Epitaph – Path to oblivion

Dal 20 dicembre è fuori il nuovo degli Epitaph, “Path to Oblivion” (My Kingdom Music), che presenta delle novità stilistiche per la cult band veronese. Un suono più epico, o solenne per dirla alla Ricky Dal Pane. Ed è stato proprio il cantante, insieme al chitarrista Nicola Murari, a rispondere alle nostre domande…

Benvenuti su Il Raglio del Mulo. Ho appena finito di ascoltare per l’ennesima volta “Path To Oblivion”, vi faccio i complimenti perché lo ritengo un ottimo album. Ci sono voluti sette anni per dare un successore “Claws”, questa lunga gestazione è figlia di difficoltà congiunturali oppure a un certo punto vi siete trovati innanzi a un fatidico “blocco dello scrittore”?
Nico: Ci sono sempre tanti motivi che condizionano i tempi di produzione di un disco, non dimentichiamo per esempio come ha condizionato il COVID la nostra vita per almeno due anni, il tempo che abbiamo impiegato per trovare il cantante giusto per noi, tra i tanti che abbiamo voluto provare. Con Ricky abbiamo comunque già esordito su disco nella compilation omaggio ai B.O.C. e abbiamo già registrato pezzi che usciranno in futuro, altri sono già pronti. Nella vita di una band non si butta via niente, c’è un tempo per i live, un tempo per registrare e un tempo per preparare cose nuove. Non preoccupatevi che non abbiamo nessun blocco compositivo, è vero però che diventiamo sempre più critici ed esigenti con noi stessi, e questo ha un costo di tempo ed energie.

Devo ammettere che all’inizio il disco mi ha spiazzato un po’, lo trovo molto meno “italiano” dei suoi predecessori e più in linea con certo doom epico di scuola Candlemass. Siete d’accordo con me?
Ricky: Intanto ti ringrazio e mi fa piacere che l’album ti sia piaciuto. Sicuramente in questo album abbiamo aggiunto diverse nuove sfumature al nostro sound, è innegabile. Io sono letteralmente cresciuto con album come “Epicus Doomicus Metallicus”, “Nightfall” e “Tales of Creation” quindi credo sia normale l’aver assorbito nel mio modo di cantare e comporre certe caratteristiche riconducibili ai Candlemass anche se nel nostro caso definirei i nostri brani solenni piuttosto che epici. Ci sono poi anche influenze derivate dall’amore per certe band metal oscure come i Mercyful Fate o gli Angel Witch per esempi Insomma, sono presenti anche parti più classicamente metal… Molti mi hanno detto che certi riff e mid tempo gli hanno ricordato anche qualcosa di alcune band thrash. Dipende poi molto anche di quali brani si parla essendo molto vari e diversi tra loro, cosa che abbiamo volutamente ricercato… Volevamo un’album in cui non fosse presente un’unica formula e che, principalmente, potesse sorprendere l’ascoltatore ad ogni canzone. Sicuramente poi io ho un’impostazione vocale molto differente dal mio predecessore, in un certo senso più simile allo stile dei cantanti delle varie demo realizzate nel primo e storico periodo della band. Quindi alla fine tutto torna. Credo anche però che il sound Epitaph sia sempre presente e riconoscibile e quindi in parte anche certe tipiche atmosfere del dark sound italiano. Per esempio nel finale di “Fall From Grace” ed in brani come “Condemned To Flesh” o “She’s Reborn In Blasphemy”. Semplicemente penso sia un lavoro più variegato di quelli rilasciati in passato.

Quanto ha influito il cambio di voce con l’ingresso di Ricky sul sound finale dell’album?
Ricky: Come ti dicevo prima il mio stile vocale in primis ma sicuramente anche il mio modo di comporre, forse più diretto di quello degli altri ragazzi. Diciamo che “Path to Oblivion” è il risultato delle nostre diversità e caratteristiche che una volta amalgamate tra loro portano a questo tipo di sound.

