I Feline Melinda pongono il settimo sigillo sulla loro quasi quarantennale carriera. Lo fanno con un album, “Seven – VII” che è un concentrato di energia e melodia, ottimamente costruito sotto la saggia guida Sascha Paeth.
Benvenuti ragazzi, dall’inizio dell’anno è fuori “Seven VII”: ve lo immaginavate di raggiungere il traguardo del settimo studio album oppure quando siete partiti avevate poche aspettative?
Rob/Chris: Ciao a tutti i follower che seguono Il Raglio del Mulo, e grazie a te, Giuseppe, per ospitarci per la presente intervista!
Rob :I Feline Melinda sono una delle band più longeve, tuttora attive del panorama del metal nazionale. Tutto nasce per gioco e anche un po’ per caso, per curiosità e con tanta voglia di fare nel ormai lontano 1986. A distanza di tutti questi anni, siamo orgogliosi che il gruppo è arrivato fino a oggi, senza troppi intoppi, e tuttora non abbiamo voglia di mollare!
Chris: Sono in molti che ci hanno chiesto perché “Seven”?! In base alle nostre precedenti pubblicazioni ufficiali, questo è a tutti gli effetti il nostro settimo album, tenendo conto che consideriamo “Just Ballads” (2016) e “Three Decades – Live at the Kultursaal Theatre” (2017) come album rientranti a pieno titolo nella discografia, insieme agli album da studio “The Felines Await You” (1988), “Feline Melinda” (2004), “Morning Dew” (2008), “Dance Of Fire And Rain” (2024). In ogni caso, l’attuale “Seven VII” rappresenta un traguardo importante, e quando abbiamo deciso di iniziare con la produzione, abbiamo valutato attentamente gli obiettivi che volevamo raggiungere. Le aspettative per “Seven VII” erano da subito tante e ambiziose, e lo sono tuttora, dato che l’album è del 2024 e dunque ancora attuale!
Rob: Con poche aspettative in partenza, non avremmo neanche preso in considerazione di affrontare una nuova produzione. Infatti, ogni nuova produzione musicale è una nuova avventura, un nuovo stimolo, e ovviamente quando si parte (normalmente il primo step è il mio per via del songwriting di nuovo materiale) lo si fa con convinzione e tanta voglia di fare, molto entusiasmo, sacrifici, e l’aspettativa di fare ancora meglio di quanto fatto/prodotto finora! Altrimenti che senso avrebbe tutto questo impegno? Naturalmente per migliorare servono i presupposti giusti: in primis aiuta moltissimo l’esperienza delle produzioni precedenti. Un aspetto fondamentale è di creare un team che sappia fare bene il suo lavoro, cioè collaborare con le persone giuste e fidate che sanno “leggere” il pensiero e interpretare al meglio l’obiettivo musicale, rispettivamente gli obiettivi che la band si è prefissata di raggiungere. C’è inoltre anche da mettere in campo la considerazione che si tratterà in ogni caso di un percorso che si estende per un periodo medio-lungo, e che parte dalle prime note del songwriting delle nuove canzoni fino agli arrangiamenti, le registrazioni, ecc. per arrivare poi finalmente alla fase finale, vale a dire la pubblicazione e il lancio del nuovo lavoro. In tutto questo contesto è fondamentale anche calcolare bene le risorse finanziarie a disposizione al fine di poter curare anche ogni piccolo dettaglio da perseguire per raggiungere l’obiettivo prefissato.
