Dopo averci colpito con il debutto “The Silence of Rust”, il progetto Marea torna a increspare le nostre acque emozionali con un nuovo EP, “Adrift”, in uscita per Masked Dead Records. Un lavoro che pare sempre in bilico tra malinconia e serenità, abbiamo avuto il piacere di parlarne con Matteo, unico membro della band.
Benvenuto su “Il Raglio del Mulo”, Matteo! Con l’uscita imminente del tuo secondo lavoro, l’EP “Adrift”, che segue l’apprezzato “The Silence Of Rust”, vorrei approfondire questo nuovo capitolo sonoro: quali sono, secondo te, le principali differenze stilistiche o tematiche che distinguono questo EP dal tuo album precedente?
Ciao e grazie per lo spazio! Trovo il primo album più oscuro e tendente a sonorità doom, mentre questo nuovo EP ti direi che ha contorni meno definiti, più sfumature, atmosfere eteree e sonorità più vicine al depressive e al post-rock… Anche se la mia speranza è che gli ascoltatori possano subito riconoscere un sound di fondo riconducibile a Marea. Con il mio progetto non punto all’originalità, cosa che ormai è quasi impossibile e la disperata ricerca di essa porta spesso a risultati improponibili, ma alla personalità. Un’ulteriore differenza è data dai testi molto più deprimenti rispetto al lavoro precedente e allo stile grafico della cover art che sento molto più vicino a ciò che cerco di trasmettere attraverso la musica.
Hai lavorato nuovamente con Alessandro Mori alla batteria e con Carlo Meroni per mix e master. Quanto è importante per te la continuità con questi collaboratori nel definire il suono di Marea?
Mi sono trovato veramente benissimo con Carlo ed Alessandro e non c’era alcun motivo per me per cambiare. Entrambi hanno fatto un ottimo lavoro per il primo album, sono due grandi professionisti e belle persone. Oltre al fatto che L’ADSR Decibel è uno studio molto rinomato nel nostro settore e la gente viene da tutta Italia per registrare i propri album… Ed io ho la fortuna di averlo a 10 minuti da casa! Squadra che vince non si cambia
Il comunicato stampa parla di “vasti oceani di malinconia” ma anche di momenti di “dolceamaro”. Come si traduce questo dualismo emotivo nel suono di “Adrift” e quali strumenti o scelte compositive hai utilizzato per esprimerlo?
Nella mia musica c’è sempre sia una vena più disperata, borderline con il depressive black metal, sia uno spiraglio di luce che traspare dalle sezioni acustiche e dalle parti in stile post-rock. Io metto in musica quello che provo ed è per questo motivo che ci sono così tanti stati d’animo differenti nel mio progetto. Per raggiungere questo obiettivo mi servo di tutti i miei generi musicali preferiti, dal black metal al post, dal doom melodico in stile Katatonia e Novembre allo shoegaze. Come strumenti, se mettiamo da parte le poche tastiere create da Carlo Meroni che contribuiscono a creare atmosfera, mi servo solamente di chitarre e basso. Anche se, per creare le giuste melodie, a volte ci sono anche 3 o 4 chitarre diverse nello stesso riff.
La traccia “Rusted” viene presentata con un’iniziale “soffice nuvola di sogni” che poi si frantuma. Cosa ha ispirato questo contrasto e cosa volevi comunicare attraverso questa evoluzione sonora?
Il riff iniziale di “Rusted” è per me una delle cose più struggenti che abbia creato fino ad ora, sicuramente dovuto anche al fatto che il brano è stato composto in una delle notti peggiori che abbia mai passato in vita mia. Il fatto che dopo il primo minuto acustico lo stesso riff si presenti, con qualche variazione, in maniera distorta, serve solo ad aumentarne la drammaticità in un crescendo emotivo.
