Game Over – Face the end

Con una nuova formazione a cinque elementi e una rinnovata energia creativa, i Game Over sono pronti a scuotere la scena thrash metal con Face The End, il loro nuovo lavoro uscito il 25 aprile per Scarlet Records. A parlarci dell’album, delle recenti novità e a dimostrare che il gioco è tutt’altro che finito sono sati Ziro e il nuovo entrato Danny.

Ciao ragazzi ! Complimenti per il vostro nuovo album “Face The End”, in uscita il 25 aprile, che sembra segnare un nuovo capitolo per la band con l’ingresso di Danny e Leo. Considerando questo nuovo assetto a cinque elementi, come si è evoluto il vostro processo di songwriting e la dinamica di band rispetto ai lavori precedenti?
Ziro: Ciao, grazie per averci ospiti anche quest’anno! Inizialmente avevamo deciso di metterci a scrivere i pezzi tutti assieme. Ma siccome lo abbiamo sempre fatto in ambienti pensati per quattro persone, ora che siamo in cinque non ci stiamo più. Quindi abbiamo fatto fare tutto all’AI, risparmiando un sacco di tempo e spazio.
Danny: Ciao e grazie per lo spazio che ci date! Io in realtà non esisto, sono l’emanazione di un’intelligenza artificiale! Diciamo che essendo l’ultimo entrato non posso fare paragoni, ma la parte compositiva è molto aperta e collaborativa, abbiamo lavorato tutti per affinare al meglio ogni canzone.

Potreste raccontarci come sono avvenuti l’ingresso di Danny alla voce e Leo al basso nei Game Over? C’è stata una particolare audizione, conoscenza pregressa o circostanza che ha portato alla loro aggiunta alla formazione?
Ziro: La cosa figa è che entrambi sono di Ferrara, la nostra città natale. Danny lo conosciamo fin dagli esordi essendo nostro coetaneo. Lui è perfetto per il genere di thrash che facciamo perché ha suonato in numerose band thrash italiane quindi conoscevamo molto bene il suo timbro e il suo modo di approcciarsi alle parti vocali. Leo invece lo abbiamo conosciuto perché suonava in un’altra band locale ma la chitarra. Essendo particolarmente bravo però gli abbiamo chiesto di suonare il basso con noi, così io e Sanso possiamo continuare a far finta di essere dei guitar hero presi su Wish. Però non ci sono state audizioni, abbiamo chiesto ai ragazzi, abbiamo suonato assieme e abbiamo visto che la cosa funzionava alla grande.
Danny: Sono fan dei Game Over dalla loro formazione, al tempo mi sono candidato anche come cantante, ma fortunatamente volevano rimanere in formazione a quattro! Sono sempre stati amici e hanno fatto un gran bel percorso, che ho sempre ammirato, quindi quando è arrivata la chiamata sono stato più che felice di poter portare avanti questo progetto. E poi… quando i Game Over chiamano, chi sono io per non rispondere?

Avete parlato di riff più pesanti, sezioni veloci, mid-tempos devastanti e breakdown catchy. Ci sono state band o album specifici che hanno influenzato questa evoluzione del vostro sound in “Face The End”?
Ziro: La cosa che mi piace fare quando scrivo è ascoltare tutt’altro genere. Non ascolto praticamente alcuna band thrash metal quando scrivo, e se lo faccio lo faccio molto raramente. Prendo le mie ispirazioni da band che non centrano praticamente nulla col thrash e di solito spazio da ascolti più “ambient” come colonne sonore o band totalmente strumentali, all’hardcore punk più metallico.
Danny: Non mi sento di aver preso spunto da un album o una band in particolare per le linee vocali. Ho cercato coi ragazzi di integrare un po’ di melodie heavy metal con l’aggressività del thrash metal. Come Ziro poi cerco di ascoltare tutt’altro per cercare ispirazione, soprattutto nell’hard rock e nel progressive anni 70 per melodie e soluzioni differenti.

Le atmosfere inquietanti ispirate ai film horror/slasher degli anni ’70 e ’80 sembrano un’aggiunta interessante. Come avete incorporato queste influenze musicalmente, al di là dei testi o degli interlude?
Ziro: Abbiamo inserito un po’ di inserti in qua e in là nelle varie canzoni, sample e synth per contribuire a ricreare queste atmosfere ma senza renderli invasivi. E ovviamente abbiamo completato l’opera con tutta la parte estetica: dalle grafiche, alle foto, ai video. Volevamo creare qualcosa che fosse coerente, ogni cosa deve essere collegata.
Danny: L’intento era quello di creare un sound che riuscisse a dare il giusto livello di tensione e inquietudine alle canzoni per cercare di rievocare le stesse sensazioni che proviamo guardando quei film.