Quanto è difficile per una band sopravvivere nell’attuale, inesistente, mercato discografico?Rob: Se per vivere non si dipende dalla musica, la situazione per la band non rappresenta un problema. Contano l’entusiasmo, l’amicizia, la coerenza, l’impegno. I Feline Melinda sono da sempre stati per così dire “freelance”, nel senso che non ci siamo mai fatti ingabbiare da proposte discografiche con contratti che non ci convincevano, o che si magari si presentavano allettanti in un primo momento, ma leggendo attentamente e tra le righe evidenziavano per lo più svantaggi per la band: vale a dire le label solitamente per un gruppo che bussa alla loro porta non finanzia in anticipo, non rischia, e se poi il “prodotto funziona” e vende, incassa, altrimenti ti lascerà in disparte, per provare a trovare i prossimi artisti da spremere come un limone. Oserei dire che c’è tanto business in questo settore, ma poco… amore per la musica. Tirando le somme, alla fine si scopre tanto fumo e poco arrosto… Dunque meglio soli e liberi, e autogestirsi, che essere mal accompagnati! Anche per l’attuale disco comunque avevamo contattato etichette nazionali e internazionali. Ma a parte il mercato saturo – ormai è pieno di band molto valide – e forse anche per questo aspetto non si cerca più l’originalità, o qualcosa di interessante da lanciare, ma si preferisce un “prodotto” che vada bene per essere venduto, o di un genere in base alle mode musicali richieste o seguite al momento. Non mi soffermo neanche nel raccontare a quali condizioni ci hanno proposto un contratto labels nostrane. Ecco, meglio non entrare nei dettagli. In ogni caso i Feline Melinda fanno musica seguendo la propria strada senza guardare in faccia a nessuno, e men che meno a mode del momento. Certo, il nostro sound/genere magari sarà anche difficilmente etichettabile, spaziando tra un hard rock/heavy metal old school, power metal, non tralasciando venature happy metal e pop metal/AOR. Il nostro motto è: chi ci ama ci segue! E infatti, “Seven” per esempio è stato accolto benissimo in Giappone, dove siamo ben presenti sia negli store di CD, che nei maggiori online store con i nostri album!
Chris: Comunque, parlando di label nazionali e underground, eccezione va fatta e grande stima nei confronti della “My Graveyard Productions” di Giuliano Mazzardi, che aveva fatto uscire sulla sua label il nostro album “MorningDew” nel 2008, e poi nel 2010 anche la versione rimasterizzata su CD di “The Felines Await You”, che fu il disco d’esordio dei Feline Melinda nel 1988! Questa etichetta indipendente annoverava i gruppo hard rock e metal più rappresentativi del panorama italico, e Giuliano è stato l’unico ad offrire un contratto trasparente e vantaggioso per entrambi le parti! Grazie ancora a lui; peccato che questa label importante per le band italiane oggi non esiste più!
Le note promozionali che accompagnano il disco affermano che questo album apre un nuovo capitolo. Vi chiedo, allora cosa vi state lasciando alle spalle e quale fase della vostra carriera state vivendo attualmente?
Rob: Non ci stiamo lasciando alle spalle nulla, nel senso che il nostro passato ci accompagna fino al presente, e proprio il presente – questo nuovo capitolo intitolato “Seven” – che a sua volta si aggancia al futuro della band, aprendoci lastrada verso i nostri prossimi obiettivi! Don’t look back, just go forward…
Chris: Come dice Rob, l’attuale disco ci apre nuove strade: per esempio le song dell’album hanno avuto e hanno tutt’ora un’airplay pazzesco. Come non mai, sono infatti tantissime le emittenti sparse in tutto il mondo, nelle quali siamo presenti con le nostre canzoni, abbiamo fatto un sacco di nuove conoscenze, ecc. Inoltre, collaborare con un produttore del calibro di
Sascha Peath è risultato molto interessante e stimolante, avendo esso un modo e approccio per noi nuovi per quanto riguarda gli step del missaggio e mastering dei brani!
Rob: La collaborazione con Sascha mi ha dato la possibilità di rinnovare il mio modo di scrivere canzoni, magari con nuovi approcci anche a livello di sonorità, o arrangiamenti, ecc.
Il primo singolo estratto dal nuovo lavoro è “Seventh Heaven”, possiamo descriverlo come il brano che racchiude in sé tutte le componenti dell’album?
Rob: Esatto! Infatti questa canzone è quella dove ho impiegato più tempo per comporla. Dalla prima idea fino alla registrazione del mio primo rough demo sono passati ben sette mesi. Sin dall’inizio, il mio intento era di scrivere appositamente una canzone incentrata su un duetto con voce femminile e voce maschile che si alternano nelle strofe, e che poi si ritrovano insieme nella bridge e nel ritornello, con una melodia che doveva risultare orecchiabile e senza passaggi troppo complicati. Qualcosa di leggero, con un bel testo, e un breve assolo di chitarra con poche, ma coinvolgenti note… il tutto ben arrangiato, e con una durata ideale anche per l’airplay! Devo dire che dopo tante fatiche, e spedita finalmente la versione demo finale, registrata nello home studio di Chris, a Sascha, in un primo momento è stato tutt’altro facile per me immedesimarmi nella track come ce di seguito l’aveva proposta in versione rivisitata. Sascha, infatti, da produttore navigato, era andando a decurtare o cancellare alcuni versi, togliendo metà dell’interlude, e adattando il chorus finale invertendolo, rendendolo così ancor più efficace! In ogni caso, passato il mio primo stupore, mi sono subito abituato alle modifiche che ho accettato ben volentieri, e abbiamo quindi registrato la versione così come ora è sull’album.