Ricky, invece, vorrei chiederti se ci sono sostanziali differenze tra il cantare negli Epitaph e nei Witchwood, e sì, quali sono?
Ricky: Sicuramente. Nei Witchwood mi trovo a cantare su un tappeto sonoro diciamo più rilassato, di conseguenza spingo anche meno la mia voce al limite, inoltre contemporaneamente suono la chitarra quindi in un certo senso mi trovo anche ad essere più limitato. Con gli Epitaph invece la mia vocalità è più libera, ho potuto anche far emergere il lato più aggressivo della mia voce, anche nel reinterpretare il vecchio materiale. Non è stato semplice ma ho cercato di farlo nel rispetto dei loro brani ma conferendogli comunque il mio stile.

Mediamente i brani sono anche più brevi, mancano per esempio pezzi lunghi come “Daughters of Lot” (nove minuti e passa) e “Wicked Lady” (poco più di undici minuti), è un caso o c’è una scelta ben precisa dietro?
Ricky: Bè, alcune composizioni decisamente lunghe sono ancora presenti, tipo “Nameless Demon” o la già citata “Fall From Grace”. Comunque direi di no, niente di premeditato. Alcuni brani suonavano già bene così com’erano e non abbiamo ritenuto di dover aggiungere altro. Si è svolto tutto con la massima naturalezza. Parlando per me posso dire che negli ultimi anni ho imparato a comporre anche brani più diretti rispetto al passato, evitando a volte di scadere nel prolisso o ricercato a tutti costi. Comunque non mi faccio e credo facciamo troppi problem, sia che un brano sviluppi le proprie potenzialità in 5 minuti come in 15: l’importante è che suoni bene e giusto per noi. Per esempio ora abbiamo finito le registrazioni di un nuovo brano che uscirà l’anno prossimo su uno split con altre band e dura più di 10 minuti.

Avete condiviso due lyric video sino a questo momento, “Voices Behind The Wall” e “Kingdom Of Slumber”, brani che anche nella tracklist si susseguono. C’è un qualche collegamento tra queste due canzoni?
Ricky: No direi nessun collegamento a parte che sono forse i due brani più diretti e nati da delle mie demo e sviluppati poi da tutta la band. Sono le uniche cose che hanno in comune.

Passiamo ai testi, chi se ne occupato e di cosa trattano?
Ricky: I testi sono opera mia a parte “Voices Behind The Wall”, ispirato a “I Sogni Nella Casa Stregata” di Lovecraft e che è stato scritto da una poetessa mia amica con cui spesso collaboro, Jessica Carola Ragone. Gli altri brani trattano svariati argomenti, legati alla morte e al rapporto con essa, alla caducità del creato, a demoni e tragedie personali come per esempio la depressione. Sono decisamente criptici, più che altro “visioni”. Mi piace creare delle immagini, spesso legate a luoghi solitari o desolati, dipingere dei veri e propri scenari in cui chi ascolta possa perdersi quasi come in un sogno.

Avete delle date in programma?
Nico: Abbiamo certamente date in programma, e altre se ne aggiungeranno nel 2025 una volta che avremo il nuovo disco fuori, ti anticipo intanto solo quelle di 8 febbraio in Svizzera, 8 marzo a Milano, 3 maggio a Torino al Church Of Doom Festival, fine maggio a Malmoe in Svezia e lì probabilmente aggiungeremo qualcosa in Germania e Danimarca, di altre attendiamo la conferma e poi seconda metà del 2025 partiamo con un altro progetto in Italia che per ora non ti posso anticipare. A giugno suoniamo finalmente nella nostra Verona. Diciamo che nel 2025 contiamo di vedervi numerosi sotto i palchi di tutta Europa.

A proposito di concerti, avete intenzione di pubblicare “Bootleg From the Crypt” in CD o vinile prima o poi?
Nico: Beh, per adesso non credo proprio, possono esserci tanti motivi per decidere di pubblicare qualcosa, e adesso nel breve questo non rientra nei nostri progetti, quindi quel concerto resta reperibile solo su cassetta.

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