Dopo sette anni di silenzio, tornano i Rabhas. Pur se con una formazione parzialmente variata dopo i due ingressi di Fischio (chitarra) e L (voce), “Propaganda antiumana” (Broken Bones Promotion) presenta una band arrabbiata e in piena evoluzione sonora, così come ci ha confermato il bassista Preck…
Benvenuto Preck, il vostro precedente album risale al 2017, immagino che di acqua sotto i ponti ne sia passata tra la pubblicazione di “Maelstrom” e quella del recente “Propaganda antiumana”. Ti andrebbe di raccontare gli accadimenti di questi anni?
Ciao Giuseppe e grazie per averci ospitato su Il Raglio del Mulo! All’indomani di “Maelstrom” il nostro vecchio chitarrista ha abbandonato la nave ed abbiamo impiegato oltre un anno per trovare un valido sostituto nella persona di Fischio. In questo lasso di tempo ci siamo buttati a capofitto nella scrittura di nuova musica, creando circa venti pezzi. Un paio di mesi dopo aver trovato il chitarrista ci ha lasciati anche il cantante per problemi alle corde vocali. Questa volta per fortuna la ricerca di un sostituto è stata breve, abbiamo conosciuto L che si è da subito unito a noi e da quel momento abbiamo iniziato a lavorare ai brani che poi sarebbero andati a comporre “Propaganda antiumana”.
Tornate con un disco dal titolo esplicito, “Propaganda antiumana”, facciamo veramente così schifo?
“Propaganda antiumana” è un manifesto, un sentire profondo, che nasce guardando semplicemente intorno a sé, al marcio che avanza: a livello globale con guerre, continue ingiustizie ed ineguaglianze. Nel piccolo basta volgere uno sguardo al quotidiano, a quello che ci ruota intorno nella vita di tutti i giorni per capire quanto tutto gira male. Facciamo veramente schifo? C’è del buono in giro, ma lo schifo probabilmente ha preso il sopravvento su tutto.
Non temete che un messaggio del genere a causa dell’uso dell’italiano possa andare parzialmente perso, soprattutto nei confronti degli ascoltatori stranieri?
Credo che le sensazioni che l’impatto musicale possa generare nell’ascoltatore vada al di là delle parole. Mi capita di ascoltare musica cantata in norvegese, e mi lascio trasportare dalle emozioni che l’espressività canora e musicale suscitano in me. Se poi si genera in un ascoltatore straniero la necessità di capire cosa diciamo, oggi è piuttosto facile tradurre nella propria lingua madre e così aumentare la consapevolezza che oltre alla parte strumentale sussiste anche un messaggio importante. A noi piace proporre questa musica aggressiva nel nostro idioma, crediamo sia anche un modo per distinguerci. Detto questo c’è in cantiere l’idea di registrare un EP con le nostre canzoni più rappresentative in inglese, come sorta di esperimento.
I brani erano pronti per la registrazione già nel 2020, avete dovuto posticipare le registrazioni al 2022. In qualche modo avete rimesso mano ai pezzi in questo biennio oppure quando siete entrati in studio avete confermato le versioni del 2020?
La pandemia ci ha colto di sorpresa, come a tutti del resto. Stavamo iniziando con i famigerati click quando il mondo si è fermato e noi ci siamo, come band, fermati con esso. Siamo alla vecchia, noi suoniamo solo in presenza, niente file da condividere. Suoniamo per piacere, e ci piace farlo tutti insieme nel nostro box. I brani non sono stati modificati, abbiamo solo migliorato qualche arrangiamento ed il cantante ha continuato a sistemare le liriche, ma nella sostanza abbiamo registrato il materiale come era nel 2020.
Come siete arrivati all’accordo discografico la Broken Bones Promotion?
Conosco Sergio della Broken Bones Promotion da diversi anni e quando si è trattato di decidere come e con chi pubblicare il nostro terzo lavoro è stato naturale parlarne con lui che, dopo aver ascoltato il lavoro finito, si è mostrato entusiasta nel voler creare una sinergia per cercare di far arrivare la nostra musica a più appassionati possibili!
Come hai raccontato prima, la line-up ha subito alcuni cambiamenti fra i due dischi, quale apporto hanno dato i due nuovi elementi in fase di composizione?
I dieci brani presenti sull’album erano quasi tutti definiti quando i due membri sono entrati, eccetto l’intro che opera è di Fischio. Il loro apporto è stato determinante per ottenere quello è stato il risultato finale. Fischio alla chitarra ha aggiunto alcuni riff, ha modificato alcune sequenze armoniche e poi ha migliorato la qualità dei riffs con il suo modo di suonare, tecnico e fantasioso. L invece ha ampliato i testi che erano già stati scritti, ha modificato le linee vocali, adattandole al suo stile vocale ed ha riscritto integralmente un paio di testi, sostituendo quello che era stato creato in precedenza. Nella sostanza abbiamo fatto un gran lavoro di squadra!
Come si è evoluto il vostro sound dagli esordi ad oggi?
I Rabhas di oggi sono una band differente da quella degli esordi. Siamo cresciuti come persone e come musicisti. Siamo nati per fare un death metal marcio ed è quello che abbiamo fatto, soprattutto sul nostro primo lavoro “Demolizione”. Oggi il nostro suono abbraccia molti stili differenti, siamo sempre una death metal band, ma dentro puoi sentire il prog, la psichedelia, l’hardcore. Quella che è rimasta intatta è la rabbia e la voglia di pestare duro.
Una curiosità, ma la copertina è una sorta di citazione\tributo de “L’urlo” di Munch?
La copertina nasce da un’idea del nostro batterista Sguicio, autore anche della copertina del precedente “Maelstrom”. E’ rimasto colpito da questa statua che ha visto a Torino, l’ha fotografata e poi ci ha lavorato graficamente per ottenere questo risultato inquietante che in qualche modo vuole fornire un’immagine alla “Propaganda Antimana”, con questo volto che sembra urlare, con un’espressione indefinita che potrebbe rappresentare la rabbia, la paura, l’orrore, o semplicemente lo schifo. E qui torniamo alla seconda domanda!
Avete delle date in programma?
Stiamo provando a muoverci per definire delle serate a sostegno di “Propaganda antiumana”, ma è complicato per tutta una serie di motivi, soprattutto perché abbiamo deciso di non avvalerci di agenzie di booking, noi siamo per il do it yourself, e perseguiamo questo fin dal primo giorno. Di contro questa scelta in qualche modo ci limita, ne siamo consapevoli, ma proviamo ad essere coerenti con noi stessi. Ovviamente siamo sempre aperti a proposte di live in terra italica, basta chiamarci e noi partiamo, l’importante è garantirci almeno un paio di birre a testa!
