Tweedledead – Psychotropic lies

Dietro lo pseudonimo Tweedledead si cela una one-man band giunta recentemente all’esordio discografico su Lethal Scissor Records. “Infernotes”, questo è il titolo dell’opera, si mantiene in bilico tra suoni death di matrice contemporanea e old school, garantendo un ascolto sicuramente piacevole…

Benvenuto, come sei giunto all’idea di mettere su il progetto Tweedledead?
Buonasera a tutti voi e grazie per avermi contattato. Il progetto Tweedledead è nato in circostanze molto particolari. Per molti anni ho suonato con i Sepolcral, partecipando anche ad altri progetti esterni (Misos). Suonare con una band è un impegno serio fatto di passione, dedizione ma anche di rispetto per il progetto in sé e, soprattutto, per i propri compagni di squadra. Purtroppo nel 2018 i miei impegni lavorativi si sono disparati in diversi campi e in orari improbabili quindi la mia condizione di tempo e di stress non mi consentiva più di essere una presenza costante all’interno di un gruppo (con cui comunque ho mantenuto un profondo rapporto di amicizia). Avevo già precedentemente iniziato a scrivere materiale in maniera sporadica per creare un qualcosa di personale ma senza un mood concreto, con l’uscita dalla band però il mio desiderio di scrivere musica non si era affievolito e così è nato il progetto Tweedledead che potevo gestire individualmente, nei lassi di tempo che i miei orari improbabili, di cui parlavo sopra, mi permettevano.

Perché una one-man band e non un gruppo vero e proprio?
Come detto precedentemente è stata una scelta pratica, ho lasciato la band per non rallentare i miei compagni e per la mia gestione del tempo irregolare che, oltretutto, mi aveva portato ad avere anche uno stato d’animo negativo e irrequieto. Essere una one man band ti permette di fare le cose a tempo debito, scrivere nei momenti disponibili, più opportuni e creativi senza creare difficoltà a nessuno, senza orari e tempi definiti.

Al di là dei vantaggi, credi che questa scelta ti porti a rinunciare a qualcosa?
Sì, le rinunce sono inevitabili, l’aggregazione, i live e altro. Il palco ad esempio mi ha sempre dato una mano la punto di vista dello sfogo emotivo, oltre all’impegno fisico che comporta, mi ha sempre svuotato dalla tensione e dal malessere interiore che si accumula nelle varie situazioni negative della vita… è terapeutico.

Tweedledead: come mai questo nome?
È praticamente un’epopea il significato. Tutto parte da un pensiero in dormiveglia, mi sono detto “sarò un pincopallino qualsiasi ma questo disco lo finisco”. Sono un grande amante del cinema horror e grottesco e vedendo degli spezzoni dell’epoca muta di “Alice in Wonderland” del 1915 e 1933 ho notato che sembrava più Hell che Wonderland, poi i due gemelli Pincopanco e Pancopinco in quelle versioni erano proprio demoniaci e da qui, essendo i nomi originali Tweedledee e Tweeldedum, mi venne in mente di crearne un moniker modificando la costruzione in Tweedle-Dead e Tweedle-Doom e lasciai la decisione in stand-by. In seguito riuscii a vedere il film “Il trio infernale”del 1925 di Tod Browning (“Freaks”, “Dracula”) nel cast compariva Harry Earles, un attore affetto da nanismo (in seguito presente anche in “Freaks”) ed interpretava un mini-criminale incazzato chiamato Tweedledee/Little Willie. I colori morenti e l’atmosfera decadente fecero il resto, da li la decisione di deviare su Tweedledead… sembra una parola da filastrocca ma nasconde un alone sulfureo e, come accennato precedentemente, grottesco.

Hai esperienze passate in ambito black e death, però per questo progetto hai puntato maggiormente proprio su quest’ultimo genere: come mai?
Non c’è una precisa ragione, sono cresciuto musicalmente fin da ragazzino all’interno di una cerchia di persone più grandi di me quindi nulla mi è stato risparmiato dal thrash al death metal, grindcore e black metal… mi hanno tirato su bene. Diciamo che il death metal ha predominato nella mia vita, il primo CD fu “The End Complete” degli Obituary, me lo regalò nel 1992 il padre di un mio caro amico che si occupò della perizia tecnica e della sicurezza del loro concerto assieme a Dismember e Napalm Death… Suo figlio studiava musica classica quindi era ben lontano come preferenze allora mi disse: “toh tieni te sta cosa orrenda”. Quando lo misi nello stereo non fu più la stessa cosa. Comunque penso che “Infernotes”, pur puntando prettamente al death, non manca di sfumature anche dell’old school più profondo dove sono nato musicalmente.

Quando sono nati i brani?
I brani sono nati nel corso di diversi anni ma non in maniera continuativa, gli stati d’animo e ovviamente il tempo a disposizione hanno alimentato il tutto. Diciamo che i momenti più creativi si manifestavano nei punti di rottura del percorso: reazione a situazioni estenuanti, sfogo di rabbia accumulata ecc.

Quanto tempo hai impiegato a registrare tutte le parti del disco?
Essendo la mia prima esperienza di realizzazione completa direi parecchio ma non so precisamente quanto. Il Covid e le ferie mi hanno dato più spazio per concentrarmi ma il tutto è stato sviluppato in due anni solo di registrazione. Devo tener conto anche del fatto che è stata la mia prima esperienza come cantante (mai cantato prima) quindi molto tempo l’ho dedicato a quella sessione. Ad acquisizione fatta di tutte le tracce poi ho dato giustamente in mano il progetto ad Alberto del Cutfire Studio per suoni, mix & mastering.

Probabilmente non ci troviamo innanzi a un concept album vero è proprio, ma mi sembra di capire che i brani siano comunque legati da un filo conduttore: è così?
Il fattore concept devo dire che mi aveva stuzzicato ma alla fine ho optato per il filo conduttore che attanaglia questa società: i mali del mondo. Qui di rabbia da esprimere ce n’è per anni. Ipocrisia, violenza, droga, guerre, egoismo, media pilotati dalla corruzione, social nocivi ecc…tutto questo è avvilente ma allo stesso tempo anche alimentatore di estrema rabbia e frustrazione. L’ho scritto anche nei ringraziamenti “Thanks also to the failure of humanity, every day has provided me with inspirational material”.

Stai cercando un modo per poter portare Tweedledead dal vivo oppure resterà un tuo progetto da studio?
Ritornando alla problematica tempo, penso che sia difficile nell’immediato portare sul palco il progetto ma mi piacerebbe moltissimo proporlo live almeno qualche data. Ho la fortuna di conoscere molti super-musicisti, non si sa mai che un giorno mi diano una mano per realizzare il tutto.

Lascia un commento