Toxic Youth – Il ritorno della gioventù tossica

Un grande nome della scena hardcore anni 90 è di nuovo tra noi dopo quasi venticinque anni di silenzio. Non potevamo farci sfuggire l’occasione di chiacchierare del nuovo album dei Toxic Youth, “Back To You-th” (WTF Records) con Cristian ed Ale.

Ciao Cristian e Ale, quando avete intitolato il vostro primo album “Real Attitudes… Not Words!”, non mentivate di certo. Abbiamo dovuto aspettare un quarto di secolo per poter ascoltare il suo successore: se non è una prova di attitudine underground questa!?
Cristian: Ciao, intanto grazie dello spazio che ci state concedendo, sì, sono passati tanti anni ma l’attitudine è rimasta quella.
Ale: Anzi, sempre più convinti e fieri delle scelte fatte in passato e che ora ci rivedono qui ancora più uniti.

Quale è stata la molla che vi ha portato a rompere questo lungo silenzio discografico?
Cristian: Dall’uscita del primo disco sono successe molte cose, sia a livello di band che personali, diciamo che abbiamo ritrovato il feeling e l’alchimia di un tempo.
Ale: Le cose accadono sempre nel posto giusto e al momento giusto, quando ci siamo ritrovati, oltre a guardarci negli occhi, abbiamo seguito la fiammata che abbiamo sentito nel cuore. Le famiglie, a volte, hanno bisogno di allontanarsi per poi ritrovarsi .

Aspettare 24 anni e poi ritrovarsi con un disco fuori nel pieno di una pandemia è una gran sfiga, no? Immagino che che per una band come la vostra, la vera promozione la si faccia macinando chilometri.
Cristian: Esattamente, la dimensione live è quella che ci calza meglio e ci dà la possibilità di esprimerci come artisti. Come hai detto, è una bella “sfiga”, ma siamo consci del momento storico e stiamo cercando di sopperire la mancanza di live con l’ausilio dei social network.
Ale: In fondo, bisogna sempre fare tesoro delle situazioni in cui ti trovi, anche quelle peggiori. Forse è un bene poter ritornare ancora più forti di prima, l’attesa rende la belva più feroce, e noi scalpitiamo per tornare on stage.

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Qualche giorno fa avete condiviso una locandina, quella del Milano Suona 1997. Un festival di più giorni nel quale si sono esibiti band all’epoca emergenti e che poi sono state tra i maggiori protagonisti della scena rock, nel senso più ampio, del nostro Paese come Negrita, Afterhours, Carmen Consoli, Bluevertigo ed altri. Rivedendo quella foto non vi viene di pensare che all’epoca eravate quasi arrivati e che poi qualcosa sia andata storta e non siete riusciti a sfruttare al meglio certe opportunità?
Cristian: Prossima domanda, grazie (ridendo). 

“Back to You-th” esce per l’olandese WTF  Records. Nel 2020 serve ancora avere un’etichetta alle spalle, soprattutto in un ambiente come quello hardcore punk che da sempre si regge sull’etica del DIY?
Cristian: Guarda, non potremmo essere più felici di aver incontrato una persona come Tim (il boss della WTF), che crede ancora nei valori dell’amicizia e fratellanza tipica della scena hardcore. La nostra rimane un’etichetta DIY al 100%, ma gestita con cura, e tutto viene condiviso tra noi e loro, anche il lavoro di press, booking e promozione.
Ale: Con Tim ci sentiamo veramente DIY, grazie WTF!

Il disco è uscito, se non erro, in edizione limitata, come mai?
Cristian: Diciamo che abbiamo preferito fare un numero limitato (300) di copie ma curato sotto l’aspetto del packaging, con digipack e booklet molto “cool”. Seconda cosa, il formato fisico anche nel circuito underground ha ceduto una buona quota al digitale, anche se speriamo di arrivare a una ristampa, magari con qualche bonus.

Nella tracklist troviamo un brano che si chiama “Milano Rendez Vous”, la vostra pagina FaceBook ha come indirizzo toxicyouthmilano e la copertina richiama il celeberrimo logo della milanese Campari: a cosa è dovuto questo forte legame con la vostra città?
Ale: Nel bene e nel male, è la nostra città; ci sono i nostri affetti, la nostra storia, fatta di errori e gioie. Quando sono rientrato dopo anni di assenza, mi sono sentito nuovamente a casa, insomma. Poi tutto è ripartito, soprattutto la mia vita ha avuto un nuovo inizio. Mi è venuto dal cuore tributargli una canzone. Supportiamo la nostra città e speriamo di ripartire tutti al più presto.

