Diego Banchero Trio – Gathered lectures from a lifetime

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Diego Banchero, per il suo Diego Banchero Trio, formato oltre che dal bassista genovese da Roberto Lucanato e Fernando Cherchi, arrivato al disco dopo quasi due anni di intensa attività live. Il progetto solista si concretizzato finalmente con l’uscita del nuovo album “Gathered Lectures from a Lifetime”, prodotto e distribuito in un’edizione limitata da Tricephale Independent Production.

Bentornato su Il Raglio del Mulo, Diego. Dopo quasi due anni di attività live, il tuo progetto solista arriva finalmente alla prima uscita discografica. Qual è stato il momento in cui hai capito che era il momento giusto per pubblicare “Gathered Lectures from a Lifetime”?
Grazie di avermi invitato Giuseppe, è sempre un piacere tornare su Il Raglio del Mulo. Erano quasi due lustri che pensavo di intraprendere un percorso solista, ma non è stato facile arrivare a tale obiettivo a causa dei tanti impegni che continuavano, nel frattempo, a saltare fuori. “Gathered Lectures from a Lifetime” è in realtà uscito in anticipo rispetto ad altri album che avevo pensato di pubblicare per raggiungere tale scopo (lavori che non ho ancora realizzato a causa delle difficoltà riscontrate nel trovare i giusti collaboratori). Questa operazione del Diego Banchero Trio è stata piuttosto semplice da mandare in porto, perché si è lavorato alla rielaborazione di materiale precedentemente pubblicato con l’aggiunta di qualche inedito. L’affiatamento esistente tra Roberto, Fernando e me ha di sicuro contribuito a bruciare le tappe. Il momento in cui sono finalmente riuscito a dare fuoco alle polveri è stato il mese di dicembre 2022. Sono partito con questo progetto quasi casualmente perché avevo necessità di riempire uno spazio live che inizialmente doveva essere destinato a Il Segno del Comando.

In questo lavoro, come hai accennato prima, hai collaborato con Roberto Lucanato alla chitarra e Fernando Cherchi alla batteria. Come si è sviluppata l’intesa musicale tra voi tre e in che modo hanno contribuito al sound finale? E, a proposito, considi questa opera un tuo disco solista o di gruppo?
L’intesa musicale tra noi tre era già da tempo molto ben collaudata. Abbiamo suonato assieme per molti anni in diversi contesti. In questa circostanza si trattava di sviluppare una specie di jazz-rock partendo da composizioni che conoscevamo bene; perchè erano parte dei repertori di nostre band. Serviva molta capacità improvvisativa e molto interplay (componenti nelle quali ci siamo per anni cimentati con Il Segno del Comando) e soprattutto io volevo che il sound finale fosse il risultato delle tre personalità artistiche coinvolte. Così è stato e ognuno di noi ha suonato esprimento in maniera totale il proprio stile personale. Considero questo lavoro un disco solista. Nel frattempo Fernando ha deciso di procedere per altre vie e abbiamo già fatto due date con altri batteristi. Roberto resta comunque un elemento fondamentale di questo progetto e continuerà ad esserlo finchè avrà tempo ed energie da dedicare ad esso.

Il disco è stato registrato in presa diretta. Cosa ti ha spinto a scegliere questo approccio e quali sono stati i vantaggi e le sfide di questa modalità di registrazione?
Nel jazz non si registra come si fa abitualmente nel rock. Per raccogliere la spontaneità derivante dalle dinamiche e dai dialoghi tra il solista di turno e chi accompagna si va in presa diretta. Abbiamo voluto seguire esattamente quella logica e siamo riusciti a catturare tante peculiarità che altrimenti sarebbero andate perse.

L’album include sia nuovi arrangiamenti di brani già pubblicati che composizioni originali. Come hai selezionato i pezzi da reinterpretare e cosa volevi esprimere con i nuovi brani?
I brani sono stati scelti assieme a Roberto e Fernando tra quelli del mio repertorio di compositore che ritenevamo maggiormente adatti ad essere riarrangiati per un power trio (che prevede una struttura ritmica, armonica e contrappuntistica ristretta e molto diversa da quella con cui alcune di queste composizioni erano state pensate e pubblicate in origine). Abbiamo anche privilegiato i brani che maggiormente si integravano nell’idea stilistica che stavamo inseguendo e che era legata alla creazione di un sound jazz-rock/soundtrack/noir fortemente “settantiano”. I pezzi originali erano stati scritti qualche anno fa e mai utilizzati. Anch’essi erano nati dalla volontà di realizzare qualcosa maggiormente legato alla musica da colonna sonora dei film polizieschi degli anni ’70. Due interventi solistici miei e di Roberto, invece, sono stati scritti ad hoc.

