Meghistos va oltre l’etichetta “old school death metal” e attraverso le note del suo secondo album “The Reason” porta la testimonianza diretta di quel periodo, di chi ha vissuto in prima persona gli anni 90…
Benvenuto, da qualche giorno è fuori il tuo nuovo album “The Reason”, verrebbe da tirar fuori il vecchio motto latino “semper fidelis”: sempre fedele agli anni 90?
Innanzitutto grazie per il tempo che mi state dedicando. In realtà non si tratta di una scelta, questo è semplicemente il modo in cui io concepisco il death metal: quando compongo i brani escono così, non saprei fare altro se non forzando la mia natura.
Al di là di quello che suoni, nei tuoi ascolti il death metal è solo e soltanto quello degli 90 oppure ne apprezzi anche sviluppi successivi?
Sono convinto che l’essenza di questo genere risieda esclusivamente in quegli anni: non amo le derive “core”, e quello che viene considerato “old school” in realtà non è assolutamente accostabile a quanto veniva suonato nei 90. Mi fa sorridere il fatto che nei 90 tutti cercavano di registrare al meglio cercando di ottenere un suono pulito e d’impatto, mentre oggi quando si parla di “old school” abbiamo delle registrazioni volutamente sporche. Comunque tra i grandi gruppi post 90 devo citare assolutamente gli immensi Spawn of Possession, che con “Noctambulant” hanno raggiunto vertici altissimi.
Fermo restando la scelta stilistica e la continuità di contenuti nei due album fin qui pubblicati, credi che ci sia qualcosa che li distingue tra loro?
Ritengo che “The Reasons” presenti una maggiore diversificazione tra i brani in quanto ho cercato di rappresentare i diversi motivi per accostarsi al Male: si passa dal trittico iniziale che forse è quello che più si avvicina al disco precedente, a “Meat Grinder”, composta da Andy, che rivela un approccio che mi ricorda i migliori Dying Fetus, a “Black Blues of Death” con cui ho voluto omaggiare Robert Johnson, a “Yellow”, dalla struttura malata come il colore di cui porta il titolo.
La porta raffigurata nella copertina cosa cela?
Rappresenta l’accesso a un Pantheon demoniaco: bussi, chiedi ciò di cui hai bisogno e ti viene presentato il conto. Vale la pena? Forse sì.
Quale spiegazione ti sei dato alle ragioni che spingo l’uomo verso il lato oscuro?
Il desiderio di vivere una vita piena e appagante, oppure di danneggiare la vita altrui per svariati motivi. Pensa appunto a Robert Jonson, era un musicista insignificante con una vita tormentata. Senza quell’incontro leggendario con il Demonio oggi nessuno lo ricorderebbe e probabilmente la musica come la conosciamo non esisterebbe. Oggi il suo nome è eterno.
Tu questo cammino nei meandri del male lo hai compiuto da solo, salvo il tratto percorso con Andy di cui parleremo dopo. Come mai questa scelta di fare tutto da solo? Non sei mai stato tentato di coinvolgere altri musicisti e formare una vera e propria band?
I brani raccontano direttamente o indirettamente di me, sono espressione dei miei desideri e dei miei rancori: sono la medicina con cui curo la mia vita e quindi voglio essere protagonista del processo creativo.
Abbiamo già accennato alla presenza sul disco di Andy “Bull” Panigada dei Bulldozer, che non si è limitato all’assolo di “Marriage for Evil“, ma ha scritto un brano completo, cioè “Meat Grinder”. Come è andata, in qualche modo tu hai “commissionato” questo pezzo oppure un giorno lui si è presentato con una canzone e te l’ha proposta?
Conosco Andy dall’88, anno in cui uscì “Neurodeliri”. La nostra amicizia è dovuta appunto a questo album: ammaliato dalla proposta dei Bulldozer chiamai la casa discografica per avere il numero di Andy in modo da conoscerlo e farmi autografare il vinile. “Meat Grinder” è stato un regalo di Andy dovuto esclusivamente alla nostra amicizia e all’interesse che ha sempre mostrato per i miei brani.
Ti manca la dimensione live?
Quando nei 90 suonavo con i Neophyte mi piaceva fare concerti, ma Meghistos è esclusivamente un mio progetto e pochi accetterebbero un “dittatore”.
Dovremo aspettare altre cinque anni per ascoltare un nuovo disco dei Meghistos?
Fare death metal per me è quasi una terapia e non avendo vincoli contrattuali scelgo la posologia al bisogno. Per chiudere voglio ringraziare Andrea Soresina e Francesca Donzuso di Hellucination Photography per la grafica e per le foto incredibili che potete trovare nel cd e sul mio Facebook