Altra canzone che, se non altro per motivi anagrafici, mi ha colpito per il titolo è “Do It (90° Min.)”, m’ha fatto pensare alla celeberrima trasmissione di Paolo Valenti. Mi spieghereste il vero significato?
Ale: “Do It” risale agli anni 90, al nostro demo del 1993. In effetti, quando l’ho re-intitolata, onestamente, pensavo proprio a 90° minuto: grande, ci ha preso!

Programmi per i prossimi 25 anni, in attesa del terzo capitolo?
Ale: Vediamo cosa ci riserva la vita, onestamente adesso pensiamo a goderci il presente, abbiamo molto da fare, non possiamo deludervi.

Lemmerde – Il pop è violento

Il gruppo de Lemmerde non si limita a riprodurre i classici della canzone italiana in chiave metal e hard core. Arrangiamenti ricercati ed una spiccata propensione al divertimento li hanno portati fino alla corte dei Sick Tamburo. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Manuel, frontman della band.

“Violent Pop” (Autoproduzione, 2018) è un album che denota uno sforzo produttivo notevole. Quanto tempo c’è voluto per farlo uscire?
Uno sforzo da mmerde, di pochi mesi in realtà ma di buona consistenza e dall’aroma pungente.

Con il vostro repertorio spaziate in scioltezza dagli anni ’40 ai ’90 della canzone italiana. Preferite riarrangiare le hit del passato o date lustro anche a brani meno noti?
Dare lustro a brani meno noti comporta una nobiltà d’animo che non è da mmerde.

Mi piacciono i gruppi aperti alle partecipazioni. Andrea Venor e Gianfranco di Matteo, entrambi vocalist di estrazione metal, cantano rispettivamente in “Dadaismo Umpacchiano” e “Robot Blood”. Come sono nate queste collaborazioni?
Non sono collaboratori, sono le nostre coriste che sfruttiamo per le nostre esigenze corporali.

Sulla copertina dell’album ci siete voi quattro incappucciati a torso nudo. Perché ritrarvi così?
Perché la nostra musica è come un sacchetto da asporto: non sai mai quello che ti capita (cit.).

Avete realizzato tre videoclip per altrettante canzoni estratte da “Violent Pop”. Mi raccontate un retroscena di uno dei video?
Nel video “La Solitudine” ci siamo trovati alla stazione di Palermo Notarbartolo. Il capotreno, incuriosito dai costumi e dalla videocamera, ci ha chiesto quando poteva partire per girare in sincro la scena.

Una volta ad un vostro concerto ho visto un pubblico talmente costipato, che molta gente è stata costretta ad evacuare fuori dal locale. Come ricambiate dal palco l’affetto di chi vi segue?
Capita ai concerti delle mmerde un pubblico costipato costretto ad uscire per evacuare, noi ricambiamo con sudore e fiumi di carta igienica.

Dal logo ai videoclip, dai costumi di scena alle locandine, anche la parte visuale del gruppo è particolarmente curata. Quanto ha influito questo aspetto nei risultati raggiunti finora?
Ha influito in maniera determinante alla diffusione del virus marrone.

I vostri sforzi sono stati premiati con l’inserimento di una versione del brano “Intossicata” nella compilation “Parlami per Sempre”, un tributo ai Sick Tamburo in onore di Elisabetta Imelio. Come è nata questa esperienza?
Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a questa compilation dedicata alla grande Elisabetta Imelio grazie alla fanzine All You Need Is Punk che ci supporta da sempre.

So che a breve uscirà un 7″ autoprodotto, di cosa si tratta?
Questo 7″ è la collaborazione con una band emiliana, i Divarikator. Noi mmerde usciremo con due brani inediti, “Ragazzo di Minchia” e “Iron Tiziano”. Uscita prevista per gennaio 2021.

Dove trovate gli stimoli giusti per andare avanti?
Riuscire a merdizzare la musica italiana è un grosso stimolo… Peace and shit!