Il sound è una fusione tra jazz rock a tinte scure e influenze funk dalle colonne sonore poliziottesche anni ’70. Quanto c’è dei tuoi ascolti dell’età formativa c’è in questo disco?
C’è tantissimo. Quella pagina della musica italiana (e non solo) è radicata molto profondamente dentro di me e penso sia già emersa in maniera più o meno evidente nel sound de Il Segno del Comando. Con questo lavoro avevo intenzione di farla uscire in maniera ancora più chiara dandole un ruolo centrale nella proposta artistica.

A proposito, ti sei sentito più libero di esprimerti in questo disco? Nei tuoi progetti principali ti senti legato a determinati canoni stilistici da rispettare per rimanere in linea con il sound della band?
Come bassista ho avuto sicuramente modo di assicurarmi maggiore spazio sia dal punto di vista solistico sia dal punto di vista armonico\contrappuntistico rispetto a quanto avviene negli altri progetti nei quali sono impegnato. Ogni gruppo con cui collaboro ha caratteristiche differenti e in ognuno ho un confine diverso da rispettare a causa dei canoni stilistici ai quali si deve fare riferimento, ma anche a causa della struttura delle line up che spesso sono più articolate. Con il Diego Banchero Trio ho sentito la libertà che provo quando mi capita di suonare jazz (come nella recente collaborazione con il batterista genovese Rodolfo Cervetto), ma con il vantaggio di proporre mie composizioni.

Pensi che questo percorso influenzerà anche le tue future composizioni con la band?
Penso che il sound del progetto sarà indicativamente quello che ha caratterizzato questo primo lavoro. In futuro scriveremo sicuramente materiale originale anziché impegnarci prevalentemente in un’opera di recupero di tracce già pubblicate, ma il lavoro svolto per la realizzazione di “Gathered Lectures From a Lifetime” lascia sicuramente una traccia di partenza che verrà mantenuta come punto di riferimento per il futuro.

Il disco è stato prodotto da Tricephale Independent Production e stampato in un’edizione limitata di 200 copie. Come mai questa scelta e che valore ha per te mantenere un approccio indipendente?
Essendo questo disco piuttosto differente rispetto a quelli che ho pubblicato in precedenza, ho preferito procedere in maniera indipendente e stampare un numero di copie contenuto. Per ora è troppo presto per fare un bilancio di tale produzione, non escludo nessun possibile scenario per il futuro. Se ci saranno proposte da parte di eventuali case discografiche le valuterò sicuramente.

La presentazione del disco è avvenuta il 18 gennaio 2025 in apertura delle Lady Prog Nights. Come è andata?
E’ andata molto bene. Visto che, come già ho accennato, nel frattempo Fernando Cherchi aveva deciso di procedere per altre strade, io e Roberto ci siamo avvalsi del supporto della bravissima batterista Elisa Pilotti. Abbiamo anche ospitato il grande Martin Grice che avrebbe dovuto suonare solo alcuni brani, ma che sulla scia dell’entusiasmo ha suonato per quasi tutto il set. Con questi due straordinari musicisti è nata da subito un’intesa tale da farci divertire un sacco. L’affluenza e il coinvolgimento del pubblico sono stati molto buoni.

Ora che “Gathered Lectures from a Lifetime” è fuori, quali sono i tuoi prossimi progetti? Hai in mente altre pubblicazioni o nuove collaborazioni?
Oltre a quattro uscite in programma con Il Segno del Comando e ad alcune ospitate e progetti paralleli (come il progetto Phestus), sto anche lavorando ad altri due album solisti che però avranno caratteristiche differenti dal Diego Banchero Trio. Il motore non si ferma per ora. Ho ancora voglia di realizzare alcuni sogni che fino ad ora sono rimasti chiusi nel cassetto.

Lascia un commento