Invece, la title track “Marea” sembra evocare un senso di pace e riflessione legato al movimento dell’acqua. In che modo l’elemento acquatico, già presente nel nome della band, influenza la tua musica e i testi di questo EP in particolare?
Il brano “Marea” è una delle composizioni di cui vado più fiero e che esprime parecchie emozioni differenti, sia positive che negative. Per questo motivo si è meritata il titolo del mio progetto, riuscendo a far trasparire le diverse anime della mia proposta musicale, nonostante sia un brano decisamente più tendente al post-rock/shoegaze che non al black metal. Inoltre, ascoltando questo brano, non mi viene in mente nient’altro che una spiaggia desolata con l’unico rumore delle onde e dei gabbiani, un ulteriore motivo per cui le è stato dato questo nome. Essendo “Marea” un lungo brano strumentale, l’unico testo di questo EP in cui è presente l’elemento acquatico è “Rusted”, metafora della depressione in chiave “marina”, appunto.
L’artwork di Francesco Gemelli è stato creato con una richiesta specifica di esprimere desolazione, malinconia, bellezza e poesia con uno stile acquerellato. Come si lega la sua interpretazione visiva ai temi e alle atmosfere di “Adrift”?
Francesco ha fatto un ottimo lavoro sulla cover art e sul layout del digipak in generale, riuscendo a rappresentare al meglio quello che avevo in mente e le atmosfere che io stesso cerco di dipingere attraverso la musica. Trovo che alcuni stili di pittura ad acquerello possano essere accostati alla mia proposta musicale, vedo un parallelismo tra i colori sfumati, sbiaditi e gocciolanti di questo stile di pittura e il modo in cui stati d’animo contrastanti ed emozioni si mescolano tra loro nella mia musica… Come un paesaggio onirico dai contorni poco nitidi. Per questo motivo la mia idea per questo nuovo EP è stata quella di avere come cover art una sorta di dipinto che ricordasse la pittura ad acquerello e sono molto soddisfatto del risultato finale ottenuto da Francesco.
“Adrift” sarà pubblicato da Masked Dead Records e promosso anche da Sulphur Fanzine. Quanto è importante per un progetto come Marea il supporto di realtà indipendenti come queste per raggiungere il proprio pubblico?
Sicuramente aver avuto un’etichetta come Masked Dead Records che supportasse e promuovesse il mio primo lavoro ha aiutato enormemente a far arrivare la mia musica alla nicchia di riferimento e sono molto grato a Matteo Antonelli e Denis Bonetti per l’ottimo lavoro svolto. Il fatto che il primo album sia uscito anche come allegato alla fanzine Sulphur ha contribuito a far sì che le vendite delle copie fisiche siano andate molto bene, relativamente al fatto di essere il debutto di una band sconosciuta e di un personaggio completamente estraneo alla scena. Vedremo come andrà questo EP, ma personalmente sono già molto contento che “Adrift” esca in un formato fisico che renda giustizia all’ottimo lavoro grafico fatto da Francesco.
Stai pensando di portare dal vivo il progetto?
La nostra prima esibizione dal vivo sarà il 14 Giugno al Centrale Rock Pub di Erba, dove suoneremo con altre band storiche del panorama black italiano per l’Insubrian Black Metal Festival. Save the date!
Dopo l’uscita di “Adrift”, quali sono i tuoi piani per il futuro di Marea ? Hai già in mente nuove direzioni musicali o progetti?
Il secondo album è già quasi pronto, anche se, ovviamente, non ti so ancora dire un periodo di uscita… comunque, sicuramente non quest’anno. Dopo la parentesi più soft di “Adrift”, il mio prossimo lavoro sarà molto più black metal e aggressivo, con parecchi blast, riff in tremolo, alcuni testi in italiano e assoli di chitarra. Senza ovviamente mai abbandonare le sonorità malinconiche che caratterizzano il mio sound. Cercherò sempre di evolvermi e di non far uscire lavori che suonino troppo simili ai precedenti.
