stato relativamente facile, tutto è riuscito in modo molto naturale e penso che tu possa avvertirlo. È un lavoro molto onesto.

Inizialmente programmato per essere registrato a maggio, la pandemia di Covid-19 ha fatto tardare i vostri piani di cinque mesi: quanto è stato difficile per voi rimanere concentrati sull’obiettivo?
In realtà è stato molto bello quello che è successo, ci ha dato un po’ di tempo in più per le prove e per preparare al meglio le canzoni per la registrazione. Tutto accade per una ragione.

Puoi dirmi qualcosa sulle nuove canzoni? Potresti descriverli ?
La traccia di apertura “Baptized In Violence” è la più breve che abbiamo mai fatto, un minuto di follia! “Let the Hammering Begin!” è una traccia lunga e veloce, strutturata come “Angel of Death”, in un certo senso un tributo a Jeff Hanneman. “Motordeath” è una canzone molto thrash ricca di energia con alcune melodie orecchiabili. “Ultra Faust” è un pezzo epico e brutale, un po’ come “Fall From Grace” dei Morbid Angel. “Glorious Hades” è una melodia hevy epica con alcune delle migliori voci che Johan abbia mai fatto. “Full Metal Justice” è un brano originale realizzato da Robin, tecnico, accattivante ed energico. “Scandinavian Satan” è un rock and roll barbaro nello stile del black metal di prima generazione. “Devoid of Light” è un’altra delle canzoni di Robin, oscura e brutale, con alcune vibrazioni Morbid Angel. “We Drift On” è la ballata dell’album, un po’ come “To Live Is To Die” dei Metallica. “Beyond the Frail” è molto veloce e melodica con alcuni spunti death / black metal in stile anni ’90.

Il nome della band, The Crown, è anche il titolo di una serie TV sulla famiglia reale britannica. Il titolo del nuovo album è “Royal Destroyer”, c’è un legame ironico tra le due cose?
No. Non di proposito, ma ci ho pensato dopo anche io. Le cose a modo loro hanno certa connessione…

Che mi dci di “Scandinavian Satan”, è una canzone sulla scena black metal norvegese degli anni ’90?
No, non proprio, i testi provengono dalla Völuspa, una vecchia mitica profezia norrena sulla fine del mondo. Ma approvo a tutte le interpretazioni che le persone possono dare alle canzoni, dovrebbero avere dei significati diversi a livelli diversi. Più collegamenti ci sono, meglio è. E si può certamente dire che la scena black metal norvegese negli anni ’90 era una sorta di satana scandinavo di qualche tipo.

In tutti questi anni non avete avuto uno stile omogeneo per l’artwork delle copertine, tipo band come Iron Maiden o Motorhead: perché vi piace cambiare stile spesso?
La risposta breve è che così non è noioso. Mi annoio e mi stanco delle cose abbastanza facilmente. Penso che abbiamo avuto delle copertine di album davvero fantastiche nel corso degli anni, questa nuova è sicuramente una delle più epiche.

Hai ascoltato i Sarcator, la band del figlio di Marko, Mateo Tervonen? Ti piacerebbe fare un tour con loro?
Sì, li ho sentiti, condividiamo la sala prove, sono fantastici. Non mi dispiacerebbe andare in tour con loro.

Dopo 30 anni, ti vedi come un modello per molti giovani?
Niente affatto, non credo affatto che siamo dei modelli per i giovani. Ma forse possiamo ispirare vecchi e giovani a non arrendersi e mantenere la fiamma accesa!

After the celebration of their thirtieth anniversary in 2020, The Crown had proven of their enduring forces in death metal with the new album “Royal Destroyer” (Metal Blade).

Hey Magnus, thanks for taking the time to talk with us. How are you doing today?
Hullo, just fine thank you!

Your new album “Royal Destroyer”, will be released by Metal Blade Records on 12 March 2021. After 30 years of carrier, was it relatively easy to find that inspiration again or was this a difficult album to make?
Yeah, as it is our album no. 10 it is a pretty big accomplishment. I think finding inspiration was relatively easy, it all came together very natural for this album, and I think you can hear that also. It is a very honest sound.

Initially scheduled to be recorded in May, the Covid-19 pandemic pushed back your plans by five months: how hard it was for you to stay focused on the goal?
It was actually very good what happened, it gave us some extra time in the rehearsal to really prepare the songs ready for the recording. Everything happens for a reason.

Can you tell me something about new songs? Could you describe them now?
The opening track “Baptized In Violence” is the shortest track we have done ever, 1 minute madness! “Let the Hammering Begin!” is a fast long track, structured like “Angel of Death”, in a way a tribute to Jeff Hanneman. “Motordeath” is a high energy thrashier song with some catchy melodies. “Ultra Faust” is a brutal epic piece, a bit like “Fall from Grace” by Morbid Angel. “Glorious Hades” is a Heavy epic tune with some of the best vocals that Johan has ever done. “Full Metal Justice” is a original kind of track made by Robin, technical, catchy and energetic. “Scandinavian Satan” is barbaric Rock n Roll in the style of first generation Black Metal. “Devoid of Light” is another of Robin songs, dark and brutal, with some Morbid Angel vibes. “We Drift On” is the ballad of the album, a bit like “To Live Is To Die” by Metallica. “Beyond the Frail” is very fast and melodic with some 90ies style Death/Black Metal.

The band’s name, The Crown is also the title of a TV series about the British royal family. The title of the new album is “Royal Destroyer”, is there an ironic connection between the two?
No. Not by purpose but I thought about it afterwards. Things just come together in their own way…

What’s about “Scandinavian Satan”, is a song about the ’90s Norwegian black metal scene?
No not really, the lyrics are from the Völuspa an old Norse mythic prophecy about the End of the World. But I applaud any and all associations that people can have about the songs, it’s all supposed to have different meanings on different levels. The more links the better. And you can certainly say that the Norwegian Black Metal Scene in the 90ies was a Scandinavian Satan of some sorts.

In all these years you have not had a single style in the cover artwork, as bands like Iron Maiden or Motorhead: why do you like to change style often?
The short answer is that it is not boring. I get bored and tired of stuff pretty easy. I think we have had some really cool album covers over the years, this new one is certainly one of the most epic.

Did you listen to Sarcator, the band of Marko’s son Mateo Tervonen? Would you like to take a tour with them?
Yeah I have heard them, we share rehearsal room, they are cool. I wouldn’t mind touring with them.

After 30 years, how do you see yourself as a role model to many young people?
Not at all really, I don’t think we are role models at all for young people. But maybe we can inspire some old and Young people not to give up and keep the flame burning!