Doris Albenberger è la voce femminile che appare nella traccia, come è nata questa collaborazione?
Chris: La collaborazione con Doris è iniziata nel 2016, in occasione del concerto per il nostro trentesimo anniversario. I Feliene Melinda furono fondati da Rob e l’ex bassista Andy De Santis nel 1986, e così avevamo deciso di fare live un po’ diverso dai soliti concerti. Avevamo affittato una sala da teatro, coinvolto un presentatore, un coro, un tastierista, ballerini, una violoncellista, e con l’aiuto di vari sponsor abbiamo così festeggiato il traguardo dei tre decenni di attività, devolvendo il ricavato della manifestazione in beneficenza a un’associazione locale che si occupa di bambini malati di tumore, assistendoli e aiutando le loro famiglie che sono costrette ad affrontare questa terribile situazione.
Rob: Infatti, oltre a tutti gli artisti che sono intervenuti sul palco, Chris, cercando una vocalist adatta per l’evento, aveva chiesto anche a Doris di cantare due versioni cover insieme con noi: “Phantom of the Opera” del omonimo musical di Sir A.L. Webber, e “It’s My Life” dei Bon Jovi.
Chris: Per chi vuole vedere l’intero concerto, esso è visibile sul nostro canale Youtube e di questa serata abbiamo inoltre anche prodotto l’album live intitolato “Three Decades – LiveAt The Kultursaal Theatre”.
Rob: Condividendo il palco con Doris, ci siamo subito trovati in armonia con lei, e dopo quella serata è nata un’amicizia, e una collaborazione che nel seguente anno ci ha spinti a organizzare un concerto con la set list delle nostre song in versione duetto. Un concerto unico e bellissimo, dal quale poi è scaturita l’idea di produrre l’EP “Duets” nel 2019 con alcuni dei nostri cavalli di battaglia in versione duetto: “Forever”, “Dangerzone”, e “Skydiver” in due versioni (duetto, e Doris Albenberger Version), aggiungendo anche la traccia live di “Phantom Of The Opera”. Insomma, una delle produzioni tra le migliori secondo me, e che mi sta particolarmente a cuore: una produzione con un bel sound potente e cristallino, prodotto insieme al nostro fidato tecnico e ingegnere del suono Marco Ober che ha curato i vari step (dalla registrazione tracce, all’editing, missaggio e mastering finale). Nel 2021 abbiamo poi inciso un singolo natalizio insieme a Doris (“Christmas Time”). Doris è presente su “Seven” in veste di cantante ospite nelle song “Seventh Heaven”, uscita anche come primo singolo dell’album la metal ballad “Before The Dawn”.
Chris:Possiamo sin d’ora anticipare che in futuro ci saranno ulteriori produzioni insieme a lei. Amio parere, la voce di Rob si sposa alla perfezione con quella di Doris, creando un’armonia particolare che ben si adatta al nostro genere musicale!
A proposito di donne, il secondo singolo è “She’s Like A Thunderstorm”, qual è la storia dietro questo brano?
Chris: “She’s like A Thunderstorm” è una delle canzoni più apprezzate dell’attuale album. Caratterizzata da un accattivante riff di chitarra e da un ritornello orecchiabile che invita sin dal primo ascolto a canticchiarlo, questa canzone si presta benissimo anche per essere proposta dal vivo. “She’s Like A Thunderstorm” da tempo è un elemento fisso nella scaletta della band. Al primo ascolto, il brano appare decisamente collaudato e convincente e ben strutturato negli arrangiamenti; essendo stata una delle prime song scritte da Rob per l’attuale album, ancor prima che scoppiasse la pandemia di Covid.
