Eresia – La Rabbia, l’odio, la morte

Gli Eresia tornano con il nuovo album, “La Rabbia, l’Odio, la Morte”, in occasione del trentennale della loro attività. Un disco oscuro e tematicamente intenso, che riprende il concept delle persecuzioni religiose, supportato da un artwork evocativo firmato da Flavio Biondani. Ne abbiamo parlato con Bonfi (voce) e Abraxas (chitarra).

“La Rabbia, l’Odio, la Morte” arriva nell’anno del vostro 30° anniversario. Quanto è stato importante celebrare questo traguardo con un nuovo disco?
Abraxas: Sicuramente avere 30 anni di carriera alle spalle è un traguardo non da poco, soprattutto se si considera che non è la nostra occupazione principale, in quanto abbiamo tutti le nostre vite private e relativi impegni. 30 anni che però testimoniano che questa band, nonostante i vari problemi, è più viva che mai, e l’ultimo disco lo dimostra al 100%.
Bonfi: Ti ringrazio, far uscire il nostro ultimo lavoro proprio nel trentennale della band è una grandissima soddisfazione, abbiamo lavorato a lungo e col massimo impegno perché ciò potesse accadere. Arrivare a 30 anni è un traguardo incredibile per noi, quasi inimmaginabile pensando a quando gli Eresia si sono formati, e siamo ovviamente felici di tutto ciò!

Dagli inizi come Suicide fino ad oggi, la band ha attraversato diversi cambi di formazione. Come ha influenzato la vostra evoluzione musicale l’ingresso di Abraxas alla chitarra?
Abraxas: Penso che ogni chitarrista che abbia suonato nella band sia stato importante e abbia contribuito a creare quello che è il sound degli Eresia. Personalmente sono sempre stato fan della band, e li ho seguiti sia su disco che nei vari concerti. Con Bonfi siamo amici da tanti anni, per cui quando mi è stato chiesto di unirmi è stato facile accettare. Ho cercato di portare la mia esperienza e il mio stile senza snaturare il sound, proseguendo il lavoro già fatto.
Bonfi: Verissimo, ogni album che abbiamo fatto ha un chitarrista diverso e ognuno ha portato qualcosa di nuovo, mantenendo però la matrice death metal che da sempre è il sound della band.

Il vostro percorso discografico ha avuto alti e bassi, con album rimasti inediti e poi ripresi dopo anni. Qual è stato il processo di creazione di questo nuovo lavoro rispetto ai precedenti?
Abraxas: Dal mio ingresso in formazione la priorità è stata lavorare alle tracce del nuovo disco. Alcune erano già abbozzate, altre scritte da zero. È stata una bella esperienza comporre insieme ai ragazzi, ci siamo trovati subito come intesa e feeling.
Bonfi: I vari cambi di formazione hanno causato instabilità, ma con l’ingresso di Abraxas credo che finalmente l’abbiamo raggiunta. La creazione dell’ultimo lavoro è come sempre: sudore, passione e dare tutto noi stessi per migliorare!

Nel disco troviamo anche una cover di Branduardi, un artista apparentemente lontano dal vostro mondo. Cosa vi ha spinto a reinterpretare “Ballo in Fa Diesis Minore” e come l’avete adattata al vostro stile?
Abraxas: Sono un grande fan di Branduardi fin da giovane. Quando i ragazzi mi hanno parlato dell’idea, mi ha convinto subito. È stata una bella sfida!
Bonfi: Suonare death metal non significa avere la mente chiusa. In Italia abbiamo cantautori importanti e li apprezziamo. La cover di Branduardi è stata una mia idea per fare qualcosa di diverso. Essendo il disco un concept sulle persecuzioni della Chiesa, quel pezzo rappresenta la giusta conclusione: l’atto finale, la morte.

Come mai avete deciso di aprire il disco con un estratto da “La Maschera del Demonio”? E come questo film si ricollega al mood generale del disco e alla copertina?
Abraxas: Quando sono entrato, l’idea era già decisa. Il film è stato una grande fonte d’ispirazione per tematiche e atmosfera. Il disco omaggia il film anche grazie alla copertina di Flavio Biondani, che ha saputo catturare le nostre idee.
Bonfi: L’intro e la copertina rappresentano perfettamente ciò che abbiamo voluto esprimere: la condanna di chi non accettava il pensiero dominante della Chiesa.

In generale, possiamo dire che questo è il vostro lavoro più oscuro e nichilista?
Abraxas: Seguivo già la band prima di entrarvi, quindi ho cercato di restare fedele al sound storico. Essendo fan del black metal, il mio stile ne risente. Dire se sia il nostro disco più oscuro non spetta a me, ma ha sicuramente un’aura diversa e colpisce duro!
Bonfi: Credo proprio di sì. Anche le tematiche richiedevano più oscurità e penso che siamo riusciti a trasmetterla appieno.

Avete già in programma un tour o delle date speciali per promuovere il nuovo album?
Abraxas: Al momento non abbiamo date, alcuni problemi ci hanno impedito di promuoverlo dal vivo. Ma contiamo di tornare live al più presto, i concerti sono parte essenziale della band!
Bonfi: Stiamo lavorando ad altro, anche se a rilento. Ma appena sarà possibile torneremo sul palco. Ci manca!

Guardando alla scena death metal italiana, qual è il vostro punto di vista sullo stato attuale del genere nel nostro Paese?
Abraxas: Il metal è vivo, ci sono ottime band. Quello che manca sono le strutture. I locali sono sempre meno, soprattutto per chi fa il nostro genere, e spesso preferiscono cover band. Suonare regolarmente è difficile, e reinvestire nel proprio progetto è dura. All’estero è diverso: la mentalità cambia tutto.
Bonfi: In Italia il death metal è vivo e molte band lo portano avanti alla grande. Ma mancano i locali che una volta erano il cuore della scena, e spesso il supporto è insufficiente.

Dopo 30 anni di carriera, qual è l’obiettivo principale degli Eresia oggi? Pensate già a nuovi progetti per il futuro?
Abraxas: Stiamo lavorando a nuovo materiale, l’idea è particolare. Puntiamo a completarlo entro fine anno e riprendere i live. Magari ci rivediamo per i prossimi 30 anni!
Bonfi: È un traguardo importante e stiamo preparando qualcosa di speciale per celebrarlo. Torneremo live presto… quindi ci si vedrà in giro!

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