Nagual – And once the storm is over…

I Nagual tagliano il traguardo del terzo album con “And Once The Storm Is Over…”, uscito ancora una volta per Orzorock Music. Un viaggio che percorre una lunga strada, come quella della copertina, i cuoi solidi mattoni sono fatti di pregevoli suoni hard rock.

Benvenuti ragazzi, alla luce del titolo del vostro nuovo album, “And Once The Storm Is Over…”, mi viene subito da chiedervi se vi siete messi alle spalle una tempesta…
Claudio Bianchi: Siamo assieme da 18 anni, tempeste ne sono passate parecchie, sia come band, che sul fronte personale, ma sai com’è, “quello che non ti uccide….”
Luca Sabia: Siamo passati tra cambi di formazione, ripartenze una pandemia che ha fermato tutto… mi piace pensare che alla fine questa tempesta ci abbia temprato almeno un po’…

Come lo dobbiamo intendere questo titolo, come un messaggio di speranza? Di ripartenza?
Claudio Bianchi: Il titolo è sicuramente proteso al futuro, con tutte le sue incertezze, ma chissà, forse anche con qualche opportunità. Nel peggiore dei casi, osserveremo quanto bizzarro il mondo possa diventare.
Luca Sabia: Il titolo è tratto da una frase del romanzo “Kafka on the Shore” dello scrittore giapponese Haruki Murakami: “E poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta.” Ci sono sembrati il titolo e l’introduzione perfetti.

Quando e come è nato “And Once The Storm Is Over…”?
Claudio Bianchi: In modo molto tradizionale. In sala prove, o nei sound check improvvisiamo molto. Quando una idea ci cattura, la registriamo “artigianalmente”. Alcuni brani, come “Going Nowhere” sono nati letteralmente in 5 minuti, mentre “Wildfire” è un “ibrido” nato da ritagli di vecchie idee, alcune delle quali vecchie di mesi, se non di anni.
Luca Sabia: Il nuovo album è il frutto del lavoro svolto in sala prove ed in studio di registrazione (Elfo Studio, Tavernago, Piacenza) dalla primavera 2023 ad inizio 2024 anche se in realtà un paio di brani (“Too Far Gone!” e “Fading Away”) hanno una genesi risalente a qualche tempo prima. Il periodo post pandemia, con tutte le limitazioni derivanti per l’attività live, ci ha dato la possibilità di concentrarci a fondo sui pezzi nuovi e a lavorare sull’amalgama del gruppo anche in seguito all’inserimento del nuovo chitarrista Davide Belfiglio (Autunno 2022) e alla integrazione ufficiale nel gruppo della cantante Sara Battisteri, già presente come special guest sull’album precedente, “A Glass Full Of Karma”.

Musicalmente parlando, quali gli aspetti salienti di questa vostra terzo full-length?
Claudio Bianchi: Secondo me è evidente lo sforzo di, almeno in parte, “affrancarci” dalle nostre fonti di ispirazione “storiche”. “Fading Away” e “Waterwall”, sono due brani piuttosto diversi tra loro, ma che dimostrano l’evoluzione del suono della band.
Luca Sabia: Personalmente credo che questo sia l’album più completo che abbiamo realizzato fino ad ora… è bello veder convivere episodi hard rock come “Wildfire” con brani di ispirazione progressive come “Where Memories Are Blind” fino a pezzi di ispirazione quasi punk come “Going Nowhere” e sentire che sono parti che si completano tra loro.

Se non erro, avete dedicato questo album a un amico scomparso, in qualche modo questo evento vi ha ispirato durante le fasi di scrittura?
Claudio Bianchi: Il testo di “Life Kills You”, è ispirato dalla lotta sostenuta dal caro amico e collega Luigi “Betty Blue” Milani, quando era ancora in vita. In verità più che ispirare il nostro album, Luigi ha ispirato e supportato un paio di generazioni di musicisti, sulla nostra piccola scena locale.

Dal vivo continuate ad affiancare il vostro repertorio inedito a delle cover. Come vi ponete nell’eterna lotta tra band inedite e cover tribute\band? Qual è la vostra opinione, è proprio vero che queste ultime rubano spazio e attenzioni alle prime?
Claudio Bianchi: A dire il vero, cerchiamo di dare una certa prevalenza al nostro repertorio, ma le cover ci divertono, ed innegabilmente il pubblico gradisce, quindi perché non suonarne, a rotazione, 4 o 5 a sera…? Poi sono convinto che una band affiatata, prima o poi è destinata a cimentarsi con qualcosa di propria creazione. Qualcun altro sceglie di passare 30 anni a fare finta di essere Vasco, e quello è un altro contesto, per altro piuttosto remunerativo… Questione di scelte….

Sulla copertina del disco campeggia una strada, che metaforicamente potrebbe anche essere quella percorsa durante un tour: avete delle date in programma?
Claudio Bianchi: Siamo quasi alla fine di un primo “blocco” di concerti iniziato in corrispondenza all’uscita del disco, poi riprenderemo verso fine estate. Chiaramente vorremmo allargare il nostro “giro”, alla ricerca di un circuito in grado di apprezzare una proposta musicale di nicchia come la nostra. Di certo, comunque, in qualche modo ci troverete a sferragliare sui peggiori palchi del west.

Quali dei nuovi brani proporrete?
Luca Sabia: Del nuovo disco pressoché tutti e spesso cerchiamo di ripescare brani dai vecchi album che magari non abbiamo proposto dal vivo recentemente…
Claudio Bianchi: Alterniamo la scaletta a seconda della situazione, ma brani come “Going Nowhere”, Life Kills You” e “Wildfire”, dal vivo funzionano che è una meraviglia, per cui resteranno fissi nella tracklist ancora un bel po’ di tempo.

A voi la chiusura…
Claudio Bianchi: Ci si vede in giro. Supportate le vostre scene locali. Soprattutto fate i bravi, cazzo!

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