Zolle – Zolle di rosa

Non è tutto rosa quel che luccica. Almeno per noi mortali. Ma per per gli Zolle il “Rosa” (Subsound Records) è una cosa seria, seria come la loro musica fatta da persone poco serie che però sanno anche essere seri quando c’è da fare musica. Chiaro, no?

Benvenuti ragazzi, quando avete capito che il vostro mondo è così rosa da volerne fare addirittura il titolo del vostro nuovo album?
Stefano: Rosa, ovvero, per come l’abbiamo significato, il colore che riconosce le differenze senza rinunciare a cercare appartenenze, fra varie realtà esistenti. Rosa, colore al femminile, perché la mamma è sempre la mamma.
Marcello: Volevamo un concetto profondo, universale, che facesse riflettere e con una forte personalità!

A proposito di titoli, avete una passione per quelli formati da una sola parola, basti anche vedere la tracklist di “Rosa”. Come ve la spiegate questa particolarità?
Stefano: Vero, ottimo osservatore. Forse l’album precedente, “Macello”, che trattava il tema dell’ambivalenza, aveva titolo di una sola parola, in realtà doppia. S’offre, ad esempio. M’accetta, ad esempio. Una, doppia. Una però! Ehehehe…
Marcello: Grazie per avercelo fatto notare, non ci avevamo mai pensato, non è stata una cosa voluta, anzi, lo prendiamo come un suggerimento per il futuro! Fermi tutti! “Toffolette e Zuccherini & Maialini e Maialine” dove le mettiamo?

L’ironia è una delle componenti che da sempre vi caratterizzano: non avete paura che possa ritorcervi contro in un mondo che sei prende troppo sul serio come quello della musica?
Stefano: Siamo ironici seri o seri ironici? Non saprei, sul serio, con ironia.
Marcello: L’altra sera, mentre in saletta leggevamo le domande, ci siamo detti: non abbiamo paura… è sicuro che la cosa ci si ritorcerà contro! Però che noia fare sempre i seri, non sorridere mai, non manifestare alcun tipo di gioia. La musica è libertà, ci piace gioire di questa libertà. Qualche giorno fa, dopo anni, ho letto una nota rivista di vero metal, non ho trovato nemmeno un sorriso, nelle foto sono tutti incazzati, nella migliore delle ipotesi sono tutti tristi. Nelle interviste anche i gruppi “minori” ingigantiscono ogni racconto o informazione sul proprio vissuto, sulla propria serietà, professionalità, esperienza. Scommetto che nella vita di tutti i giorni probabilmente sono tutti dei grandissimi coglionazzi! Fanno tutti finta di non divertirsi, Ehehehehe!

Ho l’impressione che questa volta abbiate voluto andarci giù duro, appesantendo maggiormente il sound. È così?
Marcello: ci mettiamo sempre un pizzico di ironia, ma siamo persone serie, eh! Durante la lunga ed intricata gestazione di “Rosa”, complici i periodi di isolamento dovuti al covid, abbiamo avuto molto tempo per sperimentare amplificatori e pedali, ora non ho più un soldo, ma almeno ho un bel suono, molto presente e che copre uno spettro di frequenze molto ampio. Alla fine credo sia anche colpa di Stefano, se suonasse più piano avrei meno problemi e meno esigenze! Mortacci sua! In studio ci siamo affidati alle enormi orecchie di Giulio Ragno Favero che ha saputo cogliere, consigliare, migliorare ed espandere ogni cosa, è stato molto bravo!
Stefano: Siamo molto competitivi tra noi, anzi, suoniamo in coppia per sconfiggere l’altro. Questo è il vero senso di Zolle. I concerti felici sono una copertura, in realtà è una gara interna, sfrenata, per uscire con più volume dell’altro!

Non avete mai avuto la tentazione di allargare la formazione per percorrere magari nuove strade?
Marcello: Devi sapere che gli Zolle nascono dalle ceneri del nostro vecchio gruppo i Klown, nei quali abbiamo suonato tra il 1995 e il 2006 (circa), prima eravamo in quattro, avevamo pure un vero cantante! La vita ci ha portato a rimanere in due, un po’ per praticità, un po’ che non vivere di terribili incastri tra le agende, ci siamo ritrovati a proseguire come duo. Non è malaccio come situazione, anche se a volte io Stefano lo accoltellerei, lo impiccherei e lo taglierei a pezzettini per poi darli in pasto ai lupi e ai maiali. A parte questo in due si sta benone! Per quanto riguarda l’aspetto creativo, ci spremiamo le meningi per sembrare di essere di nuovo in quattro, a volte ci riusciamo bene, a volte lasciamo perdere.
Stefano: Perdere? Vincere! E vincerò io nella coppia! Coppa Coppia, altro che Champions League…

Fiocco”: chi avuto la geniale idea del video fatto in quel modo così particolare?
Marcello: E’ stata un’idea di Giulio (ci ha confidato che vorrebbe morire da regista!) e ci è piaciuta fin da subito!
Stefano: Esatto, non scartiamo neppure l’ipotesi di dare un seguito a “Fiocco”, nei prossimi mesi, prima del tour primavera – estate 2025.

Rimanendo sempre su “Fiocco”, dopo aver scritto un testo del genere non vi è venuta voglia di inserire più parti vocali nei vostri brani?
Marcello: tu ridi e scherzi, ma il testo di “Fiocco”, nella sua semplice universalità, è molto importante! In 12 ci sono molte parti vocali, in tutti i brani, ma usando la voce più come una “tastiera” che una voce vera e propria spesso viene, appunto, scambiata per una tastiera! MA È LA VOCE!!!!1!!1!!!!11!!!! Devo dire che ci piace il modo in è inserita nel contesto, credo dia un tocco di personalità in più e, almeno per come la pensiamo noi, non è usata in modo banale.

Date in programma?
Marcello e Stefano, in coro: dipende da quando pubblicherai l’intervista!
Marcello: a inizio settembre finiremo la prima parte del tour in Germania e Repubblica Ceca, dopodiché riprenderemo in inverno, presto sveleremo dove! (perché ora non lo sappiamo nemmeno noi! Eheh!)

In chiusura la domanda che sto trattenendo dall’inizio di questa chiacchierata, qual è il verso giusto della copertina dell’edizione in vinile?
Marcello: la tua è una domanda intelligente! Ahaha! Il verso è un po’ come la nostra musica, dipende da quale parte la interpreti!
Stefano: Ahaha!

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