Abbiamo accolto con estremo piacere, qualche tempo fa, la notizia del ritorno sulle scene degli Aydra con un nuovo album nel 2024. L’attesa è stata condita da una serie di ristampe, ad opera della Rude Awakening Records, che ha reso nuovamente disponibile non solo tutto il materiale edito degli anconetani (QUI potete leggere, in particolare, “Icon of Sin” (1999) raccontato da Mauro Pacetti), ma anche tanta produzione inedita. Per questo, ora che finalmente abbiamo ascoltato il nuovo “Leave to Nowhere”, non potevamo esimerci dal contattare di nuovo il cantante marchigiano per approfondire la disamina del disco pubblicato lo scorso ottobre.
Bentornato su Il Raglio del Mulo, Mauro. Direi di partire da quella che per molti è stata la “fine” per gli Aydra, mi riferisco all’album “Hyperlogical Non-Sense” (2004) con il quale avete salutato il vostro pubblico prima di una pausa lunga 20 anni. Da cosa è dipeso questo lungo stop?
L’album “Hyperlogical Non-Sense” ha rappresentato per noi un punto di chiusura temporaneo, dovuto a cambiamenti nelle vite personali e professionali di ciascun membro della band. Dopo alcuni anni di pausa, circa 10 anni fa, abbiamo fatto un ritorno live partecipando a diversi festival e portando avanti una tournée nei Balcani insieme agli amici degli Infernal Poetry. Proprio al ritorno da questa tournée abbiamo iniziato a lavorare alla composizione di “Leave to Nowhere”, piantando i primi semi di ciò che è diventato il nostro nuovo album. Tuttavia, altri impegni ci hanno poi portato a prolungare la pausa fino ad oggi, rendendo questo ritorno ancora più significativo.
Cosa, invece, vi ha spinto a rimettere in moto la macchina Aydra?
La voglia di creare musica non si è mai spenta. Dopo un lungo periodo di silenzio, ci siamo resi conto che avevamo ancora tanto da dire, sia artisticamente che a livello personale. Inoltre, l’ispirazione ci ha portato verso un nuovo concetto musicale e tematico con “Leave to Nowhere”, un album che riflette il nostro percorso di evoluzione e il desiderio di tornare in scena con qualcosa di potente e significativo.
Con quale line-up vi presentate oggi?
Attualmente, gli Aydra sono composti da me alla voce, Marco Bianchella alla batteria, che ha un background nel progressive metal ed è anche membro dei Gunfire, Giuseppe Cardamone alla chitarra (che guida i Duality ed è violinista nei Zeckyboys), e Marcello Lammoglia, chitarrista che aveva suonato nell’album “Icon of Sin”. Al basso è tornato Andrea Mastromarco, appena rientrato da una missione in Africa con Medici Senza Frontiere, che ha preso parte anche alla scrittura di “Leave to Nowhere”. Per le registrazioni dell’album, il basso è stato suonato da Andrea Massetti, e la chitarra da Luca Calò, che hanno anche contribuito in modo significativa alla composizione dell’album.
Quando avete iniziato a scrivere i brani inclusi nel nuovo lavoro “Leave to Nowhere”?
L’idea di “Leave to Nowhere” ha iniziato a prendere forma nel 2013, durante il tour nei Balcani. Proprio in quel periodo abbiamo cominciato a immaginare un nuovo album, ispirati anche dalle esperienze e dai momenti vissuti in tour. Ricordo ancora perfettamente come è nata l’idea per la canzone “Three Minutes Walk”: eravamo a Mostar dopo un concerto, e i promoter locali ci avevano consigliato di lasciare i mezzi al locale e di raggiungere l’albergo a piedi, dicendo che era a “tre minuti di cammino.” Così, noi e gli Infernal Poetry ci incamminiamo verso l’alloggio con tutte le nostre valigie, ma dopo mezz’ora di camminata ci troviamo davanti a una scalinata lunghissima e ripidissima, che perfino Rocky Balboa avrebbe esitato a salire! In quel momento, Alessandro Infusini, il bassista degli Infernal Poetry, ha iniziato a urlare e imprecare, gridando “Three minutes walk!!” Nonostante la stanchezza e la scalinata, fu un episodio divertentissimo, e ripensandoci poi decidemmo che “Three Minutes Walk” sarebbe stato il titolo perfetto per una canzone.
Stilisticamente pensi di aver ripreso il discorso interrotto con “Hyperlogical Non-Sense” oppure si tratta di una vera e propria nuova partenza?
Con “Leave to Nowhere” abbiamo voluto dare vita a una nuova fase musicale, mantenendo alcuni elementi tecnici che caratterizzano il nostro stile ma con una visione e una profondità diverse. Il nostro sound è evoluto, ora più aggressivo, tecnico e progressivo. Più che riprendere, abbiamo reinterpretato e rielaborato il nostro passato musicale.
Avete definito il disco un racconto, più che un vero e proprio concept? Come mai questa distinzione? E cosa raccontate in questo libro in musica?
“Leave to Nowhere” racconta il viaggio di milioni di migranti eritrei, un viaggio di diserzione dal regime che li costringe a un servizio militare senza fine. Attraverso brani come “Black Skin and Red Sand” o “Lost Between Two Lands”, descriviamo le tappe di questo percorso, dai deserti, ai campi libici, alla traversata del Mediterraneo, fino all’arrivo e alla difficoltà di integrazione in Europa. Lo definiamo racconto e non concept perché ogni canzone rappresenta un frammento di storia. È un invito alla riflessione sulla vita e sulle difficoltà di queste persone.
“Leave to Nowhere” è uscito per Rude Awakening Records e fa parte di un progetto più ampio che ha visto la ripubblicazione dei vostri lavori precedenti e di una raccolta di inediti. Da chi è partita l’idea di rendere disponibile tutto questo materiale?
L’idea è nata da una riflessione collettiva. Rude Awakening ci ha sostenuti nel voler riscoprire e riavvicinare i fan alle nostre radici musicali, proponendo nuove ristampe e raccolte che includono brani inediti e versioni rimasterizzate. È stato un modo per dare continuità alla nostra storia, preparando il terreno per “Leave to Nowhere”.
Dal vivo vi presenterete con alcune sorprese, in particolare la presenza di alcuni vecchi membri. Vi andrebbe di svelare qualcosa?
Sul palco ci presenteremo con la line-up attuale che ti ho descritto, unita però da un forte legame con la storia della band. Andrea Massetti, che ha registrato il basso in “Leave to Nowhere”, ha lasciato il posto al ritorno di Andrea Mastromarco, il nostro bassista storico. Anche Luca Calò, impegnato in altri progetti musicali e con situazioni lavorative che gli impediscono di dedicarsi ai live, ha ceduto il testimone a Marcello Lammoglia, chitarrista che fu con noi ai tempi di “Icon of Sin”. Si tratta di una formazione che unisce passato e presente degli Aydra, una sorta di tributo alla nostra evoluzione musicale. Per me, gli Aydra sono una grande famiglia: chi ha suonato o collabora con noi resta sempre parte di questo percorso, e ogni ritorno arricchisce la nostra storia.
In chiusura, direi di annunciare alcuni di questi show già programmati…
Il 13 dicembre torneremo sul palco al Circolo Dong di Macerata per la presentazione del nuovo album, in un evento dedicato a Chuck Schuldiner e ai Death. Saremo co-headliner con i Gory Blister e i Crepuscolo. Riproporremo questo concerto il 21 dicembre a Roma e il 28 dicembre al Florentia di San Benedetto. Per il 2025, stiamo programmando altre date in Lombardia e in vari festival metal.