Rob :Il testo di “She’s Like A Thunderstorm” è un omaggio alla femminilità, alle tutte le donne che affrontano la vita con energia positiva e determinazione, e sanno come conquistare e rubare cuori: “She’s a beauty, queen oh hearts…” – già i primi due versi della canzone non lasciano dubbi sul contenuto del testo! Dedicato a tutte le donne dotate di carisma, sicure di sé e con un pizzico di magia, che sanno esattamente come riuscire ad affascinare gli ammiratori e a conquistarli, in un gioco tra paradiso e inferno: “It’s hell, sometimes heaven, she’s always on my mind! Can’t fight against these feelings, will she ever be mine?” In ogni caso, il messaggio è ironico e spiritoso, e vuole essere tutt’altro che moralistico, raccontando gli alti e i bassi della vita e l’atteggiamento positivo, la leggerezza con cui tutti dovremmo affrontare ogni giorno e ogni nuova situazione. Infine, ma non meno importante, c’è l’allusione all’amore, presente come un filo conduttore in tutto il testo della canzone.
Chris:”She’s LikeAThunderstorm” è il secondo singolo estratto dal nuovo disco del quartetto. Oltre alla versione audio, disponibile su CD e tutti i portali di streaming, è disponibile anche un video musicale, prodotto con filmati tratti da uno dei concerti della band.
Come è stato lavorare con una leggenda del metal come Sascha Paeth?
Rob: Come già anticipato, da anni ci affidiamo a Marco Ober, che conosce le nostre aspettative, le nostre preferenze in fatto di sound, mixing, ecc. Con lui la prima collaborazione risale al 2008, quando abbiamo prodotto l’album “Morning Dew”. Nei Finnvox Studios di Helsinki avevamo fatto registrazioni per l’album “Dance Of Fire And Rain”, e oltre a Marco, a quella produzione avevano collaborato anche Bobby Altvater dello Sky Studio di Monaco di Baviera per il missaggio, e il mastering engineer Mikka Jussila degli Finnvox Studios per quanto riguarda il mastering finale e file Disc Description Protocol. Avere Sascha con noi team di produzione di “Seven” è stato un onore, e la scelta giusta per provare qualcosa di nuovo, specialmente per quanto riguarda il missaggio. L’esito finale è una produzione con un sound complessivo potente, ma sempre godibile e melodico. Sascha ha aggiunto un pò meno cori di quanto eravamo abituati nelle precedenti produzione, mettendo invece in primo piano il lavoro di chitarra sia ritmica che solista. Le song piacciono a quel pubblico, agli ascoltatori che prediligono song melodiche con le chitarre sempre presenti, ma mai invadenti. Last, but not least, tutte le chitarre e i rispettivi arrangiamenti della ballad “Before The Dawn” sono state eseguite da Francesco Pinter! Vale la pena ascoltare il suo bellissimo assolo nella song, che sin dal primo ascolto mi ha fatto emozionare moltissimo!
Quali brani di “Seven VII” andranno a finire nella vostra scaletta live?
Chris: La scaletta 2024/2025 si apre direttamente con “Blinded By The Beauty” che si aggancia direttamente all’intro dello show. Inoltre, nella set list abbiamo inserito “Welcome To The Show”, “Can You Feel My Eyes On You”,“She’s Like A Thunderstorm” e “In The Shadow Of The Moon”. Per i live dove sarà presente anche Doris, ovviamente non potrà mancare “Seventh Heaven”!
Rob:Praticamente sono metà delle songs di “Seven VII”… anche per il fatto che ci sono un sacco di altre song molto importanti del nostro repertorio che non possono assolutamente mancare nei live. Cito “Forever”, “Dangerzone”, “Blue Diamond”, “Morning Dew”, che sono elementi fissi nella set list. Inoltre, non può mancare certamente il nostro cavallo di battaglia “Skydiver”! Ultimamente abbiamo anche rispolverato e inserito “The Felines Awai tYou” che piace molto al pubblico, e inoltre è anche la title track all’album di debutto dei Feline Melinda nel 1988!
Direi di chiudere proprio coni vostri prossimi concerti, ci sono delle date in programma?
Chris: In primavera a Bolzano abbiamo presentato “Seven VII” con un release party. Erano programmate date dove eravamo invitati a suonare, che però per vari motivi di organizzazione, burocrazia, ecc. sono state cancellate. Comunque, qualche settimana fa abbiamo suonato a un bel un open air nella nostra provincia. Rob sta già scrivendo nuovo materiale per una nuova produzione. Comunque, stiamo attualmente contattando alcuni organizzatori per delle future date, ma per scaramanzia, al momento non diciamo nulla.
Rob/Chris: Grazie ancora, Giuseppe, per le domande interessanti, alle quali è stato un piacere rispondere!