“Face The End” viene descritto come un album con una doppia anima: un avvertimento sul mondo occidentale e un invito ad affrontare le sfide. Potreste approfondire alcuni dei temilirici che esplorano queste idee?
Ziro: Esatto, ha un duplice significato. Viviamo in un periodo storico che sembra particolarmente sfortunato. In 15 anni tra crisi economiche, pandemia, guerre, terrorismo, lotte per i diritti umani, cambiamento climatico e chi più ne ha più ne metta, sembra di doversi trovare ogni giorno di fronte alla fine del mondo e l’unica cosa che possiamo fare è fronteggiare queste sfide enormi quasi passivamente sperando di non farci abbattere. Sta diventando quasi una sopravvivenza. Allo stesso modo cambiare formazione, cambiare modus operandi, settarsi obiettivi sempre più complessi per una band può rappresentare un motivo di instabilità che può portare anche alla fine di un progetto. Ma se ci si impegna, si possono fronteggiare anche queste avversità.
Danny: “Face the End” non è un titolo fatalista, ma un invito a non fermarsi mai di fronte a nulla, e questo il filo conduttore tra i vari brani in diverse situazioni. Si va da una critica all’immobilismo sul cambiamento climatico, alla condanna alla limitazione delle libertà attraverso un giudizio morale, fino al superamento dei limiti conosciuti. Ognuno di questi scenari vuole andare oltre quella che sembra essere la fine, nel trovare una soluzione o un senso di rivalsa in questi tempi così incerti e dubbi. Oppure sono i soliti giri mentali e contorti di un cantante!

La copertina di Mario López è impressionante. Come rappresenta visivamente l’artwork i temi e l’atmosfera del nuovo album?
Ziro: Grazie mille! E’ un po’ il riassunto di tutto quello che uno può trovare nella nostra musica e nella nostra estetica. Aggressività, mostri e demoni, rimandi all’estetica horror anni ‘80 ma tutto rivisto e reinterpretato secondo la nostra visione delle cose.
Danny: Oltre l’estetica e le immagini che richiamano le locandine horror, i colori scelti sono quelli che secondo noi sono i colori e le sfumature delle canzoni dell’album. Si per noi quelle canzoni hanno quei colori, per voi no??

Avete in programma diverse apparizioni in festival. Come pensate di trasporre il nuovo materiale di “Face The End” in un contesto live, specialmente con la nuova formazione?
Ziro: Abbiamo già avuto modo di testare i nuovi brani live e la risposta di chi c’era è stata grandiosa. Quando noi scriviamo cerchiamo sempre di rendere i brani ricchi e arrangiarli ma senza mai esagerare rischiando di creare un’opera che poi rischia di rimanere qualcosa che si può fare solamente in studio o utilizzando delle basi in sede live. Noi suoniamo. Non usiamo accrocchi per mascherare errori o lacune. Se scappelliamo, lo sentite e non ce ne vergogniamo, fa parte del gioco ed è il rischio che si corre quando il tipo di live che si propone è molto fisico, come il nostro.
Danny: Il disco è furioso, veloce e diretto e live abbiamo intenzione di portare esattamente le stesse emozioni! Abbiamo già eseguito alcuni brani live cercando di portare live la stessa energia (forse qualcosa di più!) e cercando di rendere il pubblico parte integrante dello show, cercando di interagire con loro il più possibile. La risposta finora è stata ottima, quindi speriamo di poter portare la nostra furia a più persone possibili.

Tra le date dei festival confermate per il 2025, ce n’è qualcuna che attendete con particolare entusiasmo, magari per il contesto o per il pubblico specifico?
Ziro: Tutti quelli all’estero! Senza nulla togliere all’Italia ovviamente, ma il nostro è un genere dove prima devi farti valere all’estero. Poi forse ti riconoscono in Italia. Però se te ne devo dire uno su tutti ti direi Tolminator, perché saremo sul palco di alcuni dei nostri eroi. Anche se pure il Burning Q in Germania sembra essere un festival davvero divertente.
Danny: Tutti! La voglia di suonare è talmente tanta che ogni singola data è attesissima! Forse anche per me tra tutti, il Tolminator in Slovenia è quello che aspetto con più ansia, perché è una bellissima realtà sotto tutti i punti di vista!

“This game is not over yet!” Quali sono le aspirazioni e gli obiettivi di Game Over per questo nuovo capitolo come quintetto, e cosa possono aspettarsi i fan per il futuro?
Ziro: I nostri obiettivi sono quelli di crescere come band, sempre di più. Non ci poniamo limiti da quel punto di vista. Vogliamo portare la nostra musica ovunque, farci conoscere e lasciare qualcosa a chi ascolta i nostri brani.
Danny: Per il futuro siamo molto focalizzati sul suonare il più possibile all’estero per cercare di conquistare l’Europa! Nel prossimo futuro porteremo in giro “Face the End”, ma le sorprese non tarderanno ad arrivare!

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